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    December 30

    riflessioni di fine anno

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=27
    Benedetto XVI: Maria accoglie Gesù. E noi?
    Possiamo immaginare con quanta preparazione interiore, con quanto
    amore Maria sia andata incontro a quell'ora. Il breve accenno:
    "Lo avvolse in fasce" ci lascia intravedere qualcosa della santa
    gioia e dello zelo silenzioso di quella preparazione. Erano
    pronte le fasce, affinché il bimbo potesse essere accolto bene.
    Ma nell'albergo non c'è posto. In qualche modo l'umanità attende
    Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto
    per Lui. È tanto occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo
    spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie
    cose, che non rimane nulla per l'altro - per il prossimo, per il
    povero, per Dio. E quanto più gli uomini diventano ricchi, tanto
    più riempiono tutto con se stessi. Tanto meno può entrare
    l'altro.
     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    J. Ratzinger, Cantate al Signore un canto nuovo. Saggi di
    cristologia e liturgia
    È nota la passione per la liturgia che da sempre anima il
    cardinale Joseph Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, e i suoi
    sforzi - sulla scia, del resto, di importanti pronunciamenti
    magisteriali dei predecessori, come l'enciclica Ecclesia de
    Eucharistia, con cui il servo di Dio Giovanni Paolo II
    (1978-2005) ha idealmente chiuso il suo lungo pontificato - volti
    alla retta comprensione e alla degna celebrazione della santa
    messa e dei sacramenti, nonché al recupero della dimensione
    contemplativa e trascendente dei sacri riti, messa in ombra da
    storpiature sociologiche in base alle quali la liturgia sarebbe
    qualcosa da "animare" piuttosto che da ricevere dall'alto. È
    tuttavia inesatto pensare che dietro tali preoccupazioni ci siano
    prevalentemente ragioni estetiche o ansie rubriciste. Lex orandi
    lex credendi: il modo in cui preghiamo chiama in causa
    direttamente Colui che preghiamo. Ovvero le modalità del culto
    che rendiamo a Gesù di Nazareth, in parte esprimono l'idea che
    abbiamo di Lui.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    India: Natale di persecuzione per i cristiani
    Tre persone sono state uccise; 13 chiese bruciate; 2 case
    parrocchiali distrutte; decine di feriti, molti dei quali in
    gravissime condizioni; un orfanotrofio cristiano vandalizzato;
    treni bloccati per ore; auto della polizia bruciate: è il
    bilancio provvisorio di un attacco a tutto campo
    dell'organizzazione fondamentalista Vishva Hindu Parishad (Vhp)
    cominciato alla vigilia di Natale e continuato per tutto il
    giorno di ieri. La polizia ha decretato il coprifuoco in molti
    villaggi, ma non riesce ancora a controllare tutta la situazione.
    La scintilla della deflagrazione è cominciata a Bramunigam di
    Phulbani (Orissa) il 24 dicembre, quando Swami Lakhananda
    Sarswati, un leader locale del Vhp, 80enne, insieme alle sue
    guardie del corpo, hanno visitato una zona cristiana, dove i
    fedeli avevano issato delle tende per la celebrazione del Natale,
    distrutte in precedenza da 300 membri del Vhp... Nel distretto di
    Phulbani si è scatenato l'inferno. Molti membri del Vhp, con armi
    da fuoco, hanno attaccato 13 chiese, proibito ai cristiani di
    celebrare il Natale e sparato su alcuni fedeli.

     Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.biz/showthread.php?p=3973
    Mons. Negri: "Con le campagne pro-gay vince il mondo
    dell'irreale"
    Qui si tratta del riconoscimento statale del valore della pratica
    omosessuale e la pretesa di convincere con soldi pubblici chi la
    pensa diversamente. Davvero il mondo anticristiano vuole
    l'eliminazione radicale della concezione cristiana della vita
    attraverso la costruzione di un mondo dell'irrealtà, che si
    pretende essere l'unico vero, da imporre a tutti come l'unico
    possibile... In Italia vedo un clima di acceso anticristianesimo,
    come dimostrano i recenti attacchi a qualsiasi segno che richiami
    al Natale per ciò che esso è, la nascita di Gesù.

    13) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=41168&url=dettaglioRassegna.jsp
    Il Natale un mistero a cui aderire
    A ben guardare, l'umanità ha atteso secoli, prima di ricevere il
    Redentore: viveva nel peccato, marciva nella colpa, soffocava in
    un'aria greve e irrespirabile, ma non aveva nemmeno il coraggio
    di mendicare, o di pretendere addirittura, che arrivasse il
    Liberatore... Ciò che ha nulla a che fare con la Befana, con
    Babbo Natale o cincischierie del genere: queste cose si comprano
    al supermercato, magari giocando sul prezzo per tirarlo più basso
    possibile. E poi, non saziano un unghia di cuore: lasciano
    l'animo dell'uomo freddo, ghiacciato, tremebondo, solitario come
    era prima. E la disperazione fa capolino senza annunciarsi. Anche
    nei piccoli. I quali almeno si perdono e si spaventano della
    solitudine in cui spesso vivono.

    14) "Rino Cammilleri "
    http://www.rinocammilleri.it/
    Natale
    Natale. La festa più bella diventata la più odiosa. Scervellarsi
    per scegliere i regali, pigiarsi con la gente nei negozi,
    rimetterci la tredicesima. Riempirsi la casa e riempire l'altrui
    di cose inutili. Chi non ha famiglia o ha contrasti all'interno
    di essa odia questa festa vieppiù. Il politically correct ha
    raggiunto il capolavoro del ridicolo sfrattando Cristo dal di Lui
    compleanno, così che si festeggia e si sta in ferie senza motivo.
    Luci e neon e palline colorate e finta allegria fino alle 20,00
    del 24 sera, poi di colpo il silenzio. Poi due giorni di negozi
    chiusi e città fantasma. Natale coi film di Pieraccioni e De Sica
    e Boldi. Qualcuno si spara. Qualcun altro spara ai parenti.

    15) "Antonio Socci"
    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm?
    circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.19589891635&id=569
    I soldi di Lenin e di Mao
    Non solo fu una rivoluzione sanguinaria, il "colpo di mano" di
    una minoranza, quella comunista in Russia, che scatenò i demoni
    del genocidio su tutto il pianeta. Ma fu anche una "rivoluzione
    del Kaiser". Perché ora - con i documenti pubblicati da "Der
    Spiegel" - sono finalmente saltate fuori le prove. Si sapeva che
    la Germania imperiale, in piena Grande guerra, nell'aprile 1917,
    spedì - col famoso treno - Lenin in Russia per aggredire la
    neonata democrazia e costringere quel Paese e uscire dal Primo
    conflitto mondiale (usò il capo comunista come un virus mortale).

    16) "Per la libertà di educazione"
    http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html
    Se troppa scuola fa male
    Fu l'Italietta sabauda e massonica a creare un modello di
    insegnamento obbligatorio statale, capillare nel territorio e
    diffuso per ogni ceto sociale... Tutto nella scuola, niente al di
    fuori della scuola... il modello pedagogico marxista viene
    progressivamente assunto come valido anche in larghe fette del
    mondo cattolico. I "miti" della scuola progressista conquistano
    il cuore e la mente di politici, intellettuali, presidi di
    formazione cattolica. E fra questi miti, su tutti trionfa il
    "tempo pieno". Esso si fonda sull'idea - di impronta tipicamente
    hegeliana - che l'intera crescita umana e culturale del bambino
    debba essere guidata e gestita dallo Stato attraverso la scuola,
    e che il resto - a cominciare dalla famiglia - abbia un ruolo
    residuale, accidentale, sostanzialmente inadeguato,
    insufficiente... È il capovolgimento della dottrina cattolica
    della "sussidiarietà".

    17) "RADICI CRISTIANE"
    http://www.radicicristiane.it/interna.php?id_fondo=74
    Allargato l'archivio articoli
    Lo scorso 26 ottobre, sul "Corriere della Sera", Sergio Romano ha
    dedicato un editoriale al carisma e alla popolarità di Benedetto
    XVI, attestata dal crescente afflusso di pellegrini a San Pietro,
    in numero ancora maggiore di quanto ne registrava Giovanni Paolo
    II. L'articolo di Romano si conclude con un invito ai "laici" a
    "difendere i loro valori (.) con altrettanto zelo e altrettanto
    vigore" del nuovo Pontefice. Un altro noto organo di informazione
    internazionale, il settimanale "The Economist", ha pubblicato,
    nel mese di novembre, un dossier di venti pagine, intitolato In
    God's name, in cui, con malcelata inquietudine, si analizza il
    peso e il ruolo che la religione sta sempre più assumendo nelle
    vicende politiche e sociali del XXI secolo.

    18) Il Timone
    http://www.iltimone.org/
    La rivincita di Dio
    Si informa che l'archivio articoli è stato arricchito con vari
    numeri, anche del 2007, consultabili previa registrazione
    gratuita. Ad esempio questo:
    Card. Giacomo BIFFI: Il senso cristiano della malattia
    L'ideale generalizzato della nostra società, il mitico
    personaggio cantato da tutte le voci amplificate del nostro
    tempo, non è l'eroe o il santo, non è cioè uno che sa donarsi e
    agire per gli altri: è piuttosto chi è capace di vivere al meglio
    per sé. È l'uomo giovane, sano, bello e soprattutto efficiente,
    che dispone della massima attitudine ad affermarsi e a godere; è
    l'uomo che s'impone, produce, consuma; è l'uomo "in forma", che
    nella sua "forma" trova non solo le premesse del successo, ma
    addirittura il significato esauriente del suo stesso esistere.

     Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_archivio
    In Croazia aborti ridotti dell'88,5 per cento in quindici anni
    Seppure la legge sulle interruzioni volontarie di gravidanza sia
    la stessa, dal crollo del comunismo al 2005 gli aborti in Croazia
    sono diminuiti dell'88,5%. Nel 1989, ultimo anno del regime
    comunista in Croazia, si sono avuti 40.000 aborti, mentre nel
    2005 gli aborti sono stati 4.600... Secondo il Presidente del
    Centro per la Famiglia croato, gran parte di questo cambiamento
    culturale è dovuto al lavoro fatto dai cattolici negli anni
    Settanta e Ottanta, ma soprattutto dopo la caduta del comunismo.
    Filmati, volantini, brochure, libri sono stati diffusi in
    migliaia di copie sotto il comunismo e in milioni dopo la caduta
    del regime.

    22) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=15083&lan=ita
    Dossier: Elenco degli Operatori Pastorali Sacerdoti, Religiosi,
    Religiose e Laici Uccisi nell'anno 2007
    Elenco degli Operatori Pastorali Sacerdoti, Religiosi, Religiose
    e Laici Uccisi nell'anno 2007 -- Panorama dei continenti - Un
    elenco mai concluso - Cenni biografici e circostanze della
    morte - Quadro riassuntivo dell'anno 2007 - Gli Operatori
    Pastorali uccisi dal 1980 al 2007 - Link correlati
    December 28

    Genova G8: le verità dimenticate scomode alla sinistra

    G8

    G8 di Genova ricordiamoci come davvero è andata per non far trionfare la menzogna.

    Vi ricordate il G8 di Genova?

    Dalle notizie che passano ora sembra che i delinquenti siano stati i poliziotti e i carabinieri che in quei giorni erano là.

    Sembra quasi che Placanica sia il colpevole e Giuliani l’innocente, la biancaneve di turno.

    Come forse ricorderete non è proprio così, non proprio pacifisti furono i cortei e i loro preparativi.

    A dimostrazione di quanto dico vi segnalo alcuni video presi dall’emittente "Primocanale" situata in Genova.

    Il 05/06/2001 è la prima data che prenderò in esame, questo è quanto viene detto a Genova da forze dell’ordine e anti-g8

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=380

    Come si può notare già allora si prevedevano possibili atti violenti e proprio per questo i Carabinieri si stavano preparando, ciò a dimostrare la volontà dei facinorosi di creare volontariamente azioni come quelle poi andatesi a creare per di più va segnalato come a quell’epoca avessero firmato un protocollo in cui dichiaravano al Social Forum genovese di starsene buoni. (abbiam visto poi…)

    Il 23/06/2001 gli attivisti sembrano tut’altro che pacifici e son passati solo 18 giorni dalle dichiarazioni del video precedente.

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=7270

    Il 30/06/2001 gli attivisti fanno le prove generali, non c’è che dire fanno proprio i pacifisti

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=3719

    il 03/07/2001 Agnoletto dimostra di che risma è: pessima. Attaccando la zona rossa dimostra di voler fomentare violenza e poi avete visto bene nel video precedente la "non-violenza" cosa sia. Domanda: ma per essere violenti bisogna avere il carroarmato? Le mazze e gli scudi non lo sono, le travi e gli estintori non sono oggetti che se usati in modo improprio fanno violenza?

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=5738

    11/07/2001 altre persone sempre del Social Forum 8 giorni dopo ci ricordano quella che è la mentalità di questi "non-violenti" loro creano gli scontri, ma dicono che si difendono. Fanno cioè passare per aggressori gli altri quando in realtà sono loro a cercarsi le grane.

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=1047

    storico003590d4cxw200h303c00

    E siamo al G8

    21/07/2001 il giorno dopo i primi scontri, la morte di Giuliani e il casino che ne è seguito

    Gli scontri cercati dagli autonomi sono durati dalle 14:30 alle 00:00

    La situazione sanitaria il giorno dopo è questa

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=3086

    Come si può notare è già pesante se pensate a come sono vestiti i poliziotti e i carabinieri i facinorosi sono riusciti a mandarne 53 in ospedale di cui 1 ricoverato non è roba da poco, ma il social forum è fatto di pacifisti….meno male…

    23/07/2001 il G8 è finito, i Genovesi sono inviperiti perché anche i manifestanti che non parteciparono agli scontri si sono macchiati di muta complicità con i vandali anziché isolarli e questo va sottolineato sembra ce basti avere una bandiera arcobaleno per essere uomini di pace ma non è così anche questo silenzio è un atto di violenza.

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=9128

    25/07/2001 altri Genovesi, altro dissenso verso i manifestanti.

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=1664

    23/10/2007 ecco le richieste sacrosante al processo per i fatti dei video di cui sopra

    http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=14832

    speriamo giustizia sia fatta.

    stemma_ei1

    December 27

    riflessioni post-natalizie

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=27
    Benedetto XVI: non bisogna illudersi!
    Non bisogna illudersi: i problemi che pone il secolarismo del
    nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche alle
    quali tende la coscienza secolaristica con la sua pretesa
    esclusiva alla razionalità definitiva, non sono piccoli. Noi lo
    sappiamo, e conosciamo la fatica della lotta che in questo tempo
    ci è imposta. Ma sappiamo anche che il Signore mantiene la sua
    promessa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine
    del mondo" (Mt 28,20). In questa lieta certezza, accogliendo la
    spinta delle riflessioni di Aparecida a rinnovare anche noi il
    nostro essere con Cristo, andiamo fiduciosamente incontro al
    nuovo anno. Andiamo sotto lo sguardo materno dell'Aparecida, di
    Colei che si è qualificata come "la serva del Signore". La sua
    protezione ci rende sicuri e pieni di speranza.
    Amici di Joseph Ratzinger:
    http://www.ratzinger.it/
    Testo integrale della: Nota dottrinale su alcuni aspetti
    dell'evangelizzazione
    Si verifica oggi... una crescente confusione che induce molti a
    lasciare inascoltato ed inoperante il comando missionario del
    Signore (cf. Mt 28, 19). Spesso si ritiene che ogni tentativo di
    convincere altri in questioni religiose sia un limite posto alla
    libertà. Sarebbe lecito solamente esporre le proprie idee ed
    invitare le persone ad agire secondo coscienza, senza favorire
    una loro conversione a Cristo ed alla fede cattolica: si dice che
    basta aiutare gli uomini a essere più uomini o più fedeli alla
    propria religione, che basta costruire comunità capaci di operare
    per la giustizia, la libertà, la pace, la solidarietà. Inoltre,
    alcuni sostengono che non si dovrebbe annunciare Cristo a chi non
    lo conosce, né favorire l'adesione alla Chiesa, poiché sarebbe
    possibile esser salvati anche senza una conoscenza esplicita di
    Cristo e senza una incorporazione formale alla Chiesa
     
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Omosessualismo: L'identità di genere (Quaderno del Timone)
    E' naturale, ad esempio, che chi nasce maschio (identità
    sessuale) si sviluppi come uomo (identità di genere), e chi nasce
    femmina si sviluppi come donna. Riconosciamo la naturalità di
    questo sviluppo anche se accade che esistano casi in cui il sesso
    fenotipico sia incerto o abbia dei caratteri del sesso opposto, o
    se esistono persone che per ferite relazionali faticano a
    riconoscersi in una identità sessuale; davanti a questi fenomeni
    reagiamo come di fronte a chi nasce con il labbro leporino, o
    sviluppa con la crescita una fobia sociale. Non li consideriamo
    cioè fenomeni che autorizzano a pensare ad una natura diversa, o
    all'inesistenza di uno sviluppo naturale, ma come un problema ed
    un disturbo dello sviluppo naturale. Eppure, come vedremo, la
    ribellione a questa legge di natura si esprime attraverso una
    precisa ideologia che nega questo legame.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Accelerare il divorzio fa male ai matrimoni
    La commissione Giustizia ha adottato come testo base un
    articolato del senatore del Pd, Massimo Brutti, che ha
    nell'articolo 1 il suo punto saliente: per ottenere il divorzio
    basta un solo anno (rispetto ai tre attuali) e questo
    accorciamento vale ugualmente per le coppie con e senza figli.
    Brutti ha fatto intendere che si potrebbero anche abbreviare i
    tempi a soli sei mesi, nel caso in cui non ci siano figli ed
    entrambi i coniugi vogliano consensualmente prendere ognuno la
    propria strada.

    13) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=41099&url=dettaglioRassegna.jsp
    La dificile arte di educare e farsi educare
    Educatore è ogni persona che in qualsiasi modo e per qualsiasi
    titolo è incaricata della promozione umana e religiosa di altre
    persone. In senso stretto, educatore è colui che ha assunto il
    compito di formare i valori fondamentali e la struttura
    essenziale di chi ha vicino e che gli è affidato. Se si vuole
    distinguere i piani del lavoro educativo, occorre identificare
    l'istruzione, in primo luogo, e la formazione del carattere, poi.

    14) Mons. Luigi Negri
    http://www.sanmarinonotizie.com/default.asp?
    id=1&opr=5&content=14256&mnu=
    La Messa antica per una fede che divenga presenza nella società
    . ha accolto con gratitudine e responsabilità il Motu proprio
    "Summorum Pontificum" riconoscendo nelle direttive proposte dalla
    Santità Vostra una più ampia possibilità di educazione del popolo
    cristiano ad una fede che divenga realmente forma della persona e
    presenza viva nell'intera società. La nostra Diocesi non ha
    potuto non sentire pena per un persistente silenzio di troppo
    mondo cattolico che sembra rivelare quanto meno disagio se non
    distanza dalle Vostre direttive, e non può non indicare come
    fonte di preoccupazione prese di posizione pubbliche che sono
    suonate problematiche nei confronti del magistero di Vostra
    Santità.

    15) "Rino Cammilleri "
    http://www.rinocammilleri.it/
    In esclusiva per i forum di totustuus.net, riprende la
    pubblicazione degli "ANTIDOTI":
    Cile
    Leggo, ancora sul mensile "Il Timone" del dicembre 2007 (fatevene
    mandare una copia gratis: info@iltimone.org), che in Cile le tre
    grandi catene di farmacie (Salcobrand, Ahumada e Cruz Verde) sono
    state multate dal governo socialista di Michelle Bachelet per
    33.000.000 pesos ciascuna (circa 66.000 dollari) per essersi
    rifiutate di vendere la cosiddetta "pillola del giorno dopo" in
    ossequio alle direttive dei vescovi. Penso che dovremo prepararci
    a quel che il papa ha chiamato "martirio delle vita ordinaria",
    perché i governi si vanno sempre più orientando in senso
    anticristiano e tra non molto ciascuno di noi sarà chiamato a
    dover compiere delle scelte eroiche per rimanere coerente con
    quello in cui crede.

    Il Timone
    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=53
    Il Papa fa lezione sull'educazione dei giovani
    "Penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di
    messaggi che propongono falsi modelli di felicità. Questi ragazzi
    e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso
    orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la
    vita". Così il Papa ci ha dato nell'Angelus dell'8 dicembre una
    grande lezione sull'educazione, indicandoci Maria come luce per
    il nostro cammino. Una lezione che vale la pena riprendere.

    18) "Tomas Josef M. Tyn O. P."
    http://www.totustuus.biz/users/tyn/
    Omelia su san Lorenzo Giustiniani
    Che cosa ci suggerisce questo pensiero di venerare la nostra cara
    Madre celeste sopra tutto sotto il titolo di Madre ed avvocata
    particolare dei sacerdoti? La festa del Santo di oggi, San
    Lorenzo Giustiniani, che era il primo patriarca di Venezia, un
    presule secondo il Cuore del Signore, il Pontefice in eterno
    secondo l'ordine di Melchidesech. Cari fratelli, oggi, nella
    festa di San Lorenzo Giustiniani e nella festa del Cuore
    Immacolato di Maria, preghiamo la Beata Vergine perché si faccia
    avvocata per la Chiesa tutta intera, perché impetri da Dio
    Onnipotente, dalla Trinità Santissima per la Santa Chiesa
    sacerdoti santi, sacerdoti mediatori tra Dio e l'uomo, sacerdoti
    secondo il Cuore di Cristo, sacerdoti consapevoli, come il
    festeggiato di oggi, l'illustre patriarca di Venezia San Lorenzo,
    di essere stati scelti in mezzo agli uomini, ma non dagli uomini,
    bensì da Dio stesso!

    19) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it
    16 dicembre 2007 - Terza Domenica di Avvento
    Durante queste settimane di Avvento ci incontriamo spesso con la
    figura di Giovanni il Battista e colla sua predicazione. Egli è
    un momento fondamentale nella storia della nostra salvezza, come
    risulta chiaramente dalle parole di Gesù appena ascoltate: "Egli
    è colui, del quale è scritto: ecco, io mando davanti a te il mio
    messaggero che preparerà la tua via davanti a te".

    20) "Sviluppo e Popolazione -SviPop "
    http://www.svipop.org/
    "Donne, smettete di trovare sexy gli uomini in Ferrari"
    Se le donne vogliono combattere contro il riscaldamento globale
    devono smetterla di ammirare gli uomini al volante della Ferrari
    ed essere attratte invece da uomini eco-compatibili. Incredibile,
    ma lo ha pubblicamente affermato sir David King, il capo degli
    scienziati del governo britannico, secondo cui è necessario un
    radicale cambiamento culturale. Forse una Rivoluzione, sul
    modello di Mao e Pol Pot?

    21) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_archivio
    L'omelia del Cardinal Dias a Lourdes
    L'apparizione della Vergine a Lourdes, come le altre apparizioni
    mariane, "rientra nella lotta permanente, e senza esclusione di
    colpi, tra le forze del bene e le forze del male, cominciata
    all'inizio della storia umana e che proseguirà fino alla fine".
    Lo ha detto il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione
    per l'evangelizzazione dei popoli, durante la messa celebrata a
    Lourdes per inaugurare, come inviato speciale del Papa, l'Anno
    celebrativo del centocinquantesimo anniversario delle
    apparizioni.

    22) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=15045&lan=ita
    Il mistero dell'Incarnazione e del Natale nei riti romano e
    bizantino
    Alcuni liturgisti sono stati turbati dall'affermazione del Papa,
    contenuta nel Motu proprio "Summorum Pontificum", che esiste un
    solo rito romano in due forme, ordinaria e straordinaria: la
    ritengono una interpretazione storica 'nuova', probabilmente
    perché si è identificato toutcourt rito romano con rito latino...
    Il fatto è che il rito romano detto 'di san Pio V' ha continuato
    ad esistere, parallelamente a quello 'del servo di Dio, Paolo
    VI'. Ora torna ad affiancarsi. In realtà il rito romano antico
    dovrebbe essere chiamato 'Liturgia di Gregorio Magno'. Questi
    sono i fatti, il resto è ideologia.


    December 24

    Idee regalo x Natale

     
    Pedalando per le strade della capitale più di una volta lo sguardo mi si è fermato sulla pubblicità di una catena di grandi magazzini; le immagini che raffigurano persone in atteggiamenti affettuosi sono accompagnate da uno slogan che suona più o meno così: “il valore di un regalo è più grande del suo prezzo”.
    Da buon genovese, ingiustamente accusato di “eccessiva parsimonia nello spendere” confusa con una “oculata saggezza nell’uso dei soldi”, ho iniziato a pensare, stimolato dalla necessità di fare qualche regalo nell’imminenza del Natale; ho pensato che oggi, nel nostro mondo, c’è una cosa preziosissima, da regalare, considerata da tutti di grande valore, che viene gestita con attenzione: questa cosa è il tempo. Non è una novità. Un antico adagio dice che “il tempo è denaro”. Se è vera questa equivalenza fra tempo e denaro, allora possiamo provare a trovare alcuni modi per fare dei regali “temporali”. Fra le altre cose mi sembra che il modo di spendere il proprio tempo sia qualificante per la persona, dica molto di chi siamo.
    Un primo regalo, grande, (costo orario consigliato 1 ora), può essere quello di una visita a chi soffre o è solo; nella scala del mio caseggiato, in un ricovero per anziani, in ospedale, un mio amico o compagno di studio magari sta attraversando un momento difficile e gradirebbe molto una nostrea visita; da soli o, meglio ancora, in coppia; magari anche in gruppo tentando di coinvolgere qualche amico bagnarsi la mano nell’acqua benedetta e fare un segno nel ricordo del nostro battesimo (durata consigliata pochi secondi).
     Un altro regalo serio e interessante può essere quello di regalare a chi ne ha bisogno, una preghiera, un rosario o un po’ di Adorazione Eucaristica (costo orario consigliato mezz’ora). Si tratta di infilarsi in una chiesa, fare un segno di croce ben fatto (costo temporale 4 secondi; contare mentalmenete), cercare la lampada rossa che indica la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, salutarlo con una genuflessione ben fatta (costo temporale consigliato: 3 secondi: contare mentalmente).
    Un terzo regalo me lo ha fatto venire in mente un vescovo. Istruzioni per l’acquisto: accendere il computer, avviare un browser internet, andare sui blogs più frequentati o su altri spazi e scrivere un augurio natalizio ricordando che Dio è amore per tutti, che Gesù di Nazareth 2000 anni fa è nato, è morto, è risorto ed è il Figlio di Dio (costo orario minimo 20 minuti.) Questo sarebbe un regalo di verità per molti. Dopo i blogs anonimi qualcuno potrebbe trovare coraggio e cominciare a scrivere sui settimanali cattolici o sui quotidiani cittadini, negli spazi per le lettere al direttore.
    Un regalo invece lo vorrei chiedere ai personaggi importanti della nostra Italia. Mi è venuto in mente mentre ho partecipato al minuto di silenzio, fatto all’inizio della partita Fiorentina – Inter di qualche settimana fa, nel ricordo della scomparsa della moglie di Prandelli, l’allenatore della squadra gigliata; n quel minuto spero che i credenti, calciatori e tifosi, abbiano pregato!
    Ho notato che molti sportivi entrano in campo facendo un segno di croce. A loro, agli attori della TV e del cinema, ai ministri e agli onorevoli, agli industriali ed ai giornalisti, a chi ha avuto la gioia e il merito di diventare famoso ed ha ricevuto il dono della Fede chiedo il regalo di partecipare alla S. Messa nella propria parrocchia, anche se piccola, con tutti gli altri fratelli “meno famosi” agli occhi degli uomini, a confessarsi e a fare la S. Comunione come tutti gli altri; molti già lo fanno…Sarebbe un grande dono per voi stessi e per tutti, un incoraggiamento! Non costa nulla in denaro, 1 ora in termini di tempo.
    Tanti altri regali ho in mente. Non li scrivo, li lascio alla vostra fantasia. Ho già speso forse troppo tempo… Un caro augurio per un Santo Natale.
    Don Nicolò Anselmi
    December 21

    aperturisom o vera integrrazione?

    Cultura. Marta Sordi

    Non aperturismo ma capacità di riconoscere il genio degli altri. Gli
    antichi latini hanno un'altra lezione da impartire a noi ciechi
    multiculturalisti moderni

    Marta Sordi è professore emerito di Storia antica dell'Università
    Cattolica di Milano. Le sue pubblicazioni sul mondo greco e su
    quello romano, sugli etruschi e sul cristianesimo dei primi secoli
    riempiono gli scaffali di una libreria. Oggi una grave malattia alle
    ossa limita un po' la sua mobilità. Talvolta, quando la invitano a
    un convegno, si limita a mandare un intervento. Lei, però, sopporta
    la sua sofferenza non solo con cristiana rassegnazione, ma con una
    letizia che è il segno di una fede profonda. E se la carne è debole,
    lo spirito è sempre quello, lucido e battagliero, pronto ad
    appassionarsi per la storia a cui ha dedicato una vita, con lo
    stesso entusiasmo con cui, tantissimi anni fa, ha cominciato. Così
    quando Tempi le ha chiesto un'intervista ha acconsentito prontamente.

    Professoressa Sordi, lei ha speso tutta la vita a studiare le
    vicende dei greci e dei romani. Che cosa può dire di averne ricavato?

    Moltissimo. La scoperta del metodo storico, all'università, col
    professor Alfredo Passerini, è stata una svolta per la mia vita, non
    solo sul piano culturale, ma anche per la mia fede. Sul piano
    culturale, perché arrivai all'università spinta da un'antica
    passione per gli etruschi, ma allora a Milano non c'erano cattedre
    di etruscologia, così finii per specializzarmi in storia greca, e mi
    incantò il metodo: la possibilità di leggere le fonti antiche,
    scoprendo attraverso un'attenta valutazione di ogni sfumatura la
    realtà che ci sta dietro. Per esempio, Passerini ci insegnò a
    riscoprire l'autentica figura di Tiberio negli scritti di Tacito.
    Tacito è fieramente avverso a Tiberio, e ne presenta un ritratto
    fortemente negativo. Ma una lettura attenta permette di distinguere
    i fatti da quelle che sono interpretazioni dello storico, e di
    scoprire così, al di là del filtro di chi riferisce, la figura di un
    grande imperatore. Tutto il mio lavoro di studiosa della storia
    antica è stato fedele a questa lezione: la possibilità di risalire,
    grazie a una lettura attenta, e tutte le volte che è possibile
    comparata, delle fonti, al dato contemporaneo che ne è all'origine.
    Certo, il metodo storico non attinge a una certezza assoluta, però
    può raggiungere una certezza "probabile", cioè che può essere
    provata.

    Prima accennava al fatto che questa scoperta è stata determinante
    anche per la sua vita personale.

    Certo, per la mia convinzione religiosa. Io sono cresciuta nella
    fede cattolica, e non l'ho mai abbandonata. Ma la scoperta del
    metodo storico è servita a rafforzarla, a renderla consapevole. Un
    primo passo in questa direzione era già avvenuto al liceo. Io ho
    frequentato il liceo scientifico italiano a Bucarest, dove ci
    eravamo trasferiti per ragioni di lavoro del babbo proprio negli
    anni della guerra, tra il 1941 e il 1945. A Bucarest avevamo un
    professore di filosofia crociano, che ci spiegava tutto in termini
    di immanentismo, ma in maniera molto rispettosa di chi invece, come
    me, credeva nella trascendenza di Dio: ecco, nel confronto con le
    posizioni di quel professore mi convinsi della razionalità di quelli
    che la tradizione cristiana chiama "preambula fidei", la certezza
    razionale dell'esistenza di Dio, della sua trascendenza e del suo
    carattere personale. Ma all'università, grazie al metodo storico, mi
    si aprirono davanti quelli che potrei chiamare i "preambula fidei"
    della fede cristiana in senso specifico, della fede nella divinità
    di Gesù.

    Ci vuole spiegare meglio?

    Guardi, ricordo una discussione con una compagna non credente, che
    una volta mi disse: «Ma come fai proprio tu che sei una storica a
    credere a queste cose?». Proprio perché sono una storica, risposi,
    sono portata a credere alla verità della pretesa di Cristo di essere
    Dio. Certo, la fede non può essere ridotta a un'operazione
    storiografica, è un salto qualitativo. Però lo studio storico,
    puntuale dei Vangeli ce ne mostra la storicità, l'attendibilità, ci
    mostra che quel Gesù di Nazareth è davvero esistito ed è stato un
    uomo con determinate caratteristiche. Riconoscerne la pretesa
    divina, ripeto, è un'altra cosa, però lo studio storico dei Vangeli
    favorisce, direi prepara il salto dell'adesione di fede: o
    quell'uomo, quell'uomo concreto, realmente esistito, che i Vangeli
    ci mostrano, era un ciarlatano, un pazzo, o era quel che diceva di
    essere, era Dio. È estremamente illogico affermare, come tanti
    fanno, che Cristo sia stato un grande profeta, un riformatore e
    quant'altro, e negare che fosse Dio: se non è quel che diceva di
    essere non sta in piedi nemmeno il resto. Il cristianesimo è una
    religione che ha un fondamento storico, non è semplicemente credere
    in Dio ma che Dio si è incarnato in una persona storica. La
    storicità dei Vangeli, accertabile col metodo storico, è una sorta
    di "preambulum" alla fede in Cristo.

    I suoi studi, però, non si sono limitati alle origini cristiane.

    Perché è sbagliato, artificiale separare il cristianesimo e la
    civiltà che ne è seguita dal mondo classico. C'è una continuità
    evidente tra la civiltà antica e il cristianesimo: il mondo antico
    si apre, accoglie il cristianesimo. Roma è il luogo in cui il
    cristianesimo si diffonde non solo perché l'impero, come si è sempre
    osservato, offriva le strade e la sicurezza attraverso cui il
    messaggio cristiano poteva viaggiare, ma soprattutto perché la
    mentalità romana era pronta ad accogliere quel messaggio. Sono segni
    impressionanti di questa attesa quelli che poi saranno chiamati
    i "canti dell'Avvento" del mondo romano, la quarta egloga di
    Virgilio e il carme 64 di Catullo. Il primo saluta il prossimo
    avvento di una nuova era, nella quale «sarà cancellato l'antico
    delitto». Il secondo canta la nostalgia per il mondo degli eroi,
    cioè per un mondo in cui gli dèi vivevano insieme agli uomini,
    distrutto dal nostro peccato, «e la luce si è spenta», conclude. Il
    mondo romano aveva in sé, potremmo dire, i "preambula fidei", cui
    mancava solo la religione. Ma anche in questa molti (il citato
    Catullo per esempio, ma non solo) parlavano già del "divino",
    la "divinità": stavano già superando la concezione degli dèi omerici
    per aprirsi all'idea di un Dio unico. Il cristianesimo è dilagato
    perché il mondo antico era un mondo in attesa di qualche cosa.

    Per questo dobbiamo recuperare la continuità con quel mondo.

    Per questo e non solo. Un altro aspetto che sarebbe assolutamente da
    recuperare è quell'atteggiamento che si potrebbe
    definire "multiculturale" dei romani, i quali erano sempre pronti ad
    accogliere tutto quel che di buono trovavano presso altri popoli.
    Sottolineo: quel che trovavano di buono, diversamente dall'apertura
    indiscriminata dei giorni nostri, che considera tutto equivalente. I
    romani ebbero un senso fortissimo dell'importanza di acquisire tutto
    quel che di buono trovavano presso altri popoli, e non si facevano
    problemi a riconoscerlo. Quel che prendevano da altri lo
    riconoscevano come merito altrui. È proprio qui tra l'altro che fa
    leva sant'Ambrogio in una famosa risposta a Simmaco. Questi aveva
    immaginato una personificazione di Roma che chiedeva che le fossero
    lasciati gli dèi che le avevano dato tante vittorie: «Non mi pento
    di convertirmi anche se in tarda età», fa rispondere pressappoco
    Ambrogio alla medesima Roma, «perché, come ho sempre fatto, sto
    abbracciando una concezione migliore». Questa è stata la grande
    caratteristica dei romani, che li differenzia nettamente dai greci,
    che invece non si seppero aprire: la capacità di accogliere tutto
    ciò che riconoscevano migliore.

    A proposito di greci, finora non ne abbiamo parlato. Cosa dobbiamo
    conservare della loro eredità?

    La democrazia. La democrazia è un'invenzione greca, e in particolare
    ateniese, come rivendica con orgoglio Pericle nel grande discorso
    che Tucidide gli mette in bocca nel secondo libro de La guerra del
    Peloponneso. E ha due caratteristiche che non dovremmo dimenticare.
    La prima è che è una democrazia meritocratica: tutti sono uguali,
    non c'è differenza dovuta alla ricchezza o alla nascita, ma non
    tutti hanno le stesse competenze, e le cariche fondamentali vanno
    distribuite secondo la competenza. La seconda è l'obbedienza alle
    leggi, e soprattutto alle leggi non scritte, quelle degli dèi. È
    questo il fondamento che rende possibile una società democratica.
    Per i greci però questa era limitata ai cittadini, e la cittadinanza
    dipendeva strettamente dalla nascita. Uno straniero non poteva
    diventare cittadino: questa è stata la debolezza di Atene. Roma
    invece seppe passare dall'urbs alla civitas, dalla città su base
    etnica a quella fondata sull'adesione a valori condivisi, a un
    ordinamento comune.

    Le sta proprio a cuore questa predisposizione degli antichi romani
    all'integrazione.

    Perché è il cuore della tradizione occidentale. Come spiega Claudio,
    imperatore del I secolo, quando introduce alcuni galli, nemici
    sconfitti da meno di un secolo, nel novero dei senatori: «I miei
    antenati, il più antico dei quali, Clauso, di origine sabina, fu
    accolto contemporaneamente tra i cittadini romani e nel patriziato,
    mi esortano ad agire con gli stessi criteri nel governo dello Stato,
    trasferendo qui quanto di meglio vi sia altrove. Cos'altro costituì
    la rovina di spartani e ateniesi, per quanto forti sul piano
    militare, se non il fatto che respingevano i vinti come stranieri?
    Romolo, il fondatore della nostra città, ha espresso la propria
    saggezza quando ha considerato molti popoli, nello stesso giorno,
    prima nemici e poi concittadini». E Sallustio ne La congiura di
    Catilina spiega che la caratteristica di Roma sta nell'aver fatto
    una civitas di "gente diversa", grazie alla concordia. "Concordia" è
    un concetto giuridico/politico che caratterizza tutta la vicenda di
    Roma. Indica che "genti diverse" possono convivere (e arricchirsi
    reciprocamente) quando riconoscono un comune ordinamento, quando
    accettano le stesse leggi. Roma nasce da un incontro fra diversi (i
    romani in senso proprio, i sabini, gli etruschi) che imparano gli
    uni dagli altri il meglio e che sono riuniti dall'obbedienza a una
    norma comune. Anche il mito della fondazione di Roma da parte di
    Enea, cioè di uno straniero, allude a questo. Roma porta questa
    struttura nel suo Dna. La nostra cultura dovrebbe reimpararla.

    di Persico Roberto
    Tempi num.48 del 29/11/2007
    December 19

    È Natale, che "scemenza" parlare di Gesù

    mercoledì 12 dicembre 2007, 07:00

    Caro Direttore,

    sono un Vostro lettore «da sempre» ed invio la presente per segnalarvi quello che a mio avviso, è un fatto molto grave avvenuto in questi giorni nella scuola elementare Villani di Firenze, ove mio figlio Alessandro di anni 9 frequenta la classe IV C. La maestra di disegno ha nei giorni scorsi invitato gli alunni a fare un disegno che rappresentasse il Natale e mio figlio si stava quindi accingendo a rappresentare la «Natività di Cristo» quando è intervenuta detta maestra «vietando» al bambino di disegnare «Gesù bambino». Mio figlio è rimasto molto amareggiato da questa vicenda, anche perché non è riuscito a comprendere la ragione di tale assurdo divieto ed ha riferito il proprio turbamento a noi genitori. Pensando l'incidente si fosse verificato per un equivoco, mia moglie si è quindi recata personalmente a parlare con la maestra di disegno ma questa, appresa la ragione del colloquio, si è «inalberata» affermando che sarebbe «una scemenza» (testuali parole) voler rappresentare la nascita di Gesù Cristo ed associarla al Natale (ma a cos'altro andrebbe associato il Natale? Al solstizio di inverno?), poiché in tal modo si rischierebbe di offendere il sentimento religioso di chi non è cristiano. In ogni caso, a detta della maestra di disegno medesima, le insegnanti sarebbero obbligate ad impedire qualsivoglia rappresentazione religiosa, anche nei disegni e addirittura gli insegnanti di «Religione» non potrebbero parlare di Gesù Cristo agli alunni. Richiesta di indicare quale mai fosse la norma cui faceva riferimento, la maestra medesima ha girato le spalle e se ne è andata senza neppure salutare. Il giorno dopo, anche l'insegnante di Italiano è intervenuta in classe sull'argomento, dicendo agli alunni che «le maestre sono stufe delle "scemenze" delle loro mamme». Non ho parole per commentare l'accaduto. Non condivido che nelle nostre scuole il Natale non sia più rappresentato come quando ero bambino io (quarant'anni fa) con recite e canti dedicati alla nascita di Gesù, ma ritengo che costituisca un vero atto di violenza morale impedire ad un bambino di 9 anni di rappresentare in un disegno la Natività, specie in un disegno che la maestra stessa ha detto doveva essere dedicato al Natale e portato a casa dalle rispettive famiglie.

    Walter Vecchi

    C'è da chiedersi se queste maestre siano le stesse che partecipano ogni anno alla marcia di Assisi  e appendono fuori dalla finestra le bandiere con l'arcobaleno !!

     CHE SCEMENZA ESSERE TROPPO INTELLETTUALI !!

     

    Nessuno capisce che il grado del sapere di un uomo è una funzione del grado del suo essere.

    Quando il sapere surclassa eccessivamente l'essere, diviene teorico, astratto...può diventare addirittura nocivo,

    perché invece di servire la vita e di aiutare la gente nella lotta contro le difficoltà, un sapere di questo tipo comincia

    a spiegare tutto: perciò può arrecare soltanto difficoltà nuove, nuovi guai e calamità di ogni genere che prima non esistevano.

    G.I. Gurdjieff

    December 17

    UN MISTERO CHE ALLARMA IL PAPA

    Uno squarcio sul nostro futuro prossimo ?
    E’ sorprendente ricevere una conferma tanto clamorosa e tempestiva da un’alta autorità come il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e stretto collaboratore del Papa. Sabato scorso, su queste colonne, avevo segnalato un “dettaglio” allarmante contenuto nella recentissima enciclica pontificia “Spe salvi”: la menzione dell’Anticristo, tramite una citazione di Immanuel Kant. E’ assai raro oggi, nel mondo cattolico, sentir parlare di questo terribile personaggio profetizzato nel Nuovo Testamento. Colpisce ancor più vederlo evocare, in relazione ai tempi presenti, in un documento solenne come un’enciclica e da un papa così rigoroso, pacato e colto come Benedetto XVI.

    Nell’articolo di sabato avevo ricordato che già il 27 febbraio scorso, nel più stretto entourage papale, si era riflettuto con il Pontefice su quell’inquietante profezia, durante gli esercizi spirituali predicati dal cardinal Biffi che citò “Il racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev. Infine avevo rammentato che lo stesso Ratzinger, da cardinale, in un memorabile discorso tenuto a New York e a Roma, aveva citato quelle pagine.
    Ma le parole pronunciate dal cardinal Dias sempre sabato scorso, poi pubblicate dall’Osservatore romano (fatto significativo), sono le più clamorose. Il prelato stava facendo la sua omelia nel santuario di Lourdes “per inaugurare, come inviato del Papa, l’Anno celebrativo del 150° anniversario delle apparizioni”. Si tratta delle apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous che iniziarono l’11 febbraio 1858.
    Nella solenne circostanza l’inviato del Papa ha portato “il saluto molto cordiale di Sua Santità” e poi ha detto: “La Madonna è scesa dal Cielo come una madre molto preoccupata per i suoi figli... È apparsa alla Grotta di Massabielle che all’epoca era una palude dove pascolavano i maiali ed è precisamente là che ha voluto far sorgere un santuario, per indicare che la grazia e la misericordia di Dio superano la miserabile palude dei peccati umani. Nel luogo vicino alle apparizioni, la Vergine ha fatto sgorgare una sorgente di acqua abbondante e pura, che i pellegrini bevono e portano nel mondo intero significando il desiderio della nostra tenera Madre di far arrivare il suo amore e la salvezza di suo Figlio fino all'estremità della terra. Infine, da questa Grotta benedetta la Vergine Maria ha lanciato una chiamata pressante a tutti per pregare e fare penitenza e così ottenere la conversione dei poveri peccatori”.

    Il cardinale ha inquadrato queste apparizioni nel “contesto della lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male”. Una lotta che sembra arrivata, nella nostra generazione, all’epilogo finale, preparato dalla “lunga catena di apparizioni della Madonna” nella modernità, iniziate “nel 1830, a Rue du Bac, a Parigi, dove è stata annunciata l’entrata decisiva della Vergine Maria nel cuore delle ostilità tra lei ed il demonio, come è descritto nei libri della Genesi e dell’ Apocalisse”.

    E’ un vero affresco di teologia della storia quello tracciato dal cardinale che richiama anche Fatima e – ritengo - Medjugorje: “Dopo le apparizioni di Lourdes, la Madonna non ha smesso di manifestare nel mondo intero le sue vive preoccupazioni materne per la sorte dell’umanità nelle sue diverse apparizioni. Dovunque, ha chiesto preghiere e penitenza per la conversione dei peccatori, perché prevedeva la rovina spirituale di certi paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, l'indebolimento generale della fede cristiana, le difficoltà della chiesa, la venuta dell’Anticristo ed i suoi tentativi per sostituire Dio nella vita degli uomini: tentativi che, malgrado i loro successi splendenti, sono destinati tuttavia all'insuccesso”.

    E’ una frase breve, ma folgorante questa del prelato: la Madonna è apparsa così frequentemente in questo tempo “perché prevedeva” una grande apostasia dalla fede, le persecuzioni alla Chiesa, la sofferenza del Papa e – testualmente – “la venuta dell’Anticristo”.

    E’ una frase dirompente che si rifà, evidentemente, alle parole pronunciate dalla Vergine in qualcuna delle apparizioni citate.

    Così l’inviato del Papa, parlando del nostro tempo, evoca di nuovo e pubblicamente l’ Anticristo a pochi giorni dall’uscita dell’enciclica. Nel Nuovo Testamento questa figura non si colloca necessariamente alla fine dei tempi. Gesù stesso preannuncia l’arrivo di “falsi cristi e falsi profeti” capaci di “indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” e profetizza “una grande tribolazione”, mai vista così terribile nella storia umana (Mt 24,24). San Paolo spiega che si verificherà l’ “apostasia” (2 Tes 2,3), ovvero l’abbandono di Dio e della Chiesa, quindi esploderà “la manifestazione dell’uomo iniquo”, “il figlio della perdizione”, colui che “nella potenza di Satana… si contrappone a Dio” fino a sedersi “nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” (2 Tes 2, 3-4).

    E’ un dominio quasi totale del Male sulla terra che viene qui preconizzato. Non si sa come, quando e per quanto. Uno scenario di orrore e di malvagità agghiacciante. I teologi discutono se sia un preciso individuo che viene preannunciato o un sistema di potenze. Ma colpisce in queste settimane sentirlo evocare con tanta insistenza accorata dalla Santa Sede, evidentemente anche in forza di “informazioni” (che Oltretevere si conoscono e si valutano) provenienti da “fonti” speciali, quali appunto i messaggi delle apparizioni mariane, di mistici e di rivelazioni private. Questi pronunciamenti pubblici mostrano con quanto allarme in Vaticano si guardi agli eventi mondiali. Del resto drammatico è anche il messaggio pontificio per la Giornata della pace del 1° gennaio prossimo, dove si mette in guardia dalle devastazioni morali (delle famiglie e della vita) e materiali (per esempio con gli immensi rischi della corsa alle armi nucleari).

    Il quadro è cupissimo. Ma la Santa Sede non è un’entità politica e non valuta la situazione con uno sguardo solo terreno. Infatti vi è la certezza di poter contare su un aiuto “superiore”. Il cardinale Dias nella clamorosa omelia di sabato spiegava: “Qui, a Lourdes, come dovunque nel mondo, la Vergine Maria sta tessendo un’immensa rete nei suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del Maligno nel mondo intero, per chiuderlo e preparare così la vittoria finale del suo divin Figlio, Gesù Cristo. La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male”.

    Il prelato ripete – se non fosse chiaro – che “la lotta tra Dio ed il suo nemico è sempre rabbiosa, ancora più oggi che al tempo di Bernadette, 150 anni fa” e “questa battaglia fa delle innumerevoli vittime”. Quindi rivela delle parole – forse inedite – pronunciate dal cardinale Karol Wojtyla il 9 novembre 1976, pochi mesi prima di essere eletto Papa: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e le Anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli Anti-Vangelo”.

    Parole clamorose. Una ulteriore conferma. Sembra evidente che il Vicario di Cristo e i suoi più stretti collaboratori conoscano qualcosa di più e desiderino preparare i cristiani a quella “lotta finale”. I loro ripetuti appelli a rispondere alla chiamata della Madonna sono già sufficienti per riflettere seriamente su ciò che sta accadendo e che accadrà alla Chiesa e al mondo. Un futuro prossimo che noi non conosciamo, ma che, spiega Dias, sarà vittorioso grazie a Maria. Come lei stessa annunciò a Rue du Bac: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande, tutto sembrerà perduto. Allora io sarò con voi”.

    Antonio Socci

    da “Libero”, 14 dicembre 2007


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    giovani di speranza

     
    Ogni giorno i nostri giornalisti ci raccontano storie giovanili drammatiche.. di violenza tremenda: omicidi, violenze, orge sataniche… Da pochi giorni ho pianto un giovane genovese, suicida a 17 anni. Chi è abituato ad andare al di là delle parole sa bene che dietro certi gesti c’è sempre un disagio e dietro al disagio c’è sempre una situazione di solitudine, perché essere soli è la cosa peggiore che possa capitare ad una creatura che è fatta per amare ed essere amata, immagine di Dio Amore, trinitario.
    Quando chiesero a Gesù quale fosse la cosa più importante della vita, il primo dei Comandamenti, egli rispose con decisione: il comandamento dell’Amore, per Dio, per il prossimo, per se stessi, e nel dubbio che qualcuno avesse frainteso, raccontò una parabola in cui un samaritano “si prese cura” di una persona “bastonata” dalla vita.
    “Prendersi cura”… che bella questa espressione… Nel racconto evangelico “prendersi cura” diventa accompagnare la persona sofferente in una locanda. Gli studiosi della Bibbia con sicurezza affermano che questa “locanda”, nel pensiero di Gesù, fosse la Chiesa, cioè una comunità.
    Nel mondo giovanile la chiesa è spesso rappresentata da un gruppo giovanile. Un gruppo giovanile può essere la risposta al bisogno di crescita, di cura, di amore che abita il cuore di tutti i giovani.
    Non posso immaginare la mia giovinezza senza una comunità.
    Ma come far vivere un gruppo? Un mio amico psichiatra mi ricorda sempre che psicologicamente siamo strutturati secondo uno schema settimanale: ciò che importante va fatto almeno tutte le settimane! Lui dice che l’ideale per un gruppo giovanile sarebbe incontrarsi almeno una volta tutte le settimane. Dalla mia esperienza mi sono accorto che la vita di una comunità dipende dall’impegno nella vita spirituale di ogni singolo. Dalla mia esperienza vedo che se in un gruppo giovanile qualcuno, due o tre persone, comincia una vita spirituale seria, magari accompagnata da un padre spirituale, quel gruppo non si ferma più, perché lo Spirito Santo lo spinge e diventa un gruppo di “santi” che cambiano davvero il mondo intorno a loro.
    La preghiera comune, la disponibilità a raccontare la propria vita, la voglia divertirsi, cenare, giocare, scherzare insieme sono momenti necessari. E’ importante pensare e realizzare insieme qualche gesto concreto per gli altri, per la città. Il lavoro, gli affetti, lo studio, i problemi veri mi sembrano ambiti di confronto che non possono mancare, il bisogno di speranza di tanti giovani ha bisogno di volti adulti; nel gruppo giovanile c’è posto la testimonianza di testimoni adulti, di un vita cristiana felice, sia professionalmente che vocazionalmente.
    Gesù ha iniziato così, raccogliendo intorno a sé una comunità di 12 persone…
    E’ appena iniziato l’anno dell’Annuncio, secondo del triennio dell’Agorà. Forse la sfida di una comunità giovanile in cui ci si vuole bene, che supera ogni individualismo,  è il primo annuncio di cui il mondo di oggi ha bisogno… voi cosa ne dite?
                                                                                                             
    PS. Ho appena messo il punto per concludere l’articolo; mi viene in mente, con un brivido, una frase che mi ha detto un giovane animatore, dopo che ho, durante un incontro,  commentato il “si prese cura” del parabola del Buon Samaritano. “Scusa don, ma chi si prende cura di noi educatori? Voi preti dove siete, come facciamo a rintracciarvi per essere ascoltati e magari perdonati con il sacramento?” Ho pensato, con un brivido, ai miei ritmi di vita…
    Don Nicolò Anselmi
    December 14

    Aborto, la stranacristiana confonde le idee

    LEGGE 194, QUALCUNO CONFONDE LE IDEE
    5-12-2007

    Una accesa disputa sulla Legge 194, che nel 1978 ha legalizzato
    l'aborto in Italia, si è aperta in queste settimane tra i cattolici.
    Tutto è iniziato da una intervista sul settimanale Tempi alla nota
    ginecologa cattolica Patrizia Vergani, secondo cui la 194 non è da
    cambiare. Una posizione che ha sucitato molte polemiche, e la
    reazione iindignata di alcuni leader pro-life, quali Mario Palmaro
    del Comitato Verità e Vita. A fianco della Vergani è scesa in campo
    anche Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e
    curatrice del sito stranocristiano.it, ancora con un articolo su
    Tempi. Ma le sue argomentazioni sono state puntualmente criticate
    dall'agenzia SVIPOP.
    Vi proponiamo quest'ultima riflessione perché sintetizza il dibattito
    in corso e chiarisce alcuni punti che riteniamo fondamentali:

    LEGGE 194, QUANDO LA TATTICA MANGIA LA VERITA'
    Riccardo Cascioli

    In queste settimane è scoppiata una strana guerra nel fronte anti-
    abortista, su cui vale la pena esprimere un giudizio chiaro viste le
    conseguenze concrete che essa comporta.

    Tutto è cominciato con un'intervista alla nota ginecologa cattolica
    Patrizia Vergani da parte del settimanale Tempi. A domanda precisa
    ("Lei oggi cambierebbe la 194, la legge sull'aborto?"), la Vergani
    risponde: "No. Penso invece che dovrebbe essere rispettata e
    applicata di più, con tutta quella parte di sostegno a chi decide di
    non abortire". Si sono sollevate immediatamente delle polemiche, in
    cui si è distinto il Comitato Verità e Vita, il cui presidente Mario
    Palmaro ha bollato come "gravissima" questa presa di posizione
    paventando l'abortismo strisciante che si è ormai insinuato anche tra
    cattolici al disopra di ogni sospetto. In soccorso della Vergani,
    ancora su Tempi, è scesa in campo Assuntina Morresi, membro del
    Comitato Nazionale di Bioetica e autrice di pubblicazioni anti-
    abortiste. La sua difesa d'ufficio ha provocato una reazione ancora
    più dura da parte del Comitato Verità e Vita, che in pratica l'ha
    accusata di essere diventata abortista.

    Se quest'ultima affermazione è indubbiamente infondata, dettata
    certamente dalla foga polemica, ciononostante molte affermazioni
    della Morresi lasciano perplessi se non costernati.

    Anzitutto si fa scudo delle parole del cardinale Camillo Ruini per
    affermare che lei e la Vergani sono in perfetta sintonia con l'ex
    presidente della CEI. Ruini avrebbe infatti affermato che "noi siamo
    certamente contro l'aborto ma non vogliamo modificare la legge".
    Peccato che il 4 settembre scorso il cardinal Ruini abbia detto
    esattamente il contrario: "Modificare la 194 non solo è lecito ma è
    anche doveroso", ha affermato intervenendo alla Summer School della
    Fondazione Magna Carta. All'inizio del discorso aveva detto che "per
    un credente sarebbe meglio che quella legge non ci fosse, però
    c'è…". Come dire, è una legge inaccettabile ma bisogna prenderne
    atto, e infatti più avanti, dice: "Non ci sono le condizioni
    culturali per abrogarla". Quello di Ruini, dunque non è un "non
    voglio", piuttosto è un "vorrei, ma non posso". Malgrado ciò afferma
    che 30 anni di progresso medico-scientifico spingono a un necessario
    adeguamento della legge, "per migliorarla, non certo per
    peggiorarla". E questa modifica "non solo è lecita ma è anche
    doverosa". Ruini parla anche dei "politici cattolici", che
    peraltro "nessuno obbliga a essere tali". Ma se tali si definiscono
    allora "dovrebbero essere disposti anche ad andare in minoranza per
    promuovere i valori per la Chiesa non negoziabili".

    Il giudizio mi pare sia così chiaro da non richiedere
    interpretazioni. Si può solo aggiungere che mentre per la Morresi 30
    anni di cambiamenti significano la necessità di difendere la 194 dopo
    averla combattuta appunto 30 anni fa, per Ruini è proprio questo che
    rende necessario almeno una modifica della legge, lavorando al
    contempo per ricreare una cultura della vita ("le condizioni
    culturali") che renda possibile abrogarla. Ciò va ben oltre il
    desiderio di applicarla meglio, che sembra essere l'orizzonte della
    Vergani e della Morresi (chi fosse interessato può andarsi a
    risentire le varie edizioni dei Tg nazionali del 4 settembre a questo
    indirizzo web).

    Ma ci sono molte altre affermazioni nell'articolo della Morresi che
    sono decisamente discutibili, come la seguente: "Nel suo genere, la
    legge 194 è una buona legge, una delle migliori sull'aborto nel
    mondo". La Morresi non intende ovviamente affermare che la legge è
    buona in sé ma che nel mondo quasi tutte le leggi sull'aborto sono
    più liberali. Questo può essere vero, ma allora è giusto dire che la
    194 è "una delle più restrittive". Non è solo una questione di
    termini: "restrittivo" è un giudizio "tecnico", "buona" o "migliore"
    è un giudizio di valore che ha tutt'altro significato. Tanto per fare
    un esempio: si sentirebbe la Morresi di affermare che le leggi
    razziali di Mussolini erano "buone" rispetto a quelle di Hitler?

    In ogni modo non è un caso che la 194 non sia stata applicata nelle
    sue parti "propositive" e che non siano neanche osservate tutte le
    limitazioni all'aborto che pure la legge prevede. La verità è che
    quelle parti propositive e quei limiti servivano soltanto a far
    digerire a un'opinione pubblica – a anche a molti cattolici – un
    diritto all'aborto che altrimenti non sarebbe mai passato. E' una
    strategia ben collaudata, che si ripete in tutti i paesi del mondo
    con una cultura maggioritaria per la vita. E questo la Morresi, che
    in Italia è una delle poche ad aver studiato il movimento abortista
    internazionale, lo sa benissimo.

    Quando poi la Morresi afferma che "una legge sull'aborto è
    necessaria: prima le donne che abortivano erano processate e andavano
    in galera" mentre uguale sorte non toccava ai "maschi che le
    mettevano incinte", bisognerebbe almeno dire che una tale disparità –
    peraltro più teorica che pratica (sa dirci la Morresi quante donne
    che hanno abortito sono andate in prigione prima del 1978?) – ha
    radici culturali e non ci vuole certo una legge che consenta l'aborto
    per stabilire l'uguaglianza delle responsabilità tra uomo e donna.
    Anzi, da questo punto di vista la 194 ha peggiorato la situazione
    lasciando la donna ancora più sola davanti all'aborto, visto che
    l'impianto stesso della legge risente dell'ideologia femminista per
    cui "il corpo è mio e me lo gestisco io". Si dovrebbe anche ricordare
    che uno dei punti su cui il fronte anti-abortista allora insisteva
    era proprio quello sull'inclusione del padre nella responsabilità di
    fronte al nascituro, cosa che i sostenitori della 194 hanno
    ostinatamente rifiutato proprio perché avrebbe snaturato la loro
    impronta culturale.

    Infine, è utile soffermarsi su quella spaccatura esistente - dice la
    Morresi - nel fronte "abortista". Essa definisce due schieramenti:
    gli abortisti e i "pro-choice". Gli abortisti sarebbero in pratica
    quelli dell'aborto libero e facile, i "pro-choice" sarebbero invece
    una sorta di abortisti compassionevoli, cioè "sostengono la 194" ma
    anche "vorrebbero che le donne non abortissero più e per questo
    apprezzano il lavoro dei centri di aiuto alla vita". Nulla da
    obiettare sulle diverse ragioni che percorrono il fronte abortista,
    ma come si fa a definire "pro-choice" il secondo schieramento che -
    si capisce – dovrebbe essere nostro alleato? La Morresi sa benissimo
    che "pro-choice" a livello internazionale e in ogni angolo del mondo
    sta ad indicare gli abortisti tout-court, quelli che non solo si
    oppongono al diritto alla vita ma oggi chiedono a gran voce che venga
    riconosciuto a livello internazionale l'aborto come diritto umano
    universale. "Pro-choice" significa "per la scelta", ovvero per la
    libera scelta delle donne di abortire se lo vogliono, è il trionfo
    del soggettivismo e dell'individualismo. Perché allora creare
    confusione, suggerendo come oggettiva una definizione che sta solo
    nella testa di chi l'ha scritta?

    La Morresi ha pienamente ragione nel dire che il nemico "non sono le
    donne che abortiscono", ma "è l'aborto" e che dunque "chi vuole
    lavorare per diminuirne il più possibile il numero è mio alleato", ma
    la confusione e travestire il male in bene non serve a nessuno.
    Francamente si fa fatica a sfuggire all'impressione che – come
    sostiene Verità e Vita - "la tattica si è mangiata la verità".

    (C) IlTimone.org, 5-12-2007
    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=52

    December 12

    ke tempo ke fa

    Ma secondo voi in montagna fa freddo?
    per saperlo clikare sulla foto allegata.....rabbrividiamo :D

    UN IMPRESSIONANTE DETTAGLIO

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    Se si legge con attenzione l’enciclica …
    C’è un personaggio inquietante e apocalittico che Benedetto XVI evoca, a sorpresa, nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Per la verità il papa non cita direttamente questo oscuro soggetto che è drammaticamente preannunciato fin dal Nuovo Testamento, ma lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

    Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalititca che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità teniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

    Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male. Oltretutto già in un’altra recente occasione è stata evocata e ben meditata, in Vaticano, la figura dell’Anticristo. E’ accaduto quest’anno, il 27 febbraio, negli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinale Biffi (immagino che i temi siano stati concordati): si è meditato proprio sulla profezia dell’Anticristo (vedi “Le cose di lassù”, ed. Cantagalli). Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900, come avvertimento al XX secolo che era agli albori. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

    “Dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita più approfondita riflessione” spiega Biffi “è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista”. Praticamente un campione perfetto del politically correct. Ecco le parole di Solovev: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

    In sostanza questa figura – l’antagonista di Gesù Cristo – si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo, quelli che oggi carezzano il senso comune. L’Anticristo di questo racconto infatti tuona: “Popoli della terra! Io vi ho promesso la pace e io ve l’ho data. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”. Parole in cui molti sentono echeggiare quell’accusa al cristianesimo (che sarebbe causa di intolleranza e conflitti) oggi tanto diffusa. Tuttavia si sbaglierebbe a ritenere che il Papa stigmatizzi solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Proprio Ratzinger, da cardinale, in una memorabile conferenza a New York, il 27 gennaio 1988, davanti a un uditorio ecumenico, soprattutto di teologi, citò lo stesso racconto di Solovev esordendo così: “Nel ‘Racconto dell’Anticristo’ di Vladimir Solovev, il nemico escatologico del Redentore raccomandava se stesso ai credenti, tra le altre cose per il fatto di aver conseguito il dottorato in teologia a Tubinga e di aver scritto un lavoro esegetico che era stato riconosciuto come pionieristico in quel campo. L’Anticristo un famoso esegeta!”.

    Questo discorso fu ripetuto dal cardinale anche a Roma, davanti a una platea di teologi cattolici. Molti, in quelle platee, trovarono sicuramente “provocatoria” questa citazione, sia pure espressa con la pacatezza tipica di Ratzinger che esorta tutti, sempre, a riflettere. Essa però esprime la consapevolezza dell’attuale pontefice – e prima di lui di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio.

    Che nella Chiesa, specialmente negli ultimi pontefici, sia diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo) appare evidente da tanti loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere, anche in Vaticano, la gran quantità di “avvertimenti” soprannaturali, che vanno in tal senso, contenuti in “rivelazioni private” a santi e mistici e in apparizioni di quesi decenni: in qualcuna di esse si afferma addirittura che l’Anticristo sarebbe un ecclesiastico di questo tempo (un “pastore idolo” che sconvolgerà la vita della Chiesa), ma è un’immagine che molti interpretano come riferita a un “pensiero non cattolico” dentro la Chiesa, fenomeno che in effetti è ben disastrosamente visibile. Dà un quadro ragionato e illuminante di tutto questo padre Livio Fanzaga nel volume, appena uscito, “Profezie sull’Anticristo” (Sugarco). Un quadro prezioso per comprendere il senso e la preoccupazione di tanti interventi pontifici. Angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.

    La particolare attenzione della Santa Sede all’Italia è dovuta al fatto che qui il peso dei cattolici ha dato – come ha sottolineato il Papa stesso - il segnale di una inversione di tendenza rispetto alle devastazioni anticristiane e nichiliste del resto d’Europa. La Chiesa cioè scommette sull’Italia per riportare l’Europa alle sue radici cristiane e alla fede. Per questo allarma fortemente che in questi giorni, nel Palazzo della politica, si tenti di soppiatto – con la connivenza di alcuni cattolici – di reintrodurre un “reato di opinione riferito alla tendenza sessuale” (come lo definisce “Avvenire”) che apre la strada alla “demoralizzazione” del Paese e domani potrebbe fortemente minacciare la stessa libertà della Chiesa di insegnare la sua morale. Oltretutto tale limitazione alla libertà di pensiero e di parola viene pretesa in nome di un’ideologia libertaria, paradosso che fa riflettere amaramente oltretevere, dove questi scricchiolii sono percepiti come pericolosi avvertimenti prima di un possibile crollo.

    Antonio Socci

    Da “Libero, 8 dicembre 2007
    December 11

    Troppo scemo per essere vero....

    Troppo scemo per essere vero invece no è tutto vero, mai come ora si può dire robe da Turchi!
    Di cosa sto parlando? leggete l'articolo qui sotto tratto da "Repubblica", quando si dice offendere l'intelligenza.....e poi vogliono entrare in Europa...ecco perchè non lo franno mai!!!
     
     
    OMA - La maglia dell'Inter finisce sotto accusa. Non la tradizionale casacca a strisce nere e blu, ma quella bianca con la croce rossa sul davanti, adottata in occasione del centenario della società. E che si ispira il simbolo della città di Milano. A sentirsi offeso da quello che definisce "un attentato all'Islam" è un avvocato turco, Barsia Kaska, che ha chiesto alla Uefa di multare la società di Moratti che ha indossato la maglia biancorossa in occasione della partita di Champions contro il Fenerbahce a San Siro lo scorso 27 novembre. "Ricorda il simbolo dei Templari" tuona Kaska.

    Una campagna a cui si sono accodati diversi mezzi di informazione turchi che hanno accompagnato la foto della maglia con le immagini del monaci soldati. Un ordine nato dopo la prima crociata del 1096, che arrivò a Gerusalemme e cacciò i musulmani.

    "Quella croce ricorda giorni sanguinosi" dice Kaska che ha chiesto alla Uefa e alla Fifa di revocare i tre punti conquistati dall'Inter contro il Fenerbahce, perché avrebbe manifestato "una forma esplicita di superiorità razzista di una religione". Dei sentimenti suscitati dalla maglia interista è testimonianza un editoriale di Mehemt Y.Yilmaz, famoso commentatore turco, dal titolo netto: "Perché lo Uefa lo ha permesso?". Riferendosi appunto alla casacca con la croce.

    Per chiarire meglio la questione, però, vale la pena di tornare indietro di qualche anno. Precisamente al 1928 quando l'Fc Internazionale si fuse con l'Unione Sportiva Milanese. La maglia era bianca rossocrociata, e marchiata da un fascio littorio. Una divisa che venne sostituita poco dopo da quella a strisce nerazzurre. In occasione del centenario, l'Inter ha deciso di riproporla. E mai il club di Moratti avrebbe pensato di scatenare un caso calcistico-religioso.

    (10 dicembre 2007)

    Salvati la vita e guarda il video inglese x riflettere

     
    December 10

    ricordando l'amico Lolek esempio per tutti

     
    December 09

    Magdalena Neuner

    http://www.magdalena-neuner.de/
    vi segnalo questo link di una campionessa di biathlon che alle prossime olimpiadi farà davvero bene....un vero talento!
    scommettiamo?!

    catena?

    Volevo ringraziare tutti quelli che in questi anni mi hanno mandato
    e-mail a catena, perché grazie alla vostra generosità:

    1. Non vado più al cinema, talmente ho paura di sedermi su una siringa
    infettata dal virus dell'HIV.

    2. Ho versato tutti i miei soldi sul conto di 'Amy Bruce', una bambina
    che è stata malata all'ospedale almeno 7000 volte, (buffo che questa
    bambina abbia 7 anni dal 1995...).

    3. Il mio nuovo Nokia di ultima generazione non è mai arrivato, come
    del resto i biglietti x viaggio gratis a Disneyland.

    4. Ho saputo circa 1750 volte che hotmail avrebbe cancellato il mio
    account e messenger sarebbe divenuto a pagamento (cosa assolutamente
    fittizia).

    5. Ho speso 200 euro nell'arco di 12 minuti al casino on-line.

    6. Ho cercato di adottare dei cuccioli di golden retriver che
    altrimenti sarebbero stati soppressi (ma che in realtà non sono mai stati uccisi
    e ora forse sono morti

    di vecchiaia).

    7. Mi sono mobilitato contro il famoso sito bonsaikitten.com che se
    leggete bene è tutto una bufala.

    8. Conosco il modo per essere felice e non più single per tutta la mia
    vita basta scrivere il nome di una persona su un foglio pensando forte
    a lei e poi grattarsi il sedere tre volte davanti allo specchio)

    9. Ho accumulato almeno 80.000 anni di sfighe per via delle catene che
    non ho inoltrato (e quindi ho un a miagliaia di tutankamon ke mi stanno
    maledicendo...)

    A tutti un GRANDISSIMO RINGRAZIAMENTO IMPORTANTE: se non rinvii questa
    mail entro 10 secondi ad almeno 15 persone, un dinosauro divorerà la tua
    famiglia e la tua anima gemella (anche se non l'hai mai trovata,
    sicuramente esiste) domani alle 17.34... guarda che è vero!! Non sto
    scherzando!!
    December 08

    Benigni e l'amore

     
    La settimana scorsa Roberto Benigni ha tenuto incollati al televisore (per 2 ore e 40 finalmente senza break pubblicitari) circa dieci milioni di italiani. Molti di loro giovani, a giudicare dagli sms che ho ricevuto “sto guardando Benigni, parla d’amore, è bellissimo”, “Benigni è un grande”, “che bello” rigorosamente senza firma né punteggiatura. Fra i telespettatori c’ero anch’io. Attraverso il quinto canto dell’Inferno, ci ha parlato della cosa più bella e importante della vita: l’amore. Lo ha fatto con una delicatezza ed una profondità che ha toccato il cuore di tutti. Ci ha parlato della bellezza… ci ha fatto emozionare con il bello della poesia. Ha parlato dell’amore come la questione centrale dell’uomo di sempre, l’unica realtà interessante per cui merita vivere. Lo ha fatto soprattutto parlando dell’amore fra un uomo e una donna, fra Paolo e Francesca, parlando della carne e dello spirito, dell’eros e dell’agape. Mi è venuto spontaneo pensare infatti alla prima enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”; anche lui ha inizialmente parlato di eros e di agape, continuando poi con l’amicizia, l’amore per i poveri, fino all’amore politico per la società, per tutti. Sono stato colpito da molte delle frasi pronunciate da Benigni, ma in particolare da una: “Se sbagliamo il rapporto con il sesso e con l’amore, sbagliamo tutta la nostra vita. I lussuriosi sono quelli che hanno scelto il buio degli istinti”.
    Non si tratta di essere sessuofobi. Si tratta di conoscere un po’ dell’animo umano ed alcune storie vere. Cominciando dal mondo degli adulti, in cui spesso una fisicità quotidiana esageratamente coinvolgente stanca psicologicamente. Viene il dubbio che solo la novità possa aiutarci a superare questa noia del sesso e allora si cerca altrove, o altre cose… e le coppie si sfasciano.
    So che spesso un'uso precoce della sessualità negli adolescenti è lascia segni, graffi pesanti nella vita delle persone. Chi ha degli amici veri non ha bisogno di rapporti morbosi ed esclusivi.
    Vorrei poter dire qualcosa anche sulla pornografia, mai così vicina a chiunque: su internet, alla televisione, in edicola, sui cellulari.
    Quante persone ho visto diventare schiave di queste immagini, quasi fino alla pazzia. Si tratta di dipendenze simili a quelle delle droghe. Recentemente un mio caro amico mi ha parlato di come la cocaina sia collegata a follie sessuali e quindi al mercato della pornografia: “in certi momenti, mi raccontava, quando facevo uso di cocaina, vedevo due o tre film pornografici al giorno”.
    Non sarebbe male recitare qualche Santo Rosario per la conversione dei nostri fratelli direttori di queste multinazionali della pornografia, seminatrici di morte, ed insieme non sarebbe una cattiva idea boicottare le riviste, i quotidiani, le TV che si alimentano di questo mercato.
    Se Dio è amore, il diavolo è prima di tutto l’anti-amore, è lo svilimento della cosa più bella della vita. Più di una volta ho visto la presenza del maligno in questi discorsi.
    Non posso nascondere a me stesso che la battaglia fra istinto e ragione, il possesso di passioni regolate dalla razionalità, siano fatti complessi, non facili da affrontare quotidianamente per tutti, anche per i consacrati.
    Ancora una volta la nostra speranza è prima di tutto in Dio, nella sua grazia, nel suo amore. Parlo di me, così non sbaglio: quando nella preghiera mi sento amato da Dio, anche concretamente, attraverso l’amore del fratello, del prossimo, nell’amicizia vera, sono meno dipendente dai miei bisogni affettivi, soprattutto fisici.
    Sperimento che la presenza di Gesù in me che si realizza nell’Adorazione o nell’Eucaristia quotidiana (!), nella Riconciliazione frequente, anche settimanale (!) (i biografi di Giovanni Paolo II dicono che si confessava ogni venerdì alle 15, in ricordo della morte di Gesù) la mia prudenza è la prudenza di Gesù, la mia forza diventa la sua forza…
    Amare è cercare il bene dell’altro. La seconda ancora di salvezza e di gioia sono coloro che amiamo, il compagno o la compagna della nostra vita, gli amici veri, veri fratelli e sorelle che camminano con noi e ci riempiono il cuore di cose belle, dell'amore vero, fino al punto che non c’è più spazio per la spazzatura.
    Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e il prossimo come se stessi, vale più di ogni comandamento. Fa’ questo e vivrai!

    Don Nicolò Anselmi

    December 07

    ABORTO: L'INDAGINE, CON RU486 MORTALITA' 10 VOLTE MAGGIORE

    PROMED GALILEO RIESAMINA STUDI SU PILLOLA A CONFRONTO CON IVG CHIRURGICA


    Roma, 6 dic. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il tasso di mortalita' associato all'aborto farmacologico e' 10 volte maggiore rispetto all'intervento chirurgico, a parita' di eta' gestazionale. E' quanto emerge da una metanalisi effettuata dalla societa' medico-scientifica interdisciplinare Promed Galileo, i cui risultati sono stati presentati oggi alla Camera dei deputati, e che punta dunque il dito contro la sicurezza della Ru486 (mifepristone).

    December 06

    DALLA TELEVISIONE ALLA POLITICA : IN TV DENUNCIAVA GLI SPRECHI, NEL PALAZZO NON BADA A SPESE

    Roma - Tempo addietro, quando conduceva Mi manda Rai3 giunsero a chiamarlo «l’angelo custode dei consumatori». Oggi gli affibbiano del «Ponzio Marrazzo» per l’affabilità tutta veltroniana di dirottare nel nulla le richieste di quelli che gli si fanno sotto. Annuì sentitamente alle richieste di Frosinone di avere il terzo aeroporto del Lazio. Ma altrettanto fece con Latina e Viterbo. Predicò il «no» a Storace spiegando che l’esponente di An avrebbe ammassato sulla Regione decine di rigassificatori, ma poi si è trovato a dir di sì ad un impianto turbogas ad Aprilia (forse perché progettata da una società facente capo alla Cir di Carlo De Benedetti), che la cittadinanza, insorta e inviperita, ha per ora bloccato.
    Più che un governatore, solido e decisionista, Pierino Marrazzo pare uno di quegli animaletti di peluche che, posti sul finestrino posteriore delle auto, continuano ad annuire, beati. È carattere, che volete? Tant’è che pochi hanno dimenticato il contradditorio in un albergo dei Parioli quando, presentando la sua candidatura alla guida della Regione, davanti alle domande assassine di Curzi, Giannino e Taradash, replicava serafico: «Hai ragione». Oppure: «Non hai torto». E perfino: «Forse mi sono spiegato male». Ad Europa, il giornale della Margherita che gli chiedeva se fosse cattolico, rispose sciorinando tutte le foglie dell’Ulivo: «Mi definirei un riformista cattolico di formazione socialista».
    Anche i bravi ragazzi però, hanno le loro pene. Quella più ingombrante è il deficit della sanità regionale: preso possesso del palazzo nell’aprile 2005, si affrettò a far sapere, un pizzico alterato, che c’era «un buco di 425 milioni lasciato da Storace!». Ma il rattoppo riuscì male perché da quel momento le cifre presero a vorticare. 1 miliardo di euro, poi 2 e così via. Prodi minacciò il commissariamento un paio di mesi or sono parlando di 4 miliardi, ma oggi pare che si superi quota 9 e niente e nessuno sa prevedere cosa sarà a fine anno visto che ogni settimana si scopre un extra-deficit.
    «Tutela dei diritti del cittadino e trasparenza» il suo slogan elettorale. Della prima si è visto poco. Della seconda si discute in questi giorni, al di là delle cenette riservate e costose. Perché Marrazzo un vizietto bruttino - che da bravo ragazzo mira a celare - ce l’ha: quello di gettare palate e palate di euro nel mondo per lui evidentemente intrigante dell’informazione. Prendete i 13 addetti alla comunicazione della Regione: giusto qualche giorno fa ha fatto approvare una delibera che aumenta di 243mila euro i loro compensi annuali: si va da un minimo di 8mila a un massimo di 40mila euro in più per i fortunati aedi della Regione. Peccato che il sito web su cui dovrebbero pur scrivere qualcosina risulti un tantino datato: l’ultima news ha la data del 14 settembre 2005. Vivo cordoglio per la morte di un carabiniere a Latina.
    È altra l’informazione che ha nel cuore. E che nutre abbondantemente. A Urlo-Romasud, pubblicazione semiclandestina, ha destinato 12mila euro. Al Velino ne andrebbero 90mila, a Radio Roma nord, ben 144mila, mentre valeva 84mila la pubblicità destinata ai supplementi del Manifesto, e 420mila l’abbonamento annuo alla Adn-Kronos, dove per qualche tempo bazzicava anche il fratello Giampiero, precario al pari della moglie del nostro, Roberta Serdoz, ora contrattualizzata da La7. L’elenco potrebbe continuare ancora: pure Il Tempo e Libero hanno ricevuto pubblicità dalla Regione. Ma anche in un altro campo d’applicazione Marrazzo non si fa pregare: i sussidi alle sagre della bruschetta (15mila euro a Lariano) o alle feste del vino (Velletri, 50mila euro). Un’esponente del partito di Diliberto, lo scorso anno, protestò per le regalie a pioggia - in cui figuravano la nuova sede di Legambiente (450mila euro) o i 100mila euro concessi alla società «Pace e Mediterraneo» di Velletri, per un totale di ben 68,5 milioni di euro - ma venne zittita dai mugugni del centrosinistra. Tanto paga Pantalone, no? E così tra rigassificatori promessi e negati, tra discariche al limite e immobilismo preventivato, tante promesse non seguite da fatti, Marrazzo continua a muovere il capino, beato. Manco la minaccia dei Monte dei Paschi, che se non riavrà a fine mese 800 milioni forniti per alleviare il buco sanitario farà scattare la tagliola dell’11% di interesse (il che vuol dire 8 milioni di euro al mese in più) gli leva il sorriso. Come Piero Badaloni (ma possibile che per far risaltare il Veltroni di turno, il centrosinistra proponga solo mezzi busti della sinistra Rai per la regione Lazio?) tira a campare. Sarebbe il caso di tornare a chiamare Rai3 e chieder loro non di mandarlo, ma di riprenderselo. Al più presto.
    December 05

    la Chiesa e le ricchezze (dalla newsletter agorà)

    Sabato 24 e domenica 25 novembre ho partecipato alle celebrazioni del Concistoro per la creazione di 23 nuovi cardinali. La piazza la basilica di San Pietro erano uno sfavillio di luci, di colori, di oro e di porpora. Le opere d’arte brillavano in tutta la loro bellezza. La ricchezza delle musiche e degli allestimenti avrebbe rapito chiunque. A poche diecine di metri dal colonnato un fratello “senzafissadimora” seduto su un gradino e con un cartone aperto di vino a fianco, mentre passavo, indicando con il dito la facciata di San Pietro mi ha detto ad alta voce “Cerca Gesù”, omettendo il prosieguo della frase che, immagino, sarebbe stata “..non lo troverai là!”.
    Un po’ di tempo fa ho partecipato ad un interessante convegno giovanile. La platea era composta da moltissimi giovani, il relatore era molto in gamba. Secondo il più classico degli schemi, dopo l’intervento il chi parlava si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande, scritte su bigliettini e consegnate al moderatore, forse per evitare stranezze e per superare l’imbarazzo dell’uso del microfono davanti ad un pubblico numeroso.
    Spesso in queste occasioni succede che, qualunque cosa dica il relatore, alcune domande sono sempre le stesse: il senso della sofferenza, come scoprire che cosa il Signore vuole da me, come parlare di Dio a chi non crede; questo fenomeno non credo sia frutto di superficialità o di distrazione da parte dei giovani, credo piuttosto che sia invece la più naturale espressione di ciò che veramente abita il cuore dei giovani e che viene sempre fuori, dal nord al sud: un bisogno di speranza, di fede, di amore di verità. 
    Fra le domande tipiche e in tema con l’argomento del convegno è venuta fuori quella riguardante la Chiesa e l’uso della ricchezza. Perché non vendere tutto e darlo ai poveri? Il relatore è stato colto di sorpresa; ce l’ha messa tutta nella sua risposta, ma non ha per nulla soddisfatto i due giovani che erano al mio fianco. Tornando a Roma in treno ho pensato a cosa avrei risposto io. Mi è venuta in mente che una domanda simile fu rivolta anche a Gesù: fu Giuda a pronunciarla di fronte al gesto della peccatrice che “sprecò” un prezioso profumo versandolo sul capo di Gesù. “certamente i soldi spesi per quel profumo potevano essere dati ai poveri”. Eppure Gesù la lascia fare. Si dice che anche San Francesco che lasciò tutto ai poveri desiderava che i tabernacoli fossero d’oro, perché chi ama dona le cose più belle e preziose all’amato. Le cattedrali…quanti soldi spesi… quanti ospedali in Africa si sarebbero potuti costruire… ma quante persone hanno incontrato la Fede di fronte all’Eucaristia nelle nostra cattedrali ed hanno poi collaborato a costruire ospedali e scuole… 
    La questione è complessa, non c’è dubbio… mi viene da dire che forse in un modo più semplicistico sono ben spesi tutti soldi finalizzati alla costruzione del Regno di Dio, sono sprecate e peccaminose le ricchezze accumulate e spese per altri fini, per la vanità personale, per il piacere di possedere. Il problema invoca quindi un grande discernimento personale e comunitario. Non resta altro da fare che metterci in ginocchio per adorare la povertà e la grandezza dell’Eucaristia, che chiedere perdono dei nostri egoismi e della nostra avidità; non ci resta altro da fare che sedersi intorno a un tavolo e decidere insieme circa l’uso della ricchezza dopo aver invocato lo Spirito di Sapienza e di Fortezza perché ci aiuti nel sempre nuovo ed entusiasmante cammino della conversione, sotto lo sguardo della Provvidenza che misteriosamente guarda e opera in Africa ed in Europa, in Asia ed in America, nelle favelas di Addis Abeba e nelle gioiellerie di New York.

    Don Nicolò Anselmi