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    30 juni

    Bologna: come distruggere il cristianesimo

    La crociata della Giunta di Centro-Sinistra continua:
    dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo",
    l'attacco alla Cattedrale di San Pietro,
    il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma"
    e ad una mostra su "I dieci comandamenti lesbo",
    ecco un'altro un altro tassello del mosaico anti cristiano
    progettato dal capoluogo di una Regione guidata dall'Unione.

    Il Comune permuta di 52.000 mq contro 6.000 mq a favore
    dell'islam.
    Obiettivo? Accrescere la diffusione dell'islam per mettere in
    difficoltà un cardinale che non tace.
    Ma la Curia non si fa intimidiare... e parla!

    LA MOSCHEA

    Tra uscite estemporanee di titoli di giornali e il lavorio
    ordinario della giunta comunale sta procedendo il progetto che
    prevede la permuta di terreni tra il Comune di Bologna e l'«Ente
    di Gestione dei Beni Islamici in Italia» per la permuta di un
    terreno di complessivi 6857 mq di proprietà dell'«Ente di
    Gestione dei Beni Islamici in Italia» con un altro terreno di
    complessivi 52000 mq e una superficie edificabile netta di circa
    6000mq per la costruzione di «sale polifunzionali, spazi per la
    preghiera di uomini e donne, spazi ricreativi, scuola, spazi per
    ospiti, spazi accessori e di servizio (hall, magazzini,
    disimpegni, uffici, ecc.)».

    Sono ben lungi dal volere negare ai musulmani i fondamentali
    diritti che nel nostro ordinamento devono essere garantiti a
    tutti: sia la libertà di aggregazione che la libertà di culto.
    Anzi, penso proprio che le singole amministrazioni locali che
    hanno messo a disposizione dei musulmani residenti che ne hanno
    fatto richiesta spazi adeguati acché potessero esercitare il
    proprio diritto di aggregazione e di culto, si sono già mosse da
    tempo verso un vero servizio ai musulmani residenti, trattandoli
    non solo come immigrati-lavoratori (visto che la loro maggioranza
    è ancora di immigrati), ma come cittadini.

    Alcune domande e perplessità in questa vicenda tuttavia sorgono.

    1. Quale vantaggio avrà il Comune da questa permuta e quale
    vantaggio avrà la cittadinanza bolognese che non è stata
    interpellata nemmeno a livello locale, ma si è vista «calare
    dall'alto» il progetto?

    2. Ci sono le premesse e sono stati fatti degli sforzi per
    l'integrazione dell'erigendo centro con il territorio e la città?

    3. L'interlocutore del Comune apparentemente è il Centro di
    Cultura islamica di Bologna, ma effettivamente è l'UCOII (Unione
    delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) alla quale
    anche il Centro di Cultura islamica di Bologna aderisce. Tutti
    sanno le difficoltà che più volte hanno posto i rappresentanti
    dell'UCOII nella consulta islamica voluta dal ministero degli
    interni. Agirà l'UCOII nell'interesse dei musulmani bolognesi?
    Agirà nel rispetto e nella promozione dei valori espressi nella
    carta della convivenza maturata negli anni scorsi a Bologna?

    4. Suscita perplessità il fatto che il Comune di Bologna abbia
    come unico interlocutore questa associazione, il «Centro di
    cultura islamica», quasi che quest'associazione rappresenti i
    musulmani bolognesi e sia in grado di interloquire con loro.
    Forse anche ci si auspica che l'erigendo centro diventi un «polo»
    dell'Emilia-Romagna e del nord-Italia, vista la complessità e la
    grandiosità del progetto. Sarà il Centro di cultura islamica il
    luogo nel quale, oltre a celebrare le feste annuali, tutti i
    musulmani di Bologna e della regione potranno trovare assistenza,
    dagli aiuti alimentari e di vestiario all'assistenza medica e
    sanitaria a quella legale, compiti finora svolti dalla Caritas e
    da altre istituzioni? Assisteranno anche i non-musulmani?

    5. Manca ancora un'intesa tra lo Stato italiano e le
    organizzazioni islamiche in Italia, come si sa proprio per il
    problema della rappresentanza, non per problemi da parte dello
    Stato. In quale quadro giuridico si inserisce l'intesa tra il
    comune di Bologna e il centro di cultura islamica? Nell'intesa è
    previsto un «comitato di garanzia» che ha il ruolo precipuo di
    verificare le attività del centro: nel caso le modalità di
    esecuzione delle attività del centro diventassero non conformi
    con quanto stabilito nell'intesa o confliggessero con gli
    interessi del bene comune, quali spazi di manovra sono affidati a
    questo comitato di garanzia?

    6. Ricordo ancora l'espressione «giù le mani dai nostri figli»
    della dottoressa Souad Sbai presidentessa dell'associazione donne
    marocchine in Italia e membro della consulta islamica in Italia
    rivolte ad Ali Abu Swhaima del centro islamico di Milano e della
    Lombardia in una trasmissione serale di «Porta a porta» riguardo
    alla vicenda della scuola di via Quaranta a Milano. Visto che nel
    documento di permuta si parla di «scuola» ci si chiede: che
    intenzionalità c'è? Nel caso si giunga alla costruzione di una
    scuola privata, si è davvero convinti che i giovani che
    studiassero in una scuola islamica arrivando al diploma come se
    avessero frequentato la scuola in un paese arabo (caso di via
    Quaranta a Milano), siano pronti ad inserirsi nel mondo del
    lavoro italiano e bolognese?

    7. Anni fa, quando la regione Emilia-Romagna stanziò dei fondi
    pubblici per i centri culturali islamici, dissi ad un immigrato
    che, se i centri svolgevano attività di integrazione come con
    corsi di italiano per gli uomini e per le donne era giusto che
    percepissero questi fondi pubblici, ma se svolgevano attività
    religiosa non era giusto che li percepissero. Mi sembra che
    proprio su questo problema, sulla distinzione tra le attività
    culturali e quelle religiose, ci siano perplessità che dovranno
    essere scemate dai fatti.

    di Don Davide Righi
    Docente all'Istituto Superiore di Scienze Religiose, esperto di
    Islam, è sacerdote della Chiesa di Bologna dal 1987. Ha svolto
    divesi periodi di studio e pastorale in Libano, Egitto, Terra
    Santa e altre zone del Medio Oriente. Dal 1993 collabora con il
    Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana di cui è stato segretario. Tra
    le sue numerose dispense e articoli sull'Islam ricordiamo il
    documento «Islam e Cristianesimo», a cura della Conferenza
    Episcopale dell'Emilia Romagna, edito nel 2000.

    (C) Avvenire - Bologna7, 24 giugno 2007

    29 juni

    vita quotidiana nei paesi islamici

    Maledetti in nome della legge

    Rischiare il patibolo per oltraggi al Corano inventati da vicini
    invidiosi.
    È il prezzo di essere non musulmani in un paese ostaggio degli
    estremisti. Dove un'accusa di blasfemia può portare un cristiano
    al patibolo. Dal Pakistan cinque storie di ordinaria persecuzione

    Testimoniare la fede cristiana in Pakistan è un'impresa, a volte
    disperata. Il paese, infatti, ha una delle legislazioni più
    ferocemente contrarie ai non musulmani, nonostante la
    Costituzione garantisca la libertà religiosa. Fra le norme che
    colpiscono con più violenza la minoranza cristiana, circa il 2
    per cento della popolazione, brilla la famigerata legge sulla
    blasfemia, che punisce con la galera o il patibolo chi dissacra
    il Corano, Maometto o l'islam. E che spesso, però, viene usata
    per consumare feroci vendette personali o per eliminare, senza
    bisogno di alcuna prova, concorrenti economici.
    Secondo i parametri della "giustizia" pachistana, infatti, basta
    la testimonianza di due musulmani adulti per considerare valida
    l'accusa di blasfemia: nelle corti locali, la testimonianza dei
    non musulmani non conta.

    Lo sa bene Shahid Masih, che mentre veniva trascinato in cella
    gridava la sua innocenza. I poliziotti incuranti gli hanno detto
    di stare zitto, perché il musulmano Ghafar lo aveva denunciato
    per blasfemia e questo a loro bastava.
    Masih (che in urdu significa Cristo) è appena uscito di prigione:
    ha passato «diverso tempo in carcere» ma non ricorda quanto. È
    stato giudicato colpevole ai sensi dell'articolo 295 C del codice
    penale pachistano, la legge contro la blasfemia, appunto.
    Per liberarlo si è dovuto scomodare un procuratore musulmano, che
    si è fatto impietosire ed è intervenuto per farlo uscire dal
    carcere.

    Stesso percorso per Walter Fazal Khan, 84enne cristiano di
    Lahore, che ha guadagnato la libertà soltanto grazie alla
    deposizione di alcuni musulmani.
    Secondo i testimoni, Khan è stato intrappolato in una congiura
    tesagli da Raja Riaz, il suo autista, che voleva rubargli i
    terreni.
    Proprio quest'ultimo aveva dichiarato agli agenti di aver visto
    il suo datore di lavoro bruciare pagine del Corano.
    Nonostante l'assenza di prove, la polizia aveva arrestato
    l'anziano cristiano.
    La famiglia dell'uomo e diversi gruppi civili che lo conoscono
    avevano definito l'accaduto, sin dal primo momento, «una
    cospirazione» orchestrata da alcuni uomini d'affari musulmani che
    volevano ottenere i terreni di Khan.
    Questi, infatti, aveva rifiutato la vendita e non si era fatto
    piegare dalle intimidazioni.
    Così un giorno, senza alcuna prova ma con un mandato di arresto,
    la polizia ha bussato alla sua porta.
    Dopo una settimana di carcere, i musulmani del luogo, che avevano
    chiesto l'arresto e l'esecuzione del cristiano, hanno ammesso di
    «essere stati provocati da alcuni sobillatori» che presentavano
    Khan come «un blasfemo».

    Meno fortunato Ranjha Masih, anch'egli cristiano di Lahore,
    condannato all'ergastolo per blasfemia: è stato liberato, ma ha
    passato otto anni in cella di isolamento.
    Masih, 58 anni, era stato arrestato l'8 maggio del 1998, nel
    corso di una manifestazione contro il governo.
    I manifestanti avevano lanciato delle pietre e una di queste
    aveva colpito l'insegna di un negozio che conteneva un versetto
    coranico.
    Addossandogli la responsabilità del gesto, la polizia aveva
    arrestato Masih con l'accusa di essere un blasfemo.
    Nel 2003 una Corte di Faisalabad lo ha condannato all'ergastolo,
    fra le proteste dei musulmani locali che ne chiedevano invece
    l'impiccagione.
    Nel corso dell'intera detenzione, la polizia lo ha tenuto «per
    sicurezza» in una cella di isolamento.
    Ora Masih vuole emigrare in Germania, ma una lettera anonima a un
    giornale ne ha annunciato la morte violenta, «non importa dove si
    nasconderà».

    Un debitore che non vuole pagare
    Stesso percorso per Martha Bibi, a sua volta accusata senza
    prove, rilasciata su cauzione il 3 maggio scorso.
    Fazal-e-Miran, giudice della Corte suprema di Lahore, ne ha
    ordinato la scarcerazione, previo pagamento di una somma pari a
    100 mila rupie (circa 1.500 euro).
    Secondo gli avvocati dell'All Pakistan Minorities Alliance
    (Apma), associazione che ha seguito il caso di Martha per tutta
    la durata, la donna, 40enne, è «fisicamente molto provata, ma con
    la gioia di essere sopravvissuta.
    Non ha mai smesso di ringraziare Dio per aver permesso alla
    giustizia di trionfare».
    Martha Bibi, che viveva nel villaggio di Kot Nanak Singh, è stata
    accusata il 22 gennaio scorso di avere fatto osservazioni
    dispregiative contro il Corano e di avere «abusato del sacro nome
    del profeta Maometto».
    In realtà, secondo alcuni testimoni locali, le accuse sono state
    presentate da alcuni appaltatori musulmani che non volevano
    pagare i materiali forniti a un cantiere dalla Bibi e dal marito,
    muratore.
    Il presidente dell'Apma, Shahbaz Bhatti, ha commentato ad
    AsiaNews: «Questo caso, e la sentenza di scarcerazione,
    dimostrano una volta di più che la legge sulla blasfemia serve
    solo a risolvere dispute personali, sempre a danno delle
    minoranze. Per questo va abolita del tutto».

    Una lite finita male
    Una delle conferme più eclatanti di questa teoria viene dalla
    storia di Amjad e Asif Masih.
    Il 30 maggio scorso la Corte suprema del Pakistan li ha
    dichiarati non colpevoli di blasfemia e ne ha ordinato
    l'immediata scarcerazione, dopo sette anni di ingiusta
    detenzione.
    La Corte di Faisalabad aveva condannato entrambi all'ergastolo
    nel 1999 per aver bruciato una copia del Corano.
    Nel maggio 2003 l'Alta Corte di Lahore ha respinto il loro
    appello confermando il massimo della pena. AsiaNews si è fatta
    raccontare la loro storia da Kausar Bibi, moglie di Amjad, e da
    Sadiq Masih, il padre.
    «Nel febbraio 1999 - ha detto Kausar - la polizia ha arrestato
    mio marito e Asif a Jhang, dove abitiamo, dopo una banale lite
    con dei vicini musulmani. Quando abbiamo appreso la notizia ci
    trovavamo a un matrimonio e siamo riusciti a raggiungere la
    stazione di polizia solo il giorno seguente».
    «Una volta arrivati - ha spiegato Sadiq - ci hanno detto che
    Amjad era stato trasferito al carcere centrale di Faisalabad,
    mentre Asif Masih era ancora lì, detenuto per reati minori.
    Allora abbiamo subito chiesto la cauzione per entrambi. Dopo
    pochi giorni hanno notificato il rilascio su cauzione, ma una
    volta tornati in prigione le autorità carcerarie hanno rifiutato
    di farli uscire. Il problema era che la cauzione valeva solo per
    il caso di lite, accusa che noi conoscevamo, ma nel frattempo
    tutti e due erano stati accusati di blasfemia per aver bruciato
    in cella una copia del Corano. "Provate a ottenere il rilascio su
    cauzione per un'accusa del genere, se volete liberarli", ci hanno
    detto in carcere».
    Per Kausar e il resto della famiglia «è stato uno shock enorme.
    Non sapevamo come muoverci in questo campo, non ci era mai
    successo prima. Inoltre le nostre misere condizioni economiche
    non ci avrebbero potuto permettere di affrontare un caso così
    impegnativo».
    La famiglia di Amjad si è allora rivolta al Bishop John Joseph
    Shaheed Trust (fondazione intitolata al vescovo John Joseph,
    suicidatosi nel 1998 per protestare contro la legge sulla
    blasfemia), che le ha fornito sostegno economico e legale. «Dopo
    che abbiamo presentato appello alla Corte suprema, i miei quattro
    bambini hanno digiunato e pregato Dio per il loro papà».
    Anche oggi, dopo la scarcerazione e la dichiarazione di
    innocenza, Amjad e la sua famiglia non sono al sicuro.
    Chi sopravvive al massacro della giustizia rimane per sempre,
    agli occhi dei vicini, un blasfemo.

    Johnson Michael, presidente della Fondazione intitolata a
    monsignor John Joseph, dice: «Ho incontrato molta gente nel corso
    della mia vita, ma nessuno è come questi sopravvissuti. Hanno
    avuto una forza straordinaria nel difendere il loro credo, una
    forza che pagano giorno per giorno, ma che conforta tutta la
    comunità. Ci sentiamo edificati dal loro esempio».
    Eppure, aggiunge Peter Jacob, segretario generale della
    Commissione episcopale Giustizia e Pace, «se qualcuno è accusato
    di essere un blasfemo, non importa cosa dicono i giudici: la sua
    vita diverrà miserabile, sarà costretto a nascondersi in
    povertà».
    Questo «vale anche per le famiglie, che perdono ogni diritto
    sociale e vengono condannate a rimanere ignoranti e povere».
    Fino ad ora, «nessuno è stato impiccato dalla legge per accuse
    collegate alla blasfemia. Eppure 24 persone sono morte fuori dal
    carcere per opera di estremisti che non sono mai stati fermati».

    di Vincenzo Faccioli Pintozzi
    (C) Tempi num.25 del 21/06/2007
    28 juni

    RIVELAZIONI DA CIVITAVECCHIA: COME LA MADONNA PROTEGGE L’ITALIA….

    Un tragico e inconsulto precipitare degli eventi in Italia, sommosse, scontri, sangue. Abbiamo sfiorato una sanguinosa guerra civile con l’uccisione di Romano Prodi da parte delle Brigate rosse? Sembra un romanzo di fantapolitica, ma se fosse invece una tragedia che abbiamo davvero rischiato di vivere? Un presagio, un drammatico avvertimento soprannaturale, una profezia “sotto condizione”, forse ha permesso di scongiurarla, grazie anche all’eroico sacrificio di una donna ignota a tutti.

    Facciamo un passo indietro. Nei giorni scorsi è divampata la polemica perché a Bologna si è messa in mostra una Madonna che “piange sperma”. Forse la volgare parodia di un evento che ha colpito milioni di italiani, la Madonnina di Civitavecchia che nel 1995 ha pianto lacrime di sangue. Dieci anni di studi scientifici e di indagini della magistratura hanno concluso che in quel pianto della statua non c’è alcun imbroglio, né alcuna spiegazione naturale. E’ ragionevole dunque pensare a cause soprannaturali.

    Andrea Tornielli rivelò che lo stesso Giovanni Paolo II, il 9 giugno 1995, volle pregare davanti alla statuetta – proveniente da Medjugorje – facendosela portare in Vaticano: incoronò la Vergine, le mise fra le mani il rosario che ha tuttora e il 20 ottobre 2000 inviò al vescovo di Civitavecchia la testimonianza firmata di questo suo gesto che in qualche modo “impegna” la Chiesa.

    Ma che segno può essere una Madonnina che piange sangue alle porte di Roma? “Maria piange sulla sorte del mondo” spiega Vittorio Messori “come Gesù pianse al tempo della sua vita terrena sulla sorte di Gerusalemme”. Quando una madre non è ascoltata dai suoi figli in pericolo, piange: lacrime umane come ha fatto a Siracusa (un miracolo riconosciuto nel 1953) e infine, di fronte alla perdurante sordità, lacrime di sangue (il sangue del Figlio) a Civitavecchia. Una santa del XIX secolo legata a Civitavecchia, Maria de Mattias, amava ripetere a ciascuno: “Tu vali il Sangue di Cristo!”.

    Probabilmente quelle lacrime sono un messaggio legato alle sorti della Chiesa e del Papato stesso, su cui incombono minacce e pressioni drammatiche; non dimentichiamo infatti che l’attuale pontefice – nell’omelia del suo insediamento, il 24 aprile 2005 – pronunciò una frase inaudita: “pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”.

    Ma forse le lacrime di Civitavecchia sono, fra le altre cose, anche un avvertimento materno che riguarda il nostro Paese. Nei frammenti di Diario del vescovo – pubblicati nel volume del decennale delle lacrimazioni, a cura della Diocesi – si trova infatti un episodio strano su cui ho indagato scoprendo un retroscena clamoroso.

    Le lacrimazioni di sangue erano iniziate il 2 febbraio 1995, alle 16.30, nel giardino della famiglia Gregori. Si sono poi ripetute, nei giorni successivi, per altre 12 volte, davanti a un totale di 40 persone, diverse in ogni episodio, che “hanno visto le lacrime formarsi e scendere”. Le analisi hanno accertato che si tratta di sangue appartenente ad un unico individuo e che la statuetta di gesso pieno non ha cavità al suo interno, né marchingegni o trucchi.

    Tutti ricordano il forte scetticismo iniziale del vescovo, monsignor Grillo. Il quale, nelle pagine di Diario che ha pubblicato, riferisce che il giorno 13 marzo ricevette una telefonata dal famoso esorcista della diocesi di Roma, padre Gabriele Amorth (una vera autorità, che fu peraltro amico di padre Pio). Padre Amorth pregò il vescovo di aver fede, “perché egli era venuto a conoscenza fin dalla scorsa estate, da un’anima da lui diretta spiritualmente, che una Madonnina avrebbe pianto a Civitavecchia e che questo segno sarebbe stato di non buon auspicio per l’Italia, ragion per cui sarebbe stato opportuno far penitenza e pregare molto”.

    Il vescovo annota di non avergli creduto e di averne parlato poi con la sorella, Grazia, con accenti ironici. La sorella però restò turbata e l’indomani, il 15 marzo 1995, alle 8.15 del mattino, dopo la messa, ricordando le parole di padre Amorth, manifestò il desiderio di pregare davanti alla statuetta che era custodita da giorni in un armadio del vescovado. Monsignor Grillo acconsentì e insieme ad altri iniziarono a recitare il “Salve Regina”: al versetto “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi” la statuetta iniziò a piangere ancora sangue, per la quattordicesima volta, ma ora fra le mani del vescovo scettico. Per il prelato fu un duro choc, tanto che dovette essere soccorso urgentemente dal cardiologo.
    Dopo quell’evento sconvolgente ovviamente si convinse.

    Ma cosa gli aveva detto padre Amorth poche ore prima? Perché lo aveva invitato a credere che lì c’era davvero il dito di Dio? E a quali eventi tragici per l’Italia alludeva? L’ho chiesto allo stesso padre Amorth. L’anziano sacerdote è il più famoso esorcista incaricato dalla Chiesa, quindi si occupa di liberare nel nome di Cristo persone che sono vessate o possedute da entità diaboliche: ogni settimana, in una chiesa del centro di Roma, svolge questo compito drammatico e lì si assiste a scene sconvolgenti, analoghe a quelle narrate nei Vangeli (mi dice che quelle “entità” urlano e inveiscono molto, per esempio, quando lui invoca l’intercessione di Giovanni Paolo II).

    Ma, per il suo profondo discernimento, padre Amorth fa anche da guida spirituale a persone che hanno carismi soprannaturali. Si deve sapere infatti che ci sono nella Chiesa persone che vivono, con umiltà, nel nascondimento e nella preghiera, dei doni particolari (come locuzioni interiori o apparizioni e altro ancora). Una di queste, da lui guidata, una signora che viveva in una città toscana, aveva saputo per vie “soprannaturali”, nell’estate del 1994, che una statuetta della Madonna avrebbe pianto alle porte di Roma, a Civitavecchia, perché eventi tragici potevano verificarsi in Italia se non si fosse pregato molto e fatto penitenza: sconvolgimenti sociali, guerra civile, tanto sangue e pure l’uccisione da parte delle Brigate rosse di “un certo Prodi, eletto al governo”.

    Va detto che nell’estate del 1994 nessuno parlava di Prodi (non faceva politica) e nessuno più parlava di Br (che solo negli anni successivi tornano fuori e uccidono). Di quella donna sono riuscito a sapere solo questo: che “si offrì come vittima” per risparmiare al suo Paese questa tragedia e che di lì a poco in effetti si è ammalata di una patologia strana e grave. Dopo la lacrimazione del 15 marzo anche il vescovo di Civitavecchia chiese a tutti i monasteri di clausura d’Italia di pregare ardentemente per il nostro Paese. La chiesina di Pantano che custodisce la Madonnina è meta di pellegrinaggi e luogo di conversioni: molte preghiere e sacrifici certamente sono saliti al cielo da lì e molte grazie (anche miracoli) sono state lì elargite.

    Le tragedie previste non si sono verificate in Italia per la misteriosa forza di sacrifici e preghiere? La Chiesa afferma che queste sono veramente forze immense a noi sconosciute. La Madonna stessa a Fatima e a Medjugorje ha ripetuto che la preghiera e i sacrifici possono allontanare perfino le guerre. L’offrirsi vittima è un vertice dell’ascesi cristiana e si fonda sul “sacrificio vicario” di Cristo che si è offerto come vittima espiatrice per tutti noi. E’ stato vissuto da grandi santi, come padre Pio. Nel volume “Immagini di speranza” Ratzinger spiega: “Esiste davvero qualcosa come la sostituzione vicaria nel più profondo dell’esistenza. Tutto il mistero di Cristo poggia proprio su questo”.

    Un giorno conosceremo quante tragedie ci sono state risparmiate grazie alla preghiera e all’offerta silenziosa di tanti umili e santi. E conosceremo di quale speciale protezione ha goduto il nostro Paese. Il 13 settembre 1959, per esempio, tutti i vescovi d’Italia consacrarono l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Un immenso esorcismo a protezione del nostro popolo. Noi lo abbiamo dimenticato, ma evidentemente la Regina della pace no. E veglia su di noi.

    (Da “Libero” 24 giugno 2007)


    P.S. Aggiungo a questo articolo un piccolo pensiero: il sacrilegio di Bologna chiama noi cristiani alla riparazione (molte preghiere e sacrifici), per ridire il nostro amore alla Santa Vergine e per impedire che quell’atto allontani da noi la materna protezione di Maria, esponendo il nostro Paese a gravi sciagure.

    riflessioni2

    IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37
    Card. Caffarra: un insulto grave e pubblico alla Madre Celeste
    Siamo venuti questa sera al santuario mariano - al nostro
    santuario - non principalmente per commuoverci di fronte alla
    bellezza della nostra Madre celeste, ma piuttosto portando nel
    cuore il peso di un insulto grave e pubblico fattole in questa
    città. Siamo venuti per chiedere perdono e per riparare una
    bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell'avvallo
    oggettivo [.] anche di istituzioni pubbliche.
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=5056
    Convivenze, l'emergenza giuridica che non c'è.
    La risposta che la ricerca offre è illuminante: la metà dei
    conviventi interpellati non è interessata al dibattito in corso
    sulle regolarizzazione delle unioni di fatto e la grande
    maggioranza, spiegano i sociologi del Cisf, ha «come obiettivo
    futuro il matrimonio, intravedendo in questo passaggio il
    raggiungimento di qualcosa di diverso». Questo aspetto è
    particolarmente evidente se si analizzano i dati raccolti
    attraverso le diocesi: la presenza di coppie già conviventi nei
    corsi di preparazione al matrimonio è "elevata", cioè con
    percentuali tra il 30 e il 60 per cento, in quasi una diocesi su
    cinque. Il problema, allora, è riflettere sulla validità
    dell'istituto matrimonio.

     Mons. Luigi Negri
    http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=10510
    L'unica famiglia possibile
    Per il Papa l'unica famiglia possibile è quella fondata
    sull'unione indissolubile fra un uomo e una donna. È questo è
    determinante soprattutto per il bene della società. Purtroppo
    oggi «si cerca di organizzare la vita sociale solo a partire da
    desideri soggettivi e mutevoli, senza riferimento alcuno ad una
    verità oggettiva previa come sono la dignità di ogni essere umano
    e i suoi doveri e diritti inalienabili, al cui servizio deve
    mettersi ogni gruppo sociale».

    13) Mons. Alessandro Maggiolini
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=37486&url=dettaglioRassegna.jsp
    Madonna oltraggiata, abbi pietà dei cretini
    Si ricordi il sit in dei gay davanti a Porta San Pietro, sempre a
    Bologna. La forse più recente schifezza avviene sempre a Bologna
    dove si presenta la Madonna colorata di sperma; titolo esatto "
    La Madonna piange sperma". Dopo le sciocchezze venute alla luce e
    riconosciute come tali, si sono infilate le proteste. "Cancellate
    lo spettacolo", come aveva chiesto con durezza il sindaco di
    Bologna. Altri ministri e autorità laiche si sono ritratti
    assicurando di non essere stati informati e di non aver
    sovvenzionato simili bestemmie sconsiderate. Adesso ogni autorità
    ne accusa un'altra per non essere intervenuta prima.

    14) Rino Cammilleri
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2578
    Danza
    Alla solita Biennale di Venezia, nell'ambito della Biennale
    Danza, è programmato per il 27 e 28 giugno 2007 uno spettacolo
    dal titolo Messiah Game, che sarebbe un intruglio di autore
    tedesco che prevede ballerini nudi, orge sado-maso durante l'Ultima
    Cena, con Crocifissione in stile. Che fare, allora? Sarebbe
    meglio ignorare, così che l'«artista» resti scornato e, dato il
    flop, gli eventuali imitatori si rendano conto che certe
    «trasgressioni» non pagano. Oppure, colpire gli incauti nel
    portafogli, con una querela di quelle che riducono in miseria
    nera. Questa strada, tuttavia, è impervia, dati i giudici che
    corrono. Così, rassegniamoci ancora una volta alla protesta.
    Purtroppo non sarà l'ultima: la madre dei vigliacchetti è sempre
    incinta.

    15) CORRISPONDENZA ROMANA
    http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=216
    Il Governo dopo il gay pride
    Il Gay Pride di sabato 16 giugno ha scatenato numerose reazioni
    per il carattere immorale e anticristiano della manifestazione
    nonché polemiche anche interne alla maggioranza sulla
    partecipazione di ministri del governo all'evento e sul
    patrocinio del ministero delle Pari Opportunità. E Prodi?
    Imbambolato come un gufo sorpreso dalla luce, afferma in un
    intervista sul quotidiano francese "La Croix" che «è dovere dei
    cattolici essere vigilanti e sensibili agli insegnamenti della
    Chiesa, ma bisogna anche tener conto della laicità dello Stato e
    salvaguardarla». Vivacchia, insomma, e tiene i piedi su due
    staffe, per sfuggire all'eutanasia del suo governo. a proposito:
    il Professore sa che i maggiori sostenitori dell'eutanasia sono
    nella "sua" maggioranza?

    16) Le pagine di Eugenio Corti
    http://www.eugeniocorti.it
    - "Il seguito del Bounty (appunti di diario)", uno scritto di
    Eugenio
    sulle disavventure della prima versione del suo "L'isola del
    paradiso":
    http://www.kattoliko.it/Corti/Scart_07.htm
    - "Romanzo popolare", un articolo di Andrea Sciffo sul Cavallo
    rosso:
    http://www.kattoliko.it/Corti/Art_30.htm

    25 juni

    riflessioni

    OPUS DEI. TUTTA LA VERITA'
    http://www.escriva.it
    - "Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI"
    http://www.escriva.it/News/20050501.htm
    lunga intervista di Cesare Cavalleri al prelato mons. Echevarría
    - "Mons. Escrivá maestro di contemplazione"
    http://www.escriva.it/Scrdat04.htm
    articolo di Cornelio Fabro sul fondatore dell'Opus Dei
    - E' possibile scaricare gratuitamente le opere di san Josemaría
    alla pagina: http://www.escriva.it/Downloads.php

    11) Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1886
    Forze politiche contigue al terrorismo
    La nostra società è debole perché non ha fatto nulla per
    salvaguardare le identità culturali, manca una vera libertà di
    cultura e di educazione...La vulnerabilità del nostro sistema nei
    confronti dei fenomeni eversivi è data dal fatto che, purtroppo,
    vi sono forze politiche appaiono spesso troppo contigue. Ci sono
    forze che arrivano a giustificare certe manifestazioni di
    violenza e che finiscono per condizionare la nostra vita
    politica».

    12) Mons. Alessandro Maggiolini
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2579
    Vogliono «laicizzare» anche la Bibbia
    Poveri intellettuali. Non sanno che l'Antico Testamento è stato
    tradotto alcuni secoli prima di Cristo (in una edizione detta dei
    «Settanta») e che la Bibbia è il libro più diffuso almeno nella
    cultura occidentale. Così almeno si inferisce da una intervista
    di questi giorni fatta a uomini che dovrebbero essere di
    primissimo piano: Cacciari, Magris, Umberto Eco, Gianni Vattimo,
    e litanie continuante. Adesso costoro con altri adepti propongono
    una iniziativa esplosiva: che la Bibbia non sia riservata né alla
    Chiesa, né al catechismo, ma sia portata nella scuola, come testo
    letterario laico: al modo - si ponga - della Iliade, dell'Odissea,
    dell'Eneide, della Divina Commedia. Forse anche del Decamerone.

    13) Rino Cammilleri
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2578
    Gli inarrestabili di Allah
    In una settantina d'anni dalla morte di Maometto l'islam si
    estendeva dall'Armenia all'Atlantico e si apprestava ad attaccare
    l'Europa cominciando dalla penisola iberica. Come si spiega
    questa incredibile avanzata che aveva fatto in così breve tempo
    tabula rasa di superbe civiltà quale l'intera Africa romana? In
    modo molto più semplice di quanto si possa pensare. L'ostinazione
    religiosa dava luogo a «uno schema strategico che rimase costante
    attraverso i secoli: una scorreria nei confronti dei miscredenti,
    avvertita come un dovere religioso e, in caso di successo,
    un'invasione in piena regola».

    14) PER LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE
    http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html
    Le politiche scolastiche di Zapatero
    Documento della Commissione Permanente della Conferenza
    Episcopale Spagnola "La Legge Organica d'Educazione (LOE), i Regi
    Decreti che la sviluppano e i diritti fondamentali dei genitori e
    degli istituti. Madrid, 28 febbraio 2007". La Spagna è da molte
    tempo il luogo di sperimentazione delle più sofisticate tecniche
    per imporre il socialismo attraverso la scuola. Quanto sta
    facendo il governo Zapatero, è ciò che ci aspetta in un prossimo
    futuro?

    15) CORRISPONDENZA ROMANA
    http://www.corrispondenzaromana.it/fondo.php?ref=201
    Le falsità del documentario BBC sui sacerdoti pedofili
    Il documento vaticano stabiliva la procedura canonica da seguire
    nelle cause di sollicitatio ad turpia (provocazione a cose
    immorali), allorché un chierico (presbitero o vescovo) compisse
    crimini pedofili, in particolare violando il sacramento della
    Confessione (usato per fare avances sessuali ai penitenti). Fu
    aggiornato nel 2001 da un motu proprio di Giovanni Paolo II
    (Sacramentorum sanctitatis tutela) e da una contestuale lettera
    Circa i delitti più gravi riservati alla Congregazione per la
    dottrina della fede, questa sì del cardinale Ratzinger.

     IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=37
    Mons. Betori: Respingere gli assalti dei nuovi "Barbarossa"
    Questi nuovi nemici si chiamano il nichilismo e il relativismo,
    che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni
    nella nostra cultura: fanno dell'embrione, l'essere umano più
    indifeso, un materiale disponibile per sperimentazioni mediche;
    danno copertura legale al crimine dell'aborto e si apprestano a
    farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità
    dell'inizio
    e della fine della vita umana... oscurano la verità della dualità
    sessuale in nome di una improponibile libertà di
    autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della
    famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.

    23 juni

    arrestato in cina vescovo vaticano

    Jia Zhiguo, 73 anni, vescovo della Chiesa clandestina (cioè
    fedele al Vaticano) cinese è stato arrestato dalla polizia lo
    scorso 5 giugno. È la nona volta che il prelato viene arrestato
    dal 2004. La notizia è riportata dalla Kung Foundation,
    associazione americana che opera per la libertà religiosa in
    Cina. L'anziano vescovo - che a diverse riprese ha passato in
    prigione 20 anni - è stato posto agli arresti domiciliari, ma non
    sono ancora chiare le ragioni del provvedimento.

    L'ultima volta monsignor Jia Zhiguo era stato liberato nel
    settembre del 2006 dopo aver dieci mesi di carcere durante i
    quali «non gli è stato permesso di uscire neanche per
    somministrare l'estrema unzione ai suoi parrocchiani morenti»,
    come si legge nel documento diffuso dalla Fondazione.
    La Costituzione della Repubblica Popolare Cinese consente la
    libertà religiosa solo a chi, come l'Associazione Patriottica dei
    cattolici, riconosce il governo di Pechino quale autorità
    superiore.

    Cina e Vaticano non hanno relazioni diplomatiche dal 1951, quando
    la Nunziatura Apostolica si trasferì a Taiwan, l'isola
    indipendente, rivendicata dalla Cina, retta dal governo
    nazionalista del Kuomintang rifugiatovisi nel 1949. Principale
    ostacolo alla normalizzazione dei rapporti tra Santa Sede e T'ien
    Anmen è la questione della nomi-na dei vescovi, che il regime si
    arroga.

    L'arresto di mons. Jia rischia di irrigidire ulteriormente le
    posizioni del Vaticano e di Pechino a pochi giorni dalla
    pubblicazione della lettera del Papa indirizzata alla Chiesa e ai
    fedeli cinesi, il cui testo sarà pubblicato in un libretto. Fra i
    punti salienti che la missiva dovrebbe contenere c'è un'apertura
    della Santa Sede al dialogo con la Chiesa ufficiale di Pechino.
    Poiché questa si trova sotto il controllo del governo, verrebbe
    così manifestata una concreta volontà di dialogo con il regime
    cinese.

    Il principio su cui dovrebbe fondarsi il ragionamento è l'unità
    sostanziale della Chiesa cinese. In altre parole: se è vero che
    nel Paese coesistono la Chiesa sotterranea perseguitata e quella
    "ufficiale", da Roma si afferma il principio che entrambe queste
    espressioni del cattolicesimo cinese fanno parte di un'unica
    Chiesa, non in contrapposizione tra loro. Sullo sfondo c'è pure
    la questione della nomina del vescovo di Pechino, posto fino ad
    ora vacante. Un eventuale accordo o miglioramento dei rapporti
    fra Santa Sede e T'ien Anmen potrebbe consentire un'intesa sul
    nome del vescovo.

    Poiché la lettera pontificia si rivolgerà alla Chiesa del Regno
    di Mezzo, non vi dovrebbe essere cenno alla questione di Taiwan,
    tema squisitamente politico. È noto infatti che Pechino ha
    ripetutamente posto quale conditio sine qua non per l'avvio di
    rapporti bilaterali e diplomatici l'interruzione delle relazioni
    con Formosa.

    La disponibilità ad accettare una richiesta in tal senso era per
    altro già stata espressa dal Vaticano. La lettera - in cui il
    Papa manifesterà la propria vicinanza ai cattolici cinesi -
    conterrà pure degli orientamenti di carattere generale rivolti a
    tutta la Chiesa e delle indicazioni specifiche, anche di
    carattere amministrativo, per le diocesi.
    (CR/996 del 16 giugno 2007)

    http://www.corrispondenzaromana.it/

    22 juni

    amnesty filantropia anti umana

    AMNESTY, LA FILANTROPIA ANTIUMANA

    E ora cosa faranno tutti quegli oratori, quelle parrocchie, quei
    centri culturali venuti su a diritti umani, bandiere della pace,
    nessuno-tocchi-Caino e canzoncine di Cristicchi?
    Cosa faranno adesso che il coro delle voci profetiche di riferimento
    ha perso un pezzo da novanta come Amnesty International?

    Il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio della
    giustizia e della pace, ha gettato un sasso nello stagno del
    cattolicesimo politicamente corretto invitando i cattolici di tutto
    il mondo a sospendere qualsiasi forma di sostegno e di finanziamento
    ad Amnesty.
    L'associazione, fondata nel 1961 da Peter Benenson, convertito al
    cattolicesimo, ha deciso di sostenere la diffusione dell'aborto
    procurato nel mondo, promuovendone la depenalizzazione in quei Paesi
    che ancora vietano questa pratica.

    Molti cattolici hanno storto il naso davanti alle dichiarazioni del
    cardinale.
    Da tempo in molte parrocchie, in non poche scuole cristiane e
    istituti religiosi, sui giornali di area si procede a una capillare
    azione di sostegno a favore di alcune organizzazioni filantropiche.
    Unicef, Wwf e Amnesty International sono le più gettonate, ma anche
    quelle segnate dallo stesso destino: tutte sono state censurate dalla
    Santa Sede per il sostegno a politiche demografiche disinvolte, fra
    cui anche il cosiddetto «aborto sicuro».

    Il giro di vite, già cominciato sotto il pontificato di Giovanni
    Paolo II, prosegue nell'era di Bendetto XVI.
    Siamo di fronte a una svolta: la Chiesa prende le distanze da quel
    filantropismo antiumano che, magari, difende i pluriomicidi dalla
    sedia elettrica, ma vuole favorire l'eliminazione legale di
    innocenti, colpevoli solo di non essere ancora nati.
    Dopo anni passati a scendere in piazza a fianco di coloro che si
    battono affinché «nessuno tocchi Caino» nel mondo cattolico pare che
    cominci a mettersi meglio per il povero Abele.

    Eppure Amnesty fa tanto bene, si ostinano ancora a dire molti
    cattolici.
    Bene, allora si immagini un cittadino condannato a morte. E che sia
    giustiziato senza un regolare processo, senza un avvocato difensore,
    senza poter pronunciare parola a propria discolpa, senza l'ombra di
    una giuria chiamata a pronunciarsi.
    E che il capo di accusa non sia un reato, ma la condizione stessa in
    cui si trova: l'essere, per esempio, un dissidente politico, un
    ammalato, un handicappato, un indesiderato, un ingombrante fardello
    in un mondo dove anche occupare un posto è diventato un problema.
    Chi meglio di Amnesty International potrebbe denunciare l'orrore di
    un simile delitto di Stato?
    Chi meglio potrebbe ergersi a paladino di questo essere umano
    condannato a morte senza l'ombra di un regolare processo?
    Probabilmente nessuno, diranno ancora molti cattolici cresciuti con
    il paraocchi della correttezza politica.

    Amnesty International, come ha rilevato il cardinale Martino, ha
    deciso ufficialmente di abbandonare al loro destino gli involontari
    protagonisti di questa ingiustizia sommaria.
    Perché quel condannato di cui parlavamo presenta proprio le
    caratteristiche dell'unborn, dell'essere umano non ancora nato: non
    ha fatto nulla di male, non è colpevole se non di esistere, non è
    sottoposto a regolare processo, né è previsto che qualcuno lo difenda
    nel dibattimento.
    Insomma: il concepito d'uomo minacciato di aborto procurato sarebbe
    il destinatario perfetto delle preoccupazioni filantropiche di
    Amnesty, che preferisce stare dalla parte dei più forti quando in
    gioco c'è la vita di un essere umano innocente, ma invisibile.

    Non solo. Amnesty è nel novero delle organizzazioni pro-aborto che
    operano nel mondo e lo fa sulla base di motivazioni «classiche»: i
    casi di stupro o di «gravidanza forzata» (forced pregnancy),
    espressione coniata dalla stessa Amnesty, e il fatto che secondo
    l'Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno 68.000 donne
    abortiscano in situazioni sanitarie carenti.
    Argomenti seri, non c'è dubbio, ma non basta a giustificare
    l'uccisione di un innocente, che non ha alcuna colpa per il male che
    sua madre ha patito.
    Perché proprio di un innocente si tratta, nonostante le elucubrazioni
    filantropiche di Ammesty International: che, a forza di essere
    filantropiche, finiscono per partorire un pensiero antiumano.

    di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
    Il Giornale n. 145 del 2007-06-21
    21 juni

    gli oltraggi alla madonna

    Sembra che le giunte locali del Centro-Sinistra
    si caratterizzino per i continui oltraggi alla
    Vergine Maria: migliaia a Bologna per la riparazione.

    L'Omelia del Card. Caffarra:
    "Siamo venuti per riparare una bestemmia che ha
    rivestito la particolare gravità dell'avvallo
    oggettivo anche di istituzioni pubbliche".

    Deve far riflettere non tanto il fatto che i patrocini
    istituzionali vengano immediatamente ritirati, ma la
    facilità con cui a Bologna, Venezia, Roma, Milano,
    manifestazioni ostili alla religione sono finanziate.
    E' un significativo segno del clima culturale in cui
    vivono gli esponenti del Centro-Sinistra, che si
    accorgono della "frittata" solo perchè scoppiano rivolte.

    da Bologna
    «Vi ringrazio di essere accorsi così numerosi.Voi siete il vero
    volto di Bologna». La città ha risposto all'appello del suo
    arcivescovo migliaia di cittadini hanno partecipato ieri sera alla
    cerimonia di "riparazione" voluta dal cardinale Carlo Caffarra dopo
    il grave oltraggio arrecato alla Madonna.
    Una mostra blasfema il cui titolo era una pesante bestemmia ["La
    Madonna piange sperma", NdR] con l'aggravante di avere ottenuto il
    patrocinio dal Comune [di Bologna, NdR] dalla Regione Emilia, e dal
    ministero delle politiche giovanili [del Governo Prodi, NdR].

    «Siamo venuti - ha detto l'arcivescovo Caffarra - al nostro
    santuario mariano non - non principalmente - per commuoverci di
    fronte alla bellezza della nostra Madre celeste, ma piuttosto
    portando nel cuore il peso di un insulto grave e pubblico fattole in
    questa città. Siamo venuti per chiedere perdono e per riparare una
    bestemmia che ha rivestito la particolare gravità dell'avallo
    oggettivo (la responsabilità e le intenzioni le giudichi il Signore)
    anche di istituzioni pubbliche».

    L'arcivescovo, insomma, non ha fatto sconti. Nei giorni scorsi, tra
    le istituzioni chiamate in causa, c'è stata la corsa a ritirare il
    patrocinio alla mostra blasfema che è stata cancellata. Ieri sera,
    però, a rappresentare le istituzioni c'era il solo assessore alla
    Sanità del Comune Giuseppe Paruolo. «È una cosa inconcepibile - ha
    detto l'esponente della Margherita -. Non doveva accadere e non
    accadrà mai più».

    È intanto arrivato in Procura l'esposto presentato dal deputato
    bolognese di Forza Italia Fabio Garagnani contro gli organizzatori
    della mostra in base all'articolo 403 del codice penale ("Offesa a
    una confessione religiosa mediante vilipendio di persona"). «Non ci
    sono al momento indagati. Devo esaminare la denuncia - spiega il
    Procuratore di Bologna Enrico Di Nicola - e quindi prendere le
    decisioni». Oltre alla denuncia sono stati allegati al fascicolo
    articoli di stampa che erano stati raccolti autonomamente dalla
    Procura.

    Che la ferita alla città sia stata troppo profonda per limitarsi a
    registrare le scuse di chi doveva vigilare e non lo ha fatto lo
    confermano i tanti, tantissimi, che hanno accolto l'invito
    dell'arcivescovo. Giovani, gente dei movimenti e delle associazioni
    ecclesiali, diverse comunità parrocchiali con i loro pastori. E
    tante famiglie con bambini, così come lo stesso cardinale aveva
    chiesto, preoccupate dicono «per il futuro di una città che non
    riconosciamo più». Un timore che trova eco nelle domande rilanciate
    dell'arcivescovo. «Quale città - si è chiesto Caffarra - vogliamo
    lasciare in eredità alle giovani generazioni? Quale immagine di uomo
    vogliamo lasciare come loro ideale? Quale misura di libertà vogliamo
    loro trasmettere? Riparare significa anche riedificare: su quali
    fondamenta? Si può forse edificare sul nulla?».

    Una mamma tiene per mano il figlioletto. «Da quando è nato -
    racconta - io e mio marito lo abbiamo sempre portato alla
    processione della Madonna di San Luca. Questa mostra blasfema ci
    sembra un sasso lanciato contro la bellezza della città». E annuisce
    quasi con le lacrime agli occhi quando il cardinale si chiede «Fino
    a quando si continuerà a degradare la bellezza della città? Fino a
    quando si continuerà a sfregiarne la grandezza? Fino a quando si
    continuerà ad umiliarne l'onore?». Un gruppo di ragazzi che non ha
    esitato a lasciare il meritato riposo delle vacanze scolastiche per
    salire sul colle della Guardia si chiede: «Dove andremo a finire?».

    Il cardinale sembra ascoltarli e nelle ultime parole del suo
    intervento indica la strada: «Il nostro trovarci nel luogo più caro
    ai fedeli bolognesi in un'occasione tanto triste, risvegli in tutti
    ed in ciascuno quell'energia morale che nei momenti di maggior
    travaglio della sua storia ha fatto grande la nostra città»

    Stefano Andrini
    (C) Avvenire, 20-6-2007
    20 juni

    sharia business

    Un mercato da 500 miliardi di dollari che fa gola a molti.
    Londra vende l'anima per attirare capitali islamici.
    Ma rischia di finanziare i terroristi

    Londra
    «Vada il fatto che per condividere la torta dei 250 miliardi di
    dollari della finanza islamica, le banche occidentali aprano
    sportelli "sciaraiticamente corretti" nei paesi musulmani. Vada il
    fatto, discutibile, che si accrediti e diffonda la legge di Allah
    per il tramite delle banche nell'Occidente. Ma non va bene che sia
    il governo di Sua Maestà, già artefice della nascita degli Stati
    moderni sulle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo, a
    favorire l'islamizzazione finanziaria della Gran Bretagna con
    obbligazioni conformi alla legge islamica. Così come il capitalismo
    è stato il volano di liberalismo e democrazia, la finanza islamica è
    il cavallo di Troia della sharia e dell'autocrazia». Così Magdi
    Allam il 24 aprile sul Corriere della Sera denunciava solitario il
    preoccupante dilagare della finanza islamica in Occidente, ovvero la
    creazione di servizi finanziari e di credito conformi alla sharia,
    la legge islamica che vieta l'interesse. Una presa di posizione,
    quella del vicedirettore del Corriere della Sera, passata sotto
    silenzio in patria e ancor più all'estero, dove i principali gruppi
    bancari e le società finanziarie stanno facendo ponti d'oro alla
    comunità musulmana per accaparrarsi quello che appare sempre di più
    un vero tesoro. Londra, la città martire del 7 luglio, in testa.
    Il fatto che, stando ai dati diffusi dall'Ufficio nazionale di
    statistica e pubblicati dal Times, Mohammed sia il secondo nome più
    frequentemente imposto ai neonati in Gran Bretagna ed entro la fine
    di quest'anno sarà il primo, la dice lunga su come vadano le cose
    Oltremanica. Ma è la classe politica a lanciare i segnali più
    preoccupanti. Il 30 gennaio scorso il sottosegretario all'Economia
    britannico con delega sulle attività della City, Ed Balls (uomo di
    fiducia del futuro premier Gordon Brown e possibile Cancelliere
    dello Scacchiere), dichiarava all'Associated Press che occorreva
    assicurarsi che «il sistema fiscale e i regolamenti incoraggino lo
    sviluppo di prodotti conformi alla sharia e di fare del Regno Unito
    un centro mondiale della finanza islamica». Una dichiarazione che
    non ha stupito più di tanto né il mondo politico né la comunità
    finanziaria londinese visto l'enorme sviluppo di questo settore e il
    volume d'affari raggiunto, tramutatosi da una nicchia a mainstream
    globale.

    Alternative etiche?
    Detto fatto con la benedizione del governo di Sua Maestà i prossimi
    25, 26 e 27 giugno presso il Royal Garden Hotel di Londra si terrà
    una conferenza dal titolo "Islamic finance and investment world"
    interamente dedicata al fenomeno della finanza islamica e al suo
    potenziale sviluppo. Tra i relatori il gotha della finanza
    britannica e mondiale che si alterneranno in interventi di mezz'ora
    l'uno sui più svariati temi in discussione, tutti però legati ad
    un'unica logica: come sfuggire all'interpretazione rigida del Corano
    e come attrarre investitori non islamici. Quest'ultimo punto sta
    molto a cuore all'assise, tanto che si arriva a parlare di «prodotti
    islamici come strumento per diversificare e proteggere il portfolio
    azionario», di «mitigazione del rischio attraverso gli investimenti
    islamici» e «investimenti islamici come alternativa etica». Insomma,
    una parata di capitalisti con o senza barba fermamente intenzionati
    a spacciare per politicamente corretto quello che altro non è se non
    un classico esempio di investimento e speculazione finanziaria
    benedetto dal governo britannico. Dimenticando che le prime banche
    islamiche, nate circa 50 anni fa, furono fondate da due personalità
    fondamentaliste che avevano poca dimestichezza con l'economia, Abul
    A'la Mawdudi e Sayyed Qutb, quest'ultimo un ideologo dei Fratelli
    Musulmani.

    Aggiramenti e controlli
    D'altronde la politica non fa altro che muoversi a traino del
    mercato. Negli anni molte banche, tra cui appunto la britannica Hsbc
    ma anche l'americana Citigroup, la svizzera Ubs, la francese Bnp
    Paribas e da pochi giorni anche Mediobanca che ha debuttato con un
    murabaha - un contratto di compravendita con pagamento differito -
    sul mercato kuwaitiano, si sono attrezzate per lanciare l'assalto a
    una torta da almeno 200 miliardi di dollari (ma vedremo che il dato
    è ampiamente al ribasso) attraverso l'immissione sul mercato di
    fondi che rispettano i princìpi della sharia e quindi non investono
    in società che siano in qualche modo legate al business dell'alcool,
    delle armi, del gioco d'azzardo, dell'ingegneria genetica, del
    tabacco o attraverso società fortemente indebitate. L'esempio
    dell'Islamic Bank of Britain, che ha visto la luce lo scorso
    novembre a Londra, è emblematico: l'80 per cento del capitale
    iniziale, pari a 100 milioni di dollari, è stato raccolto nel Golfo
    mentre l'80 per cento degli investitori soggiornano in Gran
    Bretagna. Se poi si passano in rassegna i nomi dei dirigenti si
    scopre che l'80 per cento sono degli affermati banchieri britannici
    che non hanno nulla a che fare con l'islam: difficile, a questo
    punto, poter parlare di finanza etica.
    Da quando i magnati della finanza internazionale hanno fiutato
    l'affare si sono affrettati ad aprire sportelli islamici prima nei
    paesi musulmani, poi nei paesi occidentali dove il peso economico
    delle comunità musulmane è crescente. Con un tasso di crescita annuo
    del 15 per cento è un business che fa gola a molti. D'altronde i
    modi per aggirare le norme imposte dalla sharia rispetto ai tassi di
    interesse (peraltro, una mera interpretazione perché nel Corano si
    parla di condanna della riba, l'usura, non dell'interesse) ci sono,
    basta applicarsi un po' alla materia. La maggiore controindicazione
    è costituita dal tempo, variabile che per i musulmani non può essere
    considerata un parametro di denaro: da qui il divieto verso i tassi
    di interesse. Quelli di Bnp Paribas hanno aggirato l'ostacolo
    predeterminando dei profitti che, nella pratica, vanno a sostituire
    la mancata previsione degli stessi interessi.
    Esistono anche degli indici di finanza islamica: l'Ftse Global
    Islamic Index Series International è stato costituito nel 1999 come
    la prima vera serie globale di indici islamici, allo scopo di
    analizzare i rendimenti delle principali compagnie le cui attività
    aderiscono ai princìpi della sharia. Mentre un secondo indice è il
    Dow Jones Islamic Market Indexes creato per investitori che vogliono
    investire conformemente ai princìpi della finanza islamica. Ora però
    sono in molti, anche all'interno della stessa City, a lanciare un
    grido di allarme verso la necessità di maggiore trasparenza e
    controlli sul settore. Ovvio, chiaramente, il riferimento al fatto
    che un mercato del genere possa essere utilizzato come veicolo di
    finanziamento del terrorismo, ma anche la preoccupazione per una
    possibile destabilizzazione del mercato, a causa di prodotti sui
    generis supportati da quantità di soldi imponenti garantite dal
    petrolio del Golfo e dalla sempre crescente presenza di musulmani
    nelle nostre società.

    Pagare i nostri carnefici
    A offrire alla platea internazionale numeri più impressionanti ci ha
    pensato Alexander Lis, direttore operativo dell'agenzia di
    consultancy Oliver Wyman: «attualmente ci sono 300 milioni di
    dollari di assets gestiti in base ai princìpi coranici e più di 280
    istituzioni - banche commerciali e di investimento ma anche fondi -
    che offrono prodotti islamici. Questo tipo di finanza, oramai, va
    considerata a tutti gli effetti mainstream». Numeri al ribasso,
    questi, per la Financial Services Authority del Regno Unito secondo
    cui il volume globale sfonderebbe i 500 miliardi di dollari. Stando
    alle analisi di Standard & Poor's il mercato dei sukuks, i bond
    islamici, ha raggiunto i 70 miliardi di dollari ed entro il 2010
    toccherà quota 160 miliardi. Chi intende gettare acqua sul fuoco
    ricorda che quello islamico rappresenta soltanto l'1 per cento del
    totale di asset bancario al mondo, ma i molti critici pongono
    l'accento sulla sua crescita sfrenata e tutt'altro che in fase
    recessiva. «Questa industria sta emergendo dalla sua fase nascente e
    non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale - dichiara Nabeel
    Shoaib, capo del braccio finanziario islamico della Hsbc -. Entro
    otto, dieci anni potrebbe intercettare i risparmi di un miliardo e
    600 milioni di islamici nel mondo».
    A spaventare è il fatto che il maggior dinamismo per il settore
    giunge dal Medio Oriente, un'area dove la trasparenza delle
    istituzioni non è proverbiale. Ma soprattutto il fatto che questi
    soldi transitino su fondi di investimento aperti che vedono capitale
    islamico e occidentale fondersi in quella che è una vera e propria
    finanza parallela, nei fatti perfettamente integrata con il mercato
    ma in grado di sfuggire alle regole e ai controlli. Il rischio è che
    la finanza islamica, una volta cresciuta tanto da non poter più
    essere ritenuta fenomeno di nicchia, vada a sostituire o integrare
    il finanziamento al terrorismo che oggi transita attraverso le
    moschee, le rimesse dei musulmani espatriati e la carità
    devozionale. Il rischio è pagare le armi e i kamikaze che ci
    uccideranno.

    Mauro Bottarelli
    (C) Tempi num.24 del 14/06/2007
    http://www.tempi.it/
    19 juni

    gay pride flop

    L' OPINIONE.
    UN GAY PRIDE 2007 DISSOLUTO, DEGENERATO E VERGOGNOSO

    (17/06/2007) - Per il Gay pride 2007 a Roma le
    sigle di adesione non si contano, pare fossero 50,
    fra cui, Fuori e Rete Evangelica Omosessualità,
    Arcitrans e Arcilesbica, le famiglie omosessuali
    su un trenino con locomotiva fischiante e i "No
    Vat", che non sono quelli della Val Susa che hanno
    sbagliato a scrivere, questi hanno le bandiere con
    la cupola di San Pietro con una X rossa sopra,
    dicono "Più autodeterminazione, meno Vaticano.
    Giovani Socialisti, i Giovani Comunisti, il
    Partito comunista dei lavoratori, i Verdi, i Ds,
    la CGIL, il Gruppo buddista Arcobaleno, e
    l'intollerante 'Unione atei e agnostici
    razionalisti (UAAR).

    Secondo la Questura di Roma
    sarebbero stati solo 300 mila i presenti ( e non
    un milione come detto dagli organizatori!) con tre
    ministri: Pollastrini (Ds), Pecoraro Scanio
    (Verdi) e Ferrero (Rifondazione comunista). Mentre
    i parlamentari presenti: Vladimir Guadagno, Franco
    Giordano, Titti de Simone, Russo Spena, il
    Sottosegretario Manconi (Giustizia) e
    l'anticlericale socialista dello Sdi Enrico
    Boselli. I radicali Cappato e Bernardini orfani
    per l'assenza del ministro Bonino e di Marco
    Pannella. E gli artisti Monica Guerritore (madrina
    del Gay Pride), il cantante Daniele Silvestri e
    giornalista TV Alessandro Cecchi Paone.

    Duecento pullman, 40 carri allegorici, con drag queen e
    piume brasiliane, famiglie Arcobaleno e gogo boys,
    clima da sambodromo, personaggi dello spettacolo e
    politici. Dalla stazione Ostiense e' partito il
    gay Pride della «parità, dignità, laicità», come
    dice lo slogan della manifestazione, festa di
    diritti ma anticlericale nei contenuti, tanto che
    sarà l'ennesima piazza spacca-governo, perché se
    alcuni ministri contestano, altri partecipano,
    mentre non si arrestano le polemiche sulla
    concessione alla manifestazione del patrocinio del
    ministero delle Pari Opportunità.

    Il coloratissimo corteo si e' mosso da piazzale Ostiense.
    In testa il pullman blu con la scritta "Roma Pride" e il
    carro dell'associazione Mucca Assassina sul quale
    ballano coloratissimi e truccatissimi ragazzi
    omosessuali e travestiti. La tappa finale del
    corteo e' piazza San Giovanni. "E' una festa. Una
    grande festa" dicono gli organizzatori. Tanto che
    sembra di essere al carnevale di Rio de Janeiro.
    Perche' sono i brasiliani l'anima del Gay Pride
    che va in scena a Roma. Loro, i brasiliani, lo
    animano con i loro travestimenti, con i loro seni
    al silicone sproporzionati, con la loro allegria,
    la loro musica. Le istantanee 'scattate' al Gay
    Pride, sono tante: innanzitutto migliaia e
    migliaia di persone, tutti mezzi nudi per il gran
    caldo, o forse mezzi vestiti. Il travestimento, in
    ogni caso, e' la parola d'ordine e cosi' via alla
    fantasia piu' sfrenata, ai lustrini, le
    paillettes, i caschi di banane legati alla vita.
    Insomma, un trionfo di seta rigorosamente rosa che
    si apre sapientemente per mostrare questo o quella
    parte del corpo. E poco importa se non si e' piu'
    giovani, qui al Gay pride c'e' posto per tutti. Ci
    sono due travestiti che trascinano incatenato un
    uomo, una sorta di rivincita tutta al femminile.
    Ci sono poi 'diavoletti', 'angioletti', 'soldati
    di Sparta' che distribuiscono 3.000 profilattici.
    Comunque il genere sadomaso sembra ancora il piu'
    gettonato della festa. Poi, naturalmente, ci sono
    tante, tantissime invettive e sberleffi, contro il
    Vaticano, i preti, i vescovi, i cardinali, il
    Papa. E tante bandiere con scritto 'No Vat', nel
    senso di Vaticano. C'e' perfino un cartello che
    recita: il triangolo no non l'avevo considerato:
    c'e' Prodi, Bush, il Papa. Dagli oltre 40 camion,
    riccamente addobbati esce musica da discoteca e
    pochi resistono all'impulso di ballare. Qualcuno
    grida: gay, lesbiche, travestiti, bisessuali, ma
    mai fascisti. C'e' anche il trenino dei bambini
    che trasporta il 'family pride', l'associazione
    dei genitori omosessuali. Qualcuno ha pensato bene
    di inventare quello che non c'era: un santo
    protettore dell'allegria, San Gaio. In piazza
    vengono distribuiti i suoi santini. In mezzo ci
    sono loro, i glbt (gay, lesbian, bisexual,
    transgender), il popolo omosessuale che celebra la
    sua giornata di orgoglio con una piattaforma molto
    scandita: matrimonio gay e lesbiche e "parità di
    diritti rispetto alle coppie e alle famiglie
    tradizionali"; possibilità di avere
    "responsabilità genitoriali"; e poi basta con "il
    clima d'odio" nei confronti degli omosessuali e
    "la sovranità limitata imposta all'Italia da uno
    Stato straniero". Una manifestazione, si legge nel
    programma, "aperta a tutti con l'obiettivo di
    difendere la sovranità dello Stato ma che apre una
    stagione di riforme democratiche, civili e libertarie".

    La CEI ieri aveva deciso di non
    esprimersi: "di fronte a una pagliacciata simile non
    ci resta che esprimere tutta la nostra
    disapprovazione e tutto il nostro sconcerto. A
    parte le offese e gli insulti gratuiti verso il
    Successore di Pietro, la Chiesa, Vescovi e
    Cardinali, che non sono mancati, a parte
    l'atteggiamento diffuso di anticlericlalismo con i
    loro campioni (dall'UAAR a Boselli, da Cecchi
    Paone a Russo Spena e Giordano) questa
    pagliacciata con carri brasiliani, uomini mezzi
    nudi e la distribuzione di 3.000 profilattici, ci
    ricorda la decadenza morale del Tardo romano
    impero. Senza contare quei poveri bambini figli di
    omosessuali o lesbiche costretti a viaggiare su un
    trenino. Ci domamndiamo, non senza sgomemto, che
    colpa ne hanno se i loro genitori sono diversi? E
    perche ' devono pagare queste colpe crescendo
    diversi come le loro madri? E' stato un Gay pride
    2007 della vergogna, della immoralita' della
    decadenza dei valori cristiani. Ancora una volta
    si e' disattesa la morale cristiana, si e'
    eliminato Dio dal proprio orizzonte, e si sono
    fatte scelte degenerate. San Paolo di Tarso
    (Cilicia) nel primo capitolo della sua Lettera ai
    Romani scrive: " 24Perciò Dio li ha abbandonati
    all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì
    da disonorare fra di loro i propri corpi, 25poiché
    essi hanno cambiato la verità di Dio con la
    menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al
    posto del creatore, che è benedetto nei secoli.
    Amen. 26Per questo Dio li ha abbandonati a
    passioni infami; le loro donne hanno cambiato i
    rapporti naturali in rapporti contro natura.
    27Egualmente anche gli uomini, lasciando il
    rapporto naturale con la donna, si sono accesi di
    passione gli uni per gli altri, commettendo atti
    ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in
    se stessi la punizione che s'addiceva al loro
    traviamento. 28E poiché hanno disprezzato la
    conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa
    d'una intelligenza depravata, sicché commettono
    ciò che è indegno, 29colmi come sono di ogni sorta
    di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di
    malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di
    rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori,
    30maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi,
    fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai
    genitori, 31insensati, sleali, senza cuore, senza
    misericordia. 32E pur conoscendo il giudizio di
    Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la
    morte, non solo continuano a farle, ma anche
    approvano chi le fa." (Rm1, 24-32)

    Alberto Giannino
    (C) http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=26069&idsezione=4

    __._,_.___
    18 juni

    stop ai fondi x amnesty

    Da Roma. Niente più finanziamenti cattolici ad Amnesty
    International, dopo la svolta abortista da parte della storica
    [sedicente] organizzazione di promozione e difesa dei diritti
    umani.

    In un'intervista al National Catholic Register, il cardinale
    Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio
    Giustizia e Pace, ha espresso profondo rammarico per la presa di
    posizione abortista di Amnesty International, sottolineando che
    schierarsi per la depenalizzazione dell'interruzione volontaria
    della gravidanza rappresenta un tradimento delle finalità
    istituzionali dell'organizzazione.

    Conseguenza inevitabile di tale decisione, secondo il porporato,
    sarà la sospensione di ogni finanziamento a Amnesty da parte
    delle organizzazioni ed anche dei singoli cattolici.
    «Grazie a Dio - afferma il cardinale Martino - non esiste un
    diritto di aborto internazionalmente riconosciuto, come si deduce
    dalla Conferenza del Cairo delle Nazioni Unite sulla popolazione,
    che ha escluso l'aborto come mezzo lecito di controllo delle
    nascite».
    La delegazione della Santa Sede in quella occasione era guidata
    proprio dall'arcivescovo Martino, allora Nunzio Apostolico al
    Palazzo di Vetro.

    «Le lobbies abortiste - sostiene il porporato - stanno
    continuando la loro propaganda, che si inquadra in quella che il
    Servo di Dio Giovanni Paolo II chiamava la "cultura di morte", ed
    è estremamente grave che una benemerita organizzazione come
    Amnesty International si pieghi ora alle pressioni di tali
    lobbies».
    «La soppressione volontaria di ogni vita umana innocente -
    conclude il cardinale Martino - è sempre un delitto e mina alle
    basi il bene comune della famiglia umana».
    [...]

    (C) Il Giornale, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=185640

    A quando lo stop all'Unicef et similia?
    17 juni

    Cristianesimo in estinzione in M.O.

    Nelle terre dove il cristianesimo è nato, si rischia l'estinzione
    dei cristiani.
    Le cause sono molteplici ma drammaticamente convergenti.

    È in atto una persecuzione esplicita da parte del fondamentalismo
    islamico, che continua a guadagnare spazi e consensi e in queste
    settimane trova in Iraq una delle sue più feroci manifestazioni.

    Ci sono poi discriminazioni a livello giuridico e politico, che in
    alcuni Paesi impediscono l'accesso a cariche pubbliche o a talune
    professioni, riservate ai musulmani.

    C'è infine - non meno grave e insidioso - un clima ostile e sempre
    più diffuso fatto di emarginazione sociale e culturale, che
    trasforma di fatto i seguaci di Gesù in cittadini di serie B.
    Una mentalità che, ad esempio, considera come un «rinnegato»
    meritevole di morte ogni seguace del profeta Maometto che abbia
    l'ardire di abbandonare quella che gli ulema definiscono "la
    migliore comunità che Dio abbia donato agli uomini" per abbracciare
    la fede cristiana: è la vita amara a cui sono costretti i convertiti.

    L'emigrazione di 10 milioni di persone di religione cristiana
    dall'epoca della prima guerra mondiale a oggi, già di per sé un dato
    impressionante, rappresenta la conseguenza più eclatante di una
    situazione di crescente difficoltà denunciata a più riprese dalle
    comunità del Medio Oriente e del Nordafrica.

    Essa ha trovato un interprete appassionato nella persona del Santo
    Padre, che non si stanca di metterla sotto gli occhi del mondo.
    Sabato scorso, ricevendo in Vaticano il presidente americano Bush,
    egli ha espresso la sua preoccupazione per il precipitare della
    situazione nell'area, e parlando alla Congregazione per le Chiese
    orientali non ha usato giri di parole:
    «Possano le Chiese e i discepoli del Signore rimanere là dove li ha
    posti per nascita la divina Provvidenza; là dove meritano di
    rimanere per una presenza che risale agli inizi del cristianesimo.
    Nel corso dei secoli essi si sono distinti per un amore
    incontestabile e inscindibile alla propria fede, al proprio popolo e
    alla propria terra».

    La fede, il popolo, la terra: sono le tre parole radicate nel cuore
    delle comunità cristiane che vivono nella regione, che ci vivevano
    già secoli prima dell'arrivo dell'islam e che hanno saputo
    costruire - non senza difficoltà - una convivenza plurale. Ed è
    proprio la possibilità di «con-vivere» che viene messa a rischio da
    quanti vogliono negare la storia, imponendo la loro identità
    religiosa e culturale come protagonista unico ed esclusivo.

    Costoro vogliono dire "io" escludendo il "tu", e così impediscono
    che ci si possa continuare a concepire come "noi".
    Il declino delle comunità cristiane nei Paesi arabi è stato sinora
    ignorato o guardato con occhio distratto dall'Occidente, e l'Italia
    non ha fatto eccezione. Come se la loro condizione fosse questione
    marginale, e non la drammatica conferma dell'imbarbarimento che
    avanza.

    Come se la libertà religiosa fosse un "pallino" del Vaticano e non
    la cartina di tornasole del rispetto dei diritti umani.

    Bisogna svegliarsi dal torpore, prima che sia troppo tardi.

    Bisogna mobilitarsi, alzare la voce per fermare la fuga e la
    discriminazione su base religiosa.

    Bisogna chiedere la mobilitazione delle diplomazie, dell'Onu e
    dell'Unione Europea, consapevoli che l'impegno per i cristiani è
    figlio dell'impegno per la pace e la democrazia.

    Va in questa direzione l'appello per una manifestazione nazionale
    contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e
    per la libertà religiosa nel mondo, promosso in queste ore da Magdi
    Allam e da esponenti della società civile e del mondo politico per
    il 4 luglio a Roma.
    È un'occasione per ridire a viso aperto e a voce alta che quanto sta
    accadendo riguarda i destini dell'umanità, e che chi se ne lava le
    mani si aggiungerà alla schiera dei tanti Ponzio Pilato di cui la
    storia è disseminata.

    (C) Avvenire, 14-6-2007
    16 juni

    lettera aperta al card.Bertone

    Lettera aperta al cardinal Bertone

    Eminenza,
    vedo che si sta facendo in quattro per propagandare il suo libro su Fatima (pieno di assurdità, silenzi imbarazzati, contraddizioni e insulti) imponendo – prima a Porta a porta, poi anche su importanti radio cattoliche – di parlare solo lei, senza dover rispondere alle mie domande e senza alcun altro contraddittorio. Che bisogno ha di usare il suo potere per mettermi a tacere se lei è certo dei suoi argomenti? Dovrebbe essere ben lieto – visto che vuole intervenire pubblicamente sull’argomento - di rispondere una per una a tutte le mie obiezioni: io sarei il primo a rallegrarmene ed a riconoscere che la sua versione dei fatti è inoppugnabile.

    Invece no. Perché non risponde a nessuna delle domande e non chiarisce nessuno dei tanti punti oscuri? Così aiuterebbe a diradare tanti inquietanti dubbi sull’operato suo e di altri uomini di Chiesa (ricordo che santa Giovanna d’Arco spiegava che altro è la Chiesa altro gli uomini di Chiesa: gli uomini di Chiesa la bruciarono, la Chiesa l’ha fatta santa. Così pure per padre Pio e molti altri santi). E perché, caro cardinal Bertone, non riesce a convincere neanche in queste favorevoli condizioni di monopolio, senza contraddittorio, ma anzi – come ho dimostrato nel mio articolo del 2 giugno – fa continui autogol ? E perché non spiega almeno i punti su cui nel libro lei contraddice quanto disse il cardinal Ratzinger?

    So che provengono dalle sue parti alcuni consigli privati che mi esortano a imbavagliarmi, ad autocensurarmi per non far fare a lei – Segretario di Stato – una continua figuraccia. Ma vedo che lei continua a imperversare sui media e allora rispondo con le parole di santa Caterina: "Non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che per tacere il mondo è guasto!".

    E consiglio di rileggere quanto scriveva un’autorità indiscutibile come san Tommaso d’Aquino: "mentire in materia di fede, cosa che può capitare ai vescovi e ai predicatori, è sempre peccato mortale, perchè fra tutte è questa la specie più grave di menzogna".

    Un cordiale saluto,

    Antonio Socci

    QUI DI SEGUITO IL TESTO DELLA SUPPLICA AL PAPA SCRITTA DA SOLIDEO PAOLINI SUL SEGRETO DI FATIMA

    Roma, 1° marzo 2007

    Nel 50° del “sequestro” del terzo segreto di Fatima
    Nella prossimità dell'80° genetliaco di S.S. Benedetto XVI
    e del 2° anniversario della Sua elezione al Soglio di Pietro



    SUPPLICA CANONICA AL SOMMO PONTEFICE

    Padre Santo, liberate tutto il Terzo Segreto


    Beatissimo Padre,

    prostrato ai piedi della Santità Vostra, imploro la pubblicazione delle parole che seguono la frase tronca alla fine del secondo segreto di Fatima: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc.».

    Ve lo domando perché è la volontà di Dio, sono gli impegni legittimi assunti: «Quando mons. Vescovo si rifiutò di aprirlo, Lucia gli fece promettere che sarebbe stato definitivamente aperto e letto al mondo alla sua morte o nel 1960, a seconda di quale dei due eventi si fosse verificato prima» .

    Ve lo domando perché, come riconobbero di principio Vostri venerati predecessori, «Ora questi comandi sono più importanti e vitali che mai. […] L’appello fatto da Maria, nostra Madre, a Fatima fa sì che tutta la Chiesa si senta obbligata a rispondere alle richieste di Nostra Signora […]. Il Messaggio impone un impegno su di essa» (S.S. Giovanni Paolo II ). «Nella nostra epoca l’augusta Madre di Dio fa sentire in modo speciale la Sua presenza negli avvenimenti umani […]. Così sarebbe mettere a rischio la propria salvezza, quando si è assaliti dalle tempeste del mondo, rifiutarsi di accogliere la Sua mano soccorrevole» (S.S. Giovanni XXIII ).

    Ve lo domando in applicazione del programma di governo di Vostra Santità stessa: «Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore» ; come pure secondo l’immediata invocazione, quel 19 aprile 2005 dal balcone di San Pietro, della Santissima Madre quale stella, ausilio e guida del Vostro pontificato.

    Ve lo domando nella convinzione che un tale atto, se può apparire come la richiesta al nostro padre nella Fede Abramo circa Isacco, o come le minacce di morti orribili del sindaco massone ai tre pastorelli, non mancherà di attirare sul Vostro pontificato un aiuto straordinario dall’Alto, tale da consentire certamente a Vostra Santità di “non fuggire, per paura, davanti ai lupi” .

    Ve lo domando perché l’alternativa a questa linea è la consumazione di un dramma condizionatamente scritto: «Fai sapere ai Miei ministri, visto che seguono l’esempio del Re di Francia, ritardando l’adempimento della Mia richiesta, che lo seguiranno anche nella sventura» . E tutto, Santo Padre, è nelle mani del Vostro libero arbitrio! Perché – oso filialmente ripeterlo – il bene che Vi si ostacola nel fare può essere ottenuto, e i mali temuti possono essere stornati, battendo con audace fiducia questa strada, così omogenea all'attitudine del biblico vecchio Eleazaro , che il Cielo ha messo a disposizione.



    Ve lo domando perché tutti (e non soltanto i nemici della Chiesa) abbiamo diritto a conoscere con esattezza quella lettera, essendo essa – per dirla con il Vostro predecessore Giovanni Paolo II – “rivolta ad ogni essere umano”. E questo più che mai dopo la liberalizzazione generale dei messaggi, decretata dal papa Paolo VI. Nella Chiesa di Dio, amica del diritto e della giustizia, non sarà evidente che il destinatario ha diritto a conoscere esattamente una lettera che gli è stata indirizzata – al di là di quello che di essa pensino i superiori del postino – e non soltanto a sentirsene riferire in maniera velata? Come si potrà chiedere che, al di là del potere materiale, rispettino scrupolosamente il diritto e la giustizia gli Stati, i potenti di questo mondo, se ciò non avvenisse nella Chiesa?

    Beatissimo Padre, se quel testo fosse incompatibile con la fede o la morale, non andrebbe allora pubblicato e formalmente condannato? Se non fosse necessariamente tale ma temuto inopportuno, quantomeno in ordine ai tempi, non bisognerà scegliere tra la sapienza di Dio e la sapienza degli uomini, tra la prudenza propria e quella della Virgo prudentissima? E se si fosse dubbiosi, quanti messaggi incerti e non riconosciuti vengono lasciati liberamente circolare, permettendo alla coscienza e alla teologia cattolica di valutare, dibatterne, spiegare?

    Se si uscirà senza procrastinare dalla congiuntura del non volere né dare un giudizio formale né consentirne la pubblicazione, mantenendolo “sotto sequestro” e arbitrariamente tramutato in lettera riservata, non si uscirà forse dalla prigionia di un'avvitante spirale: evitando l’occasione prossima di peccato rappresentata dal rischio continuo che le circostanze spingano a passare dalla riserva mentale alla vera e propria negazione, e liberando la Chiesa dallo stato di ricattabilità?

    Con le mie povere preghiere e i più ardenti voti augurali, di Vostra Santità figlio umile e devoto

    (Firma)

    Mittente:


    Si invitano coloro che condividano queste istanze a: 1- firmare la presente supplica (o, se si preferisce, redigere un testo analogo);
    2- indicare nell’apposito spazio nome e recapito del mittente;
    3- fotocopiarla;
    4- inviarne l’originale a: Sua Santità Benedetto XVI (riservata al Sacro Tavolo) – 00120 Città del Vaticano – Roma;
    5- inviare la fotocopia, per conoscenza, a: Circolo “Cattolici per la Tradizione” – Marche, Corso Matteotti 7, 60033 Chiaravalle (AN).

    da un post lasciato anonimo

    Cari amici,
    martedì alle ore 23.00 andrà in onda su RaiUno il secondo dei cinque appuntamenti settimanali de il programma "Dio: pace o dominio".

    La trasmissione, a firma di Luca De Mata (che ha curato testi e regia) e di Teresa De Santis con la collaborazione editoriale di Nicola Bux, Massimo Cenci e Salvatore Vitiello, con musiche di Stelvio Cipriani e fotografia di Cristian Furci, mette a fuoco l'attualissimo rapporto tra Cristianesimo ed altre tradizioni religiose. Con una impressionante raccolta di testimonianze da tutto il mondo, che ne fa un documento unico nel suo genere, vengono messe a confronto idee e convinzioni, estremismi e tensioni, in un quadro drammaticamente realistico ed efficace.

    L'orario di messa onda non rende purtroppo, ed ancora una volta, giustizia ad un programma culturale che merita, oggi più che mai, la giusta sensibilità e visibilità per un tema così delicato come quello del dialogo interreligioso.

    15 juni

    corpus domini

    I NOGLOBAL, BUSH E… IL CORPUS DOMINI 10.06.2007
    Quando a Lourdes, nel 1999, quell’ostia si sollevò…..guarda le foto e scarica il video in:
    www.tonyassante/com/renzoallegri/eucar/indice.htm
    (e leggete – dopo l’articolo – la mia lettera aperta al cardinal Bertone)
    I quattro sciamannati che contestano Bush da giorni hanno l’onore delle prime pagine e delle aperture dei tiggì. Ma le 100 mila persone che giovedì sera, a Roma con il Papa, hanno partecipato alla processione del Corpus Domini fra le basiliche del Laterano e di Santa Maria Maggiore, non hanno meritato neanche una riga di attenzione da nessuno. E’ la dittatura del relativismo. Interessano i cattolici che ad Assisi fanno le marce della pace con Bertinotti, ma non le folle cattoliche che pregando portano per le vie di Roma l’Eucaristia. Cosa volete che sia la notizia di Dio che si fa carne e poi pane…

    Tutti siamo indotti a pensare che un Casarini che si agita in Trastevere sia più importante. Certo, tutto passa. Sono passati pure Lenin e Stalin, figuriamoci Casarini… Ma noi intellettuali invece pensiamo che siano i vari Casarini, i Silvestri, i Lapo Elkann e le veline, meteore che attraversano le nostre effimere cronache, a far notizia e non piuttosto il Signore della storia, la Bellezza fatta carne, che è fra noi da duemila anni e che ha promesso di restare per sempre. Siamo accecati o banali? Anche se – nelle nostre disperate solitudini laiche - pensassimo che 100 mila romani in processione siano solo folklore oppure – come scrive Odifreddi – ritenessimo che i cristiani siano dei “cretini”, è pur sempre un fenomeno sociale clamoroso. Perché non interrogarsi?

    Oltretutto a quel mistero che è l’Eucaristia sono state dedicate le nostre cattedrali e i più grandiosi capolavori della nostra arte. Fra i “cretini” devoti a quel mistero troviamo Mozart, Caravaggio, Dante, Raffaello che hanno espresso tutta la loro commozione per il Dio che si fa pane quotidiano. Folle di martiri hanno dato la vita per lui e i più grandi santi sono stati innamorati di Gesù “pane di vita”: da Francesco d’Assisi a Caterina da Siena, da Tommaso d’Aquino a Madre Teresa, da padre Pio a santa Chiara che con l’ostensorio fermò addirittura i saraceni.

    A far intuire che immane mistero si nasconda in quel pezzo di pane ci sono decine di miracoli eucaristici. Cito due dei più famosi. Quello di Lanciano e quello di Siena. A Lanciano, attorno al 750, un monaco stava celebrando la messa, ma da tempo era assalito dai dubbi: possibile che quella piccola ostia bianca diventi realmente fra le mani del sacerdote il vero corpo di Cristo? Mentre pregava Dio che lo liberasse da questo assillo, vide letteralmente il pane trasformarsi in carne. Atterrito e confuso scoppiò in lacrime. Il clamore fu enorme e quell’ostia di carne è tuttora conservata nella chiesa di San Francesco.

    Nel 1971 furono fatti esami di laboratorio. Il professor Odoardo Linoli il 4 marzo rese noti i risultati: si tratta di tessuto di cuore umano e sangue umano (emogruppo AB). Inoltre “nel liquido di eluizione dell’antico sangue si riconoscono tutti i componenti del siero di sangue fresco (tracciato elettroforetico) e tutti gli accertamenti fatti sulla carne e sul sangue non hanno mai portato al riconoscimento di materiali estranei, destinati alla conservazione”. Si è scoperto che la carne è parte del ventricolo sinistro di un cuore umano. Il professor Linoli dichiara che l’ipotesi di un falso (cioè di un cuore prelevato da un cadavere) non è convincente per il tipo di tessuto e per come tale tessuto è stato prelevato (“le prime dissezioni anatomiche sull’uomo si ebbero posteriormente al 1300”). Inoltre – studiando la retrazione concentrica del tessuto stesso e come si tentò nell’VIII secolo di fissarlo – il professore ha concluso che questo frammento di cuore, quando il monaco se lo trovò fra le mani, “fosse allo stato vivente”.

    Un altro caso a Siena. Il 14 agosto 1730 alcuni ladri, nella basilica di San Francesco, rubano la pisside d’argento piena di particole consacrate. Il sacrilegio sconvolge la città. Il giorno 17 le ostie sono ritrovate dentro una cassetta delle elemosine del santuario di S. Maria in Provenzano. Per farla breve, da allora – sono passati 277 anni – si conservano prodigiosamente incorrotte, sebbene il materiale di cui sono fatte sia quanto mai effimero. Analisi scientifiche hanno attestato che sono “intatte e senza sfrangiature”. Conclusione del professor Grimaldi: “Le Sante Particole di Siena sono in perfetto stato di conservazione contro ogni legge fisica e chimica e nonostante le condizioni del tutto sfavorevoli in cui si sono venute a trovare. Un fenomeno eccezionale e straordinario”. Molti altri sono i miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa. Poi ci sono gli episodi non ancora riconosciuti come miracoli, anche perché molto recenti, come quello clamoroso accaduto, il 7 novembre 1999, a Lourdes, nella basilica inferiore. Celebrava l’arcivescovo di Lione e con lui il cardinal Lustiger, arcivescovo di Parigi, con molti vescovi d’oltralpe. La messa era trasmessa in diretta dalla televisione francese “Antenne 2” e dunque quello che accadde è tutto documentato (si può vedere su internet). Al momento dell’epiclesi, cioè quando i sacerdoti stendono le mani invocando lo Spirito Santo perché il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, si vede chiaramente che la grande ostia bianca si solleva, oscilla e resta sospesa nell’aria per molti minuti, a qualche centimetro dalla patena, fino alla fine del canone. Il movimento con cui si solleva è impressionante. Alcuni esperti hanno analizzato la ripresa escludendo ogni manipolazione tecnica.

    Un altro fatto inspiegabile pare sia accaduto alla coreana Julia Youn Hong-Son. Il 31 ottobre 1995 partecipa alla messa che Giovanni Paolo II celebrava nella sua cappella privata. Riceve da lui la comunione e qui accade un fatto sconvolgente: sulla sua lingua quell’ostia diventa di carne. C’è un filmato che mostra quando il Papa, finita la messa, giunge davanti a Julia: lei si inginocchia e mostra al Santo Padre il prodigio. Si nota lo sguardo stupito del papa che carezza la guancia di Julia e traccia una croce sulla sua fronte (il filmato è stato mostrato per la prima volta da Piero Vigorelli, a “Miracoli”, su Rete 4, il 18 maggio 2001). Certo su questo episodio come su quello di Lourdes dovrà pronunciarsi la Chiesa. Ma i miracoli eucaristici già accertati parlano chiaro: alla fame di significato, di bellezza, di amore di ogni uomo, Cristo risponde facendosi pane, per sostenerci, trasformarci in Lui e divinizzare perfino il nostro corpo che si disfà e decade ogni giorno: se ci nutriamo di Lui è destinato a diventare un corpo glorioso come quello di Gesù dopo la resurrezione, non sottoposto più ai limiti dello spazio e del tempo, eternamente giovane.

    Ecco perché i centomila romani sono stati mossi dal desiderio di incontrare - ha detto il Papa - “Gesù che passa per le strade”. Il cardinal Siri, 40 anni fa, in una circostanza analoga alla visita romana di Bush, ebbe a dire: “in questo mondo c’è Kennedy, c’è Kruscev, ci sono tutti gli altri, che nel giro di pochissimi anni non vi saranno più. Vi prego di ricordarvi che in questo mondo c’è Gesù Cristo (con questo è detto tutto!) e che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo, cioè Egli è l’infinito e il più umano di tutti, l’unico veramente umano perché in un modo non ripetibile dagli altri, è andato in croce per tutti gli uomini…. Questi uomini che se arriva in una città un divo o una diva dello schermo, parlano per qualche tempo solo di quello, ombre effimere, assolutamente effimere e inconsistenti come tutte le ombre! Costoro che non si ricordano che Nostro Signore e Salvatore, quello che è andato in croce per loro, rimane lì nel Tabernacolo, Dio e Uomo, non con la presenza spirituale, ma con la presenza reale...”.

    Presenza che riempie ogni solitudine, vince il dolore e la morte e ama ciascuno chiamandolo per nome.
    14 juni

    forze politiche contigue al terrorismo

    Il vescovo Negri: «Intimidazioni allarmanti»
    da Roma

    «Dobbiamo guardarci dal trarre conclusioni affrettate e rispettare,
    invece, il lavoro degli inquirenti ai quali è lasciata la
    responsabilità di verificare il caso in ogni suo dettaglio».
    Esprime cautela, nel suo primo commento dopo aver appreso la notizia,
    il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignore Luigi Negri. Dopo
    la doverosa cautela, condivisa peraltro dagli ambienti della
    Conferenza episcopale italiana, il prelato aggiunge però la
    preoccupazione:
    «Al di là di questa notizia, che ripeto va verificata prima di essere
    commentata - spiega il vescovo - non posso non esprimere innanzitutto
    la mia affettuosa solidarietà a monsignor Bagnasco, presidente della
    Cei, e la mia preoccupazione per le minacce di cui continua ad essere
    fatto oggetto».

    C'è, a suo avviso, un'emergenza terrorismo?

    «Voglio sperare, per quanto riguarda le minacce a Bagnasco, che vi
    sia molta ostentazione e un po' di mitomania. Dunque non bisogna mai
    enfatizzare. Ma certo questi attacchi espliciti ci sono. Rispondo
    alla domanda dicendo che l'emergenza esiste da decenni ed è
    l'inevitabile conseguenza di una visione totalitaria e ideologica
    della vita. La nostra società è debole perché non ha fatto nulla per
    salvaguardare le identità culturali, manca una vera libertà di
    cultura e di educazione. Il terrorismo si vince con una vera
    pluralità di culture che dialogano tra di loro in un clima di
    autentico rispetto. Mi sembra sia ciò che manca oggi... ».

    Che cosa pensa delle recenti manifestazioni che hanno inneggiato al
    terrorismo e alla morte dei poliziotti?

    «La vulnerabilità del nostro sistema nei confronti dei fenomeni
    eversivi è data dal fatto che, purtroppo, vi sono forze politiche
    appaiono spesso troppo contigue. Ci sono forze che arrivano a
    giustificare certe manifestazioni di violenza e che finiscono per
    condizionare la nostra vita politica».

    Come reagire, allora?

    «Isolando chi giustifica certi atti, prendendo sempre e comunque le
    distanze da chi commette violenze. Difendo senza se e senza ma chi è
    vittima delle minacce».

    Perché è la Chiesa a finire nel mirino delle minacce?

    «La Chiesa è il vero grande avversario di ogni totalitarismo. I
    cristiani sono lietamente presenti nella società, costi quel che
    costi, per dare testimonianza della bellezza di ciò che hanno
    incontrato. Spero sia definitivamente tramontata, nel mondo
    cattolico, l'idea che i cristiani debbano essere aperti e dialoganti
    invece che missionari. Si tratta di una contrapposizione assurda:
    dialogo e apertura si accompagnano alla missione. Senza missione
    siamo alla mercè di chi vuole tenerci sotto tiro».

    (C) Il Giornale, 13 giugno 2007

    __._,_.___
    13 juni

    orgoglio gay e pedofilo...sarebbe meglio orgoglioni

    Il 23 giugno sarà giornata dell'amore pedofilo

    Orrore, orrore sembra
    Ma qualcuno fiuta un favore

    L'orrore avanza con passo leggero.
    Nel silenzio irreale della rete.
    Nel mondo di ambiguità che si apre dietro un clic.
    E, va detto subito, fiancheggiato da una banale irresponsabilità
    nel trattare i fatti del sesso che sta toccando livelli altissimi
    anche in manifestazioni o eventi cosiddetti artistici.

    Arte, cinema e letteratura che promuovono un'immagine disperata,
    banale, meccanica e addirittura bestiale dell'esperienza sessuale
    sono il brodo di coltura per fenomeni di questo genere di orrore:
    1532 siti si preparano a celebrare la giornata del "Boyloving",
    dell'amore pedofilo, il 23 giugno. E se ne sono aggiunti molti
    altri, denuncia don Di Noto, il sacerdote che è in prima linea da
    tempo a denunciare il fenomeno.

    La mappa dell'orrore che Di Noto va pazientemente rivelando -
    incurante delle minacce che anche dopo la puntata di Annozero ha
    ricevuto - si arricchisce di nuovi particolari.
    Che lasciano senza quiete.
    Come ad esempio, la possibilità nel tranquillo Liechtestein di
    poter far vivere siti di propaganda pedofila, grazie a una
    legislazione più larga che, come avviene per i paradisi fiscali,
    sta attirando tanti anche dall'Italia.
    E come tutte le spirale di orrore, anche il fenomeno va
    raffinandosi.

    A preoccupare non sono più solo i cosiddetti siti "classici" di
    scambio e promozione di orrendo materiale su bambini sugli abusi
    nei loro confronti.
    L'orrore non ha più solo il volto imprevedibile e l'animo guasto
    del pedofilo.
    È in atto una campagna che tende a giustificare in termini
    culturali e di finezza affettiva le "attenzioni particolari"
    verso i minori.
    Una pesante e strisciante lobby, la chiama don Di Noto.
    Che come spesso le lobby non dichiara apertamente il suo scopo,
    ma agisce di astuzia e di persuasione occulta.
    E che fa leva sulla obiettiva difficoltà di discernere in zone
    grigie degli atteggiamenti e delle azioni.
    Difficoltà che, va detto, può far incorrere in gravi errori,
    com'è accaduto, e che dunque va affrontata con massima cautela.

    Ma è da quindici anni, non da ieri, che don Di Noto e la sua
    associazione Meter denunciano il fenomeno di "apologia" della
    pedofilia che esiste in modo strisciante.
    Che è vastissimo e tocca molti Paesi.
    Però in Italia solo una persona è stata finora arrestata per
    apologia del delitto di pedofilia.

    Ministri denunciano, procure si danno da fare per oscurare i siti
    sospetti.
    Ma il fenomeno ha ormai la rilevanza di un problema culturale,
    non solo patologico o penale.
    Chi finge di non vedere, chi banalmente si compiace di vedere
    attrici che baciano cani e scrittrici che ne parlano nei loro
    romanzetti mediocri, non si accorge che sotto le azzimate
    citazioni di filosofi del passato e dietro le caricature del
    diritto alla libertà di espressione, si sta addensando una nera
    nube sopra una delle faccende fondamentali e più delicate
    dell'esperienza umana, il sesso.

    Una nera nube che esce da cervelli e corpi annoiati, nei quali la
    perversione diviene la patologia di quella noia.
    La rete infatti dà rilievo a un fenomeno che le preesiste.
    Mette ambiguamente in luce un'oscurità che è nutrita da molti
    fenomeni di perversione che si radicano in una simile sconfitta
    della dignità della persona.

    Può essere più comodo dipingere i pedofili come nuovi orchi
    sbucati da chissà quali loro antri informatici; o pensare che
    tale forma di malvagità sia solo una sorta di psicopatologia.
    Ma quando gli orchi sentono di poter organizzare una pubblica
    giornata in cui essere orgogliosi, vuol dire che fiutano
    nell'aria qualcosa che riguarda tutti e che li favorisce.

    Del resto se, come affermano in tanti a riguardo di molte
    faccende spinose, la morale ha un fondamento solo relativo,
    spesso si tratta solo di aspettare che cambi il vento, e che
    maturino, rinforzandosi, certe opinioni.
    L'avanzata silenziosa degli orchi, muniti di armi sfuggenti e
    raffinate, sia l'occasione per guardare con meno ipocrisia i
    tanti modi con cui, a proposito di sesso, di bambini e di diritti
    si sta muovendo la nostra intera società.

    di Davide Rondoni
    (C) Avvenire, 10/6/07

    12 juni

    fondi x trans. follia toscana

    La rossissima Regione Toscana ha destinato 150mila euro del Fondo
    sociale europeo alla creazione di carte di credito riservate a
    transessuali e transgender in cerca di lavoro. Roba da far drizzare
    tutti i peli della barba del povero Carlo Marx…

    di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

    C'era una volta il socialismo reale. Già, c'era una volta: perché
    oggi, anche nelle regioni comuniste doc, bisogna accontentarsi del
    socialismo relativista. Tanto che la rossissima Regione Toscana ha
    destinato 150mila euro del Fondo sociale europeo alla creazione di
    carte di credito riservate a transessuali e transgender in cerca di
    lavoro. Roba da far drizzare tutti i peli della barba del povero
    Carlo Marx.
    Benvenuti nel cosiddetto «Paese normale» che i post comunisti e i
    post cattolici dell'Unione promettevano da tempo. Dopo rapida
    gestazione ecco qua uno dei tanti figli in provetta prodotti dal
    matrimonio fra marxisti senza marxismo e cattolici senza
    cattolicesimo, per i quali il concetto di normalità dipende dalla
    moda.
    Questo, rapidamente, il fatto: l'Unione europea stanzia da alcuni
    anni dei fondi per promuovere lo svolgimento di corsi professionali
    per i nostri ragazzi. Corsi che, quando sono ben progettati e ben
    realizzati, insegnano davvero un mestiere e introducono nel mondo del
    lavoro i giovani. Così la rossissima Regione Toscana ha pensato di
    inventarsi con quei fondi una carta prepagata di 2.500 euro procapite
    da spendere in due anni, utilizzabile solo per frequentare corsi di
    formazione. Bene, diranno molti. Però, c'è un però: la carta è
    riservata a coloro che esibiscano un certificato del servizio
    sanitario con la diagnosi di «disturbo di identità di genere».
    «La somma è modesta, l'idea è grande» commenta trionfalmente un
    comunicato dell'ufficio stampa della rossissima Regione Toscana, che
    aggiunge per la precisione: «Non è però il primo esperimento che si
    tenta in Toscana in questo settore. Nel centro per l'impiego di
    Pistoia si era già iniziato ad utilizzare la carta per permettere ai
    trans di studiare ed aggiornarsi per poi trovare un canale d'ingresso
    in un'azienda, un ufficio, un ospedale, un luogo in cui costruire un
    futuro e dei rapporti umani e professionali senza sentirsi
    emarginati, strani, diversi, osservati».
    Se qualcuno pensa di essere finito su Scherzi a parte si svegli.
    Questo è un episodio, e nemmeno l'ultimo purtroppo, di «Casa Prodi»,
    il reality show più triste e veritiero della Seconda Repubblica.
    L'idea brillante, questa volta, è venuta all'assessore al Lavoro, il
    democratico di sinistra Gianfranco Simoncini, che spiega come il
    sussidio sia «diretto alle fasce deboli del mercato e non c'è dubbio
    che quella dei trans lo sia. Vogliamo dare a queste persone una
    concreta opportunità di fare una vita normale, evitando che
    l'isolamento le spinga a prostituirsi per riuscire a guadagnare dei
    soldi. Dobbiamo toglierle dal marciapiede».
    E i cattolici che pure fanno parte di quella maggioranza di governo?
    Non pervenuti. Tace il vicepresidente Federico Gelli, già presidente
    provinciale delle Acli. Ma tace pure il sito della diocesi di
    Firenze, che non dà la notizia né la commenta in alcun modo. E pure
    quello del settimanale cattolico Toscana Oggi.
    Questo è il «Paese normale» che l'esercito della salvezza
    progressista vuole confezionare per il nostro futuro, trasformando i
    famosi «diritti civili» in veri e propri servizi garantiti e pagati
    dallo Stato. Ci vogliono traghettare in un territorio dell'assurdo
    che è al di là del bene e del male, ben oltre il confronto atavico
    fra destra e sinistra. Perché non ci vuole la tessera di un partito
    particolare, o una fede religiosa specifica, per certificare
    l'insensatezza, per non dir di peggio, di un provvedimento così
    sgangherato. È dunque questo il tragicomico epilogo di quello che una
    volta fu il glorioso partito dei proletari: i deboli mica sono gli
    handicappati, o le mamme con tre figli, o gli anziani. Abbandonata la
    prole al suo destino, lo Stato sociale si rivolge a nuove categorie
    meritevoli della mano compassionevole dell'autorità.
    E tutto questo scialo di denaro pubblico, perché? Per strizzare
    l'occhio alla «diversità» e assumere come modello culturale la nuova
    ideologia del «genere», secondo la quale «maschile» e «femminile» non
    sono più dei dati oggettivi, che la biologia ci mette davanti senza
    possibilità di equivoco. «Maschio» e «femmina» sarebbero solo
    delle «categorie culturali», che devono essere superate dalla libera
    determinazione del singolo. Dai post-comunisti siamo approdati ai
    trans-comunisti. E adesso chi va a spiegarlo ai compagni in qualche
    Casa del popolo un po' fuori mano? Ma questa iniziativa del
    centrosinistra toscano un merito in fondo ce l'ha: dimostra che il
    confronto politico dei prossimi anni passa lungo la linea delle
    scelte di valore. Il centrodestra ha vinto nelle competizioni locali
    perché è visto dalla gente, giustamente, come interprete della sana,
    banalissima, normalità. E tanto più si imporrà quanto più si
    confermerà alternativo al socialismo relativista di questa sinistra
    nichilista. C'è un elettorato normalmente borghese - tanto
    disprezzato dalle élite culturali «de sinistra» e dai cattolici
    adulti - che su certi valori non tollera tradimenti. Non ama le
    amministrazioni che buttano via 290 milioni delle vecchie lire per
    destinarli alla «categoria socialmente debole dei trans».

    Il Giornale n. 135 del 2007-06-09
    11 juni

    riflessione

    Amici di Joseph Ratzinger
    http://www.ratzinger.it/
    Il sentimento delle cose, la contemplazione della bellezza
    La menzogna conosce comunque anche un altro stratagemma: la
    bellezza mendace, falsa, una bellezza abbagliante che non fa
    uscire gli uomini da sé per aprirli nell'estasi dell'innalzarsi
    verso l'alto, bensì li imprigiona totalmente in se stessi. E'
    quella bellezza che non risveglia la nostalgia per l'indicibile,
    la disponibilità all'offerta, all'abbandono di sé, ma ridesta la
    brama, la volontà di potere, di possesso, di piacere. E' quel
    tipo di esperienza della bellezza di cui la Genesi parla nel
    racconto del peccato originale: Eva vide che il frutto dell'albero
    era "bello" da mangiare ed era "piacevole all'occhio". La
    bellezza, così come ne fa esperienza, risveglia in lei la voglia
    del possesso, la fa ripiegare per così dire su se stessa. Chi non
    riconoscerebbe, ad esempio nella pubblicità, quelle immagini che
    con estrema abilità sono fatte per tentare irresistibilmente l'uomo
    ad appropriarsi di ogni cosa, a cercare il soddisfacimento del
    momento anziché l'aprirsi ad altro da sé?

    5) IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=4575
    Joseph Ratzinger, La bellezza, la Chiesa
    Sono qui raccolti due interventi dell'allora cardinale prefetto
    della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger,
    in cui il futuro papa spiega «[.] due parole sostanziali per
    comprendere il Mistero della salvezza cristiana» (p. 5) - come le
    definisce S.E. mons. Luigi Negri, vescovo di San
    Marino-Montefeltro, nell'Introduzione (pp. 5-7)
     
    IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=39
    Benedetto XVI: Dinanzi all'avanzata della cultura secolarizzata
    Resta tuttavia ancora molto da fare per rispondere all'appello
    missionario che il Signore non si stanca di rivolgere ad ogni
    battezzato. Egli continua a chiamare, in primo luogo, le Chiese
    cosiddette di antica tradizione. Dinanzi all'avanzata della
    cultura secolarizzata, che talora sembra penetrare sempre più
    nelle società occidentali, considerando inoltre la crisi della
    famiglia, la diminuzione delle vocazioni e il progressivo
    invecchiamento del clero, queste Chiese corrono il rischio di
    rinchiudersi in se stesse, di guardare con ridotta speranza al
    futuro e di rallentare il loro sforzo missionario.

    E' TUTTA UN'ALTRA STORIA
    http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/insorgenze.htm
    La guerra civile nel Regno delle Due Sicilie - Un antico scritto
    de La Civiltà Cattolica
    La guerra civile, che ingerisce vasta ed ostinata nel Regno delle
    Due Sicilie, può fornire un argomento, se altro ne fu mai,
    palpabile e convincentissimo, che la superstiziosa riverenza alla
    volontà popolare, onde alcuni Potentati tolsero pretesto
    d'intromettersi nelle faccende di altri, non è in sustanza che
    una pura e pretta ipocrisia, foggiata a strumento di ambizioni
    smisurate e di tirannide faziosa. Deh! Quanti consigli ufficiali!
    Quante insistenza ufficiose, a fine che quella pretesa volontà
    popolare in questo o quello Stato italiano fosse satisfatta! Sono
    appena pochi giorni, e vedemmo il Ministro d'una grande Potenza
    mettere a condizione del Potere temporale del Papa il
    satisfacimento di quella stessa volontà del popolo, ricantando
    l'eterno ritornello delle Riforme da largirsi a sudditi, i quali
    o non ne sanno, o non se ne curano od eziandio di tutta la loro
    volontà le detestano.

    13) PER LA LIBERTA' DI EDUCAZIONE
    http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html
    Montessori: tra teosofia e massoneria
    Nel 1899, a Londra, Maria si era infatti iscritta alla Società
    Teosofica, che disponeva di ragguardevoli legami internazionali
    rafforzati da una indubbia vicinanza alla massoneria.
    L'iscrizione non restò senza seguito: la Montessori tenne la sua
    prima conferenza americana, nel 1913, nel tempio massonico di
    Washington e, quando fu bloccata in India dallo scoppio della
    seconda guerra mondiale, si rifugiò per anni, con il figlio, nel
    quartier generale teosofico, ad Adyar. E influenze di quella
    religiosità diffusa e aperta a tutte le religioni, interessata al
    messianismo femminile, sono evidenti in molti suoi scritti.

     Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1880
    «Il no ai Dico è un impegno per i cattolici»
    «Mi sembra surreale che si dica che la Nota della Cei non
    riguarda il disegno di legge dei Dico. È un documento dell'episcopato
    italiano, non di quello australiano...». Sorride, per
    sdrammatizzare i toni dopo la polemica scatenata dalle parole del
    ministro Rosy Bindi, il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi
    Negri. Il prelato non è tra i membri del Consiglio permanente e
    ha da poco terminato di leggere la versione definitiva della
    Nota. «Mi piace sottolineare - spiega al Giornale - anche il modo
    in cui è formulata, con richiami agli interventi corali dei
    vescovi in questi mesi. È un documento "fermentato" nella reale
    comunione tra i vescovi e dei vescovi con il Papa».

    16) Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.it/
    Annozero
    La celeberrima puntata di «Anno zero» dedicata ai preti pedofili
    mi è toccato vederla, con ciò contribuendo ad alzarne l'audience.
    Ahimè, funziona così il ricatto mediatico, per giunta coi soldi
    del canone. Come sa chi l'ha vista o ne ha seguito gli sviluppi
    successivi sui giornali, i due rappresentanti della Chiesa se la
    sono cavata molto egregiamente, cosa che ha non poco indispettito
    chi si aspettava il contrario. Anzi, i commentatori sono stati
    pressoché unanimi nel decretare la vittoria ai punti per
    monsignor Fisichella e don Di Noto. Ma, si sa, certi «laici» non
    sanno perdere. Infatti, da diversi giorni il prete anti-pedofilia
    è bersagliato di minacce via internet, minacce a lui e alla
    «Chiesa-mafia» che proteggerebbe i pedofili quando si tratta di
    preti. Devo dire che io, che sono meno buono di lui, al suo posto
    getterei la spugna al grido di: «Signori, mi avete convinto.
    Poiché noi preti siamo tutti a rischio di pedofilia (vedi le
    battute e le vignette di Vauro nella puntata di cui sopra), da
    oggi in poi affidate i vostri bambini ai centri sociali, dove
    sicuramente riceveranno una educazione migliore che in oratorio».
    Ma, ripeto, per fortuna don Di Noto è (molto) più buono di me.

    Antonio Socci
    http://www.fattisentire.net/modules.php?
    name=News&file=article&sid=2576
    Se è col Papa, il corteo non fa notizia
    I quattro sciamannati che contestano Bush da giorni hanno l'onore
    delle prime pagine e delle aperture dei tiggì. Ma le 100mila
    persone che giovedì sera, a Roma con il Papa, hanno partecipato
    alla processione del Corpus Domini fra le basiliche del Laterano
    e di Santa Maria Maggiore, non hanno meritato neanche una riga di
    attenzione da nessuno. È la dittatura del relativismo.
    Interessano i cattolici che ad Assisi fanno le marce della pace
    con Bertinotti, ma non le folle cattoliche che pregando portano
    per le vie di Roma l'Eucaristia. Cosa volete che sia la notizia
    di Dio che si fa carne e poi pane... Tutti siamo indotti a
    pensare che un Casarini (...) che si agita in Trastevere sia più
    importante. Certo, tutto passa. Sono passati pure Lenin e Stalin,
    figuriamoci Casarini... Ma noi intellettuali invece pensiamo che
    siano i vari Casarini, i Silvestri e i Lapo Elkann e le veline,
    meteore che attraversano le nostre effimere cronache, a far
    notizia e non piuttosto il Signore della storia, la Bellezza
    fatta carne, che è fra noi da duemila anni e che ha promesso di
    restare per sempre. Siamo accecati o banali?

    18) Vittorio Messori
    http://www.et-et.it/articoli2007/a07f07.htm
    La fede spiegata a un figlio
    Le attuali liste di best seller editoriali impressionano, per i
    primi posti occupati da libri che attaccano frontalmente la fede,
    almeno così com'è proposta dalla Chiesa . Ma non per questo il
    cattolico superstite si arrende: ciò che conforta chi conosca la
    storia della Chiesa, è la capacità di reazione dei suoi figli,
    quando sia necessario un colpo di reni. Se preti, fati, suore,
    consacrati in genere, latitano o sono inadeguati, ecco farsi
    sotto i laici. In questo caso, i genitori credenti che si
    ingegnano a trovare risposte convincenti per i loro figli e a far
    parte ad altre famiglie della loro esperienza.

    19) Le pagine di Eugenio Corti
    http://www.eugeniocorti.it
    "Eugenio Corti: neorealismo letterario"
    http://www.kattoliko.it/Corti/Recpiu_05.htm
    una recensione de "I più non ritornano":
    "Il capolavoro della letteratura sovietica"
    http://www.kattoliko.it/Corti/Scart_06.htm
    un articolo di Corti:

     
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