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    31 maart

    Nota del Consiglio Episcopale Permanente

    Conferenza Episcopale Italiana

    Nota del Consiglio Episcopale Permanente a
    riguardo della famiglia fondata sul matrimonio
    e di iniziative legislative
    in materia di unioni di fatto

    L'ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della
    vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità
    e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che
    continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di
    servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie.
    Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti,
    perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana
    dell'uomo e della società nell'impegno quotidiano, personale e
    sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a
    vantaggio del bene comune.

    La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue
    cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda.
    Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che
    intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata
    oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la
    voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in
    proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale
    Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi
    di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che
    meritano un'autorevole considerazione e valutazione anche per
    favorire l'azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23,
    b).

    Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere
    di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto
    dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo
    convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del
    valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e
    della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è
    figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e
    una donna. Poter avere la sicurezza dell'affetto dei genitori,
    essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un
    patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E
    questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio,
    proprio per l'impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà
    stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.

    Anche per la società l'esistenza della famiglia è una risorsa
    insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr
    artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli:
    solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera
    cellula della società perché garantisce la continuità e la cura
    delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato
    che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato
    possibile.

    A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione
    delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio,
    pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia
    l'intenzione di chi propone questa scelta, l'effetto sarebbe
    inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti,
    al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti
    che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del
    resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume.

    Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla
    legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché,
    in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è
    insuperabile.

    Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità
    di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra
    sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non
    esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di
    convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine
    di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di
    là della dimensione privata dell'esistenza.

    Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali
    possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che
    convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo
    però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell'ambito dei
    diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che
    sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più
    guasti di quelli che vorrebbe sanare.

    Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai
    cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con
    l'insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica
    post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori
    cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale,
    devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza,
    rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai
    valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia
    fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi –
    continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente
    tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti
    del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel
    cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto.

    In particolare ricordiamo l'affermazione precisa della Congregazione
    per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di
    legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali,
    il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere
    chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il
    progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la
    Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle
    unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).

    Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza
    confrontandosi seriamente con l'insegnamento del Magistero e
    pertanto non «può appellarsi al principio del pluralismo e
    dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che
    compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche
    fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale
    della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune
    questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici
    nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).

    Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici
    impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale,
    nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata
    in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono
    chiamati a impegnarsi in politica.

    Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in
    particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi,
    affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle
    conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella
    sollecitudine pastorale che l'intera comunità cristiana è chiamata
    quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che
    nasce dall'amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità.

    Roma, 28 marzo 2007
    I Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I.
    30 maart

    ECCO L’OCEANO DI GRAZIE PRONTE PER NOI, MA CHE NOI NON CHIEDIAMO

    AL LAMENTO E ALL’IMPRECAZIONE DI NOI MODERNI E’ STATO RISPOSTO A RUE DU BAC, PARIGI 1830.
    Il 27 novembre 1830, nel convento delle Figlie della Carità (rue du Bac 140, Parigi), alle 17.30 del pomeriggio, la Madonna apparve per la seconda volta a Caterina Labouré, 24 anni, novizia. “Era di una bellezza indescrivibile”, dirà poi la ragazza. La prima volta che le era apparsa, nella chiesina del convento, Caterina era corsa ai suoi piedi appoggiando le sue mani sulle ginocchia della Vergine: “quello fu il momento più dolce della mia vita”.

    Dunque quel 27 novembre le apparve con una serie di simboli molti importanti. I suoi piedi poggiavano su un globo e steso sotto c’era un serpente verdastro e giallo. La Vergine Maria, bellissima, aveva fra le mani un altro globo d’oro (sopra cui c’era una croce) e guardando verso il Cielo lo offriva a Dio.

    La Madre di Cristo aveva inoltre alle dita delle mani degli anelli con grandi pietre preziose che emanavano un incredibile splendore. Ma non tutte. Più tardi la Madonna spiegò a Caterina: “Questo globo rappresenta il mondo intero e ogni anima in particolare…”. E le pietre preziose che alle sue dita emanano quella luce “sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano”.

    Poi spiegò dolcemente a Caterina quanto lei è pronta a riversare un mare di grazie su coloro che gliele chiedono, che si affidano a lei e che la invocano. Ma attenzione, rivelò che non si ricorre più a lei: “Le pietre che non emanano luce sono il simbolo delle grazie che non mi domandano”.

    Ecco dunque svelato il dramma della moderna apostasia. Nella prima delle grandi apparizioni moderne – attraverso la Santa Vergine – ci viene rivelata la verità: sta per iniziare la grande guerra a Dio, quella in cui gli uomini si lamenteranno, accuseranno il Cielo di sordità, arriveranno fino a bestemmiarlo giudicandolo indifferente ai loro dolori e condannandolo…

    Eppure Dio è pronto a riversare un oceano di grazie sui suoi figli, attraverso la Vergine Maria. Purtroppo gli uomini non gliele chiedono, non c’è nessuno che preghi e chieda e voglia “appropriarsi” delle ricchezze del Regno di Dio.
    Preferiamo lamentarci o imprecare, pur non di non chiedere al nostro Padre buono attraverso l’intercessione di Maria. Eppure ci è stato detto con chiarezza, da chi sa e può. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete”, questo aveva proclamato Gesù e non per modo di dire, le Sue parole sono eterne e vere (“passeranno il Cielo e la terra ma le mie parole, mai!”).

    Ricordando quel 27 novembre nella famiglia vincenziana e in varie parrocchie, ogni 27 del mese, alle 17.30 (ora dell’apparizione) si recita la supplica, chiedendo le tante “grazie non richieste” che la Vergine di rue du Bac desidera elargire all’umanità e a ciascuno di noi.

    SUPPLICA ALLA MEDAGLIA

    Da recitarsi alle 17 del 27 Novembre, festa della Medaglia, in ogni 27 del mese, ed in ogni urgente necessità.

    O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia. Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest'ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d'affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all'unìsono col tuo. Lo accenderà d'amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l'ora tua, o Maria, l'ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l'ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest'ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest'ora sia anche l'ora nostra: l'ora della nostra sincera conversione, e l'ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso proprio in quest'ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la tua 1mmacolata Concezione e per l'amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. - Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest'ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch'essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

    Salve Regina e tre volte "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te".



    L’INFERNO CHE SPAVENTA ANCHE I POLITICI LAICI

    di Antonio Socci

    Se ne parla poco, come ha detto il Papa domenica scorsa, tuttavia l’Inferno fa egualmente paura. E di fronte alla possibilità di un destino di sofferenza eterna tremano tutti, perfino i politici nostrani. Nei giorni scorsi era stata la cattolica Rosy Bindi ad ammettere di averne sentito l’agghiacciante brivido dopo aver varato la legge sui Dico, condannata dalla Chiesa. Ha confidato a un giornalista del Corriere: “ho avuto paura di dannarmi l’anima..”.

    Il pensiero di una sofferenza orrenda ed eterna non fa dormire sonni tranquilli nemmeno a chi si proclama ateo. Come il super comunista Oliviero Diliberto che con onestà intellettuale ha ammesso in una intervista all’Espresso: “No, non sono credente come Fassino e non sono nemmeno ‘alla ricerca’ come Bertinotti e Ingrao. Però…non sono neanche ipocrita e non posso giurare di non cambiare idea sul letto di morte. Che ne so che effetto fa la fine. Spero soltanto che arrivi tra un bel po’ di tempo”. Questa intervista –riportata nel sito internet del suo Partito - è citata (negativamente) anche nel sito della Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). In quel sito abbondano i commenti negativi. Una certa Maria scrive: “Bah, Diliberto ha paura di finire all’inferno! Questa propria non me la sarei mai immaginata!”. In realtà faccia a faccia con la morte capita molto spesso che personaggi pubblici i quali nella vita hanno fatto professione di ateismo o anticlericalismo, si riconcilino con santa madre Chiesa per scongiurare un viaggio di andata senza ritorno nell’orrore senza fine e senza limite.

    Proprio in questi giorni ricorre il ventennale della morte di Renato Guttuso che tante polemiche scatenò proprio perché – perfettamente lucido (per dirla con Natalino Sapegno) – si riavvicinò alla Chiesa e ricevette i sacramenti prima di morire. Essendo l’uomo considerato uno dei maggiori intellettuali comunisti e atei sulla scena pubblica, scoppiò un caso clamoroso. Meno conosciuto, ma altrettanto significativo anche il caso di Leonardo Sciascia che alla fine volle stringere tra le mani quel crocifisso d’argento che tutti poterono vedere nella bara e che – per l’imbarazzo – alcuni attribuirono alla pietà dei familiari. In realtà “l’illuminista” Sciascia, in vita, paradossalmente invitava la Chiesa a non degradarsi ad agenzia umanitaria, ma a parlare agli uomini della loro sorte eterna che è ciò che più importa a tutti noi: “senza l’annuncio chiaro e centrale della Trascendenza, senza speranza di non morire, la religione diventa un club umanitario, un sindacato, un circolo di specialisti in etica, ma non un messaggio che appaghi i bisogni profondi del cuore umano”. Evidentemente nelle sue ultime ore lui stesso fece i conti con la domanda suprema, quella sulla scelta definitiva.

    La casistica è immensa, anche Oscar Wilde si convertì al cattolicesimo in punto di morte, il 30 novembre 1900, a 46 anni, dopo una vita sregolata e provocatoria. Mario Pannunzio, il mitico fondatore e direttore del “Mondo”, sempre evocato da Eugenio Scalfari come suo maestro, pur essendo stato il suo giornale la “bandiera del laicismo militante” scrive Messori “volle morire chiedendo in extremis i sacramenti: cosa che si cercò poi di tenere nascosta”.

    Ma – per tornare alla politica italiana – l’aspetto più singolare è scroprire che questo “fil rouge” forse, in modi e circostanze diverse, lega le ultime ore dei maggiori leader laici della storia nazionale. A cominciare da Camillo Benso conte di Cavour, primo presidente del Consiglio italiano. Sappiamo che da giovane professò un acceso ateismo, c’è poi un’ampia letteratura che dibatte sulla sua presunta affiliazione massonica. Di fatto la sua politica fu molto dura con la Chiesa di Pio IX che subì persecuzioni e reagì con le scomuniche, ma nel 1861, venuta l’ultima ora, il conte volle morire con i conforti religiosi amministratigli da un frate francescano. Volle morire fra le braccia della Chiesa che aveva perseguitato.

    L’altro presidente del Consiglio ultralaico fu Benito Mussolini che da giovane percorreva le piazze romagnole sfidando Dio a fulminarlo in un minuto. Da Capo del governo fascista firmò il Concordato con la Chiesa e – dopo la deposizione del 25 luglio 1943 – arrestato e chiuso a Ponza chiese che gli venisse portata “La Vita di Gesù Cristo” del Ricciotti, lettura che appassionò i suoi ultimi giorni disperati.

    E prendiamo i due leader laici della storia repubblicana. Di Giovanni Spadolini laico e ateo si vocifera che abbia chiesto i sacramenti prima di morire, tuttavia non ci sono conferme a queste voci. Mentre Bettino Craxi, il premier laico firmatario del secondo Concordato, ebbe i funerali religiosi nella cattedrale cattolica di Tunisi celebrati dal vescovo Fouat Twal. Si ricorda l’affettuosissimo messaggio del Papa che “si unisce alle preghiere, invoca la Divina Bontà e chiede a Dio pace eterna per l’anima” di questo uomo di Stato.

    Del resto anche il laicissimo Napoleone, che nell’età moderna è stato il primo grande persecutore della Chiesa e personalmente del Papa, nei suoi ultimi giorni di esilio si convertì, appassionandosi alla figura di Gesù su cui ha lasciato pagine commoventi. “Chiese al Papa – proprio quel Papa che aveva perseguitato ferocemente – di poter avere un confessore corso, della sua terra” racconta Messori “e il Papa, pietosamente, gli inviò un sacerdote corso con una nave, fino a S.Elena, dove l’ex dittatore ricevette i sacramenti”.

    C’è infatti nella memoria di tutti la consapevolezza di quanto misericordioso sia il Padre che Gesù ci ha fatto conoscere. Al Bonconte dantesco bastò “una lacrimetta” in punto di morte per impedire a Satana in extremis di impossessarsi per sempre della sua anima e legarlo al tormento eterno. Quel Padre misericordioso che tutto e sempre perdona, fino all’ultimo istante, è la speranza a cui tutti si aggrappano.

    Quando Francois Mauriac sull’Express ne parlò a proposito della morte di Gide vi fu una sollevazione dei “benpensanti”, sarcastici e irritati per l’eventualità del cedimento finale, anche oggi da noi qualificato da molti come “debolezza” o ipocrisia opportunista. Mauriac osservò amaramente: “Che odio della speranza in questi nostri contemporanei! Quanta paura di essere consolati! Che orrore per la possibilità che gli ultimi istanti della vita di un incredulo non siano di oscuramento, ma di luce imprevista! Perché temere più di ogni altro pericolo che l’Amore ci sia, che ci venga incontro, che ci accolga, malgrado tutti i nostri errori e le nostre colpe?”.

    Kierkegaard scrisse: “La maggior parte degli uomini vive dalla culla alla tomba, trascinata dal vortice della vita, senza tregua… Poi quando viene la morte e li ferma, fanno attenzione al cristianesimo e rimpiangono di non esserselo appropriato prima”. Agostino d’Ippona si convertì per la scoperta della felicità, non per la paura dell’inferno di fronte alla morte. Dopo la sua giovinezza dissipata, aprì gli occhi sulla Bellezza di Cristo e scrisse: “Tardi ti ho amato, o Bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ed io nella mia deformità mi gettavo sulle cose ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te. Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; tu hai brillato su di me e hai dissipato la mia cecità. Tu hai emanato la tua fragranza e io ho sentito il tuo profumo e ora ti bramo. Ho gustato e ora ho fame e sete. Tu mi hai toccato e io bramo la tua pace”.

    Da “Libero” 27 marzo 2007
    29 maart

    simpatica iniziativa x ringraziare i vescovi

    Cari amici,
    la Cei ha parlato con autorevolezza e straordinario coraggio:
    è l'unica voce autorevole che si è preoccupata dei nostri figli,
    ringraziamo e chiediamo loro di continuare
    a farsi portavoce delle nostre famiglie:
    nessuna parità tra unioni e famiglia,
    ma maggiori privilegi alla famiglia tradizionale italiana.

    Per ringraziare il vostro vescovo, cliccate su:
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail3

    FS.net
    28 maart

    12.5 sarà rivincita?

    La chiesa cerca la rivincita nell'anniversario del divorzio

    La scelta della data del Family Day fa pensare: scherzo del
    calendario o scherzo da prete?
    Quella domenica di 33 anni fa il referendum che divise l'Italia
    Il 12 maggio 1974 una delle sconfitte più cocenti per il
    Vaticano e per gli italiani
    Il tradimento della DC, il ruolo di alcuni vescovi, la setta
    esulta a piazza Navona

    di Filippo Ceccarelli
    © La Repubblica - 20 marzo 2007
    (con correzioni di FattiSentire.net)

    Perché è vero che è passato un sacco di tempo, 33 anni per
    l'esattezza,
    ma il fatto che le associazioni cattoliche abbiano fissato
    proprio il 12 maggio come data del "Family day", beh, un po'
    sa di rivalsa o riscatto, di provocazione o purificazione; a
    meno di non considerare l'anniversario una di quelle
    misteriose coincidenze che fanno la gioia dell'indagine
    esoterica a sfondo politico-junghiano.
    E comunque: il 12 maggio del 1974 si tenne il referendum sul
    divorzio. I No all'abrogazione delle legge Fortuna-Baslini
    prevalsero con il 59,3 per cento sul fronte cattolico, che
    ottenne il 40,7 per cento. E coincidenza per coincidenza,
    navigando su Internet ci si imbatte sulla prima pagina dell'Avvenire
    che sotto i grandi caratteri di stampa, "Hanno prevalso i
    No", reca un editoriale intitolato: "Impegnarsi a fondo per
    la famiglia".

    Riconobbe allora, il quotidiano della Cei, la pienezza di
    un'autentica
    svolta: "Dobbiamo prendere coscienza - scrisse - che si è
    dinanzi a un mutamento di costume e cultura". Questo, per la
    verità, non era difficile da cogliersi. La sera dei
    risultati la primavera era ancora un po' in ritardo, ma ai
    primi segnali di vittoria "[.] [alcuni] cittadini [.]-
    scrissero Massimo Teodori, Piero Ignazi e Angelo Panebianco
    ne I nuovi radicali (Mondadori, 1977) - percorsero in corteo
    le strade della capitale, esternando entusiasmo in un'atmosfera
    paragonabile a quella della proclamazione della vittoria
    repubblicana del 1946".

    I leader laici, Nenni, Saragat, La Malfa e Malagodi avevano
    chiuso la campagna elettorale a piazza del Popolo; i
    comunisti, con Berlinguer, s'erano radunati in quella stessa
    piazza San Giovanni che 33 anni dopo i cattolici cercheranno
    di riempire per la famiglia.
    La notte del 13 maggio il carosello divorzista si condensò
    spontaneamente a piazza Navona. Sul palco l'impeto
    tribunizio del vecchio Nenni tornò a solfeggiare antiche
    tonalità anticlericali: "Hanno voluto contarsi, hanno
    perduto! Questa la sorte comune dei Comitati civici", che in
    verità non esistevano più [A causa dell'azione della
    segreteria Fanfani nella D.C. nel corso di tutti gli anni
    Cinquanta e dell'influenza di costui su varia parte dell'episcopato,
    NdR FS.net]. "Questa - continuò stringendo il pugno - è la
    sorte della Chiesa"!
    Non lontano dal leader socialista era Marco Pannella, che
    allora aveva 44 anni e stava al decimo giorno di sciopero
    della fame, contro la Rai di Bernabei.

    Confusi tra la folla, anche due dirigenti del Pci: Maurizio
    Ferrara e il "sor" Paolo Bufalini, quest'ultimo delegato dal
    Pci a tenere i rapporti con le gerarchie d'Oltretevere.
    Entrambi molto romani e altrettanto scettici, erano
    decisamente infastiditi dal clima radicale e festaiolo, e
    tale sentimento è rimasto impresso in un sonetto del papà di
    Giulianone che dopo aver poco amichevolmente descritto "'na
    manica de gente assai lasciva/ finocchi e vacche ignude alla
    Godiva", così si conclude: "Ar vedelli smanià come li bonzi/
    sor Paolo ciancicò: "Bell'allegria, / ce tocca vince pure pe'
    'sti stronzi!".

    Tuttavia è ai perdenti di allora che il prossimo 12 maggio
    consiglia semmai di rivolgere lo sguardo.
    "Questa sera è una nuova Porta Pia - annotò nei suoi diari
    Gian Franco Pompei (Il Mulino, 1994) l'ambasciatore italiano
    presso la Santa Sede - Anche Paolo VI, come Pio IX, ha
    voluto avere la sua: l'ha avuta".
    Papa Montini stava male, tanto che all'inizio del mese un
    giornale francese l'aveva già dato per morto; e altri
    pensavano che se si fosse perso il referendum si sarebbe
    potuto dimettere. Ipotesi tanto più sconsolata se si pensa
    che in vista della consultazione sul divorzio qualche
    democristiano se n'era uscito con questa specie di cinico e
    raffinatissimo dilemma: "Se perdiamo, siamo perdenti. Ma se
    vinciamo, siamo perduti".

    In effetti [.] contro il divorzio si spese a corpo morto
    solo il Comitato iper-cattolico di Gabrio Lombardi che anni
    dopo testimoniò, a futura memoria: "Mai come in quel periodo
    abbiamo avvertito in noi la grande pace, la grande gioia,
    che dà certezza di aver compiuto, sino in fondo, il proprio
    dovere".
    Gli altri DC rimasero defilati, o acquattati: Andreotti alla
    Difesa; Moro alla Farnesina; Rumor, laceratissimo, a Palazzo
    Chigi. Tutti e tre accolsero la sconfitta con una ideale e
    trepida alzata di spalle.

    Eppure, quel giorno, l'Italia non solo cessava di essere una
    società cattolica, ma la Chiesa capiva anche di non poter
    più contare sulla Dc. E dopo tanti anni, fra tante date, non
    ha perso la memoria, né l'occasione di mostrare come tutto,
    su questa terra, può risolversi nel suo contrario.

    Tratta dal sito LIFF - Lega italiana Coppie di Fatto
    www liff punto it
    27 maart

    Mons. Bagnasco

    Conferenza Episcopale Italiana
    CONSIGLIO PERMANENTE
    Roma, 26-29 marzo 2007

    PROLUSIONE DEL PRESIDENTE

    [...]

    12. Emergente il tema della famiglia.
    [...] La famiglia ha bisogno oggi di tutta la premura che la
    Chiesa - con la sua esperienza e la sua libertà - vi può
    riversare. Diremo anche noi con Benedetto XVI: "Se ci si
    dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari,
    allora noi possiamo solo rispondere: forse che l'uomo non
    c'interessa?
    I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede,
    non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo?
    Non è piuttosto il loro - il nostro - dovere alzare la voce
    per difendere l'uomo, quella creatura che, proprio nell'unità
    inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?" (Discorso
    alla Curia Romana, 22 dicembre 2006).

    [...]
    14. Sappiamo tuttavia che il matrimonio sacramentale si
    iscrive nel disegno primigenio del Creatore: "maschio e
    femmina li creò" (Gn 1,27) [...].
    "La legge iscritta nella nostra natura - ha detto il Papa
    [...] (il 12 febbraio 2007) - è la vera garanzia offerta a
    ciascuno per poter vivere libero e rispettato nella propria
    dignità. [...]", e perciò "questo vincolo sacro, in vista
    del bene sia dei coniugi e della prole che della società,
    non dipende dall'arbitrio umano. Nessuna legge fatta dagli
    uomini - concludeva il Papa - può perciò sovvertire la norma
    scritta dal Creatore senza che la società venga
    drammaticamente ferita in ciò che costituisce il suo stesso
    fondamento basilare".

    15. C'è, venerati Confratelli, una prova più convincente
    circa il nostro dovere di parlare del matrimonio come
    invalicabile bene dato agli uomini per la loro felicità e
    per il loro futuro?
    Come può l'insistente parlare del Papa e dei Vescovi a
    questo riguardo essere interpretato come un sopruso, o come
    un'invadenza di campo, o come un gesto indelicato se non
    spropositato? [...]
    È del tutto evidente che quando Benedetto XVI ricorda l'"unicità
    irripetibile" della famiglia (cfr. Angelus del 4 febbraio
    2007), lo fa perché, nonostante la crisi profonda che essa
    attraversa e le molteplici sfide che essa deve affrontare,
    tutti si sappia adeguatamente "difenderla", "aiutarla",
    "tutelarla" e "valorizzarla" per il bene concreto, attuale e
    futuro, dell'umanità.
    [...] Per cui merita essere solleciti affinché le famiglie
    più esposte non cedano "sotto le pressioni di lobbies capaci
    di incidere negativamente sui processi legislativi", come lo
    stesso Pontefice ha segnalato, ricevendo in udienza i
    Rappresentanti Pontifici in America Latina (il 17 febbraio
    2007).

    16. In questa cornice si colloca ciò che è stato detto,
    dall'interno della comunità ecclesiale, nel corso delle
    ultime settimane, in riferimento al disegno di legge in
    materia di "Diritti e doveri delle persone unite in
    stabili convivenze".
    Personalmente posso solo dire che apprezzo quanto da parte
    cattolica è stato fatto, impegnandomi ad assumerlo e a
    svilupparlo.

    Desidero per un verso rilevare la convergente, accorata
    preoccupazione espressa dai Vescovi su questo disegno
    legislativo inaccettabile sul piano dei principi, ma anche
    pericoloso sul piano sociale ed educativo.
    Per altro verso, registro la preoccupazione che lo stesso
    provvedimento ha suscitato in seno al nostro laicato, nelle
    parrocchie come nelle aggregazioni.

    Mai come su questo fronte così esposto, loro intercettano
    ciò che il Concilio Vaticano II dice sia a proposito del
    matrimonio e della famiglia (cfr. Gaudium et Spes, nn.
    47-52), sia del dovere della partecipazione per una vita
    civile più equilibrata e saggia (cfr. Gaudium et Spes, nn.
    73-76), consci che la famiglia è un bene della società nel
    suo insieme, non solo dei cristiani.

    17. È noto che proprio dall'interno delle aggregazioni
    laicali è scaturita l'idea di una manifestazione pubblica
    per il prossimo 12 maggio, che dia ragione della speranza
    che è in noi su questo nevralgico bene della vita sociale,
    quale è la famiglia nata dal matrimonio tra un uomo e una
    donna e aperta alla generazione e dunque al domani.
    Si tratterà, dunque, di una "festa della famiglia" come è
    successo anche in altri Paesi.
    Come Vescovi non possiamo che apprezzare e incoraggiare
    questo dinamismo volto al bene comune.

    Nello stesso tempo, è stata prospettata - com'è pure noto -
    l'utilità che i Vescovi dicano in questo frangente una
    parola meditata e impegnativa.
    Nell'attuale sessione del Consiglio Permanente metteremo a
    punto una "Nota pastorale" che, ponendosi sulla stessa linea
    di ciò è stato fatto in passato in altre cruciali evenienze,
    possa essere di serena, autorevole illuminazione sulle
    circostanze odierne.
    Torna illuminante la parola di Benedetto XVI al già citato,
    recente Congresso: "Appare sempre più indispensabile che l'Europa
    si guardi da quell'atteggiamento pragmatico, oggi largamente
    diffuso, che giustifica sistematicamente il compromesso sui
    valori umani essenziali, come se fosse l'inevitabile
    accettazione di un presunto male minore" (Roma, 24 marzo
    2007).

    [...]
    Insieme a Voi, affido a Maria Santissima, Madre della
    Chiesa, il nostro servizio, le comunità cristiane e il
    nostro amato Paese.

    + Angelo Bagnasco
    Presidente
    25 maart

    riflettiamo insieme

    IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Mons. Negri: Le forza del male hanno raggiunto livelli
    gravissimi
    Missione, cultura, educazione: messaggio alla diocesi per la
    quaresima 2007. Le forze del male, cioè questa volontà di
    scristianizzazione forzata del nostro popolo e della nostra
    società, hanno raggiunto, in questi ultimi mesi, livelli
    gravissimi. Il tentativo è quello di sradicare completamente
    la tradizione cristiana dal cuore del nostro popolo e dalla
    vita della nostra società distruggendo, talora anche
    fisicamente, i segni della tradizione cristiana. Dobbiamo
    essere consapevoli che la nostra missione vive oggi in una
    società che nella sua cultura, o meglio nella sua ideologia
    dominante, e così insistentemente e pervasivamente imposta
    dai mezzi della comunicazione sociale, è una ideologia
    ferocemente anticristiana.Tutti noi abbiamo la sincera
    preoccupazione che non vengano sradicati i principi
    fondamentali della famiglia cristiana ed umana, e che alla
    famiglia non si sostituiscano forme aberranti di rapporti
    interpersonali.

    AMICI DI JOSEPH RATZINGER"
    http://www.ratzinger.it/
    La CDF dopo il 2005: Nuova condanna della Teologia della
    liberazione
    A seguito di un primo esame dei volumi, Jesucristo
    liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret
    (Jesucristo) e La fe en Jesucristo. Ensayo desde las
    víctimas (La fe), del Rev. Padre Jon Sobrino S.I., la
    Congregazione per la Dottrina della Fede, a causa delle
    imprecisioni e degli errori ivi riscontrati, nell'ottobre
    del 2001 decise di iniziare su di essi uno studio ulteriore
    ed approfondito. Considerata l'ampia diffusione di questi
    scritti, soprattutto in America Latina, e la loro
    utilizzazione all'interno di seminari e di vari istituti di
    studio. Nonostante l'apprezzabile preoccupazione che l'Autore
    manifesta nei suoi scritti per la condizione dei poveri, la
    Congregazione per la Dottrina della Fede si vede perciò
    costretta a dichiarare che le suddette opere di P. Sobrino
    presentano, in alcuni passi, notevoli divergenze con la Fede
    della Chiesa.
    MONS. LUIGI NEGRI"
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/System/2399/08.03.07%20%
    20Rifless_del_Vescovo_sul_bimbo_abortito.pdf
    Bambino di 22 settimane viene alla luce, perfettamente sano,
    nonostante la madre avesse espresso la volontà di abortire.
    Ho detto più di una volta in occasione dei miei interventi
    che quello cui assistiamo normalmente nella nostra società è
    un vero e diabolico accanimento contro la vita per lo
    spegnimento di questo dono altissimo che Dio fa all'umanità.
    Sono anche personalmente convinto che molti altri casi di
    questo tipo saranno accaduti, nel silenzio connivente di una
    struttura che sembra perseguire di più l'aborto, come
    obiettivo, che non la promozione della vita. Questo immenso
    delitto continua; preme sulla coscienza del nostro popolo e
    non può non essere la causa remota di quell'imbarbarimento
    dei costumi familiare, personale e sociale che in più di un'
    occasione abbiamo osservato come qualche cosa di
    assolutamente invincibile. La società è malata, ma
    certamente una delle fonti di questa malattia consiste nel
    disprezzo sistematico della vita che viene subordinata a
    tutto il resto, soprattutto al proprio benessere
    individuale, di coppia, di vita sociale.

    16) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it
    => 10 marzo 2007 - Relazione "Chiamati a servire Gesù nel
    servizio ai poveri: chi nel matrimonio, chi nella vita
    religiosa, chi nel sacerdozio"
    => 12 marzo 2007 - Catechesi "Se uno è in Cristo è una nuova
    creatura"

    17) "ANTONIO SOCCI"
    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm?
    circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.590031058228&id=46
    0
    I CRISTIANI DEVONO SCEGLIERE: O BENEDETTO XVI O ROSY BINDI
    Ora, la parlamentare cattolica Bindi non solo dà il suo voto
    ai Dico, ma è lei stessa la promotrice del progetto di legge
    che riconosce di fatto le unioni gay. Il ministro sostiene
    che non sono "matrimoni", ma i vescovi e il Papa (come la
    maggior parte degli italiani) li giudicano una parificazione
    oggettiva. Inoltre la Bindi non si limita a voler modificare
    così le leggi dello Stato, ma sembra addirittura voler
    modificare la dottrina cattolica, proclamando che i Dico
    "non sono un peccato", ma "semi di bene". Con ciò mi pare
    che si realizzi un ulteriore strappo, interno alla Chiesa. E'
    un piccolo scisma dottrinale? Non so, ma si pone il problema
    se - con queste posizioni - è ancora possibile al ministro
    Bindi definirsi "parlamentare cattolica".
    23 maart

    il 12.5 family day

    Dopo molti tentennamenti e tentativi di tradimento, il
    popolo italiano trova l'unità attorno al valore sociale
    fondamentale: sì! si andrà a Roma a dire NO alla
    parificazione tra famiglia e "unioni".

    Il manifesto del Forum delle associazioni familiari:
    «Nucleo fondamentale della società»

    La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono
    l'identità e il futuro delle persone e della comunità
    sociale. Solo nella famiglia fondata sull'unione stabile di
    un uomo e una donna, e aperta a un'ordinata generazione
    naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d'amore
    e di vita, dalla quale possono attendersi un'educazione
    civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e
    tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto
    cellula naturale della società e nucleo originario che
    custodisce le radici più profonde della nostra comune
    umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i
    più importanti documenti sui diritti umani qualificano la
    famiglia come "nucleo fondamentale della società e dello
    Stato".
    Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell'Occidente
    - diminuzione dei matrimoni e declino demografico - e le
    sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo
    stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro
    e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di
    felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una
    forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un
    padre e di una madre, senza un'esperienza di rapporti
    fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un'identità
    personale e maturare un progetto di vita aperto alla
    solidarietà e all'attenzione verso i più deboli e gli
    anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia.
    A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che
    la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito
    primario per la politica e per i legislatori, come previsto
    dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al
    Parlamento di attivare - da subito - un progetto organico e
    incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per
    rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e
    contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la
    convivenza civile sotto il segno del bene comune.
    L'emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente
    considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda
    le istanze delle persone conviventi con le esigenze
    specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi
    membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un
    sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione
    vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non
    necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe
    inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili
    modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato
    costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione
    pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che
    siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali
    interventi sul codice civile per dare una risposta
    esauriente alle domande poste dalle convivenze non
    matrimoniali.
    Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere
    irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione
    della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale.
    Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio
    del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e
    formativo, in favore della famiglia.
    Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è
    bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la
    difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo
    di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E
    chiederemo politiche sociali audaci e impegnative.
    Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi,
    incontra la ragione e il cuore degli italiani.

    (C) Tratto da Avvenire, Martedi 20 marzo 2007

    __._,_.___
    21 maart

    pacs: crotone dice no

    Dalla Calabria la sveglia in difesa della famiglia
    Il vescovo Graziani: basta a volgarità e comunicazione
    scorretta
    E alle 19 suoneranno le campane

    In piazza contro i Dico, per la famiglia.
    La piazza sarà quella della Resistenza, il luogo più
    centrale di Crotone.
    La prima iniziativa del genere in Italia a cui si annuncia
    la partecipazione di migliaia di presenze.
    A organizzare la manifestazione, l'Unione giuristi cattolici
    della Calabria e la consulta diocesana per l'apostolato dei
    laici.
    Gruppi, movimenti e associazioni si sono mobilitati assieme
    a tutte le parrocchie della diocesi.
    Tutto è stato pensato nei minimi particolari.
    E in tanti arriveranno dalle altre città della Calabria.

    «Contestualmente all'inizio della manifestazione, previsto
    per le 19.00 - spiega Giancarlo Cerrelli, presidente
    regionale dei giuristi gattolici -, a Crotone e nel resto
    della provincia suoneranno le campane di tutte le chiese:
    iniziativa che si contrappone al suono delle sveglie della
    manifestazione di Roma di sabato scorso. Non è il Vaticano
    che parla - aggiunge - ma i cittadini cattolici, che
    dimostreranno di non essere una minoranza».

    Lo scopo è quello di testimoniare e dire a chiare note: «I
    Dico: No! Sì alla Famiglia». Questo è lo slogan del raduno
    che vuole «unirsi ai richiami del Magistero in difesa della
    famiglia».

    La manifestazione sarà introdotta dallo stesso Cerrelli, in
    rappresentanza della Consulta. Seguirà la relazione di
    Domenico Airoma, magistrato a Napoli, poi l'intervento - in
    collegamento - del senatore Alfredo Mantovano e le
    conclusioni del vescovo della diocesi di Crotone - Santa
    Severina, Domenico Graziani.

    Per monsignor Graziani le motivazioni del raduno non
    riguardano esclusivamente la protesta contro il decreto del
    governo ma «vogliamo esprimere pubblicamente tutto il nostro
    sdegno contro la volgarità della manifestazione svoltasi a
    Roma e contro una comunicazione pubblica che affronta questi
    temi in modo sbagliato e scorretto. Questo non appartiene
    alla cultura del nostro Paese e tanto meno alla cultura
    della nostra terra calabrese».

    Prevista la diffusione di un documento contro i Dico e a
    favore della famiglia, a firma delle aggregazioni laicali,
    che sarà poi consegnato al senatore Mantovano per essere
    trasmesso a tutte le sedi istituzionali.

    Dalla Calabria parte quindi, una forte sollecitazione ai
    laici cattolici d'Italia.
    Una sveglia: «Si intende far nascere - conclude Cerrelli -
    una presa di coscienza per cui i cattolici non rimangano
    nelle sagrestie e sappiano dare vita a un movimento di
    opinione pubblica perché non vengano messi a rischio
    principi e valori sanciti dalla legge naturale e morale,
    prima ancora che dalla dottrina della Chiesa».

    «È significativo - conclude una nota dei promotori - che
    quella di stasera sia la prima manifestazione di piazza a
    Crotone che non rivendichi beni di interesse materiale, ma
    che difende principi, e in specie la difesa della famiglia
    fondata sul matrimonio, come cellula naturale e fondamentale
    della società».
    A Crotone un micro test in attesa dell'appuntamento
    nazionale for family.
    Una tv locale trasmetterà la manifestazione sul sito
    www.videocrotone.tv.

    da Crotone
    Antonio Capano
    (C) Avvenire, 15-3-2007
    20 maart

    I CRISTIANI DEVONO SCEGLIERE: O BENEDETTO XVI O ROSY BINDI

    …e anche i preti e i vescovi devono scegliere: o seguono il Vicario di Cristo o seguono la “Rosy nel pugno”. Sulla Stampa di martedì 13 marzo, Marco Tosatti dà un’anticipazione della nuova Esortazione Apostolica “Sacramentum Caritatis, che il Papa dedica sull’eucarestia (oltretutto questo documento è sgorgato dal Sinodo mondiale dei vescovi). Vi si trova fra l’altro un duro monito ai politici cattolici che “consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondanti della natura umana”.
    Il Papa richiama alla “coerenza eucaristica”, che “richiede la pubblica testimonianza” della fede. E ciò è vero “con particolare urgenza” quando sono in gioco questioni fondamentali “come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili”. Infine a chi pretende di imbavagliare la Chiesa il Papa risponde: “I vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori: ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato”.

    Fra l’altro apprendiamo dall’Osservatorio di Mannheimer (sul Corriere della sera del 13 marzo) che “secondo la maggioranza dei cittadini i Dico non costituiscono una delle priorità principali nell’agenda del governo” e addirittura che fra gli stessi laici solo il 30 per cento approva il riconoscimento statale delle coppie omosessuali.

    LUTERO E ROSY LUTERINA

    di Antonio Socci
    v “C’era una volta Lutero, oggi c’è Rosy, luterina”. La battuta che mi ha inviato un collega laico – dopo aver letto l’intervista della Bindi al Corriere della sera di domenica - farà sorridere, ma non mi piace. Il ministro Bindi – che stimo mia amica da anni - merita rispetto. Esprime una posizione diffusa nell’establishment clericale e rappresenta un problema serio per la Chiesa. Vorrei dialogare seriamente con Rosy, chiedendole se questa posizione non rischia di scivolare davvero, involontariamente nel protestantesimo. Con effetti devastanti per la Chiesa.

    Prendiamo la sua intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere di domenica. Dove dice testualmente: “Certo che ho avuto paura di dannarmi l’anima. Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi, credo possano rappresentare semi di bene”. Ora, la Bindi, da politico laico e ministro, può difendere i Dico con tutti gli argomenti giuridici e politici che vuole. Ma se, da cattolica, ribalta la dottrina della Chiesa (come fa in questo caso) addirittura definendo lei ciò che è peccato e ciò che non lo è, rischia di uscire dalla Chiesa stessa, facendosi una dottrina a proprio uso e consumo come Lutero con il suo “libero esame”. Nessun cattolico (neanche se parlamentare) può definire da sé cosa è peccato e cosa no.

    Sul problema delle unioni omosessuali infatti c’è il pronunciamento specifico dell’autorità che è vincolante per i cattolici (recita il Catechismo della Chiesa universale, n. 890: “Cristo ha dotato i pastori del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi”).

    Ancora prima dei vescovi italiani, il 3 giugno 2003, la Congregazione per la dottrina della fede (diretta dal cardinale Ratzinger) ha pubblicato il documento “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”. E tale documento, che Giovanni Paolo II ha firmato, dà una direttiva vincolante: “Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria… Sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche. Nel caso in cui si proponga… all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale”.

    Ora, la parlamentare cattolica Bindi non solo dà il suo voto ai Dico, ma è lei stessa la promotrice del progetto di legge che riconosce di fatto le unioni gay. Il ministro sostiene che non sono “matrimoni”, ma i vescovi e il Papa (come la maggior parte degli italiani) li giudicano una parificazione oggettiva. Inoltre la Bindi non si limita a voler modificare così le leggi dello Stato, ma sembra addirittura voler modificare la dottrina cattolica, proclamando che i Dico “non sono un peccato”, ma “semi di bene”.

    Con ciò mi pare che si realizzi un ulteriore strappo, interno alla Chiesa. E’ un piccolo scisma dottrinale? Non so, ma si pone il problema se – con queste posizioni – è ancora possibile al ministro Bindi definirsi “parlamentare cattolica”.

    Infatti l’ex S. Uffizio nella “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamrnto dei cattolici nella vita politica” (approvata da Giovanni Paolo II il 21 novembre 2002) giudica incompatibile con l’appartenenza ad associazioni cattoliche un caso molto minore: “È avvenuto in recenti circostanze che anche all’interno di alcune associazioni o organizzazioni di ispirazione cattolica, siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con principi basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con l’appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche”.

    Se la Santa Sede dichiara “incompatibile” con l’appartenenza cattolica l’appoggio a partiti che varano progetti contrari all’ “insegnamento morale e sociale della Chiesa”, come si devono considerare quei politici cattolici che addirittura promuovono tali progetti e che poi si avventurano perfino a voler modificare la dottrina della Chiesa?

    So bene che da anni, nel mondo cattolico, si usa evocare il Concilio per giustificare qualsiasi posizione. Ma il Concilio Vaticano II non può essere affatto citato a sostegno di posizioni come quelle del ministro Bindi dove la coscienza individuale pretende di dettare la norma. Perché il Concilio ha ribadito l’infallibilità del Magistero della Chiesa “nel definire la dottrina della fede e della morale” (Lumen Gentium 25 c) e perché aggiunge: “i cristiani nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa. Infatti per volontà di Cristo la Chiesa Cattolica è maestra di verità e sua missione è di annunziare e di insegnare, con competenza, la Verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare autorevolmente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana” (Dignitatis humanae, n. 14 c).

    E’ vero però che accanto al Concilio vero ce n’è uno di fantasia al quale ama rifarsi un certo mondo cattolico. Da questo punto di vista temo che la posizione della Bindi sia solo la punta di un iceberg. C’è un establishment intellettuale – lo si è visto col recente appello per imbavagliare la Cei – che si è “costruito” un suo proprio Concilio immaginario e pretende addirittura di farne un super dogma.

    Il cardinale Carli scriveva lucidamente: “Al Concilio si è accompagnata l’attività del cosiddetto paraconcilio, cioè di quell’ambiente di persone e di idee che, dopo aver cercato di influire nel Concilio mentre esso si svolgeva, è rimasto in piedi anche a Concilio finito, ingrandendosi e direi quasi istituzionalizzandosi. Questo paraconcilio, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con la sue soddisfazioni e le sue insoddisfazioni, con i suoi propositi ed i suoi spropositi, è quello che anima la crisi attuale e contrappone la sua opera alla serena fruttificazione delle idee seminate dal Concilio. Il paraconcilio, pretendendo di essere l’autentica vestale dello Spirito del Concilio, deve necessariamente abusare dei testi conciliari. Ma di quali mai santissime cose l’uomo non è capace di abusare?”. Il grande padre De Lubac – che fu un protagonista del Concilio vero e proprio – si riferiva proprio a queste tendenze quando scriveva: “Il dramma del Vaticano II consiste nel fatto che invece di essere stato gestito dai santi – come fu il Tridentino – è stato monopolizzato dagli intellettuali. Soprattutto è stato monopolizzato da certi teologi, il cui teologare partiva dal preconcetto di aggiornare la fede alle esigenze del mondo, e di emanciparla da una presupposta condizione di inferiorità rispetto alla civiltà moderna. Il luogo della teologia cessa di essere la comunità cristiana, cioè la Chiesa e diventa l’interpretazione dei singoli. In questo senso il dopo-Vaticano II ha rappresentato la vittoria del protestantesimo all’interno del cattolicesimo”. E’ una tragedia apocalittica per la Chiesa. Rosy Bindi – che in fondo è una brava cattolica - dovrebbe meditarci. La Chiesa si trova a una svolta storica: ha bisogno di salvarsi dalla protestantizzazione, che sarebbe la sua fine.

    da “Libero” 13 marzo 2007
    19 maart

    pacs alla Bindi colpiti anche i figli legittimi

    Un'altra legge superflua:
    si veda il Codice Civile all'art. 280 e seguenti.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/v
    isualizza_new.html_2112938271.html

    Perchè questa legge "ideologica"?
    ____
    Fede antioccidentale

    Il dibattito lanciato martedì sulle colonne di questo
    giornale, con la consueta chiarezza, da monsignor Alessandro
    Maggiolini a proposito della «teologia di Rosy Bindi» non
    può essere lasciato cadere.
    Riguarda, infatti, le radici culturali del governo Prodi e
    il suo rapporto con quella sintesi di fede e ragione, di
    Gerusalemme e di Atene che chiamiamo Occidente.
    Si chiede la Bindi se «non si tradisce la fede
    imprigionandola in un modello culturale, strumentalizzandola
    a sostegno del sistema occidentale, che è solo uno dei molti
    con cui un messaggio universale come il cristianesimo è
    chiamato a confrontarsi».
    All'obiezione aveva già risposto Benedetto XVI, in quel
    manifesto del suo pontificato che è il discorso di
    Ratisbona.

    Ai nemici dell'Occidente il Papa ricordava allora che
    l'incontro «tra la fede biblica e il pensiero greco, è un
    dato di importanza decisiva che ci obbliga anche oggi: il
    patrimonio greco, criticamente purificato, è una parte
    integrante della fede cristiana».

    Il nemico di Benedetto XVI è il relativismo, secondo cui,
    per esempio, il matrimonio monogamico ed eterosessuale sarà
    pure un valore tradizionale in Italia, ma non lo si può
    imporre ai musulmani poligami o alle nuove culture gay.
    Se, come oggi afferma Rosy Bindi, quello occidentale è solo
    un modello fra i tanti, perché mai la fede dovrebbe essere
    «detta» nei termini della cultura occidentale e non di
    quella araba o malese?
    Questa obiezione, risponde il Papa a Ratisbona, «non è
    semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed
    imprecisa».
    Non è sbagliata, nel senso che non è necessario esportare le
    forme esteriori del cristianesimo occidentale in tutte le
    culture: per esempio, non è obbligatorio leggere la Bibbia
    nella pur autorevole versione greca, così come non si devono
    adottare per forza le forme artistiche dell'Occidente quando
    si costruisce una chiesa in Mongolia.

    Ma l'obiezione è anche «grossolana» perché, ricorda
    Benedetto XVI, resta un fatto che «il Nuovo Testamento è
    stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il
    contatto con lo spirito greco».
    Il sospetto è che chi se la prende con l'Occidente voglia
    negare l'idea stessa di una legge naturale, valida per tutte
    le culture e che la ragione può conoscere.
    Allora si deve rispondere con fermezza, con il Papa a
    Ratisbona, che se il problema riguarda «le decisioni di
    fondo che riguardano il rapporto della fede con la ricerca
    della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte
    della fede stessa».

    Uno dei più insidiosi progetti di separare il cristianesimo
    dalla cultura greca per riportarlo a un'ipotetica purezza
    originaria e renderlo completamente permeabile all'incontro
    con culture non occidentali fu la dottrina della Chiesa
    «culturalmente povera» teorizzata da don Giuseppe Dossetti.
    Per Dossetti, maestro di Rosy Bindi ma anche di Romano
    Prodi, la Chiesa deve farsi povera non solo spogliandosi di
    molti dei suoi beni terreni, ma anche rinunciando a quella
    ricchezza che è la sua cultura occidentale.
    Si tratta proprio della posizione criticata da Benedetto XVI
    a Ratisbona. E il fatto che Dossetti e il suo ideale della
    «povertà culturale» siano stati celebrati in un convegno a
    Bologna a dieci anni dalla sua morte, nel dicembre 2006 -
    dunque, tra l'altro, dopo il discorso di Ratisbona -, dai
    suoi numerosi discepoli della cosiddetta «scuola di
    Bologna», fra cui spiccava Romano Prodi, mostra come il
    progetto anti-occidentale dossettiano dia il tono culturale
    all'attuale governo della Repubblica italiana.

    Massimo Introvigne
    (C) il Giornale, 16 marzo 2007

    __._,_.___
    14 maart

    SE VOLETE CAPIRE I CATTOLICI E LA CHIESA

    Nell’ultima intervista il card. Ruini ha invitato i cattolici a svegliarsi e accettare la “sfida” per evitare l’irrilevanza. Un intellettuale “cattoprogressista” intervistato dal Corriere della sera (5 marzo 2007) lo attacca: “Questo è il nodo cruciale. Il bisogno del nemico. Prima c’era il comunismo, ma ora non è più in commercio. E allora l’avversario è diventata la cultura e la società laica, il ‘laicismo’, la modernità”.

    A parte la superficialità di questa analisi (il comunismo non è più in commercio? Un miliardo e mezzo di persone vivono sotto regimi comunisti e in Italia ci sono ben due partiti comunisti al governo), mi pare si debba cercare di capire cosa è il cristianesimo. La “battaglia” in cui i cristiani sono chiamati (anche) in questo momento dalla Chiesa è quella della propria conversione. Come fa capire la Madonna da Medjugorje nel suo ultimo messaggio del 25 febbraio 2007.
    Messaggio della Madonna

    “Cari figli, aprite il vostro cuore alla misericordia di Dio in questo tempo quaresimale. Il Padre celeste desidera liberare dalla schiavitù del peccato ciascuno di voi. Perciò, figlioli, fate buon uso di questo tempo e attraverso l’incontro con Dio nella confessione lasciate il peccato e decidetevi per la santità. Fate questo per amore di Gesù che ha redento tutti voi con il suo Sangue, affinché siate felici e in pace. Non dimenticate, figlioli: la vostra libertà è la vostra debolezza, perciò seguite i miei messaggi con serietà. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

    C’è una consonanza perfetta fra ciò che dice la Chiesa e ciò che dice la Madre di Dio. E’ evidentissimo anche nel Messaggio che Ella ha affidato a Mirjana, il 2 marzo scorso, che ricorda chiaramente il bellissimo messaggio per la Quaresima di Benedetto XVI:

    “Oggi vi parlerò di quello che avete dimenticato. Cari figli, il mio nome è amore, per questo sono con voi così tanto del vostro tempo, e questo è amore, perché un grande amore mi manda. Cerco da voi lo stesso. Chiedo l’amore nelle vostre famiglie. Chiedo che nel vostro fratello riconosciate l’amore. Solo così, tramite l’amore, vedrete il volto del più grande amore. Che il digiuno e la preghiera siano la vostra guida. Aprite i vostri cuori all’amore, anzi alla salvezza. Grazie”.

    I CRISTIANI: INVISIBILI O “CRETINI” ?

    di Antonio Socci

    Oggi quasi 20 mila persone, non “cammellate” dalla Cgil, né organizzate da alcun partito o convocate dalle tv, saranno al Mazda Palace di Milano, per un incontro di preghiera con padre Jozo Zovko, il carismatico frate che fu parroco di Medjugorje (vi sarà anche la testimonianza di due dei veggenti). Ventimila sono tanti, ma saranno invisibili e nessun giornale ne parlerà. Come accade ogni anno. Perché vengono ignorati? Perché sono cristiani, addirittura devoti alla Madonna. Tanti giovani, padri e madri, che pregano (non sono i “cattolici del Palazzo” e delle poltrone) perciò sono considerati persone di serie B. Rappresentano un avvenimento che “non esiste”.

    Solo ciò che decide il Palazzo esiste. Il surreale appello di una decina di professori cattoprogressisti perché i vescovi tacciano sui Dico – per dire - ha meritato fior di articoli e trasmissioni tv. Ma nessuno dedicherà articoli o programmi al fenomeno rappresentato da queste 20 mila persone o alle apparizioni di Medjugorje da cui è nato “il maggior movimento di masse cattoliche del post-concilio” (Messori). Nessuno si chiederà perché mai Giovanni Paolo II confidò a un vescovo: “Medjugorje è il centro spirituale del mondo”. Finisce in prima pagina solo ciò che il Palazzo vuole. Anche in materia religiosa. Per esempio il libretto di Augias o, ieri, sulla Repubblica, la “sala di meditazione” interconfessionale che sarà realizzata a Montecitorio. Dice il presidente della Camera, il comunista Bertinotti: “penso a un luogo di ispirazione ecumenica in cui tutti possano interrogarsi sul senso dell’esistenza”.

    E c’è bisogno di una stanza per interrogarsi sul senso della vita? Cosa sarà poi “l’ispirazione ecumenica”? I maligni potrebbero sospettare che quella sala in penombra possa essere usata dagli inquilini della Camera per “inspirare” qualcos’altro (considerando la famosa inchiesta delle “Iene” sulla cocaina a Montecitorio). Si rischierebbe di parlare di “religione, oppio dei popoli” in senso decisamente letterale. Ma lo scongiurerà Bertinotti (“penso di utilizzare questo spazio anch’io”) che garantirà la dimensione mistica del luogo. Da gran mistico qual è. Sulle prime pagine – oltre a queste cronache marxiane del Palazzo - finiscono anche le manifestazioni di piazza che sono nella logica del Palazzo, come i “girotondi”. Quelli vanno sempre in prima pagina. Eppure – per dire – alla famosa kermesse di Piazza Navona, il 2 febbraio 2002, quella dove parlò Nanni Moretti davanti a tutta la leadership dell’Ulivo, i partecipanti erano solo 4 mila. I titoloni si sprecarono per giorni. Mentre le 20 mila persone di oggi al Mazdapalace non avranno neanche un articoletto nelle cronache nazionali. Quelle migliaia di persone non contano. E’ gente che non ha voce, le cui speranze, la cui fede, le cui domande non sembrano aver diritto di cittadinanza. Sono i cristiani.

    Meritano tutto il disprezzo. Meritano derisione e invettive. Uno degli opinionisti più rumorosi della stampa laica, Piergiorgio Odifreddi ha appena pubblicato un pamphlet nel quale afferma tranquillamente che il Cristianesimo “essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che sono stati condannati a non esserlo”. Questo – secondo Odifreddi – “spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na) ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”.

    Odifreddi conclude: “il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”. Non gli importa se proprio attraverso la Chiesa è stata tramandata la civiltà antica e sono sbocciate le università e la scienza. Agostino d’Ippona, Benedetto da Norcia, Tommaso d’Aquino, Dante Alighieri, Niccolò Copernico, Cristoforo Colombo, Michelangelo, Ignazio di Loyola, Bach, Galileo Galilei, Alessandro Manzoni, Mozart, Francesco d’Assisi, Cimabue, Giotto, Teresa d’Avila, Caravaggio, Kierkegaard, Aleksandr Solzenicyn, Madre Teresa, padre Pio, padre Kolbe, Martin Luther King, Karol Wojtyla – essendo ardenti cristiani – sono tutti da classificare fra i cretini. Mentre Odifreddi – che ha studiato in Unione Sovietica (come recita la terza di copertina del libro) - è il vero gigante del pensiero.

    Chiunque può impunemente scrivere questi cose dei cristiani (provate a dirlo dei musulmani o di altri gruppi religiosi…). Sui cristiani si può sputare a piacimento. Si può rovesciare tutto il disprezzo. Sono il gruppo umano e religioso più perseguitato e massacrato, anche nel Novecento, ma non per questo sono onorati come vittime: vengono coperti di accuse e derisi come cretini. Secondo la World Christian Encyclopedia (Oxford University Press, 2001, seconda edizione, II voll.) di David B. Barrett, George T. Kurian e Todd M. Johnson, in duemila anni la storia cristiana ha avuto circa 70 milioni di martiri. Di questi, 45 milioni sono stati uccisi nel corso del XX secolo. I cristiani, inermi e pacifici, nei tempi moderni, per la loro fede, sono stati crocifissi, squartati, bruciati vivi, torturati, sgozzati, impalati, scorticati, soffocati, “gassati”, rinchiusi in lager, perseguitati in ogni modo. E hanno amato e perdonato e si sono chinati sempre e dovunque per primi sulle sofferenze degli altri. Perciò sono disprezzati dal potere (ai cui dèi non sacrificano) e devono essere cancellati dalla società e dalla storia.

    D’altra parte padre Jozo non si stupirà di tutto questo. Lui ha vissuto sulla sua pelle la persecuzione del comunismo e il disprezzo del potere. Parroco a Medjugorje in quel giugno 1981, all’inizio sconcertato e sospettoso verso i sei ragazzi che erano corsi a raccontargli delle apparizioni, fu poi investito da clamorosi segni soprannaturali e, arresosi all’evidenza, divenne il difensore dei bambini che vedevano la Vergine. Per questo il 17 agosto di quell’anno fu arrestato dalla polizia comunista, malmenato, detenuto per anni in condizioni penose per “attentato alla sicurezza e all’unità dello Stato”. Per il regime chi credeva alla presenza della Madonna, che abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili, era cospiratore. O pazzo o cretino. Dieci anni dopo quel regime era crollato.

    In quella terra, così vicina a noi, i cristiani sono perseguitati da secoli. I frati francescani per 400 anni in Bosnia sono vissuti in clandestinità sotto l’orrendo dominio turco. Padre Jozo vive oggi a due passi da Medjugorje, nel convento di Siroki Brijeg dove il 7 febbraio 1945 una banda di partigiani comunisti prese i trenta frati per costringerli a rinnegare la fede e di fronte al loro no, li massacrarono e li bruciarono tutti.

    Uno dei partigiani ha raccontato: “Quando mi sono trovato di fronte ai martiri di Siroki Brijeg e ho visto come quei frati hanno affrontato la morte, pregando e benedicendo i loro persecutori, chiedendo a Dio di perdonare le colpe dei loro carnefici, allora mi sono risuonate chiare le parole che mi diceva da piccolo mia madre e ho pensato: Dio c’è, Dio esiste”. Quell’uomo si convertì. Oggi ha un figlio sacerdote e una figlia suora.

    In questa terra da 26 anni accade lo straordinario. Che ha il volto di una giovane e bellissima ragazza di nome “Maria”. Che attrae milioni di persone, che cambia la vita e opera segni straordinari. L’incontro di Milano (organizzato dall’Associazione di volontariato “Mir i dobro”, che tanto sta facendo, con padre Jozo, per gli orfani della guerra di Bosnia) è solo uno dei fiumi che portano a Medjugorje. Ce ne sono altri (basti pensare a Radio Maria). Che non fanno notizia sui nostri giornali, ma stanno cambiando il mondo e la storia.

    © “Libero” 4 marzo 2007

    i pacs di stalin

    Quando l'Urss volle sradicare la famiglia

    Divorzi facili e rapidissimi, unioni di fatto al posto dei
    matrimoni: così la rivoluzione russa combatté il nucleo
    primario della società. Con risultati disastrosi, tanto da
    dover ricorrere ai ripari

    Negli anni Venti, in Unione Sovietica si dovette verificare
    un'ondata impressionante di violenza minorile: lo testimonia
    il fatto che i legislatori decisero di ridurre da 16 a 14
    anni l'età per l'impunibilità.
    Ma il problema non si risolse, e nell'aprile del 1935 una
    nuova legge stabilì che già a 12 anni di età un ragazzo
    (poco più che un bambino!), potesse subire la pena di morte
    mediante fucilazione.
    Dovevano essere tempi ben duri per i minori: qualcosa doveva
    spingerli per le strade, sbandati, privi di guida, preda
    degli istinti e dell'arbitrio.
    Che cosa?

    Oltre al precedente ordinamento monarchico, tra le vittime
    della rivoluzione del '17 era caduto anche qualcosa che sta
    al di là e al di sopra dei sistemi politici e degli stati:
    la famiglia.
    Il nucleo basilare della società, il suo fondamento primo,
    era stato tolto di mezzo, come a voler trascinare nel fuoco
    turbinoso della nuova era ogni aspetto della vita civile
    esistente.
    Il 19 dicembre 1917 fu emanata la prima disposizione sul
    divorzio, sanciva che bastasse la richiesta di uno solo dei
    coniugi per ottenerlo: un'espressione di liberalismo
    estremo.
    Il divorzio esisteva già da decenni in Russia - il governo
    rivoluzionario le rese soltanto estremamente semplice.

    Il giorno seguente fu emanato un decreto riguardo alla
    sostituzione del matrimonio religioso con quello civile.
    In breve tempo furono emanate altre disposizioni che
    ridussero il matrimonio a semplice atto burocratico: «Con
    queste norme che tolgono valore al matrimonio religioso e
    prevedono una procedura assai semplice per contrarre quello
    civile - spiega l'avvocato Goffredo Grassani, presidente
    della Confederazione Italiana Consultori Familiari - il
    legislatore sovietico ottenne lo scopo di laicizzare questo
    istituto e di sostituire al matrimonio sacramento un
    semplice contratto pubblicamente registrato».

    Successive norme del '27 «equipararono il matrimonio di
    diritto a quello di fatto».
    Così che l'unione tra due persone fu considerata valida
    anche indipendentemente dalla sua registrazione presso
    l'ufficio di stato civile.
    Per provare l'esistenza del matrimonio bastava affermare
    l'esistenza di condizioni come «coabitazione coniugale»,
    «economia in comune», «rapporti coniugali», «mutuo sostegno
    materiale».

    Non ricorda nulla tutto ciò al giorno d'oggi, mentre ferve
    il dibattito su "pacs" e "dico"?
    In pratica, nella giovane Urss al matrimonio fu sostituito
    proprio quel genere di unione. E il risultato fu devastante.

    Il tasso di natalità dal 1929 al 1936 scese drasticamente.
    Si impennò il numero degli aborti; nel periodo '34-'35 nei
    villaggi si registrarono circa 243 mila nascite e circa 324
    mila aborti, mentre nelle città queste cifre furono
    rispettivamente 574 mila e 375 mila circa.
    A Mosca, epicentro del regime, le cifre nel '35 furono
    impressionanti: 70 mila nascite, 155 mila aborti. E, fatto
    ancor più drammaticamente significativo, la paternità a
    Mosca quell'anno fu dichiarata solo dal 7,4 per cento dei
    genitori, mentre obiettò la paternità il 25,4 per cento e
    non rispose il 62,2 per cento.
    Quell'anno a Mosca i divorzi furono oltre 2 mila, pari a
    circa la metà dei matrimoni (i dati sono sempre riferiti da
    Grassani, da fonti sovietiche come le Izvestia e la Pravda).

    In pratica, le leggi anti-famiglia avevano fatto il loro
    corso e imposto una cultura nuova: l'arbitrio si sostituiva
    al senso di responsabilità.
    È su questo humus sociale che prese vigore la piaga della
    delinquenza minorile diffusa.
    Tale fu l'entità del disastro sociale che il legislatore,
    diciotto anni dopo aver cominciato ad agire in senso avverso
    alla famiglia, corse ai ripari, fece retromarcia e cominciò
    a istituire leggi per recuperarne il valore e la funzione.
    Nel settembre '35 abolì il matrimonio di fatto e rese più
    difficoltoso il divorzio, con provvedimenti significativi:
    oltre a imporre la richiesta mutua dei coniugi, si stabiliva
    che dell'avvenuto divorzio si facesse menzione sul
    passaporto, come un marchio permanente; furono introdotte
    alte tasse: 300 rubli (il salario medio era 2500 rubli
    l'anno).
    L'apparato propagandistico ufficiale si mise in moto per
    promuovere la famiglia.

    Possiamo trarne qualche indicazione per l'oggi?
    «Quando si fanno ricerche sociologiche si esaminano campioni
    di qualche centinaio o migliaio di persone e i risultati si
    estrapolano sull'intera società - argomenta ancora
    Grassani - In Urss abbiamo invece un caso provato nel corso
    degli anni sulla totalità della popolazione».
    Quindi sorge la certezza: questo è un esempio ben più
    significativo di quello degli altri paesi europei che in
    questi ultimi anni hanno approvato regolamenti a favore
    della "coppie di fatto", ma che ancora non hanno assaggiato
    fino in fondo le conseguenze di questa loro scelta.

    Leonardo Servadio
    (C) Avvenire, 13 marzo 2007

    la teologia della Bindi

    Prendiamo il caso di Rosy Bindi.
    Non è l'unico.
    Ma la virago ha l'aspetto di un crociato.
    Ieri l'altro, tra l'altro ha detto: «Certo che ho sofferto.
    Certo che ho avuto paura di dannarmi l'anima. Ma sono
    convinta che i Dico non siano peccato anzi, credo possano
    rappresentare semi di bene. È meglio la confusione, la
    promiscuità, la dispersione dell'amore? O invece la spinta a
    creare un legame, a dare stabilità agli affetti? Due
    omosessuali non possono sposarsi: non lo dice solo la
    Bibbia, ma l'intera civiltà giuridica. Se però prevale in
    loro l'ispirazione alla visione cristiana dell'amore,
    anziché alla sua dissipazione, da credente devo dolermene o
    rallegrarmene?».

    Un gran pasticcio.
    La vergine Rosy Bindi crea una gran confusione.
    Confonde l'orgoglio gay, il matrimonio cristiano canonico e
    i Dico.
    Dopo di che sulla convivenza civile mette una spruzzatina di
    misericordia e tutto pare si aggiusti con il Padre Eterno,
    il Verbo incarnato e lo Spirito Santo.

    La questione sta dividendo anche i cattolici.
    Una volta, a esempio, Rosy Bindi e Dino Boffo, direttore di
    Avvenire e personaggio chiave della stagione di Ruini, erano
    stati insieme nell'Azione Cattolica. «Siamo stati anche
    molto amici. Abbiamo cominciato a dividerci sul rapporto con
    Comunione e Liberazione».
    Oggi la Bindi chiede di potersi confrontare non solo con la
    Chiesa e i cattolici dalla sensibilità diversa dalla sua, ma
    anche con i laici del proprio schieramento, senza essere
    accusata di tradire principi non negoziabili.
    «Non capisco perché se i cattolici dialogano con i teocon
    salvano la propria fede, e se io dialogo con i laici del
    partito democratico la tradisco. Mi piacerebbe che la Cei
    invitasse anche i politici alle settimane sociali - (magari
    nella Basilica di San Pietro) - perché sento il bisogno di
    confrontarmi nelle sedi ecclesiali con Pera, Adornato,
    Bondi, Ferrara. Forse che non posseggo anche io le categorie
    della cristianità? Non si tradisce forse la fede riducendola
    a religione civile, imprigionandola in un modello culturale,
    strumentalizzandola a sostegno del sistema occidentale, che
    è solo uno dei molti con cui un messaggio universale come il
    cristianesimo è chiamato a confrontarsi?».
    E così per la Bindi la difesa può essere trovata sui Dico e
    da cercare su bioetica, testamento biologico, fecondazione
    assistita ecc.

    «La divisione tra cattolici - sostiene la Bindi - si allarga
    tanto che a volte sembra quasi che noi e Cl non parliamo
    dello stesso Gesù Cristo. Per noi è il Figlio di Dio, è Gesù
    di Nazaret, non è una filosofia. Se Dio per parlare agli
    uomini si è fatto uomo, in un dato luogo e in un dato
    momento, come può la Chiesa non essere amica del proprio
    tempo, non avere una visione positiva della storia, non
    vedere il volto di Cristo nel volto dell'umanità? Perché a
    volte la Chiesa prima di evangelizzare, sembra voler
    giudicare. Ma se Cristo ha accettato che la sua missione
    venisse portata avanti da noi sgangherati, la Chiesa non
    deve limitarsi a condannare».
    Sgangherati.
    Lo siamo un po' tutti. Anche noi credenti a 18 carati.
    Ma ciò non significa che il matrimonio non sia un sacramento
    fondato da Gesù Cristo e da vivere in grazia di Dio.

    Ed ecco qualche lembo di frase di Mons. Bagnasco, il quale
    non si rassegna a copiare la teologia della Bindi: «Nessuna
    condanna per le convivenze», ma «è inaccettabile invece
    creare un nuovo soggetto di diritto pubblico che si veda
    assegnati diritti e tutele, in analogia con la famiglia. La
    legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e
    mentalità. I giovani già oggi disorientati si vedono
    proporre dallo Stato diversi modelli di famiglia e certo non
    vengono aiutati a diventare cittadini adulti».
    A poche ore dalla manifestazione in favore del
    riconoscimento delle coppie di fatto e delle coppie gay, che
    ha visto sfilare cartelli con scritte offensive contro il
    Papa e contro i Vescovi, il nuovo Presidente della Cei,
    Mons. Angelo Bagnasco, riassume la posizione della Chiesa
    italiana sull'argomento, ribadendo la contrarietà ai Dico.

    Sono parole importanti, che con pacatezza e argomenti
    illustrano la preoccupazione delle gerarchie ecclesiastiche
    di fronte alla tendenza a riconoscere per legge le scelte
    dell'individuo, estendendo alle convivenze i diritti della
    famiglia...
    «La storia ci consegna questo patrimonio naturale, un dato
    oggettivo. La comunità sociale riconosce come soggetto
    importante, nucleo fondante della stessa sussistenza e la
    tutela, individuando in essa il requisito della stabilità e
    dell'impegno pubblico».
    I diritti derivano da questa funzione sociale.
    È interesse della società tutelare la famiglia, perché così
    facendo tutela anche se stessa.

    Ieri l'altro Benedetto XVI ha parlato della necessità della
    conversione «come l'unica risposta adeguata ad accadimenti
    che mettono in crisi le certezze umane».
    Ha detto il Papa, commentando il Vangelo di Luca: la vera
    saggezza «è lasciarsi interpellare dalla precarietà
    dell'esistenza e assumere un atteggiamento di
    responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita».
    Il Papa ha fatto notare che «le persone e le società che
    vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico
    destino finale la rovina».

    + Alessandro Maggiolini
    Vescovo emerito di Como
    (C) Il Giornale, 13 marzo 2007
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=163355

    __._,_.___
    13 maart

    dico in senato, vaticano in piazza

    LA VIGILIA della manifestazione di Roma dell'Arcigay, le
    diverse sensibilità all'interno della maggioranza, la
    determinazione della Chiesa nell'affrontare una sfida
    considerata cruciale.
    Anche se oggi l'iter parlamentare dei Dico inizia tra molte
    incertezze, la voglia di «mobilitazione» tra le diverse
    anime cattoliche non scema.
    In settimana - probabilmente giovedì - il Forum delle
    associazioni familiari si incontra per mettere a punto
    modalità e tempi del Family day. Poi dovrebbe partire un'azione
    capillare di ogni movimento che, nel giro di qualche
    settimana, porterà in piazza decine di migliaia di
    sostenitori del matrimonio.

    INTANTO, ieri, si è registrato un nuovo intervento della
    Santa Sede.
    A parlare è stato monsignor Elio Sgreccia, presidente della
    Pontifica accademia della vita, secondo cui i cattolici
    hanno il dovere di non far passare i Dico.
    Per il presule, la sfida è duplice, a cominciare dai
    rapporti tra uomo e donna che non possono essere regolati da
    un «precariato matrimoniale».
    «Se il corpo conta qualcosa - continua Sgreccia - il disegno
    della natura vuole che i corpi dell'uomo e della donna si
    uniscano, anche in chiave procreativa».
    Stando così le cose, ogni forma di protesta è lecita,
    compresa quella di piazza, «una legittima difesa, perché noi
    non abbiamo paura del confronto con gli altri, ma temiamo
    che da una parte si faccia chiasso e dall'altra ci sia la
    vigliaccheria di chi dice: se gli altri vogliono, facciano
    quel che vogliono in Parlamento, io non me ne servirò. Al
    contrario non deve crescere intorno a noi l'imposizione di
    un settore prepotente che impone una linea ideologica nella
    passività dei cattolici».

    Concetto chiarito anche da monsignor Bagnasco: «Per ora - è
    la sua analisi - nei programmi e nelle intenzioni di chi
    governa abbiamo visto segni troppo piccoli, troppo deboli
    nella direzione della famiglia».

    LA QUESTIONE torna ad essere così anche politica. Chiara
    Moroni (Fi) considera sbagliato il ddl, ma si dice
    possibilista su una nuova iniziativa condivisa da più forze.
    Idea che non piace al collega di partito, Claudio Scajola,
    che ieri ha invocato un fronte comune per salvaguardare la
    famiglia.

    Anche nel centrosinistra gli accenti sono diversi, con
    Fausto Bertinotti che chiede «un dibattito impegnativo» e
    Francesco Rutelli lapidario: «La priorità è l'economia».
    E se Dario Franceschini della Margherita invita a non
    alimentare «una contrapposizione anche mediatica», Gennaro
    Migliore di Rifondazione Comunista invoca il vincolo di
    maggioranza: una frecciata al senatore Luigi Pallaro e al
    ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che hanno
    riaffermato la loro contrarietà, perché i Dico sono solo «un
    surrogato di famiglia».

    Marco Follini li definisce «né uno scandalo né una
    priorità», mentre la diessina Anna Finocchiaro dice che
    «bisogna deideologizzare questa materia e far sì che la
    politica si riappropri di questo tema». Ma lei, promette,
    non andrò alla manifestazione.

    Intanto, le associazioni gay si preparano a scendere in
    piazza e con il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, si
    appellano alla solidarietà dei cattolici, invitandoli a
    manifestare in difesa del «primato della coscienza
    personale».

    Matteo Spicuglia
    (C) QN, 6-3-2007
    12 maart

    Santoro vergogna x la rai

    Mastella: "Un agguato. È difficile convivere con questi comunisti"

    Protestiamo "Con Striscia e Mediaset ho chiuso".
    L'ex collaboratore di "Servire il popolo" (periodico maoista) e
    dell'Unità (quotidiano comunista), oggi eurodeputato per l'Ulivo, si
    è segnalato per l'ennesimo gesto di violenza mediatica: stavolta ai
    danni di un suo collega di partito. La colpa? Essere favorevole alla
    famiglia.
    FattiSentire.net ritiene tuttavia inutile scrivere lettere di
    protesta a "RAI-Kabul". Propone, invece, di protestare nei confronti
    dell'atteggiamento fazioso della ben più seguita "Striscia la
    notizia", curata dal fazioso progressista Antonio Ricci e condotta
    dallo sporcaccione Ezio Greggio. Infatti, sull'agguato di Santoro a
    Mastella, Striscia non ha trovato di meglio che canzonare il
    Ministro, giungendo addirittura a costruire un video dove appariva
    con una parrucca color celeste.
    Per protestare con il direttore Carlo Rossella di Canale 5 scrivere
    da:
    http://www.mediaset.it/brand/canale5/programma/schedaprogramma_715.sht
    ml?form_16

    Roma - «Quello di Santoro è stato un agguato mediatico. Se questa è
    la Rai, allora possiamo farne tranquillamente a meno. La cultura
    cattolica ormai viene presa sistematicamente a calci negli stinchi.
    Ma io dico attenzione perché nel mio partito l'insofferenza verso le
    posizioni e gli atteggiamenti della sinistra radicale inizia a
    salire». A 24 ore di distanza Clemente Mastella non ha ancora
    sbollito la rabbia per lo scontro avuto in diretta ad «Annozero». Un
    malumore certo non stemperato dalle dichiarazioni di alcuni suoi
    compagni di coalizione.

    Ministro Mastella, partiamo dall'inizio. Qual è stata la scintilla
    che l'ha convinta ad abbandonare la trasmissione?

    «Guardi, io sono rimasto già schifato dal reportage di presentazione.
    Ero dubbioso anche sul fatto di partecipare o meno alla trasmissione.
    Poi loro hanno insistito, dicendomi che era la ripresa del programma.
    Mi ha anche influenzato il fatto che siamo campani entrambi. Ho
    pensato che dialogare è sempre una buona cosa e sono andato».

    E poi cosa è successo?

    «Hanno mandato in onda una sorta di film hard con tre uomini che si
    baciavano in prima serata. Hanno riletto la storia in chiave anti-
    cattolica, hanno tirato calci negli stinchi alla mia cultura
    sostenendo che la famiglia non è un tratto costituzionale. Su questo
    punto voglio ricordare a Vauro e Santoro che sono stati i comunisti
    con Togliatti, insieme ai laico-crociani e ai cattolici, a definire
    la famiglia. Poi quando Vauro ha fatto la vignetta su froci e
    comunisti ho ritenuto che fosse troppo, anche alla luce di quello che
    avevano fatto ad Andreotti poco prima».

    Cosa avevano fatto ad Andreotti?

    «Una cartolina di Travaglio che era tutto un precipitare accuse
    contro di lui, un volume di fuoco sempre crescente, condito da
    cattiverie contro la Chiesa italiana e universale. Una cosa
    profondamente scorretta. Hanno anche detto, ipocritamente, che
    avevano mandato una e-mail al senatore in modo che potesse replicare.
    Sa quando l'hanno inviata quella mail? Alle 21.30 al suo ufficio al
    Senato. Ovvero quando il Senato è chiuso».

    Le sono arrivati molti attestati di solidarietà da parte del
    centrodestra, ma anche dalla Margherita e dal suo partito. Diliberto,
    invece, punta il dito contro di lei.

    «Questo pone un problema forte di relazioni politiche. Non so dove
    andremo a finire. A Diliberto voglio dire che se il suo partito è al
    governo è perché io mi sono alleato con lui. E a Santoro che se lui è
    lì è anche per merito mio. Da parte di tutto il centrosinistra c'è un
    tratto un reverenzialità verso Santoro».

    Casini sostiene che la vicenda «Annozero» dovrebbe suscitare in
    lei «seri dubbi sulla compatibilità del centro con una cultura che è
    l'antitesi di ciò che il centro pensa».

    «In parte è vero. È difficile convivere con la sinistra comunista. È
    una questione che, inutile nasconderlo, inizia a salire nel mio
    partito».

    Ritiene che la figura del conduttore di una trasmissione del servizio
    pubblico dovrebbe essere ridisegnata e accompagnata da regole più
    stringenti?

    «Certo. Solleveremo il problema in Vigilanza. La Rai non è Tele-
    Santoro e non si deve concepire il mezzo televisivo come creato per
    fini propri. La Rai è una cosa seria e non un luogo dove esercitarsi
    a lanciare incandescenze. Mi auguro anche che si muovano il Cda e la
    direzione generale».

    Lei ha polemizzato con Santoro in merito alle cifre guadagnate dal
    conduttore. Santoro ribatte chiedendo all'azienda di tutelarlo dalle
    sue falsità.

    «Dice Santoro che non è vero che viene pagato un milione? Be', a
    questo punto lui o la Rai mi dicano quanto guadagna. Non credo
    guadagni così poco visto che ha lasciato l'incarico di parlamentare
    europeo dove notoriamente non si guadagna male. Comunque questo non è
    un punto centrale. La questione vera è capire la qualità di cosa è la
    Rai che non è proprietà di un singolo. Il conduttore ha il dovere di
    avere le proprie idee ma questo non vuol dire che non deve farle
    esprimere agli altri. Ballarò, per dire, è una trasmissione
    apertamente di sinistra ma non c'è mai un atteggiamento espressamente
    pregiudiziale, non c'è la faziosità culturale e politica che c'è ad
    Annozero».

    Se dovesse essere invitato di nuovo lei tornerà da Santoro?

    «No, la partita è chiusa».

    di Fabrizio De Feo
    (C) Il Giornale - sabato 10 marzo 2007

    __._,_.___
    11 maart

    corteo di ieri a Roma sui dico

    In piazza il 10 marzo, l´Arcigay compra spazi su mille bus:
    foto di coppie omosex

    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1938

    ROMA - Foto-polaroid all´interno di mille autobus per
    rilanciare la sfida sulle unioni civili.
    È l´iniziativa dell´Arcigay che ha comprato gli spazi
    dall´Atac in vista della manifestazione del 10 marzo.
    All´evento ha dato il proprio patrocinio il Comune di Roma,
    e dal centrodestra - ma anche da qualche settore della
    maggioranza in Campidoglio - scatta la polemica.

    «Questo mese - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente
    dell´Arcigay capitolina - ricorre il sessantesimo
    anniversario della prima macchina Polaroid. Queste immagini
    a lungo sono state l´unico metodo per gli omosessuali di
    aggirare i pregiudizi nei laboratori fotografici. Unendo
    ricordi personali e la necessità di una legge nazionale che
    elimini le discriminazioni per le coppie conviventi e che
    vada oltre i Dico che non ci soddisfano, arriveremo alla
    manifestazione del 10».

    Nelle immagini che presto i romani vedranno all´interno dei
    bus dell´Atac, coppie di uomini o di donne che si mostrano
    nella normalità di un abbraccio o di uno sguardo, con sotto
    i loro nomi e frasi come "Sveglia! È l´ora dei diritti",
    titolo della manifestazione.

    Il Comune di Roma, attraverso l´assessorato alle Pari
    Opportunità, assegna il proprio patrocinio al corteo, e la
    polemica dal centrodestra contro il Campidoglio è immediata.
    Maurizio Gasparri, ex ministro di An, attacca «il buonista
    Veltroni che a nome dell´intera città patrocina le
    manifestazioni contro la famiglia promosse da organizzazioni
    omosessuali».
    Per Francesco Giro, coordinatore laziale di Forza Italia,
    «il patrocinio del Comune alla manifestazione nazionale
    dell´Arcigay dimostra ancora una volta che la giunta
    Veltroni è sottomessa ai condizionamenti della sinistra
    radicale e massimalista. L´evento rischia addirittura di
    trasformarsi in un clamoroso pronunciamento politico contro
    il governo Prodi. Secondo i promotori della manifestazione
    che si terrà con la benedizione del sindaco Veltroni, Prodi
    è colpevole di aver scelto i Dico e non i Pacs, proprio nel
    momento in cui anche i Dico sono stati esclusi dal
    Dodecalogo del governo per evitare spaccature nella
    maggioranza».
    E se Fabio Rampelli, deputato di An, fa i complimenti a
    Veltroni per quello che definisce «un autogol», anche nella
    maggioranza capitolina si registrano voci di dissenso: «La
    decisione di patrocinare la manifestazione ci lascia
    perplessi» fa sapere Gianfranco Zambelli, presidente del
    gruppo Udeur nell´aula Giulio Cesare.

    A tutti risponde Mariella Gramaglia, assessore alle Pari
    Opportunità: «Il patrocinio a questo genere di
    manifestazioni lo abbiamo sempre concesso. Rivendico la
    giustezza della scelta, che tra l´altro non comporta spese
    per l´amministrazione comunale. Eventi come questo hanno lo
    scopo di stimolare l´attenzione dell´opinione pubblica su
    temi come quelli del rispetto dei diritti civili, del
    superamento di discriminazioni e barriere davvero
    anacronistiche».

    di GABRIELE ISMAN
    giovedì 01 marzo 2007 , (C) Repubblica

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    09 maart

    le consegne del CArd. Ruini

    Il cardinale: «Meglio contestati che irrilevanti»

    Ruini: «Cattolici svegliatevi»
    Appello alla mobilitazione dei pensatori cattolici, senza
    respingere la cultura del tempo, del presidente della
    Conferenza episcopale

    ROMA - «Se noi cristiani ci rassegniamo ad essere una
    subcultura, in un mondo che guarda dai tetti in giù, niente
    potrà salvarci».
    La mano ossuta accarezza il Crocifisso appeso alla lunga
    catena argentea, poi lo sguardo del cardinale Camillo Ruini
    si accende, come il suo sorriso. E si affretta ad
    aggiungere: «Salvo un intervento della Provvidenza.
    Certamente».

    Con questo appello alla mobilitazione dei pensatori
    cattolici il cardinale vicario di Roma ha appena chiuso la
    due giorni di studi su: «La ragione, le scienze e il futuro
    delle civiltà».
    Ultimo appuntamento di quel forum che dieci anni fa ha
    lanciato il tema del «progetto culturale», così gradito ora
    al Pontefice.
    Un appuntamento da record per numero e qualità degli
    interventi di giuristi, matematici, filosofi, fisici e
    teologi che segna anche l'addio del cardinale
    settantaseienne al ruolo di presidente della Conferenza
    episcopale.
    «La prossima volta sarò da quella parte e non da questa»,
    dice alludendo alla sua imminente sostituzione per motivi di
    età, suscitando gli applausi affettuosi degli studiosi.

    Ruini tira le fila della riflessione comune e confessa la
    sua intenzione di «mostrare che per dire quel "grande sì
    all'uomo" auspicato da Ratzinger e per mostrare la verità,
    la bellezza e la vivibilità della fede, bisogna andare alle
    radici della razionalità contemporanea».
    Non è un invito a respingere la cultura del nostro tempo.
    Anzi.
    ...
    Quella che attende il cattolico, spiega, è una sfida
    «ineludibile»: «Deve svegliarsi. Deve giocare di proposta e
    dare un orientamento alla cultura. E per questo occorre che
    ci sia una crescita del senso di appartenenza alla Chiesa e
    a Cristo e una più precisa consapevolezza della radicalità
    della sfida che abbiamo davanti».

    A convegno chiuso, finite le strette di mano, ascoltate le
    richieste più disparate (compresa quella di ribadire
    l'inconsistenza dei vangeli apocrifi), il cardinal vicario
    si aggiusta l'abito e ci spiega meglio perché nutre molte
    speranze che i cattolici possano abbracciare la sua sfida a
    diventare bussola della cultura e vincerla: «Dall'interno
    del cattolicesimo cresce la consapevolezza che c'è bisogno
    di farlo. Perché i problemi che riguardano l'uomo in quanto
    tale e il dialogo tra le religioni spingono ormai in una
    direzione convergente: fanno sentire a molti il bisogno di
    riscoprire la propria identità cristiana».
    Eppure, da fuori, sembra che il periodo sia molto più
    complesso. E fortemente scosso dai contrasti sui temi etici.

    Il cardinal vicario allarga le braccia, annuisce e sorride:
    «È vero che la contestazione contro la Chiesa aumenta. Ma è
    preferibile essere contestati che essere irrilevanti». E
    aggiunge: «In altri Paesi come la Francia forse c'è minore
    contestazione, ma solo perché minore è il peso specifico dei
    cattolici».
    Si ferma, si illumina e aggiunge: «Se ci considerassero a
    fine corsa ci attaccherebbero meno». «Tra l'altro - fa
    notare - i rapporti numerici tra credenti e non credenti
    nella totalità della popolazione sono molto diversi da
    quelli che appaiono sui media. Io credo che qui in Italia,
    come negli Stati Uniti, sono maggioritari quelli che hanno
    Dio come punto di riferimento».
    Il rischio insito nello scontro però è di ritrovarsi nemici
    senza volerlo.
    Ora che l'etica è divenuto terreno di polemica politica ne
    abbiamo esempi quotidiani. E ieri l'altro il ministro
    dell'Interno, Giuliano Amato, intervenendo sui Dico, la
    legge sui diritti per le coppie di fatto, ha lanciato un
    monito alla religione a trattare con amore «legami forti
    anche fuori da quelli convenzionali» e non respingerli come
    «un peccato da cancellare», «sennò regaliamo a Satana un
    tempo che non è detto sia il tempo di Satana».

    Ruini, divenuto nella considerazione di alcuni il paradigma
    di una visione severa che sembra voler più escludere che
    includere, allontana da sé questo sospetto con garbo: «Non
    ho mai pensato di demonizzarli. Certo io suggerisco il
    matrimonio, ma non sono contro le persone che vivono in una
    coppia di fatto. Per carità. Quella è una loro libera
    scelta. Va rispettata. D'altra parte non si vede perché
    dargli una struttura giuridica che rischia di sovrapporsi a
    quella esistente e a fare confusione». «E del resto non la
    vogliono. A dirlo sono loro stessi. Noi ne conosciamo molti,
    giacché molte sono le coppie che si sposano dopo aver
    convissuto. Sono una sorta di coppie di fatto in transito
    verso il matrimonio. Da quanto risulta ai sacerdoti che
    hanno ogni giorno a che fare con loro, queste coppie non
    chiedono forme diverse dal matrimonio».

    Nel convegno era già stata messa in discussione una nuova
    tendenza, quella della richiesta sempre più diffusa di nuovi
    diritti (c'è chi ne reclama anche per l'intelligenza
    artificiale) senza farsi carico dei corrispondenti doveri.
    Un diritto che voglia essere ragionevole, era stato detto,
    deve invece riuscire a bilanciarli.
    Nella conclusione il cardinale evidenzia che «il punto
    decisivo è l'apertura della razionalità umana alla
    trascendenza, cioè, in concreto, a Dio e anche all'uomo che
    non può essere considerato un pezzo di natura».
    Altrimenti, fa notare condividendo l'intervento di un
    professore di letteratura russa, «ricadiamo nell'errore
    descritto dal pensatore sovietico Soloviev».
    Nel suo romanzo metaforico c'è un uomo, progressista,
    umanista, pacifista, che riusciva a mettere d'accordo tutto
    il mondo, persino le religioni diverse. Ma viene
    smascherato: è l'Anticristo.

    Fuor di metafora, Ruini e i pensatori del Forum sono
    convinti: «Occorre tenere conto della novità e della
    importanza decisiva della fede cristiana rispetto alla
    razionalità. Non basta adottare i valori senza riconoscere
    l'importanza decisiva di Cristo. Questa è la sfida culturale
    ineludibile dei cattolici. E per vincerla non basta
    organizzarsi. Occorre una consapevolezza dell'appartenenza.
    Ci sono gruppi religiosi numericamente non molto diffusi ma
    capaci di esprimere una presenza assai incisiva. Lo abbiamo
    visto».
    Malgrado le critiche affilate e gli sbeffeggiamenti subìti
    dalla satira Ruini non rifugge dai media: «Gli attacchi non
    mi hanno mai dato fastidio. E credo che, come cattolici,
    dobbiamo stare dentro alle dinamiche della comunicazione.
    Senza limitarci al gioco di rimessa. Solo in questo modo la
    cultura cristiana potrà avere piena cittadinanza nel
    pensiero attuale. Ma soprattutto dare alla cultura di tutti
    un nuovo slancio».
    In uno slogan: «Cattolici svegliatevi».

    Virginia Piccolillo
    CorSera, 04 marzo 2007
    08 maart

    veltroni fa arrabbiare i vescovi

    Roma - Anche se i Dico sono stati apparentemente «nascosti»
    con la crisi del governo Prodi, il clima attorno al ddl che
    riconosce le coppie di fatto e omosessuali non sembra
    destinato a rasserenarsi.
    Ieri, con un editoriale del giurista Francesco D'Agostino,
    il quotidiano della Cei Avvenire ha definito «scelta
    discutibile» la manifestazione romana dell'Arcigay prevista
    per il 10 marzo e ha criticato la scelta del Comune di Roma
    di patrocinarla.
    «A una manifestazione che abbia come fine ultimo quello di
    negare quella stabilità, che all'uomo è dato esperire
    radicandosi nella natura, bisogna dire di no», scrive D'Agostino,
    precisando subito che quel no «non è rivolto agli
    omosessuali in quanto tali».
    È invece un no «a una visione del mondo (che peraltro non
    tutti i gay condividono) assieme errata e ingenua, quella
    per la quale la differenza sessuale debba essere ritenuta
    irrilevante».
    Avvenire prevede che la manifestazione rivendicherà «il
    riconoscimento pubblico e legale di un modo altro non solo
    di vivere la sessualità, ma di pensare la famiglia, le
    relazioni interpersonali, l'identità individuale e di
    conseguenza né più né meno la stessa vita collettiva».
    Una linea «già tracciata dalla Spagna di Zapatero».

    Proseguono, intanto, i preparativi per la manifestazione in
    favore della famiglia che Forum delle famiglie intende
    organizzare nelle prossime settimane.
    «La Chiesa tiene alto il confronto - spiega al Giornale il
    vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri - perché,
    al di là della non prevedibile evoluzione parlamentare del
    ddl, ci si è resi conto che siamo di fronte al confronto tra
    due antropologie diverse. La prima è determinata da un
    soggettivismo esasperato, la seconda è quella della famiglia
    naturale così come è stata dettata nella nostra Costituzione
    da Togliatti, che trova compimento nella concezione
    cattolica. È un confronto radicale. Non c'è più spazio per
    l'ipocrisia
    di chi voleva far passare il riconoscimento delle coppie di
    fatto e omosessuali come piccoli aggiustamenti legislativi».

    Sui Dico interviene, dalle colonne del quotidiano cattolico,
    anche il vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, presidente
    della commissione episcopale «Vita e famiglia», che denuncia
    un «disprezzo per l'opera dei vescovi» su questo argomento.
    «Se l'ideazione dei Dico permettesse almeno di ragionare, di
    portare fatti e argomenti, esaminare situazioni, offrire
    interpretazioni e confronti, sarebbe già questo un risultato
    rispettabile». Invece, ai vescovi vengono solo attribuite
    intenzioni «retrive»: «Se questo non è pregiudizio, ditemi
    cos'è».

    (C) Il Giornale, lunedì 05 marzo 2007
    06 maart

    tutti difendano la famiglia

    "DIFENDANO LA FAMIGLIA.
    LA CHIESA HA IL DOVERE DI RICHIAMARLI"
    L'arcivescovo Bagnasco, candidato alla successione di Ruini
    afferma in un'intervista: "Mostriamo la forza della nostra
    identità"...

    I cattolici devono svegliarsi e battersi per difendere la
    famiglia, la loro cultura e i loro valori, in uno Stato che
    vara leggi difficili da digerire.
    Parola di Angelo Bagnasco, 63 anni, ex Ordinario militare,
    da soli sei mesi sulla cattedra che fu di Giuseppe Siri, il
    cardinale mancato papa per due Conclavi, di Dionigi
    Tettamanzi, oggi arcivescovo di Milano, e, da ultimo, di
    Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato in Vaticano e
    indicato come il suo grande sponsor per la successione a
    Ruini.
    Già in settimana Bagnasco potrebbe diventare la nuova guida
    della Cei. Tutti lo danno come il candidato in pole
    position, senza reali concorrenti.
    Ma naturalmente Bagnasco, in una domenica da pastore del suo
    gregge di anime, mentre visita una parrocchia nella profonda
    periferia genovese, tace e sorride alla domanda se toccherà
    a lui prendere il posto di Camillo Ruini alla presidenza
    della Conferenza episcopale.
    Cita il suo impegno al silenzio. Parla da arcivescovo di
    Genova e quindi da semplice membro della Conferenza che
    starebbe per essere chiamato a presiedere dopo Ruini,
    Poletti, i vicari di Roma, dopo Ballestrero, come lui nato a
    Genova.
    Ma condivide in pieno la linea sempre più insistentemente
    tracciata da Ruini e aggiunge di suo una richiesta urgente
    allo Stato italiano per una politica della famiglia più
    forte, descrivendo il terreno sul quale i cattolici devono
    scendere in campo e il temperamento che devono mostrare in
    una società sempre più laicizzata.

    Monsignore, quella di Ruini sembra una chiamata alle armi
    dei cattolici contro lo Stato laico. Condivide?

    "E' chiaro che i cattolici devono difendere la famiglia e
    che la Chiesa cattolica deve richiamarli a questo compito.
    Non si vogliono fare guerre sante. I nostri valori vanno
    difesi con serenità, moderazione, ma anche con fermezza di
    fronte allo Stato che fa le sue leggi. Non siamo contro le
    famiglie di fatto, ma contro una sovrastruttura che si
    aggiunga alla famiglia. Attenzione: questa è una battaglia
    che tocca anche a chi non crede, a chi non ha la fede ma un
    senso di responsabilità nell'organizzazione della nostra
    società: difendere un istituto come la famiglia".

    E lo Stato cosa dovrebbe fare di fronte alla discesa in
    campo della Chiesa: modificare, rettificare i suoi progetti?

    "Sono fiducioso che il buon senso sopravvenga. Ma dallo
    Stato ci aspettiamo subito, direi con urgenza, per esempio,
    politiche forti in favore della famiglia. Per ora nei
    programmi, nelle intenzioni di chi governa abbiamo visto
    segni troppo piccoli, troppo deboli in questa direzione. Non
    possono aspettarsi che la Chiesa dica sì e applauda le idee
    di riforma di istituti chiave come la famiglia. La Chiesa
    deve battersi perché siano difesi i valori fondamentali
    della nostra cultura".

    Ma c'è qualche altro Stato che vara queste leggi ed è più
    sensibile ai valori della vostra cultura? O questa è una
    prerogativa italiana e dei rapporti tra l'Italia e il
    Vaticano?

    "In Francia, per esempio, c'è una politica per la famiglia
    più avanzata. Ci sono leggi più favorevoli, anche se è
    chiaro che il peso dei cattolici è storicamente meno forte
    che in Italia. Ci sono altri Stati in cui quelle politiche
    sono più flebili o prendono altre direzioni, come la Spagna.
    Quello che noi ci aspettiamo sono segnali forti: quella è la
    strada che indichiamo".

    E' solo un problema di programmi di governo o c'è qualcosa
    di più forte che divide la politica del governo dalle
    aspettative della Chiesa?

    "Cercano spesso di farci passare per degli intolleranti. Non
    è così. Il problema è quello dell'identità culturale, in
    Italia come in Francia, in Europa. In Europa siamo il cuore
    del mondo, ma fatichiamo a definire la nostra identità a
    fronte delle altre culture religiose e laiche che si
    impongono nel mondo moderno. Guardi gli Usa: lì hanno un
    forte senso della loro identità. Noi stentiamo a imporre i
    segni forti della nostra civiltà. La famiglia è tra questi.
    E se non la difendiamo noi cattolici, chi deve farlo?".

    E, quindi, qual è il richiamo che va fatto ai cattolici,
    oltre a quello di scendere in campo con moderazione e
    fermezza?

    "Il Novecento si è chiuso lasciando alle nostre coscienze un
    grande problema: che cos'è oggi l'uomo? Tutto è entrato in
    discussione a partire dal fatto che di un uomo si possono
    anche cambiare gli organi, decidere il momento della morte,
    predeterminare il suo sviluppo, incidere geneticamente. Sui
    principi dell'etica ci sono scontri sempre più forti: è lì,
    appunto, che possiamo apparire intolleranti o che qualcuno
    può aspettarsi al contrario il nostro applauso, la nostra
    resa. Ricordo un commentatore qualche anno fa aveva posto
    retoricamente questa domanda: ma se la Chiesa dicesse sempre
    di sì, accettasse la rivoluzione laica dei valori? Ecco qual
    è il nostro ruolo di fronte a questo problema: essere non
    solo presenti, risaltare, mobilitarci per far valere questi
    valori, non per applaudire".

    Insomma vuol dire che la linea di Ruini va condivisa e lei
    come vescovo si sente perfettamente identificato nella sua
    mobilitazione?

    "Ripeto: ai cattolici non basta essere presenti e dire
    semplicemente che ci sono. Devono dimostrare tutta la forza
    della loro identità con grande serenità".

    di Franco Manzitti
    (La Repubblica online 5 marzo 2007)
    05 maart

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Benedetto XVI: la legalizzazione di convivenze alternative
    al matrimonio
    Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi
    per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il
    diritto alla vita. In ciò egli sa di poter contare su
    motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e
    che possono quindi essere condivise da ogni persona di retta
    coscienza... ma bisogna ammettere che gli attacchi al
    diritto alla vita in tutto il mondo si sono estesi e
    moltiplicati, assumendo anche nuove forme. Tutto questo
    avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le
    spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al
    matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste
    situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di
    pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza
    circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più
    forti indebolisce e sembra paralizzare anche le persone di
    buona volontà.

    IN LIBRERIA:
    http://libreria.totustuus.info/
    Famiglie e convivenze. Nuove tensioni nella società
    I grandi temi della vita umana e della famiglia fanno parte
    integrante della questione antropologica e sono la frontiera
    delle grandi risposte sull'uomo. La vera questione sociale
    oggi è la famiglia e dal modo con cui ci si orienta a
    considerare la famiglia nel vissuto quotidiano e nella
    società dipenderà la sopravvivenza o meno non solo della
    famiglia, ma della stessa convivenza umana, con quelle leggi
    e quelle regole che il mondo occidentale attraverso un
    cammino di secoli ha costruito.
    "LOBBYING ETICO - Fatti sentire dal tuo deputato"
    http://www.fattisentire.net/
    Famiglia - Pacs: Legge sbagliata. Ai conviventi basta un
    contratto
    Le contraddizioni in tema di politiche per la famiglia
    presenti nel nuovo Governo non devono farci abbassare la
    guardia circa il Disegno di Legge inteso a distruggere la
    famiglia italiana. Occorre continuare a martellare le
    caselle di posta elettronica dei politici per far loro
    sentire la voce della nazione.

    10) "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=35082&url=dettaglioRassegna.jsp
    Dopo il DiCo con la benedizione del parroco
    Nella cattolica Brianza un prete con qualche grillo per la
    testa ha aperto ancor più l'istituto che fa degli sposi un
    cosa sola. Non solo ha concesso il matrimonio civile dopo
    quello religioso. Non solo il divorzio dopo il matrimonio
    civile; non solo il divorzio dopo il secondo o terzo o
    ennesimo - finché morte non separi - matrimonio civile; non
    solo l'approvazione dopo la convivenza di fatto e le coppie
    extracomunitarie sposate con i riti più disparati. Due si
    incontrano, si salutano, si mettono insieme e rimangono
    uniti finché gli garba. Dopo un tempo nemmeno stabilito si
    dividono e ciascuno va per conto proprio. Anni. Mesi.
    Giorni. Purché ci sia un registro dove siano annotati nomi e
    le generalità dei soggetti. Né vale la cittadinanza italiana
    o lo stato sociale di extracomunitari. Niente religione.
    Niente razza. Ancor meno spiritualità. Né vale la differenza
    sessuale due maschi possono mettersi insieme in una sorta di
    convivenza, così due femmine.

    11) "IL TIMONE"
    http://www.iltimone.org/newsArt.php?idArt=29
    Convegno a Milano su "Le leggi ingiuste"
    "Le leggi ingiuste - Divorzio, aborto, fecondazione
    artificiale: quando il diritto positivo contraddice il
    diritto naturale" è il titolo di un importante convegno che
    si terrà sabato 3 marzo tra le 9.30 e le 13.15 a Milano,
    presso l'Auditorium di via Pavoni (zona Maciacchini).
    Organizzato in collaborazione con la Scuola di Apologetica e
    il mensile Il Timone, il convegno si articolerà in due
    sessioni. La prima, introdotta da Gianpaolo Barra (direttore
    de Il Timone) e moderata da Marco Invernizzi (direttore
    della Scuola di Apologetica), prevede le relazioni su "Il
    concetto di legge ingiusta" e "La fine del matrimonio: la
    legge 898 del 1970 sul divorzio"). La seconda prevede le
    relazioni su "Il diritto di uccidere un innocente: la legge
    194 del 1978 sull'aborto procurato" e "Produrre l'uomo: la
    legge 40 del 2004 sulla Fecondazione artificiale
    extracorporea".

    12) "MONS. LUIGI NEGRI"
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/template/detailNews.asp?
    IDFolder=175&IDSezione=165&IDOggetto=2396
    Un minimalismo ipocrita
    Un minimalismo ipocrita, purtroppo targato di un
    cattolicesimo che per salvare il potere vende l'anima, ha
    voluto dimostrarci che non si trattava di svolte radicali ma
    solo di "aggiornamenti" giuridici ed amministrativi. La
    verità è invece che si vuol distruggere la famiglia: quella
    famiglia che Benedetto XVI ha evocato nella sua irripetibile
    unicità... E' una grande lezione di laicità quella che la
    Chiesa sta dando all'intero Paese. La questione fondamentale
    è che la società è fondata sulla famiglia, eterosessuale,
    unita, stabile, feconda, capace di educazione e di
    responsabilità culturale e sociale.

    13) "PADRE PIERO GHEDDO P.I.M.E."
    http://www.gheddopiero.it/armagheddo/armagh0311.htm
    Eucarestia e missione
    Quando si parla di globalizzazione si parla quasi solo di
    soldi (Tobin tax, azzeramento debito estero, prezzi materie
    prime, finanziamenti allo sviluppo, commercio equo e
    solidale, ecc.). II passaggio dai soldi alla conversione a
    Cristo non è facile, ma come cristiani e missionari vale la
    pena di tentarlo, per lanciar proposte forti e provocatorie
    anche sul piano personale. Sinceramente non riesco a capire
    perché l'associazionismo giovani cattolico italiano non si
    muova chiaramente e dichiaratamente in questa direzione;
    perché il movimento missionario e la stessa Chiesa italiana
    non promuovano studi, congressi, orientamenti culturali in
    questo senso. Nel "Manifesto delle associazioni cattoliche
    ai leader del G8" (7 luglio 2001) Gesù Cristo, il Vangelo,
    la Chiesa, i missionari non sono nemmeno nominati.

    14) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.rinocammilleri.it/beyondengine/frontend/exec.php?
    id_content_element=448
    Gheddo
    Padre Piero Gheddo, decano dei missionari italiani, in un'intervista
    su "AsiaNews" del 7 febbraio 2007 ha raccontato: "Tolto il
    cristianesimo dall'anima dell'Europa, non restano che i
    ruderi di Atene e di Roma. L'idea di uguaglianza tra gli
    uomini e tra uomo e donna, la distinzione tra Chiesa e
    Stato, le scuole e gli ospedali, il rispetto per le persone:
    è tutto nel cristianesimo ed è ciò che ci distingue
    dall'islam. E anche all'islam manca Gesù Cristo.

     
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