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    April 30

    trasformati per amore

    Il «segreto» di una vita trasformata. Per amore
    In occasione delle feste di Pasqua ho avuto la possibilità di scambiarmi gli auguri con alcuni ragazzi e giovani. Manuel (nome di fantasia) è nato in Albania; più di dieci anni fa è stato dato in affido ad una coppia che già aveva due figli; nei primi tempi Manuel talvolta aveva un comportamento violento ed il rapporto con i due nuovi fratelli, ambedue più grandi di lui, maschio e femmina, non sempre era facile; Manuel ha avuto anche qualche problemino con la Polizia; dopo i 18 anni ha chiesto di continuare a vivere in quella famiglia perchè si sentiva amato e tuti e 4 i componenti della famiglia l'anno nuovamente accolto; oggi ha 27 anni, si è laureato in scienze politiche e ha trovato lavoro in una agenzia di assicurazioni; per Pasqua mi ha scritto che è felice. Eleonora (nome di fantasia) ha trascorso la Pasqua a Parigi, con alcuni amici; negli anni in cui è stata mia alunna ha attraversato momenti difficili, con qualche problema di anoressia; soffriva silenziosamente e la maggior parte dei suoi compagni di classe non la capiva e non la aiutava; ho parlato parlato spesso con lei di questa situazione. Oggi frequenta la facoltà di lingue ed ha incontrato un ragazzo che si è “interessato” a lei; è felice. Lunedi di pasquetta ho ricevuto una sua telefonata giosamente esplosiva dalla capitale francese in cui mi raccontava che si sentiva amata. Manuel ed Eleonora sono risorti. La Resurrezione è opera dell'amore; tutti abbiamo sperimentato e possiamo raccontare questa verità. La domenica delle Palme ero in piazza San Pietro con alcuni giovani; con uno di loro abbiamo commentato la bellissima liturgia e la stupenda omelia del Papa: non c'è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici, come ha fatto Gesù. Con un brivido ci siamo chiesti se fossimo disposti a dare la vita per qualcuno; la risposta stupefacente fu affermativa; non so come ma ambedue ci siamo detti disponibili a dare la vita; ambedue eravamo inoltre sicuri di conoscere qualcuno disponibile a dare la vita per noi. E' stata una grande emozione. A ben pensare credo che l'affermazione di Gesù sull'amore non sia poi così strana: molti, forse tutti i genitori, darebbero la vita per i propri figli! Gesù parla addirittura di amare i propri nemici e quindi di dare la vita per loro; questo dono può sembrare più difficile ma, con la forza dello Spirito Santo che è l'Amore di Dio, non impossibile. Amare qualcuno è l'unico modo per farlo risorgere. Dio è Amore, Dio ci ama, Dio è Resurrezione, è Pasqua, novità speranza. Penso ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle colpite dal terremoto, che hanno tascorso la notte di Pasqua sotto le tende. Il nostro amore può aiutarli a risorgere.

    don Nicolò Anselmi

    April 29

    interessante discorso sulla verginità

    finalmente un dibattito maturo sulla castità dei preti e quella matrimoniale.
     
    April 28

    Interessante da omnibus d oggi

     

    grande NEK!!!

    tratto dal blog di don Davide Banzato:   http://egioiasia.blogspot.com/

    Nel sito di Nek
    http://www.nekweb.com nel Forum Italiano si è accesa una discussione tra i fans con messaggi che portavano il terremoto in Abruzzo come prova dell’inesistenza di Dio. Messaggi che rispetto perché carichi di dolore ed emozioni… “Siamo soli, Dio non esiste”, “Se Dio c’è non avrebbe mai permesso…”

    Non voglio trattare il tema ma riproporvi la risposta di Filippo Neviani (in arte Nek) che ha scritto ai suoi fan:

    <Ciao a tutti!! Mi sento di scrivervi questo: ho letto che tanti di voi hanno smesso di credere e dicono di aver perso la Fede, se ma ce ne sia stata una, dopo i terribile terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Sono momenti difficili è vero...mettono a dura prova la nostra forza....a noi che siamo talmente fragili che basterebbe un soffio di vento per farci cadere. Ma lasciate che vi dica, perchè sono un attento testimone, che chi ha Fede può urlare di dolore, piegarsi per il male che prova ma non spezzarsi. Ho visto occhi di persone che non hanno più niente talmente luminosi che io, che mi ritengo un uomo moooolto fortunato, avrei voluto per me. Chi ha Fede ha tra le mani un'ancora ben salda che anche nei momenti difficili ti fa vedere la vita con occhi diversi. Non lasciatevi prendere dal momento buio che sta contagiando tanti...non pensiate che siamo solo di passaggio perchè non è così. Chi ha Fede non pensa di vivere la vita solo per il fatto di spendere i suoi giorni così dalla mattina alla sera sperando che le cose non peggiorino mai...chi ha la Fede vive la vita sapendo che è la più grande occasione che ci è stata data per testimoniare la nostra esistenza...corta o lunga che sia... Il dolore mette a dura prova e lacera le coscienze, gli animi ma che ci crediate o no vi da anche modo di affrontare altre prove con indole diversa. Non lasciatevi abbattere. Vivere sperando è molto meglio che procedere senza una motivazione. Questo è quello che mi sentivo di dirvi. Vi abbraccio. Fil>

    Proprio in questi giorni per radio sta andando il suo nuovo singolo “Se non Ami” tratto dall’ultimo album “Un’altra direzione”. La canzone altro non è che l’inno alla Carità di san Paolo tradotta in un linguaggio attuale per i giovani. Filippo e Patrizia (sua moglie) sono davvero persone speciali e sono proprio contento di vedere questi Cavalieri della Luce gridare al mondo la Verità!

    Se Non Ami

    Puoi decidere le strade che farai
    puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
    potrai essere qualcuno se ti va
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami e non ci sei
    se non ami
    non ha senso tutto quello che fai
    puoi creare un grande impero intorno a te
    costruire grattaceli e contare un po’ di più
    puoi comprare tutto quello che vuoi tu
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami e non ci sei
    se non ami
    se non ami
    non hai il senso delle cose più piccole
    le certezze che non trovi e che non dai
    l amore attende e non è invadente e non grida mai
    se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
    e chiede di esser libero alle porte
    e quando torna indietro ti darà di più
    se non ami
    se non ami
    tutto il resto sa proprio di inutile
    se non ami
    non ti ami
    non ci sei…
    senza amore noi non siamo niente mai…

    1Corinzi 13

    1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’Amore, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la Amore, niente mi giova. 4 L’Amore è paziente, è benigno l’Amore; non è invidiosa l’Amore, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 L’Amore non avrà mai fine.
     

    April 27

    abruzzo

    Chi lo desidera può ancora contribuire alla colletta straordinaria indetta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.
    Le offerte raccolte dovranno essere integralmente inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su Unicredit Banca di Roma SpA, IBAN IT38 K030 0205 2060 0040 1120 727, specificando nella causale “colletta terremoto Abruzzo”.
    Per altre offerte, è anche possibile utilizzare i seguenti canali:
    - Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - IBAN IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
    - Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - IBAN IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
    - Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - IBAN IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
    - CartaSi e Diners, telefonando a Caritas Italiana tel. 06.66177001, in orario d’ufficio.

       Editoriale
     

    Nelle tendopoli, perché nessuno resti da solo
    Il lunedì di “pasquetta” sono andato a L’Aquila; volevo esprimere la mia vicinanza a tutti i fratelli e le sorelle che hanno subito la tragedia del terremoto ma in particolare desideravo incontrare don Dante, l’incaricato diocesano di pastorale giovanile fino a settembre 2008, e don Dino, il nuovo sacerdote responsabile. Don Dante è parroco di Pettino, una periferia de L’Aquila; la sua parrocchia è diventata un centro operativo importante. Don Dino mi ha portato nel campo allestito dalla Protezione Civile dove attualmente vive, a Collefracido, una delle sue tre parrocchie; nel campo vivono circa 140 persone divise in tende da 8 posti. A cena ero seduto a fianco di una signora di 82 anni. Mi ha raccontato di aver trascorso in macchina le prime notti dopo la grande scossa; ora dorme in tenda. Mentre ero al campo sono arrivate le brandine; di notte fa freddo perché il paese è a 800 metri sul livello del mare ed il Gran Sasso e il monte Velino sono ancora coperti di neve. Le famiglie con i bambini sono state trasferite negli alberghi del litorale adriatico. Mentre mangiavamo la minestra è arrivata una scossa, breve ma intensa. La signora mi ha detto che lei prega Sant’Emidio, protettore della popolazione contro il terremoto; aveva imparato a farlo da sua madre. Prima di cena abbiamo celebrato la S. Messa, sotto un grande tendone bianco della “Caritas”; non tutti hanno partecipato alla liturgia ma è stato un momento molto bello; mi sono accorto di quanto sia vera la frase “La comunità cristiana fà l’Eucarestia e l’Eucarestia fà la comunità cristiana”; adulti, anziani e giovani, preti e laici, uomini e donne, tutti eravamo stretti intorno a Gesù. Una giovane, al termine della S.Messa mi ha detto: ”Siamo contenti che don Dino sia in mezzo a noi”. Poco prima della celebrazione una signora mi ha accompagnato a vedere le case crollate fra le quali la sua e quella del parroco. Nel tempo fra la Messa e la cena, chi non era impegnato a cucinare o a fare altre cose, si è raccolto intorno al fuoco, seduti sulle panchine di ferro prese dalla piazza del paese; da sette giorni il fuoco ardeva ininterrottamente. Alla luce delle fiamme alcuni raccontavano storie, altri parlavano della situazione dei propri familiari che erano altrove. C’erano anche dei giovani in quella piccola tendopoli; sono stato bene fra quelle persone semplici, silenziose, provate dalla stanchezza di una settimana vissuta fuori casa e dal lutto per parenti, amici o solo conoscenti, ma disponibili a stare insieme. E’ questo il vero grande desiderio di ogni uomo e di ogni donna: non essere soli nelle difficoltà e quindi in tutta la vita. Ai 295 angeli che il sisma ha portato in cielo, chiediamo di aiutarci a capire che vivere con uno spirito comunitario è bello perché profondamente umano e quindi cristiano.

    don Nicolò Anselmi

    April 26

    PAPA E AFRICA

    Il papa in Africa messaggero del riscatto dei popoli

    PRIMO PIANO
    Di Piero Laporta prlprt@gmail.com


    L'analisi


    Il continente è il crocevia di tutte le crisi e il nodo è la rinascita morale, non la profilassi dell'Aids

    Ridurre il viaggio papale alla profilassi dell'Aids serve a quanti minimizzano l'autorevolezza della Chiesa cattolica. Il papa non solo indirizza la morale sessuale, ma propone un discorso ampio e consapevole, nel quale il cristianesimo è anche misura del riscatto dei popoli.

    Il viaggio papale in Africa fu annunciato sei mesi fa, su sollecitazione delle diocesi del continente, preceduta da concreti segnali di attenzione di Benedetto XVI verso l'Africa, in continuità con Giovanni Paolo II, il quale volle un segretario africano, monsignor Emery Kabongo, proprio per capire meglio il Continente nero mentre il post colonialismo, il post comunismo e il globalismo non hanno migliorato, tutt'altro, le condizioni di quei popoli. In questo contesto, le missioni cattoliche africane sono per lo più schierate dall' Oceano Atlantico all'Oceano Indiano, esposte alle spinte mussulmane un tempo provenienti solo da Nord.

    Il papa è sceso in Camerun, emblema dell'Africa, marchiato dalla schiavitù e dagli avvicendamenti coloniali di Portogallo, Francia, Gran Bretagna e Germania. Qui come altrove le missioni cattoliche contribuiscono, da sole e significativamente, a migliorare la vita della gente. Il contraltare laico di tale sollecitudine dovrebbe essere in Kenya, dove si esultò la notte in cui il kenyota Barak Obama conquistò la Casa Bianca. Se la provvidenza laica sarà altrettanto solerte di quella religiosa, lo dirà il tempo. I segnali in corso sull'Oceano Indiano non sono tuttavia incoraggianti. Mentre il Papa atterrava in Camerun, nel Madagascar, ricchissima di potenzialità economiche e tuttavia poverissima, Andry Rajoelina, incurante dei moniti dell'Unione africana e dell'Unione europea, ha deposto manu militari il presidente eletto, Marc Ravalomanana. Dietro l'indifferenza di Rajoelina per l'Ue s'avverte un potere forte, come quello dei cinesi che dal 2000 dilagano in Africa, comperando tutto quanto è possibile, petrolio e materie prime, ma anche uomini e governi. Mentre Europa e Usa, per opposte ragioni, si concentravano sull'Euro, dal 10 al 12 ottobre del 2000 si svolse a Pechino il primo Forum per la Cooperazione fra Cina e Africa. Era al potere il presidente Jiang Zemin. Parteciparono 45 paesi del Continente. Nei Forum successivi il nuovo presidente Hu Jintao, ribadendo la strategia cinese basata su accordi di lunga durata, potè ostentare la quasi totalità dei 53 paesi africani fra i firmatari della cooperazione economica. Da allora la Cina dà spallate a europei e statunitensi, indifferentemente, acquistando a saldo materie prime, terre rare e petrolio, soprattutto in Centro Africa, da dove si intensificano i flussi migratori verso l'Europa e, in prima linea, verso l'Italia. Le missioni cattoliche sono ora fra due fuochi, mussulmani e cinesi. E presto arriveranno, anzi torneranno i russi. Proprio in queste ore hanno annunciato un vasto programma di riarmo che prelude, ma non lo dicono, a un altrettanto vasto programma di espansione. La risposta occidentale? Sorvoliamo pietosamente sulla Nato; e l'Ue non fa paura nemmeno al Madagascar. In quanto agli Usa, hanno già risposto: in maniera tardiva, debole e inadeguata. Il 6 febbraio 2007 crearono l'Africa Command, Africom, solennemente propagandato in Africa ed Europa.

    Tutte le speranze fondate su una struttura militare dotata di uno staff atipico, vocato non solo alla pianificazione militare, ma anche alla diplomazia, allo sviluppo e alla cooperazione. Un'effimera illusione. Nessun paese africano ha voluto ospitare Africom. Se l'Africa è nell'agenda di Obama, Africom più che soluzione è un grosso problema. L'Africa, crocevia di tutte le crisi, alla quale il pellegrino Benedetto XVI rivolge un messaggio squisitamente religioso, ma non solo religioso. Inutile restringere il discorso all'Aids o, come fa qualche osservatore anglosassone più evoluto (e più malizioso) al rigore liturgico di Benedetto XVI. Il nodo è la rinascita morale, in Africa come nel mondo occidentale. Tutti dovremmo propiziare tale miracolo, anche come medicina alla crisi economica che impazza. Il miracolo che auspica Benedetto XVI farebbe bene a tutti, perché l'Africa di oggi, se non peggio, è il limite inferiore al quale l'Occidente e, in particolare, l'Italia sono destinati in caso di fallimento.


    April 24

    il demonio teme questo Papa

    Parla Monsignor Andrea Gemma,  Vescovo esorcista

     

    CITTA' DEL VATICANO - "E' una tragedia: Benedetto XVI è ancora più forte, è ancora peggio di Giovanni Paolo II". E' stata questa l'accoglienza riservata da Satana al Cardinale Joseph Ratzinger poche ore dopo la sua elevazione alla Cattedra di Pietro, nell'aprile del 2005. Il Diavolo, per l'esattezza, parlò per bocca di una donna - posseduta - sottoposta ad esorcismo da Monsignor Andrea Gemma, Arcivescovo Emerito di Isernia-Venafro, uno dei pochi prelati, se non il solo, ad esercitare il ministero della liberazione dal Maligno, che ha raccontato l'aneddoto in questa intervista esclusiva concessa a 'Petrus' di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes.

    Monsignor Gemma, il Diavolo non sembra proprio aver gradito l'elezione di Benedetto XVI...

    "Esatto. Me lo confermò lui stesso, il 'signor malefico'. E questa sua espressione non mi meravigliò. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Cardinale Ratzinger ha sempre combattuto il Maligno e messo in guardia l'umanità dai pericoli del Demonio".

    Eccellenza, a conferma di quanto Lei dice, si parla con insistenza di una possibile istruzione del Santo Padre per obbligare i Vescovi a nominare un numero stabile di esorcisti diocesani.

    "Volesse il cielo che il Papa preparasse questo documento, ce n'è davvero bisogno! Quando ho appreso la notizia, ho gioito. Ed ho avuto la conferma che Benedetto XVI è il Papa giusto per affrontare in questa epoca la battaglia contro Satana. Che Dio lo conservi a lungo sul trono di Pietro! Avevamo proprio bisogno di Lui. Basti pensare già al fatto che è stato l'unico Papa in tutta la storia a lodare e ad incoraggiare pubblicamente gli esorcisti per il ministero loro affidato".

    Qualcuno ha però manifestato scetticismo verso l'istruzione...

    "Si tratta di ignoranti! Chiederò personalmente un'udienza privata al Santo Padre per sollecitare la pubblicazione di questa nota e per chiedergli di continuare ad essere al nostro fianco. Sì, c'è bisogno che i Vescovi nominino almeno un esorcista fisso per ogni Diocesi! Sono certo che il Santo Padre non deluderà le attese di chi si attende questa forte iniziativa".

    Il fatto che si parli di un richiamo all'obbedienza da parte di Benedetto XVI ai Vescovi perchè deleghino stabilmente degli esorcisti, denota una grande carenza in materia.

    "Purtroppo è così. Devo dire che ha ragione il mio amico Padre Gabriele Amorth quando sostiene che molti Vescovi sono i primi a non credere all'esistenza del Demonio. Lo posso testimoniare anch'io: da 16 anni, da quando mi è stata conferita la dignità episcopale, mi avvalgo della facoltà di esorcizzare in prima persona, ed ho ricevuto poveretti provenienti da ogni parte d'Italia per essere liberati dal Maligno perché nelle loro Diocesi il Vescovo è scettico o eccessivamente prudente e non nomina nessun esorcista. E il Diavolo se la ride. Pensi, quasi sempre mi dice: 'Sei solo, sei l'unico, gli altri Vescovi non credono neanche all'inferno, se tutti facessero come te, se tutti esorcizzassero, noi spiriti maligni saremmo spacciati. E anche il Papa è isolato in questa lotta'. Credo non ci sia nulla da aggiungere...".

    Monsignor Gemma, una bella soddisfazione personale per Lei, ma per la Chiesa è allarmante: Satana è soddisfatto dell'assenza di esorcisti e dell'incredulità del Clero.

    "Già. Veda, io non voglio giudicare i miei confratelli Vescovi, ma mi chiedo: dove è andato a finire il Catechismo della Chiesa Cattolica (la cui ultima versione è stata peraltro curata proprio da Benedetto XVI quando era ancora Cardinale)? In esso è scritto chiaramente che Satana esiste in tutta la sua pericolosità e chi non crede nella sua esistenza è fuori dalla Chiesa. Mi domando: questi Vescovi, e i sacerdoti che come loro non credono nel Demonio, hanno letto il Catechismo? Possibile che non ricordino neanche il capitolo 12 dell'Apocalisse, quello in cui San Giovanni parla del dragone rosso? Sarà ignoranza, sarà distrazione, ma certe omissioni contribuiscono a disorientare e a far essere la Chiesa sempre più esposta agli attacchi delle potenze infernali. E poi, come è attuale quel grido d'allarme lanciato negli anni '70 da Paolo VI: il fumo di Satana è entrato anche nella Chiesa, la Casa di Dio".

    Intanto la gente corre dai maghi...

    "Ed è proprio così, lo scriva a chiare lettere, che si diffondono principalmente le possessioni diaboliche. I maghi - io non faccio distinzione tra magia bianca o nera - invocano Satana per esaudire le richieste dei loro clienti. Ma, sempre, prima o poi, il Diavolo presenta il conto. Cosicché chi è andato da un mago, inizia ad essere vessato, ossessionato o addirittura posseduto dal Maligno. E nel frattempo i maghi, quelli veri, quelli dediti all'occultismo, incuranti del fatto che si dannano l'anima, si riempiono i portafogli con la complicità del Maligno e le sofferenze di poveri sventurati".

    Eccellenza, anche le sette sataniche sono in netto aumento e coinvolgono particolarmente i giovani.

    "Tutta colpa della perdita dei valori alti. Ormai la gente, e in particolar modo i giovani, non crede più all'esistenza del giudizio finale, del Paradiso, del Purgatorio e dell'Inferno.
    Si vive come non si dovesse mai morire o come se tutto dovesse finire con la morte. La Fede si è raffreddata, non ci sono più valori: anziché andare dai sacerdoti si va dai maghi, si predilige il profano al sacro, l'occultismo alla preghiera. E' bene che si sappia che anche con l'adesione alle sette sataniche si rischia di essere posseduti dal Demonio, con tutto ciò che ne deriva in termini di patimenti fisici e spirituali. Non bisogna dimenticare, infatti, che chi è posseduto o vessato dal Diavolo va incontro ad atroci sofferenze".

    Monsignor Gemma, cosa stiamo vivendo? Quest'epoca sembra degenerata. Genitori che uccidono i figli e viceversa, violenze di ogni tipo, guerre...

    "Siamo tutti in lotta contro Satana. Questo perfido essere sta tentando in maniera disperata e spregiudicata di conquistare il mondo e chi lo abita; nulla di nuovo, Gesù stesso ci dice che la battaglia durerà sino alla fine dei tempi. Ma noi non dobbiamo scoraggiarci o demordere, ma reagire pregando, affidandoci al Signore e proclamando la Verità".

    Proprio come ci esorta a fare il Santo Padre Benedetto XVI...

    "Il fatto che Satana abbia paura del Papa, vuol dire che è sulla strada giusta. Che Dio guardi e protegga il Santo Padre Benedetto XVI! Non tutti sanno che Giovanni Paolo II è molto invocato negli esorcismi, e il Diavolo soffre molto all'udire il suo nome. E' dunque confortante che Benedetto XVI venga considerato dagli spiriti maligni un avversario addirittura più pericoloso, letale e potente del suo venerato predecessore".
    di Gianluca Barile
     http://mirmirmir33.spaces.live.com/blog/cns!913976137528DBC1!1999.trak
     
     
    April 20

    Oggi su la7

     

    QUELLO CHE NESSUNO DICE SU TERREMOTO E CRISI ECONOMICA

     
    Pare che un giornalista inviato in Abruzzo se ne sia uscito con un lapsus memorabile: “Finalmente all’Aquila qualcosa si muove”. Anche più di qualcosa.
    Di certo il terremoto è arrivato anche nelle coscienze: degli abruzzesi e di tutti noi. Ma intellettuali e giornalisti hanno la malattia sessantottina: quel “tutto è politica” che acceca e induce a ridurre sempre tutto alla polemica politica e sociale, come se il terremoto fosse colpa del governo. Perdendo di vista le questioni di fondo, le grandi domande sul senso della vita, ritenute, marxianamente, “sovrastruttura”.

    Come insegna il Leopardi dello “sterminator Vesuvio”, la vera saggezza sta anzitutto nel riconoscere quello smarrimento, quella fragilità della nostra esistenza e la precarietà delle cose più solide su cui investiamo (il mitico “mattone”). Fragilità e mortalità che è la nostra vera condizione, sempre, pure senza terremoti: è la realtà che non vogliamo vedere.

    L’invito di Gesù a costruire la propria casa sulla Roccia anziché sulla sabbia non era relativo al regolamento edilizio e alle tecniche architettoniche (anche se – considerati i fatti – andrebbe preso alla lettera pure in quel senso). Ma era una esortazione a fondare la propria vita sulla Roccia che nessuno può spazzar via o demolire: lui stesso. Capace di vincere perfino la morte e dunque di restituirci per sempre tutti coloro che abbiamo amato e perduto. Questa è l’unica novità, ha gridato il Papa a Pasqua e ritrovare coloro che ci sono stati strappati sarà una festa senza fine.

    Anche la recente esplosione della crisi finanziaria ed economica aveva prodotto lo stesso senso di insicurezza e lo stesso smarrimento. E Benedetto XVI aveva ricordato che l’unico “investimento” che non va incontro a crolli, fregature e delusioni, ma frutta sempre un capitale infinito, è quello fatto da coloro che seguirono Gesù che ricevettero e ricevono quaggiù il centuplo di quello che avevano investito e poi la vita eterna.

    Pure Lucia Annunziata ieri sulla “Stampa” ha messo in relazione il senso di insicurezza prodotta dal terremoto con quello analogo derivato dal crollo delle Borse e dalla crisi. Scrive: “Il tremito che ha scosso l’Abruzzo… è stato nel nostro paese un momento quasi catartico di risveglio: la materializzazione dello sfascio, della fragilità, della insicurezza su cui poggiano i nostri piedi, è stata la stessa che la crisi economica filtra nella nostra coscienza. Il tremore della terra è diventato il segno di tempi più duri per tutti”.

    Poi l’Annunziata ha citato l’economista francese Jean-Paul Fitoussi che sente aria di rivolta popolare per la crisi e annuncia: “le fondamenta della democrazia sono in pericolo”. Ecco il problema: le fondamenta. Noi che sappiamo renderci conto che le case hanno bisogno di fondamenta stabili per non crollare al terremoto non sappiamo accorgerci che anche la nostra vita, la democrazia e la nostra civiltà hanno bisogno di fondamenta certe e stabili. E non sappiamo interrogarci su quali esse siano. Un albero senza radici muore e crolla. Quali sono le nostre radici?

    Qualche anno fa i cinesi si sono posti il problema di capire quali fossero stati le radici del grande sviluppo e del grande benessere che, nel corso dei secoli, è fiorito in Occidente e che è dilagato poi in tutto il mondo. I cinesi hanno interpellato gli esperti e l’Accademia delle scienze sociali della Repubblica popolare cinese, sebbene comunista, nel 2002 è arrivata a queste clamorose conclusioni: “Una delle cose che ci è stato chiesto di indagare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale.

    Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che fosse perché avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Su questo non abbiamo alcun dubbio”.

    La controprova è evidente: quando l’Europa ha violentemente abbandonato il cristianesimo, con le ideologie anticristiane del XX secolo, ha segato il ramo su cui stava seduta e si è buttata nel baratro e nella rovina. La stessa attuale crisi finanziaria ha ragioni morali, è stata provocata dalla secolarizzazione cioè dalla sostituzione di una vera moralità con la religione del profitto ad ogni costo, la religione del pescecane: Usura, Lussuria e Potere.

    Tutto questo dovrebbe far riflettere l’establishment che domina i media, sempre così animato da ostilità anticristiana. Dovrebbe riflettere chi indica come traguardi di civiltà quelle battaglie radicali che spazzano via i valori umani insegnatici dal cristianesimo (la sacralità della vita, la famiglia naturale, la sessualità fra uomo e donna). E anche coloro che di fronte al terremoto non hanno trovato di meglio che proporre di sottrarre alla Chiesa le offerte ad essa devolute dagli italiani con l’otto per mille. Sono così tanti nel nostro sistema gli sperperi, i ladrocini e le regalìe che se vogliamo trovare i fondi per la ricostruzione davvero non manca dove cercarli. Evitando di assestare un colpo sulla Chiesa, dopo che il terremoto lo ha assestato sulle “99 chiese” dell’Aquila. Anche perché il sistema dell’otto per mille e prima della congrua è nato come parziale risarcimento dei colossali espropri compiuti contro la Chiesa dallo stato risorgimentale. La Chiesa, prima dell’enorme confisca, viveva tranquillamente con quei fondi e quelle proprietà che nel corso dei secoli le erano state donate dai suoi figli. Essa è un mare, diceva il Manzoni, che redistribuisce ciò che i fiumi gli portano.

    Da ricostruire dunque non è solo l’Aquila, ma la nostra stessa civiltà e anche un sistema economico più corretto. Ma si può costruire solo sul fondamento saldo della nostra storia. L’albero può crescere solo se ha radici profonde. E le case se c’è una chiesa.

    Nella seconda guerra mondiale Londra fu distrutta dai bombardamenti tedeschi. Nel dopoguerra, il grande poeta Thomas S. Eliot, per raccogliere fondi per la ricostruzione delle chiese, scrisse una delle sue opere più straordinarie, “La Roccia”, che è la metafora di Cristo e di San Pietro. In quel poema Eliot s’interrogava proprio sul senso del tempo, sul male nella storia, sul fluire delle cose, sulla stabilità delle case e sulla costruzione della città umana. Dove c’è sempre qualcuno che dice: possiamo fare a meno della Chiesa. E dove tutto frana se il cristianesimo è sostituito dalla nuova religione fondata su “Usura, Lussuria e Potere”.

    Il suo Canto dei Costruttori dice: “Le braccia si tenderanno/ Con dita non piegate/ mentre le voci discuteranno/ Di denaro speso male/ e il letto senza coperta/ e la grata senza fuoco/ e il lume non alimentato?/ Fino a quando attenderemo? Una Chiesa per noi tutti e lavoro per ognuno/ e il mondo di Dio per tutti noi fino a quando esso durerà”.

    Anche la bella e significativa iniziativa di Libero (la ricostruzione dell’oratorio Don Bosco dell’Aquila) si può spiegare con i versi di Eliot: “costruiremo l’inizio e la fine di questa strada/ Noi costruiamo il senso”. Da giovane ho partecipato, con i campi di Comunione e liberazione, sia al soccorso del Friuli che a quello per l’Irpinia. Dove leggevamo questo bellissimo poema di Eliot, su cui dovremmo riflettere anche oggi che le fluttuazioni della City londinese o newyorkese che vollero fare a meno della Chiesa e dai suoi valori morali, come intuiva il poeta, rischiano di portare alla rovina della città.

    Antonio Socci

    Da “Libero” 15 aprile 2009

    April 17

    Freiser/Santoro e il tribunale di (h)annozero... (contegno)

     

     

    In questi 15 giorni ho seguito con attenzione la polemica su “Annozero” e sulle presunte accuse alla Protezione Civile.

    Ebbene, devo dire che le accuse di Santoro e dei suoi inviati oltre ad essere infondate vengono anche spacciate per

    quello che non è: giornalismo.

     Ma a ben vedere un po’ tutto il baraccone santoriano è apparire sotto mentite spoglie, ora spiegherò perché.

    Iniziamo ad analizzare i personaggi principali della trasmissione ovvero:

     il conduttore Michele Santoro, il “giornalistad’assalto” Marco Travaglio e il “vignettista” Vauro.

     

    Iniziamo da

    Santoro che, come tutti sanno, è un conduttore che da sempre suscita scalpore ma in realtà è un

    opportunista che fa solo i suoi interessi, lo dimostra il fatto che ha servito sotto “padroni” diversi (per usare un termine

    caro a Travaglio) prima in RAI poi a MEDIASET di Berlusconi e poi ancora in RAI, insomma va dove ti porta il denaro

    e se a pagarti e a permetterti di esprimere le tue idee è l’uomo che accusi di censura poco importa, come diceva

    Vespasiano “i soldi non puzzano”.

    Senza dimenticare la parentesi al parlamento europeo da dove ha deciso di dimettersi tradendo quello che era il mandato

    degli eletterori che lo avevano votato e tutto per apparire in tv da Celentano….cosa non si fa per apparire!

    Narciso inconfronto era l’umiltà in persona.

    Tutto qui?! Certo che no!

    LUI, il purissimo, il resistente, l’onestà intelletuale in persona, ebbene sì, è stato condannato dal tribunale di Varese per

    DIFFAMAZIONE A MEZZO TELEVISIVO per una puntata de “Il raggio verde” del 2000 in cui parlava della destra

    xenofoba italiana e in cui diffamò associazioni e persone di corrente leghista..

    Insomma tanto pulito anche giuridicamente non lo è neppure lui.

     

    Passiamo alla pubblica accusa, ovvero a

    Travaglio. Si sa che in tribunale per poter fare la pubblica accusa bisogna

    avere un curriculum senza macchie giudiziarie….appunto.

    Marco Travaglio infatti è stato condannato a 8 mesi di carcere, che non ha dovuto scontare solo grazie all’indulto di

    Mastella. Travaglio, da giornalista dell’Espresso diffamò l’allora parlamentare di Forza Italia Cesare Previti al quale

    dovette rimborsare 20.000

    .

    Ma ultimamente perde colpi sempre più spesso, memorabile la svista del 22 gennaio 2009 dove scambia un Vito

    (Alfredo) con un altro (Elio) e dove non ha neppure il coraggio di ammettere l’errore salvo correzione del padrone di

    Travaglio, ovvero Santoro.

    Non è da dimenticare l’indagine, ancora in corso, sui collegamenti tra Travaglio e Pippo Ciuro (presta nome di

    Provenzano) con il quale il giornalista andò in vacanza e al quale chiese sconti presso un hotel se si dovessero usare le

    dubbie equazioni che normalmente Travaglio usa nei suoi linciaggi mediatici bisognerebbe etichettarlo come mafioso.

     

    Dulcis in fundo

    Vauro. Vignettista satirico (o almeno così si fa definire), già condannato per vilipendio il 23 dicembre

    del 1997 per una vignetta su Gesù, poi visto che per lui Dio non esiste, si è preso pure una condanna a morte dagli

    estremisti islamici per altre vignette sull’Islam.

    Grande sostenitore delle cause di Emergency, basta che i morti siano cagionati da guerre “americane”, in caso contrario

    magari ci scappa pure la vignetta sull’aumento delle cubature.

     

    Dopo aver analizzato i personaggi è però giusto entrare nel merito.

     

    Fa sorridere sentir parlare di libertà della satira proprio Santoro, ma come proprio lui che diffidò Joe Violanti

    dall’imitarlo alla radio pochi mesi or sono? A volte la realtà fa ridere più della satira stessa.

    A questo va aggiunto il coro di critiche che parte della sinistra ha elevato in difesa delle vignette incriminate salvo però

    dimenticarsi delle vignette di Forattini su D’Alema per il dossier Mitrokin o la recentissima denuncia ricevuta da Staino

    per una vignetta su un politico del PD…insomma la libertà di satira è come la morte tutti ne parlano ma è meglio che colpisca gli altri.

    Sull’Abruzzo terremotato ci si è divertiti a fare disinformazione e satira di cattivo gusto e a dirlo non sono solo le

    persone di centro-destra ma anche la stampa di sinistra come “La Repubblica”, “Europa” e il “Riformista” senza

    dimenticare le dichiarazioni del segretario del PD Franceschini e del responsabile della comunicazione del PD Follini.

    Questa volta Santoro ha messo tutte le persone di buon senso dalla stessa parte la faziosità, che fece lasciare lo studio a

    Lucia Annunziata già tempo addietro, sta volta è stata palese ai più se non a tutti, il problema però è che la si fa passare

    per informazione asettica e non di parte, mentendo.

    Va registrata una degenerazione anche nell’atteggiamento del conduttore che non è più moderatore ma aizzatore alla

    stregua del giudice Freiser di ariana memoria, puoi parlare se dici cose che mi piacciono altrimenti ti tappo la bocca e se

    la pensi diversamente da me non posso che compatirti come ha fatto indata 14/04/09 asserendo che i lettori de “il

    Giornale” sono dei “poverini”. Per uno che vuole passare per super-partes non c’è male.

    Per riassumere abbiamo tre personaggi in cerca di purezza che puri non sono, un programma che vuole passare come

    equilibrato ed equidistante che risulta solo anti-berlusconiano e che non accerta la verità ma ne prende solo le parti che

    servono ad avvalorare verdetti di colpevolezza precostituiti.

     

    (scritto sotto copywrite del blog nunziocrociato)

    April 16

    Abruzzo

    Carissimi fratelli e sorelle,
    la situazione dell’Abruzzo chiede come necessaria una grande preghiera che doni speranza prima di tutto alle famiglie che vivono nella sofferenza per la morte di un loro caro, ed anche per coloro che hanno perso i beni materiali e vivono in situazioni di difficoltà.
    Nelle prossime settimane le necessità saranno di carattere tecnico e logistico. Nei prossimi mesi invece si renderanno necessari interventi più di tipo pastorale perché la speranza non venga meno; sarà importante saper stare con le persone che per lunghi mesi saranno costrette a vivere in alloggi di fortuna; bambini, giovani, adulti e anziani, tutti avranno bisogno di vicinanza, solidarietà e preghiera.
    E’ molto importante prepararsi all’animazione dei momenti di preghiera, in particolare la celebrazione quotidiana e festiva dell’Eucaristia che è la vera fonte della speranza.
    A questo proposito è importante che la solidarietà si esprima nella comunione ecclesiale, per cui è bene coinvolgere anche gli altri uffici diocesani per la famiglia, la catechesi, la liturgia, lo sport etc.
    Varie aggregazioni laicali e istituti di vita consacrata si stanno già muovendo attraverso le loro strutture regionali
    Molte chiese dell’Abruzzo sono state giudicate inagibili. Nella casa dello studente di L’Aquila hanno perso la vita studenti di molte regioni d’Italia. Una preghiera particolare per tutti i giovani dell’università de L’Aquila perché possano reagire con speranza alle difficoltà del loro cammino di studio che li attende.
    In comunione e collaborazione con la Caritas Italiana, chiediamo a chi desidera fare degli interventi di solidarietà verso le popolazioni terremotate, di fare riferimento al Servizio diocesano per la pastorale giovanile che è in contatto con la Caritas Diocesana e Regionale.

    Ricordiamo che è possibile sostenere economicamente la popolazione de L’Aquila attraverso la colletta che si farà in tutte le chiese italiane domenica 19 aprile 2009: in ogni momento è comunque possibile contribuire attraverso un versamento in denaro. Gli estremi del conto e per ulteriori informazioni su come versare www.caritasitaliana.it. I soldi raccolti si aggiungeranno ai 5 milioni di Euro già stanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana.

    Un grazie di cuore ai Servizi regionale e diocesani per la pastorale giovanile dell’Abruzzo-Molise per la splendida testimonianza - nella difficoltà - di servizio e solidarietà che stanno offrendo a tutta l’Italia.

    Il Signore Risorto doni coraggio alla nostra generosità


    La redazione
    April 14

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=33
    Benedetto XVI: ci manda per continuare la sua stessa missione
    Essere immersi nella verità e così nella santità di Dio – ciò significa per noi anche accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna, che in modo così svariato è presente nel mondo; accettare la fatica della verità, perché la sua gioia più profonda sia presente in noi.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    I cattolici "utili idioti"
    Dossetti era convinto che le masse cattoliche dovevano allearsi con le masse socialiste e comuniste per combattere democraticamente contro quel "disordine stabilito" che, secondo Mounier, era funzionale al mantenimento della società borghese. Mounier, insieme a Maritain, è il filosofo che ha ispirato il pensiero politico di Dossetti, il quale, come sostiene Campanili, condivideva «la lettura maritainiana e mouneriana del comunismo come tentativo di risposta secolare ad un nuovo corso di civiltà originato dalla mancanza di risposta dei cristiani ai temi nuovi posti dal mondo moderno»

    Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    2012
    «Voyager» ci ha avvertiti che nel 2012 il mondo finirà. L'hanno detto i Maya: il termine del Quinto Sole sarà per il 4 Ahaw 3 Kankin, cioè il 23 settembre 2012. Anche «La Stampa» ci avvisa che, a sentire certi scienziati, nel 2012 il sole farà un bizza tale da creare sconquasso sul nostro pianeta. Tranquilli: il 23 settembre è la festa di Padre Pio.

    11) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4673
    Il Venerdì Santo incomincia la Novena alla Divina Misericordia. Luci sull'Est pubblica un opuscolo per facilitarne la devozione
    Gesù Cristo ha raccomandato ai sacerdoti di consigliare la Coroncina ai peccatori come ultima tavola di salvezza; promettendo che «anche se si trattasse del peccatore più incallito, se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della mia infinita misericordia».

    12) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php
    Che cos'è lo "Stato etico"?
    Ma vediamo dove è l'errore di parlare così a sproposito di "Stato etico". Il presidente Fini sembra non capire che ciò che evita la deriva verso uno Stato etico è proprio il riconoscimento di una morale oggettiva e metafisicamente fondata, ovvero fondata fuori della Storia e quindi fuori dello Stato. Infatti, è proprio la legge naturale che pone l'uomo (ogni uomo!) come fine dello Stato e non a servizio di esso. Si tenga ben presente che il totalitarismo è appunto il ritenere che l'uomo sia in funzione dello Stato e non viceversa. Lo ripetiamo: lo "Stato etico" non è lo Stato che riconosce una morale naturale e oggettiva, bensì lo Stato che diventa fondamento di se stesso

    13) Segnalazione
    http://www.lucisullest.it/spunti/200902/Spunti_83_090120.pdf
    Madre, Sposa e Figlia di Dio: di Tomás Tyn O.P.
    In Francia, alla fine del Settecento, era scoppiata in maniera estremamente violenta quella terribile Rivoluzione, detta appunto Rivoluzione francese (…) Ebbene, questa esaltazione dell'uomo contro Dio, scoppia con una terribile violenza tanto che sconvolge il mondo e che tuttora ne viviamo sotto gli effetti spaventosi: lo scientismo, il positivismo, il razionalismo, il modernismo e tutte le piaghe che si sono insinuate nel mondo. Pensate appunto al laicismo, a tutta questa ostilità contro la Chiesa, tutto, deriva, in qualche modo, dalla Rivoluzione francese. Contro tutte quelle trame del demonio osò insorgere solo quella parte della Francia catechizzata da S. Luigi Maria Grignion de Montfort, che fece questo apostolato mariano proprio in difesa delle anime, perché Maria è lo scudo, la difesa dell'anima nostra.
    April 09

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=33
    Benedetto XVI: La cultura sociale dominante non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù
    La cultura sociale dominante non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù e neppure il dono di voi stessi a cui Egli vi invita secondo il disegno del Padre... di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita, sia nel matrimonio che in una vita di speciale consacrazione, provate paura: «Il mondo vive in continuo movimento e la vita è piena di possibilità. Potrò io disporre in questo momento della mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi riserva? Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?». Tali sono i dubbi che vi assalgono e l'attuale cultura individualistica e edonista li esaspera.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Della Storia. In margine ad aforismi di Nicolás Gómez Dávila
    Il senso della complessità è in fondo ciò che distingue – in appendice - Lo storico inesperto dal grande storico, nella cui opera, «[...] tutta la ricchezza e la complessità del reale si svelano attraverso la piena comprensione dell'individuale», al di là di singoli aspetti della ricerca più o meno superati dalle pur modeste e artigianali ricerche successive, la cui importanza comunque permette a Tangheroni – e a maggior ragione al lettore - di affrontare anche l'ultimo spietato aforisma di Gòmez Dàvila: «Per essere uno storico si richiede un talento raro. Per fare storia basta un po' di impudicizia».

    Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it/
    2 aprile 2009 - Pasqua degli Universitari
    «"In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte". Cari giovani, come avete sentito, Gesù istituisce un legame di causalità fra l'osservanza della sua parola e l'accesso all'immortalità. Prima di addentrarci in un'analisi sia pure breve di quest'affermazione di Gesù, giova fin dall'inizio sottolinearne la semplice novità. Non è la prima volta, a dire il vero, che all'uomo viene promessa l'immortalità. Vivere è il desiderio più profondo di ogni persona. Ma ciò che fa riflettere ascoltando il detto di Gesù, è che l'immortalità è legata ad un fatto, ad un'esperienza spirituale: osservare la sua parola. Cioè: ascoltarla attentamente, accoglierla docilmente, viverla fedelmente. Questa esperienza è fonte di immortalità».

    9) Mons. Luigi Negri
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/default.asp?id=456
    Voglio una Chiesa meno debole. Combatto l'eugenetica hitleriana
    … certi cattolici sono deboli, fino a riferirsi al Papa o in modo formale oppure addirittura apertamente contestandolo. Arrivano addirittura a interpretare le sue parole fuorviandole... nel centro commerciale che è l'immagine della nostra società la Chiesa è stata relegata ai piani alti dove distribuisce oggetti religiosi per quella realtà sempre più minoritaria che ha questo bisogno. Invece c'è un altro modo di vivere la fede: annunciare Dio dentro il mondo degli uomini.

    10) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.com/
    Iraq
    L'arcivescovo di Kirkuk, Louis Sako, a Vienna su invito di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) l'1 aprile 2009 (fonte: Zenit), ha detto che la guerra in Iraq è costata la vita, negli ultimi cinque anni, a 750 cristiani, compreso l'arcivescovo di Mosul, Paulos Faraj Rahho. Sono 200mila i cristiani che hanno abbandonato un Paese in cui erano presenti da venti secoli. «I musulmani vivono come nel VII secolo, e questo è un problema», ha detto.

    11) Antonio Socci
    http://www.antoniosocci.it/
    In difesa del vino
    Pare che i politici abbiano individuato la crociata di cui l'Italia di oggi ha bisogno: quella contro il vino. Sì. Siamo in piena crisi economica, inondati di cocaina (specie nei quartieri alti) e altre sozzerie (nei bassifondi), siamo rincoglioniti dai rumori, dai media, nevrastenici e pieni di ossessioni, ansie e paure, ci riempiamo di psicofarmaci, ma il Nemico è diventato lui: il frutto della vite.

    12) Il Timone
    http://www.iltimone.org/rivistaEditoriale.php?idRec=105
    Con il Papa
    Mi limito ad un'unica, dolorosa e triste constatazione, che emerge dalle parole del Sommo Pontefice. La constatazione, detta senza giri di parole, è questa: ci sono cardinali e vescovi che si oppongono al Santo Padre. Di certo non saranno la maggioranza, ma ci sono. Chi nella Chiesa gli è ostile giunge perfino ad "attaccarlo" e "colpirlo", a "mordere" e "divorare", palesando sentimenti di "intolleranza" e di "odio".

    13) Radici cristiane
    http://www.radicicristiane.it/contenuti.php?ref=43
    Radici Cristiane n. 43 - Aprile 2009
    La menzogna di educare negando la Verità, Un anticonformista in armonia con l'universo; Un caso di ordinaria eutanasia; Una vita spenta per paura della morte; Dallo stato vegetativo ci si può risvegliare; La "morte cerebrale": un principio discutibile.

    14) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4650
    in Cina sequestrato dalla polizia mons. Jia Zhiguo
    È stato portato via dalla sua casa da 5 poliziotti. Da settimane era sotto controllo 24 ore su 24 per proibirgli di incontrarsi con il vescovo ufficiale, con il quale si era riconciliato su indicazione del Vaticano. Un colpo alla strategia di unificazione della Chiesa cinese lanciata dalla Santa Sede, mentre in Vaticano prosegue l'incontro della Commissione plenaria sulla Chiesa in Cina. Mons. Jia Zhiguo ha subito anche la derisione della polizia.

    15) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/new/letternew.php
    La Conferenza Episcopale tedesca favorevole alla "dolce morte"?
    Il testo – tipico frutto di quel "dialogo" cattolico-protestante che ha assunto ormai i contorni del sincretismo interconfessionale – è stato sottoscritto, oltre che dal Presidente del Consiglio delle chiese evangeliche tedesche Kock, anche dal cardinale Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale tedesca. Il documento, stilato per la prima volta nel 1999 e riveduto nel 2003, sigla l'ufficiale via libera dei vescovi tedeschi – o almeno del loro rappresentante – alla cosiddetta "eutanasia passiva", ovvero a quel «dignitoso lasciar morire, nello specifico non proseguendo o non iniziando nemmeno un trattamento volto al prolungamento della vita».

    16) Contro la leggenda nera
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/
    I primi provvedimenti antiebraici e la Dichiarazione del Gran Consiglio del Fascismo
    di Giovanni Sale S.I.
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=2000
    La pubblicazione dell'infausto Manifesto della razza segnò il deterioramento dei rapporti fra il Regime fascista e la Chiesa. Il conflitto tra la Santa Sede e il Governo fascista a causa della questione razziale e della legislazione antiebraica, universalmente condannata dai cattolici.

    17) Sviluppo e popolazione
    http://www.svipop.org/
    Svolta al senato: passa mozione anti-Kyoto
    E' stata approvata il 1° aprile al Senato la mozione presentata da 34 senatori del Popolo delle Libertà che impegna il governo a considerare – a livello nazionale e internazionale – la crescente opposizione del mondo scientifico alla teoria del riscaldamento globale di origine umana. Un gesto politico coraggioso che ridà dignità anche al lavoro scientifico.

    18) Segnalazione
    http://www.corneliofabro.org/prova/profilidisanti.asp
    Progetto Culturale Cornelio Fabro
    Padri del Verbo Incarnato. Vi informiamo che è disponibile online sul nostro sito il testo del volume 14 delle Opere Complete di Cornelio Fabro «Profili di Santi».
    April 08

    aggrappati ai sacramenti

    Nel messaggio ai giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo 5 aprile, il Papa ha parlato ai giovani dei Sacramenti come dei luoghi in cui si è certi di incontrare Gesù. Li ha elencati tutti, dal Battesimo fino all’Unzione del malati.
    Recentemente, con un gruppo di giovani, ho fatto un viaggio in Siria; ad Aleppo siamo stati ospitati per alcuni giorni dalla comunità greco-cattolica. Un sacerdote di nome padre Giulio ci ha accompagnati a visitare alcuni siti archeologici fra cui il monastero di San Simeone, lo stilita, e la mitica città di Ebla con la sua biblioteca di tavolette scritte in caratteri cuneiformi.
    Abbiamo parlato di molte cose anche se il francese non l’ho mai studiato e l’ho usato solo nei rifugi alpini di alta quota.
    Sono rimasto colpito da alcune sue considerazioni sulla spiritualità. Don Giulio notava, dal suo punto di vista, che la Chiesa cattolica occidentale ha trascurato alcuni aspetti fondamentali della vita cristiana, fra cui la Grazia Sacramentale, la liturgia, gli angeli, il diavolo, la comunione dei santi.
    I Sacramenti sono un aspetto caratteristico della fede cattolica. A chi si sente abbandonato da Dio dovremmo ricordare la grazia del Battesimo nel quale siamo diventati figli. Quando abbiamo paura di testimoniare la nostra fede dovremmo pensare al giorno della nostra Cresima nel quale abbiamo ricevuto in pienezza lo Spirito Santo. Nella mia vita sacerdotale, ogni giorno, di fronte ad ogni difficoltà, mi aggrappo al mio sacramento dell’Ordine; due miei amici di cui ho celebrato le nozze e battezzato una bimba, mi hanno chiesto aiuto per il loro rapporto di coppia; il primo consiglio che ho offerto loro è stato quello di attingere forza, per perdonare e dialogare, dal Sacramento del Matrimonio.
    Quando il Signore chiama dona anche la forza per vivere quella vocazione; Eucaristia e Riconciliazione sono due sorgenti perenni, a portata di mano, di energia e di amore: senza questi sacramenti non potrei vivere.
    Il Sacramento dell’Unzione dei malati dovrebbe essere un protagonista nelle discussioni sulla sofferenza e sul “fine vita”.
    Alcuni giorni fa ho ricevuto una e-mail da un mio amico, papà di 5 figli; eccone alcune righe: “Caro Nicolò, ho appreso con gioia dai giornali che il Papa ha indetto, a partire da l9 giugno, un anno dedicato ai sacerdoti. Sarà un’occasione per dirvi grazie del vostro servizio. Ho nel cuore una speranza: che questo anno vi aiuti a capire quanto voi preti siete importanti per noi. Permettimi di ricordarvi che non abbiamo bisogno di amministratori ed organizzatori ma di maestri di unità, capaci di costruire parrocchie che siano delle seconde case e delle seconde famiglie per i nostri figli; abbiamo bisogno di maestri di vera dottrina, di preghiera, disponibili ad amministrare i Sacramenti, per il bene nostro e dei nostri ragazzi”. 

    Don Nicolò Anselmi
    April 07

    quaresima 2009

    Cari figli,
    in questo tempo di rinuncia, preghiera e penitenza vi invito di nuovo: andate a confessare i vostri peccati affinché la grazia possa aprire i vostri cuori e permettete che essa vi cambi. Convertitevi, figlioli, apritevi a Dio e al suo piano per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

    (Messaggio da Medjugorje, 25 febbraio 2009)
    UNA SINISTRA DELL’ODIO CHE DEVE FAR PAGARE AI CRISTIANI PERFINO LA QUARESIMA…

    In Italia circa l’80-90 per cento della popolazione si definisce cattolica, mentre il 5 per cento circa si dichiara atea. I giornali però ragionano e informano come se la proporzione fosse esattamente inversa. Ignorano così anche la tendenza rilevata dalle indagini sociologiche, pure fra i più giovani: per esempio i “non credenti” fra i 18 e i 30 anni sono passati dal 17,2 per cento del 1981, al 5,8 per cento del 2000. E la fiducia nella Chiesa da parte degli italiani è cresciuta dal 57 per cento del 1981 al 67 per cento di questi anni.

    Ma i giornali sembrano rappresentare più il mondo delle redazioni che quello reale, il quale infatti poi si schiera agli antipodi dei media: vedi il referendum sulla legge 40 e le elezioni. I giornali sono totalmente disinteressati al cattolicesimo. Anzi, sono vistosamente ostili. I “cattolici” a cui danno voce sono solo quelli che picchiano sulla Chiesa e sul Papa: ieri, fra gli altri, c’era Hans Kung sulla “Stampa” che se n’è uscito con l’evocazione del “Concilio di Nizza del 325”. Temo si sia confuso col famoso Concilio di Nicea del 325, ma nei giornali non se ne accorge nessuno.

    Nessuna parola si è letta ieri sul fatto che era il mercoledì della ceneri e l’inizio della Quaresima per la quale il Papa ha scritto un Messaggio stupendo. Capita di essere informati dai giornali dell’inizio del Ramadan (il periodo di digiuno islamico), ma non dell’inizio della Quaresima. L’unico articolo che ne parlava è uscito sulla Repubblica e mi pare un esempio di faziosità ideologica.

    Dunque è accaduto che per le mense scolastiche del Comune di Roma, nel periodo di Quaresima, ovvero per sei venerdì, siano stati scambiati i menù fra il giovedì e il venerdì, cosicché il filetto di manzo va al giovedì e il pesce alla mugnaia va al venerdì.

    Spalancati cielo. La Repubblica è insorta con un’intera pagina: “Scuole, è quaresima anche nel piatto, fino a Pasqua in mensa niente carne”. Già questo titolo è sbagliato e fuorviante, perché la carne è sostituita dal pesce solo al venerdì. Ma oltretutto è davvero pretestuoso perché l’alimentazione dei bambini non cambia: fra le pietanze stabilite dai dietologi c’è sia la carne che il pesce. Collocare il pesce al venerdì anziché al giovedì in questo periodo è, oltreché una nostra antica tradizione (perfino molto salutare), un semplice accorgimento pratico per evitare che tante famiglie cattoliche debbano fare la domanda di variazione nei diversi municipi. Non toglie niente a nessuno. Ma contro questa scelta di buon senso si è scatenata la solita “guerra di irreligione” del giornale di Ezio Mauro.

    Con il contorno di politici, come Paolo Masini del Pd, che si lancia all’attacco dell’assessore capitolino Laura Marsilio: “Il suo è un pretesto pericoloso e irresponsabile” tuona Masini. “Imporre a tutti i bambini una scelta dettata da motivi religiosi rischia di acuire i problemi specie in una città come Roma, dove le difficoltà di integrazione sono ogni giorno più evidenti”.

    A me pretestuosa sembra la faziosità della sinistra giacobina che puntualmente cerca di usare l’argomento musulmani per dare sfogo al suo pregiudizio anticristiano. Come ha fatto in Gran Bretagna, per fare un esempio, il comune di Oxford quando ha cancellato il Natale chiamando quella del 25 dicembre “Festività della luce invernale”. A protestare contro la ridicola decisione non sono stati solo cattolici e anglicani, ma anche ebrei e musulmani. “I fedeli islamici e di altre confessioni – ha affermato il Consiglio musulmano di Oxford – “aspettano con trepidazione il Natale”, una festa che “non può essere cancellata con un tratto di penna”.

    Nel caso di Roma non risulta che abbiano protestato i musulmani. Ma la loro presenza viene usata come pretesto da altri in funzione anticattolica. Secondo una certa Sinistra, infatti l’integrazione non è solo il riconoscere e garantire gli usi e costumi delle minoranze, ma anche la cancellazione della millenaria tradizione della stragrande maggioranza degli italiani.

    Coloro che si scatenano contro il Comune di Roma per il semplice scambio di menù del giovedì e del venerdì, non risulta che siano insorti quando un istituto scolastico piemontese ha addirittura sospeso le lezioni nel giorno di inizio del Ramadan e nel giorno di conclusione.

    E neanche quando, nel 2006, il Comune di Milano ha preso una iniziativa ancor più esplicita e importante per il Ramadan islamico diffondendo nelle scuole una specie di decalogo dove si espongono i valori alla base di questa tradizione religiosa, aiutando gli insegnanti a valorizzare i ragazzi che desiderano avvicinarsi a questa pratica. Il Comune ha pure esortato gli insegnanti che hanno studenti musulmani a spiegare a tutta la classe il significato del Ramadan facendo un paragone con la Quaresima cristiana.

    Una professoressa milanese ha riportato su internet (condividendoli) alcuni contenuti di una circolare (probabilmente è la stessa) sul Ramadan: “Le linee guida di questa circolare suggeriscono al punto 2: ‘Sono molti i valori positivi che stanno alla base di questo precetto (ramadan ndr). Esso è innanzitutto rispettato per uniformarsi alla volontà di Dio, educa a dominare i propri desideri, rende partecipe della sorte di chi è povero, allena alla pazienza…’. Tra i suggerimenti pratici leggiamo: ‘la rinuncia alla merenda o a dolci e caramelle durante il giorno (eventualmente partecipata da chi volesse, anche se non musulmano) andrebbe incoraggiata al posto della rinuncia al pasto’ ”.

    Si può immaginare cosa sarebbe successo se ad essere così valorizzata dalle pubbliche autorità fosse stata la Quaresima dei cristiani. Allora sì che Repubblica e i “politici democratici” sarebbero insorti in difesa della “laicità della scuola” e contro quello che avrebbero definito vero e proprio indottrinamento confessionale. Ovviamente pericoloso e irresponsabile.

    E’ infatti la stessa scuola italica dove ogni anno tanti insegnanti “progressisti” (e pure i libri di testo) inventano mille modi per trasformare la festa del Natale in festa dell’inverno e della neve e quella di Pasqua in festa della primavera o della “colomba della Pace”.

    Intanto Repubblica si compiace che si venga incontro con sollecitudine alle necessità del Ramadan islamico perfino per i detenuti. Titolo del 4 luglio 2005: “Col ramadan dietro le sbarre cambia tutto per pasti e orari”. E perché allora dobbiamo cancellare la nostra millenaria tradizione?

    La vera integrazione non è prodotta dalla cancellazione della nostra antica cultura popolare e cattolica, come vorrebbe questa sinistra, ma dalla sua conoscenza e dallo scambio sereno fra diverse culture e diverse fedi, anche nell’ambito della scuola.

    Voglio raccontare un aneddoto significativo. Ho frequentato la facoltà di lettere e filosofia dell’università di Siena dove mi sono laureato e dove ho seguito per anni le lezioni di un grande professore di “critica letteraria”, il famoso Franco Fortini.

    Le sue idee marxiste erano note (scriveva peraltro sul Corriere della sera). Lui era oltretutto di origini ebraiche, non certo cattoliche. Ebbene, un giorno di febbraio, inizio di Quaresima, arrivato in aula, cominciò a declamare (magistralmente) un poema. Solo alcuni di noi – ciellini - sapevano che era “Il mercoledì delle ceneri” di Thomas S. Eliot e seppero spiegare cosa significa questo giorno cristiano. L’altra parte degli studenti (di sinistra) lo ignorava. A loro Fortini si rivolse spiegando (energicamente) che non è ammissibile vivere in Italia e addirittura studiare letteratura, storia e arte italiane senza conoscere tutto del cattolicesimo. “Qualunque idea politica o convinzione si abbia” disse “dovete conoscere a menadito la tradizione cristiana”.

    Antonio Socci

    Da Libero, 26 febbraio 2009
    April 06

    in difesa del vino

    Contro i talebani del Parlamento, per salvare questa delizia della creazione, segno della civiltà cristiana. Come dicevano Benedetto XVI e don Giussani…
    Pare che i politici abbiano individuato la crociata di cui l’Italia di oggi ha bisogno: quella contro il vino. Sì. Siamo in piena crisi economica, inondati di cocaina (specie nei quartieri alti) e altre sozzerie (nei bassifondi), siamo rincoglioniti dai rumori, dai media, nevrastenici e pieni di ossessioni, ansie e paure, ci riempiamo di psicofarmaci, ma il Nemico è diventato lui: il frutto della vite.

    E il Parlamento pare stia per dichiarare guerra al vino. Non ai superalcolici – come qualcuno sostiene – ma proprio al vino perché il tasso alcolico imposto per legge a chi guida l’automobile non è tarato sul superalcolico bevuto al pub o in discoteca, ma sul bicchiere di vino bevuto a cena. Tanto che, dopo aver già fissato un limite estremo come lo 0,5 g/litro, assurdo e proibitivo, ora si sta tentando addirittura di imporre lo 0,2 e il “tasso zero”. Dunque guerra totale al vino. Tolleranza zero.

    Poco importa, a questi legislatori, che, secondo le statistiche, gli incidenti stradali provocati da abuso di alcol siano una percentuale piccolissima. Stando ai dati Aci-Istat nel 2007 si sono avuti 230.871 incidenti, con 5.131 morti e 325.850 feriti. Ebbene il 93,5 per cento di tali incidenti sono stati provocati da errori di guida (come il non rispetto della precedenza, la guida distratta e la velocità). La voce “stato psico-fisico alterato del guidatore” incide solo per il 3,1 per cento dei casi e comprende l’assunzione di sostanze stupefacenti, il malore, il sonno e infine l’ebbrezza dal alcol. Ciò significa che appena il 2 per cento dei casi è addebitabile a chi ha alzato troppo il gomito e si tratta quasi sempre di superalcolici e di alcolisti veri e propri, non certo del consumo normale e abituale del vino nel corso dei pasti. Dunque il vino (il vino che fa parte della nostra civiltà e della nostra cultura) è pressoché irrilevante fra le cause di incidenti. E’ insomma innocente. Eppure è proprio contro il vino che si bandisce la crociata. Dimenticando, per fare un esempio, che il 5,5 per cento degli incidenti sono provocati dalle pessime condizioni della strada e il doppio dall’uso del cellulare senza auricolare. Ma questo non suscita impressione nel Palazzo.

    Il limite attuale, lo 0,5 g/litro, dicevamo, è già proibitivo. Basta cenare assaggiando due bicchieri di vino e si è fuorilegge. Praticamente, ha lamentato ieri il ministro Zaia, questa norma “ha fatto sparire le ordinazioni al ristorante di vini da dessert e produzioni come le grappe”.

    Stando così le cose non si capisce per quale misterioso motivo in Parlamento si sta tentando di portare quel limite dallo 0,5 allo 0,2 o addirittura allo zero assoluto. Perché? Risulta forse agli onorevoli legislatori che lo 0,5 si sia rivelato insufficiente e che siano accaduti una quantità di terribili incidenti provocati da gente che aveva un tasso alcolico nel sangue compreso fra lo 0,5 e lo 0, ovvero gente che a cena aveva bevuto appena un bicchiere di vino? No. E’ una casistica inesistente. Ma allora che senso ha abbassare il limite dallo 0,5 allo 0,2 o addirittura allo 0 assoluto? Nessun senso. E nessuna efficacia. Come il drastico 0,5 non ha avuto alcuna efficacia nella prevenzione degli incidenti, non l’avrà nemmeno il suo inasprimento.

    In compenso però assesterà un colpo micidiale alla nostra produzione vitivinicola, già provatissima da queste normative e dalla crisi economica che si sta facendo sentire nel settore. Si deve infatti sapere che l’Italia è fra i maggiori produttori europei e mondiali di vino. Ha un’offerta di altissima qualità con 477 vini Doc e Docg (il settore agricolo, che ha un milione di imprese, produce nel suo insieme un valore di 45 miliardi di euro l’anno, secondo solo al comparto manifatturiero).

    La crescita della qualità del vino, a scapito della quantità, in Italia è andata di pari passo con una crescita culturale. Infatti il consumo di vino pro capite è passato dagli antichi 120 litri agli attuali 45. Perché cento anni fa il vino, di qualità bassa, era tracannato, un po’ per stordirsi, così come oggi una gioventù ignara del senso della vita ricorre alle droghe o ai superalcolici o al chiasso delle discoteche per lenire la disperazione e la solitudine.

    Oggi invece la nostra gente ha imparato a gustare il vino cercando la qualità del sapore e non la quantità che riempie la pancia. Un giorno sentii dire da un vero maestro di vita, don Luigi Giussani, che il vino non si beve per sete, ma per gusto, per assaporare la bontà della creazione. Infatti è fiorita una vera cultura del vino e un’educazione al gusto. Corsi, guide, enoteche. Degustazioni spesso associate alla musica e alla letteratura. O ai prodotti tipici. Oltretutto la produzione vitivinicola è anche quella che, da secoli, ha dato forma e bellezza alle nostre campagne – penso in particolare alla Toscana – e fa letteralmente parte del paesaggio come le pievi romaniche, i borghi, i casolari e le città turrite. Ha quindi una ricaduta anche nel turismo.

    Michele Satta, bravissimo produttore della zona di Bolgheri, che esporta i suoi fantastici vini anche in America, in Cina e in Australia, vede in questa assurda mentalità non solo un suicidio economico, ma anche un suicidio culturale: “si va verso una vera e propria criminalizzazione del vino e del suo consumo. E’ una regressione culturale che azzera millenni di civiltà senza alcun motivo fondato, senza alcuna ragione”.

    In effetti di questo passo si rischia di considerare il vino, che è una ricchezza culturale ed economica, alla stregua di un vizio, come il fumo. O peggio alla stregua delle sostanze allucinogene. Si finirà per considerare le nostre belle vigne variopinte quasi come le piantagioni di oppio dell’Aghanistan? Vogliamo sperare proprio di no (il Parlamento ascolti ministro Zaia).

    Il vino ha accompagnato letteralmente la civiltà umana, tanto che la Bibbia (Gen. 9, 20-27) fa risalire la scoperta del processo di lavorazione del vino addirittura a Noè. Il nome stesso, “vino”, pare venga dal verbo sanscrito “vena”, che significa “amare” da cui infatti proverrebbe anche il nome latino della dèa dell’amore, Venere. Il vino fa parte della civiltà ebraica, greca e romana e la sua gaia bontà tracima nella letteratura di tutti i tempi.

    Ma soprattutto ha assunto un significato sacro nella storia cristiana. Il primo miracolo di Gesù, registrato nei Vangeli, è quello del vino alle nozze di Cana. Il vino è il segno di quella convivialità fraterna e festosa del banchetto a cui Gesù stesso ha paragonato addirittura il segno dei Cieli. Il vino fu poi al centro di quella drammatica “ultima cena” nella quale egli istituì il sacramento della sua presenza tangibile nella storia: “sarò sempre fra voi, fino alla fine dei tempi”. I segni scelti da Gesù furono proprio il vino e il pane, segno del suo darsi in pasto e bevanda agli uomini per abbracciarli, sostenerli, salvarli e divinizzarli.

    La millenaria liturgia della Chiesa in qualche modo ha una sua mistica espansione nelle nostre campagne dove in giugno si alterna l’oro dei campi di grano al verde dei filari di vite, come se la terra stessa, fecondata dal lavoro umano, celebrasse l’offerta del cosmo intero a Dio, nei segni eucaristici del pane e del vino.

    Benedetto XVI ha detto una volta: “Il vino esprime la squisitezza della creazione, ci dona la festa nella quale oltrepassiamo i limiti del quotidiano: il vino ‘allieta il cuore’. Così il vino e con esso la vite sono diventati immagine anche del dono dell'amore, nel quale possiamo fare qualche esperienza del sapore del Divino”.

    Devo questa citazione a Michele Satta che peraltro – lavorando nelle terre del Carducci – espone nel suo sito anche i versi del poeta mangiapreti, dimostrando che i filari di vite mettono d’accordo tutti: “Della natura tua, forte e cortese,/l'ombra restò nel memore pensiero,/ come il tuo vino, o mio dolce paese,/ il mio verso fervea gentile e austero”.

    Antonio Socci

    Da “Libero”, 4 aprile 2009
    April 02

    cattivi maestri

    Nell’ultimo messaggio ai giovani per la Giornata mondiale della gioventù 2009 che si celebrerà il 5 aprile in ogni diocesi del mondo, il Papa parla dei “cattivi maestri” che hanno trascinato e trascinano oggi tanti giovani su strade sbagliate.
    “Cattivi maestri” è una espressione forte che invita alla preghiera; chiedo perdono per le volte che posso essere stato un cattivo maestro e prego per la conversione dei “cattivi maestri” dei giovani, in obbedienza all’invito di Gesù di amare i nemici e pregare per i persecutori.
    Nella mia vita ho incontrato alcuni “cattivi maestri”; molti erano tali perché ingannati a loro volta dall’amor proprio: provavano gusto nel diffondere le proprie idee ed essere considerati intelligenti; sono convinto che alcuni sanno di essere in errore ma l’orgoglio impedisce loro di cambiare strada e ritrattare le proprie posizioni; spesso i cattivi insegnamenti sono anche di tipo morale: vengono proposti come buoni o innocui gesti e azioni che lasciano invece segni profondi e dolorosi nella vita dei giovani.
    Ho incontrato altri “cattivi maestri” che erano tali semplicemente perché superficiali, presentavano come assoluta quella che invece è solo una parte della verità; l’orgoglio impedisce loro di ammettere i propri limiti; spesso sono persone che non sanno dialogare ed in particolare non sanno ascoltare; dal punto di vista morale, travisano delle verità perché non riescono a viverle.
    Altri “cattivi maestri” sono tali per smania di denaro e di potere.
    Gli insegnamenti sbagliati sono fondamentalmente delle bugie. All’origine della storia umana, in fondo, c’è una bugia, quella pronunciata dal primo dei cattivi maestri, il “serpente”; nella storia di ogni uomo c’è la stessa tentazione, quella in cui Dio viene presentato come un antagonista dell’uomo, come colui che limita la nostra libertà anziché come colui che ama l’uomo e lo vuole felice.
    Nella mia vita fra i giovani ho notato che la bugia è una realtà molto pericolosa; spesso dietro a uno stato di malessere, di depressione, di poca stima di sè c’è una situazione di non chiarezza famigliare, affettiva, relazionale.
    La misericordia di Dio e la grazia ricevuta nel Sacramento del Perdono ci guariscono e ci ristabiliscono nella verità e nella gioia.
    I ragazzi spesso sono i più indifesi di fronte alle bugie: non hanno ancora maturato l’esperienza sufficiente a capire chi vuole il loro bene e chi invece è confuso o ha altri fini.
    La verità, solo la verità, ci rende liberi. L’inganno, la menzogna, ci rendono schiavi.
    San Paolo, nostro maestro durante quest’anno a lui dedicato, con la sua vita ci testimonia che, con umiltà e disponibilità all’amore di Dio è possibile cambiare.

    Don Nicolò Anselmi