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    November 24

    DIFFAMAZIONE, CALUNNIE, DICERIE: PRETI PEDOFILI?

    Spesso i gay nei loro interventi parlano di preti pedofili per contrastare il dato tristissimo del gay report del '79 (un report gay che trovate su google libri in inglese) usano la pedofilia dei preti cattolici.

    Ovviamente non parlano MAI di pedofilia in generale, ma solo di preti cattolici, e infatti in una conferenza LGBT è stato dichiarato il Cattolicesimo e la fede cristiana in generale il nemico numeron uno da abbattere (cercate pure sul web, i gay spesso partecipano e vilipendiano i simboli della cristianità).

    Ecco dice un articolo che ne parla:

    "Le statistiche indicano che gli omosessuali sono più soggetti deglieterosessuali ad abusare dei bambini: il 23% dei maschi omosessuali eil 6% delle lesbiche ha avuto qualche contatto sessuale con minorenni;questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non nutrep...revenzioni contro gli omosessuali, e secondo a...ltre fonti. 31 Unostudio in Adolescence ha confermato questi dati: un'elevata percentuale(29%) degli adulti figli di genitori omosessuali è stato oggetto dimolestie sessuali da parte del genitore omosessuale, contro lo 0,6% diadulti figli di genitori eterosessuali....Avere un genitore omosessualesembra aumentare il rischio di incesto di circa 50 volte."

    MA, e c'è sempre un MA, è bene informarsi: il Censur ( http://www.cesnur.org/about.htm) o Centro Studi sulle Nuove Religioni tratta di questo argomento... e indovinate cosa dice? =)

    http://www.cesnur.org/2007/mi_preti.htm

    CHE LE PERCENTUALI DI PRETI PEDOFILI SONO INFERIORI ALLE PERCENTUALI DI PEDOFILI DELLE ALTRE RELIGIONI. In 50anni i casi di pedofilia sono stati 50, di cui 26 a minori che hanno superato l'età puberale (e quindi non si parla più di pedofilia).

    In altre parole, per quanto questi episodi SIANO CMQ UNA PORCATA DI DIMENSIONI INCREDIBILI DA CONDANNARE SENZA SE E SENZA MA, lo scandalo dei preti gay non esiste.

    Sono le televisioni e le lobby gay a ingigantire il fenomeno in funzione anticristiana e anticlericale.

    Ora che una persona creda oppure no, non credo sia giusto insultare e diffamare qualcuno solo per le sue idee. Ciao

    SE VOLETE COMMENTARE http://www.facebook.com/topic.php?topic=21119&uid=48237245965#/topic.php?uid=68544529438&topic=12051
    November 23

    Per Caterina e per noi

    Da oggi 18 novembre inizia la novena per la festa della Medaglia miracolosa (27 novembre) che ricorda le meravigliose apparizioni (avvenute a Rue du bac, Parigi) della Santa Vergine a Caterina Labouré, suora di 24 anni oggi proclamata santa.

    Caterina in particolare ha raccontato questo significativo colloquio:

    “Ad un tratto, le dita della SS. Vergine si riempirono di anelli ricchi di pietre preziose bellissime che scintillavano come raggi lucenti. La luce che ne usciva avvolgeva la Santa Vergine in modo che non si vedevano più né l’ultimo lembo della veste, né i piedi, Le gemme erano di varia grossezza e i fasci di luce che ne uscivano più o meno splendenti. … E la voce dolcissima aggiunse: <<Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io spando sulle persone che me le domandano>>.

    E poiché la veggente si meravigliava del fatto che alcune di queste pietre preziose non rilucevano, le fu risposto: <<Sono le grazie che non mi vengono domandate>>.

     

    Noi vogliamo invece approfittare di questo straordinario soccorso della Madre di Dio, nostra tenera Madre. Vi propongo dunque di fare insieme questa novena a partire da oggi.

    Io l’ho già iniziata per Caterina e insieme possiamo farla per tutti i vostri malati e per la nostra conversione.

     

     

    NOVENA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

       O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto di adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazia che ti domandiamo.

    Recitare il Salve Regina

    Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

       O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, quale rimedio a tanti mali spirituali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia, affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

    Recitare il Salve Regina

    Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

       O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da te insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

    Recitare il Salve Regina

    Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

                                  

    Per sapere di più su Rue du bac vedi il sito del santuario:

    http://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/ -

    La novena significa che questa preghiera va ripetuta per nove giorni. Al termine, il 27 novembre, faremo insieme la Supplica all’ora desiderata dalla Madonna.

    Se qualcuno non crede che la preghiera sia un’arma formidabile legga le parole di Gesù stesso:

     

    Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,1-8.
    Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
    «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
    In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
    Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno,
    poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
    E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
    E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
    Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

     

    Sono parole di Gesù stesso! Parole che non passano! Parole certissime in eterno! Ma i nostri santi ci hanno ripetuto per secoli tutto questo.

    Sentite il Santo Curato d’Ars che il Papa ha indicato come esempio in questo anno sacerdotale:

    “c’è un uomo più potente di Dio. E’l’uomo che prega”.

    “La preghiera è onnipotente presso Dio. Dio si conquista facilmente con la preghiera. E’ impossibile che Egli possa rifiutarci ciò che li chiediamo nella preghiera”

     

    Dunque forza amici carissimi!!!! Con tutto il cuore, con tutti noi stessi, offrendo noi stessi alla costruzione del Suo Regno, facciamo sì che le nostre preghiere struggano il Cuore di Dio, nostro tenerissimo Padre!!!!

    November 22

    L'Inquisizione medioevale

    L'Inquisizione nasce verso la fine del Medioevo propriamente detto, non a fronte di eretici immaginari ma come reazione agli eccessi reali di movimenti come i catari, portatori di un "totalitarismo della morte" apologista del suicidio e dell'omicidio degli oppositori, e -più tardi- come i dolciniani, impegnati a mettere a ferro e a fuoco i villaggi in nome di un'utopia comunistica.

    Non è un caso che lo scrittore protestante Henry Charles Lea, autore di una Storia dell'Inquisizione poco benevola nei confronti di questo organismo, abbia scritto che in quei tempi "la causa dell'ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso" (Bocca Editori, Torino 1910, p. 118).

    Fino al secolo XII le eresie erano state contrastate solo con mezzi spirituali, perché propugnavano deviazioni di contenuto esclusivamente teologico, ma le cose cambiano con la nascita di eresie a carattere popolare, in cui dal dissenso sulla dottrina si passava alla critica eversiva dell'assetto istituzionale.

    Poiché la fede dava forma a tutta la società medievale, chi attentava all'integrità della fede insidiava mortalmente la società civile; per questo motivo le eresie suscitavano spesso riprovazioni più violente tra i laici che tra i religiosi.

    La Chiesa dunque è costretta a intervenire per controllare e frenare una reazione nata dal popolo e gestita, non sempre con il necessario discernimento, dalle autorità civili. Nel 1231, Papa Gregorio IX nomina i primi inquisitori permanenti, chiamando a svolgere questo ruolo i Domenicani e, poco dopo, anche i Francescani.

    Gli inquisitori sono, in genere, persone dotte, oneste, di costumi irreprensibili, zelanti della fede. Essi devono essere esperti di teologia, condurre una vita virtuosa e avere almeno quarant'anni di età. L'immagine dell'inquisitore ignorante è dunque falsa. Bernard Gui, protagonista del libro di Umberto Eco, Il nome della rosa, era procuratore generale dell'ordine domenicano: "per la sua vasta produzione, specialmente storica, la ricca e minuta informazione e lo studio dell'esattezza, il G(ui) è considerato uno dei più notevoli storici del Trecento, come pure il migliore storico domenicano del medioevo" (Enciclopedia Cattolica, voce Gui, Bernard).

    L'inquisitore era competente a giudicare solo i battezzati; pertanto, gli ebrei e i musulmani non ricadevano sotto la sua giurisdizione.

    Giunto sul luogo designato alla sua azione, egli concede il perdono a tutti gli eretici che entro un certo termine, denominato "tempo di grazia", si presentano spontaneamente e abiurano l'errore. Alla scadenza, i sospettati di eresia sono citati a comparire davanti all'inquisitore e interrogati a piede libero.

    Una novità per l'epoca è costituita dalla presenza del notaio, che ha l'obbligo di mettere per iscritto tutte le fasi del procedimento. L'inquisito poteva avvalersi dell'opera di un avvocato, che doveva consigliarlo nell'impiego dei mezzi procedurali.

    Per quanto riguarda la tortura, è falsa l'affermazione secondo cui se ne faceva un uso generalizzato e indiscriminato. Le disposizioni erano molto dettagliate: non doveva provocare spargimento di sangue o mutilazioni, né porre l'imputato in pericolo di morte; doveva essere dosata secondo la gravità del crimine e non poteva durare più di un quarto d'ora.

    L'impressione popolare che la camera di tortura inquisitoriale fosse teatro di raffinatissime scene di crudeltà, di modi ingegnosi di infliggere l'agonia e di una insistenza criminale nell'estorcere le confessioni, è l'esito della propaganda degli scrittori a sensazione, che hanno sfruttato la credulità di molti. Questa immagine persiste ancora oggi, soprattutto perché si eseguono confronti molto superficiali tra le tecniche adottate dall'Inquisizione e le atrocità proprie degli Stati totalitari moderni.

    E' falsa anche l'affermazione secondo cui l'inquisitore decide in poche ore e senza appello sulla sorte dell'imputato. Infatti, proprio l'Inquisizione inventa la giuria, composta da un numero indeterminato di probi viri, che si pronunciavano sulla questione e, eventualmente, sulla pena da infliggere.

    Poiché il sistema penitenziario dell'Inquisizione è dominato dal principio fondamentale dell'espiazione del peccato mediante il pentimento e la penitenza, le sanzioni irrogate avevano una finalità medicinale.

    Quanti confessavano e abiuravano il proprio errore, mettendosi in regola con Dio e con gli uomini, erano soggetti solo a lievi penitenze, quali elemosine, digiuni, pellegrinaggi.

    La condanna al carcere poteva comportare una breve detenzione oppure la prigionia "perpetua e irremissibile". In realtà, la detenzione definita "perpetua" non durava più di cinque anni, se il detenuto si pentiva, e quella "irremissibile" circa otto; condanne come quella "al carcere perpetuo per anni uno" sono di ordinaria amministrazione nei dispositivi inquisitoriali. La pena dell'ergastolo, che nell'ancien régime non era prevista, sarà una "invenzione" del Settecento illuminista.

    Invece, molti istituti in favore del condannato risalgono all'Inquisizione: il trasferimento dei detenuti anziani o ammalati in casa o in convento, la semi-libertà, la licenza per buona condotta o per attendere al lavoro nei campi.

    Nei casi più gravi il colpevole è consegnato al braccio secolare per l'applicazione delle pene stabilite dalle leggi civili contro gli eretici.

    Gli ordinamenti laici riservavano all'eretico impenitente o recidivo la pena capitale, sconosciuta alla legislazione ecclesiastica. Per questo motivo gli inquisitori si limitavano ad accertare l'esistenza dell'eresia e rimettevano l'esecuzione della condanna al giudice laico. Tuttavia, la sentenza era spesso modificata, in netto contrasto con l'immancabile esecuzione del colpevole da parte dei tribunali secolari e con la crudeltà degli organismi inquisitoriali nei Paesi protestanti.

    Dall'esame degli archivi risulta che nella seconda metà del secolo XIII gli inquisitori di Tolosa pronunciarono condanne a morte nella misura dell'uno per cento delle sentenze emesse. Inoltre, gli studiosi hanno completato lo spoglio dei processi inquisitoriali di Bernard Gui, il domenicano calunniato nel film di Jean-Jacques Annaud, constatando che su 930 imputati soltanto 42 furono rimessi al braccio secolare, mentre 139 vennero assolti e gli altri condannati a pene minori, spesso di straordinaria mitezza.

    Raggiunti i suoi scopi con la distruzione dell'eresia, l'Inquisizione medievale inizia ovunque un lento declino e, sottoposta sempre più al controllo del potere secolare, scompare da sola, in epoche diverse.

    La svolta più significativa è compiuta dalla monarchia francese, che sottrae gradualmente agli inquisitori la competenza in materia di eresia e la affida ai tribunali reali e al Parlamento; durante il grande scisma d'Occidente, anche la facoltà teologica dell'università di Parigi rivendica l'esame e il giudizio sui delitti di eresia.

    L'Inquisizione in Francia diventa dunque una sigla di cui si appropria il potere politico e su cui la Chiesa non ha più potestà. I tribunali che processano i Templari e Giovanna d'Arco non rappresentano più la vera Inquisizione, ma sono manifestazione del nuovo potere "laico".

    tratto da: (sintesi di Alleanza Cattolica).
    Qui lo potete trovare on-line: http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/inquisizione/articolo.php?id=250&titolo=L%27Inquisizione%20medioevale
    November 20

    giordano bruno

    Giordano Bruno era un monaco domenicano dichiaratamente eretico. Gettò il suo accusatore nel Tevere e fuggì dall'Italia.
    Più che un filosofo era un mago, e si inimicò tutti i posti nei quali andò peregrinando. Fu scomunicato perfino dai protestanti.
    Si rifugiò in Inghilterra, dove venne accolto da Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Lui, in cambio, le denunciava i cattolici (la persecuzione anglicana nei confronti dei cattolici inglesi fece più di settantamila vittime). Ma dovette fuggire anche da lì.
    Se ne andò a Venezia, la quale, per dispetto al Papa proteggeva gli eretici. Qui si installò in casa del nobile Mocenigo; questi lo manteneva in cambio della promessa di imparare la millantata "arte della memoria" che Bruno sosteneva di possedere.
    Quando il Mocenigo trovò Bruno a letto con sua moglie lo denunciò alle autorità, le quali furono ben felici di sbarazzarsene consegnandolo all'Inquisizione romana. Bruno, che -lo ricordiamo- era un frate, abiurò ma poi tornò sulle sue decisioni, in un balletto continuo che durò anni. Alla fine venne abbandonato al braccio secolare come mago, eretico e sovversivo.

    Autore: Rino Cammilleri
    Tratto da: Fregati dalla Scuola, Effedieffe, Milano 1999.

    Per approndire ad esempio vedere i due seguenti link:
    http://www.storialibera.it/epoca_moderna/giordano_bruno/articolo.php?id=342&titolo=Una%20spia%20a%20corte.%20Giordano%20Bruno%20a%20Londra
    http://www.storialibera.it/epoca_moderna/giordano_bruno/articolo.php?id=339&titolo=Giordano%20Bruno%20%ABsantino%BB%20dei%20liberi%20pensatori
    November 19

    L’amicizia? Antidoto al vuoto d’affetto e d’ascolto

    Alcune settimane fa un mio carissimo amico ha festeggiato il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Ho avuto la gioia di partecipare alla celebrazione della S. Messa nella sua parrocchia; in modo semplice e caldo, con la preghiera, i doni, i canti, i “grazie”, la gente gli ha detto che gli voleva bene. Anche noi “amici preti” ci siamo permessi di regalargli un paio di sci per esprimere il nostro affetto; lo sci è una passione comune che diventa occasione di fraternità. E’ bello avere dei veri amici; ringrazio il Signore perché fra i miei confratelli sento di averne; l’amicizia vera è un dono grande e, purtroppo, è una rarità. Alcuni anni fa stavo per partire con un bel numero di giovani per un campo diocesano quando mi capitò un gravissimo problema familiare. Istintivamente pensai di chiedere aiuto al viceparroco della mia parrocchia di origine, dove ancora abita mia mamma; mi rivolsi a lui, un prete molto in gamba, per chiedergli se poteva sostituirmi; immediatamente mi disse di sì, senza pensarci, anche se quell’estate aveva già fatto molti campi; non dimenticherò mai questo gesto di amicizia sacerdotale!
    Nella sua recente enciclica, “Caritas in Veritate”, il Santo Padre parla di fraternità applicandola allo sviluppo umano, economico e politico. Essere fratelli è ancora di più che essere amici veri; l’espressione “in veritate” è interessante; cosa significa amare davvero, essere amici nella verità; non è semplice capire quando si è sulla strada giusta e vera.
    Il mio padre spirituale è parroco in una grande parrocchia di città. Con lui parlo della mia vita interiore, del mio rapporto con Gesù e della mia vita pastorale di prete con la gente; in fondo questi due aspetti vanno a braccetto, anzi sono praticamente la stessa cosa. Ultimamente mi raccontava, ed anche io raccontavo, delle sofferenze tremende di tante persone, giovani e adulti, collegate a situazioni affettive non chiare, appiattite sulla corporeità, su comportamenti sessuali non veri, che alla fine lasciano l’amaro in bocca.
    Tutti abbiamo un vuoto affettivo da riempire, che spesso urla in modo terribile; talvolta tentiamo di riempirlo con le cose da fare; molti lo fanno con il cibo o le bevande, con altre sostanze, con immagini, con gesti o con cose da toccare o da possedere; capiamo che un vuoto spirituale va colmato con ingredienti spirituali, non materiali, ma non ci riusciamo..
    Più amicizia vera renderebbe meno necessari riempitivi disordinati che alla fine lasciano un retrogusto triste, come una bevanda inizialmente dolce ma alla fine velenosa. In un recente incontro una ragazza di 15 anni ha detto con lucidità che “l’amicizia di Gesù riempie il cuore ed è sempre disponibile”. Gesù è un amico vero; che riempie il cuore. Il responsabile del Servizio di pastorale giovanile di una diocesi mi ha detto che inizierà l’Avvento con una grande Liturgia penitenziale e con la possibilità di accostarsi al Sacramento del Perdono, della Misericordia, dell’Amore di Dio.
    L’amicizia ha bisogno di tempo, di fatti, di rispetto, di ascolto, di sofferenza, di dono, di castità, di attesa, di ricerca, di umiltà , di povertà, di preghiera, di obbedienza alla voce dello Spirito Santo. 

    don Nicolò Anselmi

    November 18

    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AL SIGNOR JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELLA F.A.O

    Al Signor Jacques Diouf
    Direttore Generale
    della F.A.O.

    Se la celebrazione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione richiama la fondazione della Fao e la sua azione per combattere la fame e la malnutrizione, essa sottolinea soprattutto l'urgenza e la necessità degli interventi a favore di tutti coloro che sono privi del pane quotidiano in tanti Paesi, per mancanza di condizioni di sicurezza alimentare adeguate.

    La crisi attuale, che colpisce senza distinzione l'insieme dei settori dell'economia, investe particolarmente e con durezza il mondo agricolo, dove la situazione diventa drammatica. Questa crisi chiede ai Governi e alle diverse componenti della Comunità internazionale di operare scelte determinanti ed efficaci.

    Garantire alle persone e ai popoli la possibilità di sconfiggere il flagello della fame significa assicurare loro un accesso concreto a un'adeguata e sana alimentazione. Si tratta, in effetti, di una concreta manifestazione del diritto alla vita, che, pur solennemente proclamato, resta troppo spesso lontano da una piena attuazione.

    Il tema scelto quest'anno dalla Fao per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione è "Raggiungere la sicurezza alimentare in tempi di crisi". Esso invita a considerare il lavoro agricolo come elemento fondamentale della sicurezza alimentare e, quindi, come una componente a pieno titolo dell'attività economica. Per tale motivo, l'agricoltura deve poter disporre di investimenti e di risorse sufficienti. Questo tema interpella e fa comprendere che i beni della creazione sono limitati per loro natura: essi richiedono, dunque, atteggiamenti responsabili e capaci di favorire la sicurezza che si ricerca, pensando anche a quella delle generazioni future. Una profonda solidarietà e una lungimirante fraternità sono dunque necessarie.

    Il conseguimento di questi obiettivi richiede una necessaria modificazione degli stili di vita e dei modi di pensare. Obbliga la Comunità internazionale e le sue Istituzioni a intervenire in maniera più adeguata e forte. Auspico che tale intervento possa favorire una cooperazione che protegga i metodi di coltivazione propri di ogni regione ed eviti un uso sconsiderato delle risorse naturali. Auspico, inoltre, che tale cooperazione salvaguardi i valori propri del mondo rurale e i fondamentali diritti di quanti lavorano la terra. Mettendo da parte privilegi, profitti e comodità, questi obiettivi potranno allora essere realizzati a vantaggio di uomini, donne, bambini, famiglie e comunità, che vivono nelle regioni più povere del pianeta e sono, dunque, più vulnerabili. L'esperienza dimostra che le soluzioni tecniche, anche avanzate, mancano di efficacia se non si riferiscono innanzitutto alla persona, che viene per prima e che, nella sua dimensione spirituale e materiale, è all'origine e al termine di ogni attività.

    L'accesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà e una sicurezza, se sarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni. In particolare, il dramma della fame potrà essere superato solo "eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale" (Caritas in veritate, n. 27).

    La Chiesa cattolica, fedele alla sua vocazione a essere vicina ai più indifesi, promuove, sostiene e partecipa agli sforzi realizzati per permettere a ogni popolo e comunità di disporre dei mezzi necessari a garantire un adeguato livello di sicurezza alimentare.

    Con questi voti, Le rinnovo, Signor Direttore Generale, le espressioni della mia alta considerazione, ed invoco sulla Fao, i suoi Stati membri e il personale tutto abbondanti benedizioni divine.


    Dal Vaticano, 16 ottobre 2009
    November 17

    pensiero commovente

    Guardate il Mondo, mirate l’Universo! Quanto è grande tutto questo e quanto è complesso! Neanche oggi, A.D. 2009, la scienza è riesce a spiegare come funziona il tutto se non in (forse) infima parte. Tutto questo è stato Creato dal Signore. Tutto questo è stato Creato dal Signore che ha anche creato me e te.

    “Come è bello il mondo. Com´è grande Dio!” (Madre di mons. Giussani.)

    E non solo Lui ci ha creati, ma Lui pensa a me e te dall’Infinito; da sempre! E nonostante il fatto che io e te continuiamo in questa vita terrena a tradirLo in continuazione Lui ci vuole infinitamente bene ugualmente e ci vuole con Lui, Santi, in Paradiso; per sempre. Per questo è venuto sulla terra a morire su una Croce.

    [1] Al maestro di coro. Sul canto: "I Torchi...".
    Salmo. Di Davide.

    [2] O Signore, nostro Dio,
    quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
    sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

    [3] Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
    affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
    per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

    [4] Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
    la luna e le stelle che tu hai fissate,

    [5] che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
    e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

    [6] Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
    di gloria e di onore lo hai coronato:

    [7] gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
    tutto hai posto sotto i suoi piedi;

    [8] tutti i greggi e gli armenti,
    tutte le bestie della campagna;

    [9] Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
    che percorrono le vie del mare.

    [10] O Signore, nostro Dio,
    quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

    (Salmo 8.)
    November 16

    Tra felicità e tristezza la decisione di «dare la vita»

    Circa tre anni fa una mia carissima alunna con la quale ho diviso tante avventure indimenticabili fra cui la GMG di Colonia, ha vissuto un'esperienza gigantesca nel suo significato; uso questo aggettivo "gigantesco" perché è stata una cosa enorme per me e quindi posso immaginare quanto lo sia stata per lei; quando le ho chiesto di poter raccontare questo fatto mi disse che era felice.
    Il fatto di cui sto parlando è la morte del papà di questa mia alunna; la ragazza stava per cadere da un muro; il padre, nel disperato tentativo di salvarla, è caduto insieme a lei ed è morto; il suo corpo si è comportato come una sorta di cuscino sul quale si è adagiato il corpo della figlia che si è salvata; fortuitamente o consapevolmente, non lo sapremo mai, le ha donato la propria vita.
    Un missionario mio amico, un giorno mi raccontò un fatto che gli era successo e che lui narrò ad un famoso scrittore; l’ho ritrovato descritto su un suo libro; una poverissima donna indù che lui aiutava, un giorno fu ricoverata all'ospedale di Dakka, in Bangladesh; era sola ed aveva due figli. La donna, malgrado i medici avessero individuato con precisione la malattia, non guariva; dimagriva giorno dopo giorno. Dopo alcuni giorni la donna morì; dopo la sua morte scoprirono che, preoccupata per i suoi bambini, non mangiava e dirottava il cibo dell'ospedale verso i suoi piccoli; ha dato la vita per i suoi figli.
    Ho raccontato di un papà e di una mamma perché sono certo che molti, forse tutti, i genitori darebbero la vita per i propri figli.
    Talvolta mi chiedo se qualcuno sarebbe disposto a dare la vita per me e soprattutto se io sarei disposto a dare la vita per un'altra persona; credo e spero di sì.
    Tutti, probabilmente, conosciamo persone che donano la vita quotidianamente; ho in mente una mia professoressa delle medie, entusiasta: ha donato la vita per i suoi alunni; non era sposata; è morta anziana, felice.
    Donare la vita per amore la strada per la felicità. Tutti sappiamo che c'è più gioia nel dare che nel ricevere; lo abbiamo sperimentato.
    Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
    Quando un ragazzo o una ragazza mi chiedono un suggerimento per scoprire se il proprio fidanzato o fidanzata lo ama davvero, in genere rispondo che uno degli indicatori è, secondo me, la disponibilità a soffrire, a dare la vita.
    Giorno dopo giorno capisco che pensare solo a se stessi alla lunga genera noia.
    Tutti abbiamo qualcosa da donare agli altri.
    Questo è un grande insegnamento per i giovani, è una grande pista educativa per tutti, è la strada per la felicità.
    Gesù di Nazareth ha dato la vita come la mamma indù, come il papà della mia alunna, come la mia professoressa, come tanti altri; non ha avuto paura di difendere un’adultera, di elogiare uno straniero samaritano, di frequentare i lebbrosi, di entrare in contrasto con i potenti, i dottori della legge, gli scribi, i sacerdoti che tradivano la loro missione.
    Gesù è un vero uomo vero, maturo, un vero adulto, un modello, un esempio per i nostri giovani e per noi.
    Per me e per alcune centinaia di milioni di persone, non per tutti, quell’uomo inchiodato alla croce è un vero uomo ma anche il vero Dio…ma non è di questo che volevo parlare; volevo solo ricordare un uomo vero, maturo, adulto, storicamente vissuto 2000 anni fa, Gesù figlio di Maria e di Giuseppe. Guardarlo può far bene a chiunque, uomo o donna, ateo o credente, cristiano o indù.

    don Nicolò Anselmi

    November 13

    Quei muri appesi ai Crocefissi…

    Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

    Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

    E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).

    Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

    Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

    La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

    Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.

    Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.

    I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

    Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?

    Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

    Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”

    Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?

    Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?

    La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?

    E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.

    Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

    Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).

    Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

    Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

    Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?

    Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

    Scriveva:

    “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

    La Ginzburg proseguiva:

    “Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

    Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

    Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

    Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

     

    Antonio Socci

    Da Libero, 4 novembre 2009

    November 12

    La caduta del muro di Berlino. Come la Madonna e Giovanni Paolo II hanno fatto finire il comunismo

    Si è parlato tanto della caduta del muro di Berlino di cui in questi giorni ricorre il 20mo anniversario ma si è parlato poco però di due figure che certamente sono stati fondamentali nella caduta di questo muro e nella caduta del Comunismo: la Madonna e Giovanni Paolo II.

    Giovanni Paolo II appunto consacra il mondo al Cuore Immacolato di Maria il 25 marzo 1984 e suor Lucia (la veggente di Fatima) dichiara che: la Consacrazione del 1984 ha evitato la guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985.

    E difatti come non ricordare ad esempio che l'USSR all'inizio degli anni '80 stava considerando molto seriamente di fare un attacco nucleare ma che venne distrutto un arsenale strategico. Si tratta dell'arsenale di Severomorsk la cui distruzione avvenne il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima (e dell‘attentato a Papa Giovanni Paolo II). Questo arsenale era appunto fondamentale; l‘Urss non ha più quindi alcuna possibilità di prevalere sul teatro euro-atlantico, ed è da questo momento che i russi abbandonano l’idea di un attacco nucleare.

    Continuiamo con le date: 8 dicembre 1991(festa dell’Immacolata Concezione) si stabilisce la fine dell’impero sovietico.
    25 dicembre 1991 firmano le carte e la bandiera rossa viene ammainata dalla piazza rossa: il 25 dicembre è Natale.

    Da leggere per approfondire, a mio avviso:
    http://medjugorje.altervista.org/doc/antoniosocci/fatima.html

    http://www.zenit.org/article-20270?l=italian

    Discussione a proposito: http://www.facebook.com/topic.php?topic=12255&uid=2397004314
    November 11

    Lavoro e Natura

    Alcune settimane fa, uscendo da una chiesa, dopo un incontro di preghiera, ho visto una ragazza seduta su uno dei due scalini che distinguevano il livello del piazzale da quello del sagrato; era seduta con la schiena rivolta verso la facciata della chiesa da cui ero appena uscito. Decisi di fermarmi e di sedermi vicino a lei. Mi presentai e le chiesi come si chiamava; mi rispose, sorridendo. Aveva 22 anni; le chiesi cosa stesse facendo nella vita; questa domanda, rivolta ad un giovane, oggi, risulta essere quasi imbarazzante; ho imparato a rivolgermi ai giovani chiedendo: studi, lavori o… cerchi lavoro? Di colpo la ragazza divenne triste e mi raccontò che non trovava lavoro e che faceva la baby sitter. La carenza di lavoro è un fatto pesante per i giovani; il Signore chiama tutti alla santità e la santità si può realizzare anche nel lavoro.
    Lavorare dona dignità; è triste per un giovane pensare che la società, magari dopo averlo fatto studiare tanto tempo, non abbia bisogno di lui; donare lavoro è un gesto di carità ancora più grande che donare un vestito o un piatto di minestra!
    Dopo aver salutato la giovane sono salito in macchina per ritornare a Roma. Ho attraversato campagne coltivate, prati incolti, colline boschive e costeggiato il mare. La natura, piante e animali – dice la Bibbia – fu creata da Dio e donata all’uomo perché la usasse, la lavorasse. Gli animali, le galline, i conigli, i pesci, crescono tutto sommato, con poco intervento da parte dell’uomo; così pure gli alberi da frutto, i cereali, le verdure maturano con relativa facilità. Talvolta mi sembra che la natura sia come un regalo che abbiamo ricevuto e che non utilizziamo; un dono abbandonato in un angolo. Sono convinto che in un futuro non molto lontano, ci riavvicineremo tutti alla terra ed all’acqua, ai fiumi, ai laghi, al mare. Continuare a trascurare la natura mi sembra un errore teologico, una sorta di rifiuto dell’amore di Dio. Ho letto in uno studio di settore che sono molti i giovani che si stanno riavvicinando all’allevamento ed all’agricoltura, riscoprendo la dignità del lavoro agricolo, in una dimensione quasi religiosa. Molti riscoprono la bellezza di avere un piccolo orto, insalata, pomodori…un piccolo pollaio. Fra pochi giorni, l’8 novembre sarà la Giornata del Ringraziamento; si tratta della celebrazione della gratitudine a Dio per i doni ricevuti dalla terra. Ho sentito più volte la testimonianza di alcuni giovani che raccontavano che il vescovo aveva loro affidato alcuni terreni di proprietà di enti diocesani e poco curati; in molti casi sono stati recuperati ettari di uliveto. Dicono gli Atti degli Apostoli al capitolo 4 che “nessuno (!!!!!!niente poveri!!!!!) tra loro era bisognoso” perché mettevano in comune i loro beni. Donaci Signore il coraggio di offrire ai giovani la possibilità di lavorare, di utilizzare i beni e le risorse naturali che tu ci hai donato e che talvolta trascuriamo.

    don Nicolò Anselmi

    November 10

    Tutti i santi sono stati nostri coetanei: festeggiamoli!

    Sono appena tornato dal Convegno Nazionale di pastorale giovanile che si è svolto a Metaponto dal 21 al 25 ottobre.
    Al convegno hanno partecipato circa 500 persone, 497 per l’esattezza, in rappresentanza di 141 diocesi italiane, di molti istituti di vita consacrata , di associazioni e di movimenti.
    Sono stati giorni belli; ho avvertito il soffio dello Spirito Santo, sempre presente quando “due o tre sono riuniti nel Suo nome”.
    La partecipazione di molti vescovi, successori degli apostoli, voluti e scelti da Gesù, ci ha fatto sentire nel cuore della Chiesa.
    Poche ore dopo la fine del convegno sul mio cellulare erano già presenti alcuni SMS di ringraziamento; con molte persone ci eravamo già ringraziati reciprocamente, salutandoci prima di partire; qualcuno mi ha scritto un bigliettino, bello, incoraggiante. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere la felicità dei più giovani; ho parlato con alcuni ragazzi di 19, 20, 23 anni: erano contenti; anche alcuni confratelli sacerdoti giovani mi hanno espresso la loro gioia.
    I giovani si lasciano stupire, sono disponibili alla novità; mi accorgo, guardando me stesso che noi di “mezza età” siamo più criticoni; siamo esperti e capaci; pensiamo di aver già capito tutto e se le cose non sono come le avremmo fatte noi, non vanno bene.
    Anche di questo si è parlato in questi giorni.
    Durante le giornate del Convegno si è parlato dei giovani, della necessità di ascoltare le loro voci e i loro silenzi, le loro assenze, la loro voglia di vita, di futuro, la loro energia fisica e spirituale, la loro creatività, la loro capacità di stupirsi, la loro apertura, il loro linguaggio.
    La Chiesa sarà sempre nuova, fresca, al passo con i tempi se riuscirà a lasciare spazio, voce, protagonismo ai giovani.
    Sotto la croce di Gesù, alla fine, rimasero una donna e un giovane, la Madonna e San Giovanni.
    Cosa c’è di più bello, per un adulto, del veder crescere un ragazzo, vederlo diventare più bravo, più colto, più capace di te! E’ facile che questo accada per i papà e le mamme nei confronti dei propri figli; qualcosa di simile dovrebbe essere per gli insegnanti, i docenti, gli imprenditori, i politici, gli allenatori, i sacerdoti; dovrebbero provare gioia, ad un certo punto, nel mettersi da parte, o meglio, mettersi a fianco, al servizio dei giovani che emergono, che scoprono la loro vita e la loro vocazione.
    Fra pochi giorni celebreremo la solennità di Tutti i Santi; i santi hanno cambiato la storia del loro tempo e del loro territorio; spesso li ricordiamo anziani, nel giorno della loro morte, ma molti di loro hanno cominciato da giovani a vivere, con una misura alta, il Vangelo, spesso incoraggiati da adulti; la notte fra il 31 ottobre e l’1 novembre, anziché evocare streghe, fantasmi e scheletri che camminano ma non esistono, festeggiamo i santi giovani: loro sono esistiti davvero e hanno realmente cambiato il mondo.   

    don Nicolò Anselmi

    November 09

    ricordando il muro riflettiamo

    Benedetto XVI: Imparare da S. Bernardo e non da Abelardo
    http://tinyurl.com/ylayyex
    Che cosa possiamo imparare, noi oggi, dal confronto, dai toni spesso accesi, tra Bernardo e Abelardo, e, in genere, tra la teologia monastica e quella scolastica? Anzitutto credo che esso mostri l'utilità e la necessità di una sana discussione teologica nella Chiesa, soprattutto quando le questioni dibattute non sono state definite dal Magistero, il quale rimane, comunque, un punto di riferimento ineludibile.

    IN LIBRERIA:
    http://tinyurl.com/nffvhe
    Evoluzionismo: il tramonto di un'ipotesi
    Un corpus teorico che, secondo i documenti che il Cnr sta per rendere pubblici, fa acqua da tutte le parti. Il fisico tedesco Thomas Seiler mette il darwinismo alla prova della seconda legge della termodinamica, secondo la quale l'entropia, che può essere definita come il caos in natura, non può mai diminuire …

    LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2
    RU486: giorni decisivi
    "La pillola abortiva RU486 sarà definitivamente approvata e utilizzabile nel nostro paese al massimo entro il 19 novembre" (Cfr. http://tinyurl.com/yjpr9vo). Vincere queste battaglie non è impossibile: lo abbiamo visto con il blocco della legge omosessualista (Cfr. http://tinyurl.com/yjwggmu). Invitiamo tutti coloro che ancora non hanno scritto ai rappresentanti politici della propria Regione (ma anche chi ha già scritto) a farlo utilizzando il sistema "portalettere".

    8) Mons. Luigi Negri
    http://tinyurl.com/yebtbf3
    La decisione di vietare la presenza dei crocifissi nelle aule
    E' anche giusto che ci chiediamo se noi, come popolo cristiano e, addirittura, vorrei dire come ecclesiasticità, non abbiamo qualche responsabilità per questa situazione … La vicenda di Strasburgo nella sua brutalità è anche una conseguenza di troppo irenismo che attraversa il mondo cattolico da decenni, per cui la preoccupazione fondamentale non è la nostra identità ma il dialogo ad ogni costo, andare d'accordo anche con le posizioni più distanti.

    9) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    Tradimento
    Negli ultimi decenni, infatti, alcuni stati musulmani hanno cominciato a finanziare nelle più prestigiose università occidentali, a scopo propagandistico, delle cattedre di islamistica … Il risultato è che i laureati in studi islamici che escono dalla facoltà occidentali sanno tutto sulle presunte glorie della civiltà islamica (…) ma ignorano totalmente le immani sofferenze prodotte dall'islamizzazone delle culture "infedeli" preesistenti.

    10) Vittorio Messori
    http://www.totustuus.cc/modules.php?name=News&file=article&sid=2905
    Via dagli uffici la foto di Napolitano
    Se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? … Non ho nulla contro il presidente. L'ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più.

    11) Il Timone
    http://www.iltimone.org/index.php/editoriale
    Missione a tutto campo
    Viviamo un tempo di "stranezze": si fa circolare, anche nel mondo cattolico, una corrente di pensiero che vorrebbe circoscrivere la missione universale della Chiesa, escludendo da essa alcune categorie, per esempio gli islamici o gli ebrei. Invece, la Chiesa deve svolgere la sua missione nei confronti di tutti, con la consueta richiesta della conversione a Cristo rivolta alla libertà degli interlocutori

    12) Radici cristiane
    http://tinyurl.com/yenfkml
    Chiesa e Stato: divisione o armonia dei ruoli
    Ieri l'ipotesi poteva essere quella della necessità di un Nuovo Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano. Ma lo si volle stipulare senza richiamare la tesi "ottima" dello Stato cattolico. Fu anzi detto ai cattolici che uno Stato "neutrale" in materia religiosa era meglio di uno Stato o di una società ufficialmente cattolica. Oggi l'ipotesi può essere quella dell'impossibilità (tutta da verificare) di modificare nel momento presente la legge 194 che legalizza l'aborto. La tesi però che non si deve mai cessare di richiamare è che questa legge è profondamente iniqua e va abolita nel suo principio di fondo.

    13) Segnalazione
    http://www.iltimone.org/index.php/component/content/article/2876
    Video-presentazione dell'ultimo numero de Il Timone
    Il diavolo esiste.

    November 06

    no all'affidamento di bambini agli omosessuali

    Confusione dell'identità sessuale

    La tesi secondo cui l'ambiente omosessuale non conduce i bambini allo stile di vita omosessuale è negata dall'evidenza sempre maggiore che i bambini allevati in tali ambienti sono più soggetti al comportamento omosessuale e a intraprendere la sperimentazione sessuale.

    Gli studi indicano che lo 0,3% delle femmine adulte riporta di aver praticato il comportamento omosessuale nell'ultimo anno, lo 0,4% lo ha praticato negli ultimi 5 anni, e il 3% dichiara di aver sempre praticato l'omosessualità nel corso della vita 42. Uno studio in Developmental Psychology ha rilevato che il 12% delle figlie di lesbiche diventano a loro volta delle lesbiche, un tasso che è almeno 4 volte il tasso di lesbismo nella popolazione femminile adulta. 43

    Numerosi studi indicano che mentre quasi il 5% dei maschi riporta di aver avuto ogni tanto un'esperienza omosessuale nella vita, il numero degli omosessuali regolari è considerevolmente basso: tra l'1 e il 2% dei maschi riporta un comportamento omosessuale esclusivo nel corso di più anni successivi. 44 Tuttavia J. M. Bailey ha scoperto che il 9% dei figli maschi adulti di padri omosessuali erano a loro volta omosessuali: "Il tasso di omosessualità nei figli maschi (9%) è diverse volte più alto di quello indicato dalle indagini sulla popolazione generale ed è imputabile ad una trasmissione di padre in figlio. " 45

    Sebbene essi abbiano tentato di trarre conclusioni diverse, lo studio di Golombok e Tasker ha rivelato una chiara connessione tra omosessualità ed essere allevati da una coppia di lesbiche. "Con riferimento all'effettivo coinvolgimento in relazioni omosessuali, c'era una significativa differenza tra i gruppi.... Nessuno dei bambini cresciuti in famiglie eterosessuali aveva avuto relazioni omosessuali." Al contrario, 5 (29%) delle 17 figlie ed 1 (13%) degli 8 figli di coppie omosessuali riferiva di aver avuto almeno una relazione omosessuale. 46

    Questi risultati sono stati confermati recentemente da uno studio apparso su American Sociological Review. Gli autori Judith Stacey e Timothy J. Biblarz alludevano al "political incorrectness" dei loro risultati che mostravano tassi più elevati di omosessualità fra i bambini cresciuti in ambiente omosessuale: "Riconosciamo i rischi politici conseguenti al fatto che studi recenti indicano come i figli di genitori gay sono più soggetti a intraprendere a loro volta un'attività omosessuale."

    Stacy e Biblarz hanno anche rilevato che "alcuni risultati sul numero di partners sessuali dei figli indicano che: le ragazze adolescenti cresciute da madri lesbiche sembrano essere sessualmente più avventurose e meno caste.....In altre parole, i figli (specialmente le ragazze) allevati da lesbiche sembrano allontanarsi dai ruoli sessuali tradizionali, mentre i figli cresciuti da madri eterosessuali sembrano conformarsi ad essi." 47

    FONTI:
    42 A. M. Johnson et al., "Sexual Lifestyles and HIV Risk," Nature 360 (1992): 410Â412; R. Turner, "Landmark French and British Studies Examine Sexual Behavior, including Multiple Partners, Homosexuality," Family Planning Perspectives 25 (1993): 91, 92.

    43 F. Tasker and S. Golombok, "Adults Raised as Children in Lesbian Families," p. 213.

    44 ACSF Investigators, "AIDS and Sexual Behavior in France," Nature 360 (1992): 407Â409; J. M. Bailey et al., "Sexual Orientation of Adult Sons of Gay Fathers," Developmental Psychology 31 (1995): 124Â129; J. O. G. Billy et al., "The Sexual Behavior of Men in the United States," Family Planning Perspectives 25 (1993): 52Â60; A. M. Johnson et al., "Sexual Lifestyles and HIV Risk," Nature 360 (1992): 410Â412.

    45 J. M. Bailey et al., "Sexual Orientation of Adult Sons of Gay Fathers," pp. 127, 128.

    46 Tasker and Golombok, "Do Parents Influence the Sexual Orientation?" p. 7.

    47 Judith Stacey and Timothy J. Biblarz, "(How) Does the Sexual Orientation of Parents Matter," American Sociological Review 66 (2001): 174, 179.

    ulteriori informazioni: http://www.facebook.com/topic.php?uid=68544529438&topic=11801
    November 05

    crocefisso

    Nel colmo di qualche grave afflizione prendete in mano il CROCIFISSO, fatevi fare una predica da Lui.. Che predica sentirete!

    FONDATE SEMPRE la vostra MEDITAZIONE sopra i misteri della PASSIONE di Gesù, non la lasciate mai: attendetevi ogni giorno, vedrete miracoli della misericordia di Dio. Perché ...è il mezzo necessario per confortare e fortificare lo spirito. Perché... è la via più sicura ed il mezzo più efficace per farsi santi; è la via regia. Perché ... è la SCUOLA DIVINA ove s'impara l'altissima scienza della santità, quella santità che è la VERA SANTITA, la più sicura e la più preziosa: è qui che hanno imparato i santi. In questa scuola divina potremo imparare: a essere umili di cuore, - amanti del proprio disprezzo, - amanti del patire, - a essere dolci e mansueti - pieghevoli e obbedienti, - a essere uomini di grande orazione. ­

    Qui l'anima amante si inabissa tutta in quell'immenso mare d'infinita carità che rinnova lo spirito e la rende vera delizia della Sposo celeste. Perché... in questa scuola... non c'è inganno! Chi se l'intende col CROCIFISSO non piglia errore. Perché... è un balsamo cosi prezioso e di tanta virtù che addolcisce ogni travaglio, medica ogni pena. Tutte le cose vi saranno dolci. E' miele, latte e fuoco per l'anima amante Si pacificherà presto il vostro cuore. Perché... è la fonte per compatire Gesù. Perché.. è la porta che conduce all'intima unione con Dio, alla più sublime contemplazione.

    Il cuore vi fa ali di fuoco per volare a Dio. L'anima vi succhia la dolcezza ineffabile del Santo AMORE, arrivando poi a bere l'AMORE DIVINO a fiumi, a mari ..mari. ..di fuoco!

    Un Dio flagellato! Un Dio crocifisso. .. un Dio morto! Chi?... Per chi?... Ci basta a tenerci in meditazione un'eternità.

    Un po' di forza per tornare in campo aperto e predicare il mio Gesù Crocifisso, morto per noi peccatori sopra la Croce e così, se fosse possibile, attaccare il fuoco a tutto il mondo!

    Non perdete di vista la PASSIONE di Gesù, portate le pene dello Sposo divino come vasetto di mirra sull'altare del vostro cuore.

    E lasciate che questo prezioso desiderio vi inzuppi tutti e vi penetri sino nella midolla delle ossa, gusterete quanto siano dolci i frutti di quest'albero di vita: la CROCE.

    Vi prego quanto so e posso: approfittatevi di quella scienza divina che Gesù da maestro sovrano vi insegna nella scuola della sua SS. PASSIONE. In mezzo alle occupazioni è necessario confortare e fortificare lo spirito ai piedi del CROCIFISSO nella meditazione delle sue santissime pene.

    (Da i pensieri di S. Brigida)
    November 04

    Il crocifisso rappresenta valori universalmente riconosciuti


     
    Con una sentenza fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo, la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo boccia i crocifissi nelle aule scolastiche.
    Secondo la sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana il simbolo cattolico costituisce "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione "della libertà di culto degli alunni".

    Questa sentenza è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati, a suo tempo, di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea; a questo punto è più che mai urgente e necessario inserire le radici cristiane nella Costituzione italiana.

    Purtroppo sono parecchi gli ignoranti che non capiscono che la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è il simbolo principale della tradizione nella quale i popoli europei affondano le proprie radici che questi soggetti vogliono stupidamente rinnegare.

    Il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ricorrerà contro la sentenza.
    November 03

    Travaglio dà in numeri: oggi il 648

     
    di Gianni Pardo
     
    Marco Travaglio è un così perfetto esempio della hybris – cioè di quell’eccesso che secondo la mitologia greca suscita la collera degli dei – che alla fine fa dubitare, oltre che della sua cultura giuridica, del suo equilibrio. Il suo odio per Berlusconi – di cui ha fatto un mestiere e una sorgente di reddito – gli si ritorce contro: ne rivela l’ignoranza giuridica e la cieca faziosità.

    Non sarà necessario riandare all’antefatto: tutti sanno dei guai di Piero Marrazzo; di come un certo documento fu proposto a molti direttori di giornali (per l’eventuale acquisto) e di come Berlusconi abbia telefonato a Marrazzo, benché avversario politico, per avvertirlo del pericolo. Ora arriva Marco Travaglio, seguito da Giuseppe D’Avanzo, e questi due, novelli Papiniano e Ulpiano, ipotizzano che la magistratura dovrebbe accusare Silvio Berlusconi per il reato di ricettazione. Ecco un’ipotesi che val la pena di discutere.

    In primo luogo, non si vede perché i giudici dovrebbero accusare solo Berlusconi (che neppure rischiava di pubblicare il video, dal momento che non è direttore di nessuna pubblicazione), e non i molti direttori di giornale che quel video hanno ricevuto, visionato e non acquistato. La solita persecuzione ad personam? In realtà, i professionisti di questo genere di “affari” sono i giornali specializzati in pettegolezzi. Quelli che pagano a caro prezzo le foto di effusioni di personaggi in vista, di bagni senza costume, di sbornie, di risse e ogni sorta di spazzatura del quotidiano. E nessuno li ha mai accusati di qualche reato.

    Comunque, a proposito della ricettazione, è bene da prima leggere ciò che dice il codice. “Art. 648. Ricettazione. “Chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329”<!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]-->. E ora basta chiedersi quale profitto poteva ricavare o procurare Berlusconi dalla telefonata a Marrazzo per mettersi a ridere.

    Ma, direbbero Papiniano e Ulpiano, Berlusconi ha dato l’indirizzo dell’agenzia ed ha contribuito al profitto (illecito?) di questa agenzia: purtroppo anche questa è una baggianata. Quell’indirizzo è di pubblico dominio. Digitando “agenzia fotografica Masi”, su Google, meno di un secondo dopo si ottengono oltre ottomila voci, spesso con indirizzo, numero di telefono e, chissà, numero di colletto degli impiegati. Che cosa avrebbe rivelato, Berlusconi? Quel dato è palese come la scritta Hotel su un albergo.

    Né il Cavaliere si è intromesso per fare acquistare, ricevere od occultare alcunché. La cosa non lo riguardava e non vi aveva nessun interesse: salvava la vittima di un possibile ricatto, nient’altro. Questo la dice lunga sulla serenità di giornali come Repubblica, L’Espresso, il Fatto. Dopo episodi del genere uno ha tendenza a dubitare anche della data che c’è scritta sul frontespizio.

    Poi bisogna osservare che il video è di autore ignoto. Per quanto ne sappiamo, potrebbe perfino essere stato realizzato col consenso dell’interessato. In sé, non costituisce reato. Il reato invece c’è immediatamente se il video è usato per un ricatto ma, stando a quanto si è letto sui giornali, il documento non è stato usato per chiedere soldi a Marrazzo: è stato proposto per la pubblicazione, e Piero, per evitare una pubblicità disastrosa, avrebbe dovuto prendere l’iniziativa di andare lui stesso a comprare il documento presso l’agenzia Masi. Esattamente come quei direttori che pur di favorire Silvio Sircana comprarono una foto, per poi non pubblicarla: e nessuno propose la forca, per loro.

    Ma c’è di più. Per anni la Repubblica, il Corriere e tutti i giornali hanno pubblicato verbali coperti dal segreto istruttorio. Questi documenti sì, innegabilmente, provenivano da un delitto, quello di rivelazione di segreti d’ufficio: e tuttavia nessuno ha chiesto per i loro direttori l’imputazione di ricettazione. Travaglio non chiede la condanna di coloro che comprarono la foto di Sircana, non chiede la condanna di Ezio Mauro, che pubblica documenti provenienti da un delitto, e la chiede per Berlusconi che, non essendo direttore responsabile di nessuna pubblicazione, non li pubblica, non li possiede e nella fattispecie cerca di aiutare una vittima.

    Non val la pena di aggiungere altro. Ci sono giornalisti che non conoscono il codice penale, e sarebbe il meno: non conoscono neppure la correttezza.

    giannipardo@libero.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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    <!--[endif]-->

    <!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--> “Art. 648. Ricettazione.

    Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329.

    La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516, se il fatto è di particolare tenuità.

    Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto”.

    November 02

    Guardare il mondo dal capezzale di Caterina

    Due considerazioni. La prima è sul Vangelo di ieri. Un bravo sacerdote nota (lo riprendo da una mail):

    “L’immagine che Gesù dà di sé, paragonandosi a una chioccia, è la più umile e la più bella di tutte. Richiama le parole di Dio del Salmo 91,4: ‘Ti coprirà con le sue penne, sotto le Sue ali troverai rifugio’. Esprime la forza della sua tenerezza: l’aquila potente che salva (Dt 32,11) qui si fa chioccia. L’amore materno di Dio è tanto forte da renderlo debole, tanto sapiente da renderlo stolto, fino a dare la vita per noi”.

    Ma noi sappiamo che la “debolezza” di Dio sono i suoi figli, come lo sono per una madre e un padre. E le loro lacrime e le loro implorazioni Gli sciolgono letteralmente il Cuore…

    Questo spiega – ed è la seconda considerazione – quanto sono vere le parole del Servo di Dio padre Dolindo Ruotolo:

    “La preghiera è l’unica forza dell’uomo ed è l’unica debolezza di Dio. L’Onnipotente è vinto dalla preghiera, dona a chi prega, conforta chi prega”.

    E dice ancora:

    “l’insistenza della preghiera orienta l’anima a Dio, accresce il senso dell’umiltà, accende l’amore. Se non ti vedi esaudito non cedere alla tentazione di lasciare la preghiera: insisti con profonda umiltà, con vera fede, con forte amore”, “Tu non sei smarrito nella vita perché preghi”.

    Vi assicuro che Caterina sta letteralmente vivendo per le vostre preghiere…

    E’ strano – dovendo continuare a scrivere, a lavorare -  guardare gli eventi del mondo con il pensiero di Caterina…. L’altroieri “Libero” mi ha chiesto una riflessione – a margine del dramma del presidente della Regione Lazio – sul suo desiderio di ritirarsi per un periodo in convento. Ecco qua il mio articolo…

     

    Il solo rifugio, fra le Sue braccia

     

    Con qualche perfidia ieri La Repubblica ha titolato “la giornata da incubo di Piero Marrazzo” con queste parole: “vorrei scappare”. La moglie: “Serve un taglio netto”. Poi, anche su questo giornale, c’è la notizia del giorno: “La corsa all’eremo”.

    Tutti i quotidiani hanno strologato su questa “fuga” dell’ex governatore del Lazio all’abbazia benedettina di Montecassino (e sulla ricerca, nel Pd, di un candidato alternativo per la Regione che, guarda caso, vanno a cercare fra le file cattoliche). Nessuno si sorprende che nello smarrimento e nell’angoscia si cerchi rifugio in un monastero.

    Nessuno però sembra riflettere su quello che significa la Chiesa per tutti noi, anche per chi si professa laico e magari tuona contro i preti. I giornali sembrano aver paura di guardare in faccia la bellezza e la misericordia della Chiesa.

    Temono forse di restarne incantati, affascinati. Questo spiega il loro immotivato anticlericalismo. Sparano a zero sulla Chiesa perché non riescono ad esserne indifferenti, mentre magari tentano di tirarla dalla propria parte. La odiano spesso perché sanno che – se si lasciassero andare – rischierebbero di amarla.

    La Repubblica, sempre ieri, infatti, lanciava in prima pagina un logorroico sfogo antipapale di Hans Kung, il quale confonde papa Leone XIII con Leone XII (c’è mezzo secolo di distanza fra i due) e se la prende con papa Benedetto XVI perché perdona e accoglie nella Chiesa come il padre misericordioso del “figliol prodigo”.

    Attaccano la Chiesa, ma poi tutti sanno che è il solo luogo del mondo dove loro stessi sempre saranno attesi a braccia aperte, anche nell’ultimo istante della vita, da qualunque parte vengano, chiunque siano, qualunque cosa abbiano fatto (pur continuando sempre – la Chiesa – a chiamare Bene il Bene e Male il Male, pur non rinunciando mai alla verità).

    La Chiesa spalanca le sue braccia perfino ai suoi persecutori (si pensi a Napoleone). E’ davvero, letteralmente, una cosa dell’altro mondo in questo mondo. Perché agisce come Gesù ed è la presenza nella storia di Gesù stesso.

    Infatti ogni uomo che sia provato dal dolore o dal bisogno, anche se cresciuto lontano dalla tradizione cristiana – penso a quegli immigrati di altre religioni che arrivano in Italia in condizioni penose – sa che qui c’è sempre un luogo dove tutti possono ricevere una minestra calda e un abbraccio fraterno, senza nulla chiedere, senza nessuna condizione: è la Chiesa.

    Tutti sanno che questo è il luogo della misericordia. Perché tutte le desolazioni del mondo, tutte le afflizioni e le solitudini, tutte le miserie del mondo e tutti i miseri (specialmente i peccatori che sono i più poveri), trovano riparo sotto i rami di questa grande quercia, dentro l’abbraccio di questa tenera madre.

    Compresa – come vediamo oggi – la disperazione di un uomo politico che per suoi “errori personali” (come dice lui), errori e debolezze che appartengono a tanti, che purtroppo si respirano nell’aria, si trova in una condizione di “troppa sofferenza” e desidera sparire e così trova rifugio nel silenzio di un chiostro benedettino.

    Sì. C’è un luogo del mondo dove sarai sempre accolto.  Come scrive il grande Péguy, parlando di Notre Dame di Chartres, quindi parlando della Madonna, figura perfetta della Chiesa:

    “il solo asilo nel cavo della vostra mano/

    E il giardino dove l’anima si schiude”.

    Quando – dentro la tormenta della vita – si prende la via della Chiesa e si entra nella sua pace e si accetta il suo perdono, ci si sente lavati, purificati e perfino rifatti: si rinasce nuove creature. E’ il solo luogo del mondo dove si è amati così come si è. E dove si è perdonati di tutto. E difesi sempre.

    Noi cristiani siamo tutti dei perdonati. Come Jean Valjean, il galeotto protagonista dei “Miserabili”, viene difeso dal vescovo di Digne, monsignor Myrel, per il furto commesso ai suoi stessi danni.

    La Chiesa, come la Madonna, difende sempre i peccatori (non il peccato, ma i peccatori) e così li purifica e dona loro il tesoro più grande: il perdono di Dio, la carezza del Nazareno.

    Péguy scrive ancora:

    “Noi ci siamo lavati da una così grande amarezza,/

    Stella del mare e degli scogli,/

    Noi ci siamo lavati da una così bassa schiuma,/

    Stella della barca e delle reti./

    Abbiamo lavato le nostre teste infelici/

    da un tal mucchio di sporcizia e di ragionamenti…/

    Ce ne han dette tante, o regina degli apostoli,/

    Abbiamo perso il gusto per i discorsi./

    Non abbiamo più altari se non i vostri,/

    Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice”.

    Quando un uomo arriva ad aver nausea dei discorsi del mondo e a non sapere “nient’altro che una preghiera semplice”, in ginocchio davanti alla “fanciulla di Nazaret”, significa che è già in salvo.

     

    Antonio Socci

     

     Da “Libero”, 29 ottobre 2009