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    October 31

    santi e defunti

    Santi e Defunti 
    Ho ricevuto in questi giorni da un giovane a cui voglio molto bene una mail di invito per un “Halloween Party” (ndr All Halloween Eve = Vigilia di tutti i Santi) di beneficenza a favore di un progetto in Burkina Faso.
    Ho rifiutato l’invito perché sono giorni che mi sto preparando , come posso, a celebrare la Festa dei Santi e la commemorazione dei defunti.
    Mi piace pregare San Nicolò, il famoso vescovo di Myra, amico dei bambini; le origini di una parte della mia famiglia mi invitano a festeggiare SantaKlaus (ndr Sankt Ni-Klaus = San Nicolò) poi trasformato in Babbo Natale: immagino che San Nicolò, da simpaticone qual era, non se la sia presa; mi piace affidarmi a San Pietro, San Siro, San Bernardo, San Giovanni Bosco, Sant’Erasmo, patroni della parrocchie dove sono nato e dove sono vissuto, da laico e da prete.
    Mi piace pregare San Giorgio, patrono degli scout, il Beato Pier Giorgio Frassati, alpinista ed ingegnere come me, Santa Maria Maddalena per via di una piccola cappella a Lei dedicata nei boschi sopra casa mia, San Giuseppe, Madre Teresa di Calcutta e San Vincenzo de’ Paoli per il loro amore verso i poveri.
    Il 2 novembre è dedicato al ricordo di mio papà che dal cielo mi protegge e mi aiuta; a lui rivolgo le mie preghiere più insistenti, i casi difficili; con lui ricordo anche nonna Giulia che ha vissuto tanti anni in casa nostra, molti miei cari e don Francesco che mi ha aiutato tanto nel discernimento della mia vocazione.
    Da qualche anno, il giorno dei defunti, faccio memoria in modo particolare dei giovani che ho conosciuto morti nei modi più diversi: S. per tumore alla testa, S. e G. per un incidente di moto, E. per un melanoma, A. per overdose…
    Fra tutti mi ricorderò sempre di I. e S. che nel giro di pochi mesi di distanza l’uno dall’altro si sono tolti la vita; prego anche loro perchè sono vivi nella casa del Padre e, misteriosamente, vegliano su tutti noi; penso alle loro famiglie….
    Questi sentimenti belli, bellissimi, dolci, teneri, emozionanti, così umani e così divini non voglio proprio che siano turbati da nulla di poco serio o addirittura di volgare e oscuro.
    I nostri bambini e ragazzi hanno il diritto di vedere, in noi adulti, l’amore per i nostri defunti e i nostri Santi.
    La festa di Halloween è anche un business: si spendono fiumi di soldi per organizzare feste, per ornare giardini, case e strade con assurde zucche illuminate.
    Due anni fa, passeggiando per il centro storico della mia città, mi è capitato di vedere una sgradevole esibizione di uomini travestiti da donna e donne travestite da uomini; la stessa sera ho incontrato ragazzi ubriachi stesi per terra e mostruose figure sataniche. Alcuni miei alunni, i giorni successivi, mi hanno raccontato spaventati di aver fatto sedute spiritiche durante la notte di Halloween.
    Vedo con piacere che le parrocchie e gli oratori hanno abbandonato questa festa: è più bello pensare ai santi e ai morti in paradiso!
    Buone feste! Auguri a tutti! Dio ci ama. 

    don Nicolò Anselmi

    October 29

    Ero gay, mi hanno curato ora sogno di avere un figlio"

    È successo tutto dopo un festino. Un amico stava preparando un esame di psicologia e ha dimenticato un mucchio di appunti sulla scrivania della mia stanza. Ho cominciato a leggere e ho scoperto della terapia riparativa. È iniziato tutto da lì».
    Party notturni, alcol, sesso facile e promiscuo. Fino ai 27 anni Luca viveva di «festini» - come li chiama lui - di rapporti occasionali, consumati anche all'aperto, o come si dice in gergo di «cruising». «Questa era la mia vita e quella dei gay come me. Fino a quel momento», racconta disinvolto davanti a una tazza di tè, in un bar nel centro di Milano, dopo una giornata di lavoro. «Non ho fretta, no, ma poi devo prendere un treno per raggiungere mia moglie - dice sorridente -. Abitiamo fuori Milano. Stiamo così bene lontano dalla città».

    Non è una doppia vita quella che Luca ha deciso di raccontarci. È una nuova vita. Fino a qualche anno fa Luca di Tolve - che ora di anni ne ha 36 - faceva public relations per i locali omosex, era un attivista dell'Arcigay: si occupava di turismo e organizzava viaggi per la comunità. Un omosessuale convinto, insomma. «Convinto sì, credevo che quella fosse la mia condizione, irreversibile. Ero un egocentrico, palestrato, schiavo dei locali notturni, ossessionato dai soldi, convinto di provare attrazione unicamente per i maschi e finito nel vortice del sesso compulsivo». «Fino a quel momento». Cioè fino a che Luca non si è imbattuto nella “terapia riparativa” dell'americano Joseph Nicolosi. Da allora, dopo un percorso lungo cinque anni, lo scorso agosto è arrivato il matrimonio con Lisa (il nome è di fantasia), è nato il gruppo di auto-aiuto che Luca dirige, il gruppo Lot, di ispirazione cattolica, è esplosa l'idea di scrivere un'autobiografia e la convinzione che come lui molti potrebbero «riscoprire la loro parte maschile, ma soprattutto smetterla di soffrire».

    «Sì, perché - racconta Luca - quando ero omosessuale ero un infelice. Credevo di essere io lo sfortunato che non trovava l'anima gemella. Poi mi sono reso conto che attorno a me tutto era impostato in modo frivolo, superficiale, che ero circondato da infelici, molti dei quali ossessionati dalla pornografia e dal sesso. E poi la morte: l'ho vista consumarsi negli amici attorno a me e alla fine ho dovuto farci i conti anch'io dopo aver scoperto di essere sieropositivo». L'incubo Hiv Luca lo ha scoperto sulla sua pelle a 25 anni. «Altro che gaiezza tra gli omosessuali - dice ricordando gli anni della trasgressione -. Dopo quelle nottate estreme, tra cocaina e popper, torni a casa con un carico emozionale enorme ma con un senso di solitudine infinito. E oggi pago con la mia salute il peso enorme di quei comportamenti».

    Così Luca si presenta alla libreria Babele di Milano, specializzata nelle tematiche gay. «Gli appunti lasciati quella sera da un amico parlavano delle teorie di Nicolosi, del fatto che le pulsioni nei confronti dell'altro sesso spariscono se smetti di idolatrare gli uomini perché tu non riesci ad essere come loro, che l'omosessualità può nascere da un senso di rivalsa di un bimbo che vorrebbe avere più attenzioni da un padre assente. Insomma sono entrato in libreria ma il libro di Nicolosi non l'ho trovato. E lì ho capito che c'era una realtà che il mio mondo omosessuale cercava di tenere nascosta». Così Luca comincia a incuriosirsi, si indispone anche di fronte alle teorie di Nicolosi («insisto, ero un gay convinto, non è stato facile mettermi in discussione»), fino a che non decide di provare la terapia riparativa.
     
    «Non ero felice e volevo capire il perché. Ci ho messo cinque anni per realizzare di avere sofferto dell'assenza di un padre, di aver idealizzato i maschi perché li sentivo più forti di me e per cominciare a incuriosirmi dell'universo femminile», racconta Luca. Ma guai a parlargli di lavaggio del cervello: «Non ci sto. Sono una persona in grado di intendere e di volere come lo ero quando ero un gay. La vera violenza è dire che è impossibile uscire dall'omosessualità», si difende. E insiste: «Basta con questa accusa di omofobia. Chi discrimina è chi pensa che gay si nasce. Non esiste certo un gene. La mia scelta ha richiesto coraggio, anche perché non ho dovuto lottare solamente contro le mie abitudini, praticare l'astinenza per un periodo, ma ho dovuto rinunciare anche ai privilegi di una società in cui essere gay è trendy, ti serve a trovare un lavoro più facilmente e a fare soldi più in fretta», dice Luca attaccando la comunità omosessuale. Poi precisa: «Certo che ci sono gay che vivono la loro condizione con naturalezza e in tranquillità. Ma io voglio dire a tutti quelli che invece vivono il disagio che ho attraversato io che non devono vergognarsi, che possono rivolgersi a strutture che li aiutano e che alla fine possono trovare la felicità». Luca ci crede davvero: «Le strade sono tante, non c'è solo la terapia riparativa, ci sono i gruppi e i corsi living waters, la cristoterapia per chi - com'è successo a me - vuole trovare conforto e motivazione nella preghiera. Io voglio solo che si sappia che c'è un'omosessualità che è il frutto di un disagio e che può essere curata come si fa con la depressione o con i disturbi alimentari. Lo scriva, è importante», dice serio Luca. Che si addolcisce quando comincia a parlare di sua moglie: «L'idea di poter avere un bambino da una ragazza di cui sono innamorato mi elettrizza e mi commuove. L'ho conosciuta a Medjugorie. È stato come ricevere una grazia. Lisa mi ha accettato per quello che sono, col mio passato, senza pregiudizi e con grande amore. È bello che un rapporto si fondi sulla diversità. La favola della famiglia gay è politica, un modo per ottenere un riconoscimento. Ma i figli devono crescere con una madre e un padre, con degli esempi. Anch’io ora voglio pensare al futuro. Sono sieropositivo ma posso sottopormi a un trattamento, previsto dalla nostra legislazione e accettato anche dalla Chiesa, per avere un figlio sano. È la mia nuova vita. Non vedo l'ora». gaia.cesare@ilgiornale.it
    October 28

    dimostrazione empirica dell'ignoranza dei manifestanti

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    la foto qui sopra è presa dal sito adnkronos alle15.22 del28/10/2008

    cosa c'è di strano?

    che coloro che protestano dimostrano la loro ignoranza (ma questo già lo si sapeva ma ora abbiamo le prove!)

    notate infatti lo striscione bianco vi è la traduzione del nome della Gelmini, Maria Stella peccato che in inglese Maria NON si scriva Mery bensì Mary.

    TORNATE A STUDIARE GNURANT !!!

    annozero

    Annozero sbaglia agenda PDF Stampa E-mail
    Scritto da Il Legno Storto   
    martedì 28 ottobre 2008
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    ...
    Ma dove le prende le sue informazioni Marco Travaglio? È da un po’ che il novello Torquemada pare sbarellare con le sue denunce ritmate davanti ai teleschermi e l’aria di chi la sa lunga.

    Di ieri una messa a punto del Senato che fa a pezzi il ricamo giustizialista sulle spese di Palazzo Madama, recitato da Travaglio la sera prima nella consueta puntata santoriana di AnnoZero.
    Passi per le spese generali. Travaglio le dà alle stelle, il Senato replica che si tratta di cifre tratte da un bilancio preventivo che è da vedere se si trasformerà in consuntivo, senza contare poi che tra il 2006 ed il 2007 la spesa complessiva è aumentata solo dello 0,07% e che il passaggio da 11 a 6 gruppi creerà nuovo risparmio. Ma dove la nota di Palazzo Madama infilza Travaglio è sulle «agendine» che vengono stampate ogni anno e distribuite ai componenti della Camera Alta, alla stampa parlamentare e ai funzionari. «Il presidente Schifani spenderà 260mila euro per realizzare la preziosa agendina», aveva denunciato a brutto muso il giornalista. Mezzo miliardo di vecchie lire. In effetti, troppo. Se non troppissimo.
    Ma il pozzo di Travaglio era avvelenato e lui non se n’è accorto. O ha fatto finta di nulla. Perché le agendine - come ha provveduto a ricordare Palazzo Madama - o meglio, la spesa indicata, altro non è che il frutto di un contratto quadriennale stipulato quando alla guida del Senato era Franco Marini. E mica è tutto. Perché proprio grazie all’appalto studiato dai funzionari su indicazione del predecessore di Schifani si è ottenuto un grosso risparmio sugli anni precedenti, dato che il costo unitario delle agendine è sceso da 20,28 euro a 7,60. E ancora non è tutto. Perché metà delle agendine, come d’uso, sarà messo in vendita.
    Fonte Il Giornale

    Da:www.giustiziagiusta.info

    October 27

    italia vista da lontano

    Vista da lontano: ma l'Italia è impazzita? PDF Stampa E-mail
    Scritto da Marcello Foa   
    domenica 26 ottobre 2008
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    Sono arrivato negli Stati Uniti pensando di trovare un Paese depresso, arrabbiato, sconvolto.
    Qui quasi un milione di famiglie sta perdendo la casa, decine di migliaia di persone sono sull’orlo del fallimento personale, un’intera generazione di pensionandi vede dimezzare, con il crollo di Wall Street, i risparmi di una vita e le aspettative di una vecchiaia serena. Negli Stati Uniti ci sarebbero davvero ottimi motivi per scendere in piazza e invece si tira avanti, talvolta col magone, ma senza pensare a una rivoluzione. Non ancora, perlomeno.

    Poi mi collego ai siti italiani e scopro immagini fortissime: piazza Duomo a Milano occupata dagli studenti, la sede di Assolombarda assaltata con fumogeni e i petardi, giovani che tentano un blitz all’auditorium di Roma. E tutto questo perchè? Per bloccare una riforma scolastica che, perlomeno per quel che concerne elementari e medie, propone misure di assoluto buon senso: il maestro unico, l’insegnamento dell’educazione civica, il voto in condotta. Prima di partire per gli Stati Uniti ho incontrato degli amici austriaci residenti a Milano che davvero non riuscivano a capire le ragioni di questa agitazione: a Vienna norme del genere sono normali, come in Francia, come in Germania, come in Svizzera.

    In Italia no. E per impedirle si provoca un nuovo Sessantotto. E tutto questo mentre il mondo sprofonda nella prima vera recessione globale, questa sì davvero spaventosa. Da lontano mi chiedo: ma l’Italia è impazzita?  

     Ps: che tristezza vedere immagini come queste riportate da Youreporter

    October 25

    sugli anti-gelmini

    CORTEI, PD E SINDACATI
    Scuola, i riformisti del no


    di Ernesto Galli Della Loggia


    Che cosa realmente sanno della scuola, della causa per cui protestavano, gli studenti che l'altro giorno hanno affollato le vie e le piazze d'Italia? Probabilmente solo che il potere, cattivo per definizione (figuriamoci poi se è di destra!), vuole fare dei «tagli», termine altrettanto sgradevole per definizione, e imporre regole limitatrici della precedente libertà (grembiule, valore del voto di condotta), dunque sgradevoli anch'esse. Sapevano, sanno solo questo, non per colpa loro ma perché ormai da tempo in Italia, nel dibattito tra maggioranza e minoranza, e di conseguenza nel discorso pubblico, la realtà, i dati, non riescono ad avere alcun peso, dal momento che su di essi sembra lecito dire tutto e il contrario di tutto. Nulla è vero e nulla è falso, contano solo le opinioni e i fatti meno di zero.

    Esemplare di questo disprezzo per la realtà continua a essere il dibattito sulla scuola. C'è un ministro, Mariastella Gelmini, che dice che la scuola italiana non funziona. Porta delle cifre: sul numero eccessivo d'insegnanti, sull'eccessiva percentuale assorbita dagli stipendi rispetto al bilancio complessivo, sui risultati modesti degli studenti, sulla discutibile organizzazione della scuola nel Mezzogiorno; evoca poi fenomeni sotto gli occhi di tutti: l'allentamento della disciplina, gli episodi di vero e proprio teppismo nelle aule scolastiche. E alla fine fa delle proposte. Discutibilissime naturalmente, ma la caratteristica singolare dell'Italia è che nessuno, e men che meno l'opposizione, men che meno il sindacato della scuola che pure si prepara a uno sciopero generale di protesta, sembra interessato a discutere di niente. Né dell'analisi né di possibili rimedi alternativi a quelli proposti.

    Cosa pensa ad esempio dei dati presentati dal ministro Gelmini il ministro ombra dell'istruzione del Pd, la senatrice Garavaglia? Sono veri? Sono falsi? E cosa indicano a suo giudizio? Che la scuola italiana funziona bene o che funziona male? E se è così, lei e il suo partito che cosa propongono?
    Non lo sappiamo, e bisogna ammettere che per delle forze politiche e sindacali che si richiamano con forza al riformismo si tratta di un atteggiamento non poco contraddittorio. Riformismo, infatti, dovrebbe significare prima di tutto la consapevolezza di che cosa va cambiato, e poi, di conseguenza, la capacità di indicare i cambiamenti del caso: le riforme appunto. Non significa dire solo no alle riforme altrui, e basta.
    Infatti, alla fine, dato il silenzio circa qualsiasi misura nel merito, l'unica proposta che rimane sul tappeto da parte del Partito democratico e del sindacato appare essere virtualmente solo quella di lasciare le cose come stanno. Naturalmente nessuno si prende la responsabilità di dirlo esplicitamente, ma ancor meno nessuno osa esprimere il minimo suggerimento concreto.

    In realtà, a proposito della scuola una proposta precisa è stata ed è avanzata di continuo dall'opposizione politico-sindacale. Alla scuola — ci viene detto — servono più soldi (nel discorso pubblico italiano, di qualsiasi cosa si tratti, servono sempre o «ben altro» o «più soldi»). Insomma, la colpa del malfunzionamento della scuola starebbe nelle poche risorse di cui essa dispone: ciò che almeno serve politicamente a rendere ancor più deplorevole la recente decisione del ministro del Tesoro di togliergliene delle altre. Peccato però che pure in questo caso, per dirla con le parole di uno studioso che non milita certo nel campo della destra, Carlo Trigilia, sul Sole-24 ore di martedì scorso, dall'opposizione «non è stata elaborata alcuna proposta di manovra finanziaria che spiegasse se e come era possibile coniugare rigore finanziario e scelte concrete diverse da quelle del governo». Dunque neppure sul come e dove trovare quei benedetti soldi l'opinione pubblica ha la minima indicazione su cui discutere, su cui fare confronti e alla fine farsi un'idea.

    Questo non tenere conto dei fatti, dei dati concreti, questo continuo scansare la realtà, finiscono così per diventare uno dei principali alimenti della diffusa ineducazione politica degli italiani. Nel caso della scuola contribuiscono a far credere a tanti, a tanti insegnanti, a tanti studenti, di vivere in un Paese governato da ministri sadici, nemici dell'istruzione, che chissà perché rifiutano di distribuire risorse che invece ci sono; contribuisce a far credere a tante scuole, a tante Università, che i problemi possono risolversi con la messa in scena spettrale — più o meno per il quarantesimo anno consecutivo! — dell'ennesimo corteo, dell'ennesima «okkupazione».

    Corriere della Sera - 13 ottobre 2008

    USA torna il razzismo

    Con Obama l'America si scopre razzista PDF Stampa E-mail
    Scritto da Maurizio Molinari   
    venerdì 24 ottobre 2008
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    Si moltiplicano atti di xenofobia,ma per i democratici “nulla può più fermarci”

    Un cucciolo di orso morto e coperto da immagini di Obama, una foto del candidato democratico impiccata a un’esca da pesca o a un albero, timbri che raffigurano Barack come la testa di un asino fra polli fritti e cartelloni in cui viene disegnato con un vistoso turbante islamico.
     
    Il razzismo si fa vedere nella fase finale della campagna elettorale e a documentarlo è un rapporto del «Southern Poverty Law Center» di Montgomery, in Alabama, arrivando alla conclusione che si tratta «non di una campagna organizzata ma di una miriade di fatti isolati» che hanno come genesi «il fatto che molti bianchi sentono che l’America gli sta scappando di mano, di fronte agli occhi».

    L’effetto congiunto di sondaggi che descrivono un’incombente vittoria di Obama e di una crisi economica che allontana la classe media dai repubblicani, porta molti singoli a considerare imminente «l’inizio della fine«, come sottolinea Mark Potok, direttore del «Center», riferendosi all’insediamento di un «presidente nero alla Casa Bianca». I gesti di razzismo vengono dunque da «cittadini rabbiosi» nei confronti di un esito che sentono di non poter evitare. Da qui la scelta di un gruppo di universitari di uccidere un cucciolo di orso nero e gettarlo in mezzo al campus della Western Carolina University, in North Carolina, ricoprendolo di insegne di Barack, alcune delle quali attaccate alla testa.

    Le autorità dell’ateneo hanno parlato di goliardia ma per il «Center» si tratta della cartina di tornasole del «razzismo del XXI secolo», come lo definisce lo storico della Michigan State University Ronald Hall, leggendo tale episodio assieme a quelli analoghi avvenuti nelle ultime settimane dall’Oregon all’Ohio, dalla California al Missouri fino al New Jersey dove la «Lega dei patrioti americani» ha spedito per posta migliaia di esemplari di un opuscolo nel quale si racconta l’imminente arrivo al potere di un «Black Ruler» avviato a distruggere la nazione.

    I «patrioti americani» sono l’unico gruppo di suprematisti bianchi che fino a questo momento ha preso iniziative anti-Obama ma la base dei militanti - stimata in centomila persone - potrebbe innescare disordini in caso di vittoria di Barack nell’Election Night. A temerlo sono le polizie di metropoli ad alta percentuale di afroamericani come Detroit, Chicago, Oakland e Filadelfia. Gli stessi sceriffi temono però anche il rischio che una sconfitta a sorpresa di Obama possa spingere gli attivisti neri a scatenare disordini.

    Descrivendo un razzismo composto da numerosi micro-eventi, il rapporto del «Center» rilancia anche l’ipotesi che ciò possa indebolire la candidatura di Obama riproponendo l’effetto-Bradley: i bianchi che nel segreto dell’urna decidono di non votare per un nero. Ma David Axelrod, stratega democratico, non si preoccupa più di tanto: «Abbiamo messo in conto il fenomeno del razzismo, ma non ha dimensioni tali da rovesciare l’esito elettorale a favore di Barack Obama».

    Da: lastampa.it
    October 24

    ecco cosa disse FAcci su TRavaglio: mitico Facci...facci sognare

    Roma - Il presunto collega Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di prigione e 100 euro di multa perché diffamò Cesare Previti, al quale andrà anche un risarcimento di 20mila euro che sarà probabilmente sborsato dall’Espresso. Il settimanale, infatti, il 3 ottobre 2002 ospitò un articolo diffamatorio sicché la direttrice Daniela Hamaui, a ruota, è stata condannata a 5 mesi e 75 euro che è una pena piuttosto elevata, se rapportata al di lei cosiddetto «omesso controllo». Ma siamo solo al primo grado, e la pena in ogni caso è stata sospesa per entrambi.

    La diffamazione è il reato a mezzo stampa per eccellenza, spesso fisiologico a chi scrive di cose giudiziarie: nel caso di Travaglio, tuttavia, la condanna lo trasforma in un classico bersaglio del suo stesso metodo. Il reato è del 2002, ma giudicato nel 2008, dunque è presumibile che andrà in prescrizione prima del giudicato; il reato, inoltre, ricade tra quelli coperti dall’indulto approvato nel 2006; il reato, infine, stando al suo gergo da film con Thomas Milian, trasforma Travaglio in un «pregiudicato» poiché in precedenza era stato condannato sì come diffamatore, ma solo in sede civile. Condannato, oltretutto, sempre per azione di Previti: nel 2000, per un suo articolo pubblicato sull’Indipendente nel 1995, il tribunale l’aveva già condannato al pagamento di 79 milioni che gli furono progressivamente decurtati dal reddito mensile.

    Nel febbraio scorso, poi, nella sua Torino, Travaglio è stato condannato a risarcire Mediaset e Fedele Confalonieri per alcune ingiurie pubblicate sull’Unità del 16 luglio 2006; la notizia di questa condanna registrò tra l’altro un curioso episodio: un collaboratore dell’Espresso, Daniele Mastellarini, scrisse sul suo blog che «Travaglio, che è sempre molto preciso sulle condanne altrui, scrive che “dovrò pagare 10mila euro più le spese al dottor Fedele Confalonieri”, mentre in realtà sono 12.000 e dimentica la pubblicazione dell’estratto sul Corriere della Sera, che ha un costo non indifferente. Travaglio non riporta anche la condanna a risarcire Mediaset per 14.000 euro, e soprattutto non dice che davanti al giudice ha definito la propria rubrica “di carattere satirico”». Questo scrisse Mastellarini prima che il suo rapporto con l’Espresso, senza nessuna spiegazione, avesse a interrompersi. Altre querele, come una di Antonio Socci, Travaglio le ha scansate chiedendo pubblicamente scusa.

    Ma torniamo a ciò che in una botta sola trasformerebbe Travaglio in pregiudicato o prescritto o indultato. L’articolo del 2002 era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa Nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». E già qui il cosiddetto «sottinteso sapiente» pare chiaro. Lo sviluppo, poi, è ignobile: classico copia & incolla a tesi dove un pentito mafioso spiega che Forza Italia fu regista di varie stragi e fece un patto elettorale con Cosa Nostra. Il pezzo di Travaglio farebbe schifo già così, ma la sua disonestà intellettuale deve ancora dare il meglio. Vediamo. Il pentito del caso, Luigi Ilardo, raccontò queste cose che finirono in un rapporto redatto nel 1993. Ma Ilardo venne freddato da due killer nel 1996, talché «quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza “istituzionale”, ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente». Chi ha raccolto le confidenze del pentito, si legge, è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, in seguito coinvolto in un processo su presunti blitz antidroga pilotati. Riccio, nel 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri e al tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in associazione mafiosa. Taormina negherà, ma secondo Riccio in quello studio si predisposero cose losche: aggiustare deposizioni, scagionare Dell’Utri, cose del genere. Poi l’infamia. Travaglio cita un verbale reso da Riccio, sempre nel 2001: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E praticamente finisce l’articolo: l’ombra di Previti si allunga dunque su traffici giudiziari, patti con Cosa Nostra, regie superiori e occulte.

    Il dettaglio, l’infamia, è che Travaglio non mette il seguito della frase. Eccola per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri». Questo è il presunto collega che questa sera arringherà le folle ad Annozero. Questo è Travaglio.

    October 22

    Travaglio CONDANNATO x diffamazione

    E’ noto ai più che tra Marco Travaglio e Filippo Facci non corra buon sangue e che entrambi non perdano l’occasione per mandare l’altro a quel paese. Ciò premesso, reputo di una pericolosità estrema – anche se più di un sospetto già lo avevo – quello che Facci ha scritto l’altro giorno sul Giornale, all’indomani della condanna (in primo grado) ad otto mesi di carcere inflitta al Travaglio per diffamazione nei confronti dell’avvocato Cesare Previti. “Pericolosità”, è bene chiarirlo, in quanto l’umorista del gruppo di De Benedetti costruisce su questa caratteristica gran parte del proprio successo editoriale e, quindi, economico.
    Scrive Facci: «Travaglio cita un verbale reso da Riccio (il colonnello dei Carabinieri coinvolto in un processo su presunti blitz antidroga “pilotati”, ndr), sempre nel 2001: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E praticamente finisce l’articolo: l’ombra di Previti si allunga dunque su traffici giudiziari, patti con Cosa Nostra, regie superiori e occulte.».
    Fin qui non ci sarebbe nulla di grave, ma il bello viene dopo, quando cioè lo stesso Facci riporta l’intera frase della deposizione del colonnello: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».
    In questa sede non si vuole far riferimento alla vicenda specifica, quanto al modus operandi del complice di Di Pietro e Santoro e alla sua indubbia capacità di aggiustare le verità o presunte tali. Infatti leggendo la prima citazione si potrebbe evincere che Previti “non poteva non sapere” perché era lì, partecipava; leggendo invece l’intera locuzione traspare in maniera evidente che la realtà è ben diversa dall’asserita verità del Travaglio. Il quale, avendo evidentemente ben noto l’intero testo della deposizione, ne ha riportato la parte che a lui più era gradita, troncandone il resto.
    Satira? Forse, ma non mi sembra.
    Informazione? Non mi pare, ma al peggio non c’è mai fine.
    Da: www.giustiziagiusta.info
    October 19

    cofferati e la scelta difficile

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    Quando i bambini si “mangiano” i (post) comunisti…
    Nel “caso Cofferati” c’entra Dio. Dopo spiegherò il perché. Prima la notizia: il sindaco di Bologna non si ricandida perché sceglie di stare col figlio piccolo. In sostanza il bambino si è dolcemente “mangiato” il (post) comunista.

    Il piccolo Edoardo (neanche un anno di età) ha sciolto l’anima dell’antico compagno, del leader della classe operaia, di colui che aveva in mano la sinistra italiana e, una volta sciolto il papà come un gelato al sole, se l’è bevuto dandogli una splendida e convincente lezione: non è vero che tutto è politica (l’antico dogma sessantottino) e non è vero che la politica è tutto (il dogma comunista). Anzi, la vita che sta fuori dalla politica – per esempio un figlio - è molto, molto più grande e importante. E’ più bello veder crescere Edoardo che veder decrescere il Partito democratico. Meglio farsi “mangiare” (il proprio tempo, le proprie giornate) dal proprio bellissimo bimbo, che dal partito.

    Solo qualche anno fa sarebbe stata una bestemmia. Il riflusso nel privato era una deriva piccolo borghese che non sarebbe mai stata perdonata. Il problema di Cofferati forse è che ama la musica e tutta la storia comincia da lì. Il vecchio Lenin aveva avvertito. Un giorno disse testualmente: “E’ l’ora in cui non è più possibile sentire la musica, perché la musica fa venire desiderio di accarezzare la testa ai bambini, mentre è venuto il momento di tagliargliela” (se qualcuno dubitasse della citazione fornisco il riferimento bibliografico: M. Gor’kij, “Lenin”, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 67-68).

    Cofferati deve aver ascoltato troppa musica. E il bambino ha fatto perdere la testa a lui. A suo modo l’episodio segna un’epoca: la riabilitazione a Sinistra del padre di famiglia. L’ideologia vedeva in questa figura il simbolo del “piccolo borghese”. Péguy proclamò, al contrario, che il padre di famiglia era il vero eroe del nostro tempo. Perché simbolo dell’amore gratuito e della speranza. Ma l’ideologia non sopportava i padri. Doveva imporre un padrone, il Partito. Era una sorta di religione atea, che pretendeva di amministrare e dominare tutta l’esistenza degli individui. Si pretendeva di ficcarci dentro tutta la realtà.

    Siccome c’era sempre qualcosa che dentro quella gabbia non ci stava, si provvedeva a cancellarlo dalla storia. Per esempio Dio. Un’altra cosa eccedente era il mondo degli affetti e si censurò sia l’amore che la famiglia come ferrivecchi borghesi che sarebbero stati travolti e superati nella “società” comunista.

    Nel periodo staliniano il partito si frappose pure fra marito e moglie e si aveva terrore di essere denunciati addirittura dai familiari. I figli diventarono sostanzialmente proprietà del partito e specialmente in certi momenti o certi paesi, penso alla Cambogia di Pol Pot o alla Cina della “rivoluzione culturale” o alla Corea del Nord, si andò perfino al di là dell’orrenda frase di Lenin.

    L’ideologia era disumana. Ma che significasse pure schizofrenia – perché troppe cose importanti restavano fuori - era chiaro fin dai tempi del vecchio Marx. Il quale scriveva il 21 giugno 1856 alla moglie: “Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore, non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo”.

    Una lettera emblematica. Dove si vede che, a rispondere alla domanda più importante della vita, quella che Leopardi formulava così: “e io che sono?”, non era l’ideologia, ma l’amore, il volto di un “tu”. Nella lettera di Marx emergeva la schizofrenia fra il mondo dell’utopia e la realtà dove si muovono creature desiderose di amare e di essere amate, esseri umani capaci di male, incapaci di essere se stessi, ma sorpresi di trovare il proprio io e la propria felicità negli occhi della donna amata.

    Don Giussani commentava le parole di Marx così: “come si può reggere una antropologia, come si può immaginare una concezione della storia che non nasca, investa e spieghi ciò che l’uomo fa ogni giorno?”. Infatti non ha retto. E’ crollata. Anche la nuova stagione dell’ideologia, quella scatenata dal ’68, naufragò proprio nell’oceano che separa l’utopia dalla drammaticità della vita quotidiana concreta dove – in attesa dell’utopico paradiso comunista – si cercavano le scorciatoie dei paradisi artificiali delle droghe o si sprofondava nella disperazione, alla ricerca del senso dell’esistenza. Si corse ai ripari teorizzando che anche il “personale” aveva un valore politico (era l’ideologia radicale). Ma si era incapaci di dare risposta davanti alla scoperta del male e anche al male di vivere.

    Resta – come epitaffio di quella generazione – una lettera di un militante, pubblicata sul giornale “Lotta Continua” il 30 settembre 1977, all’indomani dell’ennesimo suicidio di un compagno. Diceva: “nel 1968 si affermava che ‘tutto è politica’. Lo si diceva dando alla frase semplicemente il significato opposto a quello che ha ora l’espressione ‘il personale è politico’. Voleva dire che per fare una rivoluzione si doveva rinunciare ai nostri bisogni personali, voleva dire nascondere i nostri sentimenti”.

    Una volta allontanatasi la “rapida vittoria” iniziò il dolore di “riscoprire insieme le nostre individualità represse, ritrovare l’umiltà per parlare dei propri problemi” e diventò “facile rendersi conto di essere soli, a volte disperati”. La lettera continuava così: “Questa morte non è il frutto del caso. Egli è morto anche perché siamo stati ‘disumani’, tutti noi, Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano è stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; è stato il modo in cui si sono trattati i compagni ‘silenziosi’… disumani sono stati i piccoli e grandi leader depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i nostri rapporti ai cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o fonti di notizie o lettori dei nostri volantini o persone cui spiegare la rivoluzione… Fra i tanti motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento politico e personale, c’è anche il desiderio che nessun compagno sia costretto più ad andarsene così; c’è il desiderio che tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra ‘squallida’ pratica quotidiana non si lasci più aperto un varco così grande dove un uomo possa perdersi”.

    Vi è stato un poeta comunista, Louis Aragon, per il quale l’incontro (due mesi dopo aver tentato il suicidio, a Venezia) con la donna della sua vita, Elsa Triolet, ha significato uscire dalla disperazione e trovare la ragione dell’impegno politico. Elsa simbolizzava ogni amore, compreso quello per la patria e per gli sfruttati. Ma la più bella delle poesie a lei dedicata s’intitola “Non esistono amori felici”. E basta la prima strofa per capire: “Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza/ Né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede/ di aprire le braccia, la sua ombra è quella di una croce/ e quando crede di stringere la felicità la stritola./ La sua vita è uno strano e doloroso divorzio./ Non esistono amori felici”.

    E’ come se mancasse sempre il centro di gravità, qualcosa che sia capace di dare senso a tutto (senza censurare niente), all’essere padre e al fare politica, all’innamorarsi e all’impegno sociale, alla bellezza della musica, al vivere e al morire, qualcosa che dia valore pure al soffrire, che vinca il male personale e il male del mondo, senza la violenza dell’utopia e senza il cinismo della legge del più forte. Un “centro” che non sia travolto dal tempo che passa. Devo ancora dirvi che c’entra Dio. Ma di cosa abbiamo parlato finora?

    Antonio Socci

    Da “Libero”, 11 ottobre 2008
    October 17

    orgoglio

    Non molti giorni fa mi sono ritrovato a discutere con due carissimi amici circa l’esistenza dell’inferno.
    La ragazza sosteneva che l’infinita misericordia di Dio, la sua bontà immensa, rendevano impossibile l’ipotesi di una dannazione eterna; il ragazzo sottolineava l’esistenza della libertà umana che, comunque, può rifiutare l’amore ed il perdono, lasciando la persona chiusa in se stessa, accecata dall’orgoglio.
    A questo proposito notavo che in questo periodo il Papa più volte è tornato sul tema dell’orgoglio come origine di molte divisioni e sofferenze, e più volte ha parlato dell’umiltà come il modo di agire di Dio e quindi pienamente umano.
    Ho ascoltato recentemente la testimonianza di un giovane tossicodipendente; anche lui ha parlato dell’orgoglio, dell’incapacità di chiedere scusa e di ammettere di aver sbagliato, come l’origine di tanti suoi guai.
    Tornando al dibattito teologico, con i due giovani siamo andati insieme a leggere cosa diceva a proposito dell’inferno il Catechismo della Chiesa Cattolica, davvero interessante ed illuminante al riguardo ( non riporto la citazione per invitarvi ad andarlo a leggere; è disponibile su internet e, ovviamente nelle librerie: se ne parla ad esempio ai punti 678, 679 ).
    In questo periodo sto leggendo gli scritti di un Santo che parla di Dio “pazzamente innamorato dell’uomo”, che ama sempre e comunque tutti…anche il diavolo.
    Rimango senza parole al pensiero che anche se solo una persona soffrirà eternamente, se anche un solo nostro fratello rifiuterà l’amore di Dio, gli altri saranno eternamente tristi e sofferenti; un giorno comunicai questa osservazione ad un vescovo, un grande teologo; con umiltà mi rispose che a noi è chiesto di annunciare sempre e comunque il “pazzo”, infinito amore di Dio, di mostrare con la ragione che solo in Lui si trova il senso di tutto, senza tuttavia pretendere di possederne il mistero.
    Quella mezz’ora di ricerca teologica mi è piaciuta molto e mi ha fatto rivivere alcune belle discussioni durante le ore di religione.
    Fra non molto tempo sarà Natale e a tutti i giovani, come prete, chiedo un regalo che economicamente non costa nulla: chiedetemi di approfondire con voi la teologia, la verità della fede, chiedetemi una “confessione”, magari seduti su un prato d’alta montagna, domandatemi di recitare con voi un rosario per un amico, di accompagnarvi da un povero, di meditare insieme su un brano della parola di Dio o di celebrare una S. Messa su una spiaggia o di offrirvi un parere per una vostra importante scelta di vita, una parola o un silenzio per il vostro cuore ferito.
    Grazie, credo a nome di tutti i preti, se mi farete un regalo così e scusatemi da subito se non capirò immediatamente l’importanza della vostra richiesta e sarò distratto da altre cose: abbiate pazienza e misericordia, come Dio l’ha con noi.

    don Nicolò Anselmi

    October 14

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=33
    Benedetto XVI: la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti
    Quanto denuncia la pagina evangelica interpella il nostro modo di
    pensare e di agire... Interpella, in modo speciale, i popoli che
    hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo. Se guardiamo la storia, siamo
    costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di
    cristiani incoerenti... E' spontaneo pensare, in questo contesto, al
    primo annuncio del Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane
    inizialmente fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate
    solo nei libri di storia. Non potrebbe avvenire la stessa cosa in
    questa nostra epoca? Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni
    ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria
    e distruttiva di una certa cultura moderna.
     "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Mai più un'altra Eluana!
    Di fronte al risorgere della tentazione di staccare la spina ad
    Eluana, invitiamo a scrivere ai politici della propria circoscrizione
    attraverso il "sistema portalettere" di FattiSentire.net,
    utilizzabile all'indirizzo http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=invio_mail2

    10) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it
    3 ottobre 2008 - Lezione magistrale "Humanae vitae: attualità di
    un'Enciclica"
    «L'Enciclica Humanae Vitae [HV] ha avuto in questi quarant'anni
    trascorsi dalla sua pubblicazione un destino singolare: ad una
    discussione di intensità sconosciuta per qualsiasi documento
    pontificio precedente è seguito un silenzio pressoché totale. Il
    percorso - dalla discussione al silenzio - può essere sinteticamente
    narrato nel modo seguente. Nel primo ventennio dopo la pubblicazione,
    la riflessione e/o la contestazione riguardava la praticabilità della
    norma morale insegnata da HV e l'autorevolezza dell'insegnamento. In
    tale contesto venne elaborato la teoria della gradualità della legge,
    progressivamente supportata dalle teorie etiche del consequenzialismo
    e del teleologismo. La discussione sull'HV si è progressivamente, e
    logicamente, approfondita fino all'elaborazione di teorie etiche
    generali dalle quali derivava un'interpretazione del testo, che
    negava l'incondizionatezza della norma ivi insegnata. [...]».
    4 ottobre 2008 - Solennità di S. Petronio
    «[...] L'umile successore di S. Petronio intende parlare a tutti gli
    uomini e le donne di buona volontà, mosso esclusivamente dall'amore e
    dalla passione per il bene di questa città. Non attribuitemi altre
    motivazioni [...]».
    5 ottobre 2008 - XXVII Domenica per Annum - Convegno Catechisti

    11) Mons. Alessandro Maggiolini
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=47737&url=dettaglioRassegna.jsp
    Magdi Cristiano Allam, profeta del dopodomani
    Segnalo Magdi Cristiano Allam - che attraverso l'uso vero della
    ragione e il recupero limpido di una educazione infantile, è
    approdato all'incontro con Gesù e con la Sua Chiesa - , egli si pone
    tra noi non tanto come un profeta del domani, probabilmente
    mussulmano, ma come un profeta del dopodomani, a cui speriamo di
    giungere, dopo l'ubriacatura e la dissoluzione registrata nella
    cultura contemporanea. E qui deve riprendere il vigore umano e di
    fede di tutti i cattolici.

    Rino Cammilleri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2424
    Un santo a Caporetto
    Caporetto: stampa e tiggì hanno ricordato che là c'erano due
    personaggi che avrebbero avuto una posizione di primo piano nella
    guerra seguente, Rommel e Badoglio. Il primo avrebbe imparato proprio
    là la disistima per gli italiani; il secondo vi anticipò la sua
    attitudine alle decisioni sciagurate... Ma nessuno si è ricordato che
    a Caporetto c'era anche un santo canonizzato, Erminio Pampuri, non
    ancora il Fatebenefratello s. Riccardo. La grande ritirata di
    Caporetto costò a moltissimi l'umiliazione, ad altri la degradazione,
    ad alcuni il plotone d'esecuzione per vera o supposta codardia; lo
    stesso comandante in capo dell'esercito italiano, Cadorna, venne
    silurato. Invece, Pampuri ci guadagnò una medaglia al valore..

    13) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4150
    STORIA: i martiri sconosciuti del comunismo
    Molti cristiani hanno sofferto innumerevoli pene negli anni del
    comunismo che ha imperversato nell'Europa dell'Est, e al cui crollo
    ha contributo in maniera decisiva Giovanni Paolo II. Ricardo
    Estarriol, giornalista cattolico e inviato per quasi 40 anni nei
    paesi dell'ex blocco sovietico, parla di questi martiri sconosciuti
    del XX sec..

    14) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    CHIESA CATTOLICA: i nuovi segni dei tempi
    L'amministrazione della comunione in bocca a fedeli in ginocchio da
    parte di Benedetto XVI «non è un esperimento, ma qualcosa sulla quale
    il Santo Padre ha sicuramente riflettuto, pregato e si è consultato.
    Si tratta di qualcosa che si poteva già trovare nei suoi scritti da
    cardinale, quando insisteva sulla riverenza dovuta al Santissimo.
    Lui, quindi, ha fatto un gesto che poi è quello che la Chiesa ha
    seguito in precedenza per secoli». Lo afferma il Segretario della
    Congregazione per il Culto Divino, mons. Malcolm Ranjith Patabendige,
    in una intervista rilasciata alla rivista Radici Cristiane.

    15) Sviluppo e popolazione
    http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=390
    Vita e famiglia, c'e' bisogno della tua firma
    "Un appello internazionale per il rispetto della dignità umana e
    della famiglia": si intitola così la petizione lanciata dal Catholic
    Family and Human Rights Institute (C-Fam) che sta raccogliendo in
    questi giorni decine di migliaia di firme in tutto il mondo, grazie a
    una rete di associazioni che la sta facendo circolare nei diversi
    Paesi. E' la risposta al tentativo che verrà fatto all'Assemblea
    Generale dell'ONU di chiedere il diritto fondamentale all'aborto. Il
    CESPAS vi invita a firmare la petizione del C-Fam..

    October 12

    birra

    La scorsa settimana, prendendo la metropolitana, ho notato un gruppo di 5 ragazzi seduti sugli scalini; tutti, anche le due ragazze, avevano tra le mani una lattina di birra; li ho notati anche per il fatto che ostruivano il passaggio rendevano difficile la discesa ad alcuni anziani.
    Circa un’ora e mezza più tardi, sono ripassato dalla stessa scala e li ho trovati ancora lì, con altre bottiglie e lattine di birra.
    Mi è venuta in mente la parabola raccontata da Gesù degli operai dell’ultima ora; mi è sembrato che anche questi giovani quasi dicessero: “Siamo qui, nessuno ci chiama”.
    La fantasia e la memoria si è subito messa in moto alla ricerca di cosa avrei potuto proporre a quei giovani, ai giovani in questa situazione.
    Tutti, oggi, abbiamo bisogno di semplicità e di concretezza, di messaggi che tocchino il cuore e ci sveglino da quello stordimento prodotto dal rumore, dalle luci, dai falsi idoli, dall’alcool, dalla cannabis e dalla frenesia.
    Lungo la strada che andava a Damasco 2000 anni fa Saulo di Tarso ha ricevuto una scossa tremenda incontrando il Signore Risorto, che gli ha permesso di mettere in crisi le proprie certezze ed iniziare un cambiamento di vita. Ce ne vorrebbero molte di queste strade, oggi, per ognuno di noi e per ogni giovane.
    Tante le volte sono stato aiutato da una casa del Piccolo Cottolengo di don Orione: con semplicità e concretezza accompagnavo i ragazzi a stare con i nostri fratelli e sorelle malati, i pazzi, i deformi e a concludere con una preghiera per loro e per noi.
    Recitare il Padre Nostro tenendo stretta una mano deforme o imboccare un tetraplegico è una emozione indimenticabile, una scossa niente male!
    Un salto di qualità l’ho fatto quando ho capito che andare al “Cottolengo” era importante per me, che ci sarei andato comunque, anche se loro non venivano.
    Così pure per la preghiera : ho imparato a fare le cose perché ci credo io e a queste cose invito i giovani.
    Natale non è lontanissimo e le cose ben fatte vanno pensate e preparate.
    Dio Padre ci ha stupito, ci ha dato una bella scossa mandandoci il Suo Figlio.
    Natale è una grande occasione per stupire qualche giovane annoiato invitandolo a darci una mano a preparare una grande festa con i poveri e i nostri genitori, un regalo per i carcerati, una visita per gli anziani, una raccolta di generi alimentari, un concerto multietnico, uno spettacolo per l’Africa, una raccolta di vestiti, una preghiera per la pace ed una per la conversione per i trafficanti di droga; un giorno ho sentito letto la frase “ nessuno è così povero e così sofferente da non avere qualcosa da dare agli altri; sogno il giorno in cui tutte le celebrazione eucaristiche saranno esperienze indimenticabili, abbaglianti manifestazioni di Gesù Risorto, come quella di Damasco.
    don Nicolò Anselmi

    October 11

    vi annoiate?

    Vi annoiate in ufficio? Vi state annoiando in ufficio? Battete la noia in modo intelligente e costruttivo accettando una di queste sfide.
     
    SFIDE DA 1 PUNTO
    1) Fai un giro dell'ufficio di corsa alla massima velocità.
    2) Ignora le prime cinque persone che ti dicono buongiorno.
    3) Porta la tua tastiera da un collega e chiedi 'Vuoi fare cambio?'.
    4) Per un'ora, rivolgiti a chiunque ti parli come se si chiamasse Bob'.
    SFIDE DA 3 PUNTI
    1) Lascia la cerniera dei pantaloni aperta finché qualcuno te lo fa notare e digli 'Mi spiace, la preferisco cosi'
    .2) Cammina lateralmente fino alla fotocopiatrice.
    3) Dì al tuo capo 'Mi piace il tuo stile' e sparagli con le dita a pistola.
    SFIDE DA 5 PUNTI
    1) Inginocchiati di fronte alla macchinetta del caffè e bevi a canna.
    2) Alla fine di un incontro di lavoro, suggerisci che sarebbe bello, per una volta, concludere cantando l'inno nazionale (3 punti extra se davvero inizi a cantare).
    3) Ripetere la seguente conversazione per 10 volte con la stessa persona: 'L'hai sentito? Cosa? Non importa, è sparito adesso'.
    4) Entra nell'ufficio di qualcuno che non conosci e, mentre ti guardano con crescente irritazione, accendi e spegni la luce per 10 volte.
    Dopo i consigli per l'ufficio... ecco quelli per il supermercato...
    1 ) Recupera 24 scatole di preservativi e mettili a caso nei carrelli degli altri clienti mentre non guardano.
    2 ) Programma tutte le sveglie del reparto casa in modo che suonino a intervalli di 5 minuti.
    3 ) Lascia una striscia di succo di pomodoro per terra in direzione del bagno.
    4 ) Avvicinati a un impiegato e digli con tono serio: 'Codice 3 nel reparto casa'. E osserva la sua reazione.
    5 ) Quando ti si avvicina una dipendente e ti chiede se ti può aiutare, inizia a piangere e chiedile 'Perché non mi lasciate in pace?'.
    6 ) Fissa la telecamera per la sicurezza e usala come specchio mentre peschi nel tuo naso.
    7 ) Mentre guardi i coltelli da macelleria, chiedi alla dipendente se sa dove sono gli antidepressivi.
    8) Vai in giro per il supermercato con aria sospettosa mentre fischietti la musica di Mission Impossible.
    9) Nasconditi dietro i vestiti e quando la gente si avvicina per dare un'occhiata dì a voce bassa 'prendimi, prendimi'.
    10) Quando annunciano qualcosa al megafono, aggomitolati in posizione fetale e grida 'ancora quelle voci!!'.
    11) Entra in un camerino e grida a voce alta: 'Ehi! Non c'è carta!!!!'
    October 10

    importante appello

    MOLTO IMPORTANTE: Contro l'aborto delle Nazioni Unite

    Il C-FAM (l'unico pro-vita di gruppo che lavora esclusivamente sulla politica sociale delle Nazioni Unite) sta raccogliendo le firme per presentare alle Nazioni Unite, e al fine di prevenire, dalla pressione dei grandi gruppi pro-aborto, che dichiara nel 60 ° Anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo il 10 dicembre il "diritto all'aborto" come un diritto di più. Partecipa alla campagna per arrestare i progressi di coloro che vogliono continuare a uccidere bambini non ancora nati con l'impunità.

    La tua firma può essere decisivo. Un saluto.

    http://www.facebook.com/l.php?u=http://www.c-fam.org%2Fpublications%2Fid.103%2Fdefault.asp
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    October 09

    salvate la basilica

    Scritto da Gian Micalessin   
    mercoledì 08 ottobre 2008
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    «Salvate la basilica del Santo Sepolcro». Il grido d'allarme per uno dei simboli della morte e della resurrezione di Gesù Cristo arriva da Israele. E suona a dir poco devastante. Lo storico monastero di Deir Al Sultan, costruito sopra la tomba più sacra della Cristianità, è ormai pericolante e rischia di travolgere una parte della basilica mettendo a repentaglio le vite dei visitatori.

    La secolare contesa tra i monaci della chiesa egiziano-copta, che rivendica la proprietà del monastero, e la chiesa ortodossa etiope, che ne occupa da oltre un secolo le due cappelle e le 36 celle, rende impossibile qualsiasi opera di restauro. Dopo anni di stallo e degrado la situazione è così precaria da far temere il peggio.

    «Quella costruzione è ormai un pericolo per la vita umana» sancisce il rapporto di un ingegnere mandato a valutare la situazione del complesso religioso. Il resoconto consegnato dalla Milav, la ditta di costruzioni israeliana a cui la Chiesa Etiope s'è rivolta per una consulenza, non è molto diverso. «Il complesso versa in uno stato di evidente rischio - scrivono i tecnici della Milav –, le strutture evidenziano una serie di danni perimetrali e determinano un serio azzardo per la vita dei monaci che ci vivono e per quella dei visitatori. Ci troviamo di fronte ad un'emergenza, soprattutto per il pericolo di un improvviso cedimento in grado di ripercuotersi sulle chiese vicine».

    Il vecchio monastero rischia insomma di crollare da un momento all'altro seppellendo monaci e turisti sotto le proprie rovine e quelle del sottostante Santo Sepolcro. Neppure gli appelli e gli interventi del governo israeliano, che sin dal 2004 si offre di pagare i costi del restauro, sono sufficienti a sbloccare una situazione ormai sul punto di precipitare. Nel senso più letterale del termine.

    Il nodo della contesa, come tutte quelle legate all'utilizzo del Santo Sepolcro da parte dei diversi ordini religiosi che l'occupano, ha origini antiche. A dar retta ai monaci etiopi tutto inizia nel 1838 quando gli egiziani copti li buttano fuori dalla basilica a colpi di bastone e li costringono a rifugiarsi su una delle terrazze sovrastanti il tetto. Relegati lì sopra, ma decisi a non mollare, gli etiopi iniziano a far la spola tra il nuovo rifugio e la valle di Kidron per far scorta di acqua e argilla e costruirsi quel rifugio di terracotta che prenderà il nome di monastero di Deir Al Sultan.

    I monaci copti, non paghi di essersi levati di torno i concorrenti, rivendicano la proprietà di quel fungo di fango costruito sull'ala della basilica sotto il proprio controllo. A complicare ulteriormente la disputa contribuisce il decreto del 1863 con cui il governo ottomano vieta qualsiasi restauro che alteri forma o struttura dei luoghi santi, pena la perdita di ogni diritto di proprietà o controllo per chi ordina o esegue gli ammodernamenti. L'editto, accettato da tutte le Chiese, è ancor oggi fonte d'angoscia. I monaci etiopi, pur riconoscendo e lamentando lo stato di totale degrado del loro monastero, rifiutano di ordinarne il restauro per timore di fornire ai rivali copti la scusa per sloggiarli definitivamente e chiedono al governo di Gerusalemme di assumersi ogni responsabilità.

    Esasperato da tante infinite bizantinerie il ministero degli Interni israeliano ha già chiarito la sua posizione, finanzierà tutti restauri necessari, ma non muoverà un dito fino a quando gli antichi rivali non raggiungeranno un accordo e la smetteranno di ballare sull'orlo precipizio.

    il Giornale, 8 ott 2008

    October 08

    se si rinuncia alla libertà

    Scritto da Piero Ostellino   
    Wednesday 08 October 2008
    Image
    ...
    In questi giorni che la crisi finanziaria mette in pericolo i nostri risparmi, siamo così preoccupati dei «rischi della libertà», e dei suoi «costi» — compresi l'opportunità di sbagliare, con i rischi che ci assumiamo, e il prezzo che dobbiamo pagare, per gli errori che commettiamo — che siamo disposti a rinunciare a una parte delle nostre libertà in cambio della promessa di un po' di sicurezza in più. Ma non è solo un errore sotto il profilo concettuale; è anche, e soprattutto, un'illusione sotto quello politico.
    Due anni fa, il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaya, una giornalista della Novaja Gazeta di Mosca, veniva uccisa nell' ascensore del palazzo dove viveva. Stava per pubblicare un articolo imbarazzante per il potere politico. Il giorno dopo, la polizia sequestrava il suo computer e tutto il materiale dell'inchiesta cui stava lavorando. Il mandante è ancora oggi sconosciuto. Il mondo libero se ne è già dimenticato.
    Ma la Politkovskaya non è morta perché, nella Russia post-sovietica, ci fosse troppa libertà, bensì perché ce n'era ancora troppo poca. Non solo per il sistema informativo o, più genericamente, per gli intellettuali, ma per tutti i russi. Con i suoi articoli, essa non si limitava, infatti, a esercitare la propria libertà di giornalista, bensì soddisfaceva anche il diritto dei suoi concittadini a un'informazione libera, pluralista. È ciò che distingue la società «aperta », di democrazia liberale, dai sistemi chiusi e dispotici. Nella società «aperta», a fondamento delle scelte dei cittadini, non c'è una Verità unica, e un potere che la impone, bensì c'è una pluralità (e una dispersione) di conoscenze fra milioni di Individui.
    In questi giorni, i nemici del capitalismo e del libero mercato — che non sanno neppure di che parlano — accusano i liberali di comportarsi come i comunisti di fronte al fallimento del comunismo. Come questi ultimi, attribuirebbero la crisi agli errori degli uomini (i banchieri) per non prendersela col fallimento del sistema, del mercato, del liberalismo. Ma il liberalismo — prima di essere la dottrina delle libertà e dei limiti del potere (politico, economico, sociale) — è una metodologia empirica della conoscenza. Che riconduce tutti i fenomeni attribuibili a soggetti collettivi — i sistemi politici, le istituzioni, il mercato, il capitalismo, eccetera — ai comportamenti individuali.
    I soggetti collettivi, a differenza dei singoli Individui, non hanno una personalità propria, non pensano, né agiscono. È, del resto, così che, nella dottrina liberale, il concetto di libertà è strettamente associato a quello di responsabilità. Ed è, perciò, anche evidente che a fallire, in una società «aperta», sono gli uomini — i soli cui far risalire la capacità di operare delle scelte — non il sistema, il capitalismo, il mercato. Nel marxismo- leninismo è, invece, il sistema che è fallito, proprio perché ha ignorato gli Uomini in carne e ossa, sostituendoli col proletariato, il Partito, l'«Uomo nuovo» dell'Utopia, e sollevandoli dalle loro responsabilità.
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    October 07

    sondaggio interessante popolo pdl

    Scritto da Il Legno Storto   
    lunedì 06 ottobre 2008
    Image
    ...
    E’ stato presentato in questi giorni, a Roma, il nuovo libro dello psicologo e politologo Luigi De Marchi, significativamente intitolato“Svolta a Destra ?” e pubblicato dall’Armando Curcio Editore. Particolare rilievo hanno avuto gl’interventi del Ministro dell’Innovazione Renato Brunetta e del Presidente del Gruppo Parlamentare del PdL alla Camera Fabrizio Cicchitto, ma al dibattito hanno partecipato anche altri illustri esponenti del mondo politico e culturale: da Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato, a Luigi Compagna (Commissione Affari Esteri del Senato), da Lucio Malan (Commissione Affari Costituzionali del Senato), da Enrico Pianetta (Commissione Affari Comunitari della Camera) a Simona Vicari (Commissione Industria e Turismo del Senato), che hanno tutti espresso vivo apprezzamento per il nuovo libro di De Marchi. Il dibattito è stato coordinato dal Sen. Tomassini e dal politologo e opinionista Marco Taradash.
    L’On. Cicchitto, in particolare, dopo aver definito De Marchi “il massimo esperto italiano di psicologia politica”, ha sottolineato “il grande contributo che la sua Psicologia Politica Liberale può dare alla Rivoluzione Liberale promessa e promossa da Berlusconi”.

    L’intervento di esponenti così importanti del PdL attesta l’interesse del mondo politico per la nuova opera di De Marchi. Il motivo di tanto interessamento è semplice. Nel suo libro De Marchi sostiene, anche sulla base di un’analisi storico-psicologica che investe le vicende politiche euro-americane dell’ultimo trentennio, che la cosiddetta “svolta a Destra” delle ultime elezioni inglesi, francesi e italiane, ben lungi dall’esprimere (come hanno frettolosamente concluso i politologi alla moda) un ripiegamento dell’elettorato su posizioni conservatrici e confessionali, ha espresso invece la volontà e la spinta di rinnovamento di un elettorato, appunto quello del Centro Destra, che da sempre viene descritto come conservatore e codino mentre è, al contrario, prevalentemente laico, liberale, anticonformista e innovatore.

    De Marchi non si è contentato però delle sue analisi psico-politiche. Col sostegno dell’Editore Curcio egli ha associato ad esse un sondaggio d’opinione su un campione pienamente rappresentativo tra gli elettori del Centro-Destra e del Centro-Sinistra, superando per ciascun gruppo il numero canonico di 1.000 soggetti intervistati (2.200 in totale).

    I risultati del sondaggio sono stati semplicemente sensazionali ed hanno definitivamente confermato la validità delle analisi e delle conclusioni dell’opera di De Marchi. Vediamo dunque in dettaglio le posizioni espresse dagl’intervistati.

    Alla domanda “E’ giusta la difesa rigorosa delle libertà civili (parola, stampa ecc.) ?” l’89,1% degli intervistati di Centro-Destra ha risposto “Sì”, smentendo nettamente la pretesa di certa stampa di vedere in quell’elettorato tendenze neo-fasciste o autoritarie.

    Anche alle pari opportunità per la donna gl’intervistati di Centro-Destra hanno espresso un appoggio amplissimo (90,9%), smentendo altrettanto nettamente le insinuazioni di conformismo maschilista avanzate da vari ambienti.

    Ma è soprattutto su certi temi “sensibili” che la divergenza tra l’elettorato di Centro-Destra e le posizioni degli ambienti conservatori e confessionali risulta particolarmente significativa.

    Alla domanda “Lei è favorevole a introdurre l’educazione sessuale e contraccettiva nelle scuole secondarie ?” (un’iniziativa notoriamente osteggiata dagli ambienti conservatori e clericali) ben l’83,3% degli elettori di Centro-Destra ha risposto “Sì”.

    E non molto inferiore è stata la percentuale dei “Sì” (75,4%) alla domanda delicatissima “Appoggia la libertà di scelta della donna in tema di aborto ?”.

    Perfino all’eutanasia il 63,7% degli elettori di Centro Destra hanno espresso consenso.

    Infine alla domanda esplicita “Lo Stato dovrebbe essere più indipendente dal Vaticano ?”, una maggioranza non schiacciante ma pur sempre assai forte (69,2%) degl’intervistati di Centro-Destra ha risposto “Sì”.

    Non meno interessanti appaiono le risposte degli elettori di Centro-Sinistra a un paio di domande sui temi della burocrazia, della criminalità e dell’immigrazione clandestina.

    Alla domanda “La criminalità e l’immigrazione clandestina vanno combattute con leggi più severe ?” una forte maggioranza degli elettori di Centro-Sinistra (67,3%) ha risposto “Sì”, mentre alla domanda “Lei è favorevole a dimezzare gli addetti, i tempi e i costi della burocrazia ?” una maggioranza schiacciante (86,1%) degli elettori di Centro-Sinistra ha risposto affermativamente, con tanti saluti alla politica delle sue dirigenze in questo campo.

    Con questo sondaggio “storico” il dibattito politico, secondo De Marchi, può uscire dall’ambito teorico e ideologico convenzionale e deve fare i conti con la forza inconfutabile dei numeri. Da esso emerge infatti: 1) da un lato che la maggioranza degli elettori del Centro Destra hanno posizioni liberali, laiche e innovative che contrastano apertamente con le posizioni confessionali e conservatrici di certi loro leaders; e 2) dall’altro che la maggioranza degli elettori del Centro-Sinistra hanno, in tema di burocrazia, repressione della criminalità e lotta alla immigrazione clandestina opinioni nettamente contrastanti con le posizioni stataliste e buoniste della dirigenza di Centro-Sinistra.
    In altre parole, c’è qui una conferma clamorosa sia del fatto che il voto per il Centro Destra del 2008 non è stato affatto un voto per la Conservazione ma, al contrario, per l’Innovazione, sia delle analisi psico-politiche proposte da De Marchi in questi ultimi 15 anni, che tenacemente denunciano la sordità di molti esponenti della Destra e della Sinistra tradizionali ai bisogni dell’elettorato e segnalano l’esistenza, in Italia e in tutto l’Occidente avanzato, di una solida maggioranza tanto inascoltata dalle dirigenze politiche e mediatiche (felici di definirla “moderata” o “conservatrice”) quanto pronta a sostenere un’autentica Rivoluzione Liberale.
    In particolare, nel Centro-Destra, un mondo politico desideroso e capace di armonizzare la sua azione ai bisogni e alle aspettative dell’elettorato dovrebbe, secondo De Marchi, riconoscere alle forze laiche e riformatrici spazi e ruoli ben maggiori che in passato, soprattutto ora che anche il Papa, in Francia, ha riconosciuto i diritti della laicità nella sfera della politica.

    October 06

    riflessioni

     IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=33
    Benedetto XVI: difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa
    Come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta
    difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e
    difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione
    naturale? Certo, la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni
    umane appare spesso la più facile, ma essa in realtà nasconde la
    questione di fondo, che riguarda il senso della sessualità umana e la
    necessità di una padronanza responsabile, perché il suo esercizio
    possa diventare espressione di amore personale. La tecnica non può
    sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l'amore.
    Anzi, come ben sappiamo, neppure la ragione basta: bisogna che sia il
    cuore a vedere.


    Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2415
    L'UNITA' MALFATTA
    Intervista - apparsa su Il Timone, ottobre 2008 - di Roberto Beretta
    a mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino. Che ricorda le ragioni
    che hanno diviso gli italiani, durante e dopo l'unificazione. Sono
    motivi culturali, perché riguardano i fondamenti della vita civile.

     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Joseph Thorborn. Il quarto segreto
    Quando cominci a leggere Il quarto segreto sei scettico e un po'
    stufo di questi sacri misteri. Poi ti lasci incantare…. Immaginate.
    Immaginate che il terzo segreto di Fatima abbia una coda. Una parte
    di profezia che il vecchio Papa non ha voluto svelare. Parla dei
    figli di Maometto e dei «fratelli che invaderanno silenziosamente la
    terra crociata rendendo putrida l'aria»...Mettete che il virus della
    spagnola finisca nelle mani di una casa farmaceutica diretta da uno
    dei capi di un'antica setta salafita… E il virus diventa l'arma
    dell'invasione islamica.

    Opus Dei... tutta la verità
    http://www.escriva.it/
    Il Fondatore
    Il 2 ottobre 1928, nostro Padre «vide» l'Opus Dei. Usò sempre il
    verbo «vedere», e l'evento fa parte del suo rapporto personalissimo
    con Dio. Tuttavia è centrale anche per noi e per la vita della
    Chiesa, perché la santità stessa di nostro Padre si struttura sul
    carisma di fondatore. Sappiamo che in quel giorno egli era a Madrid e
    stava facendo, in solitudine, gli esercizi spirituali. Il tutto
    rientra, evidentemente, in un disegno provvidenziale.


    11) Rino Cammilleri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2416
    La vocazione dell'apologeta
    Tutto nacque da una discussione animata, una delle miriadi in tutti
    questi anni. L'interlocutore, il solito agnostico scettico, uno di
    quei tantissimi mezzi acculturati che credono di sapere tutto. Diceva
    Jean Guitton che la Verità si trova ai due estremi della cultura: la
    coglie solo il sommo sapiente o il perfetto ignorante. Sì, perché
    ancora una volta è l'umiltà a svolgere il ruolo principale. C'è chi
    si accorge di non aver capito niente solo dopo avere indagato tutto,
    magari in una vita... Infatti, quelli che accorrono a Betlemme ad
    ammirare l'Evento sono gli appartenenti a due precise categorie: i
    pastori e i Magi. I primi, ignorantissimi, non li facevano nemmeno
    testimoniare in tribunale. Ma andarono tutti e subito. I secondi
    arrivarono solo dopo due anni, vennero in soli tre, sbagliarono
    strada e provocarono con la loro ingenuità la strage degli Innocenti.

    12) Vittorio Messori
    http://www.et-et.it/articoli2008/a08i30.html
    Ottant'anni dopo, in crescita (a dispetto di tutto)
    Grazie non solo alla benevolenza di due papi particolarmente amici
    come gli ultimi due ma , soprattutto, grazie all'impegno degli
    associati (sacerdoti, numerari, soprannumerari, aggregati: i laici
    sono il 98 per cento) l' Opus Dei non ha conosciuto né lo sbandamento
    teologico né l'emorragia postconciliare di tante altre realtà
    ecclesiali. Non solo non ha subito l'uscita di un numero
    significativo di membri, ma ne ha aumentato il numero, con il suo
    ritmo lento, silenzioso, ma costante: si è ormai ad 85.000, in tutti
    i continenti, divisi in modo quasi eguale tra uomini e donne. La
    caduta del comunismo non ha significato, per la Chiesa in generale,
    la ripresa che molti si attendevano: decenni di ateismo di Stato
    hanno devastato popoli interi. Eppure, in questa situazione
    difficile, l'Opera è quella che ha forse raccolto maggior frutto,
    mettendo radici salde anche all'Est, Russia compresa.

    13) Radici cristiane
    http://www.radicicristiane.it/articoli.php/id/1/Editoriali
    La "morte cerebrale" e il mistero della vita
    Tutti possono consentire sulla definizione, in negativo, della morte
    come "fine della vita". Ma che cos'è la vita? La biologia attribuisce
    la qualifica di vivente ad un organismo che ha in sé stesso un
    principio unitario e integratore che ne coordina le parti e ne dirige
    l'attività. Gli organismi viventi sono tradizionalmente distinti in
    vegetali, animali ed umani. La vita della pianta, dell'animale e
    dell'uomo, pur di natura diversa, presuppone, in ogni caso, un
    sistema integrato, animato da un principio attivo e unificatore. La
    morte dell'individuo vivente, sul piano biologico, è il momento in
    cui il principio vitale che gli è proprio cessa le sue funzioni.

    14) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4152
    INDIA: Lalji Nayak, martire per la fede in Orissa
    Con un coltello ficcato nel collo, minacciato di morte, non ha
    rinunciato alla fede cristiana. Ma vi sono anche altri che sotto
    minacce sono stati costretti a convertirsi all'induismo. Cristiani
    feriti assaliti anche in ospedale. Nel distretto di Kandhamal altri
    tre villaggi attaccati. I missionari di Madre Teresa vogliono tornare
    per prendersi cura dei lebbrosi e dei tubercolotici.


    15) "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Kandhamal, fanatici indù incendiano la casa delle suore di Madre
    Teresa
    La sera del 25 settembre fondamentalisti hanno attaccato e dato alle
    fiamme la casa delle Missionarie della Carità nel villaggio di
    Sukananda. Suor M. Suma, superiora regionale, prega per
    i "persecutori" perché si pentano delle violenze e possano "far pace
    con Dio" per le loro azioni...

    16) Difendere la vita
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Le «nuove» staminali adulte convincono l'America
    Il mondo delle cellule staminali si riunirà allo stesso tavolo,
    lunedì e martedì prossimi a Madison, la capitale del Wisconsin, per
    il 2008 World StemCell Summit, l'appuntamento annuale di maggior
    rilievo in America per il settore. Con gli occhi puntati su un solo,
    epocale evento: la scoperta di Yamanaka e Thomson, alla fine dello
    scorso anno, sulla possibilità di trasformare cellule della pelle in
    cellule in tutto simili a quelle embrionali, e cioè in grado di
    rigenerare i tessuti nei quali sono impiantate.

    17) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=23230&lan=ita
    Due teorie nate dal biblicismo
    Si sostiene che il rito postconciliare della Santa Messa sia più
    ricco di Letture, di Preghiere Eucaristiche, mentre il Messale detto
    di Pio V sarebbe povero e poco accurato. E' una tesi anacronistica
    perché non tiene conto della distanza di quattro secoli; sarebbe come
    accusare, analogamente, i "Sacramentari" anteriori di alcuni secoli a
    quello di Pio V.

    18) Contro la leggenda nera
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/
    La questione religiosa nella crisi dell'Asse. (1942-43)
    La religione all'origine della crisi dell'Asse? L'attacco del
    filosofo e Accademico d'Italia Francesco Orestano alla filosofia
    materialista tedesca e alla politica antireligiosa nazista provocò
    notevoli tensioni all'interno dell'alleanza italo-germanica. La
    confutazione dell'apologia filonazista di Monsignor Alois Hudal,
    vescovo affascinato da Hitler ma isolato e osteggiato dai pontefici.

    19) Sviluppo e popolazione
    http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=383
    Il riscaldamento globale scioglie anche Lehman Brothers
    Lehman Brothers era davvero una banca strana: solo l'anno scorso
    aveva pubblicato un voluminoso e influente rapporto che prevedeva
    l'evoluzione del clima da qui al 2100, ma non era stata capace di
    prevedere che sarebbe fallita nel giro di un anno. E ciò che nessuno
    fa notare è quanto Lehman Brothers fosse legata alla lobby del clima
    e ad Al Gore, con pesanti investimenti nel Carbon Trading previsto
    dal Protocollo di Kyoto.

    October 05

    Bibbia giorno e notte

    crocefisso

     

    La Bibbia giorno e notte  
    Sarà Papa Benedetto XVI, il pomeriggio del 5 ottobre su Raiuno, ad aprire il ciclo di letture della Bibbia organizzato dalla Rai nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, in coincidenza con l'apertura del Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio e nell'ambito dell'Anno Paolino.Promosso da Rai Vaticano e denominato "La Bibbia giorno e notte", il progetto prevede la lettura ininterrotta della Bibbia e del Nuovo Testamento, giorno e notte, da domenica 5 a sabato 11 ottobre. Il Papa leggerà in italiano il primo capitolo della Genesi; subito dopo lo stesso brano sarà letto in ebraico dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Nel corso della settimana ad alternarsi nella lettura dei testi sacri saranno persone di ogni categoria sociale ed appartenenza religiosa. La conclusione del ciclo sarà affidata l’11 ottobre al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone che leggerà il XXII capitolo dell’Apocalisse. Informazioni sul sito http://www.labibbiagiornoenotte.rai.it