Profiel van andreaNunziocrociato on the ne...Foto'sWeblogLijstenMeer Extra Help

Weblog


    30 juni

    INTERVISTA CON IL CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO



    SONO DELITTI NON DIRITTI

    Aborto e distruzione degli embrioni: «Sono atti contro Dio e
    l'uomo», dice il presidente del Pontificio consiglio per la
    Famiglia, che prepara il raduno mondiale in Spagna.

    ***

    È la quinta volta che le famiglie cattoliche di tutto il
    mondo si riuniscono per far il punto sul proprio ruolo nella
    società e nella Chiesa.
    Accadrà a Valencia, in Spagna, dal 1° al 9 luglio; negli
    ultimi giorni arriverà Benedetto XVI, che non ha alcuna
    intenzione di interrompere la tradizione di Giovanni Paolo
    II, che partecipò a quattro raduni mondiali e solo la sua
    salute, ormai precaria, gli impedì di prendere parte all'ultimo,
    tre anni fa a Manila.

    In Spagna si attende oltre un milione di persone.
    Il tema dell'incontro è la trasmissione della fede in
    famiglia, ma sarà l'occasione per analizzare lo stato della
    famiglia a tutte le latitudini del pianeta.
    A Valencia verrà presentato un documento su quello che il
    cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio
    consiglio per la famiglia, definisce «l'inverno
    demografico», espressione usata anche dal Papa, che colpisce
    soprattutto le nazioni più ricche della Terra.
    Lopez Trujillo, 70 anni, è stato il più giovane cardinale
    creato da Giovanni Paolo II. Aveva 48 anni.
    Colombiano, è stato arcivescovo di Medellín e presidente dei
    vescovi dell'America latina.
    Da 16 anni è a capo del Pontificio consiglio per la
    famiglia.


    Domanda: Eminenza, come sta la famiglia?

    Risposta: «È fragile. Molti giovani non si preparano bene al
    matrimonio e si separano nel giro di poco tempo. Purtroppo
    accade spesso anche tra gli sposi cristiani. E poi si
    giudica eccessivamente faticoso diventare padri e madri. Una
    volta, quando c'era meno ricchezza, la consapevolezza della
    responsabilità del ruolo proprio dei genitori era maggiore.
    Infine, ci si sposa troppo tardi. Ma devo anche riconoscere
    che la maggior parte delle famiglie del mondo procede bene e
    anche nelle nazioni ricche sono molto generose».


    D: Nel vostro recente documento avete scritto che mai come
    in questo tempo la famiglia è sottoposta ad attacchi
    violenti. Perché?

    R: «Le legislazioni e un'ampia parte della cultura laica
    stanno smontando pezzo per pezzo la famiglia. Sta sparendo l'idea
    del matrimonio come bene universale, che fonda una società.
    Fino a non molti anni fa, la legge partiva dal principio che
    la famiglia fosse il pilastro naturale di una società. Oggi
    si tende a dire che la famiglia comprime gli spazi di
    libertà dei singoli. La cultura non aiuta certo il
    matrimonio, anzi, in buona parte, gli è ostile».


    D:Faccia un esempio...

    R:«Alle unioni di fatto vengono riconosciuti gli stessi
    diritti del matrimonio. Fino a dieci anni fa era una follia
    giuridica. Il matrimonio non è più un bene pubblico, la
    legge tende a privatizzarlo e prevede tanti tipi di unione.
    Significa aver sbaragliato tutta la giurisprudenza naturale
    su questo tema».


    D:Si riferisce alla Spagna?

    R:«Non solo, anche al Belgio, all'Olanda, ai Paesi nordici,
    alla Francia. Esportare queste legislazioni e costringere al
    dibattito su questi temi molte nazioni del pianeta è un
    grave errore. Stiamo cambiando le definizioni sulla vita,
    spariscono maschio e femmina, padre e madre. Tutti diventano
    "partner" e così mettiamo a posto la tecnica giuridica».


    D:La Chiesa è accusata di fare una battaglia di retroguardia
    e di perdere fedeli, perché anche molti cattolici sono d'accordo.
    Lei che cosa risponde a queste critiche che vi vengono
    rivolte?

    R:«La Chiesa vuole dialogare e persuadere con argomentazioni
    razionali, valide per tutti. Le coppie di fatto sono una
    finzione giuridica: due persone che non si promettono
    niente, né promettono qualcosa ai figli e nemmeno allo
    Stato, ma vogliono gli stessi diritti del matrimonio. Per le
    coppie omosessuali la cosa è ancora più grave. La coppia c'è
    tra uomo e donna, perché esiste complementarità. Il resto è
    il vuoto assoluto. Ci accusano di usare un linguaggio severo
    e drammatico. Non è vero. Noi commentiamo la realtà che
    abbiamo davanti. Non facciamo proposte nuove, ma spieghiamo
    cosa dicono la Parola di Dio e il magistero della Chiesa. A
    volte gli stessi cattolici fanno difficoltà a capire che
    questa è antropologia biblica».


    D:Si dice, tuttavia, che bisogna lasciare la libertà ai non
    cattolici di comportarsi come vogliono.

    R:«Conosco l'argomentazione: io non lo farò mai, ma gli
    altri. Pensare così significa non accettare il disegno di
    Dio. Eppure, mi sembra che spesso le ragioni siano anche
    altre e indotte dalla polemica politica ed elettorale. Io
    dico che non si può cambiare Governi e mutare anche le
    visioni etiche, che danneggiano la società».


    D:In quale senso?

    R:«Si tende a imporre nuovi diritti umani. Sta accadendo per
    l'aborto, che è un delitto, e invece sta diventando un
    diritto. Lo aveva già detto Giovanni Paolo II nell'Evangelium
    vitae. La vita non è più sacra, intoccabile, ma è diventata
    cosa flessibile nelle mani dell'uomo, che può decidere
    addirittura quando comincia e quando finisce».


    D:C'è ancora la scomunica per l'aborto?

    R:«Sì e colpisce la madre, il medico, gli infermieri, il
    padre se è d'accordo».


    D:E i politici che approvano le leggi?

    R:«Se sono credenti devono dimostrare la coerenza con i loro
    atti. Secondo me, se approvano leggi inique e ingiuste che
    distruggono l'uomo e vanno contro i diritti di Dio, va fatta
    una riflessione, perché essi non potrebbero accostarsi
    all'Eucaristia.
    Nessuno al mondo è autorizzato a contraddire la dottrina
    della Chiesa sulla protezione della vita a tutti i livelli».


    D:Vale anche per chi fa ricerca sulle cellule staminali
    embrionali?

    R:«Certo. È la stessa cosa. Distruggere l'embrione equivale
    all'aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i
    ricercatori che eliminano l'embrione».


    D:Lei queste cose le dice ai politici che incontra?

    R:«È uno dei miei compiti principali e mi è stato chiesto
    espressamente dal Papa: spiegare ai Parlamenti la protezione
    della vita e della famiglia. A volte alcuni cambiano idea».


    D:Ha già incontrato Rosy Bindi, il nuovo ministro della
    Famiglia italiano?

    R:«Non ancora, ma sarei lieto di fare questo incontro».


    D:Di che cosa siete più preoccupati nell'attuale momento in
    Vaticano?

    R:«Temiamo soprattutto che, di fronte alle legislazioni
    attuali, parlare in difesa della vita e dei diritti della
    famiglia stia diventando in alcune società una sorta di
    delitto contro lo Stato, una forma di disobbedienza al
    Governo, una discriminazione contro le donne. La Chiesa
    rischia di essere portata davanti a qualche Corte
    internazionale, se il dibattito si facesse più teso, se si
    ascoltassero le istanze più radicali».


    D:Il dibattito sull'embrione ha radicalizzato lo scontro un
    po' ovunque?

    R:«In un certo senso sì. Si accusa la Chiesa di non
    occuparsi della vita, solo perché siamo contrari alla
    clonazione terapeutica. La Chiesa è consapevole dei
    progressi e insieme dei limiti della scienza. Ma la Chiesa
    difende la vita. Punto e basta. E anche se si provasse il
    successo delle terapie con le staminali embrionali, mai si
    può produrre e poi sopprimere una vita per curarne un'altra.
    Il delirio di onnipotenza dell'uomo sarebbe a questo punto
    totale, con gravi danni per la nostra convivenza. E non lo
    dicono solo i cattolici. Ricordo Oriana Fallaci, laica e
    ammalata di cancro, che ha spiegato che mai permetterebbe ad
    alcuno di curarla con cellule provenienti da embrioni».


    D:Di tutte queste cose parlerete all'incontro di Valencia?

    R:«Sicuramente, e anche di molto altro. La Chiesa non ha
    alcuna intenzione di avviare scontri di civiltà. Né di
    ferire alcuno. Poniamo un problema ai Parlamenti di tutto il
    mondo: queste leggi si occupano del bene comune collettivo,
    oppure si tratta soltanto di favorire gli interessi di
    pochi?».


    di Alberto Bobbio
    (C) Famiglia Cristiana - n. 27 - 2 luglio 2006
    29 juni

    saddam deve essere solo condannato

    Un filosofo cattolico ci spiega perché giustiziare Saddam si
    può ma non si deve

    La richiesta dell'accusa al processo intentato a Saddam
    Hussein, come già, recentemente, l'assassinio del piccolo
    Tommaso, ha riportato in auge il dibattito sulla pena di
    morte (cfr. per es. il parere favorevole all'esecuzione dell'ex
    dittatore iracheno da parte del liberal Paul Barman sul
    Corriere).
    Ma qual è la posizione cattolica riguardo alla pena di
    morte? Per comprenderla bisogna interrogarsi sulle funzioni
    della pena che per S. Tommaso (Somma teologica, II-II, q.
    108, a. 4) e per il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.
    2266) sono: 1) rieducativa; 2) difensiva 3) retributiva.
    Quest'ultima è il corrispettivo, proporzionato, del male
    commesso dal reo, e ristabilisce l'uguaglianza, la
    reciprocità, la simmetria che il reo infrange ottenendo un
    vantaggio indebito a spese degli altri.
    Perciò, come una squadra sportiva che ha barato deve essere
    penalizzata, così il reo deve subire una pena per scontare
    il male che ha compiuto.

    Non solo, ma il reo, prevaricando sui suoi simili, ha
    abdicato alla propria dignità, che la pena gli restituisce.
    In tal modo, dice Platone (Gorgia, 478 A - 479 E), la cosa
    peggiore che può capitare ad un uomo non è commettere
    ingiustizia, ma commettere ingiustizia e non venire punito,
    perché non recupera la propria dignità.

    Ciò significa che esiste un diritto-dovere dello Stato di
    punire, ma anche un diritto del reo di essere punito dallo
    Stato (qualche volta, sebbene raramente, il reo ne è
    consapevole) per poter recuperare la propria dignità.

    Qual è la differenza con la vendetta? Come spiega S. Tommaso
    (Somma teologica, II-II, q. 108, a. 1) la vendetta desidera
    danneggiare il reo, e Berman sul Corriere invoca la pena
    capitale per Saddam "per placare il popolo iracheno"; invece
    la pena come retribuzione ha un'intenzione diversa:
    ristabilire l'uguaglianza infranta dal reo e ridargli la
    dignità che ha perso, quindi non vuole il male del reo, ma
    il suo bene.
    Fare del male a qualcuno non vuol dire sempre fare il male
    morale: il padre che punisce il figlio che sbaglia gli fa
    male, ma non fa del male morale, anzi fa del bene morale e
    fa il bene del figlio.

    Qual è la differenza con la legge del taglione?
    La pena dev'essere proporzionata, ma non guarda solo ai
    fatti (occhio per occhio), bensì anche alle intenzioni, alla
    consapevolezza e alla premeditazione del reo; inoltre la
    logica del taglione colpisce anche chi non c'entra (se x
    uccide i figli di y, y per ritorsione uccide i figli di x),
    mentre la pena retributiva affligge solo il responsabile di
    un male.

    Un'ultima obiezione: il male compiuto non si può cancellare
    e la pena aggiunge un nuovo male a quello già compiuto.
    In realtà, nessuno pretende che il male sia cancellato; con
    la pena si vuole ristabilire l'uguaglianza tra gli uomini,
    quindi la pena non aggiunge un nuovo male a quello già
    esistente, bensì fa del bene.

    Ora, il perdono cristiano concerne il colpevole ma non
    toglie la colpa e la pena: altrimenti il confessore non
    comminerebbe la penitenza al peccatore, che è già pentito. E
    il porgere l'altra guancia non toglie la liceità della
    legittima difesa che, dice il Catechismo (n. 2265), "oltre
    che un diritto, può anche essere un grave dovere, per chi è
    responsabile della vita degli altri" perché io posso
    scegliere di porgere l'altra guancia se qualcuno aggredisce
    me, ma ho il dovere di reagire se qualcuno aggredisce chi è
    sotto la mia responsabilità (per es. se io sono un padre e
    qualcuno aggredisce mio figlio, oppure se sono un governante
    e qualcuno mette in pericolo i cittadini che io devo
    tutelare).

    Per quanto concerne la pena di morte, l'insegnamento
    cattolico distingue la giustificazione teorica della pena di
    morte dall'opportunità della sua applicazione pratica, in un
    caso concreto.
    Ci sono dei requisiti in presenza dei quali la pena capitale
    può essere teoricamente giusta, ma poi essi debbono essere
    riscontrati in concreto.

    Dal punto di vista retributivo, la pena dev'essere
    proporzionata al male compiuto, perciò, dice S. Tommaso
    (Somma teologica, I-II, q. 1, a. 3, ad 3), in linea teorica
    non si può escludere che esistano crimini straordinariamente
    efferati che solo la pena di morte può riequilibrare.
    Ma come stabilire in concreto quando si configura questa
    proporzione, quanto il reo era veramente consapevole della
    malvagità di ciò che stava facendo, quanto era libero, ecc.?

    Dal punto di vista difensivo, per S. Tommaso (Somma
    teologica, II-II, q. 66, a 2, q. 108, a. 3, ad 3) e per il
    Catechismo (n. 2267) è possibile che lo Stato sia costretto
    per difendersi ad uccidere un colpevole: "L'insegnamento
    tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno
    accertamento dell'identità e della responsabilità del
    colpevole, il ricorso alla pena di morte".

    Del resto la pena di morte era prevista dalla legge mosaica
    (Es 21, 14-23, cfr. anche Lev 10 e ss.) ed era conciliabile
    con il comandamento del "non uccidere", che è rivolto alle
    persone private. E S. Paolo dice che l'autorità "non invano
    porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta
    condanna di chi opera il male" (Rm 13, 4 ss).
    Lo Stato non ha diritto di togliermi la vita come non ha
    diritto di togliermi la libertà, a meno che io non meriti
    una pena. Se la pena di morte fosse un assassinio di Stato,
    allora la prigione sarebbe un sequestro di Stato.

    Tuttavia, prosegue il Catechismo, la pena capitale è lecita
    solo "quando questa fosse l'unica via praticabile per
    difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di
    esseri umani".
    Perciò se "i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere
    dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone,
    l'autorità si limiterà a questi mezzi" e oggi "i casi di
    assoluta necessità di soppressione del reo "sono ormai molto
    rari, se non addirittura praticamente inesistenti"".
    Così, dal punto di vista pratico, la pena di morte non è più
    necessaria per la difesa della società.

    Infine, dal punto di vista rieducativo la prospettiva della
    morte può condurre una persona a rivisitare la sua vita e a
    pentirsi; ma non si può essere certi che egli si ravveda per
    questa minaccia, quindi si corre il grave pericolo di punire
    con la morte senza raggiungere il risultato voluto; e
    qualora si potesse conoscere l'interiorità del reo e si
    potesse accertarne l'avvenuto pentimento, non avrebbe più
    senso eseguire la condanna, perché la sola prospettiva della
    morte, senza bisogno dell'esecuzione, avrebbe già ottenuto
    lo scopo.

    Giacomo Samek Lodovici
    Il Foglio, 22.06.2006, p. 2
    28 juni

    cristianesimo colonna portante della civiltà

    Il cristianesimo colonna portante dell'Occidente
    Rino Cammilleri

    Pare che in Cina, al di là delle notizie addomesticate che
    le autorità comuniste hanno interesse a far trapelare, le
    conversioni al cristianesimo si moltiplichino a ritmo
    inaudito.
    Malgrado la repressione.
    È vero, dunque, che il sangue dei martiri è seme di
    cristiani, come anticamente si diceva?
    Anche.
    Ma è possibile che ci sia anche una ragione sociologica.
    Infatti, i popoli che dall'Occidente hanno importato sistemi
    politici ed economici, tecnologie e metodi produttivi non
    possono a lungo reggere la schizofrenia di filosofie non
    compatibili con (o diametralmente opposte a) quella
    occidentale.
    Non si può, cioè, sopportare la dicotomia tra come si vive e
    come si pensa.
    Ora, il fatto è che l'Occidente è quel che è perché
    cristiano (checché ne dica l'abbozzo-aborto di Costituzione
    europea con la sua vera e propria «invenzione del passato»:
    un salto a piè pari dall'antichità classica all'illuminismo,
    senza nulla in mezzo).

    La riprova si ha nell'uscita notevolmente rapida dal
    sottosviluppo di quella fetta di terzomondo che è passato al
    cristianesimo.
    Nelle zone africane dove i missionari hanno potuto operare
    si è giunti anche a sconfiggere l'Aids, e si sta verificando
    una notevole marcia verso l'autosufficienza economica.
    Proprio in Africa, sono gli infiniti tabù delle religioni
    animiste ad ostacolare lo sviluppo.
    È dimostrato che è assolutamente inutile l'obolo continuo di
    mezzi, soldi, tecnologie, materiali e aiuti, perfino il
    condono del debito internazionale, se a riceverli sono
    realtà tribali o «democrazie» ereditarie.
    Diceva Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus annus che
    la vera soluzione del problema sociale è nel Vangelo.

    Il bello è che non si tratta di una delle solite
    affermazioni omeliche, no: è vero e dimostrato.
    È stato il mix di cristianesimo, filosofia greca e
    organizzazione romana a fare uscire l'Europa dal
    sottosviluppo e a creare il medioevo (meglio, la
    cristianità), definito - dalla medievista Régine Pernoud -
    l'unica società sottosviluppata che si è sviluppata da sola.
    I cinesi, per esempio, maneggiavano da sempre diversi
    ritrovati tecnologici (la carta, la polvere pirica, l'ago
    magnetico) ma non svilupparono mai una vera scienza.
    Gli stessi greci, e anche i romani, traevano tutta l'energia
    che loro serviva dalla schiavitù, ma non passarono mai dalla
    pura speculazione teorica al sapere scientifico quale
    intendiamo oggi.
    Gli islamici tornarono al sottosviluppo quando la loro
    religione divenne totalizzante, quando cioè i loro teologi
    stabilirono che le leggi dell'universo non sono immutabili
    (e dunque studiabili) perché ciò contrasterebbe con
    l'assoluta libertà della divinità.

    Ora, il contrario dell'assunto è riscontrabile nella lunga
    esperienza dell'Unione Sovietica, il più colossale tentativo
    della storia di sradicare il cristianesimo.
    In settant'anni quel regime generò solo miseria, e non fu
    capace di creare assolutamente nulla.
    Né arte (l'unica letteratura di qualche interesse era
    quella, non a caso, del dissenso), né scienza (ogni novità
    tecnologica veniva letteralmente trafugata all'Occidente).

    Così, oggi, l'apporto scientifico di Paesi pur sviluppati ma
    non cristiani come India, Cina e Giappone è scarso, se non
    praticamente nullo: in qualche caso ci si limita, al
    massimo, a elaborare creazioni occidentali.
    Bisogna dunque dedurre che la civiltà occidentale è
    superiore ad ogni altra?
    No, si tratta solo di comparare i contenuti dottrinali di
    ogni religione (alla base di ogni «cultura» c'è un preciso
    sistema di credenze religiose) e poi scegliere quale tipo di
    esistenza si vuol vivere.
    In ogni caso, saranno i popoli stessi a votare coi piedi,
    come già sta avvenendo: una buona metà di quanti vivono a
    Sud del Sahara, per esempio, è oggi cristiana.

    (C) Il Giornale, 22-6-2006
    27 juni

    Bella e cinica Italia

    se ha festeggiare sono poi ragazze così....

     

    GOOOL!!!

     

    occhio a totti!!!

     

    le buone abitudini di materazzi...anche se stavolta è di troppo

    le pagelle di tardelli xle squadre qualificate...

    AGI) - Roma, 23 giu. - Ghana da 10 e lode, Ecuador da 10. Poi, Argentina e Brasile con 9. Soltanto un 6,5 per l'Italia. Marco Tardelli da' i voti alle 16 squadre approdate agli ottavi di Germania 2006.
      - GHANA (10 e lode): E' il successo di un intero continente. Nessuno aspettava Essien e compagni agli ottavi.
      - ECUADOR (10): E' andato oltre le attese mostrando anche alcune buone individualita'.
      - ARGENTINA (9): E' sicuramente la squadra che ha piu' impressionato nel corso della prima fase.
      - BRASILE (9): Il sorriso con cui affronta le partite e' gia' una vittoria.
      - SPAGNA (8,5): Finora ha fatto benissimo ma va valutata nel lungo periodo. Troppo spesso e' scoppiata lungo la strada.
      - GERMANIA (8,5): Klinsmann ha lavorato davvero bene su un gruppo giovane.
      - PORTOGALLO (8): Sembra diverso dal passato, piu' compatto e piu' concreto. Manca sempre un centravanti di livello assoluto.
      - OLANDA (8): Si e' qualificata con un turno d'anticipo e ha costretto l'Argentina al pari.
      - AUSTRALIA (7): Merito a Guus Hiddink per un risultato storico e per l'organizzazione data alla squadra.
      - SVIZZERA (7): E' un bel gruppo. Magari senza spunti particolari ma davvero molto solido.
      - ITALIA (6,5): Un voto di incoraggiamento. Dobbiamo migliorare molto sul piano del gioco.
      - SVEZIA (6,5): Senza campioni, ha fatto la sua parte senza demeritare ma anche senza grandi luci.
      - INGHILTERRA (6): Non ha giocato bene e non ha fuoriclasse. Deludente il tanto decantato Beckham.
      - UCRAINA (6): Sinceramente mi aspettavo di piu', soprattutto da Shevchenko limitato da qualche problema fisico.
      - MESSICO (6): Squadra leggera in attacco. Puo' dirsi gia' soddisfatto della promozione.
      - FRANCIA (5,5): Squadra vecchia e demotivata. Si e' salvata per il rotto della cuffia. (AGI)

    potere che mortifica la coscienza

    di Mons. Luigi Negri
    Vescovo di San Marino-Montefeltro


    Sono bastate poche settimane di governo dell'Unione per fare
    l'esperienza di quello che l'illustre giurista Piero
    Pajardi, in un suo attualissimo libro, definiva la lussuria
    del potere.

    Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: affermazioni
    di ministri che si sarebbero attuate ricerche e
    sperimentazioni sulle cellule staminali degli embrioni, che
    la famigerata «pillola del giorno dopo» sarebbe stata, a
    breve, mutualizzata, che si sarebbero creati luoghi per
    aiutare i drogati «a drogarsi»... e tutto questo con grandi
    inni alla libertà e alla democrazia che vivono in maniera
    totale solo a Cuba e con inquietanti ricordi di un passato
    non propriamente esemplare di uomini ormai ai vertici delle
    istituzioni.
    Su alcune cose il popolo sovrano si è espresso in modo
    inconfutabile: con una maggioranza schiacciante il
    fallimento del referendum sulla fecondazione assistita ha
    chiuso, anche, ogni sperimentazione embrionale.
    Ma all'onorevole ministro dell'Università e della ricerca
    Fabio Mussi sembra che questo non faccia nessun problema.

    Altre questioni sono in assoluta rottura con quei valori che
    il popolo italiano sente singolarmente vicini alla propria
    mens e che il Papa Benedetto XVI ha definito «non
    negoziabili»: la vita, la persona, la famiglia, l'educazione.

    Ma le convinzioni del popolo dal potere catto-comunista non
    vengono prese in considerazione. Siamo di fronte ad una
    arroganza da «cafoni».

    Le istituzioni hanno valore se sono «benedette», cioè di
    sinistra: in caso contrario sono da superare, quando non da
    abbattere, per affermare la propria «egemonia» (sta tornando
    di moda questa orrenda parola).

    L'arroganza accompagna inevitabilmente un potere ideologico,
    sostanzialmente ancora totalitario. Ma chi dice ancora che
    lo stalinismo è morto?

    Nelle file dell'Unione militano anche dei cattolici,
    dichiarati e «famosi».
    Molti si aspettavano che questi cattolici, di fronte alle
    iniziative politiche o affermazioni tese a negare verità
    sostanziali della verità cattolica, avrebbero assunto una
    posizione critica e forse anche dato vita, insieme ad altri
    cattolici, ad iniziative anche politiche che impedissero la
    sconfitta della Chiesa, e quindi della civiltà.

    Niente da fare.
    Come «l'ordine regnava a Varsavia», così l'ordine regna a
    Roma.
    Ancora una volta la ragione di potere sconfigge la coscienza
    cristiana e la libertà personale.

    Anzi, uno di questi famosi uomini politici cattolici,
    approdato «finalmente» al Pds, dopo essere stato presidente
    diocesano di una grande associazione cattolica, capo ufficio
    stampa di una prestigiosa università, fondatore
    dell'Associazione cattolica Città per l'uomo ha detto
    esplicitamente che salvare l'unità dell'Unione (bellissimo
    scherzetto semantico) era un valore che superava tutti gli
    altri.

    Anche la fede, anche l'unità dei cristiani nel Battesimo,
    anche l'obbedienza al Papa?
    Pare proprio di sì.
    Stiamo assistendo allo spettacolo miserevole della fine
    ingloriosa del cattolicesimo sociale, che è stato un evento
    epocale per il nostro Paese e per la sua democrazia.

    [...]  immensa schiera di cristiani che hanno, in politica,
    difeso la Chiesa e promosso la democrazia hanno di che
    rivoltarsi nelle loro tombe.

    Tratto da http://www.ilgiornale.it/del 18 giugno 2006
    23 juni

    osservatore romano su prodi

    Le decisioni sulle staminali embrionali: una scelta che
    tradisce l'identità del Paese

    Il Governo ha ratificato la decisione del ministro per
    l'Università e la Ricerca scientifica Fabio Mussi di
    ritirare l'adesione italiana alla dichiarazione etica con la
    quale Italia, Francia, Polonia, Slovacchia avevano bloccato
    i finanziamenti dell'Unione europea alla ricerca sulle
    cellule staminali attraverso la coltivazione di embrioni
    umani.

    Così questa volta l'Esecutivo è uscito allo scoperto, senza
    invocare la natura personale degli interventi dei suoi
    ministri, ed anzi uniformandosi ad un atto che già aveva
    suscitato e continua a suscitare perplessità anche
    all'interno della stessa maggioranza. Tanta chiarezza
    sprecata per affermare di fatto un principio sul quale la
    maggior parte degli italiani ha già dimostrato contrarietà:
    la possibilità di fare sperimentazione su cellule staminali
    embrionali. Un'indebita intrusione nell'ambito di valori che
    non sono negoziabili neanche sotto il profilo meramente
    etico. Sembra che al di là degli interventi personali dei
    singoli ministri, l'orientamento del Governo italiano sia
    ormai sempre più delineato attraverso prese di posizione che
    puntualmente vanno nella direzione di una malintesa laicità,
    la quale, nata dalla preoccupazione di rassicurare le
    componenti più radicali della maggioranza, finisce per
    portare il Paese a scimmiottare grottescamente esperienze
    d'oltre confine, tradendo l'identità più profonda
    dell'Italia e la stessa volontà espressa dagli elettori.

    Insieme all'appoggio alla linea Mussi il Governo ha anche.
    discusso circa i finanziamenti Ue alla ricerca per il
    prossimo quinquennio 2007-2013: un budget di 73.215 milioni
    di Euro, parte dei quali destinati alla ricerca sulle
    staminali.La componente cattolica della maggioranza di
    centrosinistra ha se non altro ottenuto la garanzia della
    difesa in tutte le sue conseguenze della legge 40, quella
    sulla fecondazione artificiale, che vieta la ricerca sulle
    staminali embrionali: rifinanziamento del Fondo nazionale
    per la ricerca italiana sulle staminali somatiche, dunque, e
    impegno a far sì che in sede Ue, il 24 luglio prossimo, il
    Governo si batta per indirizzare su questo tipo di ricerca i
    fondi europei, a scapito della ricerca sulle staminali
    embrionali.

    La decisione del Governo rispetto alla dichiarazione etica
    ha ovviamente suscitato la reazione critica del
    centrodestra: «La legge 40 era di confine tra etica e
    scienza. Il voto di oggi è uno schiaffo ai cittadini
    italiani, oggi la nostra è una democrazia offesa», ha detto
    il vice presidente dei senatori di Forza Italia, Elisabetta
    Alberti Casellati, commentando la decisione del Senato di
    respingere :una proposta avanzata dalla Cdl di discutere in
    aula le mozioni sulla bioetica. «E' una situazione politica
    aberrante. La consultazione popolare - ha ricordato con
    riferimento al referendum sulla legge 40 - è la prima forma
    di democrazia diretta e il voto di oggi è uno schiaffo agli
    italiani» .

    (C) L'Osservatore Romano, 14 giugno 2006

    CI VOGLIONO COME UNA PLEBE TUTTA PAURA E ISTINTI, MA C’E’ UNA SPERANZA… 20.06.2006
    Mentre infuriano le polemiche sul gay pride e sulle presunte “interferenze” della Chiesa su questioni di costume e di etica pubblica (il Papa stesso ha dovuto precisare, con uno splendido discorso ai giovani, che la Chiesa non è “sessuofobica” e non è un tribunale di proibizioni, ma è un grande “si” alla felicità), è uscita una sorprendente e inattesa apologia della Chiesa Cattolica sulla “Rivista di sessuologia”, che è il magazine ufficiale del Centro italiano di sessuologia.

    Perché un simile riconoscimento alla Chiesa da un ambiente scientifico, certamente laico? Azzardo una risposta: per l’ “infelicità” di questo tempo di falsa esuberanza, congestionata e obbligatoria. Perché è ormai una malattia sociale che non trova guarigione senza un abbraccio consolante, che dà senso al vivere e al morire.

    L’editoriale del direttore della rivista, Franco Avenia, parte dal diffuso clima ansiogeno in cui ci siamo abituati a vivere. Fa una rassegna delle nostre paure pubbliche e private. Una marea. Ne potremmo aggiungere molte altre. Ormai l’ansia è il nostro pane quotidiano, come rivela il continuo aumento del consumo di psicofarmaci. L’altroieri “Il Venerdì di Repubblica” – per dire – ha dedicato la copertina proprio a “I nostri luoghi oscuri”. Cioè alla paura. Dai “grandi casi di cronaca agli intrighi politici, dai serial killer ai terroristi”. Il “Venerdi” è andato ad attingere a quell’industria letteraria della paura che è il giallo: James Ellroy, Stephen King e molti altri. Anche in Italia il genere giallo vive un clamoroso boom da dieci anni.

    In realtà però l’industria della paura non è solo letteraria, è molto più grande e pervasiva. I giornali e i media stessi ne fanno parte e non c’è solo la morbosa telenovela di Cogne: i quotidiani titoli dei tg grondano ansia e sangue, specialmente in estate. Ci sono poi potentissime lobby della paura come quelle ecologiste deputate ad annunciarci ogni giorno catastrofi angoscianti e la fine del mondo prossima ventura (sempre puntualmente rinviata): per farsi un’idea di questa colossale bufala consiglierei di leggere – a parte il monumentale volume di Lomborg, “L’ambientalista scettico” – il libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari “Le bugie degli ambientalisti”. O il recente volume di Paul Driessen “Eco-imperialismo”, semplicemente impressionante. Poi ci sono gli allarmi sulla salute: quelli planetari come la mucca pazza, la Sars e la febbre aviaria o il bombardamento quotidiano su ciò che fa male, sui cibi adulterati, il fumo, lo stress e sulle malattie sempre incombenti, un bombardamento che ci ha trasformato in un esercito di ipocondriaci divoratori di medicine (ci sono pillole per qualsiasi cosa).

    Perché si vuole una società così ansiogena e angosciata? Un’ipotesi veramente intelligente è appunto quella di Avenia che segnala l’altra faccia della medaglia: “al diuturno tam-tam mediatico della paura fa da contrappeso, insospettabilmente, ma non involontariamente, il richiamo sessuale”.

    La stessa impaginazione dei giornali e dei programmi tv dosa notizie ansiogene-catastrofiche e immagini sexy. La pubblicità ne è piena. Il “caso letterario” dell’anno è il “demi-porno romanzo ‘Cento colpi di spazzola’ ”, amplificato da tv e cinema. Perché “il sesso fa vendere, il sesso spinge, ma soprattutto distoglie dalla paura, narcotizzando fino al prossimo telegiornale. Una continua altalena tra la morte e la vita, tra la punizione attesa ed il premio sospirato. Un sistema efficace di contrappesi che lascia scorrere in mezzo, in una sostanziale indifferenza, ogni menzogna, ogni nefandezza, ogni sopruso, sia esso sociale, economico o politico”. Avenia ricorda le “tre F (Forca, Farina e feste)” con cui un tempo si dominava sulle masse e le aggiorna oggi con le tre P, Paura, Pornografia e Pallone. E qui lo specialista fa questa considerazione: “Non può essere un caso che l’unica istituzione capace di dar sollievo morale alla sofferenza quanto alla consapevolezza della morte e di demitizzare il sesso, sia sempre di più attaccata ed in modo così feroce. La Chiesa Cattolica è fatta oggetto da tempo di una aggressività continua, un odio difficilmente comprensibile, che forse può essere spiegato solo con l’interesse a delegittimarla. Dovremmo seriamente interrogarci su tali fenomeni”. Il simbolo del momento infatti è “Il Codice da Vinci” che non a caso dosa furbamente tutti questi ingredienti: un po’ di giallo, un po’ di sesso e uno smandrappato anticattolicesimo.

    Voglio citare ancora un passo di questo intervento intelligente e anticonformista di Avenia, proprio perché nasce da un approccio medico-scientifico alle sofferenze sociali e alla questione della sessualità: “La Chiesa Cattolica, conforto per i più deboli e speranza nel dolore, elemento stabilizzante della società nei secoli, è ora temuta e avversata” nota Avenia “come capace di spezzare il vantaggioso equilibrio scovato a fondo delle nostre paure più radicate e degli impulsi più facilmente sollecitabili. Un equilibrio funzionale alla conservazione di poteri che hanno perso progressivamente autorità e l’hanno sostituita con uno strisciante, quanto sinistro autoritarismo”.

    Come appare dunque dal pasoliniano Palazzo, laggiù in basso, questa plebe variopinta che sarebbe il “popolo sovrano”? Come “una moltitudine tutta angosce ed istinti, facilmente influenzabile, governabile, spolpabile fino all’osso. Sono uomini e donne spaventati, drogati con un erotismo d’accatto, resi mansueti da chi sapientemente usa il bastone della paura e la carota del sesso”. Se infatti una volta Marx definiva la religione l’oppio dei popoli, “oggi a ben guardare è il sesso l’oppio della nostra società, contraltare ad uno sciame di paure liberate artatamente nell’etere e fatte posare, il giorno dopo, sulle pagine dei giornali”.

    Questo quadro descrive quantomeno come ci vogliono. Come i media rappresentano il Paese, anzi come cercano di plasmarlo. Un dominio che pretende di esprimersi perfino sui corpi oltreché sulle anime. Tutti, giornali e tv, sono omologati alla stessa monocultura: lo si è visto nel referendum dell’anno scorso, quando l’intero schieramento mediatico sponsorizzò questo tipo di sottocultura dell’ “io-istintivo” (tutto voglie e paure). Eppure in quel caso il Paese disse no. Avemmo un sussulto della testa e del cuore, del nostro vero io. Subito censurato e rimosso dai media. “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile” (Rilke)

    (C) Libero 18 giugno 2006
    21 juni

    stato confusionale

    Il disagio della Chiesa di fronte alle sortire che
    contestano apertamente il Magistero. Ecco come riconoscere
    alcuni fra gli errori più diffusi, anche fra i credenti.
    Per evitare di fare "naufragio nella fede".


    Ogni tanto capita, con la stessa ripetitività delle
    stagioni. Una personalità del mondo cattolico rilascia
    un'intervista nella quale prende le distanze
    dall'insegnamento della Chiesa. A questo punto i giornali -
    giustamente - rilanciano con grande fragore la notizia,
    gli intellettuali discutono, il mondo cattolico ufficiale
    soffre in silenzio per non alimentare scandali. E il
    popolo dei fedeli rimane disorientato, stordito. Come un
    gregge nel quale qualche pecora si mettesse a contestare
    l'affidabilità del pastore.

    In realtà, questi episodi hanno alcuni elementi fra loro
    comuni, che permettono di smascherarli per quello che sono:
    l'espressione dell'antica e mai sopita ambizione dell'uomo
    di essere norma a sé stesso. L'adesione alla Chiesa è un
    atto insieme di libertà e di sottomissione: fede e ragione
    si sostengono, ma l'atteggiamento richiesto al cuore
    dell'uomo è innanzitutto l'umiltà. Dio, e non l'uomo, è
    l'artefice della Creazione. E dunque, Dio e non l'uomo è il
    Legislatore. Dunque, la verità è stata affidata da Cristo
    alla Chiesa. Spetta al Papa custodirla, in conformità alla
    Tradizione e in comunione con i vescovi. I teologi, gli
    intellettuali, i sinodi, i convegni ecclesiali, e perfino i
    singoli vescovi sono voci senza dubbio interessanti; ma non
    sono la Chiesa.

    Ora, basta rileggere alcuni esempi di queste "voci fuori dal
    coro" del Magistero, per riconoscere che esse mettono a
    repentaglio la salvezza stessa delle anime. Ricordiamo che,
    per l'uomo, il rischio più grande è fare "naufragio nella
    fede", e perdere così la vita eterna, come San Paolo ricorda
    con toni accorati a Timoteo. Ecco una sintesi dei principali
    errori che si ritrovano in queste sortite, compiute da
    cattolici in stato confusionale.

    L' importante è dialogare: meglio evitare divisioni che dire
    la verità.
    Il cattolico "dialogante" ritiene che affermare delle verità
    oggettive, insegnate dalla Chiesa e confermate dalla ragione
    umana, sia un atto di prevaricazione, frutto di preconcetti
    e di posizioni pregiudiziali. La Chiesa deve scendere dalla
    sua scomoda cattedra, per lasciare il suo posto ai non
    credenti, che assumono il compito di insegnare la (loro)
    verità ai cattolici, che brancolano nel buio. Questo tipo
    umano sogna un Papa che si affacci dalla sua finestra solo
    per benedire e salutare in molte lingue. Ma che sia muto
    ogni volta che ci sia di affermare verità scomode e
    impopolari sulla dottrina della fede e della morale.
    L'importante è evitare affermazioni apodittiche. E
    siccome i dieci
    comandamenti sono quanto di più apodittico si possa
    immaginare, ecco che si propone di ritirare dal mercato il
    decalogo, almeno nelle sue prescrizioni più contestate.

    La verità forse esiste, ma l'uomo non può conoscerla.
    Per questo cattolico, la Chiesa non può dirimere sempre ogni
    controversia morale, perché esistono delle "zone grigie",
    delle aree nebbiose dove la verità non si distingue, e dove
    la cosa migliore è aprire un dibattito. Quali sono queste
    zone grigie? Quelle nelle quali si manifesta una diversità
    di opinioni nella società. Dunque, in una società pluralista
    e relativista, tutta la vita morale può diventare una
    sconfinata "zona grigia", riducendo l'autorità della Chiesa
    al silenzio praticamente su tutto. Saranno da evitare in
    particolare pronunciamenti su divorzio, aborto, fecondazione
    artificiale, eutanasia.
    La verità è un prodotto del dialogo. Per questo genere di
    cattolici, la verità non preesiste alla discussione. Non è
    una realtà che c'è, e che l'uomo ha il compito di scoprire
    con l'auto della Chiesa. No: la verità si rinnova
    continuamente, grazie alla dialettica: le "parti" esprimono
    rispettosamente delle posizioni, e così si raggiunge un
    punto di mediazioni (provvisorio) che costituisce la verità
    accettabile da tutti in quel momento. Se, ad esempio, uno
    dice che l'aborto è lecito, e un altro dice che non è
    lecito, la verità prodotta sarà che l'aborto è un po'
    lecito: si può fare in certi casi.

    Anche se sei ignorante, dialoga lo stesso.
    Per discutere, è buona regola sapere ciò di cui si parla. Ma
    la foga di dialogare è così forte, in alcuni cattolici, che
    si va al confronto senza essere preparati. Il tuo
    interlocutore dice, ad esempio, che l'ootide non è un essere
    umano? Prendi subito per buona questa solenne corbelleria.
    Mentre dovresti sapere che dal primo momento della
    fecondazione in poi il nuovo organismo vivente (anche con
    due pronuclei, cioè allo stadio di ootide) è caratterizzato
    da uno sviluppo coordinato, continuo e graduale, che
    permette di qualificarlo appunto come individuo (umano) e
    come vivo (A. Serra e R. Colombo, Identità e statuto
    dell'embrione umano: il contributo della biologia in
    Pontificia Accademia Pro Vita, Identità e statuto
    dell'embrione umano, Libreria Editrice Vaticana, Città
    del Vaticano 1998). All'ignoranza scientifica si
    accompagna talvolta un'imbarazzante impreparazione
    morale: potrà così accadere che si giustifichi l'aborto
    facendo leva sul principio della legittima difesa; tesi
    assurda, che implicherebbe attribuire
    al concepito il ruolo di "ingiusto aggressore"!

    Bisogna inventare un "cattolicesimo sostenibile".
    Il cattolicesimo oggi è diventato impresentabile di fronte
    alla modernità: bisogna aggiornarne gli elementi più scomodi
    per renderlo sostenibile, un po' come affermano gli
    ambientalisti di fronte allo sviluppo. La prima regola per
    questo lifting è astenersi dal giudicare frettolosamente:
    meglio discutere serenamente per non creare inutili
    divisioni, e far derivare le regole da ciò che i più pensano
    e fanno. La sociologia sostituisce la riflessione morale e
    soppianta la legge naturale. La prassi genera la norma. Per
    cui, se la gente chiede la fecondazione artificiale, noi
    gliela dobbiamo dare.

    Il male non si combatte: si regolamenta.
    Secondo questo falso cattolicesimo, si può anche riconoscere
    che una certa condotta sia cattiva. Ma - in base al
    principio assoluto che si deve dialogare con tutti - bisogna
    in un certo senso dialogare anche con il male. E scendere a
    patti con esso. Quindi, le leggi dello Stato non vieteranno
    l'aborto. Se lo facessero, si creerebbero inutili divisioni.
    Meglio regolamentare il fenomeno. Così, il male non consiste
    più nell'atto dell'uccidere il concepito. Il male è l'aborto
    clandestino (che minaccia la vita delle donne) mentre l'aborto
    legale diventa "buono", perché fatto secondo le norme dello
    Stato. Verranno uccisi molti innocenti, è vero; ma sarà
    salva la pace sociale e il dialogo permanente con tutti i
    sopravvissuti.

    Chi compie il male va capito e giustificato.
    La Chiesa insegna una dottrina esigente e offre insieme un
    perdono senza limiti da parte di Dio. Invece, per il
    cattolico del dissenso (dal Papa) il perdono sostituisce la
    dottrina. Siccome chi commette un male può agire in
    circostanze molto difficili, allora occorre sospendere il
    giudizio sulla sua condotta, ed evitare ogni condanna.
    Questo approccio non ha solo valenze morali - potremmo dire
    "da confessionale" - ma pretende di avere conseguenze
    giuridiche e politiche. Esempio: una donna abortisce.
    Peccato, ma poiché ha vissuto un dramma, come può la società
    prevedere una pena, anche lieve, per la sua condotta? E
    ancora: un uomo elimina con l'eutanasia sua moglie. Non è
    bello. Però, vista sua sofferenza, quale giudice potrà
    dichiararlo colpevole? Questo criterio potrà essere
    applicato ad altre infinite "zone grigie": un uomo scopre
    che la moglie lo tradisce, e la uccide. Ma in quest'ultimo
    caso, il cattolico politicamente corretto si dichiarerà
    inflessibile e per nulla comprensivo, nonostante le
    "terribili circostanze" in cui il delitto è avvenuto.

    Come si vede, quello che alla fine ci resta in mano è
    soltanto un pallido ricordo del cattolicesimo. Un corpo
    freddo e morto, che ha perso per strada l'amore per la
    Verità e la certezza della presenza viva e reale di Cristo
    in mezzo alla Chiesa. Un cattolicesimo senza croce e senza
    testimonianza, in fuga di fronte al martirio quotidiano
    dell'incomprensione del mondo.
    Non rimane che aiutare questi fratelli con l'apostolato
    della verità. E pregare per loro, perché grande è il
    pericolo che rappresentano per la salvezza di molte anime. A
    cominciare dalla loro.


    Mario Palmaro
    http://www.iltimone.org/ N. 54, giugno 2006
    20 juni

    Il mistero di quella ferita nascosta… con una promessa di Gesù
    Il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, pochi mesi fa ci ha elargito questa sorprendente rivelazione: “infine sono Dio” (L’Espresso, 24 novembre 2005). Voleva essere una provocazione intellettuale, in conclusione di un discorso confuso su Darwin. Ma il cardinal Martini, volendo pubblicare una conferenza sul “dialogo fra le religioni”, avrà pensato che La Repubblica fosse il posto adatto. Mi ha colpito che il prelato – parlando di rapporti fra religioni – non abbia mai rammentato Gesù Cristo, nemmeno per sbaglio. Ha fatto dotte riflessioni sul “linguaggio” biblico, ma del Salvatore nulla. Molte parole, ma del Verbo non c’è traccia.

    Non è questione di citazioni, ovviamente. Ma viene da chiedersi malinconicamente se non siamo ormai passati tutti dal Verbo alle chiacchiere. Se non abbiamo sostituito l’annuncio della Chiesa Cattolica – “Il Verbo si è fatto carne” – con quello della “chiesa catodica” che più o meno suona: il Verbo si è fatto carta. Mi chiedo se non finiamo tutti, come Scalfari, per confondere Dio con Io, innalzando altari al secondo. Ho ripensato ai versi di Eliot: “O sciagurata generazione d’uomini colti/ traditi nei dedali del vostro stesso ingegno/ Vi ho dato mani che distogliete dall’adorazione/ Vi ho dato la parola e voi la usate in infinite chiacchiere/ Leggete molto, ma non il Verbo di Dio/ Costruite molto, ma non la Casa di Dio”.

    Il cardinal Martini non è più arcivescovo di Milano, ma l’epoca di Tettamanzi non sembra diversa, è quella – per capirsi – dove la presidenza dell’ Azione Cattolica ambrosiana sembra aver confuso la Costituzione italiana con il Vangelo e ha lanciato la crociata sul referendum del 25 giugno (e quello di anno scorso sui fondamenti della vita umana?). Leggo in un articolo di Sandro Magister sull’Espresso che, nella cattedrale di Milano, una delle diocesi più importanti del mondo, dal 22 settembre scorso si vuole “modernizzare” il cristianesimo con “videoinstallazioni, musica elettronica e arte astratta”. Il 7 giugno scorso, settimana di Pentecoste, il pubblico è stato deliziato da lettura di Spinoza, il 16 maggio da una conferenza di Panikkar (chiedere informazioni in proposito a Joseph Ratzinger). L'11 maggio, “per introdurre un ciclo dedicato al libro di Giobbe” spiega Magister “è stato chiamato a parlare in Duomo il professor Massimo Cacciari: oltre che sindaco di Venezia, filosofo ‘non credente’, come altri che in anni precedenti avevano preso parte a incontri promossi dal cardinale Martini col titolo, appunto, di ‘Cattedra dei non credenti’. Cacciari ha tessuto l'elogio del vivere senza fede e senza certezze”.

    Che geniale idea. Chissà perché non è mai venuto in mente ai padri della Chiesa. Magister prosegue: “Ma forse il momento più rivelatore di come oggi nel Duomo di Milano si intenda fare ‘nuova evangelizzazione’ è stata la Quaresima del 2004... L'intento dichiarato, in tre serate, era di meditare sulle ‘ultime parole di Cristo in croce’. Ma invece che i testi dei quattro Vangeli, al pubblico accorso in Duomo sono state lette – da intellettuali e attori di grido – pagine di autori come Oscar Wilde, Marguerite Yourcenar, Pier Paolo Pasolini, Jack Kerouac. Il tutto era accompagnato da musica e video. Tra i cantanti c'era Alice, vincitrice del Festival di Sanremo nel 1981. Tra i videoartisti c'erano Bill Viola e Michiel van Bakel”. Col pubblico che voltava le spalle all’altare.

    Cosa è diventato il nostro cristianesimo? Non è un vanesio brancolare nel buio, un fatuo vaniloquio che strizza l’occhio al pensiero dominante? Temo di sì. E dov’è il cristianesimo vero? Proprio in questi giorni ho letto il libro di Andrea Tornielli, “Il segreto di Padre Pio e Karol Wojtyla”. Senza aver mai fatto conferenze sul dialogo fra le religioni, né trovate multimediali, padre Pio continua ad attrarre atei e agnostici, protestanti, mangiapreti e perfino induisti e buddisti. Padre Pio non parlava di Dio, ma parlava con Dio. Non andava in televisione né rilasciava interviste. Eppure tutto il mondo correva lassù, in quello sperduto paesetto del Gargano. Perché? Cosa c’era? Come era cominciato il “caso padre Pio”? Tornielli ricorda un appunto fondamentale del novembre del 1910 dove il frate scrive: “Da parecchio tempo sento in me il bisogno di offrirmi vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio ora è diventato una forte passione”. Che significa questo desiderio di “offrirsi” per la salvezza dei peccatori come e con Gesù? Don Giussani ha spiegato che proprio questa è la vita cristiana, cioè la santità: “il santo, ciò che brama non è la santità come perfezione; è la santità come incontro, come appoggio, adesione, immedesimazione con Gesù Cristo. L’incontro con Cristo gli dà la certezza di una Presenza la cui forza lo libera dal male e rende la sua libertà capace del bene”.

    In effetti questa immedesimazione con Cristo per il frate cappuccino arriva, per grazia, a un vertice vertiginoso, lo stesso di san Francesco. Nel 1911, annota Tornielli, iniziano per padre Pio dei fenomeni strani che culminano con l’incredibile dono delle stimmate, le ferite della crocifissione di Gesù che si aprono sulla carne del frate (padre Pio è il primo sacerdote stimmatizzato). Quelle ferite sono un enigma per la scienza trattandosi di piaghe che non si rimarginano e neanche vanno in cancrena.

    Il libro di Tornielli, grazie alla documentazione pubblicata recentemente da Stefano Campanella, direttore di “Tele Radio padre Pio”, rivela che il frate aveva un’ulteriore ferita, che era la più dolorosa, di cui nessuno seppe mai nulla: sulla spalla, la stessa ferita che a Gesù fu provocata dal legno della croce portato fino al Calvario. Una ferita che gli scoprì tre ossa e la cui traccia si scorge anche nella Sindone. Di quella ferita di padre Pio, spiega Tornielli, solo un uomo aveva saputo: un giovane sacerdote polacco che venne a confessarsi dal frate a San Giovanni Rotondo nella Pasqua del 1948. Quel sacerdote era Karol Wojtyla. A lui padre Pio confidò che quella era la ferita più straziante.

    Insieme con le altre piaghe essa dava dolori atroci al frate durante ogni santa messa nella quale il cappuccino riviveva fisicamente la passione di Gesù. Un fiume immenso di persone attraverso padre Pio ha ottenuto miracoli straordinari e soprattutto il miracolo della conversione. Satana (che i teologi moderni non rammentano mai) colpiva e torturava continuamente il frate, che era sottoposto a persecuzioni, calunnie, condanne e umiliazioni pure da parte degli stessi ecclesiastici (come molti santi).

    Padre Pio accettò tutto per abbracciare ancora di più il dolore di tanti esseri umani, compresi quelli che soffrono in Purgatorio. Prende su di sé e sconta con la sua sofferenza un fiume immenso di peccati e, commosso per i tanti malati che gli si rivolgono, cerca di soccorrere anche la loro sofferenza. Intercedendo per loro, ottenendo spesso prodigiose guarigioni, ma anche concretamente con una grande opera che è un rifugio di tutti i sofferenti, oggi diventato ospedale d’avanguardia nel mondo: la Casa sollievo della sofferenza, fondata proprio 50 anni fa.

    Il santo frate voleva far comprendere che la sofferenza chiede carità a tutti e che, vissuta con amore, ha un valore immenso. Era il testimone di quel Gesù che nei vangeli si vede sempre preso da compassione per il dolore degli esseri umani. Quel Gesù che – dicono gli evangelisti – spesso arrivava a sera sfinito perché, senza mai fermarsi, instancabilmente, ascoltava tutti, accoglieva tutti e “guariva tutti”. Questo Dio che si commuove per le nostre sofferenze e che le prende tutte su di sé, questo è il cristianesimo.

    E qui si intuisce forse perché Dio abbia voluto nel nostro tempo un santo come padre Pio che i media, sprezzanti, definiscono “medievale”. Lo ha spiegato bene il cardinal Siri: “con le stigmate che ha portato e con le altre sofferenze fisiche e morali, padre Pio richiama l’attenzione degli uomini sul corpo di Cristo come mezzo di salvezza… E’ una verità talmente importante che quando gli uomini, lungo il corso della storia, l’hanno dimenticata o hanno cercato di travisarla, Dio è sempre intervenuto con avvenimenti, fatti, miracoli. Nel nostro tempo, la tentazione di dimenticare la realtà del Corpo di Cristo è grandissima. E Dio ci ha inviato quest’uomo col compito di richiamarci alla verità”.

    PS In visione Gesù rivelò a San Bernardo di Chiaravalle l’esistenza di questa straziante ferita e gli promise che per chiunque si rivolgerà a lui in virtù di questa santa piaga, recitando ogni giorno tre Pater, tre Ave e tre Gloria… “perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa e in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”

    (C) Libero di oggi 14 giugno

    13 juni

    sono solo canzonette?

    di Massimo Introvigne

    Le canzonette sono innocue? Si potrebbe crederlo, ma talora
    non è vero. Prescindiamo dai noti sproloqui musicali di
    Benigni, secondo cui a ogni successo di Berlusconi subiva
    danni in quelle parti del corpo che fanno rima con il
    cognome del leader di Forza Italia (siccome Berlusconi, in
    Sicilia e altrove, non demorde, si starà arricchendo l'urologo
    del noto comico).

    Parliamo invece di tal Simone Cristicchi (il cognome, in
    questo caso, inganna) che deve avere i suoi santi in
    paradiso perché si è esibito a Sanremo, fa sentire la sua
    voce su tutte le radio nazionali ed è perfino invitato in
    diverse università italiane dove tiene sedute di "igiene
    mentale".

    Il lavaggio del cervello da cui la sua "igiene mentale"
    dovrebbe liberarci è quello imposto dai preti. La
    canzone-clou dei suoi spettacoli si chiama appunto "Prete".
    Inizia ricordando che "da bambino mi portavano alla messa,
    ed io seguivo la funzione con un'aria un po' perplessa".

    Lì il prete gli si rendeva antipatico perché lo invitava: a
    lasciare stare le "fantasie sessuali" e gli chiedeva - cosa
    assai più improbabile, perché confessori così da molti anni
    si trovano solo nei libri di Melissa P. - "quante volte ti
    sei masturbato il pistolino".

    Diventato più grandicello, il Cristicchi elabora la sua
    avversione per i preti in un'apologia del solito relativismo
    politicamente corretto: il prete è cattivo perché "crede di
    essere il depositario di una verità assoluta". Infine ecco i
    giudizi globali.

    Il cristianesimo è "la bugia più grande della storia" e
    Cristicchi intona - è proprio il caso di dirlo - la solita
    litania di luoghi comuni dell'anticlericalismo più becero:
    "La storia della Chiesa è seminata di violenza, di soprusi,
    la Santa Inquisizione è prepotenza, e poi genuflessioni
    collettive dei politici, salvezza delle anime, la rendita
    degli immobili ma quanti begli affari fate con il Giubileo e
    quanti bei miliardi che sta alzando Padre Pio".

    Mancano solo Dan Brown e l'Opus Dei.

    La lezione di igiene mentale di Cristicchi, protesta il
    cantautore, non è contro la libertà religiosa. "In fondo
    ognuno è libero di scegliersi la sua prigione, libero di
    farsi abbindolare, ipnotizzare, dal papa, dal Guru, dal capo
    spirituale ma la cosa deprimente e che mi butta giù è vedere
    quella folla alla Giornata della Gioventù, la mia sola
    religione è vocazione per il dubbio, IO non crederò a
    qualsiasi cosa dica un prete". Papa con la "p" minuscola e
    "io" in tutte maiuscole (che Cristicchi legga Eugenio
    Scalfari?) sono nel testo originale del musicante.

    Non è troppo grave il fatto che Cristicchi vada in
    depressione quando legge dei successi di Benedetto XVI.

    Il Papa se ne farà una ragione. Il problema nasce quando la
    Rai, le università, le manifestazioni pagate con il denaro
    dei contribuenti danno voce a questo tiro musicale al
    cattolico: che qualche volta assomiglia alla colonna sonora
    della lobby di ministri anticlericali insediata all'interno
    del governo Prodi.

    (L'Indipendente, 2 giugno 2006)
    11 juni

    caffarra

    IN PRIMO PIANO:
    http://primopiano.totustuus.info/
    Card. Caffarra: Famiglia, qualcosa di molto serio che sta
    accadendo in mezzo a noi
    18 gennaio 2006 con 468 voti a favore, 149 contrari e 41
    astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione
    che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle tra
    uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le
    Nazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie gay.
    Che cosa sta accadendo nella nostra civiltà occidentale? Che
    cosa stiamo rischiando?

    09 juni

    utopia germoglio dei genocidi

    Rodotà e l'irrilevanza morale

    Quella chimera di un mondo senza dolore
    di Adriano Pessina


    Che meraviglia.
    Finalmente il migliore dei mondi possibili si sta
    realizzando grazie ad un consapevole programma legislativo
    che, come si legge nell'editoriale di Stefano Rodotà, «Il
    dolore e la politica» (La Repubblica di ieri) tenderebbe a
    togliere il dolore, lenire la sofferenza, guarire i malati,
    assistere i morenti, dare nuove risposte ai disagi della
    vita e delle relazioni umane: insomma, si sta davvero
    avverando la promessa di organizzare per tutti un po' di
    felicità (e per di più la felicità che ognuno si sceglie da
    sé).
    Le suadenti parole di Rodotà, che sembra aver perso quella
    sobrietà che gli abbiamo spesso riconosciuto, non possono
    però impedirci di ragionare sulle questioni concrete di cui
    va parlando, che non possono essere tutte accomunate sotto
    il tema della liberazione dal dolore e dalla sofferenza.

    Rodotà mette insieme questioni eterogenee, che vanno dalla
    decisione di permettere lo sfruttamento degli embrioni per
    la ricerca sulle cellule staminali, alla promozione di
    tecniche per la palliazione del dolore, dal via libera alla
    Ru 486 come tecnica abortiva standard fino all'introduzione
    delle direttive anticipate e alla regolamentazione giuridica
    delle varie forme di unioni di fatto.
    Scelte che hanno contenuti e significati che non possono
    affatto essere rubricati sotto lo slogan mistificatorio
    della lotta al dolore e alla sofferenza; così come è
    mistificante ritenere che coloro che si oppongono ad alcune
    di quelle proposte di governo siano animati da spirito
    dolorifico o, peggio, da una sorta di sadismo reazionario e
    paternalista.

    Qual è il significato di questa strategia argomentativa
    artificiosamente unitaria?
    Non possiamo né credere né pensare che Rodotà non colga le
    differenze tra i temi proposti.
    L'impressione è che si tratti di un disegno che tend e a
    forgiare i costumi di un Paese attraverso un'operazione che
    vuole togliere dignità a quanti ritengono che ci sono modi
    differenti per rispondere alle esigenze di emancipazione dal
    dolore, di promozione della libertà e della dignità umana.
    Un disegno, quello di Rodotà, che ha il sapore antico e
    amaro delle ideologie di un tempo, tese a soffocare la
    libertà del pensiero e la libertà della discussione sulle
    questioni che mettono in gioco l'idea di uomo che noi
    abbiamo, il significato stesso della solidarietà umana e
    della dignità della persona.
    Di fronte alle questioni più significative sul piano
    culturale non si può inoltre, in nome dell'apertura ad «una
    realtà mobile», considerare irrilevante il patto con gli
    elettori, rendendo superflui quei contenuti programmatici in
    base ai quali le coalizioni politiche chiedono e magari
    ottengo il consenso per il governo della casa comune.

    Dal sogno si passa subito all'incubo se si prende sul serio
    la trionfante affermazione di Rodotà «Non era mai accaduto
    che la vita nelle sue varie sfaccettature fosse oggetto di
    un consapevole programma di governo».
    Contrariamente alla sua tesi, questa è l'essenza stessa
    della biopolitica che inizia con l'annullare lo specifico
    etico delle diverse questioni in esame per finire con il
    promuovere l'idea, come scrive sempre Rodotà, di «un
    legislatore che accorcia la sua distanza dalle persone»,
    pensando forse di diventare il fondamento del bene e del
    male.

    Editoriale di Avvenire, Giovedi 08 giugno 2006
    08 juni

     

     

    eclissi di Dio

    La Santa Sede torna a difendere senza possibilità di
    equivoco la famiglia fondata sul matrimonio e
    conseguentemente a condannare Pacs, aborto, contraccezione,
    e ricerca su cellule embrionali.

    - - -

    Siamo di fronte ad una vera e propria «eclissi di Dio» la
    quale, originata anche dalle idee propagate dai vari
    «movimenti femministi» porta ad «profonda crisi della
    verità» che ispira leggi che tendono a riconoscere «coppie
    insolite» formate «da omosessuali che rivendicano gli stessi
    diritti riservati a marito e moglie».

    Così, in sintesi, un documento di circa sessanta pagine
    intitolato "Famiglia e procreazione umana", pubblicato ieri
    dal Pontificio consiglio per la Famiglia diretto dal
    cardinale Lopez Truijllo. Un documento durissimo ed
    esplicito, tramite il quale la Santa Sede è tornata a
    difendere senza possibilità di equivoco la famiglia fondata
    sul matrimonio e conseguentemente a condannare Pacs, aborto,
    contraccezione, e ricerca su cellule embrionali.

    Il documento, firmato da uno dei porporati che maggiormente
    combatte senza lesinare energie e parole in difesa della
    vita, è uscito dopo un lavoro di stesura durato mesi e dopo
    che lo stesso Benedetto XVI - come accade per la maggior
    parte dei documenti pubblicati dai dicasteri vaticani - ne
    ha preso visione del contenuto.
    Un documento fortemente voluto dal Vaticano e reso noto
    "provvidenzialmente" a poche settimane dal viaggio del
    Pontefice nella zapatariana Spagna (i primi di luglio, in
    occasione di un forum mondiale incentrato proprio sulla
    famiglia) ed anche a poche ore dalla proposta avanzata da
    Romano Prodi di istituire una commissione governativa sui
    temi legati alla bioetica.
    Proposta, quella di Prodi, venuta dopo le discussioni
    seguite all'annuncio da parte del ministro dell'Università e
    la Ricerca Mussi, del ritiro della firma dell'Italia da una
    carta etica europea contro i finanziamenti alla ricerca
    sulle cellule staminali. Un documento che, commissione per
    la bioetica a parte, è destinato a fare molto riflettere
    l'attuale compagine governativa nella quale alcuni ministri,
    Bindi e Turco in testa, alcune settimane fa erano usciti
    con parole poco gradite "oltretevere" in merito ai Pacs
    e alla pillola abortiva RU486.

    Ma il documento risulta interessante anche rispetto a quanto
    sta accadendo negli Stati Uniti, dove Bush, in suo discorso
    alla radio dello scorso weekend, aveva chiesto un
    emendamento costituzionale che impedisse ai giudici
    "attivisti" di rendere vano il lavoro fatto dai corpi
    legislativi di Stato per vietare il matrimonio tra gay. Il
    matrimonio tra gay negli Usa è un argomento che ha creato
    molte divisioni nell'ultimo periodo, in particolare da
    quando nel 2003 un tribunale del Massachusetts ha emesso una
    sentenza che impedisce all'assemblea legislativa di Stato di
    vietarlo, sentenza che ha di fatto spalancato la strada l'anno
    seguente alle prime unioni tra persone dello stesso sesso in
    America.

    Sei i punti principali sui quali il documento vaticano
    uscito ieri si sofferma.

    Famiglia ed eclissi di Dio:
    «Mai come ora l'istituzione naturale del matrimonio e della
    famiglia è vittima di attacchi tanto violenti. È in atto un
    cambiamento nel modello di famiglia e di coniugalità»,
    sottolinea il dicastero, e «guardando ai mezzi a cui si
    ricorre per evitare di avere figli, mezzi che includono non
    solo la contraccezione, ma anche l'aborto, appare chiara
    l'eclissi a ogni riferimento a Dio nella visione
    predominante sulla procreazione responsabile».
    E, inoltre, soltanto una famiglia formata da un uomo e una
    donna, «costituisce l'ambiente adeguato perché venga alla
    vita un nuovo essere umano, cioé un essere dotato di dignità
    e chiamato ad essere amato». Da questo segue che la
    procreazione «deve sempre avere luogo all'interno della
    famiglia».

    Coppie insolite.
    Non ha dubbi, il cardinale Lopez Truijllo, e lo dice
    esplicitamente: siamo di fronte ad una «apologia della
    famiglia monoparentale, ricostituita, omosessuale, lesbica».
    «Coppie formate da omosessuali rivendicano gli stessi
    diritti riservati a marito e moglie, reclamano persino il
    diritto di adozione. Donne che vivono una unione lesbica
    rivendicano gli stessi diritti analoghi, esigendo leggi che
    diano loro accesso alla fecondazione eterologa o all'impianto
    embrionale».
    «Inoltre - scrive il porporato - si sostiene che la facilità
    offerta dalla legge di formare queste coppie insolite, deve
    andare di pari passo con la facilità di divorziare o
    ripudiare».

    Aborto: un «delitto abominevole».
    «Oggi - il documento si rifà qui all'enciclica all'Evangelium
    Vitae del 1995 di Papa Wojtyla - si pretende di banalizzare
    in qualche modo l'aborto con il pretesto che l'autorità non
    deve penalizzare questo delitto abominevole». E ancora:
    «Essere su questa linea significa ridurre o negare che il
    delitto, per il fatto stesso di esserlo, richiede una pena.
    Non è concepibile che un delitto resti impunito».
    «Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al
    mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente
    illecito, perché contrario alla legge di Dio, scritta nel
    cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e
    proclamata dalla Chiesa».

    La vita non è questione di tecnica.
    «Come confermano alcune pratiche funeste oggi legalizzate in
    alcuni paesi, se l'uomo si arroga il potere di fabbricare
    l'uomo, allora si arroga anche il potere di distruggerlo».
    E quindi «la trasmissione della vita diventa una questione
    di tecnica e di tecnici. A volte, questi ultimi sognano
    perfino di fabbricare la vita di ineccepibile qualità».
    No ai contraccettivi. Il documento vaticano esclude «ogni
    mezzo contraccettivo» e chiede che sia rispettata «l'unione
    tra l'elemento unitivo e quello procreativo in ogni atto
    coniugale», ritenendo legittima la sola «continenza
    periodica» cioè «l'uso del matrimonio solo nei periodi non
    fertili».

    Femminismo.
    Ha esacerbato le relazioni tra i sessi e accentuato il
    carattere polemico della relazione tra maschi e femmine,
    denuncia il Vaticano, attribuendo ai movimenti femministi la
    colpa di aver rafforzato la visione «puramente
    individualistica dell'uomo e della donna», incitando al
    «superamento della famiglia».
    «L'unione carnale, di carattere individualista, diventa essa
    stessa occasione di disputa o di guerra, nella misura in cui
    uno dei partner non si considera soddisfatto sul piano del
    piacere, o su quello dell'utilità». In tal senso è possibile
    vedere «che una concezione puramente individualista dell'uomo
    e della donna, opponendosi alla famiglia, è incompatibile
    con un'autentica solidarietà intergenerazionale».

    di Paolo Luigi Rodari
    IL TEMPO del 7 giugno 2006
    07 juni

    e perchè no il matrimonio con le scimmie?

    Lettera aperta al ministro “Rosy nel pugno” sulle devastazioni che stanno preparando…
    Cara Rosy,
    vorrei segnalarti una notizia: in India, il 31 maggio scorso, una ragazza di 30 anni, Bimbala Bas, ha sposato un cobra. Magari il fatto riempirà di entusiasmo il tuo schieramento politico (che si professa “multiculturalista”, dunque aperto a tutti i costumi non occidentali). Di certo tu dovrai considerarlo nella tua attività di ministro mandato a dare “riconoscimento pubblico” ai nuovi tipi di “famiglia”. E’ successo in un villaggio di Atala, nello stato indiano di Orissa. I sacerdoti della sua setta vegetariana e animalista hanno celebrato il rito, con la solita festa tradizionale del paese, fra il rettile, che vive presso un formicaio e la sposa, vestita di seta come vuole la tradizione, che ha assicurato di comunicare in modo speciale col suo novello sposo e che ora è andata a vivere in una capanna vicino al formicaio del “coniuge”. La madre della ragazza, Dyuti Bhoi, ha dichiarato: “sono felice”. E’ proprio il caso di dire “parenti serpenti”… I compaesani sono stati altrettanto contenti perché ritengono che il fatto sia di buon auspicio (il cobra nel mondo induista è un simbolo del dio Shiva). Non è un evento così speciale. Qualche mese fa un’altra ragazza indiana si è sposata con un cane.

    In tempi di multiculturalismo, con tante migliaia di immigrati che vengono a vivere in Italia e soprattutto adesso con le frontiere spalancate dal centrosinistra, sarà un bel problema per te, caro ministro, rispondere di no al riconoscimento da parte dello Stato anche di questo tipo di “famiglia” qualora queste coppie dovessero emigrare qua. O essere emulate da altri emigrati già nella penisola. Infatti, una volta affermato che lo Stato italiano deve riconoscere qualunque convivenza che unisca due esseri, in base a quale ragionamento si potrà negare a chi ha questi gusti tale riconoscimento? Sarebbe oltretutto una discriminazione di tipo religioso. E può l’Italia della Sinistra multiculturale negare alle minoranze di vivere secondo i propri costumi? Si dirà che in questo caso trattasi di uomo e animale e che tutt’altra cosa è la convivenza fra due persone. Certo, per me infatti sarebbe offensivo e assurdo metterli sullo stesso piano. Ma mi chiedo se è assurdo anche per la Sinistra che, per esempio, intende proibire gli esperimenti di laboratorio sui topi e permetterli sugli embrioni umani. E’ assurdo anche per la sinistra che in Spagna intende riconoscere i “diritti dell’uomo” anche alle scimmie? Se si afferma – come fanno i promotori dei Pacs, anche in Italia – che l’istituto “famiglia” deve essere definito soggettivamente e che ognuno, vivendo con chi vuole, ha il diritto di ottenere il riconoscimento statale e i privilegi relativi, come si può negare a chi sposa un cobra o un cane o un gatto il “diritto” di farlo con il riconoscimento dello Stato? Lo si vuole discriminare? E perché mai?

    Oltretutto – ripeto – nella Spagna di Zapatero è ormai operativo il progetto dei socialisti di riconoscimento dei “diritti dell’uomo” anche per le scimmie. Una volta che le scimmie avranno ottenuto tale parificazione all’uomo, come e perché si potrà negare loro il diritto di “sposare” degli esseri umani? Zapatero non è lontano, è il sol dell’avvenire della sinistra italica. E’ l’ideale a cui guardano la Rosa nel pugno e – come si è letto sul Corriere della sera – diversi ministri e ministre di questo governo. In realtà i Pacs (che potrebbero comprendere pure il “modello King Kong”) in Italia trovano un muro invalicabile: la Costituzione italiana. Il testo della Carta è chiaro nell’escludere i Pacs, cioè il riconoscimento giuridico di tutte le forme di convivenza che non siano il matrimonio fra due esseri umani, uno di sesso maschile e l’altro di sesso femminile. All’articolo 29 infatti afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Parlando di matrimonio è certo e indiscutibile che i costituenti, nel 1946, intendessero parlare dell’unico matrimonio esistente (allora come ora), cioè l’unione di un uomo e una donna contratta davanti allo Stato. Ma siccome c’è qualche Azzeccagarbugli della Sinistra secondo cui questa formulazione potrebbe essere intesa in senso lato (per esempio anche includente coppie gay), va sottolineato che al successivo articolo 30 si spiega nel dettaglio che per coniugi la Costituzione intende i “genitori” che hanno “dovere e diritto” di “mantenere, istruire ed educare i figli”.

    Ciò significa che una persona può organizzare come crede la sua vita privata, può vivere con chi vuole e come vuole, ma il riconoscimento dello Stato va solo a quell’unione che la nostra civiltà ha chiamato famiglia e che ha la prerogativa della procreazione e dell’educazione dei figli ovvero che si assume certi obblighi e costi per il bene di tutta la società. E’ questa utilità sociale che viene riconosciuta dallo Stato il quale fa corrispondere certi diritti all’assunzione di certi doveri. La Sinistra pretende di smantellare questo articolo della Costituzione senza passare attraverso le procedure previste dalla Costituzione stessa. Il colpo di mano è rappresentato appunto dai Pacs (anche se, cara Rosy, li camuffate con altre dizioni). Nessuno naturalmente si oppone alla rimozione di eventuali problemi che sorgono per certe forme di convivenza ed è stato dimostrato che tutti i problemi si risolvono anche con adeguate riforme (nell’ambito del diritto privato), ma quella che la Sinistra sta combattendo è solo una battaglia ideologica, che non c’entra niente con le persone concrete (le quali infatti hanno disertato tutti i registri delle unioni civili istituite presso i comuni).

    E’ una battaglia ideologica per smantellare questo caposaldo della civiltà occidentale: la famiglia (si badi bene, non la famiglia cristiana, ma la famiglia in sé, istituzione laica, già riconosciuta, per dire, nella Roma antica, patria del diritto, la famiglia che garantisce la sopravvivenza di una società). Tale battaglia ideologica viene combattuta cercando di parificare alla famiglia, nei fatti, nell’ambito del diritto pubblico, tutte le forme di convivenza e arrivare – per esempio – all’adozione di bambini anche da parte di coppie omosessuali. Su Avvenire tu, ministro Rosy, hai scritto che bisogna prendere atto che ci sono “tante e diverse famiglie”: questo è il punto. Hai detto ovviamente una sciocchezza, perché invece nella Costituzione si riconosce il profilo giuridico di una sola “famiglia”, non di “tante e diverse famiglie”. Ma così hai dato la sensazione di voler obbedire alla Sinistra che intende andare proprio verso lo smatellamento (illegale) dell’articolo 29 della Costituzione e al furtivo riconoscimento, da parte dello Stato, di “tante e diverse famiglie”. Spero che non ti sfugga l’incostituzionalità dell’idea. E che ti renda conto dell’enormità devastante di questa svolta, di cui tu saresti un semplice strumento (si è davvero disposti a tutto per una poltrona ?).

    Tu dirai che sono ricorso a casi estremi – come la storia del matrimonio col cobra o col cane - per impressionare, mentre la realtà è diversa. Potrei risponderti che da sempre la cultura radicale usa i “casi estremi” (pensa alla vicenda dell’aborto). E potrei aggiungere che ormai la corsa nichilista è vertiginosa e i casi estremi diventano ben presto la norma (solo qualche anno fa anche la sinistra italiana giudicava folle la trasformazione del bambino concepito in cavia da esperimento e invece oggi eccoli lì). Tuttavia posso mostrarti un altro esempio, del tutto concreto, normale, che già riguarda la nostra società e che mette egualmente con le spalle al muro il vostro progetto nichilista.

    In Italia, come in Europa, vivono ormai decine di milioni di musulmani. Nel’Islam, com’è noto, è permessa la poligamia, direttamente dal Corano. Fino a quattro mogli (mentre è proibito alle donne avere più mariti). Per quale ragione – se farete riconoscere dallo Stato tante forme di famiglia, compresa quella gay – non dovrebbe essere legalizzata anche la poligamia? Tu dirai che è una istituzione umiliante e degradante per le donne. Ma è solo la tua opinione (e anche la mia). Se ci sono (come ci sono) donne islamiche favorevoli, con quali ragioni impedirlo loro dopo che avete teorizzato che è famiglia ciò che soggettivamente l’individuo ritiene tale?

    Per i vostri principi multiculturali sarebbe una grave discriminazione. E quand’anche vi rifiuterete sarà la forza stessa dell’immigrazione islamica ad imporvelo. Il colonnello Gheddafi ha dichiarato ad Al Jazira il 2 maggio: “Vedo segni che preannunciano la vittoria di Allah sull’Europa senza ricorso a spade o fucili… Abbiamo in Europa 50 milioni di musulmani e la trasformeranno in un continente islamico fra pochi decenni”.

    Come vedi l’Eurabia non è un’invenzione della Fallaci. Alberto Ronchey sul Corriere della sera si è mostrato scioccato da queste parole. Giustamente. Ma se non controlliamo l’immigrazione e non blindiamo la Costituzione italiana, per esempio sulla famiglia e i diritti delle donne (e anche la Costituzione europea, d’impronta multiculturale), la poligamia – potete starne certi – arriverà. E voi, cara Rosy, porterete la responsabilità storica della distruzione della nostra civiltà. Ti rendi conto della gravità di ciò che – con spensierata incoscienza – state perpetrando ? E’ meglio dare ascolto all’Italia di buon senso. E alla Chiesa che già molte volte ha salvato la nostra civiltà dalle invasioni degli unni, dei vandali e da quelle dei musulmani.
     
    *