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2月28日 riflessioniIN PRIMO PIANO:
http://primopiano.totustuus.info/ Benedetto XVI: lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi Un'attenzione prioritaria merita proprio la famiglia, che mostra segni di cedimento sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi. Divorzi e unioni libere sono in aumento, mentre l'adulterio è guardato con ingiustificabile tolleranza. Occorre ribadire che il matrimonio e la famiglia hanno il loro fondamento nel nucleo più intimo della verità sull'uomo e sul suo destino; solo sulla roccia dell'amore coniugale, fedele e stabile, tra un uomo e una donna si può edificare una comunità degna dell'essere umano. IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/ Maschi o femmine? - La guerra del genere Il libro della O' Leary si segnala perché descrive l'ideologia del cosiddetto femminismo radicale e la sua attività diretta condizionare l'opera dell'ONU. Premessa fondamentale di tale descrizione è la spiegazione del termine prospettiva di genere che, correttamente, l'autrice pone all'inizio del libro. Con tale espressione (apparentemente neutra), i movimenti femministi ed omosessuali indicano infatti la pura e semplice sostituzione del naturale riconoscimento della dualità dei sessi e della loro complementarità con la concezione secondo cui maschio o femmina sarebbero solo un portato del costume ed, inoltre, che nella realtà esisterebbero ben più di due sessi o, meglio, generi. Ai due ben noti si aggiungerebbe infatti quello omosessuale maschile, l'omologo femminile e l'androginia con tutte le loro possibili varianti. E' su tale teoria, nata decenni orsono -prima che gli studi sul Dna tagliassero corto sul punto e ciononostante diffusasi per spinte politiche più che meriti scientifici- che si fonda l'ideologia secondo cui ciascuno deve essere libero di scegliersi autonomamente il genere di appartenenza. Come logica conseguenza, gli ordinamenti pubblici dovrebbero favorire la libera determinazione di ognuno valutando in modo identico ogni sua possibile scelta. Ne derivano ulteriormente l'assoluta uguaglianza dell'unione tra omosessuali con ogni altra, la loro possibilità di adottare bambini, l'incentivazione ad un uso del sesso libero da parte di chiunque fin dalla più tenera età perché egli possa così esplicare liberamente la sua reale identità sessuale ecc. "LOBBYING ETICO - Fatti sentire dal tuo deputato" http://www.fattisentire.net/ Famiglia - Pacs: Legge sbagliata. Ai conviventi basta un contratto Il rimpasto di Governo non deve far calare l'attenzione sul Disegno di Legge inteso a distruggere la famiglia italiana. Infatti, è verosimile che ora l'operazione continuerà con meno clamore e cambiando nome: prima era dai Pacs ai Dico; si passerà probabilmente dai Dico a qualcos'altro, oppure si introdurranno altre modifiche legislative come quella sui cognomi. 11) "IL TIMONE " http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=27 Il 1968, i teodem e il diritto naturale Come spiega proprio l'Humanae vitae, la Chiesa non insegna soltanto quanto rivelato da Dio attraverso le Sacre Scritture, ma anche quanto riguarda la natura, perché Dio che si è rivelato in Cristo è lo stesso che ha creato l'uomo e il mondo, iscrivendo nella creazione una legge appunto naturale, finalizzata al Bene supremo, che è Dio stesso, e il cui rispetto comporta anche il benessere (lo "stare bene") della società. Non è così per quei cattolici democratici che nel 1974, in occasione del referendum contro il divorzio, si sono schierati a fianco dei divorzisti incitando pubblicamente a votare no, cioè a mantenere la legge. Non è così per l'attuale ministro Rosy Bindi che, insieme agli altri cattolici democratici, reclama l'autonomia della politica e delle decisioni che i governanti devono prendere (e fa benissimo a rivendicare questa libertà), ma dimentica che la legittima autonomia nelle cose temporali dall'autorità ecclesiastica non significa che il governante cattolico non sia tenuto a rispettare, nelle leggi che promuove, il rispetto del diritto naturale e dunque l'indissolubilità del matrimonio, l'unicità e irripetibilità della famiglia e la sua centralità nella vita sociale. Per cui il ministro non può auspicare, come invece è apparso sui quotidiani del 15 febbraio, che la Chiesa si occupi delle cose di Dio, come se la famiglia, o il simil-matrimonio proposto dai Dico, non sia affare di Dio e della Chiesa. 12) "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Famiglia, filo d'oro tra le civiltà Dal Seicento ad oggi, a partire da alcune correnti del mondo protestante insediato nel Nord America, si è sostenuto che, poiché il Vangelo dice che in cielo non ci saranno né mariti né mogli, tanto vale abolire il matrimonio già su questa terra (qualcosa del genere era già stato detto molti secoli prima). Nel Novecento, il tentativo più grandioso di eliminare il matrimonio è stato fatto nell'Unione Sovietica dopo la rivoluzione del 1917. Nello stesso periodo storico qualcosa di simile è stato tentato nei Kibbutz in Israele. È noto che tutti questi tentativi sono falliti. La connessione fra matrimonio e famiglia è riemersa ovunque. Oggi la novità viene dalle società che hanno un welfare più avanzato (come nei Paesi scandinavi), dove sembra che il matrimonio non abbia più valore. In realtà succede che la società, in questi casi, attribuisce ai conviventi le qualità dei coniugi, anche se questi non fanno il matrimonio. Chi ci perde sono le persone, che rimangono prive del bene di una relazione umanizzante e sono esposte a continue e snervanti negoziazioni e riprogettazioni senza radici solide. 13) "MONS. LUIGI NEGRI" http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/ MESSAGGIO ALLA DIOCESI PER LA QUARESIMA 2007 Le forze del male, cioè questa volontà di scristianizzazione forzata del nostro popolo e della nostra società, hanno raggiunto, in questi ultimi mesi, livelli gravissimi. Il tentativo è quello di sradicare completamente la tradizione cristiana dal cuore del nostro popolo e dalla vita della nostra società distruggendo, talora anche fisicamente, i segni della tradizione cristiana. Dobbiamo essere consapevoli che la nostra missione vive oggi in una società che nella sua cultura, o meglio nella sua ideologia dominante, e così insistentemente e pervasivamente imposta dai mezzi della comunicazione sociale, è una ideologia ferocemente anticristiana. 14) "PADRE PIERO GHEDDO P.I.M.E." http://www.gheddopiero.it/articoli/sacerdos0701.htm Eucarestia e missione Il più bel ricordo che ho delle mie Messe è legato al primo viaggio in Cina nel 1973, come membro di una delegazione della Montedison, che aveva fabbriche di fertilizzanti in Cina. Erano gli anni tragici della "rivoluzione culturale" di Mao... Quale atto di missione più valido ed efficiente potevo compiere, di quelle Messe segrete che solo Dio vedeva? Il mio essere missionario si misura non solo dalle azioni apostoliche che compio, ma anzitutto dal come celebro la S. Messa e visito Gesù presente nell'Eucarestia. "VITTORIO MESSORI" http://www.et-et.it:80/articoli2007/a07b19.htm Dai gay al Pse, all'Oms ecco i nemici della Chiesa E' evidente l'esistenza delle lobbies di cui parla il Pontefice. L'azione di questi influenti gruppi di pressione non è diretta solo contro la coppia nella prospettiva di fede, ma contro l'intero complesso etico e morale della Chiesa. L'Oms, in tema di contraccezione, aborto, diagnosi prenatale per la soppressione degli handicappati; certe importanti sigle dell'ambientalismo che vorrebbero liberarsi dal Vangelo per nostalgie pagane; alcuni settori della massoneria, che, soprattutto nei paesi latini e su influsso francese e spagnolo, sono ostili alla morale cattolica.. Le grandi organizzazioni di omosessuali. superano i loro contrasti nell'avversione praticamente unanime per l'etica "papista". C'è poi la colossale industria farmaceutica, il business più redditizio dell'economia globale, che ottiene guadagni formidabili dalla produzione di pillole anticoncezionali, preservativi e altri farmaci e strumenti che contrastano nei fatti le indicazioni ecclesiali. Non pochi, influenti settori del Partito Socialista Europeo. 2月27日 “CASO CALABRESI”. CARDINAL TETTAMANZI, IMITI SAN CARLO E SANT’AMBROGIO E NON DON ABBONDIO…
2月26日 notizia del giorno
pacs e teodem1968, i teodem e il diritto naturale C'è una data importante per capire quanto sta accadendo in tema di "Dico". Tale data è il 1968 e precisamente la data di pubblicazione dell'enciclica Humanae vitae, con la quale papa Paolo VI pronunciava un celebre non possumus, riaffermando l'insegnamento tradizionale sull'illiceità di ogni forma di regolazione artificiale delle nascite e ricordava come i due fini del matrimonio, unitivo e procreativo, non possono essere separati come invece vorrebbe la mentalità laicista. Molti studiosi fanno risalire a questa enciclica l'inizio della contestazione del Magistero da parte di alcuni teologi e di una porzione di fedeli cattolici, contestazione che amareggerà il restante periodo di pontificato di Paolo VI e che sarà successivamente oggetto di diversi interventi della Congregazione per la dottrina della fede sotto la guida del card. Joseph Ratzinger. Che cosa viene contestato al Magistero della Chiesa? Perché dal 1968 in poi assumono una visibilità costante nella vita della Chiesa, soprattutto attraverso l'enfatizzazione offerta dai mass media, sia i teologi che contestano il Magistero sia quel cattolicesimo democratico che, nella vita culturale e politica, si oppone a qualsiasi contrapposizione da parte dei cattolici contro le manifestazioni più anticristiane della modernità, e non soltanto nell'ambito della morale sessuale e matrimoniale? Naturalmente il tema meriterebbe una più ampia e meditata riflessione che ci aiuterebbe a capire cosa è successo nella vita della Chiesa italiana negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, quando il Papa, che pur aveva sollevato tanti entusiasmi nel mondo progressista, venne sostanzialmente abbandonato e accusato di avere impedito lo sviluppo profetico del Concilio Vaticano II, tanto che nell'ultimo decennio del pontificato (dal 1968 al 1978) Paolo VI denuncerà costantemente, un numero impressionante di volte, quella che lui stesso aveva definito l'autodemolizione della Chiesa. Tuttavia qualcosa si può accennare anche in poche battute. Una prima considerazione ha per oggetto il diritto naturale, la cui importanza è stata ricordata ancora da papa Benedetto XVI nel discorso alla Pontificia Università Lateranense lunedì 12 febbraio 2007. Come spiega proprio l'Humanae vitae, la Chiesa non insegna soltanto quanto rivelato da Dio attraverso le Sacre Scritture, ma anche quanto riguarda la natura, perché Dio che si è rivelato in Cristo è lo stesso che ha creato l'uomo e il mondo, iscrivendo nella creazione una legge appunto naturale, finalizzata al Bene supremo, che è Dio stesso, e il cui rispetto comporta anche il benessere (lo "stare bene") della società. Non è così per quei cattolici democratici che nel 1974, in occasione del referendum contro il divorzio, si sono schierati a fianco dei divorzisti incitando pubblicamente a votare no, cioè a mantenere la legge. Non è così per l'attuale ministro Rosy Bindi che, insieme agli altri cattolici democratici, reclama l'autonomia della politica e delle decisioni che i governanti devono prendere (e fa benissimo a rivendicare questa libertà), ma dimentica che la legittima autonomia nelle cose temporali dall'autorità ecclesiastica non significa che il governante cattolico non sia tenuto a rispettare, nelle leggi che promuove, il rispetto del diritto naturale e dunque l'indissolubilità del matrimonio, l'unicità e irripetibilità della famiglia e la sua centralità nella vita sociale. Per cui il ministro non può auspicare, come invece è apparso sui quotidiani del 15 febbraio, che la Chiesa si occupi delle cose di Dio, come se la famiglia, o il simil-matrimonio proposto dai Dico, non sia affare di Dio e della Chiesa. Il problema è che molti intellettuali cattolici hanno perso la nozione di diritto naturale e quindi hanno dimenticato il senso universale, valido per tutti gli uomini, non solo per i cristiani, delle proposte avanzate dalla dottrina della Chiesa su temi come la vita e la famiglia. Complice la "scelta religiosa" - cioè quella forma di disimpegno dalla vita pubblica maturata negli anni Sessanta in contrapposizione all'Azione Cattolica di Luigi Gedda - molti cattolici ritengono oggi di essere i portatori di una scelta di fede opinabile accanto ad altre proposte e non invece di avere il compito di aiutare gli uomini del loro tempo a riconoscere il disegno d'amore di Dio verso ogni persona e verso le nazioni. Un disegno che è l'unico salvifico, anche se la Misericordia divina opera anche al di fuori della Chiesa visibile. Ora, questo disegno di Dio è parzialmente comprensibile dalla ragione umana, almeno quando riguarda la vita e la famiglia. Dunque, il rifiuto dei Dico oggi, così come la battaglia per l'indissolubilità del matrimonio nel 1974, sono battaglie che la Chiesa non può non combattere perché riguardano tutti gli uomini, indipendentemente da quale fede religiosa ciascuno professi. Avendo perduto la consapevolezza del diritto naturale, l'azione pastorale e politica dei cattolici democratici nel ventennio successivo al Concilio è apparsa incerta, perché aveva perduto la certezza di poter offrire una soluzione, parziale ma reale, per tutti gli uomini, anche per quelli che non possedevano la fede. E questa proposta debole, incerta, aveva bisogno di appoggiarsi ad altre forze politiche che agli occhi dei cattolici democratici rappresentavano l'incarnazione della speranza che avevano perduto. Queste forze politiche vennero così sempre ricercate dove i cattolici democratici pensavano che si orientasse inevitabilmente la storia, cioè a sinistra: e la "scelta religiosa" divenne così come un ponte sul quale si transitava sempre e soltanto verso una direzione, andando verso la quale molti abbandonarono la stessa professione di fede. L'«amaro risveglio» del cattolicesimo democratico è cominciato almeno nel 1985, a Loreto, quando papa Giovanni Paolo II incitò i cattolici a essere visibilmente presenti nella vita pubblica delle nazioni moderne. Oggi, quelle parole di un Papa venuto dall'est, sono diventate le parole di una Chiesa, quella italiana, che ha ritrovato una compattezza e una fortezza che sembravano perdute. Speriamo ne prendano atto anche i cattolici democratici. Marco Invernizzi, 20-2-2007 http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=27 __._,_.___ 2月24日 gendarmeria sessuale transnazionaleDale O'Leary . L'autrice di "Maschi o femmine?" racconta come i reduci del '68 hanno conquistato il Palazzo di vetro e ne ha fatto un formidabile strumento di propaganda. Contro la vita e la famiglia ___ Cambia l'oggetto, ma il metodo (di successo) rimane invariato. L'aveva smascherato Augustin Cochin in un memorabile saggio sugli inizi della Rivoluzione francese, dove mostrava tutti i meccanismi attraverso cui una minoranza determinata e combattiva riesce a imporre la sua volontà ad assemblee incerte e divise, in modo tale che alla fine il risultato, in realtà previsto e astutamente pilotato, appaia come una spontanea decisione collettiva. L'hanno riutilizzato a iosa i sessantottini, che sono così riusciti a far passare come "movimento degli studenti" le velleità di gruppuscoli scapestrati. Ma chi pensasse che, passata la sbornia rivoluzionaria, le manovre per manipolare assemblee e opinioni pubbliche fossero andate in pensione, deve ricredersi: sono semplicemente emigrate dai campus universitari ai felpati saloni dell'Onu. «I profughi dell'ideologia degli anni Sessanta hanno trovato un paradiso all'interno delle Nazioni Unite, dove continuano a promuovere cause stantie con la solita retorica della marea conservatrice che dilaga negli Stati Uniti e nelle altre nazioni. Marciatori per la pace degli anni Sessanta, promotori di una nuova religione, difensori del governo del mondo e ambientalisti radicali. A loro si sono aggiunte le femministe la cui ideologia postmoderna è stata coltivata nei campus accademici dalle attiviste lesbiche militanti». Non si fa pregare per chiamare le cose col loro nome, Dale O'Leary. Medico, membro della Catholic Medical Association, da sempre in prima fila nelle battaglie pro-life e pro-family. Una dozzina d'anni fa si trovò coinvolta, quasi per caso, nei lavori delle conferenze Onu sulla popolazione, prima al Cairo e poi a Pechino. Fu lì che scoprì come andavano le cose: «Agli incontri preparatori le organizzazioni pro-famiglia non venivano né informate né invitate, e coloro che riuscivano a scoprire l'esistenza di una conferenza trovavano ostacoli alla partecipazione. Al Forum è stata data pochissima pubblicità. Gli incontri, i luoghi, i tempi dei lavori e i temi che dovevano essere trattati non venivano annunciati in tempo utile. Sono state negate le credenziali a un gran numero di donne che non facevano parte del gruppo delle femministe. Coloro che erano riuscite a presenziare al Forum si sono accorte che i loro contributi alla discussione venivano ignorati e le loro dichiarazioni di dissenso non venivano inserite nel rapporto della segreteria, nonostante fosse stato loro assicurato il contrario». Tuttavia, la variegata banda dei rappresentanti pro-family (cattolici, protestanti, musulmani, indù, più scampoli vari, arrivati al Cairo senza un piano e spesso senza conoscersi l'un l'altro) riuscì a mettere in piedi un'opposizione che fermò almeno le tesi più estremiste. Tutta quella storia, con i suoi oscuri retroscena, è raccontata dalla O'Leary in un libro da poco tradotto in italiano, Maschi o femmine? (Rubbettino). Tempi ha colto l'occasione per contattarla e chiederle un aggiornamento sulla situazione. Dottoressa O'Leary, perché è tanto importante la questione del "genere"? Perché tanta enfasi negativa sul fatto che il termine "genere" rimpiazzi la parola "sesso"? Perché è la chiave intorno a cui, da vent'anni, gira tutto il tentativo di buttare all'aria l'ordine naturale del mondo, senza darlo a vedere. Adottare una prospettiva di genere, spiega un documento dell'Instraw, un istituto che fa parte dell'Onu, significa «distinguere tra ciò che è naturale e biologico e ciò che è costruito socialmente e culturalmente, e rinegoziare i confini tra il naturale e la sua inflessibilità, e il sociale». In parole povere, rifiutare l'idea che l'identità sessuale sia iscritta nella natura, nei cromosomi, e affermare che ciascuno si costruisce il proprio "genere" fluttuando liberamente tra il maschile e il femminile, transitando per tutte le possibilità intermedie. Le parole non sono innocenti. La strategia delle femministe radicali (o della "sinistra sessuale", come la chiamo io, che comprende anche attivisti gay e professionisti dell'educazione sessuale) fa passare sotto termini apparentemente generici contenuti ben definiti. Ad esempio uno degli organismi più attivi in questa battaglia contro la famiglia e per l'omogeneizzazione dei sessi, il Comitato permanente per l'attuazione del Cedaw (Convention on the Elimination of all Discriminations Against Woman, una sorta di carta dei diritti delle donne, adottata dall'Onu nel 1979, ndr), si dichiara neutrale rispetto all'aborto, termine che non compare mai nei suoi documenti; però quando parlano di "salute delle donne" intendono principalmente la lotta alla maternità, e i fondi per la "salute delle donne" vanno pressoché interamente a programmi per la diffusione della contraccezione e dell'aborto. Una delle attività più impegnative delle organizzazioni pro-life è monitorare costantemente i documenti dell'Onu, sempre ispirati dai gruppi della sinistra sessuale, per snidare i termini a prima vista innocenti che nascondono invece precise strategie. Restiamo sulla questione dei finanziamenti. Nel suo libro cita un operatore sanitario del Kenya: «I nostri scaffali sono pieni di pillole anticoncezionali, preservativi e spirali, ma non c'è una medicina». È ancora così? Sì, nell'Africa subsahariana la sinistra sessuale continua a sostenere il preservativo come strategia per risolvere il problema dell'Aids, e si continuano a sperperare milioni in preservativi. Mentre le campagne a favore della fedeltà coniugale sono molto più efficaci, come dimostra il caso dell'Uganda. Si è anche scoperto che gli affetti da malaria sono molto più esposti al rischio di contrarre il virus Hiv, perciò le campagne antimalaria sponsorizzate dal presidente Bush, che nei paesi in cui sono state applicate hanno ridotto i casi a meno del 10 per cento, sono al tempo stesso un mezzo di lotta all'Aids molto più efficace dei preservativi. Ma gli interessi economici si sposano con quelli ideologici. Vuole spiegare quali sarebbero gli interessi economici e ideologici che si intrecciano nella "sinistra sessuale"? Le faccio un esempio. Nell'aprile scorso il New York Times pubblicò un articolo in cui si raccontava di una donna di El Salvador condannata a trent'anni per aver abortito. El Salvador è uno dei pochi paesi in cui l'aborto non è legale, e il fatto scatenò una violenta campagna contro il paese. Un gruppo pro-aborto, Ipas, lanciò una raccolta di fondi per sostenere una campagna di opinione in Salvador e per appoggiare le istanze di scarcerazione della donna. Poi rimbalzò la notizia che la donna non era stata affatto condannata per aver abortito, ma per aver strangolato la figlia, nata a termine viva e vegeta. Ma il quotidiano ha resistito fino ai primi di gennaio prima di pubblicare, con mille distinguo, la verità. Nel frattempo è venuto fuori che il traduttore che aveva passato la notizia al giornalista del New York Times era legato a Ipas, e che Ipas, tra le sue svariate attività, annovera anche la vendita per telefono di una pompa a vuoto per l'aborto fai-da-te. È abbastanza chiaro? Nel suo libro paventa che queste lobby arrivino addirittura a fare pressioni su interi paesi, facendo in modo che la concessione di aiuti internazionali sia legata all'accettazione di programmi che includano contraccezione e aborto. Funziona davvero così? Esattamente. Si è appena conclusa la trentasettesima sessione di quel Comitato permanente per l'attuazione del Cedaw di cui abbiamo detto. Ebbene, il suo lavoro è consistito principalmente nel mettere sotto accusa i pochi paesi che ancora fanno politiche pro-family, come la Polonia, biasimata perché promuove la diffusione dei metodi naturali piuttosto che la contraccezione chimica, difende l'obiezione di coscienza dei medici antiabortisti, non rimborsa il costo dei contraccettivi. Il rappresentante polacco ha risposto che, date le ristrettezze del budget per la sanità, il suo governo considera che i medicinali salvavita siano più importanti dei contraccettivi per la salute delle donne. Del resto, ormai nei documenti Onu si scrive salute ma si legge sessualità senza frontiere. Pensi che perfino nel rapporto 2007 dell'Unicef sullo stato dell'infanzia nel mondo, appena pubblicato, si dice che il problema maggiore per la crescita dei bambini è il benessere della madri, che può essere garantito solo dalla diffusione di programmi per l'uguaglianza di genere. Sulle azioni per combattere le malattie che si portano via ogni anno decine di milioni di bambini solo poche righe. L'ideologia del genere si è ormai infilata ovunque. Questo vuol dire milioni di dollari che vanno di qui piuttosto che di là. «Quello che è successo a Pechino - scrive lei - è importante perché ciò che è stato pianificato in quella sede raggiungerà ogni città, ogni scuola e anche ogni settore degli affari, a meno che tutto ciò non venga divulgato e non ci sia qualcuno che si alzi in piedi per dire il suo no». La ritiene una profezia che si è avverata? Ahimé sì. Nelle università americane l'identità di genere è ormai un luogo comune. E contribuisce ad avvelenare i nostri ragazzi. Nei nostri campus, negli ultimi anni, il numero degli studenti depressi è raddoppiato e quello dei suicidi triplicato. In un libro appena pubblicato, Unprotected, una dottoressa del servizio sanitario dell'Università della California rivela come nei centri di salute e di orientamento universitari il buon senso ormai è stato rimpiazzato dalla politica radicale. La sua professione, scrive, è stata sequestrata dagli "attivisti radicali" e gli studenti sono le vittime delle loro teorie: nessuno più ha il coraggio di dire ai giovani quali siano le inevitabili conseguenze di comportamenti sessualmente ambigui o senza freni. Tuttaltro: vengono incoraggiati ad adottare comportamenti che finiscono per distruggerli. Dunque non c'è scampo alla pervasività della "sinistra sessuale". O c'è? Nella contea di Mongomery, nel Maryland, recentemente c'è stato un tentativo di introdurre un programma di educazione sessuale esplicita nelle scuole di tutti i livelli. I genitori hanno portato il distretto scolastico in tribunale e sono riusciti a fermare l'operazione. Evidentemente c'è ancora qualcuno che si alza in piedi a dire il suo "no". La battaglia continua. Roberto Persico Tempi num.6 del 08/02/2007 2月23日 Prodi tassa i bambiniTassano anche i bambini" Vittorio Feltri su Libero La presa in giro è completa. Il centrosinistra spesso accusa il Papa e i suoi preti di ingerenza negli affari di Stato italiani. Alcuni commentatori, per esempio l'autorevole fondatore de "la Repubblica", Eugenio Scalfari, tirano la tonaca a Ratzinger ricordandogli il dovere di rispettare il Concordato. E chi non ne conosce i contenuti è portato a pensare che il clero commetta un abuso al giorno, perché una volta parla di embrioni e preme affinché siano considerati sacri; un'altra parla di aborto e lo condanna; un'altra ancora interviene nel dibattito su Welby ed esprime la sua. Il coro progressista è unanime: finiamola con questi prevostoni che ficcano il becco dappertutto. Per non saper né leggere né scrivere sono andato a rivedermi le modifiche del 1984 (governo Craxi) in materia di corretti rapporti fra il nostro Paese e il Vaticano. Scopro che i laicisti sono dei somarelli. Pretendono di esternare qualsiasi sciocchezza e di impedire ai preti di aprire bocca. Ciò è legale o no? Brevemente. Non desidero scocciarvi con troppe citazioni. Ne basta una per rispondere. Riporto integralmente l'articolo 4 in quanto non dà adito a interpretazioni di comodo. "È garantita ai cattolici e alle loro associazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Dato che il Pontefice e il suo esercito di prelati, più o meno simpatici, sono cattolici - o ci sono dubbi? - mi sembra evidente: hanno piena facoltà di dibattere pubblicamente finché hanno fiato. Diritto, ripeto, sancito dal Concordato oltre che dalla Costituzione. Va da sé. Nessuno è obbligato a dar retta al Santo Padre né lui impone di farlo. Il Papa, quando fa un discorso, si rivolge a tutti, anche ai non credenti, ma, è ovvio, non mobilita le guardie svizzere per inculcare nella testa degli atei o di chi è insofferente alle gerarchie ecclesiastiche i principi della Chiesa romana. Ciascuno si comporta secondo coscienza ed è padrone di infischiarsene di omelie e bolle. Quindi non c'è problema. Non esiste motivo d'attrito fra laici e vescovi e cardinali se non nel cervello di anticlericali poco aggiornati in campo concordatario. Fatta questa precisazione, veniamo alI' incontro svoltosi ieri in Vaticano fra Prodi, i suoi due vice, D'Alema e Rutelli, e rappresentanti della Santa Sede. Il premier ha commentato così: è andata bene, è davvero andata bene; ho confermato l'impegno del governo a sostenere la famiglia. Incredibile. Una dichiarazione del genere richiede una faccia di carbonio. Sostenere la famiglia? Ma quando mai... Da notare la scelta sbagliata della data per l'appuntamento in Vaticano. Proprio ieri, infatti, mentre il presidente del Consiglio se ne usciva con la boutade sfottitoria, "il Sole 24 Ore", quotidiano economico difficile da annoverare tra i fogli più aggressivi della destra, divulga i risultati di una documentata inchiesta sulle buste paga dei povericristi con reddito sotto i 40 mila euro l'anno. E che risultati. Da strapparsi i capelli. Fra addizionali e tributi vari, chi ha tre figli - bell'incentivo a concepire - incassa meno, al netto, rispetto a chi ne ha due, per non dire a chi ne ha uno solo o nessuno.Qualcuno, al solito, mi rimprovererà per i toni forti del mio scritto; in realtà sono troppo gentili nei confronti di chi, facendosi scudo di una carica istituzionale, non si limita a raccontare balle in Italia, ma ne racconta anche in Vaticano. Ci rendiamo conto. Prodi aveva già colpito col fisco ogni categoria. Rimanevano esenti giusto i bambini. Ora sono tassati anche questi, come beni di lusso. Ma va all'inferno. Vittorio Feltri http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo349813.shtml __._,_.___ 2月22日 x riflettereIN PRIMO PIANO: http://primopiano.totustuus.info/ Benedetto XVI: preoccupazione per le leggi che riguardano l'identità della famiglia Come Pastore della Chiesa Universale, non posso smettere di esprimere a Vostra Eccellenza la mia preoccupazione per le leggi che riguardano questioni molto delicate quali la trasmissione e difesa della vita, la malattia, l'identità della famiglia e il rispetto del matrimonio. Su questi temi, alla luce della ragione naturale e dei principi morali e spirituali che provengono dal Vangelo, la Chiesa cattolica continuerà a proclamare senza posa l'inalienabile grandezza della dignità umana. E' anche necessario fare appello alla responsabilità dei laici presenti negli organismi legislativi, nel Governo e nell'amministrazione della giustizia, perché le leggi esprimano sempre principi e valori che siano conformi al diritto naturale e che promuovano l'autentico bene comune.. IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/ Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza I libri di testo scolastici. raccontano ancora che "l'Occidente è nato precisamente quando ha superato gli ostacoli religiosi al progresso, specialmente quelli che impedivano la scienza. Stupidaggini: il successo dell'Occidente, nascita della scienza compresa, riposa interamente su fondamenta religiose, e le persone che sono alle sue origini erano devoti cristiani". Anche chi riconosce qualche merito al protestantesimo resta comunque vittima - scrive il sociologo americano, che personalmente non è né è mai stato cattolico - di un "anti-cattolicesimo accademico", che non accenna purtroppo a diminuire. "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Belgio: Rapporto sui Pacs Pubblichiamo ampi stralci dell'articolo "I cambiamenti del diritto di famiglia in Belgio. Una riflessione etica" scritto dal padre gesuita Xavier Dijon, giurista all'università di Namur e pubblicato nell'ultimo numero di "La Civiltà Cattolica" di gennaio 2007. In Belgio di recente c'è stata un'intensa attività legislativa che ha modificato le strutture fondamentali della famiglia. La variazione si può riassumere in un divorzio tra la legge positiva e i dati corporali della natura. Come rendere conto di tale evoluzione? 10) "IL TIMONE" http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=24 Un Forrest Gump contro i Pacs Luigi Nervi, mediatore familiare di 58 anni, ha deciso di difendere a tutti i costi l'istituzione della famiglia tradizionale, minata alle fondamenta da chi auspica l'avento di Pacs, nozze gay e poligamia. Così il 26 Dicembre scorso è partito dalla sua casa di Aqui Terme, in provincia di Alessandria, e ha cominciato il suo viaggio a piedi verso la capitale: 20 chilometri al giorno con la speranza di raggiungere Roma il 31 gennaio, in tempo per la discussione parlamentare sui Pacs. Con le sue scarpe da tennis, una tuta sportiva e un mantello giallo con la scritta "Giù le mani dalla famiglia", Nervi sta attraversando Liguria, Toscana e Lazio secondo un itinerario improvvisato di giorno in giorno. 11) "MONS. LUIGI NEGRI" http://www.fattisentire.net/modules.php? name=News&file=article&sid=2411 Nessuna mediazione sui Pacs: o si azzera tutto o è scontro "O si azzera tutto e si riparte dando priorità ai bisogni della famiglia tradizionale e poi ci si occupa del caso particolare delle unioni senza matrimonio, oppure si va a uno scontro molto pesante tra due concezioni antropologicamente non assimilabili". 12) "RINO CAMMILLERI" http://www.rinocammilleri.it/ Eutanasia "A noi anestesisti rianimatori non si può chiedere di salvare le vite umane e poi, nello stesso tempo, di spegnerle staccando la spina. L'obiezione di coscienza è un diritto del medico come lo è nel caso dell'aborto", ha continuato. Infatti, nel prosieguo, il prof. Carpino sposa in pieno le parole di Amedeo Bianco, anch'egli medico e presidente di categoria, "il quale ha dichiarato che non si può pretendere che il medico sia un soggetto etico se non si rispettano i suoi principi etici".. 2月21日 caffarra e i pacsINTRODUZIONE DI FATTISENTIRE.NET 2月20日 PACS: i cattolici del noAlle radici dell'atteggiamento di alcuni cattolici 2月19日 meglio credere in Dio che in dico
2月17日 assurdità da pacsStranezze da ddl L'affetto entra nel codice. Per la prima volta del prof. Giuseppe Dalla Torre Presidente UGCI La strategia che è sotto certe polemiche sembra voler distorcere il dibattito sui Dico nella trita contrapposizione tra cattolici e laici, antico vizio italico, sviandolo dall'oggetto principale. Occorre invece non cadere nella trappola, ribadire che non si tratta di una "questione cattolica" e riportare il tema sui corretti binari di una valutazione razionale. E' proprio alla luce della ragione che deve essere valutato, nelle sue finalità, nell'insieme e nei dettagli il discusso Disegno di legge. Per esempio partendo dallo stesso incipit del testo, vale a dire da quel comma 1 dell'articolo 1 dove si individuano i destinatari del provvedimento in due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, "unite da reciproci vincoli affettivi". Il riferimento ai "vincoli affettivi", infatti, se letto con gli occhi del giurista risulta assai poco chiaro, anzi del tutto ambiguo. Innanzitutto perché gli affetti, che attengono alla sfera dei sentimenti, sfuggono al diritto: non possono essere rilevati, quantificati, soppesati, quindi regolamentati. Non è un caso che l'intera disciplina civilistica del matrimonio - ed è tutto dire - ignori totalmente l'elemento affettivo, limitandosi a precisare che dal matrimonio derivano obblighi (e reciprocamente diritti) concreti e verificabili, quali la fedeltà, l'assistenza materiale e morale, la collaborazione nell'interesse della famiglia, la coabitazione (art. 143). Ed anche per ciò che attiene ai figli, il diritto non dice che i genitori hanno il dovere di amare i figli, limitandosi molto più concretamente a precisare che il matrimonio impone ai coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 147): obbligo il cui soddisfacimento è possibile controllare, ad esempio dal giudice. Insomma: il Disegno di legge introduce nell'ordinamento un elemento, l'affetto, che natura sua esula dalla dimensione giuridica; un elemento che il diritto non ha mai disciplinato perché non è in grado di disciplinare. Più gravi le conseguenze se per "vincoli affettivi" si volessero intendere rapporti sessuali. A parte l'irragionevolezza di non dire pane al pane e vino al vino, o di voler dare rilievo pubblico ad una dimensione per sua natura intima e privata, rimane il fatto che se così dovesse intendersi la norma indicata, la conseguenza sarebbe quella di introdurre la legittimazione dell'incesto nel nostro ordinamento. Già: perché il testo del Disegno di legge esclude dal ricorso ai Dico i soli consanguinei in linea retta, permettendolo quindi tra fratelli e sorelle, o tra zii e nipoti. D'altra parte troppi e troppo forti indizi fanno dedurre che l'espressione "vincoli affettivi" voglia alludere nient'altro che ai rapporti sessuali. Che senso avrebbe altrimenti la preoccupata sollecitudine del legislatore di escludere i consanguinei in linea retta entro il secondo grado (e, specularmente, gli affini) dai Dico? Che senso avrebbe, più ancora, la puntigliosa sottolineatura che i Dico riguardano due persone "anche dello stesso sesso"? Se così non fosse, nell'un caso e nell'altro si tratterebbe, infatti, di precisazioni normative inutiliter datae: date inutilmente. Ma anche le disposizioni date inutilmente non sono, dal punto di vista giuridico, ragionevoli. Per questo, torniamo alla ragione (C) Avvenire, 15-2-2007 2月15日 ragioni laiche x dire no ai pacsdi Giacomo Samek Lodovici in «Il Timone», n. 60 (febbraio 2007), pp. 34-36 Non bisogna essere credenti per rifiutare i Pacs. Basta la ragione. Il riconoscimento pubblico delle unioni di fatto è inutile e dannoso. Specialmente per i bambini. Lo dicono studi specialistici, che non vengono pubblicizzati. Molti credono che opporsi al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto sia dovuto a motivi legati alla fede cattolica. È un errore. Ci sono ottime ragioni, dettate dal buon senso e dall'esperienza, valide anche per chi non crede, per giudicare negativamente i Pacs. Vediamone alcune. Un danno enorme per i bambini Perché lo Stato deve privilegiare il matrimonio rispetto ad altri tipi di unione e di convivenza? Perché deve incentivare le forme di vita che concorrono al bene comune e che tutelano i deboli e gli indifesi. Qui, il bene comune è in primo luogo la procreazione, la cura e l'educazione dei figli, che assicurano la sopravvivenza della società. E la tutela di deboli e indifesi fa pensare innanzitutto ai bambini. Pochi considerano il vero bene di questi ultimi. È chiaro che il contesto più propizio per la loro nascita, cura ed educazione è una forma di relazione caratterizzata dall'amore, dalla stabilità e dalla coesione. Ma ciò è l'esatto contrario delle convivenze, connotate (con rare eccezioni) da provvisorietà e breve durata, perché i conviventi non si impegnano con alcun vincolo a rimanere insieme. I dati parlano chiaro: gli uomini che convivono sono 4 volte più infedeli dei mariti, e le donne conviventi tradiscono 8 volte di più delle mogli (cfr. Gallagher - Waite, 2000). Non solo. Un gruppo di ricercatori della Rutgers University (USA) ha dimostrato che su 4 bambini nati da coppie di fatto, 3 soffrono per la rottura dell'unione dei loro genitori prima dei 16 anni di età, e rimangono a vivere con un solo genitore. S. Brown, della Bowling Green State University (Usa), ha documentato che i figli delle coppie di fatto subiscono disordini psicologici (asocialità, depressione, difficoltà di concentrazione) più frequentemente rispetto a quelli degli sposati. In più, il tasso di violenza domestica è molto più alto tra le coppie di fatto che tra quelle coniugate e la depressione è 3 volte maggiore tra i conviventi che tra gli sposati. Sono dati impressionanti, purtroppo sconosciuti ai più, ma significativi per motivare un giudizio negativo sui Pacs. I bambini e le coppie gay Quanto alle coppie omosessuali, è ovvio che esse non possono contribuire mediante la procreazione alla continuazione della società. Si obbietta che potrebbero farlo adottando dei bambini. Ma dare loro bambini in adozione significa, quanto meno, privarli della figura materna/paterna, che non può essere surrogata da chi è uomo/donna. I dati a nostra disposizione mostrano che i bambini affidati a queste coppie hanno alta probabilità di soffrire di gravi disturbi psicologici, di avere bassa autostima, maggiore propensione alla tossicodipendenza e ad autolesionarsi (cfr. Deevy, 1989, p. 34), per almeno i seguenti 5 motivi. a) L'assenza della figura materna/paterna. È vero che ci sono casi in cui i bambini trovano le figure di riferimento femminile/maschile fuori dalla coppia genitoriale; ma ciò non si verifica sempre e non intacca l'inaccettabilità della privazione iniziale. Esistono situazioni speciali (per es. in tempo di guerra) in cui alcuni bambini vengono allevati da due donne; ma una situazione eccezionale richiede soluzioni eccezionali che non possono diventare norma, né essere considerate un bene. b) La brevità dei legami omosessuali, che si infrangono molto più frequentemente di quelli delle coppie coniugate, con o senza figli. Due ricercatori gay non sospettabili di parzialità, D. McWirther e A. Mattison, hanno esaminato 156 coppie omosessuali e ne hanno ricavato risultati scioccanti. Solo 7 di queste avevano avuto una relazione esclusiva, ma nessuna era durata più di 5 anni. Le relazioni omosessuali durano in media un anno e mezzo e i maschi gay hanno mediamente 8 partner in un anno fuori dal rapporto principale (Xiridou, 2003). E un'indagine su 150 uomini omosessuali di età tra i 30 e i 40 anni ha mostrato che già a quell'età il 65% aveva avuto più di 100 (cento) partner sessuali (cfr. Goode - Troiden, 1980). Ci sono rare coppie omosessuali che coabitano per più anni, ma tra loro non c'è quasi mai esclusività nei rapporti. c) Gli omosessuali hanno alta probabilità di avere salute peggiore e problemi psicologici (cfr. Rothblum, 1990, p. 76; Welch, 2000, pp. 256-263), che si ripercuotono sui bambini. In Olanda, dove il clima culturale è molto tollerante, uno studio su 7.076 soggetti ha mostrato che i disturbi psicologici degli omosessuali sono molto frequenti (cfr. Sandfort, 2001, pp. 85-91). Forse è anche per questo motivo che in quell'ambiente la percentuale di suicidi è superiore alla media e il tasso di violenza è assai alto (Cameron, 1996, pp. 383-404). d) I bambini che vengono adottati hanno alle spalle già una storia di sofferenze e/o di violenza: così, alla differenza tra i genitori naturali e quelli adottivi «che già di per sé costituisce una difficoltà - si viene ad aggiungere il fatto che la coppia dei secondi non è analoga alla coppia dei primi» (Lacroix, p. 56). e) Ancora, «è insito nel bambino un bisogno di divisione dei ruoli, di sapere "chi fa che cosa" e "da chi mi posso aspettare questo atteggiamento e da chi mi posso aspettare quell'altro"» (Lobbia - Trasforini, p. 89). Si sa che anche un matrimonio può naufragare. Però è l'istituto giuridico che dà maggiori garanzie di durata perché, se nel matrimonio la fragilità è una forma di patologia, nelle altre unioni è la norma, visto che esse non si impegnano a restare unite, come dicono i dati sopra riportati. Se dunque il matrimonio è come una casa costruita per abitarci per tutta la vita e che può crollare, gli altri tipi di unione sono come delle case costruite per stare in piedi solo per un certo periodo, dopo il quale crollano quasi sempre. Quel che è certo è che in generale il matrimonio tra un uomo e una donna è, in forza della sua maggiore stabilità, l'ambito più adatto per l'educazione e la crescita dei bambini e, dunque, chiunque si sposa rappresenta un esempio per le giovani generazioni, perlomeno per la volontà di dare al rapporto una dimensione di durata e stabilità: perciò è giusto che lo Stato incentivi comunque il matrimonio. I Pacs discriminano I sostenitori dei Pacs dicono che i conviventi sono discriminati. È falso. La vera discriminazione viene dai Pacs e colpisce i coniugi regolarmente sposati, perché questi si sono formalmente assunti degli obblighi (per es., di coabitazione, di aiuto reciproco, di educare i figli, anche adottati, di contribuire ai bisogni della famiglia, di versare gli alimenti in caso di separazione o divorzio). Riconoscendo le unioni di fatto, lo Stato si assume delle obbligazioni verso i conviventi, mentre questi non ne assumono alcuna, riconosce loro facilitazioni ed incentivi (per es. per comprare la casa, o la pensione di reversibilità, o l'accesso all'edilizia popolare, ecc.) senza esigere in cambio quei doveri che invece esige dai coniugi. Alcune proposte di legge menzionano dei doveri dei conviventi, ma finché questi non saranno in tutto e per tutto esattamente equivalenti a quelli dei coniugi, non c'è alcun motivo di riconoscere loro i medesimi diritti dei coniugi. Se i membri di queste forme di convivenza si trovano in stato di necessità si possono attuare, dove non esistano già, politiche di aiuto ai singoli in quanto singoli, ma non alle relazioni, senza equiparare giuridicamente i conviventi ai coniugati e purché tali aiuti restino sempre diversi da quelli concessi ai coniugi. Inoltre, se lo Stato vorrà dare incentivi alla coppie di fatto, allora dovrà concederli anche ai membri di altre relazioni affettivo-solidaristiche, di aiuto reciproco, come quelle tra amici, tra un anziano e un parente, tra anziani o religiosi che vivono insieme, altrimenti si creerebbe una discriminazione. Perché mai privilegiare i conviventi? Forse perché le loro relazioni hanno alla base un'unione sessuale? Ma, se conta solo questa, allora bisognerebbe incentivare economicamente anche la poligamia e l'incesto. Davvero, il riconoscimento giuridico dei Pacs susciterebbe molte discriminazioni ingiuste. E se fanno i furbi? Come si può controllare se la relazione sessuale dei conviventi è effettiva o dichiarata soltanto per ottenere il godimento dei diritti che deriverebbero dai Pacs? Equiparando giuridicamente il matrimonio e le altre unioni, lo Stato si espone agli abusi e alle truffe di chi vuole avere benefici e diritti senza alcun dovere. È vero, anche chi si sposa può avere questa intenzione, ma i doveri implicati dal matrimonio rendono meno allettanti tali diritti ed incentivi. Naturalmente, quanto detto fin qui non significa che ai conviventi e agli omosessuali debbano essere negati i diritti fondamentali: essi devono poter usufruire dei diritti di tutti gli altri uomini in quanto singoli, ma non dei diritti che lo Stato riconosce alle coppie sposate per il loro contributo alla continuazione della società. Del resto, come ha dimostrato la rivista «Sì alla vita» (novembre 2005), i diritti reclamati per i conviventi dai sostenitori dei Pacs sono già garantiti dal diritto privato (cfr. box in questo dossier a p. 39). Questo spiega perché nei comuni italiani dove sono stati istituiti i registri delle unioni di fatto, e nei paesi europei dove già esistono i Pacs, la richiesta di iscriversi è stata davvero irrisoria e interessa pochissimo ai conviventi. Ma, allora, perché presentare i Pacs come un'urgenza improrogabile? In realtà, uno dei veri obiettivi è consentire agli omosessuali di adottare bambini: se i conviventi vengono parificati ai coniugi bisognerà concedere loro, prima o poi, questa possibilità. Ma si può ipotizzare che un altro obiettivo sia anche svuotare di significato il matrimonio, togliergli ogni attrattiva e farlo scomparire. Un'ultima ragione Infine, i Pacs non devono essere istituiti perché sono una forma di approvazione pubblica di comportamenti (come le convivenze more uxorio e l'omosessualità) che non debbono essere proibiti, ma che sono moralmente biasimabili, come si può dimostrare, ancora una volta, laicamente (cfr. il Timone, n. 50, pp. 36-38 e n. 55, p. 32), senza far alcun riferimento alla fede cristiana. Bibliografia «Sì alla vita», novembre 2005, Famiglia o famiglie? Dieci tesi su unioni di fatto, Pacs, gay, www.mpv.org/a_281_IT_12261_1.html. X. Lacroix, In principio la differenza. Omosessualità, matrimonio, adozione, Vita e Pensiero, 2006. G. Lobbia - L. Trasforini, Voglio una mamma e un papà. Coppie omosessuali, famiglie atipiche e adozione, Ancora, 2006. Pontificio Consiglio per la Famiglia, Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni bioetiche, EDB, 2003, pp. 421-430, 455-470, 587-598, 635-640, 835-852. Idem, Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto", varie edizioni, 2000. G. van den Aardweg, Un motivato no al «Matrimonio» omosessuale, «Studi cattolici», 517 (2004), pp. 164-172. M. Gallagher - L. Waite, The Case for Marriage, Doubleday, 2000. S. Deevy, When mom or dad comes out, «Journal of Psycological Nursing», 27 (1989), p. 34. D. McWirther - A. Mattison, The male couple, Reward Books, 1984. E. Goode - R. Troiden, Correlates and Accompaniments of Promiscuos Sex Among Male Homosexuals, «Psychiatry», 43 (1980), pp. 51-59. E. Rothblum, Depression Among Lesbians, «Journal of Gay & Lesbians Psycoterapy», 1, 3 (1990), p. 76. S. Welch, Lesbians in New Zealand, «N.Z.J. Psychiatry», 34 (2000), pp. 256-263. T. Sandfort, Same-Sex Sexual Behaviours and Psychiatric Disorders, «Archives of General Psychiatry», 58 (2001), pp. 85-91. P. Cameron, Errors by the American Psychiatric Association, «Psycological Reports», 79 (1996) pp. 383-404. M. Xiridou, The contribution of steady and casual partnerships to the incidence of HIV infection among homosexual men in Amsterdam, «Aids», 17 (2003), pp. 1029-1038. 2月14日 iposcrisia PACSSocietà ipocrita se indebolisce la famiglia «Attenti, quindi, alla scelta di legalizzare le unioni di fatto: c'è il rischio di tagliare il ramo su cui siamo seduti» di Luciano Monari *Vescovo Di Piacenza-Bobbio Il motivo per cui non riusciamo ad accettare i pacs, o similia, come nuova figura giuridica non è etico, ma politico. Non diciamo: le convivenze sono contro la morale cattolica e quindi siamo contrari a riconoscerle giuridicamente. Diciamo invece: le convivenze sono rischiose per il bene della società e per questo siamo contrari a una loro legalizzazione. Perché riteniamo che un riconoscimento giuridico delle convivenze sia contrario al bene della società italiana? Perché un tale riconoscimento diminuisce e deforma la posizione della famiglia nel sistema sociale. Il ragionamento procede in questo modo: la famiglia svolge una funzione preziosa e delicata nella costruzione del benessere della società. Qualsiasi scelta che indebolisca questa funzione è pericolosa e va soppesata con attenzione. Ora, la scelta di legalizzare le unioni di fatto colloca la famiglia in una condizione di oggettiva debolezza. Attenti, quindi; c'è il rischio di tagliare il ramo su cui siamo seduti. Vediamo se il ragionamento fila. La famiglia risponde, nella nostra società, a una funzione primaria: quella della procreazione, del mantenimento e della fondamentale educazione dei figli. Naturalmente, la famiglia svolge anche altre funzioni a livello affettivo, culturale o economico; ma questa (quella della generazione e dell'educazione dei figli) è una funzione squisitamente sociale che la famiglia svolge; dal modo in cui questa funzione viene svolta dipende in gran parte il benessere della società e il suo stesso futuro. Chi si sposa assume dei doveri e delle responsabilità che non sono affatto leggeri ma che permettono alla famiglia di svolgere il suo compito nella società. Questo è il motivo per cui la legge chiede una certa stabilità della famiglia: riconosce il divorzio, certo, ma lo ratifica solo dopo la verifica di alcune condizioni poste dal legislatore. Lo Stato cerca di rendere stabile la famiglia non per motivi etici ma perché riconosce che il proprio benessere dipende (anche) dal buon funzionamento dell'istituto familiare. Già ora la famiglia è evidentemente in crisi e questa crisi è pagata a caro prezzo dalla società. Se i figli crescono più insicuri e aggressivi è perché non hanno alle spalle la sicurezza affettiva e sociale della loro famiglia. Il disagio è notevole: anzitutto per loro, i figli, ma anche per la società nel suo complesso. Non è mai stato facile, nel mondo moderno, superare la crisi dell'adolescenza, imparare ad accettare se stessi, entrare in rapporto fiducioso e leale, di collaborazione con gli altri. Ma questo passaggio diventa ancora più difficile se un ragazzo non si sente sicuro affettivamente: se teme che i suoi genitori si possano dividere, se immagina di dover fare la spola tra un genitore e l'altro, se non sa quale atteggiamento tenere nei confronti di ciascuno e non è sicuro dell'atteggiamento dei genitori nei suoi confronti. È un prezzo altissimo che i giovani sono costretti a pagare. Non è certamente estraneo a questa situazione il fatto che i giovani - ci dicono - vedono il futuro più con timore che con speranza. E non è solo per la precarietà del lavoro; è per la precarietà affettiva che non dà loro che poche, incerte speranze di essere veramente accettati e amati per sempre. La sofferenza che si paga per questa situazione è anzitutto personale, ma è anche sociale perché questa insicurezza genera paura e sospetto, quindi diffidenza e aggressività; rende i rapporti con gli altri problematici, non sereni; rischia di far percepire la presenza degli altri come un pericolo anziché come una ricchezza. Ora, se si delinea una figura giuridica dei pacs (o similia) inevitabilmente si lede la posizione che la famiglia ha oggi nel sistema giuridico italiano. Famiglia e pacs sono alternativi (o. o.) e questa alternativa viene proposta ai giovani. Più o meno così: «Hai davanti a te la vita: scegli liberamente se vuoi impegnarti nel vincolo familiare o se vuoi unirti senza impegno col tuo partner; per me, società, questa scelta è indifferente; ti tratterò nello stesso modo qualunque strada tu preferisca». Una simile alternativa è socialmente distruttiva perché contiene surrettiziamente un ragionamento del tipo: «Se non sei sciocco, scegli i pacs: avrai le stesse garanzie della famiglia e non dovrai subirne i vincoli». Se la società considera la famiglia un bene per la società (e cioè concretamente un "meglio") deve evidentemente favorirla; se non la favorisce, deve sapere che ne pagherà il prezzo. È un prezzo il cui pagamento sembra lontano nel tempo, e soprattutto è un prezzo che pagheranno gli altri (i figli e i figli dei figli); perciò appare preferibile, dal punto di vista personale, scegliere in questa direzione. Ma non possiamo illuderci che questo possa avvenire senza delle conseguenze sociali, cioè senza delle reali sofferenze. Una delle leggi dell'economia dice che la moneta peggiore caccia la migliore; non so se esista una analoga legge della sociologia per cui l'istituzione più facile (i pacs) caccerebbe quella più difficile (la famiglia). Ma sembra logico e, in ogni modo, non vorrei dover verificare il funzionamento di questa legge. Obiezione: di fatto esistono numerose convivenze e non si può fare a meno di prenderne atto. Queste convivenze non sono famiglie ma svolgono pure alcune funzioni sociali (sostegno reciproco, integrazione affettiva, a volte anche la procreazione). Dobbiamo far finta di niente? O il bene della società suggerisce che anche a queste unioni vengano garantite alcune protezioni sociali? Se il problema è quello di offrire certe garanzie anche a chi non se la sente di costituire una famiglia, la strada esiste ed è quella del diritto della persona. Si possono fare leggi che garantiscano alle persone questo o quel diritto che si ritiene necessario (o utile) per loro. Per esempio: ai genitori non sposati si riconoscono diritti-doveri analoghi a quelli che hanno i genitori sposati; o casi simili. Ma costituire per questo una nuova figura giuridica (unione libera di adulti) non è necessario. E se lo si ritiene necessario non è per garantire certi diritti (che possono essere garantiti altrimenti) ma proprio perché si vuole collocare accanto alla famiglia una figura giuridica alternativa. Certo, è possibile scegliere qualsiasi alternativa. Ma essendo ben consapevoli degli effetti che le nostre scelte hanno. Sarebbe stupido pensare che una scelta, quale che sia, non abbia conseguenze. E a me sembra evidente che una diminuzione del primato della famiglia porterebbe (forse) a un accentuarsi del problema demografico, ma (certo) a un aggravarsi della crisi educativa delle nuove generazioni. Rischiamo di essere una società ipocrita, che si scandalizza per gli effetti delle sue scelte ma non vuole confessare di avere provocato essa stessa questi effetti e non accetta di mettere in discussione le sue scelte. Un proverbio vecchio insegnava che «non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca». Traduzione: non si può volere una vita personale libera da ogni vincolo e nello stesso tempo sperare che la società sia ordinata e solidale; non si può volere la sicurezza che viene dal senso di responsabilità di ciascuno e nello stesso tempo pretendere la licenza che viene dal non volere vincolo alcuno. (C) Avvenire, 10-2-2007 2月13日 foibe: la cecità croata
Le foibe sono esistite. Croati date un occhiata...
Per vederle in loco, magari ci vada pure il presidente croato! pacs e democrazia totalitariaReligione Labour 2月12日 il mondo cattolico e i PACSUnione ma non di fatto Il braccio di ferro tra i ministri. Gli incontri riservati del segretario della Cei. La sfida nelle piazze. Maggioranza alla prova dei Pacs [...] "È la via italiana", ripete la Bindi che di Pacs non vuole sentir parlare. Una via molto stretta. La legge non è ancora sul tavolo del Consiglio dei ministri e già la maggioranza di centrosinistra ha sbandato alla Camera sulla mozione anti-Pacs di Clemente Mastella. E si è sfiorata la crisi dei rapporti Stato-Chiesa, dopo l'esternazione madrilena del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva chiesto una legge "sintesi" che tenesse conto delle "preoccupazioni espresse dal pontefice e dalle alte gerarchie ecclesiastiche". Nelle intenzioni presidenziali voleva essere un'apertura alla Chiesa, ma i vescovi l'hanno presa male. Ma quale sintesi, ha replicato il segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Betori, "non può esserci compromesso: se la legge passa non resteremo inerti". In tanti sono pronti a prenderlo in parola. Sabato 3 febbraio il neonato Comitato per la difesa della famiglia si è autoconvocato davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore. E il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), 280 mila iscritti in tutta Italia, annuncia "manifestazioni pubbliche di dissenso" nel caso in cui il governo Prodi dovesse varare una legge che equipara le coppie di fatto alla famiglia: cortei e striscioni, come in Spagna. È la guerra dei Pacs. No Pacs contro No Vat. Nelle prossime settimane la battaglia si trasferirà dalle aule parlamentari alle piazze. Da un lato, la mobilitazione dei settori più integralisti del mondo cattolico [fedele alla Chiesa= integralisti? NdR], vogliosi di ripetere il successo dei referendum sulla fecondazione assistita del 2005. Dall'altro, l'associazionismo gay, deciso a sorvegliare l'iter parlamentare della legge contro i tentennamenti del centrosinistra e le ingerenze del Vaticano. Un fitto calendario di iniziative: il 10 febbraio, il corteo del coordinamento Facciamo breccia con la parola d'ordine 'Più autodeterminazione meno Vaticano'. Un mese dopo, il 10 marzo, la manifestazione nazionale con la partecipazione di tutte le sigle storiche, dall'Arcigay al circolo Mario Mieli, più le tante nuove che sono nate negli ultimi mesi. E via manifestando fino al 9 giugno, la giornata del Pride annuale. Una spaccatura che riflette lacerazioni antiche, come quella ottocentesca tra laici e cattolici, ma anche evoluzioni più recenti. Il fantasma dello zapaterismo che si aggira anche in Italia. E una Chiesa che si percepisce come una cittadella assediata, nonostante le tante leve a disposizione, economiche, politiche, mediatiche. Una Chiesa che insieme punta a rappresentare i "valori profondi del popolo italiano", come annuncia il cardinale Camillo Ruini, e al tempo stesso si muove come un'agguerrita, rumorosa minoranza: una lobby, un sindacato, disposto ad alzare la voce e rovesciare il tavolo quando la trattativa si fa dura. Come ha fatto per ben due volte in tre giorni monsignor Betori, il braccio destro di Ruini: la prima in diretta su RaiUno, alla trasmissione domenicale 'A sua immagine', la seconda replicando in modo irrituale al presidente Napolitano. Eppure, Betori è anche l'uomo che ha il compito di tenere i rapporti con la politica italiana e di sondare gli uomini del governo Prodi per conto della Cei. Gli uomini, e le donne: in gran segreto il vescovo ha incontrato il ministro Bindi. Nessuna trattativa: siamo ben lontani da quanto avvenuto durante le votazioni sulla fecondazione assistita, quando dagli uffici giuridici della Cei arrivarono osservazioni ed emendamenti al testo in votazione alla Camera. Uno scambio di informazioni e di preoccupazioni: il timore dei vescovi del "piano inclinato", la paura che a piccole dosi si spalanchi la porta ai matrimoni gay. [...] Ma la Bindi è anche decisa a mettere la sua firma su una legge che segna la fine della discriminazione per le persone omosessuali. Orgogliosa che a farlo sia lei, cattolica di ferro. Per paradosso, anche i due giuristi che stanno limando il testo fino all'ultimo minuto sono due credenti impegnati: Stefano Ceccanti, capo dell'ufficio legislativo della Pollastrini, è stato negli anni Ottanta presidente nazionale della Fuci, gli universitari cattolici [ma oggi scrive sul quotidiano comunista l'Unità, NdR] ed è uno dei giovani costituzionalisti più ascoltati da Giuliano Amato e Arturo Parisi. Renato Balduzzi, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Genova, è il tecnico scelto dalla Bindi per sbrogliare la matassa ed è l'attuale presidente del Meic, movimento di intellettuali cattolici. C'è un altro cattolico interessato in prima persona alla questione, il premier Romano Prodi: "Se ce la facciamo è un altro bello scoglio superato", incrocia le dita il Professore, che non può aprire un altro fronte mentre sono ancora in discussione il finanziamento della missione in Afghanistan e l'allargamento della base Nato di Vicenza. La legge sulle convivenze è una cartina di tornasole per le diverse anime che tra qualche mese potrebbero finire sotto lo stesso tetto, nel Partito democratico, e che si sono confrontate fino alla tarda notte del 30 gennaio nell'assemblea dei deputati dell'Ulivo. Con la sinistra Ds tentata di schierarsi con gli ultrà di Rifondazione e i teodem della Margherita attirati da Mastella. "Attenti, qui salta tutto. In questo Parlamento non ci sono i numeri per una legge più avanzata", hanno avvertito la diessina Marina Sereni e il rutelliano Roberto Giachetti. La strada, però, è tortuosa. Il fuoco di sbarramento è solo all'inizio, come dimostra l'appello rivolto ai partiti dal direttore di 'Avvenire' Dino Boffo sulle colonne del quotidiano della Cei il 26 gennaio. Una chiamata alle armi, con tanto di pagella per i buoni e i cattivi. Tra i cattivi, naturalmente, i pannelliani, ma anche "la volontà larga e fin troppo condivisa nel centrosinistra, una linea larga e insistenre". Tra i buoni, l'Udeur di Mastella, che sta facendo "un'encomiabile resistenza", l'Udc di Pier Ferdinando Casini, che ha proposto "un'importante mozione", e gran parte del centrodestra, nonostante le disavventure coniugali di Silvio Berlusconi. Tra i rimandati, attesi dal giornale dei vescovi alla prova del fuoco, i teodem della Margherita, i popolari e soprattutto Francesco Rutelli, apprezzato per il suo "impegno personale", ma chiamato a dare seguito alle buone intenzioni. Ora o mai più: nelle ore più calde il vice-premier era lontano dall'Italia, in viaggio in India, in apparenza distaccato, in realtà più attento che mai alle sirene vaticane. Lo stesso fronte politico che si mobilitò in difesa della legge 40 sulla fecondazione assistita. Pressato dalla trasversale armata bianca presente nella società italiana che anche in questa occasione sta accendendo i motori. C'è il Forum delle associazioni familiari, legato alla Cei e fondato da Luisa Santolini, oggi deputata Udc, che rappresenta gran parte dell'associazionismo cattolico e che ha appena pubblicato un documento durissimo contro le equiparazioni "dirette o indirette" delle convivenze alla famiglia: "Una matrimonio leggero, una scelta inerziale basata sull'individualismo di coppia". Un manifesto inviato a tutti i parlamentari, leader e segretari di partito. C'è la catena di e-mail da spedire nelle caselle di posta di deputati e senatori scatenata dal sito ultra-conservatore fattisentire.net: "Questa legge è una minaccia epocale, intesa a relativizzare la famiglia con l'incoraggiamento a unioni senza responsabilità". C'è il fitto calendario di incontri in tutta Italia organizzati dal movimento per la Vita o dal comitato Scienza&Vita: solo nell'ultima settimana ad Alassio, Lecco, Sassari, Siena. C'è la mobilitazione di personalità laiche, come l'avvocato civilista Annamaria Bernardini De Pace ("Non c'è bisogno di fare una legge, basta il diritto privato"), o lo statistico Roberto Volpi, autore di un libro allarmato, 'La fine della famiglia'. Un movimento No Pacs che è solo in parte pilotato dalla conferenza episcopale. La Cei è alla vigilia del cambio di presidenza, con il patriarca di Venezia Angelo Scola pronto a subentrare al cardinale Ruini: una situazione di incertezza che rende i toni dello scontro ancora più duri, se perfino un personaggio prudente come monsignor Betori è sceso in campo con tanta irruenza. E che potrebbe portare a conseguenze imprevedibili: la raccolta di firme per un referendum abrogativo, in caso di approvazione parlamentare della legge. Il movimento No Pacs non teme di contarsi. E dalla sua parte ha un leader formidabile: Benedetto XVI non perde occasione di ribadire il suo no alle "forme deboli di unione". E si può stare sicuri che anche nelle prossime settimane farà sentire la sua voce. Marco Damilano (C) espresso.repubblica.it/dettaglio/Unione-ma-non-di-fatto/1499730 2月11日 spuntiIN PRIMO PIANO: http://primopiano.totustuus.info/ B. XVI: Pacs. La mentalità relativistica può insinuarsi anche nella comunità ecclesiale Attualmente in diversi modi si mette in discussione l'unicità della fisionomia naturale del matrimonio, in cui l'uomo e la donna "possono realizzare un'autentica comunione di persone, aperta alla trasmissione della vita e cooperano così con Dio alla generazione di nuovi esseri umani", e si tenta di confonderla a livello della vita socio-politica e giuridica statuale "con altri tipi di unioni basate su un amore debole" o deviato, le parole del Magistero, specialmente dopo il Sinodo dei Vescovi su matrimonio e famiglia (1980) e la pubblicazione dall'esortazione apostolica Familiaris consortio, diventata il punto costante di riferimento nelle nostre decisioni, ci sollecitano a difendere e proteggere i valori del matrimonio. IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/ Diplomazia pontificia e Kulturkampf Che per Bismarck il Kulturkampf fosse una battaglia principalmente politico-diplomatica finalizzata alla preservazione dell'unità dell'Impero è dimostrato dalla involuzione del conflitto, determinata anche dal cambiamento della situazione parlamentare e degli schieramenti politici. Nel distaccarsi dai liberali il cancelliere si rese conto che la persecuzione attuata contro i cattolici aveva permesso un rapido sviluppo del socialismo all'interno del Reich. In ultima analisi, il cancelliere [non era riuscito] nell'intento di coinvolgere la popolazione protestante tedesca in questa "lotta per la civiltà". Erano state create solo divisioni all'interno del Paese e si era permesso lo sviluppo di un altro partito ben più pericoloso, secondo lo stesso Bismarck, per la stabilità dell'Impero. LOBBYING ETICO - Fatti sentire dal tuo deputato" http://www.fattisentire.net/ Famiglia - Pacs: Legge sbagliata. Ai conviventi basta un contratto Il Forum delle associazioni familiari ha approvato il documento "Sì alla famiglia, la vera priorità sociale", che costituirà la base su cui sviluppare una vera e propria mobilitazione nazionale contro ogni ipotesi legislativa di una equiparazione delle varie forme di convivenze con la famiglia fondata sul matrimonio. FattiSentire.net accoglie per prima l'invito, occupandosi come al solito della parte Internet. 11) "DIFENDERE LA VITA" http://difenderelavita.totustuus.it/ Pacs, il crollo delle famiglie radice del disagio Pubblichiamo la sintesi del rapporto intitolato State of the Nation Report of the Family Breakdown Working Group (Rapporto sullo stato della nazione del gruppo di lavoro sul crollo della famiglia) elaborato dal Social Justice Policy Group del Partito conservatore britannico. Il rapporto completo si trova all'indirizzo www.povertydebate.com. 12) "CONTRO LA LEGGENDA NERA" http://www.kattoliko.it/leggendanera La speranza di vincere il disagio di Roberto Beretta http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php? name=News&file=article&sid=1757 C'e chi si sta organizzando per aiutare chi vuole uscire da un'omosessualità indesiderata. La testimonianza di un medico, cattolica e impegnata con altri a rendere concreta la speranza di trovare l'identità originaria. Dall'omosessualità si può uscire: ma anche soltanto osare affermarlo - come ipotesi scientifica e come esperienza effettiva - nella nostra società porta al linciaggio morale. Eppure bisogna che qualcuno lo faccia, finalmente: per verità e carità. Con questo spirito Chiara Atzori, medico infettivologo di Milano, ha curato la prefazione italiana ai testi dello psicoterapeuta americano Nicolosi e oggi collabora con il gruppo Chaire: un'équipe multidisciplinare cattolica che ha appena pubblicato il libro ABC per capire l'omosessualità (San Paolo). "VITTORIO MESSORI" http://www.et-et.it/articoli2007/a07a31.htm Una "Lega anticalunnia" in difesa dei cattolici Prendiamo, ad esempio, quei Càtari (Albigesi, in Francia) di moda anche perché hanno gran parte nel Codice da Vinci e che si vorrebbero rivalutare, dimenticando che erano seguaci di una cupa, feroce, sanguinosa setta di origine asiatica. Paul Sabatier - storico del Medio Evo e insospettabile in quanto pastore calvinista - ha scritto: "Il papato non è stato sempre dalla parte della reazione e dell'oscurantismo: quando sbaragliò i càtari la sua vittoria fu quella della civiltà e della ragione". E un altro protestante, radicalmente anticattolico e celebre studioso delle crociate, l'americano Henry C. Lea: "Una vittoria dei càtari avrebbe riportato l'Europa ai tempi selvaggi primitivi". "ANTONIO SOCCI" http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm? circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.281561888328&id=44 0 "VIVERE COME SE DIO NON CI FOSSE"? Fin dalle origini il cristianesimo si è diffuso nonostante la persecuzione che subiva da tutti i poteri: il riconoscimento di Costantino avviene dopo due secoli, quando ormai i cristiani erano una presenza così forte e ramificata che anche il potere aveva interesse a un patto con loro. Il cristianesimo alle origini (e poi dopo: penso a san Francesco o a padre Pio) non si è diffuso per il favore del potere mondano, ma per la forza del potere di Dio, per opera della Sua Grazia, per lo stupore e il fascino della Grazia. E veniamo al presente... Se a consuntivo di tutto questo oggi ci troviamo con un vuoto di presenza cristiana, un deserto., forse dovremmo rivedere alcune cose e chiederci perché. Forse la dinamica con cui nasce e cresce una novità di vita cristiana, e si afferma nella vita sociale, ha un'altra origine (la Grazia), ha un'altra energia (lo Spirito del Signore), segue un disegno misterioso che non è un nostro progetto e una nostra idea. 2月10日 chi si professa cattolico non appoggi i pacsLa Chiesa non difende una concezione di famiglia "cattolica" o "cristiana", difende la concezione naturale di famiglia, quella che è alla base della nostra civiltà. Quella dell'Udeur è stata «una testimonianza di coerenza» e i cattolici dovrebbero considerare i «valori non negoziabili» più importanti «degli schieramenti e delle alleanze politiche». Lo afferma il vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri. Che cosa pensa della votazione di mercoledì? «Il primo sentimento è quello di una delusione profonda. Sono prevalse una serie di valutazioni di carattere contingentemente politico e dispiace ascoltare da parte di molti esponenti della maggioranza parole che tendono a ridurre la portata della decisione. Ovviamente si può dissentire dalle posizioni espresse dalla Chiesa, ma non ci si può nascondere che si stanno confrontando due visioni opposte della vita e della famiglia e sarebbe più leale dibattere di questo invece di minimizzare. Purtroppo si sta andando verso il riconoscimento legislativo di una nuova e precisa realtà sociale che non è la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, così come è descritta anche dalla nostra Costituzione». Il cardinale Ruini ha più volte proposto di intervenire sui diritti individuali con eventuali modifiche del codice civile... «Quella rappresenta dal nostro punto di vista l'unica via percorribile. Bisogna però anche ricordare che molti dei diritti individuali che oggi si vogliono sancire per le coppie di fatto sono già previsti e presenti nella legislazione italiana. Ciò che appare irrealistico e ideologico è il ritenere che questo problema rappresenti una priorità, dopo che per la famiglia non è stato fatto niente di serio e le istituzioni dovrebbero comprendere la necessità di intervenire per il bene e per il futuro del nostro Paese. Mi ha colpito una ricerca della Fondazione per la sussidiarietà, dalla quale emerge come più del sessanta per cento delle famiglie italiane ritiene l'educazione un fattore fondamentale e chiede un miglioramento del servizio scolastico. C'è poi il problema del lavoro. Si radicalizza invece una questione che interessa un'estrema minoranza». Nella maggioranza di governo militano molti cattolici. Che cosa si aspetta da loro? «Credo che esista per loro un grave problema di coscienza, visti gli autorevoli interventi del Papa, del presidente e del segretario della Conferenza episcopale. Benedetto XVI ha inserito la famiglia tra i valori "non negoziabili". La Chiesa non difende una concezione di famiglia "cattolica" o "cristiana", difende la concezione naturale di famiglia, quella che è alla base della nostra civiltà. Non si tratta, dunque, di una battaglia confessionale, ma del confronto tra due concezioni radicalmente diverse di famiglia». È stato detto più volte che i Pacs «scardinano» la famiglia. Non crede che la famiglia tradizionale oggi sia già scardinata? «Certo che la famiglia è in crisi. Ma ciò a cui assistiamo oggi è la volontà di assestare anche a livello istituzionale e giuridico questa crisi, portata avanti dall'ideologia laicista e da chi l'ha servita, esattamente come è successo per il divorzio e per l'aborto. E come, temo, possa accadere in futuro per l'eutanasia. C'è un mondo laicista e anticristiano che ritiene di essere maggioranza culturale e politica e dunque legifera come tale. La sfida è quella di dimostrare che questa tendenza non è maggioritaria dal punto di vista culturale e forse non lo è nemmeno in Parlamento. Certo, occorre che i cattolici si facciano riconoscere. In questo senso quella dell'Udeur è stata una testimonianza di coerenza. Non posso non augurarmi che tutti coloro che si riconoscono nell'antropologia cattolica si ritrovino. Ci sono valori "non negoziabili" ben più importanti degli schieramenti e delle alleanze politiche». Il ministro Bindi ha detto che il governo vuole «sostenere la famiglia con politiche vere» e che la legge non creerà matrimoni di serie B. «Che un cattolico dica che il progetto di legge sui Pacs rientra in un progetto in difesa della famiglia è insopportabile. Una vera soluzione democratica terrebbe conto di quali sono le vere esigenze delle famiglie - il problema della casa, di sgravi fiscali, della libertà di educazione, dell'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro - e non delle istanze di una minoranza numerica e culturale, peraltro ampiamente risolvibili con le leggi che già ci sono o con qualche ritocco al codice civile». di Andrea Tornielli Il Giornale n. 28 del 2007-02-02 2月9日 con i pacs la religione non c'entraDifendiamo il matrimonio specifico bene umano Non solo religioso o confessionale del prof. Francesco D'Agostino Chi dovrebbe aver paura della legalizzazione delle convivenze? Certamente non i cattolici. Coloro che credono che l'impegno coniugale vada confermato sacramentalmente e che, in una prospettiva di fede, il matrimonio sia analogabile al vincolo che unisce Cristo alla sua Chiesa, non possono certo sentirsi "tentati" dai Pacs e dalla loro palese, debole caratterizzazione di "piccoli matrimoni" (come una volta ebbe a definirli il cardinale Ruini) o di matrimoni "depotenziati". Se i cattolici sono in prima linea nella loro battaglia contro i Pacs, ciò non dipende dal desiderio di difendere un bene confessionale, ecclesiale e nemmeno, a ben vedere, spirituale: ciò che si difende dicendo no ai Pacs è uno specifico bene umano, che caratterizza tutte le epoche e tutte le culture e che non a torto è ritenuto, dagli etnologi, alla stregua di una struttura antropologica fondamentale. Appartiene infatti alle dimensioni più profonde e costitutive dell'essere dell'uomo una peculiarissima identità relazionale e soprattutto generazionale: tutti gli animali si riproducono, ma solo gli esseri umani divengono propriamente padri e madri; tutti gli animali sono generati, ma solo gli esseri umani si percepiscono come figli e figlie. Il matrimonio, insomma, è un vincolo reciproco e totale tra un uomo e una donna, che acquista un rilievo pubblico per garantire l'ordine delle generazioni. Ed infatti è nell'ordine delle cose che si possa riconoscere come invalida l'unione coniugale, quando uno degli sposi non sia fisicamente in grado di consumare il matrimonio. Difendere il matrimonio non significa quindi difendere un'istituzione sociale "inventata" da una certa cultura, o sorta in una "determinata epoca" e destinata perciò a tramontare con la cultura che l'avesse "inventata" e ad essere eventualmente sostituita da altre istituzioni sociali. Dubitare del matrimonio o sostenere il possibile carattere plurale di questa istituzione significa né più né meno che alterare in chiave indebitamente in dividualistica la realtà coniugale dell'identità umana. E reciprocamente difendere il matrimonio significa difendere una delle dimensioni costitutive della persona umana. Essere persona significa infatti (anche) percepire la vita nello stesso tempo come un dono e come un compito: chi ha avuto la vita in dono ha il dovere di comunicarla, fisicamente nella generazione e spiritualmente nell'amore, nella prossimità e nella solidarietà. I Pacs attivano nell'immaginario collettivo l'idea che la convivenza affettiva sia essenzialmente autoreferenziale, che cioè i conviventi debbano trovare in una serie di interessi reciproci garantiti dalla legge la ragione ultima della loro unione. Ora, non c'è alcun dubbio che possano esistere numerosi interessi privati, anche di natura esclusivamente economica, assolutamente leciti e meritevoli di rispetto sul piano privato. Ma quando la legge, riconoscendo il matrimonio, interviene a regolare pubblicamente le convivenze, dà a queste unioni una valenza al contempo simbolica e sociale assolutamente preziosa: è come se riconoscesse che l'individualità dei singoli sposi può prolungarsi verticalmente in quella dei figli, così come può dilatarsi orizzontalmente in quella dei parenti; contribuisce insomma, e in modo fondamentale, a statuire che l'identità del cittadino non si esaurisce nella sua ristretta e asfittica sfera individuale (peraltro meritevole di una giusta tutela), ma si manifesta nella sua pienezza in una relazionalità compiuta, in cui tutte le dimensioni dell'io, quella fisica, quella spirituale e quella economico-sociale vengono coinvolte. |
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