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31 augustus Intolleranza:mussulmano mura la MadonnaINTOLLERANZA RELIGIOSA Non sopporta la statua della Madonna Immigrato musulmano mura l'edicola Per l'uomo l'immagine sacra, che si trova davanti alla sua abitazione, era un'offesa alla sua coscienza religiosa. L'episodio è accaduto in un paesino in provincia di Lecco, il sindaco: "Iniziativa arbitraria e incivile" Quotidiano Nazionale. Milano, 21 agosto 2007 - Non la sopportava proprio quella statua della Madonna davanti alla sua abitazione, perchè offendeva la sua coscienza religiosa. Per questo, con cemento, mattoni e cazzuola, l'ha murata sperando di porre fine una volta per tutte a quell'affronto. È quando accaduto nella corte della vecchia Cascina Rimoldo a Valaperta di Casatenovo, un paesotto della provincia di Lecco quasi al confine con quella di Milano. Protagonista del gesto, reso noto dal quotidiano telematico 'Merateonline', un extracomunitario musulmano giunto da poco e sistematosi in quella cascina con alcuni suoi connazionali. Da subito aveva manifestato la sua intolleranza verso quella statua con le braccia aperte come ad accogliere i suoi figli. Solo il pronto intervento di due donne ha impedito che il simulacro della Vergine venisse murato definitivamente, mentre nulla hanno potuto per salvare da questo infame destino i due angioletti che vegliavano accanto. È alla metà dell'Ottocento che si può far risalire la nicchia, una fra le più antiche, dove era custodita la Vergine. Un piccolo tabernacolo di proprietà dell'intera corte, trattato con grande devozione e rispetto, anche dai non credenti. L'uomo dapprima aveva cominciato a manifestare la sua contrarietà solo con male parole rivolte alla statua per poi passare alle vie di fatto. Quando è stato sorpreso dalle due fedeli che gli hanno chiesto conto del suo agire, l'uomo ha risposto stizzito che lui non credeva per nulla a quella statua, che non aveva alcun valore e che non voleva più incrociare il suo sguardo ogni volta che faceva il suo ingresso in casa. Solo l'insistenza di una delle due anziane ha permesso che restituisse almeno la Madonna, togliendola dalla 'tomba' nella quale la stava murando. Sul gesto dell'extracomunitario musulmano è intervenuto il sindaco di Casatenovo, Antonio Colombo, con una nota i cui precisa che "siamo di fronte ad un'iniziativa individuale arbitraria ed incivile". "Tuttavia - ha aggiunto Colombo - questo gesto inqualificabile ed intollerante non deve pregiudicare gli sforzi che tutti dobbiamo compiere per una convivenza veramente civile, fondata sul rispetto reciproco delle idee, delle tradizioni e delle convinzioni religiose di ciascuno". Lo stesso primo cittadino ha disposto un sopralluogo da parte della Vigilanza urbana e del Settore Urbanistica per accertare i fatti e le responsabilità, prevendendo che "in relazione agli elementi di cui disponiamo, è presumibile che si giunga immediatamente all'emissione di un'Ordinanza di ripristino dell'edicola votiva di Cascina Rimoldo". 30 augustus se parla un cattolico è ingerenzaSe parla un cattolico è ingerenza; se parla un teoprogressista è profezia. Quando esce di casa la mattina, il cattolico deve essere prudente almeno il doppio di un laico qualsiasi. Al cattolico non basta guardare dalla finestra se piove per decidere se prendere o no l'ombrello. Prima di andare in ufficio, al bar o dal barbiere, il cattolico deve leggere i giornali per vedere se hanno parlato il cardinale Ruini o qualsiasi altro membro della gerarchia non gradito al laicume e al cattoprogressismo. Se il cardinale Ruini o qualsiasi altro membro della gerarchia hanno parlato, il cattolico si deve preparare al temporale: colleghi, baristi e clienti del barbiere lo attendono per dirgli quello che si merita, qualunque cosa il cardinale o altri prelati abbiano detto senza rispettare la vulgata laica. Figuriamoci se hanno osato parlare della politica anche solo per dire quali ne siano i valori fondamentali. Un esempio. Lunedì 20 marzo 2006, a poca distanza dalle elezioni del 9 aprile, nella prolusione ai lavori del Consiglio permanente della CEI, il cardinale Ruini ha detto che i criteri di riferimento per una scelta politica sono il rispetto della vita dal concepimento al suo termine naturale, la famiglia fondata sul matrimonio e la cura di evitare l'introduzione di normative che comprometterebbero gravemente il valore e la funzione della prima cellula della società. Per meno di così, avrebbe potuto stare in curia e mandare un telegramma. Eppure, apriti cielo. I sacerdoti del laicismo hanno aperto il fuoco di fila delle grandi occasioni e i proiettili sono finiti sulle scrivanie, sui banconi da bar e sulle poltroncine da barbiere frequentati dal povero cattolico. A bombardamento passato, per rinfrescare la memoria, basta riportare il compassato commento del professor Gian Enrico Rusconi uscito sul compassato quotidiano «La Stampa», dove si legge: «Lo ripetiamo sino alla noia: la Chiesa ha tutto il diritto di esporre e promuovere le sue tesi. Nessuno la ostacola nel discorso pubblico. Ma quando entra in gioco la deliberazione politica – a qualunque livello – la Chiesa deve accettare con rispetto – non semplicemente tollerare – le procedure attraverso cui i cittadini e i loro legittimi rappresentanti prendono decisioni dissonanti dalla sua dottrina». Grazie professor Rusconi, anzi "professore Rusconi", come la chiama il costipato e compiaciuto direttore di Radio Radicale. Ma questo che cosa è se non un discorso pubblico? E dov'è che non vengono rispettate le procedure attraverso cui i cittadini eccetera eccetera? Però adesso bisogna lasciare un momento il "professore Rusconi" e riflettere su un piccolo fatto. Negli stessi giorni i quotidiani riportavano gli attacchi delle riviste dei Paolini al governo di centrodestra, e nessuno si scandalizzava. Monsignor Giovanni Nervo, ex direttore della Caritas italiana, se la prendeva con il governo sul periodico dehoniano «Settimana», e nessuno si scandalizzava. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, diceva testualmente: «Più che sulla dottrina sociale della Chiesa, la politica dell'attuale governo si è modellata sul programma della loggia massonica P2», e nessuno si scandalizzava. Qui, non si vuole entrare nel merito dei giudizi. Qui si vuole evidenziare che dal "professore Rusconi" in giù, fino all'ultimo dei Capezzoni e delle Rosebindi, in questi casi nessuno eccepisce. Perché, dicono, queste sono voci isolate. Ma mentono, perché queste sono voci vezzeggiate, coccolate, irretite. E, purtroppo, durano più a lungo di una prolusione del cardinale Ruini. Sul numero 19 dell'«Europeo» del 1974, per esempio, padre Turoldo spiegava perché avrebbe votato "No" al referendum per abrogare il divorzio, in barba all'insegnamento della Chiesa: «Io scelgo di votare contro il referendum e dico di "no" proprio per rispetto della fede e della Chiesa. […] Le ragioni del mio "No" scaturiscono […] dal primato dell'amore sulla legge». Questa elogio della prassi anticattolica celebrato da un sacerdote è stato usato sul sito dell'Associazione Luca Coscioni per sostenere le ragioni degli anticristiani al referendum sulla procreazione assistita del 2005: trentun anni dopo. Non è uso politico della religione, allora e oggi? E vogliamo parlare di don Giuseppe Dossetti? L'inventore del dossettismo ha diviso la sua vita in due parti eguali e simmetriche: durante la prima ha manipolato la vita della Chiesa facendo il politico, durante la seconda ha manipolato la vita politica facendo l'ecclesiastico. Anche questo è niente? Dossetti e Turoldo, due esempi fra i troppi, non sono scartine e anche i laicisti e i cattoprogressisti sono obbligati ad ammettere la loro influenza. Ma qui sfoderano il colpo di genio linguistico: se a parlare della politica è la gerarchia ecclesiastica si tratta di "ingerenza", se a fare esplicitamente politica sono i santoni teoprogressisti si tratta di "profezia". Giù il cappello. Quando l'allora arcivescovo di Milano cardinal Martini consegnò a padre Turoldo il Premio Lazzati sentenziò contrito che «la Chiesa riconosce la profezia troppo tardi». Il Dizionario di Teologia della pace, edito dai Dehoniani, parlando del pensiero e della prassi politica di monsignor Tonino Bello, di Pax Christi, dice: «Molti gesti che hanno accompagnato la vita di questo vescovo hanno le caratteristiche della profezia». Per ultimo, un "profeta" dei giorni nostri. Quel don Andrea Gallo che dà del pastore tedesco a Papa Benedetto XVI, predica il matrimonio tra omosessuali, definisce Vasco Rossi un evangelista, porta i transessuali a farsi operare e scrive nella sua autobiografia: «È vero: sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx». Tutto ciò per dare almeno una fionda al povero cattolico bersagliato dal fuoco di fila di giornali, colleghi e conoscenti: questo genere di "profezia", uno dei tanti frutti maturati dalla primavera del Vaticano II, punta gli occhi in terra e non parla in nome di Dio, ma del Partito. Prima di concludere, bisogna tornare al "professore Rusconi", che merita una risposta autorevole. Se nel frattempo qualche profetica commissione teologica non l'ha cassata, ecco due passi dell'Enciclica Sulla Regalità di Cristo, la Quas Primas, di Papa Pio XI: «Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e pubblica. […] Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono con l'incolumità del loro potere, l'incremento e il progresso della patria». Con questa Enciclica, il Pontefice istituiva la festa di Cristo Re. Si celebra l'ultima domenica dell'anno liturgico, prima dell'inizio dell'Avvento: manteniamola viva, è un'idea. Tratto da: Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro - Contro il logorio del laicismo moderno - Piemme - 2006 - pp. 208 - € 11,50 - http://www.theseuslibri.it/open2b/preview/product.asp?Id=759 16 augustus Augurandovi buone ferie....«Sudditanza al laicismo, ora basta» Articoli su articoli, dissertazioni sullo spinosissimo tema della pedofilia, balbettii autocritici da parte di autorevoli tonache. Il caso Gelmini sembra mostrare il lato debole della Chiesa italiana e ripropone un quesito ricorrente: c'è in Italia una cultura laicista che sfrutta tutte le occasioni per mettere in difficoltà il già fragile popolo di Dio? Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più noto al mondo, non fa sconti a nessuno: «Noi abbiamo importato dagli Usa l'ossessione per la pedofilia. La Chiesa americana, quella politicamente più corretta, più all'avanguardia, più liberal, ha aperto a tutto: dal sacerdozio delle donne ai preti gay. Risultato: il conformarsi alla logica del mondo ha portato nei seminari tanti omosessuali, che da sempre cercano ambienti maschili come i seminari e le caserme, con relativa, inevitabile esplosione degli scandali. D'altra parte laggiù l'attacco alla Chiesa è diventato un business a colpo sicuro. Molti avvocati invitano i fedeli a denunciare preventivamente i preti, che a differenza dei pastori protestanti hanno alle spalle diocesi ricche: le diocesi, spaventate, pagano anche quando si sa che i sacedoti sono innocenti». Un meccanismo perverso, a sentire l'autore di Ipotesi su Gesù, che è costato al clero americano cifre stratosferiche. «Da noi - riprende Messori - il caso don Gelmini dà ovviamente voce ai tanti moralisti laici e laicisti su piazza che colgono l'occasione per puntare il dito contro la Chiesa cattolica. Ma questo credo sia normale». Nessun complotto, dunque. «Piuttosto, - riprende Messori - come mai la pedofilia emerge con percentuali uguali nelle chiese protestanti dove tutto è permesso? Invece, qua da noi si parla di don Gelmini e dello scandalo dei preti di Torino per dire che è tutta colpa della Chiesa retriva e conservatrice che impone il celibato. Purtroppo il matrimonio fra i preti non risolve il problema, perché l'ottanta per cento dei casi riguarda pratiche omosessuali». Forse, il tema di fondo è un altro: la Chiesa deve tornare ad annunciare Cristo, senza se e senza ma come si dice oggi? E forse, quando lo fa, rischia l'emarginazione? Ruota intorno a questi quesiti la riflessione di don Luigi Negri, vescovo di San Marino: «Io noto che don Gelmini è uno che ci crede. Nel senso che porta la fede fino alle estreme conseguenze sociali e culturali. Per lui la fede non è un fatto privato, personale, ma un modo di affrontare la vita. Questo obiettivamente dà fastidio ad una mentalità laicista che mal digerisce un cristianesimo integrale». Ma c'è di più; per il vescovo di San Marino c'è un'ala nella Chiesa che si presta a questo gioco distruttivo: «Un conto è il popolo di Dio che ha ben saldi i suoi riferimenti, altra cosa è l'ecclesiasticità che talvolta va in ordine sparso. Tante vicende, anche questa di don Gelmini, dimostrano, al di là delle eventuali responsabilità di don Pierino di cui non so nulla, una subalternità, consapevole o no, di parte dell'ecclesiasticità al pensiero dominante, un desiderio sconfortante di compiacere la cultura laica». Monsignor Negri non fa nomi, ma certo il retropalco del caso è stato affollato in questi giorni da personalità del mondo ecclesiastico: il cardinal Francesco Marchisano ha invitato don Pierino a farsi da parte in attesa di un chiarimento, don Ciotti si è detto equidistante dal sacerdote e dalle sue presunte vittime, don Mazzi è stato addirittura convocato dalla Procura di Terni come teste dell'accusa. La vicenda ha provocato contraccolpi anche all'interno del mondo cattolico, anche se in superficie è più difficile leggere i segni di questo conflitto. E allora affiora il disagio, la speranza che tutto finisca in fretta senza altri danni. Come dice Salvatore Nummari, arcivescovo di Cosenza: «Da amico invito don Pierino ad avere fiducia nella magistratura. Senza troppe esternazioni». di Stefano Zurlo (C) Il Giornale, lunedì 13 agosto 2007 12 augustus riflessioni ferragostaneIN PRIMO PIANO http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=32 Card. Caffarra: La liberazione dei nuovi schiavi Quale schiavitù è quella in cui la persona umana ontologicamente degradata cade? Nella schiavitù dello spontaneismo. Il frutto della de-gradazione ontologica è la de-gradazione morale: la libertà ridotta a movimento spontaneo della persona verso il proprio bene individuale, ed incapace di muoversi verso il bene come tale, il bene in sé e per sé... il grande compito è lottare contro quei germi di disfattismo presenti oggi in Occidente. IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=5086 Il libro rosso dei martiri cinesi Incuriosito lessi la prefazione. D un fiato. E da lì, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, ti ritrovi a divorare questo libro sempre più velocemente, con incredula avidità e inesplorato orrore. Ciò che hai tra le mani è la storia di un incubo, il racconto di una follia, ma anche la grande poesia della fede. Leggi e inorridisci. Leggi e quasi non ci credi. Leggi e ripensi a quelli - ne hai conosciuti, mica solo ragazzi, perfino professori, per non dire dei colleghi - che ti parlavano, e convinti, di Mao Tze Tung come il "Grande Timoniere". Ma anche del maoismo come il migliore dei sistemi possibili e di quella Cina come un Paradiso in terra. Vorresti farle leggere a loro, adesso, queste pagine. E scrutarne sui volti le reazioni. Un numero spaventoso di vittime, tale da porre Mao, il "Sole rosso", in concorrenza con l altro mostro del XX secolo, Stalin: per Mao si contano infatti 80 milioni di morti solo nel periodo del "Grande balzo in avanti", dal 58 al 61. Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ Ingerenza L antico vizio dei politici "laici", siano atei, agnostici o "cattolici adulti" è il volere che la religione sia solo un instrumentum regni, buona cioè a forgiare sudditi obbedienti e sottomessi. Alla tentazione non è riuscito a sottrarsi neanche Prodi, il quale, com è noto, vorrebbe che nelle omelie si denunciasse l evasione fiscale come peccato gravissimo e si sferzassero i fedeli con parole di fuoco circa l obbligo "religioso" di pagare, zitti e bravi, le tasse. Citando opportun(istic)amente san Paolo (che, in realtà, invitava i cristiani al lealismo verso l autorità costituita e mai parlò di fisco), ecco l invito a usare la mezz ora di predica domenicale per ricordare i doveri del buon cittadino. Forse che gli stessi vescovi, di tanto in tanto, non emanano decaloghi del buon guidatore? Già: è questa la Chiesa che piace, quella che non fa gridare all "ingerenza" e non fa sperare alle Bindi che sia finita l "era di Ruini". Qualche parroco, però, ha fatto capire che, al contrario, preferirebbe dedicare omelie al buon uso da parte del governo delle tasse percepite. Ma la voracità di questo governo meriterebbe ben altro che omelie: magari qualche invito all insurrezione o, almeno, all obiezione di coscienza. Sono vecchi cavalli di battaglia della sinistra lo statalismo e la demonizzazione dell evasore. Ricordate i manifesti per le strade e gli spot governativi ai tempi del duo Craxi-De Michelis? Lo slogan era: "Io pago le tasse, e tu?". E giù giri di vite sui commercianti e le (solite) categorie incise sulla Colonna Infame. La risposta corretta alla domanda socialista sarebbe stata: "E tu, governo insaziabile, cosa ne fai del sangue che ci succhi?". Poi venne Mani Pulite e ci fu spiegato dove finivano i nostri soldi. Ora, con gli statalisti coalizzati al potere, ritorna l ossessione: lotta continua agli evasori. Tacendo che si spende di più nel recupero di tasse evase che nell introito effettivo (l 1% scarso). Andrea Tornielli http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/08/08/messe-show-facciamo-un- catalogo/ Messe show, facciamo un catalogo? Leggendo alcuni dei vostri commenti ai post dedicati al Motu proprio di Benedetto XVI che liberalizza il messale antico, mi è tornato in mente un vecchio progetto, per il quale vorrei chiedere il vostro aiuto. Mi piacerebbe "censire" in qualche modo, con dovizia di documentazione (e un pizzico di ironia) gli abusi liturgici che vengono compiuti nelle nostre chiese. Una panoramica dettagliata - potrebbe essere un libro - credo aiuterebbe a capire perché ci sono persone che riscoprono l antica liturgia. Allego una foto, che riprende un illusionista intento a fare un gioco (la sospensione della partner) quale "offertorio" durante una messa. Vi va di aiutarmi? CORRISPONDENZA ROMANA http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php Card. Castillo Lara: "Hugo Chavez è un un dittatore paranoico" "Anche io in passato è stato offeso da Chavez: mi ha accusato di essere un bandito, un ipocrita. Non ho mai reagito, del resto che si potrebbe rispondere? È come se uno entrasse in un manicomio e venisse insultato dai matti. Si tira dritto e basta. Chavez non è una specie di fotocopia del Lider Maximo, è peggio. La paranoia gli fa perdere il senso della realtà. Vede solo quello che gli interessa. Parla del socialismo del XXI secolo ma nella sua testa è una specie di comunismo nella fase peggiore, concentrato di populismo e autoritarismo". Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli http://www.fides.org/ita/documents/dossier_pakistan_080807.doc Scheda: la Repubblica Islamica del Pakistan" Oggi il Parlamento, chiamato "Majlis-e-Shoora", conta 100 membri eletti nelle assemblee provinciali e territoriali che rappresentano le quattro province e un territorio autonomo dello Stato. L assemblea nazionale è composta di 342 membri: 272 eletti dal popolo, 60 riservati alle donne e 10 per i non-musulmani. Ma dietro un sistema elettorale e democratico si nascondono gli interessi delle grande famiglie, dei gruppi etnici, della classe militare e dei commercianti. LA TUNICA STRACCIATA Scritti di Tito Casini http://www.latunicastracciata.net/dicebamus_heri/06_DH.html DICEBAMUS HERI - la "Tunica stracciata" alla sbarra cap 6 - Cose del Texas Al di là di ogni limite. È possibile che certe periferie "texane" esistano in seno al popolo di Dio? - È possibile che si raccolgano dossiers per "far fuori" un membro del Collegio Apostolico? La virulenza dell'attacco" eccetera eccetera... Parlar di "Texas" e di "far fuori", per uno ch'è "al di là d'ogni limite", ossia un fuori-legge, vuol dir parlare di briganti, con taglia addosso, vuol dire ricordar Kennedy, che sarebbe il cardinale Lercaro, e Oswald, che sarei io, io in associazione a delinquere con altri texani, i partigiani del latino. 11 augustus Chavez paranoico«Hugo Chavez è un paranoico. Per la precisione un dittatore 10 augustus Maggiolini: verita vale + della democraziaMons. Alessandro Maggiolini, Vescovo emerito di Como Le osservazioni che pongo in questo intervento possono sembrare elementari, perfino semplicistiche. Eppure stanno alla base di una valutazione della democrazia come metodo per giungere alla verità. Dire democrazia significa parlare di un metodo per stabilire la verità: un metodo dove la verità è fissata dalla maggioranza dei pareri delle persone che compongono una società. Se cento cittadini concorrono a esprimere il loro parere su una questione, non è necessario che tutti concordino nella loro espressione di opinione: basta la maggioranza; basta, cioè, che 51 manifestino una medesima posizione su un problema, per affermare che quella soluzione deve essere considerata quella giusta. Non servono tanto le ragioni che si portano per giustificare il proprio parere: basta che si manifesti il proprio parere. Né ha molta attinenza con la verità dell'opinione espressa il fatto che coloro che la pensano diversamente siano tanti o pochi. Il metodo democratico può sembrare sbrigativo, ma un solo voto può decidere un problema anche di grave portata. Ciò non significa che la consistenza di un'opinione si misuri con il pallottoliere: la quantità delle opinioni non misura la verità delle opinioni stesse. Se in uno Stato si decidesse che la pena di morte è legittima almeno in alcuni casi, o che debbano essere legalizzati l'omicidio, la rapina o la soppressione della vita nel caso di una malformazione fisica, questa decisione, anche se assunta a pieni voti, non dovrebbe avere nessun valore. La verità prevale sulla libertà dei singoli. Per impedire che una maggioranza di persone - magari stragrande - eserciti il potere in maniera indiscriminata, si deve ammettere che esistono alcune verità le quali - ci si esprima con le parole di Benedetto XVI - sono «indisponibili», vale a dire non possono essere messe ai voti, non dipendono dalla maggioranza dei pareri che le appoggiano. Ciò fa capire che deve esistere una verità più forte del voto della maggioranza: una verità in base alle quale, per esempio, far morire un uomo innocente, anche se malato gravemente, è un orribile ingiustizia. Può sembrare macchinosa questa procedura democratica contemporanea; eppure essa si propone come l'alternativa più valida o semplicemente valida, nel caso in cui la verità sia considerata meno importante della volontà della maggioranza. La democrazia post-moderna si apre così gradatamente - quasi insensibilmente - al relativismo e allo scetticismo. Finché nella società vigevano ancora i valori e i principi morali e religiosi intangibili, tali valori e principi si ponevano come limite invalicabile alla iniziativa umana: alla libertà non normata da verità incontrovertibili. I fondatori dello Stato democratico moderno non avrebbero potuto stendere alcuna Dichiarazione di Indipendenza e di Tutela dei Diritti umani, se al fondo non avessero affermato la «verità dell'uomo»: una verità non arbitraria, ma riconosciuta grazie all'esistenza della legge naturale completata dalla legge rivelata: la verità, in altri termini, è più solida e fondante di una libertà senza norme. Se non si è più che attenti la democrazia si orienta a diventare la «dittatura del relativismo», come si esprime Papa Ratzinger: la democrazia è la forma moderna della Torre di Babele, il simbolo della umanità che si sgancia dal riferimento all'autorità che proviene da Dio, per affermare che «il potere appartiene al popolo». Queste considerazioni possono apparire ostiche a coloro che cedono a una sorta di sub-pensiero contemporaneo: la democrazia - comunque la si intenda - sarebbe da interpretare come un bene assoluto messo nelle mani degli uomini. E, anche nel nome di una laicità fortemente intrisa di anticattolicesimo e di odio per la religione, si avvia a diventare l'unico elemento «assoluto» - «divino» si direbbe - della cultura contemporanea. Per cui, si profila per il secolo che inizia uno scontro di civiltà che schiera da un lato la Chiesa e tutti i cattolici che riconoscono la necessità di ancorare il metodo democratico a una verità intangibile dell'uomo; dall'altro, le democrazie relativistiche e nichilistiche, per esempio dell'Unione Europea, che predicano e diffondono il verbo dello scetticismo. Si pensi ai problemi della bioetica. Si pensi alla potenza pseudo-democratica che possono avere gli strumenti di comunicazione di massa che formano (in chiave vagamente gramsciana) la mentalità corrente. L'impegno per gli uomini di buona volontà si profila chiaro. Il Giornale n. 186 del 2007-08-08 09 augustus immigrati vogliono diventare italiani?Qualche giorno fa un quotidiano ha pubblicato un'approfondita 08 augustus Cina: come risponde al PapaArresti e isolamento di sacerdoti: la risposta dei governi locali alla Lettera del Papa Gli arresti e i controlli hanno bloccato tutte le attività estive delle comunità sotterranee. Ai familiari è proibito visitare i prigionieri. Il disegno sembra essere quello di ridurre "all'obbedienza" all'Associazione Patriottica tutti i fedeli delle comunità non ufficiali... Roma (AsiaNews) – Almeno 11 sacerdoti della chiesa sotterranea sono in arresto in diverse regioni della Cina. Fonti di AsiaNews affermano che dal maggio scorso le loro condizioni si sono aggravate a causa della Lettera del Papa ai fedeli cinesi. Nell'Hebei, Zhejiang e Mongolia Interna tutte le attività della chiesa sotterranea, non riconosciuta dal governo, sono state bloccate. Durante l'estate i sacerdoti dedicano tempo a raduni e catechesi di ragazzi e adulti, ma il controllo della polizia e gli arresti di diversi sacerdoti, hanno reso impossibile gli incontri. Gli ultimi arresti sono avvenuti lo scorso 24 luglio, nella regione di Ximeng (Mongolia Interna): tre sacerdoti dell'Hebei sono stati arrestati dalle forze di sicurezza. Si tratta di p. Liang Aijun, 35 anni; Wang Zhong, 41 anni; Gao Jinbao, 34 anni. Secondo fonti di AsiaNews, i tre si trovavano in Mongolia per missione. Nell'Hebei, il p. Liu Tai, 50 anni, è stato arrestato nella contea di Zhoulu. Fonti locali di AsiaNews affermano che questa serie di arresti è "una risposta dei governi locali alla Lettera del papa". Le fonti notano infatti un indurimento della polizia e dell'Associazione Patriottica proprio in corrispondenza dell'uscita della Lettera, fissata per la Pentecoste del 27 maggio (e poi distribuita il 30 giugno). Settimane prima della Pentecoste, la polizia ha decretato l'isolamento di diversi sacerdoti dell'Hebei che sono ai lavori forzati proibendo ai parenti di poterli visitare. Secondo tali fonti, nell'Hebei vi sono 6 sacerdoti che stanno scontando pene da uno a 3 anni per attività religiose illegali. Fino allo scorso maggio i parenti potevano andare a trovarli portando cibo e biancheria. Un indurimento è registrato anche nel Zhejiang. Il sacerdote Jiang Sunian, cancelliere della diocesi di Wenzhou, a cui era stato promesso una liberazione anticipata per motivi di salute, dovrà rimanere in prigione fino alla scadenza della pena, cioè fino alla fine di agosto 2007. P. Jiang era stato arrestato nell'agosto scorso per aver falsificato il suo passaporto e poter andare in pellegrinaggio a Roma. Secondo alcuni sacerdoti locali, le violenze contro la Chiesa sotterranea mostrano il disprezzo delle autorità cinesi verso le aperture amichevoli e coraggiose di Benedetto XVI al governo cinese. Essi ricordano che anche nel '99, in occasione di alcuni dialoghi fra Cina e Vaticano su possibili rapporti diplomatici, vi sono stati arresti e indurimenti. Un documento segreto del Partito comunista, del 17 agosto 1999, decretava che "qualunque sia il futuro delle relazioni sino-vaticane" occorreva ridurre all'obbedienza la Chiesa sotterranea, attraverso una rieducazione a cura dell'Associazione Patriottica. Il documento affermava che a chi rifiuta la rieducazione "verrà negato ogni diritto di svolgere attività come prete". I responsabili di sommosse o azioni illegali [come celebrare la messa in luoghi non registrati, o nelle case; fare processioni senza permesso, ecc.] "saranno trattati severamente dall'autorità poliziesca". AsiaNews 02/08/2007 07 augustus E SE DON GEORG RICORDA RATISBONA…Ha fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: “I tentativi di islamizzare l’Occidente non vanno taciuti. Ed il pericolo connesso per l’identità dell’Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del rispetto”. Il prelato ha sottolineato che “la parte cattolica vede molto chiaramente (tale pericolo) e lo dice anche”. Il discorso del Papa a Ratisbona del settembre scorso – ha affermato – “dovrebbe servire a contrastare una certa ingenuità”. E’ un allarme esagerato? Può apparire tale solo alle “anime belle” che ignorano la storia. Che ci viene ricordata da due storici (peraltro non cattolici). “Per quasi mille anni” ha scritto Bernard Lewis “dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l’Europa è stata sotto la costante minaccia dell’Islam”. Samuel Huntington ha ricordato inoltre che “l’Islam è l’unica civiltà ad aver messo in serio pericolo e per ben due volte, la sopravvivenza dell’Occidente”. Il Papa conosce molto bene la storia. E anche l’attuale situazione. Fece impressione, al sinodo dei vescovi del 1999, monsignor Giuseppe Bernardini, arcivescovo di Smirne, in Turchia, il quale riferì che, durante un incontro ufficiale di dialogo islamo-cristiano, un’autorevole personalità musulmana si rivolse ai cristiani con queste parole dure e calme: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. Dunque in Vaticano si torna a ricordare quanto il Papa disse a Ratisbona anche se quel discorso scatenò le violente reazioni del mondo islamico. Finora non era mai stato rievocato, perché, paradossalmente, fu proprio il papa, insultato e minacciato, a doversi quasi scusare con gli intolleranti e i violenti. In quel clima di grave tensione il Vaticano fu indotto a dare il suo “sì” all’ingresso della Turchia nella Ue, contraddicendo quanto Ratzinger aveva sempre sostenuto da cardinale. Anche nei giorni scorsi il Segretario di Stato ha ribadito questa nuova, disastrosa posizione. Il fatto che in Vaticano oggi si torni a citare il discorso di Ratisbona – che, sottolinea La Repubblica, “piacque molto” fra gli addetti ai lavori, come l’ex segretario di stato americano Kissinger - può significare che il Papa tornerà a far prevalere la cautela sulla questione turca? L’allora cardinal Ratzinger, nell’ottobre 2004, mi diceva che era molto preoccupato per l’ingresso in Europa di un Paese di 70 milioni di musulmani: “l’amicizia e il rispetto sono necessari verso tutti i Paesi, ma inserire la Turchia in Europa mi sembra contraddittorio. Sono proprio la storia, la cultura e la religione ad aver disegnato il confine dell’Europa con la Turchia. Non si possono ignorare tutte queste cose”. Se è vero, com’è vero, che incombe su di noi una minaccia di islamizzazione, non si vede perché mai si dovrebbe spalancare la porta dell’Europa a un Paese che non è mai stato europeo e che all’apice della sua potenza, in passato, ha ferocemente tentato di invaderci (l’Europa moderna è nata letteralmente opponendosi all’invasione turca). Un Paese, la Turchia, la cui democraticità è molto discussa, che oggi è governato da un partito islamico, che ancora reprime chi parla del genocidio armeno (il primo del Novecento: un milione e mezzo di cristiani armeni massacrati dai turchi). Con l’ingresso della Turchia nella UE ci troveremo 70 milioni di islamici in casa. Più islamizzazione di così… Ma in queste ore un’altra voce si è fatta sentire, quella del nuovo capo della polizia Antonio Manganelli il quale, alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha affermato che il terrorismo internazionale “preoccupa perché l’Italia è oggetto di invettive”. La stessa cosa, giorni fa, aveva detto, nella stessa sede, il capo dei Carabinieri, generale Siazzu. Manganelli indica – come fatto che deve allarmare – l’operazione che ha sbaragliato una presunta cellula che si muoveva attorno alla moschea di Ponte Felcino, a Perugia. “Il modo di operare dell’imam di Perugia” ha affermato il capo della Polizia “è simile a quello riscontrato nei progetti degli attentati di Londra del 21 luglio 2005, dove non sono stati usati tritolo o dinamite, ma una miscela di prodotti chimici legali, come fertilizzanti ed altro, acquistabili anche al supermarket”. Il “caso Ponte Felcino” è molto istruttivo. Il paese, alla periferia di Perugia, ha 7 mila abitanti e gli immigrati sono circa il 10 per cento della popolazione. Una percentuale abnorme. E’ in miniatura l’esempio della società multiculturale che la Sinistra invoca per il nostro futuro. Qua gli immigrati hanno trovato le porte spalancate che la Sinistra indica come antidoto alla “guerra di civiltà”. Ma proprio qua, guarda caso, pochi giorni fa è stato arrestato, fra gli altri, l’imam della locale moschea per le imputazioni di cui hanno parlato tutti i giornali. Il Gip giustamente ricorda che poi il giudizio spetterà alla magistratura. Ed è giusto essere garantisti con tutti. Va però sottolineato che questo imam, in pubblico, non si presentava affatto come un estremista. Il periodico “Quattrocolonne” (della Scuola di giornalismo che ha sede proprio lì), in un suo numero recente si era occupato proprio dell’immigrazione a Ponte Felcino. Si riportavano le dichiarazioni degli immigrati che chiedevano agli italiani di mostrarsi “aperti”. E le risposte delle istituzioni che si fanno in quattro per “integrare”, per favorire l’incontro, per “fare largo all’interculturalità”. Secondo l’idea del “dialogo” cara alla Sinistra che governa l’Umbria e a qualche gruppo cattolico, gli stranieri “sono una risorsa e non un problema”. Su “Quattrocolonne” si parlava anche dell’imam di Ponte Felcino come uno impegnato a favorire l’avvicinamento tra comunità musulmana e quella italiana. L’imam dichiarava che, con la Circoscrizione, “stiamo organizzando per aprile una manifestazione per pulire le sponde del Tevere che vedrà impegnati, fianco a fianco, immigrati e italiani. C’è un muro di sfiducia” denunciava ancora l’imam “nei confronti dei musulmani e questa barriera va abbattuta. La gente ha paura perché pensa che siamo venuti qui per rubare il lavoro. Si tratta di una falsità. Conto molto sull’opera dei musulmani italiani che frequentano la moschea. Il loro aiuto potrebbe essere determinante nel percorso di integrazione di noi musulmani stranieri nella vostra società”. Parole che acquisteranno un significato opposto se la magistratura accerterà la fondatezza delle accuse o la loro infondatezza. In ogni caso il problema immigrazione resta colossale anche a prescindere dal fenomeno terroristico. Il Gip di Perugia, Nicla Flavia Restivo, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, ha pronunciato parole su cui riflettere seriamente: “A Ponte Felcino il controllo dello Stato è stato latitante per anni. Un intero quartiere di Perugia, che ufficialmente era territorio italiano, nella pratica era ed è un’isola”. L’immigrazione può essere il “cavallo di Troia” dell’islamismo terrorista e anche dell’islamizzazione (due fenomeni da non confondere). Ma è pure un problema drammatico in sé quando è governato male. Secondo le rilevazioni dell’istituto americano Pew Research Center, condotto in 47 stati, il 64 per cento degli italiani ritengono l’immigrazione un enorme problema nazionale. E’ un primato mondiale. Ma la nostra classe di governo pensa l’esatto opposto e impone agli italiani la sua ideologia “immigratoria”. Originata da cosa? Dal disprezzo della nostra storia e della nostra identità? Da un (miope) calcolo elettorale? Da ideologia terzomondista? Forse da tutto questo condito dall’ “ingenuità” irresponsabile denunciata da don Georg. Da “Libero” del 28 luglio 2007 06 augustus Papa inascoltato
04 augustus politicanti ke rifiutano il testDroga: Tutti negativi i 122 parlamentari che hanno fatto i test 03 augustus turchia: vittoria islamicaIl risultato delle elezioni legislative svoltesi in Turchia il 22 02 augustus Cattolici bocciano patito democraticoI cattolici annullano l'unione di fatto tra Ds e Margherita Non è ancora nato, eppure il Partito democratico già non piace ai cattolici. Con buona pace di chi vede nella nuova formazione politica l'incarnazione del verbo "cattocomunista". Il dato è emerso da un sondaggio commissionato dalla Margherita all'Ipsos e lascia poco spazio a dubbi: i numeri sanciscono che i cattolici praticanti stanno abbandonando il centrosinistra a vantaggio del centrodestra. Le intenzioni di voto sono crollate dal 44 per cento del febbraio del 2005 al 26 per cento del giugno di quest'anno. Nello stesso periodo i cattolici che scelgono il centrodestra sono passati dal 36 al 52 per cento. Se non una debacle, quanto meno un campanello d'allarme per la formazione politica in via di costituzione, visto che il potenziale elettorato è per la gran parte credente. Vero, l'indagine è stata svolta quando ancora mancavano le candidature margheritine per il Partito Democratico (Rosy Bindi e Enrico Letta), che più di altre potrebbero intercettare i voti del popolo della Chiesa, ma dal sondaggio esce chiara la richiesta di discontinuità rispetto alle scelte del governo in carica. Il 52 per cento dei cattolici praticanti di entrambi gli schieramenti chiede una politica "chiaramente alternativa" rispetto a quella dell'esecutivo Prodi. A salvarsi, a sinistra, è solo Walter Veltroni. La candidatura a leader del Pd del sindaco di Roma è vista positivamente dal 54 per cento dei praticanti, impegnati nella vita parrocchiale. Nelle opinioni dei credenti non sembra avere molto peso l'orientamento del Vaticano: pur condividendo per l'iniziativa del Family day (solo il 7 per cento dei praticanti lo ritiene un segno di chiusura), i cattolici non sono per la linea dura contro le coppie di conviventi. Eppure il dato fa riflettere. E discutere, soprattutto gli esponenti Dl, eredi del Ppi. Dall'emorragia del voto cattolico, secondo Luigi Bobba, il Pd deve trarre una lezione e un nuovo corso: "Per risalire la china nel consenso tra i credenti non si può non tenere conto delle due intuizioni contenute nel Manifesto Rutelli: cambio di rotta nella linea del governo e alleanze di nuovo conio". Mentre per il prodiano doc Franco Monaco, l'indagine Ipsos è "Curiosa. O meglio curiosa la sua interpretazione tirata per i capelli: i cattolici, disamorati dal governo, entrati in sofferenza verso il centrosinistra con la fecondazione assistita e il family day e preoccupati per l'egemonia della sinistra laica, tiferebbero per Veltroni e invocherebbero alleanze di nuovo conio". Conclusione: "Indovinello: chi ha commissionato l'indagine? Che preluda a una lista Teodem per Walter?". di Matteo Durante (C) Panorama, Mercoledì 1 Agosto 2007 alle 12:39 01 augustus eutanasia: legiferare dai casi estremi?A proposito di recenti dichiarazioni sul testamento biologico |
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