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31 oktober velo islamico secondo un'islamica moderataLe donne musulmane chiedono di essere libere davvero di Souad Sbai Il velo fa discutere, divide gli animi, suscita interrogativi. E certe incaute dichiarazioni, come quelle rilasciate due giorni fa dall'imam di Segrate durante una trasmissione televisiva, non fanno che buttare benzina su un materiale già altamente infiammabile. Molti pronunciamenti appaiono ispirati più da motivi ideologici, politici o pseudo-religiosi. Almeno quattro sono i luoghi comuni dell'islamically correct con cui fare i conti. 1. Il velo, si dice, è parte integrante della religione e della cultura del mondo musulmano. Non è così: non c'è un solo testo religioso che faccia del velo un pilastro dell'islam. L'imposizione del velo obbedisce ad una visione gerarchica e patriarcale della società islamica, che ruota intorno alla figura dell'uomo padre e padrone. La riprova è che le donne lo indossano quando questa visione diviene dominante, se ne liberano non appena il dominio si indebolisce o si allenta. In Tunisia, Marocco, Giordania, l'uso del velo comincia ad essere scoraggiato e messo in discussione. È qualcosa che dovrebbe far riflettere i sostenitori di casa nostra. 2. Il velo, si sostiene, è un simbolo di pudore e di modestia delle donne musulmane. Al contrario, è l'esibizione di un messaggio politico e di potere. È il pubblico sigillo della sottomissione della donna alle leggi e alle tradizioni più aberranti. La donna col velo è colei che può essere lapidata se commette adulterio, non può uscire di casa senza il permesso del marito, deve accettare maltrattamenti e violenze se mette il rossetto o frequenta un occidentale, subire l'infibulazione o la poligamia, essere costretta a sposare a 12 anni un uomo che non ha mai visto. 3. Le immigrate, si dice ancora, portano il velo per una libera scelta. Nella stragrande maggioranza dei casi, esse arrivano in Europa senza il velo. Sono costrette a indossarlo per ordine di mariti, padri e fratelli istigati e appoggiati dai predicatori di alcune moschee. Anche perché non è solo un'insegna di potere, è uno strumento di controllo. Ha il compito di isolare le donne delle comunità, impedire che entrino in relazione con la società, tenere lontano «l'altro», il nemico, il rivale, l'infedele. Il velo dice alle donne: restate chiuse nelle vostre case e siate ciò che dovete essere, fabbriche di figli, senza volontà e senza diritti. Se parlate con le immigrate comuni, le immigrate della porta accanto, è questo che vi diranno. 4. Proibire l'uso del velo nelle scuole e nei luoghi di lavoro è un atto di prepotenza che incoraggia lo scontro di civiltà. In realtà, misure come queste vanno nella direzione opposta: tendono una mano alla parte più viva e avanzata delle comunità musulmane. In Francia dall'anno scorso c'è una legge che vieta l'uso del velo nelle scuole pubbliche. Dopo le proteste scatenate dai fondamentalisti nei primi tempi, i sondaggi dicono che la stragrande maggioranza delle allieve e delle donne delle comunità si sono apertamente schierate a favore della legge. Ora ci sentiamo più libere, confessano: più libere di parlare, di vivere, di essere noi stesse. Detto questo, è evidente che il problema è innanzitutto culturale, e si affronta con un dibattito ampio ed aperto. Più che perdersi in dibattiti politicamente corretti sulle proibizioni, è molto più utile e realistico difendere il diritto delle donne a non indossarlo. Riassumendo: l'imposizione del velo rivela una concezione del mondo che non vela soltanto la donna ma anche l'uomo, la società, la mente. Che mortifica la sua parte migliore, la sua storia di civiltà e di creatività. Ogni immigrata che rinuncia al velo non lo fa perché sceglie l'Occidente corrotto. Lo fa perché sceglie e ama il vero islam, non la sua copia deforme. È da riflessioni come queste che dovremmo partire quando affrontiamo una questione così importante per il futuro dell'integrazione. Chi oggi in Italia applaude al velo e ne fa solo un problema di centimetri di pelle da scoprire, mostra purtroppo di non averlo ancora compreso. Avvenire, Martedi 24 ottobre 2006 a proposito di halloweenIN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/ La notte delle zucche Da qualche anno, ormai, alla fine di ottobre siamo invasi da immagini di zucche, pipistrelli, e altre amenità in stile horror. E' la festa di "Halloween", entrata perfino nel mondo della scuola: non pochi sono gli istituti scolastici, dalla scuola primaria a quella superiore, dove gli insegnanti fanno festa insieme ai bambini, tra giochi e disegni. Da più parti, di fronte al crescere di questo fenomeno, si è cominciato a manifestare una certa preoccupazione: c'è chi vede in Halloween un ritorno a forme di "paganesimo", e chi invece un rito folkloristico e consumistico, una specie di innocuo carnevale fuori stagione. Chi ormai più si ricorda, non solo tra i bambini e i giovani e a livello massmediatico popolare, la festività cristiana che Halloween va soppiantando: Ognissanti. 30 oktober pensiero politicamente corretto e gnosticoCom'è noto, del pensiero cosiddetto politically correct, mix di radicalismo edonistico e di marxismo, si è appropriata la sinistra, sebbene di origine statunitense. Nulla di strano: anche il Sessantotto, che del politically correct è il padre, ebbe tale origine. Voi direte: ma come, se nei cortei bruciano le bandiere americane! Esatto, ma anche nel Sessantotto, negli Usa, si bruciavano bandiere in protesta contro l'intervento in Vietnam, e l'odio per l'Occidente e la sua civiltà, di cui gli Usa sono considerati il simbolo e il baluardo, è ciò che lega i liberals americani ai "sinistri" europei, di qualunque colore essi siano (verdi, arcobaleno, rossi, rosa.). A futura memoria bisognerà dunque che vediamo da vicino in che cosa consista esattamente questo politically correct e quali sono i suoi punti fermi. Sì, perché non vi è nulla di più contingente e mutevole del politically correct, e quel che oggi è tale non sappiamo se lo sarà ancora domani, essendo frutto esclusivo del capriccio di intellettuali. Prenderò spunto da una suggestiva sintesi che ne ha fatto Edward Feser, docente di filosofia alla Loyola University di Los Angeles, in un suo articolo apparso su "Liberal" del maggio 2006. Il saggio, va detto, concerne realtà esclusivamente americane ma può benissimo adattarsi anche ai casi nostri. Egli esordisce col dire che negli Usa "l'egemonia della sinistra nelle università è così schiacciante che perfino le persone non di sinistra non la mettono in dubbio". Verrebbe da rispondere che, se questa è la situazione nel baluardo dell'Occidente, la terra del capitalismo e della Coca-Cola, allora siamo messi proprio male. Infatti, nel resto dell'Occidente è anche peggio. Allora, vediamo quali sono i capisaldi del politically correct. Il primo recita che il capitalismo è intrinsecamente perverso e disumano, perché arricchisce a dismisura pochi a prezzo della miseria crescente dei più. Invece, il marxismo, al di là dei suoi trascurabili fallimenti storici, conserva tutta la sua altissima carica ideale e rimane la quintessenza della giustizia sociale. Dai primi due punti consegue che la globalizzazione avrà come effetto di sprofondare vieppiù il Terzomondo nel baratro della povertà. Altra conseguenza è il disastro ambientale, dovuto esclusivamente all'industrialismo. Va da sé che le risorse naturali sono ormai in via di estinzione per lo stesso motivo. Dunque, le soluzioni vanno trovate nel blocco totale del progresso teconologico e nel ritorno a forme di approvvigionamento energetico arcaiche (mulini a vento etc.). Un altro punto fermo del politically correct riguarda i sessi: le differenze psicologiche e di comportamento tra maschi e femmine sono artificiali, dovute cioè a condizionamenti culturali; lo stesso dicasi per le preferenze sessuali. Corollario: la minore presenza di donne in certi ruoli e professioni è dovuta esclusivamente a ingiusta discriminazione. Procediamo con gli altri punti: i problemi del Terzomondo sono cominciati col colonialismo ottocentesco, i cui effetti perversi ancora oggi, dopo quasi due secoli, impediscono a quei popoli di svilupparsi. Ciò è dovuto anche al fatto che la civiltà occidentale è stata ed è la cosa più oppressiva che si sia mai vista sulla faccia della terra. Essa è altresì spiritualmente inferiore a qualunque altra "cultura". E questo ci porta alla religione, che è puro frutto di ignoranza, specialmente il cristianesimo: una persona sensata, oggi, non può più credere in alcunchè di soprannaturale. Naturalmente, la morale, specialmente sessuale, che ne discende è una reminiscenza superstiziosa senza alcun fondamento razionale. Altrettanto naturalmente, dalla religione vanno tenute distinte le filosofie orientali (buddismo, yoga etc.), che, non avendo riferimenti trascendenti ed essendo praticamente prive di morale sessuale, possono essere utilizzate come tonificanti psicofisici contro il logorio della vita moderna. Ecco, tutto questo è il politically correct, ed è assolutamente naturale per uno "di sinistra" aderirvi. Dal punto di vista psicologico, c'è da aggiungere che la malìa che la sinistra esercita sugli intellettuali è causata anche da un giro mentale che fa sì che il professore, il regista, il giornalista, lo scrittore, l'attore, il poeta, il cantante si convincano che il mondo andrebbe molto meglio se si decidesse a seguire le loro idee. Questo atteggiamento è rinforzato dal dato di fatto, in molti casi, del loro successo sociale ed economico: se hanno avuto successo è segno che loro sono migliori degli altri e, dunque, le loro idee devono essere giuste. Il marxismo, dal canto suo, è pura teoria, analisi cui riconduce tutta la realtà. E' l'ultima e più duratura forma di gnosi di massa, quell'antica eresia che voleva alcuni, perché "illuminati", deputati a rifare a tavolino un mondo fatto male da un cattivo demiurgo. E, va da sé, per ciò stesso deputati anche a guidare tutti gli altri, per amore o per forza, perché i più, non essendo "illuminati" come loro, sono inconsapevoli del loro vero bene. Da qui il suo fascino sugli intellettuali. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole, se non la forma, adattata ai tempi, della tentazione primordiale (".sarete come dèi.") che, nel Genesi, titillava il genere umano a mordere il frutto della conoscenza ("gnosi", in greco). Da qui, anche, il recente revival dei cosiddetti vangeli apocrifi, che sono in realtà testi gnostici del II e III secolo, portati alla ribalta da Il Codice da Vinci e il Vangelo di Giuda. Dunque, la Chiesa non fa altro che combattere sempre contro la stessa eresia da duemila anni, a partire da quel Simon Mago di cui parlano gli Atti degli Apostoli (8, 9-24). Eggià: il diavolo, a differenza del suo Avversario, è maledettamente (è il caso di dirlo) monotono. Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ Articolo apparso su "Il Timone", rivista di apologetica, n° 55 del 2006 28 oktober Ragazze spericolate e anticonformiste
il Papa Ricorda la rivolta unghereseMessaggio del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del 50° anniversario dell'insurrezione di Budapest: A Sua Eccellenza Il Signor László Sólyom Presidente della Repubblica di Ungheria Il 23 ottobre del 1956 il coraggioso popolo di Budapest dovette confrontarsi con il proprio desiderio di libertà, a fronte di un regime che perseguiva fini difformi dai valori della Nazione ungherese. E' ancor vivo nella memoria il ricordo dei tragici eventi che provocarono, nel giro di pochi giorni, migliaia di vittime e di feriti, destando nel mondo grave turbamento. Risuonarono allora forti le accorate considerazioni del mio venerato Predecessore il Papa Pio XII, il quale, attraverso ben quattro vibranti interventi pubblici, chiese con insistenza alla Comunità Internazionale il riconoscimento dei diritti dell'Ungheria all'autodeterminazione, in un quadro di sostanziale identità nazionale, che garantisse la necessaria libertà. Volentieri aderisco alle varie iniziative programmate per commemorare un così significativo evento, quanto mai importante per la storia del Popolo ungherese e per l'Europa. E proprio per questo ho chiesto al Decano del Collegio cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, sino a poco tempo fa mio Segretario di Stato, di partecipare a mio nome alle celebrazioni e di rendersi interprete degli intimi sentimenti che albergano nel mio cuore nel 50° anniversario dell'insurrezione di Budapest. Signor Presidente, nel domandarLe di voler accogliere il mio Legato a Latere, il Signor Cardinale Angelo Sodano, con la stessa deferenza con la quale accoglierebbe me, colgo volentieri l'occasione per sottolineare la millenaria intesa che anima i rapporti tra la Sede Apostolica e il nobile Popolo ungherese. Al tempo stesso, mi piace rilevare come il Suo Popolo, Signor Presidente, nonostante le oppressioni subite lungo i secoli, e da ultimo quella sovietico-comunista, abbia sempre tenuto nella giusta valutazione il rapporto fra Stato e cittadino, al di là di ogni ideologia. Secondo la visione cristiana, a cui si sono ispirate le popolazioni che hanno dato vita alla Nazione ungherese, la persona con le sue legittime aspirazioni morali, etiche e sociali precede lo Stato. La struttura legale dello Stato e la sua giusta laicità sono sempre state concepite nel rispetto della legge naturale tradotta negli autentici valori nazionali e, per i credenti, arricchita dalla Rivelazione. L'auspicio che di cuore rinnovo è che l'Ungheria possa costruire un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico. Signor Presidente, mentre Le domando di annoverarmi tra quanti fanno grata memoria di un evento storico di così grande rilievo, auspico che esso sia motivo di provvida riflessione sugli ideali e sui valori morali, etici e spirituali che hanno costruito l'Europa, di cui l'Ungheria è parte. Possa il Suo Paese, Signor Presidente, continuare a farsi paladino di una proposta di civiltà basata sul rispetto della persona umana e sul primato dei suoi alti destini. Maria, la Magna Domina Hungarorum, santo Stefano, santa Elisabetta e gli altri santi che annovera la nobile Terra di Pannonia continuino a vegliare sulle legittime aspirazioni del Popolo ungherese. Io assicuro la mia spirituale vicinanza e, in segno del mio costante affetto, imparto a Lei e ai Suoi Compatrioti una speciale Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 7 ottobre 2006 BENEDICTUS PP. XVI 26 oktober A Verona Papa Ratzinger....
25 oktober Magdi Allam parla delle accuse alla SantanchèIslam d'Italia: «Il velo legge di Dio»
La guerra scoppia in tv «Lei è un'ignorante, è falsa», peggio ancora «lei semina l'odio, è un'infedele ». L'accusa pesantissima, che in termini coranici si traduce con la condanna a morte, è diretta all'onorevole Daniela Santanchè di An. A scagliarla è Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, appena conclusa una già rovente puntata di «Controcorrente» negli studi milanesi di Sky sulla questione cruciale del velo islamico. Nel corso della trasmissione condotta da Corrado Formigli e andata in onda venerdì sera, la Santanchè aveva sostenuto che «il velo non è un simbolo religioso, non è prescritto dal Corano». Ciò in risposta all'affermazione della giovane Asmae Dachan, figlia del presidente dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), secondo cui «il velo è un atto di fede come la preghiera e l'elemosina, è un fattore di adorazione di Dio». La replica di Abu Shwaima è stata impietosa eminacciosa: «Non è vero che nel Corano non ci sia l'obbligo del velo. Io sono un imam e non permetto a degli ignoranti di parlare di islam. Voi siete degli ignoranti di islam e non avete il diritto di interpretare il Corano ». Successivamente, rivolto all'altra ospite negli studi di Sky a Roma, Dunia Ettaib, rappresentante dell'Unione delle donne marocchine in Italia, tenacemente contraria al velo, Abu Shwaima ha sentenziato con un italiano approssimativo (quasi la dimostrazione della difficoltà di integrarsi per un integralista che risiede da circa 40 anni nel nostro Paese ma che coltiva l'ambizione di convertire gli italiani all'islam): «Il velo è una legge che Dio ha mandato. È Dio che lo dice, l'uomo non può negarlo. Se uno crede nell'islam lo segue. Senza essere uno che non crede, di dire che non lo deve portare». A questo punto Dunia chiede lumi (questo scambio di battute non è però andato in onda): «E quelle che non portano il velo non sono musulmane?». Secca la risposta di Abu Shwaima: «Il velo è un obbligo di Dio. Quelle che non credono in questo non sono musulmane». Quindi le musulmane che non portano il velo sarebbero delle miscredenti e delle apostate, altra accusa che si trasformerebbe nella condanna a morte. È un nuovo episodio che dovrebbe spingere gli italiani a guardare in faccia la realtà per quella che è e non per quella che immaginano che sia o sperano che diventi, partendo dal vissuto dei suoi protagonisti e affrancandosi dai filtri ideologici, culturali e religiosi che portano alla mistificazione della realtà. E la questione del velo islamico va considerata per il significato che le danno coloro che in Italia si ergono a rappresentanti dei musulmani. Prendiamo atto del fatto che Abu Shwaima, autodesignatosi imam della moschea di Segrate, nonché «emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia», è sia fondatore e membro del «Consiglio dei saggi» dell'Ucoii, sia responsabile della Da'wa, ovvero della propaganda islamica, della Fioe (Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa), che è la cornice unitaria delle organizzazioni affiliate ai Fratelli musulmani nel nostro continente. Prendiamo atto del fatto che Asmae Dachan è portavoce dell'Admi (Associazione delle donne musulmane in Italia), creatura dell'Ucoii. Ebbene per entrambi il velo è un obbligo islamico, con la conseguenza esplicita della condanna, implicitamente anche a morte, delle donne che non lo indossano o si schierano contro il velo perché sarebbero delle infedeli, miscredenti e apostate. Questa è la realtà di cui dovrebbero finalmente rendersi conto i politici di sinistra e di destra che hanno legittimato il velo islamico sulla base del «buonsenso» (una versione islamicamente corretta di equidistanza o equivicinanza tra il velo integrale e il capo scoperto), o se ne sono addirittura innamorati perché sarebbe esteticamente bello, i magistrati che hanno accreditato nel nostro codice laico con una sentenza definitiva il velo come una prescrizione islamica, i religiosi cattolici che dicono sì al velo islamico purché non si metta in discussione il sì al crocifisso nella sfera pubblica, le donne italiane che risultano indifferenti alla sorte delle musulmane. Prendano atto che il velo è lo strumento principale di penetrazione sociale dei Fratelli musulmani perché porta alla sottomissione della donna e alla formazione di una «comunità islamica» forgiata dalla sharia. Mobilitiamoci pertanto per salvaguardare il diritto delle musulmane a non portare il velo, per sostenere una maggioranza di musulmane che oggi è sostanzialmente laica e liberale, per difendere l'Italia dall'ideologia oscurantista e totalitaria che si nasconde dietro al velo. Prima che sia tardi. Magdi Allam CorSera, 22 ottobre 2006 24 oktober coop rosse o coop del quartierino?
FT contro Prodi«Il declassamento dell’Italia si sapeva da tre mesi, non è una notizia», sostiene Romano Prodi. Il downgrading è la notizia del giorno sui giornali finanziari internazionali - dal Financial Times al Wall Street Journal - ed è finita persino sulle pagine online del Quotidiano del Popolo, a Pechino. Il fiasco prodiano da ieri è diventato globale. Campeggia il Professore - in foto, titolo e testo - sulla prima pagina rosa-arancio del Financial Times: «La bastonata sul debito si aggiunge ai mal di testa di Prodi», titola il quotidiano della City londinese. E nell’articolo si ricorda che «la legge finanziaria è stata criticata dagli industriali, dalle piccole imprese, dalla Banca d’Italia, dagli economisti favorevoli alle riforme e da molti altri, ai quali adesso si aggiungono Fitch e Standard & Poor’s». Per adesso, aggiunge il Ft, il declassamento avrà un impatto «praticamente nullo» nella capacità dell’Italia di onorare il debito, in quanto membro dell’eurozona; ma «avvicina l’Italia al rating di A- che la Banca centrale europea - ricorda il giornale - pone come soglia per accettare i titoli di Stato come garanzia per le sue operazioni di rifinanziamento». Ora l’Italia, ricorda a sua volta il Wall Street Journal, rischia di diventare un serio problema per Eurolandia. «La decisione di Fitch e S&P fa tremare la zona euro», titola il quotidiano finanziario newyorchese, ricordando che la retrocessione decisa dalle agenzie di rating fa aumentare le preoccupazioni in Europa per una possibile «destabilizzazione» a causa del deterioramento finanziario di una delle sue principali economie. E resta sempre il rischio, benché «remoto», scrive ancora il Wsj, di un’uscita dell’Italia dalla moneta europea: «Per il Paese sarebbe un disastro», scrive il quotidiano, che ricorda infine come il livello del rating italiano sia adesso il più basso di Eurolandia, Grecia esclusa. E se BusinessWeek online parla di «downgrade italian style», cioè retrocessione all’italiana, facendo il verso al celebre film «Matrimonio all’italiana», un lungo articolo sull’International Herald Tribune si concentra sulle ripercussioni che questo declassamento potrebbe provocare al nostro Paese, in termini di costo del debito pubblico. Non mancano le critiche alla Finanziaria. «Il bilancio 2007 di Prodi fa poco per tagliare la spesa pubblica - scrive il giornale americano, pubblicato in Europa - e invece si concentra su un aumento delle entrate fiscali e sulla lotta all’evasione». In Europa, il quotidiano finanziario francese Les Echos riporta la vicenda italiana in prima pagina, parlando del giudizio delle agenzie di rating come di una «vera e propria mina» per Romano Prodi, e sottolineando che potrebbero esservi ripercussioni per la «stretta maggioranza» del premier italiano. Cinco dias, il giornale finanziario spagnolo, ricorda che dopo la decisione di Fitch e Standard & Poor’s, l’Italia è il Paese, «con menos notas de la zona euro despues de Grecia», vale a dire al penultimo posto della classifica europea per i conti pubblici. Incidentalmente la Spagna, che non fa parte del Gruppo dei Sette, detiene il voto più elevato - la «tripla A» - da parte delle tre principali agenzie internazionali. Sarà dunque una «non notizia», come sostengono Prodi ed Epifani, ma del downgrading si parla molto, e ovunque. Anche a Pechino. Nell’edizione online del Quotidiano del Popolo il titolo è secco e preciso: «Retrocesso il debito dell’Italia». L’agenzia Xinhua riporta i comunicati di Fitch e Standard & Poor’s, sottolineando il passaggio che si riferisce alla «risposta inadeguata del nuovo governo alle sfide strutturali dell’economia e della finanza pubblica italiana». Del nuovo governo, non del vecchio
riflessionihttp://primopiano.totustuus.info/
Benedetto XVI: Dio escluso dalla vita pubblica Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo, anzi estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione della centralità dell'uomo e della sua libertà. Nella medesima linea, l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini ! di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede. http://libreria.totustuus.info/
Tra Nichilismo ed Islam - L'Europa come colpa Secondo gli autori, questa crisi ha origine già nella frattura provocata dal Protestantesimo nella Cristianità medievale (sec.XVI). Lo stesso affermarsi in quell'epoca della parola Europa (al posto di Cristianità usata in precedenza) è indice di una laicizzazione della vita anche nelle nazioni che erano rimaste cattoliche. Poiché infatti nel clima di tensione che seguì alla Riforma, la difesa delle caratteristiche - cattoliche o protestanti- dei singoli paesi appariva sempre più causa solo di interminabili conflitti, si pervenne a poco a poco a poco ad una progressiva neutralizzazione di sempre più vasti ambiti della vita. Si costruirono così sempre più una cultura, un'economia, una politica che, nei loro fondamenti, volutamente prescindevano dall'una o dall'altra delle grandi opzioni religiose del tempo. "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=126008 Maggiolini risponde da un letto d'ospedale a Don Verzé Maggiolini legge le parole di Don Verzé: "Staccai la spina per lasciar morire un amico". Non appare sorpreso. "Eccoci qua. In ospedale. Io allungato su un letto e lei seduto a parlare di eutanasia. Non faccia scherzi, mi raccomando". Promesso. Cosa ne pensa? "Di cosa". Delle parole di Don Verzé. "Ah, pensavo della sua promessa. Un prete prima di parlare dovrebbe riflettere tre volte. Una per intuire, una per ragionare, la terza per esprimere il suo pensiero che, bene o male, poco o tanto, è un aspetto non marginale della sua missione. Le parole e i pensieri hanno un peso, soprattutto se si dirige un istituto, una clinica, rinomata a livello internazionale come il San Raffaele. Don Verzé in questo caso ha pensato una volta sola". 12) "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Venerdì non posso: abbiamo programmato la morte della nonna. Permettetemi di iniziare questa presentazione della XIX Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute con due dialoghi che possono sembrare falsi, ma che purtroppo spesso si ascoltano nella vita reale: Come stai caro amico? E' tanto tempo che non ci vediamo! E' vero, dobbiamo metterci d'accordo per stare un po' insieme. Cosa ti sembra se ci incontrassimo in quel ristorante nel quale andavamo prima? Mi pare una buona idea! Allora, facciamo per il prossimo venerdì? Va bene, sono d'accordo; ma lasciami prima consultare la mia agenda. Che peccato, proprio venerdì non mi è possibile, perché vedi, per il prossimo venerdì abbiamo programmato la morte della nonna.! 13) "PER UNA POLITICA DEI VALORI" http://www.totustuus.biz/users/pvalori/uom_dot.html Alle origini del concetto di ideologia, Augusto del Noce Curiosamente, negli ultimi dieci anni l'avversario del pensiero religioso è cambiato. In certo senso è sempre il pensiero rivoluzionario, come fondato sull'idea di una "seconda nascita" che si sostituisce alla "seconda nascita" evangelica, e come può sostituirsi, se non sostituendo alla pienezza del teismo quella dell'ateismo? Ma col marxismo si era nell'idea di una religione secolare, della trascrizione laica di un modulo messianico (una frase corrente parla di Marx, come dell'ultimo "profeta ebreo"). Col sociologismo, invece, la rivoluzione è più profonda, proprio perché si tratta di una rivoluzione "silenziosa". 14) "CONTRO LA LEGGENDA NERA" http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php? name=News&file=article&sid=1678 Eutanasia, l'autogol di don Verzè Lo stato confusionale in cui versa don Verzè deve essere grave se egli non è in grado di padroneggiare concetti di morale elementare. Dire infatti - come egli fa - che la volontà del paziente risolve ogni remora del medico è una solenne asineria. E' la tesi libertaria e radicale di certa bioetica anglosassone, in base alla quale il medico dovrebbe ridursi a fare l'erogatore di servizi sanitari a richiesta del malato: uno vuole l'aspirina, gliela prescrivo; un altro vuole l'aborto, lo pratico; Tizio vuole l'eutanasia, lo accontento. Uno scenario in cui non c'è più nulla, non dico di cattolico, ma nemmeno di umano. Né di ippocratico: un greco dell'isola di Kos nel quarto secolo avanti Cristo direbbe cose più cristiane di questo prete del terzo millennio. 15) "P. PIERO GHEDDO" http://www.gheddopiero.it/avvenire/avvenire27.htm Perché il Giappone accetta i valori occidentali e l'Egitto no? La differenza sta appunto nel fatto che il popolo egiziano (pur con una consistente minoranza cristiana) vive da più di mille anni in una cultura plasmata dalla fede islamica, per la quale la religione è un tutt'uno con la famiglia, la società, la politica, l'economia, lo stato, l'educazione: un popolo che non ha mai ricevuto l'annunzio del "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", mentre per il Giappone, e più in genere per i paesi buddhisti, la fede religiosa è semplicemente una "norma del buon vivere". Si capisce quindi perché i giapponesi hanno recepito e realizzato la laicità dello stato, gli egiziani hanno cambiato sistemi politici, si sono tecnicizzati, istruiti, arricchiti, modernizzati, ma la mentalità e la cultura sono rimaste più o meno le stesse: non possono che rifiutare, anche violentemente se è il caso, la nostra "libertà" di pensiero, di religione. 16) "RINO CAMMILLERI" http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=122020 Eutanasia, i silenzi del cattolico Prodi La Binetti, riferisce ancora l'agenzia, racconta di aver detto a Prodi che occorre stare attenti in materia di tagli alla Sanità, perché ci sono famiglie che, vivendo in situazioni drammatiche ed essendo in condizione di disagio economico, possono per questo "arrivare a ipotizzare soluzioni di eutanasia". Prodi avrebbe mostrato "grande attenzione" e altrettanta "disponibilità". Dunque, la Binetti, par di capire, è contraria all'eutanasia e, da cattolica, almeno qui sembrerebbe in perfetta linea con le direttive della Chiesa. Infatti, l'eutanasia è proprio una di quelle questioni "non negoziabili" tassativamente elencate or non è molto da Papa Benedetto XVI. Quando c'è materia che concerne la vita e la morte non si discute, e non vale lo specioso argomento che certi divieti sono a carico dei soli credenti, mentre chi non crede non è obbligato a seguire altro che la sua coscienza 22 oktober attenti a ProdiProdi governa contro il Paese L’altroieri è stata una giornata nera per Prodi, l’ennesima. Al mattino il catastrofico sondaggio di Repubblica, con pesante editoriale di accompagnamento. A metà giornata la bastonata dalle agenzie di rating internazionale, che declassano l’Italia. Nel pomeriggio, a Verona, lo stadio del Papa che lo fischia. Forse è vero che non si governa con i sondaggi, con gli applausi o con i giudizi delle agenzie di rating, ma nemmeno contro un intero Paese. I giornali stanno dicendo che Prodi sta governando contro il Paese. Sta governando contro gli italiani. E gli italiani se ne sono accorti. I sondaggi non vengono fatti nel salotto buono della finanza italiana; ma fra la gente. E la gente è frastornata, confusa, delusa. In questi giorni tutti si stanno facendo i conti su quante tasse pagheranno in più. Lo stanno facendo gli artigiani, i commercianti, i lavoratori dipendenti. E tutti hanno notato che, a differenza di quel che dice il governo, pagheranno più tasse; perderanno servizi; avranno meno libertà. Questa finanziaria mette le mani nelle tasche dei cittadini. Il governo entra direttamente nei bilanci familiari di oggi, ed ipoteca quelli di domani. Questa finanziaria è inemendabile. Pensare di intervenire in Parlamento per migliorarla non sarà facile. Per tre motivi, tecnici e politici. 1) Motivo tecnico. Nemmeno più il Tesoro si orienta fra le misure che entrano ed escono dalla manovra. Emendarla vorrebbe dire mettere le mani su un materiale come il mercurio: non si ha mai certezza di dove finisce ed in quante parti si rompe. In più, l’opposizione dovrebbe farsi carico di trovare coperture finanziarie. 2) Motivo tecnico. Per mettere ordine nei conti dello Stato non serviva una finanziaria soufflè, che cresce di ammontare a seconda delle esigenze: 30 miliardi, 33,4 miliardi, 34,7 miliardi, 40 miliardi di euro. Per rispettare i parametri europei sarebbe servita – al massimo – una manovra da 10-12 miliardi di euro. 3) Motivo politico. La protesta che monta nel Paese contro la finanziaria innesca mal di pancia nella maggioranza. L’implosione potrebbe arrivare se il governo – come sembra – pone il voto di fiducia. Un voto di fiducia su questa manovra (decreto legge e finanziaria) sottrae al Parlamento il ruolo di controllo sull’operato del governo. Riduce i deputati ed i senatori della maggioranza a mere comparse di un film (la manovra) in cui tutti perdono. Li fa diventare co-partecipi di scelte già bocciate dal Paese. Ma senza voto di fiducia, questa finanziaria non passerebbe mai. Il Paese si è reso contro che Prodi sta governando contro gli italiani. Lo dicono i sondaggi. Lo dicono i giornali. Lo dicono tutte le categorie, tutti i ceti sociali (dal metalmeccanico all’avvocato), tutti i gruppi rappresentativi. Insomma, tutto il Paese. E non si può governare contro un Paese, soprattutto se questo Paese, come l’Italia, fa parte del G-7. 21 oktober ecco le buone ragioni di chi oggi ha manifestato a vicenza(AGI) - Vicenza, 21 ott. - "Mandiamo a casa Prodi, il gran bugiardo pericoloso per tutti noi". Cosi' Silvio Berlusconi ha concluso il suo intervento dal palco di Piazza dei Signori a Vicenza durante la manifestazione della Cdl contro la finanziaria del governo. Berlusconi ha rivolto al pubblico una serie di domande chiedendo chi sia il premier che "ci accuso' di criminalita' politica, disse che non avrebbe mai aumentato le tasse e invece ha fatto tutto il contrario?". La piazza ha risposto piu' volte 'Prodi' e Berlusconi ha quindi sottolineato: "e' lui il gran bugiardo, mandiamolo a casa al piu' presto". "Sono gia' a casa e sto benissimo". Cosi' il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha risposto ai cronisti che sotto la sua abitazione in centro a Bologna gli hanno chiesto un commento sulla conclusione del discorso di Berlusconi.
Prodi ha ragione, in casa sta benissimo, i problemi sorgono quando mette il naso fuori di casa....volano fischi (come a Verona), commenti negativi di Tutte le categorie e precipitano i punti di gradimento tanto quanto i rating, mentre l'europa tace preoccupata. Prodi contro tutti, ma non è un super eroe; è una piagaIl governo Prodi attaccato dagli "amici" Scrive oggi Massimo Giannini su La Repubblica: - per quanto riguarda la manovra: "Dire che c’è confusione, a questo punto, è un puro eufemismo"; - per quanto riguarda il cuneo fiscale: "gli oltre 18 milioni di lavoratori dipendenti non intascheranno un solo euro"; - ancora: "per i lavoratori dipendenti, i benefici del cuneo coincidono (e non si aggiungono) con la riforma dell’Irpef varata da Visco"; - risultato: "in molti casi si tratterà di un risparmio di qualche decina di euro al mese. In qualche caso si tratterà di un aggravio di qualche centinaio di euro al mese. Il danno, per tutti, è che non c’è nient’altro da risparmiare"; - conseguenza: "Non può essere un caso che l’ultima rilevazione… fotografa un tracollo di consensi per l’esecutivo unionista"; - "non si governa con i sondaggi… ma non si governa neanche con l’improvvisazione". Scriveva ieri Sebastiano Messina su La Repubblica: "Ammettiamolo: mai una finanziaria era stata così emozionante, così avvincente, così piena di suspence. La riforma Irpef, per esempio, doveva colpire i ricchi (oltre i 70 mila euro). Poi la soglia della ricchezza è salita a 75 mila. Poi è scesa a 40 mila. Ieri si è scoperto che ci rimetterà anche un semplice impiegato con moglie a carico e 29 mila euro di reddito. Lui però è contento: è ricco e non lo sapeva. "Nella scuola, 50 mila insegnanti dovevano essere espulsi. Poi il governo ci aveva ripensato. Ieri mattina sono stati di nuovo messi "in esubero". Ieri sera avevano riconquistato il loro posto (ma tre di loro, nel frattempo, hanno avuto un infarto). "Brillante la performance automobilistica: "Più tasse sui Suv, esonero dal bollo per le euro4". Ieri mattina è caduto l’esonero. Nel pomeriggio sono svanite le tasse sui Suv. Alle 8 di sera le tasse sui Suv sono rispuntate, ma l’esonero per le euro4 no. Boom delle vendite di biciclette. "Novità positive invece per le tasse di successione. Prima venivano colpiti anche i trivani di periferia, da ieri sono esentati gli attici in centro. È una buona notizia per gli agonizzanti (ai quali il governo raccomanda comunque di aspettare il voto finale)". Dice Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttiva della Camera e segretario di Radicali italiani: "Il governo farebbe bene a compiere un atto di ragionevolezza: quello di riscrivere la finanziaria sulla base delle indicazioni del governatore Draghi, tornando alla direzione di marcia fissata dal Dpef"’. "Sono in corso danni gravissimi (e, temo, difficilmente riparabili) nel rapporto con ampi settori di opinione pubblica. Con lealtà, avevamo non solo avvisato di questi rischi, ma avevamo ed abbiamo cercato di operare, anche con il "tavolo dei volenterosi", per ridurre il danno e introdurre qualche elemento di saggezza". Eutanasia? non è una soluzione!Tra i drammi causati da un'etica che pretende di stabilire chi può vivere e chi deve morire, vi è quello dell'eutanasia. Anche se motivata da sentimenti di una mal intesa compassione o di una mal compresa dignità da preservare, l'eutanasia invece che riscattare la persona dalla sofferenza ne realizza la soppressione. La compassione, quando è priva della volontà di affrontare la sofferenza e di accompagnare chi soffre, porta alla cancellazione della vita per annientare il dolore, stravolgendo così lo statuto etico della scienza medica." (Giovanni Paolo II, 12.11.2004) Cresce l'attenzione intorno al tema dell'eutanasia. Per capire cosa ci sta dietro è utile tornare ad un recente disegno di legge che disciplina il "suicidio assistito". E' un testo messo a punto da radicali e socialisti che depenalizza l'eutanasia in tutte le sue forme. Esso traccia un modello di eutanasia per certi aspetti perfino più allargato di quello olandese, belga o dell'Oregon. Nel testo, primo firmatario il socialista Roberto Biscardini, viene riconosciuto al malato maggiorenne il diritto alla cosiddetta dolce morte sia attiva (con la somministrazione di un farmaco) sia passiva (con la sospensione di cure vitali). Non solo. Il secondo caso può essere applicato anche ai minori, senza limiti di età. Purché non ci sia il dissenso di genitori o familiari. Esemplifica Marco Beltrandi, che ha scritto gli 11 articoli: "Se un bambino è in condizioni terminali, non reversibili o in coma vegetativo persistente la mamma o il papà possono rinunciare al sostegno di trattamenti artificiali, scegliendo di far staccare la spina". È facile notare come stia già funzionando la legge del "piano inclinato" per cui, una volta ammessa la legittimità della morte inflitta per pietà sull'adulto cosciente che ne faccia richiesta esplicita, ripetuta e documentata, poi si passi anche ad allargarne l'applicazione ai giovani, agli adolescenti con il consenso dei genitori o dei tutori, ed infine ai bambini ed ai neonati, ovviamente senza il loro consenso. È facile anche prevedere che lo scivolamento sul piano inclinato dell'eutanasia continuerà nei prossimi anni fino ad includere i pazienti adulti ritenuti incapaci di chiedere il consenso, come ad es. i malati mentali o i soggetti in coma persistente o in stato vegetativo. L'Europa, che sta proponendosi al mondo come un'unità di popoli solidali in nome dei "diritti dell'uomo", tuttora capace di conservare un plurimillenario patrimonio di civiltà umanistica, improntata al rispetto della persona e alla pratica della solidarietà, dovrebbe respingere da sé ogni infiltrazione culturale ispirata al cinismo utilitaristico, relativistico o edonistico, per continuare a proporre modelli legislativi a sostegno dell'uomo e della sua dignità, in una società solidale. Per aderire alla e-campagna clicca su http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2 Il testo della tua e-mail giungera' a tutti i deputati e senatori appartenenti a partiti non ostili alla vita. Non dimenticare di firmare il testo e di aggiungere il numero del documento di riconoscimento per dare maggiore peso alla tua richiesta. Scuola: le assunzioni promesse da Prodi diventano licenziamentiIl "Promessor Prodi" – come lo ha definito un settimanale - è stato trovato con le mani anche nel barattolo della scuola. Presentando la legge finanziaria, aveva garantito l’assunzione di 150mila precari, ma si era "dimenticato" di aggiungere che la sua manovra economica porterà al licenziamento di 50 mila tra insegnanti e personale non docente. Sindacati, Verdi, Udeur e Rifondazione sono già scesi in trincea, e i Comunisti minacciano di far mancare il proprio consenso in Parlamento. "Tagli e cicoria" per la scuola pubblica, è stata la laconica battuta della Cgil. La Finanziaria non solo prevede questi drastici tagli, ma introduce un meccanismo di recupero per il quale se i risparmi non dovessero arrivare entro i termini previsti verrà ridotta ulteriormente la spesa corrente. I sindacati avevano chiesto una Finanziaria di investimenti, ma Prodi e Padoa Schioppa hanno percorso la strada esattamente opposta. Il governo dell’Unione, insomma, sta tornando all’antico: è bene ricordare, infatti, che dall’85 al 2000 mai una lira era stata aggiunta agli stanziamenti per il bilancio dell’Istruzione, mentre dal 2001 al 2006, col governo di centrodestra e la Moratti ministro, le risorse finanziarie destinate alla scuola sono cresciute complessivamente di 3.456 milioni di euro. Nell’ultima Finanziaria di Berlusconi la scuola ha ottenuto 110 milioni di euro, oltre al 20% d’incremento sul bilancio. La Casa delle Libertà ha razionalizzato la spesa, ma ha sempre reinvestito nell’Istruzione i risparmi che si effettuavano. La sinistra invece, anziché intervenire su una più moderna organizzazione dei percorsi di studio, ha instaurato un sistema burocratico che penalizzerà tutti: dirigenti, docenti, studenti e famiglie. È chiaro che quella del governo Prodi per la scuola è una strategia del gambero: togliere qualità all’offerta formativa tornando, appunto, al passato. Ma cinquantamila posti di lavoro in meno sono un prezzo troppo caro da far pagare all’istruzione ed al sistema scolastico italiano. L’innalzamento del rapporto alunni-classe, la riduzione a priori delle bocciature, la diminuzione delle ore di lezione negli istituti professionali, e quindi un’inevitabile dequalificazione della scuola nel suo insieme, non sono certo le ricette promesse agli elettori nel programma dell’Unione. I tagli, se attuati nella loro interezza, metterebbero a rischio il funzionamento di tutto il sistema scolastico. Prodi aveva promesso di investire maggiori risorse su scuola e ricerca, cioè sui settori che rappresentano il futuro del nostro Paese, indicandoli come priorità assolute, e questo è invece il risultato. È stata cancellata l’opportunità per le famiglie di iscrivere anticipatamente i figli alla scuola materna e alla scuola elementare. È stata cancellata la figura del "tutor" che aveva la funzione di raccordare i rapporti tra scuola e famiglia. È stato cancellato il portfolio che aveva la funzione di segnalare tutte le esperienze scolastiche ed extrascolastiche che avevano qualificato la vita dell’alunno durante il suo percorso educativo. Che significa tutto questo? La risposta è semplice: se in Finanziaria il capitolo dedicato alla scuola diminuisce, ciò sta a significare che si va ad intervenire nell’ambito dell’offerta e della qualità formativa. Saranno penalizzati gli studenti e le loro famiglie oltre che la professionalità dei docenti perché con questi "tagli selettivi" ci saranno meno investimenti. Titolano i giornali Non lo diciamo noi ma tutti i quotidiani italiani: la Finanziaria divide il governo, l’ennesimo scontro tra Prodi e la sinistra radicale, sostenuta dai sindacati, è sui fondi destinati alla scuola e la minaccia di 50 mila licenziamenti. A conferma ecco una panoramica dei titoli che campeggiavano ieri sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani. Liberazione |
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