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    January 31

    La prima battaglia della bandiera arcobaleno e i no-global del XVI secolo

    Alberto LEONI
    tratto da: in Tempi

    C'è un'eroica malinconia nel persistere delle bandiere arcobaleno sui balconi dell'Italia tutta, dai casermoni della Bovisa ai più esclusivi attici di Anacapri. Tale costanza, tanto vale ammetterlo, non può che avere una radice religiosa, tesa al di là della storia contingente e le varie interpretazioni e discussioni sulle origini del vessillo, dalla teosofia al pacifismo di Capitini, al movimento gay non appaiono esaurienti. Eppure la bandiera arcobaleno, paradossalmente ha una sua storia militare che, tuttavia, appare del tutto coerente con molti ideali dell'attuale movimento pacifista e, più genericamente, no-global.

    "Noi siamo tutti fratelli, tutti figli di Adamo. Perché dunque questa differenza di beni? Perché noi dobbiamo gemere sotto il peso della miseria e soffrire i più penosi tormenti, mentre altri nuotano nell'ozio? Non abbiamo forse diritto alla eguaglianza di quei beni, che Dio diede perché fossero divisi fra gli uomini tutti? Rendeteci, ricchi del mondo, avari usurpatori, i beni di cui godete esclusivamente voi con palese ingiustizia, perché siamo anche noi uomini e cristiani. E tu, gregge sventurato di Cristo, non cesserai di gemere sotto l'oppressione della potenza ecclesiastica e secolare?". Non è un'omelia di don Vitaliano Della Sala ma di Thomas Muntzer (1490-1525), l'artefice della grande rivolta contadina tedesca. A dire il vero la prima grande rivolta della Bundschuh (La Lega dello Zoccolo, tipica calzatura del popolo basso) è del 1493 e altre ve ne furono nel 1502, nel 1513 e, soprattutto, nel 1514, con l'insurrezione del "Povero Corrado". C'è però una differenza sostanziale tra una sommossa, per quanto imponente, e una vera e propria rivoluzione, così come sussiste una notevole diversità tra la predicazione evangelica contro "l'inganno della ricchezza" e una sovversione dell'ordine sociale, finalizzata all'instaurarsi di un nuovo regime. Quella che passò alla storia come "la guerra dei contadini era iniziata a Stuhlingen, a sud della Foresta Nera, nel giugno del 1524. In molte zone della Germania Renana, della Sassonia a del Tirolo, bande composte da migliaia di contadini, ma guidate e rafforzate da lanzichenecchi e da mercenari svizzeri, nonché muniti anche di un certo numero di pezzi d'artiglieria, si erano liberati dei propri signori feudali e avevano instaurato dei veri e propri autogoverni. La rivolta si era estesa come un incendio nella steppa e solo l'esercito campale della Lega Sveva, che riuniva contingenti di diversi signori feudali laici ed ecclesiastici, riuscì a sedare le ribellioni una dopo l'altra, spesso con violenza raccapricciante, altre volte ricorrendo a mezzi pacifici o ad agenti provocatori che, infiltratisi nelle bande contadine, incitavano i ribelli a deporre le armi e a tornare alle proprie case una volta accolte (anche solo apparentemente) le proprie rivendicazioni.

    Muntzer, già luterano, si era convertito alla confessione anabattista, secondo la quale era necessario essere di nuovo battezzati, in quanto ritenuto invalido il battesimo impartito ai bambini ma, con estrema coerenza, la sua predicazione incendiaria attaccava il clero ("I preti del diavolo ... sono veramente degni di essere segati a metà") i principi ("non sono altro che carnefici e sbirri") e le strutture economiche giacché "a causa dell'avidità dei balzelli e degli interessi nessuno può più giungere alla fede": il mezzo era la lotta armata con cui si dovevano sterminare principi, nobili, magistrati e preti, "tutti coloro che vivono del vostro lavoro, e il bottino si ripartisca fra noi!".

    Per Muntzer è insopportabile "che tutte le creature siano state rese proprietà, i pesci dell'acqua, gli uccelli nell'aria, i vegetali sulla terra; anche la creatura dovrebbe essere libera". A tale proposito va ricordato come la sinistra rivoluzionaria abbia indicato in Muntzer uno dei suoi più illustri e sfortunati precursori, se è vero che egli stesso ammise, durante il processo: "Questo é stato il nostro programma e questo abbiamo voluto conseguire: omnia sunt communia e ad ognuno doveva essere distribuito secondo le sue necessità, secondo opportunità". L'attacco alla ricchezza della chiesa si concretò nella distruzione di chiese e monasteri, con un vandalismo implacabile e sistematico che sarà imitato nel corso del XVI secolo da calvinisti, presbiteriani e ugonotti in Olanda, Scozia e Francia. Lutero, dal canto suo, nell'aprile del 1525 aveva pubblicato un libello intitolato "Esortazione alla pace" nel quale si esprimeva comprensione per i rivoltosi e riprovazione per i feudatari ma, una volta venuto a conoscenza delle devastazioni e delle atrocità compiute, non esitò a condannarle con il linguaggio violento che era proprio di lui e dei predicatori del suo tempo. Il libello "Contro le bande di contadini omicide e ladre", è stato spesso adoperato in chiave antiluterana, sia dagli anabattisti che dagli stessi cattolici, dando a Lutero caratteri di opportunista sanguinario e amico dei potenti. Ora, per quanto siano proprie di Lutero espressioni come "è festa grande che (i contadini) siano strangolati come cani rabbiosi!", va ricordato che la situazione appariva catastrofica: oggi si calcola che abbiano preso parte alla rivolta tra le duecento e le trecentomila persone e che la stessa Germania sembrava dover sprofondare nel caos più totale. Il libello contro i contadini venne diffuso dopo la battaglia di Frankenhausen del 14 maggio 1525, nel corso della quale fu spazzato via l'esercito di Munzer. Fu proprio quella mattina che il predicatore anabattista incitò i suoi alla battaglia indicando loro un arcobaleno appena sorto, identico alla loro bandiera. Questo vessillo, dipinto da Philipp Gotgerodt di Mulhausen, era l'insegna delle bande della Turingia e riportava il seguente motto: Verbum Domini maneat in eternum/die ist das zeichen des ewigen bundes gotes (Questo è il segno del nostro eterno patto con Dio). Munzer, vedendo la sfiducia diffondersi nelle sue schiere assicurò che avrebbe fermato le palle dei cannoni con le maniche della sua veste ma, come si sa, le cose andarono ben diversamente. Munzer e altri capi affrontarono la tortura e il supplizio con coraggio sovrumano, tanto da essere venerati dal popolo come martiri: una venerazione che, per quanto inconsapevole, è ancor oggi testimoniata dalle bandiere arcobaleno appese alle finestre delle nostre case.

    Il pacifismo europeo è il trionfo dell'adolescenza e il desiderio di fuoriuscire dalla politica

    Alain FINKIELKRAUT
    tratto da: Il Foglio, 26.03.2003

    Il popolo pacifista europeo sogna un mondo senza politica e ha bisogno di credere in un Impero del Male. Tipico di una psicologia adolescenziale, dice il filosofo francese Finkielkraut in un'intervista che sarà pubblicata domani dal settimanale Tempi, di cui riportiamo i passaggi principali. Monsieur Finkielkraut, lei ha dichiarato la sua opposizione all'intervento Usa in Iraq prima che esso avesse luogo. Ora che la guerra è in corso, quale posizione dovrebbero assumere le persone per esercitare la responsabilità morale e la sollecitudine per il mondo? "Non siamo in grado di pesare sul corso degli avvenimenti, ma se siamo preoccupati per il mondo, dobbiamo ardentemente sperare che la campagna militare sia breve ed efficace". [...]
    Le manifestazioni pacifiste, al di là dell'enfasi retorica, stanno formulando una proposta politica: gli anglo-americani si dovrebbero ritirare e la crisi dovrebbe tornare nelle mani dell'Onu, incaricata di trovare la soluzione. Si tratta di una proposta realista, ingenua o ingannevole? "Certamente non è una proposta realista. L'Onu non ha i mezzi né la volontà per risolvere la crisi. E' sempre possibile nascondere armi chimiche o biologiche a degli ispettori, per quanto numerosi siano. Il risultato della prosecuzione delle ispezioni sarebbe stato la necessità di mantenere l'embargo sull'Iraq per chissà quanto tempo ancora. E l'embargo è una pessima cosa, anche in presenza del programma oil-for-food, perché ad approfittarne è il regime, e non la popolazione.
    I pacifisti, oltre che poco realisti, sono ingenui quando concepiscono l'Onu come una Ue su scala mondiale. Certo, l'Europa ha scelto il negoziato contro la politica di potenza, ma questa scelta è possibile solo perché l'Europa tutta intera è democratica, mentre le Nazioni Unite non lo sono. Quando poi l'Europa ha esercitato un influsso determinante sulle decisioni dell'Onu, i risultati sono stati pessimi a causa del rifiuto degli europei di cogliere l'elemento di conflittualità delle situazioni.
    Ricordiamoci Srebrenica: sono stati soldati europei sotto la bandiera dell'Onu a consegnare la città al generale Mladic, che ha fatto quel che ha fatto. E non si può avere fiducia in un'organizzazione come l'Onu che a Durban ha permesso che la conferenza sul razzismo venisse sequestrata da paesi arabi e musulmani per farne una tribuna antioccidentale e antisemita. Quanto a ipotizzare che dietro le manifestazioni pacifiste ci sia dell'ipocrisia, io credo di no, credo che i manifestanti siano sinceri: d'altra parte sono in maggioranza giovanissimi. Col pacifismo, l'adolescenza trionfa in tutti i sensi. E questo per me è motivo di inquietudine. L'adolescenza è un'età dogmatica, lirica, fatta di indignazioni stridule; la condizione adulta è l'età delle domande a se stessi, dei problemi, dei dilemmi.
    Oggi ancora una volta ho l'impressione che gli adulti si siano messi alla scuola degli adolescenti, mentre dovrebbe essere il contrario". Intellettuali che sanno contare solo fino a due Nemmeno fra i maitres-â-penser delle proteste lei vede ipocrisia? "Quel che percepisco negli intellettuali è il ritorno in forze del pensiero binario, dell'anti imperialismo militante.
    Avevamo sperato che questa metafisica sarebbe scomparsa col comunismo, ma abbiamo scoperto che il comunismo era solo una delle sue incarnazioni provvisorie. Nella loro visione il male deriva dallo sfruttamento o dalla dominazione, perciò l'America è l'Impero del Male. Uso questa espressione intenzionalmente, perché mi sembra che ci sia qualcosa di molto comico nell'emergere di questa opinione mondiale antiamericana, ostile all'Amministrazione Bush: i manifestanti denunciano con violenza il semplicismo, il manicheismo dell'Amministrazione Usa, quando sono loro i primi a ragionare in termini furiosamente manichei. Non sono capaci di contare più in là di due.
    Per loro tutto il male della terra procede dall'America". Cosa pensa delle modalità con cui si svolgono le manifestazioni pacifiste nel mondo e dei loro simboli? "[...] La cosa che più detesto è la buona coscienza con cui i manifestanti invocano la legalità, il diritto internazionale contro l'atteggiamento degli americani, perché questa legalità internazionale protegge il tiranno e gli permette di non rendere conto dei suoi crimini. Forse è giusto rispettarla, ma questo rispetto dovrebbe pesare un po' a coloro che lo invocano [...]".
    Cosa si può dire dell'atteggiamento degli europei? In Italia qualcuno ha scritto che le manifestazioni pacifiste rappresentano l'atto di nascita del "popolo europeo"."E' possibile, ma è molto inquietante. Ciò significherebbe, infatti, che ciò che definisce l'Europa è un desiderio appassionato di fuoriuscire dalla politica".
    January 29

    no coment da: http://blog.libero.it/mortadella/

    Se cade Prodi lo scenario più rispettoso della volontà degli elettori è che si vada a votare: non vedo francamente maturare le condizioni per larghe coalizioni o governi tecnico-istituzionali.
    Piero Fassino, segretario Ds, 30 ottobre 2006

    Se cade Prodi si va al voto
    , un altro governo non c'è.
    Piero Fassino, segretario Ds, 23 settembre 2007

    Se cade questo governo si va a elezioni anticipate.
    Piero Fassino, segretario Ds, 22 settembre 2007

    La logica è quella di legare al governo che nasce da un voto la durata della legislatura. Penso che dunque occorra, in questo caso, che chi fa cascare il governo sappia che finisce la legislatura.
    Enrico Letta, 24 settembre 2007

    Larghe intese? Neanche per sogno. L'alternativa al governo Prodi è un rapido ritorno alle urne.
    Anna Finocchiaro, capogruppo Ulivo al Senato, 6 novembre 2006

    Se dovessero accadere pasticci, cade il governo. Non ci sono larghe intese che tengano, a quel punto si va a elezioni.
    Giovanni Russo Spena, capogruppo Rifondazione al Senato, 30 ottobre 2006

    Questo governo non ha alternative, dopo Prodi ci sono le elezioni.
    Francesco Rutelli, leader Margherita, ex radicale, ex verde, ex abortista, ex anticlericale, 25 luglio 2007

    Un governo tecnico o istituzionale? Ma no, se Prodi dovesse cadere, dopo di lui ci sono soltanto le elezioni.
    Francesco Rutelli, leader Margherita, ex radicale, ex verde, ex abortista, ex anticlericale, 25 luglio 2007

    L'arcobaleno rosso antico (pacifismo e sinistra)

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    Ernesto GALLI DELLA LOGGIA

    tratto da: Corriere della Sera, 27.3.2003.

    Una nuova bandiera sventola da settimane su tutti i cortei, sulle folle che percorrono le città italiane protestando contro la guerra. E' la bandiera dai colori dell'arcobaleno - detta appunto della pace - che però è molto più di questo. Virtualmente - almeno in Italia - essa è ormai la nuova bandiera della sinistra. Dopo aver fatto la prova in passato nelle manifestazioni no-global e in altre occasioni, eccentriche rispetto alla consolidata tradizione socialista, oggi è il vessillo che sta soppiantando la bandiera rossa di un tempo. La comparsa e la diffusione di una nuova bandiera rappresentano sempre un fatto politico importante.

    Ogni bandiera è un simbolo e nessuna cosa come la politica, quella vera, si nutre di simboli e insieme li produce. Nel caso nostro la comparsa della bandiera della pace testimonia essenzialmente di un fatto: della straordinaria capacità della sinistra italiana di rinnovarsi culturalmente pur restando in certa misura sempre se stessa e, rinnovandosi, di riprodursi, di rinvigorire e allargare la sua influenza, riuscendo per questa via non dico a superare ma perlomeno a tenere a bada la sua innegabile crisi politica. Il conflitto Usa-Iraq ha testimoniato che, pur immersa in questa crisi, la sinistra si mostra però capace egregiamente di creare miti e parole d'ordine nuovi, di riaccreditarsi come un orizzonte morale. Nonché di riuscire a neutralizzare altrettanto egregiamente le eventuali contraddizioni in cui queste nuove prospettive la pongono rispetto al suo passato.

    Ne è un esempio piccolo ma a suo modo straordinario la presenza massiccia del ritratto di Che Guevara sui drappi e le magliette che hanno fatto bella mostra di sé nei cortei di questi giorni. Che uno spregiudicato capo guerrigliero, ucciso con le armi in pugno, profeta della creazione di «uno, dieci, cento Vietnam», auspice dell'impegno militare cubano ai quattro angoli della Terra, che un personaggio simile possa diventare simbolo niente di meno che di un movimento pacifista attesta per l'appunto un'ammirevole capacità di manipolare i dati e la realtà trasferendoli in una dimensione totalmente idealizzata, in una sorta di universo mitico dove tutto è riplasmabile e riplasmato in modo da far tornare anche i conti che non tornano, di trasformare in icona della pace quello stesso che trent'anni prima era un'icona della lotta armata.

    La capacità trasfiguratrice (innanzitutto autotrasfiguratrice) della sinistra si accompagna a quella altrettanto straordinaria di accogliere nelle proprie file con assoluta naturalità, di far sentire «a casa propria», anche chi per formazione culturale e abiti antropologici proviene da ambienti molto diversi e lontani. Si pensi ai cattolici, ai boy-scout, ai parroci e alle suore che affollano i cortei pacifisti politicamente egemonizzati dalla sinistra. Non può che suscitare genuina ammirazione la prontezza con la quale, dopo tante polemiche con l'autorità ecclesiastica sugli argomenti più importanti - dalla contraccezione alla manipolazione genetica, dall'ora di religione all'eutanasia, dal finanziamento pubblico alle scuole private, all'ammissibilità sociale delle relazioni omosessuali - non può che suscitare ammirazione, dicevo, come dopo tutto ciò la sinistra italiana sia stata capace di una riconversione così radicale. Di mettere da parte aspetti decisivi della propria identità e della propria storia facendo subitamente del Papa, della Chiesa e della stessa dottrina cattolica altrettante guide ispiratrici.

    Ma sbaglierebbe, sbaglierebbe di grosso, credo, chi in tutto questo non vedesse altro che opportunismo o strumentalizzazione. Non è affatto così. Si tratta in realtà di una capacità di produzione e di autoriproduzione culturale che viene alla sinistra innanzitutto dalla sua inclinazione/disponibilità a essere in sintonia con l'aria dei tempi, ad intercettare le tendenze ideali, le mode, le immagini, gli stilemi di un determinato momento storico, di assimilarli combinandoli con la propria vicenda e i propri presupposti ideologici, con la propria tradizione, e infine di rimodellarli per il proprio uso politico. La sinistra, insomma, non solo riesce a rinnovare di continuo almeno nelle forme il contenuto del suo discorso pubblico, ma riesce altresì a far divenire per così dire di sinistra pressoché qualsiasi cosa: il Papa, Carl Schmitt, Totò, Scalfaro, le diete, la nostalgia dell'impero asburgico, la lotta al terrorismo, il liberalismo, la pace, tutto può culturalmente essere accreditato a sinistra e di volta in volta lo è.

    Come non restare ammirati di fronte a simile capacità egemonica? La quale dipende non solo da una fortissima consapevolezza dell'importanza delle idee e del ruolo che nella politica ha la cultura, non solo dipende dalla capacità di produrre senso comune articolando il passaggio di materiali culturali dai luoghi alti dell'elaborazione delle idee all'ambito del consumo di massa delle stesse, ma ha a che fare anche con qualcos'altro. E cioè con la propensione - che in certo senso è storicamente costitutiva della sinistra - a conferire alla propria presenza politica un sovrappiù etico, un'anima; la propensione ad alimentare tale presenza con una continua attenzione/tensione ai valori.

    C'è bisogno di aggiungere che è precisamente tutto questo che in Italia fa difetto alla destra? Da sempre, in Italia, la moderazione politica, quella parte della democrazia che non si riconosce nella sinistra, non riesce a liberarsi di un'atmosfera di moderatume privo di slancio e di passioni, non riesce a mettere in campo cultura, fantasia, parole d'ordine e dunque, alla fine, neppure bandiere. Non riesce - come invano il Foglio la invita intelligentemente - ad alzare la bandiera dell'orgoglio etico-politico e della sfida sui valori. La destra italiana è convinta che tutte queste siano cose inutili, superflue, che possono essere lasciate tranquillamente alla sinistra. La quale in questo modo rimane ancor di più padrona incontrastata della scena sociale e della comunicazione pubblica, detentrice dell'unico discorso che apparentemente il Paese faccia e delle relative emozioni. Riuscendo così a recuperare quel terreno che le sue disavventure politiche le hanno fatto perdere. Non c'è che dire: tanto di cappello!

    January 28

    che personaggio di lost 6?

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    ilmio profilo è jack

    You are Jack. Self-appointed hero and doctor extraordinaire, it's your job to save everyone. You have little time for fun and games, but you do like a good stiff drink every now and then. You prefer your stitches black and have been known to make gross pasta comparisons. And if anyone needs CPR or a tracheotomy, you're the correct person to go to.

    http://www.quizilla.com/users/jumpandyell/quizzes/Which%20Lost%20Character%20Are%20You?/

    Notizia storica (fonte Piero Fassino)

    tratto da: Trasmissione Porta a porta, 21.05.2003.Gabriele CALANDA

    La notizia è fra quelle che meriterebbero gesti solenni. Clamorosi. Avrei, forse, dovuto chiamarvi ad uno ad uno. Ci saremmo dovuti radunare nella pubblica piazza, nonostante l'ora tarda. Avremmo dovuto segnare questo momento storico - 23.50 circa del 21 maggio 2003 - con manifestazioni non meno intense di quelle che furono per la caduta del muro. Ebbene, in una comunissima puntata di Porta a porta, nel bel mezzo delle acutissime considerazioni dell'indiscusso leader della sinistra (per quei due o tre che non lo sanno: mister Durbans Rutelli), mentre io solo mi domandavo: ma la gente come fa a votare un tipo del genere?, ecco il lampo che squarcia il buio, la notizia che risveglia ogni interesse. E' Fassino a proclamarla. Lo fa rimproverando Berlusconi di essersi attardato, nel suo ultimo intervento, a presentarsi come baluardo contro il comunismo.
    Dunque, Berlusconi non sa! A dire, il vero neanch'io sapevo. "Il comunismo non esiste più. E' un vecchio fantasma ormai sparito". Parola di Fassino.
    Vorrei pregarvi, essendo io nell'impossibilità di farlo, di informare alcuni regimi (il compagno Fidel, innanzitutto) che attualmente tengono sotto il loro giogo milioni di essere umani che, in realtà, essi non esistono. O se esistono, non sono comunisti. Quindi, per favore, la smettano di fregiarsi indebitamente di un tale titolo e dei relativi vessilli.
    Ma, soprattutto, vorrei pregarvi di chiamare Fausto Bertinotti, sì lui l'alleato o possibile alleato di Fassino. E dirgli - ma mi raccomando, siate delicati... non troppo bruschi - che (parola di Fassino) lui non esiste o, se esiste, non è comunista. Quindi anche lui, Bertinotti, la smetta di usurpare il titolo di comunista che non gli compete e, soprattutto, modifichi il nome del suo partito. La smetta di prendere in giro la gente dicendo che ci ha pensato lui a rifondare il partito comunista italiano.
    Infine, un pensiero a tutti quelli che, nelle pubbliche piazze italiane - magari con lo stesso Fassino presente - sventolano facce del Che, falci e martelli, bandiere rosse... So che non possiamo rintracciarli, non tutti almeno. Tuttavia, idealmente, dico a costoro, tutti quanti: voi non esistete. Lo ha detto Fassino. O almeno, non siete comunisti.
    Quasi dimenticavo, ma ci penseremo più avanti, non subito: bisognerà avvisare anche Giovanni Formicola. Poi penserebbe lui stesso a passare la notizia a Rosetta e usarle tutti i riguardi necessari onde evitare traumi eccessivamente severi. La Rosetta, tempo addietro, ebbe a complimentarsi per la gloriosa storia del comunismo. Davvero, la notizia di questa sera potrebbe schiantarla.
    Concludendo, state tranquilli, di quest'ultima cosa mi occuperò io personalmente, questa è nelle mie forze, anche se mi sento inadeguato: citofonerò la Salvato e la informerò che lei non esiste.
    In quest'ora solennissima, colgo l'occasione per salutarvi. Inizia una nuova era. Ho ancora il cuore scosso. Una stessa frase mi ritorna in mente più volte e la ripeto come una giaculatoria: il comunismo è morto. Forse non è mai esistito...
    January 27

    centro-sinistra: le radici di un'idea errata destinata all'eclissi

    neurone

     


    Dopo quasi cinquant'anni di dominio, crolla in Svezia il partito socialdemocratico che aveva costruito la mitica "società riformista" alla scandinava, con lo Stato-mamma che salassava a morte i contribuenti per finanziare un sistema assistenziale sempre più costoso e burocratico.

    All'altro capo d'Europa, in Portogallo, i socialisti in ritirata devono lasciar posto a un partito che si dice "socialdemocratico" ma che è in realtà liberale, avverso a tutti i miti e tabù legati alla tradizione collettivista.

    Del resto, ai socialisti italiani che, gongolando, infierivano contro i comunisti costretti a cambiar nome, molti lo avevano ricordato: «Attenti, voi, a cantare vittoria: in tutta la storia recente, socialismo e comunismo sono stati spesso sinonimi, le loro vicende si sono intrecciate, i loro rapporti sono stati di fratelli talvolta litigiosi ma dello stesso sangue. Dunque, non è affatto detto che il fallimento e la morte dell'uno significhi futuro prospero per l'altro. Ci sono molti segni che indicano che alla parola "socialismo" la gente ormai tocca amuleti, fa gli scongiuri e non va troppo per il sottile, con distinzioni sofisticate».

    Per stare all'Italia, non è affatto certo che gli storici futuri daranno un giudizio positivo di ciò che inizia nel dicembre del 1963, quando quell'inquietante politico che fu Aldo Moro formò il primo governo detto di "centro-sinistra", con la partecipazione cioè dei socialisti e con il loro Pietro Nenni vice-presidente del Consiglio.

    Quegli storici futuri ai quali pensiamo, dovranno misurarsi anche con le cifre date in un libro (che si sconsiglia alle persone impressionabili) scritto da Antonio Martino, docente di storia e politica monetaria all'università di Roma.

    Un libro -dal titolo "Noi e il fisco. La crescita della fiscalità arbitraria", Edizioni Studio Tesi- che documenta in modo implacabile l'iniquità di un sistema di tassazione che, cercando di riempire i buchi della galoppante spesa pubblica, sta ormai per strangolare quella libertà economica del cittadino che è presupposto di molte altre libertà. E' una denuncia che non può non interessare un credente: a Cesare va dato sì il tributo che gli è dovuto; ma se questo tributo pretende quasi tutto quanto l'uomo guadagna e possiede, Cesare si trasforma in un Moloch, in una sanguisuga verso cui diventa doverosa (per dirla con il professor Martino) una "rivolta fiscale". Oltretutto, si sa che all'aumento della pressione in tasse e balzelli di ogni tipo, occulti e palesi, non corrisponde affatto un pareggio tra spese e ricavi, ma un deficit pubblico di dimensioni paurose che ha pochi equivalenti nel mondo e che costituisce una spada di Damocle sospesa sul capo di tutti i cittadini italiani.

    Le cose, però, documenta "Noi e il fisco", non sono state sempre così: hanno avuto un inizio; ed è possibile individuare qualche responsabile. Le statistiche, malgrado tutto, esistono e parlano chiaro: nel 1950, a soli cinque anni dalla più grave disfatta bellica della sua storia, l'Italia aveva un deficit pubblico di 401 miliardi, pari al 4,3 per cento del Pil, il prodotto interno lordo. Dieci anni dopo, nel 1960, la situazione era migliorata in modo talmente brillante da far attribuire alla lira italiana il "Premio Oscar" per la finanza: malgrado il tasso di inflazione -allora non elevato, ma tuttavia presente- il deficit era sceso da 401 a 382 miliardi e rappresentava soltanto l'1,8 per cento del Pil. Ancora un piccolo sforzo e si sarebbe potuto arrivare all'obiettivo del pareggio del bilancio statale.

    Invece, a partire da quell'inizio degli anni Sessanta, la situazione si rovesciava e si apriva la voragine che avrebbe portato al disastro attuale: nel 1970, il deficit era già salito al 5,5 per cento del prodotto interno lordo; nel 1980 si era all'11 per cento; nel 1985 addirittura al 17,7. Da allora, il malefico trend è proseguito: si va verso il 20 per cento e il punto di bancarotta si avvicina pericolosamente.

    Perché questo è avvenuto? Martino non ha dubbi: «Il fatto è che il positivo decennio 1950-1960 è stato quello del cosiddetto "centrismo". I governi di quegli anni erano convinti di dovere rispettare l'articolo 81 della Costituzione: "Ogni legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte". Poi, all'inizio degli anni Sessanta, arrivarono al governo i socialisti...».

    Arrivarono ancora impregnati della lunga collaborazione con i comunisti staliniani; con teorie economiche intrise di demagogia e che definivano orgogliosamente "anti-borghesi" (si sa che, come gesto sacrificale, come "patto di sangue" per entrare nel governo, misero come condizione la nazionalizzazione dell'industria elettrica: avrebbe dovuto punire i capitalisti e invece contribuì a punire il contribuente); con l'inesauribile "pacchetto" delle loro cervellotiche riforme; con il bisogno ossessivo di mostrare ai "fratelli" comunisti che, accettando il potere, non avevano tradito, non avevano rinunciato alla smania di "socialità".

    Come documenta Martino, il deficit pubblico fu voluto esplicitamente dai socialisti (con la complicità si intende, di democristiani alla Moro, di repubblicani, di socialdemocratici), visto che gli economisti di Nenni consideravano "un principio arcaico e borghese, a danno dei lavoratori" il pareggio del bilancio. Cominciò così l'era di quelle "riforme" il cui solo nome suona ormai jettatorio agli italiani, visto che hanno sempre peggiorato le cose, moltiplicando le spese.

    Ne hanno almeno guadagnato i bisognosi? Conti alla mano, anche qui è possibile dimostrare che "l'industria dell'assistenza pubblica" giova assai più ai politici e ai burocrati che la gestiscono che agli "assistiti". Nel 1985, sono stati spesi 133.782 miliardi per "prestazioni sociali": ammesso, e non concesso, che il 20 per cento degli italiani sia costituito da "bisognosi", ciascuno di essi avrebbe potuto avere un reddito aggiuntivo di 47 milioni all'anno, se quei miliardi fossero stati distribuiti direttamente tra loro.

    In realtà, la mostruosa macchina "sociale" ha ingoiato per sé e i suoi addetti buona parte dei più che 133.000 miliardi, lasciando ai destinatari teorici le briciole. Per fare un solo esempio: la giunta "di sinistra" di Roma spendeva 77 miliardi all'anno per 4.000 bambini negli asili-nido: 19 milioni per ogni ospite, quando la retta degli asili privati era di soli 4 milioni. Pagando questa cifra ai genitori, si sarebbero risparmiati 15 milioni per bambino: ma la sola ipotesi di smantellare un simile tipo di "assistenza", pur così vampiresca, provocava l'indignazione dei fautori dello "Stato sociale", dei "difensori dei deboli e dei poveri". Molti cattolici compresi.

    Pochi spunti, questi, rispetto a una complessa realtà: ma, forse, possono contribuire a spiegare perché non solo il nome di "comunismo" ma anche quello di "socialismo" cominci a provocare crisi di rigetto negli elettori

    tratto da: Vittorio MESSORI, Le cose della vita, Paoline, Milano 1995, p. 172-174.

    riflessioni

     IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36
    Card. Bagnasco: autocritica dell'età moderna e autocritica del
    cristianesimo moderno
    Mentre nel famoso discorso di Ratisbona (12 settembre 2006) aveva
    avanzato l'esigenza di una seria autocritica da parte della
    modernità, nell'enciclica odierna va oltre, e sostiene che
    "nell'autocritica dell'età moderna confluisca l'autocritica del
    cristianesimo moderno, che deve imparare di nuovo a comprendere
    se stesso a partire dalle proprie radici" (n. 22). In altre
    parole, emerge da qui una grande chance offerta ai cultori della
    modernità di andare al fondo delle contraddizioni in cui si
    dimena la cultura odierna e individuare le aporie che sono la
    causa della grande suggestione che illude ma non convince. Nello
    stesso tempo, al cristianesimo d'oggi intimidito di fronte ai
    successi della scienza, e per questo spesso ripiegato solamente
    in ambito educativo e caritativo (cfr. n. 25), s'impone una
    ri-centratura sul suo essenziale, per far scaturire da qui una
    nuova capacità propositiva.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Processo a Darwin
    Tutti noi, a scuola o in altri ambienti, abbiamo sentito
    risuonare una stessa filastrocca, continuamente ripetuta quasi
    come un mantra, è cioè che le varie specie animali si sono
    evolute nel corso di milioni di anni per arrivare ad assumere le
    fattezze e le specificità che le identificano oggi come tali.
    Anche l'uomo, non sarebbe sfuggito a questa "inesorabile legge
    naturale", evolvendosi dalle scimmie, sue lontane parenti. Ma le
    cose stanno davvero così?

    UN SACERDOTE RISPONDE:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=25
    Perché a volte Gesù non concede quello che chiediamo?
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=4735
    Ho pregato con tutta la fede che avevo, e nel nome di Gesù
    Cristo, perchè "tutto quello che chiederete nel mio nome al Padre
    mio, Egli ve lo concederà". Non è andata come speravo. Non sono
    stata ascoltata, il dolore c'è stato ed è stato molto. La paura,
    penso, anche. Se il Vangelo è "vangelo", allora perchè non si è
    avverato quello che Gesù ha detto?

    Mons. Luigi Negri
    http://www.sanmarinonotizie.com/default.asp?id=1&opr=5&content=14593
    Quei 'no' gridati al Santo Padre sanno di regime
    Le Università del mondo ideologico sono state certamente un
    attacco terribile all'autentica cultura universale. I tentativi
    "accademici "(?) e i tentativi di collettivi studenteschi di
    annullare o, quanto meno, di contestare la presenza del S. Padre
    all'Università La Sapienza, hanno l'amaro sapore della "cultura
    di regime" e della violenza di regime. E' inquietante, perché noi
    pensavamo che tali avvenimenti non avrebbero più potuto essere
    nemmeno pensati all'inizio del terzo millennio. La cultura di
    regime è una cultura che avvilisce la vita dell'Università e la
    vita della società ed è certamente, come minimo, segno di
    intelligenza mediocre e di umanità rattrappita.

    14) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=41699&url=dettaglioRassegna.jsp
    Riti sacri e stramberie a tutti i costi?
    Di questi tempi non è difficile rinvenire qualche balzaneria
    anche nelle celebrazioni liturgiche più sontuose (e si escluda la
    Basilica San Pietro ). Se in secoli e decenni passati la Liturgia
    cattolica sembrava statica e quasi ferrea - magari con una mano
    lieve di oro o di argento -, oggi sembra talvolta che i riti
    ecclesiastici raggiungano qualcosa che assomigli a delle scene da
    teatro. Non è che sia molto arduo metter su delle scemenze che
    magari affianchino a brani drammatici, brani comici. E va a
    spasso la sacralità e la santità del rito. E rimane un pottpouri
    che raramente riesce a strappare qualche meraviglia a gente
    distratta. Un esempio. La Messa dei popoli dell'Epifania di
    domenica scorsa - a quanto pare voluta dal Cardinale Tettamanzi -
    ha messo in scena statue a grandezza pressappoco naturale, così
    da rendere sempre più realistica la scena del Presepio:
    danzatrici, processioni di pastori, file di cantori specialmente
    srilankesi, senza mettere troppe censure alla fantasia: una
    fantasia scialba, per altro. Attenzione, poiché, se non si
    arresta in tempo, il presepe rischia di diventare una
    burattinata: magari fiocamente interessante, ma deludente.

     "CONTRO LA LEGGENDA NERA"
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Gli strafalcioni di Odifreddi
    di Francesco Agnoli
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1940
    Il noto polemista, di professione matematico, offende i
    cristiani, ma discetta fuori dal suo campo e mette in fila una
    serie di svarioni. Si vede che conosce poco e male la Sacra
    Scrittura, la filosofia e la storia della Chiesa. E pure si fa
    maestro di tutto lo scibile umano. E c'è chi lo prende sul serio
    !

    17) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    Dominus Est - Riflessioni di un Vescovo dell'Asia Centrale sulla
    sacra Comunione
    La sacra Comunione non è soltanto un momento conviviale del
    nutrimento spirituale, ma anche l'incontro personale più vicino
    possibile in questa vita del fedele con il Signore e Dio.
    L'atteggiamento interiore più vero in questo incontro è quello
    della recettività, dell'umiltà, dell'infanzia spirituale. Un Tale
    atteggiamento esige da parte nostra gesti tipici di adorazione e
    di riverenza. Ne abbiamo testimonianze eloquenti nella
    bimillenaria tradizione della Chiesa, caratterizzata dal detto
    "con amore e timore" (primo millennio) e "quanto puoi, tanto osa"
    (secondo millennio). L'autore riporta anche l'esempio di tre
    "donne eucaristiche" di sua conoscenza del tempo della
    clandestinità sovietica. Tali testimonianze possono incoraggiare
    ed istruire i cattolici del terzo millennio su come trattare il
    Signore nell'augusto momento della sacra Comunione.

    18) Cornelio Fabro
    http://www.corneliofabro.org/
    Dio. Introduzione al problema teologico
    La ricerca di Dio è il segno più autentico della vita dello
    spirito perché rispetto a Dio ogni epoca della storia
    dell'umanità, le singole civiltà e le stesse coscienze singole si
    specchiano come nella misura del proprio rapporto all'Assoluto. E
    si tratta di un rapporto stranamente dialettico, perché attestano
    Dio non solo i credenti in Lui, ma anche quanti lo negano
    caparbiamente perché l'ostinazione che li rode e la protervia che
    li fa persecutori ad oltranza sono ancora una testimonianza di
    Dio di cui non si vuol tollerare la presenza. L'ateismo, dopo
    l'avvento del Cristianesimo che ha elevato l'uomo a figlio
    adottivo di Dio, ha un significato teologico che non aveva
    nell'antichità, perché contiene il rifiuto della propria salvezza
    generosamente garantita ed offerta. L'agnosticismo, imperante
    nelle scuole della fine del secolo scorso, oggi è passato nella
    vita delle classi medie che aborriscono il materialismo
    dialettico marxista perché si teme la perdita dei privilegi
    acquisiti; e insieme non si ha l'animo di decidersi per una
    religiosità senza infingimenti, il cui posto è preso dalla
    cultura, dalla tecnica, dal "divertissement" dell'ora che fugge.
    E il numero degli autentici cercatori di Dio si assottiglia
    sempre più in questa civiltà dannata che rende l'uomo estraneo a
    se stesso. Le pagine che seguono vogliono essere un itinerario
    elementare per questa mèta suprema: dalle strutture di quelle
    negazioni e oscillazioni, dalle genuine affermazioni della
    scienza e della cultura, dal ritmo più profondo del pensiero e
    dell'esperienza, trarre quell'affermazione dell'esistenza
    dell'Assoluto, della Sua presenza nella natura, nella storia e
    nella coscienza dei singoli senza la quale l'essere sprofonda
    nell'insignificanza del nulla. Perché è a questa alternativa che
    oggi resta sospesa, in una imminenza che sa di catastrofe, la
    libertà di vivere e di sentirsi qualcosa nel destino dell'essere
    per la salvezza dell'uomo.

    19) Il Timone
    http://www.iltimone.org/rivistaEditoriale.php?idRec=92
    Scomodo
    Sempre, nel corso della sua bimillenaria storia, la Chiesa ha
    predicato cose scomode. In questo, è stata fedele discepola del
    suo Maestro, che insegnando e mettendo in pratica verità sgradite
    ai potentati religiosi del suo tempo, fu messo in croce. Cose
    scomode, dicevo; e non soltanto per chi non crede, o credendo non
    è cattolico, ma anche - talvolta - per chi della Chiesa fa parte
    a pieno titolo. Ora, di queste cose scomode per credenti e non
    credenti se ne trovano molte nella recente "Nota dottrinale su
    alcuni aspetti dell'evangelizzazione'' che la Congregazione per
    la Dottrina della Fede ha pubblicato nel dicembre scorso. Un
    documento che merita di essere studiato, perché mette - come si
    suoi dire - molti puntini sulle i.

    Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/
    Duecentomila in Piazza San Pietro per esprimere solidarietà al
    Papa
    Oltre duecentomila persone, da Castel Sant'Angelo al colonnato,
    sotto un cielo illuminato da un sole primaverile: giovani e
    anziani, religiose e religiosi, famiglie con bambini di varie
    età, turisti, politici di tutti gli schieramenti. L'Italia
    "abbraccia" Benedetto XVI, accolto da tre minuti di applausi
    ininterrotti, che prega e invita al dialogo. Ovviamente non
    mancano gli accenni ai fatti della scorsa settimana: Il sonno
    della ragione genera mostri, Liberi di ascoltarti, La Sapienza è
    di Dio!, Basta con l'intolleranza anticattolica!, La Sapienza è
    nel Signore, Chiesa pura e senza paura!, You'll never walk
    alone!, No ai cattivi maestri, Siamo qui perché laici, Cristo è
    la vera Sapienza. recitano gli striscioni che sventolano in
    piazza.

    24) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=15352&lan=ita
    I giudici italiani bocciano di nuovo la legge 40
    Dopo la sentenza di Cagliari e di Firenze, i giudici italiani
    bocciano di nuovo la nota legge 40, sulla fecondazione assistita.
    Il Tar del Lazio ha mandato all'esame della Consulta le norme ed
    ha annullato le linee guida nella parte che vietavano la diagnosi
    pre-impianto. Si apre così la porta all'eugenetica: alla
    selezione degli uomini in base alle loro qualità genetiche, alla
    loro sanità (giudicata unilateralmente e solo sotto la presunta
    ottica "medica"). Sono impressionanti sia l'intervento del potere
    giudiziario sia il coro di plausi giunto da molte, forse troppe,
    parti a tale provvedimento.

    magistrati sempre+ progressisti

    VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA a cura di don Nicola Bux e don
    Salvatore Vitiello – La vita non è negoziabile!

    Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Dopo la sentenza di Cagliari e
    di Firenze, i giudici italiani bocciano di nuovo la nota legge 40,
    sulla fecondazione assistita. Il Tar del Lazio ha mandato all'esame
    della Consulta le norme ed ha annullato le linee guida nella parte
    che vietavano la diagnosi pre-impianto. Si apre così la porta
    all'eugenetica: alla selezione degli uomini in base alle loro qualità
    genetiche, alla loro sanità (giudicata unilateralmente e solo sotto
    la presunta ottica "medica").

    Sono impressionanti sia l'intervento del potere giudiziario sia il
    coro di plausi giunto da molte, forse troppe, parti a tale
    provvedimento.

    La vita è un valore "non negoziabile". A qualunque tradizione
    religiosa, culturale o politica si appartenga, non è concepibile
    continuare a non vedere la palese contraddizione tra una società che
    approva e plaude, giustamente, la "moratoria sulla pena di morte",
    rimanendo, nel medesimo tempo, quasi insensibile al più grande
    delitto della storia dell'umanità: l'aborto. Esso è l'uccisione di un
    innocente totalmente incapace di autodifendersi (e il feto, nel
    grembo materno, lotta fino all'ultimo e allo stremo per non essere
    sterminato e ridotto a brandelli, e ben lo sanno tutti coloro che
    praticano l'aborto).

    Non sono in gioco posizioni confessionali, determinate da soggettive
    convinzioni religiose (o rivelate), in gioco c'è la sopravvivenza
    stessa dell'umanità, c'è il radicale diritto alla vita, per chi è
    stato concepito, che include, inevitabilmente, il diritto a nascere,
    a essere difeso e curato, non sterminato da chi dovrebbe proteggere e
    amare.

    La diagnosi pre-impianto consentirebbe di "selezionare la specie",
    scegliendo arbitrariamente di concedere o non concedere il "diritto
    alla vita", in base a criteri detti "medici", ma che, dietro lo
    schermo falso della medicina e della pietà, nascondono una massiccia
    dose di egoismo ed incapacità di stare di fronte alla realtà, il
    delirante desiderio di "determinare l'altro", invece che accoglierlo
    ed amarlo.

    E' l'antico e radicato desiderio umano di superare definitivamente il
    male. Peccato che, percorrendo questa strada, il male prodotto sia
    maggiore, e di molto, di quello che s'intenderebbe evitare. Senza
    dimenticare che l'uomo, da solo, è totalmente incapace di un tale
    superamento: solo una "Speranza infinita e definitiva" può superare
    il male dell'uomo e nell'uomo.

    La vita non è negoziabile, come non sono negoziabili, né passabili
    sotto silenzio, le continue oscillazioni culturali e politiche su
    temi tanto delicati. Non è pensabile pretendere che gli uomini di
    buona volontà, e tra essi specialmente i cattolici, non vedano, e
    riconoscano, chi ha atteggiamenti gravemente ambigui rispetto alla
    tutela della vita; chi, a giorni alterni, sembra voler dialogare ed
    esprime attenzione su temi tanto delicati e fondanti e, nella notte,
    tappezza le città di manifesti a difesa dell'aborto e della Legge 194.

    No! La vita non è negoziabile. Nessuno può giocare con essa è nessuno
    può farsi arbitro della vita altrui. I "balletti" cultural-politici
    non sono degni di chi li compie: solo un autentico dialogo, un aperto
    dibattito e un franco confronto su che cosa sia realmente l'uomo e su
    quale direzione si intenda dare al futuro della società e dell'umana
    convivenza, possono garantire dal percorrere "strade senza uscita"
    che condurrebbero inevitabilmente all'autodistruzione. Infatti, una
    volta resa legittima la selezione degli embrioni pre-impianto, chi
    può garantire quali siano i criteri da applicare per tale selezione?
    Non faremo più nascere i malati, sommando ingiustizia ad ingiustizia?
    Non faremo nascere bambini down? O con qualunque altro problema?

    L'aborto è un male intrinseco e, con esso, sono male tutti i
    tentativi di manipolazione della vita umana e di selezione genetica
    delle persone.

    Con la caduta delle ideologie del XX secolo, sembrava che certe
    mostruosità fossero passate, per sempre. Invece alle dittature
    ideologiche si sostituisce una nuova impressionante "dittatura":
    quella del relativismo tecno-scientifico. Il Servo di Dio, il Santo
    Padre Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha svolto un ruolo
    straordinario dell'indicare alla Chiesa e all'umanità il necessario
    superamento di quelle ideologie. Oggi, il Santo Padre Benedetto XVI
    indica a tutti, con altrettanto amore e vera paternità, l'urgenza di
    vigilare e di superare, con decisione, la "dittatura" relativistica
    (e contraddittoria) del tecno-scientismo, perché la vita non è
    negoziabile. (Agenzia Fides 24/1/2008; righe 56, parole 677)

    __._,_.___
    January 25

    la sinistra a casa a loro diamo....

    bertinotti2

     
    ora servono.....
     

    silvio_cinque

    Fallimento del portale Italia.it, Morselli a Rutelli: chi risponde dei 45 milioni di euro gettati?

    “Ci ricordiamo tutti il ministro Rutelli in un inglese maccheronico presentare con euforia il portale www.italia.it al Bit di Milano con la Pausini e Marcello Lippi . Un sito costato 45 milioni di euro per rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo. Ora questo portale già chiude nel totale silenzio del palazzo. Rutelli deve spiegarci - denuncia il senatore de La Destra Stefano Morselli - uno spreco di denaro pubblico di questa entità. Presenterò un’interrogazione al ministro Rutelli, che non perde  occasione per dare lezioni di rigore morale ma poi nei comportamenti sponsorizza fallimentari e  clientelari iniziative”.E’ quanto dichiara il senatore de La Destra Stefano Morselli.
     
     
    Ora l'immagine dell'Italia e' rilanciata in tutto il mondo
    dalla monnezza Campana !!!
     
    Questi attenti gestori delle risorse pubbliche sono gli stessi che, nemmeno due anni fa dal megafono dei media da loro controllati, allarmando tutti gli italiani, dicevano che l'Italia, nonostante desse segnali di ripresa, fosse invece in un profondo declino. Sono gli stessi che affermavano che avrebbero abbassato le tasse, mentre i fatti gli hanno subito smentiti; sono quelli che dicevano che Berlusconi, male sommo, controllava tutto, mentre ora i fatti dimostrano al contrario che sono loro ad avere occupato sistematicamente tutto quello che era possibile occupare.
    In un Italia sempre più povera in cui si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove aumentano sempre più i casi di malsanità, dove sono ancora numerose le morti sul lavoro (i sindacati per cosa sono giustamente nati? boh!!) dove le città sono in mano alla criminalità organizzata non solo più italiana, ma di almeno altre 12 etnie, in cui i magistrati "giocano" a fare la politica, questi personaggi continuano a fare l'unica cosa che la loro politica è in grado di produrre :
     
    SPRECO DI DENARO PUBBLICO !!!
     
    VI RENDETE CONTO 45 MILIONI DI EURO PER FARE UN SITO WEB !!!
    E QUESTI VORREBBERO MONITORARE LA TRATTATIVA PER LA VENDITA DELL'ALITALIA ?!!
    COSTORO VORREBBERO CONTINUARE A GOVERNARE L'ITALIA ?!!!!!
     
    CHE LA PAROLA PASSI NUOVAMENTE AGLI ITALIANI AFFINCHE' TUTTI INSIEME COLLABORINO
    PER SMONTARE DEFINITIVAMENTE LA PRIMA REPUBBLICA
    E PER POTERNE COSI' COSTRUIRE UNA NUOVA
    PIU' LIBERA, PIU' DEMOCRATICA, PIU' EQUILIBRATA, PIU' MODERNA
     
    GLI INCAPACI A CASA !!!
    A CASA I VECCHI POLITICANTI !!!
    A CASA LA DANNOSA E VETUSTA IDEOLOGIA COMUNISTA
    E TUTTA LA NOMENCLATURA DEI VERDI CON A CAPO PECORARO SCANIO
    I COCOMERI PIU' SALATI DEL MONDO !!!
    (perché non facciamo un po' i conti di quanto sono costate
    e continuano a costare all'Italia le politiche dei verdi !!!?)
     
    A CASA I BUGIARDI !!!
    A CASA LA MINORANZA !!!
     
    Bernardo Cassella
    Circolo della Libertà Città di Torino Luigi Einaudi

    angelus non politico? (l'opinione di Socci)

    fotologo_n
     
    Politica viene da “polis”, significa “città” e l’Angelus è l’annuncio decisivo: sta per entrare nella città degli uomini il Re dell’universo…
    La preghiera dell’Angelus (che ricorda l’Annunciazione, il “sì” di Maria e l’incarnazione di Dio) è politica con la P maiuscola. Politica vera, non politichetta. E’ la politica di Dio: annuncia il ribaltamento del potere nel mondo, l’annientamento di tutti i poteri, l’inizio della loro fine (anche il presuntuoso potere degli intellettuali di cui Dio si infischia). E’ l’unica vera rivoluzione ed ha un bel volto di fanciulla: è la rivoluzione della tenerezza e dello stupore.

    Nessun potere può sentirsi più sicuro da quell’attimo in cui, alla periferia dell’Impero romano (e di tutti gli imperi della storia), una bellissima fanciulla quindicenne, inerme e indifesa, ma coraggiosissima e decisa a tutto per il Signore, ha detto il suo “sì” a Dio. E’ da quel “sì” che Dio volle domandare e a cui volle sottoporsi, che tutte le donne, considerate fino ad allora nulla in quelle civiltà, acquistarono il diritto, nella storia, di poter dire “sì” o “no”, come creature libere.
    v Grazie a quel “sì” è entrato nella storia l’unico vero Potente, l’unico vero Re. Pochi giorni dopo il suo sì, Maria, col cuore che scoppiava di felicità, cantando e danzando, ha svelato alla cugina Elisabetta cosa sarebbe accaduto. E’ la sua profezia: “(Dio) ha spiegato la potenza del suo braccio/ ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore/ ha rovesciato i potenti dai troni/ ha innalzato gli umili”.

    Ha rovesciato i potenti dai troni? Ha innalzato gli umili? Ma quando e dove? La nostra generazione ha visto come il più vasto, duraturo e disumano degli Imperi del Male, quello che aveva provocato il più oceanico macello di cristiani della storia (più di 100 milioni di vittime), quello che si estendeva da Trieste all’Alaska e che nessuno immaginava di poter mai abbattere, in una notte si è totalmente disintegrato. Afflosciato su se stesso. La bandiera rossa è stata ammainata dal Cremlino il 25 dicembre del 1991, il giorno di Natale, quando nasce il Leone di Giuda, il vero Re. E la fine dell’Unione Sovietica era stata decretata l’8 dicembre 1991.

    Vi dice niente questa data? L’8 dicembre è la festa liturgica dell’Immacolata concezione che ci porta a Fatima. Dove la Madonna apparve ai tre bambini portoghesi, proprio nel 1917, preannunciando la rivoluzione bolscevica in Russia che infatti si sarebbe perpetrata di lì a poche settimane. E, dopo aver messo in guardia da immani persecuzioni, la Vergine concluse il suo drammatico messaggio così: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. E così è stato l’8 dicembre ‘91, festa del’Immacolata. Contro qualunque immaginazione umana o calcolo politico, sorprendendo tutti. Il crollo del potere più granitico e orrendo porta il segno dell’Immacolata.

    Questo è l’evento a cui ha assistito la nostra generazione. Ma da duemila anni, da quel “sì” pronunciato da una ragazzina ignota a tutti in terra, tutta la storia umana è stata ribaltata. Perché prima dominavano le tenebre più disumane e barbare. Tutti gli imperi e tutte le religioni della storia – come ha insegnato il grande René Girard - si fondavano sui sacrifici umani. Non solo quelli agli dèi, a migliaia, ma quelli decretati da re e imperatori per lotte e conquiste. Tutta la struttura sociale e civile si fondava sulla schiavizzazione di interi popoli, sull’arbitrio del potente sul debole. Donne, bambini e ammalati valevano meno di niente e la loro vita era di norma violata e soppressa.

    Non a caso nel Vangelo, nell’episodio delle tentazioni, Satana dice a Gesù (e rivela a noi: è un grande scoop politico) che tutti i regni della terra sono nelle sue mani. Tutti i poteri (anche quello che ciascuno di noi impone nella dinamica dei rapporti quotidiani). E’ per spazzar via questo crudele padrone che il Re è venuto. E ha vinto. Non con la forza, ma con l’amore. Non uccidendo, ma lasciandosi uccidere. E mostrando – come ripete sempre Benedetto XVI – che a vincere nella storia non sono i crocifissori, ma i crocifissi.

    A vincere oltrecortina non è stato il feroce Stalin che sembrava onnipotente e che oggi è polvere, ma i tanti inermi martiri, macellati in odio a Cristo. Alla fine il loro amore e la loro fede hanno aperto la strada alla potenza di Dio che domina la storia e vince. Per questo i cristiani sentono la preghiera dell’Angelus con tanta commozione.

    Perché è l’annuncio che la notte è finita. La storia umana secondo Hegel è una immensa macelleria. Ebbene, da quel “sì” di Maria sulla notte della storia, che gronda sangue innocente e crudeltà, è esplosa l’alba, il volto di un Re potente e buono che vince. Dante, nella Divina Commedia, racchiude in una bellissima terzina l’attimo cruciale dell'Annunciazione come il momento in cui finalmente il Cielo si apre sul mondo, soccorre gli uomini e piove una pace nuova, sconosciuta alla storia umana: “L’angel che venne in terra col decreto/ de la molt’anni lagrimata pace,/ ch’aperse il ciel del suo lungo divieto”.

    Per restare a Firenze, c’è un bellissimo filmato della Rai, in bianco e nero, dove compare Giorgio La Pira che si lancia in una vertiginosa lettura teologica del pianeta terra. Il sindaco santo è inquadrato davanti all’antico convento di San Marco, dove lui viveva, e dice col suo candido sorriso: “Firenze è il centro del mondo, San Marco è il centro di Firenze e l’Annunciazione del Beato Angelico (che è affrescata lì, nda) è il centro di San Marco. Quindi l’Annunciazione è il cuore della storia”.

    Da quell’Annuncio nel mondo è entrata la luce. E – di conseguenza – tutto quello che nella nostra civiltà c’è di vero, di buono e di bello. In quella terra, l’Europa, che ha accolto l’annuncio cristiano è fiorita l’umanità. E’ sbocciata la pietà per gli ammalati e sono stati inventati gli ospedali, la passione per la conoscenza (e sono nate le università e la scienza), la sacralità di ogni persona umana ed è sorta la libertà dei popoli. E la passione per la bellezza che ha fatto fiorire di arte la nostra terra, soprattutto nel ricordo di quella ragazzina di Nazaret, la donna più rappresentata e amata, in ogni angolo d’Italia e d’Europa.

    La preghiera dell’Angelus – che fu carissima a Giovanni Paolo II - forse è di origine francescana. E non stupisce, considerato l’amore di Francesco per la Madre di Gesù. La prima notizia infatti è datata 1269, quando san Bonaventura da Bagnoregio, generale dell’ordine, a un Capitolo prescrisse ai suoi frati di salutare ogni sera la Madonna col suono della campana e la recita di alcune Ave Maria in ricordo dell’Incarnazione di Dio.

    Fece propria questa pratica anche fra’ Bonvesin de la Riva, grande letterato milanese (1240-1313), dell’Ordine degli Umiliati, cosicché nella città di Milano si cominciò ogni sera a suonare l'Ave Maria. Da Milano questa pratica dilagò. Accade perciò che Papa Giovanni XXII (1245-1334) ordina al suo Vicario che a Roma si suonino ogni giorno le campane affinché ciascuno “si ricordi” di recitare tre Ave Maria in memoria dell'Annunciazione. La preghiera si chiamerà popolarmente “il saluto dell'Angelo”. E dal 1400 si cominciò a recitarla anche al mattino, finché nel 1456 papa Callisto III ordinò che le campane suonassero l’Angelus anche a Mezzogiorno.

    Il re di Francia, a quel suono, s’inginocchiava sulla nuda terra come il più umile dei suoi contadini. In ricordo di quel “sì” di Maria. Memorabile resta il quadro del pittore francese Jean François Millet (1814-1875), intitolato “Angelus”, dove un giovane contadino e la sua giovane donna, in un campo, al tramonto interrompono il lavoro e recitano, raccolti, quella preghiera. Perché dopo quell’ “Ave” (che è l’inverso di “Eva”), la Vergine, la nuova Eva, ci ha donato il Liberatore ed è iniziata la nuova storia del mondo, la nuova creazione. Non solo “un altro mondo è possibile”, ma c’è già.

    Antonio Socci



    Da “Libero”, 20 gennaio 2008

    January 23

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36
    Benedetto XVI: mantenere desta la sensibilità per la verità
    Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'università?... è suo
    compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare
    sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del
    bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le
    utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a
    percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed
    aiuta a trovare la via verso il futuro.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici)
    La questione è decisamente attuale. E piuttosto recente, se si
    considera che, fino a qualche anno fa, l'orientamento sessuale di
    uomini e donne era un argomento talmente confinato ad elitari
    circoli accademici da potersi paragonare al celebre sesso degli
    angeli; ora, invece, non passa giorno senza che, dai quotidiani e
    dai salotti televisivi e non, chiunque senta il dovere di farci
    partecipi del suo "pensiero" sull'argomento. E la questione è a
    seguente: cos'è l'orientamento sessuale? E' una cosa che si
    sceglie o si subisce? Riguarda la natura (e cosa si intende per
    natura?) o la cultura? Esiste un orientamento sessuale
    predefinito, o è a discrezione del fruitore? Infine. Perché
    questo argomento diventato così importate nel dibattito culturale
    italiano?
     OPUS DEI... TUTTA LA VERITA'
    http://www.escriva.it
    il sito dedicato a san Josemaría Escrivá è stato arricchito dei
    seguenti documenti:
    "Figlio della Chiesa"
    don Alvaro del Portillo, che visse al suo fianco per decenni, ci
    racconta l'amore di san Josemaría per la Chiesa:
    http://www.escriva.it/Alvdat07.htm
    Ricordiamo che tramite il nostro sito è possibile scaricare
    gratuitamente numerosi video di san Josemaría:
    http://www.escriva.it/Video.php

    13) "DIFENDERE LA VITA"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Psicologi e omosessualità: + scienza e - ideologia
    Il fronte contro la legge naturale ha incassato due clamorose e
    brucianti sconfitte: il referendum per l'abrogazione della legge
    40 e lo stop dato dal Family Day del 12 maggio 2007 ai DICO del
    ministro Bindi. Sta cercando una rivincita e ha individuato come
    prossimi obiettivi l'eutanasia (nella forma politicamente
    corretta del testamento biologico) e l'introduzione nel nostro
    ordinamento del reato d'opinione per chi non approva
    l'omosessualismo. Il mese scorso è stato inserito un emendamento
    "contro l'omofobia" nel "pacchetto sicurezza" presentato dal
    ministro Mastella, poi ritirato; per "rimediare" all'ennesima
    sconfitta, la norma contro l'omofobia è stata inserita nel
    progetto di legge contro lo stalking (persecuzione), che ha
    ottenuto un corridoio preferenziale che non prevede la
    discussione in aula parlamentare. In questo contesto, è
    assolutamente necessario che esista nel nostro paese - che ha
    parlamentari bisessuali, gay e transgender, un presidente di
    regione gay - un "allarme-omofobia", che faccia apparire come
    necessaria e buona una persecuzione penale degli "omofobi".

    14) "CONTRO LA LEGGENDA NERA"
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Aborto: la vittoria dei pro-choice
    di Mario Palmaro
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1939
    Dopo trent'anni, la 194 sembra aver messo d'accordo tutti:
    abortisti e anti-abortisti. Ma parliamo di una legge che ha
    ucciso 5 milioni di bambini innocenti. Ecco perché - in un clima
    confuso - occorre fare chiarezza.

    15) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    BEATO GIOVANNI XIII: "Senza Cristo resta solo l'ignoranza"
    spiegava ai giovani universitari già dal 1959
    L'Augusto Pontefice teneva ad illustrare questo eletto pensiero
    di San Girolamo. Dobbiamo stare attenti - Egli spiegava - a che
    il Signore non fugga dalla nostra intelligenza, dai nostri studi,
    dalla ricerca e interpretazione sulla natura e il significato
    delle varie scienze; perché se si allontana il Cristo, c'è
    l'ignoranza.

    16) Il Timone
    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=57
    Nani e molossi
    L'ennesima vergogna per l'Italia è andata in scena con
    l'impedimento al Papa di tenere un intervento all'Università La
    Sapienza di Roma. Ancora una volta una piccola minoranza violenta
    ha deciso per tutti, senza che il governo, lo Stato abbiano mosso
    un dito per impedire questo ennesimo insulto alla democrazia. Il
    presidente del Consiglio, il ministro dell'Interno, quello
    dell'Università - e anche autorevoli esponenti dell'opposizione -
    si sono stracciate le vesti quando il delitto si era già
    consumato, ma per giorni, quando la polemica aveva preso una
    piega dagli esiti prevedibili, hanno osservato il più assoluto
    silenzio rendendosi complici di quanto accaduto.

    "Rino Cammilleri "
    http://www.rinocammilleri.it/
    Galileo
    Anche chi ha difeso il diritto del papa di parlare, come il
    filosofo Zecchi ("Il Giornale" 14 gennaio 2008) non ha saputo
    trovare di meglio che perle come questa: il cardinale Bellarmino
    si sarebbe rifiutato di guardare nel telescopio di Galileo. Ora,
    a parte il fatto che s. Roberto Bellarmino è Dottore della Chiesa
    (scusate se è poco) e insegnava astronomia a Lovanio, e che a
    rifiutarsi di guardare nel cannocchiale erano i colleghi laici di
    Galileo (quest'ultimo li chiamava sprezzantemente "la piccionaia"
    dal nome del loro leader, Ludovico Delle Colombe), la moderna
    epistemologia dice che in quel processo aveva ragione la Chiesa e
    torto Galileo, perché non era la Chiesa a metter bocca nella
    scienza ma Galileo a voler fare il teologo.

    22) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/
    L'oltraggio storico a Benedetto XVI e il futuro dei cattolici
    Ciò che è accaduto a Roma il 15 gennaio 2008 è l'offesa più grave
    rivolta a un Papa da oltre un secolo. Ciò che rende più grave
    l'oltraggio è che questo sia avvenuto a Roma, sede bimillenaria
    del Papato e città "sacra" alla Cristianità, almeno fino al 18
    febbraio 1985, data in cui il nuovo Concordato tra la Santa Sede
    e il Governo italiano cancellò l'art. I dei Patti Lateranensi che
    stabiliva che "in considerazione del carattere sacro della Città
    eterna, sede vescovile del Sommo Pontefice, centro del mondo
    cattolico e meta di pellegrinaggi, il Governo italiano avrà cura
    di impedire in Roma tutto ciò che possa essere in contrasto con
    detto carattere".
    January 22

    era ora!!!!!!

    BOLLITO

    psicologia e omosessualità: + scienza - ideologia

    Cosa sta accadendo all'interno dei corpi sociali del paese?
    http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/03_Marzo/10/COR/03.JPG

    Dopo la magistratura al servizio della politica, l'Università
    asservita a gruppuscoli laicisti, è forse la volta dell'Ordine degli
    Psicologi?

    FattiSentire.net attira la vostra attenzione sull'azione occulta
    della lobby anti-famiglia, proponendovi:

    - due articoli tratti dalla stampa:
    (1) "L'ideologia nega il dolore":
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2805
    (2) "Il rogo di Liberazione per lo psichiatra cattolico":
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2809

    - un breve studio d'inquadramento; "Come la lobby anti-famiglia
    influenza il paese reale":
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=33 ;

    - un appello a parlamentari:
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2
    inteso a sollevare la questione dell'azione ideologica di queste
    lobbies nei confronti dell'Ordine professionale degli psicologi.

    FattiSentire.net
    Milano 20 gennaio 2008

    January 21

    il rogo di Liberazione

    Il rogo di Liberazione per lo psichiatra cattolico brucia ancora,
    alimentato da sotterfugio e violenza

    Triste, e preoccupante, quando il dibattito culturale si muove
    attraverso le tecniche della violenza e del sotterfugio. Tuttavia,
    nel nostro amato (detto senza alcuna ironia, anzi con autentico
    dolore) paese, è sempre più spesso così.

    Ecco la storia.
    Tempo fa si presenta dal professore Tonino Cantelmi, presidente
    dell'Associazione psichiatri cattolici, un uomo, che dichiara di
    aver bisogno delle sue cure.
    Cantelmi accetta.
    Dopo qualche mese escono su Liberazione degli articoli
    del "paziente" di Cantelmi, che racconta come in Italia esista una
    rete nascosta di terapeuti cattolici che pretendono di guarire i gay
    dalla loro omosessualità, malgrado sia stranoto che la stessa non è
    una patologia.
    Indignazione dello stesso giornale, del partito di cui è
    espressione, di Arcigay ed altri che non ricordo, che, dando voce
    all'anima liberale che li contraddistingue, chiedono immediati
    interventi repressivi, in particolare dall'Ordine degli psicologi,
    contro Cantelmi e gli altri reprobi che congiurano per convincere i
    gay ad abbandonare ogni gaiezza.

    Cantelmi ha nel frattempo querelato penalmente il finto
    paziente/giornalista e scritto su Avvenire che le opinioni personali
    dei pazienti vanno certamente rispettate (come lui fa da sempre):
    quelle dei gay, ma (già che ci siamo) anche quelle dei credenti che
    vengono assai spesso irrise e derise da psicoterapeuti per nulla
    tolleranti verso i sentimenti di fede.

    A questo punto il presidente dell'Ordine degli psicologi, Giuseppe
    Luigi Palma, scrive una lettera a Liberazione (o gli trasmette un
    documento dell'Ordine, non si capisce se l'iniziativa è personale o
    dell'Ordine) che il quotidiano di Rifondazione presenta
    così: "L'Ordine degli psicologi condanna Cantelmi".
    Il che non può essere, perché io sono stato nel direttivo
    dell'Ordine (lombardo) e so che per dare una condanna ci vuole prima
    un procedimento, con accuse precise, difesa dell'imputato, eccetera.

    Ma in tempi di roghi, e non solo di spazzatura, anche di idee e di
    uomini, non si va per il sottile. Una lettera del presidente diventa
    una condanna.
    In realtà, poi, Palma, com'è sua funzione, cita il codice
    deontologico: «Nell'esercizio della professione, lo psicologo
    rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza,
    all'autodeterminazione e all'autonomia di coloro che si avvalgono
    delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, non opera
    discriminazioni.».

    Quindi, verrebbe da dire, lo psicologo prende in terapia
    l'omosessuale scontento della sua sessualità, come fa con
    l'eterosessuale.
    No, la storia è un'altra.
    Come proclama il presidente di Arcigay in prima pagina di
    Liberazione, esultando, «da qualche anno denunciamo, come
    associazioni lgbt, una campagna di propaganda portata avanti da
    diversi medici e psicologi che sostengono come con la fede, la
    disciplina, la volontà sia possibile redimere i fratelli e le
    sorelle omosessuali e lesbiche».

    Ecco finalmente la verità, ottenuta con metodi, naturalmente,
    veritieri!
    Un pubblicista si spaccia per paziente.
    Una citazione del codice deontologico viene spacciata per condanna.
    In questa vittoria della trasparenza, preparate i roghi, campioni
    del libero pensiero.
    Ci sono dei bei polli da arrostire.

    di Claudio Risè
    Tempi num.3 del 17/01/2008
    A fuoco lento