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| COME E PERCHE’ IL CORRIERE DELLA SERA HA “CENSURATO” MAGDI ALLAM…
| 29.03.2008 |
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| Perché il Corriere della sera ha “censurato” Magdi Allam? Dico “censurato” con le virgolette perché si tratta “solo” di un taglio (circa un terzo) del suo articolo. Tuttavia stupisce scoprire che quella “lettera aperta al Direttore” sul suo battesimo amministrato dal Papa (un fatto che sta facendo il giro del mondo e sta suscitando un vespaio di polemiche), domenica scorsa non è stata pubblicata “nella sua versione integrale”, ma “solo parzialmente”, come lo stesso Allam segnala nel suo sito.
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Francamente sembra una gaffe storica, un incidente memorabile. Oltretutto la parte “omessa” è molto significativa (come vedremo) e avrebbe colorato diversamente l’evento. Cosa ha motivato la scelta del Corriere? Diranno che è stata solo una decisione tecnica, per la lunghezza dell’articolo. Ma è poco credibile perché normalmente sul Corriere escono articoli – assai meno importanti – di maggiore lunghezza. Faccio un esempio. L’articolo di Allam è lungo 7.800 battute. Se fosse stato pubblicato integrale sarebbe arrivato a 11.697.
Troppo? No. Proprio il 23 marzo, lo stesso giorno in cui non si è trovato lo spazio per pubblicare integralmente le 11 mila battute dell’eccezionale documento di Allam, il Corriere dedicava due intere pagine a un articolo di Alessandro Perissinotto su un delitto del 1958 per complessive 13.117 battute. Sinceramente non sembra che quel delitto (un uomo accoltellato nella bottega di un calzolaio) sia di grande attualità (è successo 50 anni fa) e sia oggi sulla bocca di tutti. Il caso non sta facendo il giro del mondo. Eppure ha avuto due pagine.
Nel filone delitti e misteri d’altronde il Corriere dedica abitualmente questo spazio a ciascun giallo (e sarebbe da studiare il motivo di questo dilagare della cronaca nera, anche in tv). Ricordo ancora due intere pagine riempite, il 22 dicembre scorso, da un articolo di Alessandro Piperno sul delitto di Perugia (in tutto 13.374 battute). Il pezzo non era precisamente di quelli che finiranno in un’antologia letteraria (per non dire delle ripetute paginate dedicate dal Corriere al volumetto di Sergio Luzzatto contro padre Pio).
Insomma, evocare l’eccessiva lunghezza per motivare il taglio dell’articolo del vicedirettore obiettivamente non è credibile. Anche perché la parte “omessa” è significativa e senza di essa la vicenda del giornalista assume un taglio diverso, che si presta a letture troppo politiche. Peraltro è curioso che il Corriere abbia chiamato due suoi editorialisti, Claudio Magris e Vittorio Messori (entrambi un po’ critici su quell’articolo di Allam), a commentare un testo uscito “parzialmente scremato”.
Ma cosa dice dunque la parte “censurata” dell’articolo reperibile sul sito del giornalista? E’ quella più personale e religiosa: senza di essa l’articolo ha accentuato l’aspetto politico e polemico. In quel brano oltretutto l’autore fa capire che la sua conversione non è avvenuta tanto (o soltanto) dall’islam al cattolicesimo, ma anche (e forse soprattutto) dall’ateismo occidentalizzante al cristianesimo.
Magdi racconta che la madre Safeya, musulmana praticante, “per il primo della serie di ‘casi’ che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati – mi affidò (a quattro anni) alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’Ordine dei Comboniani” (le religiose italiane erano presenti al Cairo con la loro opera).
Più avanti Magdi frequenta il collegio dei salesiani “che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori”. Lì respira una mentalità per cui “la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel Giorno del Giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività”.
E’ grazie a questa “educazione cristiana” e a questa amicizia con dei religiosi cattolici “che io ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali”. Negli anni Sessanta sua madre lo avvicina all’Islam “che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo”. Era l’Egitto di Nasser “dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare”.
Infatti “del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’Occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato”.
Ma Magdi ricorda che gli anni passati fra i religiosi cattolici gli avevano fatto conoscere da vicino la Chiesa e sentire il fascino di Cristo: “Già da allora leggevo la Bibbia e i Vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla santa messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica”.
Ed ecco l’ultima confessione: “Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni Settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il Dio dell’Amore, della Fede e della Ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me”.
Questa pagina fa capire assai meglio il cammino di Magdi, che non è quello di un musulmano praticante, d’improvviso folgorato, che rinnega la precedente fede. E’ piuttosto la storia di un uomo del nostro tempo, che nella sua giovinezza ha vissuto forse più dentro le ideologie laiche occidentali, che non dentro l’arcaico mondo islamico. E poi ha scoperto Gesù.
Perché questo racconto è stato tagliato? E chi può “tagliare” in un giornale l’articolo di un vicedirettore? Forse questa pagina è stata ritenuta meno interessante perché non è politica, mentre resiste tuttora la mentalità sessantottina per cui “tutto è politica” e in fondo “la politica è tutto”. La religione interessa solo in quanto ha risvolti o ricadute politiche. Ma forse la vera notizia – più e prima dello scontro con l’Islam – è proprio questa capacità di attrazione di Gesù Cristo che anche oggi si manifesta pure con episodi clamorosi. Qualche mese fa c’è stata la conversione di Tony Blair. Nei giorni scorsi si è saputo che Mikhail Gorbacev è stato “sorpreso” mentre, nella Basilica di San Fracesco, ad Assisi, stava pregando intensamente con la figlia.
Certo se l’ultimo segretario del Pcus si fosse convertito quando era ancora al potere la notizia sarebbe stata esplosiva, ma il fatto in sé non resta stupefacente? E’ solo la punta dell’iceberg. Nonostante i limiti del mondo cattolico e un ceto ecclesiastico spesso scalcagnato, Cristo continua ad attrarre. Forse questo suo potere presente è più interessante da indagare – anche per i giornalisti laici – di quello dei politici. Forse è Lui la vera notizia?
Antonio Socci
Da “Libero” 27 marzo 2008
 
| March 28 IN PRIMO PIANO: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=31Benedetto XVI: il sacerdote, dritto di fronte alle correnti del tempo Il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell'impegno per il bene. Lo stare davanti al Signore deve essere sempre, nel più profondo, anche un farsi carico degli uomini presso il Signore che, a sua volta, si fa carico di tutti noi presso il Padre. E deve essere un farsi carico di Lui, di Cristo, della sua parola, della sua verità, del suo amore. Retto deve essere il sacerdote, impavido e disposto ad incassare per il Signore anche oltraggi, come riferiscono gli Atti degli Apostoli. Mons. Luigi Negri http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2218"Dite no a queste Olimpiadi sporche di sangue" Torno a ripetere che noi ci auguriamo, anche se le speranze sono poche, data la povertà delle classi politiche in occidente, che le Olimpiadi di Pechino vengano boicottate dai popoli civili. Le Olimpiadi di Pechino grondano sangue e non solo del sangue dei monaci e dei civili tibetani che sono stati uccisi in queste ultime 48 ore e che sono infinitamente più vaste di quelle che l'ipocrisia del regime di Pechino dice. C'è da noi l'abitudine di leggere soltanto quotidiani laicisti che si guardano bene dal dire quello che succede in Tibet. Se venisse letto, qualche volta, anche il quotidiano cattolico Avvenire si avrebbe la possibilità di conoscere straordinarie testimonianze del più intelligente sinologo che abbiamo in Italia, Padre Bernardo Cervellera che documenta, puntualmente, di questa cosa abominevole che è questo regime che unisce tecnologia e barbarie. 8) "Rino Cammilleri " http://www.totustuus.biz/showthread.php?t=959Il Giornale senza Santo 'il Giornale', direttore responsabile Mario Giordano, ha deciso di non pubblicare per una decina di giorni a partire da oggi la rubrica curata da Rino Cammilleri - il maggiore apologista cattolico vivente - "Il Santo del giorno". C'è il forte sospetto che detta rubrica sia destinata a non essere più pubblicata. E' il segno di un ulteriore separazione tra in formazione e religione? E' il caso di inviare una mail di protesta a: direttoreweb@ilgiornale.it e a segreteria@ilgiornale.it , facendo notare questa mancanza e chiedendo il perché. Facciamoci sentire! 9) Comitato Verità e Vita http://www.comitatoveritaevita.it/pub/news_read.php?read=118194: una legge gravemente ingiusta La 194 non è una buona legge applicata male. Non c'è alcuna eterogenesi dei fini, ma al contrario la norma ottiene quello che vuole e che promette: e cioè, che la donna possa decidere in maniera arbitraria della vita del proprio figlio. E' il principio di autodeterminazione della donna. Ora, è inutile una discussione sulla 194 che non contesti questo punto. I cosiddetti aspetti positivi della legge sono assolutamente marginali. E' chiaro che si deve fare di tutto per salvare anche un solo bambino. L'importante, però, e che non si dia l'impressione di accettare la "cultura della scelta", per cui si dà per assodato il monstrum giuridico che dà alla donna il potere di decidere della vita o della morte del nascituro. 10) "ANTONIO SOCCI" http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2861 La Resurrezione e gli increduli di oggi… La Bbc riapre il dibattito sulla data del lenzuolo sacro. Raiuno invece dice che Gesù morì ateo... Mercoledì puntata dell'Infedele dedicata alla Resurrezione di Cristo (senza la presenza di alcun cattolico convinto che spiegasse i motivi razionali per cui i cristiani sono certi di essa). Mi sono chiesto se sarebbe mai possibile fare una cosa simile contro altri gruppi religiosi. Ovviamente no: solo contro la Chiesa si può. Cosa si crede, questo Gesù? Mica è il figlio di Colaninno! Lerner, che pure ha sempre avuto importanti supporter nel mondo clericale, troverà mai il coraggio per dedicare una puntata - poniamo - alla credibilità di Maometto e del Corano, con lo stesso approccio? Non credo, i musulmani vanno trattati in guanti bianchi (un po' come Colaninno). 11) Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.phpValori non negoziabili, base del discernimento politico Nella prolusione per l'apertura dei lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il cardinale Angelo Bagnasco ha indicato i valori non negoziabili come criterio per il discernimento politico... l'Arcivescovo di Genova ha fatto riferimento all'intervento del Pontefice Benedetto XVI al Convegno ecclesiale di Verona per precisare che occorre fronteggiare con determinazione e chiarezza di intenti "il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano". 12) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=16983&lan=itaProgresso, Educazione e Libertà Un fondamentale equivoco della cultura contemporanea è la confusione tra il progresso tecnico-scientifico e il progresso educativo e morale delle società. Il solo fatto di vivere cambiamenti, talora enormi, sotto il profilo tecnologico, i quali sono veri e propri "momenti di progresso" per le condizioni di vita delle persone e che, in tal senso, sono un bene, non può far illudere sul fatto che, altrettanto semplice possa essere il "progresso morale". Mentre il progresso tecnico-scientifico è tale per cui ogni generazione parte dal punto a cui è giunta quella precedente, il cammino educativo e morale, non procede in tale maniera! March 27
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Pasqua! Nel liceo classico dove insegnavo ho avuto la fortuna di incontrare un giovane professore, un collega che mi ha insegnato molte cose. Era docente di materie umanistiche nel ginnasio, di lingue classiche nel liceo. Sua mamma era greca. Il mercoledi dopo Pasqua del primo anno che lavoravamo insieme, ritornando a scuola, mi salutò dicendo in greco: il Signore è Risorto! Fortunatamente mi è venuta alla mente una antica lezione di liturgia in cui il mio insegnante ci raccontava che gli ortodossi, nel tempo liturgico di 50 giorni che va da Pasqua a Pentecoste, usano salutarsi dicendo “il Signore è risorto” e rispondendo “è veramente risorto”. Durante la Veglia pasquale, nella parrocchia di montagna dove ho trascorso le vacanze con la mia famiglia, il parroco, al momento dello scambio di un segno di pace, ha proposto di usare le stesse espressioni. I fedeli lo hanno fatto. E' stata una emozione! Ci siamo finalmente detti la cosa più bella e grande che portiamo nel cuore; molti dei presenti forse non avevano mai pronunciato una frase simile. Il Signore è veramente risorto; il fuoco del suo amore è più grande e potente di tutti i tentativi di spegnerlo. L'amore di Gesù trionfa sui nostri peccati e ci ricorda che noi siamo più belli e importanti delle nostre colpe, dei nostri errori, delle nostre paure, delle nostre cattiverie perchè siamo figli. La speranza che viene dal giorno di Pasqua è il dono più grande che possiedo, è il punto di partenza della mia ricerca della felicità. In questo senso proporre la Fede non è mancare di rispetto a chi non crede, ai discepoli di altre religioni: è un dovere di chi ha ricevuto un dono grande e vuole distribuirlo a tutti, specialmente ai più giovani. Spesso questo sentimento non viene compreso; Gesù per primo, da alcuni forse non è stato capito fino in fondo: indicava una strada di salvezza eppure è stato ucciso; predicava l'amore e il perdono, guariva i malati e gli indemoniati, distribuiva pani e pesci, invitava a pagare le tasse a Cesare, amava i bambini, era amico di tutti, ricchi, poveri e prostitute, donava speranza e vita eterna; da altri invece Gesù è stato capito molto bene: chiedeva l'umiltà di abbandonare il peccato, la strada della morte, dell'orgoglio, del potere, della diseguaglianza fra uomini di seria A e di serie B e di scegliere la strada della vita, del cambiamento, del passaggio, della Pasqua: per questo hanno tentato di zittirlo. Spetta ai credenti l'entusiasmante compito di dare a lui voce attraverso l'esempio, nella vita quotidiana; in questo difficile compito non siamo soli: il Papa e i nostri vescovi l'hanno ricordato nel messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù: riceveremo forza dallo Spirito Santo.
Don Nicolò Anselmi
| March 26
my dream 4 Iraqi people is in this video
hey iraqi guys do it!!! is your match point!
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| MA SE DAVVERO, IL 9 APRILE DELL’ANNO 30 GESU’ E’ RISORTO ALLORA TUTTO CAMBIA !!!
| 23.03.2008 |
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| Oggi, in Gran Bretagna, la Bbc trasmetterà l’annunciatissimo film-inchiesta sulla Sindone intitolato “Shroud of Turin. A conflict of evidence” con cui si riaprirà tutto il dossier relativo all’analisi al C14 fatta nel 1988. Tali e tante sono le scoperte e gli studi che, grazie ai più elaborati mezzi tecnico-scientifici, hanno dimostrato la fallacia di quella datazione medievale e la provenienza del Lenzuolo, con certezza, dalla Giudea e dal I secolo d.C., che pure il professor Christopher Ramsey, direttore del laboratorio di Oxford che fece quelle analisi, dichiara: “i miei colleghi potrebbero essersi sbagliati”.
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E ora intende riaprire la questione per capire quali elementi possano aver falsato i risultati. Siamo solo agli inizi di un clamoroso ristabilimento della verità.
Ma intanto sui mass media italiani dilagano ignoranza e pregiudizio. Un certo anticristianesimo si taglia a fette. Mercoledì puntata dell’Infedele dedicata alla Resurrezione di Cristo (senza la presenza di nessun cattolico convinto che spiegasse i motivi razionali per cui i cristiani sono certi di essa). Mi sono chiesto se sarebbe mai possibile fare una cosa simile contro altri gruppi religiosi. Ovviamente no: solo contro la Chiesa si può. Cosa si crede, questo Gesù? Mica è il figlio di Colaninno! Lerner, che pure ha sempre avuto importanti supporter nel mondo clericale, troverà mai il coraggio per dedicare una puntata – poniamo - alla credibilità di Maometto e del Corano, con lo stesso approccio? Non credo, i musulmani vanno trattati in guanti bianchi (un po’ come Colaninno). I cristiani no. Eppure chiederebbero solo di essere ascoltati. Con lealtà e desiderio di capire. Come tutti.
Forse il mio collega Gad, prima di mettersi ad attaccare la religione degli altri (il cattolicesimo che non conosce e che è cosa complessa e profonda), dovrebbe almeno studiare bene la propria. Lo dico perché tempo fa, parlando proprio con lui di questi temi, evocai distrattamente un libro di Elia Benamozegh e mi sentii dire: “E chi è?”. Mi stupii. Un importante giornalista che si propone come intellettuale di cultura ebraica e tratta questioni religiose, ma non conosce neanche l’esistenza di Benamozegh – uno dei grandi maestri dell’ebraismo italiano, biblista, cabbalista e filosofo della religione – è come un intellettuale cattolico che si occupasse di cose religiose, ma non avesse mai sentito parlare di Antonio Rosmini o di Jacques Maritain o di Karl Rahner.
Chissà perché sul cattolicesimo (o meglio: contro) tutti sentono di poter pontificare. Un tizio, che non nomino perché cerca pubblicità facendo l’ateo di professione, in un importante programma di Rai 1, giorni fa disse ridacchiando che Gesù morì ateo come lui dal momento che sulla croce gridò “Padre, perché mi hai abbandonato?”. Che dire? Superficialità? Rozzezza? Fate voi.
Ieri un giornalista che stimo, Francesco Merlo, firmando sulla Repubblica un editoriale sull’eutanasia (dove citava i casi di Chantal Sébire e di Hugo Claus), ha concluso così: “ ‘Padre, perché mi hai abbandonato?’, chiese Cristo che troppo soffriva sulla croce e che perciò, come Claus e come la signora Sébire, voleva morire. Fu così elegante e discreta la risposta del Padre che nessuno l’ha mai saputa”.
A dire il vero la risposta del Padre fu la Resurrezione di suo Figlio e ancora oggi, dopo 2000 anni, ne stiamo parlando come l’avvenimento centrale della storia umana. La notizia delle notizie. L’unica speranza. Ma una frase che Merlo ha scritto è profondamente vera, in modo diverso da come lui la intendeva. E’ vero: Gesù voleva morire. Anzi, desiderava ardentemente morire: per noi, per me e te, al posto nostro. Era venuto per questo. Per riscattarci dalla schiavitù del male dando se stesso in pasto alla belva. Lo ha detto lui stesso ai suoi amici (Lc 22, 15-18).
Desiderava con tutto il cuore donarsi, non chiedere l’eutanasia durante il supplizio: ha desiderato soffrire (per noi), non abbreviare le sofferenze con l’eutanasia. Ha dato il suo corpo ai macellai di Satana per mostrarci il suo amore smisurato, folle, senza eguali e prendere su di sé i nostri pesi e le nostre colpe. Per espiare al posto mio e tuo. Infatti poteva benissimo sfuggire all’arresto e invece restò nel Getsemani dove si consegnò docilmente e volontariamente ai suoi macellai.
Inoltre poteva benissimo abbandonarsi alla morte durante uno dei tanti supplizi a cui fu sottoposto per abbreviare le sofferenze. Per esempio, da quella bestiale flagellazione che devastò il 70 per cento della sua carne (come rivela la Sindone), nessuno usciva vivo. Invece lui, con una forza sovrumana, volle resistere per bere fino in fondo tutto il calice. Per portare tutto l’insopportabile.
E le parole citate da Merlo, (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”), che certo mostrano come abbia preso su di sé anche tutto il senso di abbandono che tanti esseri umani soffrono nell’esistenza, sono l’inizio di una preghiera: Gesù stava cercando di recitare il Salmo 21, un salmo dove era stato profetizzato, secoli prima degli eventi, precisamente tutto quello che fu fatto a lui quel 7 aprile dell’anno 30.
Oggi possiamo leggerlo ed è stupefacente vedere come la profezia messianica lì contenuta si sia realizzata alla lettera: si parla del Messia che sarà ridotto a “obbrobrio”, sarà “disprezzato”, schernito, non avrà aiuti mentre sarà circondato da un branco di cani, gli grideranno insulti, slogando le sue ossa. Addirittura il Salmo profetizza esattamente che tipo di supplizio avrebbe subito il Messia: “hanno trafitto le mie mani e i miei piedi”. Crocifisso.
Vi si legge perfino: “si sono divisi le mie vesti, tirandole a sorte”. Pregando con quel Salmo, Gesù tentò fino all’ultimo di aprire gli occhi ai presenti: si stava compiendo tutto quello che era stato profetizzato. Come tutte le altre 300 profezie della Scrittura si erano tutte adempiute alla lettera nella sua vita.
Inoltre quel Salmo si conclude preannunciando la resurrezione e il Regno di Dio che, da Israele, si estenderà “fino ai confini della terra”. Precisamente ciò che si sta compiendo da duemila anni. Grazie alla testimonianza di coloro che lo hanno visto risorto e hanno anche toccato con mano quelle ferite. E che sono stati pronti a testimoniare questi fatti anche a costo del martirio (per una balla non ci si fa ammazzare). Ma anche noi possiamo continuare a toccare con mano come l’incredulo Tommaso. Non abbiamo avuto forse davanti agli occhi per 50 anni le stigmate di padre Pio, studiatissime da fior di medici e giudicate scientificamente inspiegabili? E non abbiamo visto la quantità enorme di prodigi e grazie che da quelle stigmate del santo sono piovute su migliaia di persone? E potremmo aggiungere altri stigmatizzati del nostro tempo come Gemma Galgani o Marthe Robin per dirne solo alcune. Del resto di Gesù vivo e operante è possibile fare esperienza, per grazia, nella quotidiana vita della Chiesa. Come diceva don Giussani: “vieni e vedi”. La proposta della Chiesa è tutta qui: toccate con mano come Tommaso. Anche certi segni straordinari, come la Sindone, ci parlano.
La scienza ci dà alcune certezze su di essa che solo oggi è stato possibile acquisire con i moderni mezzi di indagine: 1) quel telo ha sicuramente avvolto un corpo morto; 2) quel corpo non è stato dentro al telo per più di 40 ore perché non c’è traccia di putrefazione; 3) dal telo non è stato tolto, ma è come se lo avesse trapassato non essendovi alterazione alcuna delle macchie di sangue (è esattamente la caratteristica che aveva il corpo di Gesù risorto che secondo i Vangeli entrò nel cenacolo nonostante le porte fossero sbarrate). Infine resta da spiegare quell’immagine impressa sul telo. E’ un enigma. Si parla di un lampo misterioso, una fonte di energia sconosciuta proveniente dal corpo stesso: la Resurrezione!
Antonio Socci
Da “Libero”, 22 marzo 2008 | |  
March 20 Io duro perché faccio» aveva affermato Romano Prodi il 28 dicembre 2007, parlando con alcuni giornalisti. Non l'avesse mai detto. Dopo quella profezia ottimistica, per il Governo di centro sinistra - che ha sempre avuto una salute cagionevole - la situazione è letteralmente precipitata: prima l'emergenza rifiuti in Campania, poi le dimissioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella e l'abbandono della maggioranza da parte dell'Udeur. Un'agonia politica che ha avuto il suo epilogo la sera di giovedì 24 gennaio 2008, quando il Senato ha sfiduciato l'esecutivo. Una crisi senza rimedio, visto che - dopo il tentativo fallito da Franco Marini - il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sciolto le Camere, e ha fissato nuove elezioni per il13 e il14 aprile.
«Duro perché faccio», aveva detto il Presidente del Consiglio. Ma che cosa ha fatto in venti mesi il Governo guidato da Romano Prodi in tutte quelle materie che Benedetto XVI ha definito "non negoziabili"? Converrà che a parlare siano i fatti.
Vita, morte e nessun miracolo dell' esecutivo di centro sinistra.
Dalla tutela della vita umana e della famiglia naturale ai rapporti con la Chiesa: un
bilancio fallimentare.
Il Timone ha raccolto per voi le prove.
Maggio 2006: Comunisti e Radicali al potere. La formazione di Governo è sostenuta da 21 partiti, e conta 103 membri tra ministri e sottosegretari: è l'esecutivo più numeroso di sempre.
Ma, soprattutto, è il primo governo della storia repubblicana a vedere la partecipazione diretta di Rifondazione Comunista e dei Radicali italiani, divenendo così l'unico governo sostenuto dall'intera sinistra parlamentare, cosa che non accadeva più dal 1947.
Maggio 2006: la sperimentazione sugli embrioni. Non sono ancora trascorsi quindici giorni dalla nascita dell'esecutivo, che il ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi ritira, a Bruxelles, l'adesione italiana a una moratoria nell'uso degli embrioni come cavie di laboratorio, voluta dal governo Berlusconi insieme a Germania, Polonia, Slovenia, Austria e Malta. È il 30 maggio 2006. Mussi auspica apertamente «il cambiamento della legge 40».
Infuria la polemica politica. Ma, pur di salvare la ghirba del Governo, i cattolici che sostengono la maggioranza bocciano una mozione presentata dall'opposizione, nella quale la tutela dell'embrione è affermata in maniera inequivocabile.
Giugno 2006: l'anticamera dell'eutanasia. I partiti di governo lanciano nella mischia il senatore Ignazio Marino, "cattolico", che il 27 giugno 2006 presenta - insieme alla capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro - un disegno di legge sul "Testamento biologico", anticamera dell'eutanasia. Questa iniziativa - guardata con approvazione anche da settori dell'opposizione - sembra destinata al successo, e viene fermata solo dalla caduta del Governo.
Settembre 2006: al Papa ci pensino le Guardie Svizzere. Romano Prodi è a New York per intervenire all'Onu. È il 19 settembre e un giornalista gli domanda che cosa ne pensi dell'allarme lanciato da Ali Agca, che ha parlato di pericoli per il viaggio in Turchia del Papa. «Che cosa vuole che sappia, io, della sicurezza del Papa in Turchia? Non so nulla, in proposito, vedranno le sue guardie...» è la sconcertante risposta del premier.
Novembre 2006: la droga raddoppia. Il ministro della Salute Livia Turco, "cattolico", emana un decreto sul tema delle droghe: viene innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis che può essere detenuto per uso personale. È il 13 novembre 2006. Si scatenano aspre polemiche e dopo alcuni mesi il decreto viene affondato da una decisione del TAR.
Febbraio 2007: i Dico per le unioni tra omosessuali. È la sera dell'8 febbraio 2007 quando tutti i principali telegiornali si aprono con le immagini del Ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini e del Ministro della Famiglia Rosy Bindi che annunciano con toni trionfalistici il disegno di legge sui Dico. La sigla - che significa "DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi" - indica la volontà del Governo Prodi di riconoscere una serie di diritti alle coppie di fatto, anche dello stesso sesso. È il provvedimento più contestato di tutta la breve vita dell'esecutivo di centro sinistra. Il Ministro Bindi si giustifica dicendo che alla stesura del decreto «hanno collaborato molti giuristi cattolici», guidati da Renato Balduzzi (presidente del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e da Stefano Ceccanti (ex presidente della FUCI - Federazione Universitaria Cattolica Italiana). La Chiesa e le opposizioni intervengono duramente, e ne scaturisce una mobilitazione che sfocia nel Family Day, a Roma, il 12 maggio 2007. Anche esponenti della maggioranza prendono poco alla volta le distanze dai Dico, che naufragano.
Il rapporto con la Chiesa cattolica. La vicenda dei Dico porta il Governo al minimo storico nei rapporti fra potere politico e Chiesa in Italia. Alcuni cattolici che fanno parte dell'esecutivo tentano di far credere che i Dico siano compatibili con il Magistero, e vengono apertamente sconfessati dalla Conferenza episcopale. I partiti della sinistra al governo (comunisti, verdi, socialisti) e i radicali aprono il fuoco contro "l'ingerenza del Vaticano nella politica italiana". I rapporti con la Chiesa resteranno tesi per tutta la legislatura.
Luglio 2007: arrivano i CUS. Di fronte al fallimento clamoroso dei Dico, la maggioranza non demorde e si inventa i CUS (Contratti di Unione Solidale). È il 12 luglio del 2007. I due conviventi, anche dello stesso sesso, ricorreranno al notaio o al giudice di pace. L'ideatore è il senatore Cesare Salvi. L'iter del provvedimento sembra più facile di quello toccato ai Dico, ma viene bruscamente interrotto dalla fine del governo.
Luglio 2007: attacco alla legge 40 del 2004. Il Ministro della Salute Livia Turco - con l'appoggio di ampie fette della maggioranza - avvia un progetto di riforma delle Linee Guida della Legge 40 sulla fecondazione artificiale. Obiettivo: rendere più permissiva la legge in vigore, aggirando alcuni divieti in essa contenuti. Proprio quando il Ministro sta per pubblicare il regolamento, il governo cade. Ma in queste settimane la Turco potrebbe ancora emanare le nuove regole, che affosserebbero la legge vigente.
Gennaio 2008: il bavaglio al Papa. C'è lo zampino del Governo nella vergognosa vicenda della Sapienza: mentre monta l'ostilità contro la visita del Papa, Prodi e i suoi ministri tacciono. Parleranno soltanto quando il Pontefice annuncerà di aver rinunciato. Il Ministro degli interni Giuliano Amato - rivela Andrea Tornielli su il Giornale avrebbe consigliato il Papa di inventarsi una malattia diplomatica e restarsene a casa.
Che fine hanno fatto i protagonisti? A futura memoria, è interessante ricordare che cosa fanno oggi i protagonisti di questi atti. Romano Prodi ha annunciato che non si ricandiderà. Fabio Mussi e Cesare Salvi sono esponenti di spicco della Sinistra Arcobaleno, che candiderà come premier Fausto Bertinotti. Livia Turco è una dirigente del nuovo Partito Democratico guidato da Walter Veltroni. Rosy Bindi è stata candidata alle primarie del Partito democratico e ne è elemento di spicco. Barbara Pollastrini è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito democratico. Del quale fanno parte anche Ignazio Marino, Giuliano Amato e Anna Finocchiaro.
Conclusioni
Di fronte a fatti così eloquenti, si impongono alcune considerazioni. La prima: il Governo Prodi ha progettato una serie di attentati alla legge naturale e alla libertà di parola della Chiesa, che non si sono concretizzati solamente per la sua fine prematura. Dunque, la caduta del Governo Prodi è stata provvidenziale. Secondo: è la prima volta nella storia repubblicana che è il governo (e non il Parlamento) a farsi direttamente promotore di iniziative così numerose di marca anti-cattolica. Terza e ultima considerazione: il giorno in cui ognuno di noi dovrà andare a votare, sarà bene non dimenticare questi venti mesi di autentico assedio ai valori che contano. La minaccia continua.
Mario PALMARO
IL TIMONE - Marzo 2008 (pag. 12-13)
March 19 Sul sito www.agoradeigiovani.it potete trovare un lettera di Piergiorgio Frassati in cui coinvolge alcuni giovani, quasi anticipando l’invito fatto Papa, nel messaggio di quest’anno, di portare a Gesù un giovane, con dolcezza. Dalla testimonianza di Gianni Brunelli, furiere della 41 esima Compagnia distrettuale, Torino 1924: “(…) Quando la messa finì, feci la comunione. Egli era ritto e teneva in mano un rosario. Mi guardò e l’occhio suo sfolgorò di luce: fu un attimo e fu un’eternità. Io non dimenticherò mai quello sguardo... Quando uscii la chiesa era deserta. Ma fuori nella via, nel sole mi aspettava un giovane veramente bello. Era Pier Giorgio Frassati…e mi parve di avere accanto a me Giovanni, l’amico di Gesù. –T’accompagno- disse- Dimmi dove stai e di dove sei.-… Quando fummo sul portone della caserma mi disse quasi ordinando- Perché non raccogli ogni domenica un gruppo di soldatini e non li porti a San Secondo?- Io non risposi ma gli strinsi la mano promettendo. La domenica dopo eravamo oltre venti soldati della mia Compagnia alla comunione. E dall’ombra silenziosa della navata io vidi la gioia festosa di Pier Giorgio Frassati. Bastò una sua parola per fare il miracolo, che in caserma difficilmente si pensa alla messa”.
March 17 "Avrete forza dallo Spirito Santo che scendera' su di voi e mi sarete testimoni"; e' questo il titolo del messaggio del Papa per la Giornata Mondiale dei Giovani che si celebrera' domenica 17 marzo in tutte le diocesi del mondo e a luglio a Sydney. Il Santo Padre, nel messaggio, parla lungamente dello Spirito Santo, della sua presenza nella chiesa e nell'anima di ogni battezzato e cresimato. Per un giovane oggi testimoniare la propria fede puo' far paura, specialmente nel gruppo, nella compagnia; diversa e' la testimonianza nel rapporto personale dove, oltre le maschere e i ruoli, molti scoprono il desiderio di credere, di avere speranza. Mi sono chiesto in quali ambiti vorrei chiedere, per me e per i giovani, la forza dello Spirito. In primo luogo chiederei la fedelta' ad una regola di vita spirituale semplice ma profonda, alimentata dalla Parola di Dio quotidiana, dal Rosario, dal Sacramento della Riconciliazione frequente, dall'Eucarestia adorata e ricevuta. Chiederei per ogni giovane la forza per essere un buon cristiano e un buon cittadino, o meglio un buon cristiano cioe' un buon cittadino; giovani che prima di tutto fanno il proprio dovere nello studio a scuola ed all'universita', che rispettano l'orario di lavoro e si impegnano per lo stipendio che ricevono, che pagano le tasse ed il biglietto del treno, che lasciano il posto agli anziani sull'autobus, che non passano avanti quando sono in fila e non buttano la carta per terra, anche quando tutti lo fanno. Invocherei lo Spirito Santo per chi desidera impegnarsi in politica che e' una forma alta di carita' perche' pensa al bene di tutti, specialmente dei piu' deboli. Pregherei lo Spirito Santo per i giovani che vorrebbero agire per il bene comune, per chi vuole organizzare un convegno culturale, un seminario di studio per studenti universitari, un gesto di solidarieta' per i poveri ma ha paura di non farcela. Chiamerei lo Spirito Santo perche' scendesse su chi vuole fare una scelta importante per la sua vita, nell'amore, consacrato o matrimoniale, su chi vuole vivere nella castita' cioe' nella carita' verso l'altro, su chi vuole ricostruire, attraverso il perdono, un rapporto ferito oppure scioglierne uno malato. I giovani, in tutto il mondo, si ritroveranno la Domenica delle Palme, insieme ai loro vescovi, per fare festa e celebrare Gesu'; chiedo allo Spirito Santo che questi momenti siano anche degli eventi al servizio della citta', di tutti i giovani, di chi crede e di chi non crede, di chi e' cristiano e di chi non lo e' ma appartiene alla famiglia di Dio, grande come l'umanita' intera. Chiederei infine allo Spirito Santo la forza di rispondere all'invito che il Papa, nell'ultima parte del messaggio, rivolge ad ogni giovane: quella di portare un altro giovane a Gesu',...con dolcezza!
Don Nicolò Anselmi March 11
Mentre assistiamo sbigottiti e disgustati alle candidature – ultimo segno di una totale decadenza e inaffidabilità della politica – sto seriamente maturando un’idea: non vedo l’ora di non votare. Per la prima volta in vita mia…
P.S. Finalmente è stata riattivata la posta al mio sito. Basta cliccare sopra “scrivimi”.
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“GAFFE” LERNER, LA VOCE DEL PADRONE E L’OPERAIO DELLA THYSSEN UMILIATO
da “Libero” 7 marzo 2008
Non so se Gad Lerner (che torna ad essere per l’occasione “Gaffe” Lerner) si sia risentito quando, nel suo blog, sono arrivati questi messaggi indignati (con lui) per ciò che è accaduto mercoledì sera al suo programma, L’Infedele. Di sicuro deve esserne imbarazzato Fausto Bertinotti (come vedremo). Prima di leggere alcune di queste mail riassumo l’accaduto. Il titolo della puntata era “Povero Marx imbavagliato!”, con tanto di foto del filosofo barbuto col bavaglio. A essere silenziato e strapazzato in modo imbarazzante da Lerner, però, è stato l’operaio simbolo dell’attuale classe operaia (sedotta e abbandonata), ovvero Ciro Argentino, il giovane lavoratore della ThyssenKrupp, amico dei poveri operai morti in fabbrica a Torino nel rogo del dicembre scorso. Argentino era stato invitato alla trasmissione insieme con due ospiti politici: Fausto Bertinotti e Matteo Colaninno (figlio di Colaninno), già dirigente di Confindustria e oggi capolista del Pd in Lombardia. Evidentemente l’operaio era stato chiamato lì per dar voce alla rabbia operaia (di questi tempi più che giustificata), ma siccome non si comportava a comando e ha osato per due volte disturbare il signor Colaninno, sovrapponendo la sua voce alla voce del padrone, per lesa maestà ha scatenato la spropositata reazione di Lerner che gli ha intimato – con toni che oggi nessuno usa - di non disturbare più o altrimenti di andarsene. Il povero operaio intimidito, zittito e pallido, non ha più osato “disturbare”, non trovando il coraggio di alzarsi e mandare a quel paese il conduttore. La scena ha colpito molti. E qualcuno ha scritto subito al blog di Lerner. Giuseppe A. Possedoni, per esempio, ha inviato questa mail: “Caro Collega, nella tua, come in ogni altra trasmissione che diffonde dibattiti in tv, le interruzioni, anche irruente e fatte con toni in grado di innervosire un morto, avvengono continuamente. Solo nel tuo programma di stasera, però, mi è capitato di vedere il conduttore (cioè tu) rivolgersi a un ospite nel modo assolutamente inammissibile che hai usato nei confronti dell’operaio della Thyssen quando ha dato sulla voce all’imprenditore Colaninno”. Un certo Sandro, a sua volta, osserva sarcastico: “E bravo gaddino, lo sapevo che avrebbe fatto carriera, l’ho sempre saputo fin da quando facevo il ‘gabbiottaro’ a Lotta Continua…. ma certe volte riece a sorprendermi per la sua scorrettezza dialettica come quando zittisce l’operaio della Thyssen trattenendo, anzi non trattenendo, lo sdegno per le pressanti domande che mettono in difficoltà il suo ‘protetto’ Colaninno. Poi qualcosa sull’ex ‘prodiano’ Bertinotti: è passato senza soluzione di continuità dal sostegno al moderato liberismo del governo alla sferzante retorica classista (ma ndò stava negli ultimi due anni?)…..non più credibile!!!!”. Infine un’altra telespettatrice, Silvana Mazzarello, scrive a Lerner: “Ti ho sempre ammirato molto e non mi perdo una tua trasmisione ma….(e qui la mail diventa tutta maiuscola, nda) non permetterti mai più di umiliare ed azzittire nel modo che hai usato stasera una persona come l’operaio che hai bistrattato. C’è modo e modo !!! Capisco che non ti stia simpatico perché probabilmente non vota Pd. Però non ti puoi permettere di riversare su gente che già sta soffrendo una situazione anche la pubblica umiliazione. Chiaro ?!!!”. Probabilmente è stato più di un incidente. Più di una gaffe. Lerner, nei suoi programmi, ha sempre dedicato molta attenzione al mondo operaio e di recente, dopo la tragedia della Thyssen, ha realizzato pure uno speciale dell’Infedele sugli operai di Torino. La sua è infatti la generazione che è passata da Lotta continua e Potere operaio al Palazzo del potere. E’ l’informazione di Sinistra. Allora come si spiega l’incidente di mercoledì sera? Prima spiegazione: è stata solo una gaffe. Probabile, può capitare a tutti di sbagliare. Ma c’è anche una seconda spiegazione possibile (e se ne trova traccia nel blog di Lerner): si può ritienere che ieri come oggi questi intellettuali di sinistra sempre abbiano pensato gli operai come scenografia e tappezzeria, da far parlare o gridare a comando, all’interno del proprio palinsesto ideologico. Una volta Bertinotti diceva che il Pci aveva insegnato agli operai a non togliersi più il cappello davanti al padrone. Mercoledì si è avuta la sensazione che si sia fatto togliere di nuovo il cappello all’operaio davanti al padrone, capitalista “illuminato” candidato del Partito democratico. E’ stata una scena imbarazzante. Molti hanno avuto la percezione di cosa sia la Casta.
Anche perché al telespettatore veniva da pensare che il debordante conduttore non si permette di rivolgersi con quei toni agli ospiti “importanti”, come certi industriali e banchieri, o D’Alema o Bertinotti. E il compagno Bertinotti – di fronte a quella scena umiliante – non ha sentito il bisogno di intervenire per dire a Lerner che, a quel punto, insieme all’operaio se ne sarebbe andato anche lui.
A meno che mi sia sfuggito qualcosa, è stato lì a guardarsi la reprimenda senza obiettare. Chi tace acconsente. Eguale atteggiamento del resto ha tenuto “la mia saggia amica Lella Costa” (come si esprime Lerner, pratico di salotti sessantottini) e pure “il prete di strada don Andrea Gallo”. Tutti “de sinistra”, a parole, ma incapaci di sollevare la minima obiezione di fronte a una scena avvertita, almeno da certi telespettatori, come un’umiliazione. Il contributo della signora Costa, in tutta la serata, si è sostanziato in una battutella freddina su Fabrizio Corona che non c’entrava niente ed era peraltro assente. Che talento umoristico! Peccato non si sia cimentata sui due ospiti presenti, Bertinotti e Colaninno. O su Lerner e la sua sfuriata. Probabilmente i presenti neanche si sono resi conto dell’assurdità della scenata perché forse danno per scontato che l’operaio – ancorché chiamato come ospite in un programma – non deve disturbare e deve aprir bocca quando lo decide l’illuminato Conduttore. Quella è la sua parte in commedia. L’operaio deve far casino solo se sono i sindacati o il partito a ordinarglielo. Se invece è il cuore, la coscienza, la dignità a farlo parlare – mettendo così in imbarazzo il signor Colaninno, chiaramente a digiuno di politica, ma schierato a Sinistra – allora la voce del proletariato si può silenziare e poi si può proseguire amabilmente la borghese conversazione salottiera.
Era chiaro che Colaninno, il quale si è sempre presentato in tv come confindustriale e mastica poco di politica, fosse in fortissimo imbarazzo di fronte a chi lo contestava da sinistra e a chi ironizzava sul suo sbarco nel partito di D’Alema e Veltroni. Ma così “scortato” da Lerner ha dato la sensazione di essere molto a corto di argomenti. Ha dato l’impressione di essere l’ultimo rampollo di quella borghesia italiana che si è sempre caratterizzata per la furbizia. Col cuore a sinistra e il portafogli a destra. Solidarietà vivissime dunque a Ciro Argentino. La classe operaia non va in Paradiso, con questa Sinistra, e chissà che non mandi tutti all’inferno.
Antonio Socci
RISPOSTA DI LERNER E REPLICA MIA CARO GAD, ORA ASCOLTA QUESTA STORIA…
da “Libero”, 8 marzo 2008
Io sono figlio di un minatore. E ho una storia da raccontare a Gad Lerner perché non si è affatto pentito dell’umiliante scenata rifilata, mercoledì, nel suo programma, all’operaio della Thyssen. Né chiede scusa, come pure gli è stato suggerito dai lettori del suo blog. Errare è umano, ma perseverare è triste. Mi dispiace che Lerner faccia prevalere l’orgoglio (di professionista famoso e potente) sulla giustizia verso i deboli. E trovo avvilente che Bertinotti e Colaninno abbiano assistito alla scena col loro silenzio-assenso.
Rispondendo al mio articolo di ieri, Lerner dice di “avere zittito Ciro Argentino” (l’operaio della Thyssen) perché “non la smetteva di interrompere Matteo Colaninno”. Che squisita sensibilità per uno che viene da Lotta Continua. Si vede che oggi il suo cuore si intenerisce per il giovin signore bisognoso di coccole (“ma anche” candidato nel Pd come Calearo). In realtà l’operaio non ha prevaricato Colaninno, era lui, il neocandidato, a essere visibilmente inadeguato e in contraddizione con se stesso, come è apparso anche giovedì sera ad “Annozero”. Così Lerner se n’è preso cura.
“L’ho tutelato” aggiunge Lerner “e lo rifarei, paro paro. Come Ciro Argentino ben sa, se ho alzato la voce con lui non è solo perché inceppava la trasmissione, ma semmai per un eccesso di confidenza”. Lerner dice di essere pappa e ciccia con Argentino: “Sa benissimo che io sono un borghese, mica un proletario. Che conosco diversi imprenditori di questo paese, alcuni dei quali sono stati miei editori”.
Mi pare che la risposta migliore a tale ricostruzione sia quella di una sua lettrice, Letizia, che ha scritto al blog di Lerner: “Diciamo che Ciro Argentino stava cercando di interrompere con domande assolutamente in sintonia con quelle che molti si ponevano da casa e lei, signor Lerner, non lo lasciava parlare … Diciamo che gli operai Thyssen le servono, ma meglio che stiano composti e tranquilli mentre gli amici, ai quali non riserva siffatte amorevoli ruvidezze, ci spiegano che è finita l’era dei conflitti…Diciamo anche che ci saremmo aspettati che Bertinotti dicesse qualcosa su questo modo di trattare, saggiamente, gli operai come ‘amici’ e i padroni come, appunto padroni… Diciamo che la ruvida amicizia poteva tenerla per qualcun altro e invece ha preferito fare questa figura imbarazzante per la quale, essendo lei l’ospite, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa…”.
Gad fa capire che da Libero non prende lezioni perché – a suo dire - non daremmo spazio in prima pagina alle “morti bianche”. Intanto non è vero, infatti mercoledì stesso poteva trovare sulla prima pagina di questo giornale l’articolo di Lucia Esposito intitolato: “Quelle assurde morti bianche e gli ispettori che non vedono”. In secondo luogo Lerner usa la polemica (infondata) contro Libero per evitare di rispondere ai suoi stessi lettori. Le mail che ho riportato ieri e oggi sono arrivate al suo blog. Perché non risponde almeno a loro?
Infine, caro Gad, a te che – con sufficienza – ritieni altri non titolati a parlare, rispondo che, per quanto mi riguarda, io – Antonio Socci, firmatario di quell’articolo sulla dignità e il dolore degli operai (che ieri era, anch’esso, in prima pagina) – non prendo lezioni da te in questa materia. Perché gli operai (e soprattutto i minatori) che muoiono o finiscono mutilati sul posto di lavoro non li conosco per sentito dire come lorsignori giornalisti che dall’estremismo rosso sono passati ai mass media della borghesia.
Mio padre dall’età di 14 anni fu costretto, per poter mangiare, a fare il minatore in un bacino carbonifero toscano, fra Monteriggioni e Castellina in Chianti. Gli incidenti erano all’ordine del giorno. Almeno una quindicina furono mortali. Il 2 febbraio del 1953 la campana suonò proprio per mio padre. Era ventottenne. Faceva il terzo turno, alle 2 di notte, stava tagliando dei picchetti di legno, uno gli scivolò e – ricordo il suo racconto - “fu terribile. La mano completamente tranciata, con le dita per terra, un dolore insopportabile, il sangue che usciva a fiotti”. I minatori nelle ore notturne erano totalmente abbandonati. Il telefono funzionava solo di giorno e mio padre stava morendo dissanguato. Fu il ghiaccio di quel febbraio a salvargli la vita: “era un freddo pungente e questo mi salvò da una pericolosa emorragia perché si formò un enorme coagulo di sangue raggrumato dal gelo della notte. L’ambulanza arrivò dopo quattro ore. Arrivammo in ospedale la mattina alle sei, svenni e mi portarono in sala operatoria”.
Da allora mio padre perse la mano, ma se non fosse stato per il freddo siberiano che quella notte congelò il sangue al suo moncone, lui sarebbe morto e io non sarei nato sei anni dopo. Come vedi dunque conosco la materia. A mio padre piaceva dipingere. E io sono cresciuto in una casa dove una sua tela rappresentava proprio due minatori che trasportavano in barella il corpo di un loro compagno. Una scena terribile che lui aveva vissuto. Vinse un giorno anche un premio di poesia raccontando i drammi degli uomini della miniera. Mio padre era cattolico, militante della Dc fin dalle elezioni del 1948. Era un minatore iscritto alla Cisl in una terra rossa. Leggeva molto ed era anticomunista perché riteneva che il comunismo fosse la peggiore truffa per gli sfruttati, come dimostrava ciò che accadeva nei Paesi dell’Est.
Però nutriva una forte antipatia per i signori, specie nullafacenti, e i figli di papà, soprattutto quando si atteggiavano a rivoluzionari. E quando io ebbi 14 anni e presi a frequentgare un liceo pieno di figli di papà che militavano in Lotta Continua e che sputavano sulla Dc, mio padre con grande durezza e disprezzo verso questi “signorini” mi fece notare che era grazie alla Dc che io a 14 anni potevo studiare e non dovevo fare il minatore come lui e come mio nonno. E aggiungeva: “stai attento, perché questi signorini fanno la rivoluzione sulla vostra pelle. Loro hanno il culo al caldo. Vi distruggono la scuola che è l’unica opportunità dei poveri, perché poi lorsignori, figli di papà, la loro strada ce l’hanno sempre assicurata e ve li ritroverete con la cravatta a comandare, fra dieci anni”.
In effetti è accaduto così. E il vizio di silenziare gli altri è quello antico della generazione Sessantottina. Ricordo i compagni di Lotta continua e affini, di solito borghesi, che nelle assemblee studentesche quando chiedevo la parola, essendo noto come cattolico, mi spiegavano sarcasticamente che io non potevo parlare. I padroncini hanno sempre amato comandare. Zittire i proletari è naturale per chi pensa di dover “dare la linea alle masse”, non ascoltarle. Voi siete la mente, non è vero? Mio padre è morto un anno fa. E’ morto perché la miniera gli aveva rovinato i polmoni. Colpa del carbone. Anno scorso, dopo una caduta, non è più riuscito a respirare. Era un grande. Una straordinaria dignità, il coraggio delle proprie idee, con la sua fede virile e il suo profondo senso della giustizia che lo faceva ribellare davanti a tutti i torti. Seguiva sempre con passione politica i programmi di informazione e mercoledì sera, caro Gad, mi sono chiesto come avrebbe reagito davanti alla tua scenata. Ti avrebbe mandato a quel paese. Come pure il figlio dell’industriale candidato di Veltroni. Lui, che era anticomunista, avrebbe difeso la dignità del comunista Ciro Argentino, incitandolo a non farsi silenziare, ad alzarsi e sputtanare il tuo “progressismo”.
In quella piccola, triste scena dell’Infedele, c’è un po’ la storia d’Italia. Di una borghesia troppo furbetta e inadeguata, di una classe operaia presa per il naso dai Capi comunisti e di un ceto intellettuale arrogante che non conosce la grandezza e la nobiltà del chiedere perdono. Spero che tu, Gad, che sei intelligente e hai una sana inquietudine, possa scoprirle almeno in questa occasione.
Antonio Socci
 
| March 10 Avrete forza dallo Spirito Santo che scendera' su di voi e mi sarete testimoni"; e' questo il titolo del messaggio del Papa per la Giornata Mondiale dei Giovani che si celebrera' domenica 17 marzo in tutte le diocesi del mondo e a luglio a Sydney. Il Santo Padre, nel messaggio, parla lungamente dello Spirito Santo, della sua presenza nella chiesa e nell'anima di ogni battezzato e cresimato. Per un giovane oggi testimoniare la propria fede puo' far paura, specialmente nel gruppo, nella compagnia; diversa e' la testimonianza nel rapporto personale dove, oltre le maschere e i ruoli, molti scoprono il desiderio di credere, di avere speranza. Mi sono chiesto in quali ambiti vorrei chiedere, per me e per i giovani, la forza dello Spirito. In primo luogo chiederei la fedelta' ad una regola di vita spirituale semplice ma profonda, alimentata dalla Parola di Dio quotidiana, dal Rosario, dal Sacramento della Riconciliazione frequente, dall'Eucarestia adorata e ricevuta. Chiederei per ogni giovane la forza per essere un buon cristiano e un buon cittadino, o meglio un buon cristiano cioe' un buon cittadino; giovani che prima di tutto fanno il proprio dovere nello studio a scuola ed all'universita', che rispettano l'orario di lavoro e si impegnano per lo stipendio che ricevono, che pagano le tasse ed il biglietto del treno, che lasciano il posto agli anziani sull'autobus, che non passano avanti quando sono in fila e non buttano la carta per terra, anche quando tutti lo fanno. Invocherei lo Spirito Santo per chi desidera impegnarsi in politica che e' una forma alta di carita' perche' pensa al bene di tutti, specialmente dei piu' deboli. Pregherei lo Spirito Santo per i giovani che vorrebbero agire per il bene comune, per chi vuole organizzare un convegno culturale, un seminario di studio per studenti universitari, un gesto di solidarieta' per i poveri ma ha paura di non farcela. Chiamerei lo Spirito Santo perche' scendesse su chi vuole fare una scelta importante per la sua vita, nell'amore, consacrato o matrimoniale, su chi vuole vivere nella castita' cioe' nella carita' verso l'altro, su chi vuole ricostruire, attraverso il perdono, un rapporto ferito oppure scioglierne uno malato. I giovani, in tutto il mondo, si ritroveranno la Domenica delle Palme, insieme ai loro vescovi, per fare festa e celebrare Gesu'; chiedo allo Spirito Santo che questi momenti siano anche degli eventi al servizio della citta', di tutti i giovani, di chi crede e di chi non crede, di chi e' cristiano e di chi non lo e' ma appartiene alla famiglia di Dio, grande come l'umanita' intera. Chiederei infine allo Spirito Santo la forza di rispondere all'invito che il Papa, nell'ultima parte del messaggio, rivolge ad ogni giovane: quella di portare un altro giovane a Gesu',...con dolcezza!
Don Nicolò Anselmi
March 08 x la feta delle donne proponiamo il video della donna del momento:
March 07 http://www.latvdellaliberta.it/_flash/archivioEmbed.swf?filmato=http://www.latvdellaliberta.it/_video/video_2240_20080306150713.flv
guarda lo sprecone VEltrone
March 06
ecco la reale dimensione dei Radicali
Chi vince festeggia, chi perde spiega.
(Julio Velasco)
Certe volte ti svegli la mattina e vorresti che i tuoi genitori non si fossero mai conosciuti.
(Bill Fitch, allenatore di basket NBA)
Rissa? I rugbisti non fanno risse, cercano solo di conoscersi da vicino.
(Todd Blackadder, All Blacks)
Preferisco l'applauso di dieci milioni di cubani a un milione di dollari.
(Teofilo Stevenson, tre volte medaglia d'Oro olimpica nei pesi massimi)
Stiamo giocando ogni giorno peggio, e adesso stiamo giocando come se fosse il prossimo mese.
(Herb Brooks, allenatore Usa, Oro a lake Placid 1980)
La boxe è quando un sacco di bianchi stanno a guardare due neri che si riempiono di botte.
(Muhammad Alì)
e mi dessero la possibilità di scegliere fra dribblare quattro avversari e segnare un gol da 30 metri contro il Liverpool, o andare a letto con Miss Mondo, sarebbe difficile decidere. Fortunatamente ho fatto tutte e due le cose. Solo che una di queste cose la fai davanti a cinquantamila persone.
(George Best)
L'unico posto in cui successo (success) viene prima di lavoro (work) è il dizionario.
(Vince Lombardi, allenatore di football americano)
In curva piegava così tanto che il problema per lui non erano i moscerini, ma i lombrichi.
(Stefano Benni)
Il problema non è gestire un fuoriclasse, ma un mediocre che si crede un fuoriclasse. (Ottavio Bianchi, ex allenatore di Maradona)
Il buono del calcio è che ti offre sempre una vendetta. (Diego Armando Maradona)
Un giorno ho ordinato una pizza per telefono. Quando ho aperto il cartone ho trovato un bigliettino. C'era scritto: "Per favore, non lasciare il manchester United". (Ruud Van Nistelrooy, centravanti dello United: quello che doveva venire al Milan se non avessero preso Vieri...)
C'è solo una cosa che porta sfortuna: essere in svantaggio alla fine della partita. (Bill Russell, pivot dei Boston Celtics)
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