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31 mei no Brawn"... è difficile sottrarsi alla sensazione che il grande successo di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che fare con quell'odio, o quel venir meno dell'amore per se stessa che, come osservava l'allora Cardinale Ratzinger (Senza radici, ed. Mondadori, pp. 70-71), si è insinuato nella nostra civiltà". (Card. Camillo Ruini, 15-5-2006)" Dopo centinaia di lettere di protesta da parte di consumatori, l'acqua minerale Sant'Anna ha rinunciato a un concorso inteso anche a promuovere il libraccio di Dan Brown e il relativo film spazzatura : già ora, dal sito, è scomparsa. Facciamo ora uno sforzo ulteriore e diamo vita a un boicotaggio su larga scala, coinvolgendo anche tutte le altre lobbies nostre "sorelle" europee. L'obiettivo è la Sony , una potente multinazionale che si è già rifiutata di dialogare con altre istituzioni etiche (Cfr. http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=.68&lan==ita) Mandate una lettera di protesta alla Sony la più personale possibile accedendo dalla Home Page di: http://www.fattisentire.net/ Per saperne di più cliccate qui: http://www.totustuus.biz/users/alzatevi_andiamo/davinci.htm no sonyPRO-MEMORIA per chi ritiene che Dan Brown aiuti A FAR CONOSCERE LA FEDE SONDAGGIO SUL CODICE Gesù Cristo fu marito e padre? In Gran Bretagna il 66% ci crede Londra, 17 maggio 2006 - Infuria la polemica sul 'Codice da Vinci'. Pur non essendo un saggio storico il Codice ha avuto un impatto profondo sui suoi lettori britannici: secondo un sondaggio svolto dalla società Opinion Research Business, due terzi di coloro che hanno letto il romanzo di Dan Brown credono ora che Gesù ebbe un figlio con Maria Maddalena. Sono cinque le domande poste dall'ORB lo scorso fine settimana ad un campione rappresentativo a livello nazionale di oltre 1.000 adulti. Secondo l'inchiesta, il 17% pensa poi che l'Opus Dei sia una 'setta assassina - secondo quanto scrive il Daily Telegraph - che ha commissionato o compiuto omicidi'. Per il 36% dei lettori la Chiesa cattolica ha celato la verità su Gesù. Jack Valero, portavoce dell'Opus Dei in Gran Bretagna, ha detto che si tratta di una statistica "sorprendente" ("Buongiorno, finalmente svegli?", chiede FattiSentire.net N.d.R.). Tuttavia, gli altri che hanno letto il libro sono più propensi (36%) di quanti non l'hanno letto (25%) a credere che la Chiesa abbia intrapreso una cospirazione di 2.000 anni per coprire la verità. Allo stesso modo, mostra anche la vulnerabilità nei confronti della mistura tra fatti e finzione operata da Brown. I risultati sono stati accolti con costernazione dalla chiesa cattolica britannica, da sempre critica nei confronti del libro e ora del film presentato a Cannes. Austin Ivereigh, portavoce del capo della chiesa cattolica in Inghilterra, cardinale Cormac Murphy O'Connor, Brown si è macchiato di "marketing disonesto", perchè lui e la Sony, che distribuisce il film "hanno incoraggiato la gente a prenderlo sul serio, mentre si nascondono dietro la dichiarazione per la quale si tratta di un lavoro di fantasia. Questa ricerca mostra che dovrebbero prendersi la responsabilitàdella loro disonestà". ("E ora continuiamo a credere che sia un'opportunità per conoscere meglio Gesù?", chiede FattiSentire.net N.d.R.). http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/ 29 mei marrazzo x le droghe libere....Avanza l'ipotesi di legalizzare le droghe leggere e permettere l'autocoltivazione della marijuana... «La prima cosa da fare sarà abrogare la legge Fini-Giovanardi prima che faccia altri danni. Contemporaneamente va ripristinata la distinzione tra droghe leggere e pesanti». Il neo ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) si accoda ai progetti di smantellamento delle riforme del governo Berlusconi già avanzati dai colleghi del nuovo esecutivo. Come se non bastasse, dalla Regione Lazio, guidata da Piero Marrazzo, arriva l'annuncio di un'ipotesi di legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico. Il Consiglio regionale, infatti, sta studiando una legge apposta per permettere l'autocoltivazione della marijuana. Fatto, questo, che sta suscitando non po che polemiche. Insomma, i compagni hanno già deciso che drogarsi fa bene. Il neo ministro Ferrero (Rifondazione) ha anche annunciato di pensare a una «depenalizzazione del consumo», dicendo che ci dovrà essere «una secca differenza tra consumo e spaccio. La massima repressione dovrà riguardare lo spaccio, soprattutto delle droghe pesanti». «La direzione di marcia», ha aggiunto, «potrebbe essere verso la legalizzazione delle droghe leggere, ma se ne dovrà discutere. Essenziale è abrogare la Fini Giovanardi». L'ex ministro Udc ha difeso la "sua" legge, «che è in sintonia con le norme Onu» , stigmatizzando il fatto che «un ministro straparli di cose serie con superficialità». Critico anche Gasparri (An) che parla di «ministro abusivo», mentre Pedrizzi (ancora An) si chiede se i cattolici dell'Unione concordino con questa proposta. (C) Libero 20 maggio 2006 27 mei Ebreo e agnostico, ma contro il Codice sto con la ChiesaIl Codice da Vinci non è solo un film desolante. Non è solo una rimessa in gioco puerile - il Cristo e sua moglie hanno una figlia - del testo delle Scritture. È qualcosa di più, e di peggio, della truffa intellettuale denunciata qui e là da giornalisti che si sono presi la briga di sbrogliare, nel guazzabuglio di quelli che ci sono presentati come «i fatti», la parte di documento e quella di fantasia. È un film che, puntando senza dirlo su alcuni fra i temi più ambigui dell’immaginario politico contemporaneo, flirta anche con il peggio.
Tre libri molto utili sono usciti di recente in Francia, scritti da Pierre-André Taguieff, Philippe Muray e René Rémond. Quello di Pierre-André Taguieff, La foire aux illuminés, consente di capire come questo sfoggio di falsa scienza e semplicemente di falsità, l’accozzaglia di credenze in una congiura mondiale fomentata all’alba della Storia contemporanea e rimasta impenetrabile fino al nostri giorni, l’illusione di accedere, attraverso il libro e adesso il film, al mistero dei misteri, all’enigma assoluto, attingano a una vena complottistica che fu quella di tutti i totalitarismi. Quello di Philippe Muray, Dix-neuvième siècle à travers les âges, naturalmente non parla del Codice da Vinci ma stabilisce la genealogia di un «occultismo politico» che ci porta ai grandi illuminati che forgiarono il corpo dottrinario dei fascismi. E poi Le nouvel antichristianisme di René Rémond, che raccomando a tutti coloro che, cristiani o no, subodorano il cattivo profumo di regresso e di oscurantismo - massì, di oscurantismo! -, di odio del pensiero e della vera scienza che aleggia sui processi istruiti, questi ultimi tempi, contro una Chiesa che, da Pio XII a Benedetto XVI, è ritenuta colpevole di tutti i mali. Si comincia a sapere che il famoso Priorato di Sion , che nel film occupa un posto essenziale e ci è presentato come un Ordine occulto, fondato mille anni fa da Goffredo di Buglione e votato a preservare quel Santo Graal che sarebbe stato il segreto del matrimonio di Gesù e Maria Maddalena, è un’associazione creata dopo la Seconda guerra mondiale da una banda di scansafatiche nostalgici di Vichy. Mentre si sa meno come il patronimico del personaggio di Dan Brown - il Radcliffe di Angeli e demoni - plagia quello di John Readcliff, presunto autore di un Discorso del rabbino degli anni 1860 e considerato uno dei testi precursori dei Protocolli dei Saggi di Sion. Quel che si sa appena un po’ meglio è che l’idea paranoica di una verità nascosta fin dalla notte dei tempi da potenti stirpi di congiurati, il credo scientifico alternativo in un governo mondiale con codici che spetterebbe decifrare ad alcuni iniziati rientrarono in tutte le elucubrazioni degli emuli francesi del III Reich: la lotta, non delle classi, ma delle società segrete, vero motore della Storia? Ma sì! Era la convinzione, prima di Dan Brown, del saggista Henry Coston il quale, denunciato negli anni Trenta il «pericolo ebraico», finì la sua vita, sessant’anni più tardi, ossessionato dalle sinarchie, dai governi ombra, dalle trilaterali e da altre internazionali massoniche e neomassoniche. Quello che per ora non si vuole sapere è che spesso basterebbe sostituire, nella prosa e nelle immagini di Brown, l’Opus Dei con la Compagnia di Gesù, il personaggio di Silas con quello di Loyola, o la «guardia bianca» del Papa con gli «uomini in nero» della Compagnia di Gesù, per ritrovare il tono delle diatribe antigesuitiche che infiammarono il XIX e poi il XX secolo e culminarono con l’invio sul fronte dell’Est o a Dachau di deportati con il marchio «nzv», letteralmente «non affidabili, come gli ebrei». Il loro crimine era di essersi mostrati successivamente complici del giacobinismo, del bolscevismo, dell’internazionale ebraica e infine - ma qui era vero - di una resistenza tedesca antinazista alla quale, per esempio a Kreisau, aderirono da eroi. Non sto difendendo l’Opus Dei, naturalmente. Ma ricordiamoci che le parole hanno una storia e che, dietro a queste parole, cioè dietro al fantasma di una confraternita di monaci mafiosi e assassini che non avevano altro obiettivo se non di sfruttare sistematicamente l’universo, c’è un peso di delirio e di crimine che evoca ricordi paurosi e contro il quale non è inutile mettere in guardia il pubblico. Che i primi interessati non lo facciano, è una cosa. E in questo, fra parentesi, c’è un esempio di sangue freddo su cui potrebbero meditare gli altri offesi che, confrontati poco tempo fa a certe «caricature» che avevano una carica simbolica e una risonanza dieci volte minori del Codice da Vinci, reagirono con l’esagerazione che sappiamo. Ma questo non significhi, per altri, l’obbligo di tacere anch’essi! Questo non impedisca, qui, ad un agnostico ed ebreo, di dire il disgusto che gli ispira ciò che chiamerà, con Freud, la marea nera del nuovo anticattolicesimo. (traduzione di Daniela Maggioni) testo originale di Bernard-Henri Lévy da corsera del 24/05/06 ripreso sul web da: http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=-1&CodArt=5122 26 mei il Deaglio che non ti aspettiBastasse dire concertazione
di Mario Deaglio
la felicità? non è di questo mondoDurante la campagna elettorale il professore ci aveva promesso un po' di felicità in più, ma così come avvenne per l'euro tassa, mai più restituita ai contribuenti, Prodi si è gia rimangiato quanto da lui detto. Oggi, presentando la lista dei ministri, ha laconicamente esclamato: «La felicità? Non è di questo mondo». Prendiamo atto con piacere dell'ennesima prova d'incoerenza del professore e, almeno per questa volta, non gliela rinfacceremo. Un politico che promette la felicità, soprattutto se si dichiara cattolico e per di più “adulto”, dimostra di non essere un buon politico. Non è un uomo, infatti, che può dare la felicità ad un altro uomo. E nel momento in cui qualcuno, chiunque esso sia, si arroga tale diritto significa che si sta apprestando a compiere un irreparabile disastro, in quanto "l’imbroglio delle “grandi parole” - scrive Socci - è esattamente il rischio che un certo Joseph Ratzinger indicò in un memorabile discorso ai politici tedeschi: “la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità”. Purtroppo, di queste “grandi parole” usate male è costellata la tragica storia del secolo che si è appena concluso e sarebbe ora che di esse si smettesse di abusarne.
robe da TurcoLa responsabile della Sanità propone anche che i farmacisti possano distribuire quella «del giorno dopo» senza ricetta. Via libera alla pillola abortiva e apertura alla distribuzione della pillola del giorno dopo senza ricetta. Il neoministro della Salute, Livia Turco, proprio mentre inaugura un reparto di maternità all'Umberto I di Roma illustra il suo punto di vista sull'interruzione di gravidanza farmacologica. Non ci sono motivi per ostacolare la somministrazione della pillola abortiva Ru486, dice la Turco. Sempre però all'interno delle indicazioni della legge sull'aborto e senza alcuna «sperimentazione selvaggia». L'allusione alla legge sull'aborto dovrebbe assicurare che la somministrazione del farmaco avvenga sempre sotto controllo e in regime di ricovero ospedaliero. «Sono favorevole alla pillola come metodica alternativa e sicura per la salute della donna ma nell'ambito della legge 194», spiega il ministro. Anche in questo campo dunque il governo Prodi appare intenzionato a disfare quanto deciso dall'esecutivo precedente. Sia il ministro della Salute Girolamo Sirchia, sia il suo successore, Francesco Storace, avevano sostanzialmente ostacolato l'importazione e la libera commercializzazione della Ru486 non ritenendola sicura anche se va precisato che in molti Paesi europei la pillola viene usata da anni e viene venduta anche in farmacia. Turco spiega poi che esaminerà anche la questione della pillola del giorno dopo. «Come sono per il parto senza dolore così sono per l'interruzione di gravidanza, che già è un fatto drammatico per le donne, con metodiche meno invasive e dolorose», spiega il ministro che si propone di potenziare la legge 194. Per tutte le donne che devono affrontare il parto la Turco pensa ad inserire nei livelli essenziali di assistenza (Lea) l'anestesia epidurale, mettendo a punto anche un provvedimento che garantisca un parto sicuro ed indolore per tutte le future mamme, riducendo invece il numero dei cesarei che in Italia è più alto rispetto alla media europea. «L'Italia ha due buone leggi - dice la Turco -: quella sull'aborto, la 194, che deve essere pienamente applicata soprattutto puntando sulla prevenzione, e la legge sui consultori. Vanno potenziate, ma è necessaria anche una legge che promuova e aiuti le nascite, favorisca il parto sicuro e naturale, tuteli la salute della donna e del bambino». Secondo la Turco «su questi temi si sono fatti dei passi indietro negli ultimi anni» e oltretutto ritiene che in tema di maternità «siano aumentate le diseguaglianze: in Europa nei primi tre mesi di vita del bimbo le donne hanno diritto all'assistenza domiciliare. Dobbiamo andare in questa direzione». Il ministro lavorerà a un Progetto-obiettivo sulla salute della donna e la tutela della maternità, per aggiornare quello messo a punto dall'ex ministro della Sanità Rosy Bindi. Il Giornale 23 maggio 2006 Bindi + bella ke cattolicaNel pugno di Rosy di Massimo Introvigne (il Giornale, 22 maggio 2006) A Rosy Bindi, neo-ministro della Famiglia, brucia da anni l'impietosa e senza dubbio troppo cattiva battuta di Vittorio Sgarbi che la definì "più bella che intelligente". Se i cattolici non fossero doverosamente animati da una paziente carità, da oggi dovrebbero definirla "più bella che cattolica". Dopo essersi detta "consolata" dall'apprezzamento del cardinale Ruini per l'istituzione di un ministero dedicato alla famiglia, la "Rosy nel pugno" - come l'ha definita un brillante vignettista - ha subito chiarito in una serie di interviste che si tratterà in realtà del ministero per lo sfascio delle famiglie. Sconfitta insieme al suo capo "cattolico adulto" Prodi al referendum sulla fecondazione assistita, promette di cercare la rimonta in Parlamento, e afferma che "sbaglia chi dice che la legge non va toccata". Grazie al famoso zero virgola che ha dato all'Unione un'improbabile maggioranza parlamentare, Rosy ha già nel suo programma il proposito di stravolgere la volontà chiaramente espressa dagli italiani con il loro comportamento in occasione del referendum. Un revanscismo iracondo e pericoloso, contro cui mettono in guardia le voci più sagge e caute perfino dei DS, ma che la presunta tutrice della famiglia impugna come un randello per far rientrare dalla finestra tesi che gli italiani un anno fa hanno buttato fuori dalla porta. Mentre il Papa dice no a qualunque forma di riconoscimento delle unioni di fatto, specie fra omosessuali, e Rutelli si attesta sulla linea di mediazione - che comunque non può stare bene ai cattolici - dei CCS, i contratti di convivenza tutelati dal diritto privato, Rosy Bindi torna ai PACS (evitando accuratamente, come l'Unione ha fatto per tutta la campagna elettorale, la parola). Rifiutando anche l'ipotesi di Rutelli come troppo moderata, perché "non è giusto separare rigidamente le due sefere (privata e pubblica) quando si tratta di diritti delle persone", Rosy chiede un riconoscimento "pubblico e civile" delle unioni di fatto. Chi aveva pensato che "la funzione modera l'uomo" - in questo caso la donna - è rimasto tragicamente deluso. Quella che va in scena come ministro della Famiglia è la Bindi dei girotondi (oggi dichiara che le è piaciuto tanto il finale de Il Caimano, quello con Berlusconi arrestato), del filo rosso con Oscar Luigi Scalfaro per tendere imboscate di tutti i tipi al governo del centro-destra, dell'alleanza di ferro con l'ultra-sinistra comunista e rifondarola e degli ammiccamenti agli anticlericali della Rosa nel Pugno. Non penso che il cardinale Ruini sia deluso: credo che - conoscendo di che pasta sono fatta i cattolici prodiani, terzaforzisti, dossettiani - non si sia mai illuso. Spero invece che comincino a pentirsi i molti che, determinando il risultato delle elezioni, hanno votato i candidati "cattolici" dell'Unione, credendo al loro ossequio falso e untuoso alla Chiesa e sperando che moderassero i Luxuria, i Capezzone e i Diliberto difendendo la famiglia, il matrimonio, la vita. Le varie Rosy Bindi li stanno prendendo letteralmente a schiaffoni, aggiungendo le beffe al danno con un "Ministero della Famiglia" che promuove le unioni civili di diritto pubblico anche per gli omosessuali e la revisione della legge sulla fecondazione assistita, mentre in Piemonte l'amministrazione regionale di centro-sinistra (anch'essa eletta per un pugno di voti di "cattolici adulti") abolisce il buono scuola e strangola le scuole cattoliche. Ma a chi è causa del suo male non resta, davvero, che piangere se stesso. 24 mei socci un mito
ZAPATERO: SEMPRE PIU' UN MINUS HABENS (secondo post volgareAl Papa, che all'ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede aveva ribadito il suo no ai matrimoni tra omosessuali, ha risposto il governicchio del solito porco massone con una nota nella quale si afferma testualmente che la Spagna non è uno stato confessionale e che nessuna discriminazione in base alle scelte sessuali delle persone sarà tollerata. E' un po' come se qualcuno rispondesse a chi dice che i caschi di banane crescono sugli alberi che anche i motociclisti portano dei caschi sulla testa. Discriminazione? Ma lo stolido coglionazzo socialista sa di cosa parla? Discriminazione significa secondo lui rilevare un fatto oggettivo, e che cioè una famiglia non è semplicemente una coppia? Discriminazione secondo lui è rilevare che la società si fonda sulla capacità riproduttiva di un uomo e di una donna e non su una qualsiasi genitalità sterile e che da questo dato trae origine il significato tecnico e giuridico del diritto di famiglia? Per questo grandissimo coglione obnubilato da una pseudomodernità tanto irrazionale nei contenuti quanto triviale nei modi io dovrei sentirmi discriminato perché Luca di Montezemolo è presidente della Ferrari e io no? Perché in fondo il ragionamento - chiamiamolo così - del porco massone è questo: la legge deve "normalizzare" ciò che è legittimamente anomalo e la discriminazione secondo lui è in ogni differenza, in ogni distinzione, e non ha alcuna specificità concettuale. Nessuno ha spiegato a questo socialista demente che il matrimonio non è un diritto ma un contratto che ha ragioni giuridiche e contraenti definiti secondo ragione, storia e linguaggio? I veri discriminati dall'amico del cuore di culattoni e leccapatonze, invece, sono i poveri incestuosi, che in Spagna non hanno visto riconosciuti i loro diritti solo perché i sondaggi - i veri ispiratori dell'ipocrita primo ministro dagli occhi blu - sconsigliavano fughe in avanti in tal senso. Diamine, stronzo di un calzolaio, ma allora i gusti sessuali del fratello che si ciula la sorella non valgono solo perché tu non vuoi rischiare la poltrona? E che dire della mamma innamorata persa del suo figliuolo? Loro sono degli sporchi depravati senza diritti? Vergogna, scarparo da due soldi: è tutta qui la tua modernità?
22 mei Ruini: difesa della vita e del matrimonioConferenza Episcopale Italiana 56a ASSEMBLEA GENERALE Roma, 15-19 maggio 2006 PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE N. 7 [...] Altre problematiche, ancora più decisive per lo sviluppo e il futuro del Paese, hanno a che fare in maniera più profonda e specifica con l'indole e la qualità della persona umana, che oggi non è soltanto il primo valore ma anche, come insegna l'Enciclica Centesimus Annus (n. 32), "la principale risorsa dell'uomo" e "il fattore decisivo" dello sviluppo e della stessa produzione di beni. Assume pertanto importanza centrale l'educazione, che comprende l'istruzione intellettuale e la preparazione tecnica e operativa ma non si limita a queste, riguardando l'integralità della formazione della persona. In questo campo il nostro Paese è chiamato a intensificare il proprio impegno, che chiama in causa non solo le pubbliche autorità, la scuola e le altre "agenzie educative", ma anzitutto le famiglie e l'intera società civile: qui la comunità cristiana ha a sua volta una propria missione che cerca di svolgere in varie forme, chiedendo per il suo adempimento condizioni di parità effettiva. Sempre in rapporto al futuro di un popolo, la premessa indispensabile è evidentemente la continuità delle generazioni, l'accoglienza e la nascita di nuove vite. Specialmente sotto questo profilo il nostro Paese appare a rischio, un rischio che sta maturando e aggravandosi ormai da vari decenni e che, a motivo delle dinamiche dei processi demografici, non può certo essere scongiurato da piccoli segnali in senso contrario, come sono i lievi incrementi del tasso di natalità registrati in Italia negli ultimi anni, che pure vanno accolti con gioia. È questa dunque la nostra effettiva priorità nazionale sulla quale occorre concentrare - al di là delle divisioni politiche ed ideologiche - uno sforzo comune, ciascuno secondo le responsabilità che gli sono proprie, da quelle delle giovani coppie e del loro più ampio contesto familiare a quelle delle pubbliche istituzioni, degli operatori economici, degli uomini di cultura e dell'informazione, dell'intera società civile, e naturalmente della Chiesa e della sua pastorale. In questo contesto storico e sociale si colloca il nostro impegno a favore della vita umana, dal primo istante del suo concepimento fino al suo termine naturale, e della famiglia legittima fondata sul matrimonio: per conseguenza il rifiuto dell'aborto, "delitto abominevole" (Gaudium et spes, 51) la cui gravità si va purtroppo oscurando nella coscienza di molti ma che rimane un atto intrinsecamente illecito che nessuna circostanza, finalità o legge umana potrà mai giustificare (cfr Enciclica Evangelium vitae, nn. 58-62), come anche dell'eutanasia e dell'utilizzo degli embrioni umani; e parimenti l'opposizione ai tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla. Cari Confratelli, sappiamo bene che questo nostro impegno è spesso mal tollerato e visto come indebita intromissione nella libera coscienza delle persone e nelle autonome leggi dello Stato. Ma non per questo possiamo tacere, o sfumare le nostre posizioni. È infatti nostra comune e profonda convinzione, confermata dall'insegnamento chiaro e costante della Chiesa e sostenuta dall'esperienza umana e in particolare dalla grande tradizione di civiltà della nostra nazione, che abbiamo a che fare qui con quelli che il Papa ha denominato "principi non negoziabili" (discorso del 30 marzo 2006 ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo). Essi sono tali anzitutto per la loro intrinseca valenza etica, che non è però qualcosa di astratto e aprioristico: si lega invece sia a quel grande bene sociale che è la nascita e l'educazione dei figli sia alla genuina e duratura felicità delle persone. Del resto, non dobbiamo vedere soltanto il peso negativo delle contestazioni all'insegnamento sociale e morale della Chiesa: esse infatti ci offrono l'occasione di fare, per così dire, una grande e pubblica catechesi, paziente e rispettosa ma chiara, e hanno già involontariamente favorito il crescere, in strati sempre più ampi del popolo italiano, di una più precisa coscienza di alcuni valori essenziali e della necessità di sostenerli e difenderli, in vista del bene comune. Le mode editoriali e cinematografiche, oggi in particolare quella riguardante il cosiddetto Codice da Vinci, mostrano a loro volta la necessità e offrono l'occasione di un'opera capillare di catechesi, e prima ancora di informazione storica, che, usufruendo anche delle attuali tecniche e metodologie di comunicazione, aiuti la gente a distinguere con chiarezza i dati certi delle origini e dello sviluppo storico del cristianesimo dalle fantasie e dalle falsificazioni, che hanno primariamente uno scopo commerciale ma costituiscono anche una radicale e del tutto infondata contestazione del cuore stesso della nostra fede, a cominciare dalla croce del Signore. Certamente, già il Nuovo Testamento conosce la tendenza ad andare dietro alle favole, piuttosto che dare ascolto alla testimonianza della verità (cfr 2Tim 4,3-4; 2Pt 1,16), ma è difficile sottrarsi alla sensazione che il grande successo di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che fare con quell'odio, o quel venir meno dell'amore per se stessa che, come osservava l'allora Cardinale Ratzinger (Senza radici, ed. Mondadori, pp. 70-71), si è insinuato nella nostra civiltà. Anche in questo caso, però, non è il caso di cedere al pessimismo: alla fine il fascino della verità è più forte di quello dell'illusione, e di verità la nostra gente oggi ha una grande sete. [...] + Camillo Card. Ruini 19 mei O TEMPORA! O MORES!Va di moda contaminare romanzo e religione Articolo di Francesco Alberoni pubblicato sul Corriere della Sera il 1 maggio 2006, a proposito del tema della religione nei romanzi e nei film di oggi. C'è in giro un gran bisogno di sacro, di religioso, di magico e di fantastico. Di qui il successo della grandiosa epopea "Il Signore degli anelli" di Tolkien dove la lotta fra il bene e il male viene vinta quando un eroe puro sa rinunciare al potere assoluto. Oppure la grande saga di Harry Potter ricca di avventure e di straordinari personaggi. Ma tanto Tolkien quando la Rowling tengono il cristianesimo lontano dalle loro storie fantastiche. Non contaminano romanzo e religione. Non deformano la storia o la dogmatica cristiana. 12 aprile 2006 Corriere della Sera Invece, recentemente si è messa in moto una vera e propria affabulazione del cristianesimo, la costruzione di romanzi e film con storie immaginarie in cui viene coinvolto Gesù Cristo e altri personaggi della fede cristiana. Ha incominciato Martin Scorsese nel suo film "L’ultima tentazione di Cristo" in cui Satana, presentandosi sotto forma di cherubino, convince Gesù Cristo sulla croce a credere che il suo sacrificio sia stato sufficiente. Cristo si libera, sposa Maddalena, invecchia e quando sta per morire irrompono nella stanza Pietro e Giovanni, gli indicano il demonio che svanisce in una fiammata e Cristo si ritrova sulla Croce dove compie la missione di salvezza. Un film che, sia pure in modo paradossale, dimostra che la morte e resurrezione di Cristo sono l’essenza del Cristianesimo. Il significato invece è esattamente l’opposto nelle storie da cui è tratto il "Codice da Vinci": Gesù Cristo semplicemente un uomo, sposa Maria Maddalena, dà origine alla dinastia dei re di Francia, poi nella storia si mescolano i templari, i rosacroce, gli assassini dell’Opus Dei e chi più ne ha più ne metta. Non è più storie, è fantasia, ma la gente la prende per vera. E già si annunciano storie tratte dai vangeli gnostici come quella su Giuda, la creazione di una vera e propria mitologia in concorrenza col messaggio ufficiale della Chiesa. Mi sembra giusto aggiungere che questa tendenza alla creazione di miti o deformazione del religioso c’era anche ne "I versetti satanici" di Salman Rushdie condannato a morte da Khomeini. Infatti chi ha letto il libro – pochissime persone in realtà nonostante i milioni di copie – si sarà accorto che vi si trova un vero e proprio sbeffeggiamento della rivelazione ricevuta da Maometto, la base stessa della religione islamica. I musulmani, che prendono la loro religione molto più sul serio dei cristiani, se ne sono accorti subito e hanno reagito in modo spietato. Per carità, mi ripugna la loro condanna, ma capisco la loro vigilanza. 17 mei intervallo calcisticoho inserito nelle immagini i miei 23 immaginari convocati presi dalla rosa dei nomi dei convocati reali di tutte le nazioni partecipanti. sono curioso di sapere cosa ne pensate.
forza ricominciamo a parlare del GIOCO del calcio!! 15 mei IL SUO BRONCIOLa musoneria è un'arma pericolosa perché il musone diventa vittima della sua abitudine, si condanna ad un atteggiamento fastidioso per sé e per gli altri, senza vantaggio alcuno.
14 mei BASTA CON IL CALCIO E I SUOI SCANDALI: ECCO L’ITALIA CHE LA TV NON RACCONTA
13 mei bangladeshSCENARI ASIATICI Chi rischia di più sono le minoranze indù e cristiana, tradizionalmente vicine all'opposizione. Anche le Ong occidentali costituiscono già un bersaglio Bangladesh L'islam a rischio radicalismo di Gerolamo Fazzini Uno dei più popolosi Paesi musulmani sta sperimentando un'ondata di estremismo, dovuta soprattutto alla predicazione di "missionari" che giungono dal Medio Oriente, insieme con ingenti finanziamenti per la costruzione di nuove moschee Quando si parla di estremismo islamico, in genere il Bangladesh non rientra fra gli "osservati speciali". In realtà, una progressiva e pericolosa avanzata del fondamentalismo si sta verificando anche lì, toccando gangli vitali del Paese. «Da qualche tempo è in atto una specie di "seconda islamizzazione" - spiega un missionario europeo, da anni in Bangladesh -. Se infatti l'islam arrivato nel sub-continente indiano è prevalentemente sufi, ora è in atto un tentativo di recuperare il Bangladesh all'"ortodossia". Di qui la presenza crescente, anche se discreta, di "predicatori" provenienti dal Medio Oriente e un flusso ingente di fondi, destinati alla costruzione di moschee e scuole coraniche». Non c'è allarmismo nelle sue parole, ma preoccupazione sì; ed è anche per questo che chiede l'anonimato. Nel corso del 2005 - secondo il bilancio stilato dall'agenzia Asia News - sono stati oltre 240 gli attentati dinamitardi compiuti in Bangladesh ai danni di attivisti politici, giudici, giornalisti ed esponenti del governo. Nonostante gli sforzi di Dacca e l'aumento dei controlli effettuati dal Rapid Action Battalion (una speciale task force), la violenza non si arresta: in 10 distretti del Sud-Ovest sono esplose almeno 175 bombe, che hanno ucciso 13 persone e ferite 100. Il gruppo più potente nell'area, lo Janajuddho (una fazione del Purbo Banglar Communist Party, che è stato bandito), ha rivendicato la responsabilità di una cinquantina di attentati. Ma nell'area sono attivi - secondo le stime della polizia locale - ben 11 partiti fuorilegge e una ventina di bande criminali. Negli ultimi anni il governo ha lanciato almeno 25 operazioni speciali per sradicare i gruppi fuorilegge; tuttavia la maggior parte di esse s'è rivelata inefficace. Le autorità si giustificano con la carenza di informazioni di intelligence, mentre i partiti all'opposizione accusano il governo di non fare abbastanza e, anzi, di essere complice - in alcune occasioni - degli stessi militanti islamici. La comunità internazionale, sin qui, non sembra aver dato grande peso all'allarmante situazione di quello che pure - già oggi, con i suoi 150 milioni di abitanti - è uno dei maggiori Paesi musulmani al mondo. Il Bangladesh fa notizia solo quando, come è avvenuto nell'agosto scorso, si verificano 500 esplosioni simultanee. In realtà, è da anni che il Paese è segnato periodicamente da una raffica di attentati di militanti islamici. Che ha conosciuto una recente recrudescenza, in coincidenza con l'ingresso nella coalizione di governo del Jamaat-Islam, il partito islamico più radicale. L'impressione diffusa è che il partito abbia messo i suoi uomini nei posti-chiavi del sistema educativo: università e madrasse. Il quadro politico, intanto, si va facendo incandescente. In ottobre il governo dovrebbe consegnare i poteri ad un'amministrazione ad interim (non eletta), che organizzerà le elezioni, previste per gennaio 2007. Per timori di manipolazioni da parte dell'alleanza al governo, guidata dal Bangladesh Nationalist Party (Bnp), l'opposizione chiede che l'amministrazione provvisoria venga nominata sulla base di un consenso parlamentare. La situazione è tuttora fluida e anche di recente si sono avute tensioni e proteste di piazza. Fortunatamente, però, il Bangladesh può contare su due fattori che, in qualche misura, potrebbero rivelarsi altrettanti preziosi "ammortizzatori": il Paese dipende in modo pesante dagli aiuti esteri (Banca mondiale e Unione europea, cui si aggiunge una notevolissima presenza di Ong straniere); i fondamentalisti e i loro aperti sostenitori sono ancora pochi. Inoltre, la società civile del Bangladesh conta forze democratiche e moderate che possono aiutare ad isolare tali tendenze. Nel dibattito pubblico queste voci si fanno già sentire. Nel dicembre scorso, numerosi leader religiosi musulmani hanno condannato gli attentati, definendoli «contrari all'islam» e invitando la gente in piazza dopo la preghiera del venerdì. Chi rischia di più sono le minoranze non musulmane: indù e cristiani tradizionalmente votano il partito all'opposizione, un elemento che fa aumentare il timore di attacchi o intimidazioni. Anche per gli stranieri non è certo un bel momento. Le Ong occidentali sono già divenute un bersaglio dei gruppi estremisti. A riprova di ciò, c'è da ricordare che sul luogo di un'esplosione avvenuta il 2 ottobre scorso è stato rinvenuto un documento, significativamente intitolato «Invito al jihad islamico», che enumera una serie di inviti espliciti a funzionari governativi, polizia, giudici e Ong per sollecitare un'applicazione rigorosa della legge islamica. Altri messaggi, trovati sui luoghi di alcune delle bombe di agosto, chiedevano l'espulsione di Ong straniere, perché ritenute «impegnate in attività anti-islamiche nei Paesi musulmani». La speranza è che a prevalere siano le forze moderate: l'ultima cosa di cui il Bangladesh ha bisogno è di una deriva estremista e del conseguente isolamento politico internazionale. ___ «Così le scuole coraniche corrompono la gioventù» di Francesco Rapacioli «Avremo generazioni che saranno prive di prospettiva e, per formazione ricevuta,diventeranno preda del fondamentalismo» «L'istruzione non consiste primariamente nel possedere certificati o titoli di studio: il suo scopo è quello di affinare la mente e allargare il cuore. L'istruzione - soprattutto di matrice religiosa - attualmente proposta in Bangladesh non è certamente su questa linea. Quella impartita nelle madrasse sta rendendo il popolo fanatico, specie le nuove generazioni. A differenza di quanto accade in altri Paesi islamici (ad esempio il Pakistan), in Bangladesh ancora oggi le persone sono in maggioranza moderate. Abbiamo perciò bisogno di una leadership illuminata per far fronte al dilagante fanatismo. Il vero problema è, in ultima analisi, la mancanza di educazione autentica». La lucida analisi e la preoccupata denuncia sono di un quotato professore musulmano, Kazi Nurul Islam, che ha fondato e dirige il dipartimento delle Religioni mondiali dell'Università di Dacca. Si tratta di un unicum in Asia e nell'intero mondo islamico. Le varie tradizioni religiose, infatti, vengono presentate da esponenti delle rispettive fedi. Un sacerdote cattolico, laureato in teologia, insegna cristianesimo, ma lo stesso vale per le altre quattro maggiori religioni: islam, induismo, buddhismo ed ebraismo. Un'intervista al professore Kazi Nurul Islam appare sul numero di maggio di Mondo e Missione, mensile del Pime. Ne anticipiamo alcuni passaggi. D. Professore, sta aumentando il numero di fanatici in Bangladesh? R. Sì, e in modo allarmante. Se i governanti non daranno adeguata attenzione al problema dell'istruzione soprattutto nelle scuole coraniche, il futuro del Bangladesh è decisamente in pericolo. Coloro che attualmente sono educati nelle madrasse costituiranno un peso e un reale pericolo per il Paese. Nelle madrasse non sono insegnate la storia, la geografia e la scienza. Purtroppo il governo sembra poco preoccupato di questa situazione dilagante. D. La crescita del fanatismo religioso è legata soprattutto al fatto che l'istruzione è sempre più delegata alla scuole coraniche? R. Il Bangladesh è un Paese tradizionalmente tollerante, in cui diverse tradizioni religiose hanno saputo convivere in armonia e pace. L'attuale investimento nelle scuole coraniche sta sfornando generazioni che, una volta terminati gli studi, non hanno alcuna prospettiva di lavoro e che, per la formazione ricevuta, sono facile preda dei movimenti estremistici. Nelle madrasse lo stipendio medio di un insegnante è inferiore a quello di un usciere dell'università nella quale lavoro. Il problema di tale sistema scolastico è la mancanza di pensiero scientifico, che ha come conseguenza - fra l'altro - lo studio letterale del Corano senza la necessaria esegesi e senza spiegazione del testo. D. Che cosa dovrebbe fare il governo secondo lei? R. Mi sembra che il governo attuale non sia consapevole della gravità della situazione. Recentemente è riuscito ad arrestare l'ispiratore e l'esecutore della recente ondata di violenza e di intimidazione, ma dubito che ci sia veramente la volontà politica di sconfiggere ciò che ha generato questo tipo di organizzazioni criminali. La gente - è vero - ha reagito a questa situazione. Ma purtroppo i soldi sono in mano ai partiti di matrice fondamentalista, non a quelli liberali. È inoltre risaputo che vari Paesi del Medio Oriente, attraverso organizzazioni non governative di matrice islamica, finanziano sia le forze radicali sia i movimenti terroristici. (C) Avvenire, 9 maggio 2006 12 mei ISTAT: cresce la produzione, ma nn eravamo in declino??!!Dopo l'enfasi su dati negativi legati alla recessione europea, e dopo l'esagerazione pessimistica anche per polemica politica, i numeri rimettono le cose al posto giusto: c'è la ripresa, ormai da mesi, il made in Italy tira e sa stare sul mercato globalizzato
La produzione dell'industria italiana nel mese di marzo è aumentata del 6,8% rispetto a marzo 2005. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che la variazione annuale è la più alta da gennaio 2001. Nel primo trimestre l'aumento è stato del 4,8% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Ma di chi sono i meriti? I numeri sono significativi, anzi impressionanti ricordando il pessimismo sparso a piene mani negli ultimi mesi, i toni allarmati perfino di dirigenti delle organizzazioni imprenditoriali. Sul finire della legislatura governata dalla Cdl, grandi quotidiani, sindacalisti e politici di sinistra usavano toni da emergenza nazionale, sostenendo che le esportazioni erano in fase quasi morente, che la capacità di innovazione del sistema industriale era pari alla crescita, cioè zero su zero. Lo stesso nunero uno della Confindustria e della Fiat, Luca di Montezemolo, parlava di declino, di crisi depressiva da dopoguerra. Ma intanto proprio la Fiat ha mostrato, come molte altre imprese, che una volta esaurito il ciclo di stagnazione, fenomeno ricorrente in Occidente dopo una fase espansiva, è perfettamente in grado di stare sul nercato, innovando prodotti e accumulando risorse per progettare quelli futuri. Va aggiunto che a tante opinioni e considerazioni superficiali sulle prime pagine dei quotidiani su aggiungevano informazioni ben diverse nelle pagine interne, quelle di economia e finanza che pochi leggono, dove si moltiplicano da almeno un anno notizie di robusti utili, bilanci floridi, quotazioni di borsa in ascesa. Ora tutto questo pessimismo sembra svanito. Ed è prevedibile che qualcuno nella nuova maggioranza attribuirà il miracolo al risultato elettorale, semplicemente ignorando che il ciclo economico ha tempi propri e che la ripresa è iniziata da mesi. Le agenzie di stampa snocciolano, in particolare, gli ultimi dati sulla produzione di autovetture ha registrato a marzo una impennata del 44% rispetto a marzo 2005. Nel primo trimestre 2006 l'aumento è stato altrettanto significativo e pari al 39,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Molto buone anche le vendite: in marzo il mercato in Italia è cresciuto dell'8,6 per cento, mentre la casa torinese ha fatto un balzo del 18,2 per cento. Il gruppo di Torino si attesta così su una quota di mercato del 30,6 per cento. La produzione industriale, corretta per i giorni lavorativi, precisa l'Istat, ha registrato, nel confronto con marzo 2005, variazioni positive per tutti i raggruppamenti principali di industrie. In particolare, hanno presentato aumenti dell'8,4% i beni strumentali, del 5,2% l'energia, del 2,4% i beni intermedi e dell'1,4% i beni di consumo (+4,5% i beni durevoli, +0,8% i beni non durevoli). Nel confronto tra il trimestre gennaio-marzo 2006 e lo stesso periodo dell'anno precedente, sono stati registrati incrementi del 6,2% per l'energia, del 5,9% per i beni strumentali, dell'1,1% per i beni di consumo (+2,8% i beni durevoli, +0,7% i beni non durevoli) e dello 0,6% per i beni intermedi. Gli indici destagionalizzati dei raggruppamenti principali di industrie, rispetto a febbraio 2006, sono aumentati dell'1,3% per l'energia, dello 0,8% per i beni strumentali e dello 0,3% per quelli intermedi. Un'unica variazione negativa del 2,3% è stata registrata per i beni di consumo (+1,2% i durevoli, -2,8% i non durevoli). Quanto ai diversi settori di attività economica nel mese di marzo l'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha segnato gli incrementi tendenziali più ampi nei settori dei mezzi di trasporto (+11,8%), delle raffinerie di petrolio (+8,9%), della chimica e fibre sintetiche (+8,3%) e degli apparecchi elettrici e di precisione (+6,3%). Le variazioni negative più marcate sono state registrate nei settori del tessile e abbigliamento (-4,5%), delle pelli e calzature (-2,1%), delle altre industrie manifatturiere compresi i mobili (-1,5%) e dell'estrazione di minerali (-1,3%). Quindi? I numeri affermano che nei distretti industriali del Nord il sistema, come hanno più volte sottolineato, poco ascoltati nella polemica preelettorale, Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti, si sta lentamente riprendendo e la crisi sembra ormai alle spalle. Ma non dal 9 aprile: la tendenza riguarda almeno i primi mesi del 2006. Globalizzazione o no, gli imprenditori una soluzione competitiva l'hanno evidentemente trovata, a parte nel settore tessile aggredito dalla concorrenza impossibile della Cina e degli altri asiatici.
ru 486 i segnali del nuovo corsoReggio Emilia: con astensione dei catto-progr avanza la RU 486 Il Consiglio provinciale, presieduto da Lanfranco Fradici, ha respinto un ordine del giorno presentato dal gruppo di Forza Italia in cui si chiedeva una presa di posizione per la sospensione della sperimentazione e dell'utilizzo della Ru 486 negli ospedali regionali e l'aumento del fronte di prevenzione dell'aborto... Anche la Margherita dà una mano con la pilatesca astensione... REGGIO EMILIA - Il Consiglio provinciale, presieduto da Lanfranco Fradici, ha respinto con 15 voti contrari (Ds, Prc, Verdi e Pdci), 5 voti favorevoli (An, Forza Italia e Udc) e 3 astensioni (Margherita) un ordine del giorno presentato dal gruppo di Forza Italia sulla legge 194 e sull'uso della pillola abortiva Ru 486. Nel documento, illustrato dal forzista Stefano Tombari, si chiedeva una presa di posizione per la "sospensione della decisione della Giunta regionale di sperimentare e utilizzare negli ospedali regionali la pillola Ru 486". Forza Italia chiedeva anche di: "Dare piena attuazione alla legge 194, soprattutto sul fronte della prevenzione dell'aborto, con il sostegno medico e psicologico alla donna in difficoltà; respingere la strumentalizzazione ideologica di questo metodo che ne mistifica le gravi implicazioni non solo sanitarie, ma anche etiche e morali". Tombari ha poi definito la pillola Ru 486, un "metodo comunque invasivo e non risolutivo della solitudine che si trova ad affrontare una donna in un momento drammatico come quello dell'aborto". Secondo Tombari "a prescindere dal momento in cui cominciare a parlare di una nuova vita, elemento su cui si può aprire un dibattito, sono un dato oggettivo i problemi psicofisici a cui vanno incontro questo donne. L'unico risultato è quello di alleviare lavoro e costi a carico del Servizio sanitario nazionale". Tombari è poi entrato nel merito della legge 194: "Ritenere che questa legge vada interpretata alla stregua della volontà di controllare le nascite è fuori luogo. Si tratta piuttosto di un cerotto per una ferita, che attraverso un lavoro di prevenzione finora disatteso, andrebbe evitata. Purtroppo l'economicità della procedura con la pillola Ru 486, non definibile come terapia, ci scandalizza". "Su alcune questioni possiamo trovarci d'accordo - ha commentato la diessina Gloria Panizzi - e cioè sul fatto che la 194 ha avuto un'interpretazione sbilanciata. Tuttavia è stata importante la battaglia portata avanti dai consultori per combattere la clandestinità. E' stato attivato un processo che nulla ha a che fare con il controllo delle nascite. L'aborto era e rimane l'extrema ratio". Secondo Gloria Panizzi "l'aborto è senz'altro una piaga sociale, di cui nel tempo sono mutati protagonisti e cause. E' su questo che bisogna far leva per offrire una adeguata prevenzione". Sul ruolo dei consultori si è soffermata anche la capogruppo dei Verdi Margherita Bergomi: " La 194 stabilisce che la il consultorio deve dare appoggio psicologico alla donna. L'aborto è un dramma e nessuna donna prende questa decisione con leggerezza. Alcune ricerche sulla Ru 486 hanno rivelato che è la tecnica meno invasiva e traumatica. In Europa questa pillola è usata da molto tempo e gli aborti non per questo aumentati.Quello che manca in Italia è un forte e convinto lavoro di formazione-informazione-prevenzione. La 194 in sè è una legge perfettibile, ma necessaria, perchè ha liberato la donna e la sua capacità di scelta". Su questo ultimo punto si è espresso anche il consigliere della Margherita Alberto Ovi: "E' una legge con cui lo Stato ha cercato di coniugare l'autodeterminazione donna e la libertà di coscienza dei medici. Questa legge detta le modalità dell'interruzione volontaria di gravidanza, avendo come obiettivo la prevenzione, fondata anche sul sostegno della maternità. La legge ha permesso la riduzione del numero di aborti e soprattutto di tenere sotto controllo quelli clandestini". Secondo Ovi la maggior parte di donne che ricorrono all'ivg sono in condizione di povertà materiale: "Occorre far leva sul sostegno alla famiglia e alla maternità". Ovi ha infine delineato un punto fermo: "La pillola Ru 486 non deve però essere scambiata per un metodo contraccettivo". "I cattolici progressisti - ha detto il capogruppo di An Leopoldo Barbieri Manodori - dimenticano sempre di essere cattolici e si ricordano sempre di essere progressisti. La 194 è in realtà il punto di partenza di un'attuazione che non c'è mai stata. Credo piuttosto che il documento di Fi spieghi bene cos'è questa legge il fatto che non sia applicata non è un problema di laicità o clericalismo, ma è un problema di democrazia". Sulla questione è intervenuta anche la presidente della Provincia Sonia Masini: "Se il problema è di attuazione allora bisogna ricordare che chi ha governato in questi cinque anni non ha fatto davvero nulla. Tant'è vero che la migliore esperienza di attuazione è in Emilia Romagna. Mi auguro che nuovo governo investa sulla prevenzione perché è in questi termini che la 194 deve essere interpretata. L'aborto non l'ha inventato questa legge. Credo che sarebbe importante ascoltare davvero le donne che hanno alle spalle esperienze, sia di aborto, sia di maternità, perchè forse ne sanno qualcosa di più". La presidente Masini ha poi detto che "sono ancora troppi gli ostacoli che si frappongono, soprattutto per le donne giovani, alla scelta di avere un figlio. E' su questi temi che dobbiamo agire, favorendo la maternità e la rete di condivisione familiare delle responsabilità". La presidente Masini ha infine detto che "non è impedendo alle donne di esercitare una scelta che si risolve il problema. In questo modo si favorirebbe la clandestina, riportano indietro il Paese, che negli anni invece ha saputo crescere in civiltà". E' infine intervenuta la consigliere diessina Paola Casali, annunciando il "voto contrario. Condiviamo le procedure volute dall'assessore regionale alla Sanità Giovanni Bissoni, che ha anche inviato a tutte le strutture sanitarie un protocollo a tutela della sicurezza di questa procedura. La legge 194 legge è saggia ed equilibrata. I consultori non sono abortifici, come spesso il centrodestra li ha definiti. Siamo per la libertà la e responsabilità delle donne, la cui salute non deve essere penalizzata. Devono avere il diritto di realizzare in modo autonomo il proprio progetto di vita". RomagnaOggi.it, 7 maggio 2006 11 mei Domande e risposte su Gesù e la ChiesaA seguito del libro e del film "Il Codice da Vinci" abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni su Gesù e la Chiesa. Un equipe di professori di Storia e di Teologia dell'Università di Navarra (Spagna) ha risposto alle 52 domante più frequenti. (Provvisoriamente in spagnolo).
http://www.opusdei.it/art.php?p=15475 |
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