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30 juni Bologna: come distruggere il cristianesimoLa crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua: 29 juni vita quotidiana nei paesi islamiciMaledetti in nome della legge Rischiare il patibolo per oltraggi al Corano inventati da vicini invidiosi. È il prezzo di essere non musulmani in un paese ostaggio degli estremisti. Dove un'accusa di blasfemia può portare un cristiano al patibolo. Dal Pakistan cinque storie di ordinaria persecuzione Testimoniare la fede cristiana in Pakistan è un'impresa, a volte disperata. Il paese, infatti, ha una delle legislazioni più ferocemente contrarie ai non musulmani, nonostante la Costituzione garantisca la libertà religiosa. Fra le norme che colpiscono con più violenza la minoranza cristiana, circa il 2 per cento della popolazione, brilla la famigerata legge sulla blasfemia, che punisce con la galera o il patibolo chi dissacra il Corano, Maometto o l'islam. E che spesso, però, viene usata per consumare feroci vendette personali o per eliminare, senza bisogno di alcuna prova, concorrenti economici. Secondo i parametri della "giustizia" pachistana, infatti, basta la testimonianza di due musulmani adulti per considerare valida l'accusa di blasfemia: nelle corti locali, la testimonianza dei non musulmani non conta. Lo sa bene Shahid Masih, che mentre veniva trascinato in cella gridava la sua innocenza. I poliziotti incuranti gli hanno detto di stare zitto, perché il musulmano Ghafar lo aveva denunciato per blasfemia e questo a loro bastava. Masih (che in urdu significa Cristo) è appena uscito di prigione: ha passato «diverso tempo in carcere» ma non ricorda quanto. È stato giudicato colpevole ai sensi dell'articolo 295 C del codice penale pachistano, la legge contro la blasfemia, appunto. Per liberarlo si è dovuto scomodare un procuratore musulmano, che si è fatto impietosire ed è intervenuto per farlo uscire dal carcere. Stesso percorso per Walter Fazal Khan, 84enne cristiano di Lahore, che ha guadagnato la libertà soltanto grazie alla deposizione di alcuni musulmani. Secondo i testimoni, Khan è stato intrappolato in una congiura tesagli da Raja Riaz, il suo autista, che voleva rubargli i terreni. Proprio quest'ultimo aveva dichiarato agli agenti di aver visto il suo datore di lavoro bruciare pagine del Corano. Nonostante l'assenza di prove, la polizia aveva arrestato l'anziano cristiano. La famiglia dell'uomo e diversi gruppi civili che lo conoscono avevano definito l'accaduto, sin dal primo momento, «una cospirazione» orchestrata da alcuni uomini d'affari musulmani che volevano ottenere i terreni di Khan. Questi, infatti, aveva rifiutato la vendita e non si era fatto piegare dalle intimidazioni. Così un giorno, senza alcuna prova ma con un mandato di arresto, la polizia ha bussato alla sua porta. Dopo una settimana di carcere, i musulmani del luogo, che avevano chiesto l'arresto e l'esecuzione del cristiano, hanno ammesso di «essere stati provocati da alcuni sobillatori» che presentavano Khan come «un blasfemo». Meno fortunato Ranjha Masih, anch'egli cristiano di Lahore, condannato all'ergastolo per blasfemia: è stato liberato, ma ha passato otto anni in cella di isolamento. Masih, 58 anni, era stato arrestato l'8 maggio del 1998, nel corso di una manifestazione contro il governo. I manifestanti avevano lanciato delle pietre e una di queste aveva colpito l'insegna di un negozio che conteneva un versetto coranico. Addossandogli la responsabilità del gesto, la polizia aveva arrestato Masih con l'accusa di essere un blasfemo. Nel 2003 una Corte di Faisalabad lo ha condannato all'ergastolo, fra le proteste dei musulmani locali che ne chiedevano invece l'impiccagione. Nel corso dell'intera detenzione, la polizia lo ha tenuto «per sicurezza» in una cella di isolamento. Ora Masih vuole emigrare in Germania, ma una lettera anonima a un giornale ne ha annunciato la morte violenta, «non importa dove si nasconderà». Un debitore che non vuole pagare Stesso percorso per Martha Bibi, a sua volta accusata senza prove, rilasciata su cauzione il 3 maggio scorso. Fazal-e-Miran, giudice della Corte suprema di Lahore, ne ha ordinato la scarcerazione, previo pagamento di una somma pari a 100 mila rupie (circa 1.500 euro). Secondo gli avvocati dell'All Pakistan Minorities Alliance (Apma), associazione che ha seguito il caso di Martha per tutta la durata, la donna, 40enne, è «fisicamente molto provata, ma con la gioia di essere sopravvissuta. Non ha mai smesso di ringraziare Dio per aver permesso alla giustizia di trionfare». Martha Bibi, che viveva nel villaggio di Kot Nanak Singh, è stata accusata il 22 gennaio scorso di avere fatto osservazioni dispregiative contro il Corano e di avere «abusato del sacro nome del profeta Maometto». In realtà, secondo alcuni testimoni locali, le accuse sono state presentate da alcuni appaltatori musulmani che non volevano pagare i materiali forniti a un cantiere dalla Bibi e dal marito, muratore. Il presidente dell'Apma, Shahbaz Bhatti, ha commentato ad AsiaNews: «Questo caso, e la sentenza di scarcerazione, dimostrano una volta di più che la legge sulla blasfemia serve solo a risolvere dispute personali, sempre a danno delle minoranze. Per questo va abolita del tutto». Una lite finita male Una delle conferme più eclatanti di questa teoria viene dalla storia di Amjad e Asif Masih. Il 30 maggio scorso la Corte suprema del Pakistan li ha dichiarati non colpevoli di blasfemia e ne ha ordinato l'immediata scarcerazione, dopo sette anni di ingiusta detenzione. La Corte di Faisalabad aveva condannato entrambi all'ergastolo nel 1999 per aver bruciato una copia del Corano. Nel maggio 2003 l'Alta Corte di Lahore ha respinto il loro appello confermando il massimo della pena. AsiaNews si è fatta raccontare la loro storia da Kausar Bibi, moglie di Amjad, e da Sadiq Masih, il padre. «Nel febbraio 1999 - ha detto Kausar - la polizia ha arrestato mio marito e Asif a Jhang, dove abitiamo, dopo una banale lite con dei vicini musulmani. Quando abbiamo appreso la notizia ci trovavamo a un matrimonio e siamo riusciti a raggiungere la stazione di polizia solo il giorno seguente». «Una volta arrivati - ha spiegato Sadiq - ci hanno detto che Amjad era stato trasferito al carcere centrale di Faisalabad, mentre Asif Masih era ancora lì, detenuto per reati minori. Allora abbiamo subito chiesto la cauzione per entrambi. Dopo pochi giorni hanno notificato il rilascio su cauzione, ma una volta tornati in prigione le autorità carcerarie hanno rifiutato di farli uscire. Il problema era che la cauzione valeva solo per il caso di lite, accusa che noi conoscevamo, ma nel frattempo tutti e due erano stati accusati di blasfemia per aver bruciato in cella una copia del Corano. "Provate a ottenere il rilascio su cauzione per un'accusa del genere, se volete liberarli", ci hanno detto in carcere». Per Kausar e il resto della famiglia «è stato uno shock enorme. Non sapevamo come muoverci in questo campo, non ci era mai successo prima. Inoltre le nostre misere condizioni economiche non ci avrebbero potuto permettere di affrontare un caso così impegnativo». La famiglia di Amjad si è allora rivolta al Bishop John Joseph Shaheed Trust (fondazione intitolata al vescovo John Joseph, suicidatosi nel 1998 per protestare contro la legge sulla blasfemia), che le ha fornito sostegno economico e legale. «Dopo che abbiamo presentato appello alla Corte suprema, i miei quattro bambini hanno digiunato e pregato Dio per il loro papà». Anche oggi, dopo la scarcerazione e la dichiarazione di innocenza, Amjad e la sua famiglia non sono al sicuro. Chi sopravvive al massacro della giustizia rimane per sempre, agli occhi dei vicini, un blasfemo. Johnson Michael, presidente della Fondazione intitolata a monsignor John Joseph, dice: «Ho incontrato molta gente nel corso della mia vita, ma nessuno è come questi sopravvissuti. Hanno avuto una forza straordinaria nel difendere il loro credo, una forza che pagano giorno per giorno, ma che conforta tutta la comunità. Ci sentiamo edificati dal loro esempio». Eppure, aggiunge Peter Jacob, segretario generale della Commissione episcopale Giustizia e Pace, «se qualcuno è accusato di essere un blasfemo, non importa cosa dicono i giudici: la sua vita diverrà miserabile, sarà costretto a nascondersi in povertà». Questo «vale anche per le famiglie, che perdono ogni diritto sociale e vengono condannate a rimanere ignoranti e povere». Fino ad ora, «nessuno è stato impiccato dalla legge per accuse collegate alla blasfemia. Eppure 24 persone sono morte fuori dal carcere per opera di estremisti che non sono mai stati fermati». di Vincenzo Faccioli Pintozzi (C) Tempi num.25 del 21/06/2007 28 juni RIVELAZIONI DA CIVITAVECCHIA: COME LA MADONNA PROTEGGE L’ITALIA….Un tragico e inconsulto precipitare degli eventi in Italia, sommosse, scontri, sangue. Abbiamo sfiorato una sanguinosa guerra civile con l’uccisione di Romano Prodi da parte delle Brigate rosse? Sembra un romanzo di fantapolitica, ma se fosse invece una tragedia che abbiamo davvero rischiato di vivere? Un presagio, un drammatico avvertimento soprannaturale, una profezia “sotto condizione”, forse ha permesso di scongiurarla, grazie anche all’eroico sacrificio di una donna ignota a tutti. Facciamo un passo indietro. Nei giorni scorsi è divampata la polemica perché a Bologna si è messa in mostra una Madonna che “piange sperma”. Forse la volgare parodia di un evento che ha colpito milioni di italiani, la Madonnina di Civitavecchia che nel 1995 ha pianto lacrime di sangue. Dieci anni di studi scientifici e di indagini della magistratura hanno concluso che in quel pianto della statua non c’è alcun imbroglio, né alcuna spiegazione naturale. E’ ragionevole dunque pensare a cause soprannaturali. Andrea Tornielli rivelò che lo stesso Giovanni Paolo II, il 9 giugno 1995, volle pregare davanti alla statuetta – proveniente da Medjugorje – facendosela portare in Vaticano: incoronò la Vergine, le mise fra le mani il rosario che ha tuttora e il 20 ottobre 2000 inviò al vescovo di Civitavecchia la testimonianza firmata di questo suo gesto che in qualche modo “impegna” la Chiesa. Ma che segno può essere una Madonnina che piange sangue alle porte di Roma? “Maria piange sulla sorte del mondo” spiega Vittorio Messori “come Gesù pianse al tempo della sua vita terrena sulla sorte di Gerusalemme”. Quando una madre non è ascoltata dai suoi figli in pericolo, piange: lacrime umane come ha fatto a Siracusa (un miracolo riconosciuto nel 1953) e infine, di fronte alla perdurante sordità, lacrime di sangue (il sangue del Figlio) a Civitavecchia. Una santa del XIX secolo legata a Civitavecchia, Maria de Mattias, amava ripetere a ciascuno: “Tu vali il Sangue di Cristo!”. Probabilmente quelle lacrime sono un messaggio legato alle sorti della Chiesa e del Papato stesso, su cui incombono minacce e pressioni drammatiche; non dimentichiamo infatti che l’attuale pontefice – nell’omelia del suo insediamento, il 24 aprile 2005 – pronunciò una frase inaudita: “pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Ma forse le lacrime di Civitavecchia sono, fra le altre cose, anche un avvertimento materno che riguarda il nostro Paese. Nei frammenti di Diario del vescovo – pubblicati nel volume del decennale delle lacrimazioni, a cura della Diocesi – si trova infatti un episodio strano su cui ho indagato scoprendo un retroscena clamoroso. Le lacrimazioni di sangue erano iniziate il 2 febbraio 1995, alle 16.30, nel giardino della famiglia Gregori. Si sono poi ripetute, nei giorni successivi, per altre 12 volte, davanti a un totale di 40 persone, diverse in ogni episodio, che “hanno visto le lacrime formarsi e scendere”. Le analisi hanno accertato che si tratta di sangue appartenente ad un unico individuo e che la statuetta di gesso pieno non ha cavità al suo interno, né marchingegni o trucchi. Tutti ricordano il forte scetticismo iniziale del vescovo, monsignor Grillo. Il quale, nelle pagine di Diario che ha pubblicato, riferisce che il giorno 13 marzo ricevette una telefonata dal famoso esorcista della diocesi di Roma, padre Gabriele Amorth (una vera autorità, che fu peraltro amico di padre Pio). Padre Amorth pregò il vescovo di aver fede, “perché egli era venuto a conoscenza fin dalla scorsa estate, da un’anima da lui diretta spiritualmente, che una Madonnina avrebbe pianto a Civitavecchia e che questo segno sarebbe stato di non buon auspicio per l’Italia, ragion per cui sarebbe stato opportuno far penitenza e pregare molto”. Il vescovo annota di non avergli creduto e di averne parlato poi con la sorella, Grazia, con accenti ironici. La sorella però restò turbata e l’indomani, il 15 marzo 1995, alle 8.15 del mattino, dopo la messa, ricordando le parole di padre Amorth, manifestò il desiderio di pregare davanti alla statuetta che era custodita da giorni in un armadio del vescovado. Monsignor Grillo acconsentì e insieme ad altri iniziarono a recitare il “Salve Regina”: al versetto “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi” la statuetta iniziò a piangere ancora sangue, per la quattordicesima volta, ma ora fra le mani del vescovo scettico. Per il prelato fu un duro choc, tanto che dovette essere soccorso urgentemente dal cardiologo. Dopo quell’evento sconvolgente ovviamente si convinse. Ma cosa gli aveva detto padre Amorth poche ore prima? Perché lo aveva invitato a credere che lì c’era davvero il dito di Dio? E a quali eventi tragici per l’Italia alludeva? L’ho chiesto allo stesso padre Amorth. L’anziano sacerdote è il più famoso esorcista incaricato dalla Chiesa, quindi si occupa di liberare nel nome di Cristo persone che sono vessate o possedute da entità diaboliche: ogni settimana, in una chiesa del centro di Roma, svolge questo compito drammatico e lì si assiste a scene sconvolgenti, analoghe a quelle narrate nei Vangeli (mi dice che quelle “entità” urlano e inveiscono molto, per esempio, quando lui invoca l’intercessione di Giovanni Paolo II). Ma, per il suo profondo discernimento, padre Amorth fa anche da guida spirituale a persone che hanno carismi soprannaturali. Si deve sapere infatti che ci sono nella Chiesa persone che vivono, con umiltà, nel nascondimento e nella preghiera, dei doni particolari (come locuzioni interiori o apparizioni e altro ancora). Una di queste, da lui guidata, una signora che viveva in una città toscana, aveva saputo per vie “soprannaturali”, nell’estate del 1994, che una statuetta della Madonna avrebbe pianto alle porte di Roma, a Civitavecchia, perché eventi tragici potevano verificarsi in Italia se non si fosse pregato molto e fatto penitenza: sconvolgimenti sociali, guerra civile, tanto sangue e pure l’uccisione da parte delle Brigate rosse di “un certo Prodi, eletto al governo”. Va detto che nell’estate del 1994 nessuno parlava di Prodi (non faceva politica) e nessuno più parlava di Br (che solo negli anni successivi tornano fuori e uccidono). Di quella donna sono riuscito a sapere solo questo: che “si offrì come vittima” per risparmiare al suo Paese questa tragedia e che di lì a poco in effetti si è ammalata di una patologia strana e grave. Dopo la lacrimazione del 15 marzo anche il vescovo di Civitavecchia chiese a tutti i monasteri di clausura d’Italia di pregare ardentemente per il nostro Paese. La chiesina di Pantano che custodisce la Madonnina è meta di pellegrinaggi e luogo di conversioni: molte preghiere e sacrifici certamente sono saliti al cielo da lì e molte grazie (anche miracoli) sono state lì elargite. Le tragedie previste non si sono verificate in Italia per la misteriosa forza di sacrifici e preghiere? La Chiesa afferma che queste sono veramente forze immense a noi sconosciute. La Madonna stessa a Fatima e a Medjugorje ha ripetuto che la preghiera e i sacrifici possono allontanare perfino le guerre. L’offrirsi vittima è un vertice dell’ascesi cristiana e si fonda sul “sacrificio vicario” di Cristo che si è offerto come vittima espiatrice per tutti noi. E’ stato vissuto da grandi santi, come padre Pio. Nel volume “Immagini di speranza” Ratzinger spiega: “Esiste davvero qualcosa come la sostituzione vicaria nel più profondo dell’esistenza. Tutto il mistero di Cristo poggia proprio su questo”. Un giorno conosceremo quante tragedie ci sono state risparmiate grazie alla preghiera e all’offerta silenziosa di tanti umili e santi. E conosceremo di quale speciale protezione ha goduto il nostro Paese. Il 13 settembre 1959, per esempio, tutti i vescovi d’Italia consacrarono l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Un immenso esorcismo a protezione del nostro popolo. Noi lo abbiamo dimenticato, ma evidentemente la Regina della pace no. E veglia su di noi. (Da “Libero” 24 giugno 2007) P.S. Aggiungo a questo articolo un piccolo pensiero: il sacrilegio di Bologna chiama noi cristiani alla riparazione (molte preghiere e sacrifici), per ridire il nostro amore alla Santa Vergine e per impedire che quell’atto allontani da noi la materna protezione di Maria, esponendo il nostro Paese a gravi sciagure. riflessioni2IN PRIMO PIANO
http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37 Card. Caffarra: un insulto grave e pubblico alla Madre Celeste Siamo venuti questa sera al santuario mariano - al nostro santuario - non principalmente per commuoverci di fronte alla bellezza della nostra Madre celeste, ma piuttosto portando nel cuore il peso di un insulto grave e pubblico fattole in questa città. Siamo venuti per chiedere perdono e per riparare una bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell'avvallo oggettivo [.] anche di istituzioni pubbliche. IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=5056 Convivenze, l'emergenza giuridica che non c'è. La risposta che la ricerca offre è illuminante: la metà dei conviventi interpellati non è interessata al dibattito in corso sulle regolarizzazione delle unioni di fatto e la grande maggioranza, spiegano i sociologi del Cisf, ha «come obiettivo futuro il matrimonio, intravedendo in questo passaggio il raggiungimento di qualcosa di diverso». Questo aspetto è particolarmente evidente se si analizzano i dati raccolti attraverso le diocesi: la presenza di coppie già conviventi nei corsi di preparazione al matrimonio è "elevata", cioè con percentuali tra il 30 e il 60 per cento, in quasi una diocesi su cinque. Il problema, allora, è riflettere sulla validità dell'istituto matrimonio. Mons. Luigi Negri http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=10510 L'unica famiglia possibile Per il Papa l'unica famiglia possibile è quella fondata sull'unione indissolubile fra un uomo e una donna. È questo è determinante soprattutto per il bene della società. Purtroppo oggi «si cerca di organizzare la vita sociale solo a partire da desideri soggettivi e mutevoli, senza riferimento alcuno ad una verità oggettiva previa come sono la dignità di ogni essere umano e i suoi doveri e diritti inalienabili, al cui servizio deve mettersi ogni gruppo sociale». 13) Mons. Alessandro Maggiolini http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese ntation.DettaglioInfo?idInfo=37486&url=dettaglioRassegna.jsp Madonna oltraggiata, abbi pietà dei cretini Si ricordi il sit in dei gay davanti a Porta San Pietro, sempre a Bologna. La forse più recente schifezza avviene sempre a Bologna dove si presenta la Madonna colorata di sperma; titolo esatto " La Madonna piange sperma". Dopo le sciocchezze venute alla luce e riconosciute come tali, si sono infilate le proteste. "Cancellate lo spettacolo", come aveva chiesto con durezza il sindaco di Bologna. Altri ministri e autorità laiche si sono ritratti assicurando di non essere stati informati e di non aver sovvenzionato simili bestemmie sconsiderate. Adesso ogni autorità ne accusa un'altra per non essere intervenuta prima. 14) Rino Cammilleri http://www.fattisentire.net/modules.php? name=News&file=article&sid=2578 Danza Alla solita Biennale di Venezia, nell'ambito della Biennale Danza, è programmato per il 27 e 28 giugno 2007 uno spettacolo dal titolo Messiah Game, che sarebbe un intruglio di autore tedesco che prevede ballerini nudi, orge sado-maso durante l'Ultima Cena, con Crocifissione in stile. Che fare, allora? Sarebbe meglio ignorare, così che l'«artista» resti scornato e, dato il flop, gli eventuali imitatori si rendano conto che certe «trasgressioni» non pagano. Oppure, colpire gli incauti nel portafogli, con una querela di quelle che riducono in miseria nera. Questa strada, tuttavia, è impervia, dati i giudici che corrono. Così, rassegniamoci ancora una volta alla protesta. Purtroppo non sarà l'ultima: la madre dei vigliacchetti è sempre incinta. 15) CORRISPONDENZA ROMANA http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=216 Il Governo dopo il gay pride Il Gay Pride di sabato 16 giugno ha scatenato numerose reazioni per il carattere immorale e anticristiano della manifestazione nonché polemiche anche interne alla maggioranza sulla partecipazione di ministri del governo all'evento e sul patrocinio del ministero delle Pari Opportunità. E Prodi? Imbambolato come un gufo sorpreso dalla luce, afferma in un intervista sul quotidiano francese "La Croix" che «è dovere dei cattolici essere vigilanti e sensibili agli insegnamenti della Chiesa, ma bisogna anche tener conto della laicità dello Stato e salvaguardarla». Vivacchia, insomma, e tiene i piedi su due staffe, per sfuggire all'eutanasia del suo governo. a proposito: il Professore sa che i maggiori sostenitori dell'eutanasia sono nella "sua" maggioranza? 16) Le pagine di Eugenio Corti http://www.eugeniocorti.it - "Il seguito del Bounty (appunti di diario)", uno scritto di Eugenio sulle disavventure della prima versione del suo "L'isola del paradiso": http://www.kattoliko.it/Corti/Scart_07.htm - "Romanzo popolare", un articolo di Andrea Sciffo sul Cavallo rosso: http://www.kattoliko.it/Corti/Art_30.htm 25 juni riflessioniOPUS DEI. TUTTA LA VERITA' http://www.escriva.it - "Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI" http://www.escriva.it/News/20050501.htm lunga intervista di Cesare Cavalleri al prelato mons. Echevarría - "Mons. Escrivá maestro di contemplazione" http://www.escriva.it/Scrdat04.htm articolo di Cornelio Fabro sul fondatore dell'Opus Dei - E' possibile scaricare gratuitamente le opere di san Josemaría alla pagina: http://www.escriva.it/Downloads.php 11) Mons. Luigi Negri http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1886 Forze politiche contigue al terrorismo La nostra società è debole perché non ha fatto nulla per salvaguardare le identità culturali, manca una vera libertà di cultura e di educazione...La vulnerabilità del nostro sistema nei confronti dei fenomeni eversivi è data dal fatto che, purtroppo, vi sono forze politiche appaiono spesso troppo contigue. Ci sono forze che arrivano a giustificare certe manifestazioni di violenza e che finiscono per condizionare la nostra vita politica». 12) Mons. Alessandro Maggiolini http://www.fattisentire.net/modules.php? name=News&file=article&sid=2579 Vogliono «laicizzare» anche la Bibbia Poveri intellettuali. Non sanno che l'Antico Testamento è stato tradotto alcuni secoli prima di Cristo (in una edizione detta dei «Settanta») e che la Bibbia è il libro più diffuso almeno nella cultura occidentale. Così almeno si inferisce da una intervista di questi giorni fatta a uomini che dovrebbero essere di primissimo piano: Cacciari, Magris, Umberto Eco, Gianni Vattimo, e litanie continuante. Adesso costoro con altri adepti propongono una iniziativa esplosiva: che la Bibbia non sia riservata né alla Chiesa, né al catechismo, ma sia portata nella scuola, come testo letterario laico: al modo - si ponga - della Iliade, dell'Odissea, dell'Eneide, della Divina Commedia. Forse anche del Decamerone. 13) Rino Cammilleri http://www.fattisentire.net/modules.php? name=News&file=article&sid=2578 Gli inarrestabili di Allah In una settantina d'anni dalla morte di Maometto l'islam si estendeva dall'Armenia all'Atlantico e si apprestava ad attaccare l'Europa cominciando dalla penisola iberica. Come si spiega questa incredibile avanzata che aveva fatto in così breve tempo tabula rasa di superbe civiltà quale l'intera Africa romana? In modo molto più semplice di quanto si possa pensare. L'ostinazione religiosa dava luogo a «uno schema strategico che rimase costante attraverso i secoli: una scorreria nei confronti dei miscredenti, avvertita come un dovere religioso e, in caso di successo, un'invasione in piena regola». 14) PER LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html Le politiche scolastiche di Zapatero Documento della Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Spagnola "La Legge Organica d'Educazione (LOE), i Regi Decreti che la sviluppano e i diritti fondamentali dei genitori e degli istituti. Madrid, 28 febbraio 2007". La Spagna è da molte tempo il luogo di sperimentazione delle più sofisticate tecniche per imporre il socialismo attraverso la scuola. Quanto sta facendo il governo Zapatero, è ciò che ci aspetta in un prossimo futuro? 15) CORRISPONDENZA ROMANA http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=201 Le falsità del documentario BBC sui sacerdoti pedofili Il documento vaticano stabiliva la procedura canonica da seguire nelle cause di sollicitatio ad turpia (provocazione a cose immorali), allorché un chierico (presbitero o vescovo) compisse crimini pedofili, in particolare violando il sacramento della Confessione (usato per fare avances sessuali ai penitenti). Fu aggiornato nel 2001 da un motu proprio di Giovanni Paolo II (Sacramentorum sanctitatis tutela) e da una contestuale lettera Circa i delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, questa sì del cardinale Ratzinger. IN PRIMO PIANO http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37 Mons. Betori: Respingere gli assalti dei nuovi "Barbarossa" Questi nuovi nemici si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura: fanno dell'embrione, l'essere umano più indifeso, un materiale disponibile per sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell'aborto e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell'inizio e della fine della vita umana... oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. 23 juni arrestato in cina vescovo vaticanoJia Zhiguo, 73 anni, vescovo della Chiesa clandestina (cioè 22 juni amnesty filantropia anti umanaAMNESTY, LA FILANTROPIA ANTIUMANA E ora cosa faranno tutti quegli oratori, quelle parrocchie, quei centri culturali venuti su a diritti umani, bandiere della pace, nessuno-tocchi-Caino e canzoncine di Cristicchi? Cosa faranno adesso che il coro delle voci profetiche di riferimento ha perso un pezzo da novanta come Amnesty International? Il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, ha gettato un sasso nello stagno del cattolicesimo politicamente corretto invitando i cattolici di tutto il mondo a sospendere qualsiasi forma di sostegno e di finanziamento ad Amnesty. L'associazione, fondata nel 1961 da Peter Benenson, convertito al cattolicesimo, ha deciso di sostenere la diffusione dell'aborto procurato nel mondo, promuovendone la depenalizzazione in quei Paesi che ancora vietano questa pratica. Molti cattolici hanno storto il naso davanti alle dichiarazioni del cardinale. Da tempo in molte parrocchie, in non poche scuole cristiane e istituti religiosi, sui giornali di area si procede a una capillare azione di sostegno a favore di alcune organizzazioni filantropiche. Unicef, Wwf e Amnesty International sono le più gettonate, ma anche quelle segnate dallo stesso destino: tutte sono state censurate dalla Santa Sede per il sostegno a politiche demografiche disinvolte, fra cui anche il cosiddetto «aborto sicuro». Il giro di vite, già cominciato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, prosegue nell'era di Bendetto XVI. Siamo di fronte a una svolta: la Chiesa prende le distanze da quel filantropismo antiumano che, magari, difende i pluriomicidi dalla sedia elettrica, ma vuole favorire l'eliminazione legale di innocenti, colpevoli solo di non essere ancora nati. Dopo anni passati a scendere in piazza a fianco di coloro che si battono affinché «nessuno tocchi Caino» nel mondo cattolico pare che cominci a mettersi meglio per il povero Abele. Eppure Amnesty fa tanto bene, si ostinano ancora a dire molti cattolici. Bene, allora si immagini un cittadino condannato a morte. E che sia giustiziato senza un regolare processo, senza un avvocato difensore, senza poter pronunciare parola a propria discolpa, senza l'ombra di una giuria chiamata a pronunciarsi. E che il capo di accusa non sia un reato, ma la condizione stessa in cui si trova: l'essere, per esempio, un dissidente politico, un ammalato, un handicappato, un indesiderato, un ingombrante fardello in un mondo dove anche occupare un posto è diventato un problema. Chi meglio di Amnesty International potrebbe denunciare l'orrore di un simile delitto di Stato? Chi meglio potrebbe ergersi a paladino di questo essere umano condannato a morte senza l'ombra di un regolare processo? Probabilmente nessuno, diranno ancora molti cattolici cresciuti con il paraocchi della correttezza politica. Amnesty International, come ha rilevato il cardinale Martino, ha deciso ufficialmente di abbandonare al loro destino gli involontari protagonisti di questa ingiustizia sommaria. Perché quel condannato di cui parlavamo presenta proprio le caratteristiche dell'unborn, dell'essere umano non ancora nato: non ha fatto nulla di male, non è colpevole se non di esistere, non è sottoposto a regolare processo, né è previsto che qualcuno lo difenda nel dibattimento. Insomma: il concepito d'uomo minacciato di aborto procurato sarebbe il destinatario perfetto delle preoccupazioni filantropiche di Amnesty, che preferisce stare dalla parte dei più forti quando in gioco c'è la vita di un essere umano innocente, ma invisibile. Non solo. Amnesty è nel novero delle organizzazioni pro-aborto che operano nel mondo e lo fa sulla base di motivazioni «classiche»: i casi di stupro o di «gravidanza forzata» (forced pregnancy), espressione coniata dalla stessa Amnesty, e il fatto che secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno 68.000 donne abortiscano in situazioni sanitarie carenti. Argomenti seri, non c'è dubbio, ma non basta a giustificare l'uccisione di un innocente, che non ha alcuna colpa per il male che sua madre ha patito. Perché proprio di un innocente si tratta, nonostante le elucubrazioni filantropiche di Ammesty International: che, a forza di essere filantropiche, finiscono per partorire un pensiero antiumano. di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro Il Giornale n. 145 del 2007-06-21 21 juni gli oltraggi alla madonnaSembra che le giunte locali del Centro-Sinistra si caratterizzino per i continui oltraggi alla Vergine Maria: migliaia a Bologna per la riparazione. L'Omelia del Card. Caffarra: "Siamo venuti per riparare una bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell'avvallo oggettivo anche di istituzioni pubbliche". Deve far riflettere non tanto il fatto che i patrocini istituzionali vengano immediatamente ritirati, ma la facilità con cui a Bologna, Venezia, Roma, Milano, manifestazioni ostili alla religione sono finanziate. E' un significativo segno del clima culturale in cui vivono gli esponenti del Centro-Sinistra, che si accorgono della "frittata" solo perchè scoppiano rivolte. da Bologna «Vi ringrazio di essere accorsi così numerosi.Voi siete il vero volto di Bologna». La città ha risposto all'appello del suo arcivescovo migliaia di cittadini hanno partecipato ieri sera alla cerimonia di "riparazione" voluta dal cardinale Carlo Caffarra dopo il grave oltraggio arrecato alla Madonna. Una mostra blasfema il cui titolo era una pesante bestemmia ["La Madonna piange sperma", NdR] con l'aggravante di avere ottenuto il patrocinio dal Comune [di Bologna, NdR] dalla Regione Emilia, e dal ministero delle politiche giovanili [del Governo Prodi, NdR]. «Siamo venuti - ha detto l'arcivescovo Caffarra - al nostro santuario mariano non - non principalmente - per commuoverci di fronte alla bellezza della nostra Madre celeste, ma piuttosto portando nel cuore il peso di un insulto grave e pubblico fattole in questa città. Siamo venuti per chiedere perdono e per riparare una bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell'avallo oggettivo (la responsabilità e le intenzioni le giudichi il Signore) anche di istituzioni pubbliche». L'arcivescovo, insomma, non ha fatto sconti. Nei giorni scorsi, tra le istituzioni chiamate in causa, c'è stata la corsa a ritirare il patrocinio alla mostra blasfema che è stata cancellata. Ieri sera, però, a rappresentare le istituzioni c'era il solo assessore alla Sanità del Comune Giuseppe Paruolo. «È una cosa inconcepibile - ha detto l'esponente della Margherita -. Non doveva accadere e non accadrà mai più». È intanto arrivato in Procura l'esposto presentato dal deputato bolognese di Forza Italia Fabio Garagnani contro gli organizzatori della mostra in base all'articolo 403 del codice penale ("Offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persona"). «Non ci sono al momento indagati. Devo esaminare la denuncia - spiega il Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola - e quindi prendere le decisioni». Oltre alla denuncia sono stati allegati al fascicolo articoli di stampa che erano stati raccolti autonomamente dalla Procura. Che la ferita alla città sia stata troppo profonda per limitarsi a registrare le scuse di chi doveva vigilare e non lo ha fatto lo confermano i tanti, tantissimi, che hanno accolto l'invito dell'arcivescovo. Giovani, gente dei movimenti e delle associazioni ecclesiali, diverse comunità parrocchiali con i loro pastori. E tante famiglie con bambini, così come lo stesso cardinale aveva chiesto, preoccupate dicono «per il futuro di una città che non riconosciamo più». Un timore che trova eco nelle domande rilanciate dell'arcivescovo. «Quale città - si è chiesto Caffarra - vogliamo lasciare in eredità alle giovani generazioni? Quale immagine di uomo vogliamo lasciare come loro ideale? Quale misura di libertà vogliamo loro trasmettere? Riparare significa anche riedificare: su quali fondamenta? Si può forse edificare sul nulla?». Una mamma tiene per mano il figlioletto. «Da quando è nato - racconta - io e mio marito lo abbiamo sempre portato alla processione della Madonna di San Luca. Questa mostra blasfema ci sembra un sasso lanciato contro la bellezza della città». E annuisce quasi con le lacrime agli occhi quando il cardinale si chiede «Fino a quando si continuerà a degradare la bellezza della città? Fino a quando si continuerà a sfregiarne la grandezza? Fino a quando si continuerà ad umiliarne l'onore?». Un gruppo di ragazzi che non ha esitato a lasciare il meritato riposo delle vacanze scolastiche per salire sul colle della Guardia si chiede: «Dove andremo a finire?». Il cardinale sembra ascoltarli e nelle ultime parole del suo intervento indica la strada: «Il nostro trovarci nel luogo più caro ai fedeli bolognesi in un'occasione tanto triste, risvegli in tutti ed in ciascuno quell'energia morale che nei momenti di maggior travaglio della sua storia ha fatto grande la nostra città» Stefano Andrini (C) Avvenire, 20-6-2007 20 juni sharia businessUn mercato da 500 miliardi di dollari che fa gola a molti. Londra vende l'anima per attirare capitali islamici. Ma rischia di finanziare i terroristi Londra «Vada il fatto che per condividere la torta dei 250 miliardi di dollari della finanza islamica, le banche occidentali aprano sportelli "sciaraiticamente corretti" nei paesi musulmani. Vada il fatto, discutibile, che si accrediti e diffonda la legge di Allah per il tramite delle banche nell'Occidente. Ma non va bene che sia il governo di Sua Maestà, già artefice della nascita degli Stati moderni sulle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo, a favorire l'islamizzazione finanziaria della Gran Bretagna con obbligazioni conformi alla legge islamica. Così come il capitalismo è stato il volano di liberalismo e democrazia, la finanza islamica è il cavallo di Troia della sharia e dell'autocrazia». Così Magdi Allam il 24 aprile sul Corriere della Sera denunciava solitario il preoccupante dilagare della finanza islamica in Occidente, ovvero la creazione di servizi finanziari e di credito conformi alla sharia, la legge islamica che vieta l'interesse. Una presa di posizione, quella del vicedirettore del Corriere della Sera, passata sotto silenzio in patria e ancor più all'estero, dove i principali gruppi bancari e le società finanziarie stanno facendo ponti d'oro alla comunità musulmana per accaparrarsi quello che appare sempre di più un vero tesoro. Londra, la città martire del 7 luglio, in testa. Il fatto che, stando ai dati diffusi dall'Ufficio nazionale di statistica e pubblicati dal Times, Mohammed sia il secondo nome più frequentemente imposto ai neonati in Gran Bretagna ed entro la fine di quest'anno sarà il primo, la dice lunga su come vadano le cose Oltremanica. Ma è la classe politica a lanciare i segnali più preoccupanti. Il 30 gennaio scorso il sottosegretario all'Economia britannico con delega sulle attività della City, Ed Balls (uomo di fiducia del futuro premier Gordon Brown e possibile Cancelliere dello Scacchiere), dichiarava all'Associated Press che occorreva assicurarsi che «il sistema fiscale e i regolamenti incoraggino lo sviluppo di prodotti conformi alla sharia e di fare del Regno Unito un centro mondiale della finanza islamica». Una dichiarazione che non ha stupito più di tanto né il mondo politico né la comunità finanziaria londinese visto l'enorme sviluppo di questo settore e il volume d'affari raggiunto, tramutatosi da una nicchia a mainstream globale. Alternative etiche? Detto fatto con la benedizione del governo di Sua Maestà i prossimi 25, 26 e 27 giugno presso il Royal Garden Hotel di Londra si terrà una conferenza dal titolo "Islamic finance and investment world" interamente dedicata al fenomeno della finanza islamica e al suo potenziale sviluppo. Tra i relatori il gotha della finanza britannica e mondiale che si alterneranno in interventi di mezz'ora l'uno sui più svariati temi in discussione, tutti però legati ad un'unica logica: come sfuggire all'interpretazione rigida del Corano e come attrarre investitori non islamici. Quest'ultimo punto sta molto a cuore all'assise, tanto che si arriva a parlare di «prodotti islamici come strumento per diversificare e proteggere il portfolio azionario», di «mitigazione del rischio attraverso gli investimenti islamici» e «investimenti islamici come alternativa etica». Insomma, una parata di capitalisti con o senza barba fermamente intenzionati a spacciare per politicamente corretto quello che altro non è se non un classico esempio di investimento e speculazione finanziaria benedetto dal governo britannico. Dimenticando che le prime banche islamiche, nate circa 50 anni fa, furono fondate da due personalità fondamentaliste che avevano poca dimestichezza con l'economia, Abul A'la Mawdudi e Sayyed Qutb, quest'ultimo un ideologo dei Fratelli Musulmani. Aggiramenti e controlli D'altronde la politica non fa altro che muoversi a traino del mercato. Negli anni molte banche, tra cui appunto la britannica Hsbc ma anche l'americana Citigroup, la svizzera Ubs, la francese Bnp Paribas e da pochi giorni anche Mediobanca che ha debuttato con un murabaha - un contratto di compravendita con pagamento differito - sul mercato kuwaitiano, si sono attrezzate per lanciare l'assalto a una torta da almeno 200 miliardi di dollari (ma vedremo che il dato è ampiamente al ribasso) attraverso l'immissione sul mercato di fondi che rispettano i princìpi della sharia e quindi non investono in società che siano in qualche modo legate al business dell'alcool, delle armi, del gioco d'azzardo, dell'ingegneria genetica, del tabacco o attraverso società fortemente indebitate. L'esempio dell'Islamic Bank of Britain, che ha visto la luce lo scorso novembre a Londra, è emblematico: l'80 per cento del capitale iniziale, pari a 100 milioni di dollari, è stato raccolto nel Golfo mentre l'80 per cento degli investitori soggiornano in Gran Bretagna. Se poi si passano in rassegna i nomi dei dirigenti si scopre che l'80 per cento sono degli affermati banchieri britannici che non hanno nulla a che fare con l'islam: difficile, a questo punto, poter parlare di finanza etica. Da quando i magnati della finanza internazionale hanno fiutato l'affare si sono affrettati ad aprire sportelli islamici prima nei paesi musulmani, poi nei paesi occidentali dove il peso economico delle comunità musulmane è crescente. Con un tasso di crescita annuo del 15 per cento è un business che fa gola a molti. D'altronde i modi per aggirare le norme imposte dalla sharia rispetto ai tassi di interesse (peraltro, una mera interpretazione perché nel Corano si parla di condanna della riba, l'usura, non dell'interesse) ci sono, basta applicarsi un po' alla materia. La maggiore controindicazione è costituita dal tempo, variabile che per i musulmani non può essere considerata un parametro di denaro: da qui il divieto verso i tassi di interesse. Quelli di Bnp Paribas hanno aggirato l'ostacolo predeterminando dei profitti che, nella pratica, vanno a sostituire la mancata previsione degli stessi interessi. Esistono anche degli indici di finanza islamica: l'Ftse Global Islamic Index Series International è stato costituito nel 1999 come la prima vera serie globale di indici islamici, allo scopo di analizzare i rendimenti delle principali compagnie le cui attività aderiscono ai princìpi della sharia. Mentre un secondo indice è il Dow Jones Islamic Market Indexes creato per investitori che vogliono investire conformemente ai princìpi della finanza islamica. Ora però sono in molti, anche all'interno della stessa City, a lanciare un grido di allarme verso la necessità di maggiore trasparenza e controlli sul settore. Ovvio, chiaramente, il riferimento al fatto che un mercato del genere possa essere utilizzato come veicolo di finanziamento del terrorismo, ma anche la preoccupazione per una possibile destabilizzazione del mercato, a causa di prodotti sui generis supportati da quantità di soldi imponenti garantite dal petrolio del Golfo e dalla sempre crescente presenza di musulmani nelle nostre società. Pagare i nostri carnefici A offrire alla platea internazionale numeri più impressionanti ci ha pensato Alexander Lis, direttore operativo dell'agenzia di consultancy Oliver Wyman: «attualmente ci sono 300 milioni di dollari di assets gestiti in base ai princìpi coranici e più di 280 istituzioni - banche commerciali e di investimento ma anche fondi - che offrono prodotti islamici. Questo tipo di finanza, oramai, va considerata a tutti gli effetti mainstream». Numeri al ribasso, questi, per la Financial Services Authority del Regno Unito secondo cui il volume globale sfonderebbe i 500 miliardi di dollari. Stando alle analisi di Standard & Poor's il mercato dei sukuks, i bond islamici, ha raggiunto i 70 miliardi di dollari ed entro il 2010 toccherà quota 160 miliardi. Chi intende gettare acqua sul fuoco ricorda che quello islamico rappresenta soltanto l'1 per cento del totale di asset bancario al mondo, ma i molti critici pongono l'accento sulla sua crescita sfrenata e tutt'altro che in fase recessiva. «Questa industria sta emergendo dalla sua fase nascente e non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale - dichiara Nabeel Shoaib, capo del braccio finanziario islamico della Hsbc -. Entro otto, dieci anni potrebbe intercettare i risparmi di un miliardo e 600 milioni di islamici nel mondo». A spaventare è il fatto che il maggior dinamismo per il settore giunge dal Medio Oriente, un'area dove la trasparenza delle istituzioni non è proverbiale. Ma soprattutto il fatto che questi soldi transitino su fondi di investimento aperti che vedono capitale islamico e occidentale fondersi in quella che è una vera e propria finanza parallela, nei fatti perfettamente integrata con il mercato ma in grado di sfuggire alle regole e ai controlli. Il rischio è che la finanza islamica, una volta cresciuta tanto da non poter più essere ritenuta fenomeno di nicchia, vada a sostituire o integrare il finanziamento al terrorismo che oggi transita attraverso le moschee, le rimesse dei musulmani espatriati e la carità devozionale. Il rischio è pagare le armi e i kamikaze che ci uccideranno. Mauro Bottarelli (C) Tempi num.24 del 14/06/2007 http://www.tempi.it/ 19 juni gay pride flopL' OPINIONE. 18 juni stop ai fondi x amnestyDa Roma. Niente più finanziamenti cattolici ad Amnesty International, dopo la svolta abortista da parte della storica [sedicente] organizzazione di promozione e difesa dei diritti umani. In un'intervista al National Catholic Register, il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha espresso profondo rammarico per la presa di posizione abortista di Amnesty International, sottolineando che schierarsi per la depenalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza rappresenta un tradimento delle finalità istituzionali dell'organizzazione. Conseguenza inevitabile di tale decisione, secondo il porporato, sarà la sospensione di ogni finanziamento a Amnesty da parte delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici. «Grazie a Dio - afferma il cardinale Martino - non esiste un diritto di aborto internazionalmente riconosciuto, come si deduce dalla Conferenza del Cairo delle Nazioni Unite sulla popolazione, che ha escluso l'aborto come mezzo lecito di controllo delle nascite». La delegazione della Santa Sede in quella occasione era guidata proprio dall'arcivescovo Martino, allora Nunzio Apostolico al Palazzo di Vetro. «Le lobbies abortiste - sostiene il porporato - stanno continuando la loro propaganda, che si inquadra in quella che il Servo di Dio Giovanni Paolo II chiamava la "cultura di morte", ed è estremamente grave che una benemerita organizzazione come Amnesty International si pieghi ora alle pressioni di tali lobbies». «La soppressione volontaria di ogni vita umana innocente - conclude il cardinale Martino - è sempre un delitto e mina alle basi il bene comune della famiglia umana». [...] (C) Il Giornale, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=185640 A quando lo stop all'Unicef et similia? 17 juni Cristianesimo in estinzione in M.O.Nelle terre dove il cristianesimo è nato, si rischia l'estinzione dei cristiani. Le cause sono molteplici ma drammaticamente convergenti. È in atto una persecuzione esplicita da parte del fondamentalismo islamico, che continua a guadagnare spazi e consensi e in queste settimane trova in Iraq una delle sue più feroci manifestazioni. Ci sono poi discriminazioni a livello giuridico e politico, che in alcuni Paesi impediscono l'accesso a cariche pubbliche o a talune professioni, riservate ai musulmani. C'è infine - non meno grave e insidioso - un clima ostile e sempre più diffuso fatto di emarginazione sociale e culturale, che trasforma di fatto i seguaci di Gesù in cittadini di serie B. Una mentalità che, ad esempio, considera come un «rinnegato» meritevole di morte ogni seguace del profeta Maometto che abbia l'ardire di abbandonare quella che gli ulema definiscono "la migliore comunità che Dio abbia donato agli uomini" per abbracciare la fede cristiana: è la vita amara a cui sono costretti i convertiti. L'emigrazione di 10 milioni di persone di religione cristiana dall'epoca della prima guerra mondiale a oggi, già di per sé un dato impressionante, rappresenta la conseguenza più eclatante di una situazione di crescente difficoltà denunciata a più riprese dalle comunità del Medio Oriente e del Nordafrica. Essa ha trovato un interprete appassionato nella persona del Santo Padre, che non si stanca di metterla sotto gli occhi del mondo. Sabato scorso, ricevendo in Vaticano il presidente americano Bush, egli ha espresso la sua preoccupazione per il precipitare della situazione nell'area, e parlando alla Congregazione per le Chiese orientali non ha usato giri di parole: «Possano le Chiese e i discepoli del Signore rimanere là dove li ha posti per nascita la divina Provvidenza; là dove meritano di rimanere per una presenza che risale agli inizi del cristianesimo. Nel corso dei secoli essi si sono distinti per un amore incontestabile e inscindibile alla propria fede, al proprio popolo e alla propria terra». La fede, il popolo, la terra: sono le tre parole radicate nel cuore delle comunità cristiane che vivono nella regione, che ci vivevano già secoli prima dell'arrivo dell'islam e che hanno saputo costruire - non senza difficoltà - una convivenza plurale. Ed è proprio la possibilità di «con-vivere» che viene messa a rischio da quanti vogliono negare la storia, imponendo la loro identità religiosa e culturale come protagonista unico ed esclusivo. Costoro vogliono dire "io" escludendo il "tu", e così impediscono che ci si possa continuare a concepire come "noi". Il declino delle comunità cristiane nei Paesi arabi è stato sinora ignorato o guardato con occhio distratto dall'Occidente, e l'Italia non ha fatto eccezione. Come se la loro condizione fosse questione marginale, e non la drammatica conferma dell'imbarbarimento che avanza. Come se la libertà religiosa fosse un "pallino" del Vaticano e non la cartina di tornasole del rispetto dei diritti umani. Bisogna svegliarsi dal torpore, prima che sia troppo tardi. Bisogna mobilitarsi, alzare la voce per fermare la fuga e la discriminazione su base religiosa. Bisogna chiedere la mobilitazione delle diplomazie, dell'Onu e dell'Unione Europea, consapevoli che l'impegno per i cristiani è figlio dell'impegno per la pace e la democrazia. Va in questa direzione l'appello per una manifestazione nazionale contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e per la libertà religiosa nel mondo, promosso in queste ore da Magdi Allam e da esponenti della società civile e del mondo politico per il 4 luglio a Roma. È un'occasione per ridire a viso aperto e a voce alta che quanto sta accadendo riguarda i destini dell'umanità, e che chi se ne lava le mani si aggiungerà alla schiera dei tanti Ponzio Pilato di cui la storia è disseminata. (C) Avvenire, 14-6-2007 16 juni lettera aperta al card.BertoneLettera aperta al cardinal Bertone Eminenza, vedo che si sta facendo in quattro per propagandare il suo libro su Fatima (pieno di assurdità, silenzi imbarazzati, contraddizioni e insulti) imponendo – prima a Porta a porta, poi anche su importanti radio cattoliche – di parlare solo lei, senza dover rispondere alle mie domande e senza alcun altro contraddittorio. Che bisogno ha di usare il suo potere per mettermi a tacere se lei è certo dei suoi argomenti? Dovrebbe essere ben lieto – visto che vuole intervenire pubblicamente sull’argomento - di rispondere una per una a tutte le mie obiezioni: io sarei il primo a rallegrarmene ed a riconoscere che la sua versione dei fatti è inoppugnabile. Invece no. Perché non risponde a nessuna delle domande e non chiarisce nessuno dei tanti punti oscuri? Così aiuterebbe a diradare tanti inquietanti dubbi sull’operato suo e di altri uomini di Chiesa (ricordo che santa Giovanna d’Arco spiegava che altro è la Chiesa altro gli uomini di Chiesa: gli uomini di Chiesa la bruciarono, la Chiesa l’ha fatta santa. Così pure per padre Pio e molti altri santi). E perché, caro cardinal Bertone, non riesce a convincere neanche in queste favorevoli condizioni di monopolio, senza contraddittorio, ma anzi – come ho dimostrato nel mio articolo del 2 giugno – fa continui autogol ? E perché non spiega almeno i punti su cui nel libro lei contraddice quanto disse il cardinal Ratzinger? So che provengono dalle sue parti alcuni consigli privati che mi esortano a imbavagliarmi, ad autocensurarmi per non far fare a lei – Segretario di Stato – una continua figuraccia. Ma vedo che lei continua a imperversare sui media e allora rispondo con le parole di santa Caterina: "Non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che per tacere il mondo è guasto!". E consiglio di rileggere quanto scriveva un’autorità indiscutibile come san Tommaso d’Aquino: "mentire in materia di fede, cosa che può capitare ai vescovi e ai predicatori, è sempre peccato mortale, perchè fra tutte è questa la specie più grave di menzogna". Un cordiale saluto, Antonio Socci QUI DI SEGUITO IL TESTO DELLA SUPPLICA AL PAPA SCRITTA DA SOLIDEO PAOLINI SUL SEGRETO DI FATIMA Roma, 1° marzo 2007 Nel 50° del “sequestro” del terzo segreto di Fatima Nella prossimità dell'80° genetliaco di S.S. Benedetto XVI e del 2° anniversario della Sua elezione al Soglio di Pietro SUPPLICA CANONICA AL SOMMO PONTEFICE Padre Santo, liberate tutto il Terzo Segreto Beatissimo Padre, prostrato ai piedi della Santità Vostra, imploro la pubblicazione delle parole che seguono la frase tronca alla fine del secondo segreto di Fatima: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc.». Ve lo domando perché è la volontà di Dio, sono gli impegni legittimi assunti: «Quando mons. Vescovo si rifiutò di aprirlo, Lucia gli fece promettere che sarebbe stato definitivamente aperto e letto al mondo alla sua morte o nel 1960, a seconda di quale dei due eventi si fosse verificato prima» . Ve lo domando perché, come riconobbero di principio Vostri venerati predecessori, «Ora questi comandi sono più importanti e vitali che mai. […] L’appello fatto da Maria, nostra Madre, a Fatima fa sì che tutta la Chiesa si senta obbligata a rispondere alle richieste di Nostra Signora […]. Il Messaggio impone un impegno su di essa» (S.S. Giovanni Paolo II ). «Nella nostra epoca l’augusta Madre di Dio fa sentire in modo speciale la Sua presenza negli avvenimenti umani […]. Così sarebbe mettere a rischio la propria salvezza, quando si è assaliti dalle tempeste del mondo, rifiutarsi di accogliere la Sua mano soccorrevole» (S.S. Giovanni XXIII ). Ve lo domando in applicazione del programma di governo di Vostra Santità stessa: «Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore» ; come pure secondo l’immediata invocazione, quel 19 aprile 2005 dal balcone di San Pietro, della Santissima Madre quale stella, ausilio e guida del Vostro pontificato. Ve lo domando nella convinzione che un tale atto, se può apparire come la richiesta al nostro padre nella Fede Abramo circa Isacco, o come le minacce di morti orribili del sindaco massone ai tre pastorelli, non mancherà di attirare sul Vostro pontificato un aiuto straordinario dall’Alto, tale da consentire certamente a Vostra Santità di “non fuggire, per paura, davanti ai lupi” . Ve lo domando perché l’alternativa a questa linea è la consumazione di un dramma condizionatamente scritto: «Fai sapere ai Miei ministri, visto che seguono l’esempio del Re di Francia, ritardando l’adempimento della Mia richiesta, che lo seguiranno anche nella sventura» . E tutto, Santo Padre, è nelle mani del Vostro libero arbitrio! Perché – oso filialmente ripeterlo – il bene che Vi si ostacola nel fare può essere ottenuto, e i mali temuti possono essere stornati, battendo con audace fiducia questa strada, così omogenea all'attitudine del biblico vecchio Eleazaro , che il Cielo ha messo a disposizione. Ve lo domando perché tutti (e non soltanto i nemici della Chiesa) abbiamo diritto a conoscere con esattezza quella lettera, essendo essa – per dirla con il Vostro predecessore Giovanni Paolo II – “rivolta ad ogni essere umano”. E questo più che mai dopo la liberalizzazione generale dei messaggi, decretata dal papa Paolo VI. Nella Chiesa di Dio, amica del diritto e della giustizia, non sarà evidente che il destinatario ha diritto a conoscere esattamente una lettera che gli è stata indirizzata – al di là di quello che di essa pensino i superiori del postino – e non soltanto a sentirsene riferire in maniera velata? Come si potrà chiedere che, al di là del potere materiale, rispettino scrupolosamente il diritto e la giustizia gli Stati, i potenti di questo mondo, se ciò non avvenisse nella Chiesa? Beatissimo Padre, se quel testo fosse incompatibile con la fede o la morale, non andrebbe allora pubblicato e formalmente condannato? Se non fosse necessariamente tale ma temuto inopportuno, quantomeno in ordine ai tempi, non bisognerà scegliere tra la sapienza di Dio e la sapienza degli uomini, tra la prudenza propria e quella della Virgo prudentissima? E se si fosse dubbiosi, quanti messaggi incerti e non riconosciuti vengono lasciati liberamente circolare, permettendo alla coscienza e alla teologia cattolica di valutare, dibatterne, spiegare? Se si uscirà senza procrastinare dalla congiuntura del non volere né dare un giudizio formale né consentirne la pubblicazione, mantenendolo “sotto sequestro” e arbitrariamente tramutato in lettera riservata, non si uscirà forse dalla prigionia di un'avvitante spirale: evitando l’occasione prossima di peccato rappresentata dal rischio continuo che le circostanze spingano a passare dalla riserva mentale alla vera e propria negazione, e liberando la Chiesa dallo stato di ricattabilità? Con le mie povere preghiere e i più ardenti voti augurali, di Vostra Santità figlio umile e devoto (Firma) Mittente: Si invitano coloro che condividano queste istanze a: 1- firmare la presente supplica (o, se si preferisce, redigere un testo analogo); 2- indicare nell’apposito spazio nome e recapito del mittente; 3- fotocopiarla; 4- inviarne l’originale a: Sua Santità Benedetto XVI (riservata al Sacro Tavolo) – 00120 Città del Vaticano – Roma; 5- inviare la fotocopia, per conoscenza, a: Circolo “Cattolici per la Tradizione” – Marche, Corso Matteotti 7, 60033 Chiaravalle (AN). da un post lasciato anonimoCari amici, La trasmissione, a firma di Luca De Mata (che ha curato testi e regia) e di Teresa De Santis con la collaborazione editoriale di Nicola Bux, Massimo Cenci e Salvatore Vitiello, con musiche di Stelvio Cipriani e fotografia di Cristian Furci, mette a fuoco l'attualissimo rapporto tra Cristianesimo ed altre tradizioni religiose. Con una impressionante raccolta di testimonianze da tutto il mondo, che ne fa un documento unico nel suo genere, vengono messe a confronto idee e convinzioni, estremismi e tensioni, in un quadro drammaticamente realistico ed efficace. L'orario di messa onda non rende purtroppo, ed ancora una volta, giustizia ad un programma culturale che merita, oggi più che mai, la giusta sensibilità e visibilità per un tema così delicato come quello del dialogo interreligioso. 15 juni corpus domini
14 juni forze politiche contigue al terrorismoIl vescovo Negri: «Intimidazioni allarmanti» 13 juni orgoglio gay e pedofilo...sarebbe meglio orgoglioniIl 23 giugno sarà giornata dell'amore pedofilo 12 juni fondi x trans. follia toscanaLa rossissima Regione Toscana ha destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo alla creazione di carte di credito riservate a transessuali e transgender in cerca di lavoro. Roba da far drizzare tutti i peli della barba del povero Carlo Marx… di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro C'era una volta il socialismo reale. Già, c'era una volta: perché oggi, anche nelle regioni comuniste doc, bisogna accontentarsi del socialismo relativista. Tanto che la rossissima Regione Toscana ha destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo alla creazione di carte di credito riservate a transessuali e transgender in cerca di lavoro. Roba da far drizzare tutti i peli della barba del povero Carlo Marx. Benvenuti nel cosiddetto «Paese normale» che i post comunisti e i post cattolici dell'Unione promettevano da tempo. Dopo rapida gestazione ecco qua uno dei tanti figli in provetta prodotti dal matrimonio fra marxisti senza marxismo e cattolici senza cattolicesimo, per i quali il concetto di normalità dipende dalla moda. Questo, rapidamente, il fatto: l'Unione europea stanzia da alcuni anni dei fondi per promuovere lo svolgimento di corsi professionali per i nostri ragazzi. Corsi che, quando sono ben progettati e ben realizzati, insegnano davvero un mestiere e introducono nel mondo del lavoro i giovani. Così la rossissima Regione Toscana ha pensato di inventarsi con quei fondi una carta prepagata di 2.500 euro procapite da spendere in due anni, utilizzabile solo per frequentare corsi di formazione. Bene, diranno molti. Però, c'è un però: la carta è riservata a coloro che esibiscano un certificato del servizio sanitario con la diagnosi di «disturbo di identità di genere». «La somma è modesta, l'idea è grande» commenta trionfalmente un comunicato dell'ufficio stampa della rossissima Regione Toscana, che aggiunge per la precisione: «Non è però il primo esperimento che si tenta in Toscana in questo settore. Nel centro per l'impiego di Pistoia si era già iniziato ad utilizzare la carta per permettere ai trans di studiare ed aggiornarsi per poi trovare un canale d'ingresso in un'azienda, un ufficio, un ospedale, un luogo in cui costruire un futuro e dei rapporti umani e professionali senza sentirsi emarginati, strani, diversi, osservati». Se qualcuno pensa di essere finito su Scherzi a parte si svegli. Questo è un episodio, e nemmeno l'ultimo purtroppo, di «Casa Prodi», il reality show più triste e veritiero della Seconda Repubblica. L'idea brillante, questa volta, è venuta all'assessore al Lavoro, il democratico di sinistra Gianfranco Simoncini, che spiega come il sussidio sia «diretto alle fasce deboli del mercato e non c'è dubbio che quella dei trans lo sia. Vogliamo dare a queste persone una concreta opportunità di fare una vita normale, evitando che l'isolamento le spinga a prostituirsi per riuscire a guadagnare dei soldi. Dobbiamo toglierle dal marciapiede». E i cattolici che pure fanno parte di quella maggioranza di governo? Non pervenuti. Tace il vicepresidente Federico Gelli, già presidente provinciale delle Acli. Ma tace pure il sito della diocesi di Firenze, che non dà la notizia né la commenta in alcun modo. E pure quello del settimanale cattolico Toscana Oggi. Questo è il «Paese normale» che l'esercito della salvezza progressista vuole confezionare per il nostro futuro, trasformando i famosi «diritti civili» in veri e propri servizi garantiti e pagati dallo Stato. Ci vogliono traghettare in un territorio dell'assurdo che è al di là del bene e del male, ben oltre il confronto atavico fra destra e sinistra. Perché non ci vuole la tessera di un partito particolare, o una fede religiosa specifica, per certificare l'insensatezza, per non dir di peggio, di un provvedimento così sgangherato. È dunque questo il tragicomico epilogo di quello che una volta fu il glorioso partito dei proletari: i deboli mica sono gli handicappati, o le mamme con tre figli, o gli anziani. Abbandonata la prole al suo destino, lo Stato sociale si rivolge a nuove categorie meritevoli della mano compassionevole dell'autorità. E tutto questo scialo di denaro pubblico, perché? Per strizzare l'occhio alla «diversità» e assumere come modello culturale la nuova ideologia del «genere», secondo la quale «maschile» e «femminile» non sono più dei dati oggettivi, che la biologia ci mette davanti senza possibilità di equivoco. «Maschio» e «femmina» sarebbero solo delle «categorie culturali», che devono essere superate dalla libera determinazione del singolo. Dai post-comunisti siamo approdati ai trans-comunisti. E adesso chi va a spiegarlo ai compagni in qualche Casa del popolo un po' fuori mano? Ma questa iniziativa del centrosinistra toscano un merito in fondo ce l'ha: dimostra che il confronto politico dei prossimi anni passa lungo la linea delle scelte di valore. Il centrodestra ha vinto nelle competizioni locali perché è visto dalla gente, giustamente, come interprete della sana, banalissima, normalità. E tanto più si imporrà quanto più si confermerà alternativo al socialismo relativista di questa sinistra nichilista. C'è un elettorato normalmente borghese - tanto disprezzato dalle élite culturali «de sinistra» e dai cattolici adulti - che su certi valori non tollera tradimenti. Non ama le amministrazioni che buttano via 290 milioni delle vecchie lire per destinarli alla «categoria socialmente debole dei trans». Il Giornale n. 135 del 2007-06-09 11 juni riflessioneAmici di Joseph Ratzinger
http://www.ratzinger.it/ Il sentimento delle cose, la contemplazione della bellezza La menzogna conosce comunque anche un altro stratagemma: la bellezza mendace, falsa, una bellezza abbagliante che non fa uscire gli uomini da sé per aprirli nell'estasi dell'innalzarsi verso l'alto, bensì li imprigiona totalmente in se stessi. E' quella bellezza che non risveglia la nostalgia per l'indicibile, la disponibilità all'offerta, all'abbandono di sé, ma ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di piacere. E' quel tipo di esperienza della bellezza di cui la Genesi parla nel racconto del peccato originale: Eva vide che il frutto dell'albero era "bello" da mangiare ed era "piacevole all'occhio". La bellezza, così come ne fa esperienza, risveglia in lei la voglia del possesso, la fa ripiegare per così dire su se stessa. Chi non riconoscerebbe, ad esempio nella pubblicità, quelle immagini che con estrema abilità sono fatte per tentare irresistibilmente l'uomo ad appropriarsi di ogni cosa, a cercare il soddisfacimento del momento anziché l'aprirsi ad altro da sé? 5) IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=4575 Joseph Ratzinger, La bellezza, la Chiesa Sono qui raccolti due interventi dell'allora cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, in cui il futuro papa spiega «[.] due parole sostanziali per comprendere il Mistero della salvezza cristiana» (p. 5) - come le definisce S.E. mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, nell'Introduzione (pp. 5-7) IN PRIMO PIANO http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=39 Benedetto XVI: Dinanzi all'avanzata della cultura secolarizzata Resta tuttavia ancora molto da fare per rispondere all'appello missionario che il Signore non si stanca di rivolgere ad ogni battezzato. Egli continua a chiamare, in primo luogo, le Chiese cosiddette di antica tradizione. Dinanzi all'avanzata della cultura secolarizzata, che talora sembra penetrare sempre più nelle società occidentali, considerando inoltre la crisi della famiglia, la diminuzione delle vocazioni e il progressivo invecchiamento del clero, queste Chiese corrono il rischio di rinchiudersi in se stesse, di guardare con ridotta speranza al futuro e di rallentare il loro sforzo missionario. E' TUTTA UN'ALTRA STORIA http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/insorgenze.htm La guerra civile nel Regno delle Due Sicilie - Un antico scritto de La Civiltà Cattolica La guerra civile, che ingerisce vasta ed ostinata nel Regno delle Due Sicilie, può fornire un argomento, se altro ne fu mai, palpabile e convincentissimo, che la superstiziosa riverenza alla volontà popolare, onde alcuni Potentati tolsero pretesto d'intromettersi nelle faccende di altri, non è in sustanza che una pura e pretta ipocrisia, foggiata a strumento di ambizioni smisurate e di tirannide faziosa. Deh! Quanti consigli ufficiali! Quante insistenza ufficiose, a fine che quella pretesa volontà popolare in questo o quello Stato italiano fosse satisfatta! Sono appena pochi giorni, e vedemmo il Ministro d'una grande Potenza mettere a condizione del Potere temporale del Papa il satisfacimento di quella stessa volontà del popolo, ricantando l'eterno ritornello delle Riforme da largirsi a sudditi, i quali o non ne sanno, o non se ne curano od eziandio di tutta la loro volontà le detestano. 13) PER LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html Montessori: tra teosofia e massoneria Nel 1899, a Londra, Maria si era infatti iscritta alla Società Teosofica, che disponeva di ragguardevoli legami internazionali rafforzati da una indubbia vicinanza alla massoneria. L'iscrizione non restò senza seguito: la Montessori tenne la sua prima conferenza americana, nel 1913, nel tempio massonico di Washington e, quando fu bloccata in India dallo scoppio della seconda guerra mondiale, si rifugiò per anni, con il figlio, nel quartier generale teosofico, ad Adyar. E influenze di quella religiosità diffusa e aperta a tutte le religioni, interessata al messianismo femminile, sono evidenti in molti suoi scritti. Mons. Luigi Negri http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1880 «Il no ai Dico è un impegno per i cattolici» «Mi sembra surreale che si dica che la Nota della Cei non riguarda il disegno di legge dei Dico. È un documento dell'episcopato italiano, non di quello australiano...». Sorride, per sdrammatizzare i toni dopo la polemica scatenata dalle parole del ministro Rosy Bindi, il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri. Il prelato non è tra i membri del Consiglio permanente e ha da poco terminato di leggere la versione definitiva della Nota. «Mi piace sottolineare - spiega al Giornale - anche il modo in cui è formulata, con richiami agli interventi corali dei vescovi in questi mesi. È un documento "fermentato" nella reale comunione tra i vescovi e dei vescovi con il Papa». 16) Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ Annozero La celeberrima puntata di «Anno zero» dedicata ai preti pedofili mi è toccato vederla, con ciò contribuendo ad alzarne l'audience. Ahimè, funziona così il ricatto mediatico, per giunta coi soldi del canone. Come sa chi l'ha vista o ne ha seguito gli sviluppi successivi sui giornali, i due rappresentanti della Chiesa se la sono cavata molto egregiamente, cosa che ha non poco indispettito chi si aspettava il contrario. Anzi, i commentatori sono stati pressoché unanimi nel decretare la vittoria ai punti per monsignor Fisichella e don Di Noto. Ma, si sa, certi «laici» non sanno perdere. Infatti, da diversi giorni il prete anti-pedofilia è bersagliato di minacce via internet, minacce a lui e alla «Chiesa-mafia» che proteggerebbe i pedofili quando si tratta di preti. Devo dire che io, che sono meno buono di lui, al suo posto getterei la spugna al grido di: «Signori, mi avete convinto. Poiché noi preti siamo tutti a rischio di pedofilia (vedi le battute e le vignette di Vauro nella puntata di cui sopra), da oggi in poi affidate i vostri bambini ai centri sociali, dove sicuramente riceveranno una educazione migliore che in oratorio». Ma, ripeto, per fortuna don Di Noto è (molto) più buono di me. Antonio Socci http://www.fattisentire.net/modules.php? name=News&file=article&sid=2576 Se è col Papa, il corteo non fa notizia I quattro sciamannati che contestano Bush da giorni hanno l'onore delle prime pagine e delle aperture dei tiggì. Ma le 100mila persone che giovedì sera, a Roma con il Papa, hanno partecipato alla processione del Corpus Domini fra le basiliche del Laterano e di Santa Maria Maggiore, non hanno meritato neanche una riga di attenzione da nessuno. È la dittatura del relativismo. Interessano i cattolici che ad Assisi fanno le marce della pace con Bertinotti, ma non le folle cattoliche che pregando portano per le vie di Roma l'Eucaristia. Cosa volete che sia la notizia di Dio che si fa carne e poi pane... Tutti siamo indotti a pensare che un Casarini (...) che si agita in Trastevere sia più importante. Certo, tutto passa. Sono passati pure Lenin e Stalin, figuriamoci Casarini... Ma noi intellettuali invece pensiamo che siano i vari Casarini, i Silvestri e i Lapo Elkann e le veline, meteore che attraversano le nostre effimere cronache, a far notizia e non piuttosto il Signore della storia, la Bellezza fatta carne, che è fra noi da duemila anni e che ha promesso di restare per sempre. Siamo accecati o banali? 18) Vittorio Messori http://www.et-et.it/articoli2007/a07f07.htm La fede spiegata a un figlio Le attuali liste di best seller editoriali impressionano, per i primi posti occupati da libri che attaccano frontalmente la fede, almeno così com'è proposta dalla Chiesa . Ma non per questo il cattolico superstite si arrende: ciò che conforta chi conosca la storia della Chiesa, è la capacità di reazione dei suoi figli, quando sia necessario un colpo di reni. Se preti, fati, suore, consacrati in genere, latitano o sono inadeguati, ecco farsi sotto i laici. In questo caso, i genitori credenti che si ingegnano a trovare risposte convincenti per i loro figli e a far parte ad altre famiglie della loro esperienza. 19) Le pagine di Eugenio Corti http://www.eugeniocorti.it "Eugenio Corti: neorealismo letterario" http://www.kattoliko.it/Corti/Recpiu_05.htm una recensione de "I più non ritornano": "Il capolavoro della letteratura sovietica" http://www.kattoliko.it/Corti/Scart_06.htm un articolo di Corti: |
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