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    31 mei

    Carlo Casini e la 194"non sbagliata"

    Associazione
    Comitato Verità e Vita
    Segreteria: via Gonzaga 67 - 15033 Casale Monf.to (Al)
    Tel. : 0142-454662 - Fax: 0142-456439
    E-mail: veritaevita@yahoo.it
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    www.comitatoveritaevita.it

    Su "Il Foglio" del 24 maggio, inserto II, il Presidente del
    Movimento per la Vita Italiano, Carlo Casini, intervistato in
    merito alla conferenza governativa sulla famiglia inaugurata a
    Firenze dal Capo dello Stato, ha affermato:
    "Sentiamo la necessità di creare le condizioni nella società per
    ricorrere all'aborto solo come ultima istanza, che da eccezione
    sta diventando la regola per molte donne. Una serie di dati
    raccolti negli ultimi anni dimostrano come la legge 194 non sia
    sbagliata, ma in molti casi solo disattesa o valutata in modo
    banale da alcuni medici".

    Questa dichiarazione è stata fatta proprio a Firenze, la città di
    La Pira, le cui parole suonarono in modo inequivocabile: "una
    legge integralmente iniqua". 'Integralmente' significa non
    migliorabile (anche se 'migliorata' resterebbe una legge
    assolutamente ingiusta), non applicabile in alcuna misura, perchè
    si identifica nel riconoscimento insindacabile dell'eversivo
    "principio di autodeterminazione della madre" in ordine all'uccisione
    del(la) figlio(a) concepito(a).
    "Aborto come ultima istanza" ... "dati che dimostrano come la
    legge 194 non sia sbagliata" - così Carlo Casini.
    "Legge integralmente iniqua" - così, Giorgio La Pira e Verità e Vita.

    Questo radicale capovolgimento di posizione segna la conclusione
    di un percorso che, in nome di un vantato "realismo politico",
    tende a giustificare sistematicamente il compromesso su valori
    umani non negoziabili, dando per inevitabile l'accettazione di un
    presunto male minore.
    Il Comitato Verità e Vita, impegnato per statuto ad "affermare in
    ogni circostanza, opportuna e inopportuna, tutta la verità sull'uomo,
    sulla sua dignità, sulla sua intangibilità, sulla necessità che
    questo valore sia tutelato nella sua totalità dalle leggi civili,
    dai costumi, dalla cultura, e in generale in ogni settore della
    vita pubblica e privata"; a "denunciare pubblicamente, senza
    cedimenti e compromessi, l'esistenza di leggi intrinsecamente
    ingiuste, quali la legge 194/78 sull'aborto volontario, la legge
    40/2004 sulla fecondazione extracorporea, ogni legge che dovesse
    rendere lecita la pratica dell'eutanasia comunque denominata";
    CONTINUERA'
    a battersi in difesa della persona umana, affinchè anche ogni
    decisione politica che riguardi i valori non negoziabili,
    patrimonio del bene comune della società civile, avvenga nella
    chiarezza delle verità essenziali sul giusto e l'ingiusto, il
    lecito e l'illecito, il bene e il male, e ognuno si assuma le
    proprie responsabilità di fronte a tutti i cittadini.

    La legge 194 non va applicata meglio nè riformata, ma abrogata e
    totalmente riscritta nel senso più favorevole al nascituro.
    Battersi per qualche cosa di meno rappresenta un grave tradimento
    nei confronti della verità, una grave complicità con l'uccisione
    quotidiana dei non nati, e una forma di acquiescente connivenza
    con il legislatore ingiusto.

    Per il Comitato Verità e Vita
    Il Presidente Mario Palmaro
    30 mei

    la famiglia secondo la Bindi

    Nel pensiero ufficiale di Firenze la donna vera deve lavorare
    (a Firenze si è svolta una conferenza intesa a distruggere
    la famiglia, voluta dal ministro Rosy Bindi)

    Casalinga, l'unica assente.
    Non è lo Stato che può decidere cosa qualcuno "deve" fare della
    sua vita.

    Ci sono espressioni che a Firenze si sono sentite moltissimo.
    Quoziente familiare, conciliazione tra lavoro e famiglia,
    famiglia come risorsa e priorità, come è giusto, sono state
    parole continuamente ripetute.
    Altre, sono state piuttosto assenti.
    Di sussidiarietà, per esempio, si è sentito poco.

    Ma altre realtà fondamentali della famiglia italiana sono parse
    quasi invisibili.
    Le casalinghe, per esempio: oltre otto milioni di donne che non
    scioperano mai, ma che se lo facessero bloccherebbero la
    cittadinanza.
    Ne ha rivendicato l'esistenza solo la onorevole Gasparini,
    dell'Udeur, e Luisa Santolini dell'Udc.
    La parola "casalinga" sembra impronunciabile in una visione
    culturale in cui si continua a ripetere la equazione «più
    occupazione femminile uguale a più figli».
    Cosa statisticamente vera in Europa, che tuttavia a Firenze è
    sembrata assumere il connotato di imperativo sociale, di parola
    d'ordine.

    Gli obiettivi della conferenza di Lisbona, tendenti appunto a
    aumentare l'occupazione delle donne, sono un imperativo morale
    delle politiche familiari venture.
    E va benissimo, e li aspettiamo con ansia - dopo averli a lungo
    invano sognati - tutti i nidi che permettano alle madri di
    dedicarsi al lavoro fuori casa.
    Ma qualcosa non ci piace in quel continuare a ripetere: le donne
    "devono" lavorare.
    No: tutte le donne che lo vogliono devono poter lavorare.
    Ma, se qualche rara sopravvissuta, qualche cocciuta passatista,
    trovasse assurdamente più interessante badare ai suoi figli che
    fare la manager, o anche la colf - va pur detto che non tutti i
    lavori sono così "realizzanti" - se insomma qualche raro
    esemplare femminile ritenesse che le piace di più stare con i
    suoi bambini, non ci sembrerebbe una richiesta indecente.
    Anzi, degna di un po' di considerazione e aiuto sociale.

    Non è lo Stato o una politica familiare, che può decidere cosa
    una donna, o un uomo, "deve" fare della sua vita.
    Deve piuttosto, la politica, mettere nelle condizioni di potere
    scegliere.
    Ma l'ipotesi che una donna possa scegliere di stare coi suoi
    figli pare oggi politicamente scorretta.

    Lo conferma la reazione del sottosegretario alla Famiglia, Chiara
    Acciarini, ex ds, ora confluita in Sinistra democratica, che alla
    tavola rotonda fra rappresentanti dei partiti nel sentir parlare
    di questa possibilità ha detto: «Ma le ragazze sono le più brave
    a scuola. Non lavorare è non esplicare le proprie potenzialità.
    Sarebbe un buttare via una risorsa».
    Cioè, chi si dedica ai figli spreca le sue risorse.
    Non sviluppa ciò di cui è capace - secondo l'assioma che solo
    produrre ricchezza è realizzante.

    Perché buttarsi via facendo solo la madre?
    Che lo dica una donna, e un sottosegretario alla Famiglia, è
    triste, ma non stupisce.
    C'è da decenni in Italia un pensiero femminile che identifica la
    parità dei diritti con l'adeguamento a quella logica maschile,
    secondo la quale il lavoro e la carriera sono cose importanti, e
    la cura dei figli faccenda modesta, in cui non spendere talenti.
    È la cultura delle casalinghe invisibili, e di quel sommerso
    femminile, che starebbe a casa almeno per i primi anni dei figli
    volentieri, se solo le si aiutasse.
    Di quelle che non si sentono così gratificate da otto ore allo
    sportello o in fabbrica, e invece non hanno la sensazione di
    buttarsi via, quando stanno con i figli.

    Pensare anche a loro, ammettere che esistano, pare cosa
    politicamente indicibile.
    Inammissibile, «buttar via risorse» nell'educazione dei figli.
    E perché poi solo le donne?
    Pari opportunità: gli uomini a allattare i bambini.
    Chissà perché gli uomini nascono senza mammelle, bisognerà
    pensare a correggere questa opportunità dispari.

    Cultura dominante, quotidiano messaggio.
    Che spiega in parte questa Italia senza figli, questa emergenza
    educativa su cui ci stiamo affannando.
    (Quanto a noi, diremo alle nostre figlie che buttar via tempo con
    i bambini è bellissimo).

    Marina Corradi - Avvenire 27-5-2007

    __._,_.___
    29 mei

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37
    Bagnasco sul Family Day: un appello non trascurabile per la
    politica
    Se a livello di media laici non c'è stata sempre prontezza nel
    cogliere la novità e la portata di questo evento, non di meno
    esso rimarrà come un segno forte nell'opinione pubblica e come un
    appello decisamente non trascurabile per la politica....E così la
    Nota emessa, in data 28 marzo 2007, dal nostro Consiglio
    Permanente "a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di
    iniziative legislative in materia di unioni di fatto", ha trovato
    nella manifestazione pubblica del laicato il commento attendibile
    e l'eco più adeguata. Quel pronunciamento, che dà doveroso
    riscontro al magistero del Papa nella situazione italiana, resta
    valido e attuale come gesto di premura episcopale verso il nostro
    popolo.... Queste acquisizioni tuttavia non appaiono per ora
    sufficienti ad arrestare i travisamenti che il concetto di
    famiglia sta subendo... Questo, tra l'altro, spiega perché il
    Segretario vaticano dei Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo
    Dominique Mamberti, di recente criticava quell'intolleranza
    prevaricatrice che ha indotto il Parlamento europeo ad avanzare
    fino ad oggi ben 30 richiami censorii nei confronti della Chiesa
    cattolica.

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=4568
    Quando l'abito faceva il Monaco
    La ventata di modernità con cui la Chiesa ha cercato di
    rispondere agli smottamenti sociali portati dal Sessantotto... ha
    paradossalmente rischiato di allontanare i fedeli dalla sostanza
    della Parola di Dio e dalle millenarie consuetudini della sua
    casa terrena, a partire dalla solennità del rito della Messa. E
    se l'ultimo libro di Benedetto XVI torna, infatti, al nocciolo
    del Verbo, non mancano suoi saggi richiami alla riscoperta e al
    recupero delle più veraci tradizioni cristiane. Per chi volesse,
    anche in proprio, provare a intraprendere questo viaggio...
    propongo un parziale ma quanto mai affascinante portolano che
    guarda alla storia e alla Regola degli ordini monastici
    attraverso lo studio del loro costume. Con il dovuto rigore, ma
    anche la giusta leggerezza, a partire dal titolo.

    Le pagine di Eugenio Corti
    http://www.eugeniocorti.it
    "Voleva Cartagine morta nel nome dei padri"
    un articolo dedicato all'ultimo libro pubblicato da Corti,
    "Catone maggiore":
    http://www.kattoliko.it/Corti/Reccat_05.htm

    "Cause di una rovina"
    un nuovo articolo di Corti:
    http://www.kattoliko.it/Corti/Scart_05.htm

    14) RINO CAMMILLERI
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2537
    La piazza e le strane paure degli uomini di Chiesa
    Come al solito, chi cerca di evitare lo scontro, chi cerca il
    dialogo, chi cerca di dire che la politica non c'entra, chi cerca
    di salvare almeno la faccia ai cattolici della maggioranza è da
    ricercarsi tra il clero... Insomma, è tutto un correre ai
    distinguo e all'automoderazione... laddove sul fronte opposto è
    opposto anche il tipo di rincorsa: il presidente della Conferenza
    episcopale, Bagnasco, deve vivere sotto scorta; scritte
    minacciose e vandalismi compaiono in varie città; insulti apertis
    verbis alla Chiesa e al papa dal palco del concertone del Primo
    maggio; la contromanifestazione dell'orgoglio laico prevista lo
    stesso 12 maggio... E qualcuno, nel fronte del Family day,
    comincia a chiedersi se non sia il caso di lasciar perdere per
    evitare «provocazioni» e possibilità di incidenti.

    15) Vittorio Messori
    http://www.et-et.it/articoli2007/a07e25.htm
    Il distinguo prudente dell'esegeta
    Il lettore non smaliziato può equivocare, leggendo gli elogi
    finali di Martini al testo su Gesù scritto da Benedetto XVI, ma
    come professor Joseph Ratzinger: "A mio avviso, il libro è
    bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio
    Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dell'autore".
    Così il già metropolita di Milano, apparentemente entusiasta. Ma
    chi abbia orecchio esercitato si allarma a quel riferimento alla
    "fede dell'autore". Allarme che già era suonato, deciso, nella
    frase che immediatamente precede: "Quest'opera è una grande e
    ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato
    per la storia dell'umanità". Con, per giunta, un'aggiunta dal
    suono edificante ma nella quale un malizioso potrebbe scorgere un
    sorriso: "E' sempre confortante leggere testimonianze come
    questa". In effetti, la recensione di Martini - letta nella sede
    dell'Unesco, alla presenza dei rappresentanti della smagata e
    diffidente Conferenza Episcopale di Francia - sembra costruita
    per traslocare il libro di Ratzinger dallo scaffale della esegesi
    biblica a quello dei testi di spiritualità, di riflessione
    edificante, di testimonianza personale. Il cardinale, già
    illustre docente di critica neotestamentaria al Pontificio
    Istituto Biblico, ricorda subito che Ratzinger "non è biblista ma
    teologo e, sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica
    del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano, per esempio sul
    testo critico del Nuovo Testamento".

    Padre Piero Gheddo
    http://www.gheddopiero.it/timone/timone0612.html
    La sfida dell'islam è prima di tutto culturale e religiosa
    Sono più di 40 anni che giro nei Paesi islamici, li ho visitati
    praticamente tutti, a parte quelli del Caucaso e pochissimi
    altri. Mi ha impressionato che pur essendoci molti islam: sciiti,
    sunniti, sufi, moderati, fautori della sharia, sono tutti uniti
    in questa lotta contro l'Occidente. A spingerli è soprattutto
    quella che chiamano l'immoralità dell'Occidente, reclamizzata dai
    giornali e insegnata nelle scuole. Libri di testo e insegnanti
    insistono che l'Occidente è forte militarmente ed economicamente,
    ma è vuoto. E' un giudizio cambiato nel tempo. I nostri
    missionari in Bangladesh, ad esempio, raccontano che negli anni
    '40, quando sono arrivati, c'era ammirazione, paura, magari
    antipatia, ma non odio, si viaggiava tranquillamente. Poi forse
    il petrolio, forse Israele, ma è venuto l'odio. Bin Laden non è
    nato per caso.

    18) ILTIMONE.ORG
    http://www.iltimone.org/rivistaEditoriale.php?idRec=86
    Martirio
    Turchia, il mese scorso: tre cristiani, non cattolici,
    "colpevoli" di stampare e diffondere bibbie e pubblicazioni
    religiose, vengono crudelmente sgozzati, si crede, con qualche
    fondata ragione, da estremisti islamici e/o nazionalisti. Nello
    stesso Paese, a gennaio, viene ucciso un giornalista cristiano
    armeno. Lo scorso anno, a Istanbul, il sacerdote cattolico Andrea
    Santoro cade martire sotto i colpi di un fanatico musulmano che
    gli spara mentre sta pregando in chiesa. Tre episodi drammatici,
    che si vanno ad aggiungere a molti altri di cui i media non
    parlano e che, in Cina, Sudan, Nigeria, Indonesia e in tanti
    Paesi, presentano un comune denominatore: i cristiani sono
    odiati, perseguitati, incarcerati, processati, condannati e
    spesso messi a morte. Islam, comunismo, regimi dittatoriali di
    vario colore e differenti etichette politiche concentrano i loro
    sforzi per cancellare dalla faccia della terra quanti portano il
    nome di "cristiani", testimoniano l'amore del vero Dio (che è
    solo quello del Vangelo!) e annunciano a tutti la via della
    salvezza eterna. Ma anche sistemi politici cosiddetti
    "democratici", sebbene non giungano alla persecuzione violenta,
    lavorano instancabilmente per neutralizzare l'azione della Chiesa
    nella società, per allontanare i propri cittadini da Dio e Dio
    dal cuore degli uomini.

    19) CORRISPONDENZA ROMANA
    http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=196
    Protesta del card. Caffarra contro le offese blasfeme a Bologna
    Giovedì 17 maggio, a Bologna, un corteo promosso da associazioni
    gay e lesbiche per celebrare la giornata contro l'omofobia, e a
    cui partecipavano esponenti politici di Sinistra, si è
    trasformato in una ennesima manifestazione di intolleranza contro
    la Chiesa cattolica. I manifestanti si sono sdraiati di fronte al
    portone spalancato della cattedrale in cui si trova l'immagine
    della Madonna di San Luca, lanciando insulti e slogan blasfemi e
    offensivi nei confronti dei fedeli, del Presidente della CEI e
    del Pontefice.

    28 mei

    Le bugie del documetario BBC sui preti pedofili

    Un documentario che fa confusione

    di Massimo Introvigne Il Giornale, 23 maggio 2007

    Perché è una bufala il video della Bbc sui preti pedofili

    Solo la rabbia laicista dopo il Family day spiega perché all'improvviso il
    documentario dell'ottobre 2006 della BBC Sex Crimes and the Vatican abbia
    cominciato a circolare su Internet con sottotitoli italiani, e Santoro abbia
    cominciato ad agitarsi. Il documentario, infatti, è merce avariata: quando
    uscì fu subito fatto a pezzi dagli specialisti di diritto canonico, in
    quanto confonde diritto della Chiesa e diritto dello Stato. La Chiesa ha
    anche un suo diritto penale, che si occupa tra l'altro delle infrazioni
    commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis
    alla scomunica. Queste pene non c'entrano con lo Stato, anche se potrà
    capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le
    leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo
    stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione.

    Il documento definito "segreto" fu subito pubblicato
    Il 30 aprile 2001 Papa Giovanni Paolo II pubblica la lettera apostolica
    «Sacramentorum sanctitatis tutela», con una serie di norme su quali processi
    penali canonici siano riservati alla giurisdizione della Congregazione per
    la dottrina della fede e quali ad altri tribunali vaticani o diocesani.
    La lettera «De delictis gravioribus» firmata da Ratzinger come prefetto
    della Congregazione per la dottrina della fede il 18 maggio 2001 - quella
    presentata dalla BBC come un documento segreto, mentre fu subito pubblicata
    sul bollettino ufficiale della Santa Sede e figura sul sito Internet del
    Vaticano - costituisce il regolamento di esecuzione delle norme fissate da
    Giovanni Paolo II.

    La "Crimen sollicitationis" del 1962 non si occupa di pedofilia
    Nella nota 3 della lettera di Ratzinger si cita l'istruzione «Crimen
    sollicitationis» emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede, che
    allora si chiamava Sant'Uffizio, il 16 marzo 1962, ben prima che alla
    Congregazione arrivasse lo stesso Ratzinger. Questa istruzione dimenticata,
    «scoperta» nel 2001 solo in grazia di quella nota, non si occupa affatto di
    pedofilia ma del vecchio problema dei sacerdoti che abusano del sacramento
    della confessione per intessere relazioni sessuali con le loro penitenti.
    L'istruzione del 1962 non nasconde questi abusi, anzi impone a chi ne venga
    a conoscenza di denunciarli sotto pena di scomunica. Dispone che i relativi
    processi si svolgano a porte chiuse, a tutela della riservatezza sia dei
    testimoni sia degli imputati eventualmente innocenti.

    Più severità verso i preti pedofili da parte della Chiesa
    La lettera del 2001, al contrario di quanto fa credere il documentario, crea
    una disciplina più severa per il caso di abuso di minori rendendolo
    perseguibile oltre i normali termini di prescrizione, fino a quando chi
    dichiara di avere subito abusi da minorenne abbia compiuto i ventotto anni.
    Con questa nuova disciplina la durezza della Chiesa verso i sacerdoti
    accusati di pedofilia è molto cresciuta con Benedetto XVI, come dimostrano
    casi clamorosi e la stessa nomina del cardinale americano Levada,
    severissimo con i preti pedofili, a prefetto della Congregazione per la
    dottrina della fede.

    Una questione di diritto canonico, non di diritto civile
    Tutte queste norme riguardano, ancora una volta, il diritto canonico, cioè
    le sospensioni e le scomuniche per i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali.
    Non c'entrano nulla con il diritto civile, o con il principio generale
    secondo cui - fatto salvo il solo segreto della confessione - chi nella
    Chiesa venga a conoscenza di un reato giustamente punito dalle leggi dello
    Stato ha il dovere di denunciarlo alle autorità competenti.
    La confusione, intrattenuta ad arte per gettare fango sul Papa, è solo
    frutto del pregiudizio e dell'ignoranza.

    25 mei

    DICO NO!

    DICO. NO!
    Intervista a Mons. Luigi NEGRI

    di Emanuele Gagliardi
    Tratto da (C) Radici cristiane, n ° 23, aprile 2007,
    http://www.radicicristiane.it/

    C'è un attacco verso la famiglia fondata sul matrimonio, unico
    modello
    in cui si realizza il valore dell'unione fra uomo e donna.
    Il tema delle unioni di fatto andava affrontato in parlamento, ma
    Prodi ha voluto prendere la scorciatoia per accontentare le sue
    ingombranti alleanze.
    Stiamo andando verso uno "stato etico" pervaso da una mentalità
    radicale laicista: in pratica "prove tecniche di dittatura".
    I Dico contribuiscono a dar vita ad un'umanità irresponsabile.
    Da Pacs a Dico: cambiano gli acronimi ma la polemica resta, anzi
    s'infiamma,
    dopo il decreto di legge sulle unioni civili varato dal governo
    Prodi - nel frattempo battuto in Senato il 21 febbraio sulla politica
    estera - contro cui si sono schierati l'opposizione di Centrodestra,
    il Vaticano, i Teocon, ma che ha lasciato perplessi, quando non
    apertamente contrari, anche alcuni componenti del Centrosinistra. La
    Conferenza Episcopale Italiana, facendo eco al pensiero di Benedetto
    XVI, è entrata nel dibattito prendendo un netto atteggiamento di
    opposizione a questa "apertura" che rischia di minare
    irreversibilmente la famiglia.
    Ne parliamo con mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro,
    epigono di Don Giussani, studioso di filosofia, di storia, del
    Magistero di Papa Wojtyla e della Dottrina sociale della Chiesa.

    Unioni civili, unioni omosessuali, procreazione assistita. c'è un
    attacco contro il modello classico di famiglia?

    Sì. Come ho accennato più volte, c'è un attacco verso la famiglia
    come
    tale. Il modello di famiglia "cattolica", infatti, non è un optional,
    ma l'unico modello in cui si realizza con chiarezza il valore ideale
    ed etico dell'unione fra un uomo e una donna. Nella Costituzione
    della
    Repubblica i nostri padri costituzionali hanno sancito, all'articolo
    29, il riconoscimento dei "diritti della famiglia come società
    naturale fondata sul matrimonio". La famiglia "fondata sul
    matrimonio", quindi il modello di famiglia "cattolica", come cellula
    primaria della società. Soltanto l'attuale relativismo "sbracato" può
    vedere la famiglia cattolica, eterosessuale, come uno fra vari tipi
    di
    famiglia, se non addirittura qualcosa di abnorme.

    La Chiesa, nel respingere questo attacco, sta mostrando una rigorosa
    unità a difesa dei fondamentali valori della persona umana. Come
    giudica l'operato del governo?

    Definirei "accanimento ideologico" l'atteggiamento di questo governo,
    un comportamento dettato dalla volontà di dare un segnale forte alla
    minoranza extraparlamentare che lo condiziona pesantemente.
    Una recente indagine rivela che circa il 62% degli italiani vede il
    problema dell'educazione come un'emergenza nazionale, un buon 35% lo
    colloca ai primi posti nella scala delle preoccupazioni e c'è una
    diffusa insoddisfazione verso la scuola. il governo che fa? Si
    affretta a varare nientemeno che un disegno di legge per venire
    incontro agli interessi di una fetta di popolazione che non va oltre
    il 2%. Quale spirito di servizio anima un governo che non si
    preoccupa
    di sostenere la famiglia, rispettando le attese della maggioranza
    degli italiani, ma si piega a blandire soltanto una parte ridotta
    quantitativamente e deprecabile qualitativamente?
    Va anche detto che il ricorso al disegno di legge governativo
    espropria il Parlamento della sua precipua funzione legiferante. Un
    Esecutivo-legislatore è fondamentalmente anticostituzionale. Il tema
    delle unioni di fatto doveva essere affrontato con un serio dibattito
    parlamentare, ma evidentemente Prodi ha voluto prendere la
    scorciatoia
    per accontentare le sue ingombranti alleanze.

    Lo Stato vuole arrogarsi il diritto di decidere anche sull'inizio e
    sulla fine della vita umana, mentre la voce della Chiesa viene spesso
    bollata come "ingerenza". Cosa ne pensa?

    Quanto sta accadendo si inserisce su una situazione sociale
    fortemente
    demotivata. Stiamo andando, e non solo in Italia, verso una sorta di
    "stato etico" pervaso da una mentalità radicale laicista. Processi di
    questo tipo possono essere definiti più prosaicamente "prove tecniche
    di dittatura". Lo stato che pretende di dettar legge
    sull'interruzione
    della gravidanza o sui limiti delle cure mediche, infatti, invade la
    sfera dei rapporti primari fra l'uomo e la famiglia e si autoeleva ad
    unico soggetto della storia.
    In questi giorni in un dibattito con Ernesto Galli della Loggia
    intorno alla figura del Beato Papa Pio IX ricordavo la condanna
    espressa nel Syllabus del 1864 contro quello stato che "come origine
    e
    fonte di tutti i diritti, gode di un diritto tale che non ammette
    confini": una vera profezia sui totalitarismi del XX secolo e sullo
    "stato etico" che si sta insidiosamente realizzando oggidì in varie
    parti del mondo con un inusitato vigore giacobino.

    Come stanno reagendo i cattolici?
    I fedeli che frequentano le parrocchie, quelli con cui io vivo in
    diocesi, la "nostra gente", per usare la definizione di Benedetto
    XVI,
    sentono un grave disagio per la situazione attuale e percepiscono il
    fuoco concentrico di cui la Chiesa è bersaglio come una cosa lontana.
    Questo disagio dovrebbe essere "educato" affinché da "sentimento
    popolare" si trasformi in "mentalità attuale".
    Spetta soltanto a Dio giudicare la fede di ciascuno, ma per quanto mi
    riguarda ritengo difficile definire ancora "cattolici" quanti non
    avvertono almeno il disagio verso certe iniziative che minano dalle
    fondamenta i valori assoluti del vivere civile. Questo vale anche per
    i politici, siano il Presidente del Consiglio o i ministri, che non
    ragionano più in modo "cattolico" poiché per loro la fede non è più
    "mens", non coincide più con il loro pensiero e con la loro azione
    pubblica.

    Quanta responsabilità hanno i media nella crisi dei "valori
    irrinunciabili" che attanaglia la società italiana e occidentale tout
    court?

    I mezzi di comunicazione hanno una responsabilità gravissima, per non
    dire totale. Mi piace sempre citare il monito, rimasto inascoltato
    come molti altri, lanciato da Giovanni Paolo II al paragrafo 11
    dell'Enciclica
    Dives in misericordia del 1980: "I mezzi tecnici a disposizione della
    civiltà odierna celano non soltanto la possibilità di
    un'autodistruzione per via di un conflitto militare, ma anche la
    possibilità di un soggiogamento "pacifico" degli individui, degli
    ambiti di vita, di società intere e di nazioni, che per qualsiasi
    motivo possono riuscire scomodi per coloro i quali dispongono dei
    relativi mezzi e sono pronti a servirsene senza scrupolo". Attraverso
    i media la società sta subendo un'espropriazione della propria
    umanità
    che lascia spazio allo spettacolo infame del nichilismo e
    dell'edonismo
    sfrenato.
    Tornando ai Dico, concludo dicendo che un provvedimento del genere
    non
    fa altro che contribuire a dar vita ad un'umanità irresponsabile e, a
    tale proposito, vale la pena ricordare l'ammonimento di Platone
    secondo cui senza responsabilità non c'è umanità.

    __._,_.___
    23 mei

    prolusione bagnasco conferenza cei

    Conferenza Episcopale Italiana
    57a ASSEMBLEA GENERALE
    Roma, 21-25 maggio 2007

    PROLUSIONE DEL PRESIDENTE
    [...]

    10. Un fatto molto importante e, per noi Vescovi consolante, è
    stata l'ottima riuscita della manifestazione nota col nome
    Family Day che sabato 12 maggio si è svolta a Roma, in piazza
    San Giovanni in Laterano, e che da lì si è espansa nelle zone
    vicine, tanto è stato elevato - oltre certamente il milione -
    il numero dei partecipanti.
    A promuoverla, com'è noto, sono state le principali aggregazioni
    laicali della Chiesa che è in Italia, alle quali si sono
    prontamente unite tutte le altre, e soprattutto moltissime
    parrocchie.
    Non possiamo non vedere qui riflessa quella maturità dei laici
    che è stata uno degli obiettivi tenacemente perseguiti nel
    Concilio Vaticano II, e che proprio nel matrimonio e nella
    famiglia ha il suo ambito privilegiato di espressione (cfr.
    GS 46-52, ma anche AA 11).
    Concepita come un'autentica festa di popolo, questa manifestazione
    ha colpito per freschezza e serenità, e per quel senso civico di
    rispetto degli altri, di proposta e di inclusione che l'ha
    interamente attraversata.
    Voleva essere ed è stata una testimonianza forte e corale a favore
    del matrimonio quale nucleo fondante e ineguagliabile per la
    società.
    [...]

    Se a livello di media laici non c'è stata sempre prontezza nel
    cogliere la novità e la portata di questo evento, non di meno esso
    rimarrà come un segno forte nell'opinione pubblica e come un appello
    decisamente non trascurabile per la politica. E' la società civile
    infatti che si è espressa in maniera inequivocabile e che ora attende
    un'interlocuzione istituzionale commisurata alla gravità dei problemi
    segnalati.

    E così la Nota emessa, in data 28 marzo 2007, dal nostro Consiglio
    Permanente "a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di
    iniziative legislative in materia di unioni di fatto", ha trovato
    nella manifestazione pubblica del laicato il commento attendibile e
    l'eco più adeguata. Quel pronunciamento, che dà doveroso riscontro
    al magistero del Papa nella situazione italiana, resta valido e
    attuale come gesto di premura episcopale verso il nostro popolo.

    11. [...] Non si teme qui di parlare di stabilità della famiglia,
    quale risorsa preziosa, anzi "insostituibile", in ordine allo
    sviluppo educativo, alla coesione sociale e alla stessa crescita
    economica.
    E' rilevabile in effetti che i fallimenti scolastici, la
    dipendenza dalle droghe e le violenze diminuiscono nella misura
    in cui si sviluppano politiche di sostegno economico e sociale
    della famiglia.
    Per questo è del tutto conveniente che si rimuovano gli
    ostacoli che impediscono di avere il numero di figli desiderati,
    e di conciliare il lavoro con la famiglia.
    "In questo contesto - prosegue la dichiarazione -
    la famiglia si sta mostrando, in tutti i Paesi e in tutte le
    culture, come l'elemento fondamentale per la coesione sociale
    delle diverse generazioni".

    Queste acquisizioni tuttavia non appaiono per ora sufficienti ad
    arrestare i travisamenti che il concetto di famiglia sta subendo.
    Spiace rilevare anche che si levano a volte accuse di omofobia alla
    Chiesa e ai suoi esponenti. Diciamo serenamente che la critica è
    semplicemente ideologica e calunniosa, e contrasta con lo spirito e
    la prassi di totale e cordiale accoglienza verso tutte le persone.

    Questo, tra l'altro, spiega perché il Segretario vaticano dei
    Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo Dominique Mamberti, di
    recente criticava quell'intolleranza prevaricatrice che ha
    indotto il Parlamento europeo ad avanzare fino ad oggi ben 30
    richiami censorii nei confronti della Chiesa cattolica.

    Di qui anche "il pericoloso individualismo, disattento alle
    conseguenze per il futuro" denunciato da Benedetto XVI, e che
    vede l'Europa "su una via che potrebbe portarla al congedo
    dalla storia", ad una "forma di apostasia da se stessa" (Discorso ai
    Partecipanti al Congresso promosso dalla Comece, 24 marzo 2007).

    [...]
    13. Vorrei anche dire, però, che noi Vescovi sentiamo la vicinanza
    che la gente ci esprime quasi con accenti particolari. [...]

    I Vescovi sono con il loro popolo, e per questo popolo come sui
    lavori di questa assemblea invocano - oranti - l'aiuto
    onnipotente del Signore, per intercessione della Vergine, in
    ogni nostra contrada amata e invocata.

    Mons. Angelo Bagnasco

    __._,_.___
    22 mei

    Attacco gay alla Vergine Maria.....che pena che fanno



    E' successo giovedì 17 maggio 2007, durante la settimana in cui
    la venerata immagine della Patrona di Bologna, la Beata Vergine
    di San Luca, scende dal Santuario sull'omonimo colle e viene
    posta nella centralissima Cattedrale. Lì, DA SECOLI, riceve
    l'omaggio di tutti i bolognesi, indipendentemente dalla loro
    fede o ideologia.
    Un corteo aggressivo con bandiere organizzato da gay e lesbiche parte
    alle 19 dalla vicina Piazza Maggiore.
    Non è un'iniziativa di qualche psicopatico, ci sono esponenti
    politici: dalle deputate di Ds e Prc Katia Zanotti e Titti De Simone,
    al consiglieri comunali Sergio Lo Giudice (Ds), Roberto Panzacchi
    (Verdi) e Valerio Monteventi (Prc).
    Si portano davanti alla Cattedrale, tra la folla di fedeli che
    entrano ed escono in continuazione.
    Alcuni si buttano a aterra, per impedire l'ingresso in Chiesa.
    Altri innalzano cartelli: «Bagnasco vergogna». Tiziano Loreti,
    segretario PRC, ironizza: «Vergogna è quasi affettuoso, si fa appello
    alla parte migliore dell´altro perché controlli la peggiore. E´ una
    espressione religiosa. Bagnasco non deve offendersi».
    Urlano poi insulti contro il coraggioso Vescovo ausiliare, Mons.
    Vecchi. Grida violente, schiamazzi, minacce, sempre contro la Chiesa.
    Qualcuno dalla cattedrale si spazientisce, grida loro di andarsene:
    «Vergognatevi» urla una buona signora. E´ la molla che fa scattare la
    rabbia: «Fascisti, fascisti!» inveiscono dal corteo. Si alzano
    minacciosi: anche le iene diventano lupi davanti agli agnelli.
    Si chiudono per precauzione le porte della Cattedrale.
    Questa è la preparazione della manifestazione di giugno di Roma.
    Questo è il dialogo possibile con il laicismo. Giacobbe, Roccella,
    Pezzotta e altri "buonisti", sono avvertiti.
    Lo scontro sarà peggiore che durante gli anni totalitarismo liberale
    unitario, quando, nel 1876, un migliaio di anticlericali assaltò il
    III Congresso Cattolico Italiano a Bologna, nella chiesa della
    SS.Trinità: allora, nemmeno il becero massone Carducci, avrebbe
    immaginato di offendere la Madonna.
    _____

    UNA CITTA' OFFESA
    di Carlo Caffarra *

    L'incivile gazzarra avvenuta davanti al portone della Cattedrale,
    spalancato per permettere ai fedeli l'accesso per pregare davanti
    alla venerata immagine della Madonna di San Luca, resterà come
    una macchia che non si cancella nella storia luminosa e commovente
    dell'amore di Bologna verso la sua Patrona.
    La città è stata offesa.

    E' stata offesa nel suo sentimento religioso profondo; un sentimento
    che davanti all'immagine della Beata Vergine sempre sa accantonare
    divisioni politiche e disuguaglianze sociali, ricomponendo il
    consorzio umano nella più profonda unità dell'amore orante a Maria.

    E' stata offesa anche nella sua tradizione civile che ha sempre
    visto nella Madonna di San Luca il suo più alto vessillo
    identitario; una tradizione mai interrotta in 531 anni di
    discese della Venerata Immagine dal Colle della Guardia.

    E' stata offesa nella sua virtuosa e permanente pratica della
    tolleranza e dell'ordine civico. Ed è tanto più grave che tale
    incivile manifestazione, nella quale sono state esibite persino
    scritte al limite del blasfemo, abbia avuto per protagonisti anche
    due deputati al Parlamento nazionale e alcuni esponenti politici
    locali.

    Come Vescovo di questa città, ritengo doveroso denunciare che simili
    episodi sono segno evidente di un degrado civico prima d'ora qui
    sconosciuto, e richiamare le autorità cui compete a far rispettare
    quelle regole di convivenza che la città e la Nazione si sono date
    per il bene comune.

    Invito i fedeli e tutti coloro che tengono tra gli affetti più
    preziosi quello per la Madonna di San Luca a pregare perché il
    Signore conforti chi - autorità ecclesiastiche e semplici fedeli -
    ieri è stato oggetto di dileggio e di offese, e perché Egli si lasci
    incontrare con il suo perdono, sulla via della conversione del cuore,
    da chi ha agito forse senza sapere quello che stava facendo.

    * Arcivescovo Metropolita di Bologna

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36
    Benedetto XVI: Viene attaccata impunemente la santità del matrimonio
    e della famiglia
    E' vero che i tempi presenti risultano difficili per la Chiesa e
    molti
    dei suoi figli sono tribolati. La vita sociale sta attraversando
    momenti di smarrimento sconcertante. Viene attaccata impunemente la
    santità del matrimonio e della famiglia, cominciando dal fare
    concessioni di fronte a pressioni capaci di incidere negativamente
    sui
    processi legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita
    nel nome dei diritti della libertà individuale; si attenta contro la
    dignità dell essere umano; si diffonde la ferita del divorzio e delle
    libere unioni. Più ancora: quando, in seno alla Chiesa, è messo in
    questione il valore dell impegno sacerdotale come affidamento totale
    a
    Dio attraverso il celibato apostolico e come totale disponibilità a
    servire le anime, e si dà la preferenza alle questioni ideologiche e
    politiche, anche partitiche, la struttura della totale consacrazione
    a
    Dio comincia a perdere il suo significato più profondo. Come non
    sentire tristezza nella nostra anima? Ma abbiate fiducia: la Chiesa è
    santa e incorruttibile.

    2) LOBBYING ETICO. Che fare dopo il Family day?
    http://www.fattisentire.net/
    Prevenire la rivalsa omosessualista!
    La buona riuscita della manifestazione del 12 maggio sta già ridando
    forza a pavide voci di smobilitazione, che invitano soavemente ad
    occuparsi d'altri, pur importanti, temi. Sono le stesse voci che,
    negli scorsi mesi, ci hanno invitato ad evitare lo scontro e le
    contrapposizioni, dimenticando la differenza tra aggressore e
    vittima.
    Il popolo che ha difeso la vita nel Referedum sull'uccisione di
    embrioni umani e la Famiglia Italiana mobilitandosi in massa, deve
    invece tenere ben aperti gli occhi sul probabile insabbiamento dei
    Dico, che saranno certamente sostituito da surrettizi provvedimenti
    legislativi, che andranno nella stessa direzione: l'annientamento
    della famiglia. Invitiamo pertanto ad insistere e far pesare sui
    politicanti il successo conseguito, cliccate su:
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2

    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=4566
    Libri di testo. Storia: Alle radici del domani
    Alle radici del domani è un nuovo corso di storia per la scuola
    secondaria di primo grado che si compone di tre volumi, scanditi
    secondo la nuova periodizzazione prevista dalla recente riforma
    scolastica. Nell opera viene affermata la necessità della conoscenza
    di base della storia, liberata da ipoteche di tipo ideologico e
    dall'impronta storiografica marxista; vengono offerti molteplici
    stimoli alla capacità critica dell alunno; viene attribuita
    importanza
    centrale alla nascita della civiltà europea e occidentale; l'opera
    mira a restituire alla storia il suo tradizionale ruolo di disciplina
    fondamentale per la formazione civile degli studenti. In ogni
    capitolo, alla parte narrativa, in cui vengono descritti gli eventi e
    i fenomeni essenziali, si affianca infatti un vasto apparato
    integrativo comprendente numerose rubriche che consentono ampliamenti
    e approfondimenti, nonché la differenziazione dei percorsi di
    apprendimento a seconda delle necessità e degli interessi individuali
    degli alunni.

    OPUS DEI. TUTTA LA VERITA'
    http://www.escriva.it
    + Iscrivendosi al gruppo:
    http://groups.google.it/group/Escriva
    è possibile ricevere via mail notizie e approfondimenti sull'Opus Dei
    + Sono stati inseriti i seguenti documenti:
    - Articolo del card. Tettamanzi su san Josemaría
    http://www.escriva.it/Scrdat02.htm
    - Omelia della messa di ringraziamento per la canonizzazione
    celebrata
    dal card. Ruini
    http://www.escriva.it/Canondat07.htm
    - Omelia della messa di ringraziamento per la canonizzazione
    celebrata
    da mons. Echevarría
    http://www.escriva.it/Canondat06.htm

    12) MONS. LUIGI NEGRI
    http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=12327
    Il popolo di Dio non è affatto morto
    La contrapposizione [tra cattolicesimo e modernità] non è un problema
    astratto: io l'ho sperimentata fin da quando il cristianesimo, noi,
    eravamo attaccati al liceo. Del resto non è la Chiesa che è contro la
    modernità: è la modernità che è contro la Chiesa. La Chiesa non è
    programmaticamente contro niente e contro nessuno, se non il demonio.
    La contrapposizione è un fatto storico. Non vedo come si possa essere
    cristiani senza avvertire, con dolore, questa dialettica. Non per
    condannare, ma per soccorre gli uomini che ne sono vittime... E
    recupera la modernità migliore, valorizza tutto quel che nella
    modernità c'è di buono, come il gusto del particolare che aveva messo
    in luce il mio grande maestro monsignor Francesco Olgiati in un
    libro,
    L'anima dell'Umanesimo e del Rinascimento, che Vita e Pensiero
    dovrebbe ripubblicare. Noi non abbiamo avuto come programma andare
    contro la modernità; abbiamo patito i rigori della modernità, basti
    pensare a come sono state per anni insegnate la storia e la filosofia
    nelle scuole. L'abbiamo criticata per una preoccupazione per la
    verità
    e per una preoccupazione educativa.

    RINO CAMMILLERI
    http://www.rinocammilleri.it/beyondengine/frontend/exec.php?
    id_content_element=463 /
    Arte
    Quando l'artista miliardario Cattelan appese sugli alberi della
    pubblica piazza milanese dei manichini raffiguranti dei bambini
    impiccati ci fu una larga protesta. Che l'allora sindaco, Albertini,
    qualificò «becera». Strano comportamento, pensai allora: non solo
    certe iniziative vengono imposte ai cittadini senza chiedere loro il
    permesso, ma li si insulta se si lamentano. Gli impiccati rimasero
    dov'erano (approvati anche da Sgarbi) e un povero disoccupato che
    cercò di tirarli giù cadde e finì all'ospedale. Nonché sotto
    processo,
    perché le alzate d'ingegno dei rappresentanti possono essere
    contestate solo col voto. Cioè, dopo anni. Milano ha fortunatamente
    cambiato sindaco, com'è noto, ma non il vizio. Ora, sui suoi cieli
    campeggia un grande pallone aerostatico che rappresenta
    l'autoritratto
    dell'artista di turno. Nudo e con grossi genitali in bella evidenza.
    Questa volta è stato un pensionato, armato di cesoie, a cercare di
    far
    presente a chi di dovere cosa pensano i milanesi di certa arte, ma
    anche lui è stato cacciato in malo modo dalla sorveglianza. Di certo
    verrà pure lui denunciato. Mentre scrivo (Festa della Mamma 2007)
    apprendo che il solito Comune di Milano sta patrocinando una mostra
    intitolata «Luci rosse sull'arte», che è una «rassegna di giovani
    artisti sul tema della prostituzione» e si tiene «vicino a un antico
    bordello». Una delle opere, leggo, è «il manichino di un bambino con
    un orsacchiotto e un paio di manette rivestite di velluto rosso».
    Comincio a chiedermi se il Comune di Milano sia un po' fissato.

    16) ANTONIO SOCCI
    http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm?
    circuit=Main&name=CaricaOggetto&modalita=view&rnd=0.743295764785&id=48
    7
    La scomunica per l'aborto e il Papa
    Una nuova tempesta ora si scatenerà su Benedetto XVI. Cosa è
    successo?
    I vescovi del Messico hanno indicato la sanzione della scomunica per
    i
    politici che hanno approvato la legalizzazione dell'aborto a Città
    del
    Messico. Il pontefice - interpellato su questa inedita decisione
    mentre si reca in America Latina - ha osservato che non è cosa
    arbitraria perché è prevista dal Codice di diritto canonico. Queste
    parole gli costeranno, perché la stampa e gli intellettuali laici,
    che
    pretendono di impedire ai cattolici di parlare delle cose pubbliche,
    poi esigono di metter bocca sulle leggi interne della Chiesa
    (scomuniche, funerali, sacramenti dell'ordine e del matrimonio e
    quant'altro). E' evidente che la Chiesa ha tutto il diritto di darsi
    delle norme che regolano l'appartenenza ecclesiale... Ma perché negli
    anni Settanta gli episcopati in Europa e in America - quando furono
    approvate le leggi abortiste - non evocarono questa sanzione per i
    politici?

    17) PADRE PIERO GHEDDO
    http://www.gheddopiero.it/timone/timone0612.html
    da Il Timone: PER INCONTRARE L' ISLAM TORNIAMO A CRISTO
    L' Occidente deve riflettere su questo fatto: i popoli musulmani ci
    vedono come ricchi, democratici, tecnicizzati, istruiti, ma anche
    come
    atei, aridi, cinici, senza regola morale. Ritengono di avere una
    missione storica da compiere: venire in Occidente per dare un' anima
    alla nostra civiltà, convertendoci in un modo o nell' altro ad Allah.
    E' un concetto ripetuto continuamente dalla stampa dei paesi
    islamici,
    nelle moschee e scuole coraniche, ma non c' è mai sulla stampa
    italiana. I musulmani vedono l' Occidente cristiano come un pericolo
    per la loro fede: sono attirati dal mondo moderno, ma ne hanno anche
    paura! Vogliono la nostra tecnologia e il progresso ad essa legato,
    ma
    non vogliono i nostri valori umani e religiosi, senza capire che lo
    sviluppo viene dai valori cattolici residuali della nostra civiltà.

    RADICI CRISTIANE
    http://www.radicicristiane.it/interna.php?id_fondo=55
    L'aggressione laicista che prepara la rinascita cattolica
    Le minacce di morte e le offese espresse recentemente contro il Papa,
    contro l'arcivescovo di Genova mons. Angelo Bagnasco, nuovo
    Presidente
    della Conferenza Episcopale Italiana e contro il card. Ruini, non
    sono
    né il primo né l'ultimo episodio di crescente intolleranza
    neo-laicista degli ultimi tempi. Esse vanno ricondotte ad un più
    vasto
    fenomeno di cristofobia che vorrebbe cancellare la presenza pubblica
    dei cattolici dalla società, attraverso forme di intimidazione
    psicologica e di aperta persecuzione, come l'introduzione di leggi
    anti-omofobe, destinate a colpire con il carcere e con pesanti
    ammende
    finanziarie chiunque voglia diffondere l'insegnamento tradizionale
    della Chiesa sulla famiglia .

    20 mei

    Family Day deve far riflettere i progressisti cattolici

    Forse è il caso che anche i vescovi italiani facciano una seria riflessione…
    Il gran successo numerico del Family Day può essere pericoloso per la Chiesa? Innanzitutto mi rallegro che i miei timori di flop si siano dimostrati infondati. Un popolo saggio e generoso, disprezzato dalle élite, dai salotti e sempre censurato dai media, ha fatto sentire la sua voce. E’ un gran bene per la nostra Italia e per il suo futuro civile (anche per la sua sopravvivenza demografica). Ma non è una guerra fra guelfi e ghibellini, fra laici e cattolici. La “guerra dei Dico” è innanzitutto una guerra fra cattolici, una drammatica spaccatura ecclesiale che cova sotto la cenere da tre decenni.

    Infatti il testo dei Dico è stato partorito dall’interno del mondo cattolico, non dai Radicali di Pannella. E’ stato costruito da due personalità che vengono dall’establishment “cattolico democratico”, quello più protetto e sponsorizzato dai vescovi italiani: l’Azione Cattolica e la Fuci (mentre i movimenti che il 12 maggio hanno riempito piazza San Giovanni per anni sono stati presi letteralmente a calci dai vescovi italiani).

    Mi spiego. A firmare i Dico – per il governo del dossettiano Romano Prodi - è quella Rosy Bindi che viene dalla presidenza dell’Azione Cattolica Italiana, una che è entrata in politica nella Dc proprio come “rappresentante” del mondo cattolico e fiduciaria dei vescovi. E l’estensore materiale della legge è Stefano Ceccanti, oggi capo dell’Ufficio legislativo del ministero per i Diritti e per le Pari opportunità, ma ieri presidente della Fuci, la “fucina” dell’establishment “cattolico democratico”. Non solo. Proprio Ceccanti ha svelato che l’articolato dei Dico si ispira al cardinal Martini. Testuale: “Il cardinale Carlo Maria Martini, in un bellissimo discorso pronunciato alla vigilia di Sant’Ambrogio del 2000 diceva che sulle coppie di fatto ‘l’autorità pubblica può adottare un approccio pragmatico e deve testimoniare una sensibilità solidarista’. E concludeva: ‘Al vertice delle nostre preoccupazioni non deve esserci il proposito di penalizzare le unioni di fatto, ma sostenere le famiglie in senso proprio’. Questi sono i canoni di Martini che di fatto andiamo a proporre” (La Stampa, 11.12.2006).

    Infatti quando il Papa ha “demolito” i Dico con l’Esortazione apostolica che richiamava i politici cattolici a “non votare leggi contro natura”, il cardinal Martini, tre giorni dopo, ha tuonato pubblicamente quasi da Antipapa: “la Chiesa non dia ordini dall’alto”.

    Martini è solo la punta di un iceberg. Il “modernismo” progressista è un virus che dilaga nella Chiesa dal Concilio. Già Paolo VI, nel 1977, confidò a Jean Guitton: “ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa”.

    In effetti il modernismo è diventato predominante nelle facoltà teologiche, nei seminari e negli episcopati, compreso quello italiano che però è stato di fatto “commissariato” da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI attraverso Camillo Ruini e oggi monsignor Bagnasco. Per questo in battaglie come quella del Family Day la maggior parte dei vescovi (che hanno votato Ulivo) sono stati inerti e ostili.

    Resta da capire se per la Chiesa ha senso, mentre si indebolisce la fede vissuta e la dottrina ortodossa, proiettare in battaglie culturali e politiche esterne (contro i “laicisti”) quel raddrizzamento della fede cattolica che non si osa operare per via diretta, come fece san Pio X condannando la teologia modernista. Cercando infatti un’influenza culturale e politica sui costumi, si rischia di finire in quello che Romano Amerio chiamava “cristianesimo secondario, l’errore germogliato nel XIX secolo”, per il quale “si considerò il Cristianesimo come il sistema supremo dei valori umani”. Osserva Amerio che “la Chiesa è per sé santificatrice e non incivilitrice e la sua azione ha per oggetto immediato la persona e non la società”. La frase più drammatica di Gesù nel Vangelo non è quella dove annuncia odio e persecuzioni dal mondo, ma quella dove si chiede: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Cioè: il vero problema non riguarda “i laicisti”, ma la Chiesa stessa: è la fede.

    In un’altra circostanza Gesù pose questa domanda: “Che vale all’uomo conquistare il mondo intero se poi perde se stesso?”. Che vale alla Chiesa guadagnare influenza culturale e politica se poi rischia di perdere se stessa? Mi spiego con tre esempi recenti. Il 12 maggio, per il Family Day, l’Avvenire, giornale dei vescovi italiani, esce con un editoriale intitolato: “Dedicato a chi non ci sarà”. E c’è un passo che lascia allibiti: “Il pensiero va pure alle persone omosessuali che, in coppia, cercano di amarsi in un rapporto che vogliono stabile. La loro non è una famiglia, ma è comunque un rapporto degno di rispetto che nessuno può irridere o minimizzare. Le famiglie pensano a loro e non dimenticano il monito a non giudicare, ma amare”.

    Qui si fa una certa confusione. E’ sacrosanto infatti affermare il diritto delle persone omosessuali a non essere disprezzate e discriminate, ci mancherebbe. Anche il “Catechismo della Chiesa Cattolica” insegna che costoro “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviti ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Lo stesso Catechismo spiega che la tendenza omosessuale in sé non è peccato, ma – attenzione – afferma pure che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”, “sono contrari alla legge naturale” e “in nessun caso possono essere approvati”.

    L’editoriale del giornale dei vescovi parla delle “coppie omosessuali” omettendo di ricordare il giudizio morale della Chiesa sui rapporti omosessuali e dando ad intendere che – purché non si definiscano “famiglia” – quello “è comunque un rapporto degno di rispetto”. In realtà, per la dottrina cattolica sono le persone ad essere degne di rispetto, le relazioni omosessuali invece sono qualificate come “gravi depravazioni”. E’ curioso: per Avvenire sembra più importante negare il titolo di famiglia alle unioni omosessuali (cosa che in realtà riguarda l’ordine civile), che negarne l’accettabilità morale (che riguarda la dottrina della Chiesa ed è ben più importante per i cristiani). Egualmente equivoco è l’editoriale di ieri dell’Avvenire sull’ “omofobia”. Secondo esempio. Il Papa in viaggio per il Brasile dichiara che l’arcivescovo di Città del Messico il quale ha evocato la scomunica per i politici che legalizzano l’aborto, ha agito secondo il Codice di diritto canonico. Giuliano Ferrara entusiasta ha giustamente elogiato Benedetto XVI che “difende il diritto della Chiesa a essere quel che è”. Solo che poche ore dopo il Papa è stato smentito dal direttore della Sala Stampa vaticana e dallo stesso cardinale messicano il quale asserisce che non ha mai minacciato la scomunica (contraddicendosi perché richiama il Codice di diritto canonico che proprio di scomunica si occupa). Pare un drammatico “vorrei, ma non posso”.

    Non va infine dimenticato che da mesi il Papa ha pronto il “motu proprio” per ridare libertà di celebrare la messa secondo l’antico rito tridentino, ma “non può” firmarlo perché interi episcopati (che hanno le chiese deserte, i seminari vuoti e spesso liturgie incredibili) minacciano addirittura lo scisma. Una ribellione oscena e apocalittica. Con una situazione della Chiesa così drammatica, il successo del Family Day non deve indurre nell’ errore del trionfalismo. Colse nel segno il cardinale Ratzinger quando disse: “non è di una Chiesa più umana che abbiamo bisogno, bensì di una Chiesa più divina; solo allora essa sarà anche veramente umana”.

    Da Libero, 18 maggio 2007
    19 mei

    Family Day le ragioni del successo

    Una straordinaria prova di forza della piazza cattolica e una
    preoccupante manifestazione di debolezza da parte di chi stava sul
    palco di questa stessa piazza.
    È questo in poche parole il bilancio del Family Day che sabato 12
    maggio ha visto convenire a Roma un milione e mezzo di persone
    secondo gli organizzatori, duecentomila secondo le stime un poco
    ridicole della Questura della capitale.

    Al di là del solito balletto delle cifre, il successo della
    manifestazione non è quantitativo, ma qualitativo: sta nel fatto che
    per la prima volta, dopo trentatre anni dalla sconfitta del divorzio,
    il popolo cattolico, composto da famiglie, gruppi e associazioni
    provenienti spontaneamente da tutta Italia, ha voluto uscire allo
    scoperto, per rendere aperta e visibile la propria scelta di una
    visione del mondo alternativa a quella ammansita dai mass-media e dai
    politicanti progressisti.

    In piazza è sceso il Paese reale, composto anche da tanti bambini
    festosi e tranquilli e da tanti anziani, decisi e vigorosi.
    Sotto il sole a picco, con striscioni, stendardi, emblemi religiosi,
    ma anche fasciatoi e passeggini, questi giovani e questi vecchi hanno
    manifestato con compostezza, dimostrando che una manifestazione di
    forza non richiede un atteggiamento violento e aggressivo, come
    capita in genere nei raduni omosessualisti o laicisti.
    Le telecamere, ha scritto Marina Corradi su "Avvenire" del 13 maggio,
    hanno documentato l'esistenza di un Paese invisibile: «La novità di
    ieri a San Giovanni è che quell'Italia invisibile si è vista».
    «Questo Paese - ha osservato Stefano Folli su "Il Sole/24 ore" dello
    stesso giorno - ha dato luogo a una grande rappresentazione della
    propria identità, dei propri valori e delle proprie aspirazioni».
    Il Paese reale non chiede solo "più famiglia", chiede un ordine
    sociale secondo natura e secondo ragione, fondato sulle tradizionali
    colonne della società: l'istituto familiare, la proprietà privata e
    la libera iniziativa, la sovranità dello Stato, i valori religiosi,
    la legge naturale.

    Il Paese reale non dice "no" solo ai DICO - la proposta di legge
    governativa sul riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto,
    etero ed omosessuali - ma rifiuta anche tutto quel processo di
    secolarizzazione della società, spacciato per modernizzazione che
    minaccia oggi l'Italia e l'Europa.
    È questo il messaggio forte che è venuto dalla piazza, ma non dal
    palco, dove si sono alternate musiche assordanti con discorsi poco
    comprensibili.

    Il risultato è che la piazza ha cominciato a vuotarsi prima che
    parlassero i due "portavoce" della giornata Eugenia Roccella e Savino
    Pezzotta.
    Le cifre parlano di 3000 pullman, 8 treni speciali, 1500 volontari,
    450 associazioni. La piazza però non è stata riempita dal palco, e i
    discorsi del palco, tranne qualche passaggio, non hanno dato voce
    alla mobilitazione della piazza.

    La piazza è stata riempita grazie all'impegno di movimenti di massa,
    come i neocatecumenali, e ha ricevuto un valore aggiunto dai
    volantini diffusi dall'Associazione Famiglia Domani e dai tanti
    striscioni in cui, contravvenendo alle raccomandazioni degli
    organizzatori, i manifestanti polemizzavano con i "DICO" e
    i "laicisti talebani".

    Quel che importa è che il tempo in cui i cattolici rinunciavano a
    professare pubblicamente le loro idee per autocensurarsi e
    rinchiudersi nelle catacombe è finito.
    È questa la ragione principale del successo del 12 maggio.
    Oggi esiste un popolo cattolico pronto a difendere la propria visione
    della famiglia e della società.
    Ai "buonisti" la definizione non piacerà, ma possiamo anche chiamarlo
    un esercito in marcia.

    (C) http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=192

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    18 mei

    Family day un segnale forte di chi sta col Papa

    Un segnale forte e chiaro che scuote anche i cattolici
    Se siamo giunti allo scontro politico culturale sui Dico è
    anche, o forse soprattutto, perché da anni è in atto uno
    scontro ben più grave e lacerante all'interno dello stesso
    mondo cattolico.

    _____
    Che cosa hanno voluto dirci il milione di manifestanti che
    sabato hanno sfilato a Roma per il Family day?
    Se lo chiedono in tanti, preoccupati dall'inusuale
    mobilitazione di una porzione della società.
    Le diagnosi si sprecano, e si sprecano pure gli atti d'accusa:
    una manifestazione antigovernativa, una prova di forza della
    Chiesa, un simbolo di quel neoguelfismo rinascente e mai
    morto in Italia, uno schiaffo alla sinistra, e via
    spoliticando.
    Ma a noi sembra, molto più banalmente, che il popolo del
    Family day abbia solo voluto portare nel cuore del Paese, là
    dove si fanno e disfano le leggi, tre segnali forti e
    chiari.

    Il primo: il matrimonio e la famiglia sono un bene
    oggettivo, patrimonio di tutti gli uomini, credenti e no.
    Questa manifestazione ha chiesto a gran voce la liberazione
    di un prigioniero politico: la laicità, per troppo tempo
    presa in ostaggio dal gotha degli intellettuali laicisti e
    dalla sinistra egemonica di stampo radicale e libertario,
    relegando chi non fosse d'accordo nella comoda riserva
    indiana del cattolicesimo.
    Come se non esistesse un problema reale, tangibile e
    inevitabile: la definizione del nocciolo duro di valori, di
    contenuti e di beni - morali e talora anche giuridici - che
    sta sempre alla base di ogni esperienza politica che
    chiamiamo Stato di diritto.
    Far credere che, per essere un laico a tutto tondo, devi
    essere a favore dei Dico è una truffa, prima ancora che
    morale, intellettuale.

    In secondo luogo, questa manifestazione ha spezzato quel
    sortilegio mediatico in base al quale - ogni volta che
    qualche frangia progressista entra in azione per spazzare
    via un pezzetto di tradizione e identità culturale - subito
    un sondaggio conferma che «il Paese è pronto, la maggioranza
    lo vuole».
    Dopo Roma può ripartire un confronto serio e ragionevole fra
    le diverse anime del Paese, che abbia il coraggio di mettere
    in discussione il dogma del «totalitarismo democratico»;
    cioè l'idea per cui la democrazia sarebbe un guscio vuoto,
    una pura forma dove la volontà di potenza dei più decide
    qualsiasi contenuto della legge.

    Terzo, ma non ultimo per importanza, «contenuto» del Family
    day: un segnale forte e chiaro che scuote la Chiesa al suo
    interno.
    Perché - vogliamo scriverlo senza imbarazzi clericali - se
    siamo giunti allo scontro politico culturale sui Dico è
    anche, o forse soprattutto, perché da anni è in atto uno
    scontro ben più grave e lacerante all'interno dello stesso
    mondo cattolico.
    Girando per parrocchie e per diocesi si può toccare con mano
    l'esistenza di importanti e tutt'altro che marginali
    defezioni.
    Che non riguardano solo le associazioni storicamente legate
    al «cattolicesimo democratico»; non riguardano solo i soliti
    preti più o meno pittoreschi, in salsa no-global o
    catto-comunista.
    Il malessere sale fino alle curie episcopali, nelle quali
    siedono talvolta vescovi che - parlando sottovoce o
    tacendo - non condividono ciò che Benedetto XVI o mons.
    Bagnasco vanno insegnando, coerentemente con la dottrina
    millenaria della Chiesa.

    Sembra prendere corpo la drammatica profezia di un Papa
    insospettabile come Paolo VI, il quale nel 1974 preconizzò
    una Chiesa nella quale si sarebbe diffuso a macchia d'olio
    «un pensiero non cattolico», capace di diventare forse
    maggioritario, ma che - concludeva Montini - non sarebbe mai
    diventato «il pensiero della Chiesa».
    Fra i credenti si è molto restii a scrivere queste cose,
    perché si teme possano suonare come un segno di debolezza, o
    peggio di mancanza di rispetto nei confronti della
    gerarchia.
    Ma noi pensiamo si debba abbandonare ogni indugio, e
    rendersi conto che siamo giunti a un punto di svolta: c'è un
    Papa che, nella tempesta della post modernità, lotta per
    tenere ben saldo il timone della barca di Pietro; ci sono
    vescovi, biblisti, facoltà teologiche, riviste «cattoliche»
    che - come una ciurma ammutinata - non vogliono più prendere
    ordini da lui.
    E poi c'è il popolo dei fedeli, che mostra segni di
    insofferenza per pastori che trasformano la dottrina
    cattolica in un fervorino progressista sulla raccolta
    differenziata e la pace nel mondo.
    Forse - almeno noi lo speriamo - la marcia del Family day è
    un segno che il Papa, da oggi, è un po' meno solo.

    di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
    Il Giornale n. 113 del 2007-05-15

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    17 mei

    Vauro e le sue vignette nazi

    Vauro e la sua vignetta che puzza di razzismo

    di Milton

    Si sente un odore disgustante che emana da quel foglio bianco sporco di inchiostro. La vignetta di Vauro pubblicata dal Manifesto, in occasione del Family Day, è intrisa di fetore razzista, odio sociale, cattiveria, integralismo, insofferenza, abitudine ad eleminare – non importa in che modo – chi non la pensa come loro.

     

    Ma chi sono costoro? Sono quelli che beatificavano Pol Pot  e i suoi crimini contro l’umanità, Mao e i milioni di cinesi morti sotto i colpi del libretto rosso. Il paradiso del socialismo reale ed i viaggi a Mosca, mentre i dissidenti crepavano nei gulag ed i cattolici morivano sui sagrati delle chiese.

     

    Sono ancora quelli che in Italia hanno sempre giustificato i compagni che sbagliano, il sangue in nome del proletariato, del quale se ne sono poi sempre puntualmente fregati. Sono quelli che danno spazio alla feccia - per usare un'espressione di Sarkozy - che spacca le vetrine, incendia le auto e inneggia ai compagni terroristi, ingiustamente rinchiusi in carcere. Sono quelli che hanno sempre sbagliato, senza mai prendersene le responsabilità.

     

    Per non parlare poi, del satiro in questione. Santone para-missionario, che prima di partire per le zone di guerra informa l’opinione pubblica, ospitato da TV e giornali con la stessa frequenza di Platinette. Lui e suoi amici presunti fiancheggiatori dei Talebani, pensano che l’apertura di ospedali in zone di guerra possa consentire loro di dire ciò che vogliono, sempre e comunque i detentori del giusto e del bene.

     

    Ci sono migliaia e migliaia di preti cattolici nel mondo, sì proprio quei preti umiliati dalla vignetta, caro Vauro, che ogni giorno costruiscono ospedali, accudiscono poveri, attivano scuole, sfamano popolazioni, senza fare conferenze in giro per il mondo, senza fare la morale a nessuno, in silenzio, con passione, con amore, sacrificando le proprie esistenze, a volte pagando con la vita.

     

    Satireggi pure, caro Vauro, ma l’orgoglio cristiano è tornato, la piazza del Family Day è lì a dimostrarlo. Per quanto riguarda il coraggio è sempre lo stesso, e quello con cui migliaia di donne e uomini, tra i quali tanti preti, sono morti ancora nel 2006, solo perché cristiani.

    16 mei

    Camilleri, Immortale odium

    Dal 9 maggio 2007 sarà in tutte le librerie la mia ultima
    fatica: Immortale odium (Rizzoli). Si tratta di un thriller
    che prende la mosse da un fatto storico realmente avvenuto.
    La notte del 13 luglio 1881 a Roma la salma del b. Pio IX
    veniva trasportata, in silenzio e alla luce delle fiaccole,
    dal Vaticano alla chiesa di san Lorenzo in Lucina.
    Era un desiderio del papa defunto; ma prima non lo si era
    potuto esaudire perché la situazione, dopo Porta Pia, era
    molto difficile per i cattolici. Infatti, quel che si temeva
    accadde: il pacifico corteo funebre venne attaccato da una
    banda di fanatici anticlericali che cercarono di gettare la
    salma nel Tevere.
    Il clima era tale che per gli assaltatori fu coniata
    un'apposita medaglia con su scritto Immortale odium et
    numquam sanabile vulnus. Fin qui la storia.
    Il mio thriller immagina che, molti anni dopo, un
    misterioso assassino stia eliminando uno
    ad uno tutti i possessori di quella medaglia.
    Due sono le forze in campo interessate a indagare: il
    Vaticano e la Massoneria. Di più non vi dico. Buona lettura.
    Rino Cammilleri

    _____

    Qualcuno ha riesumato un'antica società segreta.
    Qualcuno ha suggerito un piano grandioso.
    Qualcuno ha indicato il modo per metterlo in atto.
    Il resto è andato avanti da solo.
    Roma, 13 luglio 1881. Il buio della notte è rischiarato
    dalle fiaccole che accompagnano la salma di Pio IX dal
    Vaticano alla chiesa di San Lorenzo in Lucina. Ma piomba sul
    corteo funebre una banda di fanatici anticlericali.
    Vogliono gettare la bara del papa nel Tevere. I reduci
    dell'assalto, a ricordo dell'impresa, si fregiano di una
    medaglia con la scritta "Immortale odium et numquam sanabile
    vulnus".
    Tanti anni dopo, qualcuno comincia a ucciderli uno a uno.
    Don Gaetano Alicante, ex poliziotto e sacerdote sui generis,
    si mette in moto. Lo affianca il figlioccio don Nicola,
    gracile e perennemente logorato dai suoi stessi pensieri.
    Guidati su una pista inattesa durante un rito di esorcismo a
    cui si trovano ad assistere, i due presto si accorgono di
    avere a che fare con un nemico inafferrabile, potente,
    mefistofelico. Anche un commissario di polizia, massone e
    scettico, sta indagando sugli omicidi. E c'è una società
    segreta che si riunisce in un luogo misterioso nei pressi di
    Napoli. È in atto un piano infernale che deve assolutamente
    essere fermato. Prima che sia troppo tardi.
    Ambientato in un'epoca sconvolta da ideali violenti, delitti
    efferati e passioni mai sopite, Immortale odium prende le
    mosse da un fatto storico per indagare gli aspetti più
    torbidi dell'animo umano e il lato oscuro del potere.

    Sconto su http://www.theseuslibri.it:80/product.asp?Id=1216

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    14 mei

    persecuzioni al cristianesimo

    Da Libero del 3 maggio 2007
    LE PERSECUZIONI CONTINUANO…


    di Antonio Socci

    Sputare sulla Chiesa Cattolica è del tutto normale, è ritenuto un diritto e per molti, nei Paesi liberi d’Occidente, è perfino un dovere. Proprio mentre milioni di cristiani inermi sono stati martirizzati sotto i più diversi regimi e la Chiesa ha subito (e continua a subire) la più immane persecuzione della sua storia. Non ha mai avuto solidarietà dalle élite dei paesi democratici, ma solo disprezzo.

    Philip Jenkins – peraltro inglese e non cattolico – ha scritto un libro urticante, “The New Anti-Catholicism” per denunciare l’unico “pregiudizio” oggi accettato in America, dove tutte le minoranze (eccetto i cattolici) sono protette e rispettate per legge e per ferrea consuetudine “politically correct”. Jenkins ha realizzato un minuzioso esame di media, politica e arti per concludere che la Chiesa oltreoceano è spesso considerata “un nemico pubblico” e ridotta a “stereotipo grossolano”. Chi sono gli Anticattolici? “Sono soprattutto gli intellettuali e i liberal. Si dice addirittura che l’anticattolicesimo sia l’antisemitismo dell’uomo colto. I demagoghi” spiega Jenkins “ce l’hanno con gli ebrei, gli uomini di cultura con i cattolici”.

    Anche in Europa è un po’ così. Lanciare accuse infondate e senza senso contro il Papa e la Chiesa è l’ “ovvio dei popoli”. Lo fanno tutti, anche nani e ballerine. In Italia la situazione è un po’ migliore. Il carisma e la nobiltà di figure come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno influenzato i nostri anni. Perfino i mangiapreti Radicali qua organizzano la marcia contro la pena di morte andando a chiedere la benedizione sotto la finestra del Papa (che poi vorrebbero zittire su altri temi).

    Quasi tutti sentono la Chiesa come un rifugio e un’àncora di salvezza. Che suscita ammirazione pure nei suoi nemici. In certi momenti però, quando interviene di più su temi scottanti, il clima si surriscalda e soprattutto per la Sinistra – che ha sempre “livori in corso” – la Chiesa diventa un bersaglio perfino più detestato di Berlusconi. Si arriva addirittura a mettere in discussione il diritto di parola del Papa e dei vescovi, com’è accaduto durante il referendum sulla legge 40.

    E’ proprio la vittoria dei cattolici in quel referendum (con la stragrande maggioranza degli italiani: il 75 per cento) che non è stata perdonata da Sinistra e radicali vari. Sebbene cancellata e rimossa dai giornali pesa come il segnale di un cambiamento storico rispetto agli anni Settanta.

    I Dico sono stati voluti proprio come prova di forza ideologica per dare un segnale di rivincita. Non c’entrano nulla le coppie di fatto, si voleva solo “dare una lezione” alla Chiesa, per indurla a scegliere la via “martiniana” (quella di prelati come Martini e Tettamanzi), cioè la sudditanza ideologica alla Sinistra. Il fatto che la reazione della Cei abbia praticamente fatto saltare i Dico e prodotto una divisione nel centrosinistra ha scatenato la solita orchestra contro la Chiesa. L’attaccano e la spernacchiano tutti. Perciò l’ha fatto anche Andrea Rivera mentre conduceva il concerto dei sindacati del 1° maggio. Ma ha esagerato e si è scatenato il finimondo. Così il menestrello trasteverino – una volta mollato dai capi dei sindacati – si è perfino detto “dispiaciuto” per le polemiche: ha detto che non voleva “offendere” nessuno. Certo, è troppo facile lanciarsi in un comizio contro la Chiesa davanti a 400 mila persone (e milioni di telespettatori) per poi ritirare la mano quando i destinatari della “sassata” si inalberano. Troppo facile per i sindacati prendere le distanze a cose fatte. Troppo facile per gli organizzatori ribattere a Rivera (secondo cui quelle battute erano “concordate con gli autori del Primo maggio”) che il presentatore andava a ruota libera.

    Tuttavia è un po’ troppo facile anche prendersela con lui. Sarebbe giusto che l’Osservatore romano se la prendesse con gli organizzatori o – visto ciò che si vede e si legge – con certi giornali, certi programmi tv e con questa Sinistra dove l’attacco alla Chiesa è quotidiano. Il clima è pesante.

    L’ex presidente Cossiga ieri ha segnalato perfino una dichiarazione di Romano Prodi che suona così: “parte delle gerarchie della Chiesa Cattolica in Italia contrastano la realizzazione di parti del programma del governo di centro-sinistra”. Sembra solo un alibi. Parole infelici. Ma Cossiga, che se ne intende più di chiunque altro, ha commentato: “per chiarire la situazione e non fornire involontariamente motivazioni alle minacce contro Mons. Bagnasco, è necessario che il leader de L'Unione e presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi chiarisca il senso e la portata della sua dichiarazione”.

    In effetti il clima è teso e forse questo spiega la reazione anomala dell’Osservatore romano alla performance di Rivera. Parole durissime: “E’ terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore… E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire”.

    Non ricordo una reazione altrettanto dura, pur rammentando mille quotidiani attacchi alla Chiesa e al Papa. Allora le spiegazioni sono solo due. O all’editorialista dell’ “Osservatore” è scappata la frizione, oppure – dopo le minacce al presidente della Cei Bagnasco e al papa – c’è il forte timore che anche attacchi e goliardate che un tempo sarebbero passati in sordina possano alimentare – indipendentemente dalla volontà dei protagonisti – “furori ciechi e irrazionali”.

    In effetti siamo l’unico Paese libero dove ci sono vescovi che vivono sotto scorta. La situazione dunque è allarmante. E Andrea Rivera – stando alla sua retromarcia – non ne era consapevole. Lui pensava solo di ripetere i soliti stereotipi e le banalità che a Sinistra vanno per la maggiore. Lo scapigliato trasteverino poi ha aggiunto pure che “la Chiesa in cui mi riconosco è quella di san Francesco”. A dimostrazione che in Italia il fascino del cristianesimo contagia anche gli avversari.

    Resterebbe solo da spiegare a Rivera (e ai tanti compagni che citano il santo di Assisi senza conoscerlo) che Francesco era mitezza e non livore, era amore a Cristo e non ecologismo neopagano, era addirittura obbedienza convintissima alla Chiesa (desiderava baciare le mani ai preti più chiacchierati come peccatori perché quelle mani comunque consacravano l’Eucaristia e perché lui stesso si diceva peccatore).

    La “Lettera ai reggitori dei popoli” scritta da Francesco d’Assisi è ben più “sconcertante” per le orecchie “progressiste” degli interventi del Papa e di Bagnasco: “Ricordate e pensate che il giorno della morte si avvicina” scriveva Francesco. “Vi supplico allora, con rispetto per quanto posso, di non dimenticare il Signore… Obbedite ai suoi comandamenti, poiché tutti quelli che dimenticano il Signore e si allontanano dalle sue leggi sono maledetti e saranno dimenticati da Lui. E quando verrà il giorno della morte, tutte quelle cose che credevano di avere saranno loro tolte. E quanto più saranno sapienti e potenti in questo mondo, tanto più dovranno patire le pene dell’inferno”. Francesco arriva a scrivere: “dovete dare al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera un banditore proclami che siano rese lodi e grazie all’onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che voi dovrete rendere ragione al Signore nel giorno del giudizio”.
    Rivera e compagni sottoscrivono?


    13 mei

    riflettiamo pensado a Fatima

    IN PRIMO PIANO
    http://primopiano.totustuus.info/
    Card. Caffarra: "sì" alla famiglia e "no" a ciò che la mette
    a rischio
    Esiste come una naturale, profonda amicizia fra la fede
    cristiana e la famiglia, poiché la fede cristiana è l'incontro
    con la Vita che si è fatta visibile. La Chiesa non può non
    prendersi cura della famiglia, poiché essa sa quale è la
    misura della sua preziosità: la preziosità stessa della
    vita. Nessuno potrà impedire alla Chiesa di dire ad alta
    voce il suo "sì" alla famiglia e quindi il suo "no" a tutto
    ciò che ne mette a rischio l'irripetibile unicità, poiché
    nessuno potrà impedire alla Chiesa di amare l'uomo, di
    desiderare che egli abbia la vita e l'abbia in abbondanza,
    di lottare contro tutti i germi di corruzione che producono
    la morte dell'uomo.
    IN LIBRERIA:
    http://libreria.totustuus.info
    Islam e Cristianesimo - Una Parentela Impossibile
    La prima parte, intitolata I tre pilastri del conformismo,
    si compone di tre capitoli: "Siamo tutti figli di Abramo",
    "Il monoteismo" e "Le religioni del Libro", nei quali
    l'autore analizza e smonta i tre concetti. Secondo Ellul,
    infatti, la comune discendenza abramitica sulla quale si
    fonderebbe la parentela tra ebrei, cristiani e musulmani è
    priva di fondamento. Inoltre, l'Islam nega al cristianesimo
    lo statuto di religione monoteista perché il Dio dei
    cristiani è Uno e Trino; comunque, il concetto di Dio delle
    due religioni è profondamente diverso ed assai poco
    assimilabile: a Gesù Cristo, incarnazione di un Dio d'amore,
    i musulmani contrappongono Allah, sovrano unico e
    inaccessibile nonché giudice implacabile delle azioni umane.
    L'autore, infine, nell'analizzare i testi sacri alla base
    delle due religioni, evidenzia alcune differenze che rendono
    realisticamente impossibile parlare di esse come religioni
    del libro: se, infatti, il Corano è il libro della
    costrizione, della sottomissione e non offre all'uomo alcuna
    speranza di salvezza, la Bibbia, al contrario, contiene una
    promessa di libertà e la rivelazione di un Dio che parla al
    credente e soffre con lui.

    MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=36445&url=dettaglioRassegna.jsp
    L'alibi buonista dei diritti senza doveri
    Diritti. Ancora diritti. Sempre e soltanto diritti. Ma dove
    sono i doveri? Se si voleva dare lustro al buonismo italico,
    ci si è riusciti perfettamente. Il recente disegno di legge
    sull'immigrazione è una summa dei diritti che siamo
    impazienti di concedere, ma non vi è traccia dei doveri che
    dovremmo esigere in contraccambio a chi arriva in Italia per
    rendere migliori le proprie condizioni di vita.

    12) MONS. LUIGI NEGRI
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/template/detailNews.asp?
    IDFolder=176&IDSezione=165&IDOggetto=2404
    Festa Madonna delle Grazie di Pennabilli
    La Madonna che non ha mai cessato di amare, di custodire e
    di promuovere questo popolo missionario in questi uomini, ci
    aiuti in questo passaggio che è delicatissimo. Oggi la
    Chiesa italiana e quindi la nostra Chiesa ha di fronte una
    straordinaria opportunità, come ha detto il Papa a Verona.
    Ha di fronte a sé l'opportunità di riproporre agli uomini di
    questo tempo la fede nella sua radicale bellezza e
    semplicità, come il grande "sì" che Dio ha detto e dice alla
    vita, a questa comunità; di riproporre radicalmente la
    bellezza del Vangelo, l'umanità della vita cristiana come
    vita di carità, la capacità di condivisione degli uomini,
    degli umili, dei poveri, dei sofferenti. È questa vita nuova
    che la Madonna ha vissuto fino in fondo e noi, accompagnati
    da Lei, dovremmo viverla ogni giorno, per seguire Cristo.

    RINO CAMMILLERI
    http://www.rinocammilleri.it/
    Etruschi
    Pare che, il sabato precedente, la trasmissione Gaia, il
    pianeta che vive (in onda in prima serata su Rai3) abbia
    lasciato da parte le solite tematiche ambientali per
    mostrare l'interno di una tomba estrusca. Il conduttore, il
    geologo Mario Tozzi (che a suo tempo in un'intervista alla
    radio esaltò la mattanza dei preti nella guerra civile
    spagnola e se ne augurò una analoga in Italia), tacendo il
    luogo e il nome della tomba in questione, mostrava
    entusiasta una pittura raffigurante un accoppiamento
    omosessuale.La tomba etrusca, invece, è quella detta dei
    Tori a Tarquinia e una illustrazione non disonesta
    mostrerebbe che le scene di accoppiamento sono due, una
    etero (con accanto un toro che guarda sereno) e una omo. In
    quest'ultima uno dei due si accerta furtivo se qualcuno si
    accorge dell'atto; infatti, c'è un toro che sta caricando
    furiosamente. Il toro è simbolo del dio della fertilità che
    si compiace dell'accoppiamento fecondo tra uomo e donna
    mentre punisce quello invertito. Altro che etruschi
    politicamente corretti.
    12 mei

    Domenica 13 maggio è la festa della Madonna di Fatima, quest’anno 90° anniversario della prima apparizione. Fatima è probabilmente la più grande e clamorosa apparizione pubblica in duemila anni di storia cristiana. Per tutto ciò che riguarda il messaggio della Madonna all’umanità e alla Chiesa, rimando al mio libro (“Il quarto segreto di Fatima”). Qui vorrei però sottolineare un aspetto a cui non facciamo molta attenzione. La Madonna spiegò ai tre bambini (il suo esercito è fatto di piccoli e semplici) che loro, nella loro apparente debolezza e impotenza, potevano addirittura far finire la guerra, la Prima guerra mondiale in corso.
    Chiese loro infatti di “dire il rosario tutti i giorni con devozione per ottenere la pace nel mondo”. Poi spiegò anche che la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato da parte del Papa, in unione con tutti i vescovi, avrebbe scongiurato una immane persecuzionecontro la Chiesa da parte del comunismo russo (che infatti avrebbe preso il potere di lì a poco) e avrebbe scongiurato anche una nuova e peggiore guerra mondiale e il massacro di interi popoli.

    Insomma una delle cose più straordinarie, ancora incomprese, che la Madonna è venuta a dirci a Fatima è la forza della preghiera. Quasi sempre noi riteniamo la preghiera qualcosa di poco utile e poco efficace (un messaggio in bottiglia che chissà dove finisce). Anche la cristianità sembra presa più dalle sue azioni e dai propri progetti, che dall’affidamento a Maria e dall’azione di Dio. La Santa Vergine di Fatima invece rivela che la più grande e profonda efficacia storica (fermare una guerra mondiale o terribili persecuzioni è cosa immensa) viene proprio dallla preghiera. Perché dopo 90 anni continuiamo a non ascoltarla?

    FACCIAMOCI SENTIRE

    FAMILY DAY, ORGOGLIO CATTOLICO
     
    Oltre 450 associazioni nazionali, 8 treni charter, 3000 pullman per l'iniziativa di domani a San Giovanni
     
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