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30 november agenzia di informazione kattolica«Corrispondenza romana» (CR) è un'agenzia di informazioni, che esce regolarmente, con cadenza settimanale, dal novembre 1985. Da allora non ha mai mutato la sua linea editoriale e la sua impostazione culturale, segnalandosi per la coerenza e la chiarezza delle sue posizioni, sempre in sintonia con l'impostazione etica di FattiSentire.net. Da oggi l'agenzia di informazione settimanale Corrispondenza romana ha un suo sito web (che verrà via via "popolato" anche con i lanci già effettuati) raggiungibile all'indirizzo http://www.corrispondenzaromana.it . L'arco di notizie di CR spazia dai problemi religiosi a quelli politici, culturali e di costume, offrendo sempre un'informazione documentata sugli avvenimenti e permettendo un giudizio preciso e tempestivo su di essi: un esempio è dato dalla notizia seguente: _____ La distruzione delle chiese cristiane di Cipro da parte dei turchi Il 10 novembre 2006 il Presidente della Repubblica di Cipro, Tassos Papadopoulos, è stato ricevuto in udienza da Papa Benedetto XVI, cui ha donato un libro di fotografie sulle chiese distrutte nella parte settentrionale dell'isola occupata dalla Turchia. Nel pomeriggio il Presidente cipriota ha tenuto una conferenza stampa con i giornalisti, e, rispondendo alle loro domande, ha rinnovato la grave denuncia. Lo stesso Papadopoulos ha rivelato anche che il Pontefice, vedendo queste immagini, ha confessato di essere «profondamente preoccupato», e ha deplorato l'occupazione e dissacrazione di chiese e monasteri, patrimonio religioso e artistico dell'umanità, denunciata recentemente anche dal Parlamento Europeo attraverso la risoluzione del 6 luglio 2006. Preoccupazione è stata espressa anche per la comunità maronita rimasta nella parte occupata e sottoposta a pesanti discriminazioni dalle forze di occupazione.In effetti, come ha ricordato il Presidente Papadopoulos, nella parte dell'isola occupata dai turchi quasi tutte le chiese, «tranne quelle che si possono contare sulle dita di una mano, sono diventate night club, hotel, stalle e siti militari». Dal 1974, anno dell'occupazione militare, 133 fra chiese, cappelle e monasteri sono stati dissacrati, 78 convertiti in moschee, 28 utilizzati per fini militari e installazione di ospedali e 13 come depositi. Circa 15.000 icone sono state rimosse illegalmente e a tutt'oggi sono disperse.Papadopoulos ha chiarito che Cipro non si oppone pregiudizialmente all'ingresso di Ankara nell'Unione Europea, ma chiede che questo avvenga secondo i criteri di Copenhagen, con l'adempimento di tutti i doveri della Turchia verso la UE e i suoi Paesi membri, incluso il loro riconoscimento. Quindi, con l'evacuazione dall'isola delle truppe turche e con la riunificazione e liberazione della parte occupata. (CR 969/02 del 25/11/06) 29 november CENTRI DI AIUTO ALLA VITACENTRI DI AIUTO ALLA VITA A Bari la riflessione dei Cav mette in evidenza che il problema della difesa della vita è ancora aperto La testimonianza di un medico ammalato che rifiuta il suicidio assistito Ma Welby torna a chiedere al medico di staccare la spina Mario, quelle montagne scalate dalla sedia a rotelle Il primario aggredito dalla malattia: ho meditato anch'io il suicidio, ma poi... Sono le voci di chi ha preso la vita con i denti, quando la malattia ha bussato alla porta. Sono testimonianze della "vita fragile" portate a Bari al XXVI convegno nazionale dei Centri di aiuto alla Vita che si è chiuso domenica. Chiamano in causa questo nostro strano Paese dove ha ascolto chi sbandiera il diritto a morire, ma dove, invece, non fa notizia chi invoca il diritto e, soprattutto, l'aiuto a vivere. Senza livori, lo fa Mario Melazzini, persona dolce, finito sulla carrozzina per la sclerosi laterale amiotrofica. Melazzini è primario oncologo-ematologo a Pavia; il 17 gennaio 2003 gli diagnosticarono questa malattia tremenda. Il medico, che è presidente dell'Aisla, l'associazione degli ammalati di Sla, non ha mai smesso, pur costretto sulla sedia a rotelle, di assistere i suoi ammalati. Racconta. E la moglie Daniela, gli tiene il microfono; lui parla senza abbassare gli occhi, con uno sguardo sereno e indomito: «Non prendetemi per folle. - dice - La malattia mi ha fatto scoprire i valori essenziali della vita. Oggi mi godo le montagne che ho scalato da ragazzo vedendole da giù, e penso che spetterà ai miei figli salire in cima. La malattia mi ha dato tanto. Mi ha fatto scoprire come uomo il valore delle piccole cose e, come medico, di ciò di cui i malati hanno bisogno». Pensò anche lui come Piergiorgio Welby: «Decisi di farla finita io, di mia iniziativa, e mi diedi da fare per sapere del cosiddetto suicidio assistito. Sono venuto a conoscenza di queste cliniche che sono di un squallore incredibile. Ne parlai con un amico medico che per risposta mi consigliò di leggere il Libro di Giobbe. Cominciai a farlo, pur non essendo mai stato un lettore della Bibbia particolarmente accanito. Lo lessi e mi dissi: Ma che stai facendo? Sei impazzito?» A Bari l'ascoltano e sono tutti commossi; solo lui conserva gli occhi sereni: «I miracoli - dice riflettendo - esistono, ma dobbiamo essere anche noi artefici del nostro. Il miracolo è quella cosa che non ti toglie la speranza, e la speranza non vuol dire illusione». Da Bari vengono molte testimonianze di questo disperato desiderio di vita che non fa rumore quanto gli altrettanti disperati desideri di morte. Ecco, ad esempio, Sergio Pintaudi, l'anestesista che segue Mariangela Basile, la donna che ha recentemente messo al mondo un figlio mentre era in stato di coma; ecco Enrico Fontana, il marito di Rita Fedrizzi, la donna che ha rinunciato alle cure anti-tumorali per dare alla luce il bambino che portava in grembo; ed ecco Anna, madre straordinaria di Bari con i suoi tre figli, Giuseppe, Michele e Francesco Filippo, che un giorno si presentò in ospedale con una richiesta urgente di aborto alla 22esisma settimana. Le avevano diagnosticato poco prima una cardiomiopatia dilatativa ed è ancora in attesa del trapianto. Questa situazione non le avrebbe consentito di portare avanti la gravidanza. Troppi rischi per lei e troppe incertezza sul bambino che sarebbe nato. Però, una volta lì in ospedale, venne presa dal dubbio e si convinse aiutata dal medico a continuare la gravidanza. Il bambino è nato con il cesareo alla trentunesima settimana. Adesso ha meno di un anno. È nato con una displasia polmonare alla quale si ovvierà un volta diventato grandicello. In situazione normale si sarebbe chiamato solo Francesco, ma Anna l'ha chiamato anche Filippo, come il medico che l'ha fatto nascere. Dal Nostro Inviato a Bari Giovanni Ruggiero; Da Roma Pier Luigi Fornari (C) Avvenire, 28 novembre 2006 28 november femminista all'attacco del femminismo onu«Hanno trasformato la difesa della donna in una guerra all'umanità». di Persico Roberto Vent'anni fa è ritornata alla fede, «perché è la cosa più razionale», dopo venti in cui aveva battuto tutt'altri lidi. Da allora, dice, «sono diventata più razionale, e ho visto come le cose in cui credevo prima erano in realtà dei condizionamenti». Così Alessandra Nucci, un tempo femminista ribelle, oggi nonna fiera di esserlo, ha intrapreso quella che definisce «una rivisitazione senza perdere lo spirito libertario» delle posizioni di un tempo. Dunque è ancora femminista? Lo sono se femminismo vuol dire difesa della donna, se guarda alla verità e non all'ideologia. Ma il femminismo è pesantemente ideologico: si presenta come un orizzonte indiscutibile, ci rifila un sacco di imposizioni surrettizie, e soprattuto ha fatto sparire ogni alternativa. Le ragazze oggi non riescono neppure a immaginare che possa esistere un modello di donna diverso da quello imposto dalla mentalità dominante. Non è un po' esagerato? No. E non si tratta neppure della spontanea diffusione di una mentalità, ma di un progetto preciso, che ha al proprio servizio le agenzie internazionali. Addirittura. Lei ha mai sentito parlare del Comitato di monitoraggio per l'applicazione del trattato Cedav? No. Onestamente, neppure del trattato. Appunto. È un trattato delle Nazioni Unite sulle pari opportunità. E il Comitato di monitoraggio svolge un'opera attivissima e pressoché ignota. Ma efficacissima: chi si oppone a un'agenzia Onu che accusi uno Stato di discriminare le donne? E così si sviluppa uno Stato-balia planetario, che dolcemente ci abbraccia per dirci come dobbiamo pensare. E come dobbiamo pensare? Secondo una linea che lega il femminismo non alla difesa delle donne, ma al controllo delle nascite. Tutta la cosiddetta liberazione della donna si traduce alla fine in questo: nella "liberazione" dalla maternità, ossia nel suo rifiuto, prima culturale (l'idea tenacemente promossa che la maternità sia una sorta di handicap) e poi pratico. Per quale motivo? Qui andiamo lontano. Le origini del rifiuto della maternità sono da ricercare in un certo ambientalismo che considera l'uomo non lo scopo della creazione, ma il suo nemico. Che rifiuta l'idea dell'uomo come immagine e somiglianza di Dio, dotato di ragione e libertà, per farne un semplice prodotto dell'evoluzione: è quest'ultima il vero signore della terra, al quale gli uomini si devono sottomettere. Ma non è l'idea di tutte le femministe. Certo che no. La stragrande maggioranza delle militanti è in buona fede. Solo i capi hanno chiara la strategia. Ma sono capaci di proporla in maniera così subdola da ottenere una quantità di adesioni, perché diventa mentalità dominante senza che ci si accorga che si tratta di una opzione. Come quando, da insegnante di letteratura inglese, proponevo la mia materia secondo canoni marxisti senza rendermene conto, semplicemente perché così veniva presentata ovunque. Solo quando sono tornata alla fede ho cominciato a capire. Cosa c'entra qui la fede? C'entra, perché la fede nasce da un uso sistematico della ragione. Gesù non chiedeva un'obbedienza cieca, ma un'adesione razionale. Questa è la questione decisiva, la differenza tra la tradizione cristiana e le altre; che permette, come ha spiegato papa Ratzinger, di parlare con chiunque. Purché lo si voglia: in America ci sono dei debate club in cui persone di posizioni anche diversissime si incontrano per dibattere, razionalmente, su temi scottanti; da noi no, con la scusa del rispetto delle opinioni altrui o del timore della polemica si parla solo con la propria parte. Mentre la fede fondata sulla ragione permette un dialogo ragionevole con tutti. Tempi num.45 del 23/11/2006 Alessandra NUCCI, La donna a una dimensione, Marietti 2006, pp. 254, euro 18. 27 november denatalità(Corrispondenza romana) La demografa Fausta Ongaro, dell'Università di Padova, ha pubblicato uno studio sociologico - intitolato Le scelte riproduttive tra costi, valori, opportunità (Franco Angeli editore, Milano 2006, pp. 160, ¤ 13,00) - nel quale esamina l'atteggiamento verso la natalità tenuto da alcune migliaia di giovani coppie italiane istruite, benestanti e "benpensanti". Ponendosi il problema di quali siano le cause più profonde della crescente denatalità, questo studio dimostra che esse sono di ordine non tanto economico-sociale quanto psicologico-culturale. Esse sono riconducibili al fatto che il cittadino medio-alto è ormai impregnato di una cultura, e inserito in una società, che lo imprigionano in una prospettiva individualistica e libertaria, spingendolo a vivere per il proprio vantaggio e piacere immediato. Pertanto questo cittadino rifiuta ogni forma d'impegno, di lotta e di sacrificio; in particolare rifiuta il legame coniugale stabile, la rinuncia in favore del prossimo, la progettazione dell'avvenire, la lotta per progredire verso il meglio. Questa mentalità porta ad avere preconcetti, paure e perfino avversioni riguardo la prospettiva stessa di generare figli. Mettere al mondo un bambino diventa solo una delle tante scelte possibili, da soppesare col bilancino valutandone il rapporto tra impegno e risultato, tra costi e benefici, come si fa per l'acquisto di un'auto o di un mobile o di una casa. Il figlio è ritenuto un bene di consumo di lusso che, al massimo, viene programmato solo dopo essersi "sistemati" ed aver ottenuto altri beni di consumo ritenuti più importanti ed urgenti o meno impegnativi e costosi. Chiaramente, questa mentalità favorisce o la rinuncia ad avere figli, o il generarli solo in tarda età; in entrambi i casi ciò diminuisce notevolmente la natalità e impedisce il ricambio generazionale. La denatalità viene gravemente danneggiata anche dalla mentalità femminista, che vede la donna come imitatrice e rivale dell'uomo nel lavoro, nel potere e nel successo. Il figlio viene quindi considerato come un fattore di limitazione, di stress e di schiavitù, da evitare o da liberarsene al più presto. Come hanno affermato alcune donne intervistate, «quando si ha un figlio, non si è più la persona più importante, non si vive più per sé stessi». Secondo la Ongaro, le donne in età fertile si dividono in due categorie. La prima è quella delle donne che hanno escluso per principio la prospettiva di procreare. La seconda è quella delle donne che vorrebbero farlo, ma rimangono incerte per motivi psicologici, sociali o economici, rinviando continuamente la decisione, come se fossero eternamente fertili; quando finalmente si decidono, è ormai troppo tardi, poiché sono diventate sterili. Un'altra causa della denatalità è la progressiva precarizzazione dei rapporti di coppia, che stanno passando dal matrimonio indissolubile a quello dissolubile alla convivenza stabile a quella instabile. «Il costo dei figli - afferma la Ongaro - è ancor più pronunciato per l'aumento della instabilità matrimoniale, che significa un aumento del rischio per le donne sposate di doversi mantenere da sole». Le convivenze, poi, di per sé ostacolano la natalità; esse difatti sono vissute dagli interessati come periodo di prova, durante il quale generare un figlio diventerebbe controproducente in quanto li costringerebbe a regolarizzare e stabilizzare un legame che hanno voluto in partenza come irregolare e instabile. La conclusione dello studio è che, per rimediare alla crisi demografica, la società deve favorire la maternità e la famiglia tanto quanto finora l'ha penalizzata: a livello non solo economico e lavorativo, ma anche culturale, morale e psicologico. (CR 966/02 del 04/11/06) 25 november camilleriSono molti i giovani che mi chiedono consigli su come orientarsi in una libreria. Se uno è cattolico e sente l'esigenza di documentarsi, aggiornarsi, farsi una cultura, come può districarsi nell'alluvione di titoli continuamente sfornati? D'altra parte, dati i tempi che corrono, neanche le librerie cosiddette "cattoliche" offrono garanzie al riguardo. In effetti, la questione non è di poco conto, visto che un libro non è un cd: quest'ultimo, nei negozi che ne vendono, lo puoi preventivamente sentire in cuffia e, se il contenuto non è pienamente soddisfacente, non comprarlo. Ma un libro costa anche di più, né puoi leggerlo prima di acquistarlo. Certo, ci sono le biblioteche pubbliche, ma anche il tempo è denaro e per leggere un intero libro ci vogliono a volte settimane. Noi, apologeti del "Timone", non abbiamo questo problema perché siamo "addetti ai lavori", abbiamo cioè esperienza (alcuni di noi anche pluridecennale) di testi e autori. Ma va detto che non avremmo potuto neanche farla, l'esperienza, senza una bussola, ciò che il cantautore Franco Battiato in un suo famoso motivetto definiva "centro di gravità permanente": Ricordate? Cerco un centro di gravità permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente. Già, l'uomo contemporaneo è un fuscello che ogni vento sbatte di qua e di là, senza posa. Assediato dalle opinioni dei sofisti, una diversa dall'altra, galleggia nel mare magnum del pluralismo ideologico moderno senza peso e senza direzione. E' stato convinto che essere scettici è meglio che avere certezze (che è come dire che una mongolfiera priva di timone è meglio di un aereo), così si aggrappa all'unica cosa sicura che ha: i suoi istinti e le sue voglie. Finchè non cambiano anche questi, naturalmente. O finchè malattia e vecchiaia non sopraggiungano. Noi cattolici, invece, il centro di gravità permanente lo abbiamo, e basterebbe solo questo dono per tenerci inginocchiati a vita per riconoscenza. "Gesù allora disse a quei discepoli che avevano creduto in lui: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32). Sì, liberi dai condizionamenti culturali, dalla mentalità del tempo, dalla schiavitù delle proprie pulsioni. Perfino dai sofisti, anche da quelli più intelligenti e più colti di noi, quelli che con le proprie capacità potrebbero ipnotizzarci e convincerci che il bianco è nero e viceversa. Un discepolo di Cristo sa sempre qual sia "la cosa giusta" ed è esattamente come l'uomo che, nella parabola evangelica, edifica la sua dimora sulla roccia e non sulla sabbia: nemmeno lo tsunami può smuoverlo, laddove gli altri sono spezzati, divelti, schiantati. O costretti a seguire il vento: delle mode, del potere, del padrone di turno. Schiavi, dunque, e privi di dignità anche se osannati e corteggiati. Il discepolo di Cristo è l'unico provvisto di bussola in un mondo di ciechi, e il sapersi orientare in una libreria, anche in una libreria cattolica, è realmente il minimo tra i vantaggi che la sua condizione di libero gli dà. Il vantaggio massimo sta nel fatto che egli non tiene nemmeno alla vita, pur amandola più degli altri. Il massimo della libertà, infatti, coincide con la nudità massima; sta nel sapere che nessun potere mondano può togliermi l'unica cosa che conta. Pensiamoci un momento: le umiliazioni? accrescono i miei meriti; i sacrifici? oltre a fortificarmi, stanno tutti archiviati nello schedario del Padreterno; le perdite? mi faciliteranno il trapasso quando sarà il momento. Sì, perché quel momento viene per tutti, e meno si lascia, più sereni si diparte. Ma torniamo al punto da cui siamo partiti: districarsi tra i libri? Verrebbe da dire: nel Vangelo c'è già tutto. Quel libretto è infatti la bussola, e di per sé sarebbe sufficiente. Ma è anche la cartina di tornasole per distinguere i veleni dagli alimenti. E i buoni libri dai cattivi o superflui. Col Vangelo alla mano si può perfino inquadrare il politico per cui votare, e addirittura la persona con cui sposarsi. Osserviamo, per esempio, Cristo davanti a Pilato. "Che cos'è la verità?", chiede il funzionario. Ma in realtà non gliene importa nulla, perché pensa soprattutto alla poltrona e alla carriera (infatti, lascia la domanda in sospeso). Per questo non la vede, la verità, pur avendola davanti. Perciò sbaglia, non fa "la cosa giusta". E perde anche poltrona e carriera. Spostiamoci all'oggi. Cosa abbiamo sotto gli occhi? I poteri politici (Pilato) che si chiedono cosa sia quella "verità" (Cristo) di cui in realtà non importa loro niente, e la sottopongono al loro tribunale, la tengono legata (mentre i vari Barabba vanno liberi e riveriti), finiranno per crocifiggerla. A Pilato interessavano i voti e alla minoranza sinedrita la presa sul popolo. Scribi: gli opinion makers del tempo; farisei: i guardiani del politicamente corretto. Insomma, col Vangelo in tasca si attraversa in tutta sicurezza le poche decine d'anni dell'esistenza terrena e si approda nel porto giusto. Per questo val la pena di ripristinare quell'antica preghiera mattutina con cui un tempo si iniziava la giornata: "Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte; ti offro le azioni della giornata: fa' che siano tutte secondo la tua santa volontà per la maggior gloria tua; liberami dai pericoli e da ogni male, la tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari, amen". Si osservi il particolare antignostico: "ti ringrazio di avermi creato". Sul quale si potrebbe scrivere un intero trattato (ma lascio l'incombenza di spiegare la differenza tra l'essere e il non essere al nostro Samek Lodovici). A noi, qui, interessa il passo seguente: "fatto cristiano". Un dono gratuito. Che implica anche quello, inestimabile, della libertà. E solo i convertiti -date retta- conoscono appieno la portata di quel "gratuito". Rino Cammilleri (C) Il Timone, settembre-ottobre 2006 24 november p.ti d riflessionehttp://primopiano.totustuus.info/ La Chiesa Svizzera, apice della crisi infra-ecclesiale? Vorrei ancora occuparmi del ministero episcopale. Viste le difficoltà che gli Ortodossi hanno con le Chiese autocefale, come anche i problemi dei nostri amici protestanti di fronte alla disgregazione delle Chiese regionali, ci rendiamo conto di quale grande significato abbia l'universalità, quanto sia importante che la Chiesa si apra alla totalità, diventando nell'universalità veramente un'unica Chiesa. Questa comunione deve essere alimentata dai Vescovi insieme con il Successore di Pietro nello spirito di una consapevole successione al Collegio degli Apostoli.. http://libreria.totustuus.info/ Piccolo manuale di apologetica 2 Tra i temi qui affrontati c'è anche l'eutanasia, perché potrebbe essere nel nostro futuro ed è essenziale conoscere la posizione cattolica al riguardo. Lo stesso vale per un altro tema scottante, l'omosessualità, da troppi creduta, erroneamente, condannata tout court dalla Chiesa. Per connessione, abbiamo voluto introdurre una questione che, pur a volte inespressa, è un punctum dolens che tiene molti lontani dalla fede e diffidenti: il cristiano è un represso? . Tutti questi punti sono stati qui trattati con la massima semplicità di linguaggio, non disgiunta dal rigore e dalla precisione. 4) QUESTIONI DI BIOETICA: http://bioetica.totustuus.info/ Bioetica: "Diabete e gravidanze sconsigliate" MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI" http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese ntation.DettaglioInfo?idInfo=32405&url=dettaglioRassegna.jsp Dopo l'indulto, quanti sono stati liberati? Quando i carabinieri vogliono sapere qualcosa di sicuro di ciò che è capitato in una borgata, vanno dalle autorità costituite; però in segreto - ed è ciò che a loro interessa di più -, vanno dal parroco. Egli non ha interesse a schierarsi per una parte o per l'altra. I giornalisti minimamente intelligenti non si fidano troppo dei dati che i politici forniscono: i quali politici sono capacissimi di contare voti ed euro, ma meno sciolti per offrire le situazioni sociologiche svincolate da ideologie. 13) "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Riflessioni sui problemi scientifici ed etici relativi allo stato vegetativo Al termine di quattro giorni di studio e di intenso dibattito, nel corso del Congresso Internazionale "Life-Sustaining Treatments and Vegetative State. Scientific Advances and Ethical Dilemmas" (Roma 17-20 Marzo 2004), dopo aver ascoltato gli interventi di alcuni eminenti studiosi del campo, che hanno valutato la questione in prospettiva scientifica, antropologica ed etica, e dopo aver meditato sul messaggio del Santo Padre ai Congressisti, la Federazione Mondiale delle Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC) e la Pontificia Accademia per la Vita (PAV) presentano a tutti gli operatori sanitari ed alla società intera le seguenti riflessioni. 14) "PER UNA POLITICA DEI VALORI" http://www.totustuus.biz/users/pvalori/uom_dot.html Croce e il pensiero religioso, di Augusto del Noce Non c'è filosofia che non parta da un presupposto. Così, i pensatori, medioevali partivano da quello di un'indiscussa Rivelazione divina, contenente una teologia della storia umana (il dramma della caduta e della Redenzione, del peccato e della Grazia). I filosofi, che abitualmente vengono detti moderni, nel senso di razionalisti, non differiscono dal teologo medioevale che nel loro partire da una nuova storia sacra, che rifiuta soprannaturale e Rivelazione; da una filosofia, cioè, non più da una teologia della storia. Si potrebbe forse dire, e lancio qui l'idea senza approfondirla, che ogni filosofia è sempre una teologia, perché la "filosofia della storia" non è che uno sviluppo eterodosso del pensiero gioachimita. 15) "RINO CAMMILLERI" http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=133606 Eutanasia, la corsa a sinistra degli anglicani Dopo la notizia, clamorosa, del "consiglio" di lasciar morire i neonati prematuri o handicappati emanato da un alto esponente della Chiesa anglicana, è lecito chiedersi cosa sia rimasto del famoso ecumenismo. Dal Concilio Vaticano II in poi il Vaticano ha fatto carte false per "tendere la mano" ai "fratelli separati" protestanti, ortodossi e soprattutto anglicani. I primi sono stati "avvicinati" mettendo la sordina sulla Madonna e i Santi, introducendo il volgare nella liturgia e volgendo l'altare al popolo, così che la messa cattolica somigliasse il più possibile alla "commemorazione" protestante, centralità del "sermone" (a scapito di quella del Sacrificio) compresa. 23 november SE FIDEL CASTRO SI CONVERTE…
22 november rai: così non vaIl Padre della lesbica: stralci da alcune lettere inviate Alcuni iscritti a FattiSentire.net hanno voluto condividere la loro rabbia per la fiction impostaci dalla Rai. Ecco le 12 più simpatiche letterine trasmesseci. 1. Vedo che non si bada a spese per cercare di far passare il messaggio che 'gay è bello'. Una delle peggiori cose che sapete far bene alla RAI è instillare nella gente una certa idea goccia a goccia, giorno dopo giorno, programma dopo programma. Ad un certo punto, alla domanda: "Cosa ne pensate di questo o quello?" la risposta non potrà che essere: "Giusto, normale, non c'è niente di male, fanno tutti così". Questo è quello che sta accadendo per far passare come 'normale' il rapporto omosessuale... ma non ce la farete, mettetevelo in testa. 2. Non sono riuscito (per la mancanza di qualsiasi valore ed interesse) a vedere tutto il film "Il Padre delle Spose" il quale, ne sono sicuro, è stato una vera e propria reclame per l'olio pugliese (che non ha nulla a che vedere con quello veramente buono della mia Regione, l'Umbria) piuttosto che la storia di due zoccole, che il povero Lino Banfi, questa volta giunto al livello del petrolio con questo film-cretinata, vorrebbe portare sulla via della redenzione con un vero finale all'italiana: "volemose bene" e... buona notte al secchio. 3. Quam mutatus ab illo... Povero Lino!! Quando eri devoto di padre Pio,questo film non l'avresti accettato. 4. La prossima trasmissione con protagonista Lino Banfi, di cui si è visto recentemente un trailer, è certamente diseducativa, specie nei confronti dei giovani, e fa passare dalla simpatia e dal buonismo del protagonista un messaggio di tolleranza e normalità verso una situazione lesbica, che certamente si può dare nella realtà - benchè non normale -, ma che non è detto debba risolversi con la sua commossa accettazione finale, con baci ed abbracci. 5. Ho dismesso l'apparecchio televisivo dal 2000, proprio per la sempre più decadente offerta dei programmi, ma a quanto pare state precipitando in un baratro senza fondo. Il guaio è che ci trascinate dietro la società intera e i risultati si vedono. 6. Queste sono provocazioni che disturbano la nostra vita, il degrado totale sta' invadendo il nostro quotidiano, dovete smetterla di imporci la vostra visione contro natura dell'amore. 7. Cara RAI, mi fai vomitare. Spero ora che i cristiani siano meno facili a "santificare" i vari Lino Banfi di turno, chiamandoli alle loro iniziative solo perché attirano e sono simpatici. Vorrei vedere Lino Banfi sul lastrico. 8. Nonostante il nostro status di CONSOCIATA RAI come redazione programmi ci faremo sentire insieme al nostro vescovo Luigi e alla gente di buona volontà, libera: sempre, dalla terra del santo Marino. 9. Cercherò di lanciare una campagna per non far pagare più il canone tv: ci propinate sfacciatamente e senza limiti porcherie quotidiane. Siete dei mostri, nascosti dietro le quinte dello spettacolo, che senza alcun riguardo e rispetto verso la pubblica opinione, proponete di praticare il libertinaggio più sfrenato. 10. Il padre della lesbica ha fatto traboccare il vaso. Per quanto mi riguarda ho chiesto alla URAR di sigillarmi il televisore perchè non ritengo giusto pagare una tassa che permetta poi alla TV di stato di fare quei programmi demenziali che fa. 11. Mi avete rotto le palle. Come posso fare per astenermi dal del canone senza incorrere in sanzioni? 12. Siete giunti al 'tele-lesbiche'! Servite la potente lobby gay per sdoganare, quindi normalizzare, l'improponibile! E lo fate alla perfezione! Si sa per la maggioranza degli italiani che si vede in Tv è 'vangelo'... con sondaggini artefatti, manovrate le menti e create le mode! La somministrazione del vostro 'deleterio veleno' avviene a piccole dosi, quasi impercettibili. Pian pianino, un passettino per volta, ...fiction dopo film, scenetta stomachevole dopo pubblicità oscena: ...tutto sarà compiuto! Usate i nostri soldi (...del canone obbligatorio!), ...per avvelenarci omeopaticamente! La pagherete! rai lesbo: protestiamoCari amici, la Rai, che dovrebbe essere la nostra televisione pubblica nazionale, sta per lanciare una delle più squallide forme di propaganda a favore dei "matrimoni" omosessuali. Protagonista di questa subdola operazione, dopo Gianni Morandi, questa volta è Lino Banfi, purtroppo non nuovo a queste cose. L'attore pugliese sarà infatti protagonista il giorno lunedì, 20 Novembre prossimo di una fiction in prima serata su Rai Uno, dal titolo "Il padre delle spose". La vicenda narra di un padre che, recatosi in Spagna per andare a trovare la figlia che lavora lì, la troverà con sua sorpresa "sposata" con un altra donna! E' già stato anticipato che il "film Tv" si concluderà con l'accettazione da parte del padre di questo "matrimonio", con tanto di finale, a loro dire commovente, in baci e abbracci di Banfi alle due donne "sposate". Oltre a non far vedere questo film a chi potrebbe averne idee confuse, occorrerà prenderci le nostre responsabilità anche verso tutti gli altri che lo vedranno in prima serata, soprattutto bambini o giovani attratti dalla figura di "NONNO" Lino Banfi. Per questo proponiamo di tempestare la Rai con messaggi di protesta, chiedendo la rimozione della fiction. Per aderire a questa campagna potete compilare il modulo della Rai al seguente link: http://www.rai.it/ScriveRai/0,10289,,00.html FS.net 20 november eutanasia non è atto d'amoreCom'era prevedibile la dichiarazione di don Verzè, "staccare la spina è un atto d'amore", ha suscitato clamore e sconcerto. Tralasciando di entrare nel merito dell'interpretazione delle parole del fondatore del San Raffaele (che ha successivamente cercato di precisare meglio il proprio pensiero), è però opportuno domandarsi se sia mai possibile configurare l'eutanasia come un atto d'amore, come si sente spesso dire, per es., ultimamente, in merito alla vicenda di Piergiorgio Welby. È chiaro che tale visione dell'eutanasia comporta una pressione sociale sul medico (e sui parenti del malato): se dare l'eutanasia è un atto di carità, chi si rifiuta di dare l'eutanasia è malvagio. Ora, è vero che l'accanimento terapeutico è moralmente sbagliato, perciò è doveroso sospendere interventi terapeutici fortemente invasivi, volti esclusivamente a procrastinare per brevissimo tempo la morte imminente provocando inutili sofferenze; ma, una volta chiarita la distinzione tra l'accanimento e l'eutanasia, non si può presentare quest'ultima come un atto d'amore. Infatti, amare qualcuno, già per il non cristiano Aristotele, significa dirgli "è bene che tu sia, è meraviglioso che tu esista", significa rendere grazie per la sua esistenza, gioire della sua presenza; praticare l'eutanasia è proprio l'opposto, perché significa dire "non è bene che tu sia, non è meraviglioso che tu esista". Quando qualcuno grida (o sussurra) disperato: "io sono un peso per te, per me non vale pena esistere in questo stato", il vero amore risponde: "è bene che tu sia, è meraviglioso che tu esista anche se la tua condizione è dolorosa per te e gravosa per me". Richiedere l'eutanasia significa dire "io do fastidio, io sono un peso che non vale la pena sopportare", perciò soddisfare questa richiesta di eutanasia significare dire a qualcuno: "è vero, tu non vali la pena, la tua esistenza non è un bene che compensi grandi sforzi, non è bene che tu esista". In effetti chi si occupa dei malati terminali sa bene che le poche persone che chiedono l'eutanasia fanno tale richiesta perché si sentono sole. Così, la risposta alla solitudine non è l'eutanasia, bensì l'affetto, il conforto, la compagnia. La vera risposta è prendere per mano il malato, detergergli il sudore, guardarlo negli occhi, stargli vicino: le rare richieste di eutanasia o le più frequenti invocazioni della morte esprimono la richiesta di non essere lasciati soli, sono una protesta contro la solitudine. Non a caso la media di coloro che si suicidano tra gli ammalati di cancro è di gran lunga inferiore a quella dei suicidi nella popolazione sana, visto che gli ammalati di cancro sono molto più assistiti e confortati delle persone sane. Inoltre il desiderio di ricorrere al suicidio, o la richiesta di eutanasia, di solito si manifestano quando la diagnosi viene comunicata e molto spesso spariscono se il malato viene assistito e confortato. Giacomo Samek Lodovici In "Tempi", 26.10.2005, p. 65 eutanasia: un esempioFanno la fila per parlargli. Donne, politici, preti. Pure usurai e galeotti. La fatica e l'ironia,la sofferenza e la gratitudine di un ex pompiere sardo malato di sla. Che ha fame di vita e sogna di bere una birra Narbolia (Oristano) Tra campi di carciofi e viti di Vernaccia, a pochi passi da distese d'aranci, ogni notte e ogni ora, s'accende la luce della camera da letto di Carlo. Mirella si alza senza sbadigliare, ormai. Fa così da otto anni. Preme il tasto del lume e controlla che la macchina funzioni. Un respiro ogni quattro secondi. Un alito di fiato nel tempo di un amen. La camera di Carlo Marongiu è tutta azzurra e blu come il mare dove dieci anni fa accompagnava i figli Damiano e Ilaria, dove gli piaceva immergere quelle sue robuste braccia di pompiere oggi inchiodate al letto, pietrificate sopra il bianco dei cuscini per colpa della «maledetta», o «Attila» come l'ha ribattezzata. è sla (sclerosi laterale amiotrofica), il male di Welby e Coscioni, la malattia incurabile che rende il corpo di marmo, lasciando alla mente lo sberleffo della coscienza. Mirella da otto anni si alza tutte le sacrosante notti, ma non se ne lamenta. «I momenti di sconforto esistono, ma sono sempre meno. Quel che vorrei è poter dormire per più di un'ora di seguito». Mirella si leva dal letto per controllare che Carlo sia ancora vivo, oppure solo per sapere se ha bisogno di lei. «La macchina capita che si inceppi, dopo un po' suona l'allarme, ma può essere troppo tardi. L'altra notte Carlo aveva il volto bluastro». La notte prima era solo prurito. Ma dall'ultima volta che ha sentito la voce del marito sono passati due anni, e anche se le sue piaghe da decubito urlano è un grido muto; nemmeno Mirella, che ogni giorno le medica, ha ancora imparato ad ascoltarle. «Dalle quattro alle sei. Dopo due ore ho capito che gli prudeva dietro qui, sul collo. Allora l'ho grattato e poi sono tornata a coricarmi per svegliarmi alle sette ed andare al lavoro». Narbolia è un paesino dell'entroterra sardo, posto dove tanti anni fa se vedevi spuntare un filo di ferro dal suolo cadevi nella tentazione di infiammarti le budella. I pastori ci nascondevano l'acquavite e per rammentare dove l'avevano interrata infilavano nel tappo un rametto di ferro che spuntasse di sopra. Ancora oggi non c'è pranzo in queste zone che non termini con un sorso di filu 'e ferru, sturabudella che definire superalcolico è una bestemmia d'eufemismo. Puro bruciore d'alcol, buono per avviare i motori dei trattori e l'allegria dei cuori del popolo sardo. Carlo Marongiu è come una bottiglia di quest'acquavite, con il corpo sotterrato, costretto nell'immobilità totale, ancorato a un suolo innaturale. Ma con un filo ferrigno, sottilissimo e resistente, che sono i suoi occhi, il suo udito e il suo cuore, che dà segnali a quelli di fuori. Quasi a incoraggiare ad avvicinarsi, a farsi un goccio, un abbrivio di vita che sfoci in risata. Che male vuoi ci sia? La gioia di vivere ha il sapore della grappa. è l'acqua del quieto vivere che fa la ruggine. Uno spaventapasseri benefattore Carlo ha chiesto che la porta di casa rimanga sempre serrata. Dopo undici mesi trascorsi a rimirare il soffitto della rianimazione, appena varcata la soglia della sua abitazione ha espresso questo semplice desiderio. Non per scoraggiare gli scocciatori - che son sempre benvenuti -, ma perché gli piace sentire il suono del campanello, sapere così che qualcuno è arrivato, avere il tempo di preparare l'accoglienza degli occhi. Impresa non facile, questa della porta. «Qui è un via vai di gente tutto il giorno». Da Carlo arrivano persone di ogni tipo e Mirella fa l'elenco: amici, parenti, vigili del fuoco, politici, parroci e suore. Ma poi anche usurai, ex carcerati, fidanzati in crisi, drogati, mogli infelici. Soprattutto mogli infelici. Fino a qualche tempo fa, aiutato dall'amico Mario, Carlo riusciva a scambiare sms con molte di loro. A Mirella non è che proprio la vicenda andasse a genio. «Questa dei messaggini proprio non l'ho digerita. Tvb, tvtb, baci e abbracci. ma che vogliono queste?». Che c'è, Mirella, sei gelosa? se la ride Mario. Ma no, si fa per scherzare. Invece è gelosa, e si vede. è proprio una santa donna. Di lei Carlo ha detto: «Qualcuno ha detto che io e Mirella siamo due pezzi di legno che uniti insieme formano una croce ed è vero, solo che fino a qualche tempo fa credevo di essere io il pezzo più lungo invece oggi sono convinto che è vero il contrario». Il via vai dipende dal libro che Carlo ha dettato e che, con la sola forza del passamano e del passaparola, ha raggiunto gente sparsa per tutta Italia. Si intitola Pensieri di uno spaventapasseri ed è nato grazie agli appunti delle persone che lo assistono. Di qui l'idea del libro, stampato in casa e arrivato a 8.500 copie vendute. «Nei primi tre giorni - dice Mirella - ne distribuimmo un migliaio». L'idea di farlo stampare da una vera casa editrice le era anche balenata. Così come la possibilità di poterlo distribuire attraverso delle librerie. «Ma Carlo ha deciso che tutto il guadagnato dovesse andare in beneficenza e gli editori ci chiedevano cinquemila euro solo per stamparlo, le librerie il 40 per cento dei ricavi. Così io ho pensato: ma a chi devo farla la beneficenza, alle librerie?». è andata a finire che ogni giorno il telefono squilla cinque o sei volte. è gente che vorrebbe averne una copia. Mirella annota l'indirizzo e spedisce. Coi guadagni sostiene anonimamente i poveri dei dintorni. «Così vuole Carlo, la beneficenza o è anonima o non è». Le pupille pesanti come il piombo Fino a un anno e mezzo fa, le pupille di Carlo erano delle saette e, racconta Mario, «si riusciva proprio a chiacchierare e farsi delle grandi risate». Oggi si muovono più a fatica e nemmeno è rimasto più un briciolo di forza per sollevare le sopracciglia. Per questo l'amica Franca gli applica due pezzi di scotch che blocchino le palpebre alla fronte. Poi gli pone dinnanzi un pannello di plastica trasparente con le lettere dell'alfabeto. Se le pupille vanno verso la porta è sì, verso la finestra è no. Occorre arguzia per udire i monosillabi delle pupille. Ci vuole una forza titanica, a Carlo, per spostarle. «La D?» chiede Mario. Occhi verso la porta. Altra lettera. «Hai indicato la C?». Finestra. «La A?». Finestra. «La I?». Porta. «Dammi conferma. La I?». Porta tutta la vita. Altra lettera. «La C?». Finestra. «La G?». Finestra. «La N?» Finestra. Si cambia schema: Mario indica la fila di lettere B G N S. «Qui?». Finestra. C H O T. «Questa fila?». Porta. «C?». Finestra. «H?». Finestra. «O?». Porta. La parola è «Dio». All'unica domanda che Tempi ha potuto rivolgergli sulle sue speranze di guarigione, ha risposto: «Dio mi ha detto che ha grandi progetti su di me». Per comporre la frase, tra dettatura e pause, ha impiegato tre ore. Addentare la vita Mirella mostra due faldoni di lettere e due scatoloni pieni di corrispondenza. «è la gente che scrive a Carlo». Tempo fa una donna in carcere per omicidio gli ha inviato una struggente poesia in cui, verso dopo verso, lamentava di «vivere e non vivere». Carlo le ha risposto parlando di quel suo corpo ridotto a carcere. E le ha raccontato di Mirella «che fa una vita da reclusa». Ma soprattutto le ha detto di non arrendersi, di lottare, di addentare famelicamente la vita. L'ha scritto con gli occhi, sdraiato sul suo letto mentre le cannule gli perforano la pancia, mentre il sapore dell'aria gli arriva in gola attraverso un tubo che gli morde la giugulare. L'ha scritto con parole semplici e decise, come quelle che ci sono nel suo libro. «La mia speranza è che coloro che leggeranno questi pensieri possano trovare qualcosa di buono, un aiuto concreto per affrontare e combattere le difficoltà che la vita ogni giorno ci para davanti. Ho sempre pensato e penso ancora che la vita vale sempre e comunque la pena di essere vissuta». Ha detto papa Benedetto XVI: «Saper vedere anche l'aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero». Da questo punto di vista, Carlo è un papa dell'ironia, avendo intriso tutto il suo diario di una gioia che sa far ridere e piangere assieme. Mirella fa sì sì col capo e dice di considerarsi «una donna felice. Dalla vita ho avuto tutto. Un marito eccezionale che amo e che mi ama, due splendidi figli. Se io non avessi tutti i giorni da Carlo questa sovrabbondanza di amore non potrei mai amare così la vita». Carlo nel libro parla moltissimo di lei, soprattutto per prenderla in giro: Sapete come è nata la famosa frase di Mirella: «Che c'è?»? Capitava che mi stesse aspirando dal tubo e io muovevo gli occhi per far capire che al termine dell'operazione avevo bisogno di aiuto. Oggi non la dice più, però se muovo gli occhi continua a ripetermi che ha solo due mani, forse pensando che quelle due siringhe di vino che mi danno a pranzo me ne facciano vedere quattro. Ogni particolare è un pretesto, come il cambio di stagione: Capisco che sta per arrivare la stagione estiva o quella invernale dalle parole di mia moglie che mi ricorda che il condizionatore consuma. O le sigarette: Mirella ha promesso di smettere di fumare appena sarò guarito mentre io ho promesso di riprendere, ma non con le sigarette bensì con i sigari cubani tipo gamba di sedia. Il vizio è un desiderio solo un po' più sfrontato. Racconta Franca che la settimana scorsa le ha chiesto di «andare a comprare le sigarette e un accendino. E che le sigarette fossero le Winston, roba robusta mica quelle light. Mi ha detto che quando guarisce la prima cosa che vuol fare è fumare». Non è stata l'unica richiesta. Fra poco è il suo compleanno e vorrebbe un cellulare nuovo. Ma che te ne fai, Carlo, dell'ultimo modello di telefonino?, gli chiede Mirella con finta aria di rimprovero. Niente, s'incaponisce. E che sia alla moda. Racconta la moglie di non essere mai stata donna pia e religiosa. Qualche Ave Maria, qualche ora a catechismo e poi tanta distrazione. «E anche Carlo era così. Poi con la malattia ho scoperto un uomo nuovo, di una grande ricchezza spirituale che mai avrei immaginato». La stanza azzurra è piena di statue della Madonna, quadri religiosi, crocifissi. Sul petto Carlo tiene delle immaginette di santi. In uno dei suoi pensieri scrive: Io sono molto contento di far parte del 'popolino' ingenuo e credulone che pensa che la Madonna possa apparire anche negli angoli più desolati della terra, che crede senza vedere e che gli basta recitare una preghiera per sapere che la Madonna è là. Dio non si arrabbierà per questo mio modo di pensare, non si arrabbia mai con me. Al massimo potrà arrivarmi una bacchettata in testa e per questo lo ringrazierò perché sarà il segno della sua presenza. Come le persone semplici, Carlo ha un senso della fede molto carnale. Quasi cannibalesco. Mirella racconta che è dura convincerlo a non andare a qualche pellegrinaggio: il trambusto per metterlo in carrozzella, il logorio degli spostamenti, la fatica di andare e tornare. Non si potrebbe stare a casa? gli chiede. Ma la fede di Carlo non s'accontenta dei pensieri e non s'arrende al fatto che non possa esprimersi in parole. Così lui ci mette il corpo, e usa il linguaggio muto di queste sue carni di sasso per pregare. è per questo che gli spiace molto non poter tornare a Lourdes. C'è stato una volta per chiedere la guarigione e, prima di partire, aveva scritto di essere certo che non sarebbe tornato a mani vuote. Una vocina dalla grotta di Lourdes Dicono le persone di fede che il vero miracolo non è la guarigione fisica, ma il cambiamento del cuore. E la frase ha certo una sua verità. Però poi esistono le persone per cui la fede è tendini e muscoli, che credono in nome di quel che non si vede, ma anche di quel che si vede. Poi, è naturale, Dio faccia quel che più gli aggrada. Molte persone che sono andate a Lourdes prima di me, con l'intento di chiedere grazie per se stesse, mi avevano detto che giunti sul posto questo proposito veniva meno, forse nel vedere tanti malati e pellegrini. Niente di più falso per quanto mi riguarda. Io ho pregato per tante persone, ma molto di più ho pregato per i miei cari e per me stesso, in modo talmente intenso ed insistente che quando sono partito mi è parso di sentire una voce proveniente dalla grotta che diceva: «Era ora che se ne andasse!». Un osso duro da rosicchiare Oggi Carlo vorrebbe tanto buscarsi una broncopolmonite. Vorrebbe poter avere tra le mani un barattolo di birra e uno di gassosa per «espellere poi l'anidride carbonica in eccesso, in modo talmente violento da far muovere un albero a cento metri di distanza». Vorrebbe bere a garganella. Vorrebbe seppellire quel tizio «che si è tanto apertamente meravigliato del fatto che io sia ancora vivo». Vorrebbe dire a quel tale che predicava l'effetto placebo del pensiero positivo che, se così fosse, lui non sarebbe malato, «anzi non mi sarei mai ammalato». Vorrebbe anche essere un po' meno 'famoso' perché «Dio non fa mai miracoli eclatanti preferendo quasi sempre guarire umili sconosciuti». Vorrebbe ricordare a tutti gli ammalati che esistono «tre cose capaci di attenuare ogni genere di sofferenza: la preghiera, la pazienza e la fantasia». Vorrebbe «un sottoscala alla Fantozzi nella casa più umile del Paradiso». Ma soprattutto vorrebbe proseguire la sua buona battaglia contro la maledetta: Questa malattia è proprio una brutta bestia, però ha trovato un osso molto duro da rosicchiare, e se vorrà averla vinta, come diciamo a Narbolia, «si depidi accarzonai bei» (deve tirarsi su per bene i pantaloni). E come Giacobbe vorrebbe avere ancora un giorno per lottare con l'angelo. Sicuro, alla fine, di averla vinta. Perché spero di guarire? Perché con i miei pensieri sono riuscito a far ridere la Santissima Trinità, la Madonna e tutti i Santi. Probabilmente era da un pezzo che in Paradiso non si rideva così di gusto e, riconoscenti per questo, prima o poi finiranno per accontentarmi. Boffi Emanuele (c) Tempi num.42 del 02/11/2006 18 november vaticano: la turco sbagliaIl Vaticano boccia la Turco: «Invita i giovani alla droga» drogaNella logica progressista accrescere il consumo di droga equivale ad assicurarsi più consenso e voti nel futuro Le reazioni al decreto legge voluto da Livia Turco sui limiti di cannabis Si lamenta persino il confuso fondatore di Exodus: «Non è così che si risolvono i problemi». «Il governo da un lato aumenta il ticket per il pronto soccorso portandolo a 27 euro, dall'altro raddoppia la quantità di cannabis considerata uso personale ... Si paga di più per curarsi e ci si può avvelenare di più drogandosi. È l'anticamera del tentativo di legalizzare le droghe. Sconfiggeremo questo governo che tartassa i cittadini e offre ai giovani invece che lavoro droga libera», ha commentato il deputato di An Maurizio Gasparri. ROMA - «Male, molto male. Non è così che si risolvono i problemi della droga e della tossicodipendenza». È negativo il primo commento di don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, al decreto che raddoppia la quantità di cannabis per uso personale. Dura critica al governo: «Mi ero illuso che le cose potessero andare diversamente». «Così - spiega - facciamo solo confusione ed aumentiamo i capricci della gente. E non credo che la società debba favorire i capricci e non sia capace di dire no. Non sono proibizionista ma dico le cose chiaramente». CATONE: «PIU' DROGA PER TUTTI» - «Questo governo chiede sacrifici a tutti tranne a chi si droga». Il capogruppo vicario della democrazia cristiana alla Camera Giampiero Catone, ha criticato subito il decreto ministeriale che ha aumentato il quantitativo di cannabis per uso personale da 500 a 1000 milligrammi. «Se l'elevazione del quantitativo massimo per uso personale della cannabis - prosegue Catone - è stato oggi adottato, in attesa del provvedimento di riforma della legge Fini-Giovanardi, si fa presto ad intuire che questo governo adotterà la politica irresponsabile del "più droga per tutti"». BONINO: «UN PASSO AVANTI» - E' invece di parere favorevole il ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino: «Non ho sott'occhio le tabelle ma certamente si tratta di un passo in avanti». http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/11_Novembre/13/reazio nicannabis.shtml 13 novembre 2006 16 november spunti di riflessioneMONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI" http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese ntation.DettaglioInfo?idInfo=31584&url=dettaglioRassegna.jsp Le zucche e i morti Non sto tessendo una predica sulla festa di Ognissanti. Sto semplicemente dicendo che il destino ultimo di tutti è la beatitudine. Non certo quella sorta di cumulo di ossa che è ricordata nella giornata di Halloween. Dove non si pensa nemmeno da lontano al destino eterno degli uomini. Dove si ha soltanto il gusto di impaurire i ragazzi infilando nella loro testa delle zucche illuminate e spogliando le persone più grandi - più alte, non più grandi - perché ci si diverta di fronte a un nudismo sciamannato o a una farsa grottesca 14) "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Ru486: L'obiezione di coscienza del farmacista In questi giorni è stata recapitata a tutti i farmacisti iscritti all'albo della provincia di Perugia la circolare prot. N. 944 - n. 5/2006 dell'Ordine dei Farmacisti, nella quale - tra le altre notizie - si legge un capoverso intitolato "Pillola del giorno dopo": obiezione di coscienza, secondo cui sarebbe stato ribadito da parte della Regione Umbria l'obbligo del farmacista di procedere alla vendita della cosiddetta "pillola del giorno dopo". Il Forum delle Associazioni Familiari e il Movimento per la Vita - prescindendo da qualsiasi considerazione ideologica o religiosa, ma restando ancorati alle emergenze giuridiche, scientifiche e alla logica della ragione - hanno inviato ai competenti organi della Regione Umbria e agli Ordini dei Farmacisti di Perugia e Terni una comunicazione dettagliata. 15) "PER UNA POLITICA DEI VALORI" http://www.totustuus.biz/users/pvalori/eco_dot.html Diritto divino e sovranità del popolo, del Conte Clemente Solaro della Margarita Facoltà creatrice non é nell'uomo; se l'arroga; le società vanno a soqquadro. Nell'ordine materiale, altro non hanno fatto gli uomini che scoprire ed usufruttuare cose esistenti e preordinate a loro servizio. Nell'ordine morale non hanno che riconosciuto ed usufruttuato i principii della legge eterna; quando da questa si dipartono trovano menzogna e danno: essa regge sola i destini del mondo; patti non fondati sopra di lei non potevano farsi. 16) "RINO CAMMILLERI" http://www.rinocammilleri.it/ Sconfitti Per iniziativa di Giovanni Ferrario, già direttore di Net ("il Timone del piccoli"), è nata "ReNoir", una casa editrice specializzata in fumetti. Questa al Salone Internazionale dei Comics di Lucca. ha presentato la sua prima collana. della serie intitolata "Gli sconfitti". Se ne parlo qui è perché sono io il responsabile dell'idea originale. Che sarebbe questa: nel West ottocentesco tre uomini incrociano i loro destini. Si tratta di un ex borbonico, un ex sudista e un ex asburgico. Il primo è un ufficiale napoletano in volontario esilio dall'Italia. Il terzo è un militare francese venuto in Messico al seguito dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo; dopo la fucilazione di quest'ultimo, è rimasto in America. I tre si incontrano per caso e si uniscono per ritrovare il tesoro dello sfortunato imperatore. La particolarità di questa serie consiste nel fatto che sposa volentieri il cosiddetto revisionismo storico, mostrando come sono andate certe cose dal punto di vista di chi ! le ha subite, e certe guerre dal punto di vista di chi le ha perse. affamati e schiavi sotto i nostri occhi
14 november iniziativa interessanteContro il logorio del laicismo moderno" è il titolo della giornata di formazione che la rivista di apologetica "Il Timone" ha scelto per i suoi abbonati e amici dell'Emilia Romagna. Sponsorizzata da dieci Centri Culturali cattolici della Regione, essa si articola in vari momenti dei quali i più significativi sono costituiti dalla Messa celebrata da Mons. Giuseppe Germano Bernardini e dalla lectio magistralis di Mons. Luigi Negri. Il primo dei presuli, vescovo emerito di Smirne ed Efeso in Turchia, ha vissuto sulla sua pelle la difficile situazione dei cristiani in un paese islamico e è un prossimo accompagnatore del Pontefice nel suo viaggio in Turchia. Il secondo, vescovo di San Marino-Montefeltro è stato per intensi anni docente all'Università Cattolica e si è occupato delle tematiche svolte da Papa Benedetto XVI nel celebre discorso di Ratisbona sulle violente conseguenze del mancato incontro incontro tra fede e ragione. Mons. Negri riceverà il premio defensor fidei e terrà una conferenza stampa riservati ai giornalisti accreditati e moderata dal Dott. Spada giornalista di Radio Nettuno e di è-TV . Il tema della giornata – che parafrasa la pubblicità di un noto amaro - è tratto da un recente volume di due dei suoi redattori, Gnocchi e Palmaro, che verrà presentato come "Manuale per la sopravvivenza dei cattolici". La giornata organizzata dal combattivo mensile cattolico è un altro segno dell'incredibile successo editoriale del periodico che, nato senza sponsor e privo di entrate pubblicitarie, ha raccolto in pochi anni oltre 11.000 abbonati. Altre informazioni cliccando su: http://195.182.210.229/~admin9/modules..php?name=News&file=article&sid=1662 FS.net |
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