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    30 november

    la follia di Chavez

    Il presidente venezuelano Hugo Chavez minaccia di incarcerare i
    principali rappresentanti della Chiesa venezuelana, che criticano il
    suo progetto di riforma costituzionale: le alte gerarchie cattoliche
    venezuelane, ha detto Chavez, «sono il demonio e difendono gli
    interessi più marci».

    Monsignor Baltazar Porras, attualmente vicepresidente dei vescovi
    latino-americani, ha parlato con il Giornale del referendum per la
    riforma della Costituzione, che si terrà il 2 dicembre, e del clima
    sempre più repressivo in cui vive il Paese…

    di Andrea Tornielli

    "Chavez vuole pieni poteri e porta il Venezuela a un regime
    oppressivo"
    Parla Balthazar Porras, vicepresidente dei vescovi
    latinoamericani: "Il referendum del 2 dicembre, se approvato,
    indebolirà diritti civili e libertà"

    «Quello del presidente Chavez rischia di diventare un vero e proprio
    regime personalista e repressivo. La popolazione non è più
    tutelata». Sono parole dure quelle che pronuncia monsignor Baltazar
    Porras, arcivescovo di Merida, capitale dell'omonimo Stato nel nord-
    ovest del Venezuela. Il prelato, attualmente vicepresidente dei
    vescovi latino-americani, ha parlato con il Giornale del referendum
    per la riforma della Costituzione, che si terrà il 2 dicembre, e del
    clima sempre più repressivo in cui vive il Paese.

    Che cosa pensa della riforma della Carta costituzionale che Chavez
    intende fare?

    «Ciò che sarà sottoposto a referendum non è una revisione della
    Costituzione, ma una nuova Costituzione che di fatto conferisce
    praticamente tutti i pieni poteri al presidente e al governo,
    espropriando, nonostante le apparenze, gli spazi di partecipazione
    del popolo. E le proposte possono essere accettate o respinte solo
    in blocco, impedendo così qualsiasi opportuno discernimento tra i
    vari articoli».

    Perché la Chiesa definisce «moralmente inaccettabile» la riforma?

    «Di fatto affievolisce la tutela dei diritti umani, aumentando la
    discrezionalità incontrastata del governo; votare 60 articoli
    raggruppati in due blocchi impedisce ogni scelta selettiva limitando
    di fatto la libertà di espressione della volontà popolare, e inoltre
    la campagna elettorale è fortemente manipolata».

    Faccia degli esempi.

    «La riforma indebolisce i diritti civili, perché limita le libertà e
    aumenta la discrezionalità del potere: chi non è socialista e
    bolivariano non è un buon venezuelano, e quindi può essere
    perseguito. Inoltre l'esperienza comunista castrista è estranea alla
    nostra cultura, perciò nessuno si augura avventure di questo genere;
    le posizioni che si richiamano a Che Guevara sono percepite come
    violenza e ingiustizia».

    Qual è lo stato dell'informazione in Venezuela?

    «Ogni giorno cresce il numero dei mass media direttamente finanziati
    dal governo o appartenenti a suoi sostenitori. Le informazioni sono
    sempre più a senso unico e i media liberi sono sottoposti a
    limitazioni e pressioni, ad esempio per ottenere il cambio dei
    dollari necessari per l'acquisto della carta o del materiale
    televisivo, comprato all'estero. Per non parlare delle pubblicità
    propagandistiche del governo che tutti i mezzi d'informazione sono
    obbligati a pubblicare gratuitamente. I media liberi rischiano e
    così spesso scatta l'autocensura».

    Eppure si vedono di continuo manifestazioni popolari di sostegno a
    Chavez…

    «Lei deve sapere che la partecipazione alle manifestazioni promosse
    dal governo è obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici, che
    altrimenti rischiano il posto di lavoro. Se invece partecipano,
    viene loro assicurato il mezzo di trasporto, il cestino con il pasto
    e perfino un indennizzo economico. Ecco perché si vede così tanta
    gente in camicia rossa, come è accaduto di recente anche alla Coppa
    America».

    Cresce il numero delle violenze e delle uccisioni. Perché?

    «Purtroppo ci sono troppe persone armate e la polizia talvolta
    garantisce loro l'immunità. Ogni manifestazione pacifica, a causa di
    questi elementi infiltrati, viene usata per giustificare la
    repressione governativa. I morti assassinati sono circa 200 ogni
    settimana, senza contare la cattura di ostaggi, le intimidazioni,
    tutto nella connivente indifferenza del potere».
    Come giudica quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Santiago del
    Cile, quando Chavez ha definito ripetutamente l'ex premier spagnolo
    Aznar «un fascista», suscitando la reazione di re Juan Carlos?
    «La forma in cui Chavez si è espresso, così autoritaria e
    autocratica, ha reso evidente al mondo la crescente intolleranza che
    noi venezuelani dobbiamo soffrire ogni giorno».

    Il Giornale, 26 novembre 2007

    «In galera le gerarchie cattoliche»

    Caracas. Il presidente venezuelano Hugo Chavez minaccia di
    incarcerare i principali rappresentanti della Chiesa venezuelana,
    che criticano il suo progetto di riforma costituzionale: le alte
    gerarchie cattoliche venezuelane, ha detto Chavez, «sono il demonio
    e difendono gli interessi più marci». Il presidente ha anche
    ipotizzato per la prima volta di abbandonare la carica di capo dello
    Stato a fine mandato qualora il «no» prevalesse nel referendum
    costituzionale del prossimo 2 dicembre. «Nel caso perdessimo - ha
    dichiarato - dovremmo iniziare a pensare a chi potrà sostituirmi
    quando nel 2012 scadrà l'attuale mandato». La riforma costituzionale
    sottoposta all'approvazione popolare prevede tra l'altro la
    possibilità per i presidenti di restare in carica per un numero
    indefinito di mandati. Sulla base della carta fondamentale oggi in
    vigore, Chavez sarebbe costretto a lasciare la presidenza al termine
    del mandato attuale. Secondo alcuni sondaggi, la maggioranza dei
    venezuelani sarebbe contraria alla riforma.

    Il Giornale, 26 novembre 2007
    29 november

    Gli affari del "puro" Ezio Mauro

     

    Milano - Nel filmato Franco Bechis, allora direttore de "Il Tempo", telefona ad Alberto Grotti che gli spiega l'affare degli assegni in nero di Ezio Mauro per l'acquisto di una casa. Guarda il video.

    Chi è Grotti Ex vicepresidente dell'Eni e fedelissimo di Arnaldo Forlani, finì nei guai a causa di Tangentopoli per la vicenda Enimont. Uscito dal carcere lesse un articolo scritto da Repubblica e decise di fare causa al quotidiano. Poiché non aveva abbastanza soldi decise di vendere un attico che aveva ai Parioli, a Roma. A comprarla fu Ezio Mauro, direttore di Repubblica.

    L'attico ai Parioli La casa valeva 2,150 miliardi di lire (siamo nel 2000). Mauro pagò buona parte del prezzo ma poi chiese - e ottenne - di saldare i restanti 850 milioni di lire in nero, cioè senza dichiararli negli atti ufficiali, pagando con una serie di assegni da 20 milioni ciascuno (uno da 10). Grotti sostiene di non aver mai più visto quegli 850 milioni e, proprio per questo, chiamò in giudizio Mauro.

    Leggi il commento di Giancarlo Perna: "Chi è Ezio Mauro, il direttore di Repubblica che fa il moralista"

    28 november

    tre tipi di fame

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    FAME DI MISERICORDIA
    Il 27 novembre è la festa della Medaglia Miracolosa. La Madonna, apparendo a Rue du Bac, si mostrò con dei bellissimi anelli alle mani. Alcuni splendenti, altri no. E spiegò che quelli che non risplendevano simboleggiavano le grazie che lei era pronta a dare e che non le venivano chieste… Ricordo che martedì 27 novembre, all’ora dell’apparizione, si può recitare la Supplica per le nostre personali necessità e per le intenzioni del Papa… Il testo e tutte le informazioni sono riportate in questo sito (andate nell’Archivio delle Newsletter, alla pagina 3, alla news intitolata: “Ecco l’oceano di grazie pronte per noi, ma che noi non chiediamo”).

    FAME DI VERITA’
    Presentando in giro e in televisione il mio libro “Il segreto di padre Pio” mi sono reso conto che le recenti polemiche giornalistiche contro padre Pio hanno lasciato una ferita drammatica e profonda nel popolo buono e semplice che ama il santo di Pietrelcina, che è un popolo assai vasto. D’altra parte è in corso a vasto raggio una battaglia per sradicare dal cuore della nostra gente la fede cristiana. Penso che dobbiamo farci in quattro per impedirlo. Chiederei a ciascuno, nel suo piccolo, di fare il possibile. Pregando, ma anche sapendo dare ragione della nostra fede e della nostra speranza. E anche difendendo i nostri santi (quindi anche informandosi e facendo diventare cultura la fede cristiana)

    FAME DI PANE
    Da “Libero” 24 novembre 2007

    Se oggi si presentassero 100 mila persone (ma davvero centomila, contate!) alla selezione per il Grande Fratello o a fare qualche “girotondo” (centomila persone non organizzate da partiti o sindacati), su giornali e tv avremmo un diluvio di dichiarazioni, di riflessioni, editoriali, servizi giornalistici. Gli esperti decreterebbero l’emergere di un mondo sommerso o il riemergere della “società civile”.

    Ma non accadrà così per più di 100 mila persone che oggi – anziché mettersi in fila per apparire in tv o scendere in piazza per manifestare - si mobiliteranno per il “Banco alimentare”. E’ gente comune, giovani studenti, padri e madri, nonni e nipoti. Andrò anch’io – e porterò mio figlio – fra quelle 100 mila persone che non gridano, non si esibiscono e non fanno chiacchiere, ma volontariamente e silenziosamente regaleranno questo sabato agli affamati. Li troverete davanti a 6.800 supermercati d’Italia per la Giornata del Banco Alimentare.

    Attenzione: parlo degli affamati che sono fra noi, che non sono pochi. Questa “giornata” in cui andando al supermercato facciamo la spesa anche per qualche indigente sta entrando nelle nostre migliori abitudini. Ed è molto bello, viene fuori il cuore grande della nostra gente. Anno scorso gli italiani hanno donato cibo per un valore superiore a 26 milioni di euro. E con le 8.422 tonnellate di alimenti raccolti sono stati aiutate 1 milione e 385 mila persone che fanno fatica a mettere insieme il pranzo e la cena.

    Non c’è da stupirsi purtroppo di questi numeri. I dati Istat parlano di un 13 per cento della popolazione italiana che vive in povertà. Uno scandalo. Certo poi dovremmo distinguere fra povertà relativa e povertà assoluta, ma lasciamo la materia agli esperti: quando scopriamo che la metà delle famiglie italiane (ripeto: la metà) vive con meno di 1.800 euro al mese ci vuole poco a capire che – se ci sono 2-3 figli e si vive in una grande città - alla fine del mese non si arriva.

    Alle mense della Caritas e delle altre opere di solidarietà (sono 8.100 quelle convenzionate con il Banco alimentare) da anni riferiscono che a presentarsi lì sono sempre più spesso italiani normali: non solo, dunque, mendicanti, extracomunitari o marginali, ma anche pensionati, famiglie monoreddito, cittadini comuni che pagano salatamente, sulla loro pelle, soprattutto il “geniale” avvento dell’euro nelle modalità disastrose volute dalla tecnocrazia europea (il cui “campione”, da Bruxelles, abbiamo portato a Palazzo Chigi).

    Naturalmente non è solo colpa dell’euro. Né è solo un fenomeno italiano. Povertà e marginalità persistono pure nei Paesi più avanzati. Si calcola che siano circa 9 milioni e 300 mila le persone che soffrono la fame nei Paesi industrializzati. Tanti. Eppure pochissimi a confronto della cifra planetaria degli affamati: 854 milioni di esseri umani. Che nell’anno 2007, sul pianeta Terra che produce abbastanza per tutti, un essere umano su otto muoia di fame, è uno scandalo che dovrebbe toglierci il sonno e far nascere mille iniziative di aiuto.

    Invece produce conferenze, simposi e discorsi. Come la 34° Sessione della Conferenza generale delle Nazioni Unite per l’alimentazione (Fao) che si tiene proprio in questi giorni. Che ancora una volta si troverà a constatare la propria impotenza. Denuncerà l’insensibilità degli Stati che venti anni fa firmarono l’impegno a sradicare la fame, i quali però obiettano che l’immenso fiume dei nostri aiuti – consegnato ai governi – finisce spesso ad ingrassare despoti anziché aiutare lo sviluppo. Contrariamente alle teorie neomalthusiane la fame non dipende affatto dalla crescita della popolazione mondiale (ormai sotto controllo, diversamente da quanto si ostina a credere Giovanni Sartori). Sul pianeta abbiamo cibo sufficiente per tutti. Basti dire che dal 1960 al 1997 la produzione mondiale di cibo è tanto aumentata che, pur essendo quasi raddoppiata la popolazione, ogni essere umano oggi ha a disposizione il 24 per cento di cibo in più di quanto aveva nel 1960 (con una diminuzione del 40 per cento dei prezzi dei prodotti agricoli).

    Il problema è che la produzione di cibo aumenta nei Paesi evoluti e non in quelli sottosviluppati. E non per colpa dei Paesi occidentali, che poi sono i soli che aiutano i popoli disperati (i regimi comunisti hanno sempre esportato solo fame, dittature e guerre, mai cibo). Secondo un economista se il sistema occidentale dovesse collassare, l’intero continente africano scomparirebbe per fame visto che ben il 30 per cento del cibo che lì si consuma è importato.

    L’Occidente ha le sue colpe, ma il sistema occidentale produce cibo in abbondanza. Solo certi noglobal credono che la ricchezza sia una quantità data che bisogna solo spartirsi equamente, come un frutto che cresce spontaneamente sulle piante. La ricchezza è invece un insieme di beni che prima bisogna produrre. Ma perché ciò avvenga ci vogliono tre premesse che padre Piero Gheddo, il simbolo dei missionari italiani, ha così sintetizzato: l’istruzione, la democrazia e la tecnologia. L’esempio che padre Gheddo indica è l’India che un tempo era il Paese simbolo della fame (nella carestia del 1966 morirono 6-7 milioni di persone) e oggi è addirittura un Paese esportatore di riso e grano.

    Invece l’Africa sprofonda. Lì gli aiuti senza sviluppo sono un fallimento. Però la rete missionaria di solidarietà della Chiesa, che ha progetti mirati e dà la certezza della destinazione, rappresenta un aiuto allo sviluppo davvero efficace. Anche perché le missioni e le opere cattoliche portano istruzione e modernizzazione (seminando il germe dei diritti della persona, da cui nasce anche la democrazia), ingredienti insostituibili dello sviluppo.

    Pure il Banco alimentare, che si rivolge all’Italia, è efficace proprio perché è fondato su una ramificata presenza di opere sociali. Ciò che gli economisti chiamano “sussidiarietà”: la società sa fare, anche nella solidarietà, meglio dello Stato. Bisognerebbe che lo Stato lo riconoscesse (come in teoria fa il Trattato di Maastricht), in tutti i campi (anche educativo) e facesse derivare da questo un’adeguata politica fiscale. Ma il governo attuale, per dire, fa il contrario: spenna sempre più accanitamente i contribuenti e sperpera il patrimonio senza neanche saper garantire solidarietà e sicurezza sociale (ce n' è sempre meno). Poi magari critica pure la Chiesa per le sue “ingerenze”, senza accorgersi che è grazie all’ “ingerenza” della Chiesa che tanti bisogni e sofferenze vengono alleviate.

    La stessa Giornata del Banco alimentare è sostenuta perlopiù dal volontariato cattolico. Ed è nata dal cuore e dalla mente di un grande maestro di cristianesimo come don Luigi Giussani, quando, nel 1989, incontrò il fondatore della Star, Danilo Fossati e si sentì spiegare da lui quanti alimenti andavano sprecati fra rese e sovraproduzione. A chi ha avuto la fortuna di conoscere don Gius – nato e cresciuto nella Brianza povera, umile e cristiana d’inizio secolo - sembra di vedere la sua reazione immediata, con quel suo impeto di carità e quella costruttività tutta lombarda.

    Questa carità cristiana sa che c’è pure un’altra fame, ancor più insaziabile e che ci riguarda tutti. La fame di senso della vita, di bellezza e di amore. Infatti la “Giornata” di quest’anno propone un pensiero bellissimo preso da un capolavoro del cinema russo e cristiano, quell’ “Andrej Rublev” che Tarkowskij dedicò al grande pittore di icone trecentesco. Dice così: “Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano – ed è come se ti fossi accostato ad un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice”.

    Antonio Socci
    27 november

    la cicala e la formica versione 2007

    La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno.
    La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
    Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate.
    La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza stampa e pone la questione del perché la formica ha il diritto d'essere al caldo e
    ben nutrita mentre altri meno fortunati come lei muoiono di freddo e fame.

    Santoro la ospita nel suo programma e dà la colpa a Berlusconi.

    Il portavoce di Rifondazione Comunista parla di una grave ingiustizia sociale.

    Rai 3 organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la cicala  tremante dal freddo nonché degli spezzoni della formica al caldo nella  sua confortevole casa con la tavola piena di ogni ben di Dio.

    I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese così ricco,  si lasci soffrire la povera cicala mentre altri come la formica vivono nell'abbondanza.

    I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in solidarietà  della cicala mentre i giornalisti di sinistra organizzano delle  interviste e si domandano perché la formica è divenuta così ricca  sulle spalle della cicala ed interpellano il governo perché aumenti le  tasse della formica affinché anch'essa paghi la sua giusta parte.

    Alla pacifica manifestazione partecipano anche i centri sociali che  bruciano alcuni alberi del bosco e le bandiere di Israele e degli  Stati Uniti.

    In linea con i sondaggi il governo Prodi redige una legge per  l'eguaglianza economica ed una (retroattiva all'estate precedente) anti discriminatoria.

    Visco e D'Alema affermano che giustizia è fatta, Mastella chiede una  legge speciale per le cicale del sud.

    Di Pietro chiede l'apertura di una inchiesta su Berlusconi.

    Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa per non aver occupato la cicala come apprendista, la casa della formica è
    sequestrata dal fisco perché non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la formica lascia il paese e si trasferisce in Liechtestein.

    La televisione prepara un reportage sulla cicala che, ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante la primavera sia ancora lontana.

    L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala, del governo e dei sindacati.

    Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la mancanza di assistenza sociale, viene creata una commissione apposita con un costo di 10 milioni di euro. La commissione tarda ad insediarsi per la lite furibonda sviluppatasi all'interno della sinistra per la divisione delle poltrone.

    Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi delle ineguaglianze sociali; la casa è ora occupata da ragni immigrati.

    Il governo si felicita delle diversità multiculturali e multirazziali del paese così aperto e socialmente evoluto.

    I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un traffico di mantidi prostitute e terrorizzano la comunità.

    Il partito della sinistra propone quindi l'integrazione perché la repressione genera violenza e violenza chiama violenza...
    26 november

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=26
    Benedetto XVI: la missione è ancora solo agli inizi
    Oggi, come in passato, i missionari continuano a lasciare la
    propria famiglia e la propria casa, spesso con grande sacrificio,
    al solo scopo di proclamare la Buona Novella di Cristo e servirlo
    nei loro fratelli e nelle loro sorelle. Molti, anche nel nostro
    tempo, hanno eroicamente confermato la loro predicazione versando
    il proprio sangue e hanno contribuito all'insediamento della
    Chiesa in terre lontane. Oggi, circostanze difficili hanno
    portato in molti casi alla diminuzione del numero di giovani
    attratti dalle società missionarie e a un conseguente declino
    dell'influenza missionaria. Ciononostante, come insisteva Papa
    Giovanni Paolo II, la missione ad gentes è ancora solo agli inizi
    e il Signore esorta noi, tutti noi, a impegnarci generosamente al
    suo servizio.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2757
    E i quotidiani italiani censurarono le staminali
    È strano. La notizia delle due ricerche che in Giappone e in
    America hanno prodotto cellule staminali pluripotenti, molto
    simili a quelle embrionali, senza distruggere embrioni ma
    partendo invece da tessuti adulti, per il Times di ieri valeva
    l'apertura della prima pagina: "Cellule staminali, un passo
    avanti", titola a tutta pagina. E i giornali italiani cosa hanno
    fatto? Repubblica, un titolino schiacciato in basso in prima, per
    il resto chi vuole vada a pagina 23, se gliene resta il tempo
    dopo tre pagine fitte di cronaca sull'arresto del quarto uomo di
    Perugia, cui va anche il titolone di prima. Il Corriere ha
    scritto di staminali domenica, e basta, abbiamo già dato. La
    Stampa infila la notizia nell'inserto di Scienze, cioè a dire
    dove si mettono in genere le comete, e le migrazioni dei
    pinguini, temi interessantissimi ma senza immediata ricaduta
    sulla nostra quotidianità.

    Mons. Albert Malcom Ranjith:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2078
    Il dibattito sulla liturgia cresce
    Riguardo alla messa tridentina c'è stata una domanda crescente
    nel tempo, via via sempre più organizzata. Di contro, la fedeltà
    alle norme della celebrazione dei sacramenti continuava a calare.
    Più diminuivano tale fedeltà, il senso della bellezza e dello
    stupore nella liturgia, più aumentava la richiesta per la messa
    tridentina. Per anni la liturgia ha subìto troppi abusi e tanti
    vescovi li hanno ignorati. Papa Giovanni Paolo II aveva fatto un
    accorato appello nell'Ecclesia Dei afflicta che altro non era se
    non un richiamo alla Chiesa ad essere più seria nella liturgia.
    La stessa cosa è avvenuta con l'istruzione Redemptionis
    sacramentum. Eppure in certi circoli di liturgisti e uffici di
    liturgia questo documento è stato criticato. Il problema quindi
    non era la richiesta della messa tridentina, quanto piuttosto un
    abuso illimitato della nobiltà e della dignità della celebrazione
    eucaristica.

    13) "DIFENDERE LA VITA"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Così i mass media falsano l'immagine della famiglia
    "I media, soprattutto la televisione, sono ormai diventati un
    luogo di conflitto, un moderno campo di battaglia in cui ci si
    contende l'affermazione di diverse immagini o idee di famiglia e
    di socialità. E la dialettica tra rappresentazione e
    rappresentanza può così talvolta tradursi in crisi di fiducia nei
    processi stessi di mediazione, generando per esempio sospetto nei
    confronti di parte dell'informazione". Sono alcune sostanziali
    conclusioni a cui è giunta la ricerca Discorsi di famiglia,
    condotta dall'Osservatorio sulla comunicazione dell'Università
    Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che verrà presentata nel
    corso dell'incontro organizzato per oggi a Roma dal Forum delle
    Associazioni familiari (vedi box). Ad anticiparne i contenuti è
    il vicedirettore dell'Osservatorio e curatore della ricerca,
    Piermarco Aroldi.

    14) Il Timone
    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=50
    Europarlamento approva risoluzione contro cristianofobia
    Il Parlamento europeo ha approvato il 15 novembre una risoluzione
    che condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità
    cristiane nel mondo e chiede ai governi dei paesi interessati di
    prevedere garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà
    di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità
    cristiane. è stata approvata con due soli voti contrari e
    un'astensione. Nel testo, il parlamento "condanna risolutamente
    tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque
    essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre
    in giudizio gli autori di tali reati". In proposito, elenca tutti
    i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in
    Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in
    Iraq e in Siria.

    Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    CINA: il regime teme la Bibbia
    Per le Olimpiadi 2008 ad ogni visitatore o atleta sarà consentito
    portare una Bibbia o altri oggetti religiosi, ma solo "per motivi
    personali". Sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Pechino c'è
    l'esplicita raccomandazione "di portare in ogni viaggio in Cina
    non più di una Bibbia", regola in vigore per 365 giorni all'anno
    e valida per tutti i viaggiatori. De facto, nonostante il dettato
    costituzionale, in Cina non esiste libertà religiosa: buddhisti,
    cattolici, protestanti, musulmani, taoisti per restare nella
    legalità devono aderire alle Associazioni Patriottiche del
    regime.
    24 november

    una bella storia

    Una Scelta di Classe

    Autore: Bruno Ferrero - Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali
    Casa Editrice: ElleDiCi

     

    "Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribiÌmente importante, mamma!". Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace.
    "Uffa, fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello. "Sembrerai un mostro. Peggio per te".
    In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile. Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia". Per quel giorno avevano preso una decisione importante. Ma gli allievi della Seconda B erano 25. In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso, Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla.
    Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio.
    "Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama 'canna da pesca'... Non aspetteranno altro". Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina. Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
    Il papà la guardò con la sua aria tranquilla: "Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
    "Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea.
    La cura contro la leucemia che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli.
    La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta. Si abitueranno presto, vedrai...".
    Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò. Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte. Chiuse gli occhi ed entrò. Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano. Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa, si voltarono verso
    di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando: "Bentornata Elisabetta!".
    Erano tutti rasati a zero, anche Marisa cosi fiera dei suoi riccioli, anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... tutti. Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
    Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.

    La con-passione è amare con il cuore di Dio.

    23 november

    Il video del battaglione S.Marco

     
    22 november

    Totalitarismi contro la Chiesa

    Le riflessioni di monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino­
    Montefeltro, presidente della fondazione «Giovanni Paolo II» per il
    Magistero sociale della Chiesa, sono raccolte nel volume «Per un
    umanesimo del Terzo millennio. Il magistero sociale della Chiesa»
    (Edizioni Ares, pagine 296, euro 14,00, prefazione di Marcello
    Pera), in uscita proprio oggi nelle librerie italiane.

    L'attacco contro il cristianesimo delle ideologie 'secolari', dalla
    Rivoluzione francese alla massoneria, dal nazismo al comunismo: una
    riflessione di Luigi

    di Mons. Luigi NEGRI
    Vescovo di San Marino

    L'importanza e l'attualità della dottrina sociale ci è testimoniata
    anche dalla pubblicazione del Compendio della dottrina sociale della
    Chiesa, dove viene affermato: «La Chiesa [...] anche con questo
    documento sulla sua dottrina sociale intende proporre a tutti gli
    uomini un umanesimo all'altezza del disegno d'amore di Dio sulla
    storia, un umanesimo integrale e solidale, capace di animare un
    nuovo ordine sociale, economico e politico, fondato sulla dignità e
    sulla libertà di ogni persona umana, da attuare nella pace, nella
    giustizia e nella solidarietà».
    Che cosa allora offre all'uomo di oggi la Chiesa attraverso il
    compendio, ma più in generale attraverso l'intero Magistero sociale
    di cui questo importante documento rappresenta appunto una sintesi?
    La possibilità di guadagnare un «umanesimo integrale e solidale».

    Il termine umanesimo non è tuttavia esente da ambiguità e richiede
    pertanto ulteriori chiarimenti.
    Non bisogna scordare che la modernità ha cercato di realizzare un
    umanesimo senza Dio. La modernità ha voluto percorrere una strada
    che poggiava totalmente sull'uomo, sul suo potere, sulla sua
    capacità di conoscere la realtà, di organizzarla scientificamente e
    di manipolarla tecnologicamente. Abbiamo assistito per più di due
    secoli al tentativo di creare un umanesimo senza riferimento
    religioso, non necessariamente contro Dio, ma certamente senza Dio.

    Contro l'idea di umanesimo cristiano la modernità ha adottato due
    atteggiamenti. Il primo è stato l'atteggiamento del rifiuto, quello
    della negazione violenta, il cui apice è sicuramente rappresentato
    dall'enorme numero di cristiani martirizzati nel corso dell'epoca
    moderna, con l'ultimo immenso tributo pagato nel XX secolo: «Secondo
    la World Christian Enciclopedia, compilata dallo studioso
    protestante David Barret (esperto di statistiche), nel XX secolo vi
    sono stati oltre 45 milioni di martiri, cioè di cristiani che hanno
    perduto la vita prematuramente in una situazione di ostilità verso
    il cristianesimo. La cifra è pari a più di 2/3 della somma totale
    dei martiri dagli inizi del cristianesimo [...]. Il '900 iniziato
    con la rivoluzione dei Boxers in Cina, è proseguito con il genocidio
    degli armeni a opera dei turchi, le persecuzioni anticlericali
    (massoniche e social-comuniste) in Brasile, Messico, Spagna, la
    persecuzione nazista in buona parte dell'Europa; il comunismo in
    Urss e nell'Europa dell'Est».

    La distruzione delle chiese, dei conventi, la soppressione delle
    persone fisiche, dei vescovi, dei sacerdoti, dei laici e il rifiuto
    del cristianesimo sono conseguenza dell'opzione fondamentale che la
    modernità ha radicalmente posto: o si è moderni o si è cristiani; o
    si è per il progresso, per una piena e definitiva realizzazione
    dell'uomo che rifiuta totalmente il piano trascendente, o si è per
    una visione retrograda e reazionaria, superstiziosa e nociva che si
    fonda sulla religione, sulle Chiese e su Dio. Secondo una tale
    prospettiva, come ha bene evidenziato Augusto Del Noce, «la storia
    del XX secolo non potrebbe essere intesa che come un processo verso
    il culmine della modernità coincidente con la piena
    secolarizzazione, tale da escludere ogni richiamo alla trascendenza
    religiosa».
    Le parole di Lenin, nonché la sua azione politica, ce lo confermano
    a pieno: «Tutte le religioni contemporanee, tutte le Chiese e ogni
    organizzazione religiosa sono considerate dal marxismo come organi
    della reazione borghese che servono a difendere lo sfruttamento e
    l'istupidimento della classe operaia [...]».

    Non molto diversa era la concezione di Hitler il quale, commentando
    il concordato con la Chiesa, così si esprimeva: «Ciò non mi impedirà
    di sradicare totalmente il cristianesimo dalla Germania, di
    eliminarlo in maniera completa, radicale e definitiva. È una
    questione decisiva se il nostro popolo ha una fede ebraico cristiana
    con la sua morale molle e compassionevole, oppure una forte ed
    eroica fede in dio nella natura, in dio nel proprio popolo, in dio
    nel proprio destino, in dio nel proprio sangue [...]. Non è
    possibile essere cristiani e tedeschi insieme: o si è l'uno o si è
    l'altro».

    L'altro atteggiamento molto più subdolo e pervasivo ha cercato di
    subordinare la Chiesa al progetto secolaristico della modernità. Ciò
    è avvenuto innanzitutto tentando, attraverso la rivendicazione della
    separazione tra Stato e Chiesa, di subordinare la Chiesa allo Stato.
    Fin dalla Costituzione civile del Clero del 1790 il tema della
    separazione della Chiesa dallo Stato è stato l'occasione per
    ribadire la tendenza ad assimilare la vita e la struttura religiosa
    nell'ambito dello Stato, sviluppando quell'interpretazione
    rinascimentale e, successivamente, protestante, della politica come
    strumento del regno.
    Il tema della separazione è stato affrontato dalla modernità con
    l'intenzione non tanto di affermare la totale separazione dei due
    ordini, bensì la priorità dell'ordine politico su quello religioso.
    Il Concordato con la Chiesa cattolica voluto da Napoleone, come
    traspare dalle sue stesse parole, è anch'esso inscrivibile in una
    logica puramente strumentale di subordinazione della religione alla
    politica.
    La stessa formula «Libera Chiesa in libero Stato» è espressione di
    questo tentativo di distinguere e separare la Chiesa e lo Stato nel
    senso di un assorbimento della Chiesa nello Stato. Prima ancora
    dello Stato totalitario, lo Stato liberale ha preteso di essere lui
    a concedere il diritto a esistere e a normare ogni espressione e
    opera sociale del popolo cristiano. Si è cercato di ridurre la
    Chiesa a una funzione pedagogica e morale, sempre all'interno dello
    Stato, come parte integrante di esso, come strumento del regno
    appunto.
    21 november

    se anche il padre di Dolly non clona +

    Wilmut rinuncia a manipolare e distruggere embrioni.
    Ricerca. Lo scienziato britannico famoso per aver «prodotto» la
    prima pecora-fotocopia cambia strada: meglio lavorare su cellule
    staminali adulte

    ● Proprio il ricercatore che oltre 10 anni fa stupì il mondo con la
    clonazione di un mammifero ha annunciato di voler rinunciare a tali
    studi
    ● Seguendo l'esempio di un team giapponese, Wilmut si dedicherà a
    esperimenti per riprogrammare le staminali adulte
    ● «Sono strade che promettono migliori risultati – ha detto a un
    quotidiano – e sono più accettabili socialmente ed eticamente»
    ● Il genetista Dallapiccola: si conferma quanto dicevamo sin
    dall'epoca dei referendum sulla legge 40

    ADDIO SACRIFICABILITÀ DELL'EMBRIONE
    VERO CHOC DEL PENSIERO UNICO LIBERTARIO

    di MARINA CORRADI

    Per la ricerca internazionale è uno choc.
    Ian Wilmut, colui che fabbricò la pecora Dolly, abbandona la strada
    della 'clonazione terapeutica'.
    Non utilizzerà la licenza a clonare embrioni umani, concessagli dal
    governo britannico per ricercare terapie contro le malattie
    neurodegenerative. Nei laboratori della Università di Kyoto, spiega
    Wilmut, è stato sperimentato con successo sui topi un nuovo modo per
    ottenere cellule staminali simili a quelle embrionali, ma derivanti
    da cellule adulte.

    «Astonishing and exciting », sorprendente e eccitante, così il
    professore definisce la nuova tecnica. A Kyoto le cellule del derma
    di un topo adulto sono state fatte regredire a uno stadio primitivo
    e indifferenziato. Staminali dunque di origine adulta, ma
    caratterizzate da una 'pluripotenza' prossima alla toti­potenza delle
    embrionali, che consente la formazione di ogni tessuto.
    I ricercatori giapponesi ritengono di poter riprogrammare queste
    cellule, istruendole a fabbricare nervi, muscoli, ossa, duecento
    tipi di tessuti diversi.
    Col vantaggio che, provenendo le staminali dall'organismo dello
    stesso paziente, non si avrebbe, nel reimpianto, alcun rigetto. E si
    eviterebbe di clonare e distruggere – a fini di ricerca – embrioni
    umani.

    «È una strada eticamente più accettabile dalla società», dice
    Wilmut, ma la motivazione della svolta non sembra etica: la nuova
    tecnica, assicura il professore, oltre che «sorprendente e
    eccitante» è anche «molto promettente».
    Cioè, sembra che possa funzionare – che è il solo possibile motore
    delle scelte di un ricercatore del suo calibro, superfinanziato e
    famoso in tutto il mondo grazie alla sua straordinaria – benché
    prematuramente mancata per oscuri difetti di fabbricazione – pecora.
    Può essere, anche, che la difficoltà a reperire la 'materia prima'
    per la clonazione di serie, cioè gli ovociti femminili, abbia
    rallentato ultimamente le speranze del Roslin Institute di
    Edimburgo.
    Ma tanto entusiasmo per la intuizione giapponese si spiega solo con
    la concretezza delle prospettive.
    Convertito, dunque, Wilmut dalla percorribilità di quella ricerca,
    più che da una questione etica verso la quale si è finora dimostrato
    freddo.

    Così la locomotiva internazionale della 'clonazione terapeutica'
    viene abbandonata in corsa dal padre stesso della clonazione.
    La cosa sorprenderà il pubblico che da anni – e quanto, in Italia,
    ai tempi del referendum sulla procreazione assistita – si è sentito
    ripetere che l'unica speranza per curare Alzheimer e Parkinson
    passava attraverso le staminali embrionali, ovvero per la
    distruzione di embrioni.
    Era un leit motiv mille volte ripetuto, dai tg ai giornali
    femminili, era un pensiero unico e obbligatorio.
    Chi scriveva allora di questi argomenti registrava con stupore come
    ricercatori di statura internazionale, quanto all'utilizzo
    terapeutico delle staminali embrionali, avessero invece seri dubbi:
    quelle cellule primitive erano, dicevano, difficilissime da istruire
    e dirigere nell'organismo, e anche potenzialmente portatrici di
    rischi proliferativi.
    Dubbi che però non emergevano o quasi, nel dibattito pubblico.

    Due anni dopo, il padre di Dolly, il pioniere della 'clonazione
    terapeutica' che prometteva di usare gli embrioni per curarci un
    giorno dal Parkinson, annuncia che la strada migliore non è, in
    effetti, quella.
    Che pare che si arrivi prima, e con meno fatica, passando attraverso
    cellule staminali adulte – facendole regredire allo stadio voluto e
    riprogrammandole.
    Che è quello che in sostanza dicevano nel 2005 i migliori
    ricercatori italiani, a quei pochi che li volevano ascoltare.
    Di modo che, pare che la ragion pratica della efficienza e della
    concretezza dia oggi ragione ai dubbi di allora.

    Il pensiero unico della sacrificabilità dell'embrione alla 'Ricerca'
    era, come spesso accade ai pensieri unici, sbagliato.

    (c) Avvenire, 18/11/2007
    19 november

    nuovo libro di antonio socci(dalla news letter dell'autore)

    Un caso eclatante è quello del piccolo Matteo Pio Colella. Il fanciullo, che ha solo sette anni e vive a San Giovanni Rotondo con la famiglia, la mattina del 20 gennaio 2000 va tranquillamente a scuola come ogni giorno. Ma la maestra Concetta Centra si accorge dopo qualche ora che sta male (brividi, testa inclinata verso il banco, incapacità di parlare). Vengono chiamati subito i genitori. Sono le 10.30. Il bimbo ha la febbre a 40° e comincia a vomitare. Alle 20.30 della sera quando Matteo non riconosce più la madre tutto si fa più concitato. Si provvede al ricovero immediato alla Casa Sollievo della sofferenza, l’ospedale di padre Pio dove il padre di Matteo, Antonio lavora come medico. Le condizioni del bambino appaiono subito disperate. Viene fatta una diagnosi di meningite fulminante. Anzi, per la precisione, nel giro di qualche ora il quadro si fa devastante: meningite acuta con andamento rapidamente progressivo per il determinarsi di uno schock settico e profonda compromissione degli apparati cardiocircolatorio, renale, respiratorio, emocoagulativo, con acidosi metabolica. Il bimbo viene portato in rianimazione.

    “E’ UN CASO DISPERATO”

    In pratica fin dal primo giorno vari organi vitali sono risultati compromessi. Nel giro di poche ore, al mattino del 21 gennaio, la situazione precipita drammaticamente con “uno stato collassiale, ipertermia, difficoltà respiratoria per desaturazione di ossigeno”. Si manifestano “segni quali cianosi intensa, edema polmonare, gravissima bradicardia per la grave ipossemia e acidosi metabolica”.

    I medici ormai disperati si affannano e si agitano attorno al bambino, aumentando al massimo i dosaggi farmaceutici, ma il grave collasso cardiocircolatorio, la difficoltà a ossigenarsi nonostante la ventilazione meccanica, la sofferenza renale e la grave alterazione del sangue, fanno ormai pensare al peggio. Appare tutto inutile. Uno dei dottori – dopo essersi prodigato in ogni modo – a un certo momento, desolato, si ferma e dice: “Ragazzi, non c’è più nulla da fare, il bambino non si riprende”. Si toglie i guanti, va a lavarsi le mani e torna al fianco del fanciullo, con la dottoressa Salvatore, a guardare, ormai impotente, il piccolo Matteo. La dottoressa a questo punto incita a fare un ultimo, disperatissimo tentativo, come farebbe un padre di fronte al figlio. Fu così iniettata una forte dose di adrenalina che sortì qualche piccolo effetto, ma senza poter assolutamente cambiare la situazione ormai tragica del bambino. Il decesso era atteso da un momento all’altro. Si legge nella “Fattispecie cronologica” del caso (negli atti del processo di canonizzazione di padre Pio): “Il dottor Violi passando in rassegna la fisiopatologia di questa devastante sindrome, ha dimostrato come quando gli organi insufficienti sono in numero superiore a cinque, le varie terapie impiegate risultano inutili, o comunque non hanno mai risolto alcun caso. Non risulta che nella letteratura internazionale ci sia alcun sopravvissuto affetto da tale patologia come quella del piccolo Matteo Pio Colella. Insomma non viene descritta alcuna sopravvivenza, infatti in tal caso la mortalità è del 100 per cento”. La madre, il padre, i familiari sono da anni devoti di padre Pio. Si mette in moto una grande catena umana di preghiere al padre perché interceda. La mamma del bambino, raggiunta al telefono dalla maestra che chiede di sapere, riesce solo a dire, con la voce strozzata dalle lacrime: “Preghiamo padre Pio, perché stiamo perdendo Matteo”. Anche tutti i bambini della scuola iniziano a invocare il padre. Così i frati, i parenti, gli amici, gli stessi medici e gli infermieri della “Casa”. Qualche parente addirittura si riavvicina a Dio per implorare il miracolo per il piccolo Matteo. Si susseguono in quelle ore concitate le visite alla tomba del padre, i rosari, le reliquie portate a contatto con il bambino, le lacrime e le invocazioni accorate.

    ACCADE L’IMPOSSIBILE

    E la mattina del 21 gennaio “improvvisamente accade qualcosa di straordinario e con l’incredulità di tutti”, perché “gli organi del bambino riprendono a funzionare”. C’è clamore, commozione, stupore. Il fenomeno è doppiamente sorprendente, perché già le speranze di sopravvivenza erano pari a zero, ma – nel caso remoto di sopravvivenza – certi erano i gravi danni cerebrali e renali che il bimbo avrebbe comunque riportato. Invece qua il bambino, dopo essere stato dieci giorni sedato e curarizzato, addirittura il 31 gennaio si sveglia, guarda medici e infermieri e dice: “voglio il gelato”. Poi comincia a scherzare con loro. Domenica 6 febbraio il piccolo – ancora in rianimazione – guarda tranquillamente la televisione e gioca alla play-station (introdotta “per la prima volta nella storia della medicina” in rianimazione perché i medici sono interessati a vedere “la risposta intellettiva” del fanciullo). I medici – ovviamente felici - si trovano davanti a qualcosa di inaudito, sconcertante. I genitori e gli amici in una gioia travolgente.

    Tutti i medici hanno dichiarato l’inspiegabilità scientifica della guarigione (e della mancanza di danni). Uno per tutti, il Dottor Alessandro Villella: “non sono in grado di spiegare scientificamente la completa guarigione del piccolo Matteo Colella, senza dover pensare che possa esservi stato un intervento soprannaturale”.

    Molto bella è la testimonianza data dalla madre al postulatore della causa di canonizzazione di padre Pio: “qualunque sarà la decisione degli uomini su questo caso, la mia convinzione profonda di mamma e di credente rimarrà che mio figlio è tornato a noi perché il Signore immeritatamente ce l’ha restituito, è intervenuto a consolarci nella sua immensa misericordia, con l’intercessione del nostro caro Padre Pio”.

    La signora riferisce di segni inequivocabili della vicinanza del padre (per esempio un intenso “dolcissimo e gioioso” profumo di rose e viole da lei avvertito) e aggiunge: “Solo il Signore sa il senso di tutto ciò che è accaduto alla nostra famiglia. La mia certezza è che Egli ci è stato vicino e ci ha benedetti, grazie anche alla intercessione e alla preghiera amorevole di Padre Pio che, della sua missione sulla terra, diceva: ‘Come sacerdote la mia è una missione di propiziazione: propiziare Iddio nei confronti dell’umana famiglia’. E così è stato, caro Padre Pio, ci hai abbracciati nella prova e ci hai raccomandati a Dio”.

    E il piccolo Matteo? Ricorda nulla di quelle ore di incoscienza? Per la medicina egli non doveva sentire, né vedere nulla, tantomeno ricordare qualcosa. Ma interpellato subito dopo il suo risveglio, Matteo riferì invece un ricordo molto preciso e sconvolgente: “Durante il sonno io non ero solo. Ho visto un vecchio. Mi sono visto da lontano, in questo letto, attraverso un buco tondo. Io ero vicino ai macchinari e un vecchio con la barba bianca e vestito lungo e marrone, mi ha dato la mano destra e mi ha detto: ‘Matteo, non ti preoccupare, tu presto guarirai’, e mi sorrideva”.

    IL CIELO SPALANCATO

    Per la verità il racconto del piccolo Matteo, nella sua interezza, è ancora più sconvolgente. Infatti prosegue così: “Dall’altro lato ho visto tre angeli (…) i loro visi perché erano luminosi. Un altro giorno ho raccontato poi allo zio Giovanni che sempre quella notte ho guarito un bimbo rigido con gli occhi celesti-verdi e i capelli neri e stava sul lettino di un ospedale a Roma. Poi ho ripetuto il sogno alla mia mamma, la mamma mi ha chiesto: come sei andato a Roma? E io ho risposto: ho fatto una specie di volo con Padre Pio che mi teneva la mano e mi ha parlato con la mente, e quando siamo arrivati mi ha chiesto: ‘Vuoi guarirlo tu?’. E io ho detto: come si fa? Così, con la forza di volontà. La mamma mi ha chiesto: come hai capito che eri a Roma? Ho riconosciuto il Luna Park dove ero andato con zio Giovanni”. Conclusione del bambino: “Mi ha guarito Padre Pio”.

    Insieme al miracolo, che naturalmente è il fatto più clamoroso e importante, va segnalata la descrizione che il bambino fa del suo stato di pre-morte, quel “mi sono visto da lontano, in questo letto”. E’ una sorta di “prova” sperimentale dell’esistenza dell’anima, anche perché lo stesso tipo di racconto è confermato in una grande quantità di casi analoghi. Jean Guitton scrive: “sono stati studiati i fenomeni che si verificano al momento della morte. Coloro che hanno sfiorato la morte hanno avuto l’esperienza di uno stato di ‘scorporazione’ che può farci capire le esperienze di certi mistici. Il dottor Moody nel suo libro ‘Life after death’, riporta numerose testimonianze…. Tutti hanno confermato che al momento della morte si ha l’impressione di essere staccati dal corpo e di vederlo come un oggetto che si sorvola” (Jean Guitton, “Ritratto di Marthe Robin”).

    Naturalmente davanti a tutti questi resoconti certi laicisti saranno pronti a storcere il naso del pregiudizio, ma “contra factum, non valet argumentum”. Il fatto di guarigioni inspiegabili è ben più forte delle opinioni e la scienza medica ha lealmente constatato l’inspiegabile. E l’ha fatto non affermando che si tratta di fenomeni non ancora compresi, ma che un giorno saranno spiegati (come se parlassimo di malattie che ancora non sappiamo come curare, ma un domani diventeranno guaribili), bensì riconoscendo che è accaduto qualcosa che va totalmente contro le leggi della natura. Questa è la razionalità, questo è il realismo. “Chi crede ai miracoli” scriveva Gilbert K. Chesterton “lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega lo fa perché ha una teoria contraria ad essi”.



    Antonio Socci
    18 november

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37
    Benedetto XVI: pensare a Fatima come scuola di fede
    Questa ecclesiologia della comunione. è la rotta certa da
    seguire, senza perdere di vista eventuali scogli, come
    l'orizzontalismo nella sua fonte, la democratizzazione
    nell'attribuzione dei ministeri sacramentali, l'equiparazione fra
    l'Ordine conferito e i servizi emergenti... Mi è grato pensare a
    Fatima come scuola di fede con la Vergine Maria come Maestra; lì
    Lei ha eretto la sua cattedra per insegnare ai piccoli Veggenti,
    e poi alle moltitudini, le verità eterne e l'arte di pregare,
    credere e amare. Con l'atteggiamento umile di alunni che hanno
    bisogno di imparare la lezione, affidate ogni giorno alla Maestra
    tanto insigne e Madre del Cristo totale, ognuno di voi e i
    sacerdoti vostri diretti collaboratori nella guida del gregge, i
    consacrati e le consacrate, che anticipano il Cielo in terra, e i
    fedeli laici che modellano la terra a immagine del Cielo.

     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    La verità sulla famiglia. Matrimonio e unioni di fatto
    Presentato il 14 febbraio nella sede della Radio Vaticana con
    padre Federico Lombardi, il direttore de "L'Osservatore Romano"
    Mario Agnes ed il presidente dell'Unione Giuristi Cattolici
    Italiani Francesco D'Agostino, questo nuovo quaderno edito dal
    quotidiano della Santa Sede sull'insegnamento sociale di
    Benedetto XVI appare particolarmente utile. Ciò sia per il
    delicato passaggio politico-culturale in cui viene a collocarsi e
    sia per il significativo titolo scelto, "La verità sulla
    famiglia", in esplicito contrasto all'inaccettabile relativismo
    di buona parte del discorso pubblico quando affronta i temi della
    morale familiare.

    LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2749
    Ruini: La Chiesa non è buonista. Lo straniero rispetti la legge
    La Chiesa "non è troppo "buonista"" quando parla di accoglienza
    nei confronti degli immigrati, perché l'accoglienza non "può
    essere separata" dalla legalità e dalla sicurezza. Lo ha detto il
    cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma
    e fino a qualche mese fa presidente della Conferenza episcopale
    italiana. Il porporato ieri pomeriggio era all'Università
    Cattolica di Milano, dove ha partecipato, insieme al cardinale
    Patriarca di Venezia Angelo Scola e a Giuliano Ferrara, a un
    dibattito in occasione della pubblicazione di due suoi libri,
    "Chiesa contestata" e "Chiesa del nostro tempo". In un paragrafo
    del primo dei due, Ruini parla di "accoglienza e compatibilità"
    dell'immigrazione in Italia.

    11) Il Timone
    http://www.iltimone.org/rivistaEditoriale.php?idRec=90
    Abisso
    Mi sovviene il caso - per esempio - della recente, tristissima
    vicenda di aborto selettivo, che ha suscitato clamore su stampa e
    televisione. Ricordate? Una mamma incinta di due gemelli,
    avvertita che uno di loro presentava un'anomalia, chiede e
    ottiene di sopprimerlo con l'aborto, lasciando in vita quello
    sano. Ma i medici sbagliano bersaglio (evidentemente la
    malformazione non era così evidente) ed uccidono il bimbo sano.
    Sconcerto, disperazione e rabbia da parte dei genitori, i quali
    chiedono e ottengono, per riparare il danno (?), di eliminare
    anche il sopravvissuto. Ovviamente, grande battage per denunciare
    mancanze e ritardi del nostro sistema sanitario, occultando la
    cruda verità: un duplice assassinio di creature innocenti, una
    delle quali aveva la colpa (!) di non essere perfetta.

     "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Riconoscimento unioni di fatto, non aprite quella porta
    Pubblichiamo stralci dell'audizione che Gérard-François Dumont,
    professore alla Sorbona di Parigi e presidente della rivista
    "Population & Avenire", ha reso nei giorni scorsi alla
    Commissione Giustizia del Senato nell'ambito della discussione
    sulla regolamentazione delle coppie di fatto. Dumont ha descritto
    le legislazioni in vigore in altri Paesi, concentrandosi in
    particolare sui Pacs francesi e infine trae qualche conseguenza
    per l'Italia.

    14) Radici cristiane
    http://www.radicicristiane.it/interna.php?id_fondo=71
    Per una rinascita della politica cristiana in Italia
    Vorremmo che ciascuno si sentisse impegnato nella necessaria
    opera di rinascita e di restaurazione sociale del nostro Paese,
    che non va delegata ad una classe politica in disfacimento, ma va
    assunta, in prima persona, secondo le proprie possibilità, da
    ogni cittadino italiano. Ogni uomo e ogni famiglia, con la sua
    visione del mondo e con il suo esempio, può infatti influenzare e
    plasmare la società intera, in misura molto maggiore di quanto ci
    viene fatto credere.

    15) "CONTRO LA LEGGENDA NERA"
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Un arcivescovo nemico dei compromessi: Giuseppe Siri
    di Vittorio Messori
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1912
    Gesù nel Giudaismo
    di don Pietro Cantoni
    Le posizioni ebraiche di fronte alla figura di Gesù sono molte e
    differenziate e sono profondamente mutate nel corso dei due
    millenni. Ma rimane, in tutta la sua drammaticità, comune a tutti
    gli uomini ma in particolare per l'ebreo, la domanda decisiva:
    «Gesù è il figlio di Dio?». Domanda alla quale i cristiani
    rispondono affermativamente.
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1914

    16) "E' TUTTA UN'ALTRA STORIA"
    http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/comunismo.htm
    Spagna 1936: 498 nuovi martiri, durante un nuovo "assalto al
    cielo"
    Nella Madrid del 1936 la sinistra faceva sfilare le donne in
    corteo al grido "Hijos sì, maridos no", ed uno degli slogan più
    diffusi, che s'insegnava anche ai bambini, era "Ni Diós, ni
    patria, ni padres". Anche questo dimostra come - pur volendo
    "fare come in Russia" - la Rivoluzione in Spagna fosse non solo
    socio-economica, ma avesse una chiara, esplicita, consapevole ed
    intenzionale curvatura culturale. La società, tuttavia, rivelò la
    presenza di anticorpi capaci di sconfiggere il morbo. La
    guarigione però, si deve constatare con il senno di poi, fu solo
    apparente. Infatti, oggi Zapatero continua ed attua, con altri
    mezzi, la stessa guerra contro la Chiesa, la religione, la
    famiglia, l'ordine morale e la dimensione sociale della verità
    sull'uomo: i figli senza marito e la cancellazione della stessa
    parola "padre" sono un fatto. Ancora una volta in Spagna si muove
    un'avanguardia che dà "l'assalto al cielo". E la società mostra
    di non avere più a sufficienza gli anticorpi per combattere il
    ricorrente morbo. Per tante ragioni, non ultima lo sbandamento
    pastorale che si manifesta a partire dagli anni 1960.

    17) "Mons. Alessandro Maggiolini"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=40449&url=dettaglioRassegna.jsp
    Ai socialisti piacciono i figli di papà, non il bene che non fa
    rumore
    I socialisti dicono e ribadiscono che hanno perso il loro aìre
    anticlericale.Si possono imporre tasse per regalare dolciumi a
    figli di papà che ne hanno i cassetti pieni e togliere
    sovvenzioni a famiglie che non riescono a tirare la fine del mese
    per pagarsi non leccornie, ma semplicemente il necessario per
    mangiare, per vestirsi e per calzare scarpe senza lusso. Ed ecco
    che in questi giorni i socialisti hanno proposto di negare la
    sovvenzione dei fabbricati anche destinati al culto cristiano.
    Come costume da decenni.
     "ANTONIO SOCCI"
    http://www.antoniosocci.it/
    Uscito il nuovo libro "il segreto di padre pio"
    Un caso eclatante è quello del piccolo Matteo Pio Colella. Il
    fanciullo, che ha solo sette anni e vive a San Giovanni Rotondo
    con la famiglia, la mattina del 20 gennaio 2000 va
    tranquillamente a scuola come ogni giorno. Ma la maestra Concetta
    Centra si accorge dopo qualche ora che sta male (brividi, testa
    inclinata verso il banco, incapacità di parlare). Vengono
    chiamati subito i genitori. Sono le 10.30. Il bimbo ha la febbre
    a 40° e comincia a vomitare. Alle 20.30 della sera quando Matteo
    non riconosce più la....

    22) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    CINA: Pechino minaccia "serie ripercussioni" se il Papa
    incontrerà il Dalai Lama
    Liu Jianchao, portavoce del ministero cinese degli Esteri, ha
    dichiarato: "Speriamo che il Vaticano non faccia nulla che possa
    colpire i sentimenti della popolazione cinese, e mostri sincerità
    nel migliorare i rapporti con la Cina intraprendendo azioni
    concrete". Allorché lo scorso ottobre il Governo americano ha
    conferito al Dalai Lama la medaglia d'oro del Congresso, la più
    alta onorificenza civile statunitense, il ministero degli Esteri
    cinese ha sostenuto che "quei Paesi che decidono di trattare bene
    il capo dei separatisti tibetani, danneggiano la propria
    immagine" precisando poi che le numerose visite che il Dalai Lama
    sta compiendo in Paesi occidentali non avranno alcun effetto
    sullo status del Tibet, anzi non faranno che danneggiare i
    rapporti con Pechino. (E.G.)

    17 november

    può una chiesa essere anche moschea???

    Il parroco di Ponzano Veneto (TV) concede la sua chiesa ai
    musulmani "per favorire il dialogo" [sic]. E spiega:

    «Io, ingenuamente, non avevo chiesto il permesso nè al vescovo, nè a
    nessun altro perché per me è come fare la carità. Comunque se me lo
    avessero proibito non sarei stato disposto ad obbedire».

    PONZANO VENETO (Treviso) - C'è una chiesa, a Paderno di Ponzano
    Veneto, che di venerdì diventa moschea, per favorire l'integrazione
    religiosa. Il parroco di Santa Maria Assunta, don Aldo Danieli, ha
    deciso di riservare alcuni locali della parrocchia alla preghiera e
    all'incontro degli immigrati musulmani. A Ponzano, che si trova in
    provincia di Treviso, risiedono 11.400 abitanti mentre i nuclei
    familiari di immigrati stranieri sono 232, circa 650 persone,
    provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Est Europa.

    IL DIALOGO AVVIENE SE NON SI CHIUDONO LE PORTE - «È inutile parlare
    tanto di dialogo se poi gli sbattiamo la porta in faccia. Papa
    Wojtyla li ha chiamati cari fratelli musulmani, come si fa allora a
    chiudergli la porta? Per me sono tutti figli di Dio». Agli immigrati
    di fede musulmana che vivono a Paderno di Ponzano Veneto e dintorni
    Don Aldo, 69 anni, le porte le ha spalancate mettendo a loro
    disposizione per la preghiera del venerdì l'oratorio della
    parrocchia, con annessa cucina e palazzetto, che ha contribuito a
    costruire anche con le sue mani. Il venerdì sono circa 200 i
    musulmani che arrivano da varie parti e si riuniscono a pregare nel
    locale che un giorno alla settimana diventa una moschea, ma per la
    fine del Ramadan e la festa del montone il numero sale a 1000-
    1200. «Loro me l'hanno chiesto e io ho detto di sì - spiega il
    parroco - Gli oratori del resto rischiano di fare le ragnatele».

    CRITICHE E RESISTENZE - Una decisione quella presa da don Aldo due
    anni fa che all'inizio ha fatto storcere il naso a più di un
    parrocchiano. E non solo visto che, come racconta lui stesso, anche
    il vescovo e la Curia hanno fatto arrivare all'orecchio di don Aldo
    le loro perplessità: «Io, ingenuamente, non avevo chiesto il
    permesso nè al vescovo, nè a nessun altro perché per me è come fare
    la carità - ha spiegato don Aldo -. Del resto sono più vecchio del
    vescovo e sono stato anche suo professore. Comunque se me lo
    avessero proibito non sarei stato disposto ad obbedire». Don Aldo è
    molto convinto della propria scelta e con i suoi parrocchiani più
    recalcitranti è stato chiaro fino alla provocazione: «Preferisco i
    musulmani che pregano ai cristiani che bestemmiano. Se pensate di
    farmi diventare razzista vi sbagliate». L'anno scorso a don Aldo
    erano arrivate alcune e-mail che lo sollecitavano a stare «con le
    sue pecorelle» invece di aprire le porte ai musulmani: «Qualcuno mi
    diceva di stare attento - racconta - perché dove vanno a pregare
    prima «ci sgozzano i montoni» e «poi diventano padroni loro».
    Insomma le contestazioni non sono mancate, ma io ho riunito il
    Consiglio pastorale e ho spiegato che non bisogna avere paura. Il
    Papa ci invita a spalancare le porte a Cristo e Cristo sono anche i
    musulmani. Adesso va meglio. È un processo lento e faticoso, ma sta
    cominciando».

    IL VESCOVO INDAGHI - «Mi appello al vescovo Mazzocato perchè
    chiarisca la posizione di questo parroco che non sono convinto sia
    in linea con il comune sentire della Chiesa; non mi risulta,
    infatti, ci siano state in Veneto altre iniziative di questo
    genere». E' stato questo il commento del Vicepresidente della Giunta
    Regionale del Veneto, Luca Zaia, alla decisione del parroco di
    Ponzano Veneto. «A parte il fatto che non esiste in questo nessun
    principio di reciprocità - ha detto Zaia - visto che nei loro Paesi
    non ci prestano certo le moschee per svolgere le nostre funzioni,
    comunque, la mia non vuole essere una presa di posizione frutto di
    pregiudizi, semplicemente non mi si faccia credere che
    l'integrazione passa attraverso queste iniziative 'buoniste'. Io
    dico che integrazione significa ben altro e il processo, semmai,
    deve essere inverso, deve partire dagli immigrati. Sono loro a dover
    dimostrare che desiderano veramente integrarsi e per far ciò devono
    innanzitutto cominciare a rispettare le nostre leggi, i nostri usi e
    costumi, le nostre tradizioni, la nostra identità e la nostra
    cultura. Gli immigrati devono sapere che, a casa nostra, prima di
    rivendicare diritti bisogna aver adempiuto ai propri doveri».

    Corriere della Sera 9 novembre 2007
    16 november

    Gabriele Sandri non era un santo

    Come già riportato in questo blog di recente la verità sul ragazzo ucciso non era proprio quella venuta fuori sui giornali che poco a poco stanno facendo rettifica ecco di seguito stralci di un articolo apparso sul sito adn Kronos.
    Roma, 16 nov. (Adnkronos/Ign) - In tasca a Gabriele Sandri (nella foto), il tifoso laziale ucciso da un poliziotto domenica scorsa in un autogrill di Arezzo, sono state trovate solo "microformazioni calcaree". L'avvocato Michele Monaco, legale della famiglia Sandri, ridimensiona così le notizie secondo le quali nel corso dell'autopsia fatta su Gabriele sarebbero stati trovati dei sassi. "Che cosa si intende per sassi? - ha chiesto il legale nel corso di una conferenza stampa - Sono state trovate solo microformazioni calcaree. E non parliamo di sassi in termini offensivi".

    Anche se, a quanto si apprende negli ambienti giudiziari, si tratterebbe proprio di due sassi. In particolare, a quanto si apprende, gli inquirenti avrebbero repertato due pietre e stabilito le misure: una è delle dimensioni di 8X6 cm e 3 di spessore, e l'altra di 4X4 cm e 3 di spessore. In pratica, fanno notare gli inquirenti, sarebbero dei sassi atti a offendere, come confermato anche in sede giudiziaria. (....)

    Il fratello del giovane ucciso domenica scorsa precisa anche che Gabriele Sandri "fu diffidato per due mesi ma poi la questione fu archiviata".(...).

    Insomma quelle che un lettore defini volgarmente "cagate" si stanno dimostrando la triste realtà e cioè che Sandri non era il santo che vogliono dipingere sui giornali come vittima sacrificale e che il poliziotto ha reagito eccessivamente difronte a un pericolo non così estremo ma effettivo.

    immigrati? scegliamoli

    Secondo il rapporto della Caritas il numero di stranieri regolari in
    Italia sarebbe cresciuto nel 2006 di 700 mila unità, con una
    percentuale di crescita rispetto all'anno precedente del 21,6 per
    cento in più. "Superiore in proporzione a quello degli USA".

    "Il cardinal Biffi disse che in Italia avremmo dovuto iniziare a far
    entrare solo persone provenienti da paesi che avevano una struttura
    sociale simile alla nostra. Lo tacciarono di razzismo. Ma che
    c'entra? Questo è pragmatismo, non xenofobia".

    Inutile far entrare immigrati cui non possiamo offrire nulla.
    Stipuliamo accordi bilaterali coi paesi di provenienza e valutiamoli
    prima di farli approdare in Italia. Eviteremmo molte tragedie.

    di Emanuele Boffi
    Tempi num. 45 del 08/11/2007

    Secondo un recente rapporto sull'immigrazione stipulato dalla
    Caritas il numero di stranieri regolari presenti in Italia sarebbe
    aumentato nel 2006 di circa 700 mila unità, con una percentuale di
    crescita rispetto all'anno precedente del 21,6 per cento.
    «Da questo punto di vista - ha chiosato Vittorio Nozza, direttore di
    Caritas Italia, alla presentazione del rapporto - il ritmo delle
    presenze è addirittura superiore in proporzione a quello degli Stati
    Uniti».
    Determinare il numero degli immigrati in Italia è «complesso» dice
    il rapporto Caritas. Una stima che potrebbe avvicinarsi al vero è di
    3.690.000 cittadini stranieri (comunitari e non comunitari) come
    ipotesi di massima.
    Basandosi su questo dato, la Caritas fa notare che la quota è pari
    al 6,2 per cento della popolazione italiana contro una media dei
    paesi europei che si attesta sul 5,6.
    Inoltre il rapporto 2006 registra un calo degli arrivi dall'Africa,
    dal Sudamerica e dall'Asia, mentre è aumentato l'ingresso di
    immigrati provenienti dall'Est Europa, soprattutto dalla Romania
    (15,1 per cento).

    Sono questi ultimi, anche per i recenti casi di cronaca -
    l'uccisione di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto a Roma da parte di
    un rom -, a intimorire maggiormente la popolazione.
    Ribadito l'ovvio (e cioè che rom non significa romeni), rimane il
    fatto che la questione della sicurezza legata alla presenza di rom,
    oggi, in Italia è in cima all'agenda politica.
    Con la trasformazione del disegno di legge in decreto da parte del
    governo, con il richiamo del presidente della Repubblica Giorgio
    Napolitano e del Santo padre Benedetto XVI a rispettare sia le leggi
    sia le persone.
    Secondo il rapporto Caritas i rom sono 10 milioni in tutta la Ue e
    140 mila in Italia, per il 60 per cento stanziali.

    In generale, l'impressione è che l'Italia risulti essere impreparata
    sulle politiche migratorie.
    Incapace, da un lato, di governare i flussi di persone che la
    scelgono come meta e, dall'altro, di attuare una severa politica di
    espulsione degli indesiderati.
    Sempre secondo le stime, infatti, il numero effettivo delle persone
    allontanate dal nostro paese è stato di 59.965 nel 2004; di 54.306
    nel 2005; di 45.449 nel 2006.
    Cioè, a fronte di un aumento considerevole degli immigrati, sono
    diminuite le espulsioni.

    Come fanno in Canada e Australia

    «La situazione è, oggettivamente, di emergenza - dice a Tempi
    Giuseppe Scidà, docente di Sociologia dello sviluppo e Sociologia
    delle migrazioni alla Facoltà di Scienze politiche "Roberto
    Ruffilli" dell'Università di Bologna - quindi prima o poi bisognerà
    intervenire. E già sarebbe molto se si iniziasse a pensare che,
    almeno in parte, si dovrebbe essere noi a scegliere quali immigrati
    far entrare nel nostro paese».
    Per Scidà non è un'idea così strana e peregrina come potrebbe
    apparire, «sia perché ci sono esempi storici che la avvalorano sia
    perché esistono oggi paesi come il Canada e l'Australia che attuano
    tali politiche».

    Per l'Australia se ne è accorto anche Beppe Severgnini che, in un
    recente "Lettera da Perth" sul Corriere della Sera ha scritto
    che «il programma comprende tre flussi: immigrazione qualificata
    (skilled stream), ricongiungimento familiare (family stream),
    perseguitati e rifugiati politici (humanitarian stream).
    Per il 2007-08 sono disponibili circa 150 mila nuovi visti
    permanenti: 100 mila per i lavoratori qualificati, 40 mila per le
    famiglie, il resto per i rifugiati.
    L'entrata senza visto comporta la detenzione; e, dopo i vari gradi
    di giudizio, l'espulsione.
    I richiedenti vengono selezionati con un sistema a punti, devono
    avere meno di 45 anni (a meno che portino qui l'attività) e
    soddisfare requisiti medici e di pubblica sicurezza.
    L'Australia, insomma, ha un piano: perseguito per anni, anche a
    costo di alcune durezze, dal governo conservatore di John Howard.
    L'opposizione laburista, sostanzialmente, condivide».
    «Severgnini - dice Scidà - riassume bene per l'Australia, ma molto
    simile è la situazione del Canada, che da anni attua un "Programma
    d'immigrazione d'affari" secondo cui si accetta sul suolo patrio
    solo chi viene ad investire».

    L'idea di "scegliere" gli immigrati non è nuova.
    «Già in Brasile, tra il 1850 e la Prima guerra mondiale,
    l'imperatore attuò una politica simile. Essendo ampie e spopolate
    certe zone, offrì gratuitamente la terra a chi fosse disposto a
    coltivarla. Prima i tedeschi, poi molti italiani (prevalentemente
    del nord, contadini e con famiglia) si recarono nel paese
    dell'America Latina accettando di lavorare i 25 ettari di terreno
    che l'imperatore regalava».
    Chiaramente, Scidà sa benissimo che «almeno per il Brasile di allora
    non era tutto rose e fiori. Chi arrivava poi si accorgeva che
    mancava l'acqua, le infrastrutture e la vita era dura comunque».
    Ma quel che gli preme sottolineare è un metodo e un criterio:
    l'immigrato deve essere funzionale al paese che lo ospita, dunque
    non c'è nulla di male a introdurre criteri per la sua selezione.

    Servono infermieri?

    L'Italia però non è né il Canada né l'Australia.
    «Certo - dice Scidà -. Quelli sono paesi territorialmente estesi e
    scarsamente popolati. Un paragone lineare con la nostra situazione è
    molto difficile da approntare. Eppure sul "che cosa fare" nei
    confronti degli immigrati, è da tenere in considerazione anche
    perché quel che abbiamo fatto finora è stato poco proficuo».
    Questo perché, secondo Scidà, «l'Italia si è sempre considerata un
    paese di emigranti e non di immigrati. Per cui, ancora oggi, fatica
    a capire la necessità di certe dinamiche di controllo dei flussi».
    Esempio ne è il fatto che «solo a inizio 2000 abbiamo introdotto le
    quote che, guarda caso, non bastano mai. Prima abbiamo fissato il
    limite a 50 mila, quest'anno siamo arrivati a 170 mila, ma non sono
    mai numeri sufficienti a rispondere alla domanda che arriva dal
    territorio».
    Insomma, occorre cambiare mentalità: non aspettare che gli immigrati
    arrivino e poi tamponare le emergenze, ma recarsi nei paesi
    d'origine e selezionare il personale utile al fabbisogno interno.
    «Questo - ammette il professore - certo può essere fatto solo in
    parte, ma almeno si comincia. Finora i nostri governi hanno stretto
    accordi bilaterali soprattutto con i paesi che si affacciano sul
    Mediterraneo: Tunisia, Libia, Albania eccetera. Sommariamente, si
    potrebbe dire che finora abbiamo stipulato accordi che prevedevano
    assunzione di immigrati in cambio di un più ferreo controllo sulle
    partenze dei barconi dei clandestini. Vediamo tutti la situazione.
    Così è una partita persa in partenza».
    Quindi?
    «Quindi il nostro ministero degli Esteri dovrebbe impegnarsi nella
    sottoscrizione di accordi con quei paesi che hanno un capitale umano
    interessante per le nostre esigenze».
    Tutto qui, proclama Scidà: «Ci servono infermieri? Sottoscriviamo un
    accordo con il tal paese per far entrare tot persone che istruiremo
    come infermieri, li agevoleremo per svolgere questa professione di
    cui noi abbiamo bisogno. Del resto, così non stiamo meglio solo noi,
    ma anche loro».

    Una green card europea

    Scidà sa bene che, con la situazione politica attuale, il
    ragionamento non sarebbe di facile attuazione.
    «La sinistra non accetterà mai un discorso di questo tipo, ne sono
    consapevole. Ricordo quando l'emerito cardinale di Bologna, Giacomo
    Biffi, disse che in Italia avremmo dovuto iniziare a far entrare
    solo persone provenienti da paesi che avevano una struttura sociale
    simile alla nostra. Lo tacciarono di razzismo. Ma che c'entra? è una
    questione di funzionalità, di pragmatismo. Il razzismo, la xenofobia
    non c'entrano nulla».
    Quel che piacerebbe a Scidà è una «carta verde per l'Europa sul
    modello di quella americana. So che ora anche a livello europeo si
    sta preparando una blue card e vedremo esattamente di cosa si
    tratterà. Però quel che sarebbe interessante fare è la valutazione
    degli immigrati, anche per capire esattamente chi sono e che cosa
    possono offrire. Poterli valutare sotto diversi aspetti: quello
    economico, quello dell'esperienza lavorativa, quello
    dell'istruzione».
    15 november

    le famiglie? dopo i gay! (x questo sciagurato governo)

    Finanziaria: il Forum Famiglie escluso dalle consultazioni

    Il Forum Famiglie organizza una raccolta di firme a sostegno di una
    proposta fiscale che premia i contribuenti che hanno un figlio a
    carico... E protesta per essere stata esclusa dalle parti sociali
    consultate (tra le quali è invece inclusa l'Arcigay) su Dpef e
    Finanziaria. E' la prima volta che dopo sette anni il Forum non
    viene interpellato: speriamo che il Forum impari la lezione e si
    apra alle realtà che fanno davvero lobbying etico.

    Il Popolo del Family Day torna a mobilitarsi. Lo fa per chiedere un
    fisco giusto, a misura di famiglia.
    Lo fa per protestare contro questa finanziaria 2008, talmente chiusa
    nei confronti della famiglia che è stato difficile anche trovare
    appigli per fare emendamenti.
    Lo fa per protestare contro il Governo Prodi che per la prima volta
    dopo sette anni ha depennato il Forum Famiglie dalle parti sociali
    interpellate nella stesura del Dpef e della Finanziaria, ricevendo
    invece l'Arcigay.

    Perchè l'Arcigay sì e il Forum Famiglie no?
    Perché Padoa Schioppa ha ricevuto il Forum solo una volta, per il
    Dpef dell'estate 2006, per poi chiudere tutte le porte dopo il
    Family Day?
    [Il perchè è ovvio: nonostante gli ingenui tentativi del Forum di
    presentare il Family Day come aconfessionale e apartitico, sul piano
    culturale esso è l'esatto contrario del progressismo, NdR]

    Le famiglie non ci stanno più e hanno deciso di gridarlo dai tetti.
    Lo faranno nei prossimi tre mesi con una imponente raccolta di
    firme, che vuole rimettere insieme il milione di persone scese in
    piazza il 12 maggio. E forse qualcuna in più, visto che la richiesta
    è totalmente laica e interessa chiunque abbia un figlio a carico, a
    prescindere dall'essere sposati o meno. [E' un'altra inutile
    concessione fatta dal Forum al politicamente corretto: con tutto il
    rispetto per le situazioni familiari difficili, è evidente che il
    Forum non raccoglierà mai il consenso delle Unioni di Fatto, NdR].
    Tant'è che alle associazione del cartello del Family Day si è
    aggiunto anche l'Ugl - Unione Generale del Lavoro.

    "Il Family dai ha lasciato alla famiglia la consapevolezza di essere
    un soggetto sociale", dice Paola Soave, vicepresidente del Forum.
    [Il Family Day è riuscito solo perché l'episcopato e il clero bene
    orientati si sono mobilitati. E' un'iniziativa che vivrà solo per
    l'impegno di questa parte della Chiesa, non certo grazie
    all'intelligente Roccella e all'ambiguo Pezzotta, che rappresentano
    solo se stessi, NdR]
    "Non è solo questione di soldi, ma di cultura. Fare figli non è un
    fatto privato, ma un elemento di bene comune". Non si tratta di
    regali, ma di introdurre nel fisco l'equità orizzontale, per cui a
    parità di reddito chi ha figli da mantenere non deve pagare le
    stesse tasse di chi figli non ne ha.

    La petizione chiede di calcolare il reddito non solo in base al
    reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti il
    nucleo familiare. In pratica si chiede di dedurre dal reddito medio
    percepito il costo reale del mantenimento di ogni figlio, quello che
    la Costituzione sancisce come obbligo, calcolabile intorno ai 6.000
    euro: "Una cifra per nulla esagerata, molto vicina al reale, semmai
    per difetto", commenta la Soave.
    Sullo stesso reddito andrebbero calcolate anche tutte le addizioni
    regionali e locali, con un notevole risparmio complessivo per le
    famiglie.
    La deduzione deve spettare a tutti, indipendentemente dal
    reddito, "perché il principio non è quello dell'assistenza, ma della
    sussidiarietà. Siamo stanchi di uno Stato che si sostituisce alla
    famiglia, offre servizi, la priva di risorse e poi la assiste quando
    è diventata povera: chiediamo che la famiglia sia lasciata nella
    condizione di poter adempiere le sue funzioni".
    Per questo per gli incapienti è prevista un'integrazione al reddito
    pari alla deduzione non dovuta: non un assegno, ma una "tassa
    negativa" che lo Stato deve al cittadino.

    Sara De Carli
    (da: Vita, 2-11-2007, con integrazioni redazionali)
    13 november

    Omicidio Sandri: pane al pane

    corazziere800

    sulla morte del giovane dj laziale tutti si dispiacciono che una giovane vita sia stata spezzata: GIUSTISSIMO.
    Ma attenzione molto non viene detto o viene detto in maniera "particolare" qui cerchiamo di fare chiarezza :
    1) si dice che sia stato ucciso un tifoso, ma in realtà è morto un ragazzo la situazione in cui è successo non ha nulla a che vedere con il calcio, qui han da riflettere e molto i giornalisti sul modo di dare la notizia
    2) il poliziotto ha sparato SBAGLIANDO, ma nessuno dice le cause per cui è intervenuto l'agente: si stava verificando una rissa tra gli amici della vittima e un gruppo di juventini
    3) si dice che Sandri e i suoi amici erano bravi ragazzi, non si dice delle pietre e delle mazze trovate ne bagagliaio della macchina in cui viaggiava Sandri
    4) si sta facendo di tutto per dire e far pensare che Sandri sia una vittima da stadio, ma non è così è morto in un autogrill per cose che non riguardano lo sport
     
    se domani dovesse morire un motociclista in un incidente automobilistico lo commemoreremo come tifoso della squadra x? direi che sarebbe assurdo
     
    c'è da meditare e i giornalisti devono pensare prima di dare le notizie, hanno responsabilità sempre più alte
     

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36
    Benedetto XVI: Si pensi a separazioni e divorzi, unioni
    irregolari
    Lo Spirito Santo agisce nei cuori e nel vissuto familiare, anche
    in situazioni complesse e difficili. Si pensi alle incertezze dei
    fidanzati dinanzi a scelte definitive per il futuro, alla crisi
    delle coppie, alle separazioni e ai divorzi, come pure alle
    unioni irregolari, alla condizione delle vedove, alle famiglie in
    difficoltà, all'accoglienza dei minori abbandonati.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2741
    Scegliamoli
    Secondo il rapporto della Caristas il numero di stranieri
    regolari in Italia sarebbe cresciuto nel 2006 di 700 mila unità,
    con una percentuale di crescita rispetto all'anno precedente del
    21,6 per cento in più. "Superiore in proporzione a quello degli
    USA". "Il cardinal Biffi disse che in Italia avremmo dovuto
    iniziare a far entrare solo persone provenienti da paesi che
    avevano una struttura sociale simile alla nostra. Lo tacciarono
    di razzismo. Ma che c'entra? Questo è pragmatismo, non
    xenofobia". Inutile far entrare immigrati cui non possiamo
    offrire nulla. Stipuliamo accordi bilaterali coi paesi di
    provenienza e valutiamoli prima di farli approdare in Italia.
    Eviteremmo molte tragedie.

    11) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=40281&url=dettaglioRassegna.jsp
    Farmaci e morali insieme al servizio dell'uomo
    Il Papa richiama i farmacisti - almeno quelli cattolici e i
    competenti di buona volontà - a evitare due forme di terapie
    diversamente letali: una prima, la pillola chiamata "RU486", che
    provoca l'aborto cosiddetto farmacologico: interrompe la
    gravidanza già iniziata, entro 64 giorni dal concepimento: blocca
    l'azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo
    embrionale e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa
    uterina; una seconda: "la pillola del giorno dopo", la quale non
    provoca l'interruzione della gravidanza, ma agisce bloccando
    l'ovulazione oppure impedendo l'annidamento dell'ovulo
    eventualmente fecondato nell'utero.

    12) "DIFENDERE LA VITA"
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Sicard: la pillola abortiva è pericolosa, ditelo in Italia
    La denuncia del medico che guida il Comitato francese di
    bioetica: incidenti che restano sconosciuti, informazioni
    taciute, scarsa trasparenza clinica... Un dossier impressionante!
    Una certezza: "Presentare questa pillola come una sorta di
    'agevolazione' è profondamente sbagliato". Nonostante la Ru486
    sia un prodotto della ricerca francese, non c'è alcun
    compiacimento nella voce del professor Didier Sicard, già
    primario di Medicina Interna all'Ospedale Cochin di Parigi e da
    quasi un decennio alla testa del Comitato consultivo nazionale di
    Etica (l'omologo del Comitato italiano di bioetica). Dietro ai
    drammi causati dalla Ru486, che Sicard ha conosciuto anche a
    livello personale - sua figlia Oriane Shevin è morta a 34 anni
    dopo aver assunto la pillola abortiva -, resta una terribile zona
    d'ombra taciuta da tanti specialisti: "I danni psicologici a
    medio e lungo termine di qualsiasi aborto restano del tutto
    sconosciuti".

    13) "Per una politica dei valori"
    http://www.totustuus.biz/users/pvalori/uom_dot.html
    L'arte così moderna, così diabolica
    [Il testo è un intervento inedito letto da Hans Sedlmayr al II
    Congresso internazionale di studi umanistici "Cristianesimo e
    ragion di Stato. L'umanesimo e il demoniaco nell'arte" tenutosi a
    Roma nel 1952]. "Difenderemo la seguente tesi: un'opera d' arte è
    demoniaca, diabolica, quando conferma con l'immagine
    un'enunciazione ontologicamente falsa su Dio, gli angeli, l'uomo,
    il mondo, la natura ecc.; ossia quando esprime tale enunciazione
    sotto una forma artistica che impegni lo spettatore ad approvare
    e accettare la falsa asserzione. Tale opera d'arte è un
    'rovesciamento', divenuto forma, non solo dell'ordine dei valori,
    ma anche dell'ordine ontologico, e ciò corrisponde peraltro al
    senso primo del termine 'diabolus', diabolico. Dal punto di vista
    oggettivo, in rapporto all'essere e a ciò che è, si tratta di una
    menzogna, proprio come il 'diabolus' è il 'padre della menzogna'.
    E dal punto di vista soggettivo, in rapporto allo spettatore, si
    tratta di 'seduzione', proprio come Satana è il 'seduttore delle
    origini'.

    14) Il Timone
    http://www.iltimone.org/
    Israele, visti negati a preti e religiosi
    Malgrado le promesse del governo israeliano, sacerdoti e suore
    che escono da Israele continuano ad aver bisogno, per rientrare,
    di un nuovo visto di ingresso da parte di un consolato
    israeliano, che ottengono con grosse difficoltà e che comunque
    impone mesi di esasperante attesa per il disbrigo delle pratiche.

    15) Sviluppo e Popolazione -SviPop
    http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=269
    Mortalità materna, un pretesto per l'aborto
    Una campagna internazionale dell'Onu per combattere la mortalità
    materna si è trasformata in un organismo di pressione per
    chiedere il diritto all'aborto. E un gruppo di organizzazioni non
    governative (Ong) di Stati Uniti, Europa e America Latina scrive
    una lettera ai vertici dell'Onu per protestare contro quello che
    è un vero e proprio tradimento dei bisogni veri delle donne.

    "RINO CAMMILLERI"
    http://www.totustuus.biz/showthread.php?t=344
    In esclusiva per i forum di totustuus.net, riprende la
    pubblicazione degli "ANTIDOTI":
    Relativismo
    Un medico, un infermiere, un farmacista; ma anche un impiegato
    comunale che si rifiuta di registrare unioni civili di persone
    dello stesso sesso, un operatore di un laboratorio che pratichi
    la selezione degli embrioni, un lavoratore di casa editrice o di
    televisione che non intenda avallare la produzione di
    pornografia, un avvocato o un magistrato che si trovino davanti a
    situazioni-limite (casi, questi, sempre più frequenti). Eppure,
    l'esercizio della libertà di coscienza tramite obiezione viene
    vietato dal relativismo in nome della libertà di coscienza.

    17) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/
    FAMIGLIA: il popolo del Family Day chiede di ridurre le tasse
    alle famiglie
    Le 51 Associazioni cattoliche e le 21 Sezioni regionali che fanno
    parte del Forum delle Famiglie hanno iniziato una raccolta di
    firme a livello nazionale per dedurre le tasse che gravano sui
    nuclei familiari. Il Forum, promotore del Family Day del 12
    maggio scorso, non chiede rimborsi, ma deduzioni proporzionali al
    numero dei componenti del nucleo familiare. Nel manifesto Una
    firma per un fisco a misura di famiglia è scritto che "è la
    Costituzione che indica il diritto-dovere delle famiglia di
    mantenere ed educare i propri figli". I rappresentanti del Forum
    sostengono che il sistema di tassazione delle famiglie è ingiusto
    perché l'aliquota viene calcolata solo in base al reddito, così
    che una famiglia composta da quattro o più persone a carico paga
    le stesse tasse di un single.

    18) Propaganda Fide - Agenzia di stampa
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=11432&lan=ita
    VATICANO - La lingua nella liturgia di Rito Romano: latino e
    lingua volgare - Il discorso del Card. Francis Arinze alla
    conferenza liturgica di Gateway
    "Nella preghiera, la lingua è prima di tutto un contatto con Dio.
    Senza dubbio la lingua serve anche per una comunicazione
    intelligibile tra esseri umani. Ma il contatto con Dio ha la
    priorità. Nella mistica, tale contatto con Dio si avvicina e a
    volte raggiunge l'ineffabile, il silenzio mistico dove cessa il
    linguaggio. Non sorprende dunque che il linguaggio liturgico
    differisca in qualche modo dal nostro linguaggio quotidiano. Il
    linguaggio liturgico cerca di esprimere la preghiera cristiana
    nella quale si celebrano i misteri di Cristo".

    12 november

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    Benedetto XVI: non collaborare, direttamente o indirettamente, a
    scelte immorali
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=32
    Invitare ognuno a un sussulto di umanità, affinché ogni essere
    sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
    nessuna persona può essere utilizzata, in modo sconsiderato, come
    un oggetto, per compiere esperimenti terapeutici; questi si
    devono svolgere secondo i protocolli rispettando le norme etiche
    fondamentali. Qualsiasi cura o sperimentazione deve avere come
    prospettiva un eventuale miglioramento della persona, e non solo
    la ricerca di avanzamenti scientifici. Il perseguimento di un
    bene per l'umanità non può avvenire a detrimento del bene dei
    pazienti. Nell'ambito morale, la vostra federazione è invitata ad
    affrontare la questione dell'obiezione di coscienza, che è un
    diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione,
    permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente,
    alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente
    immorali, come ad esempio l'aborto e l'eutanasia
     
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Eurabia. Come l'Europa è diventata anti-cristiana,
    antioccidentale, antiamericana, antisemita
    Si tratta di un ampio studio fondato su una ricchissima
    documentazione, diviso in cinque parti. Nella prima. Bat Ye'or
    definisce che cosa precisamente intende per Eurabia: un disegno
    che, negando la nozione di "Occidente", mira a staccare l'Europa
    occidentale dalla tradizionale alleanza con gli Stati Uniti
    d'America sostenendo che l'Europa è assai più vicina per storia,
    per mentalità, per cultura e per interessi economici al mondo
    arabo e musulmano. de Gaulle, negli anni 1960, rovescia la
    politica francese di amicizia con Israele prendendo posizione per
    l'OLP. convincendo molti Stati europei a seguirlo su una strada
    sempre più apertamente anti-israeliana. Infine, il progetto di
    Eurabia ha anche un versante accademico, ed è sostenuto - oltre
    che da un anti-americanismo assai diffuso negli ambienti
    universitari europei - da una reinterpretazione dell'islam che lo
    presenta come una religione di pace, mettendo fra parentesi tutto
    quanto nel Corano e nella storia islamica chiama invece i fedeli
    a sottomettere i non musulmani tramite la guerra.

     "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2727
    Megamoschea a Colonia: sodalizio tra Turchia e Ue
    Sono circa 3.400.000 i musulmani in Germania e 2.600 i loro
    luoghi di preghiera. Le moschee di tipo classico sono 150, ma
    disseminate per tutto il paese ce ne sono almeno altre 100 in
    programma. Tra queste appunto quella, enorme, di Colonia... E la
    Chiesa cattolica, che a Colonia vanta un rappresentante come il
    cardinale Joachim Meisner, che cosa dice? Meisner non si trova
    certo in una situazione tranquilla. Di recente è stato
    violentemente attaccato. per aver descritto la nuova vetrata del
    duomo di Colonia. "buona per una moschea". Nonostante tutto
    questo, Meisner ha avuto modo di pronunciarsi in un paio
    d'occasioni anche sulla grande moschea, e in entrambe l'ha fatto
    con lucidità. Il cardinale ritiene positivo che "lo Stato
    promuova la libertà religiosa, di cui anche i musulmani godono",
    tuttavia non ha rinunciato a invocare con vigore il principio
    della reciprocità, richiamandosi esplicitamente (fatto mai
    scontato tra gli ecclesiastici di Germania) a Benedetto XVI. Al
    cardinale è stato anche chiesto quali siano a suo parere i motivi
    della protesta da parte dei cittadini di Colonia. Meisner non ha
    avuto esitazione a rispondere che forse ci si chiede per quale
    motivo la Ditib, così efficace nel promuovere la costruzione
    della grande moschea di Colonia, invece "non dimostri alcun tipo
    di sostegno ai cristiani di Turchia, cui viene costantemente
    impedito di costruire chiese, anche di piccole dimensioni".

    "DIFENDERE LA VITA.IT"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Caso gay in Germania
    La causa pendente davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione
    europea, sulla quale a giorni si attende una decisione, relativa
    alla richiesta di un cittadino tedesco omosessuale di ottenere la
    pensione di reversibilità del convivente deceduto, da un punto di
    vista tecnico-giuridico non convince Annibale Marini, presidente
    emerito della Corte costituzionale e ordinario di diritto civile
    a Tor Vergata . Né tanto meno lo convincono le conclusioni
    presentate dall'avvocato generale, lo spagnolo Dàmaso Ruiz Jarabo
    Colomer, che ha chiesto alla Corte di dichiarare che la legge
    tedesca su questo punto è discriminatoria nei confronti delle
    persone omosessuali.

     "E' tutta un'altra storia "
    http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/comunismo.htm
    Stalin a Togliatti: colpire i cattolici
    Di fronte all'eterna alternativa tra un'azione insurrezionale e
    la crescita graduale del consenso popolare attraverso metodi
    legali, è Togliatti a porre la domanda cruciale: "Si può
    forzare?". ed è Stalin a indicare, invece, l'obiettivo di un
    "governo borghese con partecipazione comunista" come "primo
    passo", e aggiunge: "Un vero governo democratico si può avere
    solo con azione extraparlamentare - oggi non realizzabile".
    Secondo Stalin, la forza politica più pericolosa per i comunisti
    è la Chiesa cattolica, e per colpire questo temibile "avversario"
    suggerisce di "non attaccare" direttamente la religione, ma le
    sue organizzazioni.

    11 november

    Altra persona coerente col programma! PRODI..ma x piacere!!!

     
    10 november

    la coerenza di Veltroni: l'uomo nuovo della politica vecchia!!

     
     
    *