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    31 januari

    guarire dall'omosessualità si può

    MILANO

    Kevin Harris ha 53 anni, è un discografico che lavora nel capoluogo
    lombardo dagli anni '80, sposato da sette anni con Suzanne. Nulla di
    strano, se non avesse rivelato il suo passato di transessuale. Ha
    cercato di raccontarlo alla trasmissione "Il Bivio", andata in onda
    giovedì sera su Italia 1 e dedicata al caso di due gemelli
    transessuali.

    Kevin partecipava perché lo avevano invitato, ma "durante la
    registrazione, quando ho esordito dicendo che ero cristiano, si è
    alzato un coro di proteste. L'on. Vladimir Luxuria è partito in
    quarta, mi ha interrotto e ha preteso di avere la parola. E intanto,
    a me, sono venuti a togliere il microfono, fisicamente".

    Pensa che l'abbiano censurata perché non era allineato alle
    posizioni di Luxuria?

    "Io la considero solo ignoranza, non mi sento offeso. Lo giudico un
    comportamento infantile".

    Ma non dare spazio alle opinioni diverse non è certo una prova di
    tolleranza.

    "Quello non era un dibattito: era una storia già montata".

    Se le hanno impedito di raccontare la sua storia in tv, le ridiamo
    noi la voce…

    "Abitavo nel Sud della Nuova Zelanda, a Invercargill. Dall'età di 6
    fino a 46 anni ho cercato la mia femminilità, travestendomi con
    abiti da donna. Ero già pronto, in lista d'attesa, per sottopormi
    all'intervento chirurgico per cambiare sesso, come un transessuale
    anche se non sono mai stato gay. Ma ero cristiano e continuavo ad
    andare in chiesa".

    Ci andava vestito da donna?

    "No, nessuno era al corrente del mio problema. La mia trasformazione
    a quell'epoca avveniva soltanto in privato. Io stesso non sapevo che
    si potesse cambiare. La mia frustrazione era troppa e pensavo non ci
    fosse un'alternativa per risolvere la mia situazione, tranne quella
    di diventare una donna. In quel momento Dio ha steso la mano e mi ha
    salvato con il programma di Living Waters. Ho smesso di assumere gli
    ormoni femminili, ma ci sono volute 20 settimane di corso per
    ricostruire la mia identità. Poi nel 2000 mi sono sposato e con mia
    moglie siamo diventati missionari".

    Missionari?

    "Non potevo negare il potere che Dio ha avuto su di me. Dovevo
    diventare un leader e aiutare gli altri".

    E sua moglie? Conosceva già la sua storia?

    "Fino a quando, in Nuova Zelanda, abbiamo partecipato insieme al
    corso di Living Waters, nessuno era al corrente della mia
    condizione. Anche lei lo ha appreso lì, quando ho rivelato la mia
    disperazione. Ma all'epoca non eravamo ancora sposati".

    Living Waters, si traduce all'incirca con Acqua Vivente. Ma cosa
    intende, una specie di lavaggio del cervello?

    "No, è tutto su base volontaria. Diciamo che è la psicologia
    applicata alla fede. Il nostro è un corso che prevede 32 incontri di
    tre ore ciascuno o più flessibili e concentrati in una-due
    settimane. Anche se per risolvere alcune dipendenze sessuali a volte
    occorre affrontare ferite che risalgono al passato e si sono evolute
    in narcisismo, in idolatrie relazionali. E in questi casi serve un
    impegno maggiore".

    Quanti vi seguono?

    "In Italia abbiamo appena iniziato. Nel 2006 abbiamo organizzato
    cinque corsi e hanno partecipato circa 150 persone. Non tutti però
    avevano problemi di identità di genere, anche se d'altra parte il
    problema che riguarda più o meno tutti; il corso si rivolge anche a
    chi soffre, per esempio, di depressione o di mancanza di autostima".

    E si paga per partecipare?

    "Chiediamo un impegno di circa 100-150 euro, che servono a pagare
    l'affitto della sala e il manuale".

    Cosa insegna il manuale?

    "È il testo di Andy Comiskey, un pastore evangelico, ex-gay, che ha
    fondato nel 1980 ungruppo di aiuto per le persone che volevano
    uscire dall'omosessualità. Si parte da Cristo, che è la base per
    poter sviluppare delle sane relazioni con gli altri".

    Un gruppo di autoaiuto, sul modello degli Alcolisti Anonimi?

    "Sì, anche loro sono partiti da un fondamento cristiano - anche se
    ora lo hanno abbandonato - dalla constatazione dell'esistenza di un
    problema, ma anche di una forza che c'è fuori di me, più grande di
    me. Ma occorre capire che con la sola buona volontà non ti curi. È
    la fede a darti quella forza straordinaria di cui hai bisogno".

    E per questo lei crede che sia sufficiente la preghiera?

    "Noi pensiamo che sarà la verità a renderci liberi. Living Waters
    insegna quali sono le cause che provocano certi effetti. Molti, che
    si riconoscono nella situazione descritta durante i corsi, seguono
    anche il meccanismo che aiuta a uscirne".

    E intanto i media continueranno a censurarvi, come è accaduto al
    Bivio. Si rende conto che andate in controtendenza?

    "Living Waters non può essere fermata, è una potenza. Il nostro
    programma c'era prima di loro e continuerà a crescere ancora".

    Il metodo Nicolosi

    Ricostruire l'identità di genere: 1 su 3 ci riesce

    MILANO

    Funzionano i metodi di ricostruzione dell'identità di genere. Anche
    se i risultati di pieno successo riguardano solo un terzo di quelle
    persone che intendono superare l'omosessualità e si orientano
    stabilmente e armoniosamente verso l'eterosessualità, magari anche
    legandosi stabilmente con l'altro sesso. Un altro terzo però
    migliora la propria capacità di gestirsi con equilibrio, mentre il
    resto "fallisce" e persiste nell'omosessualità indesiderata.

    Gli approcci sono diversi tra loro, "ma noi li consideriamo
    complementari ", spiega Claudio Agosta, ticinese, che opera in
    Svizzera da 15 anni, dove annualmente si tengono tra i 20 e i 25
    corsi di Living Waters, con una media di una trentina di
    partecipanti.

    "Il corso si basa sulla fede cristiana. Se manca, allora proponiamo
    percorsi individuali, come quelli che si ispirano alla terapia
    riparativa".

    È il metodo che si rifà alla teoria e all'esperienza dello psicologo
    californiano Joseph Nicolosi. Chi lo propone, come i milanesi del
    Gruppo Chaire, si vede attaccato dagli attivisti gay, che temono,
    come esito di tale "violenza", il suicidio. Ma nessun paziente di
    Nicolosi si è mai suicidato.
    In realtà, secondo Giancarlo Ricci, psicoterapeuta milanese, "la
    teoria riparativa dà così fastidio perché distingue tra gay e
    omosessuali. E nega che vi sia una terza natura, oltre a quella
    maschile e quella femminile".

    Diversamente non ci sarebbe possibilità di riorientarsi. "La tecnica
    consiste nel mettere in evidenza la relazione con il padre e
    ricostituire l'identità di genere e lamascolinità", spiega Ricci che
    nella sua esperienza clinica, in 9 casi su 10, riscontra problemi di
    identificazione con il padre. "La situazione classica è: "Mia mamma
    si divertiva a vestirmi da femmina". E si tratta di una sorta di
    abuso, non sessuale, ma certamente di genere". Come vadano d'accordo
    religione e psicanalisi sembra un mistero, ma "a volte vanno fianco
    a fianco nello sconfiggere il male", conclude Ricci.

    A.M.

    LIVING WATERS

    È un programma sviluppato nel 1980 dal pastore protestante ed exgay
    Andy Comiskey, che mira ad aiutare persone sofferenti a causa di
    problemi e ferite emotive, relazionali, sessuale e d'identità. Lo
    propongono Kevin e Suzanne Harris (nella foto). Internet:
    www.lwitalia.com.

    GRUPPO CHAIRE

    Il gruppo, nato a Milano nel 2000 per rispondere alla domanda di
    aiuto di alcuni giovani omosessuali, promuove incontri di formazione
    spirituale, antropologica e psicologica rivolti a chiunque.
    Internet: www.obiettivo-chaire.it

    ANDREA MORIGI
    © Libero, 26 gennaio 2007
    30 januari

    lobby gay ancora all'attacco

    «La Presidenza della Commissione Europea adotti una definizione
    inclusiva della famiglia e dei legami familiari». Questo invito –
    contenuto nel memorandum dell'Ilga (International Lesbian and Gay
    Association) alla presidenza tedesca dell'Unione Europea, che ha
    iniziato il suo semestre a gennaio 2007 – svela chiaramente quale
    sia il vero obiettivo di chi oggi chiede il riconoscimento delle
    coppie di fatto. La posta in gioco, infatti, non è il riconoscimento
    di presunti diritti negati alle coppie che decidono di convivere
    senza sposarsi, bensì il superamento stesso del concetto di famiglia
    attraverso la graduale e progressiva irrilevanza del matrimonio.

    Per capire il peso della vicenda è bene ricordare subito che l'Ilga
    è una delle più importanti associazioni mondiali di gay e lesbiche;
    che la sua sezione europea conta l'adesione di 200 organizzazioni
    presenti in 40 Paesi e ha notevole influenza nell'Europarlamento
    grazie anche all'intergruppo parlamentare di gay e lesbiche; che
    infine nella direzione di Ilga-Europa siede un rappresentante
    dell'Arcigay, l'associazione che con il suo leader Franco Grillini
    guida in Italia la battaglia per il riconoscimento delle coppie di
    fatto.
    Chiediamoci dunque cosa significhi «una definizione inclusiva della
    famiglia e dei legami familiari». Una prima risposta la troviamo
    nello stesso memorandum presentato alla presidenza tedesca della
    Commissione, laddove si chiede di riconoscere «nuove forme di
    famiglie come ad esempio le famiglie LGBT (acronimo che sta per
    Lesbiche, Gay, Bisex e Transgender, ndr) o monoparentali».

    Ma una posizione più esplicita la troviamo in un precedente
    documento di Ilga-Europa – ottobre 2006 – che riguarda le «Richieste
    chiave per progredire nel riconoscimento di diverse famiglie». Qui
    si sostiene che la «definizione inclusiva di famiglia» deve basarsi
    sulle «realtà sociali ed emozionali dei legami familiari» e che
    inoltre «il diritto alla vita familiare» – tutelato dai trattati
    dell'Unione Europea – «non deve dipendere dallo status legale del
    matrimonio o della relazione, ma dal riconoscimento dei legami
    familiari de facto».

    In altre parole, ogni tipo di coabitazione deve essere riconosciuta
    come famiglia e il matrimonio diventa addirittura un fattore di
    discriminazione che deve essere perciò abolito.
    Ci si chiederà: come si concilia questo approccio con la richiesta
    del matrimonio per persone dello stesso sesso? In un libro uscito
    dieci anni fa e dedicato alla crisi dell'Aids – Sexual Ecology – il
    giornalista americano Gabriel Rotello notava che i sostenitori di
    questa misura «sono generalmente ben attenti a non proporre il
    matrimonio, ma semplicemente si battono per il diritto al
    matrimonio». Ovvero: il riconoscimento di tale forma di unione è
    soltanto un passo verso il riconoscimento di tutte le forme
    possibili fino alla dissoluzione totale del matrimonio, che avviene
    non con un'abolizione formale ma attraverso la sua estensione fino a
    perderne la specificità e unicità.

    Significativo a questo proposito è il manifesto che nel luglio
    scorso negli Stati Uniti ha raccolto centinaia di firme di
    accademici, intellettuali, politici oltre che degli esponenti della
    comunità omosessuale, e significativamente titolato Beyond Marriage
    (Oltre il matrimonio, www.beyondmarriage.org). Qui si dice
    testualmente che «il matrimonio non è la sola forma degna di
    famiglia o relazione, e perciò non deve essere legalmente ed
    economicamente privilegiata rispetto alle altre forme». Forme che
    poi vengono precisamente elencate e vanno dalle unioni omosessuali a
    quelle poligamiche o poliamorose, dai figli allevati da diversi
    nuclei fino alla coabitazione di assistenti con i malati di cui si
    prendono cura.

    La strategia per raggiungere questo obiettivo è esplicita ed
    emergerà certamente in occasione del prossimo vertice europeo di
    Berlino del 30 e 31 gennaio dedicato al tema dell'uguaglianza. Il
    memorandum dell'Ilga-Europa infatti spiega molto bene che la strada
    passa dall'inclusione tra i diritti umani di quelli legati
    all'orientamento sessuale, all'identità di genere e all'espressione
    di genere. In questo modo diventerebbe illegittimo, ad esempio, il
    riconoscimento del solo matrimonio eterosessuale. Non solo, siccome
    la famiglia è un campo escluso dalle competenze dell'Unione Europea,
    l'Ilga punta a ridefinire la famiglia usando altre materie
    comunitarie: ad esempio, si legge nel memorandum, «il non
    riconoscimento da altri Stati membri delle coppie dello stesso sesso
    legalmente riconosciute nel loro stato di origine, è un
    inaccettabile ostacolo per le persone LGBT nell'esercizio del loro
    diritto alla libera circolazione all'interno dell'Unione, uno dei
    diritti fondamentali dei cittadini della Ue».

    La cosa inquietante è che la presidenza tedesca ha già lanciato
    segnali che incoraggiano questo approccio. Dall'incontro informale
    dei ministri della Giustizia e dell'Interno svoltosi a Dresda il 15
    gennaio, emerge infatti l'intenzione di «armonizzare» le leggi
    europee in materia di famiglia «per garantire ai cittadini europei
    non solo una maggiore certezza e prevedibilità legale, ma anche una
    maggiore libertà e flessibilità riguardo al modo di scegliere come
    organizzare le proprie relazioni».

    Riccardo Cascioli
    Avvenire - E' famiglia (19 gennaio 2007)
    29 januari

    CATTOLICI E POLITICA: CHE FARE? … E CHE DISFARE?

    Teo-con, Teo-dem, Teo Teocoli, Teo-Bon (nel senso di Teodoro Bontempo)….. Diciamo la verità: non è che i cattolici si sentano orfani della Dc: lo sono. Ma il problema è perfino più grave: è la totale loro sparizione dalla società. Come personalità (intellettuali, giornalisti, artisti), lo rilevava Ernesto Galli della Loggia in un recente editoriale. E ancor più come presenza pubblica comunitaria.
    Il movimento cattolico, una ramificata presenza sociale, culturale e pre-politica, nata nel XIX secolo, è sparito. Eppure nel secondo dopoguerra aveva espresso il partito, la Dc, che è stato il cardine della democrazia italiana. Ciò che ha rappresentato la Dc per la storia italiana aspetta ancora di essere compreso, studiato, riconosciuto. Ha avuto meriti giganteschi. Poi è stata spazzata via attorno al 1992.

    Oggi i cattolici si trovano nei due schieramenti alquanto a disagio. Nel centrodestra per noti motivi. L’eventuale leadership di Gianfranco Fini (che peraltro ritengo di là da venire) rappresenterebbe lo sfratto definitivo del voto cattolico dal centrodestra.

    C’è una sola cosa peggiore del centrodestra: il centrosinistra. Lì la cultura dominante è addirittura anticattolica. E lo è accanitamente. La guerra ideologica alla tradizione cattolica e alla Chiesa è sotto gli occhi di tutti e questo governo – pur con prudente furbizia – lo rappresenta chiaramente.

    I cattolici già diluiti nella Margherita che confluiranno nel Partito democratico con l’ex Pci realizzeranno quel “suicidio” in funzione della Sinistra che fu profetizzato da Gramsci nel 1919. Quei cattolici che l’aprile 2006 votarono Unione nell’illusione che rappresentasse almeno una maggiore sensibilità sociale si leggano l’articolo che riproduco qua sotto (che dedico alle suorine che sfilarono al G8 di Genova del 2001 a fianco dei “simpatici” noglobal).

    Sembra che non si abbia neanche la consapevolezza della gravità della situazione. La leadership dei vescovi italiani di Camillo Ruini è alla fine e il suo venir meno sarà il momento della verità. Non è qui il caso di fare un bilancio di tale leadership. Voglio solo segnalare che stiamo per voltare pagina e questo dovrebbe costringere tutti ad interrogarsi. Nel deserto di presenza del mondo cattolico, o meglio dei movimenti organizzati, qua e là spuntano voci – come Radio Maria – o piccoli gruppi di preghiera che forse rappresentano i segni di una futura rinascita.

    Ma a giudicare con occhi soltanto umani e storici c’è poco da sperare. Si può solo mettere tutto (il nostro Paese, la Chiesa italiana, i nostri figli) nelle mani di Maria. Che ci aiuti lei…


    I “BUONI” AL POTERE FANNO LA GUERRA AI POVERI

    di Antonio Socci

    Che figuraccia quella del governo italiano a Davos ! “Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa” c’informava ieri la Repubblica (in un remoto articoletto nelle pagine economiche) “confessa tutto il suo ‘imbarazzo’ per i pochi fondi che il Paese assegna al Sud del pianeta in percentuale del pil: appena lo 0,12 %…”.

    Già questo svela un’altra bugia elettorale (dopo quella sull’aumento delle tasse). Infatti nel voluminoso programma dell’Unione, con cui hanno vinto le elezioni di aprile, si attaccava il centrodestra perché dedicava alla Cooperazione allo sviluppo solo lo 0,1 % del Pil. E il centrosinistra arrivato al potere cosa fa? Resta inchiodato a quel deprecato 0,1 %. Ben lungi dall’utopistico 0,7 % del pil che sta scritto nel loro programma (“dobbiamo dunque armonizzare le nostre risorse… per raggiungere progressivamente l'obiettivo dello 0,7% del Pil”). E lontano anche dallo 0,3 % prescritto dalla direttiva europea.

    “Ma soprattutto” scrive Repubblica “Padoa Schioppa (a Davos) rende pubblica la sua personale ‘sofferenza’ perché dalla Finanziaria sono sparite le risorse da destinare al Global Fund contro l’Aids, col risultato che l’Italia è l’unico moroso all’interno del G8, i Paesi più industrializzati”.

    Questa figuraccia da Paese pitocco, che non rispetta gli impegni (su materie gravi), è uno scandalo politico. Oltretutto il governo italiano, negando l’aiuto ai più disperati del mondo tramite il Global Fund (non sono stati versati i 130 milioni di euro dovuti per il 2006 e non saranno versati i 130 del 2007) provoca un disastroso effetto a catena perché – secondo le clausole – adesso anche gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi. Pare che 3 milioni di malati così perdano la possibilità di curarsi.

    Il governo dei “buoni” si è mostrato sordo agli appelli. E se ne infischia pure dell’appello del Papa che proprio all’Angelus di domenica scorsa ha incitato a un’azione più incisiva per fermare l’Aids (milioni di ammalati, 8 mila morti al giorno, 1 nuovo contagiato ogni 8 secondi).

    C’è un curioso paradosso. Questo Fondo mondiale fu istituito al famoso G8 di Genova del 2001. Ricordate quel turbinoso vertice? Fu guidato dal premier italiano Berlusconi. Il nostro governo fu quello che spinse di più per istituire questo Fondo per combattere Aids, malaria e tubercolosi, anche per dimostrare ai noglobal che si tentava di governare i problemi del pianeta aiutando il Sud del mondo. Infatti Genova in quelle ore era messa a fuoco dai “noglobal” che accusavano gli statisti del G8 di ogni nefandezza. Il vertice – secondo la vulgata di allora – riuniva i “Cattivi”, mentre fuori protestavano i “Buoni”, quelli che avevano a cuore i dannati della Terra.

    Ebbene, dall’aprile 2006 la Sinistra “buona” e noglobal è tornata al potere in Italia e cosa è accaduto? E’ accaduto che da due anni il nostro Paese non manda più un euro per curare quei disperati. E dire che il 21 dicembre il governo aveva accettato un Ordine del giorno della Camera in cui si riconfermava di voler rispettare l’impegno internazionale sul Fondo globale contro l’Aids. Parole al vento, allegramente snobbate.

    Valdo Spini, pur essendo dell’Ulivo, riconosce che è “scandaloso”. E aggiunge: “da un governo di centrosinistra, mantenere gli impegni umanitari è il minimo che ci si possa aspettare”. Invece nulla. Era il governo di centrodestra che prendeva quegli impegni e li rispettava. Il viceministro degli Esteri Patrizia Settimelli, di Rifondazione comunista, involontariamente fa un monumento al governo Berlusconi, proprio quello del G8 di Genova, perché invita il governo Prodi a ripensarci “garantendo all’Italia quel seggio che si è conquistata nel 2001 con il primo contributo per la lotta all’Aids”.

    E’ un paradossale rovesciamento politico. I “Cattivi” si dimostrano buoni e i “Buoni” cinici. Con qualche lacrima di coccodrillo. Padoa Schioppa – come si è visto – a Davos ha dichiarato il suo “imbarazzo” e la sua “sofferenza”. Col cuore in mano gemeva: “mi sono trovato in conflitto con le mie convinzioni”, ma “dovevo fare delle scelte e quelle non erano delle priorità”.

    Che milioni e milioni di vite umane sull’orlo dell’abisso non siano “una priorità” già stupisce, ma la Sinistra dovrebbe spiegare ai suoi elettori (sempre fanaticamente pacifisti) perché mai – al contrario – il governo ritiene “una priorità” aumentare gli stanziamenti per le armi. Perché così ha deciso questa Finanziaria. Il capogruppo del Pdci alla Commissione Difesa della Camera, Galante, ha testualmente dichiarato: “nessuno sciagurato taglio è stato effettuato dal presente governo al bilancio per la Difesa, che è stato invece portato da 19,9 miliardi dell’anno precedente a 21,1 miliardi, pari ad un incremento del 5,69 per cento”.

    Infatti il ministro della Difesa Parisi ha comunicato che “la percentuale del pil dedicata alla Funzione Difesa è passata dallo 0,84 per cento del 2006 allo 0,96 per cento del 2007”. In tempi di tagli drastici, nei quali perfino milioni di morenti di Aids “non sono una priorità”, questa mi sembra davvero una scelta politicamente significativa: da governo pacifista.

    Anche perché nel famoso Programma dell’Unione si criticava proprio la tendenza dei Paesi sviluppati a spostare miliardi “sulla sicurezza e l'emergenza” togliendo alla Cooperazione allo sviluppo “quote enormi di risorse”. E al popolo di Sinistra – sempre pronto a bere tutto – in quel Programma si giurava solennemente: “L'Unione si impegna, nell'ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti”.

    Hanno fatto subito l’esatto contrario. E alcune scelte particolari sono ancora più sconcertanti: il Fondo per lo sminamento umanitario è stato dimezzato rispetto ad alcuni anni fa, mentre per investimenti come il caccia Eurofighter sono stati stanziati 520 milioni di euro per il biennio 2007-2008 e 310 milioni per gli anni successivi. Ci sono altri progetti analoghi. Ma quello che più colpisce riguarda la produzione dei nuovi aerei caccia F35 che – ha rivelato il ministro Parisi – sono in grado di portare testate nucleari. A quanto pare questi “bombardieri da guerra aerea costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro: è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!”.

    E’ una follia far pagare le medicine ai cittadini e buttare i miliardi così. Dove sono i pacifisti? Il Pdci di Galante e Diliberto, Rifondazione comunista e i Verdi, protestano, ma non per questo, bensì contro l’allargamento della base americana di Vicenza che non minaccia la pace (sono appartamenti civili), non costa una lira a noi (paga il governo Usa) e porta lavoro e ricchezza. C’è un altro paradosso. Leggo sul Manifesto del 7 ottobre: “I tecnici del ministero della Difesa hanno spiegato che il governo Berlusconi aveva ridotto decisamente gli investimenti sulle milizie. Se l’ultima Finanziaria (2001) del governo di centrosinistra assegnava al bilancio del ministero l’ 1,45 per cento del pil, i tagli dell’implacabile Giulio Tremonti avevano ridotto questa spesa allo 0,85 per cento”.

    Capito? Il governo più pacifista era quello di centrodestra. L’altroieri Berlusconi si è definito “un premier di sinistra” e scherzava. Ma di certo con Prodi (che sulla questione, secondo il Manifesto, si è “impegnato” personalmente) tornano, fra i tanti sprechi, pure le grandi spese militari, perfino per aerei da guerra nucleare. E al diavolo il Terzo Mondo e i malati di Aids. Gli italiani sono stati presi per il collo (dalle tasse), ma il “popolo di sinistra” è stato preso anche per il fondoschiena.

    Da “Libero” del 28 gennaio 2007
    27 januari

    riflessioni di fine mese

    IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Benedetto XVI: minacce contro la struttura naturale della
    famiglia
    Come non preoccuparsi dei continui attentati portati alla
    vita, dal concepimento fino alla morte naturale? Non
    risparmiano tali attentati anche quelle regioni dove la
    cultura del rispetto della vita è tradizionale, come in
    Africa, dove si tenta di banalizzare surrettiziamente l'aborto
    attraverso il Protocollo di Maputo, così come attraverso il
    Piano d'Azione adottato dai Ministri della Sanità dell'Unione
    Africana, e che sarà tra poco sottoposto al Summit dei capi
    di Stato e di Governo. Allo stesso modo si sviluppano
    minacce contro la struttura naturale della famiglia, fondata
    sul matrimonio tra un uomo e una donna, e tentativi di
    relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di
    unione radicalmente diverse. Tutto ciò costituisce una
    offesa alla famiglia e contribuisce a destabilizzarla,
    violandone la specificità ed il ruolo sociale unico. Altre
    forme di aggressione alla vita sono talvolta commesse sotto
    l'apparenza della ricerca scientifica. Si fa largo la
    convinz! ione che la ricerca non abbia altre leggi all'infuori
    di quelle che vuole darsi e che non abbia alcun limite alle
    proprie possibilità. E' il caso, per esempio, dei tentativi
    di legittimare la clonazione umana per ipotetici fini
    terapeutici.
    Il Magistero contestato)
    *L'autodemolizione nel Terzo Millennio*
    Molteplici i punti di preoccupazione di Giovanni Paolo II il
    grande rispetto alla Chiesa che è in Germania: la formazione
    nei seminari; il dibattito che tende a mettere in
    discussione la famiglia; la predicazione in materia di
    morale familiare; gli abusi nell'ecumenismo.
     IN LIBRERIA:
    http://libreria.totustuus.info/
    Due saggi per il risveglio dell'Europa
    Due piccoli volumi (1) sono apparsi di recente, dedicati a
    due argomenti apparentemente lontani l'uno dall'altro ma
    che, in realtà, hanno più di una cosa in comune. Il primo è
    opera del noto storico, sociologo e filosofo francese
    Jacques Ellul (1912-1994) e ha come tema il (difficile)
    rapporto fra islam e cristianesimo; l'altro è un vibrante
    invito che un giornalista tedesco, direttore di un programma
    d'informazione della televisione tedesca, Peter Hahne,
    rivolge ai suoi contemporanei affinché riconoscano e
    affrontino il problema dei mali della società opulenta post
    moderna e post sessantottina, un invito che condensa nello
    slogan: "la società del divertimento è finita".
    "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=34266&url=dettaglioRassegna.jsp
    Libertà religiosa in vista della poligamia?
    Qualche giorno dopo, alla Camera, si è chiarito l'intento
    della proposta: i membri della consulta islamica avevano
    presente il problema della poligamia. L'omissione del
    richiamo al Concordato con le disposizioni sulla famiglia
    monogamica rischiava di introdurre in Italia l'istituto
    della poligamia, nel caso che la seconda o la terza moglie
    non fosse registrata ufficialmente nei registri di
    matrimonio. Queste donne, di conseguenza, rimanevano senza
    alcun diritto di mogli. Dopo un confronto abbastanza serrato
    tra rappresentanti islamici, il vice presidente del Coreis
    Yahya Pallavicini ha ammesso che la nuova Legge non deve
    costituire un'alternativa al prezioso strumento dell'intesa,
    generando "una disparità di trattamento" rispetto ad altre
    religioni e precludendo la possibilità di beneficare dell'otto
    per mille.

    12) "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Famiglia - Pacs: Legge sbagliata. Ai conviventi basta un
    contratto
    Pubblichiamo un contributo di un noto avvocato che, sebbene
    ricco di contraddizioni e irragionevolezze che abbiamo
    commentato, è utile a far comprendere come le leggi
    attualmente vigenti siano sufficienti a regolamentare le
    cosiddette unioni di fatto: "Non c'è alcun bisogno di
    approvare una legge sulle coppie di fatto. Abbiamo già a
    disposizione una serie di strumenti del diritto privato che
    possono rispondere con efficacia alle esigenze di tutela dei
    conviventi. Al limite si può suggerire uno schema-tipo di
    accordo fra i partner".

    13) "CONTRO LA LEGGENDA NERA"
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Quello spirito che non muore
    di Marco Meschini
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1738
    «Amore per l'onore di Cristo offeso e da vendicare, «amore»
    per i luoghi dove il figlio di Dio aveva vissuto e «amore»
    per i fratelli orientali in difficoltà. Questo era lo
    spirito essenziale del movimento crociato.

    14) "P. PIERO GHEDDO"
    http://www.gheddopiero.it/articoli/servizioguinea3.htm
    LA SPERANZA PER LA GUINEA VIENE DAL VANGELO
    La conferma che il Vangelo causa sviluppo anzitutto
    cambiando la testa e il cuore delle persone, mi viene dal
    volontario Oscar Bosisio, già citato: "Mesi fa sono stato
    nelle isole di Capoverde ([2]). Là mi dicono: "Noi non
    abbiamo acqua, non abbiamo terre, non abbiamo risorse eppure
    siamo molto più sviluppati che in Guinea Bissau e non
    capiamo perché la Guinea va peggiorando. Il motivo è questo:
    la Guinea ha le ricchezze naturali, ma noi abbiamo le
    persone. Qui si è investito molto nell'educazione fin dall'inizio,
    in Guinea no".

    15) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.rinocammilleri.it/
    Pannella
    Ora che Saddam è stato giustiziato, Pannella insiste e
    rischia -dicono- la vita perché la pena di morte venga
    abolita in tutto il mondo. Ma il mondo di Pannella -va
    detto- è il mondo alla rovescia dipinto in tanti quadri da
    Bosch: togliere la vita all'innocente (Welby) e salvarla al
    criminale (Saddam). Anche la chiesa radicale è una chiesa
    rovesciata: i suoi esponenti, tutti senza coniuge e senza
    prole, sale e pepe della terra, asceti della dissoluzione
    fino al sacrificio della vita (generalmente altrui). L'avessero
    i cattolici, un pugno di missionari così combattivi e
    determinati!

    "VITTORIO MESSORI"
    http://www.et-et.it/articoli2003/a03n19.htm
    Pace, giustizia, natura la nuova trinità laica
    Tanti missionari tendono a trasformarsi in operatori
    sociali, in funzionari di organizzazioni umanitarie, magari
    in apostoli di rivoluzioni politiche. Dunque, tacciono
    spesso sull' annuncio del vangelo come speranza di vita
    eterna, sulla necessità del battesimo per partecipare di
    questa promessa. Si è arrivati al punto di scoraggiare le
    conversioni al cristianesimo, rovesciando paradossalmente il
    ruolo del missionario. Ma questo non avviene per qualche
    luciferino complotto o per mancanza di buona volontà, che in
    realtà abbonda: bensì, per una crisi di fede, che trasforma
    l' ardua credenza in Dio in un ben più comprensibile
    progetto di solidarietà umana. Nelle zone di vecchia
    cristianità, in molti ordini già fervidi e gloriosi, la vita
    sembra spegnersi in una routine grigia e noiosa che non è
    più in grado di attirare giovani candidati. Antiche e grandi
    avventure religiose rischiano di finire negli sbadigli.
    26 januari

    ruini e le convivenze per legge

    Conferenza Episcopale Italiana
    CONSIGLIO PERMANENTE
    Roma, 22-25 gennaio 2007
    PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE

    [Sull'argomento invitiamo a far aderire alla
    e-campagna presente su http://www.fattisentire.net/ ]

    [stralci]
    1.
    [...] Con il Messaggio per la Giornata della Pace Benedetto XVI ci
    aiuta dunque a superare quella falsa e pericolosa divisione, o
    addirittura contrapposizione, tra due parti dell'etica che egli
    stesso ha denunciato nel discorso ai Vescovi svizzeri del 9 novembre
    2006: la parte cioè riguardante i grandi temi della pace, della non
    violenza, della giustizia per tutti a cominciare dai più poveri e
    del rispetto del creato, e la parte che si riferisce ai temi non
    meno essenziali della vita umana, della famiglia e del matrimonio.
    Se continuasse a mettere radici, una tale separazione non potrebbe
    che ostacolare il cammino verso un umanesimo pieno e condiviso. [...]

    4.
    [...] Attualmente l'attenzione è puntata sulle proposte di
    riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, con varie proposte
    di legge di cui il Senato ha iniziato l'esame e che purtroppo
    tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare tali unioni, sia
    eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a
    quanto è previsto per la famiglia fondata sul matrimonio, mentre il
    Governo stesso sembra impegnato ad assumere in questa materia una
    propria iniziativa. Una pressione nel medesimo senso è inoltre
    esercitata dai provvedimenti adottati o in discussione in alcune
    Regioni e Comuni, al di là della dubbia efficacia giuridica di
    talune di queste iniziative.
    Al riguardo abbiamo già ripetutamente espresso la nostra posizione,
    in piena sintonia con quella della Santa Sede. Personalmente mi
    permetto di richiamare ciò che ho cercato di dire, in termini
    approfonditi e motivati, già nella prolusione alla sessione del
    nostro Consiglio Permanente del 18 settembre 2005. La Nota
    dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede "circa
    alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei
    cattolici nella vita pubblica", datata 24 novembre 2002, riassume
    efficacemente la nostra comune posizione affermando che alla
    famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso
    diverso "non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di
    convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento
    legale" (n. 4).
    Da ultimo il Santo Padre ha riconfermato la medesima valutazione nel
    discorso dell'11 gennaio ai rappresentanti delle Amministrazioni
    locali di Roma e del Lazio.

    Se guardiamo alla situazione dell'Italia, queste posizioni trovano
    un riscontro quanto mai concreto e persuasivo. Da noi infatti la
    famiglia svolge un grandissimo ruolo sociale e dà un contributo
    particolarmente elevato all'educazione dei figli. Al contempo siamo
    da molti anni alle prese con una gravissima crisi della natalità,
    che minaccia il futuro del nostro Paese.
    Preoccupazioni comuni e primarie dei responsabili della cosa
    pubblica dovrebbero essere quindi il sostegno della famiglia
    legittima fondata sul matrimonio, in accordo con il dettato
    costituzionale, e la rimozione di tutti quegli ostacoli di ordine
    pratico (a proposito dell'alloggio, del lavoro giovanile e della sua
    stabilità, delle strutture di accoglienza per i bambini più piccoli
    …), o anche giuridico e fiscale, che dissuadono le giovani coppie
    dal contrarre matrimonio e dal generare dei figli, senza per questo
    forzare in alcun modo la libertà delle scelte personali di ciascuno.
    [...]
    Esaminando sempre in concreto la realtà delle unioni di fatto,
    quelle tra persone di sesso diverso sono certamente in aumento,
    sebbene restino a livelli assai più contenuti che in altri Paesi, ma
    la grande maggioranza di loro vive nella previsione di un futuro
    possibile matrimonio, oppure preferisce restare in una posizione di
    anonimato e di assenza di vincoli. Le assai meno numerose coppie
    omosessuali in buona parte vogliono a loro volta rimanere un fatto
    esclusivamente privato e riservato; altre invece sembrano costituire
    il principale motore della pressione per il riconoscimento legale
    delle unioni di fatto, con cui intenderebbero aprire, se possibile,
    anche la strada per il matrimonio.
    Nel pieno e doveroso rispetto per la dignità e i diritti di ogni
    persona, va però osservato che una simile rivendicazione contrasta
    con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non
    esistenza del bene della generazione dei figli, che è la ragione
    specifica del riconoscimento sociale del matrimonio.
    La legislazione e la giurisprudenza attuali già assicurano la
    protezione di non pochi diritti delle persone dei conviventi, e
    pienamente dei diritti dei figli. Per ulteriori aspetti che
    potessero aver bisogno di una protezione giuridica esiste anzitutto
    la strada del diritto comune, assai ampia e adattabile alle diverse
    situazioni, [...] rimanendo comunque nell'ambito dei diritti e dei
    doveri della persona.
    Non vi è quindi motivo di creare un modello legislativamente
    precostituito, che inevitabilmente configurerebbe qualcosa di simile
    a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali
    doveri: sarebbe questa la strada sicura per rendere più difficile la
    formazione di famiglie autentiche, con gravissimo danno delle
    persone, a cominciare dai figli, e della società italiana.
    Del resto, il recentissimo Rapporto pubblicato in Inghilterra sulle
    conseguenze del crollo della famiglia per lo stato della Nazione
    conferma, sulla base di un'esperienza che in quel Paese è ormai
    pluridecennale, quanto siano negativi i risultati di quelle
    politiche nelle quali alcuni pensano di poter trovare un modello per
    la società italiana.

    [...] Nella stessa chiave il Papa non tace la sua preoccupazione per
    le leggi sulle coppie di fatto, che relativizzano il matrimonio e
    rendono ancor più difficile per i giovani del nostro tempo la
    decisione per un legame definitivo. Il riconoscimento legale delle
    unioni omosessuali toglie poi "ogni rilevanza alla mascolinità e
    alla femminilità della persona umana", con un deprezzamento della
    corporeità in conseguenza del quale l'uomo, "volendo emanciparsi dal
    suo corpo … finisce per distruggere se stesso".

    + Camillo Cardinale Ruini
    23 januari

    riflessioni varie

    IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Benedetto XVI: iniziare la battaglia in difesa della
    famiglia
    Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti
    che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri
    riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per
    indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata
    sul matrimonio.

    Vita cattolica)
    *DA PRIMA CHE NASCA?
    *«L'educazione d'un bimbo ha inizio vent?anni prima della
    sua nascita, con l?educazione della madre». Non vi è
    qualcosa di vero in questo slogan?
    IN LIBRERIA:
    http://libreria.totustuus.info/
    Del Noce, Pensiero della Chiesa e filosofia contemporanea
    Con la sua veramente non consueta forza argomentativa, il
    filosofo si serve dei pronunciamenti del Magistero per
    mettere in luce le debolezze e contraddizioni delle
    imperanti mode in campo cattolico: tra le quali ricorda
    anzitutto la vera e propria fobia dell'integrismo divenuto
    per molta intelligenzia clericale il solo vero nemico da
    combattere e, poi, la deriva laicista e dunque la totale
    perdita di identità del partito cattolico (la Democrazia
    cristiana): anche in questo caso, è inutile sottolineare la
    straordinaria preveggenza di Del Noce. Basti un solo
    esempio: dopo alcune pagine dedicate ad illustrare i limiti
    della cultura imperante nel Dipartimento culturale della
    D.C., all'epoca retto da Paolo Prodi, ecco che a Del Noce,
    quasi profeticamente, "viene spontanea la domanda: a chi
    guarda questo dipartimento culturale? Al papa o a Scalfari?"

     "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=33797&url=dettaglioRassegna.jsp
    Libero. Lettera al Direttore
    Vi scrivo da un letto d'ospedale, per cui questo Natale per
    me - come tante volte capita ai vecchi e anche a chi ha meno
    anni - è avvolto più dal manto della pena che da quello
    della gioia. Eppure la pace viene. E oso dire anche la
    letizia. Il lieto annuncio vale anche per chi è malato o
    moribondo. È un Mistero. In questa nascita - ha scritto il
    poeta - è già scritta la morte del santo bambino. I pittori
    più grandi - come Grünewald - hanno avvolto nello stesso
    lacero straccio il bambino appena nato e il fianco nudo del
    condannato a morte. Sempre però, vicino a quel panno, c'erano
    le mani della Madonna. Che io so sistema anche ora i fianchi
    miei e di chi sta nel gelo della malattia. La pace viene.
    Accade con il Figlio di Dio che adesso entra nel tempo e vi
    porta l'eterno. E questo dà pace, in qualsiasi circostanza
    un uomo si trovi a vivere. E a morire. Io sono convinto dell'utilità
    della mia vita anche sotto queste lenzuola che a volte mi
    paiono pesanti come marmo.

    12) "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Famiglia - Pacs: Sul problema legislativo della
    non-discriminazione delle persone omosessuali
    Da qualche tempo la Congregazione per la dottrina della fede
    è stata interessata alla questione di proposte di legge
    avanzate in varie parti del mondo in merito al problema
    della non-discriminazione delle persone omosessuali. Lo
    studio della questione ha portato alla preparazione di una
    serie di osservazioni che potrebbero essere di aiuto a
    coloro che sono interessati nella formulazione di una
    risposta cattolica a tali proposte di legge. Dette
    osservazioni offrono alcune considerazioni fondate sui passi
    più rilevanti della Lettera dei vescovi della chiesa
    cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali,
    pubblicata dalla Congregazione nel 1986, e forniscono alcune
    applicazioni che ne potrebbero derivare.

    13) "CONTRO LA LEGGENDA NERA"
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Due progetti per l'apologetica
    di Vittorio Messori
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1737

    "VITTORIO MESSORI"
    http://www.et-et.it/articoli2007/a07a03.htm
    La tradizione (controversa) della peccatrice e le fantasie
    editoriali
    Insomma, come sospirava, giustappunto, un razionalista
    famoso, l'ex-seminarista Ernest Renan: "La verità,
    purtroppo, è triste". La tristezza, qui, sta nel fatto che i
    lettori del nuovo filone fanta-teologico debbono
    rassegnarsi: nessun complotto clericale, nessuna seconda
    vita come sposa e antenata di re, per la donna di Magdala.
    Bensì, probabilmente (come vuole l'antichissima tradizione)
    la morte e poi una tomba in quella Efeso da dove sarebbe
    stata assunta al Cielo pure la Maria madre di Gesù, anche se
    altri pongono il transito a Gerusalemme. E' certo, comunque,
    che risalgono a falsi documenti medievali le pretese di
    luoghi francesi come Vézelay e Saint-Maximin di custodire il
    corpo della santa.

    16) "ANTONIO SOCCI"
    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm?
    circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.0916506944909&id=4
    34
    Quella gaffe di Fini
    Nei giorni scorsi Berlusconi ha annunciato una clamorosa
    iniziativa in proposito: la fondazione di una "Università
    del pensiero liberale", "all'americana", che dovrebbe
    "scardinare il 'monopolio della sinistra' in campo culturale
    ed accademico e formare la 'futura classe dirigente moderata'
    ". Fantastico, ottimo progetto. Ma spero che la genialità
    creativa del Cavaliere lo consigli meglio sulla
    realizzazione, perché le anticipazioni dicono che a
    insegnarvi saranno chiamati "personaggi di livello
    internazionale come Mikhail Gorbaciov".

    legge sbagliata. ai conviventi basta un contratto

    "Si sviluppano minacce contro la struttura naturale della famiglia,
    fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e tentativi di
    relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di unione
    radicalmente diverse. Tutto ciò costituisce una offesa alla famiglia
    e contribuisce a destabilizzarla, violandone la specificità ed il
    ruolo sociale unico".
    (Benedetto XVI, 8 gennaio 2007)

    Per sensibilizzare i rappresentanti in Parlamento clicca su
    <http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2>

    UNA LEGGE PER I CONVIVENTI NON E' NECESSARIA
    Se ci si vuol bene e si vuole essere garantiti del tutto c'è il
    matrimonio, altrimenti si possono utilizzare una serie di strumenti
    come le polizze assicurative, la co-intestazione di beni come la casa
    o il contratto d'affitto. Poi ci sono contratti che i partner possono
    stringere per definire alcuni aspetti della loro convivenza: dai
    lavori domestici alla suddivisione delle spese, alla creazione di un
    fondo comune da suddividere in caso di rottura del rapporto. Infine
    una procura per poter rappresentare il compagno in caso di grave
    malattia o invalidità. Si tratta di contratti privati, che possono
    essere liberamente stipulati e che non necessitano di un
    riconoscimento pubblico.
    Chiaramente, sarebbe auspicabile la tassazione del cumulo dei redditi
    dei conviventi non sposati, da destinare come aiuto a chi, invece, si
    assume ferme responsabilità davanti alla collettività.
    Le pensioni di reversibilità vanno riservate alle vedove. Non abbiamo
    fondi per le pensioni minime e per quelle future dei giovani, non si
    vede perché si dovrebbe allargare l'assistenzialismo dello Stato in
    questo campo. Vi sarebbero poi enormi rischi di abusi, basti solo
    pensare ai casi di badanti che accudiscono anziani soli.
    Quanto all'eredità c'è già la quota disponibile (il 25% nel caso ci
    siano eredi legittimi) che un convivente può già lasciare all'altro:
    sarebbe ingiusto eliminare il primo, unico vero, coniuge dall'asse
    ereditario per inserervi l'eventuale compagno dell'ultima ora.
    Invece, una riforma necessaria sarebbe l'abolizione della
    deducibilità degli assegni corrisposti al coniuge separato, e
    l'attribuzione di quanto lo Stato ricavarebbe alle giovani coppie che
    vogliono sposarsi.

    UNA LEGGE PER I CONVIVENTI E' UNA MINACCIA EPOCALE, INTESA A
    RELATIVIZZARE LA FAMIGLIA CON L'INCORAGGIARE UNIONI SENZA
    RESPONSABILITA'.
    Delegare praticamente all'arbitrio della libertà individuale la
    continuità del patto coniugale lascia indifeso il vincolo
    matrimoniale e aperto il cammino legale alla violazione dei diritti
    dell'altro coniuge e dei figli. Leggi siffatte non privilegiano certo
    i genitori, i figli e gli educatori, come invece si dovrebbe. Dal
    punto di vista etico non si tratta di vere leggi ma di ingiustizie
    legalizzate, per le quali San Tommaso d'Aquino prevede la liceità
    dell'insurrezione.

    Per saperne di più clicca su
    <http://www.fattisentire.net/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&
    artid=60>

    Il testo della tua e-mail giungerà a tutti i deputati e senatori
    appartenenti a partiti nominalmente non ostili alla famiglia. Ti
    ricordiamo l'importanza di questa azione di sensibilizzazioni sui
    politici, spesso immersi in una società irreale, costruita
    artatamente dai mass media e da salotti radical-chic che non
    rappresentano nessuno: ogni e-campagna di FattiSentire.net, anche in
    assenza di risultati visibili, è una brusca doccia di realismo per un
    mondo politico lontano dalla sensibilità dell'Italia profonda. Per
    questa ragione, non dimenticare di far aderire alla e-campagna ogni
    tuo amico e conoscente.
    21 januari

    Card.Castillo Lara: lezioni di Dio

    E' stata ritrovata questa splendida meditazione sul "castigo
    delle nazioni cristiane infedeli" fatta dal Presidente
    emerito dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede
    Apostolica e Presidente emerito della Pontificia Commissione
    per lo Stato della Città del Vaticano. La riproponiamo
    perché molto attuale e valida per tutte le nazioni dalle
    radici cristiane, Italia compresa. I riferimenti che il
    Presule fa alla "dittatura rivoluzionaria" sono da mettere
    in relazione al regime di totalitarismo socialista vigente
    in Venezuela e guidato dal sanguinario Presidente Hugo
    Chávez. Il cardinale Castillo Lara ha pagato e sta pagando
    per il suo coraggio e ha ricevuto la solidarietà di tutti
    gli altri vescovi del Venezuela (cfr.
    http://www.cev.org.ve/doc_detalles.php?id=28 ).

    Lezioni di Dio
    del
    + Cardinale R. J. Castillo Lara S.d.B., Venezuela
    courtesy and translation by of Isabella O., Caracas

    Di fronte alla disastrosa situazione alla quale ci ha
    portato questa dittatura rivoluzionaria di 8 anni sorge
    spontaneamente una domanda: perché ci é caduta addosso una
    tale disgrazia?
    I politologi la attribuiscono ai mal governi precedenti. Ciò
    nonostante, da un'altra visione vorrei insinuare che si
    tratti di una lezione che Dio abbia voluto darci.
    Dio, creatore dell'Universo, é il Signore della Storia. Egli
    ci segue, nella sua Divina Provvidenza, e rispettando la
    libertà concessa agli esseri umani, interviene discretamente
    quando lo ritiene necessario.
    Nel nostro caso ha voluto darci una lezione, dalla quale si
    aspetta le nostre preziose e utili conclusioni.
    Il Venezuela é, forse, la nazione più favorita dell'America
    Latina da Dio, che gli ha donato innumerevoli ricchezze.
    Gode di una eccellente localizzazione geografica, aperta
    alle più importanti comunicazioni. Dio ci ha dato una natura
    varia e fertile, lunghe coste, grandi pianure. abbondante
    acqua, cime elevate ecc. (Il Paese) è stato dotato di
    importanti e svariate ricchezze, specialmente di giacimenti
    petroliferi quasi inestinguibili, che sono i primi al mondo.
    Ed inoltre conta su (cosa molto importante e preziosa) un
    popolo intelligente, lavoratore, generoso e buono.
    Ed allora, perché questa lezione?

    Perché non abbiamo né saputo ringraziare né saputo
    approfittare di questi doni né farlo con giustizia. La
    nostra Patria ha conosciuto una notevole crescita economica
    che, purtroppo ha favorito soltanto alcuni settori, in
    contrapposizione ad altri in cui la povertà è aumentata.
    Durante questo sviluppo economico è divenuto palpabile da
    molti un marcato egoismo che ha portato a rinchiudersi
    nell'ambito strettamente personale e famigliare, facendo
    dimenticare di rendere partecipi anche i più poveri, delle
    nostre vittorie.
    L'eccezione é costituita soltanto da alcuni (purtroppo
    pochi) che hanno saputo utilizzare le proprie ricchezze per
    creare fonti di lavoro, proponendo il benessere e lo
    sviluppo per i più poveri.
    L'istruzione, tradizionalmente aperta a tutti, è stata
    deficiente in molti aspetti ed incapace di offrire al
    cittadino l'indispensabile affinché egli imparasse a
    compiere i propri doveri ed a esigere i propri diritti così
    come di trovare un lavoro degno che gli garantisse la
    sussistenza.
    È mancata inoltre ed in primo luogo, la famiglia; il
    libertinaggio sessuale ha ingravidato migliaia di ragazze e
    donne senza propinare loro un ambito familiare per una
    basilare educazione alla vita.
    Fra gli adulti, sono proliferate le unioni libere ed
    irresponsabili che hanno lasciato numerosi figli senza
    genitori e, proprio per questo, carenti di educazione
    paterna. Questa paternità irresponsabile ha propiziato
    l'abbondante crescita della popolazione, specialmente fra i
    settori più emarginati, che invece di formare cittadini per
    la patria, offre, a volte, candidati per la delinquenza.

    A tutto questo si aggiunge una dolorosa constatazione: la
    perdita quasi completa dei valori etici, fondamentali in una
    parte considerevole della società. Fra questi valori mancano
    soprattutto la dignità della persona umana, il rispetto alla
    vita ed alla proprietà, il culto alla verità ed il rispetto
    per le autorità legittimamente costituite. Valori tutti che,
    legati come sono a Dio creatore e giudice, si tramandavano
    attraverso l'educazione religiosa, così scarsa nei nostri
    giorni. Ecco che alle mancanze indicate, bisogna inoltre
    aggiungere, per non pochi, la perdita o la debilitazione
    della fede in Dio e nella sua Chiesa ed il conseguente
    abbandono della pratica religiosa e forse anche della stessa
    fede, cosa estremamente pericolosa. Oso segnalare che la
    domenica non raggiunge il 5% il numero dei cattolici che
    assistono all'Eucaristia ed alla parola di Dio. In
    conclusione: soffrendo gli innumerevoli intralci di questa
    rivoluzione e pensando ai circa centomila compatrioti uccisi
    durante questi 8 anni di non governo, dobbiamo imparare la
    lezione. Non è cosa facile né raggiungibile in una
    settimana, ma bisogna iniziare.

    Già il fatto di rendersi conto del fatto che Dio ci chiede
    un cambiamento, un miglioramento della condotta personale, è
    un segnale della nostra assimilazione e comprensione della
    lezione.
    Che la Divina Pastora, Ausiliatrice dei cristiani ci aiuti
    ad assimilare del tutto questa lezione, per migliorare il
    Venezuela sino a quando recupereremo totalmente la libertà.

    + Rosalio José Card. Castillo Lara

    ----------------------------------------------------------
    Testo originale, tratto da
    http://www.nestorluis.com/Cast-Nav.html ,
    richiesta di conferma d'autenticità alla Conf. Episcopale
    Venezuelana, in attesa.
    ----------------------------------------------------------
    20 januari

    comunismo e le questioni che pone

    (Corrispondenza romana) Ma è giusto minimizzare la vicenda
    di mons. Stanislaw Wielgus, il presule polacco costretto a
    rinunciare alla carica di arcivescovo di Varsavia, a causa
    del suo passato di "spia" del regime comunista?

    No, non è «dannoso rivangare quelle carte», come scrive
    Mario Cervi su "Il Giornale", né si tratta di
    "ipermoralismo", come afferma l'ex ministro degli Interni
    tedesco Otto Georg Schily.

    La verità è che l'anticomunismo, oggi come ieri, continua a
    costituire un peccato peggiore del comunismo. Ieri
    l'anticomunismo era accusato di opporsi al senso della
    storia, di cui il comunismo costituiva il vettore. Oggi
    l'interdizione dell'anticomunismo impone il veto ad ogni
    studio, ricerca, documentazione relativa al passato. Negli
    ambienti che controllano i media dell'immagine e della carta
    stampata, il comunismo, anche dopo la sua caduta, non è mai
    stato sentito come un "male", alla stessa maniera del
    nazionalsocialismo, ma come un "peccato veniale", di cui la
    storia già ha assolto i colpevoli. Il passato non deve
    essere né discusso, né condannato, né "espiato".

    Colpevole, per i mass media, ma anche per molti cattolici,
    non sarebbe mons. Wielgus, ma l'Istituto polacco della
    memoria nazionale (Ipn), l'ente pubblico istituito nel 1998
    dal Parlamento di Varsavia, per esaminare gli archivi della
    polizia segreta polacca al fine di ristabilire la verità
    storica sull'oppressione nazista e comunista della Polonia
    dal 1939 al 1989. Colpevole è, in Italia, la Commissione
    Mitrokhin che ha preteso di ricostruire le operazioni del
    KGB, documentando come la Russia sovietica conducesse in
    Occidente una sistematica opera di disinformazione,
    utilizzando i servizi di uomini politici, di giornalisti, e
    perfino di ecclesiastici.

    Oggi è noto che le campagne pacifiste che scossero l'Europa
    a partire dalla fine degli anni '60 e che culminarono nelle
    battaglie contro i cosiddetti "euromissili" erano pilotate
    da Mosca. Nel contempo, fiumi di dollari venivano versati
    dalle casse sovietiche a quelle del Pci e dei partiti
    "fratelli": in quarant'anni, tra il 1950 e il 1990, una
    cifra pari a circa quattromila miliardi di lire (2 milioni
    di dollari) per quanto riguarda l'Italia. Intanto, come è
    stato documentato da Gianni Donno su "Nuova Storia
    Contemporanea", il Patto di Varsavia pianificava l'invasione
    dell'Italia

    Dall'Istituto polacco della memoria nazionale arrivò,
    nell'aprile dello scorso anno la notizia che il domenicano
    Konrad Stanislaw Hejmo, responsabile dei pellegrinaggi
    polacchi a Roma era stato un informatore dei servizi segreti
    di Varsavia, e giunge ora quella, ancor più clamorosa,
    secondo cui mons. Wielgus assunse impegno formale a
    collaborare con la polizia segreta comunista in cambio della
    concessione di un passaporto. Bisogna avere allora il
    coraggio di affermarlo: mons. Wielgus non è stato solo, come
    tanti altri pure furono, un "utile idiota", ma è stato una
    "quinta colonna" di quel regime comunista che il cardinale
    Ratzinger definì «la vergogna del nostro secolo». Egli non
    fu utilizzato a sua insaputa, ma si accordò deliberatamente
    con i carnefici del suo popolo, per puro interesse
    personale. Ora ha ammesso la sua responsabilità e, sotto la
    pressione dell'opinione pubblica polacca e della Santa Sede,
    ha rinunciato all'incarico. Non c'era altra soluzione
    possibile, ma avrebbe potuto prendere la decisione prima e
    da solo, ha dichiarato don Adam Boniecki, direttore del
    settimanale di Cracovia "Tigodnik Powsechny", per il quale
    «non è caccia alle streghe quello che si fa per appurare la
    verità sui preti spia» e anzi, «l'indagine che si sta
    conducendo da parte della Chiesa è troppo timida e troppo
    lenta».

    «Nell'Europa uscita dalle macerie del comunismo - osserva
    giustamente Pierluigi Battista sul "Corriere della Sera"
    dell'8 gennaio - il peso della condanna morale non ha sinora
    stritolato coscienze o stroncato fulgide carriere».

    Stéphane Courtois, l'autore del Libro nero sul Comunismo,
    continua a chiedere una nuova Norimberga per i crimini
    comunisti: crimini contro la pace, crimini di guerra e
    crimini contro l'umanità. A nessuna di queste tre grandi
    categorie sfuggono i crimini del comunismo, ma a queste
    categorie occorre aggiungere, come è stato fatto per il
    nazismo, quella della complicità e del collaborazionismo.

    Va ricordato ancora che mentre il comunismo si sgretolava,
    apparve in Italia, dopo essere già stato pubblicato in
    Brasile e negli Stati Uniti, un importante studio del prof.
    Plinio Corrêa de Oliveira, dal titolo Comunismo e
    Anticomunismo alle soglie dell'ultima decade di questo
    millennio (sul "Corriere della sera" del 7 marzo 1989 e su
    "Il Tempo", dell'8 marzo 1989) in cui si chiedeva un grande
    atto di giustizia nei confronti del comunismo chiamato di
    fronte al tribunale della storia.

    L'accusa del pensatore brasiliano veniva formulata
    attraverso una serie di interpellanze rivolte ai
    responsabili diretti della immensa sciagura comunista; ai
    dirigenti supremi della Russia sovietica e delle nazioni
    prigioniere che diffusero e imposero la schiavitù comunista;
    agli ingenui, ai pusillanimi, ai collaborazionisti
    (volontari o no) dell'Occidente, che invece di intraprendere
    una crociata per liberare le vittime dell'oppressione
    comunista, tacquero, collaborarono, prolungarono con le loro
    sovvenzioni l'azione dei carnefici; ai dirigenti dei vari
    partiti comunisti sparsi nel mondo che pur conoscendo il
    tragico fallimento del comunismo, cercarono in tutti i modi
    di realizzarlo nei loro Paesi; a coloro che combatterono
    implacabilmente gli anticomunisti che resistevano contro la
    penetrazione sovietica nei loro Paesi; alle quinte colonne
    al servizio del nemico e agli "utili idioti", borghesi,
    politici ed ecclesiastici, che, lungi dall'attaccare il
    comunismo, appoggiarono un incessante diluvio di
    diffamazioni contro le organizzazioni anticomuniste.

    Queste domande ancor oggi restano ineludibili. Nei confronti
    dell'immenso olocausto rosso del secolo XX è mancata
    l'istruzione di un processo che regolasse i conti: un
    processo necessario anche al fine di evitare che alla
    tragica evidenza del fallimento del socialismo reale possa
    seguire un "nuovo inizio" del comunismo e il ripetersi di
    altri tragici fallimenti.

    Vladimir Bukovski è una delle ultime voci del dissenso
    sovietico che continua a gridare nel deserto, denunciando le
    responsabilità passate e presenti del leader russo Vladimir
    Putin. Nel libro capitale che ha dedicato a Gli archivi
    segreti di Mosca (Spirali, Milano 1999), Bukovski ha
    reclamato la necessità di un'inchiesta in profondità sul
    comunismo con queste parole: "Sembra strano che non si
    voglia indagare sulla catastrofe più colossale del nostro
    secolo, quando su un qualsiasi incidente si apre
    un'inchiesta. Il fatto è che, nel fondo dell'anima noi già
    conosciamo i risultati che una simile indagine
    inevitabilmente comporta, perché ogni uomo psichicamente
    sano sa bene quando è sceso a patti col male. Quand'anche il
    più compiacente intelletto ci suggerisse giustificazioni
    logicamente irreprensibili e apparentemente nobili, la
    coscienza farebbe sentire la sua voce: la nostra perdizione
    è iniziata quando abbiamo accettato una "coesistenza
    pacifica" con il male».

    La tentazione della "coesistenza pacifica" di fronte ai
    nuovi nemici che oggi minacciano l'Occidente è forse la
    ragione profonda del nostro rifiuto a rivangare il passato,
    per seppellirlo definitivamente negli anfratti della
    memoria. (CR 975/01 del 13/01/07)

    ----------------------------------------------------------
    http://www.corrispondenzaromana.it

    __._,_.___
    19 januari

    unioni di fatto? la poligamia problema reale

    Il Papa suona le sue campane contro i Pacs, e a sinistra la
    banda dei soliti noti punta i suoi cannoni verso il
    Vaticano.
    Piovono parole di fuoco contro la Chiesa e il Pontefice, in
    una sequenza pirotecnica che vede comunisti e verdi,
    radicali e diessini gareggiare a chi la spara più grossa.

    Domanda: che cosa dicono quei cattolici che governano stando
    a braccetto con chi prende a schiaffi Benedetto XVI?
    Tacciono.
    Eppure il piattino avvelenato che il centrosinistra sta
    preparando alla nazione, cattolici che hanno votato Prodi
    compresi, è sotto gli occhi di tutti. Dai Pacs all'indulto,
    passando per le norme sulla tossicodipendenza: nulla che sia
    anche larvatamente cattolico.
    Ma quei politici che hanno chiesto il voto dei cattolici in
    nome dei loro valori, non si vergognano almeno un pochino?
    Come si fa a stare in una coalizione in cui ogni santo
    giorno qualcuno attacca la Chiesa, il Papa o un vescovo che
    esprima la rilevanza sociale della fede?

    Durante l'ultima campagna elettorale, era il marzo 2006, i
    parroci italiani si videro recapitare un opuscolo di Forza
    Italia intitolato «I frutti e l'albero».
    La pubblicazione spiegava che cosa il governo Berlusconi, in
    cinque anni, avesse fatto in sintonia con la dottrina
    sociale della Chiesa.
    In allegato, recava una lettera di Sandro Bondi.

    Apriti cielo, è il caso di dire.
    All'onore delle cronache balzò don Aldo Antonelli, che
    respinse al mittente l'opuscolo accusando il governo uscente
    con toni di questo genere: «Avete popolato il Parlamento di
    manigoldi, ladri e truffatori. Di 23 parlamentari condannati
    in via definitiva più della metà (13 per la precisione)
    fanno parte del vostro gruppo. Avete fornicato con il
    razzismo della Lega e con il fascismo di Rauti».
    Non mancava neanche la nota economica: «Solo
    l'elettromeccanica, nell'ultimo quadrimestre del 2005, ha
    perso il 7,1% del suo fatturato».
    Roba da far temere il tramonto definitivo della cristianità
    in Europa.

    «Ma come ci si può permettere - insorse la sinistra, con
    particolare zelo tra le beghine del progressismo cattolico -
    di mischiare la religione con la politica?».
    Monsignor Tommaso Valentinetti, presidente di Pax Christi,
    scrisse pure lui al povero Bondi. E siccome un semplice
    parroco aveva già mandato una lettera, lui che è vescovo ne
    mandò due: la lettera vera e propria e una di
    accompagnamento.
    Lunga disanima su punti di Pil persi, situazione
    occupazionale e piduismo.
    Poi l'anatema lanciato su chi osasse mischiare politica e
    religione.

    Ma lui che cosa stava facendo?
    Semplice: tirava la volata a Romano Prodi, il parroco
    d'Italia. E che cosa stava facendo gran parte
    dell'associazionismo cattolico?
    Spiegava in parrocchie, oratori e conventi quanto fossero
    magnifiche e progressive le sorti italiane affidate al
    centrosinistra. E i cosiddetti cattolici progressisti mica
    si tiravano indietro, spiegando che religione e politica non
    possono stare insieme.
    Anzi, chiedevano voti a qualunque parroco trovassero sulla
    loro strada.

    Risultato.
    Il Papa dice ciò che deve dire sulle unioni di fatto? Ecco
    Fausto Bertinotti che lo stoppa a Porta a porta. «Il Papa
    sbaglia a condannare le unioni di fatto. La sua è una presa
    di posizione restauratrice. La reazione del Pontefice è
    sbagliata perché non vede che le unioni di fatto sono un
    arricchimento di quei valori che il Papa teme che la
    modernizzazione possa distruggere».
    Poi parte il radicale Daniele Capezzone: «Il Papa è
    colpevole di un'ingerenza particolarmente odiosa, il ticket
    Ratzinger-Ruini tenta di creare una specie di coalizione
    contro i diritti civili».

    Fino al tracollo nervoso di queste ultime ore: il Ds Franco
    Grillini, sempre a proposito dei Pacs, assicura che
    «l'ossessiva campagna della Chiesa risponde a un'esigenza di
    potere».
    Capezzone parla di «protervia inaccettabile».
    Manuela Palermi (Partito dei comunisti italiani) dice che le
    parole del Papa rivelano «qualche cosa di maniacale».

    Ma si può essere cattolici e stare con gente che la pensa a
    questo modo?
    Pare di sì.
    Qualche mese fa, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo
    presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ribadì
    la linea della Santa Sede.
    Scomunica per chi pratica l'aborto, ma anche per chi fa
    sperimentazioni sulle cellule embrionali.
    Niente comunione, poi, per i politici cattolici che
    approvino leggi contrarie alla vita.
    Tra le proteste, si levò quella della senatrice cattolica
    Paola Binetti, Margherita all'occhiello del centrosinistra.
    «Il cardinale - disse - ha sbagliato i toni. Per la Chiesa
    questo è un boomerang. I toni da scomunica sono un errore.
    Mi sarei aspettata che l'accento venisse posto più su misure
    di accoglienza che punitive, con il riferimento ai principi
    della solidarietà, magnanimità e del perdono da parte della
    Chiesa».

    Non c'è dunque da meravigliarsi.
    Il cattolico progressista è fatto così: rastrella voti nelle
    sacrestie, promettendo che «più forza avremo più
    costringeremo gli alleati di sinistra a rispettare i nostri
    valori».
    Poi, una volta passato all'incasso del potere, scompare
    nell'anonimato.
    Speriamo che gli elettori cattolici - gabbati in buona
    fede - finalmente insorgano.
    Qui non si tratta di politica, ma di onestà: se si vuole
    fare i cattolici adulti, non si vada a rubare il voto ai
    cattolici bambini.
    Non sta bene.

    Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
    © Il Giornale, n. 8 del 2007-01-10
    18 januari

    contro i PACS

    Firmano contro i Pacs 83 deputati azzurri
    (... e quelli di AN?)

    Isabella Bertolini presenta, con il via libera di Berlusconi
    una mozione a Montecitorio. In poco tempo sottoscritta da
    due terzi del partito. Intanto Fassino chiede una legge
    entro fine gennaio

    «Conti le firme di chi ha sottoscritto la mozione... Siamo a
    quota 83 e altri si aggiungeranno... Le conclusioni? Chiare:
    Forza Italia è contro i Pacs».
    Isabella Bertolini, intraprendente coordinatrice dell'Emilia
    Romagna, stringe tra le mani quel documento presentato alla
    Camera il 28 dicembre e sfoglia il calendario.
    Si ferma alla data 22 gennaio: è un lunedì.
    Quel giorno comincerà a Montecitorio la discussione proprio
    su quella mozione: una paginetta dattiloscritta per chiedere
    al governo di «non adottare iniziative legislative o
    amministrative che prevedano l'equiparazione, sia essa
    espressa sia implicita, tra la convivenza e la famiglia».

    Il governo riflette; la sinistra preme e Fassino avverte: «È
    importante avere rapidamente una buona legge sulle unioni di
    fatto. Meglio se si fa entro il 31 genaio».
    Parole chiare, ma la Bertolini non si ferma: «Noi andiamo
    avanti. C'è la mozione di Fi, ce n'è una analoga presentata
    da Luca Volontè e sottoscritta da tutto l'Udc. Il 22 -
    ripete la parlamentare azzurra - comincia la discussione e
    in quella settimana si dovrebbe arrivare a un voto. Voglio
    vedere come si muoveranno i moderati dell'Unione...».

    Si prova ad allargare il fronte, a parlare con Margherita e
    Udeur. «Giuseppe Cossiga sta lavorando solo a questo. C'è un
    confronto aperto con Enzo Carra, con Renzo Lusetti, con
    Paola Binetti», spiega la Bertolini che però non nasconde l'altro
    significato della mozione: far emergere la vera posizione di
    Fi.
    «La linea di Moroni, di Della Vedova, di Cicchitto è
    assolutamente minoritaria... Fi dice no ai Pacs, al
    matrimonio di serie B... No a chi sta provando a introdurre
    surrettizziamente la possibilità del riconoscimento delle
    coppie omosessuali... Non possiamo abbassare la guardia, non
    possiamo fare la fine della Spagna».

    La Bertolini ha concordato l'iniziativa con il capogruppo
    Elio Vito.
    Berlusconi ha saputo e ha lasciato fare.
    Poi ecco le firme: 83.
    Ci sono Lupi, Sanza, Crosetto, Alfano, Fitto, Brancher... È
    un elenco sterminato.
    «Ho parlato con Scajola e mi ha assicurato che firmerà anche
    lui», assicura la Bertolini che si congeda con un ultimo
    chiarimento: «Nessuno di noi nega l'importanza dei diritti
    individuali. Ma i Pacs sono un altra cosa e il rischio è
    grande: scardinare la famiglia vuol dire scardinare i
    principi e i valori della nostra società. Sarebbe
    imperdonabile».

    Da Roma Arturo Celletti
    (C) Avvenire, Martedi 16 gennaio 2007
    17 januari

    apocalypto

    Nel nuovo film di Mel Gibson, Apocalypto, ci sono indubbiamente
    delle scene di violenza gratuita, perciò le deprecazioni al riguardo
    sono condivisibili. Tuttavia, il film ha un merito importante,
    perché mostra che la civiltà maya, come è stato documentato dalla
    ricerca storica recente, era costellata da episodi molto diffusi di
    crudeltà e praticava numerosissimi sacrifici umani. Le descrizioni
    fatte da Gibson di corpi sventrati, cuori estratti divorati o
    offerti alle divinità, cadaveri fatti rotolare dalle gradinate dei
    templi, sono, grossomodo, fedeli.

    In effetti, i sacrifici umani erano ampiamente diffusi nelle civiltà
    pre-cristiane. René Girard ha spiegato che l'umanesimo cristiano è
    stato una novità assoluta, per la sua difesa della dignità
    intangibile di ogni singolo essere umano. Anche i Greci, che pur
    hanno introdotto la dignità del cittadino, l'hanno però negata alle
    donne, ai bambini ed agli stranieri e legittimavano la schiavitù. E
    gli stoici, pur avendo riconosciuto l'uguaglianza di tutti gli
    uomini, hanno però sminuito la dignità dell'uomo perché non gli
    hanno riconosciuto una differenza qualitativa rispetto agli esseri
    inferiori, perché hanno negato che fosse libero, perché gli hanno
    negato la spiritualità.

    Il cristianesimo, per primo, ha conferito una dignità e un valore
    inviolabile ad ogni uomo, donna, bambino. Perciò, storicamente, solo
    la Chiesa ha introdotto un vero umanesimo, cioè una cultura di
    promozione e rispetto per ogni uomo. Nelle altre culture esistevano
    delle solidarietà familiari, tribali, nazionali, ma la sollecitudine
    verso l'altro non era mai universale; invece la Chiesa, per fare
    solo un esempio, ha inventato gli ospedali, come luoghi in cui
    vengono curati tutti (senza eccezioni) i malati e li ha gestiti fino
    al XVIII secolo.

    Insomma, il cristianesimo è stato il grande motore dell'umanesimo e
    lo conferma uno dei suoi più acerrimi nemici, Nietzsche. Questi
    sosteneva che il genere umano progredisce tramite l'eliminazione dei
    deboli, e accusava il cristianesimo di essere opposto a quella che
    egli considerava la vera filantropia, proprio per avere sempre
    difeso ogni uomo, nessuno escluso. Certo, il pericolo di nuovi
    totalitarismi per ora non incombe, ma l'arretramento del
    cristianesimo, di cui tanto si compiacciono i laicisti, comporta
    l'affievolimento progressivo del senso della dignità umana. Così,
    assistiamo già a molteplici espressioni di favore verso sacrifici
    umani, come la mercificazione della donna, certi ritmi lavorativi di
    professioni che impongono tempi di lavoro disumani, l'aborto,
    l'eutanasia, la clonazione umana, la sperimentazione sugli embrioni.

    Giacomo Samek Lodovici
    (C) Avvenire, 12/12/2006
    16 januari

    ERBA DI CASA NOSTRA

    D’improvviso irrompe l’orrore nella vita quotidiana. Non una cattiveria potabile e consueta, ma proprio il Male satanico dispiegato in tutto il suo odio per le creature umane (sì, Satana esiste e opera nelle tenebre dei nostri cuori !!!).
    Esplode – il Male - non altrove, non lontano (dove c’è la guerra o la fame o la miseria), ma qui, accanto a me e a te, fra i “vicini di casa”, dentro me medesimo….
    E tutto va in tilt: i media, la politica, la televisione, le coscienze… Tutti diventano incapaci di capire veramente. E di vedere l’unica speranza, il riscatto, la salvezza... (nemmeno certi preti come don Gino Rigoldi che trova parole meschine per Carlo Castagna, l’unico nel cui perdono si sia accesa la speranza: vergogna, don Rigoldi !!!)
    Da “Libero” del 13 gennaio 2007
    QUELL’INCREDIBILE PERDONO DI NONNO CARLO….

    v Anche Eugenio Scalfari, ieri sul “Venerdì”, inorridisce per gli strazi del film “Apocalypto” di Mel Gibson, invocando il divieto ai minori di anni 14, perché “l’orrore non è un tema e una rappresentazione che possa essere scodellato davanti a soggetti non ancora preparati a riceverlo”. Sennonché la sera precedente i telegiornali ci hanno informato: 1) che è stata la donna di Erba ad aver ucciso (sgozzato) il bambino “perché piangeva” e 2) che al noto Policlinico Umberto I “rubavano gli occhi ai morti” (notizia ripresa dalla copertina dell’Espresso). Non c’è qualcosa che non va?

    Il film di Gibson bisogna espressamente andarlo a cercare nelle sale, è visto da un pubblico limitato, che sa quello che vedrà. Invece i telegiornali della sera hanno davanti milioni di persone (anche bimbi) impreparate all’orrore. Ti piombano in casa mentre sei a tavola ignaro e tranquillo con i figli. Tu al peggio ti aspetti qualche notizia sulle tasse di Prodi. E invece ti arrivano addosso mazzate simili, cosicché sei costretto a gettarti sul telecomando per evitare ai figli piccoli (e a te medesimo) di vomitare nel piatto (ogni giorno così: ieri ci sono toccate le immagini ravvicinate di una mummia con discussione sulla sua putrefazione).

    Pretendiamo di mettere il divieto di anni 14 alle sale cinematografiche per Apocalypto, ma poi inondiamo di orrore le case. Ci fu perfino qualche moralista che inorridì per la violenza del precedente film di Gibson, “The Passion” (che poi è la storia vera della torture inflitte a Gesù e riferite dai Vangeli). Anche allora si auspicò un qualche divieto. Sennonché poi si accetta tranquillamente che – secondo le statistiche ufficiali – ogni bambino italiano, prima di aver terminato la scuola elementare, veda in media in tv 8.000 omicidi (ottomila!) e 100.000 (centomila!) atti di violenza. Lì niente divieti.

    La richiesta di censura può scattare invece per il “politicamente scorretto”. Mesi fa – per dire – l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria decretò che un manifesto del Movimento per la vita, fatto per aiutare donne in difficoltà, era “oggettivamente scioccante e angosciante”. Conteneva una bellissima foto – fatta con una sofisticata ecografia – di un bimbo di 15 settimane che si succhiava il pollice nel seno della madre e sotto stava la scritta: “Mamma ti voglio bene. Non uccidermi. Se sei in difficoltà S.O.S Vita. Numero verde 808-13000”.

    Al Movimento per la vita arrivò questa lettera: “Il Comitato di controllo ha ritenuto che il messaggio, prescindendo dalla finalità e dalle motivazioni che lo animano (…) sia idoneo a produrre sentimenti di turbamento nel pubblico dei destinatari, potendo suscitare un’eccessiva ansia in coloro che, per le più disparate motivazioni, non intendano aderire all’appello”. Anche la foto (dolce e simpatica) era giudicata inammissibile in quanto idonea “a rafforzare il turbamento e il senso di colpa suscitato dalla parte testuale”.

    Strano rovesciamento. Per i media e la cultura dominante l’orrore da proibire non è che si facciano (secondi i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità) 50 milioni di aborti all’anno (130 mila in Italia). No, da “sconsigliare” è che se ne parli, che si chiamino le cose col loro nome. Turbando le nostre coscienze. Infatti più di un miliardo di vite innocenti sono state spazzate via, nel mondo, negli ultimi 70 anni, da quando l’aborto è stato autorizzato dalle leggi. Ma la “notizia” non desta l’attenzione dei media, non buca l’indifferenza. Com’è possibile? Qual è la soglia dell’orrore nella nostra coscienza?

    Non è un po’ ipocrita scoprire l’orrore solo dopo fatti come la strage di Erba e pensare che l’abisso del male siano (solo) quei due disgraziati che si sono macchiati del crimine? Siamo una generazione che convive tranquillamente con la soppressione legale di milioni di bimbi nel seno delle madri. E anzi pretendiamo pure di rivendicare la cosa come “conquista civile” e qualificare l’aborto tra i “diritti dell’uomo”.

    Possiamo dormire davvero sonni tranquilli? Inorridiamo solo per i due di Erba? Siamo sicuri che l’abisso dell’orrore del nostro tempo sia (solo) quello? So bene che mi daranno del provocatore. Ma i fatti hanno la testa dura. Del resto non sto parlando solo di “spensierati” aborti fatti in pochi minuti con la pillola del giorno dopo o in ambienti lindi e asettici, al secondo mese, di quelli che si possono facilmente camuffare con l’eufemismo “interruzione di gravidanza” (per sentire meno i sensi di colpa). C’è perfino di peggio.

    Nel Paese più grande del mondo, la Cina, essendo prescritto per legge il figlio unico, da anni l’aborto è addirittura obbligatorio, “con la confortante complicità dell’Onu” (Roccella). I media internazionali hanno raccontato storie raccapriccianti di orrore. Sono milioni gli aborti forzati. Negli Stati Uniti, il paese più libero e moderno del mondo, solo il 5 novembre 2003 il presidente Bush è riuscito a proibire il cosiddetto “aborto tardivo” (difeso invece dal democratico Clinton). Che consiste in un aborto praticato anche all’ottavo mese di gravidanza. Lo si realizza così: per non far nascere vivo il bimbo (dopodiché non può più essere soppresso) il medico afferra i piedi del fanciullo con una pinza, porta le gambe fuori dall’utero e provoca il parto, ma senza estrarre la testa alla cui base esegue un’incisione attraverso cui viene aspirato il cervello. Così il bimbo nasce morto.

    Questo è ciò che avviene nel nostro mondo “civile”. Dunque si capisce perché Mel Gibson grida che Apocalypto è qui e i Maya siamo noi. Nei loro orrendi rituali, nel loro mare di sangue, lui simboleggia il nostro orrore, la decadenza della nostra civiltà. Gibson però indica anche una speranza che là cambiò le cose: il cristianesimo. Con l’arrivo degli spagnoli finì quel mare di sacrifici umani e di strazi. Ma noi, come dimostra anche la tragedia di Erba, non vogliamo vedere questa speranza. Ieri le maggiori penne dei quotidiani si sono cimentate col massacro di Erba: Pigi Battista sul Corriere della sera, Adriano Sofri e Umberto Galimberti sulla Repubblica, Elena Loewenthal sulla Stampa, Ferdinando Camon sull’Unità, Giuseppe Anzani sull’Avvenire. Se non erro non ce n’è stato uno che non abbia puntato il dito accusatorio su qualcuno o qualcosa. Non ce n' è stato uno – se si eccettua l’editorialiosta di Libero – che abbia notato l’unica luce di speranza di questa tragedia, cioè le parole di perdono di Carlo Castagna che nel massacro ha perduto la figlia, la moglie e il nipotino: “Li perdono e li affido al Signore” ha detto. “Bisogna perdonare in questi momenti. Bisogna finirla con l’odio”. E parole simili ha detto anche il figlio Giuseppe.
    v D’improvviso in questo orrido abisso di odio e di sangue s’accende la luce di una parola cristiana, di una sofferenza cristiana: il perdono delle vittime. E s’illumina l’unica speranza che mette fine al gorgo satanico della violenza. Senza Cristo tutta la storia sarebbe solo strage, odio e vendetta. Ma i commentatori dei giornali neanche se ne accorgono. Solo Lidia Ravera, sull’Unità, cita il povero signor Carlo, ma per scrivere parole orrende. Dice che tutti provano “una quota di simpatia” per il padre del piccolo Joussef che invoca vendetta e invece “meno ne provoca” secondo la Ravera “il nonno, il signor Castagna, mobiliere, che recita una cavatina sul perdono e contro l’odio”. Resto incredulo. Se non ho frainteso, per la Ravera, quell’uomo buono, che ha subìto il massacro della figlia, della moglie e del nipotino, “recita” quando offre il suo dolente perdono. Sull’Unità è gelidamente definito: “il signor Castagna, mobiliere”. Signora Ravera, almeno un po’ di rispetto...

    Antonio Socci
    10 januari

    riflessioni

     "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.presentation.DettaglioInfo?idInfo=33779&url=dettaglioRassegna.jsp
    Siamo ostaggi di stranieri?
    Ti chiami Giuseppe o Maria, vergognati. E’ apologia di cristianesimo. Un’offesa a islamici e non credenti, ritira subito il tuo nome. I canti di Natale? Ma siamo pazzi, vogliamo chi non festeggia il nostro Natale, vogliamo mortificare quelli che non si riconoscono nella cristianità? L’Italia è un paese che sta capovolgendosi, dove il massimo segno di tolleranza è staccare la spina a un malato terminale, la massima speranza nazionale è veder morire Welby così come la massima euforia prescritta agli italiani è festeggiare la Finanziaria che massacrerà dal vivo, con i rallegramenti degli aguzzini. Il Governo aumenta le tasse? Ma no, che il Presidente del Consiglio continua a dire che diminuiscono.

    12) "DIFENDERE LA VITA"


    http://difenderelavita.totustuus.it/
    "Matrimonio" di omosessuali
    Siamo passati, con una rapidità sorprendente, da una rivendicazione a un'altra da parte dei gruppi omosessuali. Il crescendo è stato ben orchestrato e pare non cozzare se non contro una vaga opposizione, che teme di essere tacciata di "omofobismo" e votata per ciò stesso alla gogna. Dopo la loro rottura con la psicanalisi e gli psicanalisti, all'indomani della Seconda guerra mondiale, i gruppi omosessuali non hanno mai cessato di proclamare, in modo spesso sproporzionato, se non addirittura aggressivo, la loro "normalità". In questo esercizio di autogiustificazione, la richiesta del "non-logorio" e dei "diritti all'omosessualità" ha rapidamente assunto la forma di una richiesta di legittimazione civile. Per questo la proposta di "contratti" o di "patti" è diventata un cavallo di battaglia dei gruppi omosessuali.

    13) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2345
    Quel "rock cristiano" che profana Lourdes
    Come sa bene chi c’è stato, davanti alla grotta di Lourdes il tempo si ferma. Ci si siede su una delle panchine e si sta a guardare la statua di Maria. Possono trascorrere ore, così, e non ci si annoia, non ci si stanca, non assale il pensiero improvviso di qualcosa di urgente da fare, di più importante che star lì. Ci si passi l’espressione, è come stare sotto una campana di vetro in cui regna la pace più assoluta, profonda e lieve allo stesso tempo. È come se le tentazioni, anche minime, e la frenesia dell’esistenza non potessero penetrare in quello spazio circoscritto di quiete dell’anima.  IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Benedetto XVI: Con aborto e laicismo non ci può essere vera pace
    L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato u! n diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace.

     
     
    "VITTORIO MESSORI"
    http://www.et-et.it/pensare/emporec3.htm
    Messori e i nemici del cattolicesimo
    Poi c'è il caso di monsignor Jozef Tiso: un prete "prestato alla politica" che fu segretario del Partito popolare slovacco sull'esempio di don Sturzo, e fu per sei anni Presidente della Repubblica autonoma di Slovacchia dopo un compromesso con Hitler; e fu impiccato dal governo comunista il 18 aprile del 1947 con l'accusa di aver fondato un "regime sanguinario". Non solo non aveva ucciso nessuno, ma aveva addirittura aiutato gli ebrei del suo Paese a sfuggire alla persecuzione nazista.

    16) "ANTONIO SOCCI"


    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm?circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.765588393278&id=430
    Lettera a Veltroni su Terzani e il comunismo
    In una memorabile intervista con Walter Tobagi, Giorgio Bocca ammise: "andai quattro volte in Vietnam e feci dei servizi che piacquero alla sinistra italiana: in parte perché raccontavo la verità sulla formidabile guerriglia vietnamita, in parte perché mi autocensuravo". Tobagi chiede ancora: "Vuoi dire che tacevi alcuni aspetti della situazione vietnamita?". Bocca: "Succedeva questo: la mitizzazione della rivolta vietnamita e la demonizzazione degli americani erano giunte a un tale livello che non era possibile raccontare una verità che avesse però il marchio di informazione Usa". Questo era il famoso "giornalismo obiettivo", la crema del giornalismo italiano
     
     
    08 januari

    il mio capodanno con...

     
    non ero presente all'arsenale ma 2 ragazzi come joseph erano con noi!!!
    bella fine del 2006.
    bell'inizio del 2007.
     
     
     
    05 januari

    spunti x l'epifania

    :
    http://primopiano.totustuus.info/
    Benedetto XVI: Il Santissimo Sacramento è il centro
    qualitativo del cosmo e della storia
    Il Mistero eucaristico costituisce il punto di convergenza
    privilegiato tra i diversi ambiti dell'esistenza cristiana,
    compreso quello delle ricerca intellettuale. Incontrato
    nella liturgia e contemplato nell'adorazione,
    Gesù-Eucaristia è come un "prisma" attraverso il quale si
    può meglio penetrare nella realtà, sia nella prospettiva
    ascetica e mistica, che in quella intellettuale e
    speculativa, come anche in quella storica e morale. Nell'Eucaristia
    Cristo è realmente presente e la Santa Messa è vivo
    memoriale della sua Pasqua. Il Santissimo Sacramento è il
    centro qualitativo del cosmo e della storia.

     

    http://libreria.totustuus.info/
    PACS - Perché il diritto deve dire no
    Giustamente si può affermare che, dal punto di vista della
    coppia che decide di sposarsi, la disciplina del matrimonio
    costituisce una risposta, sia pure parziale ed imperfetta,
    ad un essenziale bisogno del cuore umano: quello di essere
    pienamente accolto ed amato in un contesto stabile di
    reciprocità e complementarietà, ipotecando in qualche modo
    il futuro e proiettandosi pacificato verso di esso. Ma, e
    qui sta l'aspetto che interessa al giurista, la coppia che
    soggettivamente sfida la precarietà e decide di vivere la
    propria affettività nel quadro istituzionale del matrimonio,
    oggettivamente svolge una funzione sociale importantissima.
    In un contesto strutturato dall'ordinamento giuridico per la
    durata nel tempo, caratterizzato da diritti ed obblighi che
    presuppongono ed organizzano una proiezione verso il futuro,
    gli sposi si trovano nella situazione - anche psicologica -
    più favorevole per aprirsi alla procreazione e garantire,
    attraverso il ricambio generazionale, la! sostenibilità
    della vita sociale e le condizioni minime per la sua
    prosecuzione..
     
    "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=33781&url=dettaglioRassegna.jsp
    A parole stanno con il Papa, poi distruggono il matrimonio
    Così si dica per i pacs che sono l'anticamera del libero
    amore, cioè della prigione dell'autentica libertà di chi si
    lega per la vita e per la morte a una persona di sesso
    diverso. (E come compiere un atto coniugale omosessuale?). V'è
    poi l'eutanasia che può essere la porta di ingresso di una
    morte legalmente inflitta. Quanto allo spinello è come
    invitare - di fatto - a distruggersi nell'intelligenza,
    nella volontà e nel sentimento. Che stanno a fare i
    cattolici in questo marasma?
     
     
     
    DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Unioni di fatto
    Il riconoscimento e la conseguente registrazione, sul piano
    legale, in un numero crescente di paesi, delle "unioni di
    fatto", sotto forma di "contratti" tra le parti interessate
    che accordano a tali unioni uno statuto e dei vantaggi
    sociali simili oppure alternativi a quelli riservati ai
    matrimoni, ha provocato una reazione, talvolta indignata, da
    parte delle popolazioni alle quali erano imposte senza il
    loro consenso, e senza che ci fosse stato un reale dibattito
    pubblico preliminare. Ha anche portato, per contraccolpo, a
    una riflessione nuova, e salutare, su ciò che costituisce il
    matrimonio, e fa sì che nessun "patto", fosse pure "civico"
    e "di solidarietà" (ad esempio il PACS francese), può
    pretendere di sostituirsi a questa istituzione naturale, con
    cui un uomo e una donna si danno l'uno all'altra per la
    vita, in un'unione permanente ed esclusiva, aperta alla
    procreazione.
     
     
    VITTORIO MESSORI"
    http://www.et-et.it/articoli2006/a06o20.htm
    Gli astri celesti ci parlano
    Purtroppo una buona parte di quello che oggi va sotto il
    termine di "astrologia" non è assolutamente da tenere in
    considerazione. Spesso gli oroscopi vengono eseguiti da
    persone impreparate. Parlo per esperienza personale. Da
    giovane ho lavorato al quotidiano "La Stampa" di Torino. Se
    l'astrologo ufficiale non mandava in tempo il suo elaborato,
    lo facevano noi in redazione, a turno, scrivendo cose ovvie.
    Ma esiste anche l'astrologia vera, una sapienza tramandata
    da millenni e che ha unificato popoli e culture. L'astrologia
    non è un fatto solo Occidentale, anzi. E' nata in Oriente,
    era praticata in Mesopotamia, in Cina, in India. Anche
    culture isolate come quelle delle americhe prima di Colombo,
    avevano sviluppato enormi conoscenze astrologiche
     
    04 januari

    COSA CI ASPETTA NEL 2007 ? MEGLIO ASCOLTARE LA MADONNA CHE LEGGERE GLI OROSCOPI: GUARDIAMO A FATIMA (e a Medjugorje…)

    Giorni fa ho partecipato al programma di libri di Rai 1 (quello presentato da Gigi Marzullo). Mi avevano chiesto di presentare il mio ultimo volume, “Il quarto segreto di Fatima”. Naturalmente dei critici letterari presenti – chiamati a commentare le opere proposte – quasi nessuno aveva letto il mio libro. E’ stato abbastanza deprimente, anche perché alla non-lettura del libro si acconpagna la consueta ignoranza del cristianesimo e della Chiesa. Ancora maggiore dunque era l’ignoranza di Fatima. Eppure il “caso Fatima” resta – almeno per noi cattolici – qualcosa di enorme su cui continuiamo a non riflettere.
    Continuiamo a essere sordi e ciechi. Che la Madre di Dio sia scesa dal Cielo all’inizio del Novecento per consegnare all’umanità e alla Chiesa – in vista di un secolo apocalittico - un messaggio di vitale importanza per la salvezza terrena e per quella eterna del genere umano, è un avvenimento così enorme che non può essere relegato nel “settore devozionale”, non può essere consegnato a chi riteniamo interessato alle apparizioni. Riguarda tutti !!! Chiunque abbia a cuore almeno se stesso o i propri figli !!!

    In sostanza: o è vero o è falso ! Non ci sono vie di mezzo. E siccome la Chiesa – notoriamente molto prudente e guardinga – ha ufficialmente riconosciuto quell’apparizione, con una solennità senza eguali, ciò che la Santa Vergine ci raccomanda deve essere assolutamente e urgentemente preso sul serio. A meno che non vogliamo essere sordi come lo furono i cristiani negli anni Venti e Trenta che – non avendoLe creduto – videro verificarsi tutte le sue terribili profezie (l’avvento del comunismo, la seconda guerra mondiale, popoli interi massacrati, orrende persecuzioni alla Chiesa…).

    Ad oggi deve ancora verificarsi la terza parte del Segreto: quella della visione rivelata dalla Chiesa nel 2000 (la città in rovina cosparsa di cadaveri, il martirio di un Papa con tanti vescovi e fedeli). Che quella visione terrificante (che fa pensare a uno scenario da guerra mondiale) non corrisponda all’attentato al Papa del 1981 possiamo dirlo in quanto il card. Ratzinger dichiarò che la Chiesa non ne dava nessuna interpretazione ufficiale. Possiamo dirlo inoltre perché una montagna di indizi inducono a pensarlo (li ho esposti nel mio libro). Infine perché la stessa suor Lucia nella lettera al Papa del 1982 (l’anno dopo l’attentato) scriveva esplicitamente “se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi”. A questo si aggiunga la parte del terzo segreto non ancora rivelata (la cui esistenza documento nel libro) che dovrebbe essere ancora più scioccante.

    L’anno che si apre – il 2007 – è il 90° anniversario delle apparizioni di Fatima. Forse è il caso di tornare all’accorato appello della Madonna e al suo invito ad affidarsi al Suo Cuore Immacolato. Gli eventi di questi mesi infatti inducono a pensare che sia l’unico rifugio sicuro…

    Un augurio a tutti che questo anno ci faccia accorgere della presenza di Lei fra noi…Infatti la Vergine stessa disse, apparendo nel 1830 a santa Caterina Labouré: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande, si crederà tutto perduto. Allora io sarò con voi”

    Antonio Socci

    P.S. Tutto quello che abbiamo detto trova conferma a Medjugorje che sembra l’estrema prova di appello che la Vergine ha ottenuto per salvare l’umanità…

    L’INCOMBERE DI UNA DEFLAGRAZIONE NUCLEARE…

    di Antonio Socci

    Saddam Hussein è stato eliminato, ma la minaccia che incombe sul mondo no. Anzi, potrebbe perfino accrescere la sua pericolosità. Se ne parla poco e si conosce ancora meno: si tratta di un possibile conflitto nucleare. Sembra una mitologia da anni Sessanta o al più si pensa (con poco interesse) alla controversia in corso sul nucleare iraniano, credendo che riguardi “solo” la sicurezza dei paesi vicini (Israele per primo).

    Invece non è così. La minaccia riguarda tutti ed è oggi più incombente che mai. Oggi più di dieci anni fa. A paventare (in questo inizio del 2007) una “possibile catastrofe atomica” non è un qualche opinionista apocalittico, un allarmista di professione, ma una persona pacata e razionale, l’uomo più saggio e illuminato che calca la scena mondiale: Benedetto XVI. Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa celebra il 1° gennaio 2007, esprime la sua “grande inquietudine” per “la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari”. Ed ecco la “paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo” osserva il Papa “alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta ‘guerra fredda’. Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Purtroppo” prosegue il Santo Padre “ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità”. Il Pontefice esorta dunque a stipulare nuovi accordi internazionali per “la non proliferazione delle armi nucleari” e chiede un serio impegno per arrivare alla loro “diminuzione e al loro definitivo smantellamento”. Tuttavia, mentre lancia il suo appello accorato (“niente si lasci di intentato”), è ben consapevole del rischio imminente: “E’ in gioco il destino dell’intera famiglia umana!”.

    E’ incredibile che un così autorevole allarme sia passato e passi pressoché inosservato. A parte gli addetti ai lavori, che sanno come stanno le cose e sono estremamente preoccupati, i mass media e la gente sembrano non rendersi conto. Anche il cupo segnale del maggio 2005 è stato del tutto snobbato: il fallimento a New York della settima Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (è l’appuntamento che ogni cinque anni, dal 1970, si tiene per vigilare sull’osservanza dell’impegno sottoscritto dai Grandi di ridurre ed eliminare le armi nucleari). Il motivo del fallimento è molto semplice (e lo abbiamo già scritto su queste colonne): la situazione è fuori controllo. Gli esperti ormai rimpiangono il vecchio “equilibrio del terrore”. Oggi lo scenario è peggiore. Si è scatenata negli ultimi anni una corsa al nucleare che non ha eguali nei 50 anni precedenti. Secondo documenti ufficiali dell’Onu sono circa 40 i Paesi che già dispongono di “capacità nucleare” e fra quelli che da tempo posseggono armi nucleari vi sono Stati come l’India e il Pakistan che sono da sempre a rischio di conflitto armato.

    Gli Stati Uniti – dopo l’11 settembre 2001, con la convinzione di una minaccia inedita alla propria popolazione civile – hanno preso ad investire cifre gigantesche nel riarmo. Gli altri hanno seguito. Questa corsa planetaria alle armi nucleari si somma alla scarsa manutenzione e all’ insicurezza di tanti arsenali (soprattutto dell’Est europeo), all’esistenza di organizzazioni terroristiche internazionali capaci di tutto e al commercio clandestino di ordigni atomici.

    L’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, William J. Perry di recente ha dichiarato: “Non ho mai avuto tanta paura come ora di un conflitto nucleare. Esiste una probabilità di un attacco rivolto contro obiettivi Usa nei prossimi dieci anni superiore al 50 per cento”. Non è un caso se la Russia e gli Stati Uniti hanno cominciato a teorizzare un possibile uso “limitato” di armi atomiche.

    Ritengono di poterlo fare perché dispongono di nuovi ordigni dagli effetti “controllabili” che potrebbero servire a distruggere armi atomiche in costruzione da parte di regimi pericolosi, ma questo passo resta un salto nel buio. Che potrebbe avere effetti incalcolabili. Viviamo su una polveriera. Gli scenari più allarmatisici parlano di 30 mila ordigni nucleari di cui 17.500 operativi: più che sufficienti per distruggere migliaia di volte il pianeta. Ma anche se consideriamo lo scenario “meno scioccante” le cose non cambiano. I dati ufficiali dicono che gli Stati Uniti dispongono circa di 4.500 testate nucleari strategiche offensive, la Russia 3.800, infine Gran Bretagna, Francia e Cina fra 200 e 400 ciascuno (senza considerare quelle degli altri Paesi dotati di qualche centinaio di bombe nucleari). Anche se arrivassimo ad avere “solo” 3.200 testate (come sarebbe previsto dagli accordi russo-americani per il 2012) avremmo una capacità distruttiva pari a 65 mila volte (ripeto: sessantacinquemila volte) quello della bomba di Hiroshima dove morirono 200 mila persone.

    Ciò che rende purtroppo possibile un grande botto della polveriera chiamata “Terra”, non è neanche il divampare di un conflitto fra Stati (sempre possibile) o un attacco terroristico, ma il caso. Sì, la casualità, l’errore, l’incidente involontario, l’equivoco. Ho già ricordato su “Libero” l’intervento dell’anno scorso su “Foreign Policy” di Robert McNamara (fu segretario alla Difesa degli Stati Uniti dal 1961 al 1968, con Kennedy e con Johnson ed è uno dei maggiori esperti mondiali di armi nucleari). Ebbene McNamara sostiene che il rischio più terribile è proprio quello: un errore nei sistemi di controllo computerizzato, un guasto a una macchina e tutto salta per aria. Impossibile? Niente affatto. Possibilissimo. C’è un’ampia e agghiacciante casistica di incidenti già accaduti nel corso dei quali la catastrofe è stata scongiurata per un soffio. Si sa che il presidente americano e quello russo – quando ricevono l’allarme di un possibile attacco atomico - devono decidere la risposta nell’arco di 20 minuti. Un pugno di uomini hanno solo pochi secondi per capire se si tratta di un falso allarme. E’ addirittura miracoloso che fino ad ora – con la quantità di incidenti accaduti – sia stato sempre evitato il peggio. Ma possiamo continuare così?

    McNamara definisce ormai “inaccettabile” questo rischio perché “comunque sia, gli esseri umani possono sbagliare. E un errore commesso in simili circostanze avrebbe condotto alla distruzione delle nazioni. La conbinazione di fallibilità umana e armi nucleari comporta un rischio elevatissimo di catastrofe nucleare” (per non dire della quantità di ordigni nucleari “persi”, per incidenti vari, nei mari).

    La soluzione a cui viene da pensare è una progressiva riduzione degli arsenali atomici, ma, secondo McNamara, anche sostanziose riduzioni di armi nucleari non cambierebbero nulla perché “la testata statunitense media” spiega “ha un potenziale distruttivo 20 volte superiore a quello della bomba di Hiroshima”.

    Dunque c’è una sola strada. Obbligata. La totale cancellazione di armi nucleari dalla Terra. Ma oggi pare impossibile e si sta facendo l’opposto. “Siamo in un momento critico per la storia dell’umanità”, ha concluso McNamara. Il Papa grida il suo allarme, ma la gente è distratta. Una spensieratezza collettiva che deve ricordare al Santo Padre l’inquietante profezia di Gesù nel Vangelo di Luca: “Come avvenne ai tempi di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano si sposavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’Arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano…”.

    ©“Libero” 31 dicembre 2006

    03 januari

    invasione silenziosa

    Moschee, l'invasione silenziosa:
    in Italia sono già più di 600

    di Stefano Filippi

    Domanda semplice: quante sono le moschee in Italia?
    Mistero.

    Lo ignora l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche nata
    dall'organizzazione radicale dei Fratelli musulmani e
    protagonista delle roventi polemiche estive contro Israele,
    che è il gruppo cui è legato il numero maggiore di locali di
    preghiera nel nostro Paese.
    Non lo sa la Lega musulmana, dalla quale dipendono il Centro
    culturale islamico d'Italia e la moschea di Roma.
    Non filtrano dati precisi nemmeno dal ministero
    dell'Interno, cui pure fa capo la Consulta islamica.
    La stessa Consulta nega che sia affar suo.
    In sostanza, non se ne occupa nessuno.
    Niente censimenti che diano un'idea della dimensione
    complessiva di un fenomeno in crescita tanto silenziosa
    quanto costante.

    Altra domanda: si tace perché si ignora, oppure perché si
    vuole mantenere il segreto?
    Anche questo interrogativo è destinato a restare insoluto.
    Circolano soltanto voci difficili da verificare.
    A Colle Val d'Elsa, nell'incandescente terra di Siena dove è
    in costruzione una nuova, grande e contestatissima moschea,
    l'imam Ferras Jabareen (senza però specificare la fonte)
    parla di 612 associazioni islamiche con luogo di preghiera
    annesso.
    Cifra ridimensionata da Hamza Piccardo, portavoce
    dell'Ucoii, che ammette di conoscere 250 indirizzi, di cui
    160 direttamente legati alla sua associazione: ma l'elenco
    dettagliato dei centri islamici (città, recapito e telefono)
    è stato cancellato dal sito Internet dell'Unione.

    Nel 2002, quando le cose erano un po' più trasparenti,
    l'Ucoii dichiarava ufficialmente 133 luoghi di culto, più
    altri 120 segnalati ma non verificati, più un altro
    centinaio di centri sorti qua e là disordinatamente, senza
    pianificazione.
    In totale, circa 350.
    Appena un anno prima Magdi Allam, nel libro «Islam, Italia»,
    ne contava 214 distinti in quattro tipi: le tre moschee vere
    e proprie (a Roma, Catania, Segrate, con tempio e minareto);
    una trentina di centri culturali islamici; un'ottantina di
    centri islamici e un centinaio di semplici luoghi di culto.
    Siamo alle soglie del 2007.
    Se si considera l'aumento dei musulmani in Italia e il
    consolidarsi delle comunità, l'ipotesi di 600 moschee non
    solo verrebbe confermata ma potrebbe rivelarsi addirittura
    riduttiva.
    A queste vanno aggiunte le sale di preghiera delle varie
    confraternite musulmane come per esempio quella della
    muridiya, che trova adepti soprattutto tra i senegalesi e ha
    la capitale a Pontevico (Brescia), dove una vecchia fabbrica
    di biciclette è stata trasformata nel più grande luogo di
    culto murid d'Europa.

    Sul web si trovano elenchi dai quali si possono ricostruire
    quasi 400 riferimenti, dai circoli regolarmente costituiti
    fino a semplici indirizzi di posta elettronica di aspiranti
    imam.
    La maggiore concentrazione (oltre la metà) è al nord: 55 in
    Piemonte, 65 in Lombardia, 35 in Veneto, una decina in
    Friuli, oltre 20 in Liguria, una cinquantina scarsa in
    Emilia Romagna e una dozzina in Trentino Alto Adige.
    Perché al nord? «In realtà la terza comunità islamica
    italiana è a Napoli - dice Piccardo - ma le moschee nascono
    dove c'è stabilità. E la stabilità presuppone il lavoro,
    mentre il sud è la patria del precariato e del lavoro nero».
    Comunque, stando a Internet, in Campania le associazioni
    islamiche sono quasi una trentina.

    Una riproduzione rapida

    Dunque, la moltiplicazione delle moschee significa che
    l'islam, seconda religione più diffusa in Italia, si
    consolida di anno in anno.
    Secondo uno studio del ministero dell'Interno basato sui
    dati del dossier annuale Caritas-Migrantes, è praticata da
    oltre 1.200.000 persone, circa il 2,5 per cento della
    popolazione.
    Numero destinato a crescere rapidamente, visto che un
    bambino su 10 è straniero (addirittura 1 su 5 nelle regioni
    del Nord).

    Ma non c'è soltanto il fattore demografico: è anche
    aumentato il numero dei musulmani praticanti.
    Nel 2001 Allam sosteneva che non più del 5 per cento degli
    maomettani seguisse rigorosamente i precetti del Corano.
    Ora gli studiosi sostengono che la quota ha superato il 20
    per cento. E basterebbe girare per i quartieri a forte
    presenza straniera per constatare quanto siano aumentati i
    veli.
    Dopo l'11 settembre 2001 i gruppi più radicali si sono
    rinsaldati, i fedeli più lontani sono stati «re-islamizzati»
    e costretti ad allontanarsi dagli influssi occidentali. Così
    la sempre più estesa rete di moschee, oltre a consentire le
    pratiche rituali di una galassia polverizzata di fedeli,
    serve anche a riprendere il controllo dei musulmani tiepidi,
    moderati o laicizzati e ad accrescere il peso delle
    organizzazioni come l'Ucoii.

    Gli statuti in fac-simile

    Formalmente, in mancanza di una forma di concordato, non si
    potrebbe parlare di moschee se non per l'edificio di Roma.
    Per aprire un luogo di preghiera si costituisce un centro o
    associazione islamica (bastano tre persone: presidente,
    segretario e tesoriere), registrarla in Comune o in
    Provincia sborsando poche decine di euro e affittare un
    locale.
    Di solito gli statuti sono basati sui modelli distribuiti
    dall'Ucoii.

    I musulmani pregano in garage, palestre, scantinati,
    magazzini, capannoni industriali abbandonati, stanzette
    concesse sui luoghi di lavoro.
    Nulla di paragonabile con lo splendore dei grandi templi
    moreschi della Spagna meridionale o di Istanbul; del resto
    le moschee non sono templi consacrati come le chiese
    cristiane e gli arredi sono ridotti al minimo: un locale per
    le abluzioni rituali, scaffali per le scarpe, tappeti
    sgargianti, un leggio che sostituisce il pulpito dell'imam,
    una nicchia orientata verso la Mecca.
    La sacralità è garantita dal semplice fatto che qualcuno si
    prostri in direzione della pietra nera e reciti le preghiere
    rituali.

    Imam, carriere veloci

    Gli imam, cioè i «dottori» coranici, vengono scelti dalle
    varie comunità.
    Nei Paesi dove l'islam è religione di stato le cose non
    funzionano così: è il ministero degli Affari di culto che
    nomina i predicatori, accerta che conoscano il Corano e la
    legge del Profeta, sorveglia che cosa dicono e cosa fanno.
    Controlli ferrei: mentre da noi le moschee raddoppiano, in
    Marocco l'anno scorso ne sono state chiuse 145.
    Soltanto l'imam della grande moschea di Roma viene designato
    da una delle massime autorità islamiche mondiali.
    Lo scorso giugno, alla morte di Mahmoud Shweita, il Grande
    imam egiziano dell'università di al-Azhar, Mohammed Sayyed
    Tantawi, ha spedito a Roma il quarantanovenne cairota Ala
    Eddin Mohammed Ismail el Ghobashy.
    Il quale ha dovuto aspettare tre mesi per prendere possesso
    della moschea in attesa del visto e di sistemare le
    questioni familiari.

    Per il resto, da noi si diventa imam per autocandidatura
    confermata dai pochi praticanti.
    Jabareen, per fare un esempio, fisioterapista in una clinica
    di Firenze e fautore di una moschea per migliaia di fedeli,
    è stato investito da 95 elettori.
    Gli imam italiani fanno i lavori più diversi: quello di
    Carpi (Modena), un ex giornalista pakistano, è responsabile
    di produzione in una azienda tessile; quello di San Giovanni
    in Persiceto (Bologna) vive di sussidi comunali; a Torino
    Bouriqui Bouchta, espulso il 6 settembre 2005, gestiva tre
    macellerie halal.
    L'imam di Casalmaggiore (Cremona), operaio in un'azienda
    chimica, ammette che non serve nessuna specifica
    preparazione teologica: «Nessun conduttore ha avuto una
    formazione esterna. Abbiamo imparato il Corano e gli Hadith
    diventando adulti nei nostri Paesi di origine. Da 1565 anni
    il Corano non cambia. Non possiamo certo essere noi
    poveracci quelli che mettono in discussione la legge
    islamica».

    Accade così che vengano eletti non i più dotti ma i più
    loquaci, i più intraprendenti, i più legati alle varie
    organizzazioni.
    Non ci sono controlli, e se ne lamentano gli stessi moderati
    che chiedono allo Stato un'intesa complessiva (cioè che
    riguardi anche questioni come le scuole islamiche, la
    macellazione rituale, le sepolture).
    Nessuna garanzia sull'ortodossia della predicazione, sulla
    precedente formazione culturale e religiosa, sulla
    conduzione delle attività dei centri. E tra insegnamento
    religioso e centrale di indottrinamento il confine è quanto
    mai sottile.
    (1. Continua)

    (C) Il Giornale, 23-12-2006
    02 januari

    aveva ragione Socci

    la lobby catto-comunista comincia a muovere le sue
    batterie contro il Papa.
    Qui sotto alcune note su Paolo Farinella, in fondo la
    notizia Ansa che vi farà morire dal ridere.

    1. Don Paolo Farinella, altro prete da tempo nell'"occhio
    del ciclone", fa una richiesta-appello al papa di non
    ricevere in udienza Berlusconi sotto elezioni, sia per la
    più recente iniziativa di promuovere un contro-appello al
    manifesto per l'Occidente di Marcello Pera
    (www.arcoiris.tv/appello_pera/risposta_controappello/).
    [adista 27/2006]

    2. UN LUOGO DI CULTO PER I MUSULMANI? È UN DIRITTO, TANTO
    BASTA. INTERVIENE DON PAOLO FARINELLA [adista N. 50 - 03
    Luglio 2004]

    3. CAPPELLANO: PRETE O MILITARE? SEVERA ANALISI DI DON PAOLO
    FARINELLA Per l'abolizione dei cappellani militari, perchè
    "per un cristiano le armi sono sempre peccato, eccetto
    quelle della Resistenza e a favore dei lavoratori" [adista
    N. 66 - 25 Settembre 2004]

    4. "SIGNORE, LIBERACI DALL'UDC": DON PAOLO FARINELLA
    RISPONDE AD UNA LETTERA DI LUCA VOLONTÈ [adista N. 43 - 10
    Giugno 2006]

    _____

    ANSA 2006-12-29 12:00
    FLOP SU INTERNET DELLA PETIZIONE CONTRO LA MESSA IN LATINO
    CITTA' DEL VATICANO - Non sta avendo il successo sperato dal
    promotore la raccolta di firme lanciata su Internet dal
    sacerdote e biblista (e comunista) genovese don Paolo
    Farinella contro il ritorno della messa in latino - oggetto
    di un possibile 'motu proprio' di Benedetto XVI di cui si
    parla da tempo - e in difesa delle scelte del Concilio
    Vaticano II.
    L'obiettivo dell'appello era di raccogliere almeno diecimila
    firme da inviare in Vaticano, ma a quasi due mesi dal lancio
    il numero dei sottoscrittori supera di poco il migliaio.

    Sono appena 1.052, a tutt'oggi, i firmatari che si sono
    aggiunti al primo, cioé lo stesso don Farinella, ma occorre
    contare anche firme platealmente fasulle: come quella di chi
    si é voluto siglare beffardamente nientemeno che "Marcel
    Lefebvre, arcivescovo di Dakar", cioé il fondatore francese,
    morto nel 1991, di quel movimento scismatico
    tradizionalista, oppositore dell'accantonamento della Messa
    di rito tridentino, al cui rientro in seno alla Chiesa
    dovrebbe essere diretto proprio l'atteso 'motu proprio'
    papale.

    "Noi le chiediamo di non pubblicare l'indulto - scrive don
    Farinella nel suo appello a Ratzinger - che giustificherebbe
    il disprezzo di chi già disprezza il concilio, ma le
    chiediamo di pretendere da vescovi, cardinali e cristiani un
    atto di adesione formale all'intero magistero del concilio,
    cominciando lei a dare il buon esempio".
    "In caso di pubblicazione dell'indulto che ripristina la
    Messa di Pio V - aggiunge -, noi staremo in ginocchio, ma
    con la schiena dritta non lo attueremo, ma lo combatteremo
    in nome della nostra coscienza e del rispetto dovuto al
    concilio ecumenico e ai papi suoi predecessori".

    Secondo don Farinella - non nuovo a iniziative del genere
    come l'analoga petizione dello scorso marzo contro l'udienza
    di Benedetto XVI agli europarlamentari del Ppe -,
    promulgando il 'motu proprio' per ripristinare il rito della
    'Messa di Pio V' del 1570 in vigore fino al 1962, il Papa
    andrebbe "incontro a qualche decina di fondamentalisti
    irriducibili che si sono separati dal gruppo che fa capo al
    vescovo scismatico e scomunicato Marcel Lefebvre, rientrati
    nella Chiesa cattolica, ma a condizione che non sia loro
    chiesta alcuna adesione formale al magistero e alle riforme
    conciliari. Di fatto - aggiunge -, lei sconfessa sia il
    concilio che i papi del concilio: papa Giovanni XXIII che lo
    indisse e papa Paolo VI che lo concluse e lo attuò, i papi
    più grandi del secolo ventesimo".

    "Il problema non è la messa in latino (oggi anacronistica) -
    spiega nel suo appello online -, il vero problema sta nel
    fatto che la Messa di Pio V è una bandiera issata dai
    tradizionalisti per esigere la sconfessione totale del
    concilio ecumenico Vaticano II e specialmente del papa Paolo
    VI che essi ritengono scismatico e ispirato dal diavolo".
    Quindi ripristinando per loro il vecchio rito, "lei si fa
    complice e fautore di uno scisma ancora più grande perché i
    discepoli di Lefebvre non accetteranno mai l'autorità del
    concilio".
    "Lei è il papa e noi ne riconosciamo l'autorità - aggiunge
    don Farinella -, ma nello stesso tempo le diciamo che lei
    non può fare quello che vuole e non può contraddire un
    concilio né tanto meno abrogarlo come sta facendo con la
    concessione 'in esclusiva' della Messa di Pio V".

    Tra i 1.052 firmatari, impiegati, professionisti, studenti,
    pensionati, anche preti, di ogni parte d'Italia e anche
    dall'estero. Risalta la sottoscrizione di don Franco Ratti,
    fondatore e presidente del Mocova-Movimento Concilio
    Vaticano II.

    _____

    PS.
    Il Mocova, cioè don Franco Ratti, dal suo sito raccomanda di
    visitare tutti siti di "Noi siamo Chiesa", di don Vitaliano
    della Sala, di Franco Barbero (l'ex prete che sposava i
    gay), di Mons. Galliot, vescovo comunista sospeso a
    divinis....

    __._,_.___
    01 januari

    martirologio 2006

    di quanti impegnati nel lavoro Missionario sono stati
    uccisi nell'anno 2006

    Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Come di consueto alla
    fine dell'anno l'Agenzia Fides pubblica l'elenco degli
    operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento
    nel corso del 2006. Secondo le informazioni in nostro
    possesso, quest'anno sono stati uccisi 24 tra sacerdoti,
    religiosi, religiose e laici, uno in meno rispetto all'anno
    precedente. Come sempre negli ultimi tempi, il conteggio di
    Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso
    stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo
    violento o che ha sacrificato la vita consapevole del
    rischio che correva, pur di non abbandonare il proprio
    impegno di testimonianza e di apostolato. I corpi di alcuni
    di loro sono stati trovati ore o giorni dopo il decesso,
    spesso vittime - almeno in apparenza - di aggressioni,
    rapine e furti perpetrati in contesti sociali di particolare
    violenza, degrado umano e povertà, che questi "artigiani di
    pace" cercavano di alleviare con la loro presenza e la loro
    opera.

    Non usiamo volutamente il termine "martiri", per non entrare
    minimamente in merito al giudizio che la Chiesa potrà
    eventualmente dare di loro, e anche per la scarsità di
    notizie che, nella maggior parte dei casi, si riesce a
    raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze
    della loro morte. Li proponiamo comunque al ricordo ed al
    suffragio di tutti, proprio perché il loro sacrificio, ben
    noto a Dio, non sia dimenticato neanche dagli uomini, e per
    il tributo che hanno dato alla crescita della Chiesa in ogni
    parte del mondo, al servizio della promozione umana e
    dell'evangelizzazione.

    Come ha sottolineato il Santo Padre Benedetto XVI ricordando
    alla preghiera dell'Angelus del 24 settembre proprio una di
    queste missionarie uccise, suor Leonella Sgorbati, tanti
    cristiani, "con umiltà e nel silenzio, spendono la vita al
    servizio degli altri a causa del Signore Gesù, operando
    concretamente come servi dell'amore e perciò "artigiani" di
    pace. Ad alcuni è chiesta talora la suprema testimonianza
    del sangue. Non c'è dubbio che seguire Cristo è difficile,
    ma, come Egli dice, solo chi perde la propria vita per causa
    sua e del Vangelo la salverà (cfr Mc 8,35), dando senso
    pieno alla propria esistenza. Non esiste altra strada per
    essere suoi discepoli, non c'è altra strada per testimoniare
    il suo amore e tendere alla perfezione evangelica."

    Riguardo ai continenti dove nel 2006 sono state registrate
    il maggior numero di vittime, figura al primo posto l'Africa,
    che ha visto la morte violenta di 9 sacerdoti, 1 religiosa e
    1 volontaria laica. La nazione con il maggior numero di
    sacerdoti uccisi è il Kenya, con 3 sacerdoti morti
    violentemente, cui fa seguito la Nigeria, con 2 sacerdoti
    uccisi. L'unica religiosa uccisa in Africa è suor Leonella
    Sgorbati, Missionaria della Consolata, uccisa a Mogadiscio
    (Somalia), mentre la volontaria laica, di nazionalità
    portoghese, è stata uccisa in Mozambico.

    Il secondo continente per numero di vittime del 2006 è l'America,
    dove sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico,
    Cooperatore Salesiano. Il Brasile è le nazione in cui la
    Chiesa ha pagato un duplice tributo di sangue. Tra le
    vittime in questo continente si conta anche una religiosa
    statunitense impegnata nel reinserimento sociale degli ex
    detenuti, che proprio da uno di loro è stata uccisa, ed un
    laico, Cooperatore Salesiano, ucciso in Guatemala, molto
    probabilmente per non essersi piegato a ricatti e
    corruzioni.

    L'Asia è stata bagnata dal sangue di 2 sacerdoti, una
    religiosa e un laico. In India sono stati uccisi un parroco
    ed un laico, mentre ad Ambon, nelle Molucche, teatro negli
    ultimi anni di sanguinosi scontri e violenze, è stata uccisa
    una religiosa. Ad essi va aggiunto il nome di don Andrea
    Santoro, missionario Fidei donum in Turchia, ucciso a
    Trabznon mentre era in preghiera nella sua chiesa.
    Anche l'Oceania ha versato il suo contributo di sangue alla
    causa del Vangelo con un religioso dei Fatebenefratelli
    ucciso a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea.

    A questo elenco provvisorio deve comunque essere aggiunta la
    lunga lista dei tanti "militi ignoti della fede" di cui
    forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del
    pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in
    Cristo. "Penso anche a quei cattolici che mantengono la
    propria fedeltà alla Sede di Pietro senza cedere a
    compromessi, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze.
    Tutta la Chiesa ne ammira l'esempio e prega perché essi
    abbiano la forza di perseverare, sapendo che le loro
    tribolazioni sono fonte di vittoria, anche se al momento
    possono sembrare un fallimento" (Papa Benedetto XVI, Angelus
    26 dicembre 2006). (S.L.)
    (Agenzia Fides 30/12/2006)

    Links:
    Elenco dei Missionario uccisi nell'anno 2006 (Speciale
    completo 180kb) >>
    http://www.fides.org/ita/martirologio/liste/missionari_uccisi2006.doc

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