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    March 31

    riflssioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=32

    Card. Bagnasco: non accetteremo che il Papa venga irriso
    … si perpetuano letture volte a far dire al Papa ciò che egli con tutta evidenza non dice ... è un modo discutibilissimo, persino un po’ insolente, per costruirsi una posizione distinta dal corretto agire ecclesiale … meglio identificarsi in quella che è la migliore tradizione del nostro cattolicesimo: stare con il Papa, sempre e incondizionatamente … La dinamica contestativa di cui dicevamo, per le forme subdole che talora assume ma anche per gli appoggi clamorosi di cui gode, è una delle tracce che ci portano a identificare la cifra più marcata del nostro tempo qual è il secolarismo... non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.   

     Amici di Joseph Ratzinger
    http://www.ratzinger.us/
    Continua la quaresima nella Chiesa
    Il Papa è sotto attacco: aderiamo alla sua causa .

     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    I Cattolici, l'economia, il mercato

    Questo è un libro da non comprare. Esso è costituito da diciassette saggi di nove autori, uno solo dei quali, l’unica donna, può essere pienamente definito come scritto da uno “studioso cattolico”. Se oggi totustuus.it lo recensisce, è solo perché esso costituisce un’esemplare testimonianza di un cristianesimo subalterno al mondo e un esempio del pressapochismo scientifico dei “cattolici subalterni”. Questo volume, infatti, è utile per rendersi conto che – con la salita al soglio pontificio di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi – la situazione culturale dei cattolici non è molto cambiata. Essa patisce, almeno dal giansenismo, i danni provocati da un’infiltrazione (cosciente o inconsapevole, poco importa) di elementi dottrinali estranei al Deposito della Fede trasmessoci dal Magistero Pontificio.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/  
    Il Papa è solo. Mettiamoci al suo fianco!
    Vi invitiamo a manifestare il vostro sostegno al Santo padre aderendo al gruppo http://www.facebook.com/pages/Ratzingerit-Amici-di-Joseph-Ratzinger/50194533734   dove già sono state lasciate oltre 100 testimonianze e sul quale vengono indirizzati ca. 300 massmedia.    

    Mons. Luigi Negri

    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/default.asp?id=343
    Cammino Fidanzati
    Lo scimmiottamento di Dio, che si chiama “modernità”, ha creato un mondo che sembra non aver più nessuna consistenza, nessuna verità, nessuna bellezza e nessuna dignità, cominciando proprio dal rapporto uomo/donna.


    11) Vittorio Messori
    http://www.et-et.it/articoli/2009/2009_03_23.html

    Ma per Benedetto la vera urgenza è la fede
    Sorprende che sia stata poco rilevata la frase che, nella sua drammaticità, è il centro non solo della lettera ma dell’intero pontificato e che spiega anche questo insolito intervento. Scrive, in effetti colui cui i fedeli guardano come al Vicario di Cristo: “Oggi, in vaste zone della terra, la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento”. E ancora: “Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini”.

     

    12) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4637  

    diecimila cattolici di Saigon contro l’ingiusto processo ai fedeli di Thai Ha
    5 mila cattolici hanno marciato per 12 km fino alla sede del processo, fermati da 1000 poliziotti in tenuta da sommossa e provvisti di cani da guardia. La televisione statale accusa i redentorista e consiglia di arrestarli. A Saigon 5 mila cattolici e non – insieme ad autorità politiche locali – hanno partecipato a una veglia. Gli otto processati sono “simili a Gesù”.

     

    13) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php

    Semi-ariani di ieri e di oggi
    Benedetto XVI, nel discorso citato del 24 luglio 2007, ha paragonato i tempi successivi al Concilio Vaticano II a quelli posteriori al Concilio di Nicea: una dura battaglia nella notte. Non a caso, l’ultimo libro del cardinale Carlo Maria Martini, scritto a “quattro mani” con padre Georg Sporschill è intitolato Conversazioni notturne a Gerusalemme (Milano, 2008): si tratta di un manifesto semi-ariano, dal punto di vista teologico e morale, in cui si tenta di conciliare l’inconciliabile e della notte si fa l’apologia affermando che essa «è un momento di oscurità, di immaginazione», in cui «i sensi si affinano».

     

    14) Contro la leggenda nera
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/
    La coscienza liberalizzata

    del Cardinal Giuseppe Siri (1906 - 1989)
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1998
    La ribellione alla Humanae Vitae ha fatto leva sull'appello alla «coscienza». Ma alla persona - grande ma pur sempre soggetta a Dio creatore - e alla sua libertà vanno sempre congiunte la legge e la sanzione. La coscienza, sebbene sia la norma prossima della moralità, necessita di criteri per giudicare e non può dunque «creare» la legge. Il Cardinal Siri spiega perché in nessuno modo è possibile «liberalizzare» la coscienza

    March 30

    don Giussani

    22 FEBBRAIO. A quattro anni dal “dies natalis”

    Spesso ai miei figli ho desiderato parlare degli occhi di don Giussani. Del suo sguardo. Perché gli amici di Gesù finiscono per somigliargli, per avere lo stesso cuore e lo stesso sguardo. Noi abbiamo potuto accorgercene. La nostra generazione ha avuto questa sfacciata fortuna. Questa Grazia. Noi che abbiamo potuto ascoltare don Giussani, conoscerlo, parlarci. Guardarlo parlare. Noi che ci siamo sentiti guardare, uno per uno, ognuno – anche fra altri diecimila – in una maniera esclusiva, che abbracciava la mia anima, la tua anima. Con una stima indomabile in noi che stava insieme a una infinita misericordia. Il suo sguardo diceva a ciascuno di noi: “io sono con te!”. Era veramente con me, più di me stesso. Mi avrebbe difeso contro il mondo intero. Anzi, mi ha difeso contro il mondo intero. Ha scommesso su di me anche dopo mille miei errori. Mi ha abbracciato dopo mille cadute. (E come lui anche i suoi figli, i miei fratelli, lo fanno). Questo è quello che si percepiva. E che abbiamo visto con i nostri occhi. E che continua ad accadere.

    E pensando al suo sguardo e al suo volto mi viene in mente quando raccontava certi episodi del Vangelo. Li avevi letti tante volte, li avevi sentiti una miriade di volte, ma con lui succedeva una cosa strana: li faceva accadere. Lì, davanti ai tuoi occhi. Ti sembrava di vederli, ti sembrava di sentirli per la prima volta. Ti sembrava che lui li avesse visti. Che lui ci fosse quel giorno con Gesù.

    Viene in mente, pensando a don Giussani, ciò che Hauviette – nel “Mistero della carità” di Péguy – diceva a Giovanna d’Arco: “Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche”.

    La generazione dei nostri figli non ha visto lo sguardo che ha incantato e fatto fiorire la nostra giovinezza. Io mi sono sentito dire: “beati voi”. E’ vero. Beati.

    Anche la Giovanna d’Arco di Péguy, pensando a coloro che poterono vedere Gesù, dice così: “Felici coloro che bevevano lo sguardo dei tuoi occhi”. E dice ancora: “Voi avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. Vi siete riparati, vi siete messi al coperto al riparo della bontà del suo sguardo. Di voi stessi ebbe pietà davanti a quella folla. Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente”.

    “Egli è qui”, così Madre Garvaise risponde a questo grido di Giovanna. E anche attraverso il volto dei santi Gesù raggiunge ogni generazione. Nei secoli. Attraverso lo sguardo, il volto, la voce di don Giussani ci ha raggiunto lo sguardo, il volto, la voce di Gesù. E si vive per questo. Per vedere ogni giorno, di nuovo, il suo sguardo che “ebbe pietà di noi”. Per risentirlo parlare e accadere. Oggi proprio come allora. Come don Gius ripeteva sempre, con le parole di Moelher: “Io credo che non potrei più vivere se non lo sentissi più parlare”.

    Ma “Egli è qui”.

    Antonio Socci

    Questo mio ricordo di don Giussani compare anche sul giornale online il sussidiario.net
    March 27

    Paolo Brosio sulla via di Damasco...

    Una storia emblematica. Come Paolo Brosio è andato a Medjugorje….
    Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall’altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.

    “Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.
    Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.
    “Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un’immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.
    Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?
    “No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall’inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.

    Poi cosa è successo?
    “Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi’ con Fede e lasciai mia moglie”.

    In senso professionale…

    “Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.
    Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti.

    “Esatto”.

    Poi nel 1996 approdi al salotto di “Quelli che il calcio…” e fai l’inviato per Fabio Fazio.
    “Sì, le cose vanno a gonfie vele. Scrivo libri che vendono un sacco di copie, faccio fior di programmi in Rai, dal Giro d’Italia a Domenica in, da Linea verde all’Isola dei famosi. Poi torno a Mediaset con lo sport, le prime serate, Stranamore. Insomma una carriera fortunatissima, durante la quale incontro un’altra ragazza che mi fa innamorare e che diventa mia moglie”.

    Stavolta una storia felice?

    “In realtà seguono quattro anni di scontri familiari. Nel frattempo era morto mio padre. E’ stato un dolore fortissimo. Era una persona meravigliosa, al contrario del figlio scellerato che sono io. Era il mio punto di equilibrio”.

    Anche tua mamma è una persona straordinaria.

    “Sì, un carattere forte, combattente, toscana verace, donna simpatica e sincera, di grande fede. Ma, come tutti quelli che hanno una forte personalità, non è facile starle vicino. Io ci ho litigato di continuo. Mio padre però era perfetto per lei, calmo, buono, umile pur essendo molto colto, un grande esperto di letteratura inglese antica. Era il pilastro della mia vita”.

    La sua perdita è stata una mazzata per te.

    “Terribile. Ma poi è arrivata l’altra, il naufragio con mia moglie. Ognuno per la sua strada. Per me un dolore infinito. A cui ho reagito nel modo peggiore”.

    Cioè?

    “Con la logica mondana che dice ‘chiodo scaccia chiodo’, cose contrarie al cammino con Gesù”.
    Era un tentativo di dimenticare, di lenire il dolore?

    “Sì, accusavo un grande vuoto, sempre più grande. Io sono andato in crisi su tutto. Quell’abbandono mi ha spaccato il cuore. Oggi però ho capito che proprio da quella mia disperazione sono sbocciate sulle mia labbra quelle parole che mi hanno salvato: Ave Maria”.

    Eri religioso?

    “Ma figurati. Ogni tanto capitavo distrattamente in chiesa, ma la mia vita era altrove. Ricordavo a fatica tre preghiere. Neanche il Gloria al Padre. Il Credo lo sto imparando ora. Ma quelle “Ave Maria” ripetute fra le lacrime, tante e tante volte, mi hanno salvato perché stavo percorrendo sentieri scuri, veramente brutti, credimi”.

    Di che tipo?

    “Beh, sentieri brutti per dimenticare mia moglie. In realtà però, in quel modo, le cose per me andavano sempre peggio e l’angoscia era sempre più dilaniante”.

    Sai che ci sarà qualche sciocco che ironizzerà?

    “Guarda, io non sono nessuno e non ho da insegnare niente, ma spero che raccontare questa mia vicenda possa servire anche ad altri, perché quando precipiti nel dolore sei più vulnerabile e rischi di più di finire a fare cose brutte e irrecuperabili”.

    Dicevi di quelle Ave Maria gridate nel pianto…

    “Sì, mi è venuto naturale cercare la sua protezione perché di Gesù, di Dio avevo timore, invece sentivo lei come una mamma buona. La sua natura umana la sentiamo più vicina a noi, alle nostre sofferenze. Lei ha una pena infinita per chi soffre”.

    Ti eri raccomandato a lei altre volte?

    “Io non avevo mai pregato. Ho cominciato a pregare continuamente la Madonna perché stavo male da piangere, non riuscivo più a lavorare e più cercavo di dimenticare più combinavo guai e stavo peggio. Non avere più mio padre e mia moglie al mio fianco mi aveva fatto smarrire me stesso…”.

    Poi cosa è successo?

    “E’ successo che, pregando, ho sentito il bisogno fortissimo di incontrare la Madonna. E dov’è che si può incontrare? In un posto solo: a Medjugorje”

    (Medjugorje è il villaggio della Bosnia Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 la Madre di Gesù appare ogni giorno a sei ragazzi. Milioni di persone vi si recano).

    Quel tuo “bisogno di incontrarla” che hai avvertito – secondo chi è più esperto di Medjugorje – è la sua chiamata. Dunque colei che hai invocato fra le lacrime ti ha risposto, come una madre che prontamente tende le braccia al figlio caduto a terra e ferito…

    “Sì. Prima di partire mi sono procurato dei libri su Medjugorje e ho letto tutto, subito, con un’avidità che ho provato solo da bambino quando leggevo Salgari”.

    In effetti iniziava un’avventura tutta nuova…

    “Infatti mi sono detto: questa è la mia strada. Ho perfino rimandato di sei giorni l’inizio delle puntate di Stranamore”. E Mediaset?

    “ (Ridendo) Quando alla riunione ho detto: ‘no fermi, io il 3 ho un appuntamento con la Madonna a Medjugorje’, tutti mi hanno guardato chiedendosi se ero impazzito. Ma alla fine hanno dovuto cedere”.

    A Medjugorje cosa è successo?

    “Là, guidato da Milenko e Mirella, una quantità inimmaginabile di emozioni, di incontri, di storie. Non so come sia stato possibile in così pochi giorni. Un’esperienza fortissima della presenza della Madonna. Una pace, un silenzio, una gioia… Ho conosciuto anche Vicka (una dei veggenti). E poi i tanti ragazzi ex tossicodipendenti che là sono stati recuperati. I bimbi orfani di suor Cornelia. Insomma non ci sono parole umane per una cosa tanto sconvolgente. Appena sono tornato l’ho raccontato al mio amico Andrea Bocelli perché lui mi poteva capire: c’è stato anche lui e lì ha pure cantato”.

    Il luogo che più ti ha colpito?

    “Tutti, ma davanti al crocifisso di bronzo che sta dietro la chiesina, davanti a quelle gocce d’acqua, quelle lacrime, che inspiegabilmente scendono da Lui, ho abbracciato le gambe di Gesù e piangendo non l’ho più mollato. Io mi ero affidato a Maria e lei mi ha portato a stringermi a suo Figlio. E lì, Antonio, ho trovato la pace”.

    E cos’hai fatto?

    “Ho ricevuto i sacramenti e ho scritto su un foglio tutti i nomi delle persone amiche e dei malati che gli raccomandavo e l’ho dato a Vicka perché la Madonna li benedicesse durante l’apparizione. E l’ha fatto”.

    E ora?

    “Ora voglio fare tutto quello che posso per quella terra che mi ha salvato. Anzi, tramite te lancio questo appello: a maggio farò un aereo per portare più gente possibile a Medjugorje. Il prezzo del viaggio organizzato, seppure basso, sarà maggiorato di un po’ di euro che verranno donati all’orfanotrofio di suor Cornelia”.

    Non ti ferma più nessuno… E tua madre? Chissà quanto avrà pregato quando tu stavi male?

    “Oh sì, lei sente sempre Radio Maria. Da anni mi parlava di Medjugorje: guarda quanto tempo ho perso…”.

    Antonio Socci

    Da Libero, 22 febbraio 2009
    March 26

    - denaro ma + armamenti

    Immaginiamo che in una nostra città vi sia un quartiere dove sta accadendo una cosa inaudita.
    Imperversa la crisi, chiudono le attività, le famiglie si riempiono di disoccupati e di debiti, le vie di mendicanti, non si arriva alla quarta e neanche alla terza settimana, ma incredibilmente – in questo quartiere – invece di rimboccarsi le maniche e lavorare, d’improvviso tutti si mettono a dar fondo ai risparmi, facendo enormi spese, per comprare fucili, pistole, bombe a mano, sistemi computerizzati di sicurezza, per installare campi minati nei giardini, razzi, cariche di tritolo, ognuno per essere più armato del vicino e poterlo minacciare. Con il risultato infine che si sono svuotati i portafogli, ma la sicurezza di tutti è diminuita e il rischio complessivo è enormemente aumentato perché basterà un piccolo incidente, o un gatto che salta su una mina, per far esplodere tutto demolendo l’intero quartiere.

    Ecco, si direbbe che tutto questo è pazzesco, roba da matti. Eppure questo quartiere esiste ed è il mondo attuale. Dove la realtà è perfino peggiore. Proprio in questi mesi in cui esplode la più colossale crisi finanziaria ed economia dal 1929 e addirittura interi stati rischiano la bancarotta e la fame cresce in molte parti del mondo, le spese per armamenti, già ingentissime, sono in folle aumento. Anche negli Stati più poveri dove la gente letteralmente sopravvive – anzi muore - con un dollaro al giorno.

    Le spese militari stanno aumentando dal 2001, ma, scrive “La Civiltà cattolica” nel numero in uscita, a crisi economica esplosa l’assurda tendenza continua e si accentua: “la spesa mondiale per le armi — sempre difensive, si capisce! — nel 2007 è aumentata del 6% con punte del 15% negli Stati dell’Europa orientale, raggiungendo 1.339 miliardi di dollari, e c’è il rischio che nel 2008 abbia raggiunto 1.500 miliardi”. Così “nel 2007 ogni abitante del pianeta — anche quelli che vivono con un dollaro al giorno — ha speso per le armi 202 dollari, il 2,5% del Pil di tutti i Paesi messi insieme”.

    Non è assurdo? Considerato che siamo sull’orlo del baratro economico, non sarebbe il caso di mettere fine a questa follia collettiva? Oltretutto la crisi mondiale ha ormai portato a un miliardo il numero delle persone che rischiano la morte per fame ed è sconvolgente accorgersi che tre quarti di essi risiede in sette Paesi alcuni dei quali (come la Cina) sono quelli in cui più cresce la spesa per il riarmo. Facendo crescere l’insicurezza (non a caso nel 2007 abbiamo trovato il modo di fare 14 guerre).

    E’ difficile capire cosa si può fare, ma almeno bisogna cominciare a rifletterci, a ragionare, a immaginare iniziative. Lunedì prossimo la Fondazione Farefuturo con Charta Minuta ha chiamato il ministro Frattini a discutere con Giuliano Amato e Adolfo Urso sulla “governance mondiale” facendo un bilancio del cammino “che va dai G20 di Washington e Londra al summit che il nostro paese ospiterà a luglio alla Maddalena”. La domanda che si pongono è: “Quale sarà il ruolo dell’Italia nei nuovi assetti mondiali?”.

    Non sembra che si voglia mettere a tema lo scandalo del riarmo nel tempo della grande crisi. E invece si potrebbe approfittare proprio del G8 della Maddalena, quello in cui si tenterà una strategia coordinata contro il crollo dell’economia mondiale, per sollevare il caso. E l’Italia potrebbe trovare proprio un suo ruolo importante. Il premier italiano sarebbe infatti titolatissimo per lanciare l’allarme: perché è l’ospite del vertice, perché si è sempre distinto per una politica di distensione fra Est e Ovest, anche con scelte coraggiose e storiche (vedi il vertice di Pratica di Mare), perché subito dopo l’elezione del nuovo presidente americano ha esortato Obama e i leader russi a incontrarsi presto rinsaldando il dialogo e perché tutta la sua politica estera (vedi anche la recente chiusura dell’antica controversia con la Libia o l’intervento su Gaza e la ricostruzione del Medio Oriente) è improntata al dialogo e alla pace che sono le vere condizioni per il benessere economico. Certo, sarebbe velleitario sopravvalutare il peso dell’Italia. Non siamo una grande potenza e nessun premier può fare miracoli. Ma abbiamo comunque voce in capitolo e Berlusconi ci ha abituato alle sorprese, a quei gesti di coraggio “visionario” che ogni tanto occorrono per interrompere la corsa verso il baratro. Anche se può sembrare utopico.

    Ma facciamo un passo indietro e guardiamo in faccia le cifre incredibili della situazione attuale. Le ha squadernate come dicevo il numero in uscita della “Civiltà cattolica” con un articolo intitolato “La corsa agli armamenti rovina i poveri”.

    Anzitutto c’è il riarmo dei Paesi maggiori (dati 2007): Stati Uniti 547 miliardi di dollari, Gran Bretagna 59,7, Cina 58,3, Francia 53,6, Giappone 46,6, Germania 36,9, Russia 35,4, Arabia Saudita 33,8, Italia 33,1, India 24,2, Corea del Sud 22,2; Brasile 15,3.

    Anche se, sottolinea la rivista, “è probabile che queste cifre — che provengono da fonti ufficiali — debbano essere raddoppiate, come quella russa, o triplicate come quella cinese” perché “non si deve dimenticare che le spese militari fanno parte dei segreti che tutti gli Stati custodiscono più gelosamente”.

    Ma stupefacente è la corsa al riarmo in un’area come l’America latina, dove i problemi sociali sono tantissimi: obiettivamente non si comprende quale minaccia militare strategica gravi su quell’area. Eppure nel 2008, questi paesi hanno speso più di 47 miliardi di dollari in armamenti, “con un incremento di spesa del 91% rispetto al 2003, quando si erano spesi 24,7 miliardi”. E scopriamo che il Brasile – governato dalla sinistra di Lula – il Brasile della grande povertà delle favelas è “la vera potenza militare del continente”. Fra i grandi acquirenti di armi oltre al Brasile, ci sono “la Colombia (5,5 miliardi) e il Venezuela di Chávez (6,7 miliardi) che ha acquistato armi dalla Russia e dalla Bielorussia”.

    E’ una folle corsa che “si alimenta da se stessa”, perché una volta innescata ognuno vuole evitare di sentirsi minacciato dal vicino (è la dinamica della corsa al riarmo fra Pakistan e India). Ma “il caso più triste” sottolinea la rivista dei Gesuiti “è quello dell’Africa, la quale spende gran parte delle sue scarse risorse per l’acquisto di armi, che stanno insanguinando il continente in guerre e guerriglie senza fine, con la conseguenza della crescita della povertà, della fame, delle malattie e del sottosviluppo”.

    E – in via secondaria – con la crescita dell’immigrazione selvaggia e disperata verso l’Europa e delle organizzazioni criminali che ci lucrano. E’ possibile che solo la Chiesa, con il Papa, alzi la sua voce contro questo scandaloso e pericolosissimo dispendio di risorse, soprattutto oggi, nel tempo della grande crisi e della fame galoppante? E l’America di Obama? Non doveva ispirarsi a Martin Luther King e alla sua predicazione evangelica? E non sono proprio gli Stati Uniti l’epicentro della crisi finanziaria ed economica che sta diventando dramma sociale? E l’Unione europea dov’è? Esiste ancora? Ha una qualche dimensione politica e morale? O dobbiamo sprofondare nella crisi economica, magari nell’attesa di saltare tutti per aria per l’enorme apparato di armamenti nucleari allestiti sul pianeta e perennemente a rischio di incidente che solo la Provvidenza finora ha scongiurato?

    Antonio Socci

    Da Libero, 7 marzo 2009
    March 25

    riflessioni

    Gentili amici,
    continua la Quaresima della Chiesa. Parlando d'Africa, S. S. Benedetto XVI ha detto: "non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari... non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema". E questa volta tutta l'Europa si è scatenata contro il Papa e, purtroppo, anche un vescovo: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=111151 : vi invitiamo di nuovo a pregare e offrire fioretti alla Vergine perché la Chiesa torni all'obbedienza al Papa.
    Trovate una rassegna di articoli nel nostro forum: http://www.totustuus.name/showthread.php?t=2231 .

    Vi invitiamo a manifestare il vostro sostegno al Santo padre aderendo al gruppo http://www.facebook.com/pages/Ratzingerit-Amici-di-Joseph-Ratzinger/50194533734 dove già sono state lasciate oltre 100 testimonianze e sul quale vengono indirizzati ca. 300 mass media.
     
     
    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=31

    Benedetto XVI: uccidere è questione di salute riproduttiva?
    Devo anche riferire un'ulteriore area di grave preoccupazione: le politiche di coloro che, col miraggio di far avanzare 1'«edificio sociale», minacciano le sue stesse fondamenta. Quanto amara è l'ironia di coloro che promuovono l'aborto tra le cure della salute "materna"! Quanto sconcertante la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva (cfr Protocollo di Maputo, art. 14)!

    Amici di Joseph Ratzinger
    http://www.ratzinger.us/
    Continua la quaresima nella Chiesa
    Il Papa è sotto attacco: aderiamo alla sua causa .

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Ordo Missae Celebrandae

    Ricordiamo che non è in gioco l'osservanza di regole puramente esteriori, bensì la corretta celebrazione del Sacrificio di Cristo, che non va fatta a proprio arbitrio – né nella forma ordinaria né in quella straordinaria – bensì secondo le regole stabilite dalla Sua Sposa, la Chiesa; e se anche le regole in sé fossero poca cosa, in tempi di diffusa trasandatezza liturgica sarà bene tener presente l'ammonimento di Nostro Signore: "Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto" (Lc 16,10)

    Mons. Luigi Negri

    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/default.asp?id=427&id_n=1016
    Commento alla lettera del Sommo Pontefice ai Vescovi
    Credo che il momento che stiamo attraversando abbia bisogno di tanta fermezza e di tanta umiltà, di tanta reale volontà di identificare la nostra vita e il nostro servizio con la presenza e, vorrei dire, con la figura del Santo Padre.

    10) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    Katyn

    E così il film polacco sulla strage di Katyn sta facendo flop al botteghino in Italia. Strano: regista di primo piano, ha conteso l'Oscar quale miglior film straniero all'indiano Millionaire. Il film è presente in sole otto sale. Insomma, è pochissimo distribuito. A pensar male, com'è noto, spesso ci s'azzecca. Non sarà che quel film parla di un fatto storico? Cioè, gli oltre quindicimila ufficiali polacchi massacrati a freddo dai sovietici, che poi diedero la colpa ai tedeschi.

    11) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4599

    Dopo Williamson ecco il "caso condom"
    Eppure, va detto, la difesa vaticana non è stata delle migliori. La Santa Sede ha giustamente replicato difendendo le dichiarazioni del Papa. Ma, in modo davvero ingenuo, ha cambiato nel testo ufficiale dell'intervista del Papa diramato ieri sul bollettino della Santa Sede il termine «preservativo» con quello di «profilattico», togliendo pure il passaggio in cui si sostiene che i preservativi «aumentano i problemi». Poi entrambi gli errori sono stati riparati, ma ormai l'impressione di aver voluto correggere il Papa era stata data.

    12) "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Il Papa è solo. Mettiamoci al suo fianco!
    Vi invitiamo a manifestare il vostro sostegno al Santo padre aderendo al gruppo http://www.facebook.com/pages/Ratzingerit-Amici-di-Joseph-Ratzinger/50194533734 dove già sono state lasciate oltre 100 testimonianze e sul quale vengono indirizzati ca. 300 massmedia.

    13) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php

    Una polemica inutile sul caso della bambina brasiliana
    In realtà, il caso non è stato creato dal vescovo di Recife, che si è limitato a ricordare la dottrina della Chiesa in materia, senza scomunicare nessuno, dal momento che la scomunica in questi casi è automatica. Il "caso" è stato artificialmente alimentato dal potere mediatico, come già era accaduto per Eluana Englaro. La obiettività del vescovo di Recife e la sua fedeltà al Magistero della Chiesa, in piena coerenza con l'enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, è provata dall'intervista alla "Folha de S. Paulo" che probabilmente mons. Fisichella non conosceva, prima di scrivere l'articolo sull' "Osservatore Romano.


    March 23

    la bufala della bimba scomunicata

    Il professor Adriano Prosperi ed Ezio Mauro ammetteranno il clamoroso errore? Io penso che, da persone serie, bisogna aspettarselo. Ieri sulla prima pagina di Repubblica infatti è uscito un editoriale dello storico che ha un finale pesantissimo con la Chiesa, ma basato su una notizia letteralmente falsa, smentita dalla stessa cronaca di Repubblica.

    Parlando della fanciulla di 9 anni, di Recife in Brasile, che è stata violentata, è rimasta incinta ed è stata fatta abortire, l’editoriale di Prosperi (peraltro letto, quindi amplificato, pure alla rassegna stampa di Radio Radicale), tuonava infatti contro “la durezza atroce, disumana della condanna ecclesiastica che ha colpito con la scomunica la bambina brasiliana e i medici che ne hanno salvato la vita facendola abortire”.

    Ora sarebbe bastato che l’autore dell’articolo sfogliasse i giornali, compreso il suo, per accorgersi che la bambina brasiliana non è mai stata scomunicata e anzi, per la Chiesa, è la vittima di una società disumana, da colmare di amore materno. Anche dalla Repubblica risultava infatti che il pronunciamento (sbagliato) del vescovo di Recife non riguardava la fanciulla per la quale il presule ha avuto parole di comprensione. Nell’articolo di Repubblica del 6 marzo, firmato da Orazio La Rocca, si legge: “l’arcivescovo di Recife, nello specificare che il provvedimento non riguarda la bambina, puntualizza che il ‘peccato’ d’aborto ricade esclusivamente sui medici e ‘chi lo ha realizzato - si è augurato il presule spiegando i termini del provvedimento - si spera che, in un momento di riflessione, si penta’ ”.

    Non solo. E’ noto che sull’Osservatore romano del 15 marzo è uscito l’autorevole editoriale di monsignor Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita, che si intitolava significativamente “Dalla parte della bambina brasiliana” e sconfessava di fatto, anche per quanto riguarda l’anatema sui medici, il vescovo di Recife, per il suo pronunciamento inopportuno e non improntato anzitutto alla misericordia e alla prudenza su un caso tanto delicato.

    Fisichella, pur ribadendo le norme del codice di diritto canonico sull’aborto, ha sottolineato che questo caso specifico è molto particolare dal punto di vista della teologia morale, trattandosi della violenza su una bambina la cui vita era messa in pericolo dalla gravidanza stessa, quindi non ci si doveva affrettare a tuonare con quel giudizio che somiglia a una mannaia: “Carmen”, ha scritto Fisichella sull’Osservatore, parlando idealmente alla bambina, “stiamo dalla tua parte. Condividiamo con te la sofferenza che hai provato, vorremmo fare di tutto per restituirti la dignità di cui sei stata privata e l’amore di cui avrai ancora più bisogno. Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti”.

    Di tutto questo non c’è traccia nell’editoriale di Prosperi che ha sentenziato, senza informarsi, parlando di “durezza atroce, disumana della condanna ecclesiastica che ha colpito con la scomunica la bambina”. Sorprende pure lo stato maggiore della Repubblica che ha collocato in prima pagina l’editoriale di Prosperi senza accorgersi che capovolgeva la verità dei fatti che la stessa Repubblica aveva riportato.

    A cosa si deve un così clamoroso errore? Non volendo pensare a malafede bisogna attribuirlo a ignoranza o superficialità. Ma Prosperi non è un qualsiasi frettoloso cronista di provincia: è, se non sbaglio, un accademico, un esimio storico, uno di quegli intellettuali togati che fa gli occhi alle pulci e che ben conosce il dovere assoluto di documentarsi prima di scrivere e soprattutto prima di emettere sentenze di condanna di quella gravità.

    In questo caso documentarsi era facilissimo perché tutti i giornali hanno riportato la cronaca. Non voglio pensare che anche il professor Prosperi sia così roso da furore anticlericale da ritenere che, quando c’è da bombardare la Chiesa, non sia necessario essere rigorosi, documentarsi e rispettare la verità dei fatti.

    Ma il pregiudizio ideologico – che di questi tempi, a Sinistra, rasenta il fanatismo anticlericale – gioca brutti scherzi e, in questo clima avvelenato nel quale si tende quotidianamente al linciaggio morale della Chiesa, anche gli intellettuali più titolati rischiano, per faciloneria o faziosità, di accodarsi alla corrente e trovare qualche buccia di banana.

    L’invettiva di Prosperi del resto è andata avanti per molte righe. Accennando vagamente all’articolo di Fisichella l’ha liquidato con una riga: “di fatto non risulta che quella scomunica sia stata cancellata”. Ma se non c’è mai stata alcuna scomunica per la bambina (neanche del vescovo di Recife) come poteva essere cancellata? Oltretutto la scomunica “latae sententiae” non prevede una cancellazione formale, ma semplicemente il confessionale. Ma Prosperi non si attarda a ragionare sui fatti e prosegue la sua invettiva: “Il corpo della donna resta ancora per questa Chiesa un contenitore passivo di seme maschile”.

    E qui siamo al problema: Prosperi ha una teoria, sintetizzata da questa terribile frase, e ci teneva a ribadirla. Se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti. Basta ignorarli. Questo modo di procedere si chiama ideologia. Nel merito della tesi di Prosperi, fra l’altro, obietterei che è semmai la moderna mentalità laica e libertaria che trasforma la donna in un “contenitore passivo di seme maschile”. Ma Prosperi non sembra sfiorato da dubbi e sbrigativamente mette al rogo la Chiesa, in un processo sommario che condanna la strega cattolica imputandole il falso.

    Con la virulenza di un inquisitore laico il professore tira un’ultima legnata tuonando che per questa Chiesa “l’anima di una bambina brasiliana è meno importante di quella di un vescovo antisemita e negazionista”. Il riferimento è a Williamson. A Prosperi non interessa che la bambina mai sia stata scomunicata e anzi sia stata abbracciata dalla Chiesa come Gesù crocifisso, con lo stesso amore materno. A Prosperi non interessa neppure che Williamson sia e resti sospeso a divinis: non ha una funzione canonica e non è abilitato a esercitare legittimamente né l’episcopato né il sacerdozio (inoltre il Vaticano gli ha intimato di rinnegare “in modo assolutamente inequivocabile e pubblico” le sue assurde dichiarazioni sulla Shoah). Questi sono i fatti. Ma chi vive di pregiudizio non ha bisogno dei fatti. Quando i fatti disturbano le opinioni, tanto peggio loro.

    Tra i fatti rimossi e ignorati dal pensiero dominante ce ne sono due immensi e tragici: 1) l’enormità, in ogni caso, del fenomeno dell’aborto nel mondo (circa 50 milioni di casi ogni anno) su cui non si può sorvolare con superficialità; 2) quello che la Chiesa ha dovuto subire nell’ultimo secolo: un macello senza eguali, persecuzioni sotto tutti i regimi che hanno fatto decine di milioni di vittime cristiane, accompagnate da massicce campagne di calunnie perpetrate dai totalitarismi del Novecento. Una tragedia per la quale la Chiesa meriterebbe almeno un minimo di rispetto e soprattutto la fine del rancore pregiudiziale che la cultura laica progressista nutre tuttora contro di essa.

    Antonio Socci

    Da Libero, 19 marzo 2009
    March 22

    Mejugorie

     
    Ecco il messaggio della Madonna (affidato a Mirjana) del 18 marzo 2009: “Cari figli ! Oggi vi invito a guardare in modo sincero e a lungo nei vostri cuori. Che cosa vedete in essi ? Dov’è in essi mio Figlio e il desiderio di seguirmi verso Lui ? Figli miei, questo tempo di rinuncia sia un tempo nel quale domandarvi: che cosa vuole Dio da me personalmente ? Che cosa devo fare ? Pregate, digiunate e abbiate il cuore pieno di misericordia.
    Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che non si perdano e che restino in mio Figlio, affinchè siano buoni pastori per il loro gregge”.
    A questo punto la Madonna ha guardato tutti i presenti e ha continuato:
    “Di nuovo vi dico: se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia. Grazie”
    In queste straordinarie parole, semplici e luminose, c’è tutto. Il mondo che non conosce l’amore (e spesso vive di odio ideologico) detesta la Chiesa. Continuamente l’attacca. Ogni giorno uno stillicidio di polemiche assurde, soprattutto contro il Papa (talora, tristemente, con la collaborazione di qualche cattolico)

    Qua sotto gli episodi più assurdi degli ultimi giorni. Con uno splendido articolo iniziale di Roberto Fontolan uscito sul Sussidiario.net

    *** *** *** ***

    PAPA/ Un articolo senza titolo

    di Roberto Fontolan

    giovedì 19 marzo 2009

    Possiamo immaginarci la scena. Una redazione qualsiasi. Stanze ex fumose (ora è vietato). Giovanotti trafficano ai computer chiacchierando di quant’era bella la professione e quanto non lo sarà più. Facciamoci due passi fino al bar. Sussurri sulle prossime nomine in Rai che daranno il via alla classica (e sempre attuale) “rumba dei direttori” (un gioco che si svolge a porte chiuse e al quale accedono da sempre gli stessi sette-otto nomi, a proposito di caste).

    La tv è accesa, su Sky o Rainews. Giornata media, noia media. Fino a che sui monitor compare un flash d’agenzia, il cui titolo, presumiamo, sarà: “Papa in Africa: no al preservativo”. Ehi, esclama il caposervizio addetto al controllo delle notizie, abbiamo un titolo, finalmente! Già, i titoli. Con il titolo si fa tutto. Si condanna una persona (stupratore, ladro, corrotto, pedofilo, in questo caso viene meglio se prete). Si esaurisce un mondo. Si distrugge un pensiero.

    Generalmente parlando i titoli “funzionano” (si dice proprio così) quando sono negativi e devastanti. Ne sa qualcosa lo stesso Papa, da Ratisbona all’affaire lefebvriani si sarà accorto di quanto costa, di quanto pesa un titolo. Ormai pochissimi leggono gli articoli per intero o ascoltano tutto il telegiornale. Bastano i titoli “per far capire”. L’evento, l’uomo, la storia e la filosofia. In tre o quattro parole, una o due righe, ecco fatto. Non serve altro.

    Se il giornalismo fosse un mondo onesto e leale li dovrebbe abolire. O obbligarsi a usare solo una parola. L’altro ieri, sulla notizia che ha svegliato il caposervizio di turno in un giorno medio avrebbe dovuto esserci la parola Africa, o Papa, o anche Aids, o persino Preservativo (piuttosto parziale, ma almeno oggettivo). E così sui giornali e telegiornali di ieri. Niente altro, né occhielli, né sommari. Una parola per segnalare e basta, non una mannaia per decapitare. Che bellezza, che liberazione, essere costretti a leggere tutto, ad ascoltare tutto. O a ignorare tutto. Però tutto.

    Certo, si può truffare anche scrivendo diecimila caratteri, ma noi lettori-telespettatori-ascoltatori siamo disposti a rischiare. Vogliamo tutto, dateci tutto. Non più giochi di parole, non più buchi della serratura da dove guardare l’immensità del reale, non più tramezzi di cartone dai quali origliare la faticosa esistenza dei vicini, non più strizzatine d’occhio compiaciute e sadiche, non più letture condizionate pregiudicate guidate.

    Parlando in aereo con i vaticanisti, Benedetto XVI ha risposto a cinque domande. Nell’ordine: la “solitudine” del Papa, la crisi economica, la prossima enciclica, il cristianesimo e le sette in Africa, la posizione della Chiesa rispetto all’Aids. Ed ecco cosa ha risposto (lo riprendiamo dal Vatican Information Service, attendibile perché ufficiale e letterale): «Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. [...] Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti».

    C’è qualcuno che possa dire che il giudizio del Papa non sia vero? Che possa sostenere che si può risolvere il flagello dell’Aids solo con i profilattici? Che non sia necessaria una «umanizzazione della sessualità»? Non desideriamo tutti «un nuovo modo di comportarsi»? E l’amicizia con i sofferenti è forse sbagliata? Anche i più accaniti mangiapreti, se sono uomini, devono essere d’accordo.

    Ma poi su queste parole è arrivato il titolo che le ha demolite prima e annichilite poi (come accade ormai per ogni titolo di ogni notizia). Ed è stato il solito teatrino di commenti e notazioni intelligenti, tipo “è la prima volta che il Papa usa la parola profilattico” o “si vorrebbe evitare di cadere nella trappola che quella parola mette sul sentiero di una delle rare occasioni che si hanno in Italia di parlare delle realtà e dei problemi dell’Africa”.

    Già, si vorrebbe evitare, ma non si può. La trimurti del giornalismo “moderno”, vouyerismo-cinismo-giustizialismo, lo vieta. In fondo, che ce ne frega dell’Africa?


    (PS. Come titolo per questo articolo propongo: “Questo articolo non dovrebbe avere un titolo”. Confido in voi, amici deI Sussidiario)

    Da IlSussidiario.net, del 19 marzo
    March 21

    col Papa

    Parlando in Africa, S. S. Benedetto XVI ha scritto ai vescovi "non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari... non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema".
    E questa volta tutta l'Europa si è scatenata contro il Papa e, purtroppo, anche un vescovo: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=111151

    Vi invitiamo di nuovo a pregare e offrire fioretti alla Vergine perché la Chiesa torni all'obbedienza al Papa.

    Trovate due brevi articoli che danno ragione al Papa qui: http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=194 e qui : http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1609

    Vi invitiamo a manifestare il vostro sostegno al Santo padre aderendo al gruppo http://www.facebook.com/pages/Ratzingerit-Amici-di-Joseph-Ratzinger/50194533734 dove già sono state lasciate oltre testimonianze e sul quale vengono indirizzati ca. 300 massmedia.
    March 19

    impegno

    Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2009 il Papa ha invitato i giovani ad un rinnovato “impegno spirituale, apostolico e sociale”.
    Ogni settimana decine di migliaia di giovani in tutta Italia distribuiscono amore, gratuitamente e generosamente, negli oratori, nei dopo-scuola, nelle mense per i poveri, nei campi sportivi, nei ricoveri per anziani, nei gruppi giovanili, nelle aule di catechismo...; alcune domeniche fa erano giovani quelli che mi hanno venduto una primula per la ricerca medica e una fetta di crostata all'albicocca per una missione africana.
    Ho visto molti adolescenti come Federica esagerare in generosità ed entusiasmo fino a trascurare i primari doveri familiari e scolastici; molti ragazzi, che si definiscono cristiani, non fanno nulla per gli altri; qualcuno si vergogna, altri sono incostanti, altri ancora, come Michele, hanno paura che il servizio tolga spazio alla loro autonomia, tempo allo studio ed alla fidanzata. Solo una profonda vita spirituale può farci capire a che tipo di impegno sociale siamo chiamati: i ragazzi o gli anziani? i disbili o i senza fissa dimora, l'Africa o il Sud America? l'università o la parrocchia? Là dove il Signore ci chiama ci dona anche la forza per spenderci fino in fondo.
    L'impegno sociale e l'impegno spirituale sono quindi molto collegati, come pure è collegato ad essi l'impegno apostolico. L'esperienza mi dice che non è un vestito caldo o un piatto di minestra che da soli salvano una vita sofferente; solo l'amore, ed in particolare la fede nell'amore di Dio per me, dona speranza ad ogni istante della vita. Oggi noto un rinnovato interesse dei giovani per la politica, per il servizio al bene comune. Tanti ragazzi trascorrono ore seduti sugli scooter, sulle panchine, sui divanetti dei locali; forse sono come gli operai dell'ultima ora di cui parlava Gesù in una Parabola: attendono che qualcuno li chiami a lavorare nella vigna del Signore, per costruire la civiltà dell'amore. Una scrittrice ebrea scrisse che un vero credente non si riconosce solo da come parla di Dio ma da come parla, con amore, delle persone, dei loro problemi, delle loro sofferenze.  

    Don Nicolò Anselmi
    March 17

    io sto con il PAPA

    Apriamo una nuova campagna, questa volta di solidarietà a Benedetto XVI.

    Un articolo che la spiega è questo:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2621

    Modalità di adesione è iscriversi al gruppo:
    http://www.facebook.com/pages/Ratzingerit-Amici-di-Joseph-Ratzinger/50194533734

    Fate girare!
     
     

    March 16

    Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme

    Il Papa, nel Messaggio ai giovani per la 24ª Giornata Mondiale della Gioventù che verrà celebrata il 5 aprile in ogni diocesi del mondo, invita i giovani a pregare, da soli e insieme. La preghiera è infatti un luogo privilegiato dell’incontro con Gesù e la sua presenza è la nostra speranza.
    Pochi giorni fa Luigi mi ha chiesto, attraverso un SMS, di pregare per lui: a breve verrà processato per un reato commesso alcuni anni fa; ci eravamo parlati di persona e non aveva avuto il coraggio di chiedermelo. Anche una coppia di miei amici mi hanno chiesto una preghiera: stanno per andare in Russia per adottare un bambino e sono molto agitati. Recentemente ho scoperto che in una diocesi un gruppo di mamme si ritrovano mensilmente insieme a pregare per i propri figli.
    Una giovane mi ha confidato che quotidianamente prega per la fede del proprio papà. Pochi giorni fa, casualmente, sono venuto a scoprire che un ragazzo avviato al sacerdozio è stato salvato da una vita dissoluta anche grazie alla preghiera intensa di un amico che ha digiunato per lui a pane e acqua per un mese!
    Ho notato che nessuno, nemmeno un mio collega insegnante di filosofia agnostico, rifiuta una preghiera.
    Pregare insieme non è facile, non so perché; per noi preti è più semplice, forse la gente se lo aspetta; in genere, dopo aver ascoltato i problemi di qualcuno, gli propongo di dire insieme una preghiera; l’ho imparato da un confessore che una volta lo ha fatto con me. Talvolta mi capita, con alcuni giovani, di recitare insieme una preghiera, al telefono. Ad alcune coppie che mi chiedono di celebrare la S. Messa per il loro matrimonio chiedo un piccolo grande impegno: tutte le sere della vostra vita, sotto le coperte, prima di addormentarvi, prendetevi per mano e recitate un Padre Nostro per voi e per i vostri eventuali futuri figli.
    Grazie sorelle e fratelli monaci ed eremiti che nel nascondimento pregate per l’umanità intera.
    Nelle mie riflessioni sui giovani, spesso mi ritrovo a desiderare un mondo senza droga, alcool, pornografia, prostituzione, senza mafia, senza razzismi e provo una sorta di impotenza. Mi consola pensare all’impotenza degli apostoli che non riuscirono a guarire un giovane epilettico ed a Gesù che disse loro che certi demoni si sconfiggono solo con la preghiera ed il digiuno.
    La preghiera è la prima cosa che i giovani credenti possono offrire al mondo: una potenza invisibile.
    March 07

    il messaggio interessante del PAPA

    Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente (1 Tm 4,10)
    Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventà
    (5 Aprile 2009)

    Cari amici,
    la prossima Domenica delle Palme celebreremo, a livello diocesano, la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso con viva gratitudine al Signore all’incontro che si è tenuto a Sydney, nel luglio dello scorso anno: incontro indimenticabile, durante il quale lo Spirito Santo ha rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati un segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo. Ed ora siamo incamminati verso il raduno internazionale in programma a Madrid nel 2011, che avrà come tema le parole dell’apostolo Paolo: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). In vista di tale appuntamento mondiale dei giovani, vogliamo compiere insieme un percorso formativo, riflettendo nel 2009 sull’affermazione di san Paolo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10), e nel 2010 sulla domanda del giovane ricco a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17).

    La giovinezza, tempo della speranza
    A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti quando ci si deve misurare con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza?

    Alla ricerca della “grande speranza”
    L’esperienza dimostra che le qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere” (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene” (Ger 17,5-6).
    La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso, cari giovani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora: “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13). Durante questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili della speranza cristiana.

    San Paolo, testimone della speranza
    Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1). Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”. E quella voce rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!” (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo. Un giorno scriverà: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo.

    La grande speranza è in Cristo
    Per Paolo la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Il “Dio vivente” è Cristo risorto e presente nel mondo. E’ Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare “il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817).

    Il cammino verso la grande speranza
    Come un giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che modo Egli si avvicina a me? La Chiesa ci insegna che il desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua grazia. Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega sant’Agostino: “Il Signore Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che Lui intende darci” (Lettere 130,8,17). La preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio (cfr Enc. Spe salvi, 34). Fate spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme, poiché il Signore ha assicurato di essere presente dove due o tre sono radunati nel suo nome (cfr Mt 18,20). Ci sono molti modi per familiarizzare con Lui; esistono esperienze, gruppi e movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare e crescere così nell’esperienza della fede. Prendete parte alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi abbondantemente della Parola di Dio e dell’attiva partecipazione ai Sacramenti. Come sapete, culmine e centro dell’esistenza e della missione di ogni credente e di ogni comunità cristiana è l’Eucaristia, sacramento di salvezza in cui Cristo si fa presente e dona come cibo spirituale il suo stesso Corpo e Sangue per la vita eterna. Mistero davvero ineffabile! Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, nella quale si entra con il Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi, mediante la Cresima, vengono confermati dallo Spirito Santo per vivere da autentici amici e testimoni di Cristo, mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li rendono atti a realizzare i loro compiti apostolici nella Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei malati, infine, ci fa sperimentare il conforto divino nella malattia e nella sofferenza.

    Agire secondo la speranza cristiana
    Se vi nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito.
    Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della “grande speranza” che dia senso alla loro esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza, ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere “a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace.

    Maria, Madre della speranza
    Modello di questo itinerario di vita apostolica sia per voi san Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante fede e speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale scrive nella Lettera ai Romani: “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). Su queste stesse orme del popolo della speranza – formato dai profeti e dai santi di tutti i tempi – noi continuiamo ad avanzare verso la realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale ci accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza. Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha donato al mondo il Salvatore ed è rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce, è per noi modello e sostegno. Soprattutto, Maria intercede per noi e ci guida nel buio delle nostre difficoltà all’alba radiosa dell’incontro con il Risorto. Vorrei concludere questo messaggio, cari giovani amici, facendo mia una bella e nota esortazione di san Bernardo ispirata al titolo di Maria Stella maris, Stella del mare: “Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria ... Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria... Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione” (Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17).

    Maria, Stella del mare, sii tu a guidare i giovani del mondo intero all’incontro con il tuo Figlio divino Gesù, e sii ancora tu la celeste custode della loro fedeltà al Vangelo e della loro speranza.

    Mentre assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico insieme alle persone che vi sono care.
    Benedetto XVI

    March 02

    riflessioni quaresimali

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?
    name=Content&pa=showpage&pid=26
    Benedetto XVI: la preghiera, l'elemosina e il digiuno
    Ma come portare a compimento la vocazione battesimale, come essere
    vittoriosi nella lotta tra la carne e lo spirito, tra il bene e il
    male, lotta che segna la nostra esistenza? Nel brano evangelico il
    Signore ci indica oggi tre utili mezzi: la preghiera, l'elemosina e
    il digiuno. Nell'esperienza e negli scritti di San Paolo troviamo
    anche al riguardo utili riferimenti. Circa la preghiera, egli esorta
    a "perseverare" e a "vegliare in essa, rendendo grazie" (Rm 12,12;
    Col 4,2), a "pregare ininterrottamente" (1 Ts 5,17). Gesù è nel fondo
    del nostro cuore. La relazione con Lui è presente e rimane presente
    anche se parliamo, agiamo secondo i nostri doveri professionali
     
     Mons. Luigi Negri
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/default.asp?
    id=456&id_n=972&Pagina=1
    Eugenetica
    uno spettro si aggira per il mondo civile (si fa per dire): il
    ritorno dell'eugenetica. A fine secolo XIX e inizio XX, nel contesto
    della massoneria e della tecnoscienza `dura', si procedette alla
    formulazione di un grande progetto mondiale: il miglioramento
    definitivo della razza umana, attraverso la scienza. L'eugenetica: un
    ben nascere, un ben vivere e, purtroppo, un ben morire. Anche oggi la
    vita umana rischia di essere concepita dalla nuova eugenetica, come
    oggetto delle più diverse manipolazioni tecnologiche in funzione di
    una nuova programmazione della vita stessa. La tecnoscienza si
    considera investita della responsabilità di formulare un nuovo
    percorso umano: non riconosce nessuno superiore a sé. La saldatura,
    evidente, con la magistratura sembra conferire a questo progetto
    caratteristiche di invincibilità.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Il sangue dell'agnello
    Viviamo in un mondo in cui ci vuole coraggio per essere se stessi. Ci
    vuole coraggio per esprimere liberamente il proprio pensiero tramite
    la parola, la scrittura e l'azione. Ci vuole coraggio per manifestare
    pienamente la propria fede, tramite la preghiera individuale, il
    culto collettivo e la testimonianza personale. Viviamo in un mondo in
    cui ahimè si viene perseguitati, condannati a morte e massacrati
    semplicemente perché si esprime liberamente il proprio pensiero e si
    manifesta pienamente la propria fede.


    17) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    Testamento
    Mentre, sull'onda emotiva del «caso Eluana», il Parlamento discute
    sul c.d. testamento biologico, il 23.2.09 il presidente della
    commissione antimafia, Pisanu (PdL), dichiara che una legge del
    genere si rifiuterà di votarla: «Con la pretesa di disciplinare per
    legge il fine-vita si afferma la forza dello Stato sul valore della
    persona umana. E questo è in contrasto con l'art. 2 della
    Costituzione». Non posso non essere d'accordo. E non solo per la lesa
    Costituzione (le costituzioni sono accordi che si fanno e si disfano)
    ma per il leso buonsenso.


    23) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4523
    San Giovanni Bosco: il sogno dei tre candori
    "Figuratevi – disse don Bosco – di essere con me sulla spiaggia del
    mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a
    voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede
    una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le
    prore terminate a rostro di ferro acuto a mo' di strale. Queste navi
    sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere,
    di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una
    nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il
    rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.


    24) "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Salvate il matrimonio !!!
    Non possiamo però sfuggire alla sensazione inquietante che tutte le
    vicende siano legate da uno stesso filo. A vostra scelta: rosso del
    sangue di questo agnello sacrificale; o nero come le peggiori
    dittature dei nostri incubi. Sono stati consegnati nelle mani del
    Leviatano, tra gli applausi dei buoni, il potere di vita e di morte
    su ognuno di noi, e il potere divino di stabilire quale sia il nuovo
    Albero del Bene e del Male. Il potere di inventare parole - il
    termine omofobia e "identità di genere" - da usare come armi contro
    gli avversari del momento. Il potere di calpestare con la propria
    arroganza ogni residuo di quella legge naturale che - tra le altre
    cose - ancora chiama 'genitali' gli organi sessuali, ben indicandone
    la naturale funzione. http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=invio_mail2

    26) Comitato verità e Vita
    http://www.comitatoveritaevita.it/
    Eluana: denuncia per omicidio volontario.
    Il Comitato Verità e Vita ha presentato una denuncia per omicidio
    volontario nei confronti di Beppino Englaro e di coloro che hanno
    provocato la morte di Eluana Englaro e così ha reso obbligatoria
    l'iscrizione nel registro delle notizie di reato, atto a cui (a
    quanto sembra) il Procuratore di Udine non aveva ancora
    provveduto. È un atto che segue a quanto la nostra associazione
    ha dichiarato pubblicamente in più occasioni nelle scorse settimane,
    e coerente con lo statuto del nostro Comitato, che ci impegna a
    promuovere la difesa della vita umana dal...

    27) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php
    Il card. O'Connor vieta a mons. Burke la celebrazione del Rito Antico
    Malgrado Papa Benedetto XVI abbia concesso piena libertà di
    celebrazione del Rito tradizionale, definito «straordinario», il
    card. O'Connor si è richiamato alla legge canonica in base alla quale
    solo il vescovo e la Santa Sede possono decidere sulla liturgia nella
    propria diocesi. A darne notizia è stata l'agenzia di stampa della
    Chiesa cattolica Usa, la Catholic News Service. Al posto di Burke, il
    card. O'Connor ha chiesto al proprio vescovo ausiliare, mons. John
    Arnold, di celebrare la messa tridentina, che era stata richiesta da
    un'associazione tradizionalista, la Latin Mass Society. Era stata
    l'associazione cattolica ad invitare mons. Burke a celebrare una
    messa tradizionale il prossimo 20 giugno.

    Segnalazione
    Vite spericolare, di Massimo Pandolfi Capo Redattore del Resto del
    Carlino
    http://club.quotidiano.net/pandolfi/
    Dopo Eluana, ammazziamo i malati di Alzheimer, ok?... Un mio amico ha
    la nonna malata di Alzheimer. E' incapace di intendere e di volere,
    mangia e beve grazie al sondino. Lui è suo tutore. Il mio amico mi
    ha chiesto, un po' scherzando e un po' terrorizzato: 'Ma cos'è,
    adesso io posso toglierle il sondino, la posso far morire di fame e
    di sete e non mi succede niente?'. Non ho saputo rispondergli ma,
    ahimè, temo proprio che la risposta a quella tremenda domanda sia sì.
    In nome della civiltà, s'intende. O della selezione della specie,
    fate voi.