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July 30
| Scritto da Marco Cavallotti
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| domenica 27 luglio 2008
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Freie Universität, Berlin La Freie Universität di Berlino ha fatto una scoperta. Dopo aver ben pagato e valorizzato fra i propri docenti alcune fra le personalità più bolse della sinistra tedesca ed europea, dopo aver contribuito in maniera determinante a costruire fra i giovani un'idea di libertà e di democrazia che li avvicinava a quella che ne potevano avere i Rote Falken (ovvero i Balilla della Germania Orientale), ecco ora l'ateneo prussiano stupirsi per i risultati di un'indagine che ha condotto su varie migliaia di ragazzi berlinesi. Molti di loro pensano che il muro di Berlino sia stato costruito dall'Occidente, che la vita nella Germania Orientale fosse migliore dell'attuale, che le pensioni fossero più elevate, che la Stasi non fosse poi tanto terribile o tanto diversa dalle altre polizie. Ancora una volta il controllo dei gangli vitali per la formazione del comune sentire ha consentito di recuperare in pochi lustri un'immagine di quella avventura comunista in Europa che la prova dei fatti e la realtà toccata con mano avevano gettato nella pattumiera della storia dei disastri. Scuola e università – almeno la Freie Universitaet – hanno potuto tranquillamente riprendere i vecchi temi della propaganda comunista, con le sue doppie verità e le sue palesi falsificazioni, per ripetere all'infinito i propri slogan. Hanno saputo far tesoro di quell'antioccidentalismo e di quell'antiamericanismo strisciante per l'Europa – quello che ha fatto accogliere trionfalmente l'"antiamericano" Obama e che fa ritenere a molti commentatori i suoi fatui e vuoti proclami come la manifestazione di un astro nascente nella politica d'oltremare – per riproporre con successo un modello fallito e screditato, ma certamente "antioccidentale" e antiamericano quanto basta. Hanno potuto conseguire un risultato che stupisce gli stessi orchestratori dell'operazione: far credere che il muro di Berlino non sarebbe stato costruito per impedire la fuga dal lager comunista orientale, ma per impedire l'ingresso ad Est degli Occidentali. Lo si era fatto pensare anche ai sudditi più creduloni della Germania Orientale: eppure i militi del regime comunistache lo costruirono in pochi giorni lavoravano sotto gli occhi di tutti. Noi Italiani, che abbiamo letto, e magari gridato nelle piazze, molte clamorose sciocchezze - e contribuito con il consenso acritico a stravolgimenti della realtà, appoggiando con parole e con atti simbolici crimini veri e concretissimi – dovremmo preoccuparci, invece di stupirci: solo ora, dopo quasi mezzo secolo dal '68 e dai demenziali lustri che seguirono, rileggendo quei proclami e quelle analisi siamo tornati ad esprimere una valutazione più equilibrata e più aderente ai fatti. I numeri 6 e 7 di Critica Sociale sul '68, usciti da poco, ne riportano una rassegna bastante per farci chiedere come questa sovreccitazione collettiva sia stata possibile. Ora, finalmente, sembra che la sbornia sia finita, e le cose dette e fatte allora paiono inconcepibili alla grande maggioranza degli Italiani. Ma i crudi fatti e le memorie di coloro che hanno conosciuto quelle miserie non sempre bastano per bloccare la costruzione continua di miti salvifici e di pericolose illusioni. Abbandonare pavidamente interi capitoli della nostra storia a studiosi interessati, a docenti ideologizzati, a opportunisti e arrivisti arruolati come intellettuali, per dedicarsi a temi più "divertenti" e più "nuovi", o ad argomenti meno sputtanati da spiacevoli guerre e aggressioni, è sempre un errore; ma quando l'argomento diventa metafora per l'intera nostra vita politica e per il nostro futuro è un vero crimine. Un crimine come quello di coloro che hanno lasciato che le idee fra i giovani di Berlino giungessero a questo punto. | July 28
| Mai più un'altra Eluana!
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| “No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro”.
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Fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale è un dovere insopprimibile per tutte le coscienze libere di questo Paese. Lo pretende il rispetto delle stesse leggi italiane che non ammettono l’eutanasia, tale essendo ciò che si sta per commettere. Per questo ci rivolgiamo a tutta l’opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell’economia, dell’informazione e del sociale perché spinga il Parlamento ad emanare opportune disposizioni legislative intese ad impedire il ripetersi dell'onnipotenza di certa Magistratura.
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| Invitiamo a scrivere ai politici della propria circoscrizione attraverso il "sistema portalettere" di FattiSentire.net
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<div align="center"><br /><a href="http://www.fattisentire.net/">
<img alt="" align="center" border="0" src="http://www.fattisentire.net/referendum_banner.gif" /></a> </div> | IN PRIMO PIANO: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36Benedetto XVI: accanto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale Permettetemi di farvi ora una domanda. Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati, la "forza" che lo Spirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?
IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24Ascesa e affermazione del cristianesimo Il primo cristianesimo era un nuovo movimento religioso, avvertito come un corpo estraneo nel mondo greco-romano ed ebraico e criticato con argomenti molto simili a quelli utilizzati oggi contro le "sette" e i "culti". Con una sensibilità più tipica degli USA che dell'Europa, il sociologo americano chiede anzitutto scusa ai lettori che dovessero considerare "sacrilego" il suo volume: la ricerca sulle "cause profane" del successo del cristianesimo non esclude - né presuppone - l'intervento divino, e del resto, la nuova sociologia della religione non è affatto "riduzionista" perché considera le dottrine un "fattore essenziale" e tutt'altro che irrilevante della capacità persuasiva di una religione. MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI" http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.presentation.DettaglioInfo?idInfo=46223&url=dettaglioRassegna.jsp Immigrati fra i banchi,l'altra faccia dell'integrazione A modo di esempio si prenda la zona italiana del Centro-Est: è tutt'altro che astratta la possibilità di un afflusso di stranieri che possa giungere in qualche modo a costituire maggioranze diverse da quelle che abbiamo appena alle spalle.... Quali soluzioni si profilano? Si vuole spalmare la presenza degli stranieri in tutto il territorio considerato, così che ogni classe potrà essere messa in discussione da questa novità di alunni di culture plurime? Un'altra eventuale soluzione è quella di suddividere le classi per appartenenza d'origine. Ma così non creano dei ghetti, lo si voglia o no? Per creare classi miste si dovranno superare le non poche ostilità delle famiglie e le fatiche supplementari che l'operazione creerà per gli studenti e per i docenti. 10) "Rino Cammilleri " http://www.rinocammilleri.it/Perline L'Africa nera fu lentamente colonizzata da uomini bianchi che truffavano i superstiziosi indigeni offrendo loro specchietti e perline in cambio di oro e gemme. Oggi, l'uomo bianco si vergogna del suo passato, tanto da accettare tranquillamente la legge del contrappasso. Nelle nostre strade e sulle nostre piazze uomini neri ci vendono perline e specchietti e nastrini, che noi acquistiamo e indossiamo perché "portano fortuna". 11) Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.phpFAMIGLIA: l'intervista al card. Scola Credo che dobbiamo superare un concetto equivoco di progresso, per cui tutto l'inedito - e in questo clima di fluidità spesso inedito equivale a capriccioso, a non verificato - è progresso, e tutto ciò che rinnova la tradizione è conservazione. L'Italia per fortuna ha un popolo ancora sano, che si ribella a questo dualismo di stampo manicheo. Il vero progresso sa innestare il nuovo sull'antico. La famiglia è un fattore di progresso, ed è anche un attore economico molto importante, pur se spesso dimenticato. July 26 Cari amici di FattiSentire.net, Vi invio per conoscenza e per darne diffusione, se ritenuto opportuno, una copia della lettera che ho appena spedito alla Direzione della Unicredit. La notizia trova conferma nei seguenti siti d'informazione: http://www.affaritaliani.it/economia/unicredit-sexyshop220708.html - http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=86537&rubrica=22 - http://news.kataweb.it/item/471016/unicredit-si-butta-sui-sexy-shop . Ho scritto (un po' alla cieca, perché non è facile orientarsi nei meandri del sito Unicreditgroup) questa email contemporaneamente a: azionisti@unicreditgroup.eu - csr@unicreditgroup.eu - communication@unicreditgroup.eu - investorrelations@unicreditgroup.eu . Per conoscenza ho scritto a Famiglia Cristiana, Avvenire, Tempi e Il Timone. Per parte mia potete procedere con la distribuzione del testo. Un caro saluto, Franco Serafini _________ Spettabili Signori, mi chiamo Franco Serafini, sono un normale cittadino italiano, risiedo a Bologna dove faccio il medico, sono un padre di famiglia. Sono uno dei milioni di vostri clienti in Europa. In famiglia abbiamo un conto corrente (il xxxxxxx), un mutuo per pagare la prima casa e un deposito titoli. Niente di speciale, un cliente e una famiglia come tanti altri. Leggo sui giornali che la "mia" banca avrebbe comprato il 10% della catena di sexy shop Beate Uhse (Sueddeutsche Zeitung del 22 luglio 2008); evidentemente in tempi difficili per la finanza non bisogna temere investimenti "spregiudicati". Bene: la stessa "spregiudicatezza" mi riservo di usarla anche io nelle prossime settimane salutandovi e spostando conto corrente, mutuo e deposito titoli in un altro istituto bancario. Concludo ammettendo realisticamente l'insignificanza di questo mio gesto isolato (infatti mi propongo di pubblicizzarlo nella rete dei media cattolici che leggo o di cui faccio parte). Non mi ritengo un idealista sprovveduto e so bene che la banca "ideale" non esiste; vorrei solo una banca di cui non vergognarmi troppo. Franco Serafini, Bologna July 21  
| “CASO ELUANA”: SE I COMUNISTI ACCUSANO LE SUORE DI CRUDELTA’ PERCHE’ LA AMANO……
| 19.07.2008 |
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| Comunisti che danno lezioni di “pietas” ? Da che pulpito! Ormai siamo nel mondo alla rovescia: il mondo dell’ideologia dove il Bene è Male e il Male è Bene. E’ la prova che, come disse un giorno Adenauer, “anche in politica soltanto Cristo ci può salvare”.
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A proposito di Eluana Englaro, ieri La Stampa, in prima pagina, pubblicava l’articolo di Marina Garaventa che vive “più o meno nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby”. A un certo punto la signora Garaventa si rivolge polemicamente a chi difende il diritto alla vita di Eluana e scrive: “propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell’attesa di una risposta che non verrà mai”.
E’ una provocazione salutare (NOTA 1). Ma forse la signora Garaventa non lo sa: ci sono suore, donne cristiane, che per Eluana stanno già facendo tutto questo da 14 anni, in silenzio e con gioia, e chiedono solo di poter continuare ad amarla. Suor Rosangela – leggo in una cronaca del Corriere - la conosce così bene da “intuire all’istante se ha mal di pancia o mal d’orecchio”. Eluana ogni mattina viene “alzata da letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portiamo in palestra dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva”. Poi c’è la musica, le passeggiate in giardino e “qualche volta, soprattutto se le parla suor Rosangela, muove gli occhi”.
Proprio queste suore, queste fantastiche e umili donne del Cielo, senza fare alcuna polemica, senza lanciare “guerre ideologiche”, con dolcezza hanno detto: “vorremmo tanto dire al signor Englaro, se davvero la considera morta, di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia”. Le suore per tutti questi anni si sono prese cura di lei “come di una figlia”. Esprimono il “massimo rispetto” per “la sofferenza dei genitori di Eluana”, ma “con discrezione” chiedono loro di poter continuare ad accudirla e amarla. “Liberazione”, giornale di Rc, parla di Eluana come di “un corpo”. Invece la suora dice: “Per noi è semplicemente una persona e viene trattata come tale… E’ una ragazza bellissima”. L’editoriale di “Liberazione”, firmato da Angela Azzaro, ha dell’incredibile. Esordisce accusando la Chiesa di essere venuta meno al sentimento della pietas, “quel sentimento che ci rende partecipi del dolore e delle sofferenze altrui, che non ci fa girare le spalle, ma ci aiuta a uscire dall’egoismo, dal nostro bieco interesse”.
Con questa surreale premessa la Azzaro sentenzia: “Il massimo gesto di crudeltà lo hanno compiuto le suore Misericordine presso cui Eluana si trova. Conoscono il padre. Dicono di rispettarlo. Ma gli hanno chiesto di lasciare lì il corpo della figlia. Come se niente fosse. Come se in tutti questi anni la sua vita non fosse stata appesa a un filo, il filo che tiene in vita un corpo non più senziente e che a lui ha impedito di pensare ad altro, di elaborare il lutto, di ripensare forse più serenamente agli occhi di Eluana quando capivano”.
Viene da chiedersi se il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, non pensa di dover chiedere scusa per questo editoriale intitolato “Il sadismo alla scuola di Benedetto” ? E cosa ne pensano i Bertinotti e i Vendola? Le povere suore bersagliate dall’articolista non hanno sequestrato Eluana: fu portata lì dal padre e dalla madre nel 1994 perché era nata lì. Le suore rimasero perplesse, non sapevano se erano in grado di assisterla. Poi si resero conto che aveva bisogno solo di essere alimentata e amata, accudita come una bimba, e la presero nella loro famiglia, con tenerezza e dedizione.
Queste donne umili, che per 14 anni, in silenzio, l’hanno amata, lavata, alimentata, aiutata, meritano di prendersi lo schiaffo di “Liberazione” che parla di “crudeltà”? Le suore non impongono nulla, non sono loro a disporre della sorte di Eluana, né possono o vogliono trattenerla: hanno semplicemente dichiarato che sarebbero liete di continuare a prendersi cura di lei. Con discrezione e semplicità, rispettando tutti. Queste povere donne non hanno potere di decisione, hanno solo il loro amore da offrire. Ebbene secondo il “giornale comunista” (così si definisce), questo è “il massimo gesto di crudeltà”.
Sarebbe questa la cultura laica? Sulla Stampa si sfidano i “pro life” a prendersi cura di Eluana. Appurato poi che le suore lo fanno, da “Liberazione” si bersagliano con l’accusa di crudeltà. Mi pare evidente che il pregiudizio e l’ideologia accecano, cambiano il Bene in Male e il Male in Bene.
Certo, per chi si dice comunista l’amore cristiano (che è “amore del prossimo” e perfino “amore dei nemici”) è roba pericolosa. Casomai la storia comunista ha trafficato con la categoria e la pratica dell’ “odio di classe”. Loro credevano di poter sistemare il mondo e eliminare l’ingiustizia così, con l’ “odio”, l’antagonismo, la lotta, la rivoluzione. Il marxismo pretendeva di essere una “scienza”, non aveva bisogno di amare nessuno, neanche il proletariato: le stesse leggi ferree dell’economia avrebbero necessariamente portato al comunismo, il “paradiso in terra”. Così hanno costruito i loro inferni (dove sono stati macellati milioni di cristiani).
Oggi i contenuti delle diverse ideologie sembrano accantonati, ma restano certi furori, certi metodi e pregiudizi. Certe astrazioni. Ieri per esempio a pagina 10 dell’Unità, dove si esponevano le discutibili dichiarazioni della “Consulta di bioetica”, si diceva che definire con espressioni come “omicidio di stato” il lasciar morire Eluana significa pronunciare “parole al di là della decenza o della semplice ‘educazione’ ”.
Voltando pagina sempre l’Unità definiva però “assassinio di Stato” l’eventuale condanna a morte ed esecuzione di Tareq Aziz per le imputazioni relative agli anni in cui era dirigente del regime di Saddam Hussein. L’Unità intervista Marco Pannella che si batte perché “nessuno tocchi Caino” e – denunciando lui stesso le responsabilità di Aziz – definisce appunto “assassinio di stato” e “delitto” la sua eventuale esecuzione.
Premesso che siamo tutti contro la pena di morte e che nessuno deve toccare Caino, chiediamo a Pannella e all’Unità: invece Abele sì? Pannella parla di questa sua “battaglia di civiltà”, definisce un “misfatto” l’eventuale esecuzione capitale di Aziz, seppure colpevole, perché la vita umana non è a disposizione degli stati, ma poi, leggo in una agenzia, definisce la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione per Eluana come “affermazione della civiltà giuridica, umana e civile”. Stiamo parlando della eventuale morte di una ragazza per fame e per sete. E’ pur vero che non è autosufficiente e non pare cosciente, ma è viva.
Io non posso credere che Pannella e l’Italia, i quali rivendicano la moratoria dell’Onu sulle esecuzioni capitali come una conquista di civiltà, possano poi accettare una simile morte per Eluana. E’ pur vero che in quest’epoca di sbandamento si definisce conquista di civiltà anche l’aborto, ovvero la soppressione – tramite legge di stato – di migliaia e migliaia di piccole vite innocenti. Ma perché la vita di Caino va sempre e comunque protetta, qualunque cosa abbia fatto, e quella di Abele no?
La presenza silenziosa di quelle suore ci fa sapere che da 2000 anni, da quando è venuto Gesù, qualunque essere umano è amato. Un giornalista disse una volta a Madre Teresa di Calcutta che lui non avrebbe fatto ciò che faceva lei per tutto l’oro del mondo e lei rispose: “neanche io”. Ma per Gesù sì. Al di là della sentenza su Eluana, com’è possibile non provare rispetto e ammirazione per queste suore? Non è stupendo che esistano persone così? Sono appassionate a ogni essere umano com’era Gesù che ascoltava tutti, accoglieva tutti e “guariva tutti”. Sono capaci di questo amore per la vita umana perché amano, testimoniano e donano ciò che vale più della vita: Gesù stesso, la Grazia. Cioè la vita eterna, l’unica vera speranza che rende vittoriosi sul dolore e su “sorella morte”.
Antonio Socci
(1) Verrebbe da proporre però, analogamente, che quanti ritengono giusto lasciar morire Eluana secondo la sentenza che consente di fermare l’alimentazione e l’idratazione, le stessero accanto minuto dopo minuto per tutto il tempo in cui avrà fame e sete, fino alla morte.
Da “Libero” 19 luglio 2008 | July 16 DI ANDREA LAVAZZA « D a quando è stato dimostrato che i pazienti in stato vegetativo possono mantenere qualche forma nascosta di consapevolezza, dovrebbe valere il principio di precauzione: non possiamo fare morire una persona che forse ci sta sentendo e capisce che cosa accade a lei e intorno a lei». Giuseppe Sartori, ordinario di Neuroscienze cognitive all’Università di Padova, conduce studi all’avanguardia sul cervello. Recentemente ha realizzato una 'macchina della verità' che è stata giudicata lo strumento potenzialmente più affidabile in questo settore. Oggi, da ricercatore rigoroso, è per lo meno stupito dall’approssimazione con cui è stato giudicato il caso di Eluana Englaro, «se la giovane è davvero in stato vegetativo, come tutti dicono». Professor Sartori, a quale studio fa riferimento? Si tratta di una ricerca pubblicata sulla rivista Science nel settembre 2006, che all’epoca ebbe un’eco internazionale (ne parlò anche Avvenire, ndr). Adrian Owen, dell’università di Cambridge, e Steven Laureys, dell’università di Liegi, hanno dimostrato che una ragazza di 23 anni, in acclarato stato vegetativo a seguito di un incidente stradale con grave trauma cranico, mostrava di essere «coscientemente consapevole». In che modo si è potuto appurarlo? È stato utilizzato uno scanner per la risonanza magnetica funzionale, che misura l’attivazione delle aree cerebrali attraverso l’afflusso di sangue ossigenato, indicatore di un metabolismo cellulare accelerato. Alla giovane, una volta inserita nella macchina, assolutamente non invasiva, è stato chiesto verbalmente di immaginare di giocare a tennis. Il risultato è che si è vista un’attivazione dell’area motoria supplementare, esattamente come accade in un gruppo di controllo composto da persone sane. Si è poi detto alla ragazza di immaginare di percorrere la propria abitazione, e in quel caso si è notata l’attivazione di una serie di altre regioni cerebrali, le stesse coinvolte nell’esecuzione del compito da parte di soggetti sani. Che cosa ne consegue dal punto di vista scientifico? Ne discende un ragionamento molto stringente, del quale non si trova traccia nei resoconti giornalistici sul caso. Se è vero che il correlato cerebrale della consapevolezza consiste nell’attivazione di alcune aree del cervello – le neuroscienze cognitive si basano proprio su quest’assunto –, e almeno alcuni pazienti in stato vegetativo hanno un’attivazione del tutto simile a quella delle persone sane, se ne deve dedurre che questi pazienti possono essere consapevoli. Ma lo studio di Owen riguarda una determinata giovane, pur diagnosticata in stato vegetativo secondo tutti i criteri internazionalmente riconosciuti... È vero. Ci sono però due considerazioni da fare. La prima è la risposta alle obiezioni svolta dallo stesso Owen: risultati negativi all’esame della risonanza non possono costituire una prova definitiva di mancanza di consapevolezza, perché i cosiddetti falsi negativi sono comuni negli studi di neuroimmagine. In altre parole, anche nei sani capita di non riuscire a rilevare l’attivazione cerebrale, ma è evidente che essa avviene. In secondo luogo, una volta dimostrato che in qualche paziente in stato vegetativo rimane un barlume di consapevolezza, deve vigere, per così dire, il forte sospetto che anche altre persone nelle stesse condizioni siano almeno parzialmente consapevoli, mentre la malattia renda loro impossibile manifestarlo. Alcuni neuroscienziati hanno contestato le conclusioni di Owen e Laureys, dicendo che la risposta registrata è sostanzialmente un riflesso automatico... Non mi sembrano obiezioni conclusive. Non possiamo qui scendere nei dettagli tecnici, ma la ricerca è di grande rilevanza. E apre possibili nuove applicazioni degli studi di neuroimmagine. A che cosa si riferisce? Come già Owen accenna, la risonanza magnetica potrà permettere a questi pazienti di sfruttare le loro residue capacità cognitive per comunicare i loro pensieri modulando la propria attività cerebrale. Mi viene in mente un esperimento non troppo fantascientifico: si potrebbero fare domande al paziente, il quale dovrebbe rispondere immaginando di muovere la mano destra per il sì e di muovere la mano sinistra per il no. La premessa è che noi, oggi, da una ' fotografia' del cervello sappiamo capire quale mano viene mossa o, il che è lo stesso, quale mano si vorrebbe muovere. Viene spontaneo pensare che tali test potrebbero essere realizzati anche su Eluana? Certo. Non si può basare una sentenza che ha conseguenze irreversibili su assunti non dimostrati. Forse Eluana vede e capisce. Non cercare di appurarlo potrebbe originare un errore gigantesco. Un errore che ovviamente sarebbe irrimediabile. Il neuroscienziato Giuseppe Sartori dell’Università di Padova: «A una giovane in stato vegetativo è stato chiesto di immaginare di giocare a tennis, nel suo cervello si sono attivate le stesse aree che si accendono nelle persone sane Non si può ignorare un fatto di questa portata Si rischia un errore gigantesco, che non è rimediabile» July 15
15 Luglio 2008
Il giustizialismo, che tanto va di moda, sembra dimenticare che alla base di quasi tutti i reati (tranne quelli passionali) vi è il perseguimento di un guadagno economico.
Perché dunque ciò che guadagnano dipendenti e lavoratori autonomi deve essere sottoposto a tassazione, mentre ciò che guadagnano i delinquenti (nel senso di coloro che delinquono) gode di una sorta di immunità fiscale?
In base all’articolo 53 della nostra Costituzione ciascuno deve contribuire alle spese pubbliche. Vi deve dunque contribuire (a maggior ragione) anche chi delinque, o comunque ottiene proventi da attività illecite.
Nelle categorie di reddito da sottoporre a tassazione sono compresi infatti, per legge, anche i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo. I canali di alimentazione e destinazione dei proventi illeciti possono essere i più vari. Tra questi, a titolo di mero (e non esaustivo) esempio, tangenti, traffico di droga, estorsioni, usura, racket della prostituzione e abusivismo commerciale.
A sostegno e conferma della necessaria tassabilità di tali proventi sta la considerazione che presupposto dell'imposizione è soltanto il possesso di un reddito, indipendentemente dalla sua provenienza e che l'eventuale illiceità dell'attività produttiva non esclude la tassabilità del reddito da essa derivante, essendo il reddito un dato economico e non giuridico.
Chi trae proventi dall'attività illecita realizza infatti, comunque, una ricchezza che costituisce la causa del pagamento di un tributo.
Non contrastare, dunque, tale ancor più ignobile forma di evasione fiscale rappresenta una grave discriminazione tra i cittadini-contribuenti, a discapito, per assurdo, proprio degli “onesti”, rispetto ai “disonesti” (laddove tali categorie abbiano ancora un senso).
La Corte Suprema ha peraltro già stabilito che le attività illecite sono sempre soggette, oltre che alle imposte sui redditi, anche all'IVA.
Il mancato perseguimento, ai fini IVA, di tali attività illecite, comporterebbe dunque, in teoria, perfino una sottrazione dell'Italia ai suoi obblighi comunitari, visto che l’IVA rientra tra le risorse proprie del bilancio comunitario.
Le attività illecite, che fruttano miliardi di euro alle varie forme di racket e criminalità organizzata, dovrebbero essere quindi perseguite non solo penalmente (con relativo sequestro e confisca), ma anche fiscalmente. Non basta (nei pochi casi in cui lo si fa) confiscare i proventi delle attività illecite.
Tali proventi infatti possono avere generato nel frattempo altri proventi (anch’essi non dichiarati). Se dunque è lecito presumere, come avviene quotidianamente negli Uffici fiscali, che le risorse trovate su conti bancari, laddove non giustificate nella loro provenienza, siano frutto di attività non dichiarate e quindi da sottoporre a tassazione, è lecito anche presumere che i proventi del mercato della droga o della prostituzione abbiano poi generato altri proventi (anche solo sotto forma di interessi).
Perché dunque non richiedere anche le (ulteriori) dovute tasse?
Tanto per fare un esempio, le tangenti corrisposte dai "corruttori" ai "corrotti", o anche dai "concussi" ai "concussori", quasi sempre hanno esse stesse fonte illecita (magari proprio da evasione fiscale, chiudendosi così il “cerchio”).
Si porrà dunque in questo caso il problema del trattamento tributario, sia della vera e propria tangente (fonte di guadagno illecito, non tassato, per colui che la percepisce, cioè il corrotto), che degli stessi proventi utilizzati da parte del corruttore per il pagamento della tangente (e che certamente non potranno essere oggetto di dichiarazione ai fini del redditometro).
Sono d’accordo pertanto con l’importanza fondamentale di un’efficace azione di contrasto all’evasione. Ma non solo nei confronti di quei cittadini che già contribuiscono alle casse dell’Erario (e che spesso, comunque, neppure vi possono sfuggire). Fare i forti con i deboli dà sempre poca soddisfazione.
Imporre il pagamento della dovuta tassazione anche nei confronti di chi, non solo pone in essere gravi violazioni penali ma lucra anche su tali violazioni, sarebbe un bel segnale di efficienza, efficacia e perché no, anche coraggio. July 14 IN PRIMO PIANO: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=31Benedetto XVI: un dovere impellente per tutti annunciare Cristo È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico... E' importante ribadire che, pur in presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una stasi, poiché "il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa"... Missione che "è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio".
Mons. Alessandro Maggiolini http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.presentation.DettaglioInfo?idInfo=46019&url=dettaglioRassegna.jsp Ideologie e ateismo Tra ideologie e ateismo al cuore dei problemi resta il rispetto della vita umana. Stufa ormai il tema, ma siccome domina sulle pagine della grande stampa che vuole a tutti i costi imporsi come qualcosa che interessa e la cui attenzione si rende necessaria, ecco che di nuovo, a distanza di poco tempo, la grande informazione ritorna sulla presenza della Chiesa nella società civile, facendo un gran polverone tra ciò che è di diritto divino, ciò che appartiene alla legge naturale e ciò che è semplicemente espressione di ateismo. 6) Mons. Luigi Negri http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/template/detailNews.asp?IDFolder=204&IDSezione=&IDOggetto=2473 In relazione alla vicenda di Eluana Ma l'aspetto più inquietante è quello che non emerge e su cui non c'è l'attenzione dei mezzi della comunicazione sociale: decisioni di questo tipo che attaccano la radicalità della vita e i diritti fondamentali dell'uomo ormai sono presi dalla Magistratura, che si è autoinvestita di essere il soggetto etico e culturale supremo, indiscusso e indiscutibile della vita sociale. IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24 Papa Benedetto XVI, Perché siamo ancora nella Chiesa Nel 1970, il cattolicesimo viveva anche in Germania il periodo turbinoso del post-concilio. Contestazione dei dogmi e critica dell'autorità e delle stesse strutture istituzionali della Chiesa producevano a ripetizione abbandoni del sacerdozio e, spesso, anche della religione cattolica. Per alcuni, la meta era il protestantesimo che offriva libero esame delle Scritture e mancanza di ogni gerarchia ecclesiastica; per altri, invece, si trattava di un puro e semplice abbandono della fede con la prospettiva magari dell'adesione al marxismo allora in voga. In questo clima, la più prestigiosa istituzione ecclesiale del capoluogo bavarese... organizzò alcuni incontri sul tema: `Essere cristiani e la Chiesa'. Ad inaugurare la serie... fu chiamato il prof. dr. Joseph Ratzinger, allora docente di Dogmatica all'Università di Ratisbona... Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ AIDS Secondo quanto riportato dall'agenzia Zenit.org dell'1 luglio 2008, il reverendo anglicano ugandese Sam Ruteikara, considerato un'autorità in materia di Aids, ha dichiarato senza mezzi termini che «la promozione del preservativo in Africa è fallita». 18) Vittorio Messori http://www.et-et.it/articoli2008/a08g07.html Come una profezia (con qualche dubbio) Lo scoop "post-datato" è una vecchia tecnica giornalistica: il titolo annuncia una clamorosa scoperta e i primi paragrafi parlano con toni eccitati della rivelazione. Soltanto nel corso dell'articolo, en passant, si rivela che in realtà la notizia non è nuova : ma è come se fosse freschissima, visto che, su una rivistina specializzata, è apparso un articolo "che infiammerà la polemica tra gli esperti". E' la tecnica adottata, ieri, anche dall'edizione web del New York Times, dove si dava grande rilievo a quello che veniva definito "un nuovo testo di Qumran non su papiro ma su pietra". Tito Casini http://www.latunicastracciata.net/super_flumina/03_SF.html Super flumina Babylonis - «Per Ieremiam prophetam» Amici eius spreverunt eam et facti sunt ei inimici... È lo spettacolo più triste di quest'ora per tanti versi tristissima: è la Chiesa «contestata», accusata, processata, condannata, svillaneggiata, sputacchiata - per il suo passato di gloria considerato vergogna - dai suoi «cari», ex omnibus caris eius, i suoi sacerdoti, con una gara e una foga che ha disgustato quasi più che rallegrato gli «assiri», i suoi tradizionali nemici, cui si è chiesto «perdono» di averli riconosciuti per tali, d'essercene premuniti e difesi, di non aver loro «aperto» rimovendo ogni ostacolo al loro ingresso e alla loro azione intra muros.". 22) Radici cristiane http://www.radicicristiane.it/ Radicicristiane.it si rinnova! Caro amico, abbiamo il piacere di comunicarti che è da oggi on-line la nuova versione del sito del mensile cattolico Radici Cristiane migliorato nella sua veste grafica e arricchito nei contenuti con la pubblicazione di numerosissimi articoli dell'archivio storico della rivista. Ogni mese troverai sul sito nuovi articoli, dossier, speciali, interviste, notizie dal mondo, biografie di santi e grandi uomini della Cristianità, appuntamenti culturali, feste e tradizioni popolari e recensioni librarie assolutamente da non perdere. Visita www.radicicristiane.it! 24) "LOBBYING ETICO" http://www.fattisentire.net/ Il vescovo ausiliare di Roma porta a Lourdes la bandiera della pace Avrebbe dovuto piangere a dirotto come la Madonna di Civitavecchia, la Vergine della grotta di Massabielle alla vista di quei pellegrini italiani. Piangere, come fece davanti alla piccola Bernadette, non solo per il disastro in cui versa oggi il nostro mondo, ma soprattutto per come è ridotta la stessa Chiesa. E fino a che punto di dabbenaggine sono arrivati certi suoi ministri 26) Comitato verità e Vita http://www.comitatoveritaevita.it/ Torna la pena di morte: Eluana può essere uccisa Ottobre 2007: il Parlamento cancella definitivamente la pena di morte dal sistema giuridico italiano. Luglio 2008: i Giudici della Repubblica pronunciano la prima condanna a morte. La Corte d'Appello di Milano, sulla scia della pronuncia della Cassazione di alcuni mesi fa, ha statuito: Eluana Englaro può essere uccisa. Ma di quali colpe si è macchiata questa giovane donna che tanti vogliono morta? Di essersi rifiutata di morire spontaneamente dopo l'incidente stradale che la portò al coma e poi ad uno stato vegetativo persistente? Di avere confidato alle amiche e a scuola...
27) Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php Nuovo affondo del Partito socialista spagnolo Lo slogan scelto dal 37° Congresso del Psoe in corso a Madrid è La fuerza del cambio e in effetti i "cambiamenti" promossi dal partito di José Luis Zapatero non mancano, anche se si tratta sostanzialmente di una nuova ondata di attacchi alla Chiesa cattolica rea, agli occhi dei socialisti, di aver sostenuto il Partito Popolare nelle ultime elezioni. Una delle mozioni più "avanzate" esaminata dai socialisti prevede di «sopprimere progressivamente i crocifissi negli spazi pubblici e atti ufficiali», quali per esempio «i funerali di Stato ed i giuramenti dei Ministri» al Palazzo reale della Zarzuela.
28) Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=21515&lan=ita Abolire il tabernacolo? All'inizio della riforma liturgica postconciliare si fece strada l'idea che il tabernacolo fosse di ostacolo alla Messa "rivolta al popolo", malgrado le istruzioni lo ritenessero lecito (cfr "Inter Oecumenici" n. 95 ed "Eucharisticum Mysterium" n. 54). Si diceva: Gesù Cristo diventa presente con la consacrazione nella Messa, lasciarlo stare nel tabernacolo vuol dire far nascere un conflitto di segni. 30) Per una politica dei valori http://www.totustuus.biz/users/pvalori/soc_dot.html Il cardinale Billot sul liberalismo Il dibattito religioso e politico corrente - sotto la spinta di concrete necessità, come quelle costituite, per esempio, dai problemi della Chiesa "postconciliare" - va riscoprendo, con una frequenza sempre maggiore, il termine liberalismo - e quindi liberalismo cattolico -, che comincia a essere usato come sinonimo di pluralismo, o almeno come a esso abbondantemente equivalente, quando pluralismo, da fatto e constatazione, diviene dottrina e programma. 31) Contro la leggenda nera http://www.kattoliko.it/leggendanera/ Legge 194, "peggio del terrorismo" «Più grave dell'assassinio di Aldo Moro». Fu questo il drastico giudizio de La Civiltà cattolica, quando nel maggio del `78 il Parlamento approvò la legge sull'aborto. Ecco una sintesi di quelle attualissime parole. July 12  
| FEDERICA, CHE VIENE UCCISA NEL “PARADISO” SENZA CROCIFISSI…
| 11.07.2008 |
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| Lloret de Mar come metafora del nostro tempo...
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I socialisti di Zapatero hanno annunciato di voler togliere i crocifissi dagli spazi pubblici. Il caso ha voluto che la notizia uscisse in contemporanea con l’assassinio di Federica, proprio in Spagna, a Llorett de Mar, in un divertimentificio che è il nuovo santuario dello sballo giovanile. Dove la discoteca è – come ha spiegato Vittorino Andreoli – la cattedrale pagana di “un grande rito di trasformazione collettiva” che fa dimenticare la vita e la realtà. Gli ingredienti (anche chimici) di questa “nuova religione” sono noti, con il solito comandamento: “vietato vietare”. La felicità si trova davvero lì? E perché Federica ci ha trovato la morte, macellata come un agnello?
Nessuno ci riflette. Nell’euforica Spagna le autorità sembrano preoccupate soprattutto che il delitto non porti pubblicità negativa alla località turistica. E vai con la tequila bum bum, dimentichiamo la povera Federica e via i crocifissi. Anche noi da tempo li abbiamo tolti dai cuori, oltreché dalla vita pubblica. Anzi, l’immagine del crocifisso o quella della Madonna vengono periodicamente dileggiati da sedicenti artisti in nome della libertà d’espressione. Del resto il Papa stesso subisce questa sorte nelle manifestazioni di piazza della sedicente “Italia dei migliori”. E la fede cattolica viene azzannata, senza alcuna obiettività, in programmi televisivi che, se fossero realizzati contro qualsiasi altra religione, scatenerebbero subito l’accusa di intolleranza o razzismo. Contro Gesù Cristo invece sembra che tutto sia permesso.
Poi, quando ci visita il dolore o si consuma la tragedia o assistiamo all’orrore, gridiamo furenti – col dito accusatore – “dov’è Dio?”, “Perché non ha impedito tutto questo?”. Dopo l’ecatombe dell’ 11 settembre a New York si alzò questo stesso grido e una donna, in tutta semplicità, parlando in televisione rispose così: “per anni abbiamo detto a Dio di uscire dalle nostre scuole, di uscire dal nostro Governo, e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che è, credo che Lui sia quietamente uscito. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia le Sue benedizioni, e la Sua protezione, se prima esigiamo che ci lasci soli?”.
Continuava ricordando quando si lanciò la crociata perché non si voleva “che si pregasse nelle scuole americane, e gli americani hanno detto OK. Poi qualcun altro ha detto che sarebbe meglio non leggere la Bibbia nelle scuole americane. Quella stessa Bibbia che dice: ‘Non uccidere, non rubare, ama il tuo prossimo come te stesso...’, e gli americani hanno detto OK. Poi, in molti paesi del mondo, qualcuno ha detto: ‘Lasciamo che le nostre figlie abortiscano, se lo vogliono, senza neanche avvisare i propri genitori’. Ed il mondo ha detto OK”.
Si girano film e show televisivi che sommergono le anime di fango. E si fa musica che celebra violenza, suicidio, droga o ammicca al satanismo. E tutti trovano questo normale e dicono che è solo un gioco, com’è normale che, secondo le statistiche, un bimbo italiano, prima di aver terminato le elementari, veda in media in tv 8 mila omicidi e 100 mila atti di violenza, ma per carità togliamo la preghiera dalla scuola ché sarebbe un atto di “violenza psicologica”.
”Ora” proseguiva quella donna americana “ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza, perché non sanno distinguere il bene dal male, e perché uccidono così facilmente estranei, compagni di scuola, e loro stessi. Probabilmente perché, com’è stato scritto, ‘l'uomo miete ciò che ha seminato’ (Galati 6:7). Uno studente ha ‘sinceramente’ chiesto: ‘Caro Dio, perché non hai salvato quella bambina che è stata uccisa in una scuola americana?’. Risposta: ‘Caro Studente, a Me non è permesso entrare nelle scuole americane. Sinceramente, Dio’ ”. Tutto questo non è solo americano. Dopo Auschwitz una folla di intellettuali accusò Dio: “Dov’eri? Come hai potuto permettere tutto questo?”. Nessuno ricordava quale fu la prima battaglia fatta dal nazismo appena arrivato al potere: la guerra dei crocifissi. Il nuovo regime pretese di spazzar via da tutte le scuole l’immagine di Gesù crocifisso. Fu uno scontro durissimo e la Chiesa fu praticamente lasciata sola a sostenerlo. Dov’erano gli intellettuali? Poi il nazismo, fra il 1939 e il 1940, spazzò via migliaia di “crocifissi viventi”, una eutanasia di massa per 70 mila disabili e malati mentali: ritennero le loro delle vite indegne di essere vissute e dettero loro “la morte pietosa”, ma anche in quel caso la Chiesa fu lasciata quasi sola perché nei cuori il crocifisso era stato spazzato via dalla pagana e feroce croce uncinata. E così alla fine Hitler scatenò la guerra e la Shoah. Dov’era Dio? Era stato cacciato da tempo. E stava agonizzando nei lager con Massimiliano Kolbe, Edith Stein o Dietrich Bonhoeffer, accanto a una moltitudine di croficissi.
Siamo la generazione che ha visto poi consolidarsi nel mondo il più immane tentativo di strappare Dio dai cuori, imponendo l’ateismo di Stato: l’impero comunista che si è risolto nel più colossale genocidio planetario di uomini e popoli. Tutto questo c’insegna qualcosa? No. Noi siamo la generazione che non impara dalle tragedie del suo tempo. E per questo forse sarà destinata a ripeterle. Non abbiamo forse consegnato la costruzione europea a una tecnocrazia laicista e dispotica che ha voluto strappare le radici cristiane dell’albero europeo? Ed eccoci all’inverno demografico, al declino e all’invasione islamica.
Un grande economista come Giulio Tremonti, nel suo celebre libro, ha affermato che il riscatto è possibile solo con una rinascita spirituale. Ma noi siamo “gli uomini impagliati” di Eliot, con la testa piena di vento e il cuore pieno di solitudine. Abbiamo sputato su Gesù Cristo e sulla Chiesa credendo che questo fosse “libertà”, poi ci troviamo soli o disperati e allora puntiamo il dito accusatore sulla presunta “indifferenza” di Dio. Di quel Dio che non cessa un solo giorno di darci il respiro e di farsi incontro a noi.
Siamo la generazione che non sa più dare senso alla vita, né speranza ai propri figli, che vede addensarsi all’orizzonte nubi cupe di crisi planetarie, di guerre, di carestie, ma non afferra la mano della “Regina della Pace”, presente fra noi per salvarci. Perché si ride del Mistero e del soprannaturale, mentre si va da maghi e astrologi, perché si crede ai giornali e a internet e non al Vangelo, perché si irride chi parla di Satana e dell’Inferno, ma si affollano come non mai sette sataniche o esoteriche, perché si venerano le maschere vuote dei palcoscenici e della tv e si disprezzano i santi, perché si crede che libertà sia poter fare qualunque cosa, anziché essere veramente amati.
Questa stagione iniziò nel ’68, quando si cominciò a sparare sulla religione come “oppio dei popoli”, così oggi l’oppio (o la cocaina) è diventata la religione dei popoli, anche di notai, industriali e deputati. Nietsche tuonò contro il crocifisso perché – scrisse – abolì i sacrifici umani che erano il motore della storia pagana. E infatti oggi, cancellato il crocifisso dai cuori, sono tornati i sacrifici umani. Siamo la generazione che ha assistito tranquillamente in 30 anni allo sterminio – con leggi degli Stati – di un miliardo di piccole vite umane nascenti, il più immane sacrificio umano della storia. La generazione che torna a discettare di vite “indegne di essere vissute”, che pretende di trasformare i più piccoli esseri umani in cavie da laboratorio, che esige – specialmente “in nome della scienza” - che tutto sia permesso. In effetti “se Dio non c’è, tutto è permesso”. Ma con quali conseguenze?
L’abbiamo visto nel recente passato. E siccome non ne traiamo le conseguenze lo vediamo nel presente e ancor più lo vedremo nel futuro. Qualcuno ha osservato: “Strano come sia semplice per le persone cacciare Dio per poi meravigliarsi perché il mondo sta andando all'inferno”.
Antonio Socci
Da “Libero”, 11 luglio 2008 | July 11
| Scritto da Carlo Panella
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| giovedì 10 luglio 2008
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... Se la Forleo lo accusa di reati è eversiva, Berlusconi invece deve farsi processare Il discorso di D'Alema alla Camera ha dell'incredibile sia dal punto di vista politico che culturale.
D'Alema è quel signore che ha chiesto e preteso che il Gip Forleo fosse messa alla gogna mediatica -e del Csm- per aver sostenuto in un atto di giustizia che lui aveva commesso gravi reati nel pasticcio bancario Unipol. Tutti ricordiamo le sue dichiarazioni al fiele, e il tono da madonna insidiata del Lider Màximo di quei giorni. Comprensibile. Oggi, però, a fronte del lodo Alfano, che meglio è chiamare ''lodo Napolitano'' per l'impronta che gli ha dato il capo dello Stato, D'Alema ha la faccia tosta di sostenere che mentre lui è naturaliter al di sopra di ogni sospetto e che quindi ogni insinuazione al riguardo va perseguita, Berlusconi, invece, deve sottoporsi alla volontà dei giudici: ''Berlusconi affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta. Lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo anche in parte della maggioranza. Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, e le finzioni non aiutano. Il lodo Alfano è una soluzione pasticciata e confusa. È una leggina che è un errore politico volto a tutelare l'interesse per presidente del Consiglio e lo espone al dibattito umiliante di questi giorni. Il solito, vecchio, arrogante comunista: questo è l'unico commento possibile.
Carlo Panella http://www.carlopanella.it/ |
Susanna Novelli Fuori dal Parlamento, ma pur sempre con un lavoro sicuro alle spalle. Così, Pier Paolo Cento, ex deputato dei Verdi, ex senatore, ex sottosegretario del governo Prodi, dopo la clamorosa debacle elettorale ha trovato un «nuovo» lavoro. Si tratta di un contratto di collaborazione a progetto siglato il 13 giugno (ma esecutivo dal primo luglio), con la società regionale Azienda Strade Lazio spa. E già, all'interno di quella che si può definire l'Anas regionale, Paolo Cento darà il suo contributo «all'analisi, lo studio e all'individuazione delle azioni e delle problematiche in materia di compatibilità ambientale». Il contratto, della durata di un anno, prevede un compenso di sessantamila euro, da corrispondere in 11 rate mensili di 5 mila euro ciascuna. Ma per fare cosa? e soprattutto, come si è arrivati a scegliere Paolo Cento per questo incarico? Il progetto, che rientra nell'ambito organizzativo della società, si chiama: «Analisi e Procedure sulla compatibilità ambientale paesaggistica». Di per sé non dice molto. Per scoprirlo occorre leggere attentamente il contratto. Ecco allora che «il Collaboratore deve effettuare una ricognizione di tutti gli interventi e le azioni sulla rete viaria regionale e, in relazione ad essi, assista e supporti l'Area Attività della Presidenza, nell'esaminare e individuare eventuali soluzioni, programmare e pianificare le relative attività, ogni qual volta sorgano, tanto internamente che per iniziativa di soggetti terzi, problematiche e questioni connesse con il tema della "compatibilità ambientale e paesaggistica"; sulla base di tale attività, il neo collaboratore Paolo Cento dovrà effettuare uno studio dove «siano individuati e descritti i problemi di natura tecnica, amministrativa, legale o organizzativa...tanto che essi riguardino la struttura interna dell'azienda (individuazione degli uffici interessati, rispettive competenze, proposte di modifiche organizzative, ecc), tanto che essi provengano da soggetti esterni (iniziative e azioni di enti locali, associazioni e movimenti ambientalisti, comitati locali, strutture pubbliche e private in genere), che siano quindi «suggerite le possibili soluzioni, azioni o iniziative utili per far fronte ai problemi individuati». Capire quindi gli uffici e le competenze in materia ambientale e paesaggistica dell'Astral sarà la «mission» dell'ex sottosegretario, così come interloquire e magari risolvere le controversie ambientali con comitati e movimenti di settore. Ma perché lui? L'azienda motiva la decisione «dopo aver esaminato i curricula vitae in suo possesso» (quanti curricula sono arrivati per questo incarico?), mentre è Cento stesso che dichiara «di essere in possesso della professionalità necessaria e che intende, pertanto, accettare l'incarico...». Autoreferenza, insomma. Ovviamente l'ex leader dei Verdi non ha alcun rapporto di subordinazione, né vincoli di orari. Le spese per lo svolgimento della sua attività verranno regolarmente rimborsate, al di là dei 5 mila euro al mese.
July 08
| Scritto da Malerba
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| giovedì 03 luglio 2008
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... Ieri la Magistratura ha collezionato un'altra decisione perfetta e ha rimesso immediatamente in libertà due rom arrestati per aver obbligato dei minori a rubare in appartamenti e uffici sotto la minaccia di violenze anche a sfondo sessuale. Un articolo de la Repubblica di ieri, riporta testualmente le parole della motivazione: "L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto del fermo, sia stato piegato ad altri fini, che non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali che presiedono la libertà personale". Che li avessero presi mentre in camper fossero ormai arrivati da Verona a pochi km dalla frontiera francese non fa testo. Si vede che il Gip ha informaziani certe che non stavano scappando, ma andavano a Saint Tropez soltanto per il weekend. Il pm e gli organi di polizia, continua il Gip, in questo modo "scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale con il rischio che vi sia l'attenzione a finalità diverse da quelle del mero corretto esercizio della giurisdizione, del quale è presidio il giudice". A suo parere "non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico proprio per vicende come quella al centro dell'inchiesta". Tradotto in linguaggio comune, il Gip dice che siccome la questione rom sta a cuore al Ministro Maroni e ai giornali, la polizia per fare bella figura avrebbe agito "piegando il delicato istituto del fermo e privando della libertà alcune persone". Insomma un arresto illegittimo di poveracci che si occupavano tranquillamente dei fatti loro. Non bastavano i mafiosi assassini usciti per decorrenza dei termini di custodia cautelare, non bastava rinchiudere in galera con l'accusa di omicidio un padre che aveva perso due figli in un tragico incidente, non bastava far uscire un imputato perchè in 14 processi non si era riusciti a presentare per due volte di seguito lo stesso collegio giudicante o tentare di trasferire la Forleo che aveva osato l'inosabile. Ci mancava anche quest'altra perla! Sono stato sempre dell'idea che se qualcuno ha una buona idea o inventa qualche cosa di buono a prescindere dalle sue convizioni o posizioni politiche, bisogna riconoscerlo e se è il caso anche sostenerlo. E' per questo che ho deciso che Grillo qualche cosa di positivo l'ha realmente fatto e ho deciso di adeguarmi. Quindi adesso voglio dare il anche mio contributo all'apertura del dialogo con le sinistre e, senza nessuna remora ideologica, dico forte e chiaro: vaffanculo!
| July 07 IN PRIMO PIANO: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=28B. XVI: Un uomo combattivo che sa maneggiare la spada della parola Da molti Paolo viene presentato come uomo combattivo che sa maneggiare la spada della parola. Di fatto, sul suo cammino di apostolo non sono mancate le dispute. Non ha cercato un'armonia superficiale... La verità era per lui troppo grande per essere disposto a sacrificarla in vista di un successo esterno. La verità che aveva sperimentato nell`incontro con il Risorto ben meritava per lui la lotta, la persecuzione, la sofferenza.
In libreria http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24 Ru486, marketing della "opzione precoce" LA VERA STORIA DELLA PILLOLA ABORTIVA RU 486 di Davide Cavoni e Dario Sacchini... nasce per svelare maggiori retroscena riguardo alle storie e agli intrecci intorno a questo farmaco. In Italia, con l'eccezione dei quotidiani Il Foglio e Avvenire, era ed è impossibile far arrivare all'opinione pubblica un'informazione corretta e articolata sull'RU 486. Romano Guardini aveva sottolineato i pericoli derivanti da una concezione per cui "l'uomo è diventato incline a trattare i suoi simili come cose che cadono sotto la categoria dell'utilità". In tutte le legislazioni la tutela della vita umana rappresenta il coronamento della proibizione di trattare l'uomo come "cosa". Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ Comunisti La differenza tra i comunisti e tutti gli altri sta nel fatto che i comunisti vivono religiosamente la loro fede, cosa che li rende disposti a tutto, anche al sacrificio personale (oltre a quello altrui, naturalmente). E', la loro, una «religione politica», come l'islam. Ma atea, perciò il loro paradiso deve essere raggiunto qui, in questo mondo... Ed è per questo che la "politica della mano tesa", che l'attuale governo sembra tanto ansioso di inaugurare con l'opposizione, è per esso solo l'inizio del suicidio. 13) Tito Casini http://www.latunicastracciata.net/super_flumina/02_SF.html Lettere dall'esilio - «Contra spem in spem» Avvertiva agl'inizi di questo secolo, e dell'alluvie modernista oggi dilagante dalla Liturgia in ogni campo, il nostro santo Pio X, «Dio stesso ci assicura nei santi libri: "Quasi dimentico della Sua forza e della Sua grandezza, dissimula i peccati degli uomini; ma ben tosto, dopo queste apparenti ritirate, scosso quasi fosse risorto dall'ebbrezza, stritolerà il capo dei Suoi nemici, affinchè tutti conoscano che Dio è il Re di tutta la terra e sappiano le genti che son uomini"». E aggiungeva, incitando anch'egli, il grande Papa, alla preghiera e alla lotta: «Tutto questo noi crediamo e aspettiamo con fede incrollabile. Ma ciò non toglie che ancor noi, per quanto a ciascuno è dato, ci adoperiamo di affrettare l'opera di Dio; non già solo pregando assiduamente: "Lèvati, Signore, non prenda ardire l'uomo -, ma affermando, "con fatti e con parole, a luce di sole, il supremo dominio di Dio sugli uomini e su tutte le cose..."» 14) Lobbying etico http://www.fattisentire.net/ Unione europea: la lobby pro-gay all'attacco… Bruxelles. In Spagna ci si «sposa». Nel Regno Unito le unioni civili sono equiparate al matrimonio; in Austria esiste la «coabitazione di fatto»; in altri Stati invece nulla. La mappa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgtb) è molto varia e diversificata nell'Unione europea. Così varia che, a detta dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali di Vienna, risulterebbe «discriminatoria» perché agli omosessuali non sono garantiti gli stessi diritti degli eterosessuali. 15) Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php Mons. Marini spiega le decisioni di Benedetto XVI in materia liturgica Quanto alla comunione data dal Papa in bocca ai fedeli inginocchiati – nella recente visita a Santa Maria di Leuca e Brindisi – Marini afferma che diventerà «prassi abituale nelle celebrazioni papali». E prosegue: «Al riguardo non bisogna dimenticare che la distribuzione della comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale, concesso dalla Santa Sede a quelle conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta. 16) E' tutta un'altra storia http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/ Gli ottocento martiri di Otranto Un episodio unico nella storia della Chiesa. Mentre la Rivoluzione insidia il corpo della Cristianità, un'intera città affronta il martirio per non rinnegare la fede. L'indifferenza e i contrasti tra i principi e i re cristiani favoriscono l'avanzata turca. La risposta eroica di una popolazione vissuta per secoli nutrendosi di civiltà e di cultura cristiane. L'attualità della lezione di Otranto. July 03 Negli ultimi due anni ho celebrato una dozzina di matrimoni. Più di una volta, durante la Santa Messa, mi sono scoperto pregare in modo intensissimo per l’unità della coppie che avevo di fronte; alcuni sposi infatti, nei giorni precedenti le nozze, mi hanno confidato la loro preoccupazione e il loro sentirsi fragili, spaventati dal fallimento di matrimoni di loro amici. Nel nuovo rito del matrimonio si legge “ Io Romeo prendo te Giulietta come mia sposa, con la grazia di Cristo, prometto”, etc…. Con la grazia di Cristo, con la forza dello Spirito Santo…. Ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto sia determinante “la Grazia di Cristo”. Come può un giovane di scegliere di vivere nella sobrietà quando tutto invita al consumismo? Come può un giovane lavoratore non cedere alla legge dei “furbetti” ed alla illegalità diffusa? Che energia interiore deve avere un giovane per non tradire mai la fidanzata o la sposa se tutti i giorni incontra persone che lo fanno? Non allungo la lista. Oggi, come forse anche ieri, è difficile resistere . Ci vuole tanta forza che lo Spirito Santo non ci può negare. Questa forza viene in primo luogo dai Sacramenti, dal Battesimo e dalla Cresima: oggi questo Sacramento sembra essere il più “debole” di tutti e invece è il Sacramento più “forte”, quello della pienezza del dono dello Spirito Santo. L’Eucarestia e la Riconciliazione sono il soffio che rianima il fuoco della Cresima. Ho visto più volte che, quando nella mia vita trascuro la meditazione quotidiana dopo poco tempo comincio a sbandare, a perdere la pace, la serenità, la gioia, il controllo di me, lo spirito di servizio, la disponibilità a donarmi. Se questo accade a me che sono un prete, privilegiato per le tante occasioni d’amore e di preghiera che ho ogni giorno, mi chiedo come possano vivere i laici ed in particolare i giovani!…. E’ giunta l’ora di annunciare, se si vuole essere felici con Gesù, la necessità di una misura alta, altissima di vita cristiana…Non possiamo scherzare e tenercelo nascosto… Ogni giorno, almeno mezz’ora di preghiera con Gesù e poi la Riconciliazione frequente, la direzione spirituale, l’Eucarestia, un servizio con i poveri, i bambini, i ragazzi, i coetanei, settimanale, impegnativo, responsabile, voluto, scelto, faticoso. Dopo 16 anni di vita sacerdotale, devo ammettere che la mia più grande fatica è quella di stare con Gesù, eppure ne scelse 12 perché prima di tutto “stessero” con Lui ed anche per mandarli a predicare. Fra pochi giorni, circa 10.000 giovani italiani, partiranno per Sydney chiamati dal Papa: “Riceverete forza dallo Spirito per essere testimoni fino agli estremi confini della terra”. L’umanità intera ha un grande bisogno di questa forza: gli sposi, i sacerdoti, i consacrati, i giovani, tutti!
Don Nicolò Anselmi
| Scritto da Alain de Benoist
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| domenica 22 giugno 2008
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La violenza è attuale più che mai: tafferugli, auto in fiamme, crescita della delinquenza, minacce terroristiche, ma anche di guerra, e uso della forza di Stato. Max Weber ha dimostrato che la violenza - lungi dall’essere «fenomeno arcaico», anacronistico retaggio di barbarie - è la preminente manifestazione dell’antagonismo fra libertà e necessità. Georg Simmel l’ha definita elemento strutturale del fatto sociale. Georges Sorel non esita ad opporla alla forza dell’ordine costituito. Julien Freund la definisce il mezzo d’eccezione del politico. Michel Maffesoli scrive che «la sua stessa pluralità è indice privilegiato del politeismo dei valori», infatti è un’«espressione parossistica del desiderio di comunione». René Girard, secondo cui ogni società nasce da una violenza fondatrice, vede in essa parte di «una sacralità degradata». La violenza è insieme dissidenza, parossismo e duplicità; sul piano sociale s’inscrive in un doppio movimento di distruzione e fondazione.
OVUNQUE E DA NESSUNA PARTE Al limite, si può estendere il campo della violenza fino a vederne ovunque, anche nell’obbligo imposto dalle leggi, dalle istituzioni e dalle strutture sociali, perché lo Stato nasce da un rapporto di forze. Ma se è ovunque, la violenza non è più in nessun posto. In senso stretto, è oggettivabile solo la violenza fisica, frutto dell’illecito uso materiale della forza. Molte dottrine chiamano violenza solo la forza illegittima. Sotto la copertura d’una formale neutralità, lo Stato stesso s’è arrogato il monopolio della violenza, ma senza riuscirci mai, infatti la legalità che esso incarna non sempre è legittima. Dove comincia allora la legittimità del ricorso alla forza, se la legittimità non si confonde con la semplice legalità? Principio organizzatore della società, la violenza può anche essere un modo per restaurare la città. Oggi l’aumentata settorializzazione della violenza («violenza sociale», «violenza scolastica», «donne picchiate», ecc.) s’unisce all’infantolatria (colpisce che l’infanticidio abbia sostituito il parricidio come il peggiore dei crimini), all’ideologia vittimista (le vittime hanno rimpiazzato gli eroi come modelli, dunque per farsi ammirare occorre prima farsi compatire) nel suggerire un’ubiquità della violenza.
PIÙ DI IERI, MENO DI DOMANI Città incluse, la violenza propriamente criminale è in realtà minore di una volta, almeno in Francia, ma la violenza dei giovani è certo aumentata. Essa s’accompagna a una spettacolarizzazione sempre più invadente. Il film Rambo 4 offre 236 morti in 93 minuti. Cyberdipendenza e videogiochi amplificano il fenomeno. La morte è banalizzata, ma son sempre meno quelli che hanno visto un vero cadavere. Il paradosso è che l’onnipresenza della violenza procede di pari passo con la non meno evidente accentuazione della sensibilità: fra la gente comune la soglia di tolleranza per la violenza reale continua a calare. Il vero problema della violenza comincia quando essa perde lo statuto di ultima ratio, per proliferare con virulenza e costituire un modo d’esistere. In parte è quanto accade ora. La violenza è l’eccezione del politico, ma l’organizzazione del politico della società esige che la violenza sia regolata. Ma anche qui torna l’ambivalenza. La violenza va contenuta perché destruttura la vita sociale, ma è sempre la violenza che permette, a chi si compiace di combatterla, di giustificare la soppressione delle dissidenze e il presidio generalizzato della socialità. Quotidianamente oggi l’ansia di sicurezza può esser invocata per imbrigliare le libertà. La violenza fa paura, giustamente, ma anche questa paura può esser strumentalizzata. Essa permette all’autorità di legittimarsi come istanza di «protezione» e quindi agevola il controllo sociale. ATTACCO PREVENTIVO Metafora delle tensioni sociali, la città è al centro delle paure contemporanee. La politicizzazione delle paure urbane spinge i poteri pubblici ad alimentare deliberatamente le inquietudini - non a rafforzare le solidarietà sociali - e a punire dissidenti e individui presunti «pericolosi» come dei colpevoli. La sacralizzazione della legge serve allora solo a premunirsi da una contestazione violenta del disordine costituito. L’anarchica proliferazione di violenze di ogni genere fa poi dimenticare che, su altri piani, il conflitto tende a sparire. I grandi conflitti sociali del secolo scorso si sono per lo più placati, a cominciare dalla lotta di classe, dimenticata a vantaggio di un chimerico «scontro di civiltà». Dal compromesso fordista, i sindacati si sono adeguati all’idea di una società senza un preminente antagonismo, proprio come i partiti contestatori di sinistra si sono adeguati alla logica consensuale del mercato. Anche lo Stato s’orienta alla ricerca sistematica di «compromessi negoziati». Desindacalizzazione, cedimento del pensiero critico, «dialogo sociale» e negoziato degli interessi: in molti campi il consenso ha sostituito il conflitto. Pierre Rosanvallon non ha torto quando dice che, socialmente parlando, viviamo in un mondo senza una forte conflittualità strutturante. GUERRA ALLA GUERRA A livello internazionale, è ancora un’altra cosa. L’idea dominante è d’eliminare la guerra e sopprimere il conflitto. Ma la guerra contro la guerra prevale, è sempre più violenta di tutte le altre, né la cultura del rifiuto del nemico impedisce al nemico di apparire. Ben diverso dal desiderio di pace (l’obiettivo naturale della guerra è la pace), il pacifismo è intrinsecamente polemogeno. Fondamentalmente la guerra non ha cambiato natura, ma i mezzi ai quali ricorrono i belligeranti son sempre più massicciamente distruttivi. Chi crede di liberarci dalla violenza è imbattibile nel giustificarla e nello scatenarla! La violenza è stata spesso messa al servizio dell’utopismo, ma anche la volontà di eliminare la violenza deriva dall’utopia. La società non potrà circoscrivere o canalizzare la violenza, pretendendo d’imporre la «pace universale» e sopprimere i fattori conflittuali. Il conflitto nasce da aggressività naturale, diversità umana e impossibilità di conciliare sempre progetti originati da valori divergenti. Non tutti i conflitti implicano violenza, però ne celano la possibilità. L’intolleranza a priori nei suoi riguardi rimanda meno al gusto per i rapporti civili e più alla paura del rischio, alla rassegnazione e all’inerzia. È fin troppo certo che rimozione del conflitto e rifiuto dell’idea stessa di lotta conducano alla violenza generalizzata: voler rimpiazzare a ogni costo il conflitto col consenso è votarsi a far scatenare la violenza estrema. Se oggi c’è troppa violenza, forse è perché difetta il conflitto creatore.
(Traduzione di Maurizio Cabona) | July 01
| Scritto da Marco Cavallotti
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| domenica 29 giugno 2008
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Al centro del dibattito politico per una parolaccia Davvero modesta la discussione politica in Italia. Un parlamentare non particolarmente letterato si esibisce in una serie di volgarità a danno del Premier, e il confronto generale si polarizza immediatamente fra coloro che condannano il tono e il contenuto dell'uscita da caserma dell'ex-questurino, e coloro che tacciono. Un po' poco, e un po' "fuori tema" rispetto ai problemi veri che si stanno discutendo. Ma lo sbandamento dell'opposizione è tale, e la paura di far da soli nella pur consistente maggioranza è tanta, anche di fronte agli ondeggiamenti presidenziali, che non par vero di smettere di parlare di interventi veri per il contenimento democratico di una magistratura che pare sempre più priva di freno e di controlli, per discutere sulle villanie di un parlamentare. E per discettare sull'applicabilità alla politica della proprietà transitiva: se Di Pietro è un maleducato, lo saranno anche coloro che non si sbilanciano e non prendono le distanze rispetto alle sue uscite? Come se, anche qui, la sostanza vera del problema non fosse ben altra: il patto scellerato fatto dalla sinistra postdemocristiana e postcomunista con un partito come Italia dei Valori, rozzamente, populisticamente e opportunisticamente giustizialista, rinunciando addirittura a imbarcare il partito socialista al quale dichiarano ora di ispirarsi. Occorre pur dirlo, di fronte a tanta insipienza, a tanta paura di prendere una posizione non dico coraggiosa, ma semplicemente civile, di fronte al rischio di apparire, prendendo posizione, schierati con i "nemici della magistratura", ed al terrore di tirare dritti senza riguardo alle reazioni non sempre composte di Mancino e del Csm, anche queste uscite a orologeria di Di Pietro assurgono alla dignità di politica. Di grande politica nel Paese dei Nani. |
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