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    May 31

    no ai ricatti

    Scritto da Mario Giordano   
    domenica 25 maggio 2008
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    Alessandra Mussolini ieri pomeriggio poteva andare al cinema. Magari a fare shopping. Poteva leggere un libro o ascoltare un disco. Magari mangiarsi un gelato al pistacchio. Qualsiasi cosa, comunque, sarebbe stata meglio di quello che ha fatto: è andata tra i rivoltosi di Chiaiano a fomentare la rabbia e a fornire alibi ai facinorosi anti-discarica.

    È inaccettabile che lo facciano i politici dell’estrema sinistra. È ancor più inaccettabile che lo faccia un deputato del Pdl. Se cercava un set per i suoi soliti show, be’, forse è meglio che si ritrovi un posto alla Pupa e al Secchione.
    Non sono ammesse debolezze, in questo momento. Non sono ammessi cedimenti. L’altro giorno, quando il governo è sceso a Napoli per il suo primo Consiglio dei ministri, abbiamo commentato tutti, tirando un sospiro di sollievo: finalmente, lo Stato c’è. E si fa sentire. E allora bisogna dimostrarlo subito. Lo Stato non può tollerare che le sue decisioni siano discusse a suon di molotov e autobus incendiati. Questa volta si fa sul serio. Non si accettano ricatti.
    Per troppo tempo in Italia siamo stati ostaggio delle minoranze. Per troppo tempo la voce sparata di mille urlanti ha cancellato la volontà della maggioranza silenziosa. Per troppo tempo bastavano due barricate, un po’ di fumo, le bandiere no global e le magliette di Che Guevara, un bivacco e un megafono, per bloccare qualsiasi iniziativa di interesse generale nel nome di qualche interesse particolare. Magari, pure, qualche interesse particolare inconfessabile. Adesso quelle barricate vanno spazzate via. Senza esitazione.
    Ha detto l’onorevole Mussolini, nella sua sfortunata gita pomeridiana, che lei voleva stare «dalla parte della gente». Perfetto. Peccato non abbia capito nulla. «Stare dalla parte della gente» non significa stare dalla parte di chi scatena la guerriglia. «Stare dalla parte della gente» non significa aiutare chi ha la sola aspirazione di non risolvere mai il problema. Per troppo tempo le buone intenzioni di tanta brava gente sono state usate senza scrupolo per coprire affari illeciti, delinquenti incalliti e il business della camorra. Anche la solidarietà, in certe circostanze, può essere pericolosa, perché come m’insegnavano al liceo, la solidarietà con i malfattori si chiama associazione per delinquere.
    Il ricatto è come al solito sottile. Perfido. Nei cortei mettono davanti i bambini che rimangono infortunati nel parapiglia. Poi ci sono donne e anziani inginocchiati in mezzo alla strada. Ho sentito in Tv uno di loro che diceva: «Non facevo nulla, ero lì con le mani alzate». Benissimo: ma se io mi metto con le mani alzate davanti a un medico che sta correndo a operare d’urgenza un malato e quel malato muore, io ho commesso un omicidio. Con le mani alzate. Occupare le strade è illegale, fermare i camion con la forza è illegale, bloccare le discariche pure. Nell’udienza di convalida dei tre arrestati di Chiaiano il Pm ha parlato di una vera e propria «guerriglia». E le mani (alzate o no) in questi casi devono finire ammanettate. Punto.
    È finito il tempo dei finti ingenui, e anche degli ingenui tout court. Se qualche manifestante non ha capito che la sua giusta indignazione è diventata strumento di chi non vuole cambiare il Paese, pazienza. Se l’ha capito e fa finta di nulla, peggio per lui. Si proceda. Buttiamo in discarica i rifiuti e anche questo modo di bloccare il Paese. Termovalorizziamo la logica del no. Le discussioni si fanno nelle sedi istituzionali, non in una strada bloccata da un albero abbattuto con contorno di bombe carta. E quando una decisione è finalmente presa, la si trasformi in realtà. Senza incertezze, perché l’occasione è unica. In Campania, con la figuraccia mondiale dei rifiuti, lo Stato italiano aveva perso definitivamente la faccia. Ora ha la possibilità di riprendersene un po’.

    il Giornale, 25 mag 2008 

    May 30

    Cina: l'UE guardi se stessa anzichè accusare l'Italia...

    Scritto da Gian Micalessin   
    lunedì 26 maggio 2008
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    Il professor Harry Wu è innanzitutto un sopravvissuto. Nel 1960 quando venne accusato di essere un controrivoluzionario era un semplice studente di geologia di 23 anni. Si ritrovò in un campo di lavoro e ci uscì solo 19 anni dopo. Gran parte dei suoi compagni di prigionia morirono di fame o stenti. Lui promise a se stesso di sopravvivere per raccontare quell’inferno.

    Liberato nel 1979 e fuggito negli Stati Uniti Harry Wu è oggi il più conosciuto dissidente cinese grazie alle campagne contro i campi di lavoro e alle denunce dei traffici di organi umani espiantati ai condannati a morte cinesi. Ma il 71enne professore Harry Wu, da ieri in Italia per un ciclo di conferenze, continua a non darsi pace e promette di continuare la sua battaglia fino a quando il termine «lao gai» sarà entrato in tutti i dizionari del mondo.

    «I lao gai - spiega Harry Wu - sono come i gulag sovietici, sono il simbolo del comunismo cinese. In Cina oggi chi critica il regime finisce lao gai. I lao gai sono il simbolo della mancanza di libertà».

    Per molti italiani i “lao gai” sono una reliquia del passato...

    «Sbagliano. Oggi in Cina esistono oltre mille campi di lavoro. Nei lao gai la rieducazione attraverso il lavoro punta a trasformare il detenuto in un perfetto comunista e a cancellarne tutti i tratti devianti, compresa la religione e l’aspirazione alla libertà individuale. E se non ti adegui a quelle regole la pena si estende. Il lavoro di quei detenuti viene utilizzato per produrre prodotti a basso prezzo molti dei quali arrivano nel vostro Paese. In Europa fingete di non saperlo, ma un terzo del tè cinese, la gran parte delle suole di gomma o delle luminarie di Natale vengono prodotti da migliaia di schiavi di Stato. E voi pagate la loro schiavitù».

    Perché accusa l’Europa e non gli Stati Uniti?

    «La dogana degli Stati Uniti possiede una lista di prodotti i cui componenti arrivano dal sistema dei lao gai e blocca alla frontiera quei beni. I lao gai sono un segreto di Stato e molto sfugge ai controlli, ma almeno negli Stati Uniti il principio e la regola esistono. L’Unione Europea non si è mai preoccupata di fare niente di simile».

    In Europa il dibattito sul boicottaggio delle Olimpiadi è però molto vivace.

    «Le Olimpiadi sono un fatto transitorio, dibattere sul boicottaggio è una stupenda forma d’ipocrisia. Fra tre mesi sarà tutto finito e la Cina tornerà quella di sempre. Fareste meglio ad appassionarvi meno alle Olimpiadi ed affrontare più seriamente il problema della violazione dei diritti umani. Le Olimpiadi passano, il comunismo resta».

    Lei definisce comunista un Paese che commercia con tutto il mondo ed ha aperto le sue frontiere all’economia occidentale.

    «Come definirebbe un Paese dove la proprietà della terra è solo dello Stato e dove qualsiasi forma di religione non è tollerata? In Cina lei può comprare un palazzo, ma non la terra su cui è costruito, quella resta allo Stato che incassa un affitto. In Cina puoi costruire una Chiesa, ma dentro quella chiesa non potrai mai propagandare la liberta di religione. Capitalismo e libertà in Cina restano mere finzioni».

    Da dove incomincerebbe la battaglia in difesa dei diritti umani?
    «Dalla legge sul controllo delle nascite. Quella legge è il simbolo dell’aberrazione perché toglie a donne e famiglie il diritto naturale alla procreazione. In Cina per mettere al mondo un bimbo bisogna ottenere il permesso dello Stato, ma quel diritto si esaurisce dopo il primo figlio. Per imporre questo sistema aberrante lo stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione. Non esiste nulla di simile sulla faccia della terra».

    Lei denuncia anche l’utilizzo degli organi dei condannati a morte nei trapianti eseguiti dalle cliniche di Stato. Che prove ha?

    «Nel 2006 le autorità cinesi hanno riconosciuto che il 95 per cento degli organi utilizzati per i 13mila trapianti di quell’anno arrivavano dalle esecuzioni capitali. Io ho raccolto e divulgato le testimonianze di medici cinesi coinvolti in quel traffico e di pazienti consapevoli di essersi salvati grazie ai reni o al cuore di un condannato. Le prove sono raccolte in Traffici di morte, il libro realizzato dalla mia fondazione».

    In Cina le esecuzioni avvengono all’aperto con un colpo alla nuca, ma per espiantare un cuore il sangue deve ancora circolare, per un rene non possono passare più di 15 minuti dal decesso. Le sue affermazioni sembrano tecnicamente incompatibili...

    Leggete le testimonianze di medici e infermieri mandati con le ambulanze sui luoghi delle esecuzioni. Raccontano di corpi raccolti dieci secondi dopo gli spari, di condannati ancora in agonia espiantati in tutta fretta. Nel caso dei trapianti congiunti cuore polmone qualche condannato è stato ucciso in salette all’interno dell’ospedale. Gli ospedali cinesi sono statali e lavorano in stretta collaborazione con le autorità governative. Chi commina le pene capitali e chi cura i pazienti fa parte dello stesso sistema. I medici vanno a visitare i condannati, ne analizzano il sangue per determinare la compatibilità con i pazienti in attesa, archiviano i dati e attendono il momento dell’esecuzione. Ricordatevi che in Cina il numero delle esecuzioni capitali è uno dei segreti di Stato meglio custoditi, ma ricordate soprattutto che il comunismo non ha alcun rispetto per la dignità dell’essere umano. Tanto meno dopo morto».

    il Giornale, 26 mag 2008

    May 29

    cosa c'è dietro le sparate di D'Alema sulla Chiesa

    Retroscena divertenti, due aspetti drammatici e un interrogativo curioso….
    Per uno che si chiama Massimo non è facile ammettere l’esistenza di Dio (almeno nella forma monoteista). E’ quasi un controsenso, deve aver pensato D’Alema che, infatti, si definì “ateo” fin dai primi giorni di scuola non partecipando alle lezioni di religione. Come il bambino saccente della battuta di Walter Fontana che rispose a chi gli chiedeva se credeva in Dio: “Beh, credere è una parola grossa: diciamo che lo stimo”.

    Anche quello di D’Alema col Padreterno infatti è un rapporto da pari a pari, da collega. Per questo – come si è appreso ieri dai giornali – D’Alema ha ritenuto di impartire qualche lezione al Papa sul come rappresentare gli interessi dell’Altissimo nelle vicende politiche italiane.

    Eppure … Proprio il recente convegno dalemiano su “religione e politica” nasconde una inquietudine personale che – per quanto mi riguarda – osservo da tempo. Un’ansia religiosa nascosta, ma bruciante e qualche volta commovente. Per capire la quale occorre entrare nel “personaggio D’Alema” per cui io confesso una spiccata simpatia. Trovo interessante proprio l’apparenza di antipatia e arroganza dietro cui si nasconde l’uomo, con la sua complessità, la sua intelligenza e il suo spleen.

    L’esordio politico del “Lìder Massimo” fu fantastico ed emblematico. Infatti il piccolo D’Alema, figlio di un autorevole parlamentare del Pci, come rappresentante dei “Pionieri” scrisse da solo e tenne in pubblico, davanti a Palmiro Togliatti, un discorso così dotto che il capo comunista ammirato sentenziò: “se tanto mi dà tanto questo farà strada”. Secondo una versione apocrifa riportata da Edmondo Berselli avrebbe anche detto: “Ma quello non è un bambino, quello è un nano”. Intendendo “enfant prodige”.

    In effetti fu un leader precoce. Purtroppo però c’è sempre qualche intoppo che impedisce al mondo di riconoscerlo per quello che è (o almeno giudica equanimemente di essere): un vero gigante del pensiero (politico). Che impartisce lezioni pure a Condoleeza Rice.

    La natura introversa di questo statista “dei due mondi” causa la sua proverbiale ruvidità. Pur con i suoi modi bruschi però non perde occasione per regalare all’umanità il pane della sapienza (politica) che in effetti mastica assai. Ma la gente, si sa, è ingrata. Invece di mostrare riconoscenza per il fatto di venire maltrattata da cotanto ingegno (pedagogico), i più prendono cappello e lo scansano come antipatico strafottente. Lui che invece è solo sincero. Anche i suoi gesti di amicizia vengono spesso fraintesi. Per esempio al tempo del primo governo Prodi, dopo un forum all’Espresso, uno scherzoso D’Alema disse a Rinaldi e a Pansa: “Vedi, Pansa è un bravissimo giornalista, solo che di politica non capisce un cazzo, peggio di lui c’è solo Prodi”. Il premier non la prese benissimo. Un’altra volta, al telefono, parlando sempre con Pansa e con Rinaldi, definì affabilmente Veltroni e Prodi come “i due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi”. Ma aggiunse: “se lo scrivete smentirò”. Infatti appena lo scrissero lui smentì, intuendo quanto è facile che una gioviale espressione d’amicizia venga fraintesa o strumentalizzata dai maligni.

    Certo, D’Alema va interpretato. Non è facile cogliere in un ceffone un attestato di stima. Eppure quando definisce Giulio Tremonti “un pensatore neoconservatore, peraltro modesto”, non dà solo prova di una solida “autostima” (come ritiene Berselli), ma – paradossalmente – anche di notevole invidia intellettuale, riconoscimento che riserva a pochissimi. La cosa dovrebbe inorgoglire il ministro dell’Economia. Peccato che i sentimenti di D’Alema non siano di immediata comprensione.

    Se ci si ferma all’apparenza si può scambiare una sua nota battuta (“capotavola è dove mi siedo io”), per un segno di arroganza. E’ chiarissima invece, seppur lieve, l’autoironia e l’incertezza esistenziale, quella che in una delle sue rare confessioni personali gli faceva indicare in “Lezioni di piano” il film della sua vita (una sorprendente predilezione che rivela un animo molto sensibile alla bellezza e al mistero).

    Il disincanto sulle umane sorti lo induce a giudizi autoirnici che sfiorano la spietatezza: “La sinistra è un male che solo la presenza della destra rende sopportabile”. Queste considerazioni sono alla base della sua notevole disinvoltura tattica. E’ capace di stabilire le alleanze più impensabili. Anche se il tipo è solidamente fedele alle proprie idee. Sebbene passi alla storia per le polemiche sulla barca a vela o sulle scarpe, è uno dei pochi che ha osato sfidare di persona, a viso aperto, in un auditorium fiorentino, una rumorosa platea di nemici girotondini senza arretrare di un passo. Mostrando una stoffa da leader che pochi hanno (anche se – va detto – come premier non ebbe lo stesso coraggio politico e deluse).

    Da quel fronte giacobino fu bersagliato di critiche anche quando presenziò alla canonizzazione del fondatore dell’Opus Dei, in piazza San Pietro. Sulle colonne del “Paìs” lo scrittore Antonio Tabucchi lo attaccò per le sue dichiarazioni, in quanto D’Alema aveva riconosciuto “la forza della fede di ramificarsi che ha la Chiesa in tutte le sue espressioni, nei suoi movimenti, nei suoi uomini, nelle sue donne”.

    Altri attacchi gli toccarono quando, da presidente del Consiglio, fece visita papa in Vaticano a papa Wojtyla, con famiglia al seguito. Perciò sorprende che oggi lo stesso D’Alema diffidi la Chiesa dall’avvicinarsi al governo. A suo dire cederebbe “alla tentazione del potere” facendo sì che “il peso politico dei cattolici si indirizzi da una parte per ottenere in cambio la tutela giuridica di principi e valori, come aborto o fecondazione, perché diventino leggi imposte a tutti colpendo la laicità dello stato”. Che significa leggi imposte? Una legge approvata dalla maggioranza dal Parlamento è imposta? E che faceva D’Alema quando come premier visitava il Papa o presenziava alla suddetta canonizzazione? Cercava Dio o un rapporto politico? O forse entrambi? E quando, nel 1990, andò in piazza San Pietro con Veltroni e Formigoni ad ascoltare l’Angelus, grato per la sua opposizione alla prima Guerra del Golfo?

    Sembra che la Chiesa debba e possa occuparsi di politica solo se fa comodo alla Sinistra. Questo sì che è asservirla. Naturalmente in ciò che D’Alema ha detto ieri c’è pure del giusto, anche quando presume di impartire una lezione al Papa dicendo: “La tentazione del potere è demoniaca e sempre, nella storia della Chiesa, è stata all’origine di misfatti”. Penso che Benedetto XVI concordi. Sennonché il pulpito non è dei migliori, essendo stato D’Alema un dirigente del Pci, parte di quel movimento comunista internazionale che sulla natura demoniaca del potere la sa lunga. Così è anche curioso che D’Alema rinfacci i “misfatti” della Chiesa “di cui Giovanni Paolo II ha dovuto chiedere perdono”, venendo da quel comunismo internazionale che non ha chiesto perdono di nessuno dei misfatti compiuti (specialmente contro la Chiesa).

    E’ strana questa sinistra. Domenica sull’Unità, il giornale più anticristiano su piazza, è apparso un alto lamento di Vincenzo Cerami intitolato “Cristianesimo”. Denunciava la fine della solidarietà nella nostra società. Diceva: “Il cristianesimo in Italia è al lumicino. E’ ormai palese. Oggi qui da noi con l’aria che tira metterebbero san Francesco in galera… L’Italia ha dimenticato che Gesù è stato inchiodato alla croce proprio perché aveva scelto i poveri in spirito”.

    Ma chi ha cancellato Cristo dall’anima del Paese? Recentemente la Sinistra ha pure osannato il suo Piergiorgio Odifreddi per il libello “Perché non possiamo essere cristiani”, dove si legge che il cristianesimo è “una religione per letterali cretini” ed “è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”. E poi si lamentano che è scomparso il cristianesimo? Non dicevate che è un bene che scompaia? D’Alema che ne dice?

    Antonio Socci

    Da Libero 27 maggio 2008

    May 28

    D'Alema straparla fatelo tacere

    Scritto da Carlo Panella   
    lunedì 26 maggio 2008
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    ...
    Non so se nel Pd c’è qualcuno che vuole bene a D’alema; a pensarci bene, non credo vi sia. Ma se ancora in qual partito c’è comunque una qualche anima pia che abbia voglia di impegnarsi in un 'opera buona, non sfugga al suo destino e faccia tacere D’Alema.

    Gli sproloqui che ha pronunciato sulla Chiesa e la società italiana, il deposito di stalinismo incrostato di supponenza che gli è uscito dalla bocca in conclusione del suo seminario di Italiani europei, l’analisi sul rapporto tra centrodestra e Religione che ha elaborato – per usare un parolone – sono da pura vergogna: banalità altezzose.
    Il fatto è che D’Alema perde troppo tempo davanti allo specchio per dirsi che è il più bello del reame. E non legge. Non riflette. La sua cultura è sempre quella del Giovane Pioniere che era. E’ sempre fermo al “quante legioni ha il papa?”. E’ un demagogo Stalin-togliattiano che vuole lo Stato forte, ma poi, quando ce l’ha – perché Berlusconi ha le palle che lui non ha – subito chiama a raccolta contro la violenza. E’ un tecoppa che pretende che i cattolici non facciano lobby per leggi che rispondano alla loro coscienza, e che vorrebbe che i cattolici che contano in Parlamento siano solo quelli che lo osannano.
    E’ un pover’uomo, pieno di troppe risorse materiali – chissà perché – che non sa darsi pace di avere fallito sempre e comunque in ogni sua impresa politica, da premier, da segretario di partito, da ministro degli esteri, da kingmaker (la sua creatura più riuscita è Prodi, tanto per capirci…).
    Che qualcuno gli insegni le regole dell’educazione e della decenza e che – per il suo bene – lo convinca a tacere, almeno per un po’.http://www.carlopanella.it/

    May 27

    Bertinotti in un articolo di Pansa

    Il Parolaio Presidente
    splendido splendente

    di Giampaolo Pansa
    Bertinotti è come lo scorpione: la sua natura è pungere. E lo farà anche da Montecitorio
     
    Qualcuno rammenta una bella canzone di Donatella Rettore, 'Splendido splendente'? Iniziava così: "Splendido splendente /l'ha scritto anche il giornale /io ci credo ciecamente.". Me ne sono ricordato quando ho letto anch'io sul giornale che Fausto Bertinotti diventerà il nuovo presidente della Camera dei deputati. Presidente il Parolaio Rosso? Che botta per il Bestiario! Sono anni che sfotto il segretario di Rifondazione comunista. E adesso devo dichiararmi sconfitto. Non soltanto il Parolaio è vivo e vegeto. Ma diventerà la terza carica dello Stato. Sì, il Parolaio Presidente, splendido splendente.

    Ma ho sbagliato soltanto io? Forse no. Forse ha sbagliato anche il professor Romano Prodi. Ha fatto il Caimano, come gli avevo suggerito, però con una scelta foriera di pericoli. Certo, il Parroco ha delle attenuanti. Il Parolaio lo ha ricattato: voglio la presidenza della Camera, oppure due ministeri super, l'Economia e gli Esteri, altrimenti darò al tuo governo soltanto l'appoggio esterno.

    Prodi doveva respingere il ricatto. E andare a vedere il bluff del Parolaio, mettendolo con le spalle al muro. Invece ha ceduto. Perché non ha tenuto duro? Immagino avrà pensato: se mando il Parolaio a guidare la Camera, starà tranquillo lui e starò tranquillo anch'io. E gli impedirò di pugnalarmi come fece nel tragico ottobre rosso del 1998.

    Tuttavia, il Parolaio Presidente tranquillo non starà. Ricordate la favola della rana e dello scorpione? Si incontrarono davanti a un fiume. Lo scorpione disse alla rana: prendimi sulle spalle e portami all'altra sponda. La rana si rifiutò: così tu mi pungerai e mi farai morire. Lo scorpione rispose: non lo farei mai, perché annegherei insieme a te. Ed ecco rana e scorpione attraversare il fiume. A metà del guado, lo scorpione punge la rana. Mentre affogano tutti e due, la rana grida: moriremo entrambi, perché l'hai fatto? E lo scorpione: perché pungere è nella mia natura.

    Il Parolaio è come lo scorpione. Prima ancora di diventare Presidente, ha già cominciato a pungere. Ossia a spiegare (cito il titolo di 'Liberazione' del 23 aprile) 'come l'Unione governerà'. Mediaset? Deve dimagrire. La Rai? Ha da restare così com'è. I tagli alla spesa pubblica? Niente di niente, non siamo mica la signora Thatcher! La legge Biagi? Va rasa al suolo. Esempi da seguire? Il compagno Lula in Brasile e il compagno Chávez in Venezuela.

    E non sarà che l'inizio. Il Parolaio ha ripetuto più volte che il governo e il potere che ne deriva non gl'interessano. Ancora di meno lo attraggono la responsabilità e la fatica del governare, una croce che toccherà a Prodi e ai suoi ministri. Lui, splendido splendente, starà a guardare dallo scranno più alto di Montecitorio. Il posto giusto per lui. Anzi, adesso che ci rifletto, forse il Parroco dell'Unione non ha sbagliato per niente. L'ha mandato lì, dando per scontato il fastidio di vederlo sfoggiare, senza freni, i tratti primari della sua natura.

    Come accade allo scorpione della favola, questa natura il Parolaio Presidente la lascerà erompere in pompa magna. Mostrando per intero di che pasta è fatto. Un logorroico imbattibile. Un vanitoso. Un egocentrico. Un cultore del birignao, la sua specialità: quella dizione viziata dalle erre arrotate, che ci gratta il cervello in tutti i telegiornali. Un costruttore infaticabile di bastoni fra le ruote. Un superficiale incompetente. E infine uno convinto che questa Italia in difficoltà sia uguale a un comitato politico del suo partito, dove i guai si allontanano parlando, parlando, parlando.

    Infine, sarà tutto tranne che modesto. E come accade agli immodesti, non esiterà a truccare le carte. L'ha già fatto subito dopo la nomination a presidente della Camera. Ricordate? "Il modello al quale mi ispirerò sarà Pietro Ingrao". 'L'Unità' gli ha ribattuto di aver scelto il modello sbagliato. Nel 1976, proposto alla presidenza di Montecitorio da Enrico Berlinguer, lo zio Pietro fece molta resistenza. Non voleva saperne. E cedette alla richiesta del partito soltanto dopo una lunga pressione.

    "Ingrao, naturalmente", cito ancora 'l'Unità', "non fece alcuna minaccia, né esercitò alcun ricatto per ottenere quell'incarico. E dopo tre anni declinò l'invito per una riconferma alla presidenza della Camera e tornò alla politica militante. Non è che Bertinotti s'è scelto il modello sbagliato?". Sì, ma dei vostri corsivi, caro Antonio Padellaro, il Presidente Parolaio se ne fotte come i francesi dell'anno Quaranta.

    Splendido splendente, dallo scranno di Montecitorio (sempre che ci arrivi) osserverà con distacco Prodi e i suoi operai affannarsi nella sala macchine del governo. E se qualcosa andrà storto, esclamerà, con le erre arrotate più che mai: cari amici dell'ala moderata dell'Unione, i vostri errori nascono soltanto dalla paura di una vera svolta riformatrice che apra un nuovo ciclo economico e politico, capace di invertire la strada degli ultimi vent'anni, bla, bla, bla
    May 26

    Buffonata anti italiana al Parlamento europeo. Almeno Zapatero si scusa

    Scritto da Carlo Panella   
    mercoledì 21 maggio 2008
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    Martin Schultz
    Il dibattito sui Rom al Parlamento europeo è stato surreale. Innanzitutto perché il consesso che dovrebbe rappresentare i popoli dell'Ue ha considerato emergenza urgente trattare il tema dei Rom in Italia, ma non la ferocia dei generali Birmani, appoggiati dalla Cina, che lasciano morire decine di migliaia di vittime della catastrofe naturale, non il genocidio in Darfur, non le cento emergenze umanitarie in atto.

    Il Pse vuole mettere in croce il governo Berlusconi, questo era il punto, e allora si è dibattuto, per di più in modo assolutamente disinformato, approssimativo, sulla abse di report demenziali di una deputata Rom ungherese... sul nulla.
    Prova provata del pasticcio brutto combinato da chi - Prodi e Chirac in testa - ha favorito un allargamento a dismisura della Ue, senza avere minimamente posto le premesse per una Unione politice effettiva, basandosi tutto sulla fragilità di una unione monetaria e economica.
    Unica nota positiva della giornata, sono state le scuse di Zapatero al governo italiano per le accuse maleducate rivolte a Berlusconi da alcuni suoi ministri.
    Scuse pretese, con una eccellente prova di carattere, da Franco Frattini, con l'avvallo, di questo bisogna dare atto, di Fassino e di Veltroni che sul punto hanno difeso l'esecutivo italiano.
    Povera Europa. Pessima Europa.

    http://www.carlopanella.it/web/dett-edi.asp?ID=509

    May 25

    La Spagna che ha ancora colonie, alza muri e fa sparare sugli emigrati, ci accusa di xenofobia

    Scritto da Carlo Panella   
    lunedì 19 maggio 2008
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    incidenti del 2005 a Ceuta
    Ha ragione Bossi a ricordare che il pulpito da cui sono venute le critiche al governo Berlusconi è quello di due ministre di un paese, la Spagna, che sugli immigrati ha sparato a raffica nel 2005.Ma non l'ha detta tutta. Gli incidenti sanguinosi del 2005 scoppiarono perché la Spagna mantiene ancora due dominion sul territorio spagnolo, Ceuta e Melilla, che aveva comprato dal Portogallo nel 1668.
    Di fatto, senza giri di parole, si tratta di due colonie, che infatti, a piena ragione, il Marocco continua a reclamare sotto la sua sovranità
    Non basta, la sinistra spagnola difende l'hispanicità -coloniale- di queste due città, mandando la Guardia Civil a presidiar de alte muraglie che le separano dal Marocco. Apartheid, sotto il profilo tecnico, dunque.
    Ancora, nel 2005 centinaia di marocchini presero d'assalto quei muri, per potere andare in Spagna a lavorare.
    Ci fu una sparatoria, di sicuro sparò la polizia marocchina, molte Ong sostennero che aveva sparato la Guardia Civil: 8 i morti, decine i feriti.
    Ancora: la polizia marocchina, per aiutare la Guardia Civil a difendere il Muro, prese alcune decine di marocchini che volevano emigrare, li trasportò nel Sahara e li abbandonò lì, come denunciato sempre da alcune Ong.
    Le due ministre furono personalmente corresponsabili di quelle scelte.
    Ora -mentre Zapatero è a Lima- insultano l'Italia perché chiude dei campi nomadi irregolari.
    Se volete capire perché la sinistra sta declinando in Europa, ecco un'ottima traccia per trovare una spiegazione.

    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it/
    May 24

    dal corsera

    Il «tramite»: un ex maresciallo che dovrà scontare 4 anni e 6 mesi per favoreggiamento

    Travaglio, la «talpa» dei boss
    e il giallo della vacanza siciliana

    D'Avanzo: conto pagato da un condannato per mafia. La replica: falso

    Marco Travaglio (Ap)
    ROMA - La botta è di quelle che fanno rumore. Marco Travaglio, il giornalista paladino del giustizialismo che si è fatto tanti ammiratori e diversi nemici con le sue denunce, ora subisce l'«effetto letale del metodo Travaglio». E proprio lui, Marco Travaglio - che giovedì scorso, ad «Annozero», ha ricostruito i rapporti avuti nel '79 dal presidente del Senato Renato Schifani con Nino Mandalà, allora solo futuro boss di Villabate poi accusato di mafia nel 1998 - adesso è costretto a difendersi pubblicamente per un episodio circoscritto alla sua vita privata. Lo deve fare per forza dopo l'affondo di un altro giornalista della giudiziaria di razza, Giuseppe D'Avanzo di «Repubblica», che lo tira in ballo e lo strapazza per le sue vecchie e non dimenticate frequentazioni con personaggi poi condannati al processo per le «talpe» alla procura di Palermo.

    Correva l'anno 2002. Era l'estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia, moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e favoreggiamento dell'ingegner Michele Aiello.

    Sì, l'ingegner Aiello, il «re delle cliniche» che a gennaio del 2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle «talpe» che ha coinvolto con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli mafiosi) anche l'ex governatore dell'Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di «fuoco amico». Sull'onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si muove infatti D'Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio: quello, scrive, che «solo abusivamente si definisce giornalismo di informazione». Ma la botta vera arriva ieri quando D'Avanzo, per dimostrare come «il metodo Travaglio» possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto in naftalina dal 2003: l'estate in cui gli investigatori di Palermo mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro mentre dialoga amichevolmente col giornalista durante la comune villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D'Avanzo è controversa, avrebbe chiesto all'ingegnere Aiello di saldare il conto dell'albergo.

    Racconta Travaglio, che ieri non è stato affatto contento di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse che c'era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco, il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato l'equivalente di otto, dieci milioni...Telefonai a Ciuro e gli dissi: "E meno male che me lo hai segnalato tu 'sto posto!". E lui: "Paga, paga. Che poi magari ti fanno lo sconto un'altra volta". Insomma, io mi sono pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito parlare, almeno fino al giorno del suo arresto... Io comunque in quel posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l'avevo già presa».

    L'anno successivo, mese di agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: "Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi con un cuscino, chi con la Moka... ». E l'affondo di D'Avanzo? «Ecco, se non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro di me ci sarebbe solo da ridere». Ma al Golden Hill chi pagò il conto? Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all'ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in realtà, non si era mai presentato».

    Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l'ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c'erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence. Per il pagamento se l'è vista lui, io non me ne occupai». Più di un dubbio, invece, ce l'ha l'avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello: «Premesso che non sono io la fonte di D'Avanzo, che non conosco, posso solo dire che l'ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l'ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio». Qui finisce la storia di una vacanza di tanti anni fa, uno di quegli episodi che possono capitare a chiunque ceda alla tentazione di mischiare villeggiatura, amicizie di lavoro e qualche equivoco di troppo. Ricorrendo alla saggezza di Pietro Nenni, istillata ai giovani socialisti a un congresso del Psi, si potrebbe parafrasare: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».

    Dino Martirano
    15 maggio 2008(ultima modifica: 16 maggio 2008)


    May 23

    Benedetto sedicesimo

    Dal discorso del Papa ai Giovani di Genova 
    [...] E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, Dio rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo, e nella luce di questa scelta, che ci offre allo stesso tempo una compagnia nel cammino, una compagnia affidabile che non mi lascia mai, nella luce di questa scelta si trovano i criteri per le altre scelte necessarie. Essere giovane implica essere buono e generoso. E di nuovo la bontà in persona è Gesù Cristo. Quel Gesù che voi conoscete o che il vostro cuore cerca. Lui è l’Amico che non tradisce mai, fedele fino al dono della vita in croce. Arrendetevi al suo amore! Come portate scritto sulle magliette preparate per questo incontro: "Scioglietevi" davanti a Gesù, perché solo Lui può sciogliere le vostre ansie e i vostri timori e colmare le vostre attese. Egli ha dato la vita per noi, per ciascuno di noi. Potrebbe mai tradire la vostra fiducia? Potrebbe Egli condurvi per sentieri sbagliati? Le sue sono le vie della vita, quelle che portano ai pascoli dell’anima, anche se salgono verso l’alto e sono ardite. È la vita spirituale che vi nvito a coltivare, cari amici. Gesù ha detto: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5). Gesù non fa giri di parole, è chiaro e diretto. Tutti lo comprendono e prendono posizione. La vita dell’anima è incontro con Lui, Volto concreto di Dio; è preghiera slenziosa e perseverante, è vita sacramentale, è Vangelo meditato, è accompagnamento spirituale, è appartenenza cordiale alla Chiesa, alle vostre comunità ecclesiali.
    Ma come si può amare, entrare in amicizia con chi non si conosce? La conoscenza spinge all’amore e l’amore stimola la conoscenza. È così anche con Cristo. Per trovare l’amore con Cristo, per trovarlo realmente come compagno della nostra vita, dobbiamo innanzitutto conoscerlo.
    [...] Questo colloquio con il Signore nella Scrittura deve essere sempre anche un colloquio non solo individuale, ma comunionale, nella grande comunione della Chiesa, dove Cristo è sempre presente, nella comunione della
    liturgia, dell’incontro personalissimo della Santa Eucaristia e del sacramento della Riconciliazione, dove il Signore dice a me: «Ti perdono». E anche un cammino molto importante è aiutare i poveri bisognosi, avere tempo per l’altro. Ci sono tante dimensioni per entrare nella conoscenza di Gesù. Naturalmente anche le vite dei Santi.
    [...] State uniti tra voi, aiutatevi a vivere e a crescere nella fede e nella vita cristiana, per poter essere testimoni arditi del Signore. State uniti, ma non rinchiusi. Siate umili, ma non pavidi. Siate semplici, ma non ingenui. Siate pensosi, ma non complicati. Entrate in dialogo con tutti, ma siate voi stessi. Restate in comunione con i vostri Pastori: sono ministri del Vangelo, della divina Eucaristia, del perdono di Dio. Sono per voi padri e amici, compagni della vostra strada. Voi avete bisogno di loro, e loro – noi tutti – abbiamo bisogno di voi. Ciascuno di voi, cari giovani, se resta unito a Cristo e alla Chiesa può compiere grandi cose. È questo l’augurio che vi lascio come una consegna. Do un arrivederci a Sydney a quanti tra voi si sono iscritti a partecipare all’incontro mondiale di luglio, e lo estendo a tutti, perché chiunque potrà seguire l’evento anche da qui. So che in quei giorni le diocesi organizzeranno appositamente dei momenti comunitari, perché vi sia veramente una nuova Pentecoste sui giovani del mondo intero. Vi affido alla Vergine Maria, modello di disponibilità e di umile coraggio nell’accogliere la missione del Signore.
    Imparate da Lei a fare della vostra vita un "sì" a Dio! Così Gesù verrà ad abitare in voi, e lo porterete con gioia a tutti. Con la mia Benedizione!

    Benedetto XVI

    semper cum petrus


    May 22

    Travaglio uccide Travaglio

    Scritto da Carlo Panella   
    giovedì 15 maggio 2008
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    ...
    Come Grillo (e la sinistra) pensa che il processo appuri la verità. Ma è una concezione del diritto da Inquisizione

    Passate le quattro o cinque ore di puro godimento a fronte del trappolone che Travaglio ha costruito per demolire Travaglio, è bene cercare di andare più a fondo nel tema (cosa che D'Avanzo non può -ma saprebbe fare- perché più volte è caduto nel vizietto di Travaglio). Il punto della questione da Mani Pulite in poi, infatti, non sono i fatti (che inchiodano Travaglio con le sue vacanze col mafioso, con gli stessi chiodi infami con cui lui aveva tentato di crocifiggere Schifani), ma la concezione stessa del processo penale.
    Il vero problema della questione giustizia in Italia, oltre al suo vergognoso uso di parte politica, naturalmente, è la pazzesca definzione del processo penale come metodo di accertamento della verità.
    Travaglio, D'Avanzo, la sinistra tutta (anche quella che si dice garantista, ma non lo é, stile D'Alema) hanno infatti codificato negli ultimi venti anni un sistema concettuale ultrareazionario secondo cui il processo ''appura la verità''.
    Ma non è così, se non in una logica di Inquisizione (e non stiamo esagerando, stiamo parlando sotto il puro profilo giuridico).
    Il processo penale, in un paese libero, si limita solo e unicamente e rigidamente ad appurare se l'imputato ha violato il Codice Penale. Punto. Lo appura secondo le regole del Codice di Procedura Penale. Punto.
    Il processo penale non è uno strumento di conoscenza del reale, tantomeno della morale dell'imputato, della sua psiche, del contesto sociale, storico, ambientale.
    Il processo penale non fa parte del tema della gnoseologia, per dirla in modo dotto.
    La concezione tecnicamente da Inquisizione di Travaglio, ma anche di D'Alema (che nega di approvarlo ma che non ha mai fatto nulla per contrastarlo, usufruendo sempre dei suoi benefici politici) è patrimonio della destra illiberale e reazionaria.
    La disgrazia della sinistra italiana -e una delle ragioni della sua sconfitta storica- è che prima ha approfittato di questa concezione illiberale della giustizia per distruggere gli avversari politici e uccidere Bettino Craxi e poi ne ha accettato addirittura la codificazione (il fatto che i giudici siano detentori del controllo del ''principio di legalità'' al di fuori del processo penale è una delle ricadute pessime di questa aberrazione).
    Da qui lo spazio a Travaglio, da qui la gestione forcaiola dell'Unità di Furio Colombo, da qui lo spazio dato alla cultura delle manette e della gogna -di cui oggi profitta il simil-Travaglio Beppe Grillo- di qui lo scontro politico sulla giustizia e una sinistra che perde sé stessa.
    Ora, l'inciampo di Travaglio su sé stesso può essere l'occasione per una netta correzione di rotta su questo nodo fondamentale.
    Speriamo

    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it/
    May 21

    ma che c'entra Travaglio con la sinistra?!

    Scritto da Carlo Panella   
    martedì 13 maggio 2008
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    ...
    Fanno sorridere Anna Finocchiaro, Luciano Violante e tutti coloro che a sinistra si dissociano oggi dall'attacco basso di Travaglio a Renato Schifani.

    Travaglio è un giornalista di destra, di destra estrema, è convinto che i processi ''appurino la verità'', non che servano ad appurare se un cittadino a violato o meno un articolo del codice penale. La sua è una concezione dello Stato illiberale, poliziesca, questurina, borbonica, gestita con piglio sbarazzino.
    Il punto è uno solo: perché è stato portato sugli scudi dalla sinistra? Perché collabora con l'Unità? La risposta è imbarazzante per Veltroni come per D'Alema , perché sta tutta nel loro cinismo manovriero. Perché ha fatto loro comodo nella stagione in cui tutta la politica era racchiusa nel costruire un fronte antiberlusconiano.
    Quella politica è fallita e le liti che oggi dilaniano il Pd di Veltroni con l'unico alleato accettato, Di Pietro, lo dimostrano.
    Travaglio è di destra, è un forcaiolo, come avrebbe detto un tempo l'ottimo Fortebraccio. Non c'azzecca nulla con la cultura storica della sinistra. Prima se ne libera, meglio è.
    Lo lascino a Beppe Grillo.
    Lo lascino a Di Pietro.
    Rompano con Beppe Grillo.
    Rompano con Di Pietro.
    Sarebbe un ottimo inizio per costruire una sinistra moderna.
    Di governo.
    Ma non lo faranno.
    Ahimé

    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it/

    May 20

    il parlamento europeo e il Comunismo

    venerdì 10 febbraio 2006

    La reazione della chiesa ortodossa russa
    Radio «Grad Petrov», 27 gennaio 2006

    Intervengono padre Georgij Mitrofanov (docente dell'Accademia teologica di San Pietroburgo) e Kirill Aleksandrov (docente di storia all'università di Pietroburgo). Il tema è la delibera fatta pochi giorni prima dal Parlamento Europeo, che condannava i crimini dei regimi totalitari comunisti. Su questa risoluzione il giorno dopo è intervenuto – su diversi organi di stampa – il noto pubblicista ortodosso, diacono padre Andrej Kuraev (docente alla facoltà teologica di Mosca).



    Riportiamo alcuni punti della delibera:
    n. 2 "I regimi totalitari comunisti che hanno governato nell'Europa centrale ed occidentale nel secolo scorso, e che anche oggi si trovano al potere in alcuni paesi, tutti senza eccezione, sono caratterizzati da violazioni massive dei diritti dell'uomo.
    Queste violazioni si differenziano a seconda della cultura, del paese, del periodo storico. Esse comprendono uccisioni di persone singole e collettive, esecuzioni, morti nei lager, fame, deportazioni, torture, lavoro servile ed altre forme di terrore fisico di massa".
    n. 3 "Motivo giustificativo dell'attuazione dei delitti era la teoria della lotta di classe e il principio della dittatura del proletariato. L'interpretazione di ambedue i principi ha legittimato la liquidazione di persone dannose all'edificazione della nuova società, sostanzialmente tutti i nemici dei regimi totalitari".
    n. 5 "La caduta dei regimi totalitari nell'Europa centrale ed occidentale non ha comportato la condanna internazionale dei delitti compiuti da questi regimi. Inoltre gli autori di questi delitti non sono stati chiamati a responsabilità dalla comunità internazionale, come fu compiuto per i delitti compiuti nel nome del nazional socialismo (nazismo)".
    n. 6 "Di conseguenza la società è stata poco informata dei delitti dei regimi totalitari comunisti. I partiti comunisti sono ancora attivi ed esistono su basi legali in alcuni paesi, anche se non si sono dissociati dai delitti compiuti dai regimi comunisti totalitari del passato."


    La delegazione russa al parlamento europeo ha votato contro la delibera, ad eccezione di una personalità abbastanza odiosa come Zhirinovskij.
    Riportiamo alcuni punti dell'intervento del diacono padre Andrej Kuraev

    "Il tentativo della delibera della Assemblea europea di identificare comunismo e nazismo sta a significare la giustificazione di ogni forma di propaganda anticomunista, giustificazione di azioni violente contro il regime comunista in genere.
    "L'assemblea di Strasburgo diventa una nuova forma di inquisizione quando intende condannare una ideologia e un sistema filosofico. Io non sono d'accordo con questa delibera. In questo caso il 'bavaglio' giudiziario crea un triste precedente di zone chiuse alla discussione.
    "Considero impossibile far polemica con le voci del sottosuolo. Per aver il diritto di criticare il comunismo, vorrei che i comunisti avessero il diritto di criticare la mia concezione del mondo. Questo deve aver luogo nella dimensione legale dell'informazione polifonica. Ora invece succede che questa macchia 'di silenzio' si diffonde, data l'importanza della delibera, ad un'immensa scuola politico-filosofica".

    Risponde Kirill Michajlovich Aleksandrov
    Ringrazio che mi è offerta l'occasione di esprimere la mia opinione su un tema molto scottante, quantunque, purtroppo, oggi, nell'informazione di massa, la mentalità politica sull'argomento in questione si diffonda in unica direzione. In quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa, in misura più o meno grande, in corrispondenza alla vicinanza con il potere, si fa capire di essere contrari alla delibera di Strasburgo. In questo senso padre Andrej Kuraev è in sintonia con la posizione del potere. Cosa che mi rende particolarmente triste.
    Detto questo vorrei richiamare la vostra attenzione su alcuni principi fondamentali. Anzitutto, per l'uomo russo, per l'uomo ortodosso, per il cristiano, la delibera europea è abbastanza fiacca. Non esprime quella mostruosità della realtà comunista che la Russia ha sperimentato su di sé nel secolo scorso. Inoltre dobbiamo notare un dettaglio significante. Dal testo originario della delibera, per insistenza della delegazione russa, è stato tolto un punto. Inizialmente gli estensori della delibera proponevano di raccomandare ai capi degli stati che avevano sperimentato i regimi comunisti di prendere le misure necessarie per eliminare i monumenti dei dirigenti comunisti e cambiare denominazione alle vie e alle piazze che portano il loro nome. Il rifiuto di questo punto da parte della nostra delegazione è molto significativo. In nessun paese del mondo che abbia sperimentato il regime comunista sono rimasti tanti monumenti e tante vie dedicate a coloro che hanno compiuto tanti misfatti, come in Russia.
    Certamente non si può non essere d'accordo con padre Andrej Kuraev; comunismo e nazismo non possono essere identificati. Fra il resto esiste una fondamentale differenza: il nazional socialismo distruggeva popolazioni estranee, i comunisti invece, in tutti i paesi, in Cambogia come in Cina, distruggeva il proprio popolo.
    Mi rattrista molto che padre Andrej Kuraev, per un motivo che non riesco a comprendere, abbia assunto una posizione totalmente astratta. La delibera europea non dice nulla di dover condannare il sistema sociale filosofico del marxismo. Essa condanna semplicemente delitti compiuti dai comunisti in vari paesi. E anche di questi si è parlato in modo inadeguato. Nella delibera avrebbero dovuto elencare i misfatti più terribili: delitti di massa che portarono alla distruzione di migliaia e di milioni di persone. A riguardo della Russia, si avrebbe dovuto elencare la distruzione della Chiesa ortodossa russa, la collettivizzazione nel 1932 – 1933. Ma padre Andrej vuol far credere che si tratti semplicemente di condannare alcune opinioni politiche. Invece si tratta di condannare delitti concreti sulla qual cosa non ci possono essere dei dubbi. Del resto è strano che la delibera sia stata accettata in una forma così incompleta. Sulla politica mondiale ha influito molto negativamente il fatto che dopo il 1991, quando il blocco orientale rovinò insieme al 'lager socialista', non ci fu un'istruttoria internazionale sui delitti dei regimi comunisti. Se questo non avvenne nel nostro paese, almeno si avrebbe potuto farlo a livello europeo e la delibera europea avrebbe potuto essere la conclusione dell'istruttoria.
    Io stimo moltissimo l'opera di padre Andrej Kuraev e mi rincresce molto che un teologo di talento così intelligente abbia praticamente squalificato molti suoi pensieri espressi dal 1990 fino ai nostri giorni. In sostanza egli ha peccato – non temo usare questa parola – contro la memoria di milioni di vittime del bolscevismo eliminate nel nostro paese.
    Sono sempre stato impressionato che nelle nostre librerie si possono acquistare le opere di Lenin, Marx, Engels, Castro, Mao Tse Dun, mentre il libro di Hitler 'Mein Kampf' è fra la letteratura proibita. Se si considera l'influsso negativo che questi testi ebbero sull'uomo è difficile negare una comune responsabilità

    Intervento di padre Georgij Mitrofan
    Che l'Assemblea europea di Strasburgo abbia preso inaspettatamente questa delibera, ha indotto alcuni del nostro paese a considerare questa iniziativa non una condanna del comunismo, ma del nostro paese. Questo tipo di argomentazione si sta espandendo nel nostro paese, ed è quello che maggiormente mi preoccupa. Questo significa che per molti rappresentanti della nostra elite politica (ma ora risulta che vale anche per quella ecclesiastica) la condanna del comunismo, in qualche modo, può diventare condanna della Russia. Ciò significa che nelle loro coscienze, comunismo e Russia si fondano in una certa unità. Non è possibile che il boia e la vittima possano far unità fra di loro. La condanna del boia è sempre espressione di compassione per la vittima. Come può la Chiesa non aver compassione per il suo popolo?! Come può non provare compassione per milioni di cristiani ortodossi vittime del comunismo?! Che cosa sta succedendo? Se con questo si intende parlare di perdono universale, allora non si tratta più di cristianesimo, ma di buddismo. E' fuori dubbio che il cristiano deve sforzarsi, con l'aiuto divino, di perdonare i suoi carnefici, ma il cristiano non ha nessun diritto di perdonare, a nome delle vittime, i loro carnefici.
    E' proprio questo che vorrebbe padre Andrej Kuraev. Forse lo preoccupa che dopo la delibera europea si possa fare della polemica contro l'ideologia comunista? Non c'è da preoccuparsi. Purtroppo non solo la delibera non avrà nessun influsso sulla ideologia comunista, ma neppure, e questo è più triste, sulla prassi dei partiti comunisti dei vari paesi, fra i quali anche il nostro. Fra il resto è propria la pratica e non l'ideologia che da tempo avrebbe dovuto dimostrare al mondo che il comunismo è uno dei fenomeni più mostruosi della storia - come nota nel suo diario il protopresbitero Aleksandr Shmeman - non soltanto frutto di un errore umano, ma anche di un'ossessione umana di forze infernali.
    Per non riferirmi al diario, fino ad oggi poco noto, di padre Aleksandr, dove egli costantemente esprime la sua indignazione per l'indifferenza dell'Occidente per i delitti del comunismo, soprattutto in Russia, vorrei riferirmi alla ben nota caratteristica del comunismo espressa dal filosofo I. A. Il'in, che potrebbe anche, a mio parere completare la delibera europea. Il comunismo, nella sua attività pratica non si ispirava tanto agli astratti postulati de marxismo che non hanno mai operato nella storia dell'umanità e non avrebbero mai potuto funzionare, ma ad un altro principio radicato nella decadenza e nella depravazione dell'anima dei comunisti. Ecco quello che scrive Il'in dopo aver esperimentato per un decennio il regime comunista di cui fu vittima ripetutamente fino al 1922 e che poi fu oggetto dei suoi studi nei decenni successivi.
    "I comunisti sono persone che hanno perso la fede in Dio e sono incapaci di pensare in modo autonomo, incapaci di analizzare e comprendere il mondo. Il loro modo di pensare è autoritario. Semi intellettuali o assolutamente ignorati, sono persone che, una volta per sempre, hanno riempito il loro vuoto mentale con formule banali. Sotto questo aspetto sono spaventosamente affini ai nazional socialisti che hanno imparato le formule di Hitler".
    "Il secondo tratto fondamentale comune di tutti i comunisti: sono persone che si sentono non adeguatamente valutate, instabili, oppresse, incapaci di perdonare a nessuno di essere quello che essi stessi sono. Sono predisposti all'invidia, all'odio, alla vendetta ed aspettato soltanto uno che sappia comandare loro di odiare, perseguitare, sterminare, torturare. Marx ha presentato loro la borghesia come classe; Hitler gli ebrei. I comunisti sono persone assetate di vendetta con cuore pietrificato dall'odio".
    "Terza caratteristica comune di tutti i comunisti: sono persone assetate di potere, di comandare, di avere il primo posto in politica come nella società. Questa tendenza è così forte che per poterla attuare si sentono liberi da ogni legge, da ogni limite".
    "Di fronte a noi sta una particolare specie di umanità: sono uomini capaci solo di distruggere, solo di annientare"
    I comunisti si sono presentati in tutti i luoghi con queste caratteristiche. Ma c'è ancora un altro dettaglio che padre Andrej avrebbe dovuto tenere in considerazione. Ovunque i comunisti sono giunti al potere sono iniziate le persecuzioni contro ogni forma di vita religiosa, le persecuzioni più brutali e le più sanguinarie. Come si permette padre Andrej di assumersi il diritto, a nome di tutte le religioni perseguitate dai comunisti, di perdonare a quello che hanno fatto e criticare quelli che condannano il loro operato?
    Ci tocca constatare ancora una volta una triste circostanza, la mancanza di memoria storica induce ad una mancanza di coscienza storica. E' questo un serio vizio morale. E' triste che questo vizio incominci a farsi vedere anche nella Chiesa…
    Noi, probabilmente abbiamo il diritto di criticare i membri dell'Assemblea dei paesi d'Europa per la loro delibera alquanto tollerante e superficiale nei confronto del comunismo, anche perché loro e i loro padri non ebbero in sorte di sperimentare gli aspetti terrificanti della realtà dei regimi comunisti. All'Europa occidentale non toccò di essere la piazza d'arme per l'esperimento comunista. Ma ascoltare dalle labbra di un rappresentante della Chiesa ortodossa russa la critica anche a questa delibera è totalmente in opposizione alla realtà. E' una dimostrazione che si è perso non soltanto il senso della realtà storica, ma anche il senso della realtà attuale. Quando il diacono Kuraev afferma "La Russia si è allontanata dal totalitarismo comunista molto più dei giudici dell'Assemblea europea" alloro io volgo lo sguardo a quella parte della Russia dove vivo, a San Pietroburgo e mi domando: Come mai ci siamo allontanati tanto dal totalitarismo comunista se esso si fa ricordare con il monumento a Lenin allo Smol'nyj, con il monumento a Lenin alla stazione 'Finlandia'? Proviamo a pensarci! Il monumento a Lenin 'abbellisce' quella parte della nostra città da cui ha avuto origine il cammino insanguinato del comunismo in tutto il nostro paese. Allora i bolscevichi occuparono l'istituto Smol'nyj trasformandolo nel loro quartiere generale della rivoluzione mondiale. Alla stazione sorge un altro monumento di Lenin vicino alle 'Croci', la prigione che fu luogo di sofferenze per migliaia di martiri della Chiesa russa. E tutto questo ci pone la domanda: fino a che punto ci siamo allontanati dal totalitarismo comunista, se continuamente ne fanno memoria molti simboli e segni di questo totalitarismo che oggi si vorrebbe far passare come una reliquia storica del nostro paese?
    Spero che il diacono Andrej Kuraev verrà una volta nella nostra città; insieme, partendo da questi simboli comunisti ci recheremo al poligono Pzhev dove, dal 1917 al 1922 dai comunisti furono fucilati in massa i rappresentanti dei vari strati della popolazione della nostra città. Proprio lì furono fucilati il poeta Nikolaj Gumilev e il martire metropolita Veniamin. Forse questo viaggio aiuterà padre Andrej a capire se il totalitarismo comunista si è di molto allontanato dalla Russia.
    Concludendo non mi resta che chiedermi: se oggi si trovano ancora persone per le quali la Russia è inseparabile dal comunismo, è ancor viva quella Russia per distruggere la quale il comunismo mondiale vittorioso ha speso tante forze?

     

    nokom

    May 19

    2 notizie da anno zero

    Santoro difende Travaglio in diretta TV
     
    La Rai è un servizio pubblico ma per Michele Santoro e i suoi amici è normale trasformarlo in un fatto privato. Anche ieri sera non ha potuto fare a meno di usare Annozero per difendere l’onorabilità del suo amico e collaboratore Marco Travaglio, vittima soltanto del suo stesso protagonismo. Non per il conduttore, però, che da buon giacobino ha deciso di suonare l’ouverture della puntata difendendo Travaglio, investito dalle polemiche dopo le accuse rivolte al presidente del Senato Renato Schifani nella puntata di sabato scorso di «Che tempo che fa». Santoro in piedi, al centro dello studio, guardando Travaglio con sguardo spavaldo, ha aperto la puntata: «Stai tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere».
    L’arringa di Santoro non ha risparmiato Repubblica e Corriere della Sera, colpevoli di voler minare la credibilità dell’adamantino Travaglio: «Il Corriere - ha sentenziato Santoro - scrive oggi che tu avresti detto quelle cose su Schifani giovedì scorso qui ad Annozero. Ma pure le pietre sanno che le hai dette sabato da Fabio Fazio: Annozero, per una volta, non ha partecipato all’evento. Questo strano errore del Corsera è stato preceduto su Repubblica da un articolo di Giovanni Valentini che chiedeva l’intervento dell’Authority. A nome di quale norma? Non si capisce. Poi c’è stato lo scoop di D’Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residence abbastanza bruttino coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali, in verità, dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché? Per minare la tua credibilità molto forte, ma anche perché quei fatti che tu hai raccontato, loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?».
    E per sostenere la tesi del complotto, Santoro ha chiamato a testimonianza il sito gossip «Dagospia», «che ha trovato la quadratura del cerchio affermando che esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il Paese si può avviare verso la modernizzazione». Peccato che Santoro, come già il suo amico collaboratore, non sia mai sfiorato dal dubbio, nemmeno quando il sottosegretario Castelli ha annunciato querela al giornalista torinese. Il conduttore non ha capito che sul banco degli imputati non c’è Travaglio ma il suo metodo. Quello che ora si è rivoltato contro Robespierre e Saint-Just.
    Salvatore Tramontano, Il Giornale

    Fuksas lo snob ha una casa abusiva a Pantelleria

    L’estate scorsa, quando a Milano si scatenò una violenta polemica sulle periferie-piovre e gli eco-mostri, Massimiliano Fuksas, l’architetto che - come dice lui - va sempre fiero della Fiera e di qualche altro centinaio di costruzioni e progetti da Shangai ad Amiens, sentenziò disgustato che era ora di porsi il problema dell’abusivismo e dell’illegalità. «In questi casi cosa si fa? Si deve abbattere tutto e ricostruire. Quando uno ha il tumore al pancreas, l’agopuntura non serve. Bisogna asportare subito il cancro con altri strumenti». Una dichiarazione che riletta oggi - mentre sulla testa del celebre taliansky architekt di origine lituana, nascita romana, passaporto italiano, residenza parigina e cultura mitteleuropea è caduta la trave di un’accusa di abuso edilizio - assume i contorni asimmetrici del contrappasso. O del paradosso, essendo per stessa ammissione del Maestro compito e obiettivo dell’architettura «ritrovare la propria dimensione popolare, coinvolgendo la maggior parte delle persone nell’esistenza e nella vita degli edifici». Quest’estate, architetto Fuksas, veniamo tutti in vacanza a Pantelleria nel suo mega-dammuso abusivo. E magari nella vita del suo edificio coinvolgiamo anche un bel po’ di amici e parenti. Uomo che ha fatto delle idee forti la sua forza e architetto che ha fatto della ricerca di forme libere la sua libertà, Fuksas - paradosso di un intellettuale dell’ultrasinistra estimatore di Nicolas Sarkozy e dello champagne Gosset millesimato - ha sempre amato molto poco le idee e la libertà degli altri. Riguardo alle idee, in una recente puntata di Annozero, intervenendo sulle ragioni della vittoria della destra berlusconiana ha additato come ragione fondamentale l’ignoranza degli italiani: facendo in questo modo della cultura, e della sua in particolare, un’arma micidiale di spocchiosa e presunta superiorità morale invece che uno strumento pacifico di comprensione dell’altro. E riguardo alla libertà, dopo aver predicato in illo tempore (5 luglio 2007) che «l’egoismo dei singoli è terribile: è ovvio che davanti a casa mia vorrei un parco, ma non posso difendere solo il mio piccolo interesse. O ricostruiamo un senso di comunità e civiltà, o affoghiamo nella demagogia», proprio davanti alla principesca casa di famiglia, in una delle zone più belle dell’isola di Pantelleria, si è fatto costruire da suo architetto preferito - la moglie Doriana Mandrelli - due piscine da 60 e 30 metri quadrati con relativo locale tecnico, quattro terrazze per quasi 150 metri quadrati, una veranda per altri 50 metri quadrati, per poi unire alcuni dammusi e rendere i fabbricati «residenziali senza le prescritte autorizzazioni, concessioni e nullaosta della sovrintendenza», come sostengono gli inquirenti e come ha scoperto l’ottimo collega Gianluigi Nuzzi, il quale sul nuovo numero di Panorama fa luce sul procedimento penale per abusi edilizi aperto dalla Procura della Repubblica di Marsala per il villaggio intestato all’immobiliare Santa Maria (amministrata da Doriana Mandrelli, moglie dell’architetto Massimiliano Fuksas) dopo che a ottobre i vigili di Pantelleria avevano stilato un verbale denunciando opere abusive e il Comune aveva notificato l’ingiunzione di demolizione. La Procura contesta fabbricati, terrazze, verande, strade interne, piscine e vasche interrate, tutto illegalmente. Fuksas, convinto che l’arte possa rendere possibile i sogni e le parole possano smentire i fatti, ha dichiarato: «Al massimo di irregolare ci sarà qualche muretto, non ci sono grandi problemi». Detto con la stessa spocchiosa eleganza con la quale - il giorno dell’inaugurazione della sua Fiera -, disse che non voleva stringere la mano a Silvio Berlusconi, perché gli faceva schifo. L’esprit de finesse di uno spirito geometrico.

    Per un maître à penser anticonsumista ed esistenzialista più rosso che fucsias che ha passato metà della vita ad appianare le ingiustizie e l’altra metà a innalzarsi a giudice - dando, lui, emigrato di lusso a Parigi, dei mentecatti ai leghisti che protestano contro l’immigrazione clandestina, o dell’ignorante a Berlusconi per aver confuso Cicerone con Cesare, lui che è scivolato su una citazione delle Vite di Plutarco - be’, non c’è male. Non c’è male davvero. Realizzatore di «acclaimed projects all over the world», urbanista e architetto tra i più prestigiosi del globo, «Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres de la République Française», politicamente così a sinistra che nel Sessantotto durante i disordini di Valle Giulia arrivò ad accusare in pubblico Oreste Scalzone (Oreste Scalzone!) di «posizioni conservatrici» e quarant’anni dopo Fausto Bertinotti (Fausto Bertinotti!) di «militarismo strisciante», Massimiliano Fuksas ha regalato all’architettura il suo contributo teorico più prezioso quando, da direttore della Biennale internazionale di architettura di Venezia, anni 1998-2000, diede ai suoi colleghi di tutto il mondo una grande lezione sul tema «Less Aesthetics, More Ethics».
    Meno estetica, più etica. Quella che tutti - gli abitanti di Pantelleria, i turisti di passaggio davanti al suo bel villaggio e noi che invece, purtroppo, andremo in vacanza ancora una volta a Noli - pretenderebbero da un grandissimo architetto che il mondo ci invidierà anche, ma di cui l’Italia, da un po’ di tempo, si è rotta i dammusi.

    riflessioni

    Cari amici,
    dopo alcuni anni di silenzio torna in internet
    http://www.sensoreligioso.it/
    Un sito dedicato all'insegnamento di don Giussani

    "Don Giussani realmente voleva non avere per sé la vita, ma ha dato
    la vita, e proprio così ha trovato la vita non solo per sé, ma per
    tanti altri. Ha realizzato quanto abbiamo sentito nel Vangelo: non
    voleva essere un padrone, voleva servire, era un fedele servitore del
    Vangelo, ha distribuito tutta la ricchezza del suo cuore, ha
    distribuito la ricchezza divina del Vangelo, della quale era
    penetrato e, servendo così, dando la vita, questa sua vita ha portato
    un frutto ricco - come vediamo in questo momento - è divenuto
    realmente padre di molti e, avendo guidato le persone non a sé, ma a
    Cristo, proprio ha guadagnato i cuori, ha aiutato a migliorare il
    mondo, ad aprire le porte del mondo per il cielo" (Joseph Ratzinger).
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=1
    Benedetto XVI: A 30 anni dalla legalizzazione dell'aborto
    La vostra visita cade a trent'anni da quando in Italia venne
    legalizzato l'aborto... e considerando l'attuale situazione, non si
    può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi
    praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di
    progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del
    singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la
    stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile
    convivenza, al di là della fede che si professa... L'aver permesso di
    ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto
    i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari,
    ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo
    gravate da profonde sofferenze.
     
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Identità cattolica e anticomunismo nell'Italia del dopoguerra
    In questi anni si scontra con le tendenze progressiste diffuse
    nell'associazionismo cattolico che fanno riferimento al presidente
    della FUCI Igino Righetti. La maggiore fermezza e il differente
    orientamento impresso dal nuovo assistente ecclesiastico fa sì che i
    fucini legati al suo predecessore e a Righetti, gli rivolgano accuse
    di pietismo e di autoritarismo. In realtà, "Il timore che il
    diffondersi di una 'nuova cultura' negli ambienti giovanili cattolici
    potesse generare gravi danni si può ritenere del tutto fondato, se si
    pensi che, proprio negli anni 1930, nasceva la "Sinistra cristiana",
    o "partito cattolico-comunista", che poteva allora essere considerato
    la forma più "avanzata" del 'cattolicesimo democratico'".

     

    SENSORELIGIOSO.IT:
    http://www.sensoreligioso.it/
    L'uomo colmo di dolore e di certezza
    Intervento di don Giussani pubblicato su "il Giornale del
    Pellegrino", quindicinale del Comitato Centrale del Grande Giubileo
    dell'Anno 2000
    "Nella mia infanzia ho creduto anch'io alla divinità di Cristo:
    andavo a messa, mi confessavo, mi comunicavo; avevo vent'anni
    l'ultima volta che mi sono confessato e comunicato; poi ho smesso di
    credere alla sua divinità, ma per cominciare a credere alla sua
    umanità. Sento che Cristo non ha perduto importanza, dentro di me, da
    quando ho smesso di credere nella sua divinità; e anzi ne ha
    guadagnata.
    Egli è diventato più importante per me, come cultura, di quello che
    prima non fosse per me stesso, come via dell'altra vita". Queste
    parole sono di Elio Vittorini, [...]
    Quanto è diverso dall'uomo di Vittorini l'homo viator, l'uomo
    camminatore come è concepito dalla mentalità cristiana e come ne
    parla Giovanni Paolo II nella Incarnationis mysterium, quando
    descrive l'esistenza "come un cammino. Dalla nascita alla morte, la
    condizione di ognuno è quella peculiare dell'homo viator". Uomo in
    cammino, il cristiano è colmo di dolore e di certezza; è, cioè,
    umile; è colmo di dolore perché è ben consapevole dell'incoerenza e
    dei tradimenti che affondano in ciò che la Chiesa chiama "peccato
    originale"; è pieno di certezza perché sa che proprio attraverso
    un'umanità piena di limite passa - trionfando - l'evidenza della
    presenza del Signore, la volontà Sua, così che la vita è
    testimonianza della Grande presenza anche attraverso il male di
    ciascuno.

    8) "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Meglio Magdi che Cristiano
    Macché Umberto Eco. Macché Gianni Vattimo. Macché Eugenio Scalfari.
    In Italia i veri baluardi del relativismo che tanto preoccupa
    Benedetto XVI e la Cei non sono questi, ma i missionari gesuiti e
    comboniani, certi docenti dell'Università Cattolica e certe moderne
    riviste gesuite. Basta vedere i loro commenti al Battesimo di Magdi
    Cristiano Allam, vera e propria pietra dello scandalo.

    "MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI"
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=44240&url=dettaglioRassegna.jsp
    Così ritroveremo giusti valori e anche giuste punizioni
    I giornali di ieri portano un po' tutti in posizione preminente i
    fattacci di violenza avvenuti in varie città italiane... Secondo uno
    schema in uso e ormai logoro, diversi organi di stampa si inerpicano
    su alberi e pareti per identificare la causa di questi obbrobri.
    L'informazione di sinistra parla di violenza esercitata dai fascisti.
    L'informazione di destra parla di iniziativa frutto di un marxismo
    leninismo... Si invoca poi il razzismo... ma avvenimenti come questi
    costringono forse a pescare più a fondo nell'animo umano.

    11) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina
    Il card. Ivan Dias, responsabile della Congregazione vaticana per
    l'evangelizzazione dei popoli, ha inviato una lettera ai monasteri
    contemplativi femminili per "ricordare" l'invito del papa a celebrare
    il 24 maggio una Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina.
    L'invito è rivolto soprattutto ai monasteri contemplativi.
    Un "pellegrinaggio di preghiera" al santuario mariano di Sheshan,
    dove il governo proibisce l'arrivo di pellegrini da tutta la Cina.
    Per celebrare la Giornata, il 24 maggio a santa Maria Maggiore (Roma)
    si incontrano tutti i cattolici cinesi in Italia.


    May 18

    In "difesa" di Travaglio

    Scritto da Davide Giacalone   
    Monday 12 May 2008
    Image
    ...
    Non me lo merito, non c’è ragionevolezza nel fatto che avverta il bisogno di difendere Marco Travaglio. Il suo giustizialismo fascistoide, il suo pettegolezzo giudiziario, mi sempre hanno dato l’orticaria. Come tutti i giustizialisti, se ne frega della giustizia. Non si cura del fatto che è ben oltre la bancarotta, non si batte perché i tribunali funzionino, non avverte il dramma degli innocenti. A lui interessa solo lo spettacolo delle accuse. Con il materiale prodotto dalle procure ha riempito articoli e libri, facendosi portavoce d’ogni ipotesi di reato ha costruito il suo successo televisivo. Grazie alla debolezza morale e culturale della sinistra è divenuto uno dei pifferai che l’ha condotta nel baratro dell’anti politica, praticata con la spocchia cieca di una dissennata e mal supposta superiorità.
    Però, però … petrolinianamente parlando, la colpa non è mica solo sua. Lui non ha avuto orrore di sé, certo, ed è stato disonesto quanto basta per non prendere atto di tutte le volte che ha avuto torto, ma chi gli stava accanto, o piuttosto dietro, l’ha osannato nella speranza che servisse a vincere una partita che non si sentiva in grado di giocare politicamente. Le piazze contro il diritto non le ha mosse lui, che s’è gettato nell’orgia forcaiola per perduto amore di sé. E quando, oggi, dice che raccontare certe storie non può essere giusto se la sinistra le acclama e sbagliato se la sinistra s’è accorta che è meglio parlare d’altro, ha ragione. Così come ha ragione quando sostiene che il compito di chi scrive senza essersi preventivamente arruolato è proprio quello di toccare temi che altri giudicano scomodi, o sconvenienti.
    Non lo leggo spesso, per ragioni igieniche, ma mi piace che scriva. Uno così deve anche parlare, ma è bene lo faccia avendo contraddittori all’altezza, senza conduttori incapaci o complici che lo millantano come fonte di verità. Se avesse maggiore concorrenza nella competenza potrebbe trarne il giovamento di passare da velinaro a capace tratteggiatore della realtà. Se sapesse prendere atto che le ipotesi d’accusa sono solo carta straccia, ove non accompagnate da sentenze definitive, farebbe il suo ingresso nella civiltà del diritto. E se fosse coraggioso, così come se fosse bravo, scoprirebbe che si possono descrivere scandali enormi pur non facendo ricorso alle categorie penali, che competono ad altri. Rifletta su quel che è capitato a me, dopo il lavoro fatto su Telecom, e lo paragoni con quel che capita a lui, facendo il copista di procura. Magari, in un sussulto di dignità, gli si raddrizza la schiena.
    Il guaio della letteratura che ha coltivato è d’essere saccente e falsante. Ma questo non significa non ci siano storie e connessioni che meritano d’essere scandagliate e raccontate. Metto nel conto, naturalmente, le due obiezioni che qualcuno mi muoverà: a. di Travaglio è meglio non parlare, gli si fa solo pubblicità; b. se c’è un modo per farlo tacere, tanto di guadagnato. La penso diversamente, perché la nostra scuola del diritto, il nostro garantismo nella libertà, non tollera nessuna eccezione. Mai.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it
    May 17

    fondamenta degli incurabili

    L'autore del capolavoro citato nel titolo, il grande scrittore e poeta russo J. Brodskij, ebbe qualche problema con le autorità comuniste, per usare un eufemismo; leggete mo' qua:


    Giudice: E chi l’ha riconosciuto come poeta? Chi l’ha annoverato tra i poeti?
    Brodskij: Nessuno. E chi m’ha annoverato tra gli esponenti del genere umano?
    Giudice: Ha studiato per prepararsi?
    Brodskij: A cosa?
    Giudice: A fare il poeta? Ha cercato di diplomarsi in una scuola, dove ci si prepara… dove si impara…
    Brodskij: Non credo che venga dall’istruzione.
    Giudice: E da cosa, allora?
    Brodskij: Penso che… (perplesso)… venga da Dio.

    18 febbraio 1964, tribunale distrettuale di Dzerzinskij. Iosif Brodskij è interrogato per rispondere dell’accusa di “parassitismo doloso”: non ha cioè un lavoro riconosciuto, il che viola la legge sovietica.
    Dopo l'interrogatorio, Brodskij viene rinchiuso nel manicomio del carcere “le Croci” per stabilire se sia “sano”.

    Trattamento: iniezioni di zolfo per rendere atroce ogni movimento.
    E poi la “busta fredda umida”, che consisteva invece in questo: gli infermieri avvolgevano Brodskij in un lenzuolo e lo immergevano in un bagno gelido Ancora avvolto nel lenzuolo, lo sbattevano vicino al riscaldamento: asciugandosi, il lenzuolo strappava via la pelle.
    Il compagno di cella di Brodskij si suicidò tagliandosi le vene.
    Su questo, vedi il poema Gorbunov e Gorgakov.

    (fonte: S. VOLKOV, San Pietroburgo, Mondadori).
     

    Pubblicato da Alexis 

     

    nokom

    1935-february400

     

    il travagliato

    Scuse in diretta e senza neanche una parolaccia della Littizzetto. All’indomani delle dichiarazioni di Marco Travaglio riguardo le «presunte» amicizie mafiose di Renato Schifani, Fabio Fazio, si è messo a «novanta». Petruccioli (Ds), si è messo a novanta.  Anche la Littizzetto si è messa a «novanta», ma ahimè, (perdonate la licenza poetica) sono ormai anni che non se la «in**la» più nessuno (con sua somma tristezza). Il centrodestra si incazza e pure un po’ il centrosinistra che, evidentemente, deve aver capito che alle fine questi personaggi «dde noantri» fanno più male che bene.

    Non però ai «comici messianici» visto che, i «travagliati», fanno share e riempiono le tasche. Proprio loro, che odiano tutti i giornalisti, tranne Marco Travaglio, che – come sappiamo tutti – celebra messa nel minareto dei magistrati. Mai sarà troppo tardi per spiegare a questi signori (compreso anche l’ex ministro delle Infrastrutture) che con le supposizioni, senza condanne certe, non si arriva da nessuna parte e si scavalca anche il diritto. Travaglio e Grillo però, in tutto questo, hanno capito una regola incontrovertibile: sparando incondizionatamente, e per più volte, sulla stessa persona, alla fine da qualche parte ci prendi. Per forza, perché o tutti siamo Santi, compreso noi e voi che state leggendo, oppure siamo uomini. Il che significherebbe essere come quei «bipedi» che calpestano il pianeta terra. Alcuni più fortunati, altri meno. Ma sempre dei «bipedi».
    Invece, il nostro Imam del WWW ed il sedicente «articolaio», sovvenzionato e pagato dallo Stato, quello stesso Stato a cui Grillo sputa perché sovvenziona giornali dove scrive Travaglio (qualcosa non torna?), hanno capito che alla fine il giustizialismo paga. Lo hanno saputo anche quelli che sono stati bravi a scaricare in fretta i redditi 2005 dal sito dell’Agenzia delle Entrate, vedendo gli introiti del «messia» genovese. Anche a sinistra se ne stanno accorgendo, sia di aver troppo taciuto rispetto a questo tipo di antipolitica, e sia di aver fatto «comunella» troppo in fretta con quel Di Pietro che, da sempre, ha usato questa deriva - che poco c’entra con la giustizia vera - per le sue percentuali politiche.
    Ora se ne rendono conto e, dalla Finocchiaro a Violante, tutti oggi a sinistra sparano contro Travaglio e a tutta quella accozzaglia di antipolitica che alla fine fa parte delle cause che hanno fatto scegliere agli italiani che era meglio (forse), votare da qualche altra parte. Dice oggi Travaglio su Repubblica: «Mi limito a fare notare una cosa: nessuno mi dice che quando ho affermato sia falso.». Per forza. Quando c’è lui, non c’è mai contraddittorio . Come non c’è l’ha mai il comico genovese. L’unica volta che Santoro ha avuto l’ardire di chiamare in studio una voce fuori dal coro (Vittorio Sgarbi) Travaglio ne è uscito parecchio malconcio - nonostante i modi poco consoni del critico d'arte - facendosi dare del deficiente (quando gli è andata bene). Una tristezza insomma. Sarebbe meglio, e più credibile, se il buon Travaglio imparasse a dibattere al di fuori degli appuntamenti «dde sinistra». Sarebbe più credibile e meno fazioso, potendo magari discutere con più cognizione di causa di alcune delle problematiche da lui sollevate. Chissà se Montanelli ne andrebbe ancora fiero di quel ragazzetto che aveva in redazione. Ad occhio e croce griderebbe vendetta.

    A rileggerci

    RDM20 blog

    May 16

    Ansa disinforma

    03.01.2008 Con mezza notizia si disinforma meglio
    Ecco un esempio

    Testata: ANSA
    Data: 03 gennaio 2008
    Pagina: 1
    Autore: La redazione
    Titolo: «Mo: sei i palestinesi uccisi a Gaza»

    ANSA di oggi, 03/01/2003, a seguire il nostro commento e la notizia completa dal Jerusalem Post di oggi:

    » 2008-01-03 16:31

    Mo: sei i palestinesi uccisi a Gaza
    Due altri dispersi in raid nel sud, Olmert in Giordania
     (ANSA) - GAZA, 3 GEN - Continua a crescere il bilancio dei palestinesi uccisi nel raid israeliano nella zona di Khan Yunes, nel sud della striscia di Gaza.Fonti mediche palestinesi hanno parlato di sei persone, fra cui 2 miliziani di Hamas e 4 membri della stessa famiglia. Risultano ancora dispersi il padre e una figlia. L'aviazione israeliana ha inoltre centrato le abitazioni di 3 esponenti della Jihad islamica a Gaza city. Visita a sorpresa intanto del premier israeliano Olmert a re Abdallah di Giordania.

    La tenica di ANSA è sempre la stessa, non dare la notizia completa, ma solo quella parte che mette Israele sotto il riflettore dell'imputato.

    Ecco invece la notizia completa dal JERUSALEM POST di oggi, 03/01/2008

    8 killed as IAF bombs Gaza targets

    By YAAKOV KATZ, JPOST.COM STAFF AND AP

    Jan 3, 2008 16:13 | Updated Jan 3, 2008 17:23

    IDF tanks and IAF warplanes attacked a series of targets throughout the Gaza Strip in anti-terror operations Thursday, killing at least eight Palestinians, including three civilians, and wounding more than 30 others, including five children and a 14-year-old boy who was in critical condition.

    Meanwhile, several Sderot residents were suffering form shock after three Kassam rockets fired from Gaza on Thursday landed in the western Negev town. One of the rockets landed near a residential building, causing its windows to smash.

    In addition, ten mortar shells fired from southern Gaza landed in open fields near the Israeli border, no one was wounded and no damage was reported in the attack.

    Earlier Thursday, a 122mm Grad Katyusha rocket fired from the northern Gaza Strip landed in northern Ashkelon. The rocket was launched from a distance of 16.5 kilometers and was the first projectile fired from the Strip to land so far north. It landed in a open area and did not cause any casualties or damage.

    After the Katyusha attack, the IDF announced that it had targeted three buildings, one of them a weapons storehouse inside Gaza City and another a building belonging to a top Islamic Jihad operative in central Gaza. The third target was a building belonging to Hamas in the southern Gaza Strip, the army said.

    Also during the IDF offensive, a tank shell struck the home of a terror operative in the southern Gaza town of Khan Yunis, killing the man as well as his sister, mother and brother.

    Soldiers returning from operations in the Gaza Strip on Thursday.
    Photo: AP

    The army said troops had fired at gunmen who were shooting at them from houses.

    Earlier, IDF forces, including 10 tanks, operating east of the town, skirmished with Hamas and Islamic Jihad gunmen, witnesses said.

    When troops became trapped in one area, IAF aircraft fired at least nine missiles, the witnesses said. Two operatives were killed and nine were wounded in the air strikes, doctors said. During the effort to save the troops, tanks fired heavy machine guns, and three children were wounded, one critically, witnesses and doctors said. A Hamas gunman was also killed in the fighting, Palestinian officials reported.

    The fighting came days before US President George W. Bush is scheduled to arrive in the region, and Palestinian officials said Israel's ongoing military activity in Gaza threatened to undermine the president's visit.

    "We consider what's going on in Gaza ... as a bloody Israeli message in which Israel shirks itself of any commitment before the arrival of President Bush to the region," said Nabil Abu Rdeneh, a spokesman for Palestinian Authority President Mahmoud Abbas. "They are killing the spirit of the Annapolis conference."

    Israel said that the Katyusha rocket attack on Ashkelon marked an escalation that could not be tolerated.

    "The Palestinians have attacked a major Israeli city ... and thus have upped the ante," government spokesman David Baker said. "Israel will not allow any cities to be attacked by Palestinian rocket fire."

    Islamic Jihad and the Popular Resistance Committees, which are responsible for most of the rocket fire, claimed responsibility, pledging to strike even further into Israel. "We are going to launch more strikes in the depth of the entity," they said in a joint statement.

    Meanwhile, in the West Bank on Thursday, the IDF raided the city of Nablus with at least 50 jeeps in its largest operation there in about four months. Palestinian security forces have deployed around the city of about 150,000 in recent weeks, trying to impose order in the community known for anti-Israeli activity.

    In the IDF operation, troops imposed a curfew on Nablus's center, preventing most shops from opening and prompting most children to stay home from school, witnesses said. The army said soldiers were searching for terror suspects.

    May 15

    e c'è ancora chi dice che la stampa non è di sinistra...

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    MA DAVVERO QUELLI DI SINISTRA SONO “I MIGLIORI” ? 14.05.2008
    Al “Sunday Times”, Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma, ha dichiarato: “Non sono fascista, né ex fascista, né postfascista”. E il domenicale britannico ha titolato: “L’Italia aveva bisogno del fascismo, dice il nuovo Duce”. Quando si dice l’obiettività della stampa inglese.
    Del resto Alemanno è nato molti anni dopo la fine del ventennio. Dunque non può essere stato né fascista, né ex fascista. Semmai può essere definito ex missino che è altra cosa. Ex fascisti sono coloro che aderirono al Pnf durante il regime, magari da giovani, ai Littoriali. E talora, arrivata la democrazia, diventarono grandi firme, intellettuali o politici, anche di sinistra. Il “Sunday” dovrebbe intervistare loro. Prendiamo Eugenio Scalfari che ha appena pubblicato un libro di meditazioni autobiografiche, esaltato su tutti i giornali (domenica, per dire, da Barbara Spinelli sulla “Stampa”) e celebrato anche alla Fiera del libro di Torino. Un capitolo comincia così: “Sono stato balilla a sei anni, balilla moschettiere a dieci, avanguardista a quattordici, fascista universitario a diciassette. Fui espulso dal Guf nel gennaio del ’43. Fino a quel momento, cioè per undici anni di seguito dall’infanzia all’adolescenza sono stato fascista e mi sono sentito fascista. Ho aderito senza particolari difficoltà agli slogan sulla giovinezza, sulla romanità, sul destino eroico della nazione, sulla lungimiranza politica del Duce e sulla sua funzione storica”. A parte alcuni particolari di questa autobiografia su cui ci sarebbe da “divertirsi”, Scalfari ricorda, sia pure di sfuggita, che proprio in quegli anni e con quelle idee e parole d’ordine entrò nella professione giornalistica, scrivendo su “Roma fascista”, e con articoli molto brillanti che già mostravano il suo notevole talento: “pensavo di essere uno dei pochi veri e sinceri fascisti…”. Alemanno ha oggi dichiarato al giornale inglese che odia “tutti i totalitarismi” e che il fascismo “deve essere condannato”. Ma al Sunday non basta. Lo mette nel mirino per aver detto che il fascismo ebbe dei caratteri modernizzatori perché – ad esempio – bonificò le paludi e costruì un quartiere come l’Eur. Il giornalista inglese – che dev’essere di scarse letture - non sa che questa è una semplice constatazione che si ritrova nelle pagine dello storico serio. E non implica affatto l’essere fascisti. Tanto è vero che il già citato Scalfari, nel suo libro, oggi fa la stessa analisi per quanto riguarda l’aspetto politico-comunicativo: “Nacque con il fascismo il partito di massa, un’intuizione moderna (come parecchie altre, a cominciare dalla personalizzazione della politica e del partito nella figura del Capo) fondata su alcuni strumenti di notevole efficacia di carattere culturale e di un tipo specifico di scenografia”. Dunque Scalfari attribuisce a Mussolini “un’intuizione moderna” della politica. A nessuno verrebbe in mente oggi di criminalizzare questa semplice constatazione. Peraltro non è affatto detto che la “modernità” significhi per forza positività. Così come, non si può giudicare il leader del comunismo sovietico, Lenin, come un “fascista” o un “filofascista” per aver detto ai comunisti italiani che “In Italia c’era un solo uomo capace di compiere la rivoluzione, Mussolini, e voi ve lo siete lasciati scappare”. E’ curioso. Abbiamo avuto un presidente della Camera, Bertinotti, che ancora si dice comunista e nessuno ha avuto da ridire quando è stato eletto alla terza carica dello Stato. E’ arrivato Fini che non è mai stato fascista (neanche era nato nel ventennio), è stato solo del Msi, anzi è stato quello che ha liquidato il Msi, e ne viene fuori un caso, pur essendo considerato da tutti un convinto democratico. Abbiamo un presidente della Repubblica che è stato comunista, anzi dirigente del Pci al tempo dell’Unione sovietica, ma nessuno ha da eccepire. Perché nessuno discute oggi la sua sicura fede democratica. Così per Veltroni, che ha il suo bel passato comunista. Se però il nuovo sindaco di Roma militò in gioventù nel Msi (ripeto: non ex fascista, ma ex missino), allora si parla di fascismo. Certo, Alemanno è figlio di una stagione nella quale i giovani di destra e di sinistra ricorsero anche alle mani. “D’Alema può concedersi frivolezze come ‘sono un vecchio bolscevico’, e confessare di aver tirato una bottiglia molotov negli anni duri” (Edmondo Berselli, La Repubblica, 3.2.2005). Ma Alemanno no. D’Alema ha fatto il presidente del Consiglio e il ministro degli esteri senza che il “Sunday Times” lanciasse allarmi. Il bello è che c’è perfino da dubitare che D’Alema abbia mai veramente lanciato quella molotov. Per esempio, Luigi Manconi (che in gioventù fu in Lotta continua e poi è stato classe dirigente di questo Paese) dice che la molotov di D’Alema è “cosa della quale dubito seriamente” (Corriere della sera, 4.1.2001). Ma perché per un politico diessino-democratico è quasi un titolo d’onore, o almeno una simpatica civetteria, il ricordo di una monelleria, aver tirato una molotov in gioventù e per Alemanno dev’essere una colpa indicibile? A chi – come il sottoscritto – ha sempre detestato le ideologie e allora non ebbe mai simpatia né per il comunismo, né per il fascismo, militando in Comunione e liberazione che fu il bersaglio di tante violenze degli estremisti, questo doppiopesismo dà la nausea. Mi sembra che riveli – questo sì – una discutibile cultura democratica.

    Antonio Socci

    Da Libero, 13.5.2008

    la persona e i suoi atti

    Durante questa settimana mi è capitato più volte di pregare e offrire un po’ del mio lavoro quotidiano per i cinque giovani ultrà veronesi che hanno aggredito e ucciso Nicola Tommasoli.
    Ho provato a mettermi nei loro panni, a vivere il loro senso di colpa, schiacciati dal disprezzo di mezzo mondo, a sperimentare il brivido del carcere che li aspetta, a sentire il malessere che si prova quando ci si riscopre superficiali, deboli e stupidi: lo stesso che provo anch’io dopo un peccato, una menzogna, una mancanza di carità, un atto di egoismo, di presunzione, di pigrizia.
    Provo una gran pena, una grande misericordia per loro, vorrei dire un grande affetto.
    Li sento come miei fratelli più piccoli ingannati.
    Oggi tanti ragazzi e giovani vivono in una situazione di inganno ideologico, politico, culturale, morale, economico.
    Ho sognato che, appeso a tutti i campanili del mondo, sui portoni di tutte le scuole e di tutte le università, alla consolle di tutte le discoteche e sulle recinzioni dei campi sportivi vi fosse uno striscione con una scritta: “Cari giovani, seguire Gesù è la vostra gioia!Non sbagliate strada!”
    Non è una frase strana: sono le prime parole che Benedetto XVI nel 2006 ha detto agli 800.000 giovani raccolti nella spianata di Marienfeld, a Colonia.
    Tornando ai nostra fratelli….da amare.
    Capisco che qualcuno possa essersi risentito da questa affermazione.
    Quando sbaglio e provo disgusto per i miei peccati, provo a consolarmi pensando che, per quanto l’abbia fatta grossa, io sono più grande delle mie azioni; ogni persona è molto di più dei suoi atti.
    Le persone vanno amate sempre, gli atti vanno giudicati.
    E’ vero che le azioni appartengono a chi le compie, ma tra persona e azione c’è una distinzione.
    Tutti se ne possono accorgere!
    C’è molta diversità fra il dire ad un bambino: “Sei un Bugiardo!” e il dire: “Hai detto una bugia!”. La prima affermazione ferisce:giudica la persona; la seconda può addirittura essere un gesto di amore:uno strumento per diventare migliore.
    Potrei essere contento che un vero amico mi dica: “Hai fatto una stupidaggine”; certamente non gradirei che qualcuno mi dicesse : “Sei uno stupido!”.
    Gesù incontrando la donna adultera, non la giudica, ma le dice che i suoi atti sono sbagliati e che non deve farli più.
    In questo senso la saggezza del Vangelo ci insegna che le persone non vanno mai giudicate: questo vale per gli altri e per noi stessi.
    Solo Dio ci conosce fino in fondo con una profondità infinita.
    Sono autentiche bugie quelle che accusano la Chiesa di giudicare le persone.
    Ogni giorno che passa,scopro l’importanza di pensare, di ragionare, di capire.
    Mi spavento di coloro che hanno già capito tutto, che non ascoltano e mettono in gioco le proprie sicurezze.
    Scopro fortunatamente che la verità ci supera sempre e non è data in monopolio a nessuno, ma appartiene a tutti.

    Don Nicolò Anselmi