Profiel van andreaNunziocrociato on the ne...Foto'sWeblogLijstenMeer Extra Help

Weblog


    31 maart

    cattolici nell'unione

    Il caso Binetti-Bobba: "Prodi nasconde i Pacs sotto le
    «unioni civili» "

    di Massimo Introvigne (il Giornale, 28 marzo 2006)

    Per alcuni sociologi la dissonanza cognitiva è il fenomeno
    per cui, smentiti dai fatti, gruppi religiosi o politici non
    ammettono l'errore né cessano la propaganda, ma al contrario
    gridano più forte, nella speranza di convincere anzitutto se
    stessi.
    Si sono visti così gruppi che avevano annunciato date per la
    fine del mondo diventare più attivi nella propaganda dopo il
    fallimento della profezia.
    In un'evidente situazione di dissonanza cognitiva si trovano
    l'ex presidente del comitato Scienza e Vita Paola Binetti,
    benemerita per avere contribuito alla sconfitta dei laicisti
    nel referendum sulla procreazione assistita, e il presidente
    dell'associazione di lavoratori cattolici Acli Luigi Bobba.
    Entrambi si sono candidati per la Margherita e hanno
    scoperto - dopo mesi, ma non è mai troppo tardi - di essere
    saliti sullo stesso treno di Vladimir Luxuria, dell'Arcigay
    e dei fanatici dell'eutanasia all'olandese.
    Anziché scendere dal treno - del resto, è troppo tardi - i
    due si sono messi a strillare per convincersi di non avere
    sbagliato, assicurando perfino per iscritto e per lettera
    che la loro presenza in Parlamento garantirà un'Italia senza
    quei Pacs, le unioni civili legalmente riconosciute anche
    fra omosessuali, tanto sgraditi alla gerarchia
    ecclesiastica.
    Gli attacchi dei radicali fanno il loro gioco, dando
    risonanza alla lettera e creando l'illusione che i due
    contino qualcosa.

    Da una parte la lettera ripete un'ovvietà, ma partecipa a un
    gioco delle tre carte inventato da Prodi e Rutelli: nel
    programma dell'Unione non c'è la parola Pacs, e forse questa
    parola non sarà usata neppure dopo le elezioni.
    Sapendo che la parola evoca la Francia e il suo laicismo,
    Prodi ha deciso di inserire nel suo programma esattamente la
    stessa cosa usando però un nome diverso, «unioni civili»,
    secondo quella retorica dell'eufemismo per cui l'aborto, per
    esempio, in Italia va sempre chiamato «interruzione
    volontaria della gravidanza».
    Se Binetti e Bobba vogliono dire che basteranno loro due a
    fare argine, in caso di vittoria dell'Unione, all'assalto di
    qualche centinaio di deputati che voteranno per i Pacs
    chiamandoli con un altro nome, hanno bisogno o di uno
    psichiatra che li curi dalle manie di grandezza o di un
    corso accelerato sul modesto ruolo che la vita politica
    italiana assegna - specie a sinistra - ai peones pescati
    nella società civile, che servono per la campagna elettorale
    ma non contano nulla in Parlamento.

    La vicenda rivela però un malessere più profondo.
    Da anni il mondo dei laici cattolici italiani è diviso tra
    una cupola che s'inchina alla sinistra sulla base di
    un'interpretazione progressista del Concilio Vaticano II -
    teorizzata da quella «scuola di Bologna» che ha prodotto
    Romano Prodi - e una base che la pensa diversamente ma che
    stenta a trovare rappresentanza culturale e politica.
    Con il referendum sulla procreazione assistita la base,
    seguendo i vescovi e il Papa piuttosto che i leader di rito
    bolognese, si è ribellata alla cupola e l'ha sconfitta.
    Come è avvenuto in passato, la reazione della cupola è stata
    quella di cooptare qualche leader della base in rivolta
    sperando così di rabbonirla.
    Questa volta il gioco non dovrebbe funzionare: perché al
    referendum non hanno vinto la Binetti o Bobba, ma la
    gerarchia ecclesiastica e un popolo cattolico che si è
    stufato dei suoi leader di cartapesta

    Chiesa sotto 2 bandiere

    Purtroppo vi è chi - pur di conquistarsi un benchè minimo
    spazio di visibilità - non esita a immaginare una
    mobilitazione elettorale, costituita da un "tam tam
    cattolico" a favore di vita e famiglia.
    La realtà, purtroppo, è opposta a quella dipinta da
    "Libero" del 28/3.
    Da parte nostra, abbiamo sinteticamente descritto le
    "pernacchie elettorali" fatte da cattolici al Papa.
    Stesso situazione è stata colta dall'acuto Marco
    Tosatti su "La Stampa" (Cfr. "Cdl o Ulivo? La Chiesa
    sotto due bandiere"
    http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?
    ID_blog=25&ID_articolo=732&tp=C ) .

    Nella prospettiva di aiutarvi a chierire la posta in gioco
    ai vostri amici cattolici indecisi, vi segnaliamo dieci
    punti del programma elettorale de "La rosa nel pugno"
    (http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/files/pieghevoleRetro.jpg
    e http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/?q=node/47), in
    arrivo per posta nelle nostre case e da far avere ai vostri
    amici indecisi.

    Nell'introduzione, molto significativamente, si può leggere:
    "Radicali e socialisti si impegnano a trasformare i singoli
    obiettivi in proposte anche legislative da depositare in
    Parlamento nelle prossime settimane. Tali proposte
    rappresenteranno al tempo stesso il cuore delle nostre
    indicazioni programmatiche rivolte all'Unione, la base
    comune per l'azione parlamentare della prossima
    legislatura".

    Eccovi dunque i primi dieci punti di chi sarà il "momento
    dinamico" all'interno della "statica" Unione. Si tratta di
    un vero e proprio programma legislativo contro l'uomo.

    1 - Divorzio breve: semplificazione delle procedure e
    drastica riduzione dei tempi per l'ottenimento del divorzio.
    2 - PACS/coppie di fatto: istituzione del registro delle
    unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso
    diverso. Possibilità di regolare per via contrattuale alcuni
    profili della vita in comune.
    3 - No al finanziamento della scuola privata. No ad ogni
    forma di finanziamento alla scuola privata e confessionale,
    nel rispetto più rigoroso del dettato costituzionale sulla
    libertà di istruzione privata senza alcun onere per lo Stato
    4 - Superamento del Concordato e dell'otto per mille, dei
    privilegi dell'esenzione Ici, di quelli per gli insegnanti
    di religione scelti dal vescovo.
    5 - Droga: abolizione immediata delle norme che prevedono
    sanzioni penali per il consumo. Legalizzazione dei derivati
    della cannabis; sperimentazione della somministrazione
    controllata di eroina come avviene in Olanda e in Svizzera;
    uso terapeutico della marijuana. Revisione delle convenzioni
    internazionali sulle droghe.
    6 - Aborto/Pillola del giorno dopo/RU486/Informazione
    sessuale e contraccettiva: possibilità di ricorso all'aborto
    farmacologico; facilitazione dell'accesso ai metodi
    contraccettivi e della pillola del giorno dopo.
    7 - Ricerca scientifica e fecondazione assistita: libertà di
    ricerca e procreazione medicalmente assistita sul modello
    britannico.
    8 - Eutanasia e testamento biologico: legalizzazione,
    regolamentazione e controllo della somministrazione, nei
    casi terminali, di farmaci contro il dolore anche se a
    elevato rischio. Interruzione del mantenimento artificiale
    in vita, nei casi di coma profondo e irreversibile, e
    comunque in quelli in cui non ci sia ulteriore aspettativa
    di vita che non sia puramente vegetativa: la scelta deve
    essere espressamente indicata in un apposito testamento
    biologico da prevedere per ogni cittadino.
    9 - Prostituzione: legalizzazione.
    10 - Scuola primaria e secondaria: mantenimento del valore
    legale dei titoli di studio ( = controllo statalistico
    sull'educazione primaria e secondaria)

    [Fine sintesi]

    Buona distribuzione a tutti!
    FattiSentire.net

    chiunque vinca non cambierà nulla?

    Il Piemonte tassa i cittadini per aiutare i trans

    Grazie a Mercedes Bresso, eletta con voto anche di
    cattolici, chiunque voglia cambiar sesso, può farlo in
    Piemonte, con assistenza di ottimo livello, grandi luminari
    della medicina, tecnologie avanzatissime, tanto il conto lo
    paga Pantalone.



    Non è vero che chiunque vinca non cambierà niente.
    L'esempio paradigmatico proviene dal Piemonte, regione
    passata nelle mani del sinistra-centro.
    Ebbene, il 25 maggio 2005, un mese dopo le elezioni, una
    delle prime iniziative della Regione divenuta rossa è stata
    quella di far pagare ai contribuenti la transgressività.
    Grazie a Mercedes Bresso, chiunque voglia cambiar sesso, può
    farlo in Piemonte, con assistenza di ottimo livello, grandi
    luminari della medicina, tecnologie avanzatissime, tanto il
    conto lo paga Pantalone.
    Presso l'ospedale delle Molinette, in collaborazione con l'Università
    di Torino, è stato, infatti, creato il Centro
    interdipartimentale disturbi identità di genere, CidiGeM,
    che, nonostante le troppe parole, significa semplicemente:
    cambiamento del sesso per chi ha problemi mentali.
    La questione - va rimarcato - non attiene ovviamente alle
    opzioni sessuali, più o meno sane o patologiche, che ogni
    cittadino è libero di prescegliere, riguardando, invece, la
    liceità della tassazione, ora aggravata, in Piemonte, anche
    dalla pubblica assistenza, all'agognato cambiamento di
    sesso.
    Il sinistra-centro non ha badato ai costi: il progetto
    sanitario, ad uso e consumo dei soli transessuali, vede la
    collaborazione dell'istituto di Urologia 2, diretta dal
    professor Dario Fontana; dell'istituto di Endocrinologia e
    malattie metaboliche, diretto dal professor Ezio Ghigo; dell'istituto
    di psichiatria 1, direttore professor Filippo Bogetto.
    Da notare di passaggio che i costi della Regione
    aumenteranno in maniera esponenziale, per l'implicito
    effetto domino: dovranno essere costruiti nuovi ambulatori,
    bagni, corsie.
    Al momento, sono stati eseguiti soltanto interventi
    chirurgici da maschio a femmina, ma le aspiranti al percorso
    contrario, appresa la buona nuova del servizio gratuito,
    sono già numerose.
    Per anni, i magistrati di prima pagina ci hanno epicamente
    ricordato il loro stoico impegno nel controllo di legalità.
    Ebbene, se c'è un giudice a Torino, che dirimi almeno la
    seguente dicotomia: se è vero che esiste - anche se a lungo
    disattesa - la legge del 1982, che autorizza i passaggi di
    sesso a spese del contribuente, è altrettanto vero che vige
    una norma opposta, che vieta interventi in assenza di
    malformazioni o patologie.
    Come la mettiamo?

    di Giancarlo Lehner
    Il Giornale n. 71 del 25-03-06
    26 maart

    cupola laicista

    Comunque finisca, la campagna elettorale in corso avrà il
    merito di avere mostrato con un'evidenza straordinaria da
    che parte stanno in Italia tutti i «poteri forti», la cui
    scelta di campo a favore della sinistra è franca, esplicita,
    spesso perfino tracotante.
    Per la prima volta gli stessi poteri si manifestano
    apertamente all'interno del mondo cattolico italiano, dove
    dal Concilio Vaticano II una «cupola» di intellettuali e di
    teologi occupa un gran numero di posizioni di potere, dalle
    cattedre ai settimanali e mensili più venduti, e opera in
    strettissima simbiosi con gli altri «poteri forti» che dal
    cattolicesimo e dai suoi valori sono lontanissimi ma che di
    questa «cupola» cattolica sono compagni di merende e di
    finanziamenti elargiti attraverso le banche e le inserzioni
    pubblicitarie.
    Non è stato solo il Corriere della Sera a schierarsi per
    l'Unione; anche il più diffuso settimanale cattolico,
    Famiglia Cristiana, è passato dall'implicito all'esplicito
    con una serie di editoriali che attaccano duramente il Polo
    e Berlusconi, mentre il mensile Jesus (stessa catena
    editoriale) arriva a criticare la Conferenza Episcopale per
    le sue posizioni sul referendum in tema di procreazione
    assistita.

    Pietro Scoppola, che firma l'attacco su Jesus, fa parte di
    quella «scuola di Bologna» da cui esce anche Romano Prodi e
    che ha interpretato il Concilio Vaticano II come una rottura
    con tutta la tradizione precedente e come una resa della
    Chiesa di fronte non alla laicità ma al laicismo dominante.
    Da questa interpretazione del Concilio - e dalla «scuola di
    Bologna» - nasce l'intreccio di cultura, ma anche di
    interessi, fra «cupola» intellettuale cattolica e potentati
    economico-politici favorevoli alla sinistra e al laicismo.
    L'emersione di questa economia religiosa sommersa, che per
    anni ha preferito comandare dall'ombra, avviene per due
    motivi. Il primo è che proprio il referendum sulla
    procreazione assistita ha dimostrato che la «cupola»,
    nonostante il denaro e il potere, non controlla più il mondo
    cattolico italiano, che non ha seguito i teorici del
    «cattolicesimo adulto» alla Prodi ma il magistero del Papa e
    del cardinale Ruini.
    Il secondo motivo è che l'interpretazione del Concilio che è
    al cuore della «scuola di Bologna» e del suo potere è stata
    presa di petto dal regnante Pontefice, in particolare in un
    magistrale discorso del 22 dicembre scorso. Qui Benedetto
    XVI ha denunciato come falsa «l'ermeneutica della
    discontinuità e della rottura» (fra il Concilio e la
    tradizione della Chiesa) che «si è potuta avvalere della
    simpatia dei mass-media» ma «ha causato confusione».
    In termini meno diplomatici - e certo meno appropriati a un
    discorso pontificio - l'allora cardinale Joseph Ratzinger,
    conversando con giornalisti, aveva a suo tempo definito
    l'«ermeneutica della discontinuità» come «un'idea stupida».
    E - sempre a un amico giornalista - il futuro Benedetto XVI
    aveva confidato che un principio che lo aveva sempre
    guidato, e che pensava gli fosse spesso tornato utile, era
    quello secondo cui «un'idea cattolica non può essere
    stupida, e un'idea stupida non può essere cattolica».
    L'«idea stupida» ha ancora molto potere nel mondo cattolico
    italiano, ma teme di perderlo se dopo il referendum anche le
    elezioni confermassero che la «cupola» non rappresenta la
    base.

    Di qui lo schieramento esplicito con Prodi e l'Unione, che
    però svela questa «cupola» teologico-giornalistica come
    semplice portatrice d'acqua dei «poteri forti» laicisti.

    Massimo Introvigne
    (c) il Giornale, 21 marzo 2006
    25 maart

    VOGLIONO METTERE LE MANI SULLA CHIESA !!!!!

    Il 9 aprile è in gioco anche la cosa più preziosa: la libertà della Chiesa. Ecco come e perché…
    Il mondo bancario che sostiene Prodi ha lanciato un’opa (e un’opa ostile) addirittura sulla Chiesa Cattolica? Si parla da tempo dell’establishment finanziario che controlla l’industria italiana e i giornali. Con la conquista del governo da parte di Prodi gli osservatori vedono chiudersi il cerchio di un colossale blocco di potere politico-economico e mediatico. Ma nelle scorse settimane si è sospettato che tale progetto sia ancora più ambizioso e riguardi addirittura l’altra sponda del Tevere, il Vaticano, la Chiesa, l’unica grande autorità morale planetaria.

    L’obiettivo sarebbero due posti-chiave con i quali si immagina di poter isolare Benedetto XVI e tentare di neutralizzare la rifondazione cattolica della Chiesa da lui intrapresa: il Segretario di Stato (vertice del potere nella Chiesa) e il Vicario di Roma nonché presidente della Cei. Entrambe le cariche, ricoperte dal cardinal Sodano e dal cardinal Ruini, sarebbero infatti in scadenza per limiti di età. Due cariche cruciali che hanno enorme influenza sia sulla presenza della Chiesa in Italia che sulla sua fisionomia nel mondo. Altro che interferenze della Chiesa nella politica (come vanno ripetendo i radicalsocialisti, i comunisti e i Ds), se fosse vero questo scenario saremmo di fronte a una pesantissima interferenza di lobby politiche e finanziarie nella vita interna della Chiesa.

    Come stanno le cose? Il Papa guida la Chiesa universale che in molte parti si trova perseguitata. Nella messa di insediamento in piazza San Pietro, il 24 aprile 2005, il pontefice chiese: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Per capire quanto – a diverse latitudini – sia dura la situazione dei cristiani (letteralmente macellati nel Novecento) basta raccontare la giornata di ieri del Papa.

    E’ di ieri la notizia che un cittadino afghano, Abdul Rahman, di 41 anni, rischia la pena capitale in quanto si è convertito al cristianesimo: secondo la Sharia chi abbandona l’Islam è reo di apostasia e come tale va ucciso. Questa è la situazione tragica di tutti i paesi islamici dove la Chiesa vive in condizioni peggiori di com’era nei Paesi dell’Est. Sempre ieri un sacerdote cattolico, Eusebio Ferrao, è stato ammazzato a Goa, in India, dove i cristiani sono sempre più perseguitati e discriminati anche dalle leggi. Ancora ieri l’agenzia AsiaNews, a proposito di tre poveri contadini cristiani condannati alla pena capitale per la loro fede, ha fatto sapere: “Il Papa è vicino ai tre cattolici indonesiani condannati a morte ai quali ha inviato in carcere la sua benedizione attraverso un vescovo locale”.

    Monsignor Suwatan ha detto: “la Santa Sede mi ha incaricato di visitare questi fratelli cattolici, perché il Papa in persona vuole esprimere la sua profonda vicinanza ai condannati”. Uno dei quali, a nome di tutti, molto commossi per questa premura paterna, ha detto: “Questo ci aiuta ad avere coraggio nell’affrontare la pena di morte”.

    Sulla loro tragedia io stesso alcune settimane fa avevo lanciato un appello dove chiedevo interventi un po’ di tutti. Alla fine – fui facile profeta – scrissi che certamente “papa Benedetto XVI non tacerà e ascolterà il grido di tre poveri cristiani messi a morte a causa della loro fede”, anche se la sua responsabilità gli consiglierà la massima prudenza per evitare ritorsioni e vendette. Naturalmente le autorità indonesiane sono state sorde ai passi formali fatti dalla Santa Sede (il regime islamico indonesiano invase Timor Est nel 1975 e, con 25 anni di occupazione, ha provocato in questa terra cristiana, 300 mila vittime su 800 mila abitanti), ma il Papa è intervenuto per salvere quei tre poveretti. Anche con questo clamoroso gesto pubblico.

    Che fa capire l’estrema sensibilità di Benedetto XVI verso le sofferenze dei cristiani perseguitati. Per le quali sta facendo scelte decise che sconvolgono anche le paludate diplomazie vaticane. Per esempio ha destituito monsignor Fitzgerald dal pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Secondo Sandro Magister – vaticanista dell’Espresso – “così il papa ha detto la parola fine ai simposi che questi amava organizzare con leader musulmani tipo lo sceicco Yussef Al-Qaradawi o i capi di Al Azhar, i quali col Vaticano firmavano cerimoniosi appelli di pace e il giorno dopo infiammavano le loro folle esaltando la guerra santa e i terroristi suicidi”.

    Naturalmente Fitzgerald è stato subito difeso dalla stampa catto-progressista. E c’è pure di peggio se si leggono certi articoli sul terrorismo islamista che escono sulla stampa clerico-progressista, chiecchierona a vanvera. Ma Papa Ratzinger ha fatto altre scelte pesanti a sostegno alla Chiesa del silenzio che soffre, scelte mal digerite dall’establishment. Per esempio ha nominato cardinale Joseph Zen Ze-kiun, il vescovo di Honk Kong che aveva risposto duramente a quegli ecclesiastici di curia (compreso il cardinal Sodano) troppo accomodanti con i despoti di Pechino persecutori dei cristiani di quel Paese. Inoltre ha fatto una serie di nomine che avvicinano la Santa Sede a Israele laddove la diplomazia vaticana era da tempo squilibrata verso i palestinesi.

    Infine l’altroieri, ricevendo il patriarca di Cilicia degli Armeni, non ha esitato a ricordare e condannare “il grande male”, l’orrendo genocidio degli armeni perpetrato dal regime turco che inaugurò il secolo dell’orrore, il Novecento. Quel massacro di cristiani è tuttora un tabù nella Turchia che pretende di entrare in Europa. L’Unione europea – come dimostra anche il recente assassinio di don Andrea Santoro - se ne infischia delle persecuzioni e delle discriminazioni anticristiane in quel Paese, ma il Papa no (non a caso, Ratzinger, da cardinale, si era espresso contro l’ammissione della Turchia nella Ue). Infine Benedetto XVI ha bloccato il “siluramento” del cardinal Ruini orchestrato da ambienti di Curia, per far piacere a certi mass media laici irritati per la loro disfatta referendaria. La vicinanza fra il Papa e Ruini è apparsa straordinaria anche in queste ore. Il cardinale ha chiesto ai cattolici italiani di orientare il voto in base alla difesa di due valori assoluti: la famiglia e la vita umana. Esattamente le due stesse priorità indicate dal Papa due giorni prima.

    Il fronte catto-progressista non ha gradito. Così come non ha gradito la riconferma di Ruini voluta dal Papa che mette fine, almeno per ora, alle manovre sulla Cei e sul Vicariato. Ora l’opa punta sul bersaglio più grosso: la Segreteria di Stato. Il “partito prodiano” punterebbe su qualche chierico progressista, martiniano, di quelli che, negli anni Settanta, prima dell’arrivo di Wojtyla, ridussero la Chiesa italiana allo stremo, prateria di conquista di tutte le ideologie.

    Si dice che uno degli esponenti più influenti di tale “partito prodiano” (nostalgico del cardinal Martini) sia il banchiere Giovanni Bazoli, azionista del “Corriere della sera” più anticattolico degli ultimi anni. E’ il giornale che ha guidato la campagna referendaria contro la legge 40 e contro la Chiesa (conclusasi con la disfatta dei referendari). Ed è il giornale che oggi tira la volata, contemporaneamente, a Prodi e al neo partito anticlericale, la Rosa nel pugno. Bazoli – immortalato dal Corriere il 5 marzo mentre è in udienza dal Papa – ha tentato ultimamente di accreditarsi in Curia sostenendo che lui non c’entra con le scelte di Mieli, pure quelle fatte al tempo del referendum. Ma “quest’ultima rivelazione suona nuovissima” ha chiosato l’insospettabile Magister. Infatti “un mese prima del referendum, in un’intervista a ‘Europa’ del 12 maggio 2005, Bazoli aveva annunciato che sarebbe andato a votare ‘perché è un dovere’ e l’annuncio fu interpretato come un appoggio alla linea del Corriere”. Bazoli tenta oggi a parole di accreditarsi come cattolico affidabile, dopo aver dimostrato il contrario con i fatti, ma è escluso che il Papa affidi a lui (o a Prodi) la nomina decisiva della Segreteria di Stato. A questo punto c’è in gioco la libertà della Chiesa. Ed è bene che i cattolici lo tengano presente nel votare. Romano Prodi non è il Romano Pontefice.

    24 maart

    sai chi votare? fai un giro qui

    vi consiglio questo link per vedere quale partito rappresenta meglio le vostre opinioni.
    il voto è importante e farci rappresentare da chi la pensa come noi (indipendentemente dall'idea polica che si ha) è importante per avere un parlamento che rispecchi il pensiero degli italiani.
    fateci un giro, lo merita
     

    notizie utili

    Giungono voci e copie di lettere diffuse all'interno di alcune Diocesi
    italiane che invitano a votare Romano Prodi. Non entro in merito alla
    questione se è nelle facoltà di un Vescovo quella di schierarsi
    apertamente e chiedere ai parroci di votare un candidato che si
    presenta con uno schieramento politico e con un programma apertamente
    anticattolico, ma ci sono alcuni elementi che dovrebbero essere presi
    in considerazone riguardo al candidato premier Romano Prodi.
    1) Come denunciato chiaramente nel libro scritto da Lucetta Scaraffia,
    Eugenia Roccella e Assuntina Morresi "CONTRO IL CRISTIANESIMO - L'ONU
    e l'Unione Europea come nuova ideologia" (pagine 210 Edizioni Piemme,
    2005) in qualità di Commissario Europeo, Romano Prodi ha finanziato
    con almeno 32 milioni di euro, le associazioni ed i gruppi che
    praticano aborti, sterilizzazioni e pratiche contraccettive nei Paesi
    in Via di Sviluppo.
    Si tratta di associazioni non solo antivita, ma apertamente
    anticattoliche, alcune di queste hanno chiesto di buttare fuori
    dall'ONU la Santa Sede, altre hanno accusato la Santa Sede di essere
    "omofobica " e contro l'emancipazione femminile perchè considera
    l'omosessualità un peccato e perchè non permette il sacerdozio
    femminile.
    2) In occasione del Referendum sulla legge 40, relativo alla
    fecondazione assistita, Romano Prodi si è comportanto esattamente al
    contrario di quanto chiesto dallo schieramento cattolico. E' andato a
    votare, e non  ha mai detto chiaramente che cosa ha votato
    .

    Ancora adesso non risponde alle domande su questo tema. Come si fa a
    votare una persona così poco trasparente?
    E' però stato reso esplicito da personaggi autorevoli del suo
    schieramento politico (l'ultimo è Massimo D'Alema) che appena al
    governo e con la maggioranza parlamentare, cambieranno la legge 40
    esattamente come avevano richiesto con i referendum.
    3) In merito alla difesa della vita e della famiglia, il 25 luglio
    scorso Romano Prodi, al margine delle riunione programmatica
    dell'Unione ha dichiarato che "Aborto e divorzio sono un Patrimonio
    dell'Unione". Dichiarazione ripresa da tutti i mezzi di comunicazione
    e ripetuta sui telegiornali della TV nazionale
    .
    Attualmente in Italia vengono abortiti più di 136.000 Bambini ogni
    anno, 372 ogni giorno e sono più di 200 le separazioni quotidiane e
    più di 100 i divorzi ogni giorno.
    Chi può pensare che tutta questa sofferenza sia un "patrimonio"? E
    quali altri tipi di "patrimonio" Prodi vorrà propinarci?
    4) In merito ai PACS ed alle Unioni civili, Prodi ha scritto una
    lettera a Grillini in rappresentanza dell'ARCIGAY, impegnandosi
    ufficialmente a realizzarli una volta al governo
    .
    5) Sull'utilizzo e la diffusione della pillola abortiva Ru486, il
    Ministro Francesco Storace ha messo in guardia sui rischi connessi
    all'introduzione della RU486 e agìto per limitare i danni della
    "sperimentazione",  evitando anche la possiblità di importare da altri
    stati la pillola killer come in quasi tutte le regioni rosse stavano
    facendo.
    Interpelleato in materia Prodi ha dichiarato che si tratta solo di una
    questione di «tecnica sanitaria» ( Avvenire, 1-2-2006 pag. 7)
    -Per quanto riguarda le politiche del Governo Berlusconi non tocca a me
     indicare quali i benefici per i cattolici, ma ne cito alcuni a
     memoria.

    1) mentre in tutta Europa, specialmente in Spagna, si vogliono
    cacciare dalle scuole gli insegnanti di religione, in Italia è stato
    fatto un concorso e sono stati assunti in ruolo.
    CGIL e cobas stanno raccogliendo le firme per cancellare concorso e legge
    .
    2) Ha confermato la legge di esenzione dell'ICI per gli enti
    ecclesiali di utilità religiosa e sociale
    .
    (L'Unione vuole tassare tutte le propietà della Chiesa cattolica e
    degli enti ecclesiastici.)

    3) Ha fatto votare la Legge 40 sulla fecondazione assistita e l'ha
    difesa nel referendum. Ha sostenuto la scuola privata, ha varato la
    possibilità di detrarre dalle tasse le donazioni a enti non profit
    fino al 10% del reddito (e fino a 70.000 euro)  e la possibilità di
    devolvere il 5 per mille del reddito agli enti non  profit,
    università, servizi sociali, specificando anche a chi si vuole
    devolvere. Ha garantito il bonus per i nuovi nati.
    Per questi motivi con tutto il rispetto della sua dichiarata
    cattolicità non posso votare Romano Prodi, sarebbe un peccato anche
    contro le indicazioni del Santo Padre che ha più volte indicato di
    leggere e valutare i programmi dei vari partiti e confrontarli con i
    valori e la dottrina cattolica."
    22 maart

    da http://spaces.msn.com/ginlemon84/

    Contro i 120 libri, per lo più dispregiativi, sul Cavaliere, la bibliografia su Romano Prodi è magrissima.

     «Non esistono in libreria libri critici contro il Prof. o comunque si possono contare sulle dita di una mano.

    Ce n'è uno, del 2000, che ha vissuto una storia emblematica.

     Si intitola Prodeide, è stampato da una casa editrice che non c'è più, e l'ha curato Antonio Selvatici, un giornalista che oggi vende case». Ex giornalista, perché dopo la biografia non autorizzata di Prodi, «gli hanno fatto terra bruciata intorno».

     Nel luglio 1993 fu sentito come testimone della vicenda Sme dal pm Antonio Di Pietro, oggi suo alleato. Di Pietro sbattè i pugni sul tavolo: «E i soldi alla Dc chi glieli dava? Lei era capo dell'Iri, possibile che non mi sappia riferire niente?». «Prodi terrorizzato, andò pare a chiedere conforto al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Qualche giorno dopo arrivò a più miti consigli anche il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli: guarda caso al successivo interrogatorio di Prodi, Di Pietro non era neanche più presente».

    Le pagelle di Prodi presidente della Commissione europea sono pessime.

     Il giudizio della (oggi) alleata Emma Bonino sulla gestione Prodi degli affari Ue: «Cervello piatto».

     Il Financial Times: «La sua performance è stata orrenda».

    Sempre il FT: «È un dilettante, catapultato su una poltrona troppo importante per lui».

     Le Monde su Prodi a Bruxelles: «Una commissione in pieno caos».

     Il Times di Londra titolò: «Il problema Prodi».

    Il tedesco Die Welt: «Impacciato, dal linguaggio piatto, un uomo che perde spesso il filo del discorso dando l'impressione di non sapere bene di cosa stia parlando».

     LE VERITA' VANNO RACCONTATE TUTTE SEMPRE

    i segnali a cui fa riferimento Ruini

    Nella prolusione al Consiglio Permanente della Cei di due
    giorni fa, il Card. Ruini ha fatto riferimento a "Segnali
    senza dubbio preoccupanti giungono da vari Consigli
    regionali, dove sono state presentate, e in qualche caso
    approvate, proposte riguardanti le unioni di fatto che
    equiparano in larga misura i loro diritti a quelli delle
    famiglie legittime".
    Ecco un articolo che indica alcuni di queste "segnali".

    Unioni di fatto, è gara a sinistra a chi offre di più.
    Avvenire, 18.03.06, p. 9.

    I temi laicisti continuano a dettare i tempi del dibattito
    politico nel centrosinistra. Se nel confronto televisivo fra
    Prodi e Berlusconi la scottante questione dei pacs è stata,
    forse volutamente, dimenticata, appare evidente come in
    realtà sia al centro delle proposte di buona parte delle
    forze di opposizione.

    Un fronte che sembra espandersi di giorno in giorno. Ultimo
    leader a pronunciarsi in ordine di tempo è stato il
    segretario dei Ds Piero Fassino, sulle orme di quanto
    affermato nei giorni precedenti da Massimo D'Alema. "La
    vittoria dell'Unione significa una legge per i diritti degli
    italiani che convivono, sia etero che omosessuali, e che non
    devono essere considerati cittadini di serie "b"", aveva
    sottolineato il presidente della Quercia.

    Ieri, nel presentare a Milano i candidati omosessuali nelle
    liste diessine, il segretario è stato esplicito: "Noi
    pensiamo che la soluzione dei "pacs" sia la più adeguata,
    tutelerebbero i diritti dei conviventi in caso di
    testamento, reversibilità della pensione, successione nel
    contratto d'affitto, assistenza in ospedale o in carcere...
    Serve una legge che consenta alle coppie di fatto di vivere
    con serenità e certezza. Sarà una delle priorità del
    centrosinistra, se vincerà le elezioni. Un impegno reso
    esplicito dalle candidature omosessuali che riproporremo
    anche nelle amministrative. Un impegno che insieme ad altri,
    come la difesa della 194 e la modifica della legge sulla
    fecondazione assistita, punta alla riaffermazione della
    laicità dello Stato".

    Concetto confermato dai candidati omosessuali presenti alla
    manifestazione. "Appena rieletto in Parlamento il mio primo
    atto sarà la presentazione della proposta di legge sui
    pacs", ha detto il leader storico dell'Arcigay Grìllini, in
    lista nella circoscrizione Milano l. E Anna Paola Concia,
    portavoce di Gayleft, ha aggiunto: "La vera battaglia si
    farà dopo i1 9 aprile quando si costruirà una buona legge".

    In altro contesto, Paolo Cento dei Verdi ha spiegato che il
    compromesso raggiunto nel programma di Prodi non è adeguato
    e "anche in Italia occorre aprire ai "pacs", come nella
    Spagna di Zapatero".

    E il leader del Sole che ride Pecoraio Scanio, così come
    Grillini, nei giorni scorsi sottolineava che non appena si
    riapriranno le Camere "presenteremo una proposta sui pacs
    per riconoscere ogni forma di unione".

    Parole in tutto coincidenti con quelle di giovedì sera a
    "Porta a porta", formulate da Boselli della Rosa nel pugno e
    Bertinotti di Rifondazione.

    Il fatto che non coincidano con le posizioni della
    Margherita e dell'Ueur, e solo in minima parte con quelle
    del programma di coalizione, ha spinto ieri la portavoce di
    Fi Elisabetta Gardini a chiedere a Prodi "di spiegare una
    volta per tutte qual è la vera posizione dell'Unione sui
    temi etici e sociali: se la sua di "cattolico adulto", o
    quella di Fassino, Grillini e Rosa nel pugno. Per quanto ci
    riguarda la politica è fatta di priorità. E la CdL ha messo
    al primo punto del proprio programma la famiglia naturale,
    quella formata da un uomo e una donna, alla quale fa
    riferimento la nostra Costituzione".

    Luca Volonté dell'Udc si chiede a quali "contorsionismi"
    dovrà sottoporsi Prodi "per impedire la laicità a senso
    unico garantita dai nuovi guardiani "rossi e gay", alba di
    un'ideologia totalitaria".

    Secondo Pedrizzi di An, infatti, non ci sono dubbi:
    "L'impegno strenuo per il riconoscimento giuridico delle
    coppie di fatto, così come per la legalizzazione
    dell'eutanasia, è frutto di un'esigenza ideologica e non
    sociale".

    come e xkè sparì excalibur

    Il “caso Annunziata-Berlusconi” ha un precedente: il caso “Melandri-Socci”. Excalibur fu sospeso (per quella domanda scomoda sull’embrione) e l’Annunziata, allora presidente Rai, sparò a zero su Socci accusandolo di aver fatto più il “militante” che il “conduttore”…
    Ieri un inedito Marco Travaglio, intervistato dal Corriere della sera, ha fatto una sorprendente difesa di Berlusconi. Non so se l’incredibile evento sia accaduto per una stramba congiunzione astrale o perché Travaglio è stato fulminato da un attacco di serenità e di obiettività (che gli farebbe onore: di solito è avvelenato col Cavaliere) o infine perché l’ostilità verso l’Annunziata è perfino maggiore di quella per Berlusconi.

    In ogni caso ha tirato in ballo anche me, detestandomi più del Cavaliere, per accostarmi all’Annunziata. Ha detto: “L’Annunziata doveva incalzare Berlusconi. All’inizio l’ha fatto, ma poi ha cominciato a provocarlo dicendo: ‘Deve ritirare quel mi alzo e me ne vado’. Sembrava Socci con i suoi ‘perché, perché, perché’ contro la Melandri. Berlusconi aveva tutto il diritto di dire quelle parole, nessuna regola lo vieta… Berlusconi non l’ha insultata”.

    In effetti non si è capito perché l’Annunziata abbia intimato – e per tre volte – a Berlusconi di “ritirare” quel “mi alzo e me ne vado”. Forse che un politico (ancor più un Presidente del Consiglio) non ha il diritto di dire all’intervistatore che – se non lo fa rispondere – si alza e se ne va? Lo fece pure Mitterrand. Ha tutto il sacrosanto diritto di dirlo e anche di farlo, mica è alle dipendenza dell’intervistatore. Inoltre è chiaro che – per dignità – qualunque politico si senta intimare di “ritirare” quelle parole deve andarsene. Ed è chiaro che un giornalista che ripete tre volte una tale intimazione cerca l’incidente.

    Ieri il Corriere della sera in un editorialino ha ribattuto a Berlusconi che “un’intervista non è uno spot” e “se lui accetta l’invito di Lucia Annunziata” deve accettare anche il trattamento che decide di fargli il conduttore perché “una trasmissione giornalistica fa tutt’uno con lo stile, la personalità, il modo d’essere di chi la conduce”.

    Peccato che un editoriale simile non sia stato rivolto, nel dicembre 2003, all’onorevole Melandri in difesa del sottoscritto. Questa è una delle grandi differenze fra i due episodi evocati da Travaglio, cioè fra il “caso Annunziata” e il “caso Socci”. Era l’11 dicembre 2003, era anche quello un programma Rai, Excalibur, e anche lì un politico, Giovanna Melandri, dei Ds, si alzò e se ne andò incavolata con il sottoscritto. Però io avevo semplicemente posto una domanda di bioetica e non avevo “provocato” la Melandri intimandole di “ritirare” qualche sua affermazione, neanche quelle, molto dure, nei miei confronti (incassai e non risposi). C’è un’altra fondamentale differenza: il giorno dopo, sui giornali e nel mondo politico, accadde esattamente il contrario di ciò che è accaduto in queste ore per il caso Berlusconi-Annunziata.

    Oggi i giornali si schierano con il giornalista, ieri con il politico. Sempre a sinistra. Oggi si leggono le lezioncine di Fassino: “Un vero politico, quando va in televisione, deve essere disponibile anche al contraddittorio” (ma non si ricorda che Fassino abbia rivolto parole simili alla Melandri: forse non la ritiene “un vero politico”?). Oggi si legge (e non solo sull’Unità) l’elogio per la giornalista che cerca di fare il suo mestiere, “insistendo, replicando”. A Sinistra si tesse la lode dell’informazione che “deve far male”.

    Ma il conduttore di Excalibur, solo per una domanda sgradita, fu “linciato” e sputazzato sui giornali. In compenso l’on. Melandri fu canonizzata come martire del “sopruso” soccesco e portata in processione. L’infame conduttore, reo di aver posto al politico una domanda scomoda, fu “richiamato” dal Direttore generale della Rai, il suo programma fu sospeso e poi si perse nelle nebbie dei palinsesti. L’episodio finì alla Commissione di vigilanza e addirittura all’Autorità per le comunicazioni che si espresse con una curiosa censura che – anche se non era una condanna, perché nulla era stato violato – chiedeva alla Rai di aprire un procedimento disciplinare contro di me. Credo che non si ricordino molti casi analoghi, nonostante le cose incredibili che si sono viste sul piccolo schermo. Tutto questo per aver fatto, all’onorevole Melandri, una semplice domanda. Forse troppo incalzante, ma pur sempre solo una domanda, oltretutto di bioetica, non certo una provocazione personale.

    Mentre domenica è stato uno scontro progressivo, fin dall’inizio, la puntata di Excalibur per due terzi andò via liscia e la Melandri si era addirittura complimentata con noi per il coraggio di aver portato in prima serata un reportage sulle tragedie dell’Africa, soprattutto sui bambini-soldato dell’Uganda e sulla storia di alcuni volontari italiani che lì se ne prendevano cura. Poi si parlò della legge 40 sulla procreazione assistita, appena approvata. Se ne parlò serenamente fino alla fine, quando la Melandri affermò: “non sono d’accordo con la vendita degli embrioni”. Io allora le domandai: “e perché ritiene che gli embrioni si possano uccidere, ma non si possano commercializzare? Se sono semplici parti del corpo come le unghie o i capelli si dovrebbero anche poter commercializzare…”.

    E’ ovvio che era una domanda molto scomoda, perché andava a cogliere la contraddizione clamorosa di chi ammette la soppressione dell’embrione e del nascituro, ma non il suo utilizzo “commerciale”, ed è vero che la mia domanda fu particolarmente incalzante. Ma la Melandri se ne andò solo perché non sapeva come rispondere, altrimenti avrebbe dovuto ammettere che il concepito non si può commercializzare perché non è come un’unghia o come un capello, ma è un essere umano. Nei giorni successivi infatti capovolse curiosamente la frittata. Ecco il resoconto di Repubblica: “La Melandri spiega in una lettera al presidente e al Cda della Rai che avrebbe risposto al quesito di Socci ‘se avessi avuto un conduttore pacato e rispettoso e non un signore francamente un po’ invasato che metteva superficialmente sullo stesso piano embrioni, unghie e capelli’ ”. Davvero una curiosa argomentazione, perché non ero certo io a mettere sullo stesso piano il concepito, le unghie e i capelli, ma chi riteneva e ritiene che quel concepito si possa tranquillamente uccidere o utilizzare per fare esperimenti in laboratorio. Io mi ero limitato a cogliere la contraddizione, cioè a fare il mio lavoro, magari con un eccesso di passione, ma credo che un tema così grande e drammatico come la vita indifesa lo meriti. Non pensavo che porre quella domanda scomoda attirasse su di me tante mazzate e punizioni (ho scoperto a mie spese che è un argomento tabù, in parte perfino nel centrodestra).
    Penso e spero che oggi nulla del genere accada a Lucia Annunziata, spero che nessuno si sogni di sospendere o cancellare il suo programma e tanto meno di farla condannare dall’Authority, né che vengano presi provvedimenti disciplinari contro di lei. Ma c’è un particolare curioso e divertente che unisce l’episodio di allora a quello di domenica scorsa. A quel tempo proprio Lucia Annunziata era presidente della Rai e fece una dura dichiarazione.

    L’Annunziata in quell’occasione mi accusò di non aver fatto il “conduttore”, ma il “militante”. Aggiunse: “Socci conosce perfettamente le regole giornalistiche per non sapere che la sua aggressiva conduzione non solo ha offeso l’on. Melandri, ma ha anche ferito la sensibilità di molte persone”, per cui “ritengo che Socci debba formalmente e direttamente chiedere scusa agli ospiti della sua trasmissione e al pubblico che l’ha seguita” (veramente io l’avevo già fatto in diretta, appena la Melandri si alzò, perché ritenevo e ritengo che quando un ospite se ne va per il conduttore è comunque una sconfitta professionale). L’Annunziata, presidente della Rai, dichiarò infine che non voleva “censure e ritorsioni nei confronti di Socci”, ma concluse con questa frase sibillina: “spetta ora al Direttore Generale applicare in modo imparziale le regole aziendali”. Non so cosa intendesse, so però che il programma fu cancellato (solo quattro mesi più tardi, a stagione ormai finita, mi fu chiesto di fare, in un giorno e un orario impossibile e decisamente suicidi, un altro tipo di programma). Voglio sottolineare che a cancellare quell’Excalibur fu la cosiddetta “Rai di centrodestra” (non so proprio come si possa qualificarla così, ma tant’è), non l’Annunziata, però resta agli atti quella dichiarazione della presidente Rai. E mi piacerebbe sapere se la conduttrice Lucia Annunziata di oggi condivide ciò che disse la presidente Annunziata di ieri.

    Premetto che io la stimo come giornalista e ritengo pure che, come presidente della Rai, avesse molte ragioni nelle polemiche che la opposero all’allora direttore generale. Devo anche aggiungere che di solito l’Annunziata è nel novero dei giornalisti più corretti e sereni e perfino per quanto mi riguarda ha speso parole di apprezzamento in mia difesa (cosa che dalle sue parti è rischiosissima). Aggiungo che quello del giornalista asettico e senza opinioni è un mito e che la televisione migliore non è quella fasulla dei reality, ma quella della realtà, che propone i sapori forti di un giornalismo graffiante e pure partigiano com’è quello dei Santoro, dei Biagi, dei Pansa, dei Ferrara, dei Feltri e, si parva licet, perfino dei Socci (mi metto pure io nella famiglia dei giornalisti con una chiara matrice culturale e opinioni nette).

    Oggi più che mai, dunque, credo che la Rai debba avere l’Annunziata, i Santoro e i Biagi. Purché però ci siano anche altre culture forti e altre opinioni nette, non solo le loro. E magari ricordando che – soprattutto la Rai – nel periodo elettorale ha delle regole molto vincolanti. L’Annunziata domenica ha ribattuto a Berlusconi: “le domande qui in casa mia le faccio io”. E’ certo che le domande doveva farle lei, ma non è certo che un programma Rai fosse solo “casa sua”, soprattutto alla vigilia del voto. E’ “servizio pubblico” soprattutto con l’attuale legge sulla par condicio, legge balorda, ma in vigore e imposta strenuamente dalla Sinistra. Questa è l’altra enorme differenza fra il mio caso (allora non si era alla vigilia di un voto) e il “caso Berlusconi-Annunziata”. E non mi pare differenza da poco.

    dal sito www.lostraniero.it
     
    *