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31 maart Nota del Consiglio Episcopale PermanenteConferenza Episcopale Italiana Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto L'ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell'uomo e della società nell'impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune. La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un'autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l'azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23, b). Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell'affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l'impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli. Anche per la società l'esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile. A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l'intenzione di chi propone questa scelta, l'effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume. Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile. Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell'esistenza. Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell'ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare. Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l'insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto. In particolare ricordiamo l'affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10). Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l'insegnamento del Magistero e pertanto non «può appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5). Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica. Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l'intera comunità cristiana è chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall'amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità. Roma, 28 marzo 2007 I Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I. 30 maart ECCO L’OCEANO DI GRAZIE PRONTE PER NOI, MA CHE NOI NON CHIEDIAMO
29 maart simpatica iniziativa x ringraziare i vescoviCari amici, la Cei ha parlato con autorevolezza e straordinario coraggio: è l'unica voce autorevole che si è preoccupata dei nostri figli, ringraziamo e chiediamo loro di continuare a farsi portavoce delle nostre famiglie: nessuna parità tra unioni e famiglia, ma maggiori privilegi alla famiglia tradizionale italiana. Per ringraziare il vostro vescovo, cliccate su: http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail3 FS.net 28 maart 12.5 sarà rivincita?La chiesa cerca la rivincita nell'anniversario del divorzio La scelta della data del Family Day fa pensare: scherzo del calendario o scherzo da prete? Quella domenica di 33 anni fa il referendum che divise l'Italia Il 12 maggio 1974 una delle sconfitte più cocenti per il Vaticano e per gli italiani Il tradimento della DC, il ruolo di alcuni vescovi, la setta esulta a piazza Navona di Filippo Ceccarelli © La Repubblica - 20 marzo 2007 (con correzioni di FattiSentire.net) Perché è vero che è passato un sacco di tempo, 33 anni per l'esattezza, ma il fatto che le associazioni cattoliche abbiano fissato proprio il 12 maggio come data del "Family day", beh, un po' sa di rivalsa o riscatto, di provocazione o purificazione; a meno di non considerare l'anniversario una di quelle misteriose coincidenze che fanno la gioia dell'indagine esoterica a sfondo politico-junghiano. E comunque: il 12 maggio del 1974 si tenne il referendum sul divorzio. I No all'abrogazione delle legge Fortuna-Baslini prevalsero con il 59,3 per cento sul fronte cattolico, che ottenne il 40,7 per cento. E coincidenza per coincidenza, navigando su Internet ci si imbatte sulla prima pagina dell'Avvenire che sotto i grandi caratteri di stampa, "Hanno prevalso i No", reca un editoriale intitolato: "Impegnarsi a fondo per la famiglia". Riconobbe allora, il quotidiano della Cei, la pienezza di un'autentica svolta: "Dobbiamo prendere coscienza - scrisse - che si è dinanzi a un mutamento di costume e cultura". Questo, per la verità, non era difficile da cogliersi. La sera dei risultati la primavera era ancora un po' in ritardo, ma ai primi segnali di vittoria "[.] [alcuni] cittadini [.]- scrissero Massimo Teodori, Piero Ignazi e Angelo Panebianco ne I nuovi radicali (Mondadori, 1977) - percorsero in corteo le strade della capitale, esternando entusiasmo in un'atmosfera paragonabile a quella della proclamazione della vittoria repubblicana del 1946". I leader laici, Nenni, Saragat, La Malfa e Malagodi avevano chiuso la campagna elettorale a piazza del Popolo; i comunisti, con Berlinguer, s'erano radunati in quella stessa piazza San Giovanni che 33 anni dopo i cattolici cercheranno di riempire per la famiglia. La notte del 13 maggio il carosello divorzista si condensò spontaneamente a piazza Navona. Sul palco l'impeto tribunizio del vecchio Nenni tornò a solfeggiare antiche tonalità anticlericali: "Hanno voluto contarsi, hanno perduto! Questa la sorte comune dei Comitati civici", che in verità non esistevano più [A causa dell'azione della segreteria Fanfani nella D.C. nel corso di tutti gli anni Cinquanta e dell'influenza di costui su varia parte dell'episcopato, NdR FS.net]. "Questa - continuò stringendo il pugno - è la sorte della Chiesa"! Non lontano dal leader socialista era Marco Pannella, che allora aveva 44 anni e stava al decimo giorno di sciopero della fame, contro la Rai di Bernabei. Confusi tra la folla, anche due dirigenti del Pci: Maurizio Ferrara e il "sor" Paolo Bufalini, quest'ultimo delegato dal Pci a tenere i rapporti con le gerarchie d'Oltretevere. Entrambi molto romani e altrettanto scettici, erano decisamente infastiditi dal clima radicale e festaiolo, e tale sentimento è rimasto impresso in un sonetto del papà di Giulianone che dopo aver poco amichevolmente descritto "'na manica de gente assai lasciva/ finocchi e vacche ignude alla Godiva", così si conclude: "Ar vedelli smanià come li bonzi/ sor Paolo ciancicò: "Bell'allegria, / ce tocca vince pure pe' 'sti stronzi!". Tuttavia è ai perdenti di allora che il prossimo 12 maggio consiglia semmai di rivolgere lo sguardo. "Questa sera è una nuova Porta Pia - annotò nei suoi diari Gian Franco Pompei (Il Mulino, 1994) l'ambasciatore italiano presso la Santa Sede - Anche Paolo VI, come Pio IX, ha voluto avere la sua: l'ha avuta". Papa Montini stava male, tanto che all'inizio del mese un giornale francese l'aveva già dato per morto; e altri pensavano che se si fosse perso il referendum si sarebbe potuto dimettere. Ipotesi tanto più sconsolata se si pensa che in vista della consultazione sul divorzio qualche democristiano se n'era uscito con questa specie di cinico e raffinatissimo dilemma: "Se perdiamo, siamo perdenti. Ma se vinciamo, siamo perduti". In effetti [.] contro il divorzio si spese a corpo morto solo il Comitato iper-cattolico di Gabrio Lombardi che anni dopo testimoniò, a futura memoria: "Mai come in quel periodo abbiamo avvertito in noi la grande pace, la grande gioia, che dà certezza di aver compiuto, sino in fondo, il proprio dovere". Gli altri DC rimasero defilati, o acquattati: Andreotti alla Difesa; Moro alla Farnesina; Rumor, laceratissimo, a Palazzo Chigi. Tutti e tre accolsero la sconfitta con una ideale e trepida alzata di spalle. Eppure, quel giorno, l'Italia non solo cessava di essere una società cattolica, ma la Chiesa capiva anche di non poter più contare sulla Dc. E dopo tanti anni, fra tante date, non ha perso la memoria, né l'occasione di mostrare come tutto, su questa terra, può risolversi nel suo contrario. Tratta dal sito LIFF - Lega italiana Coppie di Fatto www liff punto it 27 maart Mons. BagnascoConferenza Episcopale Italiana CONSIGLIO PERMANENTE Roma, 26-29 marzo 2007 PROLUSIONE DEL PRESIDENTE [...] 12. Emergente il tema della famiglia. [...] La famiglia ha bisogno oggi di tutta la premura che la Chiesa - con la sua esperienza e la sua libertà - vi può riversare. Diremo anche noi con Benedetto XVI: "Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari, allora noi possiamo solo rispondere: forse che l'uomo non c'interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo? Non è piuttosto il loro - il nostro - dovere alzare la voce per difendere l'uomo, quella creatura che, proprio nell'unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?" (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2006). [...] 14. Sappiamo tuttavia che il matrimonio sacramentale si iscrive nel disegno primigenio del Creatore: "maschio e femmina li creò" (Gn 1,27) [...]. "La legge iscritta nella nostra natura - ha detto il Papa [...] (il 12 febbraio 2007) - è la vera garanzia offerta a ciascuno per poter vivere libero e rispettato nella propria dignità. [...]", e perciò "questo vincolo sacro, in vista del bene sia dei coniugi e della prole che della società, non dipende dall'arbitrio umano. Nessuna legge fatta dagli uomini - concludeva il Papa - può perciò sovvertire la norma scritta dal Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso fondamento basilare". 15. C'è, venerati Confratelli, una prova più convincente circa il nostro dovere di parlare del matrimonio come invalicabile bene dato agli uomini per la loro felicità e per il loro futuro? Come può l'insistente parlare del Papa e dei Vescovi a questo riguardo essere interpretato come un sopruso, o come un'invadenza di campo, o come un gesto indelicato se non spropositato? [...] È del tutto evidente che quando Benedetto XVI ricorda l'"unicità irripetibile" della famiglia (cfr. Angelus del 4 febbraio 2007), lo fa perché, nonostante la crisi profonda che essa attraversa e le molteplici sfide che essa deve affrontare, tutti si sappia adeguatamente "difenderla", "aiutarla", "tutelarla" e "valorizzarla" per il bene concreto, attuale e futuro, dell'umanità. [...] Per cui merita essere solleciti affinché le famiglie più esposte non cedano "sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi", come lo stesso Pontefice ha segnalato, ricevendo in udienza i Rappresentanti Pontifici in America Latina (il 17 febbraio 2007). 16. In questa cornice si colloca ciò che è stato detto, dall'interno della comunità ecclesiale, nel corso delle ultime settimane, in riferimento al disegno di legge in materia di "Diritti e doveri delle persone unite in stabili convivenze". Personalmente posso solo dire che apprezzo quanto da parte cattolica è stato fatto, impegnandomi ad assumerlo e a svilupparlo. Desidero per un verso rilevare la convergente, accorata preoccupazione espressa dai Vescovi su questo disegno legislativo inaccettabile sul piano dei principi, ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo. Per altro verso, registro la preoccupazione che lo stesso provvedimento ha suscitato in seno al nostro laicato, nelle parrocchie come nelle aggregazioni. Mai come su questo fronte così esposto, loro intercettano ciò che il Concilio Vaticano II dice sia a proposito del matrimonio e della famiglia (cfr. Gaudium et Spes, nn. 47-52), sia del dovere della partecipazione per una vita civile più equilibrata e saggia (cfr. Gaudium et Spes, nn. 73-76), consci che la famiglia è un bene della società nel suo insieme, non solo dei cristiani. 17. È noto che proprio dall'interno delle aggregazioni laicali è scaturita l'idea di una manifestazione pubblica per il prossimo 12 maggio, che dia ragione della speranza che è in noi su questo nevralgico bene della vita sociale, quale è la famiglia nata dal matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla generazione e dunque al domani. Si tratterà, dunque, di una "festa della famiglia" come è successo anche in altri Paesi. Come Vescovi non possiamo che apprezzare e incoraggiare questo dinamismo volto al bene comune. Nello stesso tempo, è stata prospettata - com'è pure noto - l'utilità che i Vescovi dicano in questo frangente una parola meditata e impegnativa. Nell'attuale sessione del Consiglio Permanente metteremo a punto una "Nota pastorale" che, ponendosi sulla stessa linea di ciò è stato fatto in passato in altre cruciali evenienze, possa essere di serena, autorevole illuminazione sulle circostanze odierne. Torna illuminante la parola di Benedetto XVI al già citato, recente Congresso: "Appare sempre più indispensabile che l'Europa si guardi da quell'atteggiamento pragmatico, oggi largamente diffuso, che giustifica sistematicamente il compromesso sui valori umani essenziali, come se fosse l'inevitabile accettazione di un presunto male minore" (Roma, 24 marzo 2007). [...] Insieme a Voi, affido a Maria Santissima, Madre della Chiesa, il nostro servizio, le comunità cristiane e il nostro amato Paese. + Angelo Bagnasco Presidente 25 maart riflettiamo insiemeIN PRIMO PIANO:
http://primopiano.totustuus.info/ Mons. Negri: Le forza del male hanno raggiunto livelli gravissimi Missione, cultura, educazione: messaggio alla diocesi per la quaresima 2007. Le forze del male, cioè questa volontà di scristianizzazione forzata del nostro popolo e della nostra società, hanno raggiunto, in questi ultimi mesi, livelli gravissimi. Il tentativo è quello di sradicare completamente la tradizione cristiana dal cuore del nostro popolo e dalla vita della nostra società distruggendo, talora anche fisicamente, i segni della tradizione cristiana. Dobbiamo essere consapevoli che la nostra missione vive oggi in una società che nella sua cultura, o meglio nella sua ideologia dominante, e così insistentemente e pervasivamente imposta dai mezzi della comunicazione sociale, è una ideologia ferocemente anticristiana.Tutti noi abbiamo la sincera preoccupazione che non vengano sradicati i principi fondamentali della famiglia cristiana ed umana, e che alla famiglia non si sostituiscano forme aberranti di rapporti interpersonali. AMICI DI JOSEPH RATZINGER" http://www.ratzinger.it/ La CDF dopo il 2005: Nuova condanna della Teologia della liberazione A seguito di un primo esame dei volumi, Jesucristo liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret (Jesucristo) e La fe en Jesucristo. Ensayo desde las víctimas (La fe), del Rev. Padre Jon Sobrino S.I., la Congregazione per la Dottrina della Fede, a causa delle imprecisioni e degli errori ivi riscontrati, nell'ottobre del 2001 decise di iniziare su di essi uno studio ulteriore ed approfondito. Considerata l'ampia diffusione di questi scritti, soprattutto in America Latina, e la loro utilizzazione all'interno di seminari e di vari istituti di studio. Nonostante l'apprezzabile preoccupazione che l'Autore manifesta nei suoi scritti per la condizione dei poveri, la Congregazione per la Dottrina della Fede si vede perciò costretta a dichiarare che le suddette opere di P. Sobrino presentano, in alcuni passi, notevoli divergenze con la Fede della Chiesa. MONS. LUIGI NEGRI" http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/System/2399/08.03.07%20% 20Rifless_del_Vescovo_sul_bimbo_abortito.pdf Bambino di 22 settimane viene alla luce, perfettamente sano, nonostante la madre avesse espresso la volontà di abortire. Ho detto più di una volta in occasione dei miei interventi che quello cui assistiamo normalmente nella nostra società è un vero e diabolico accanimento contro la vita per lo spegnimento di questo dono altissimo che Dio fa all'umanità. Sono anche personalmente convinto che molti altri casi di questo tipo saranno accaduti, nel silenzio connivente di una struttura che sembra perseguire di più l'aborto, come obiettivo, che non la promozione della vita. Questo immenso delitto continua; preme sulla coscienza del nostro popolo e non può non essere la causa remota di quell'imbarbarimento dei costumi familiare, personale e sociale che in più di un' occasione abbiamo osservato come qualche cosa di assolutamente invincibile. La società è malata, ma certamente una delle fonti di questa malattia consiste nel disprezzo sistematico della vita che viene subordinata a tutto il resto, soprattutto al proprio benessere individuale, di coppia, di vita sociale. 16) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra http://www.caffarra.it => 10 marzo 2007 - Relazione "Chiamati a servire Gesù nel servizio ai poveri: chi nel matrimonio, chi nella vita religiosa, chi nel sacerdozio" => 12 marzo 2007 - Catechesi "Se uno è in Cristo è una nuova creatura" 17) "ANTONIO SOCCI" http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm? circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.590031058228&id=46 0 I CRISTIANI DEVONO SCEGLIERE: O BENEDETTO XVI O ROSY BINDI Ora, la parlamentare cattolica Bindi non solo dà il suo voto ai Dico, ma è lei stessa la promotrice del progetto di legge che riconosce di fatto le unioni gay. Il ministro sostiene che non sono "matrimoni", ma i vescovi e il Papa (come la maggior parte degli italiani) li giudicano una parificazione oggettiva. Inoltre la Bindi non si limita a voler modificare così le leggi dello Stato, ma sembra addirittura voler modificare la dottrina cattolica, proclamando che i Dico "non sono un peccato", ma "semi di bene". Con ciò mi pare che si realizzi un ulteriore strappo, interno alla Chiesa. E' un piccolo scisma dottrinale? Non so, ma si pone il problema se - con queste posizioni - è ancora possibile al ministro Bindi definirsi "parlamentare cattolica". 23 maart il 12.5 family dayDopo molti tentennamenti e tentativi di tradimento, il 21 maart pacs: crotone dice noDalla Calabria la sveglia in difesa della famiglia Il vescovo Graziani: basta a volgarità e comunicazione scorretta E alle 19 suoneranno le campane In piazza contro i Dico, per la famiglia. La piazza sarà quella della Resistenza, il luogo più centrale di Crotone. La prima iniziativa del genere in Italia a cui si annuncia la partecipazione di migliaia di presenze. A organizzare la manifestazione, l'Unione giuristi cattolici della Calabria e la consulta diocesana per l'apostolato dei laici. Gruppi, movimenti e associazioni si sono mobilitati assieme a tutte le parrocchie della diocesi. Tutto è stato pensato nei minimi particolari. E in tanti arriveranno dalle altre città della Calabria. «Contestualmente all'inizio della manifestazione, previsto per le 19.00 - spiega Giancarlo Cerrelli, presidente regionale dei giuristi gattolici -, a Crotone e nel resto della provincia suoneranno le campane di tutte le chiese: iniziativa che si contrappone al suono delle sveglie della manifestazione di Roma di sabato scorso. Non è il Vaticano che parla - aggiunge - ma i cittadini cattolici, che dimostreranno di non essere una minoranza». Lo scopo è quello di testimoniare e dire a chiare note: «I Dico: No! Sì alla Famiglia». Questo è lo slogan del raduno che vuole «unirsi ai richiami del Magistero in difesa della famiglia». La manifestazione sarà introdotta dallo stesso Cerrelli, in rappresentanza della Consulta. Seguirà la relazione di Domenico Airoma, magistrato a Napoli, poi l'intervento - in collegamento - del senatore Alfredo Mantovano e le conclusioni del vescovo della diocesi di Crotone - Santa Severina, Domenico Graziani. Per monsignor Graziani le motivazioni del raduno non riguardano esclusivamente la protesta contro il decreto del governo ma «vogliamo esprimere pubblicamente tutto il nostro sdegno contro la volgarità della manifestazione svoltasi a Roma e contro una comunicazione pubblica che affronta questi temi in modo sbagliato e scorretto. Questo non appartiene alla cultura del nostro Paese e tanto meno alla cultura della nostra terra calabrese». Prevista la diffusione di un documento contro i Dico e a favore della famiglia, a firma delle aggregazioni laicali, che sarà poi consegnato al senatore Mantovano per essere trasmesso a tutte le sedi istituzionali. Dalla Calabria parte quindi, una forte sollecitazione ai laici cattolici d'Italia. Una sveglia: «Si intende far nascere - conclude Cerrelli - una presa di coscienza per cui i cattolici non rimangano nelle sagrestie e sappiano dare vita a un movimento di opinione pubblica perché non vengano messi a rischio principi e valori sanciti dalla legge naturale e morale, prima ancora che dalla dottrina della Chiesa». «È significativo - conclude una nota dei promotori - che quella di stasera sia la prima manifestazione di piazza a Crotone che non rivendichi beni di interesse materiale, ma che difende principi, e in specie la difesa della famiglia fondata sul matrimonio, come cellula naturale e fondamentale della società». A Crotone un micro test in attesa dell'appuntamento nazionale for family. Una tv locale trasmetterà la manifestazione sul sito www.videocrotone.tv. da Crotone Antonio Capano (C) Avvenire, 15-3-2007 20 maart I CRISTIANI DEVONO SCEGLIERE: O BENEDETTO XVI O ROSY BINDI
19 maart pacs alla Bindi colpiti anche i figli legittimiUn'altra legge superflua: 14 maart SE VOLETE CAPIRE I CATTOLICI E LA CHIESA
i pacs di stalinQuando l'Urss volle sradicare la famiglia Divorzi facili e rapidissimi, unioni di fatto al posto dei matrimoni: così la rivoluzione russa combatté il nucleo primario della società. Con risultati disastrosi, tanto da dover ricorrere ai ripari Negli anni Venti, in Unione Sovietica si dovette verificare un'ondata impressionante di violenza minorile: lo testimonia il fatto che i legislatori decisero di ridurre da 16 a 14 anni l'età per l'impunibilità. Ma il problema non si risolse, e nell'aprile del 1935 una nuova legge stabilì che già a 12 anni di età un ragazzo (poco più che un bambino!), potesse subire la pena di morte mediante fucilazione. Dovevano essere tempi ben duri per i minori: qualcosa doveva spingerli per le strade, sbandati, privi di guida, preda degli istinti e dell'arbitrio. Che cosa? Oltre al precedente ordinamento monarchico, tra le vittime della rivoluzione del '17 era caduto anche qualcosa che sta al di là e al di sopra dei sistemi politici e degli stati: la famiglia. Il nucleo basilare della società, il suo fondamento primo, era stato tolto di mezzo, come a voler trascinare nel fuoco turbinoso della nuova era ogni aspetto della vita civile esistente. Il 19 dicembre 1917 fu emanata la prima disposizione sul divorzio, sanciva che bastasse la richiesta di uno solo dei coniugi per ottenerlo: un'espressione di liberalismo estremo. Il divorzio esisteva già da decenni in Russia - il governo rivoluzionario le rese soltanto estremamente semplice. Il giorno seguente fu emanato un decreto riguardo alla sostituzione del matrimonio religioso con quello civile. In breve tempo furono emanate altre disposizioni che ridussero il matrimonio a semplice atto burocratico: «Con queste norme che tolgono valore al matrimonio religioso e prevedono una procedura assai semplice per contrarre quello civile - spiega l'avvocato Goffredo Grassani, presidente della Confederazione Italiana Consultori Familiari - il legislatore sovietico ottenne lo scopo di laicizzare questo istituto e di sostituire al matrimonio sacramento un semplice contratto pubblicamente registrato». Successive norme del '27 «equipararono il matrimonio di diritto a quello di fatto». Così che l'unione tra due persone fu considerata valida anche indipendentemente dalla sua registrazione presso l'ufficio di stato civile. Per provare l'esistenza del matrimonio bastava affermare l'esistenza di condizioni come «coabitazione coniugale», «economia in comune», «rapporti coniugali», «mutuo sostegno materiale». Non ricorda nulla tutto ciò al giorno d'oggi, mentre ferve il dibattito su "pacs" e "dico"? In pratica, nella giovane Urss al matrimonio fu sostituito proprio quel genere di unione. E il risultato fu devastante. Il tasso di natalità dal 1929 al 1936 scese drasticamente. Si impennò il numero degli aborti; nel periodo '34-'35 nei villaggi si registrarono circa 243 mila nascite e circa 324 mila aborti, mentre nelle città queste cifre furono rispettivamente 574 mila e 375 mila circa. A Mosca, epicentro del regime, le cifre nel '35 furono impressionanti: 70 mila nascite, 155 mila aborti. E, fatto ancor più drammaticamente significativo, la paternità a Mosca quell'anno fu dichiarata solo dal 7,4 per cento dei genitori, mentre obiettò la paternità il 25,4 per cento e non rispose il 62,2 per cento. Quell'anno a Mosca i divorzi furono oltre 2 mila, pari a circa la metà dei matrimoni (i dati sono sempre riferiti da Grassani, da fonti sovietiche come le Izvestia e la Pravda). In pratica, le leggi anti-famiglia avevano fatto il loro corso e imposto una cultura nuova: l'arbitrio si sostituiva al senso di responsabilità. È su questo humus sociale che prese vigore la piaga della delinquenza minorile diffusa. Tale fu l'entità del disastro sociale che il legislatore, diciotto anni dopo aver cominciato ad agire in senso avverso alla famiglia, corse ai ripari, fece retromarcia e cominciò a istituire leggi per recuperarne il valore e la funzione. Nel settembre '35 abolì il matrimonio di fatto e rese più difficoltoso il divorzio, con provvedimenti significativi: oltre a imporre la richiesta mutua dei coniugi, si stabiliva che dell'avvenuto divorzio si facesse menzione sul passaporto, come un marchio permanente; furono introdotte alte tasse: 300 rubli (il salario medio era 2500 rubli l'anno). L'apparato propagandistico ufficiale si mise in moto per promuovere la famiglia. Possiamo trarne qualche indicazione per l'oggi? «Quando si fanno ricerche sociologiche si esaminano campioni di qualche centinaio o migliaio di persone e i risultati si estrapolano sull'intera società - argomenta ancora Grassani - In Urss abbiamo invece un caso provato nel corso degli anni sulla totalità della popolazione». Quindi sorge la certezza: questo è un esempio ben più significativo di quello degli altri paesi europei che in questi ultimi anni hanno approvato regolamenti a favore della "coppie di fatto", ma che ancora non hanno assaggiato fino in fondo le conseguenze di questa loro scelta. Leonardo Servadio (C) Avvenire, 13 marzo 2007 la teologia della BindiPrendiamo il caso di Rosy Bindi. 13 maart dico in senato, vaticano in piazzaLA VIGILIA della manifestazione di Roma dell'Arcigay, le diverse sensibilità all'interno della maggioranza, la determinazione della Chiesa nell'affrontare una sfida considerata cruciale. Anche se oggi l'iter parlamentare dei Dico inizia tra molte incertezze, la voglia di «mobilitazione» tra le diverse anime cattoliche non scema. In settimana - probabilmente giovedì - il Forum delle associazioni familiari si incontra per mettere a punto modalità e tempi del Family day. Poi dovrebbe partire un'azione capillare di ogni movimento che, nel giro di qualche settimana, porterà in piazza decine di migliaia di sostenitori del matrimonio. INTANTO, ieri, si è registrato un nuovo intervento della Santa Sede. A parlare è stato monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontifica accademia della vita, secondo cui i cattolici hanno il dovere di non far passare i Dico. Per il presule, la sfida è duplice, a cominciare dai rapporti tra uomo e donna che non possono essere regolati da un «precariato matrimoniale». «Se il corpo conta qualcosa - continua Sgreccia - il disegno della natura vuole che i corpi dell'uomo e della donna si uniscano, anche in chiave procreativa». Stando così le cose, ogni forma di protesta è lecita, compresa quella di piazza, «una legittima difesa, perché noi non abbiamo paura del confronto con gli altri, ma temiamo che da una parte si faccia chiasso e dall'altra ci sia la vigliaccheria di chi dice: se gli altri vogliono, facciano quel che vogliono in Parlamento, io non me ne servirò. Al contrario non deve crescere intorno a noi l'imposizione di un settore prepotente che impone una linea ideologica nella passività dei cattolici». Concetto chiarito anche da monsignor Bagnasco: «Per ora - è la sua analisi - nei programmi e nelle intenzioni di chi governa abbiamo visto segni troppo piccoli, troppo deboli nella direzione della famiglia». LA QUESTIONE torna ad essere così anche politica. Chiara Moroni (Fi) considera sbagliato il ddl, ma si dice possibilista su una nuova iniziativa condivisa da più forze. Idea che non piace al collega di partito, Claudio Scajola, che ieri ha invocato un fronte comune per salvaguardare la famiglia. Anche nel centrosinistra gli accenti sono diversi, con Fausto Bertinotti che chiede «un dibattito impegnativo» e Francesco Rutelli lapidario: «La priorità è l'economia». E se Dario Franceschini della Margherita invita a non alimentare «una contrapposizione anche mediatica», Gennaro Migliore di Rifondazione Comunista invoca il vincolo di maggioranza: una frecciata al senatore Luigi Pallaro e al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che hanno riaffermato la loro contrarietà, perché i Dico sono solo «un surrogato di famiglia». Marco Follini li definisce «né uno scandalo né una priorità», mentre la diessina Anna Finocchiaro dice che «bisogna deideologizzare questa materia e far sì che la politica si riappropri di questo tema». Ma lei, promette, non andrò alla manifestazione. Intanto, le associazioni gay si preparano a scendere in piazza e con il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, si appellano alla solidarietà dei cattolici, invitandoli a manifestare in difesa del «primato della coscienza personale». Matteo Spicuglia (C) QN, 6-3-2007 12 maart Santoro vergogna x la raiMastella: "Un agguato. È difficile convivere con questi comunisti" 11 maart corteo di ieri a Roma sui dicoIn piazza il 10 marzo, l´Arcigay compra spazi su mille bus: 09 maart le consegne del CArd. RuiniIl cardinale: «Meglio contestati che irrilevanti» Ruini: «Cattolici svegliatevi» Appello alla mobilitazione dei pensatori cattolici, senza respingere la cultura del tempo, del presidente della Conferenza episcopale ROMA - «Se noi cristiani ci rassegniamo ad essere una subcultura, in un mondo che guarda dai tetti in giù, niente potrà salvarci». La mano ossuta accarezza il Crocifisso appeso alla lunga catena argentea, poi lo sguardo del cardinale Camillo Ruini si accende, come il suo sorriso. E si affretta ad aggiungere: «Salvo un intervento della Provvidenza. Certamente». Con questo appello alla mobilitazione dei pensatori cattolici il cardinale vicario di Roma ha appena chiuso la due giorni di studi su: «La ragione, le scienze e il futuro delle civiltà». Ultimo appuntamento di quel forum che dieci anni fa ha lanciato il tema del «progetto culturale», così gradito ora al Pontefice. Un appuntamento da record per numero e qualità degli interventi di giuristi, matematici, filosofi, fisici e teologi che segna anche l'addio del cardinale settantaseienne al ruolo di presidente della Conferenza episcopale. «La prossima volta sarò da quella parte e non da questa», dice alludendo alla sua imminente sostituzione per motivi di età, suscitando gli applausi affettuosi degli studiosi. Ruini tira le fila della riflessione comune e confessa la sua intenzione di «mostrare che per dire quel "grande sì all'uomo" auspicato da Ratzinger e per mostrare la verità, la bellezza e la vivibilità della fede, bisogna andare alle radici della razionalità contemporanea». Non è un invito a respingere la cultura del nostro tempo. Anzi. ... Quella che attende il cattolico, spiega, è una sfida «ineludibile»: «Deve svegliarsi. Deve giocare di proposta e dare un orientamento alla cultura. E per questo occorre che ci sia una crescita del senso di appartenenza alla Chiesa e a Cristo e una più precisa consapevolezza della radicalità della sfida che abbiamo davanti». A convegno chiuso, finite le strette di mano, ascoltate le richieste più disparate (compresa quella di ribadire l'inconsistenza dei vangeli apocrifi), il cardinal vicario si aggiusta l'abito e ci spiega meglio perché nutre molte speranze che i cattolici possano abbracciare la sua sfida a diventare bussola della cultura e vincerla: «Dall'interno del cattolicesimo cresce la consapevolezza che c'è bisogno di farlo. Perché i problemi che riguardano l'uomo in quanto tale e il dialogo tra le religioni spingono ormai in una direzione convergente: fanno sentire a molti il bisogno di riscoprire la propria identità cristiana». Eppure, da fuori, sembra che il periodo sia molto più complesso. E fortemente scosso dai contrasti sui temi etici. Il cardinal vicario allarga le braccia, annuisce e sorride: «È vero che la contestazione contro la Chiesa aumenta. Ma è preferibile essere contestati che essere irrilevanti». E aggiunge: «In altri Paesi come la Francia forse c'è minore contestazione, ma solo perché minore è il peso specifico dei cattolici». Si ferma, si illumina e aggiunge: «Se ci considerassero a fine corsa ci attaccherebbero meno». «Tra l'altro - fa notare - i rapporti numerici tra credenti e non credenti nella totalità della popolazione sono molto diversi da quelli che appaiono sui media. Io credo che qui in Italia, come negli Stati Uniti, sono maggioritari quelli che hanno Dio come punto di riferimento». Il rischio insito nello scontro però è di ritrovarsi nemici senza volerlo. Ora che l'etica è divenuto terreno di polemica politica ne abbiamo esempi quotidiani. E ieri l'altro il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, intervenendo sui Dico, la legge sui diritti per le coppie di fatto, ha lanciato un monito alla religione a trattare con amore «legami forti anche fuori da quelli convenzionali» e non respingerli come «un peccato da cancellare», «sennò regaliamo a Satana un tempo che non è detto sia il tempo di Satana». Ruini, divenuto nella considerazione di alcuni il paradigma di una visione severa che sembra voler più escludere che includere, allontana da sé questo sospetto con garbo: «Non ho mai pensato di demonizzarli. Certo io suggerisco il matrimonio, ma non sono contro le persone che vivono in una coppia di fatto. Per carità. Quella è una loro libera scelta. Va rispettata. D'altra parte non si vede perché dargli una struttura giuridica che rischia di sovrapporsi a quella esistente e a fare confusione». «E del resto non la vogliono. A dirlo sono loro stessi. Noi ne conosciamo molti, giacché molte sono le coppie che si sposano dopo aver convissuto. Sono una sorta di coppie di fatto in transito verso il matrimonio. Da quanto risulta ai sacerdoti che hanno ogni giorno a che fare con loro, queste coppie non chiedono forme diverse dal matrimonio». Nel convegno era già stata messa in discussione una nuova tendenza, quella della richiesta sempre più diffusa di nuovi diritti (c'è chi ne reclama anche per l'intelligenza artificiale) senza farsi carico dei corrispondenti doveri. Un diritto che voglia essere ragionevole, era stato detto, deve invece riuscire a bilanciarli. Nella conclusione il cardinale evidenzia che «il punto decisivo è l'apertura della razionalità umana alla trascendenza, cioè, in concreto, a Dio e anche all'uomo che non può essere considerato un pezzo di natura». Altrimenti, fa notare condividendo l'intervento di un professore di letteratura russa, «ricadiamo nell'errore descritto dal pensatore sovietico Soloviev». Nel suo romanzo metaforico c'è un uomo, progressista, umanista, pacifista, che riusciva a mettere d'accordo tutto il mondo, persino le religioni diverse. Ma viene smascherato: è l'Anticristo. Fuor di metafora, Ruini e i pensatori del Forum sono convinti: «Occorre tenere conto della novità e della importanza decisiva della fede cristiana rispetto alla razionalità. Non basta adottare i valori senza riconoscere l'importanza decisiva di Cristo. Questa è la sfida culturale ineludibile dei cattolici. E per vincerla non basta organizzarsi. Occorre una consapevolezza dell'appartenenza. Ci sono gruppi religiosi numericamente non molto diffusi ma capaci di esprimere una presenza assai incisiva. Lo abbiamo visto». Malgrado le critiche affilate e gli sbeffeggiamenti subìti dalla satira Ruini non rifugge dai media: «Gli attacchi non mi hanno mai dato fastidio. E credo che, come cattolici, dobbiamo stare dentro alle dinamiche della comunicazione. Senza limitarci al gioco di rimessa. Solo in questo modo la cultura cristiana potrà avere piena cittadinanza nel pensiero attuale. Ma soprattutto dare alla cultura di tutti un nuovo slancio». In uno slogan: «Cattolici svegliatevi». Virginia Piccolillo CorSera, 04 marzo 2007 08 maart veltroni fa arrabbiare i vescoviRoma - Anche se i Dico sono stati apparentemente «nascosti» con la crisi del governo Prodi, il clima attorno al ddl che riconosce le coppie di fatto e omosessuali non sembra destinato a rasserenarsi. Ieri, con un editoriale del giurista Francesco D'Agostino, il quotidiano della Cei Avvenire ha definito «scelta discutibile» la manifestazione romana dell'Arcigay prevista per il 10 marzo e ha criticato la scelta del Comune di Roma di patrocinarla. «A una manifestazione che abbia come fine ultimo quello di negare quella stabilità, che all'uomo è dato esperire radicandosi nella natura, bisogna dire di no», scrive D'Agostino, precisando subito che quel no «non è rivolto agli omosessuali in quanto tali». È invece un no «a una visione del mondo (che peraltro non tutti i gay condividono) assieme errata e ingenua, quella per la quale la differenza sessuale debba essere ritenuta irrilevante». Avvenire prevede che la manifestazione rivendicherà «il riconoscimento pubblico e legale di un modo altro non solo di vivere la sessualità, ma di pensare la famiglia, le relazioni interpersonali, l'identità individuale e di conseguenza né più né meno la stessa vita collettiva». Una linea «già tracciata dalla Spagna di Zapatero». Proseguono, intanto, i preparativi per la manifestazione in favore della famiglia che Forum delle famiglie intende organizzare nelle prossime settimane. «La Chiesa tiene alto il confronto - spiega al Giornale il vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri - perché, al di là della non prevedibile evoluzione parlamentare del ddl, ci si è resi conto che siamo di fronte al confronto tra due antropologie diverse. La prima è determinata da un soggettivismo esasperato, la seconda è quella della famiglia naturale così come è stata dettata nella nostra Costituzione da Togliatti, che trova compimento nella concezione cattolica. È un confronto radicale. Non c'è più spazio per l'ipocrisia di chi voleva far passare il riconoscimento delle coppie di fatto e omosessuali come piccoli aggiustamenti legislativi». Sui Dico interviene, dalle colonne del quotidiano cattolico, anche il vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, presidente della commissione episcopale «Vita e famiglia», che denuncia un «disprezzo per l'opera dei vescovi» su questo argomento. «Se l'ideazione dei Dico permettesse almeno di ragionare, di portare fatti e argomenti, esaminare situazioni, offrire interpretazioni e confronti, sarebbe già questo un risultato rispettabile». Invece, ai vescovi vengono solo attribuite intenzioni «retrive»: «Se questo non è pregiudizio, ditemi cos'è». (C) Il Giornale, lunedì 05 marzo 2007 06 maart tutti difendano la famiglia"DIFENDANO LA FAMIGLIA. LA CHIESA HA IL DOVERE DI RICHIAMARLI" L'arcivescovo Bagnasco, candidato alla successione di Ruini afferma in un'intervista: "Mostriamo la forza della nostra identità"... I cattolici devono svegliarsi e battersi per difendere la famiglia, la loro cultura e i loro valori, in uno Stato che vara leggi difficili da digerire. Parola di Angelo Bagnasco, 63 anni, ex Ordinario militare, da soli sei mesi sulla cattedra che fu di Giuseppe Siri, il cardinale mancato papa per due Conclavi, di Dionigi Tettamanzi, oggi arcivescovo di Milano, e, da ultimo, di Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato in Vaticano e indicato come il suo grande sponsor per la successione a Ruini. Già in settimana Bagnasco potrebbe diventare la nuova guida della Cei. Tutti lo danno come il candidato in pole position, senza reali concorrenti. Ma naturalmente Bagnasco, in una domenica da pastore del suo gregge di anime, mentre visita una parrocchia nella profonda periferia genovese, tace e sorride alla domanda se toccherà a lui prendere il posto di Camillo Ruini alla presidenza della Conferenza episcopale. Cita il suo impegno al silenzio. Parla da arcivescovo di Genova e quindi da semplice membro della Conferenza che starebbe per essere chiamato a presiedere dopo Ruini, Poletti, i vicari di Roma, dopo Ballestrero, come lui nato a Genova. Ma condivide in pieno la linea sempre più insistentemente tracciata da Ruini e aggiunge di suo una richiesta urgente allo Stato italiano per una politica della famiglia più forte, descrivendo il terreno sul quale i cattolici devono scendere in campo e il temperamento che devono mostrare in una società sempre più laicizzata. Monsignore, quella di Ruini sembra una chiamata alle armi dei cattolici contro lo Stato laico. Condivide? "E' chiaro che i cattolici devono difendere la famiglia e che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito. Non si vogliono fare guerre sante. I nostri valori vanno difesi con serenità, moderazione, ma anche con fermezza di fronte allo Stato che fa le sue leggi. Non siamo contro le famiglie di fatto, ma contro una sovrastruttura che si aggiunga alla famiglia. Attenzione: questa è una battaglia che tocca anche a chi non crede, a chi non ha la fede ma un senso di responsabilità nell'organizzazione della nostra società: difendere un istituto come la famiglia". E lo Stato cosa dovrebbe fare di fronte alla discesa in campo della Chiesa: modificare, rettificare i suoi progetti? "Sono fiducioso che il buon senso sopravvenga. Ma dallo Stato ci aspettiamo subito, direi con urgenza, per esempio, politiche forti in favore della famiglia. Per ora nei programmi, nelle intenzioni di chi governa abbiamo visto segni troppo piccoli, troppo deboli in questa direzione. Non possono aspettarsi che la Chiesa dica sì e applauda le idee di riforma di istituti chiave come la famiglia. La Chiesa deve battersi perché siano difesi i valori fondamentali della nostra cultura". Ma c'è qualche altro Stato che vara queste leggi ed è più sensibile ai valori della vostra cultura? O questa è una prerogativa italiana e dei rapporti tra l'Italia e il Vaticano? "In Francia, per esempio, c'è una politica per la famiglia più avanzata. Ci sono leggi più favorevoli, anche se è chiaro che il peso dei cattolici è storicamente meno forte che in Italia. Ci sono altri Stati in cui quelle politiche sono più flebili o prendono altre direzioni, come la Spagna. Quello che noi ci aspettiamo sono segnali forti: quella è la strada che indichiamo". E' solo un problema di programmi di governo o c'è qualcosa di più forte che divide la politica del governo dalle aspettative della Chiesa? "Cercano spesso di farci passare per degli intolleranti. Non è così. Il problema è quello dell'identità culturale, in Italia come in Francia, in Europa. In Europa siamo il cuore del mondo, ma fatichiamo a definire la nostra identità a fronte delle altre culture religiose e laiche che si impongono nel mondo moderno. Guardi gli Usa: lì hanno un forte senso della loro identità. Noi stentiamo a imporre i segni forti della nostra civiltà. La famiglia è tra questi. E se non la difendiamo noi cattolici, chi deve farlo?". E, quindi, qual è il richiamo che va fatto ai cattolici, oltre a quello di scendere in campo con moderazione e fermezza? "Il Novecento si è chiuso lasciando alle nostre coscienze un grande problema: che cos'è oggi l'uomo? Tutto è entrato in discussione a partire dal fatto che di un uomo si possono anche cambiare gli organi, decidere il momento della morte, predeterminare il suo sviluppo, incidere geneticamente. Sui principi dell'etica ci sono scontri sempre più forti: è lì, appunto, che possiamo apparire intolleranti o che qualcuno può aspettarsi al contrario il nostro applauso, la nostra resa. Ricordo un commentatore qualche anno fa aveva posto retoricamente questa domanda: ma se la Chiesa dicesse sempre di sì, accettasse la rivoluzione laica dei valori? Ecco qual è il nostro ruolo di fronte a questo problema: essere non solo presenti, risaltare, mobilitarci per far valere questi valori, non per applaudire". Insomma vuol dire che la linea di Ruini va condivisa e lei come vescovo si sente perfettamente identificato nella sua mobilitazione? "Ripeto: ai cattolici non basta essere presenti e dire semplicemente che ci sono. Devono dimostrare tutta la forza della loro identità con grande serenità". di Franco Manzitti (La Repubblica online 5 marzo 2007) 05 maart riflessioniIN PRIMO PIANO:
http://primopiano.totustuus.info/ Benedetto XVI: la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita. In ciò egli sa di poter contare su motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e che possono quindi essere condivise da ogni persona di retta coscienza... ma bisogna ammettere che gli attacchi al diritto alla vita in tutto il mondo si sono estesi e moltiplicati, assumendo anche nuove forme. Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più forti indebolisce e sembra paralizzare anche le persone di buona volontà. IN LIBRERIA: http://libreria.totustuus.info/ Famiglie e convivenze. Nuove tensioni nella società I grandi temi della vita umana e della famiglia fanno parte integrante della questione antropologica e sono la frontiera delle grandi risposte sull'uomo. La vera questione sociale oggi è la famiglia e dal modo con cui ci si orienta a considerare la famiglia nel vissuto quotidiano e nella società dipenderà la sopravvivenza o meno non solo della famiglia, ma della stessa convivenza umana, con quelle leggi e quelle regole che il mondo occidentale attraverso un cammino di secoli ha costruito. "LOBBYING ETICO - Fatti sentire dal tuo deputato" http://www.fattisentire.net/ Famiglia - Pacs: Legge sbagliata. Ai conviventi basta un contratto Le contraddizioni in tema di politiche per la famiglia presenti nel nuovo Governo non devono farci abbassare la guardia circa il Disegno di Legge inteso a distruggere la famiglia italiana. Occorre continuare a martellare le caselle di posta elettronica dei politici per far loro sentire la voce della nazione. 10) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI" http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese ntation.DettaglioInfo?idInfo=35082&url=dettaglioRassegna.jsp Dopo il DiCo con la benedizione del parroco Nella cattolica Brianza un prete con qualche grillo per la testa ha aperto ancor più l'istituto che fa degli sposi un cosa sola. Non solo ha concesso il matrimonio civile dopo quello religioso. Non solo il divorzio dopo il matrimonio civile; non solo il divorzio dopo il secondo o terzo o ennesimo - finché morte non separi - matrimonio civile; non solo l'approvazione dopo la convivenza di fatto e le coppie extracomunitarie sposate con i riti più disparati. Due si incontrano, si salutano, si mettono insieme e rimangono uniti finché gli garba. Dopo un tempo nemmeno stabilito si dividono e ciascuno va per conto proprio. Anni. Mesi. Giorni. Purché ci sia un registro dove siano annotati nomi e le generalità dei soggetti. Né vale la cittadinanza italiana o lo stato sociale di extracomunitari. Niente religione. Niente razza. Ancor meno spiritualità. Né vale la differenza sessuale due maschi possono mettersi insieme in una sorta di convivenza, così due femmine. 11) "IL TIMONE" http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=29 Convegno a Milano su "Le leggi ingiuste" "Le leggi ingiuste - Divorzio, aborto, fecondazione artificiale: quando il diritto positivo contraddice il diritto naturale" è il titolo di un importante convegno che si terrà sabato 3 marzo tra le 9.30 e le 13.15 a Milano, presso l'Auditorium di via Pavoni (zona Maciacchini). Organizzato in collaborazione con la Scuola di Apologetica e il mensile Il Timone, il convegno si articolerà in due sessioni. La prima, introdotta da Gianpaolo Barra (direttore de Il Timone) e moderata da Marco Invernizzi (direttore della Scuola di Apologetica), prevede le relazioni su "Il concetto di legge ingiusta" e "La fine del matrimonio: la legge 898 del 1970 sul divorzio"). La seconda prevede le relazioni su "Il diritto di uccidere un innocente: la legge 194 del 1978 sull'aborto procurato" e "Produrre l'uomo: la legge 40 del 2004 sulla Fecondazione artificiale extracorporea". 12) "MONS. LUIGI NEGRI" http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/template/detailNews.asp? IDFolder=175&IDSezione=165&IDOggetto=2396 Un minimalismo ipocrita Un minimalismo ipocrita, purtroppo targato di un cattolicesimo che per salvare il potere vende l'anima, ha voluto dimostrarci che non si trattava di svolte radicali ma solo di "aggiornamenti" giuridici ed amministrativi. La verità è invece che si vuol distruggere la famiglia: quella famiglia che Benedetto XVI ha evocato nella sua irripetibile unicità... E' una grande lezione di laicità quella che la Chiesa sta dando all'intero Paese. La questione fondamentale è che la società è fondata sulla famiglia, eterosessuale, unita, stabile, feconda, capace di educazione e di responsabilità culturale e sociale. 13) "PADRE PIERO GHEDDO P.I.M.E." http://www.gheddopiero.it/armagheddo/armagh0311.htm Eucarestia e missione Quando si parla di globalizzazione si parla quasi solo di soldi (Tobin tax, azzeramento debito estero, prezzi materie prime, finanziamenti allo sviluppo, commercio equo e solidale, ecc.). II passaggio dai soldi alla conversione a Cristo non è facile, ma come cristiani e missionari vale la pena di tentarlo, per lanciar proposte forti e provocatorie anche sul piano personale. Sinceramente non riesco a capire perché l'associazionismo giovani cattolico italiano non si muova chiaramente e dichiaratamente in questa direzione; perché il movimento missionario e la stessa Chiesa italiana non promuovano studi, congressi, orientamenti culturali in questo senso. Nel "Manifesto delle associazioni cattoliche ai leader del G8" (7 luglio 2001) Gesù Cristo, il Vangelo, la Chiesa, i missionari non sono nemmeno nominati. 14) "RINO CAMMILLERI" http://www.rinocammilleri.it/beyondengine/frontend/exec.php? id_content_element=448 Gheddo Padre Piero Gheddo, decano dei missionari italiani, in un'intervista su "AsiaNews" del 7 febbraio 2007 ha raccontato: "Tolto il cristianesimo dall'anima dell'Europa, non restano che i ruderi di Atene e di Roma. L'idea di uguaglianza tra gli uomini e tra uomo e donna, la distinzione tra Chiesa e Stato, le scuole e gli ospedali, il rispetto per le persone: è tutto nel cristianesimo ed è ciò che ci distingue dall'islam. E anche all'islam manca Gesù Cristo. |
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