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    31 mei

    no Brawn

    "... è difficile sottrarsi alla sensazione che il grande
    successo di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che
    fare con quell'odio, o quel venir meno dell'amore per se
    stessa che, come osservava l'allora Cardinale Ratzinger
    (Senza radici, ed. Mondadori, pp. 70-71),
    si è insinuato nella nostra civiltà".
    (Card. Camillo Ruini, 15-5-2006)"

    Dopo centinaia di lettere di protesta da parte di
    consumatori, l'acqua minerale Sant'Anna ha rinunciato a un
    concorso inteso anche a promuovere il libraccio di Dan Brown
    e il relativo film spazzatura : già ora, dal sito, è scomparsa.
    Facciamo ora uno sforzo ulteriore e diamo vita a un
    boicotaggio su larga scala, coinvolgendo anche tutte le
    altre lobbies nostre "sorelle" europee.

    L'obiettivo è la Sony , una potente
    multinazionale che si è già rifiutata di dialogare con altre
    istituzioni etiche (Cfr.
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=.68&lan==ita)

    Mandate una lettera di protesta alla Sony la più personale
    possibile accedendo dalla Home Page di:
    http://www.fattisentire.net/

    Per saperne di più cliccate qui:
    http://www.totustuus.biz/users/alzatevi_andiamo/davinci.htm

    no sony


    PRO-MEMORIA
    per chi ritiene che Dan Brown aiuti A FAR CONOSCERE LA FEDE

    SONDAGGIO SUL CODICE
    Gesù Cristo fu marito e padre?
    In Gran Bretagna il 66% ci crede

    Londra, 17 maggio 2006 - Infuria la polemica sul 'Codice da
    Vinci'. Pur non essendo un saggio storico il Codice ha avuto
    un impatto profondo sui suoi lettori britannici: secondo un
    sondaggio svolto dalla società Opinion Research Business,
    due terzi di coloro che hanno letto il romanzo di Dan Brown
    credono ora che Gesù ebbe un figlio con Maria Maddalena.
    Sono cinque le domande poste dall'ORB lo scorso fine
    settimana ad un campione rappresentativo a livello nazionale
    di oltre 1.000 adulti.

    Secondo l'inchiesta, il 17% pensa poi che l'Opus Dei sia una
    'setta assassina - secondo quanto scrive il Daily
    Telegraph - che ha commissionato o compiuto omicidi'. Per il
    36% dei lettori la Chiesa cattolica ha celato la verità su
    Gesù. Jack Valero, portavoce dell'Opus Dei in Gran Bretagna,
    ha detto che si tratta di una statistica "sorprendente"
    ("Buongiorno, finalmente svegli?", chiede FattiSentire.net
    N.d.R.).

    Tuttavia, gli altri che hanno letto il libro sono più
    propensi (36%) di quanti non l'hanno letto (25%) a credere
    che la Chiesa abbia intrapreso una cospirazione di 2.000
    anni per coprire la verità. Allo stesso modo, mostra anche
    la vulnerabilità nei confronti della mistura tra fatti e
    finzione operata da Brown.

    I risultati sono stati accolti con costernazione dalla
    chiesa cattolica britannica, da sempre critica nei confronti
    del libro e ora del film presentato a Cannes. Austin
    Ivereigh, portavoce del capo della chiesa cattolica in
    Inghilterra, cardinale Cormac Murphy O'Connor, Brown si è
    macchiato di "marketing disonesto", perchè lui e la Sony,
    che distribuisce il film "hanno incoraggiato la gente a
    prenderlo sul serio, mentre si nascondono dietro la
    dichiarazione per la quale si tratta di un lavoro di
    fantasia. Questa ricerca mostra che dovrebbero prendersi la
    responsabilitàdella loro disonestà".
    ("E ora continuiamo a credere che sia un'opportunità per
    conoscere meglio Gesù?", chiede FattiSentire.net N.d.R.).

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/
    29 mei

    marrazzo x le droghe libere....

    Avanza l'ipotesi di legalizzare le droghe leggere e
    permettere l'autocoltivazione della marijuana...


    «La prima cosa da fare sarà abrogare la legge
    Fini-Giovanardi prima che faccia altri danni.
    Contemporaneamente va ripristinata la distinzione
    tra droghe leggere e pesanti».

    Il neo ministro della solidarietà sociale Paolo
    Ferrero (Prc) si accoda ai progetti di smantellamento
    delle riforme del governo Berlusconi già avanzati
    dai colleghi del nuovo esecutivo.

    Come se non bastasse, dalla Regione Lazio, guidata
    da Piero Marrazzo, arriva l'annuncio di un'ipotesi di
    legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico.
    Il Consiglio regionale, infatti, sta studiando una
    legge apposta per permettere l'autocoltivazione della
    marijuana.
    Fatto, questo, che sta suscitando non po che polemiche.

    Insomma, i compagni hanno già deciso che drogarsi fa bene.
    Il neo ministro Ferrero (Rifondazione) ha anche annunciato
    di pensare a una «depenalizzazione del consumo», dicendo
    che ci dovrà essere «una secca differenza tra consumo e
    spaccio. La massima repressione dovrà riguardare lo
    spaccio, soprattutto delle droghe pesanti».

    «La direzione di marcia», ha aggiunto, «potrebbe essere
    verso la legalizzazione delle droghe leggere, ma se ne
    dovrà discutere. Essenziale è abrogare la Fini Giovanardi».

    L'ex ministro Udc ha difeso la "sua" legge, «che è in
    sintonia con le norme Onu» , stigmatizzando il fatto che
    «un ministro straparli di cose serie con superficialità».

    Critico anche Gasparri (An) che parla di «ministro abusivo»,
    mentre Pedrizzi (ancora An) si chiede se i cattolici
    dell'Unione concordino con questa proposta.

    (C) Libero 20 maggio 2006
    27 mei

    Ebreo e agnostico, ma contro il Codice sto con la Chiesa

     
    Il Codice da Vinci non è solo un film desolante. Non è solo una rimessa in gioco puerile - il Cristo e sua moglie hanno una figlia - del testo delle Scritture. È qualcosa di più, e di peggio, della truffa intellettuale denunciata qui e là da giornalisti che si sono presi la briga di sbrogliare, nel guazzabuglio di quelli che ci sono presentati come «i fatti», la parte di documento e quella di fantasia. È un film che, puntando senza dirlo su alcuni fra i temi più ambigui dell’immaginario politico contemporaneo, flirta anche con il peggio.

    Tre libri molto utili sono usciti di recente in Francia, scritti da Pierre-André Taguieff, Philippe Muray e René Rémond.

    Quello di Pierre-André Taguieff, La foire aux illuminés, consente di capire come questo sfoggio di falsa scienza e semplicemente di falsità, l’accozzaglia di credenze in una congiura mondiale fomentata all’alba della Storia contemporanea e rimasta impenetrabile fino al nostri giorni, l’illusione di accedere, attraverso il libro e adesso il film, al mistero dei misteri, all’enigma assoluto, attingano a una vena complottistica che fu quella di tutti i totalitarismi.

    Quello di Philippe Muray, Dix-neuvième siècle à travers les âges, naturalmente non parla del Codice da Vinci ma stabilisce la genealogia di un «occultismo politico» che ci porta ai grandi illuminati che forgiarono il corpo dottrinario dei fascismi.

    E poi Le nouvel antichristianisme di René Rémond, che raccomando a tutti coloro che, cristiani o no, subodorano il cattivo profumo di regresso e di oscurantismo - massì, di oscurantismo! -, di odio del pensiero e della vera scienza che aleggia sui processi istruiti, questi ultimi tempi, contro una Chiesa che, da Pio XII a Benedetto XVI, è ritenuta colpevole di tutti i mali.

    Si comincia a sapere che il famoso Priorato di Sion , che nel film occupa un posto essenziale e ci è presentato come un Ordine occulto, fondato mille anni fa da Goffredo di Buglione e votato a preservare quel Santo Graal che sarebbe stato il segreto del matrimonio di Gesù e Maria Maddalena, è un’associazione creata dopo la Seconda guerra mondiale da una banda di scansafatiche nostalgici di Vichy. Mentre si sa meno come il patronimico del personaggio di Dan Brown - il Radcliffe di Angeli e demoni - plagia quello di John Readcliff, presunto autore di un Discorso del rabbino degli anni 1860 e considerato uno dei testi precursori dei Protocolli dei Saggi di Sion.

    Quel che si sa appena un po’ meglio è che l’idea paranoica di una verità nascosta fin dalla notte dei tempi da potenti stirpi di congiurati, il credo scientifico alternativo in un governo mondiale con codici che spetterebbe decifrare ad alcuni iniziati rientrarono in tutte le elucubrazioni degli emuli francesi del III Reich: la lotta, non delle classi, ma delle società segrete, vero motore della Storia? Ma sì! Era la convinzione, prima di Dan Brown, del saggista Henry Coston il quale, denunciato negli anni Trenta il «pericolo ebraico», finì la sua vita, sessant’anni più tardi, ossessionato dalle sinarchie, dai governi ombra, dalle trilaterali e da altre internazionali massoniche e neomassoniche.

    Quello che per ora non si vuole sapere è che spesso basterebbe sostituire, nella prosa e nelle immagini di Brown, l’Opus Dei con la Compagnia di Gesù, il personaggio di Silas con quello di Loyola, o la «guardia bianca» del Papa con gli «uomini in nero» della Compagnia di Gesù, per ritrovare il tono delle diatribe antigesuitiche che infiammarono il XIX e poi il XX secolo e culminarono con l’invio sul fronte dell’Est o a Dachau di deportati con il marchio «nzv», letteralmente «non affidabili, come gli ebrei». Il loro crimine era di essersi mostrati successivamente complici del giacobinismo, del bolscevismo, dell’internazionale ebraica e infine - ma qui era vero - di una resistenza tedesca antinazista alla quale, per esempio a Kreisau, aderirono da eroi.

    Non sto difendendo l’Opus Dei, naturalmente. Ma ricordiamoci che le parole hanno una storia e che, dietro a queste parole, cioè dietro al fantasma di una confraternita di monaci mafiosi e assassini che non avevano altro obiettivo se non di sfruttare sistematicamente l’universo, c’è un peso di delirio e di crimine che evoca ricordi paurosi e contro il quale non è inutile mettere in guardia il pubblico.

    Che i primi interessati non lo facciano, è una cosa. E in questo, fra parentesi, c’è un esempio di sangue freddo su cui potrebbero meditare gli altri offesi che, confrontati poco tempo fa a certe «caricature» che avevano una carica simbolica e una risonanza dieci volte minori del Codice da Vinci, reagirono con l’esagerazione che sappiamo. Ma questo non significhi, per altri, l’obbligo di tacere anch’essi! Questo non impedisca, qui, ad un agnostico ed ebreo, di dire il disgusto che gli ispira ciò che chiamerà, con Freud, la marea nera del nuovo anticattolicesimo.
    (traduzione di Daniela Maggioni) testo originale di Bernard-Henri Lévy
    26 mei

    il Deaglio che non ti aspetti

    Bastasse dire concertazione
    di Mario Deaglio


    L’elemento più importante del discorso del presidente del Consiglio all’assemblea della Confindustria non sta nelle parole pronunciate dallo stesso presidente del Consiglio ma nel modo in cui la platea le ha ascoltate: in un’atmosfera non di ostilità ma di profondissimo gelo, interrotto solo da brevi e freddi applausi di cortesia.


    Da questo dato obiettivo occorre partire per esaminare i rapporti governo-imprenditori in quest’inizio di legislatura, tanto più che la mancanza di calore non pare determinata da motivi personali di malanimo nei confronti di Romano Prodi, e non è quindi superabile con i soli ingredienti della simpatia, del «buonismo» o del calore umano; Prodi, del resto, non ha provato a usare tali ingredienti, in un discorso sobrio e asciutto. Né la freddezza può essere imputabile a differenze ideologiche (la Confindustria ha variamente e utilmente dialogato e collaborato con governi di ogni tipo); essa misura piuttosto un’oggettiva distanza di posizioni e di impostazioni tra una componente fondamentale dell’economia e della società italiana e il governo (e, più in generale, il mondo della politica).

    Affinché tale distanza possa essere utilmente superata, sia il governo sia gli imprenditori dovrebbero cominciare a prenderne atto con franchezza e sottolineare il non molto che li unisce sulla base della condivisibile affermazione di Prodi che non si può prima risanare in conti pubblici e poi rilanciare l’economia ma occorre mettere in atto un’operazione simultanea di risanamento e di rilancio. Detto questo, occorre esaminare con attenzione le differenze.

    Prodi, come ha affermato con forza, ripone la sua fiducia nel metodo della concertazione ed è questo il primo termine sul quale le parti dovrebbero fare chiarezza. Appare difficile riproporre tal quale il vasto e articolato confronto tra i vertici del governo e delle parti sociali che salvò l’economia italiana nel 1992 e negli anni successivi: le parti sociali sono più frammentate e meno disciplinate, la semplice trasmissione alla base di un accordo siglato al vertice non appare più facilmente realizzabile né tra i lavoratori né tra gli imprenditori. Localismi e regionalismi rendono più difficile l’azione di governo; nuove tipologie d’impresa hanno difficoltà a farsi rappresentare dalle organizzazioni esistenti, così come nuove tipologie di lavoratori hanno difficoltà a riconoscersi nel sindacato. La concertazione rimane indispensabile per indicare principi, obiettivi e tendenze, ma non si può pensare oggi che poche firme sotto il testo di un accordo possano bastare a rimettere l’Italia sul sentiero virtuoso della competitività.

    Come si recupera allora questo sentiero smarrito? E’ sintomatico dei discorsi pronunciati all’assemblea confindustriale che le due parti che si confrontavano indicano come elemento essenziale qualcosa che deve fare qualcun altro: tagliate la spesa pubblica, ha chiesto al governo il presidente della Confindustria, impostate nuove strategie di crescita e di espansione internazionale, ha chiesto agli imprenditori il presidente del Consiglio. Perché il recupero della competitività possa avvenire davvero, sarebbe più appropriato che il governo cominciasse a domandarsi come si possono contenere le spese, a cominciare dalle «auto blu» (che uno studio del ministero dell’Economia stima nell’incredibile cifra di duecentomila) e che imprese e finanza si interrogassero su come dirottare risorse preziose dal finanziamento di attività come il calcio al finanziamento dell’innovazione. Occorrerebbe insomma che ciascuno cominciasse a rimuovere la trave dal proprio occhio anziché da quello del vicino.

    Una partenza in salita, quindi. Il mettere sul tavolo le differenze di vedute è però forse preferibile a un accordo di facciata che lasci intatte queste differenze.

     

     

     

    aggiungo io a margine che i tagli delle spese, auto blu in primis, erano le cose che stava facendo Berlusconi, sono cose documentate e inataccabili.

    ora s dice a Prodi di fare altrettanto, ma allora scusate, cambiamo governo, rimettiamo Berlusconi, infondo ora si dice a Prodi di fare il programma di Berlusconi...assurdo, specie che venga dal Prof.Deaglio che su questi argomenti ha aperto una guerra di carte bollate con gli esponenti del centrodestra.

    TRAGICOMICO.

    la felicità? non è di questo mondo

    Durante la campagna elettorale il professore ci aveva promesso un po' di felicità in più, ma così come avvenne per l'euro tassa, mai più restituita ai contribuenti, Prodi si è gia rimangiato quanto da lui detto. Oggi, presentando la lista dei ministri, ha laconicamente esclamato: «La felicità? Non è di questo mondo».

    Prendiamo atto con piacere dell'ennesima prova d'incoerenza del professore e, almeno per questa volta, non gliela rinfacceremo.

    Un politico che promette la felicità, soprattutto se si dichiara cattolico e per di più “adulto”, dimostra di non essere un buon politico. Non è un uomo, infatti, che può dare la felicità ad un altro uomo. E nel momento in cui qualcuno, chiunque esso sia, si arroga tale diritto significa che si sta  apprestando a compiere un irreparabile disastro, in quanto "l’imbroglio delle “grandi parole” - scrive Socci - è esattamente il rischio che un certo Joseph Ratzinger indicò in un memorabile discorso ai politici tedeschi: “la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità”.

    Purtroppo, di queste “grandi parole” usate male è costellata la tragica storia del secolo che si è appena concluso e sarebbe ora che di esse si smettesse di abusarne.

     

     

    http://www.censurarossa.splinder.com/

    robe da Turco

    La responsabile della Sanità propone anche che i
    farmacisti possano distribuire quella «del giorno
    dopo» senza ricetta.


    Via libera alla pillola abortiva e apertura alla
    distribuzione della pillola del giorno dopo senza
    ricetta.
    Il neoministro della Salute, Livia Turco, proprio
    mentre inaugura un reparto di maternità
    all'Umberto I di Roma illustra il suo punto di vista
    sull'interruzione di gravidanza farmacologica.

    Non ci sono motivi per ostacolare la
    somministrazione della pillola abortiva Ru486,
    dice la Turco.
    Sempre però all'interno delle indicazioni della
    legge sull'aborto e senza alcuna «sperimentazione
    selvaggia».
    L'allusione alla legge sull'aborto dovrebbe
    assicurare che la somministrazione del farmaco
    avvenga sempre sotto controllo e in regime di
    ricovero ospedaliero.

    «Sono favorevole alla pillola come metodica
    alternativa e sicura per la salute della donna ma
    nell'ambito della legge 194», spiega il ministro.
    Anche in questo campo dunque il governo Prodi
    appare intenzionato a disfare quanto deciso
    dall'esecutivo precedente.
    Sia il ministro della Salute Girolamo Sirchia, sia il
    suo successore, Francesco Storace, avevano
    sostanzialmente ostacolato l'importazione e la
    libera commercializzazione della Ru486 non
    ritenendola sicura anche se va precisato che in
    molti Paesi europei la pillola viene usata da anni
    e viene venduta anche in farmacia.

    Turco spiega poi che esaminerà anche la questione
    della pillola del giorno dopo.
    «Come sono per il parto senza dolore così sono
    per l'interruzione di gravidanza, che già è un fatto
    drammatico per le donne, con metodiche meno
    invasive e dolorose», spiega il ministro che si
    propone di potenziare la legge 194.

    Per tutte le donne che devono affrontare il parto la
    Turco pensa ad inserire nei livelli essenziali di
    assistenza (Lea) l'anestesia epidurale, mettendo a
    punto anche un provvedimento che garantisca un
    parto sicuro ed indolore per tutte le future mamme,
    riducendo invece il numero dei cesarei che in Italia
    è più alto rispetto alla media europea.

    «L'Italia ha due buone leggi - dice la Turco -:
    quella sull'aborto, la 194, che deve essere
    pienamente applicata soprattutto puntando sulla
    prevenzione, e la legge sui consultori. Vanno
    potenziate, ma è necessaria anche una legge che
    promuova e aiuti le nascite, favorisca il parto
    sicuro e naturale, tuteli la salute della donna e del
    bambino».

    Secondo la Turco «su questi temi si sono fatti dei
    passi indietro negli ultimi anni» e oltretutto ritiene
    che in tema di maternità «siano aumentate le
    diseguaglianze: in Europa nei primi tre mesi di vita
    del bimbo le donne hanno diritto all'assistenza
    domiciliare. Dobbiamo andare in questa direzione».

    Il ministro lavorerà a un Progetto-obiettivo sulla
    salute della donna e la tutela della maternità, per
    aggiornare quello messo a punto dall'ex ministro
    della Sanità Rosy Bindi.

    Il Giornale  23 maggio 2006

    Bindi + bella ke cattolica

    Nel pugno di Rosy
    di Massimo Introvigne (il Giornale, 22 maggio 2006)

    A Rosy Bindi, neo-ministro della Famiglia, brucia da anni l'impietosa
    e senza dubbio troppo cattiva battuta di Vittorio Sgarbi che
    la definì "più bella che intelligente".
    Se i cattolici non fossero doverosamente animati da una
    paziente carità, da oggi dovrebbero definirla "più bella che
    cattolica".
    Dopo essersi detta "consolata" dall'apprezzamento del
    cardinale Ruini per l'istituzione di un ministero dedicato
    alla famiglia, la "Rosy nel pugno" - come l'ha definita un
    brillante vignettista - ha subito chiarito in una serie di
    interviste che si tratterà in realtà del ministero per lo
    sfascio delle famiglie.

    Sconfitta insieme al suo capo "cattolico adulto" Prodi al
    referendum sulla fecondazione assistita, promette di cercare
    la rimonta in Parlamento, e afferma che "sbaglia chi dice
    che la legge non va toccata".
    Grazie al famoso zero virgola che ha dato all'Unione un'improbabile
    maggioranza parlamentare, Rosy ha già nel suo programma il
    proposito di stravolgere la volontà chiaramente espressa
    dagli italiani con il loro comportamento in occasione del
    referendum.
    Un revanscismo iracondo e pericoloso, contro cui mettono in
    guardia le voci più sagge e caute perfino dei DS, ma che la
    presunta tutrice della famiglia impugna come un randello per
    far rientrare dalla finestra tesi che gli italiani un anno
    fa hanno buttato fuori dalla porta.

    Mentre il Papa dice no a qualunque forma di riconoscimento
    delle unioni di fatto, specie fra omosessuali, e Rutelli si
    attesta sulla linea di mediazione - che comunque non può
    stare bene ai cattolici - dei CCS, i contratti di convivenza
    tutelati dal diritto privato, Rosy Bindi torna ai PACS
    (evitando accuratamente, come l'Unione ha fatto per tutta la
    campagna elettorale, la parola).
    Rifiutando anche l'ipotesi di Rutelli come troppo moderata,
    perché "non è giusto separare rigidamente le due sefere
    (privata e pubblica) quando si tratta di diritti delle
    persone", Rosy chiede un riconoscimento "pubblico e civile"
    delle unioni di fatto.

    Chi aveva pensato che "la funzione modera l'uomo" - in
    questo caso la donna - è rimasto tragicamente deluso.
    Quella che va in scena come ministro della Famiglia è la
    Bindi dei girotondi (oggi dichiara che le è piaciuto tanto
    il finale de Il Caimano, quello con Berlusconi arrestato),
    del filo rosso con Oscar Luigi Scalfaro per tendere
    imboscate di tutti i tipi al governo del centro-destra, dell'alleanza
    di ferro con l'ultra-sinistra comunista e rifondarola e
    degli ammiccamenti agli anticlericali della Rosa nel Pugno.

    Non penso che il cardinale Ruini sia deluso: credo che -
    conoscendo di che pasta sono fatta i cattolici prodiani,
    terzaforzisti, dossettiani - non si sia mai illuso.
    Spero invece che comincino a pentirsi i molti che,
    determinando il risultato delle elezioni, hanno votato i
    candidati "cattolici" dell'Unione, credendo al loro ossequio
    falso e untuoso alla Chiesa e sperando che moderassero i
    Luxuria, i Capezzone e i Diliberto difendendo la famiglia,
    il matrimonio, la vita.
    Le varie Rosy Bindi li stanno prendendo letteralmente a
    schiaffoni, aggiungendo le beffe al danno con un "Ministero
    della Famiglia" che promuove le unioni civili di diritto
    pubblico anche per gli omosessuali e la revisione della
    legge sulla fecondazione assistita, mentre in Piemonte
    l'amministrazione
    regionale di centro-sinistra (anch'essa eletta per un pugno
    di voti di "cattolici adulti") abolisce il buono scuola e
    strangola le scuole cattoliche.
    Ma a chi è causa del suo male non resta, davvero, che
    piangere se stesso.
    24 mei

    socci un mito

    La Rosy nel pugno

    23.05.2006
    “E’ una spartizione indecente”. Così la nascita del governo Prodi viene descritta dal senatore Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci, già direttore dell’Unità, oggi direttore delle Ragioni del socialismo, nonché editorialista del Riformista.
    Che aggiunge: “Capisco che c’era la necessità di sconfiggere Berlusconi. Se poi però si dovesse rivelare troppo presto che questo, assieme alle poltrone, è l’unico vero elemento che tiene unita l’alleanza, beh, allora sarebbe imbarazzante… E non mi chieda della qualità dei singoli…”.
    L’intervistatore non fa in tempo a chiederglielo che il senatore già spara: “La media è di una qualità desolante”.
    Testimone numero 2, Franco Bassanini, dirigente Ds e già ministro: “Abbiamo assistito a un imbarazzante revival del Manuale Cencelli e delle logiche spartitorie della prima Repubblica”. E poi bisognerebbe aggiungere le risse fra ministri (a cominciare da Di Pietro sulle opere pubbliche), quelle degli esclusi come la Sbarbati, l’inizio di guerra fra Fassino e Rutelli sul leader del prossimo partito democratico e via litigando.
    Testimone numero 3, Daniele Capezzone esponente rosapugnone e quindi parte del centrosinistra: “questo centrosinistra di incapaci e di bolliti che ha già fatto recuperare a Berlusconi 10 punti negli ultimi due mesi di campagna elettorale, ora gliene ha fatti recuperare altri cinque… non c’è un cane che parli della situazione economica del Paese, terzo debito pubblico del mondo al 108 per cento del pil”.
    Una cosa è certa. Ogni governo, al suo esordio, gode di due o tre mesi di prestigio e di benevolenza presso l’opinione pubblica, ma stavolta fra gli italiani e il governo Prodi non brilla nessuna “luna di miele”. In parte per la “luna di fiele” scatenatasi fra gli ingordi contendenti accapigliati nella selvaggia corsa alla poltrona (che ne ha fatto lievitare il numero e i costi). In parte perché tanta esibita arroganza si regge su una vittoria che tutti sanno non essere una vera vittoria politica nel consenso degli italiani (si reggono sulle spalle, fragili, dei senatori a vita: Villa Arzilla ha in pugno il futuro dell’Italia).
    Infine perché questo esecutivo, a cominciare dal suo leader (che è in ruoli di potere dal 1978), ha il sapore, francamente rancido, della minestra riscaldata, l’uggia del filmetto “déja vu”, la malinconia delle facce vecchie e usurate (non c’è un ministro sotto i 44 anni), dei soliti noti ancora una volta riciclati in qualche comparsata del teatrino delle auto blu, con la totale mancanza di idee nuove, di prospettive moderne per il Paese e la ricottura dei vecchi fiacchi slogan sinistrorsi perfino sulla parata del 2 giugno. Insomma una barzelletta, probabilmente molto perniciosa per il Paese. D’ora in poi sarà difficile continuare a usare la frase di rito che demanda i problemi “al ministro competente” (ce n’è qualcuno, ma bisogna cercarlo con il lanternino).

    In tutto questo macello una delle vittime che più fanno tenerezza è la mia vecchia amica e conterranea Rosy Bindi di cui qui vorrei caldamente prendere le difese, anche perché a due giorni dal giuramento già si è cacciata nei guai. E si torna a prenderla a bersaglio per i suoi modi raffinati che alcuni maligni giudicano ruspanti, a riproporre la fulminante cattiveria di Sgarbi che la definì “più bella che intelligente” e magari a metterci un pesante carico come Massimo Introvigne che aggiunge: “più bella che cattolica”, dopo la sua prima devastante sortita su Pacs e legge 40. Facile anche sghignazzarne come Giannelli sul Corriere della sera che la chiama – per lo stesso motivo – “La Rosy nel pugno”.
    Ma non è giusto. Mettetevi nei suoi panni (che io trovo fantastici). Pensate alla crudeltà di Romano Prodi, un autentico campione olimpionico della vendetta. Sapeva che Rosy, alle rotte con Rutelli nella Margherita, dov’è quasi isolata, aveva assoluto bisogno di una qualche poltrona ministeriale.
    Dunque il premier, con la stessa malizia che gli ha fatto candidare Gianni Letta alla Figc 24 ore dopo che era stato candidato al Quirinale, ha inventato per la Bindi il “Ministero per la famiglia”.
    Rosy non sembra avere competenze specialissime – dicono i suoi avversari - per nessun ministero, ma questo, inventato per lei, somiglia proprio a una presa in giro. I giornalisti, come quella penna appuntita di Gian Antonio Stella che l’ha definita “uomo forte della Dc veneta scelta da Martinazzoli”, hanno ridacchiato: non è sposata, neanche fidanzata, non ha figli, quindi è “perfetta per la famiglia”. Sembra in effetti una incredibile burla. Sarebbe come chiamare Tonino Di Pietro ai Beni culturali o Pannella al ministero per il culto.
    A Prodi la mossa è servita un po’ per sistemare Rosy, un po’ per assestare un calcetto a Ruini (con l’aria di fargli un favore), un po’ per dare un colpo a Rutelli. Gli è servita anche per far finta di rispettare le “quote rosa”, ribattezzate ormai “quote rosy” visto che si tratta per quasi tutte le “ministre” di poltroncine di serie C come quella della Bindi che è senza portafogli, ma assolutamente piena di grane. Era inevitabile che la Rosy si cacciasse subito fra le spine del roseto.
    Venerdì scorso “Avvenire”, quotidiano della Cei, l’aveva accolta con un editoriale esilarante, pieno di ironiche perfidie fin dal titolo: “Sappiamo che non farà la bella statuina”. In effetti tutti ne siamo certi. Franco Vaccari sottolineava della Bindi – testualmente - una “convinta attitudine al dialogo e una riluttanza spiccata alla polemica sterile”. Proprio un ritratto perfetto della focosa Rosy.
    Poi aggiungeva fingendo di lagnarsene: “Qualcuno ha già commentato: ‘Mah! La famiglia gestita da una nubile’… non saremo costretti a leggere patetiche interviste ai figli del Ministro”. Finale al veleno: “le auguriamo di cogliere l’ottima occasione: un ministro celibe, ma anche sanamente celebre”.
    Cosa doveva fare la Bindi? Non sapendo fingere domenica su “Avvenire” ha risposto all’editoriale “augurale” dicendo che ci sono “tante e diverse famiglie”. Non solo una. Prima bacchettata. E, nello stesso giorno, ha dato una bombastica intervista al Corriere della sera dove ha bombardato il mondo cattolico, Rutelli e la Margherita prospettando “diritti alle coppie di fatto, anche pubblici” e addirittura la revisione della legge 40 (infischiandosene della disfatta del referendum in cui il 75 per cento degli italiani hanno risposto picche a chi voleva cambiare quella legge). Ha pure “bacchettato” il compagno di partito Fioroni a cui è stato dato il ministero dell’Istruzione che avrebbe voluto lei.
    Naturalmente è venuta giù l’ira di Dio. Pure Luigi Bobba, anche lui della Margherita ed esponente del mondo cattolico, l’ha legnata: “mi sembra che ci sia un po’ di libera uscita dei ministri”.
    Cossiga ha tuonato rivolto alla Bindi: “Credevo che mi fosse stata data autorevole assicurazione, prima che io esprimessi il mio convinto voto a favore della concessione della fiducia al governo Prodi, che in queste materie non vi sarebbero state iniziative del governo… di questa assicurazione mi ero fatto tramite presso autorevoli vescovi… ma avevo compreso male…Prendo ora atto dalle tue precise e responsabili parole … che questi siano argomenti di competenza del governo”.
    Par di capire che Prodi avesse assicurato i vescovi, anche tramite Cossiga, che il governo sarebbe stato neutrale su tutte queste incandescenti questioni, lasciando la discussione al Parlamento. Anche a questo probabilmente si deve l’ “apertura” di Avvenire.
    Ma Rosy – con la schiettezza sua solita – ha subito stanato il governo dall’ipocrita doppiezza.
    Certo, devono averla strigliata, poverina, perché ieri ha dovuto scrivere di corsa al Corriere per rimangiarsi l’intervista (nella lettera lamenta le titolazioni, che definisce “forzature delle mie parole” e aggiunge che è “una lettura semplicistica di un ragionamento problematico ec ec”).
    Ma va riconosciuta la sua funzione sanamente destabilizzante. Il suo ritorno al governo si conferma per il centrodestra una formidabile chance capace di creare degli straordinari casini nel centrosinistra che tiene il piede in tante scarpe.
    Oltretutto il Corriere le ha trovato pure un prelato che in parte l’appoggia: sempre lui, il mitico cardinale Pompedda che la sua bella baggianata (specie se va contro l’insegnamento della Chiesa) è sempre pronto a dirla. “Liberazione” e “Corriere della sera” concordemente giudicano Rosy come uno dei ministri più “di sinistra”, ma non è vero.
    Candida come una Rosy, la Bindi è sempre stata solo una ragazza di parrocchia, democristiana, ma sinceramente ignara di politica. Rosy non è nemica della famiglia. Tutt’altro. Forse si sarà confusa, avrà ricordato che il parroco diceva “Pax vobiscum” e avrà pensato che avesse detto “Pacs vobiscum”. Lasciamola lavorare. E’ il ministro più dolce e simpatico (per chi voglia veder crollare Prodi).
    Fonte: © Libero - 23 maggio 2006

    ZAPATERO: SEMPRE PIU' UN MINUS HABENS (secondo post volgare

    Al Papa, che all'ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede aveva ribadito il suo no ai matrimoni tra omosessuali, ha risposto il governicchio del solito porco massone con una nota nella quale si afferma testualmente che la Spagna non è uno stato confessionale e che nessuna discriminazione in base alle scelte sessuali delle persone sarà tollerata. E' un po' come se qualcuno rispondesse a chi dice che i caschi di banane crescono sugli alberi che anche i motociclisti portano dei caschi sulla testa. Discriminazione? Ma lo stolido coglionazzo socialista sa di cosa parla? Discriminazione significa secondo lui rilevare un fatto oggettivo, e che cioè una famiglia non è semplicemente una coppia? Discriminazione secondo lui è rilevare che la società si fonda sulla capacità riproduttiva di un uomo e di una donna e non su una qualsiasi genitalità sterile e che da questo dato trae origine il significato tecnico e giuridico del diritto di famiglia? Per questo grandissimo coglione obnubilato da una pseudomodernità tanto irrazionale nei contenuti quanto triviale nei modi io dovrei sentirmi discriminato perché Luca di Montezemolo è presidente della Ferrari e io no? Perché in fondo il ragionamento - chiamiamolo così - del porco massone è questo: la legge deve "normalizzare" ciò che è legittimamente anomalo e la discriminazione secondo lui è in ogni differenza, in ogni distinzione, e non ha alcuna specificità concettuale. Nessuno ha spiegato a questo socialista demente che il matrimonio non è un diritto ma un contratto che ha ragioni giuridiche e contraenti definiti secondo ragione, storia e linguaggio? I veri discriminati dall'amico del cuore di culattoni e leccapatonze, invece, sono i poveri incestuosi, che in Spagna non hanno visto riconosciuti i loro diritti solo perché i sondaggi - i veri ispiratori dell'ipocrita primo ministro dagli occhi blu - sconsigliavano fughe in avanti in tal senso. Diamine, stronzo di un calzolaio, ma allora i gusti sessuali del fratello che si ciula la sorella non valgono solo perché tu non vuoi rischiare la poltrona? E che dire della mamma innamorata persa del suo figliuolo? Loro sono degli sporchi depravati senza diritti? Vergogna, scarparo da due soldi: è tutta qui la tua modernità?
     
    22 mei

    Ruini: difesa della vita e del matrimonio

    Conferenza Episcopale Italiana
    56a ASSEMBLEA GENERALE
    Roma, 15-19 maggio 2006

    PROLUSIONE
    DEL CARDINALE PRESIDENTE

    N. 7 [...] Altre problematiche, ancora più decisive per lo
    sviluppo e il futuro del Paese, hanno a che fare in maniera
    più profonda e specifica con l'indole e la qualità della
    persona umana, che oggi non è soltanto il primo valore ma
    anche, come insegna l'Enciclica Centesimus Annus (n. 32),
    "la principale risorsa dell'uomo" e "il fattore decisivo"
    dello sviluppo e della stessa produzione di beni.

    Assume pertanto importanza centrale l'educazione, che
    comprende l'istruzione intellettuale e la preparazione
    tecnica e operativa ma non si limita a queste, riguardando
    l'integralità della formazione della persona.
    In questo campo il nostro Paese è chiamato a intensificare
    il proprio impegno, che chiama in causa non solo le
    pubbliche autorità, la scuola e le altre "agenzie
    educative", ma anzitutto le famiglie e l'intera società
    civile: qui la comunità cristiana ha a sua volta una propria
    missione che cerca di svolgere in varie forme, chiedendo per
    il suo adempimento condizioni di parità effettiva.

    Sempre in rapporto al futuro di un popolo, la premessa
    indispensabile è evidentemente la continuità delle
    generazioni, l'accoglienza e la nascita di nuove vite.
    Specialmente sotto questo profilo il nostro Paese appare a
    rischio, un rischio che sta maturando e aggravandosi ormai
    da vari decenni e che, a motivo delle dinamiche dei processi
    demografici, non può certo essere scongiurato da piccoli
    segnali in senso contrario, come sono i lievi incrementi del
    tasso di natalità registrati in Italia negli ultimi anni,
    che pure vanno accolti con gioia.
    È questa dunque la nostra effettiva priorità nazionale sulla
    quale occorre concentrare - al di là delle divisioni
    politiche ed ideologiche - uno sforzo comune, ciascuno
    secondo le responsabilità che gli sono proprie, da quelle
    delle giovani coppie e del loro più ampio contesto familiare
    a quelle delle pubbliche istituzioni, degli operatori
    economici, degli uomini di cultura e dell'informazione,
    dell'intera società civile, e naturalmente della Chiesa e
    della sua pastorale.

    In questo contesto storico e sociale si colloca il nostro
    impegno a favore della vita umana, dal primo istante del suo
    concepimento fino al suo termine naturale, e della famiglia
    legittima fondata sul matrimonio: per conseguenza il rifiuto
    dell'aborto, "delitto abominevole" (Gaudium et spes, 51) la
    cui gravità si va purtroppo oscurando nella coscienza di
    molti ma che rimane un atto intrinsecamente illecito che
    nessuna circostanza, finalità o legge umana potrà mai
    giustificare (cfr Enciclica Evangelium vitae, nn. 58-62),
    come anche dell'eutanasia e dell'utilizzo degli embrioni
    umani; e parimenti l'opposizione ai tentativi di dare un
    improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme
    di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia,
    oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a
    destabilizzarla.

    Cari Confratelli, sappiamo bene che questo nostro impegno è
    spesso mal tollerato e visto come indebita intromissione
    nella libera coscienza delle persone e nelle autonome leggi
    dello Stato.
    Ma non per questo possiamo tacere, o sfumare le nostre
    posizioni.
    È infatti nostra comune e profonda convinzione, confermata
    dall'insegnamento chiaro e costante della Chiesa e sostenuta
    dall'esperienza umana e in particolare dalla grande
    tradizione di civiltà della nostra nazione, che abbiamo a
    che fare qui con quelli che il Papa ha denominato "principi
    non negoziabili" (discorso del 30 marzo 2006 ai
    rappresentanti del Partito Popolare Europeo).
    Essi sono tali anzitutto per la loro intrinseca valenza
    etica, che non è però qualcosa di astratto e aprioristico:
    si lega invece sia a quel grande bene sociale che è la
    nascita e l'educazione dei figli sia alla genuina e duratura
    felicità delle persone.
    Del resto, non dobbiamo vedere soltanto il peso negativo
    delle contestazioni all'insegnamento sociale e morale della
    Chiesa: esse infatti ci offrono l'occasione di fare, per
    così dire, una grande e pubblica catechesi, paziente e
    rispettosa ma chiara, e hanno già involontariamente favorito
    il crescere, in strati sempre più ampi del popolo italiano,
    di una più precisa coscienza di alcuni valori essenziali e
    della necessità di sostenerli e difenderli, in vista del
    bene comune.

    Le mode editoriali e cinematografiche, oggi in particolare
    quella riguardante il cosiddetto Codice da Vinci, mostrano a
    loro volta la necessità e offrono l'occasione di un'opera
    capillare di catechesi, e prima ancora di informazione
    storica, che, usufruendo anche delle attuali tecniche e
    metodologie di comunicazione, aiuti la gente a distinguere
    con chiarezza i dati certi delle origini e dello sviluppo
    storico del cristianesimo dalle fantasie e dalle
    falsificazioni, che hanno primariamente uno scopo
    commerciale ma costituiscono anche una radicale e del tutto
    infondata contestazione del cuore stesso della nostra fede,
    a cominciare dalla croce del Signore.
    Certamente, già il Nuovo Testamento conosce la tendenza ad
    andare dietro alle favole, piuttosto che dare ascolto alla
    testimonianza della verità (cfr 2Tim 4,3-4; 2Pt 1,16), ma è
    difficile sottrarsi alla sensazione che il grande successo
    di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che fare con quell'odio,
    o quel venir meno dell'amore per se stessa che, come
    osservava l'allora Cardinale Ratzinger (Senza radici, ed.
    Mondadori, pp. 70-71), si è insinuato nella nostra civiltà.
    Anche in questo caso, però, non è il caso di cedere al
    pessimismo: alla fine il fascino della verità è più forte di
    quello dell'illusione, e di verità la nostra gente oggi ha
    una grande sete.
    [...]

    + Camillo Card. Ruini

    19 mei

    O TEMPORA! O MORES!

    Va di moda contaminare romanzo e religione

    Articolo di Francesco Alberoni pubblicato sul Corriere della Sera il 1 maggio 2006, a proposito del tema della religione nei romanzi e nei film di oggi.

    12 aprile 2006 Corriere della Sera
    C'è in giro un gran bisogno di sacro, di religioso, di magico e di fantastico. Di qui il successo della grandiosa epopea "Il Signore degli anelli" di Tolkien dove la lotta fra il bene e il male viene vinta quando un eroe puro sa rinunciare al potere assoluto. Oppure la grande saga di Harry Potter ricca di avventure e di straordinari personaggi. Ma tanto Tolkien quando la Rowling tengono il cristianesimo lontano dalle loro storie fantastiche. Non contaminano romanzo e religione. Non deformano la storia o la dogmatica cristiana. 

    Invece, recentemente si è messa in moto una vera e propria affabulazione del cristianesimo, la costruzione di romanzi e film con storie immaginarie in cui viene coinvolto Gesù Cristo e altri personaggi della fede cristiana. Ha incominciato Martin Scorsese nel suo film "L’ultima tentazione di Cristo" in cui Satana, presentandosi sotto forma di cherubino, convince Gesù Cristo sulla croce a credere che il suo sacrificio sia stato sufficiente. Cristo si libera, sposa Maddalena, invecchia e quando sta per morire irrompono nella stanza Pietro e Giovanni, gli indicano il demonio che svanisce in una fiammata e Cristo si ritrova sulla Croce dove compie la missione di salvezza. Un film che, sia pure in modo paradossale, dimostra che la morte e resurrezione di Cristo sono l’essenza del Cristianesimo.

    Il significato invece è esattamente l’opposto nelle storie da cui è tratto il "Codice da Vinci": Gesù Cristo semplicemente un uomo, sposa Maria Maddalena, dà origine alla dinastia dei re di Francia, poi nella storia si mescolano i templari, i rosacroce, gli assassini dell’Opus Dei e chi più ne ha più ne metta. Non è più storie, è fantasia, ma la gente la prende per vera. E già si annunciano storie tratte dai vangeli gnostici come quella su Giuda, la creazione di una vera e propria mitologia in concorrenza col messaggio ufficiale della Chiesa. Mi sembra giusto aggiungere che questa tendenza alla creazione di miti o deformazione del religioso c’era anche ne "I versetti satanici" di Salman Rushdie condannato a morte da Khomeini.

    Infatti chi ha letto il libro – pochissime persone in realtà nonostante i milioni di copie – si sarà accorto che vi si trova un vero e proprio sbeffeggiamento della rivelazione ricevuta da Maometto, la base stessa della religione islamica. I musulmani, che prendono la loro religione molto più sul serio dei cristiani, se ne sono accorti subito e hanno reagito in modo spietato. Per carità, mi ripugna la loro condanna, ma capisco la loro vigilanza.

    17 mei

    intervallo calcistico

    ho inserito nelle immagini i miei 23 immaginari convocati presi dalla rosa dei nomi dei convocati reali di tutte le nazioni partecipanti. sono curioso di sapere cosa ne pensate.
    forza ricominciamo a parlare del GIOCO del calcio!! 
    15 mei

    IL SUO BRONCIO

    La musoneria è un'arma pericolosa perché il musone diventa vittima della sua abitudine,

     si condanna ad un atteggiamento fastidioso per sé e per gli altri, senza vantaggio alcuno.

     

     

    14 mei

    BASTA CON IL CALCIO E I SUOI SCANDALI: ECCO L’ITALIA CHE LA TV NON RACCONTA

    La grande e umile Italia cristiana che i media disprezzano in tre testimonianze…
    E ora tutti addosso a Moggi (fino a ieri ammirato e intoccabile). Sembra la metafora della sempiterna Italia alle vongole e darà la stura alle solite lamentazioni “calviniste” sulla nazione decaduta e levantina. Non entro nel merito. Vorrei solo testimoniare che l’Italia non è tutta e solo questa. Non è neanche quella che affolla gli stadi del cosiddetto “calcio pulito”, che ha trasformato il calcio in una religione, in un fanatismo di massa, che produce ore e ore di televisione, che scatena istinti tribali e violenze, che trasforma dei ragazzotti a volte incapaci perfino di parlare italiano in divi miliardari, osannati e strapagati. Come non lo è l’Italia del Grande Fratello e dell’Isola dei famosi.

    Devo una testimonianza. Mentre leggo sui giornali le notizie su questo ennesimo “scandalo”, prendo a caso tre delle mail che mi arrivano. Ripeto: sono solo tre prese a caso, ce ne sarebbero molte altre, squarci di luce sull’Italia vera. La prima arriva da Macerata: “permettimi due parole su un fatto accaduto ormai alcuni giorni fa e di cui nessuno, a parte i giornali locali, ha dato notizia. Mercoledi' 26 aprile, Andrea Pianesi di 36 anni, sposato con Barbara e padre di 6 figli, e' morto all'ospedale di Joannesburg, per malaria cerebrale. Era partito con la famiglia (allora composta di 4 figli) circa 4 anni fa per andare insieme ad altre 2 famiglie a costruire (implantatio ecclesiae) la Chiesa in Camerun, su richiesta del vescovo locale. Noi piangiamo un Giusto. La famiglia piange un marito, un figlio,un padre, un genero, un cognato etc. Nessuno ne ha parlato.... Padre Livio (di Radio Maria) e voi amici siate il megafono per dire a questa generazione che c'e' ancora chi ama Gesu' al punto di scommetterci la vita senza sentirsi fregati, neanche ora che siamo al Venerdi' Santo... ma la Pasqua e' vicina. Siamo chiesa, siamo uniti, amiamoci, catecumeni, ciellini etc.. tutti per Cristo e Maria.Un abbraccio, un bacio, un grazie. Cristo e' Risorto! E' veramente Risorto alleluja!!!”.

    Riconoscerete che nel Paese in cui si dedicano commossi articoli all’abnegazione di D’Alema (santo e martire in quanto avrebbe rinunciato a una poltrona, ma solo perché non ce l’ha fatta a prendersela), e nel Paese che trasforma in eroe il centravanti tale e che dedica trasmissioni tv (su Rai 2) ad Amadeus e alla sua vita e carriera (sì, è successo davvero, su Rai 2, con tanto di esperti a discettare) fa una certa impressione rendersi conto che per questi altri italiani non c’è una riga.

    La seconda mail arriva dal Piemonte, da Vilma e Pino: “Siamo una coppia cinquantenne. Oltre ai nostri figli naturali, Marta di 25 anni e Samuele di 23, abbiamo adottato tre bambini abbandonati alla nascita e gravemente handicappati: M. (fetopatia alcolica), di 17 anni, A. (bimbetta down di 5) ed ultimo il piccolo A. (focomelico, di soli 8 mesi). La nostra storia è iniziata 14 anni fa con Manuela perché vedendo i progressi che faceva di giorno in giorno ci è venuto il desiderio di accogliere altri bambini in difficoltà. Per prima cosa abbiamo pensato di costruire per loro una casa idonea. E infatti, da circa un anno viviamo nella casa arcobaleno tutta luce e colori, a misura di bambino. E’ stato un lavoro lungo e impegnativo, tutto basato sul volontariato, poiché non abbiamo ricevuto aiuti ufficiali da enti o istituzioni preposte a questo…. Le scriviamo perché abbiamo notato e apprezzato molto il suo determinato esporsi a favore dei più deboli e può bene immaginare come la pensiamo. Noi pure crediamo fortemente nel valore della vita dignitosa per tutti. Per questo facciamo il possibile per conquistare per i nostri piccoli quel rispetto e quella dignità che da soli non possono ottenere. Finché ci siamo noi non c’è problema, ma siamo preoccupati per il loro futuro. Percepiamo attorno a noi un disagio e una indifferenza che, per quanto malcelati, non ci lasciano certo tranquilli”.
    E’ ben comprensibile questa inquietudine in un mondo in cui accettare di mettere al mondo comunque un figlio down è considerato quasi una colpa, una crudeltà, vista la facilità con cui si può individuare ed eliminare prima della nascita.

    L’ultima lettera che ho scelto arriva da Mario, che fa parte del Cammino Neocatecumenale: “A Marina, mia moglie, era stato diagnosticato un tumore al seno un anno e mezzo dopo la nascita di Annalisa, la nostra figlia più piccola. Subito era stata operata una mastectomia totale. Lì è iniziato il nostro percorso nella malattia e anche un tempo nuovo nel nostro cammino spirituale. Quando la Croce si fa concretamente presente nella tua vita, la Fede comincia ad essere provata e nello stesso tempo si fa unico sostegno se si entra nell'accettazione, nell'Amen, nella preghiera di Gesù al Getsemani. Abbiamo avuto alti e bassi, attese, gioie e poi delusioni per gli andamenti delle cure... poi ancora attese, ancora speranze, ancora delusioni, ancora paure, ancora fede.

    Ho visto mia moglie compiere un percorso di conversione, perché né lei né, tanto meno, io, siamo persone "super" o "cristiani adulti nella fede". Così l'ho vista passare in cinque anni di combattimento, dalla ribellione, dall'angoscia, dalla non accettazione a quell'Amen di cui scrivevo. L'ultimo abbandono alla volontà del Padre è stato affidarmi i figli, per i quali sino a pochi giorni dalla sua chiamata al Cielo, scriveva appunti su un blocchetto, perché non riusciva più a tenere le cose a mente, quelle mille cose che ogni Madre sa che sono da fare e di cui ha premura. Ciò che di Lei più mi manca, ciò che subito di Lei mi affascinò dal primo momento, è il suo sorriso. Un sorriso che le illuminava il volto e ti illuminava il cuore. Un sorriso, che solo per brevi periodi le è mancato, quelli più duri, della "notte oscura", ma che è tornato, infine, per rimanere sino all'ultimo istante.

    La mia forza? Che Dio è Padre, un padre che ci ama, spesso in modo misterioso, come in modo misterioso ha amato Suo Figlio, sino a chiederGli da dare la Sua vita per noi. Quel Dio che ha tratto la mia vita dalla morte (parlo di esperienza concreta) che mi aveva fatto questo stupendo dono di una Donna che per quindici anni è stata carne della mia carne, compagna, amante, sorella, amica, mio riposo, mio aiuto, mia difesa... tutti attributi che a Dio solo si dovrebbero riconoscere, ma che Lui, conoscendo la nostra debolezza, ci dona per mostrarsi Egli stesso a noi, in un uomo o in una donna, in nostra moglie o in nostro marito. Anche umanamente parlando, è stato per me un vero privilegio poter stare vicino a mia moglie sino al momento del suo ultimo respiro…. Sai la malattia è veramente un insulto. Mia moglie era una bellissima ragazza, ma negli ultimi tempi la malattia non aveva lasciato nulla della bellezza di un tempo (se non quel sorriso di cui già ho scritto). Offesa pure nella sua femminilità dall'operazione di mastectomia, ma così bella! L'Amore ti dà di vedere che ciò che ami è ancora tutto lì, racchiuso in un corpo che si è fatto solo contenitore della bellezza di un'anima... tale era il Corpo del Cristo sulla Croce. Così con gli occhi pur velati dal pianto ho visto non solo la mia Amata in quel corpo, ma lo stesso Cristo Sofferente, così vicino a me e così bisognoso del mio misero aiuto. Tutto il resto passa, anche nella storia di un uomo e di una donna, ma quello che resta è la Carità. Il nostro non è stato un matrimonio da "famiglia del mulino bianco", ci sono stati momenti molto difficili come coppia anni addietro. Notti in cui, come nel più classico dei cliché, sono andato a dormire sul divano, periodi in cui ho fatto molto soffrire mia moglie. Quello che sempre ci ha riportato a riprendere il cammino, penso sia stata la convinzione profonda che Dio ci aveva scelto e che non poteva esserci uomo o donna, marito o moglie migliori l'uno per l'altra.
    Quante volte mia moglie mi ha perdonato! …E i miei figli, Chiara, Francesco e Annalisa. Loro hanno vissuto in tutto con noi questa prova. Sono stati in questi anni sempre molto "adulti" e molto affettuosi, ma anche per loro è giunta "l'ora", di entrare nel mistero della morte. Alla vigilia della morte della loro Madre li ho riuniti in salotto e ho ricordato loro, da dove veniamo e dove andiamo, ho parlato loro dell'Amore di Dio che li ha chiamati alla vita (tutte cose che ovviamente già ben sapevano) e ho concluso dicendo che ero convinto che con quella malattia, Gesù stesse chiamando la Mamma... Compresa la realtà, hanno molto pianto e mi sono saltati al collo. Dio mi ha dato una grande Fortezza e uno spirito saldo, per rincuorarli senza piangere io stesso. Qualcuno ha detto che il funerale è stato bello come un matrimonio... (le letture erano in effetti quelle del nostro matrimonio). Un sacerdote ha detto che "sette funerali come quello nella sua parrocchia, procurerebbero più conversioni che tutte le conferenze che potrebbe far fare in un anno". Io non lo so, so che ho visto tante lacrime, una chiesa piena all'inverosimile, ma si gustava il "sapore" della Buona Notizia - la Morte è stata vinta, Gesù Cristo ha spezzato le catene della Morte, le ha strappato il suo pungiglione. Ho visto mio figlio Francesco (12 anni), andare all'ambone a leggere, con voce ferma, una preghiera che aveva scritto assieme alla sorella, senza che io sapessi nulla. Nella loro preghiera, ringraziavano Dio per il dono della loro Madre e già chiedevano a Lei l'aiuto”.

    L’Italia che non si vede in tv e sui giornali è questa. Grande e umile, eroica e mite, fatta di padri, madri, figli, di laboriosità e generosità. Di fede. Disprezzata dai media
    13 mei

    bangladesh

    SCENARI ASIATICI
    Chi rischia di più sono le minoranze indù e cristiana,
    tradizionalmente vicine all'opposizione.
    Anche le Ong occidentali costituiscono già un bersaglio

    Bangladesh
    L'islam a rischio radicalismo
    di Gerolamo Fazzini

    Uno dei più popolosi Paesi musulmani sta sperimentando un'ondata di
    estremismo, dovuta soprattutto alla predicazione di "missionari" che
    giungono dal Medio Oriente, insieme con ingenti finanziamenti per la
    costruzione di nuove moschee


    Quando si parla di estremismo islamico, in genere il Bangladesh non
    rientra fra gli "osservati speciali".
    In realtà, una progressiva e pericolosa avanzata del fondamentalismo
    si sta verificando anche lì, toccando gangli vitali del Paese.
    «Da qualche tempo è in atto una specie di "seconda islamizzazione" -
    spiega un missionario europeo, da anni in Bangladesh -. Se infatti
    l'islam arrivato nel sub-continente indiano è prevalentemente sufi,
    ora è in atto un tentativo di recuperare il Bangladesh
    all'"ortodossia". Di qui la presenza crescente, anche se discreta,
    di "predicatori" provenienti dal Medio Oriente e un flusso ingente
    di fondi, destinati alla costruzione di moschee e scuole coraniche».

    Non c'è allarmismo nelle sue parole, ma preoccupazione sì; ed è
    anche per questo che chiede l'anonimato.
    Nel corso del 2005 - secondo il bilancio stilato dall'agenzia Asia
    News - sono stati oltre 240 gli attentati dinamitardi compiuti in
    Bangladesh ai danni di attivisti politici, giudici, giornalisti ed
    esponenti del governo.
    Nonostante gli sforzi di Dacca e l'aumento dei controlli effettuati
    dal Rapid Action Battalion (una speciale task force), la violenza
    non si arresta: in 10 distretti del Sud-Ovest sono esplose almeno
    175 bombe, che hanno ucciso 13 persone e ferite 100.

    Il gruppo più potente nell'area, lo Janajuddho (una fazione del
    Purbo Banglar Communist Party, che è stato bandito), ha rivendicato
    la responsabilità di una cinquantina di attentati.
    Ma nell'area sono attivi - secondo le stime della polizia locale -
    ben 11 partiti fuorilegge e una ventina di bande criminali.
    Negli ultimi anni il governo ha lanciato almeno 25 operazioni
    speciali per sradicare i gruppi fuorilegge; tuttavia la maggior
    parte di esse s'è rivelata inefficace.
    Le autorità si giustificano con la carenza di informazioni di
    intelligence, mentre i partiti all'opposizione accusano il governo
    di non fare abbastanza e, anzi, di essere complice - in alcune
    occasioni - degli stessi militanti islamici.

    La comunità internazionale, sin qui, non sembra aver dato grande
    peso all'allarmante situazione di quello che pure - già oggi, con i
    suoi 150 milioni di abitanti - è uno dei maggiori Paesi musulmani
    al mondo.
    Il Bangladesh fa notizia solo quando, come è avvenuto nell'agosto
    scorso, si verificano 500 esplosioni simultanee.
    In realtà, è da anni che il Paese è segnato periodicamente da una
    raffica di attentati di militanti islamici.
    Che ha conosciuto una recente recrudescenza, in coincidenza con
    l'ingresso nella coalizione di governo del Jamaat-Islam, il partito
    islamico più radicale.

    L'impressione diffusa è che il partito abbia messo i suoi uomini
    nei posti-chiavi del sistema educativo: università e madrasse.
    Il quadro politico, intanto, si va facendo incandescente.
    In ottobre il governo dovrebbe consegnare i poteri ad
    un'amministrazione ad interim (non eletta), che organizzerà le
    elezioni, previste per gennaio 2007.
    Per timori di manipolazioni da parte dell'alleanza al governo,
    guidata dal Bangladesh Nationalist Party (Bnp), l'opposizione chiede
    che l'amministrazione provvisoria venga nominata sulla base di un
    consenso parlamentare.
    La situazione è tuttora fluida e anche di recente si sono avute
    tensioni e proteste di piazza.
    Fortunatamente, però, il Bangladesh può contare su due fattori che,
    in qualche misura, potrebbero rivelarsi altrettanti preziosi
    "ammortizzatori": il Paese dipende in modo pesante dagli aiuti
    esteri (Banca mondiale e Unione europea, cui si aggiunge una
    notevolissima presenza di Ong straniere); i fondamentalisti e i loro
    aperti sostenitori sono ancora pochi. Inoltre, la società civile del
    Bangladesh conta forze democratiche e moderate che possono aiutare
    ad isolare tali tendenze.
    Nel dibattito pubblico queste voci si fanno già sentire.

    Nel dicembre scorso, numerosi leader religiosi musulmani hanno
    condannato gli attentati, definendoli «contrari all'islam» e
    invitando la gente in piazza dopo la preghiera del venerdì.
    Chi rischia di più sono le minoranze non musulmane: indù e cristiani
    tradizionalmente votano il partito all'opposizione, un elemento che
    fa aumentare il timore di attacchi o intimidazioni.
    Anche per gli stranieri non è certo un bel momento.
    Le Ong occidentali sono già divenute un bersaglio dei gruppi
    estremisti.
    A riprova di ciò, c'è da ricordare che sul luogo di un'esplosione
    avvenuta il 2 ottobre scorso è stato rinvenuto un documento,
    significativamente intitolato «Invito al jihad islamico», che
    enumera una serie di inviti espliciti a funzionari governativi,
    polizia, giudici e Ong per sollecitare un'applicazione rigorosa
    della legge islamica.
    Altri messaggi, trovati sui luoghi di alcune delle bombe di agosto,
    chiedevano l'espulsione di Ong straniere, perché ritenute «impegnate
    in attività anti-islamiche nei Paesi musulmani».
    La speranza è che a prevalere siano le forze moderate: l'ultima cosa
    di cui il Bangladesh ha bisogno è di una deriva estremista e del
    conseguente isolamento politico internazionale.

    ___

    «Così le scuole coraniche corrompono la gioventù»
    di Francesco Rapacioli

    «Avremo generazioni che saranno prive di prospettiva e, per
    formazione ricevuta,diventeranno preda del fondamentalismo»


    «L'istruzione non consiste primariamente nel possedere certificati
    o titoli di studio: il suo scopo è quello di affinare la mente e
    allargare il cuore. L'istruzione - soprattutto di matrice religiosa
    - attualmente proposta in Bangladesh non è certamente su questa
    linea. Quella impartita nelle madrasse sta rendendo il popolo
    fanatico, specie le nuove generazioni. A differenza di quanto accade
    in altri Paesi islamici (ad esempio il Pakistan), in Bangladesh
    ancora oggi le persone sono in maggioranza moderate. Abbiamo perciò
    bisogno di una leadership illuminata per far fronte al dilagante
    fanatismo. Il vero problema è, in ultima analisi, la mancanza di
    educazione autentica».

    La lucida analisi e la preoccupata denuncia sono di un quotato
    professore musulmano, Kazi Nurul Islam, che ha fondato e dirige il
    dipartimento delle Religioni mondiali dell'Università di Dacca.
    Si tratta di un unicum in Asia e nell'intero mondo islamico.
    Le varie tradizioni religiose, infatti, vengono presentate da
    esponenti delle rispettive fedi.
    Un sacerdote cattolico, laureato in teologia, insegna cristianesimo,
    ma lo stesso vale per le altre quattro maggiori religioni: islam,
    induismo, buddhismo ed ebraismo.

    Un'intervista al professore Kazi Nurul Islam appare sul numero di
    maggio di Mondo e Missione, mensile del Pime.
    Ne anticipiamo alcuni passaggi.

    D. Professore, sta aumentando il numero di fanatici in Bangladesh?

    R. Sì, e in modo allarmante. Se i governanti non daranno adeguata
    attenzione al problema dell'istruzione soprattutto nelle scuole
    coraniche, il futuro del Bangladesh è decisamente in pericolo.
    Coloro che attualmente sono educati nelle madrasse costituiranno un
    peso e un reale pericolo per il Paese.
    Nelle madrasse non sono insegnate la storia, la geografia e la
    scienza.
    Purtroppo il governo sembra poco preoccupato di questa situazione
    dilagante.


    D. La crescita del fanatismo religioso è legata soprattutto al fatto
    che l'istruzione è sempre più delegata alla scuole coraniche?

    R. Il Bangladesh è un Paese tradizionalmente tollerante, in cui
    diverse tradizioni religiose hanno saputo convivere in armonia e
    pace.
    L'attuale investimento nelle scuole coraniche sta sfornando
    generazioni che, una volta terminati gli studi, non hanno alcuna
    prospettiva di lavoro e che, per la formazione ricevuta, sono
    facile preda dei movimenti estremistici.
    Nelle madrasse lo stipendio medio di un insegnante è inferiore a
    quello di un usciere dell'università nella quale lavoro.
    Il problema di tale sistema scolastico è la mancanza di pensiero
    scientifico, che ha come conseguenza - fra l'altro - lo studio
    letterale del Corano senza la necessaria esegesi e senza
    spiegazione del testo.


    D. Che cosa dovrebbe fare il governo secondo lei?

    R. Mi sembra che il governo attuale non sia consapevole della
    gravità della situazione.
    Recentemente è riuscito ad arrestare l'ispiratore e l'esecutore
    della recente ondata di violenza e di intimidazione, ma dubito
    che ci sia veramente la volontà politica di sconfiggere ciò che
    ha generato questo tipo di organizzazioni criminali.
    La gente - è vero - ha reagito a questa situazione.
    Ma purtroppo i soldi sono in mano ai partiti di matrice
    fondamentalista, non a quelli liberali.
    È inoltre risaputo che vari Paesi del Medio Oriente, attraverso
    organizzazioni non governative di matrice islamica, finanziano
    sia le forze radicali sia i movimenti terroristici.


    (C) Avvenire, 9 maggio 2006

    12 mei

    ISTAT: cresce la produzione, ma nn eravamo in declino??!!

    Dopo l'enfasi su dati negativi legati alla recessione europea, e dopo l'esagerazione pessimistica anche per polemica politica, i numeri rimettono le cose al posto giusto: c'è la ripresa, ormai da mesi, il made in Italy tira e sa stare sul mercato globalizzato 

     
    La produzione dell'industria italiana nel mese di marzo è aumentata del 6,8% rispetto a marzo 2005. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che la variazione annuale è la più alta da gennaio 2001.
    Nel primo trimestre l'aumento è stato del 4,8% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Ma di chi sono i meriti?

    I numeri sono significativi, anzi impressionanti ricordando il pessimismo sparso a piene mani negli ultimi mesi, i toni allarmati perfino di dirigenti delle organizzazioni imprenditoriali.
    Sul finire della legislatura governata dalla Cdl, grandi quotidiani, sindacalisti e politici di sinistra usavano toni da emergenza nazionale, sostenendo che le esportazioni erano in fase quasi morente, che la capacità di innovazione del sistema industriale era pari alla crescita, cioè zero su zero.

    Lo stesso nunero uno della Confindustria e della Fiat, Luca di Montezemolo, parlava di declino, di crisi depressiva da dopoguerra. Ma intanto proprio la Fiat ha mostrato, come molte altre imprese, che una volta esaurito il ciclo di stagnazione, fenomeno ricorrente in Occidente dopo una fase espansiva, è perfettamente in grado di stare sul nercato, innovando prodotti e accumulando risorse per progettare quelli futuri. Va aggiunto che a tante opinioni e considerazioni superficiali sulle prime pagine dei quotidiani su aggiungevano informazioni ben diverse nelle pagine interne, quelle di economia e finanza che pochi leggono, dove si moltiplicano da almeno un anno notizie di robusti utili, bilanci floridi, quotazioni di borsa in ascesa.

    Ora tutto questo pessimismo sembra svanito.
    Ed è prevedibile che qualcuno nella nuova maggioranza attribuirà il miracolo al risultato elettorale, semplicemente ignorando che il ciclo economico ha tempi propri e che la ripresa è iniziata da mesi.

    Le agenzie di stampa snocciolano, in particolare, gli ultimi dati sulla produzione di autovetture ha registrato a marzo una impennata del 44% rispetto a marzo 2005. Nel primo trimestre 2006 l'aumento è stato altrettanto significativo e pari al 39,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
    Molto buone anche le vendite: in marzo il mercato in Italia è cresciuto dell'8,6 per cento, mentre la casa torinese ha fatto un balzo del 18,2 per cento. Il gruppo di Torino si attesta così su una quota di mercato del 30,6 per cento.

    La produzione industriale, corretta per i giorni lavorativi, precisa l'Istat, ha registrato, nel confronto con marzo 2005, variazioni positive per tutti i raggruppamenti principali di industrie.

    In particolare, hanno presentato aumenti dell'8,4% i beni strumentali, del 5,2% l'energia, del 2,4% i beni intermedi e dell'1,4% i beni di consumo (+4,5% i beni durevoli, +0,8% i beni non durevoli).
    Nel confronto tra il trimestre gennaio-marzo 2006 e lo stesso periodo dell'anno precedente, sono stati registrati incrementi del 6,2% per l'energia, del 5,9% per i beni strumentali, dell'1,1% per i beni di consumo (+2,8% i beni durevoli, +0,7% i beni non durevoli) e dello 0,6% per i beni intermedi. Gli indici destagionalizzati dei raggruppamenti principali di industrie, rispetto a febbraio 2006, sono aumentati dell'1,3% per l'energia, dello 0,8% per i beni strumentali e dello 0,3% per quelli intermedi.

    Un'unica variazione negativa del 2,3% è stata registrata per i beni di consumo (+1,2% i durevoli, -2,8% i non durevoli).
    Quanto ai diversi settori di attività economica nel mese di marzo l'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha segnato gli incrementi tendenziali più ampi nei settori dei mezzi di trasporto (+11,8%), delle raffinerie di petrolio (+8,9%), della chimica e fibre sintetiche (+8,3%) e degli apparecchi elettrici e di precisione (+6,3%).
    Le variazioni negative più marcate sono state registrate nei settori del tessile e abbigliamento (-4,5%), delle pelli e calzature (-2,1%), delle altre industrie manifatturiere compresi i mobili (-1,5%) e dell'estrazione di minerali (-1,3%).

    Quindi?
    I numeri affermano che nei distretti industriali del Nord il sistema, come hanno più volte sottolineato, poco ascoltati nella polemica preelettorale, Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti, si sta lentamente riprendendo e la crisi sembra ormai alle spalle. Ma non dal 9 aprile: la tendenza riguarda almeno i primi mesi del 2006.
    Globalizzazione o no, gli imprenditori una soluzione competitiva l'hanno evidentemente trovata, a parte nel settore tessile aggredito dalla concorrenza impossibile della Cina e degli altri asiatici.

    EUROSTAT STIMA PIL ITALIANO: TRIMESTRE +0,6%, +2% ANNUO
    Il tasso di crescita è in linea con quello di Eurolandia. Meglio dell'Italia: Grecia (+2,7%), Belgio e Spagna (entrambi +0,8%). Peggio la Germania (+0,4%)

    Dai dati resi noti oggi da Eurostat emerge che il pil dell'Italia (+0,6%, +1,5% il tendenziale) è cresciuto con un tasso in linea con quello di Eurolandia.
    Meglio dell'Italia hanno fatto Grecia (+2,7%), Belgio e Spagna (entrambi +0,8%). Inferiore, invece, la performance economica di Austria (+0,5%), Germania (+0,4%) e Olanda (+0,2%).
    A livello internazionale, sottolinea ancora Eurostat, nel primo trimestre 2006 il pil statunitense è cresciuto dell'1,2% (+3,5% il rialzo annuo), dopo avere segnato un rialzo dello 0,4% negli ultimi tre mesi dell'anno scorso.

    (ANSA)

     

    da  http://www.panorama.it/economia/imprese/articolo/ix1-A020001036178

    già perchè i dati parlano chiaro, Prodi ha mentito l'Italia sta crescendo e negli ultimi due mesi sono arrivati numeri davvero confortanti, insomma Tremonti aveva ragione.
     
     

    ru 486 i segnali del nuovo corso

    Reggio Emilia: con astensione dei catto-progr avanza la
    RU 486

    Il Consiglio provinciale, presieduto da Lanfranco Fradici,
    ha respinto un ordine del giorno presentato dal gruppo di
    Forza Italia in cui si chiedeva una presa di posizione per
    la sospensione della sperimentazione e dell'utilizzo della
    Ru 486 negli ospedali regionali  e l'aumento del fronte di
    prevenzione dell'aborto... Anche la Margherita dà una mano
    con la pilatesca astensione...

    REGGIO EMILIA - Il Consiglio provinciale, presieduto da
    Lanfranco Fradici, ha respinto con 15 voti contrari (Ds,
    Prc, Verdi e Pdci), 5 voti favorevoli (An, Forza Italia e
    Udc) e 3 astensioni (Margherita) un ordine del giorno
    presentato dal gruppo di Forza Italia sulla legge 194 e
    sull'uso della pillola abortiva Ru 486.

    Nel documento, illustrato dal forzista Stefano Tombari, si
    chiedeva una presa di posizione per la "sospensione della
    decisione della Giunta regionale di sperimentare e
    utilizzare negli ospedali regionali la pillola Ru 486".
    Forza Italia chiedeva anche di: "Dare piena attuazione alla
    legge 194, soprattutto sul fronte della prevenzione
    dell'aborto, con il sostegno medico e psicologico alla donna
    in difficoltà; respingere la strumentalizzazione ideologica
    di questo metodo che ne mistifica le gravi implicazioni non
    solo sanitarie, ma anche etiche e morali".

    Tombari ha poi definito la pillola Ru 486, un "metodo
    comunque invasivo e non risolutivo della solitudine che si
    trova ad affrontare una donna in un momento drammatico come
    quello dell'aborto".
    Secondo Tombari "a prescindere dal momento in cui cominciare
    a parlare di una nuova vita, elemento su cui si può aprire
    un dibattito, sono un dato oggettivo i problemi psicofisici
    a cui vanno incontro questo donne.
    L'unico risultato è quello di alleviare lavoro e costi a
    carico del Servizio sanitario nazionale".
    Tombari è poi entrato nel merito della legge 194: "Ritenere
    che questa legge vada interpretata alla stregua della
    volontà di controllare le nascite è fuori luogo. Si tratta
    piuttosto di un cerotto per una ferita, che attraverso un
    lavoro di prevenzione finora disatteso, andrebbe evitata.
    Purtroppo l'economicità della procedura con la pillola Ru
    486, non definibile come terapia, ci scandalizza".

    "Su alcune questioni possiamo trovarci d'accordo - ha
    commentato la diessina Gloria Panizzi - e cioè sul fatto che
    la 194 ha avuto un'interpretazione sbilanciata. Tuttavia è
    stata importante la battaglia portata avanti dai consultori
    per combattere la clandestinità. E' stato attivato un
    processo che nulla ha a che fare con il controllo delle
    nascite. L'aborto era e rimane l'extrema ratio".
    Secondo Gloria Panizzi "l'aborto è senz'altro una piaga
    sociale, di cui nel tempo sono mutati protagonisti e cause.
    E' su questo che bisogna far leva per offrire una adeguata
    prevenzione".

    Sul ruolo dei consultori si è soffermata anche la capogruppo
    dei Verdi Margherita Bergomi: " La 194 stabilisce che la il
    consultorio deve dare appoggio psicologico alla donna.
    L'aborto è un dramma e nessuna donna prende questa decisione
    con leggerezza. Alcune ricerche sulla Ru 486 hanno rivelato
    che è la tecnica meno invasiva e traumatica. In Europa
    questa pillola è usata da molto tempo e gli aborti non per
    questo aumentati.Quello che manca in Italia è un forte e
    convinto lavoro di formazione-informazione-prevenzione. La
    194 in sè è una legge perfettibile, ma necessaria, perchè ha
    liberato la donna e la sua capacità di scelta".

    Su questo ultimo punto si è espresso anche il consigliere
    della Margherita Alberto Ovi: "E' una legge con cui lo Stato
    ha cercato di coniugare l'autodeterminazione donna e la
    libertà di coscienza dei medici. Questa legge detta le
    modalità dell'interruzione volontaria di gravidanza, avendo
    come obiettivo la prevenzione, fondata anche sul sostegno
    della maternità. La legge ha permesso la riduzione del
    numero di aborti e soprattutto di tenere sotto controllo
    quelli clandestini".
    Secondo Ovi la maggior parte di donne che ricorrono all'ivg
    sono in condizione di povertà materiale: "Occorre far leva
    sul sostegno alla famiglia e alla maternità".
     Ovi ha infine delineato un punto fermo: "La pillola Ru 486
    non deve però essere scambiata per un metodo
    contraccettivo".

    "I cattolici progressisti - ha detto il capogruppo di An
    Leopoldo Barbieri Manodori - dimenticano sempre di essere
    cattolici e si ricordano sempre di essere progressisti. La
    194 è in realtà il punto di partenza di un'attuazione che
    non c'è mai stata. Credo piuttosto che il documento di Fi
    spieghi bene cos'è questa legge il fatto che non sia
    applicata non è un problema di laicità o clericalismo, ma è
    un problema di democrazia".

    Sulla questione è intervenuta anche la presidente della
    Provincia Sonia Masini: "Se il problema è di attuazione
    allora bisogna ricordare che chi ha governato in questi
    cinque anni non ha fatto davvero nulla. Tant'è vero che la
    migliore esperienza di attuazione è in Emilia Romagna. Mi
    auguro che nuovo governo investa sulla prevenzione perché è
    in questi termini che la 194 deve essere interpretata. L'aborto
    non l'ha inventato questa legge. Credo che sarebbe
    importante ascoltare davvero le donne che hanno alle spalle
    esperienze, sia di aborto, sia di maternità, perchè forse ne
    sanno qualcosa di più".
    La presidente Masini ha poi detto che "sono ancora troppi
    gli ostacoli che si frappongono, soprattutto per le donne
    giovani, alla scelta di avere un figlio. E' su questi temi
    che dobbiamo agire, favorendo la maternità e la rete di
    condivisione familiare delle responsabilità".
    La presidente Masini ha infine detto che "non è impedendo
    alle donne di esercitare una scelta che si risolve il
    problema. In questo modo si favorirebbe la clandestina,
    riportano indietro il Paese, che negli anni invece ha saputo
    crescere in civiltà".

    E' infine intervenuta la consigliere diessina Paola Casali,
    annunciando il "voto contrario. Condiviamo le procedure
    volute dall'assessore regionale alla Sanità Giovanni
    Bissoni, che ha anche inviato a tutte le strutture sanitarie
    un protocollo a tutela della sicurezza di questa procedura.
    La legge 194 legge è saggia ed equilibrata. I consultori non
    sono abortifici, come spesso il centrodestra li ha definiti.
    Siamo per la libertà la e responsabilità delle donne, la cui
    salute non deve essere penalizzata. Devono avere il diritto
    di realizzare in modo autonomo il proprio progetto di vita".

    RomagnaOggi.it, 7 maggio 2006
    11 mei

    Domande e risposte su Gesù e la Chiesa

    A seguito del libro e del film "Il Codice da Vinci" abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni su Gesù e la Chiesa. Un equipe di professori di Storia e di Teologia dell'Università di Navarra (Spagna) ha risposto alle 52 domante più frequenti. (Provvisoriamente in spagnolo).
     
     

    http://www.opusdei.it/art.php?p=15475

     
     
    *