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    February 26

    pane e stracchino

    domande del giornalista uno psichiatra molto bravo. Il conduttore del programma, dopo alcune domande di carattere generale sulla situazione giovanile, mi ha chiesto di descrivere le attività della chiesa a favore delle giovani generazioni ed il contenuto della proposta per i giovani di oggi, credenti e non credenti.
    La prima parte della domanda, quella sulle attività, era tutto sommato facile: le iniziative dei gruppi giovanili, la vita degli oratori, l’impegno della scuola cattolica e delle organizzazioni di volontariato sono sotto gli occhi di tutti. Più complesso è stato descrivere, in poche battute, i contenuti della proposta, anche se metodo e contenuti sono strettamente, anzi inscindibilmente collegati. L’insegnamento di Gesù mette al centro la persona, amata, voluta, chiamata da Dio. E’ buono tutto ciò che è al servizio delle persone, che le rende felici, che le fa stare bene, che dona loro una speranza che salva; ciò che conta è l’amore, l’amicizia, la gratuità, il don di sé.
    La Quaresima è un periodo di proposte forti; è un tempo in cui si tenta di ritornare all’essenziale della vita cristiana; con i giovani si parla di preghiera, di elemosina, di digiuno. Per me digiunare è tornare all’importanza della persona; digiunare è tornare alle cose sostanziali, alla semplicità.
    Da giovane non sono mai stato un frequentatore assiduo di locali; sì, qualche volta, il venerdì o il sabato sera. Con i miei amici mi divertivo a fare cose semplici; ci divertivamo di più ad andare su di un monte sopra Bogliasco, ad accendere un fuoco, osservare il colore rosso brillante della brace e cantare con gioia accompagnati da una chitarra. Era bello trascorrere le serate in casa a cucinare “improbabili” pastasciutte con gli amici e a giocare a “Trivial”. Non pochi sabati sera li ho trascorsi partendo di notte da un rifugio con la luce frontale accesa; amo dormire nel sacco a pelo, all’addiaccio, e lavarmi con l’acqua di un ruscello; quante volte ho fatto le stesse cose con i giovani che il Signore, la Chiesa ed i loro genitori mi avevano affidato.
    Sono certo che, anche molti giovani di oggi, preferirebbero un venerdì o un sabato notte trascorso sotto una tendina a igloo, cucinando con il fornelletto, a molti “after hour” trasgressivi.
    Oggi la mia più grande passione è arrampicare; parlo di cose semplici: una bella via di roccia, di gneiss, di IV e V grado, chiodatura sicura a 3 metri, pane e stracchino, il sole, il cielo blu, la roccia rossa e asciutta, gli amici. Dado, il mio compagno di cordata, ora è magistrato in Kosovo; questa estate siamo riusciti a progettare una scalata insieme. Da sempre preghiamo all’inizio ed alla fine della scalata.
    Per me digiunare è abbandonare tutto ciò che ci fa essere meno uomini: il peccato, le bugie, l’apparire, lo spreco, gli eccessi inutili, il tempo perso, le relazioni egoiste; digiunare è anche recuperare quella semplicità che ha il profumo di Dio.

    don Nicolò Anselmi

    February 24

    SOCCI RICORDA DON GIUSSANI

    22 FEBBRAIO. A quattro anni dalla morte
    Spesso ai miei figli ho desiderato parlare degli occhi di don Giussani. Del suo sguardo. Perché gli amici di Gesù finiscono per somigliargli, per avere lo stesso cuore e lo stesso sguardo. Noi abbiamo potuto accorgercene. La nostra generazione ha avuto questa sfacciata fortuna. Questa Grazia. Noi che abbiamo potuto ascoltare don Giussani, conoscerlo, parlarci. Guardarlo parlare. Noi che ci siamo sentiti guardare, uno per uno, ognuno – anche fra altri diecimila – in una maniera esclusiva, che abbracciava la mia anima, la tua anima. Con una stima indomabile in noi che stava insieme a una infinita misericordia. Il suo sguardo diceva a ciascuno di noi: “io sono con te!”. Era veramente con me, più di me stesso. Mi avrebbe difeso contro il mondo intero. Anzi, mi ha difeso contro il mondo intero. Ha scommesso su di me anche dopo mille miei errori. Mi ha abbracciato dopo mille cadute. (E come lui anche i suoi figli, i miei fratelli, lo fanno). Questo è quello che si percepiva. E che abbiamo visto con i nostri occhi. E che continua ad accadere.

    E pensando al suo sguardo e al suo volto mi viene in mente quando raccontava certi episodi del Vangelo. Li avevi letti tante volte, li avevi sentiti una miriade di volte, ma con lui succedeva una cosa strana: li faceva accadere. Lì, davanti ai tuoi occhi. Ti sembrava di vederli, ti sembrava di sentirli per la prima volta. Ti sembrava che lui li avesse visti. Che lui ci fosse quel giorno con Gesù.

    Viene in mente, pensando a don Giussani, ciò che Hauviette – nel “Mistero della carità” di Péguy – diceva a Giovanna d’Arco: “Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche”.

    La generazione dei nostri figli non ha visto lo sguardo che ha incantato e fatto fiorire la nostra giovinezza. Io mi sono sentito dire: “beati voi”. E’ vero. Beati.

    Anche la Giovanna d’Arco di Péguy, pensando a coloro che poterono vedere Gesù, dice così: “Felici coloro che bevevano lo sguardo dei tuoi occhi”. E dice ancora: “Voi avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. Vi siete riparati, vi siete messi al coperto al riparo della bontà del suo sguardo. Di voi stessi ebbe pietà davanti a quella folla. Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente”.

    “Egli è qui”, così Madre Garvaise risponde a questo grido di Giovanna. E anche attraverso il volto dei santi Gesù raggiunge ogni generazione. Nei secoli. Attraverso lo sguardo, il volto, la voce di don Giussani ci ha raggiunto lo sguardo, il volto, la voce di Gesù. E si vive per questo. Per vedere ogni giorno, di nuovo, il suo sguardo che “ebbe pietà di noi”. Per risentirlo parlare e accadere. Oggi proprio come allora. Come don Gius ripeteva sempre, con le parole di Moelher: “Io credo che non potrei più vivere se non lo sentissi più parlare”.

    Ma “Egli è qui”.

    Antonio Socci



    Questo mio ricordo di don Giussani compare anche sul giornale online il sussidiario.net

    February 23

    riflessioni


    1) IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=42

    Card. Caffarra: È stata uccisa una persona umana innocente
    E' stata uccisa una persona umana innocente, e per giunta con
    l'autorizzazione di un tribunale umano... Non lasciamoci confondere
    dalle pur legittime discussioni sulla Costituzione, sulle competenze
    degli organi costituzionali, e da cose di questo genere. Prima che
    cittadini di uno Stato, siamo uomini e donne partecipi della stessa
    umanità. Prima della legge scritta sulle Carte costituzionali e nei
    Codici, c'è la legge scritta nel cuore umano. Essa insegna che
    l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è
    sempre gravemente immorale; lo è anche quando la morte fosse causata
    da semplice omissione di un atto che invece avrebbe potuto tenerlo in
    vita.
    LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Salvate il matrimonio !!!
    Superior stabat lupus è l'incipit di una notissima favola di Fedro. È
    anche la frase che meglio ricorda l'arroganza di chi si considera il
    più forte e trova ogni pretesto per divorare il più debole. Sempre
    ovviamente in nome della giustizia. Invitiamo a scrivere ai politici
    della propria circoscrizione attraverso il "sistema portalettere" di
    FattiSentire.net, utilizzabile all'indirizzo
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2

    Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4503

    Colloquio tra il Papa e il presidente della Camera dei Deputati Usa
    ABORTO: il Papa ricorda al presidente della Camera dei Deputati Usa
    Nancy Pelosi che i cattolici sono tenuti a difendere la vita dal
    concepimento alla morte naturale.

    16) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php

    I vescovi dell'Europa centro-orientale e il socialismo
    I giovani devono conoscere il vero volto del comunismo. È quanto
    hanno rilevato nel comunicato finale i partecipanti all'incontro che
    ha riunito il 10 febbraio scorso, a Zagabria, i cardinali e i
    presidenti delle 13 Conferenze episcopali dell'Europa centro-
    orientale sul tema "La missione della Chiesa nei Paesi del Centro-Est
    europeo a vent'anni dal crollo del sistema comunista, 1989-2009".

    17) Contro la leggenda nerahttp://www.kattoliko.it/leggendanera/ Le
    contraddizioni della filosofia della Rivoluzione
    di Augusto Del Noce

    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1996

    Razionalismo come negazione del soprannaturale e cominciamento di
    un'epoca nuova di fuoriuscita dell'umanità da uno stato di minorità,
    questi i due caratteri del pensiero rivoluzionario. I fautori della
    Rivoluzione, mossi dalla negazione di Dio, hanno realizzato
    esattamente l'opposto di un ordine nuovo e giusto: il risultato di
    questa eterogenesi dei fini è la dissoluzione. Del Noce mette in luce
    le contraddizioni e le due linee della filosofia illuministica,
    l'antitesi delle idee di Rivoluzione e Provvidenza.


    February 19

    SCOPERTA DELLA VOCAZIONE

    Tra le mie foto preferite, quelle che tengo in mezzo ai libri che uso più spesso, ne ho una di circa 6-7 anni fa in cui sto facendo il bagno nel Lago Superiore di Roburent, valle Stura ai piedi dell’Oronaye. Con me nell’acqua gelida, c’è Paolino, un mio caro amico; con lui e con altri ragazzi stavamo facendo un campo mobile in tenda. Paolo sa suonare l’organo, è un buon nuotatore, canta, cammina e se la cava bene anche sugli sci; per molti anni è stato il mio chierichetto durante la S.Messa della domenica. Paolo ha un sorriso stupendo, dolcissimo, quel sorriso semplice, luminoso, gratuito che solo i ragazzi “down” hanno; quando siamo insieme e lo guardo, spesso mi chiedo quale progetto di santità abbia in mente Dio per lui; mi sono convinto che in fondo la sua vocazione sia quella di educatore, forse inconsapevole. Paolo mi ha insegnato tantissime cose: l’attenzione all’altro, al rispetto dei tempi e dei movimenti, dei desideri, della stanchezza di chi ti è vicino. La scoperta della propria vocazione è certamente la questione più importante della vita. Tanti, tantissimi giovani sono distratti e disorientati da altri problemi; la volontà di Dio è il principio unificante della mia vita. Quando dico queste cose ad un giovane, immediatamente nasce la domanda su come scoprire la propria vocazione; la domanda equivale a quella su come ascoltare la voce di Dio; volendo tentare una risposta, direi che prima di tutto è necessario affinare i sensi spirituali; è necessario essere persone raccolte, attente, con gli occhi spalancati, le orecchie distese per riconoscere la voce di Dio.
    I peccati, l’attaccamento egoista ai beni materiali, al prestigio, alle persone annebbiano i sensi e rendono più difficile l’ascolto di Dio. Da due anni a questa parte cerco di confessarmi tutte le settimane e mi regalo un’ora di silenzio al giorno, mezz’ora al mattino e mezz’ora al pomeriggio; sono sincero, non sempre ci riesco, ma quando lo faccio, ringrazio il Signore. Ripensando alla mia vita devo ammettere che non sempre è stato facile capire la volontà di Dio; fortunatamente sono stato spesso aiutato, confortato e addirittura guidato da persone che sentivano la voce di Dio meglio di me. Spesso ho chiesto consigli a persone sagge, che mi volevano bene e mi dicevano la verità anche se dolorosa; chi non è sincero non vuole bene davvero, vuole bene solo a se stesso: solo la verità rende liberi. Una volta intuita la propria vocazione entrano in ballo coscienza e volontà; dico coscienza e volontà perché seguire o non seguire la chiamata di Dio implica una responsabilità verso noi stessi e verso gli altri.
    La nostra vita, lo sappiamo bene, non è solo nostra, è di tutti; è fatta per essere donata perché tutti ne possano godere. Seguire la propria vocazione è, in un certo senso, un dovere verso la collettività.
    Se sarò un medico scadente, un sacerdote mediocre, un contadino pigro, una mamma sbadata, un politico disonesto, un giornalista superficiale, un insegnante svogliato, un operaio disattento, un impiegato furbacchione impoverirò il mondo. Educarci, crescere, formarsi è un dovere anche verso chi incontreremo sulla strada dell’amore; gli altri hanno il diritto di incontrare persone che cercano, ogni giorno con l’aiuto di Dio, di essere vere.
    Paolo è stato ed è ancora un grande dono per la mia vita. Certe volte mi manca un po’…fortunatamente ho una fotografia in mezzo ai libri che uso più spesso. 

    don Nicolò Anselmi

    February 17

    riflessioni

     IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=42

    Benedetto XVI: la vita dell'uomo non è un bene disponibile

    Cari fratelli e sorelle, ci rendiamo conto sempre più che la vita
    dell'uomo non è un bene disponibile, ma un prezioso scrigno da
    custodire e curare con ogni attenzione possibile, dal momento del suo
    inizio fino al suo ultimo e naturale compimento. La vita è mistero
    che di per se stesso chiede responsabilità, amore, pazienza, carità,
    da parte di tutti e di ciascuno... Domandiamo alla Madonna di volgere
    il suo sguardo materno su ogni ammalato e sulla sua famiglia, per
    aiutarli a portare con Cristo il peso della croce.
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    O'Brien, Il libraio

    Pawel è un uomo afflitto. Soffre. Delle sofferenze tipiche dell'uomo
    moderno. Vive in una solitudine volontaria. Patisce un senso di vuoto
    che lo inibisce all'amore, perché a sua volta non si sente amato. E
    ha paura. Una paura paralizzante. Però a un certo punto il Male
    invade anche il suo piccolo mondo ordinato, fino a spezzarlo. Fino a
    destarlo. Prima l'imprevisto lo sconvolge, poi ecco la conversione.
    Che porterà al sacrificio. Pawel, infatti, salverà da morte certa
    David, lasciandogli come testamento parole che molti anni dopo gli
    cambieranno la vita. "Bisogna stare desti".

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Salvate il matrimonio !!!
    Superior stabat lupus è l'incipit di una notissima favola di Fedro. È
    anche la frase che meglio ricorda l'arroganza di chi si considera il
    più forte e trova ogni pretesto per divorare il più debole. Sempre
    ovviamente in nome della giustizia. Invitiamo a scrivere ai politici
    della propria circoscrizione attraverso il "sistema portalettere" di
    FattiSentire.net, utilizzabile all'indirizzo
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2

    Mons. Luigi Negri

    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/default.asp?id=427
    All'indomani della morte di Eluana Englaro
    Nella tragedia che si è consumata sotto i nostri occhi e che riempie
    di sgomento la nostra coscienza di cristiani e di uomini di buona
    volontà, accolgo volentieri l'invito ad una pausa silenziosa. Ma nel
    silenzio non deve vincere l'ipocrisia, questa enorme ipocrisia che
    altera i dati della realtà e che fa circolare menzogne anziché
    l'obiettiva realtà degli eventi e delle posizioni..

    13) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    Comunisti

    … taluni rimarranno nel Prc con lo stesso nome della corrente
    Rifondazione per la Sinistra. Cavallari chiede anche di tenere
    presenti le correnti interne: l'area di Ernesto Ferrero, Essere
    Comunisti, Sinistra Comunista, FalceMartello, Controcorrente.
    Conclude Cavallari: «Qui più che un'analisi politica servirebbe
    un'analista». Aggiungo io: tutte queste sigle, e le altre della
    sinistra, trovano, però, immediatamente l'unanimità quando c'è da
    dare addosso alla Chiesa. Sì, un'analista. E poi l'esorcista.

    14) Antonio Socci
    http://www.antoniosocci.it/

    Eluana e noi…
    Il quale Napolitano – detto per inciso – ha manifestato la
    sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia
    comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento.

    15) Il Timone
    http://www.iltimone.org/rivistaEditoriale.php?idRec=103
    A Voi...
    Ci sono ragioni culturali. Il Timone è uno strumento da impiegare per
    la buona battaglia apologetica. Che è urgente e che si svolge anche
    in casa nostra. Volete una prova? Troverete in questo numero la
    lettera di una mamma che ha utilizzato un articolo del nostro
    Cardinale Biffi per rispondere ad una colossale stupidata proferita
    nella classe del figlio proprio dal professore di religione.

    16) Contro la leggenda nera
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/
    La Repubblica: la corazzata nichilista
    di Francesco Agnoli
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1995
    Breve storia del gruppo editoriale Repubblica-Espresso e del suo
    fondatore: Eugenio Scalari. Un progetto culturale che non lascia
    spazio a Dio e che viene da lontano. Da non trascurare i contatti con
    la Massoneria.

    17) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4485

    Pechino chiude le zone abitate da tibetani
    La autorità cinesi hanno di nuovo interdetto ai turisti esteri ampie
    zone di Gansu, Sichuan e Qinghai dove risiedono comunità tibetane. Il
    divieto durerà almeno sino alla fine di marzo, per impedire a
    osservatori e giornalisti di essere presenti quando, tra un mese,
    cadranno gli anniversari della rivolta anticinese in Tibet del 10
    marzo 1959 e delle proteste esplose il 14 marzo 2008 e represse nel
    sangue.

    18) Difendere la vita
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Video pro life
    Un commovente video da YouTube: canzone pro life con sottotitoli in
    italiano.

    19) Comitato verità e Vita
    http://www.comitatoveritaevita.it/
    Eluana Englaro: Verita' E Vita presentera' una denuncia per omicidio
    volontario

    Quella di Eluana Englaro non è stata una morte naturale. La verità è
    molto semplice: è stata uccisa. E quando qualcuno viene ucciso, la
    giustizia degli uomini ha il dovere di indagare le responsabilità
    penali personali di coloro che hanno commesso il fatto criminoso. Per
    questo motivo – senza alcuna esitazione e senza alcun ripensamento –
    confermiamo quanto annunciato nelle scorse settimane: Verità e Vita
    presenterà quanto prima una denuncia alla Procura della Repubblica di
    Udine con...

    20) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php

    Hanno ucciso Eluana Englaro
    L'uccisione di Eluana pesa sulla coscienza di tutti coloro che in
    questi mesi hanno riempito le nostre orecchie con il loro assordante
    silenzio: credenti e non credenti, intellettuali e gente comune,
    laici e vescovi, che – forse per codardia – hanno taciuto,
    abbandonando questa vittima muta al suo destino. L'uccisione di
    Eluana pesa – soprattutto – sulla coscienza del Presidente della
    Repubblica, Giorgio Napolitano. È stato lui a rifiutarsi di firmare
    un decreto che avrebbe letteralmente salvato la vita di questa donna.
    Questione di due-tre giorni: i due-tre giorni che sono serviti per
    ucciderla.

    February 16

    ELUANA E NAPOLITANO

    La scelta di don Aldo Trento (Cfr.
    http://www.totustuus.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2588&mode=&order=0&thold=0) è
    effettivamente molto significativa perché rispecchia la frattura che
    questa tragica vicenda ha determinato tra il sentire diffuso, che
    appartiene a noi come alla maggior parte della popolazione, e le
    istituzioni.

    Ricordiamo che l'uccisione di Eluana Englaro è stata sancita dal
    decreto di volontaria giurisdizione (non da sentenza) di una Corte di
    Appello, sulla base di un pronunciamento creativo della Cassazione
    che, per l'occasione, ha cambiato radicalmente i propri precedenti
    orientamenti sul tema.

    In base a queste decisioni ci si è visti d'un tratto "autorizzati" a
    togliere la vita a una disabile, seguendo un protocollo clinico
    anch'esso inventato di sana pianta dai giudici, fattisi così medici
    oltre che legislatori: una morte somministrata meticolosamente come
    cura (che follia!), entro una concezione quasi zoologica delle
    potestà pubbliche verso la vita e la salute dei cittadini. Tutta una
    costruzione totalmente estranea, anzi apertamente in contrasto con
    l'ordinamento vigente e coi canoni di civiltà.

    Non è senza significato, infatti, che dall'autorevole e laico
    comitato Verità e Vita muova ora la denuncia per omicidio volontario
    http://www.comitatoveritaevita.it/repository/CS_N.70_10-02-2009.pdf,
    che a me parrebbe fondata stante che nessuna disposizione penale
    prevede una scriminante in qualche modo riconducibile alle suddette
    invenzioni dei giudici civili.
    http://www.comitatoveritaevita.it/repository/Diffida_alle_case_di_cura
    _03-02-2009.pdf

    A fronte di ciò, il decreto legge apprestato dal Governo unanime,
    espressione di larghissima maggioranza parlamentare, e nell'esercizio
    del potere legislativo che ad esso compete nei casi di urgenza, ha
    trovato ostacolo insormontabile nel "gran rifiuto", tassativo e non
    ritrattabile, alla emanazione da parte del Presidente della
    Repubblica: altra scelta senza precedenti, sia nella forma che nella
    sostanza, anche per la labilità delle motivazioni addotte, come
    spiega il costituzionalista prof. Olivetti, in sintonia, tra i tanti,
    con presidenti emeriti della Consulta quali Baldassarre e Mirabelli.

    E' palese quindi che – al di là della "controversia" giuridica (che a
    questo punto passa in secondo piano) – la scelta del Presidente
    Giorgio Napolitano, se pur diversamente ispirata nella sua intenzione
    dichiarata e certamente sincera, nel reprimere il potere legislativo
    del Governo ha mostrato una eminente connotazione politica-
    ideologica, lacerante e divisiva. Egli è apparso partigiano delle
    soluzioni e delle forzature dettate dal decreto
    giudiziario "rivoluzionario" delle Corti per il caso singolo a
    preferenza (!) dello svolgersi lineare del potere legislativo,
    infliggendo così una profonda frattura nel quadro istituzionale e,
    ancor più, tra la popolazione; in una prospettiva, peraltro,
    oggettivamente di scontro verso i cattolici e la Chiesa che tanta
    parte hanno nella società.

    Ora l'art. 87 della nostra - e sottolineo nostra - Costituzione dice
    che il Presidente della Repubblica "rappresenta l'unità della
    nazione" e in ciò sta il valore più alto ed essenziale
    dell'istituzione. Per questo, ricevuta la carica, il Presidente non
    appartiene più a nessun partito, a nessuno schieramento, ma è
    chiamato piuttosto a garantire il corretto e libero esercizio della
    sovranità popolare, attraverso i suoi organi costituzionali. Questa
    immagine sembra ora perduta e molto difficilmente recuperabile.

    A mio sommesso parere il guaio è fatto e non c'è rimedio. L'ipotesi
    di dimissioni andrebbe seriamente presa in considerazione dal Colle,
    vista la enorme gravità del caso che mette in gioco gli stessi
    principi fondativi della convivenza civile (il diritto indisponibile
    alla vita di ogni ammalato e sofferente!), allo scopo di restituire
    al paese una rappresentanza apicale che possa tornare a unire, e
    nella quale tutti possano serenamente riconoscersi come cittadini
    della Repubblica.

    In questa direzione possono muoversi, insieme all'opinione pubblica,
    anche tutti i parlamentari che lo hanno eletto, sia quanti hanno già,
    durante il drammatico svolgersi degli eventi, apertamente deplorato
    la sua condotta, sia quanti, pur non avendolo fatto, hanno a cuore
    l'unità della nazione e la vita sana (non comatosa né vegetativa)
    delle istituzioni democratiche.

    justum
    dei forum di http://www.totustuus.biz/
    February 13

    Eluana e noi

    Una cosa è certa: abbiamo bisogno della “carezza del Nazareno”, come ha detto Enzo Jannacci. Senza di Lui siamo perduti, disperati… E preghiamo che Eluana sia stata abbracciata dalla Nostra Madre
    Il signor Beppino Englaro a “El Pais” aveva dichiarato: “la Chiesa non mi può imporre i suoi valori”. Ma la Chiesa non imponeva niente, esortava semmai a non imporre la morte a Eluana. Nessuno fino a ieri sera ha potuto affermare che l’ordinamento italiano, a partire dalla Costituzione, permetteva – come dice brutalmente Giuliano Ferrara – “l’eliminazione fisica di una disabile”.

    Nessuno. E’ noto infatti che la legge punisce addirittura chi fa morire di fame e di sete un gatto o un cane (lo si è visto proprio in un caso dell’estate scorsa).

    Ora però, a un essere umano, questa morte orribile è stata inflitta. Per legge? No. Non c’è nessuna legge che lo consenta. Meno che mai la Costituzione. E nessuno – dicasi nessuno – dei progetti di legge in discussione finora (neppure i più estremisti) prevede che un caso come Eluana possa finire con la morte per fame e per sete. Non solo, ma il disegno di legge del governo che salvava espressamente Eluana in Parlamento aveva una enorme maggioranza, più grande dello schieramento di centrodestra. E allora come è potuto accadere? Per un pronunciamento della magistratura? Tutto sembra surreale. Ognuno ha le sue responsabilità (compreso il Parlamento che ha aspettato fino all’ultimo).

    Ma che spettacolo tragicomico quello di intellettuali che, mentre una giovane donna stava morendo, si sono messi a strillare contro il presunto attentato alla Costituzione da parte di Berlusconi. Qua si rovescia la frittata in modo plateale. A noi sembra che Berlusconi, coraggiosamente e generosamente, abbia cercato di rimettere le cose al loro posto, restituendo all’esecutivo le sue prerogative, derivanti dal mandato popolare e a Eluana i suoi diritti. Ci sembra che l’anomalia sia il ruolo assunto in questo caso dalla sentenza magistratura, diventata, per il veto pronunciato contro il governo dal presidente Napolitano, intangibile più del Corano.

    Il quale Napolitano – detto per inciso – ha manifestato la sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento. Questa tragedia però impone adesso una svolta alla politica italiana. E speriamo che Berlusconi non si fermi. Bisogna restituire la sovranità al popolo italiano e al governo eletto dagli italiani, per restituire a tutti i propri diritti: è questione vitale per questo Paese.

    Ma, tornando alla tragica storia di Eluana, in quell’intervista il signor Englaro ha aggiunto, sempre in riferimento alla Chiesa: “non mi sono rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, né glielo chiederò”. Qui sorge una domanda: è proprio sicuro il signor Englaro di non aver chiesto niente alla Chiesa? Vorremmo capire meglio. La figlia Eluana non è stata forse accudita per circa 17 anni dalle affettuose e delicate suore misericordie di Lecco?

    Non so se il signor Englaro le abbia mai ringraziate pubblicamente. Le suore che hanno amato Eluana come una sorella e una figlia sono state sempre silenziose, ma - sommessamente e umilmente – quando la situazione si è fatta pesante hanno chiesto che Eluana fosse lasciata a loro, che avrebbero continuato ad accudirla con tenerezza come hanno fatto per anni. Non so se siano state ritenute meritevoli di una risposta pubblica (io non ne ho viste). Queste suore sono testimoni importantissimi fra l’altro della situazione di Eluana, il cui stato era un mistero per la medicina. Infatti nessuno può dire fino a che punto veramente la giovane donna fosse assente, fino a che punto non abbia capito tutto.

    Una di queste suore ha rivelato che la ragazza sembrava avere un respiro più affannoso e un battito più veloce quando nella sua stanza si parlava della controversia relativa a lei. Ci sono poi dei fatti strani accaduti in concomitanza con quel suo trasferimento che da Lecco, dove aveva vissuto per anni con le suore, l’ha portata alla casa di cura di Udine dove dovrebbe morire. Pare che chi ha viaggiato con lei sia rimasto molto impressionato dalla sua improvvisa e persistente tosse. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Eluana ha cercato di comunicarci qualcosa?

    Il sospetto non è affatto campato per aria. Ormai la medicina si interroga seriamente sulla condizione di queste persone. Tempo fa il “Sunday Times” riferiva di un nuovo studio medico secondo cui “il 40 per cento dei pazienti in coma in ‘stato vegetativo’ possono essere mal diagnosticati”. Cioè possono avere una certa coscienza di sé.

    In realtà alcuni esperimenti lo hanno già dimostrato. La “Risonanza magnetica funzionale” del neurologo Adrian Owen dell’università di Cambridge, con Steven Laureys, del’università di Liegi, ha spalancato alla medicina nuovi orizzonti (vedi “Science”, settembre 2006) facendo clamore in tutto il mondo. Il professor Owen ha monitorato le parti del cervello che si attivano quando si rievocano certi ricordi o si chiedono certe azioni. Lo ha fatto in una ragazza di 23 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale in cui aveva riportato un grave trauma cranico. Con uno scanner per la risonanza ha scoperto che in lei vi era un’attivazione delle aree cerebrali identica a quella che accade in una donna in perfetta salute.

    Ha dimostrato così che il cervello del paziente in “stato vegetativo”, finora ritenuto completamente disattivato, in realtà funziona. L’eccezionale scoperta di Owen prospetta addirittura la possibilità di mettersi in contatto con queste persone che continuano a mantenere un certo livello di coscienza, ma non riescono a dare ordini al corpo.

    Finora la medicina aveva brancolato nel buio, perché resta misterioso il luogo in cui veramente risieda la coscienza. Adesso scopriamo che in realtà la coscienza può permanere (e la cosa è dimostrabile con l’attivazione del cervello), ma non riesce a comunicare.

    E’ la Chiesa che – contrariamente ai luoghi comuni – esorta la scienza ad andare avanti in queste ricerche. Un primo passo è stato fatto quando, è cosa recente, la medicina ha deciso di non definire più “irreversibile” lo stato vegetativo. E in effetti sono tanti coloro che si sono risvegliati sconvolgendo le previsioni infauste. Che finora la medicina abbia sottovalutato quella condizione è provato anche da diverse testimonianze di persone che – pure in ospedali italiani (parlo per conoscenza diretta) - trovatesi in coma, in una condizione nella quale secondo i medici non potevano assolutamente sentire cosa veniva detto, hanno ascoltato precisamente i discorsi che intercorrevano fra i diversi dottori durante quelle ore e li hanno poi riferiti (al loro risveglio) per filo e per segno lasciando sconvolti quegli stessi medici.

    Giuseppe Sartori, ordinario di Neuroscienze cognitive all’Università di Padova, tempo fa ha dichiarato: “Da quando è stato dimostrato che i pazienti in stato vegetativo possono mantenere qualche forma nascosta di consapevolezza dovrebbe valere il principio di precauzione: non possiamo far morire una persona che forse ci sta sentendo e capisce che cosa accade a lei e intorno a lei”.

    Probabilmente Eluana in queste ore ha sopportato una sofferenza fisica enorme (tanto che si è dovuto sedarla), ma – se aveva un certo grado di coscienza (come i nuovi studi dicono) – chi può dire la sofferenza morale che ha vissuto? Ora la tragedia si è consumata. La Chiesa tanto vilipesa, la Chiesa che ha abbracciato Eluana in questi 17 anni con l’amore materno delle suore, ora invoca per lei “la carezza del Nazareno”, come diceva poeticamente Enzo Jannacci. Una ricompensa eterna alle sue sofferenze. Ma il nostro Paese? Un brivido ci corre nella schiena.

    Antonio Socci

    Da Libero, 10 febbraio 2009
     
     
    February 12

    GESTI D'AMORE CHE NON FANNO NOTIZIA

    In una delle parrocchie dove ho svolto il mio ministero di prete vive una coppia di giovani sposi; hanno una bimba che ormai ha circa quattro anni. Hanno evidenti difficoltà economiche e qualche problema di salute. Tutta la comunità si è mobilitata, in modo più o meno segreto, per aiutarli.
    Sono anni che li seguo come posso; la loro vita è costellata di ricoveri, perdite di lavoro, prestiti e aiuti economici, litigi, rappacificazioni, crolli psicologici; cadute e riprese che sembrano non finire mai. Sono certo che tutti viviamo esperienze simili, tra i parenti o con amici; situazioni di persone singole o famiglie che continuamente aiutiamo e sosteniamo ma che sembra non riescano mai a uscire definitivamente dai guai. Nel silenzio, a riflettori spenti, ogni giorno nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie avvengono migliaia di piccoli quotidiani gesti d’amore, donati e ricevuti che non fanno notizia ma costruiscono il mondo.
    Penso che l’altruismo sia ben più diffuso e radicato dell’egoismo; c’è davvero più gioia nel dare che nel ricevere. Alcune volte ho la sensazione precisa che qualcosa, o meglio, qualcuno, metta i bastoni fra le ruote a chi sta tentando di rialzarsi. Il Tentatore, il diavolo, è una realtà della nostra esistenza. Più volte al giorno chiediamo a Dio di liberarci da lui!
    La parola finale del Padre Nostro « liberaci dal male » è la traduzione di una parola di origine greca che più frequentemente vuol dire « maligno » piuttosto che « male » : Padre liberaci dal male, cioè dal maligno. Mi capita spesso di riconoscere l’azione del diavolo nella mia vita e in quella delle persone; si fa presente in prossimità delle scelte, delle risposte vocazionali, nei momenti in cui la vita sta per ripartire. È stato così con Gesù, all’inizio della Sua attività pubblica; i padri della Chiesa dicono che il diavolo tentò Gesù anche quando si avvicinava alla croce, l’estremo atto di fedeltà alla propria vocazione.
    Penso che la cattiveria del diavolo faccia tanto soffrire Dio Padre che ne è il creatore. La tradizione biblica, la Genesi e l’Apocalisse, ci insegnano che una donna schiaccerà la testa del serpente antico: la donna è prima di tutto la Chiesa; la comunità cristiana, l’amore fraterno sconfiggeranno il diavolo; la donna è ovviamente un richiamo anche alla Beata Vergine Maria, icona della Chiesa; a lei affidiamo tutte le persone sulle quali il tentatore lavora. Molti giovani sanno della potenza della Madonna e pregano « l’antico » Rosario, magari la sera, dopo aver giocato a calcetto o dopo una pizza con gli amici, sullo scooter e in bici, per se stessi, per coloro a cui vogliono bene, per tutti, a riflettori spenti, senza far rumore. 

    don Nicolò Anselmi

    February 10

    Eluana è morta

    Eluana è morta

    Cari amici,
    domani è la giornata del ricordo. Oltre alle Foibe, aggiungiamo alla
    memoria nostra e dei nostri figli la vergogna che oggi l'Italia deve
    subire per mano dei servi del relativismo e del nichilismo.

    La battaglie di FattiSentire.net continueranno, anche per Eluana.

    Innanzi tutto "Napolitano non è il mio Presidente", che vi invitiamo
    a dilatare ancora più, perchè il suo fine educativo non scompare con
    la morte di Eluana.
    Tornato perciò su
    http://apps.facebook.com/causes/posts/125326
    cliccate quindi su "Invite" ed invitate tutti i vostri amici, ma
    proprio tutti, ad aderire ancora più di prima a questa e-campagna.

    Invece di inutili raccolte di firme, dire che "napolitano non è il
    mio presidente" è divenuta cosa attualissima.

    Inoltre, vi ricordiamo che è in corso un'altra importante e-campagna -
    "Salvate il mio matrimonio" - sul sito di Fattisentire.net.

    Per ora null'altro, se non - per chi è cattolico - la preghiera per
    la nostra povera Patria e per Eluana.

    David, di FattiSentire.net
    February 09

    Bagnasco su Eluana

    Esito da scongiurare
    Più buio attorno a noi. E la vita più insidiata

    Eluana ha cominciato il cam­mino forzato verso la morte perché
    iniquamente privata del cibo e dell'acqua. E se non avver­ranno fatti
    nuovi, questo appare il suo ingiusto destino. Benché or­mai molti
    riconoscano che per quanto in stato vegetativo persi­stente, la
    giovane donna non è at­taccata ad alcuna macchina, re­spira cioè
    liberamente. Per cui non c'è nessuna spina da stac­care' come si cerca
    di far credere, ma per vivere avrebbe bisogno ­come tutti - solo di
    essere ali­mentata, non potendo farlo da so­la. Resta però
    un'altra 'spina', de­stinata ad acutizzarsi nella nostra società. E
    non solo tra i credenti o dentro la medesima sensibilità culturale,
    ma in corrispondenza a una domanda che non può esse­re censurata: come
    è possibile far morire una persona in nome di u­na sentenza?

    Come si può tollera­re che passi nella mentalità co­mune una pretesa
    nuova neces­sità, e cioè il diritto di morire, in­vece di sostenere e
    garantire, an­che nelle situazioni estreme, il di­ritto alla vita?
    Giacchè qui non si può che far riferimento all'euta­nasia, che 'è una
    falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna
    dell'uomo', come ha ricordato di recente Be­nedetto XVI, il quale ha
    aggiunto che 'la vera risposta non può es­sere infatti dare la morte,
    per quanto 'dolce', ma testimoniare l'amore che aiuta ad affrontare
    il dolore e l'agonia in modo uma­no' ( Angelus del 1° febbraio 2009).
    In verità, una domanda si affac­cia insistente alla coscienza: non
    dare più il cibo e l'acqua ad una persona, come si deve chiamare se
    non omicidio? Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l'unica
    risposta ragionevole e u­mana che traduce lo struggi­mento interiore
    che tutti prende è quella delle Suore di Lecco.

    Per quindici anni esse hanno accolto amorevolmente Eluana, veglian­
    dola giorno e notte ed esprimen­do fino alla fine il desiderio di ge­
    nerarla ancora ogni giorno con l'a­more. Così hanno mostrato, non a
    parole, come si reagisce all'im­prevedibilità del dolore e come si
    attesta l'indisponibilità della vita. Una luce si sta spegnendo, la
    lu­ce di una vita. E l'Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia,
    desti­nato ad accrescersi nei giorni che seguiranno. E non solo perché
    E­luana non sarà più tra noi, ma perché la cultura egemone avrà ancora
    una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del do­lore
    che la ragione – pur cercan­do di alleviarlo – ha sempre con­siderato
    parte stessa della vita. La realtà della sofferenza che la fede non
    esalta in sé, ma che nella cro­ce di Cristo si illumina di signifi­cato
    e di valore. Si percepisce la sensazione che la fiducia reci­proca
    venga meno perché di fat­to è venuto meno quel favor vi­tae, che è da
    sempre alla base del­le relazioni interpersonali.

    Una parola tuttavia di grave preoccu­pazione dobbiamo dirla circa la
    concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale i­
    naccettabile esito. Questa vicenda dolorosa, che ve­de al centro una
    persona che tut­ti sentiamo affettuosamente 'no­stra', ci ha resi più
    insicuri. Non perdiamo l'occasione per riaffer­mare in modo più
    convinto e co­rale il sì alla vita; per fare, come società, un passo
    decisivo ed e­semplare sulla via di un umanesi­mo reale e non parolaio.
    Per que­sto non possiamo tacere.

    + Angelo Bagnasco

    February 04

    IN GIRO X L'EUROPA DA MISSIONARI

    La scorsa settimana Matteo è partito per l’Erasmus; è andato a Glasgow per il secondo anno della laurea specialistica in ingegneria navale. Matteo era molto attivo nella pastorale giovanile della sua diocesi. Conosco molti giovani che in questi anni sono andati per Erasmus in università europee: Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia, Scandinavia. Con alcuni di loro ho fatto un cammino spirituale: capi scout, giovani di Ac, ragazzi di parrocchia. Con altri rimango in contatto via email durante la loro permanenza all’estero.
    Molte organizzazioni private addirittura propongono agli studenti di trascorrere il quarto anno della scuola superiore all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Irlanda, in Australia o in Nuova Zelanda, per imparare l’inglese. I giovani che partono per queste esperienze sono in genere in gamba, bravi dal punto di vista dello studio, con alle spalle una famiglia che li segue, consenziente e disponibile ad affrontare una spesa non indifferente. Al loro ritorno, dopo 6 o 9 mesi, i giovani hanno in genere una valutazione globalmente positiva dell’esperienza: hanno imparato la lingua, incontrato nuovi amici, visto un mondo diverso. Dal punto di vista culturale invece, succede che non siano soddisfatti; religiosamente, moralmente, affettivamente finiscono anche per vivere esperienze rischiose, in taluni casi quasi devastanti. Spesso i giovani si trovano in ambienti dove la religione è messa davvero da parte e dove i costumi morali sono ancora più liberi dei nostri. Ho incontrato uno studente italiano in Erasmus a Copenaghen, a “Cristiania”: il nome sembra quello di un luogo “cristiano”, ma in realtà è un parco dove nostro Signore Gesù Cristo è presente, sofferente, fra le bancarelle di hashish e marijuana. Un anno, con un gruppo di ragazzi, abbiamo fatto un campo estivo in Olanda; celebravamo la Messa tutti i giorni fra noi. La domenica decidemmo di andare in una parrocchia; ci trovavamo in Zelanda, una regione del sud, in campagna. Dopo aver cercato a lungo in molti villaggi, abbiamo trovato una celebrazione eucaristica in un pensionato per anziani; il sacerdote olandese ci disse che aveva la cura pastorale di una zona di molti chilometri quadrati.
    I giovani che partono con Erasmus potrebbero essere dei veri missionari per l’Europa; Erasmus potrebbe essere un anno di risposta a una chiamata missionaria. Un giovane che faceva il catechista o l’educatore in parrocchia non potrebbe continuare a prestare servizio nella Chiesa a Helsinki o a Bruxelles? Forse basterebbe poco: un po’ di adorazione eucaristica seguita da una cena insieme e una catechesi... In alcune grandi città europee ci sono sacerdoti e comunità italiane che potrebbero aprire le loro chiese; alcuni già lo fanno. Non sono preoccupato per Matteo, voglio sostenerlo. Sento che Gesù ci chiama alla missione e che dobbiamo fare di più, con la preghiera e con gesti semplici e concreti.  

    don Nicolò Anselmi