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    June 30

    Berlusconi e la Comuniione

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    E’ buffo vedere i miei amici del Foglio d’accordo con l’Unità (perfino con Marco Travaglio) e con la Repubblica nel criticare l’esternazione di Berlusconi sulla comunione ai divorziati risposati. Tutti a fare i paladini dell’ortodossia dottrinale cattolica. Travaglio addirittura mescolando questa diatriba (sul divorzio e l’accesso ai sacramenti) con le polemiche delle stesse ore sulla Giustizia, così finendo per confondere peccati e reati (l’errore che in genere si rimprovera al fondamentalismo religioso).

    C’è un aspetto comico in questo perché per una volta Berlusconi ha detto – morettianamente - “qualcosa di sinistra” (quante volte i progressisti hanno criticato la Chiesa che – a loro dire – escluderebbe i divorziati). Ma l’Unità, pur di non convenire col Cav, si mette a sbandierare le parole del Papa in prima pagina (ne sbandiera solo alcune però, estrapolandole e quindi stravolgendo il vero significato).

    Poi, nella pagina dei commenti, lo stesso giorno l’Unità pubblica un editoriale dove, come al solito, si spara a zero su Benedetto XVI e lo si accusa di aver “accolto trionfalmente e da amico l’uomo, il grande nostro attuale presidente del Consiglio, la cui moralità indiscussa trionfa presso l’opinione pubblica di tutto il mondo”. Questa esecrazione moralistica dei pubblici peccatori da parte di gente che ritiene se stessa giusta, retta, onesta (e abilitata a giudicare i peccati altrui) ha un sapore molto familiare, perché è uno sport che tutti pratichiamo (io per primo), sui giornali e nella vita. Ma cosa vi ricorda l’uomo che sbandiera la propria rettitudine e giudica con disprezzo quel peccatore laggiù?

    Facile! Ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano raccontata da Gesù, il quale però concluse che fu il peccatore che si batteva il petto e stava a testa bassa a salvarsi, non l’ “uomo onesto” (che, si badi bene, era veramente una persona perbene, osservante della Legge, anche sinceramente impegnato).

    Tutto questo ricorda anche le scandalizzate invettive di alcuni (non tutti) scribi e farisei contro Gesù reo di parlare con pubblicani e prostitute. Gesù, purissimo e buono, accetta anche l’invito a pranzo di pubblici peccatori, ha affetto per ciascuno di loro, e – con somma indignazione dei benpensanti – lascia che una povera donna di pessima fama gli baci i piedi bagnandoli con le sue lacrime di dolore. Erano in tanti a scandalizzarsi di questa libertà di Gesù dalle loro regole. Eppure a questi tali, a questa gente perbene, onesta e osservante della Legge, Gesù non risponde giustificandosi o arrampicandosi sui vetri, ma con un colpo da ko: “i pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio” (Mt. 21,31). Doveva essere come un pugno nello stomaco (lo è pure per noi). E quando, secondo la Legge, pretendono di lapidare l’adultera e di avere il suo consenso, dice loro: “chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

    Silenzio generale, imbarazzo e poi, uno ad uno, se ne vanno. Un giorno fissando negli occhi questa gente perbene (che giudicava gli altri e li disprezzava come peccatori) scandisce queste parole: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità… Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?” (Mt. 23).

    Si resta sinceramente sconcertati davanti a queste parole di fuoco di Gesù che tuona contro la gente perbene ed è invece dolce con i peccatori (che, in fin dei conti, sono davvero gente discutibile, gente che, come minimo, se l’è spassata). Non è che Gesù voglia invitare a essere peccatori, ma a essere umili e a non giudicare gli altri.

    Perché, diciamo la verità, per ciascuno di noi i disonesti, i profittatori, gli opportunisti e i puttanieri (o le puttane) sono sempre “gli altri”. E ognuno di noi istintivamente si mette nel novero delle persone che fanno il proprio dovere, le persone perbene. Ebbene, i santi fanno l’esatto opposto. Un giorno frate Masseo chiede a frate Francesco: “perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti, d'udirti, d'ubbidirti? Tu non sei un uomo bello nell’aspetto, tu non sei di grande scienza, tu non sei nobile; dunque perché a te tutto il mondo viene dietro?”. E Francesco: “Vuoi sapere perché a me tutto il mondo mi venga dietro? Questo io ho dagli occhi dell’Altissimo, che in ogni luogo contemplano i buoni e i rei: poiché quegli occhi santissimi non hanno veduto fra i peccatori nessuno più vile, nè più insufficiente, nè più grande peccatore di me; e perché per fare quell'operazione meravigliosa che egli intende fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra... cosicché si conosca che ogni virtù e ogni bene viene da lui e nessuna creatura si possa gloriare al suo cospetto”. Nel mondo alla rovescia che è il cristianesimo è meglio sentirsi nel novero dei peccatori. E mendicare grazia. Come diceva Péguy (un grande convertito che pure, per una sua situazione familiare complessa, non si avvicinava ai sacramenti): “le persone morali non si lasciano bagnare dalla grazia”. La morale le rende impermeabili. Al contrario di chi si riconosce miserabile: “Si spiega così il fatto che la grazia operi sui più grandi criminali e risollevi i più miserabili peccatori”. Anche quando Gesù è in croce, viene dileggiato da qualche osservante della Legge, e viene “riconosciuto” dal ladrone che doveva aver praticato addirittura la lotta armata. E Gesù lo salva. La grazia è arrivata al suo cuore, attraverso le ferite della sua vita, ma non al cuore di chi era corazzato con la sua superba moralità. E’ solo questo atteggiamento umile e mendicante che ci è chiesto.

    Infatti il Papa, sull’accesso all’Eucaristia, non ha affatto detto “no tu no, che sei peccatore”, come qualcuno ha fatto credere. Ecco invece le sue splendide parole: “Quanti non possono ricevere la Comunione in ragione della loro situazione, trovano comunque nel desiderio della Comunione e nella partecipazione all'Eucaristia una forza e un'efficacia salvatrice”.

    Padre Pio raccomandava questa “comunione spirituale” ricordata dal Papa e considerata dal Concilio di Trento uno dei modi di comunicarsi (la Santa Messa peraltro è una forza di trasformazione e di salvezza per tutti, non solo per chi si comunica sacramentalmente). Basta sentire la fame e la sete di Lui. Mi sembra che nelle parole di Berlusconi (che in effetti ha sbagliato tono, dando l’impressione di pretendere) trasparisse il dolore e il desiderio di cui parlava il Papa. E la risposta del Pontefice è stata positiva e paterna, per i tanti che si trovano in questa stessa condizione.

    Questo episodio illumina il cuore del cristianesimo che il moralismo imperante ha quasi oscurato. Don Giussani lo spiegava così: “Cristo è amabile da noi esattamente così come siamo”.

    Peccatori, incoerenti, poveracci: né il limite nostro, né quello altrui può impedirci di volergli bene. E’ solo questo che Gesù ci chiede. Lui farà il resto. Dopo che Pietro lo rinnegò tre volte e poi pianse, quando Gesù, risorto, torna fra i suoi, non si mette a chieder conto del tradimento o a rimproverarlo: “Non ha detto: non peccare, non tradire, non essere incoerente. Non ha toccato nulla di questo. Ha detto: Simone, mi ami tu?”. Solo questo conta, non la nostra coerenza, ma l’affezione a Lui. La commozione al ricordo di Lui che ci ama così come siamo. Don Giussani ci scioglieva il cuore quando spiegava: “Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice san Pietro piangendo. Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice la Maddalena, la Samaritana, l’assassino. Cristo è colui che si compiace di me, e perciò mi perdona. Mi ama e mi perdona”.

    Antonio Socci


    Da “Libero”, 25 giugno 2008
    June 29

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2317
    Benedetto XVI: un rinnovato invito ad annunciare con incessante
    coraggio
    La celebrazione dell'Anno paolino per tutta la Chiesa sarà un
    rinnovato invito ad annunciare con incessante coraggio la Buona
    Novella di Gesù Cristo. San Paolo non provava vergogna nel predicare
    il Vangelo. In esso vedeva la forza salvifica di Dio (cfr Rm 1, 16).
    Sono consapevole delle difficoltà di questa missione a voi affidata.
    Come i primi cristiani siete una piccola comunità in una grande
    popolazione non cristiana.

     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Weigel: Benedetto XVI. La scelta di Dio
    Weigel identifica come filo conduttore della teologia di Ratzinger...
    l'insistenza per l'unicità della missione salvifica di Gesù Cristo,
    poiché "[…] senza l'incontro con il Signore, gli uomini e le donne
    non possono penetrare la profondità della loro umanità, dove si trova
    l'impronta di Dio. L'insistenza di Ratzinger affinché la Chiesa
    tornasse a focalizzarsi su Cristo nascondeva dunque un profondo
    interesse profondamente umanistico"

    LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Anno Paolino: Saulo di Tarso
    Il 28 giugno il Papa inaugurerà solennemente un altro giubileo: la
    Chiesa festeggia due millenni dalla nascita di Saulo di Tarso detto
    Paolo, l'"Apostolo delle genti", l'uomo che più di ogni altro ha
    diffuso il cristianesimo tra i popoli che abitavano le sponde del
    Mediterraneo; secondo i critici avversi, l'uomo che
    avrebbe "inventato" il cristianesimo, che senza di lui sarebbe
    rimasto un'oscura setta marginale del mondo ebraico. Un'occasione
    straordinaria per la Chiesa per riflettere sul proprio compito, sulla
    missione "ad gentes", sul rapporto fra il suo annuncio e le culture
    dei popoli che incontra, questioni tutte che si pongono in maniera
    drammatica e affascinante in questo terzo millennio che si è appena
    aperto.

    12) "MAGISTERO PONTIFICIO"
    http://www.totustuus.biz/users/magistero
    Enciclica di S. S. Pio XI "Mens Nostra" del 20 Dicembre 1929,
    sull'importanza degli Esercizi Spirituali.
    «[...] procedendo sulle orme di questi Pontefici, abbiamo giudicato
    opportuno fare anche Noi qualche cosa per promuovere un'iniziativa
    dalla quale confidiamo possano derivare molti rilevanti vantaggi a
    favore del popolo cristiano. Intendiamo parlare della pratica degli
    Esercizi spirituali, che desideriamo vivamente venga diffusa in larga
    scala non solo fra l'uno e l'altro clero, ma anche fra le schiere dei
    cattolici laici, in modo che sia possibile lasciare ai Nostri diletti
    figli un ricordo di questo anno sacro. Ciò facciamo tanto più
    volentieri al tramonto di questo anno giubilare del Nostro
    Sacerdozio. Infatti, nulla di più lieto possiamo avere che ricordare
    le grazie celesti e le ineffabili consolazioni da Noi sperimentate
    negli Esercizi spirituali che fummo soliti frequentare assiduamente,
    tanto che essi segnarono quasi le varie tappe della Nostra vita
    sacerdotale. Da essi attingemmo luce e forza per conoscere e compiere
    la volontà divina, e con non minore soddisfazione ripensiamo al
    ministero sacerdotale da Noi esercitato per lunghi anni, nel corso
    del quale Ci fu concesso di dedicarCi più e più volte all'opera degli
    Esercizi spirituali, e potemmo constatare gl'immensi salutari effetti
    che ne derivano al bene delle anime».

    13) "DIFENDERE LA VITA"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Il lavoro pro life nell'internet
    1. Cosa fanno i prolifers in internet. 1.A) Informazione; 1.B)
    Formazione; 1.C) Preghiera e altro; 1.D) Pressione o lobbying . 2.
    L'attività di lobbying pro life attraverso internet; 2.E) la
    metodicità: regolari o occasionali; 2.F) il ruolo dell'eventuale
    sponsor; 2.G) internet solo come "vetrina"

    14) Radici cristiane
    http://www.radicicristiane.it/interna.php?id_fondo=85
    Guareschi: e succede un '48
    Ecco perché in quelle cruciali consultazioni Candido diventa l'organo
    satirico ufficiale di parte democratica, come Don Basilio lo è dei
    frontisti. Dal Candido, ma anche a prescindere dal suo giornale,
    Guareschi si butta nella mischia elettorale del '48 rivelandosi il
    primo e più efficace "creativo" pubblicitario che la politica
    italiana del dopoguerra abbia mai avuto.

    15) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    CINA: le autorità negano responsabilità nel crollo delle scuole
    In un apposito seminario, nel Sichuan disastrato, vari esperti dicono
    che dalle maceria non si può capire se la scuola era mal costruita.
    La singolare opinione riportata in prima pagina dai quotidiani. Le
    autorità vogliono evitare qualsiasi inchiesta sulle scuole e Pechino
    non interviene.

    16) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it
    21 giugno 2008 - «Maschio o femmina: realtà o scelta?» - Brescia
    «Il dilemma posto nel titolo della mia riflessione ci introduce
    subito in medias res: la mascolinità e la femminilità che
    biologicamente istituiscono la forma umana, sono fatti semplicemente
    naturali oppure modi di essere propri della persona decisi
    esclusivamente dalla sua libertà? Cercherò di rispondere a questa
    domanda e sarà la prima parte della mia riflessione; nella seconda
    parte, più breve per ragioni di tempo, cercherò di mostrare la
    rilevanza che la risposta data ha sulla istituzione matrimoniale e
    familiare».

    22 giugno 2008 - Natività di San Giovanni Battista - Roma
    «La nascita di Giovanni Battista, di cui la Chiesa fa solennemente
    memoria nella sua liturgia, è stata illustrata da grandi prodigi.
    Egli è stato donato a due genitori che già avanti negli anni avevano
    abbandonato ogni speranza della prole. Come abbiamo appena ascoltato,
    la nascita di Giovanni scioglie la lingua di suo padre reso muto
    dalla sua incredulità. Non soltanto gli è resa la parola, ma gli è
    dato la capacità di profezia circa il figlio appena nato. I vicini
    che vengono a conoscenza della nascita di Giovanni, "furono presi da
    grande timore", presagendo che qualcosa di grande stava per accadere
    in Israele. Veramente si realizza la profezia fatta dall'angelo a
    Zaccaria: "molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà
    grande davanti al Signore"». 

    Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    ABORTO: da correggere le linee guida sull'applicazione della Legge 40
    Le linee guida alla Legge 40 che regola la fecondazione assistita
    sono oggetto di una verifica che culminerà probabilmente in un
    intervento correttivo. Così riferisce il ministro del Welfare nel suo
    intervento alla Commissione Sanità del Senato.

    19) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=20883&lan=ita
    Lineamenti curriculari per l'Educazione sessuale integrale
    Buenos Aires - Il Servizio alla Vita ha reso noto che i Lineamenti
    curriculari per l'Educazione sessuale integrale, contengono "una
    forte presenza della prospettiva di genere". L'organizzazione del
    movimento universitario "Fondare" ha affermato che queste iniziative
    sull'educazione sessuale partono da "una visione riduzionista
    dell'uomo e della sua sessualità, rinunciando a parlare del fine
    ultimo e proprio dell'educazione sessuale che è la formazione della
    persona per il dono sincero di sé all'interno del matrimonio".
    June 28

    meujgorie

    Ma proprio, a volte, nel momento in cui tutto sembra perduto giunge l’avvertimento che può salvarci…”
    Marcel Proust


    CAPITOLO 1 – Erzegovina, Mercoledì 24 giugno 1981

    Bijakovici, frazione di Medjugorje, comune di Citluk, provincia di Mostar. Ore 17,40. “Sveglia! Svegliati Vicka, corri dormigliona, o farai tardi a scuola!”. Grida così Zdenka verso sua sorella che apre gli occhi di soprassalto. Ma è un caldo pomeriggio di giugno e le scuole sono chiuse. Zdenka se la spassa, divertita dal suo scherzo e anche Vicka, il bersaglio dello burlona, scoppia a ridere. Protesta di non essere una dormigliona: il fatto è che le ripetizioni di matematica del mattino e poi il viaggio di ritorno da Mostar, in quel pullman affollato e caldissimo, l’hanno spossata. E comunque meno male che Zdenka l’ha svegliata perché deve andare a fare una passeggiata con Ivanka e Mirijana ed è in gran ritardo. Le hanno lasciato un messaggio: “Quando ti svegli vieni da Jakov. Siamo lì” Vicka esce di corsa, con la sua solita allegria addosso e vola verso quella casa, ma la madre di Jakov, la signora Jaka Colo, zia di Mirijana, le dice: “No, Vicka, non sono più qui, si sono già incamminate. Mi hanno detto che devi raggiungerle: hanno preso la strada sterrata che va verso le case dei Cilici”. “Grazie, le seguo subito”, risponde Vicka.

    Lei è di questo piccolo villaggio. Le sue due amiche hanno qui a Bijakovici le radici familiari, ma finora hanno vissuto altrove. Mirjana, bionda, occhi azzurri, è di Sarajevo, dove frequenta il liceo e abita con i genitori e un fratello: viene qua in campagna dai nonni per trascorrere le vacanze estive. Ivanka, alta, un volto bello e dolce, capelli lunghi, abitava a Mostar fino a due mesi fa, quando è morta all’improvviso la sua giovane madre Jagoda, cosicché lei è dovuta venire ad abitare dalla nonna, con il fratello più grande e la sorella più piccola, perché il padre Ivan, operaio, è emigrante in Germania. Dunque Vicka – un sorriso solare e un temperamento ilare – fatti 200-300 metri a passo svelto scorge subito, un po’ più avanti, le sue amiche. Sono con la piccola Milka, la figlia di Filippo Pavlovic. Ma – che strano - stanno ferme sul ciglio della strada. Tutte e tre fissano intensamente qualcosa e sembrano fortemente impaurite. Arrivata ad alcuni metri di distanza Vicka sta per chiedere loro: “ma che state guardando?”. Non fa in tempo a pronunciare queste parole che realizza: devono aver visto una vipera (lì sul Podbordo è sempre pieno). Milka la vede e le grida: “sbrigati! Vieni a vedere: c’è la Madonna!”.

    In poche frazioni di secondo, Vicka terrorizzata schizza via e per scappare più velocemente lascia pure le scarpe. Però, mentre corre a tutta velocità per la paura, si rende conto di ciò che le tre amiche le hanno detto. “La Madonna?”. Si ferma, scoppia a piangere, un po’ frastornata, chiedendosi perché mai si sono messe a scherzare così, con quella battuta stupida sulla Vergine, per prendere in giro la povera Vicka. E’ arrabbiata e confusa. Non sa che fare. Riflette: “Non dicono mai cose blasfeme, non sarebbero nemmeno capaci di essere così volgari”.

    In quel momento stanno passando due ragazzi, Ivan Ivankovic e Ivan Dragicevic. Portano dei sacchetti pieni di mele: “Vicka vuoi una mela? Sono buone, assaggiale”. Vicka appena li vede – infischiandosene delle mele – urla: “venite a vedere: la Madonna!”. Il più giovane dei due Ivan dice all’altro: “lascia stare, questa è pazza, non sa neanche cosa dice…”. Ma la ragazza li implora, con le lacrime agli occhi, di accompagnarla lassù dalle sue amiche. Si raccomanda: “Ivan accompagnami, ti prego. Non la vedremo, ma andiamo lo stesso”.

    Si mettono a camminare tutti e tre a passo spedito. I due ragazzi sono un po’ interdetti da questa storia, ma vogliono mostrarsi sicuri di sé e tranquilli. Trovano le ragazze ancora incantate che appena si accorgono che Vicka è tornata con i due accompagnatori indicano loro dove guardare.

    Adesso tutti la vedono, è proprio all’inizio della collina, saranno duecento metri: è una giovane donna, ha un bimbo in braccio e una corona sulla testa e fa cenno di avvicinarsi. I due ragazzi terrorizzati buttano i sacchetti con le mele, scavalcano il recinto e fuggono via di gran carriera. Le ragazze, stavolta con Vicka sbalordita ed estasiata, restano lì a guardare una meravigliosa giovinetta che continuamente copre e scopre il bimbo che ha in braccio, facendo cenno di avvicinarsi. “Ci chiama… chi va da Lei?”, sussurra qualcuna delle ragazze. Ma nessuno il coraggio di fare un passo avanti. Non sanno che fare, che pensare. Così, dopo qualche minuto, la giovane donna scompare.

    Le quattro studentesse sgomente e piene di meraviglia si voltano l’una verso l’altra. Ivanka è certa che si sia trattato della Madonna. In effetti quel velo sulla testa, la corona, il bambino, i piedi su quella nuvoletta, sollevata da terra... Ma sono tutte sbalordite. Nessuno di loro ha mai sentito dire che la Madonna appaia sulla terra e che appaia così (sono cresciute sotto un regime comunista e non hanno mai sentito parlare nemmeno in casa, dove pure si prega, di Lourdes o di Fatima). Lo stupore e il terrore tuttavia convivono con un incontenibile entusiasmo.

    Sono circa le 18. Vicka di nuovo scappa via di corsa seguita da Milka. Mirijana dice a Ivanka: “Chissà che cosa succede. Forse è meglio che scappiamo anche noi”. Non ha neanche finito di pronunciare queste parole che già stanno correndo verso il paese. Tutte col fiatone e il cuore che scoppia per l’emozione. Vicka e Milka entrano di corsa in casa di quest’ultima e investono la madre con il racconto di quello che hanno visto sul Podbrdo. Poi Vicka va a casa sua e scarica la sua fortissima emozione con un pianto liberatorio, distesa sul divano. Anche Mirjana, di solito molto seria e controllata, ha il cuore in subbuglio, non riesce a contenersi, ha bisogno di dire a tutti quello che le è capitato. Corre verso la casa dei nonni e degli zii, entra dai vicini. Trova due ragazzette davanti alla televisione e le investe: “abbiamo visto la Madonna! Era sul Podbrdo, noi eravamo per la strada che va verso il monte Crnica e l’abbiamo vista!”.

    Le due ragazze ammutolite spengono la tv, ascoltano il racconto di Mirjana, una di loro, Jela, corre a chiamare la madre: “Mamma! Mamma!”. Sua madre sta dicendo il rosario con i figli piccoli e le fa cenno di tacere. Finita la preghiera viene a sentire cos’ha Jela da chiamare con tanta agitazione e sente anche lei il racconto di Mirijana. Ascolta commossa e subito senza incertezze si convince che Mirjana non sta raccontando una frottola.

    Poi Mirjana arriva a casa dei suoi. E qui ripete ancora alla zia ciò che è accaduto pochi minuti fa sulla collina. La donna è perplessa davanti alle sue parole. Le sembra tutto incredibile, ma d’altra parte conosce Mirjana. Sa che è sempre stata una ragazza particolarmente seria, matura, razionale, affidabile. Non sa che dirle. Così prende il telefono a chiama sua sorella, la madre di Mirjana, a Sarajevo. “Milena ti devo dire una cosa, ma non so come spiegarti”. La donna, all’altro capo del filo, si sente piegare le gambe temendo qualche disgrazia; afferra una sedia e mette a sedere. La zia riprende: “Mirjana è qui e dice di aver visto la Madonna. Sul Podbrdo”.

    La donna, dall’altro capo del filo, ha qualche attimo di esitazione. Poi chiede alla sorella: “ma in che stato è Mirjana? Ti sembra normale o fuori di testa?”. La zia risponde: “Beh, mi sembra normale, come sempre”. “Allora”, riprende la madre, “dev’essere accaduto veramente qualcosa. Io conosco mia figlia e lei non è una che s’inventa delle bugie: specialmente su queste cose non scherza”.

    Questa sera a Bijakovici non si parlerà d’altro. Decine di volte le ragazze ripetono cosa e come è accaduto. A casa di Milka torna anche sua sorella maggiore, Marija, che nel pomeriggio è andata a una festa di amici, in un paese vicino. Trova un’incredibile confusione. Tutti parlano di questa faccenda. Molti ne ridono, altri ci credono e chiedono perché mai le ragazze dovrebbero inventarsi una cosa simile. Marija resta molto impressionata dal racconto della sua sorellina, che non ritiene una capace di mentire così spudoratamente (e poi su cose simili).

    I fatti vengono riferiti per filo e per segno. Tutto è cominciato poco prima che Miriana e Ivanka fossero raggiunte da Vicka. Le due amiche camminavano parlando delle piccole cose delle adolescenti. A un certo punto Ivanka si volta verso la collina: vede qualcosa che brilla e - mentre Mirjana continua a camminare - si sofferma un attimo per fissare meglio lo sguardo, così si accorge di quella figura. Sorpresa e incantata dice, quasi fra sé: “Ma quella è la Madonna!”. La studentessa di Sarajevo segue piuttosto i suoi pensieri e tira diritto: “eh sì, figurati, ora la Madonna non ha altro da fare che venire a vedere cosa facciamo noi”.

    Razionale e seria, Mirjana neanche si è voltata: pensa che Ivanka abbia scorto in lontananza una abitante di Bijakovici che magari sta pascolando delle capre, e l’abbia scambiata, chissà perché, per la Madonna. E poi trova quasi irrispettoso parlar così della Madonna. Non le passa neanche per la mente che lei, che sta in cielo, possa apparire sulla terra, oltretutto lì, a loro. Nessuno mai le ha parlato di apparizioni della Vergine. Per lei è semplicemente assurdo. Neanche ammette l’idea.

    Ivanka riprende a camminare dietro a Mirjana, la segue silenziosa, ma ancora piena di meraviglia e di interrogativi. Pensa di essersi sbagliata o immaginata tutto, ma non riesce a togliersi dalla testa quella figura. Scendendo verso le case le due adolescenti si imbattono in una ragazzina del paese, Milka Pavlovic, che chiede il loro aiuto: “venite, per favore, ad aiutarmi a riprendere le pecore?”. A questo punto Ivanka implora le due ragazze di tornare con lei in quel punto della strada, a vedere se c’è ancora quella che lei ha chiamato “la Madonna”. Arrivate lì Ivanka dice concitata: “Guardate! In quel punto, lassù sulla collina. E’ veramente la Madonna!”. Ora tutte e tre vedono quella giovane donna e restano lì imbambolate.

    Mirjana si rende subito conto che c’è qualcosa di strano: la ragazza indossa un abito lungo non della nostra epoca, ha un velo in testa e poi sta, con un bimbo piccolo, su una collinetta piena di sassi, spine e vipere dove non sale mai nessuno. E infine il suo aspetto. Sembra sospesa nell’aria, ha una corona sulla testa. Restano ammutolite. E tacciono le ragazze col cuore in tumulto, pieno di emozioni contraddittorie che vanno dall’entusiasmo alla paura. Finché – come abbiamo detto – arriva Vicka (abbiamo già visto cosa è accaduto al suo arrivo).

    Tutta questa storia la sera del mercoledì 24 giugno a Biakovici passa di bocca in bocca, viene raccontata e ripetuta decine di volte: nelle case, sulla strettissima stradina che corre nel mezzo delle abitazioni, nei cortili, nelle stalle, negli orti. E tutti dicono la loro. I familiari dei ragazzi, un po’ sgomenti e disorientati, cercano di calmarli e convincerli a non pensarci più, ritenendo quasi irrispettosa verso la religione questa vicenda. Qualcuno pensa che i ragazzi non mentano e, sia pure con molta meraviglia, crede al loro racconto. Ma la maggior parte ironizza: sarà stato un ufo (“perché non l’avete acchiappato?”), sarà stato un fantasma, sarà stato qualcuno che voleva fare uno scherzo. Anche fra i parenti le reazioni sono queste. Quando Ivanka torna a casa e dice alla nonna di aver visto la Madonna, l’anziana contadina le risponde: “Va là, che cosa dici? Sarà qualcuno che custodiva le pecore sul colle e che si è messo una pila elettrica sulla testa”. Anche Mirjana, in mancanza dei genitori, ne parla con la nonna che ha un buon consiglio: “Ma prendi il rosario e prega e lascia la Madonna in paradiso”. E proprio così farà la ragazza, anche perché avverte un gran bisogno di starsene sola. Si chiude in camera – dove il sonno, quella notte, non la raggiungerà – e prega tutta la notte. L’unico modo per calmare un po’ il cuore e avere pace. Ivan arriva a casa e non dice niente a nessuno. Si chiude in se stesso, com’è nel suo carattere, a rimuginare sulle mille domande che gli passano per la testa: “ma è impossibile!”, continua a ripetersi. Però è accaduto. E gli viene la paura: “se venisse ora nella mia stanza? Dove scapperei?”.

    Per tutti i ragazzi sarà una nottata in bianco. Ma questa notte sono tanti a Bijakovici che si rigirano nel letto. Da “Mistero Medjugorje” (ed. Piemme) di Antonio Socci
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    Il corpo è un dono meraviglioso

    Don, sono preoccupata: mia sorella sta diventando troppo magra, non mangia più. Andrà in vacanza con le sue amiche…le stanno dietro…speriamo bene; ho avuto già una compagna di classe con problemi di questo tipo. Ci ha messo tantissimo a uscirne. Ho tanta paura.”
    In tanti anni di attività giovanile ho conosciuto almeno una ventina di persone con problemi alimentari, ho partecipato a giornate di studio e letto alcuni articoli su anoressia, bulimia e “dintorni”.
    Mi colpì ad un convegno l’affermazione di una psicologa: “fate in modo che i giovani percepiscano che voi vi siete accorti di loro, della loro sofferenza ”.
    Oggi il problema è così diffuso che in tutte le scuole superiori italiane si fanno corsi di educazione alimentare per adolescenti.
    Credo che il mondo dell’anoressia sia tanto complesso quanto misterioso è l’animo umano.
    Gli esperti dicono che i comportamenti anoressici, talvolta, sono la reazione ad un sentirsi poco amati, trascurati, o la volontà di punire qualcuno o addirittura il rifiuto del proprio aspetto fisico.
    La trascuratezza e la disattenzione negli affetti, l’assenza di tenerezza nei rapporti è un vero flagello per la vita di coppia, per famiglia, per le comunità religiose, per la società; talvolta è difficile scambiarsi un saluto per la strada ed anche a Messa, talvolta, si avverte freddezza e distacco. Un bacio casto, un abbraccio vero, una gesto delicato, un pensiero gentile sono merce rara.
    Gesù amava con gli occhi “fissatolo lo amò”. Mi commuove anche immaginare la dolcezza con cui Gesù accolse la peccatrice e mi vengono i brividi al pensiero di quanto fu fortunato Giovanni che appoggiò teneramente il capo sul petto di Gesù.
    Non c’è nulla di più umano di un bacino, una carezza, una strizzata d’occhio, un sorriso di gioia, una mano nella mano….
    Una mia ex alunna con la quale abbiamo percorso insieme un tratto significativo di strada spirituale, quando mi incontra, mi getta sempre le braccia al collo: questo gesto mi emoziona, sempre, anche se reagisco con rigidità.
    A proposito di corporeità, ormai l’estate è arrivata e per molti giovani, c’è il terrore di mettersi in costume da bagno. L’ho provato e lo provo tuttora anche io: la pancetta un po’ “molliccia” mi disturba; riesco a vincermi, dopo tanto cammino spirituale di conoscenza e di accettazione di me stesso, ma capisco che non è semplice: c’è una sorta di religione del corpo che spinge in direzione opposta, creando stress, ansie, problemi psicologici, collaborando all’opera del “grande ingannatore”.
    Mi aiuta la convinzione che ognuno di noi ha una sua radicale bellezza derivante dalla nostra somiglianza con Dio: Dio è bello e quindi, noi che siamo una Sua immagine, siamo belli.
    Dio ha dato a noi, come a Gesù, un corpo: un dono incredibilmente grande ed incredibilmente impegnativo.
    San Giovanni Bosco diceva ai suoi salesiani che non basta voler bene ai ragazzi, è necessario che essi se ne accorgano; il pensiero non basta: è bello sentire con le orecchie qualcuno che ti dice “ti amo”, vedere i suoi occhi e il suo sorriso d’amore, ricevere una carezza.
    Carissimo Angelo custode, tu non hai un corpo e non hai mai potuto provare la gioia di prendere fra le mani il volto di un povero, di lavare un malato, di abbracciare un amico, di baciare la persona che si ama; aiutami a usare il mio corpo per la lode di Dio e la costruzione del Suo Regno d’amore.

    Don Nicolò Anselmi

    June 27

    Quirinale e lodo salva premier

    Scritto da Laura Cesaretti   
    giovedì 19 giugno 2008
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    ...
    (Velino) - Non stupisce che Giorgio Napolitano abbia richiamato Walter Veltroni prima, e Silvio Berlusconi subito dopo, nei colloqui distinti che ha avuto ieri al Quirinale con i leader dei due poli, a non far cadere la prospettiva di un confronto sulle regole superata la buriana del confronto parlamentare su manovra economica e sulle norme blocca processi (o sblocca processi, dal punto di vista della maggioranza, se si fa riferimento alla possibilità che le misure previste per sospendere i processi minori offrono ai magistrati di imboccare una corsia preferenziale per quelli che riguardano i reati più gravi).
    La cosiddetta misura “salva premier" è stata uno degli elementi di riflessione e di confronto, non può diventare il pretesto per alzare barricate insormontabili. C’è da tempo un largo consenso sul fatto che le alte cariche dello Stato siano messe al riparo da procedimenti giudiziari che non siano riferiti a eventuali reati commessi nell’esercizio del mandato. Anche la Corte costituzionale considera legittima una legge che operi in questa direzione. La polemica, dunque, si può giustificare sulle modalità, non sul merito della questione. E al Quirinale i collaboratori del presidente, e lo stesso Napolitano, sono rimasti molto colpiti dalla tempistica. Il decreto sicurezza poteva contenere la norma blocca-sblocca processi da subito e in questo modo il capo dello Stato non sarebbe stato messo di fronte al fatto compiuto e avrebbe potuto correttamente esercitare le sue prerogative. Ma ha colpito un po' tutti anche la singolare circostanza che i legali del presidente del Consiglio si siano accorti soltanto a ridosso della sentenza del processo Mills che il presidente del collegio giudicante meritava la ricusazione per “inimicizia grave” nei confronti dell’imputato Silvio Berlusconi a seguito delle dure prese di posizione della Gandus contro lo scelte di politica giudiziaria fatte dal centrodestra prima del 2006.
    Non è dato sapere come Berlusconi abbia replicato ai rilievi del Colle, è certo però che se Napolitano non ha nascosto la sua irritazione, tuttavia i rapporti tra i due presidenti restano buoni ed è decisamente improbabile che il decreto, una volta convertito in legge, non venga promulgato dal capo dello Stato. Che a quel punto, verosimilmente, qualcosa dirà, fissando paletti per il futuro. Ma non è alle viste nessuna crisi istituzionale. Quella crisi che se mai potrebbe aprirsi se il processo Mills dovesse proseguire e concludersi con la condanna in primo grado del premier. Un elemento sul quale anche Veltroni, sempre più strattonato da Antonio Di Pietro, sarebbe stato esortato a riflettere.
     
    June 26

    Veltroni minoritario si alle acon i magistrati

    Scritto da Carlo Panella   
    giovedì 19 giugno 2008
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    ...
    Se si vuole capire quanto siano lontani dagli umori dell'elettorato i giornali, i giornalisti e soprattutto i dirigenti del Pd, basta guardare al sondaggio diI PR Marketing, pubblicato oggi da Repubblica on line.

    Alla domanda ''condivide i provvedimenti sulla giustizia presentati dal governo che congelano i processi...'' il 55% degli intervistati risponde di sì e solo il 39% risponde di no: 16 sonori punti percentuali, in piena simmetriua, peraltro, con i risultati elettorali. Pure, su quei provvedimenti, Veltroni ha sbattuto la porta, i parlamentari del Pd hanno abbandonato l'aula come se il fascismo fosse alle porte e oggi Veltroni preannuncia l'ostruzionismo alla Camera.
    E' una vecchia scena: la sinsitra se ne sta abbarbicata alla magistratura, sino ad allearsi col forcaiolo Di Pietro, e la difende a spada tratta, sempre più a sproposito. Berlusconi, invece, anche sui questo piano, è in sintonia col paese, che sa benissimo che la giustizia va a catafascio in Italia, che la responsabilità è innanzitutto dei magistrati e che non vede l'ora che vengano rimessi al loro posto. E che lavorino.

    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it

    June 25

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2317
    B. XVI: Per un generoso rilancio missionario
    Invito voi e l'intera Diocesi a prepararvi all'Anno Paolino, che
    inizierà prossimamente. Esso potrà essere l'occasione per un generoso
    rilancio missionario, per un più profondo annuncio della Parola di
    Dio, accolta, meditata e tradotta in apostolato fecondo, come avvenne
    appunto per l'Apostolo delle genti. Conquistato da Cristo, Paolo
    visse interamente per Lui e per il suo Vangelo, spendendo la sua
    esistenza sino al martirio. Vi assista la Madonna, Madre della Chiesa
    e Vergine dell'ascolto.
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Cantavamo Dio è morto. Il '68 dei cattolici
    Se solo ci limitassimo a guardarci una volta tanto attorno e a
    scoprire l'autentica vittima: la generazione perduta, se non
    letteralmente cancellata, stretta fra quelli del Sessantotto e quelli
    di oggi, quelli del palmare e della discoteca. Sì, perché tra gli
    attuali cinquanta-sessantenni e gli attuali venti-trentenni c'è un
    anello che manca: quello dei trenta-quarantenni, gli sventurati figli
    dei Figli dei Fiori e dei Rivoluzionari Immaginari, l'esercito
    innumerevole e disperato dei poveri ragazzi che hanno frequentato la
    scuola devastata dal teppismo dei sessantottini e dall'ignavia
    vigliacca dei loro genitori (e dei loro professori) e magari le
    chiese che una cattiva ma estesa interpretazione del Vaticano II
    aveva ridotto a centri di cattiva sociologia umanitaria... Quel che a
    molti sfugge è il carattere vampirizzante della generazione del
    Sessantotto.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Il sesso chiedi e gusta spiegato ai ragazzini delle scuole medie
    Strano posto, il territorio della provincia di Milano: se in una
    famiglia a una bambina capita di ritrovarsi sotto il banco a scuola
    un disegno pornografico con annessa legenda secondo la quale lei fa
    sesso a pagamento con suo fratello, quei genitori si vedranno portare
    via i figli perché non hanno esercitato a dovere la loro
    responsabilità di adulti. Se invece altri adulti insegnano a dei
    ragazzini di 13-14 anni come si pratica il sesso orale, spiegano che
    in caso di gravidanza possono ricorrere all'aborto senza parlare coi
    loro genitori o che l'età giusta per avere i primi rapporti sessuali
    è 15-16 anni, a questi adulti non succederà niente di male, anzi: lo
    Stato li pagherà per il loro lavoro, perché quello che stanno facendo
    si chiama, proprio così, "educazione sessuale".

    Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2317
    Monsignor Negri e la politica
    Occorre tradurre in politica la dottrina sociale della Chiesa. Cioè
    far sì che quelli che il Santo Padre ha definito come valori
    inderogabili e che riguardano la vita, la famiglia, l'educazione e
    che sono valori al contempo laici e cattolici, passino da una
    rivendicazione di ordine culturale a una attuazione politica,
    pratica, reale.

    11) "Rino Cammilleri "
    http://www.rinocammilleri.it/
    Militari
    Fin da bambino sono stato attratto dai supereroi (e lo sono ancora).
    Figuratevi la mia gioiosa sorpresa quando ho scoperto che la storia
    della santità cristiana era zeppa di avventure ben più mirabolanti.
    Con la non piccola differenza che queste erano (e sono) vere. Come
    potevo, dunque, non dedicare uno dei miei primissimi libri a I Santi
    Militari (forse il primo in assoluto)?... Chi ama l'avventura e il
    sorprendente non può non entusiasmarsi, come me, alla vicenda, per
    esempio, di san Bartolomeo da Corleone, che nel XVI secolo, prima di
    farsi frate (e finire a combattere coi diavoli, come Padre Pio), era
    considerato "la prima lama della Sicilia", con tanto di sfidanti che
    venivano da ogni dove a cercare di togliergli il "titolo".

    12) "DIFENDERE LA VITA"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Ru486, sono gli studi scientifici a condannarla
    E' di questi giorni la pubblicazione di un lavoro scientifico sulla
    Ru486 che fornisce al dibattito in corso nel nostro Paese un prezioso
    contributo. Si tratta di dati spesso taciuti dai media, che sembrano
    pubblicizzare la Ru come un prodotto sicuro ed efficace e
    probabilmente ripeteranno il leitmotiv nei prossimi giorni, in
    occasione dell'imminente visita in Italia di Etienne-Emile Baulieu,
    cui si deve la temeraria invenzione.

    13) Radici cristiane
    http://www.radicicristiane.it/interna.php?id_fondo=83
    L'Europa, "apostata da se stessa"
    Un mondo senza speranza è un mondo senza valori e senza certezze,
    immerso nell'edonismo e nel relativismo. La civiltà europea può e
    deve sopravvivere, perché nulla è irreversibile nella storia. Ma la
    sopravvivenza dell'Europa e della sua civiltà è legata alla
    riconquista della speranza, che non può essere separata dalle due
    altre grandi virtù della fede e della carità, che solo in Cristo
    trovano la loro fonte e il loro fondamento.

    14) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    Intervista al sen. Pera sul no dell'Irlanda al Trattato di Lisbona
    "È la vendetta cristiana, la storica risposta dei credenti all'Europa
    senza Dio". Il no irlandese al trattato di Lisbona è "l'inevitabile
    reazione alla cancellazione delle radici cristiane dalla Costituzione
    e alle eurodirettive, prive di legittimazione democratica, che
    stravolgono le legislazioni nazionali sui temi bioetici", attacca il
    senatore teocon del Pdl, Marcello Pera.

    15) E' tutta un'altra storia
    http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/comunismo.htm
    Cina: la lunga marcia del cattolicesimo
    La persecuzione verso i cristiani in Cina non avviene solo con l'
    arresto di vescovi, sacerdoti e laici o con il controllo delle
    liturgie e delle ordinazioni episcopali. Ve n' è una più sottile: la
    manipolazione della storia, il sotterramento della lunga tradizione
    della fede e del suo contributo alla cultura della Cina.

    16) Il Timone
    http://www.iltimone.org/
    BRUXELLES CONTRO I POPOLI EUROPEI
    Il no del popolo irlandese al Trattato della UE è il sintomo di un
    malessere più grande che attraversa l'Europa. Tra le questioni da
    sottolineare c'è la percezione di una intrusione delle istituzioni
    europee che attaccano i valori condivisi da tante parte del popolo
    europeo, come famiglia e vita. Come dimostra la denuncia di
    costituzionalisti e associazioni, riportata da Il Giornale, e il
    riferimento fatto dal Papa nel suo discorso a Brindisi.

    Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    il no dell'Irlanda al Trattato di Lisbona
    C'è chi afferma che 4 milioni di irlandesi, meno dell'1 per cento
    della popolazione del continente, non possono bloccare la volontà di
    497 milioni di cittadini europei. La verità è però un'altra,
    sottolineata dal Presidente ceco Vaclav Haus: i politici europei
    hanno permesso ai cittadini di esprimere la loro opinione in un solo
    Paese in Europa, e in questo Paese sono stati bruscamente
    contraddetti.

    19) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=20555&lan=ita
    L'Arcobaleno: sincretismo o pace?
    Questa bandiera sventolò per la prima volta a San Francisco nella
    marcia del Gay pride del 25 giugno 1978. Comunque al di là di chi sia
    stato il primo ad ostentare tale simbolo resta il fatto
    incontestabile che si presenta come il più adatto a rappresentare un
    idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna
    verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi
    meritevoli di spazio.
    June 23

    grazie locandiere

    Di fronte all’uscita di una delle sedi della Conferenza Episcopale Italiana qui a Roma c’è un cavalcavia sopra all’Aurelia; superato il cavalcavia, una rampa scende sulla sinistra in direzione del centro.
    Quasi in fondo alle rampe, tutte le sere si ritrovano, illuminate da un’anonima luce gialla dei fanali stradali, un gruppo di ragazze, minorenni che si prostituiscono
    Poco più in alto, nella penombra, alcune donne, sulla strada, nella medesima situazione.
    Qualche sera fa sono passato in macchina con un mio carissimo amico d’infanzia su quella rampa; ho rallentato leggermente per guardare i volti delle ragazze: erano tre e avranno avuto 15-16 anni.
    Due ore dopo, ho riportato il mio amico all’albergo e le ragazze non c’erano più.
    Ho provato una sensazione terribile immaginandole in chissà quale situazione sgradevole, vergognosa, disumana.
    Come un lampo mi sono sentito protagonista della parabola del buon samaritano, nella parte del sacerdote che tira dritto di fronte a chi soffre. Altre volte mi sono trovato in situazioni simili; ne ricordo in particolare due.
    Un giorno, sugli scalini del centro di pastorale giovanile della mia diocesi trovai, sdraiata, una ragazza tossicodipendente, “fatta” come si dice in gergo.
    Le sono stata vicino fino a quando si è sentita un po’ meglio; mi ha confidato la sua disperazione dicendo che si guadagnava la dose “vendendosi”.
    A quel punto avevo bisogno di una “locanda del buon samaritano” dove portarla.
    Mi è venuta in mente una comunità di suore che vive nel centro storico, nel quartiere dei “trans”.
    L’ho accompagnata fino là; sono stato con loro, abbiamo cenato e pregato insieme; le suore l’hanno accolta ed io ho lasciato loro una piccola offerta ringraziandole infinitamente ed assicurando loro un ricordo nella Santa Messa.
    Ho rivisto la ragazza alcuni mesi dopo; stava meglio, era stata una settimana in ospedale per togliersi l’astinenza e mi diceva di essere in ricerca….Da allora non ne ho saputo più nulla.
    Una seconda volta, sempre al centro, mi ha raggiunto una ragazza dell’est, disperata, dicendomi che il suo compagno la obbligava a prostituirsi picchiandola, che era scappata e aveva paura.
    La accompagnai in una comunità di suore che avevo conosciuto da viceparroco.
    L’hanno tenuta nascosta per alcuni giorni poi le hanno offerto un alloggio protetto in una città a parecchi chilometri di distanza.
    Grazie suore! Forse ve lo diciamo poco! Grazie sorelline!
    Spesso siete voi e il vostro cuore il primo rifugio caldo e sicuro per tanti disperati, giovani e adulti.
    Le vostre case sono la locanda per tantissimi sofferenti, del mondo delle favelas e delle periferie cittadine, degli ospedali e della strada. Grazie!
    Tante ragazze dicono che la Chiesa è maschilista , che le donne non possono accedere al sacerdozio e quindi al potere, dimenticando che nel cuore di Dio ciò che conta è il servizio, che chi vuol essere primo sia l’ultimo; forse dovremmo ascoltarvi di più, darvi più spazio…scusate…se non ci foste voi…se immediatamente tutte le suore del mondo sparissero!Grazie! Siamo contenti che il Signore vi abbia chiamato e grazie perché avete risposto; grazie per la bellezza, la delicatezza, la femminilità dei vostri modi di essere e fare; grazie per il vostro vivere insieme, per la vostra preghiera, per il vostro volervi bene fra mille difficoltà e per il vostro servizio d’amore; in un mondo che ha bisogno di speranza, una cosa grande poter vedere che l’amore fra persone, con l’aiuto di Dio, è possibile. Grazie!
    Firmato: un prete.

    Don Nicolò Anselmi
    June 20

    laicismo dogmatico

    Scritto da Fabio Raja (alias lupodellasteppa)   
    Friday 30 May 2008

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    Testamento biologico: esiste una norma del 2004 che consente di morire come si desidera e di rifiutare le cure.

    Così titola il “Corriere” sul caso della signora di Modena affetta da SLA che avrebbe “deciso di morire come desiderava”, rifiutando le cure, spacciandolo come un precedente di “testamento biologico” o, peggio, d’eutanasia.

    Il pressappochismo d’alcuni giornalisti, che trattano le questioni bioetiche come se fossero la trama di una fiction di quarto ordine, merita da parte di un giornale libero e genuinamente  laico come Il Legno Storto un momento di riflessione e discussione, soprattutto di corretta informazione.

    Occorre precisare che il diritto d’ogni malato a rifiutare le cure è sempre esistito e non ha certo avuto bisogno di leggi per essere riaffermato, poiché è semplicemente scritto nella Carta Costituzionale. Ogni giorno, da sempre, centinaia di pazienti rifiutano interventi chirurgici, cure e accertamenti proposti loro dai medici e non risulta siano stati mai portati in sala operatoria dalla forza pubblica né obbligati dai carabinieri ad assumere contro la loro volontà i farmaci prescritti.

    Magari sentono un altro medico che consiglia loro cure diverse, magari decidono di non fare niente e poco importa se a distanza più o meno breve di tempo moriranno come conseguenza diretta o indiretta della loro scelta. La pelle è loro e ne fanno quel che vogliono.

    Non per questo è lecito parlare d’eutanasia che si configura, al contrario, non come mero rifiuto, o interruzione volontaria di cure, ma come un evento causato da un intervento attivo finalizzato unicamente a produrre la morte.

    Accanto al sacrosanto diritto di farsi curare, rifiutare le cure, e  “come” farsi curare, esiste quello di “ripensarci”. E’  un diritto riconosciuto persino a chi acquista alla Postalmarket, figuriamoci se non è ammesso per un malato che dapprima accetta una terapia e poi decide che è troppo dolorosa, troppo umiliante, troppo inutile per continuarla.

    Il famoso caso Welby, divulgato per interessi politici come un caso d’eutanasia, rientrava in questa fattispecie, vale a dire nel diritto, da sempre riconosciuto, di rifiutare una cura. Nel caso in esame la respirazione assistita, che sino ad allora Welby aveva accettato.

    In questi casi quel che conta è, unicamente, il rapporto tra medico e paziente. Quest’ultimo ha la facoltà, tuttavia di farsi  sostenere, consigliare e assistere da una terza persona, per lo più un congiunto. Il ricorso alla Magistratura quando la volontà del paziente è risoluta e chiaramente espressa, è pleonastico, anzi improprio. Può accadere che il medico, per casi particolarmente complessi, richieda il parere del magistrato, non c’è niente di male, ma è chiaro che chi decide è il malato.

    Il “biological will” o testamento biologico è, invece, lo strumento per far valere la propria volontà a “futura memoria”, necessario perché sino ad oggi la legge, in mancanza d’altri mezzi, applica il principio della presunzione relativa. Un Testimone di Geova, per esempio, ha il pieno diritto di rifiutare una trasfusione considerata indispensabile dai medici per salvagli la vita, ma se ad un certo punto perde conoscenza, i medici, secondo il principio di presunzione, potrebbero contravvenire alla volontà in precedenza manifestata, ipotizzando che, nell’imminenza della morte, il paziente abbia cambiato idea.

    Col testamento biologico questo non può più accadere perché la decisione dell’individuo è cristallizzata nel biological will e sarà rispettata anche quando egli non sarà più in grado di manifestarla. In questo caso il ricorso al Magistrato è necessario per la verifica che la volontà del malato sia non equivoca, pertinente al fatto contingente ed  espressa in modo corretto.

    Non risulta che il caso della signora di Modena rientrasse questa fattispecie, poichè a quanto riferisce la stampa è stato lo stesso Magistrato a raccogliere direttamente dalla Signora la volontà di non subire la tracheotomia.

    Di fronte a fatti come questo o quello del Signor Welby l’informazione deve essere corretta per evitare ogni sospetto di strumentalizzazione, mentre l’atteggiamento di chi piega la verità ai propri interessi politici e convinzioni è l’esatto contrario dello spirito laico, è solo laicismo dogmatico.

    June 19

    bilancio falso a Roma

    Scritto da Carlo Panella   
    venerdì 13 giugno 2008
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    ...
    Il bilancio del Comune di Roma è falso, alcune scritture contabili sono state alterate, sono state commesse irregolarità di rilevanza penale anche nella emissione dei bond: tutto questo è noto, di questo si parla da giorni sottovoce a Roma, ma la stampa tace. In questi giorni si sta scrivendo una delle pagine più nere del giornalismo italiano, perché in tutte le redazioni della capitale sono arrivate le notizie della rapida ispezione che Alemanno ha fatto fare ai tecnici della Ragioneria dello Stato sui bilanci ereditati dall’amministrazione di Veltroni.  Tutte le redazioni sanno che alcuni tra i più grandi studi internazionali legali della capitale sono stati incaricati di seguire lo scandalo. Ma tutti tacciono, complici. Unica eccezione, a nostra conoscenza, sono gli articoli di Franco Bechis, direttore di Italia Oggi.
    La ragione di questa pavida  complicità della stampa nazionale nei confronti della “monnezza nei conti a Roma” è semplice: siccome il nuovo sindaco ha le mani legate, non può denunciare i falsi per ragioni politiche, loro stanno accucciati buoni buoni, fanno da palo a Veltroni e aspettano che passi la nottata.. Gianni Alemanno, infatti, è in una situazione paradossale : se divulgasse il vero stato delle cose -che peraltro gli impedisce una libera disponibilità del bilancio- si suiciderebbe come sindaco. Il governo sarebbe infatti immediatamente costretto a commissariare il Comune, il sindaco e la Giunta non potrebbero più disporre di un euro e, per di più, le agenzie di rating sarebbero costrette a prendere atto e a divulgare la notizia -che ben conoscono ma che tacciono, al solito- del fatto che parte dei bond emessi dal Comune di Roma sono hedge funds, spazzatura, peggio di quella di Napoli.

    Per questo, Alemanno -di concerto col governo Berlusconi- ha scelto la strada del silenzio, ieri ha incontrato Tremonti e Fini, ha concordato un intervento diretto e immediato del Tesoro  per fare fronte alle scadenze dei pagamenti degli interessi dei Bond emessi e ad altre necessità di cassa improrogabili e lavora a impostare un riassetto dei conti sul lungo periodo.
    Veltroni, da parte sua, sa di disporre di una omertà sociale e giornalistica ampiamente e letteralmente “pagata” negli anni scorsi. Basta guardare alla fine che hanno fatto centinaia di milioni di consulenze -vedi lista pubblicata da Brunetta- per capire come tante iniziative palesemente inutili e demenziali, finanziate dal Comune di Roma, coprissero in realtà una forma di corruzione sociale diffusa.
    In più, Veltroni gode del paradosso dell’obbligo di  Berlusconi di concedergli immunità, per ragioni simili a quelle di Alemanno.

    Se infatti il governo denunciasse la verità delle terribili responsabilità, quantomeno politiche, di Veltroni, e le suffragasse con i dati economici inoppugnabili che ha verificato la Ragioneria, Veltroni ben difficilmente non sarebbe travolto dallo scandalo e dovrebbe abbandonare la segreteria del Pd, o comunque non potrebbe rendere nessuna iniziativa politica di rilievo. Nella migliore delle ipotesi sarebbe una sorta di “morto politico” che cammina..
    Ma la caduta di Veltroni comporterebbe anche e subito la caduta di ogni ipotesi di dialogo bipartisan sulle riforme istituzionali, su cui Berlusconi punta molto (e che D’Alema ora contrasta per pure ragioni di interesse personale: nonèpuò sopportare che Veltroni applichi la sua strategia). E quindi... neanche i giornali dell’area del governo denunciano più di tanto l’entità gravissima dello scandalo.

    Insomma, Veltroni sindaco ha ripetuto alla grande il disastro della sua direzione dell’Unità. Anche allora, lui portò il giornale oltre il livello del fallimento. Le sue disgraziate promozioni con le figurine Panini e le videocassette, ebbero tanto elogio dalla platea adorante dei media, quanto rosso nei conti del giornale.
    Ma anche l’Unità era tenuta assieme da un complesso gioco di pesi e contrappesi interni ed esterni al Partito, che impedirono che lo scandalo di una gestione economica così demenziale scoppiasse subito.
    Passarono vari anni perché la realtà dei conti si imponesse e il giornale, di fatto, fallisse.
    Oggi, Veltroni tenta lo stesso trucco e spera che quando la verità verrà a galla, la colpa del dissesto  venga attribuita ai suoi successori, come avvenne col giornale.
    Se solo, però, ci fossero giornali, soprattutto grandi giornali, con forti uffici legali, in grado di reggere le inevitabili richieste di danni e battaglie giudiziarie, e sopprattutto con forti palle, il gioco avrebbe fiato corto.
    Ma se deve temere solo i giornali, Veltroni può star tranquillo, sono tutti addomesticati, o quasi, e deve temere -e anche questo la dice lunga- solo i non pochi giornalisti che tifano per D’Alema.    

    Da.l'occidentale.it

    June 18

    SI ANDRÀ PURE AVANTI, MA...

    di VITTORIO E. PARSI
    Avvenire, editoriale, 14-6-2008

    Murphy è un cognome piuttosto dif­fuso nella verde Irlanda. A mano a
    mano che la scadenza referendaria ir­landese si avvicinava cresceva
    l'appren­sione tra gli osservatori europei circa il suo possibile
    esito negativo. E, in osse­quio alla legge di Murphy (se qualcosa può
    andar male, allora andrà male), gli elettori irlandesi, circa l'un
    per cento del­la popolazione dell'Unione, han boccia­to il Trattato
    costituzionale.

    Ora, e giu­stamente, da un certo punto di vista, si cerca di correre
    ai ripari, a partire dal pre­sidente della Commissione, Manuel
    Barroso, sostenendo che la bocciatura rap­presenta un pessimo segnale
    ma non blocca il processo di ratifica da parte de­gli altri ventisei
    Paesi dell'Unione.
    Il che è comprensibile politicamente, ma è e­sattamente l'opposto di
    quanto veniva sostenuto dagli stessi personaggi solo po­chi giorni or
    sono, quando sottolineava­no come fosse cruciale l'esito di quello
    stesso voto che oggi minimizzano.

    'L'U­nione c'è': questo è il ragionamento in estrema sintesi, e deve
    pur essere in qual­che modo governata, se non si vuole che il
    meccanismo si inceppi, aprendo sce­nari che definire sciagurati non
    sarebbe per nulla eccessivo.
    Ragionamento am­piamente condivisibile, tanto più nella facile
    previsione che il collasso dell'U­nione potrebbe significare sotto
    molti punti di vista il tracollo dell'Europa.

    E però quel che colpisce è una sorta di ir­ritazione nei confronti del
    voto popola­re, cioè della manifestazione più diretta e cristallina
    della volontà di chi solo è de­tentore della sovranità nelle
    democrazie: il popolo, appunto.
    Siamo, com'è ovvio, favorevoli alla prospettiva che vengano
    individuati i possibili rimedi tecnico-le­gali affinché la bocciatura
    irlandese non si trasformi nella Waterloo dell'Unione, ma vorremmo
    anche che questo ennesi­mo segnale non finisse per essere igno­rato,
    solo perché burocrati, avvocati e tec­nocrati di varia specie saranno
    stati ca­paci di trovare 'l'inganno' con cui aggi­rare 'la legge'.

    Il segnale politico forte che si ricava dal referendum irlandese è
    che, pratica­mente ogni volta che in questo o quel Paese è
    interpellato, il popolo vota con­tro l'Unione.
    Successe così in Francia e Olanda in occasione del referendum di
    ratifica dell'ambiziosa Costituzione.
    È successo ora con il ben più modesto Trat­tato. Neppure questa pezza
    ha convinto gli Irlandesi, che pur dall'Europa han ri­cevuto tanto, e
    ben lo sanno, visto che as­sai bene lo hanno anche speso per il lo­ro
    progresso. Sono forse ingrati gli irlan­desi, o magari un
    po' 'bifolchi', come e­rano 'protestatari' i francesi e troppo 'e­
    goisti' gli olandesi?

    No, il punto è un al­tro. Ed è precisamente che in questi an­ni, il
    progressivo scivolamento di auto­rità e competenza verso Bruxelles ha
    si­gnificato un oggettivo spossessamento di sovranità non degli Stati
    europei (i cui responsabili han fatto subito quadrato intorno a
    Barroso), ma dei popoli euro­pei.
    Il cittadino europeo sa infatti che col suo voto può mandare a casa i
    suoi go­vernanti nazionali, ma che nulla può fa­re davvero per
    tutelarsi dalle decisioni che la tecnocrazia politico-burocratica­
    giudiziaria dell'Unione assume quoti­dianamente, al riparo di una
    sostanziale irresponsabilità politica.

    Qual è il posto del popolo sovrano nella costruzione della
    postmoderna Unione?
    Dove sono i meccanismi attraverso i qua­li i governanti siano
    efficacemente fatti responsabili innanzitutto verso i gover­nati?

    Ai nostri occhi si presenta una co­struzione che sembra sempre più
    aller­gica alla presenza dell'elemento politico insostituibile per la
    legittimità di qual­siasi costruzione democratica: il popolo con la
    sua sovranità. E il popolo non per­de occasione per ribellarsi
    all'Europa dei bramini e dei grand comìs, di ribadire che non gli sta
    bene di essere in qualche mo­do governato e di ricordarci che
    il 'governo della legge' senza il corollario ne­cessario
    della 'legittimazione attraverso il consenso del popolo' è cosa ben
    di­versa dalla democrazia liberale.
    June 17

    terroristi e circolo buonista

    Scritto da Piero Ostellino   
    sabato 31 maggio 2008
    Image
    ...
    Lorenzo Cuocolo, oggi docente di Diritto pubblico comparato all'Università Bocconi di Milano, era un bambino quando il padre, Fausto, fu gambizzato dalle Brigate rosse nell'aula universitaria dove teneva lezione. «Quell'episodio — ha ricordato in un articolo sul Secolo XIX— ha marchiato a fuoco tutta la mia famiglia». Ma non è una ragione personale, per quanto umanamente comprensibile, che ha spinto il professor Cuocolo a scrivere al quotidiano genovese. Lo spunto gliel'ha offerto una conferenza della terrorista pentita, Fulvia Maglietta, organizzata dalla Curia, dal titolo: «Dal terrorismo a Cristo». La ragione profonda della sua indignazione è il rapporto fra il Paese e gli ex terroristi del quale la conferenza della Maglietta è solo un epifenomeno. «Ho letto, allibito — scrive — che la Maglietta avrebbe dichiarato di avere un rapporto personale e verticale con Dio. Buon per lei. Ma è una scorciatoia comoda, troppo comoda. E non può essere portata a esempio, come si pretendeva di fare. Non ci possono essere redenzioni per saltum. E tanto meno redenzioni verticali. Il percorso dovrebbe essere anzitutto in orizzontale, e cioè portare al confronto, personale e pudico, con chi è stato vittima della violenza altrui». Ma ciò non è accaduto. «Anche questo — secondo il professor Cuocolo — è il segno di una società senza memoria. E senza memoria, come scriveva Hannah Arendt, non c'è perdono. E non ci può essere futuro».

    Non si tratta di riaprire un lontano capitolo della nostra storia giudiziaria. Alcuni terroristi, chi più chi meno, hanno scontato, in carcere, le loro colpe. Alcuni si sono pentiti, altri no. Il capitolo, sotto il profilo giudiziario, è chiuso. Ma non lo è né sotto il profilo politico, né, tanto meno, sotto quello morale. E qui mi pare che il professor Cuocolo sollevi un problema di decenza civile, prima ancora che di moralità pubblica: almeno «chi ha fatto la scelta sbagliata non pretenda di essere un esempio... Basta con i brigatisti "editorialisti". Basta con i brigatisti "intellettuali". Basta con i brigatisti "politologi". Basta con i brigatisti "sociologi" o "psicologi"». Cuocolo scrive che «bisogna avere il coraggio di ammettere che i cattivi esistono per davvero» e che «i buoni a volte sono feriti. E a volte uccisi».
    Personalmente, sarei più severo: il terrorismo fu una manifestazione di criminale cretinismo politico i cui attori si sarebbero potuti riscattare solo in due modi. Innanzi tutto, dicendo la verità — che ancora tacciono — su quegli anni. In secondo luogo, rinchiudendosi, poi, in convento.
    Si è creato, invece, un circuito «buonista», di matrice cattolica, e opportunistico, di matrice di sinistra, dentro il quale hanno maturato una sorta di complice «congiura del silenzio» i terroristi e i figli delle loro vittime. Gli uni e gli altri — spiace dirlo — spesso accomunati nello sfruttamento politico delle proprie vicende. Uno spettacolo ripugnante.
    postellino@corriere.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
    Da:corriere.it
    June 16

    come la magistratura mette i bastoni fra le ruote

    Scritto da Carlo Panella   
    venerdì 30 maggio 2008
    Image
    ...
    E' impressionante lo spettacolo che sta offrendo la magistratura napoletana: dopo essere stata inerte e complice negli ultimi 10 anni -quando non è stata causa del disastro- dopo avere coperto le responsabilità politiche e amministrative evidenti di Bassolino-Iervolino & C., ora arresta i collaboratori di Bertolaso perché stanno salvando Napoli, ovviamente senza rispettare le regole. Eppure è chiaro che stanno lavorando per evitare una vera e propria Peste la prossima estate.
    Macché. La nostra magistratura ha per dio Azzeccagarbugli, va avanti a suon di pandette e latinorum. Non le importa nulla della realtà. L'unica cosa che conta è che sia lei a comandare, anche se la nave affonda nella puzza.
    E Manganelli?
    In Senato abbiamo visto il capo della polizia accusare la magistratura di tradire il proprio mandato, perché se in Italia c'é un indulto quotidiano, non è colpa della Gozzini, ma di come viene irresponsabilimente realizzata, così come del modo in cui viene non amministrata la giustizia in Italia.
    La magistratura è oggi il ventre molle del paese.
    Se Veltroni ne prenderà finalmente atto e permetterà che venga messa in ordine, il paese ce la farà.
    Se no, affonderà nella puzza.

    Carlo Panella
    http://www.carlopanella.it/
    June 15

    riflessioni

     IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=1
    Mons. Negri: Troverete tanto odio
    Troverete tanto odio perché l'uomo in questo tempo ha una terribile
    volontà di odio verso Cristo e verso la Chiesa: dalla banalizzazione
    dei grandi suggerimenti morali, all'attacco indiscriminato alla vita,
    alla dignità, al diritto che gli uomini hanno di vivere in modo
    dignitoso, libero e intelligente. Tutto questo è sotto tiro: la
    società si vanta di stare compiendo l'ultimo e più blasfemo tentativo
    di negare la presenza di Cristo e la tradizione che da Cristo ha
    influito nella vita del nostro popolo... Siate baldanzosi, non per la
    vostra forza, ma baldanzosi in colui e per colui che vi dà forza...
    chiedete alla Madonna che vi aiuti a fare questo miracolo, come in
    qualche modo ha aiutato suo Figlio a fare il miracolo
     
    IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Il Sessantotto e la disfatta dei cattolici
    All'interno di queste contraddizioni si situa la storia personale di
    parecchi terroristi, quali per esempio Renato Curcio e Margherita
    Cagol: "Margherita è cattolica praticante, come la madre e le
    sorelle. Conosce e attiva attraverso la religione la generosità, il
    sacrificio, il "bisogno di dare""... Così è per Renato Curcio: arriva
    all'università di Trento come cristiano "in crisi, che legge Camus e
    che non tarderà a dichiarare di non considerarsi più cristiano, bensì
    marxista"; la sua formazione cattolica durante le scuole medie
    superiori manifesta quelle contraddizioni che diventeranno in seguito
    la drammatica caratteristica dell'interpretazione del Concilio
    Vaticano II come "rottura" con la Chiesa pre-conciliare.

    "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/
    Disparità nel sistema scolastico italiano
    di Luigi Illiano, Il Sole 24 Ore, 7 giugno 2008. Il problema non è di
    rapporto tra Stato laico e Chiesa cattolica, è in gioco il diritto
    all'istruzione. Il conto è semplice. Lo Stato spende oltre 6.500 euro
    all'anno per alunno, dalle elementari alle superiori. Mentre per ogni
    studente delle paritarie la cifra statale erogata è di 500 euro. La
    differenza è di 6mila euro. È proprio questa disparità di trattamento
    a provocare le proteste del circuito privato, che raccoglie circa un
    milione di ragazzi.


    "Rino Cammilleri "
    http://www.rinocammilleri.it/
    Egemonia
    Nel giugno 2008 il neo-ministro della cultura, Sandro Bondi, veniva
    intervistato dal direttore del settimanale "Tempi", Luigi Amicone.
    Questi gli chiedeva, dal momento che Bondi era stato sentito elogiare
    personalità di sinistra come Moretti e Eco, se aveva intenzione o
    meno di porre rimedio all'egemonia culturale gramsciana che
    imperversa in Italia praticamente dal dopoguerra. Il ministro
    rispondeva che sarebbe assurdo pensare di proporre una nuova egemonia
    di segno diverso ma sempre finalizzata al potere. Proprio così:
    assurdo. Ebbene, qualcuno dovrà far sapere al ministro che la gente
    ha votato il suo schieramento giusto per far cessare un'egemonia e
    imporne un'altra di segno diverso.

    10) "DIFENDERE LA VITA"
    http://www.difenderelavita.totustuus.it/
    Famiglia sotto attacco Ue, così ci si può difendere
    In molti Paesi dell'Europa dei 27 ha già ottenuto l'approvazione
    parlamentare, in altri la procedura è ancora in corso. L'Irlanda è
    l'unico ad averlo reso oggetto di un accesissimo referendum di cui
    oggi sono attesi i risultati. Anche in Italia presto sarà discusso,
    visto che il presidente del Senato Schifani mercoledì ha assegnato il
    disegno di legge di ratifica ed esecuzione alla commissione Esteri di
    palazzo Madama. Firmato nella capitale portoghese il 13 dicembre 2007
    dai capi di Stato e di governo degli Stati membri, il Trattato di
    Lisbona modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che
    istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore. Un passo
    importante per il futuro dell'Europa, che però non manca di qualche
    lato oscuro. Ad esempio, per le implicazioni che potrebbe avere sul
    diritto di famiglia

    11) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/news.php?res=true
    SANTI: il corpo di Santa Rosa
    Nel 1995 è iniziata una ricognizione scientifica sul corpo di Santa
    Rosa che ha consentito di accertare il reale stato del Corpo e di
    aggiornare il sistema conservativo. Con l'occasione è stato possibile
    rimuovere dalla superficie i molti strati di vernici, cere e lacche
    che nel corso degli ultimi tre secoli si sono stratificati sulla
    cute. Il corpo di Santa Rosa liberato dai materiali (in stato di
    degrado) impiegati nel corso degli antichi restauri ha dimostrato di
    essere una mummia naturale in perfetto stato di conservazione, con
    cute integra e tanto ben preservata da mostrare ancora tutti i fini
    dettagli della superficie, come i bulbi dei capelli ed i pori cutanei.

    12) Sito personale del Cardinale Carlo Caffarra
    http://www.caffarra.it
    6 giugno 2008 - Conferenza sul tema «Educazione e famiglia»
    «[...] Vorrei chiedervi un piccolo sforzo di immaginazione.
    Immaginiamo di essere su un aereo in volo, immaginiamo che per un
    guasto si renda necessario un atterraggio di fortuna, e che ciò
    avvenga in un'isola sconosciuta a tutti i passeggeri. Quali domande
    ci faremmo? Almeno le seguenti tre: dove siamo arrivati? Questo
    territorio è abitato da altri ed è ospitale o invivibile? Per quanto
    tempo prevediamo di doverci rimanere? Questo evento immaginario è una
    delle metafore più potenti di che cosa è l'arrivo nel mondo di una
    nuova persona umana, di un bambino».
    Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    Approvata nel Regno Unito la creazione di embrioni uomo-animale
    Laburisti e Conservatori nel Regno Unito hanno manifestato il loro
    parere favorevole alla ricerca scientifica sulle cellule staminali
    prodotte da embrioni formati da Dna umano inserito in ovociti animali
    svuotati del Dna nucleare... Attorno al mito dell'uomo nuovo si
    muovono però numerosi interessi economici e formidabili affari. È per
    questo che ci si ostina per trovare risultati soddisfacenti, che
    magari diano risposte concrete contro malattie quali l'Alzheimer o il
    Parkinson; altrimenti le enormi risorse finanziarie che si investono
    andrebbero inevitabilmente perse.

    June 14

    ecoballe culturali

    Scritto da Luca Tentellini   
    venerdì 30 maggio 2008
    Image
    ...
    E’ partita la “raccolta indifferenziata” di intellettuali, cattedratici d’università, maître a penser e supermanager di vario calibro. Nessun ciclo di compostaggio è previsto per le nutrite schiere orfane della sinistra di potere, alle cui generose mammelle i nostri si sono, per decenni, avidamente nutriti. Invece di un sano termovalorizzatore culturale, utile per far evaporare la folla dei clientes, il nuovo potere di centro-destra ha preparato l’abbraccio, poetico e salmodiante, dell’ottimo ministro Sandro Bondi. Includere ed essere gramscianamente egemoni, è la lezione appresa a caro prezzo nel precedente quinquennio governativo, quando i propositi all’insegna del “non facciamo prigionieri”, ben presto si trasformarono in una resa senza condizioni. Non dei poteri forti, fortissimi della sinistra culturale, ma del centro-destra sommerso dagli sberleffi e ridotto all’impotenza dalla trama paludosa di quest’Italia in perenne deriva. Dunque, niente ecoballe culturali né vagoni piombati di lugubre memoria. Spoils system alla camomilla, anzi, meglio che sia un brodino tiepido e incolore. Porte aperte, appeasement, politica del sorriso e del dialogo conciliante sono le nuove direttive ufficiali del potere azzurro.

    E si lasci pure quell’impunito di Chicco Testa a compiere, indisturbato ed intoccabile, il triplo salto mortale con doppio avvitamento sull’energia nucleare. Sia lode ai convertiti perché, in fondo, in questo paese siamo tutti un po’ “convertiti” , riclicati, rinnovati o sbanchettati a vario titolo. Non disturbate poi l’ing. Paolo Baratta, ex banchiere socialista, ex ministro di Ciampi, Dini, Amato, consigliere Telecom e affidatario per l’exministro del governo Prodi, Francesco Rutelli, mentre presidia la Biennale di Venezia e cioè il vestito buono, il fiore all’occhiello della cultura politicamente corretta celebrata, ovviamente, in larga parte a spese dei contribuenti. Neanche se le bizzarre iniziative di una Biennale dell’Architettura – ridotta ormai a sartoria (di lusso, si intende) o, al più, a fiera mediatica dell’evento in sé, ove cemento e cucchiara (per noi rozzi ignoranti, sino ad oggi, concreto esito del progetto) – si sublimano e annullano nel “digitale” etereo ed informale del progetto, dematerializzato e ridotto a fotogramma, sollevano gli strali del guru dell’accademia italiana Vittorio Gregotti. Come dimenticare che fu proprio Baratta, in una passata edizione della Biennale, a cacciare l’intemperante archistar Massimiliano Fuksas, il quale ha dato, ancor oggi, prova del suo carattere, negandosi all’incontro con il nuovo assessore all’urbanistica della Giunta Alemanno, Corsini, in visita al cantiere del nuovo Centro Congressi all’Eur. Ecco, questo Fuksas è proprio incorreggibile. Chissà se un sonetto di Bondi riuscirà ad ammorbidirlo almeno un po’. Impossibile qui non ricordare la celebre battuta di Nanni Moretti: “Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?”

    Infine su quella che, con classico linguaggio maoista, viene definita “la più grande azienda culturale del paese”(sì, è la Rai, la Raitv), scenda un velo pietoso sulle lamentazioni di Santoro & C. e sullo stanco palinsesto nazional-culturale. Perché continuare a torturarci nel ripetere il mantra della privatizzazione, della liberalizzazione e ritiro dello Stato da ruoli impropri? Sono cose che abbiamo sempre propugnato e sostenuto, anche in epoche oscure e difficili, quando erano davvero pochi coloro i quali si definivano “liberali” e molti, moltissimi invece tenevano l’Unità, Repubblica e il Manifesto in bella evidenza, sottobraccio, quale segnale di “appartenenza” politicamente corretta. Oggi che tutti, in parlamento, si professano liberali, possiamo davvero metterci tranquilli e aspettarci, finalmente, una sacrosanta privatizzazione di questo ipertrofico carrozzone pubblico che è Viale Mazzini, con grande beneficio del debito pubblico e del bilancio dello stato? Restiamo,
    fiduciosi (ma non troppo), in attesa di notizie.
    June 13

    Dio esiste

    Nel suo discorso all’Assemblea generale dei vescovi italiani, il Papa ha parlato della necessità di parlare ai giovani di Dio, della sua esistenza, di non dare per scontata la trasmissione della Fede nella persona di Gesù; il Signore non è un’idea nè un sistema di valori.
    Pochi giorni prima, accostandomi al Sacramento della Riconciliazione, il padre confessore che non conoscevo mi aveva invitato con decisione, a non rivolgermi a lui indicando l’elenco dei miei peccati o dei miei stati d’animo spirituali, bensì a Dio, con frasi del tipo: “ Ti chiedo perdono Signore perché….”.
    La celebrazione dell’ Eucaristia dovrebbe essere il momento privilegiato in cui si avverte la presenza di Gesù vivo perché risorto: i discepoli di Emmaus “lo riconobbero nello spessore del pane”; anche la preghiera personale in cui l’“io” si rivolge a un “tu” invisibile manifesta, o la pazzia psichiatrica di colui che parla nel vuoto o la presenza di un “altro”..
    In questi ultimi anni ho scoperto l’importanza delle immagini nella preghiera; quando entro in Chiesa e mi preparo alla preghiera, lo sguardo va immediatamente alla ricerca del tabernacolo e, successivamente, al Crocifisso o a Maria: icone, statue, immagini mi aiutano ad “immaginare” la presenza personale di Dio.
    Rende visibile la presenza di Dio chi vive totalmente abbandonato alla sua Provvidenza.
    Non essere troppo preoccupati di cosa mangiare o di cosa vestire equivale a dire che “qualcuno ci penserà; colui che nutre gli uccelli del cielo e i pesci del mare si deve ricordare anche di me”.
    Ogni risposta ad una chiamata è una grande testimonianza della presenza di Dio, è Fede allo stato puro. Ancora oggi, dopo 16 anni, molti giovani e meno giovani mi chiedono “perché ti sei fatto prete?”.Credo che la risposta più corretta sia “perché il Signore mi ha chiamato”.
    Quando chiedo alle coppie di sposi : “perché vi sposate?”, spesso rispondono: “ perché ci amiamo; il Signore ci ha fatto incontrare”.
    Qualche giorno fa, passeggiando per una strada di Sydney, ho visto una ragazza che piangeva, nascosta nella rientranza del muro di un palazzo. Sono passato oltre pensando a cosa potevo fare per lei; sono tornato indietro e le ho offerto la mia corona del Rosario, quella mezza distrutta che uso tutti i giorni.
    Inizialmente lo ha rifiutato, poi nel mio inglese zoppicante la ho detto “ The Holy Mother of the South Cross will help you! La Santa Madre della Croce del Sud ti aiuterà!” .
    Quando le ho parlato di una persona, la Madonna, allora lo ha accettato, sorridendo; né io né lei dimenticheremo mai quella sera.  

    Don Nicolò Anselmi
    June 12

    il governo sostenga Brunetta il liberista

    Scritto da JimMomo   
    sabato 31 maggio 2008
    Image
    ...
    Se il futuro dell'Italia dipende dal binomio spesa pubblica-tasse, se insomma tutti i nodi da sciogliere riguardano la pesantezza dello Stato, la partita che ha cominciato a giocare Renato Brunetta alla Funzione pubblica, per una riforma profonda e meritocratica della pubblica amministrazione, è quella forse più importante nei prossimi cinque anni,
    come ha intuito Alberto Mingardi, su il Riformista: «... la partita che gioca Brunetta ha una salienza se possibile maggiore di quella che appare. Sulla riforma della pubblica amministrazione, si vedrà quanto è un mito, e quanto invece triste realtà, l'ipotesi di lavoro della irriformabilità dell'Italia. Non c'è settore in cui il cancro italiano sia pronunciato e grave quanto la pubblica amministrazione. La malattia dell'Italia è lo Stato. E purtroppo non è da altrove rispetto allo Stato che possa cominciare la guarigione».

    Il piano Brunetta prevede un risparmio di ben 40 miliardi nel quinquennio, otto l'anno, mediante il blocco quasi totale del turnover, la compressione delle assunzioni di precari, l'eliminazione di enti non necessari, la trasformazione di enti pubblici in società per azioni, con il conseguente snellimento dell'organico, mediante la sostituzione di personale a orario unico con personale che fa orari ordinari e straordinari veri, e la vendita di immobili che non servono più. Spendere meno, quindi, ma migliorare i servizi, conducendo una campagna contro i "fannulloni". Centrali saranno a nostro avviso gli strumenti per misurare il lavoro svolto e la responsabilizzazione dei manager.

    A questo punto, conclude giustamente Il Foglio, dipenderà dal governo e dal ministro dell'Economia Tremonti. La vera svolta ci sarà se il provvedimento di anticipo della Finanziaria, previsto per giugno, conterrà il "piano Brunetta", le privatizzazioni e le liberalizzazioni degli enti e società pubbliche municipali. Sarebbe così realistico puntare al pareggio di bilancio e a una cospicua riduzione delle tasse.

    Sul "piano Brunetta" i sindacati si sono divisi. Cisl e Uil trattano, la Cgil si fa prendere dalla tentazione di mettersi all'opposizione pregiudiziale, come nella legislatura 2001-2006, non accorgendosi però che opponendosi a una riforma della pubblica amministrazione avrebbe tutto il Paese contro. La gente non ne può più della burocrazia inefficiente e intoccabile.

    «La sostanza - osservava Dario Di Vico sul Corriere - è che anche per quanto riguarda il pubblico impiego la Cgil sceglie per sé la parte del freno, carica sui suoi iscritti la responsabilità di ostacolare il percorso di modernizzazione ideato da Brunetta ma che riflette idee ed elaborazioni largamente presenti nei gruppi dirigenti del Pdl e del Pd». Ancora una volta la Cgil si dimostra in ritardo «nel capire lo spirito del tempo. Non è più aria di riproporre la ritualità di ieri e dell'altro ieri, la maggioranza degli italiani – e non solo quelli che hanno votato per Silvio Berlusconi – chiede servizi pubblici allineati agli standard europei e non sopporta più regimi di privilegio e tutele "rafforzate" per gli statali». Tra l'altro, l'esperienza sulle barricate del quinquennio 2001-2006 «non ha aiutato il centrosinistra a maturare una cultura di governo, ha alimentato l'illusione che si potesse ripartire da un cartello di "No"».

    Da:http://jimmomo.blogspot.com/search/label/merito
    June 11

    contro on.roccella

    Da far girare.

    GIU' LE MANI DALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA!
    RICHIESTA ALL'ON.LE ROCCELLA DI CHIARIRE QUANTO HA AFFERMATO IN
    MERITO AI MEDICI CHE FANNO OBIEZIONE ALL'ABORTO!

    "Come la stessa legge naturale e ogni conoscenza pratica, anche il
    giudizio della coscienza ha carattere imperativo: l'uomo deve agire
    in conformità ad esso", Servo di Dio Giovanni Paolo II, Veritatis
    splendor, n. 60

    Due minuti per la vita esprime il proprio sconcerto per le recenti
    dichiarazioni rilasciate dall'On. Eugenia Roccella - Sottogreterio di
    Stato al lavoro, alla salute e alle politiche sociali - riportate
    dall'ANSA.

    Infatti, secondo quanto indicato nel lancio di agenzia di oggi lunedí
    9 giugno, ore 17:27, (l'orario é poi stato modificato in 17:36)
    disponibile al link
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_99258063.ht
    ml, l'On. Roccella avrebbe affermato essere ingiusto il fatto che nel
    nostro paese vi sia un alto numero di medici che fanno obiezione nei
    confronti della legge 194 perché ció determinerebbe nelle donne che
    intendono abortire, il dover compiere un "percorso ad ostacoli" di
    tipo punitivo.

    [omissis]

    E' evidente che se non giungerá una smentita dalla diretta
    interessata se ne dovrá dedurre che quanto riportato dall'ANSA é
    conforme al vero! Ed in tal caso non ci si puó non chiedere: a che
    titolo il sottosegretario si permette di sindacare sulla coscienza
    dei medici che fanno obiezione nei confronti della 194, obiezione
    legittimamente prevista dall'art. 9 della stessa legge? come puó
    affermare che quanti non praticano aborti se ne "lavano le mani"
    quasi a volerli additare come novelli Pilati? come interpretare la
    frase "é giusto che anche i medici obiettori vengano coinvolti" se
    non nel senso che sarebbe giusto che ci fossero meno obiettori? quale
    potrebbe essere la percentuale di medici obiettori ritenuta "non
    ingiusta"?

    [omissis]

    Per interpellare direttamente il Sottosegretario é importante
    scrivere direttamente ai Suoi recapiti email (roccella_e@camera.it,
    redazione@salutefemminile.it) e, per conoscenza, al Ministro Sen.
    Maurizio Sacconi - sacconi_m@posta.senato.it.

    SI CONSIGLIA DI:
    - scrivere il prima possibile;
    - scrivere un'email dal contenuto personalizzato, breve e semplice;
    - mettere come oggetto del messaggio "Giú le mani dall'obiezione di
    coscienza!";
    - indicare sotto la propria firma anche la cittá da cui si scrive ed
    il numero di un documento di identitá, per attribuire piú formalitá e
    serietá al messaggio;
    - inserire la precisazione che ci si aspetta la smentita di quanto
    riportato dall'ANSA o la rettifica e le scuse nei confronti dei
    medici obiettori;
    - coinvolgere il maggior numero possibile di persone in questa
    inizativa.

    [omissis]
    In alternativa si puó utilizare il testo riportato sotto ed inviarlo
    ai destinatari indicati

    ***

    Destinatari: roccella_e@camera.it; redazione@salutefemminile.it;
    sacconi_m@posta.senato.it
    Oggetto: Giú le mani dall'obiezione di coscienza!

    c.a.
    On. Eugenia Maria ROCCELLA

    p.c.
    Sen. Maurizio SACCONI

    Gent.le on. Roccella,

    con la presente Le esprimo il mio sconcerto in merito alle
    dichiarazioni riportate dal lancio dell'Agenzia ANSA di lunedí 9
    giugno ore 17:27, poi modificata in 17:36
    (http://www.ansa.it/opencms/export/si..._99258063.html), secondo cui
    Ella avrebbe affermato che non é giusto che in Italia sia alto il
    numero di medici che fanno obiezione nei confronti della 194 perché
    in tal modo le donne che intendono abortire sarebbere costrette ad
    affrontare un percorso ad ostacoli di tipo punitivo ed i medici
    obiettori sarebbe come "si lavassero le mani di un problema cosí
    importante".

    Le chiedo pertanto di prendere posizione in merito rettificando
    quanto ha affermato ed esprimendo le proprie scuse ai medici
    obiettori ovvero, in alternativa, smentendo quanto riportato
    dall'ANSA.

    Distinti saluti.

    NOME COGNOME:
    CITTA':
    NUMERO CARTA D'IDENTITA':

    ***

    Un cordiale saluto in Gesú e Maria.
    Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA
    www.dueminutiperlavita.info - info@dueminutiperlavita.org

    __._,_.___
    June 10

    Lasciare il potere intellettuale al gramscismo?

    Sandro Bondi dichiara a Tempi di non avere alcuna intenzione di far
    guerra alla egemonia culturale della sinistra.

    Chiede Amicone, direttore di Tempi: Lei ha già ha speso parole
    generose per Nanni Moretti e Umberto Eco, per esempio. Oltre
    all'ecumenismo proverà a promuovere voci, personalità, espressioni
    culturali radicalmente diverse rispetto all'egemonia di matrice
    gramsciana che imperversano in questo paese praticamente
    dall'immediato secondo dopoguerra?
    Il Ministro risponde: sarebbe assurdo pensare di proporre una nuova
    egemonia di segno diverso ma sempre finalizzata al potere

    Ci risiamo.
    Ogni volta che il Centro torna al Governo, è preso da raptus di
    buonismo e libertarismo. Dimenticando che la battaglia più
    importante, premessa di ogni altra, è quella culturale. A questa
    battaglia le sinistre dedicano da sempre le migliori energie.
    Un esempio?
    Nel 1974 viene introdotto in Italia il divorzio. Sbaglierebbe chi
    pensasse che la maggioranza degli italiani si sia lasciata convincere
    dai tre anni di campagna referendaria che lo precedettero. Il voto
    sul divorzio (o sull'aborto, sulla droga e così via) fu il risultato
    di un'opera di corruzione della mentalità e dei costumi intrapresa
    almeno dal secondo dopo guerra.
    Fu Gramsci ad insegnare che, per ottenere la direzione della vita di
    un paese occidentale, era indispensabile conquistare l'egemonia
    culturale. Luigi Amicone, direttore di Tempi, queste cose le sa ed
    intelligentemente chiede all'On. Bondi, neo-Ministro per i Beni e le
    Attività culturali: "Lei ha già ha speso parole generose per Nanni
    Moretti e Umberto Eco, per esempio. Oltre all'ecumenismo proverà a
    promuovere voci, personalità, espressioni culturali radicalmente
    diverse rispetto all'egemonia di matrice gramsciana che imperversano
    in questo paese praticamente dall'immediato secondo dopoguerra?". La
    risposta del Ministro è permeata dalle ingenuità del libero
    mercato: "Piuttosto credo sia giusto riconoscere le grandi
    intellettualità, come nel caso di Eco, ma vorrei anche che nessuno si
    scandalizzasse quando vengono chiamati ai livelli più alti
    intellettuali di centrodestra". Bondi vede "grande intellettualità"
    dove, invece, c'è solo un raccontar balle utile alla cultura
    progressista.
    Ma la risposta di Bondi rivela un virus più grave: il considerare la
    concorrenza – tra intellettuali di destra e "intellettuali" di
    sinistra – come una panacea per tutti i mali.
    Il buon Amicone, non si arrende e, forse non capacitandosi di tanta
    insipienza, insiste sollevando: "la questione della storia e della
    storia della cultura insegnata attraverso i libri di testo".
    Allucinante la risposta del neo-Ministro: "Credo che la questione sia
    di competenza del ministro dell'Istruzione".
    Peccato che il Ministero incaricato del "Sostegno Editoria Libraria"
    sia proprio quello di Bondi. Se non si sostengono le case editrici
    che pubblicano testi veritieri, quali saranno i libri che verranno
    adottati nelle scuole?
    Amicone - lo immagino sgomento - insiste: "Non sarebbe ora di
    chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici a questo cinema che
    di italiano ha solo i vizi e ben poche virtù culturali?". Aggiungo
    io: e il teatro, la musica, lo spettacolo? Bondi nemmeno capisce la
    domanda: "Se non ci fosse un sostegno pubblico, non esisterebbe più
    da tempo cinema di qualità italiano".
    On. Bondi, pensi almeno alla sua poltrona: quanti voti crede le
    porterà la libera concorrenza ? un popolo nutrito da sesso libero,
    droga, sballi vari, per quale ragione dovrebbe preferirla al Partito
    Democratico?
    Le parole del neo ministro rivelano tuttavia una malattia ancora più
    grave. Si tratta del male – letale per l'Occidente – del relativismo.
    Ogni papà sa che non tutto deve essere lasciato alla libertà di
    scelta dei piccoli. Un Governo che vuole davvero il bene di un
    popolo non può ignorare come e da quale cultura si sia affermato il
    peggiore totalitarismo della storia. Chissà perché, invece, per il
    Centro-Destra, la libera diffusione di testi come "Il piccolo manuale
    della guerriglia urbana" (autoprol.org) o il "Manuale dell'azione
    diretta" (bologna.social-forum.org) è considerata "concorrenza", come
    se i black block o i neo terroristi dei Centri Sociali spuntassero
    per magia.

    La maggiore novità del nuovo Parlamento sta nel fatto che la destra
    non è più rappresentata, benché alcuni suoi esponenti siano stati
    eletti qua e la'. Così, come tutti i Governi centristi, anche quello
    attuale si sta occupando di economia, di sicurezza, di efficienza.
    Alla cultura ci mettono uno qualsiasi.
    Ma dire che "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato" e poi agire come
    se verità ed errore avessero gli stessi diritti o producessero gli
    stessi effetti è roba da Prodi.

    FattiSentire.net
    June 09

    CARO VASCO, SONO I PRETI E LE SUORE A FARE DAVVERO UNA VITA SPERICOLATA…

    E’ proprio vero che Dio rende nota la potenza della sua salvezza attraverso la letizia di certi volti…
    Vasco Rossi ha preso cappello per il mio corsivo di martedì scorso. E ieri ha scritto una risentita replica sulla Stampa. Pensavo che, presentandosi come trasgressivo, irriverente e anarchico, avesse un po’ di senso dell’umorismo e di autoironia. Invece si prende maledettamente sul serio. Mi spiace. Saper sorridere anche di sé rende più simpatici.

    Quello che è andato di traverso a Vasco è la mia battuta sulla citazione di Spinoza con cui ha iniziato il suo grande concerto. Ci tiene a far sapere precisamente il titolo dell’opera da cui è tratta e – piacendogli la vita esagerata - aggiunge addirittura un’altra frase del vecchio Baruch. Cosa che probabilmente fa di Vasco il maggior esperto vivente del filosofo seicentesco. Nulla in contrario: è un luminare.

    Resta la mia perplessità sul fatto che il malinconico Spinoza possa essere considerato il simbolo della “gioia”. Avesse evocato Mozart o Francesco d’Assisi avrei capito. Ma Spinoza francamente no. E Vasco? Dice: “Noi musicanti con la nostra musica portiamo un po’ di gioia”. La levità delle sue canzoni, l’allegra gioia di vivere che le connota in effetti è proverbiale. Si può rappresentare con alcuni titoli emblematici: “Fegato, fegato spappolato”, “Sono ancora in coma”, “Ti taglio la gola”, “Valium”. “Siamo soli”, “Mi si escludeva”, “Io perderò”.

    Ora – parlando seriamente – le canzonette di Vasco in genere piacciono (anche a me) precisamente per la loro tristezza (anche se a volte è una disperazione compiaciuta e un maledettismo recitato). E’ poesia saper cantare lo spleen e quanto è triste Bologna. Non che Vasco sia Baudelaire o Rimbaud, ma talora sa esprimere con accenti veri e giri armonici piacevoli il male di vivere e lo smarrimento della vita quotidiana. Questo è il suo talento: la disperazione, non certo la “gioia”. Tanto è vero che ci ha costruito una carriera piena di soddisfazioni.

    Discutibile è – a mio parere – la sua invettiva contro il Potere. Non se ne può più di questi cantanti (attempati e) benestanti che si atteggiano a guru della “rivolta” e della protesta, proponendosi come maestri di vita e comizianti. Una volta Vasco realisticamente disse: “io non sono un predicatore. Se parli finisce che fai una predica, io non sono mica Celentano. Per carità”.

    Avrebbe fatto bene a restare di questa idea ed esprimersi con le canzoni (che sa far bene). Ma il successo, si sa, porta a esagerare. E allora uno s’impanca a predicatore, pontifica sulle sorti del mondo, sulla politica, sul Potere. Si vorrebbe sapere di quale Potere parla. A me i suoi sembrano messaggi molto conformisti, che fanno parte della mentalità dominante la quale, appunto, è il Potere. Non a caso una star come lui è idolatrata da migliaia di persone paganti e osannanti. E’ ripreso in prima serata dalla televisione ed esaltato sui giornali. Mi pare che un milionario quasi sessantenne, sebbene abbigliato da ventenne scapigliato, resti pur sempre un borghese che sta in questa società e nel redditizio mondo della musica (la grande multinazionale dell’immateriale) come un topo nel formaggio. Dunque fa parte del sistema e anche – volente o nolente - della tristezza della mentalità dominante.

    La lettera di Vasco alla Stampa di ieri lancia un’altra frecciata polemica contro di me. Sempre appoggiandosi a Spinoza aggiunge che c’è “un legame profondo fra il despota e il prete, poiché entrambi hanno bisogno che le persone assoggettate siano tristi”. E io sarei di questa bella congrega. Ora, anche se Vasco ha studiato dai preti e io no, ritengo di conoscere molto meglio di lui l’inquisizione clericale (essendo stato “vittima” perfino del tribunale ecclesiastico) e la detesto. Così come conosco sulla mia pelle e detesto l’inquisizione anticlericale.

    Ciò che trovo intollerabile – da quel pulpito - sono certe espressioni sprezzanti sui “preti”. Un prete oggi è un povero (vive con 700 euro al mese), lo aspetta una vecchiaia povera e da solo. Eppure è uno che ha scelto questo tipo di esistenza, ha scelto di donare tutto se stesso e tutta la sua vita agli altri per Cristo.

    Conosco ragazzi di 20 anni, belli, intelligenti e vigorosi, che avrebbero avuto davanti a sé un futuro di successo e soddisfazioni mondane e che invece hanno deciso di entrare in seminario (a volte per farsi missionari), facendo questo “folle” dono di sé, per sempre, a un mondo che li disprezza, li dileggia e spesso li odia (salvo ricorrere a loro nei momento di disperazione). La loro sì che è una “vita spericolata”. Loro sì che disobbediscono al Potere e ai ferrei comandamenti dell’apparire, del dominare e del possedere, del vendere e del comprare, i quali rappresentano – come scriveva Pasolini – il vero dispotismo di oggi.

    Eppure, la cosa stupefacente per me è vedere quanto spesso loro sono lieti. E’ incredibile come possa rendere felici questo rinunciare a tutto per donarsi a Cristo. Conosco tante ragazze ventenni e trentenni che hanno scelto la vita da suore, da sorelle di tutti, e sono ancora più povere dei preti, ancora più senza potere e hanno nel volto una luce certamente sconosciuta a noi “uomini di successo” e di potere. La gioia vera abita lì ed è ignota ai sudditi della religione del consumo, dell’apparire e del dominio. Che scambiano per gioia l’eccitazione illusoria, congestionata e fasulla dei concerti rock.

    Di questa religione mondana, diffusa a livello planetario, le star, i cantanti sono i sacerdoti. Talvolta gli idoli. Anche il cantante bolognese lo è. Non a caso c’è un libro dedicato a lui che si intitola “dio Vasco” (Valentina Pigmei, “dio Vasco”, Editore Arcana, 2003).

    Sono i guru, i sacerdoti e i profeti dei nuovi dogmi. Ormai i veri “preti” di oggi sono loro. Calano dall’alto dei loro palchi il loro Verbo e folle in delirio lo bevono acriticamente. E guai a ironizzare sulle loro prediche noiose e su certe ipocrite sparate contro il sistema. Oltretutto quando li fai parlare, spesso devi constatare una povertà, anche argomentativa, scoraggiante. Mentre i preti almeno conoscono la razionalità aristotelica.

    Vasco mi definisce un “integralista religioso”. Ecco, di quella religione mondana che celebra i suoi riti in quei chiassosi concerti e dei suoi idoli, osannati sui media, mi dichiaro ateo. La ritengo il vero “oppio dei popoli”, che stordisce e fa dimenticare la vita vera. Il buon Vasco mi gratifica anche di altre qualifiche: fazioso e arrogante. C’è sempre qualcosa di vero nelle critiche e farò tesoro anche delle sue parole, cercando di imparare mitezza e comprensione. Vorrei solo invitare, un giorno, con me il mio fratello Vasco a conoscere qualcuno di quelli che chiama “i preti”. Preti veri. O certe mie sorelle di qualche convento di clausura. Vorrei che vedesse i loro occhi. Potrebbe scoprire dove sta di casa la gioia. Sorprendendosi, come capita continuamente a me.

    Antonio Socci

    Da “Libero” 7 giugno 2008
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