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    30 november

    agenzia di informazione kattolica

    «Corrispondenza romana» (CR) è un'agenzia di informazioni, che esce
    regolarmente, con cadenza settimanale, dal novembre 1985. Da allora
    non ha mai mutato la sua linea editoriale e la sua impostazione
    culturale, segnalandosi per la coerenza e la chiarezza delle sue
    posizioni, sempre in sintonia con l'impostazione etica di
    FattiSentire.net.

    Da oggi l'agenzia di informazione settimanale Corrispondenza romana
    ha un suo sito web (che verrà via via "popolato" anche con i lanci
    già effettuati) raggiungibile all'indirizzo
    http://www.corrispondenzaromana.it .

    L'arco di notizie di CR spazia dai problemi religiosi a quelli
    politici, culturali e di costume, offrendo sempre un'informazione
    documentata sugli avvenimenti e permettendo un giudizio preciso e
    tempestivo su di essi: un esempio è dato dalla notizia seguente:

    _____
    La distruzione delle chiese cristiane di Cipro da parte dei turchi

    Il 10 novembre 2006 il Presidente della Repubblica di Cipro, Tassos
    Papadopoulos, è stato ricevuto in udienza da Papa Benedetto XVI, cui
    ha donato un libro di fotografie sulle chiese distrutte nella parte
    settentrionale dell'isola occupata dalla Turchia. Nel pomeriggio il
    Presidente cipriota ha tenuto una conferenza stampa con i
    giornalisti, e, rispondendo alle loro domande, ha rinnovato la grave
    denuncia. Lo stesso Papadopoulos ha rivelato anche che il Pontefice,
    vedendo queste immagini, ha confessato di essere «profondamente
    preoccupato», e ha deplorato l'occupazione e dissacrazione di chiese
    e monasteri, patrimonio religioso e artistico dell'umanità,
    denunciata recentemente anche dal Parlamento Europeo attraverso la
    risoluzione del 6 luglio 2006.

    Preoccupazione è stata espressa anche per la comunità maronita
    rimasta nella parte occupata e sottoposta a pesanti discriminazioni
    dalle forze di occupazione.In effetti, come ha ricordato il
    Presidente Papadopoulos, nella parte dell'isola occupata dai turchi
    quasi tutte le chiese, «tranne quelle che si possono contare sulle
    dita di una mano, sono diventate night club, hotel, stalle e siti
    militari».

    Dal 1974, anno dell'occupazione militare, 133 fra chiese, cappelle e
    monasteri sono stati dissacrati, 78 convertiti in moschee, 28
    utilizzati per fini militari e installazione di ospedali e 13 come
    depositi. Circa 15.000 icone sono state rimosse illegalmente e a
    tutt'oggi sono disperse.Papadopoulos ha chiarito che Cipro non si
    oppone pregiudizialmente all'ingresso di Ankara nell'Unione Europea,
    ma chiede che questo avvenga secondo i criteri di Copenhagen, con
    l'adempimento di tutti i doveri della Turchia verso la UE e i suoi
    Paesi membri, incluso il loro riconoscimento. Quindi, con
    l'evacuazione dall'isola delle truppe turche e con la riunificazione
    e liberazione della parte occupata.

    (CR 969/02 del 25/11/06)
    29 november

    CENTRI DI AIUTO ALLA VITA

    CENTRI DI AIUTO ALLA VITA
    A Bari la riflessione dei Cav mette in evidenza che il problema
    della difesa della vita è ancora aperto La testimonianza di un
    medico ammalato che rifiuta il suicidio assistito

    Ma Welby torna a chiedere al medico di staccare la spina

    Mario, quelle montagne scalate dalla sedia a rotelle

    Il primario aggredito dalla malattia: ho meditato anch'io il
    suicidio, ma poi...

    Sono le voci di chi ha preso la vita con i denti, quando la malattia
    ha bussato alla porta. Sono testimonianze della "vita fragile"
    portate a Bari al XXVI convegno nazionale dei Centri di aiuto alla
    Vita che si è chiuso domenica. Chiamano in causa questo nostro
    strano Paese dove ha ascolto chi sbandiera il diritto a morire, ma
    dove, invece, non fa notizia chi invoca il diritto e, soprattutto,
    l'aiuto a vivere.

    Senza livori, lo fa Mario Melazzini, persona dolce, finito sulla
    carrozzina per la sclerosi laterale amiotrofica. Melazzini è
    primario oncologo-ematologo a Pavia; il 17 gennaio 2003 gli
    diagnosticarono questa malattia tremenda. Il medico, che è
    presidente dell'Aisla, l'associazione degli ammalati di Sla, non ha
    mai smesso, pur costretto sulla sedia a rotelle, di assistere i suoi
    ammalati. Racconta. E la moglie Daniela, gli tiene il microfono; lui
    parla senza abbassare gli occhi, con uno sguardo sereno e
    indomito: «Non prendetemi per folle. - dice - La malattia mi ha
    fatto scoprire i valori essenziali della vita. Oggi mi godo le
    montagne che ho scalato da ragazzo vedendole da giù, e penso che
    spetterà ai miei figli salire in cima. La malattia mi ha dato tanto.
    Mi ha fatto scoprire come uomo il valore delle piccole cose e, come
    medico, di ciò di cui i malati hanno bisogno».

    Pensò anche lui come Piergiorgio Welby: «Decisi di farla finita io,
    di mia iniziativa, e mi diedi da fare per sapere del cosiddetto
    suicidio assistito. Sono venuto a conoscenza di queste cliniche che
    sono di un squallore incredibile. Ne parlai con un amico medico che
    per risposta mi consigliò di leggere il Libro di Giobbe. Cominciai a
    farlo, pur non essendo mai stato un lettore della Bibbia
    particolarmente accanito. Lo lessi e mi dissi: Ma che stai facendo?
    Sei impazzito?»

    A Bari l'ascoltano e sono tutti commossi; solo lui conserva gli
    occhi sereni: «I miracoli - dice riflettendo - esistono, ma dobbiamo
    essere anche noi artefici del nostro. Il miracolo è quella cosa che
    non ti toglie la speranza, e la speranza non vuol dire illusione».

    Da Bari vengono molte testimonianze di questo disperato desiderio di
    vita che non fa rumore quanto gli altrettanti disperati desideri di
    morte. Ecco, ad esempio, Sergio Pintaudi, l'anestesista che segue
    Mariangela Basile, la donna che ha recentemente messo al mondo un
    figlio mentre era in stato di coma; ecco Enrico Fontana, il marito
    di Rita Fedrizzi, la donna che ha rinunciato alle cure anti-tumorali
    per dare alla luce il bambino che portava in grembo; ed ecco Anna,
    madre straordinaria di Bari con i suoi tre figli, Giuseppe, Michele
    e Francesco Filippo, che un giorno si presentò in ospedale con una
    richiesta urgente di aborto alla 22esisma settimana. Le avevano
    diagnosticato poco prima una cardiomiopatia dilatativa ed è ancora
    in attesa del trapianto. Questa situazione non le avrebbe consentito
    di portare avanti la gravidanza. Troppi rischi per lei e troppe
    incertezza sul bambino che sarebbe nato. Però, una volta lì in
    ospedale, venne presa dal dubbio e si convinse aiutata dal medico a
    continuare la gravidanza. Il bambino è nato con il cesareo alla
    trentunesima settimana. Adesso ha meno di un anno. È nato con una
    displasia polmonare alla quale si ovvierà un volta diventato
    grandicello. In situazione normale si sarebbe chiamato solo
    Francesco, ma Anna l'ha chiamato anche Filippo, come il medico che
    l'ha fatto nascere.

    Dal Nostro Inviato a Bari Giovanni Ruggiero;
    Da Roma Pier Luigi Fornari
    (C) Avvenire, 28 novembre 2006
    28 november

    femminista all'attacco del femminismo onu

    «Hanno trasformato la difesa della donna in una guerra
    all'umanità».
    di Persico Roberto

    Vent'anni fa è ritornata alla fede, «perché è la cosa più
    razionale», dopo venti in cui aveva battuto tutt'altri lidi.
    Da allora, dice, «sono diventata più razionale, e ho visto
    come le cose in cui credevo prima erano in realtà dei
    condizionamenti». Così Alessandra Nucci, un tempo femminista
    ribelle, oggi nonna fiera di esserlo, ha intrapreso quella
    che definisce «una rivisitazione senza perdere lo spirito
    libertario» delle posizioni di un tempo.

    Dunque è ancora femminista?
    Lo sono se femminismo vuol dire difesa della donna, se
    guarda alla verità e non all'ideologia. Ma il femminismo è
    pesantemente ideologico: si presenta come un orizzonte
    indiscutibile, ci rifila un sacco di imposizioni
    surrettizie, e soprattuto ha fatto sparire ogni alternativa.
    Le ragazze oggi non riescono neppure a immaginare che possa
    esistere un modello di donna diverso da quello imposto dalla
    mentalità dominante.

    Non è un po' esagerato?
    No. E non si tratta neppure della spontanea diffusione di
    una mentalità, ma di un progetto preciso, che ha al proprio
    servizio le agenzie internazionali.

    Addirittura.
    Lei ha mai sentito parlare del Comitato di monitoraggio per
    l'applicazione del trattato Cedav?

    No. Onestamente, neppure del trattato.
    Appunto. È un trattato delle Nazioni Unite sulle pari
    opportunità. E il Comitato di monitoraggio svolge un'opera
    attivissima e pressoché ignota. Ma efficacissima: chi si
    oppone a un'agenzia Onu che accusi uno Stato di discriminare
    le donne? E così si sviluppa uno Stato-balia planetario, che
    dolcemente ci abbraccia per dirci come dobbiamo pensare.

    E come dobbiamo pensare?
    Secondo una linea che lega il femminismo non alla difesa
    delle donne, ma al controllo delle nascite. Tutta la
    cosiddetta liberazione della donna si traduce alla fine in
    questo: nella "liberazione" dalla maternità, ossia nel suo
    rifiuto, prima culturale (l'idea tenacemente promossa che la
    maternità sia una sorta di handicap) e poi pratico.

    Per quale motivo?
    Qui andiamo lontano. Le origini del rifiuto della maternità
    sono da ricercare in un certo ambientalismo che considera
    l'uomo non lo scopo della creazione, ma il suo nemico. Che
    rifiuta l'idea dell'uomo come immagine e somiglianza di Dio,
    dotato di ragione e libertà, per farne un semplice prodotto
    dell'evoluzione: è quest'ultima il vero signore della terra,
    al quale gli uomini si devono sottomettere.

    Ma non è l'idea di tutte le femministe.
    Certo che no. La stragrande maggioranza delle militanti è in
    buona fede. Solo i capi hanno chiara la strategia. Ma sono
    capaci di proporla in maniera così subdola da ottenere una
    quantità di adesioni, perché diventa mentalità dominante
    senza che ci si accorga che si tratta di una opzione. Come
    quando, da insegnante di letteratura inglese, proponevo la
    mia materia secondo canoni marxisti senza rendermene conto,
    semplicemente perché così veniva presentata ovunque. Solo
    quando sono tornata alla fede ho cominciato a capire.

    Cosa c'entra qui la fede?
    C'entra, perché la fede nasce da un uso sistematico della
    ragione. Gesù non chiedeva un'obbedienza cieca, ma
    un'adesione razionale. Questa è la questione decisiva, la
    differenza tra la tradizione cristiana e le altre; che
    permette, come ha spiegato papa Ratzinger, di parlare con
    chiunque. Purché lo si voglia: in America ci sono dei debate
    club in cui persone di posizioni anche diversissime si
    incontrano per dibattere, razionalmente, su temi scottanti;
    da noi no, con la scusa del rispetto delle opinioni altrui o
    del timore della polemica si parla solo con la propria
    parte. Mentre la fede fondata sulla ragione permette un
    dialogo ragionevole con tutti.

    Tempi num.45 del 23/11/2006

    Alessandra NUCCI, La donna a una dimensione,
    Marietti 2006, pp. 254, euro 18.
    27 november

    denatalità

    (Corrispondenza romana) La demografa Fausta Ongaro,
    dell'Università di Padova, ha pubblicato uno studio
    sociologico - intitolato Le scelte riproduttive tra costi,
    valori, opportunità (Franco Angeli editore, Milano 2006, pp.
    160, ¤ 13,00) - nel quale esamina l'atteggiamento verso la
    natalità tenuto da alcune migliaia di giovani coppie
    italiane istruite, benestanti e "benpensanti".

    Ponendosi il problema di quali siano le cause più profonde
    della crescente denatalità, questo studio dimostra che esse
    sono di ordine non tanto economico-sociale quanto
    psicologico-culturale. Esse sono riconducibili al fatto che
    il cittadino medio-alto è ormai impregnato di una cultura, e
    inserito in una società, che lo imprigionano in una
    prospettiva individualistica e libertaria, spingendolo a
    vivere per il proprio vantaggio e piacere immediato.
    Pertanto questo cittadino rifiuta ogni forma d'impegno, di
    lotta e di sacrificio; in particolare rifiuta il legame
    coniugale stabile, la rinuncia in favore del prossimo, la
    progettazione dell'avvenire, la lotta per progredire verso
    il meglio.

    Questa mentalità porta ad avere preconcetti, paure e perfino
    avversioni riguardo la prospettiva stessa di generare figli.
    Mettere al mondo un bambino diventa solo una delle tante
    scelte possibili, da soppesare col bilancino valutandone il
    rapporto tra impegno e risultato, tra costi e benefici, come
    si fa per l'acquisto di un'auto o di un mobile o di una
    casa. Il figlio è ritenuto un bene di consumo di lusso che,
    al massimo, viene programmato solo dopo essersi "sistemati"
    ed aver ottenuto altri beni di consumo ritenuti più
    importanti ed urgenti o meno impegnativi e costosi.
    Chiaramente, questa mentalità favorisce o la rinuncia ad
    avere figli, o il generarli solo in tarda età; in entrambi i
    casi ciò diminuisce notevolmente la natalità e impedisce il
    ricambio generazionale.

    La denatalità viene gravemente danneggiata anche dalla
    mentalità femminista, che vede la donna come imitatrice e
    rivale dell'uomo nel lavoro, nel potere e nel successo. Il
    figlio viene quindi considerato come un fattore di
    limitazione, di stress e di schiavitù, da evitare o da
    liberarsene al più presto. Come hanno affermato alcune donne
    intervistate, «quando si ha un figlio, non si è più la
    persona più importante, non si vive più per sé stessi».
    Secondo la Ongaro, le donne in età fertile si dividono in
    due categorie. La prima è quella delle donne che hanno
    escluso per principio la prospettiva di procreare. La
    seconda è quella delle donne che vorrebbero farlo, ma
    rimangono incerte per motivi psicologici, sociali o
    economici, rinviando continuamente la decisione, come se
    fossero eternamente fertili; quando finalmente si decidono,
    è ormai troppo tardi, poiché sono diventate sterili.

    Un'altra causa della denatalità è la progressiva
    precarizzazione dei rapporti di coppia, che stanno passando
    dal matrimonio indissolubile a quello dissolubile alla
    convivenza stabile a quella instabile. «Il costo dei figli -
    afferma la Ongaro - è ancor più pronunciato per l'aumento
    della instabilità matrimoniale, che significa un aumento del
    rischio per le donne sposate di doversi mantenere da sole».
    Le convivenze, poi, di per sé ostacolano la natalità; esse
    difatti sono vissute dagli interessati come periodo di
    prova, durante il quale generare un figlio diventerebbe
    controproducente in quanto li costringerebbe a regolarizzare
    e stabilizzare un legame che hanno voluto in partenza come
    irregolare e instabile.

    La conclusione dello studio è che, per rimediare alla crisi
    demografica, la società deve favorire la maternità e la
    famiglia tanto quanto finora l'ha penalizzata: a livello non
    solo economico e lavorativo, ma anche culturale, morale e
    psicologico. (CR 966/02 del 04/11/06)
    25 november

    camilleri

    Sono molti i giovani che mi chiedono consigli su come
    orientarsi in una libreria.
    Se uno è cattolico e sente l'esigenza di documentarsi,
    aggiornarsi, farsi una cultura, come può districarsi nell'alluvione
    di titoli continuamente sfornati?
    D'altra parte, dati i tempi che corrono, neanche le librerie
    cosiddette "cattoliche" offrono garanzie al riguardo.

    In effetti, la questione non è di poco conto, visto che un
    libro non è un cd: quest'ultimo, nei negozi che ne vendono,
    lo puoi preventivamente sentire in cuffia e, se il contenuto
    non è pienamente soddisfacente, non comprarlo.
    Ma un libro costa anche di più, né puoi leggerlo prima di
    acquistarlo.
    Certo, ci sono le biblioteche pubbliche, ma anche il tempo è
    denaro e per leggere un intero libro ci vogliono a volte
    settimane.

    Noi, apologeti del "Timone", non abbiamo questo problema
    perché siamo "addetti ai lavori", abbiamo cioè esperienza
    (alcuni di noi anche pluridecennale) di testi e autori.
    Ma va detto che non avremmo potuto neanche farla, l'esperienza,
    senza una bussola, ciò che il cantautore Franco Battiato in
    un suo famoso motivetto definiva "centro di gravità
    permanente": Ricordate? Cerco un centro di gravità
    permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose,
    sulla gente.

    Già, l'uomo contemporaneo è un fuscello che ogni vento
    sbatte di qua e di là, senza posa.
    Assediato dalle opinioni dei sofisti, una diversa dall'altra,
    galleggia nel mare magnum del pluralismo ideologico moderno
    senza peso e senza direzione.
    E' stato convinto che essere scettici è meglio che avere
    certezze (che è come dire che una mongolfiera priva di
    timone è meglio di un aereo), così si aggrappa all'unica
    cosa sicura che ha: i suoi istinti e le sue voglie.
    Finchè non cambiano anche questi, naturalmente.
    O finchè malattia e vecchiaia non sopraggiungano.

    Noi cattolici, invece, il centro di gravità permanente lo
    abbiamo, e basterebbe solo questo dono per tenerci
    inginocchiati a vita per riconoscenza. "Gesù allora disse a
    quei discepoli che avevano creduto in lui: "Se rimanete
    fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;
    conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,
    32).

    Sì, liberi dai condizionamenti culturali, dalla mentalità
    del tempo, dalla schiavitù delle proprie pulsioni.
    Perfino dai sofisti, anche da quelli più intelligenti e più
    colti di noi, quelli che con le proprie capacità potrebbero
    ipnotizzarci e convincerci che il bianco è nero e viceversa.
    Un discepolo di Cristo sa sempre qual sia "la cosa giusta"
    ed è esattamente come l'uomo che, nella parabola evangelica,
    edifica la sua dimora sulla roccia e non sulla sabbia:
    nemmeno lo tsunami può smuoverlo, laddove gli altri sono
    spezzati, divelti, schiantati.
    O costretti a seguire il vento: delle mode, del potere, del
    padrone di turno.
    Schiavi, dunque, e privi di dignità anche se osannati e
    corteggiati.

    Il discepolo di Cristo è l'unico provvisto di bussola in un
    mondo di ciechi, e il sapersi orientare in una libreria,
    anche in una libreria cattolica, è realmente il minimo tra i
    vantaggi che la sua condizione di libero gli dà.
    Il vantaggio massimo sta nel fatto che egli non tiene
    nemmeno alla vita, pur amandola più degli altri.
    Il massimo della libertà, infatti, coincide con la nudità
    massima; sta nel sapere che nessun potere mondano può
    togliermi l'unica cosa che conta.

    Pensiamoci un momento: le umiliazioni? accrescono i miei
    meriti; i sacrifici? oltre a fortificarmi, stanno tutti
    archiviati nello schedario del Padreterno; le perdite? mi
    faciliteranno il trapasso quando sarà il momento.
    Sì, perché quel momento viene per tutti, e meno si lascia,
    più sereni si diparte.

    Ma torniamo al punto da cui siamo partiti: districarsi tra i
    libri?
    Verrebbe da dire: nel Vangelo c'è già tutto. Quel libretto è
    infatti la bussola, e di per sé sarebbe sufficiente.
    Ma è anche la cartina di tornasole per distinguere i veleni
    dagli alimenti. E i buoni libri dai cattivi o superflui.
    Col Vangelo alla mano si può perfino inquadrare il politico
    per cui votare, e addirittura la persona con cui sposarsi.

    Osserviamo, per esempio, Cristo davanti a Pilato. "Che cos'è
    la verità?", chiede il funzionario.
    Ma in realtà non gliene importa nulla, perché pensa
    soprattutto alla poltrona e alla carriera (infatti, lascia
    la domanda in sospeso).
    Per questo non la vede, la verità, pur avendola davanti.
    Perciò sbaglia, non fa "la cosa giusta". E perde anche
    poltrona e carriera.
    Spostiamoci all'oggi.
    Cosa abbiamo sotto gli occhi?
    I poteri politici (Pilato) che si chiedono cosa sia quella
    "verità" (Cristo) di cui in realtà non importa loro niente,
    e la sottopongono al loro tribunale, la tengono legata
    (mentre i vari Barabba vanno liberi e riveriti), finiranno
    per crocifiggerla.
    A Pilato interessavano i voti e alla minoranza sinedrita la
    presa sul popolo.
    Scribi: gli opinion makers del tempo; farisei: i guardiani
    del politicamente corretto.
    Insomma, col Vangelo in tasca si attraversa in tutta
    sicurezza le poche decine d'anni dell'esistenza terrena e si
    approda nel porto giusto.

    Per questo val la pena di ripristinare quell'antica
    preghiera mattutina con cui un tempo si iniziava la
    giornata: "Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore,
    ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato
    in questa notte; ti offro le azioni della giornata: fa' che
    siano tutte secondo la tua santa volontà per la maggior
    gloria tua; liberami dai pericoli e da ogni male, la tua
    grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari, amen".
    Si osservi il particolare antignostico: "ti ringrazio di
    avermi creato".
    Sul quale si potrebbe scrivere un intero trattato (ma lascio
    l'incombenza di spiegare la differenza tra l'essere e il non
    essere al nostro Samek Lodovici).
    A noi, qui, interessa il passo seguente: "fatto cristiano".
    Un dono gratuito.
    Che implica anche quello, inestimabile, della libertà. E
    solo i convertiti -date retta- conoscono appieno la portata
    di quel "gratuito".

    Rino Cammilleri
    (C) Il Timone, settembre-ottobre 2006
    24 november

    p.ti d riflessione


    http://primopiano.totustuus.info/
    La Chiesa Svizzera, apice della crisi infra-ecclesiale?
    Vorrei ancora occuparmi del ministero episcopale. Viste le
    difficoltà che gli Ortodossi hanno con le Chiese autocefale,
    come anche i problemi dei nostri amici protestanti di fronte
    alla disgregazione delle Chiese regionali, ci rendiamo conto
    di quale grande significato abbia l'universalità, quanto sia
    importante che la Chiesa si apra alla totalità, diventando
    nell'universalità veramente un'unica Chiesa. Questa
    comunione deve essere alimentata dai Vescovi insieme con il
    Successore di Pietro nello spirito di una consapevole
    successione al Collegio degli Apostoli..
     

    http://libreria.totustuus.info/
    Piccolo manuale di apologetica 2
    Tra i temi qui affrontati c'è anche l'eutanasia, perché
    potrebbe essere nel nostro futuro ed è essenziale conoscere
    la posizione cattolica al riguardo. Lo stesso vale per un
    altro tema scottante, l'omosessualità, da troppi creduta,
    erroneamente, condannata tout court dalla Chiesa. Per
    connessione, abbiamo voluto introdurre una questione che,
    pur a volte inespressa, è un punctum dolens che tiene molti
    lontani dalla fede e diffidenti: il cristiano è un
    represso? . Tutti questi punti sono stati qui trattati con
    la massima semplicità di linguaggio, non disgiunta dal
    rigore e dalla precisione.

    4) QUESTIONI DI BIOETICA:
    http://bioetica.totustuus.info/
    Bioetica: "Diabete e gravidanze sconsigliate"
     
    MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=32405&url=dettaglioRassegna.jsp
    Dopo l'indulto, quanti sono stati liberati?
    Quando i carabinieri vogliono sapere qualcosa di sicuro di
    ciò che è capitato in una borgata, vanno dalle autorità
    costituite; però in segreto - ed è ciò che a loro interessa
    di più -, vanno dal parroco. Egli non ha interesse a
    schierarsi per una parte o per l'altra. I giornalisti
    minimamente intelligenti non si fidano troppo dei dati che i
    politici forniscono: i quali politici sono capacissimi di
    contare voti ed euro, ma meno sciolti per offrire le
    situazioni sociologiche svincolate da ideologie.

    13) "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Riflessioni sui problemi scientifici ed etici relativi allo
    stato vegetativo
    Al termine di quattro giorni di studio e di intenso
    dibattito, nel corso del Congresso Internazionale
    "Life-Sustaining Treatments and Vegetative State. Scientific
    Advances and Ethical Dilemmas" (Roma 17-20 Marzo 2004), dopo
    aver ascoltato gli interventi di alcuni eminenti studiosi
    del campo, che hanno valutato la questione in prospettiva
    scientifica, antropologica ed etica, e dopo aver meditato
    sul messaggio del Santo Padre ai Congressisti, la
    Federazione Mondiale delle Associazioni dei Medici Cattolici
    (FIAMC) e la Pontificia Accademia per la Vita (PAV)
    presentano a tutti gli operatori sanitari ed alla società
    intera le seguenti riflessioni.

    14) "PER UNA POLITICA DEI VALORI"
    http://www.totustuus.biz/users/pvalori/uom_dot.html
    Croce e il pensiero religioso, di Augusto del Noce
    Non c'è filosofia che non parta da un presupposto. Così, i
    pensatori, medioevali partivano da quello di un'indiscussa
    Rivelazione divina, contenente una teologia della storia
    umana (il dramma della caduta e della Redenzione, del
    peccato e della Grazia). I filosofi, che abitualmente
    vengono detti moderni, nel senso di razionalisti, non
    differiscono dal teologo medioevale che nel loro partire da
    una nuova storia sacra, che rifiuta soprannaturale e
    Rivelazione; da una filosofia, cioè, non più da una teologia
    della storia. Si potrebbe forse dire, e lancio qui l'idea
    senza approfondirla, che ogni filosofia è sempre una
    teologia, perché la "filosofia della storia" non è che uno
    sviluppo eterodosso del pensiero gioachimita.

    15) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=133606
    Eutanasia, la corsa a sinistra degli anglicani
    Dopo la notizia, clamorosa, del "consiglio" di lasciar
    morire i neonati prematuri o handicappati emanato da un alto
    esponente della Chiesa anglicana, è lecito chiedersi cosa
    sia rimasto del famoso ecumenismo. Dal Concilio Vaticano II
    in poi il Vaticano ha fatto carte false per "tendere la
    mano" ai "fratelli separati" protestanti, ortodossi e
    soprattutto anglicani. I primi sono stati "avvicinati"
    mettendo la sordina sulla Madonna e i Santi, introducendo il
    volgare nella liturgia e volgendo l'altare al popolo, così
    che la messa cattolica somigliasse il più possibile alla
    "commemorazione" protestante, centralità del "sermone" (a
    scapito di quella del Sacrificio) compresa.
    23 november

    SE FIDEL CASTRO SI CONVERTE…

    er saperne di più sui cristiani nelle carceri di Castro:
    http://aconservativemind.blogspot.com/2005/11/non-solo-guantanamo-lettera-di-un.html
    http://aconservativemind.blogspot.com/2005/12/aiutiamo-un-prigioniero-cubano.html
    Fidel Castro in ospedale sente avvicinarsi la morte e ha paura. Del giudizio di Dio. Lo ha spiegato, in un’intervista al Corriere della sera uscita ieri, sua figlia Alina che nel 1993 è fuggita dall’isola dove suo padre ha schiavizzato un intero popolo. Due flash bastano a capire la sua storia: “papà non c’era mai. Lo vedevo parlare alla tv nove ore al giorno”, “ricordo che all’età di tre anni i cartoni animati di Topolino furono rimpiazzati in televisione dalle esecuzioni ordinate da mio padre. Fu per me un trauma”.

    Il tiranno comunista, a 80 anni, in condizioni pessime ora è in crisi, divorato dai morsi della coscienza. Ripensa a tutti i suoi crimini, al fiume di poveracci che ha fatto straziare, al mare di lacrime che ha fatto piangere, alla voce delle sue vittime indifese. Per decenni è riuscito a impedire che quella voce fosse udita fuori, ma da bamino ebbe un’educazione cattolica e ora, vecchio e carico di crimini, si è ricordato che la voce piangente delle vittime, sebbene rinchiusa nel carcere più buio, perfino la voce più flebile, arriva sempre al trono dell’Onnipotente, giusto Giudice. Arriva sempre. E non resta mai inascoltata. E Dio, come dice Maria nel Magnificat, è colui che “disperde i superbi”, che “rovescia i potenti dai troni” e che “innalza gli umili”. E’ colui che – secondo le parole di Gesù – giudicherà per l’eternità i malvagi: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…” (Mt 25, 41).

    Devono essere di questo tipo i pensieri neri che si affollano nella mente del vecchio despota comunista. Dice infatti la figlia Alina: “Negli ultimi tempi Fidel Castro si è riavvicinato alla religione: ha riscoperto Gesù, alle soglie della morte. Ciò non mi sorprende perché papà è stato allevato dai gesuiti”. Castro alle soglie della morte “ha riscoperto Gesù”, ma in vita il dittatore rosso aveva addirittura abolito il Natale. Ha perseguitato la Chiesa, ha incarcerato i cattolici (finì in campo di concentramento pure l’attuale arcivescovo dell’Avana, il cardinale Ortega), ha schiacciato chiunque dissentisse o fosse considerato “potenzialmente pericoloso per la società”. E non solo all’inizio del suo regime, quando – erano gli anni Sessanta – da 7 mila a 10 mila persone furono passate per le armi e circa 30 mila prigionieri politici, secondo le stime di Pascal Fontaine, languivano in prigioni orrende e lager. Era un inferno dove i detenuti arrivavano ad automutilarsi o impazzivano (i dissidenti politici talora per non essere violentati dai detenuti comuni si cospargevano di escrementi). Se erano donne poi venivano “date in pasto al sadismo delle guardie. Dal 1959 oltre 1.100 donne sono state condannate per motivi politici” (Fontaine).
    v Complessivamente più di 100 mila cubani , dal 1959 a oggi, sono passati per i campi di lavoro forzato e le prigioni e i fucilati vanno tra i 15 mila e i 17 mila (in un Paese di 10 milioni di abitanti). Dopo il viaggio a Cuba del Papa sembrò che il regime cercasse legittimazione e per questo volesse concedere qualche apertura, ma non è andata così (la Chiesa non ha neanche il permesso di acquistare qualche automobile per le sue necessità pastorali). Inoltre, secondo Amnesty International, le condizioni carcerarie dei dissidenti (già durissime) sono addirittura peggiorate e in genere si tratta di cattolici militanti per i diritti civili.

    Nel 2002 dalla parrocchia del Cerro (La Havana) fu lanciato il famoso “progetto Varela”, una serie di riforme democratiche che potevano essere attuate anche con la Costituzione vigente, senza minare il potere castrista. Era una mano tesa, ma Castro ha respinto la richiesta di referendum (che pure aveva tutte le 11 mila firme richieste dalla legge) e nel marzo 2003 ha chiuso in galera 75 degli animatori del “progetto Varela”.

    Poi il crollo della sua salute. Ora è di fronte alla morte e la figlia dissidente rivela il suo riavvicinamento alla fede cristiana: “sono convinta che oggi lui sia più interessato alla sorte della propria anima che non al futuro di Cuba”. Non solo perché ognuno, quando è alla fine, capisce – come diceva Teresa d’Avila – che “tutto passa, solo Dio resta”. Anche Castro ha capito che potere, ricchezza e polizia vanno in fumo in un istante: resta in eterno solo Dio. E la sorte definitiva di sé. La consapevolezza dei crimini commessi deve atterrirlo. Lui che nell’arroganza del suo potere feroce ha deriso e umiliato le sue vittime indifese, straziandole, sente che adesso le troverà tutte attorno al trono dell’Altissimo. In giudizio, davanti a lui. Quale sarà la sua sorte eterna? Se lo starà chiedendo con angoscia. Per i nostri canoni di giustizia dovrebbe sprofondare all’inferno, non è giusto che la faccia franca con un pentimento in extremis. Giovanni Battista gridava ai farisei e ai sadducei che andavano a chiedere il suo battesimo: “razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?” (Mt 3, 7). Perché il profeta Isaia, che parlava a un popolo oppresso, aveva annunciato l’arrivo del Messia come “il giorno della vendetta per il nostro Dio”.

    “Ma cos’è questa vendetta?” si è chiesto Benedetto XVI nel suo memorabile discorso di Monaco. “Noi possiamo facilmente intuire come la gente si immaginava tale vendetta. Ma il profeta stesso rivela poi in che cosa essa consiste: nella bontà risanatrice di Dio. La spiegazione definitiva della parola del profeta, la troviamo in Colui che è morto sulla Croce: in Gesù, il Figlio di Dio incarnato. La sua ‘vendetta’ è la Croce : il ‘No’ alla violenza, ‘l’amore fino alla fine’. È questo il Dio di cui abbiamo bisogno.

    Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture” ha aggiunto il Papa “se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza oppone la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia”.

    Dobbiamo riconoscerlo: una così grande misericordia ci scandalizza. Ci fa ribellare. E’ troppo grande, siamo quasi risentiti. Ma è Gesù che ha legato le mani della Giustizia di Dio. E dando se stesso in riscatto ha imposto questa scandalosa misura: misericordia fino all’ultimo istante anche per il più incallito criminale. Poi, dopo la morte, se si è rifiutata la sua misericordia, Dio giudicherà secondo la sua giustizia. Ma fino all’ultimo istante Cristo combatte per ognuno di noi, per difenderci e salvarci. A lui basta che gli diamo il più piccolo appiglio per afferrarci e salvarci. Gli basta – come dice nel Vangelo – che offriamo “un bicchiere d’acqua” e questo, che è il più infimo dei gesti di pietà, gli permette di guadagnarci la felicità eterna. Purché fatto col cuore, con amore, un semplice bicchier d’acqua ha un valore eterno, agli occhi di Dio. A Cristo basta perfino un solo istante di pentimento sincero, alla fine. Come la “lacrimetta” in punto di morte per cui Buonconte, nella Divina Commedia, sarà per sempre salvato, scatenando le ire del Demonio. Del resto il ladrone pentito, in punto di morte fece il più grande affare della sua vita: guadagnò un regno. Il tiranno cubano, che da piccolo frequentò la Chiesa, lo sa e sta cercando di fare come lui. Giudicherà Dio se è un pentimento sincero, se c’è il desiderio di riparare al male fatto, di chiedere perdono alle sue vittime. Solo lui potrà giudicare tutto, perché lui è la giustizia. Ma in fondo la vicenda del tiranno comunista ci ricorda il saggio avvertimento di Gesù: “che vale all’uomo conquistare il mondo intero, se poi perde se stesso, in eterno?”.

    © “Libero”, sabato 18 novembre
    22 november

    rai: così non va

    Il Padre della lesbica: stralci da alcune lettere inviate

    Alcuni iscritti a FattiSentire.net hanno voluto condividere
    la loro rabbia per la fiction impostaci dalla Rai.
    Ecco le 12 più simpatiche letterine trasmesseci.

    1.
    Vedo che non si bada a spese per cercare di far passare il
    messaggio che 'gay è bello'.
    Una delle peggiori cose che sapete far bene alla RAI è
    instillare nella gente una certa idea goccia a goccia,
    giorno dopo giorno, programma dopo programma.
    Ad un certo punto, alla domanda: "Cosa ne pensate di questo
    o quello?" la risposta non potrà che essere: "Giusto,
    normale, non c'è niente di male, fanno tutti così". Questo è
    quello che sta accadendo per far passare come 'normale' il
    rapporto omosessuale... ma non ce la farete, mettetevelo in
    testa.

    2.
    Non sono riuscito (per la mancanza di qualsiasi valore ed
    interesse) a vedere tutto il film "Il Padre delle Spose" il
    quale, ne sono sicuro, è stato una vera e propria reclame
    per l'olio pugliese (che non ha nulla a che vedere con
    quello veramente buono della mia Regione, l'Umbria)
    piuttosto che la storia di due zoccole, che il povero Lino
    Banfi, questa volta giunto al livello del petrolio con
    questo film-cretinata, vorrebbe portare sulla via della
    redenzione con un vero finale all'italiana: "volemose bene"
    e... buona notte al secchio.

    3.
    Quam mutatus ab illo...
    Povero Lino!! Quando eri devoto di padre Pio,questo film non
    l'avresti accettato.

    4.
    La prossima trasmissione con protagonista Lino Banfi, di cui
    si è visto recentemente un trailer, è certamente
    diseducativa, specie nei confronti dei giovani, e fa passare
    dalla simpatia e dal buonismo del protagonista un messaggio
    di tolleranza e normalità verso una situazione lesbica, che
    certamente si può dare nella realtà - benchè non normale -,
    ma che non è detto debba risolversi con la sua commossa
    accettazione finale, con baci ed abbracci.

    5.
    Ho dismesso l'apparecchio televisivo dal 2000, proprio per
    la sempre più decadente offerta dei programmi, ma a quanto
    pare state precipitando in un baratro senza fondo. Il guaio
    è che ci trascinate dietro la società intera e i risultati
    si vedono.

    6.
    Queste sono provocazioni che disturbano la nostra vita, il
    degrado totale sta' invadendo il nostro quotidiano, dovete
    smetterla di imporci la vostra visione contro natura dell'amore.

    7.
    Cara RAI, mi fai vomitare. Spero ora che i cristiani siano
    meno facili a "santificare" i vari Lino Banfi di turno,
    chiamandoli alle loro iniziative solo perché attirano e sono
    simpatici. Vorrei vedere Lino Banfi sul lastrico.

    8.
    Nonostante il nostro status di CONSOCIATA RAI come redazione
    programmi ci faremo sentire insieme al nostro vescovo Luigi
    e alla gente di buona volontà, libera: sempre, dalla terra
    del santo Marino.

    9.
    Cercherò di lanciare una campagna per non far pagare più il
    canone tv: ci propinate sfacciatamente e senza limiti
    porcherie quotidiane. Siete dei mostri, nascosti dietro le
    quinte dello spettacolo, che senza alcun riguardo e rispetto
    verso la pubblica opinione, proponete di praticare il
    libertinaggio più sfrenato.

    10.
    Il padre della lesbica ha fatto traboccare il vaso. Per
    quanto mi riguarda ho chiesto alla URAR di sigillarmi il
    televisore perchè non ritengo giusto pagare una tassa che
    permetta poi alla TV di stato di fare quei programmi
    demenziali che fa.

    11.
    Mi avete rotto le palle. Come posso fare per astenermi dal
    del canone senza incorrere in sanzioni?

    12.
    Siete giunti al 'tele-lesbiche'! Servite la potente lobby
    gay per sdoganare, quindi normalizzare, l'improponibile! E
    lo fate alla perfezione! Si sa per la maggioranza degli
    italiani che si vede in Tv è 'vangelo'... con sondaggini
    artefatti, manovrate le menti e create le mode! La
    somministrazione del vostro 'deleterio veleno' avviene a
    piccole dosi, quasi impercettibili. Pian pianino, un
    passettino per volta, ...fiction dopo film, scenetta
    stomachevole dopo pubblicità oscena: ...tutto sarà compiuto!
    Usate i nostri soldi (...del canone obbligatorio!), ...per
    avvelenarci omeopaticamente! La pagherete!

    rai lesbo: protestiamo

    Cari amici,
    la Rai, che dovrebbe essere la nostra televisione
    pubblica nazionale, sta per lanciare una delle più
    squallide forme di propaganda a favore dei "matrimoni"
    omosessuali.

    Protagonista di questa subdola operazione, dopo Gianni
    Morandi, questa volta è Lino Banfi, purtroppo non nuovo a
    queste cose.

    L'attore pugliese sarà infatti protagonista il giorno
    lunedì, 20 Novembre prossimo di una fiction in prima serata
    su Rai Uno, dal titolo "Il padre delle spose". La vicenda
    narra di un padre che, recatosi in Spagna per andare a
    trovare la figlia che lavora lì, la troverà con sua sorpresa
    "sposata" con un altra donna!

    E' già stato anticipato che il "film Tv" si concluderà con
    l'accettazione da parte del padre di questo "matrimonio",
    con tanto di finale, a loro dire commovente, in baci e
    abbracci di Banfi alle due donne "sposate".

    Oltre a non far vedere questo film a chi potrebbe averne
    idee confuse, occorrerà prenderci le nostre responsabilità
    anche verso tutti gli altri che lo vedranno in prima serata,
    soprattutto bambini o giovani attratti dalla figura di
    "NONNO" Lino Banfi.

    Per questo proponiamo di tempestare la Rai con messaggi di
    protesta, chiedendo la rimozione della fiction.
    Per aderire a questa campagna potete compilare il modulo
    della Rai al seguente link:
    http://www.rai.it/ScriveRai/0,10289,,00.html

    FS.net
    20 november

    eutanasia non è atto d'amore

    Com'era prevedibile la dichiarazione di don Verzè, "staccare
    la spina è un atto d'amore", ha suscitato clamore e
    sconcerto.
    Tralasciando di entrare nel merito dell'interpretazione
    delle parole del fondatore del San Raffaele (che ha
    successivamente cercato di precisare meglio il proprio
    pensiero), è però opportuno domandarsi se sia mai possibile
    configurare l'eutanasia come un atto d'amore, come si sente
    spesso dire, per es., ultimamente, in merito alla vicenda di
    Piergiorgio Welby.
    È chiaro che tale visione dell'eutanasia comporta una
    pressione sociale sul medico (e sui parenti del malato): se
    dare l'eutanasia è un atto di carità, chi si rifiuta di dare
    l'eutanasia è malvagio.

    Ora, è vero che l'accanimento terapeutico è moralmente
    sbagliato, perciò è doveroso sospendere interventi
    terapeutici fortemente invasivi, volti esclusivamente a
    procrastinare per brevissimo tempo la morte imminente
    provocando inutili sofferenze; ma, una volta chiarita la
    distinzione tra l'accanimento e l'eutanasia, non si può
    presentare quest'ultima come un atto d'amore.

    Infatti, amare qualcuno, già per il non cristiano
    Aristotele, significa dirgli "è bene che tu sia, è
    meraviglioso che tu esista", significa rendere grazie per la
    sua esistenza, gioire della sua presenza; praticare l'eutanasia
    è proprio l'opposto, perché significa dire "non è bene che
    tu sia, non è meraviglioso che tu esista".
    Quando qualcuno grida (o sussurra) disperato: "io sono un
    peso per te, per me non vale pena esistere in questo stato",
    il vero amore risponde: "è bene che tu sia, è meraviglioso
    che tu esista anche se la tua condizione è dolorosa per te e
    gravosa per me".
    Richiedere l'eutanasia significa dire "io do fastidio, io
    sono un peso che non vale la pena sopportare", perciò
    soddisfare questa richiesta di eutanasia significare dire a
    qualcuno: "è vero, tu non vali la pena, la tua esistenza non
    è un bene che compensi grandi sforzi, non è bene che tu
    esista".

    In effetti chi si occupa dei malati terminali sa bene che le
    poche persone che chiedono l'eutanasia fanno tale richiesta
    perché si sentono sole. Così, la risposta alla solitudine
    non è l'eutanasia, bensì l'affetto, il conforto, la
    compagnia.
    La vera risposta è prendere per mano il malato, detergergli
    il sudore, guardarlo negli occhi, stargli vicino: le rare
    richieste di eutanasia o le più frequenti invocazioni della
    morte esprimono la richiesta di non essere lasciati soli,
    sono una protesta contro la solitudine.

    Non a caso la media di coloro che si suicidano tra gli
    ammalati di cancro è di gran lunga inferiore a quella dei
    suicidi nella popolazione sana, visto che gli ammalati di
    cancro sono molto più assistiti e confortati delle persone
    sane.

    Inoltre il desiderio di ricorrere al suicidio, o la
    richiesta di eutanasia, di solito si manifestano quando la
    diagnosi viene comunicata e molto spesso spariscono se il
    malato viene assistito e confortato.

    Giacomo Samek Lodovici
    In "Tempi", 26.10.2005, p. 65

    eutanasia: un esempio

    Fanno la fila per parlargli. Donne, politici, preti. Pure
    usurai e galeotti. La fatica e l'ironia,la sofferenza e la
    gratitudine di un ex pompiere sardo malato di sla. Che ha
    fame di vita e sogna di bere una birra

    Narbolia (Oristano)

    Tra campi di carciofi e viti di Vernaccia, a pochi passi da
    distese d'aranci, ogni notte e ogni ora, s'accende la luce
    della camera da letto di Carlo. Mirella si alza senza
    sbadigliare, ormai. Fa così da otto anni. Preme il tasto del
    lume e controlla che la macchina funzioni. Un respiro ogni
    quattro secondi. Un alito di fiato nel tempo di un amen. La
    camera di Carlo Marongiu è tutta azzurra e blu come il mare
    dove dieci anni fa accompagnava i figli Damiano e Ilaria,
    dove gli piaceva immergere quelle sue robuste braccia di
    pompiere oggi inchiodate al letto, pietrificate sopra il
    bianco dei cuscini per colpa della «maledetta», o «Attila»
    come l'ha ribattezzata. è sla (sclerosi laterale
    amiotrofica), il male di Welby e Coscioni, la malattia
    incurabile che rende il corpo di marmo, lasciando alla mente
    lo sberleffo della coscienza.

    Mirella da otto anni si alza tutte le sacrosante notti, ma
    non se ne lamenta. «I momenti di sconforto esistono, ma sono
    sempre meno. Quel che vorrei è poter dormire per più di
    un'ora di seguito». Mirella si leva dal letto per
    controllare che Carlo sia ancora vivo, oppure solo per
    sapere se ha bisogno di lei. «La macchina capita che si
    inceppi, dopo un po' suona l'allarme, ma può essere troppo
    tardi. L'altra notte Carlo aveva il volto bluastro». La
    notte prima era solo prurito. Ma dall'ultima volta che ha
    sentito la voce del marito sono passati due anni, e anche se
    le sue piaghe da decubito urlano è un grido muto; nemmeno
    Mirella, che ogni giorno le medica, ha ancora imparato ad
    ascoltarle. «Dalle quattro alle sei. Dopo due ore ho capito
    che gli prudeva dietro qui, sul collo. Allora l'ho grattato
    e poi sono tornata a coricarmi per svegliarmi alle sette ed
    andare al lavoro».

    Narbolia è un paesino dell'entroterra sardo, posto dove
    tanti anni fa se vedevi spuntare un filo di ferro dal suolo
    cadevi nella tentazione di infiammarti le budella. I pastori
    ci nascondevano l'acquavite e per rammentare dove l'avevano
    interrata infilavano nel tappo un rametto di ferro che
    spuntasse di sopra. Ancora oggi non c'è pranzo in queste
    zone che non termini con un sorso di filu 'e ferru,
    sturabudella che definire superalcolico è una bestemmia
    d'eufemismo. Puro bruciore d'alcol, buono per avviare i
    motori dei trattori e l'allegria dei cuori del popolo sardo.
    Carlo Marongiu è come una bottiglia di quest'acquavite, con
    il corpo sotterrato, costretto nell'immobilità totale,
    ancorato a un suolo innaturale. Ma con un filo ferrigno,
    sottilissimo e resistente, che sono i suoi occhi, il suo
    udito e il suo cuore, che dà segnali a quelli di fuori.
    Quasi a incoraggiare ad avvicinarsi, a farsi un goccio, un
    abbrivio di vita che sfoci in risata. Che male vuoi ci sia?
    La gioia di vivere ha il sapore della grappa. è l'acqua del
    quieto vivere che fa la ruggine.

    Uno spaventapasseri benefattore

    Carlo ha chiesto che la porta di casa rimanga sempre
    serrata. Dopo undici mesi trascorsi a rimirare il soffitto
    della rianimazione, appena varcata la soglia della sua
    abitazione ha espresso questo semplice desiderio. Non per
    scoraggiare gli scocciatori - che son sempre benvenuti -, ma
    perché gli piace sentire il suono del campanello, sapere
    così che qualcuno è arrivato, avere il tempo di preparare
    l'accoglienza degli occhi. Impresa non facile, questa della
    porta. «Qui è un via vai di gente tutto il giorno». Da Carlo
    arrivano persone di ogni tipo e Mirella fa l'elenco: amici,
    parenti, vigili del fuoco, politici, parroci e suore. Ma poi
    anche usurai, ex carcerati, fidanzati in crisi, drogati,
    mogli infelici. Soprattutto mogli infelici. Fino a qualche
    tempo fa, aiutato dall'amico Mario, Carlo riusciva a
    scambiare sms con molte di loro. A Mirella non è che proprio
    la vicenda andasse a genio. «Questa dei messaggini proprio
    non l'ho digerita. Tvb, tvtb, baci e abbracci. ma che
    vogliono queste?». Che c'è, Mirella, sei gelosa? se la ride
    Mario. Ma no, si fa per scherzare. Invece è gelosa, e si
    vede. è proprio una santa donna. Di lei Carlo ha detto:
    «Qualcuno ha detto che io e Mirella siamo due pezzi di legno
    che uniti insieme formano una croce ed è vero, solo che fino
    a qualche tempo fa credevo di essere io il pezzo più lungo
    invece oggi sono convinto che è vero il contrario».

    Il via vai dipende dal libro che Carlo ha dettato e che, con
    la sola forza del passamano e del passaparola, ha raggiunto
    gente sparsa per tutta Italia. Si intitola Pensieri di uno
    spaventapasseri ed è nato grazie agli appunti delle persone
    che lo assistono. Di qui l'idea del libro, stampato in casa
    e arrivato a 8.500 copie vendute. «Nei primi tre giorni -
    dice Mirella - ne distribuimmo un migliaio». L'idea di farlo
    stampare da una vera casa editrice le era anche balenata.
    Così come la possibilità di poterlo distribuire attraverso
    delle librerie. «Ma Carlo ha deciso che tutto il guadagnato
    dovesse andare in beneficenza e gli editori ci chiedevano
    cinquemila euro solo per stamparlo, le librerie il 40 per
    cento dei ricavi. Così io ho pensato: ma a chi devo farla la
    beneficenza, alle librerie?». è andata a finire che ogni
    giorno il telefono squilla cinque o sei volte. è gente che
    vorrebbe averne una copia. Mirella annota l'indirizzo e
    spedisce. Coi guadagni sostiene anonimamente i poveri dei
    dintorni. «Così vuole Carlo, la beneficenza o è anonima o
    non è».

    Le pupille pesanti come il piombo

    Fino a un anno e mezzo fa, le pupille di Carlo erano delle
    saette e, racconta Mario, «si riusciva proprio a
    chiacchierare e farsi delle grandi risate». Oggi si muovono
    più a fatica e nemmeno è rimasto più un briciolo di forza
    per sollevare le sopracciglia. Per questo l'amica Franca gli
    applica due pezzi di scotch che blocchino le palpebre alla
    fronte. Poi gli pone dinnanzi un pannello di plastica
    trasparente con le lettere dell'alfabeto. Se le pupille
    vanno verso la porta è sì, verso la finestra è no. Occorre
    arguzia per udire i monosillabi delle pupille. Ci vuole una
    forza titanica, a Carlo, per spostarle. «La D?» chiede
    Mario. Occhi verso la porta. Altra lettera. «Hai indicato la
    C?». Finestra. «La A?». Finestra. «La I?». Porta. «Dammi
    conferma. La I?». Porta tutta la vita. Altra lettera. «La
    C?». Finestra. «La G?». Finestra. «La N?» Finestra. Si
    cambia schema: Mario indica la fila di lettere B G N S.
    «Qui?». Finestra. C H O T. «Questa fila?». Porta. «C?».
    Finestra. «H?». Finestra. «O?». Porta. La parola è «Dio».
    All'unica domanda che Tempi ha potuto rivolgergli sulle sue
    speranze di guarigione, ha risposto: «Dio mi ha detto che ha
    grandi progetti su di me». Per comporre la frase, tra
    dettatura e pause, ha impiegato tre ore.

    Addentare la vita

    Mirella mostra due faldoni di lettere e due scatoloni pieni
    di corrispondenza. «è la gente che scrive a Carlo». Tempo fa
    una donna in carcere per omicidio gli ha inviato una
    struggente poesia in cui, verso dopo verso, lamentava di
    «vivere e non vivere». Carlo le ha risposto parlando di quel
    suo corpo ridotto a carcere. E le ha raccontato di Mirella
    «che fa una vita da reclusa». Ma soprattutto le ha detto di
    non arrendersi, di lottare, di addentare famelicamente la
    vita. L'ha scritto con gli occhi, sdraiato sul suo letto
    mentre le cannule gli perforano la pancia, mentre il sapore
    dell'aria gli arriva in gola attraverso un tubo che gli
    morde la giugulare. L'ha scritto con parole semplici e
    decise, come quelle che ci sono nel suo libro.
    «La mia speranza è che coloro che leggeranno questi pensieri
    possano trovare qualcosa di buono, un aiuto concreto per
    affrontare e combattere le difficoltà che la vita ogni
    giorno ci para davanti. Ho sempre pensato e penso ancora che
    la vita vale sempre e comunque la pena di essere vissuta».

    Ha detto papa Benedetto XVI: «Saper vedere anche l'aspetto
    divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non
    prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto
    importante, e direi che è anche necessario per il mio
    ministero». Da questo punto di vista, Carlo è un papa
    dell'ironia, avendo intriso tutto il suo diario di una gioia
    che sa far ridere e piangere assieme. Mirella fa sì sì col
    capo e dice di considerarsi «una donna felice. Dalla vita ho
    avuto tutto. Un marito eccezionale che amo e che mi ama, due
    splendidi figli. Se io non avessi tutti i giorni da Carlo
    questa sovrabbondanza di amore non potrei mai amare così la
    vita». Carlo nel libro parla moltissimo di lei, soprattutto
    per prenderla in giro:

    Sapete come è nata la famosa frase di Mirella: «Che c'è?»?
    Capitava che mi stesse aspirando dal tubo e io muovevo gli
    occhi per far capire che al termine dell'operazione avevo
    bisogno di aiuto. Oggi non la dice più, però se muovo gli
    occhi continua a ripetermi che ha solo due mani, forse
    pensando che quelle due siringhe di vino che mi danno a
    pranzo me ne facciano vedere quattro.
    Ogni particolare è un pretesto, come il cambio di stagione:
    Capisco che sta per arrivare la stagione estiva o quella
    invernale dalle parole di mia moglie che mi ricorda che il
    condizionatore consuma.
    O le sigarette: Mirella ha promesso di smettere di fumare
    appena sarò guarito mentre io ho promesso di riprendere, ma
    non con le sigarette bensì con i sigari cubani tipo gamba di
    sedia.
    Il vizio è un desiderio solo un po' più sfrontato. Racconta
    Franca che la settimana scorsa le ha chiesto di «andare a
    comprare le sigarette e un accendino. E che le sigarette
    fossero le Winston, roba robusta mica quelle light. Mi ha
    detto che quando guarisce la prima cosa che vuol fare è
    fumare». Non è stata l'unica richiesta. Fra poco è il suo
    compleanno e vorrebbe un cellulare nuovo. Ma che te ne fai,
    Carlo, dell'ultimo modello di telefonino?, gli chiede
    Mirella con finta aria di rimprovero. Niente, s'incaponisce.
    E che sia alla moda.

    Racconta la moglie di non essere mai stata donna pia e
    religiosa. Qualche Ave Maria, qualche ora a catechismo e poi
    tanta distrazione. «E anche Carlo era così. Poi con la
    malattia ho scoperto un uomo nuovo, di una grande ricchezza
    spirituale che mai avrei immaginato». La stanza azzurra è
    piena di statue della Madonna, quadri religiosi, crocifissi.
    Sul petto Carlo tiene delle immaginette di santi. In uno dei
    suoi pensieri scrive:
    Io sono molto contento di far parte del 'popolino' ingenuo e
    credulone che pensa che la Madonna possa apparire anche
    negli angoli più desolati della terra, che crede senza
    vedere e che gli basta recitare una preghiera per sapere che
    la Madonna è là. Dio non si arrabbierà per questo mio modo
    di pensare, non si arrabbia mai con me. Al massimo potrà
    arrivarmi una bacchettata in testa e per questo lo
    ringrazierò perché sarà il segno della sua presenza.
    Come le persone semplici, Carlo ha un senso della fede molto
    carnale. Quasi cannibalesco. Mirella racconta che è dura
    convincerlo a non andare a qualche pellegrinaggio: il
    trambusto per metterlo in carrozzella, il logorio degli
    spostamenti, la fatica di andare e tornare. Non si potrebbe
    stare a casa? gli chiede. Ma la fede di Carlo non
    s'accontenta dei pensieri e non s'arrende al fatto che non
    possa esprimersi in parole. Così lui ci mette il corpo, e
    usa il linguaggio muto di queste sue carni di sasso per
    pregare. è per questo che gli spiace molto non poter tornare
    a Lourdes. C'è stato una volta per chiedere la guarigione e,
    prima di partire, aveva scritto di essere certo che non
    sarebbe tornato a mani vuote.

    Una vocina dalla grotta di Lourdes

    Dicono le persone di fede che il vero miracolo non è la
    guarigione fisica, ma il cambiamento del cuore. E la frase
    ha certo una sua verità. Però poi esistono le persone per
    cui la fede è tendini e muscoli, che credono in nome di quel
    che non si vede, ma anche di quel che si vede. Poi, è
    naturale, Dio faccia quel che più gli aggrada.
    Molte persone che sono andate a Lourdes prima di me, con
    l'intento di chiedere grazie per se stesse, mi avevano detto
    che giunti sul posto questo proposito veniva meno, forse nel
    vedere tanti malati e pellegrini. Niente di più falso per
    quanto mi riguarda. Io ho pregato per tante persone, ma
    molto di più ho pregato per i miei cari e per me stesso, in
    modo talmente intenso ed insistente che quando sono partito
    mi è parso di sentire una voce proveniente dalla grotta che
    diceva: «Era ora che se ne andasse!».

    Un osso duro da rosicchiare

    Oggi Carlo vorrebbe tanto buscarsi una broncopolmonite.
    Vorrebbe poter avere tra le mani un barattolo di birra e uno
    di gassosa per «espellere poi l'anidride carbonica in
    eccesso, in modo talmente violento da far muovere un albero
    a cento metri di distanza». Vorrebbe bere a garganella.
    Vorrebbe seppellire quel tizio «che si è tanto apertamente
    meravigliato del fatto che io sia ancora vivo». Vorrebbe
    dire a quel tale che predicava l'effetto placebo del
    pensiero positivo che, se così fosse, lui non sarebbe
    malato, «anzi non mi sarei mai ammalato». Vorrebbe anche
    essere un po' meno 'famoso' perché «Dio non fa mai miracoli
    eclatanti preferendo quasi sempre guarire umili
    sconosciuti». Vorrebbe ricordare a tutti gli ammalati che
    esistono «tre cose capaci di attenuare ogni genere di
    sofferenza: la preghiera, la pazienza e la fantasia».
    Vorrebbe «un sottoscala alla Fantozzi nella casa più umile
    del Paradiso». Ma soprattutto vorrebbe proseguire la sua
    buona battaglia contro la maledetta:
    Questa malattia è proprio una brutta bestia, però ha trovato
    un osso molto duro da rosicchiare, e se vorrà averla vinta,
    come diciamo a Narbolia, «si depidi accarzonai bei» (deve
    tirarsi su per bene i pantaloni).
    E come Giacobbe vorrebbe avere ancora un giorno per lottare
    con l'angelo. Sicuro, alla fine, di averla vinta.
    Perché spero di guarire? Perché con i miei pensieri sono
    riuscito a far ridere la Santissima Trinità, la Madonna e
    tutti i Santi. Probabilmente era da un pezzo che in Paradiso
    non si rideva così di gusto e, riconoscenti per questo,
    prima o poi finiranno per accontentarmi.

    Boffi Emanuele
    (c) Tempi num.42 del 02/11/2006
    18 november

    vaticano: la turco sbaglia

    Il Vaticano boccia la Turco: «Invita i giovani alla droga»

    da Roma

    «Un grave errore, un rischio e un segnale negativo per
    migliaia di giovani».
    Condanna senza appello per Livia Turco da parte del
    Vaticano.
    L'Osservatore Romano attacca la scelta del ministro della
    Salute, che con un decreto ha raddoppiato il quantitativo di
    cannabis considerato per uso personale.
    La Santa Sede non riesce proprio a condividere l'idea che la
    possibilità di consumare un maggiore quantitativo di droga
    possa essere considerata una notizia positiva. «Difficile da
    comprendere l'entusiasmo di un ministro che, almeno
    istituzionalmente, dovrebbe avere a cuore la salute,
    appunto, dei cittadini», scrive il giornale vaticano che
    giudica quanto accaduto molto grave.
    «Tanto più che l'uso di cannabis, materia prima dei
    cosiddetti spinelli, è purtroppo diffuso soprattutto tra
    giovani e giovanissimi, per i quali può rappresentare un
    pericoloso avviamento verso altre sostanze stupefacenti -
    conclude l'Osservatore -. Senza contare la negatività del
    messaggio che un provvedimento del genere comporta».

    Anche la Sir, l'agenzia d'informazione della Conferenza
    episcopale, giudica l'iniziativa della Turco di quelle «che
    inevitabilmente si prestano alle polemiche» ricordando pure
    che il problema non può essere circoscritto a qualche
    milligrammo di cannabis in più o in meno. «Non è un problema
    che riguarda solo la droga e non solo la cannabis - osserva
    la Sir -, basti pensare alle droghe sintetiche e all'eroina,
    ma anche all'alcol e in generale a un atteggiamento di
    ricerca degli estremi e dei comportamenti al limite,
    compresi quelli sulle strade».

    E tra le tante critiche torna alla carica pure l'ex ministro
    Carlo Giovanardi firmatario della legge del centrodestra
    insieme con il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco
    Fini. «La Turco ha detto che a causa della legge
    Fini-Giovanardi migliaia di giovani sono finiti in galera: è
    una bufala totale - afferma Giovanardi -. Non esiste, è una
    leggenda metropolitana».
    L'esponente dell'Udc esibisce le cifre elaborate
    dall'amministrazione penitenziaria. «Mettiamo a confronto
    gli arresti per droga avvenuti dal primo aprile al 31
    ottobre 2005 con quelli dello stesso periodo del 2006,
    avvenuti con la nuova legge sulla droga in vigore - spiega
    l'ex ministro -. L'anno scorso gli arresti erano stati
    15.877, quest'anno 14.641, più di mille in meno ovvero il 10
    per cento. Dunque gli arresti sono diminuiti».

    Anche Alleanza nazionale non ha intenzione di restare con le
    mani in mano e ha già presentato in Senato una mozione per
    ripristinare i limiti per le sostanze stupefacenti previsti
    dalla legge del centrodestra approvata nella scorsa
    legislatura.
    Alfredo Mantovano, Altero Matteoli e Francesco Storace
    denunciano come «ancora una volta il governo provi ad
    aggirare norme di legge con interventi di carattere
    amministrativo».
    Il senatore Mantovano si dice certo che la senatrice della
    Margherita, Paola Binetti, molto critica verso il decreto
    della Turco, «sosterrà la mozione di An».
    Preoccupato l'intervento del presidente della Regione
    Lombardia, Roberto Formigoni. «Mi sembra che il
    provvedimento del ministro Turco ignori completamente la
    drammatica realtà di persone di ogni età che sono sotto il
    rischio continuo dell'utilizzo delle droghe - denuncia
    Formigoni -. Si dà un messaggio assolutamente negativo.
    Quello che le droghe siano utilizzabili personalmente senza
    pericolo alcuno. Si rischia di produrre effetti veramente
    drammatici e devastanti».

    A difendere la Turco interviene il ministro della
    Solidarietà Paolo Ferrero, che tempo fa aveva pure proposto
    di allestire le stanze del buco per un consumo «controllato»
    delle droghe. «Si tratta semplicemente di un fatto di
    civiltà per evitare che i ragazzini finiscano sotto sanzioni
    amministrative per avere quattro spinelli», dice Ferrero.

    (C) Il Giornale, n. 270 del 15-11-2006

    droga

    Nella logica progressista accrescere il consumo di droga
    equivale ad assicurarsi più consenso e voti nel futuro

    Le reazioni al decreto legge voluto da Livia Turco sui
    limiti di cannabis

    Si lamenta persino il confuso fondatore di Exodus: «Non è
    così che si risolvono i problemi».

    «Il governo da un lato aumenta il ticket per il pronto
    soccorso portandolo a 27 euro, dall'altro raddoppia la
    quantità di cannabis considerata uso personale ... Si paga
    di più per curarsi e ci si può avvelenare di più drogandosi.
    È l'anticamera del tentativo di legalizzare le droghe.
    Sconfiggeremo questo governo che tartassa i cittadini e
    offre ai giovani invece che lavoro droga libera»,
    ha commentato il deputato di An Maurizio Gasparri.

    ROMA - «Male, molto male. Non è così che si risolvono i
    problemi della droga e della tossicodipendenza».
    È negativo il primo commento di don Antonio Mazzi, fondatore
    di Exodus, al decreto che raddoppia la quantità di cannabis
    per uso personale.
    Dura critica al governo: «Mi ero illuso che le cose
    potessero andare diversamente».
    «Così - spiega - facciamo solo confusione ed aumentiamo i
    capricci della gente. E non credo che la società debba
    favorire i capricci e non sia capace di dire no. Non sono
    proibizionista ma dico le cose chiaramente».

    CATONE: «PIU' DROGA PER TUTTI» - «Questo governo chiede
    sacrifici a tutti tranne a chi si droga».
    Il capogruppo vicario della democrazia cristiana alla Camera
    Giampiero Catone, ha criticato subito il decreto
    ministeriale che ha aumentato il quantitativo di cannabis
    per uso personale da 500 a 1000 milligrammi.
    «Se l'elevazione del quantitativo massimo per uso personale
    della cannabis - prosegue Catone - è stato oggi adottato, in
    attesa del provvedimento di riforma della legge
    Fini-Giovanardi, si fa presto ad intuire che questo governo
    adotterà la politica irresponsabile del "più droga per
    tutti"».

    BONINO: «UN PASSO AVANTI» - E' invece di parere favorevole
    il ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino: «Non
    ho sott'occhio le tabelle ma certamente si tratta di un
    passo in avanti».

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/11_Novembre/13/reazio
    nicannabis.shtml
    13 novembre 2006
    16 november

    spunti di riflessione

    MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=31584&url=dettaglioRassegna.jsp
    Le zucche e i morti
    Non sto tessendo una predica sulla festa di Ognissanti. Sto
    semplicemente dicendo che il destino ultimo di tutti è la
    beatitudine. Non certo quella sorta di cumulo di ossa che è
    ricordata nella giornata di Halloween. Dove non si pensa
    nemmeno da lontano al destino eterno degli uomini. Dove si
    ha soltanto il gusto di impaurire i ragazzi infilando nella
    loro testa delle zucche illuminate e spogliando le persone
    più grandi - più alte, non più grandi - perché ci si diverta
    di fronte a un nudismo sciamannato o a una farsa grottesca

    14) "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Ru486: L'obiezione di coscienza del farmacista
    In questi giorni è stata recapitata a tutti i farmacisti
    iscritti all'albo della provincia di Perugia la circolare
    prot. N. 944 - n. 5/2006 dell'Ordine dei Farmacisti, nella
    quale - tra le altre notizie - si legge un capoverso
    intitolato "Pillola del giorno dopo": obiezione di
    coscienza, secondo cui sarebbe stato ribadito da parte della
    Regione Umbria l'obbligo del farmacista di procedere alla
    vendita della cosiddetta "pillola del giorno dopo". Il Forum
    delle Associazioni Familiari e il Movimento per la Vita -
    prescindendo da qualsiasi considerazione ideologica o
    religiosa, ma restando ancorati alle emergenze giuridiche,
    scientifiche e alla logica della ragione - hanno inviato ai
    competenti organi della Regione Umbria e agli Ordini dei
    Farmacisti di Perugia e Terni una comunicazione dettagliata.

    15) "PER UNA POLITICA DEI VALORI"
    http://www.totustuus.biz/users/pvalori/eco_dot.html
    Diritto divino e sovranità del popolo, del Conte Clemente
    Solaro della Margarita
    Facoltà creatrice non é nell'uomo; se l'arroga; le società
    vanno a soqquadro. Nell'ordine materiale, altro non hanno
    fatto gli uomini che scoprire ed usufruttuare cose esistenti
    e preordinate a loro servizio. Nell'ordine morale non hanno
    che riconosciuto ed usufruttuato i principii della legge
    eterna; quando da questa si dipartono trovano menzogna e
    danno: essa regge sola i destini del mondo; patti non
    fondati sopra di lei non potevano farsi.

    16) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.rinocammilleri.it/
    Sconfitti
    Per iniziativa di Giovanni Ferrario, già direttore di Net
    ("il Timone del piccoli"), è nata "ReNoir", una casa
    editrice specializzata in fumetti. Questa al Salone
    Internazionale dei Comics di Lucca. ha presentato la sua
    prima collana. della serie intitolata "Gli sconfitti". Se ne
    parlo qui è perché sono io il responsabile dell'idea
    originale. Che sarebbe questa: nel West ottocentesco tre
    uomini incrociano i loro destini. Si tratta di un ex
    borbonico, un ex sudista e un ex asburgico. Il primo è un
    ufficiale napoletano in volontario esilio dall'Italia. Il
    terzo è un militare francese venuto in Messico al seguito
    dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo; dopo la fucilazione
    di quest'ultimo, è rimasto in America. I tre si incontrano
    per caso e si uniscono per ritrovare il tesoro dello
    sfortunato imperatore. La particolarità di questa serie
    consiste nel fatto che sposa volentieri il cosiddetto
    revisionismo storico, mostrando come sono andate certe cose
    dal punto di vista di chi ! le ha subite, e certe guerre dal
    punto di vista di chi le ha perse.

    affamati e schiavi sotto i nostri occhi

    Nell’Angeleus di domenicai Benedetto XVI ha alzato la sua voce contro lo scandalo dellla fame: “Oggi si celebra in Italia l’annuale Giornata del Ringraziamento, che ha per tema: "La terra: un dono per l’intera famiglia umana". Nelle nostre famiglie cristiane si insegna ai piccoli a ringraziare sempre il Signore, prima di prendere il cibo, con una breve preghiera e il segno della croce.
    Questa consuetudine va conservata o riscoperta, perché educa a non dare per scontato il "pane quotidiano", ma a riconoscere in esso un dono della Provvidenza. Dovremmo abituarci a benedire il Creatore per ogni cosa: per l’aria e per l’acqua, preziosi elementi che sono a fondamento della vita sul nostro pianeta; come pure per gli alimenti che attraverso la fecondità della terra Dio ci offre per il nostro sostentamento. Ai suoi discepoli Gesù ha insegnato a pregare chiedendo al Padre celeste non il "mio", ma il "nostro" pane quotidiano. Ha voluto così che ogni uomo si senta corresponsabile dei suoi fratelli, perché a nessuno manchi il necessario per vivere. I prodotti della terra sono un dono destinato da Dio "per l’intera famiglia umana".
    E qui tocchiamo un punto molto dolente: il dramma della fame che, malgrado anche di recente sia stato affrontato nelle più alte sedi istituzionali, come le Nazioni Unite e in particolare la FAO, rimane sempre molto grave. L’ultimo Rapporto annuale della FAO ha confermato quanto la Chiesa sa molto bene dall’esperienza diretta delle comunità e dei missionari: che cioè oltre 800 milioni di persone vivono in stato di sottoalimentazione e troppe persone, specialmente bambini, muoiono di fame (…) ogni persona e ogni famiglia può e deve fare qualcosa per alleviare la fame nel mondo adottando uno stile di vita e di consumo compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia verso chi coltiva la terra in ogni Paese (…). Ci aiuti la Vergine Maria ad essere riconoscenti per i benefici della Provvidenza e a promuovere in ogni parte del globo la giustizia e la solidarietà.

    * * *

    27 milioni di schiavi, chi tace e chi acconsente…

    di Antonio Socci

    Ci sono nel mondo, oggi, circa 27 milioni di schiavi. Un numero tre volte superiore alla quantità totale di schiavi deportati dall’Africa in Occidente nel periodo dal 1450 al 1900 (circa 11 milioni e 698 mila esseri umani). La cosa incredibile è che neanche ce ne rendiamo conto. Inorridiamo quando vediamo film sulla tratta di schiavi del passato e non ci accorgiamo che sotto i nostri occhi, attualmente, la situazione è di gran lunga più grave quanto a numero delle vittime (e non solo).

    La cifra agghiacciante di 27 milioni di schiavi è emersa in questi giorni al primo convegno internazionale della Famiglia Mercedaria, l’ordine della Beata Vergine Maria della Mercede fondato nel 1218 dal giovane mercante Pietro Nolasco per liberare i cristiani fatti schiavi dai musulmani in Spagna. Il Nolasco spese tutto il suo patrimonio per ridare la libertà a quei poveretti: i padri mercedari liberavano schiavi cristiani anche dando in cambio se stessi, prendendo il loro posto.

    La cifra di 27 milioni di esseri umani è enorme. E’ più dell’intera popolazione del Canada, equivale a metà della popolazione italiana, ma è un decimo rispetto alle vere dimensioni della tragedia. Probabilmente 27 milioni sono soltanto le vittime della schiavitù in senso ristretto e tradizionale. Infatti le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie quantificano come vittime della “schiavitù” addirittura 200 milioni di persone: circa 4 volte l’intera popolazione italiana. Su scala planetaria un essere umano ogni trenta.

    Giancarlo Giojelli nel pamphlet “Gli schiavi invisibili” c’informa che l’Onu e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni giudicano il traffico di esseri umani come la terza attività criminale più redditizzia del mondo (dopo il traffico di armi e di droga). Ogni vittima rappresenta un guadagno fra i 4 mila e i 50 mila dollari. Il ricavato complessivo di questa infame industria è stimato circa in 12,5 miliardi di dollari l’anno.

    La schiavitù – per così dire – antica è ancora presente in certi paesi africani come il Sudan dove le bande arabo-islamiche del Nord fanno razzia nei villaggi cristiani del Sud, catturando e poi vendendo donne e bambini neri ai ricchi mercanti arabi (spesso le vittime sono islamizzate a forza e sottoposte a violenze, sfuttamento e crudeltà inimmaginabili). Si calcola che siano circa 200 mila gli schiavi nel nord di quel Paese.

    Alcune organizzazioni umanitarie cercano di liberarli spesso “ricomprandoli” dai loro padroni. Padre Damaso Masabo, dei Mercedari, ha dichiarato che proprio in questi giorni stanno raccogliendo fondi per liberare in Sudan 200 bambini schiavi.

    Nel mondo islamico la schiavitù è sempre stata fiorente e l’Occidente, che giustamente si autofustiga per i suoi crimini, dimentica il ruolo degli arabi in quel commercio. Jean-François Revel scriveva: “La memoria storica ha dimenticato il crimine dello schiavismo del mondo arabo, i 20 milioni di neri che furono strappati ai loro villaggi e trasportati a forza nel mondo musulmano, tra il VII e il XX secolo. Si dimentica che, ad esempio, a Zanzibar alla fine del XIX secolo c’erano 200 mila schiavi su 300 mila abitanti. E si dimentica che, in un Paese islamico come la Mauritania, nel 1981 la schiavitù era ancora legale. Formalmente abolita nel 1982, in realtà - lì come altrove – continua indisturbata”.

    Si potrebbe credere che si tratti di un orrore del passato, destinato a sparire con l’avanzare della modernità. Invece è vero il contrario. Padre Masabo cita uno studio recente e afferma: “La schiavitù è un business in espansione e il numero degli schiavi è in aumento”. Tanto è vero che le Nazioni Unite hanno dato vita a un Comitato che lavora a Ginevra per monitorare tutte le nuove forme di schiavismo. Di solito legate al fenomeno colossale delle migrazioni che coinvolgono centinaia di milioni di persone su tutto il globo. L’Onu sostiene che ogni anno circa 4 milioni di donne vengono vendute e costrette a prostituirsi come schiave o sottomesse al matrimonio forzato (si ritiene che negli ultimi 30 anni circa 30 milioni di donne asiatiche siano state vittime di questo commercio di esseri umani). Ma i dati ancora più terrificanti sono quelli relativi ai fanciulli: 2 milioni di minori tra 5 e 15 anni, perlopiù bimbe, sono merce del businnes sessuale. Secondo Amnesty International inoltre sono circa 300 mila i “bambini soldato” (con un retroterra di violenze e orrori subìti inimmaginabile). Varie inchieste giornalistiche hanno denunciato l’esistenza di un mercato degli organi per trapianti che avrebbe come vittime principalmente bambini del Terzo Mondo trattati come banche di organi. Ne parlano però anche fonti ufficiali come un documento del Parlamento europeo e anche il Rapporto 2001 sulla criminalità organizzata della Direzione nazionale antimafia e della Dia (uno studio a cui ha collaborato l’Università Bocconi di Milano).

    Non solo. Secondo il rapporto ILO 2006 sono 246 milioni i ragazzi fra i 5 e i 17 anni che si trovano costretti a lavorare. L’arco temporale di questa statistica sembra francamente discutibile perché altro è un bimbo di 5 anni e altro un giovane di 17. Ma il fenomeno è aberrante anche per le condizioni di sfruttamento brutale e schiavistico e per le spaventose condizioni igieniche di questo lavoro minorile (oltre alla costrizione, alla fame e al furto di ogni diritto all’educazione e al rispetto). Del resto 5,7 milioni di bambini sono letteralmente ridotti in schiavitù e cotretti ai lavori forzati. Vi sono infine 140 milioni di fanciulle e ragazze che hanno subito mutilazioni sessuali (praticate in oltre 28 paesi a bimbe fra i 4 e gli 8 anni).

    Il fenomeno “schiavistico” è globale. E’ sotto i nostri stessi occhi, sulle nostre strade. Ogni anno in Europa occidentale giungono circa 700 mila donne destinate al commercio sessuale. A Milano sono straniere l’80 per cento delle prostitute. “Il prezzo di una giovane che arriva in Italia” scrive Giojelli “può raggiungere i 10 mila dollari”. Tra il 1996 e il 2000 secondo la Dia il commercio di esseri umani in Italia ha riguardato 30 mila persone, in gran parte donne. Al 31 maggio 2004 erano stati aperti 2.930 procedimenti per traffico e sfruttamento di esseri umani in 26 Procure distrettuali antimafia. In particolare: 740 procedimenti per riduzione in schiavitù, 399 per tratta e commercio di schiavi, 95 per vendita o acquisto. Le persone, di varia nazionalità, coinvolte nelle indagini sono state 7.582.

    E’ stupefacente come si vogliano tenere gli occhi chiusi su una barbarie di queste dimensioni. Ed è incredibile che siano soprattutto coloro che fanno della giustizia e dei diritti la loro bandiera – penso alla Sinistra e ai sindacati – a voler ignorare questa situazione e ad opporsi alle politiche di contrasto all’immigrazione clandestina tentate dal centrodestra. E’ ovvio che proprio l’immigrazione clandestina, con tutti i traffici che contiene, sia il grande affare di queste mafie spesso ignorate, la cui pericolosità non è certo inferiore a quelle nostrane.

    Il commercio schiavistico – insieme al traffico di armi e droga – fanno della criminalità internazionale oggi una colossale potenza economica. Il suo giro di affari, secondo le Nazioni Unite e la Banca Mondiale, equivale addirittura all’8-10 per cento del PIL mondiale. Il governo italiano ha intenzione di fare qualcosa o intende solo abbattere le (già minime) barriere all’immigrazione illegale?

    Da “Libero” 12 novembre 2006
    14 november

    iniziativa interessante

    Contro il logorio del laicismo moderno"
    è il titolo della giornata di formazione che
    la rivista di apologetica "Il Timone" ha
    scelto per i suoi abbonati e amici dell'Emilia
    Romagna.

    Sponsorizzata da dieci Centri Culturali cattolici
    della Regione, essa si articola in vari momenti dei
    quali i più significativi sono costituiti dalla Messa
    celebrata da Mons. Giuseppe Germano Bernardini e
    dalla lectio magistralis di Mons. Luigi Negri.

    Il primo dei presuli, vescovo emerito di Smirne ed
    Efeso in Turchia, ha vissuto sulla sua pelle la
    difficile situazione dei cristiani in un paese islamico
    e è un prossimo accompagnatore del Pontefice nel suo
    viaggio in Turchia.
    Il secondo, vescovo di San Marino-Montefeltro è stato
    per intensi anni docente all'Università Cattolica e si
    è occupato delle tematiche svolte da Papa Benedetto XVI
    nel celebre discorso di Ratisbona sulle violente
    conseguenze del mancato incontro incontro tra fede e
    ragione.

    Mons. Negri riceverà il premio defensor fidei e terrà
    una conferenza stampa riservati ai giornalisti accreditati
    e moderata dal Dott. Spada giornalista di Radio Nettuno e
    di è-TV .

    Il tema della giornata – che parafrasa la pubblicità di
    un noto amaro - è tratto da un recente volume di due
    dei suoi redattori, Gnocchi e Palmaro, che verrà
    presentato come "Manuale per la sopravvivenza dei
    cattolici".

    La giornata organizzata dal combattivo mensile cattolico
    è un altro segno dell'incredibile successo editoriale
    del periodico che, nato senza sponsor e privo di entrate
    pubblicitarie, ha raccolto in pochi anni oltre 11.000
    abbonati.

    Altre informazioni cliccando su:
    http://195.182.210.229/~admin9/modules..php?name=News&file=article&sid=1662

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