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    31 augustus

    Intolleranza:mussulmano mura la Madonna

    INTOLLERANZA RELIGIOSA
    Non sopporta la statua della Madonna
    Immigrato musulmano mura l'edicola

    Per l'uomo l'immagine sacra, che si trova davanti alla sua
    abitazione, era un'offesa alla sua coscienza religiosa. L'episodio è
    accaduto in un paesino in provincia di Lecco, il sindaco: "Iniziativa
    arbitraria e incivile"

    Quotidiano Nazionale. Milano, 21 agosto 2007 - Non la sopportava
    proprio quella statua della Madonna davanti alla sua abitazione,
    perchè offendeva la sua coscienza religiosa. Per questo, con cemento,
    mattoni e cazzuola, l'ha murata sperando di porre fine una volta per
    tutte a quell'affronto.

    È quando accaduto nella corte della vecchia Cascina Rimoldo a
    Valaperta di Casatenovo, un paesotto della provincia di Lecco quasi
    al confine con quella di Milano. Protagonista del gesto, reso noto
    dal quotidiano telematico 'Merateonline', un extracomunitario
    musulmano giunto da poco e sistematosi in quella cascina con alcuni
    suoi connazionali. Da subito aveva manifestato la sua intolleranza
    verso quella statua con le braccia aperte come ad accogliere i suoi
    figli. Solo il pronto intervento di due donne ha impedito che il
    simulacro della Vergine venisse murato definitivamente, mentre nulla
    hanno potuto per salvare da questo infame destino i due angioletti
    che vegliavano accanto.

    È alla metà dell'Ottocento che si può far risalire la nicchia, una
    fra le più antiche, dove era custodita la Vergine. Un piccolo
    tabernacolo di proprietà dell'intera corte, trattato con grande
    devozione e rispetto, anche dai non credenti.

    L'uomo dapprima aveva cominciato a manifestare la sua contrarietà
    solo con male parole rivolte alla statua per poi passare alle vie di
    fatto. Quando è stato sorpreso dalle due fedeli che gli hanno chiesto
    conto del suo agire, l'uomo ha risposto stizzito che lui non credeva
    per nulla a quella statua, che non aveva alcun valore e che non
    voleva più incrociare il suo sguardo ogni volta che faceva il suo
    ingresso in casa. Solo l'insistenza di una delle due anziane ha
    permesso che restituisse almeno la Madonna, togliendola dalla 'tomba'
    nella quale la stava murando.

    Sul gesto dell'extracomunitario musulmano è intervenuto il sindaco di
    Casatenovo, Antonio Colombo, con una nota i cui precisa che "siamo di
    fronte ad un'iniziativa individuale arbitraria ed
    incivile". "Tuttavia - ha aggiunto Colombo - questo gesto
    inqualificabile ed intollerante non deve pregiudicare gli sforzi che
    tutti dobbiamo compiere per una convivenza veramente civile, fondata
    sul rispetto reciproco delle idee, delle tradizioni e delle
    convinzioni religiose di ciascuno".

    Lo stesso primo cittadino ha disposto un sopralluogo da parte della
    Vigilanza urbana e del Settore Urbanistica per accertare i fatti e le
    responsabilità, prevendendo che "in relazione agli elementi di cui
    disponiamo, è presumibile che si giunga immediatamente all'emissione
    di un'Ordinanza di ripristino dell'edicola votiva di Cascina Rimoldo".
     
    30 augustus

    se parla un cattolico è ingerenza

    Se parla un cattolico è ingerenza; se parla un teoprogressista è
    profezia.

    Quando esce di casa la mattina, il cattolico deve essere prudente
    almeno il doppio di un laico qualsiasi.
    Al cattolico non basta guardare dalla finestra se piove per decidere
    se prendere o no l'ombrello.
    Prima di andare in ufficio, al bar o dal barbiere, il cattolico deve
    leggere i giornali per vedere se hanno parlato il cardinale Ruini o
    qualsiasi altro membro della gerarchia non gradito al laicume e al
    cattoprogressismo.
    Se il cardinale Ruini o qualsiasi altro membro della gerarchia hanno
    parlato, il cattolico si deve preparare al temporale: colleghi,
    baristi e clienti del barbiere lo attendono per dirgli quello che si
    merita, qualunque cosa il cardinale o altri prelati abbiano detto
    senza rispettare la vulgata laica.
    Figuriamoci se hanno osato parlare della politica anche solo per
    dire quali ne siano i valori fondamentali.

    Un esempio. Lunedì 20 marzo 2006, a poca distanza dalle elezioni del
    9 aprile, nella prolusione ai lavori del Consiglio permanente della
    CEI, il cardinale Ruini ha detto che i criteri di riferimento per
    una scelta politica sono il rispetto della vita dal concepimento al
    suo termine naturale, la famiglia fondata sul matrimonio e la cura
    di evitare l'introduzione di normative che comprometterebbero
    gravemente il valore e la funzione della prima cellula della società.

    Per meno di così, avrebbe potuto stare in curia e mandare un
    telegramma. Eppure, apriti cielo. I sacerdoti del laicismo hanno
    aperto il fuoco di fila delle grandi occasioni e i proiettili sono
    finiti sulle scrivanie, sui banconi da bar e sulle poltroncine da
    barbiere frequentati dal povero cattolico.

    A bombardamento passato, per rinfrescare la memoria, basta riportare
    il compassato commento del professor Gian Enrico Rusconi uscito sul
    compassato quotidiano «La Stampa», dove si legge: «Lo ripetiamo sino
    alla noia: la Chiesa ha tutto il diritto di esporre e promuovere le
    sue tesi. Nessuno la ostacola nel discorso pubblico. Ma quando entra
    in gioco la deliberazione politica – a qualunque livello – la Chiesa
    deve accettare con rispetto – non semplicemente tollerare – le
    procedure attraverso cui i cittadini e i loro legittimi
    rappresentanti prendono decisioni dissonanti dalla sua dottrina».
    Grazie professor Rusconi, anzi "professore Rusconi", come la chiama
    il costipato e compiaciuto direttore di Radio Radicale. Ma questo
    che cosa è se non un discorso pubblico? E dov'è che non vengono
    rispettate le procedure attraverso cui i cittadini eccetera eccetera?

    Però adesso bisogna lasciare un momento il "professore Rusconi" e
    riflettere su un piccolo fatto. Negli stessi giorni i quotidiani
    riportavano gli attacchi delle riviste dei Paolini al governo di
    centrodestra, e nessuno si scandalizzava.
    Monsignor Giovanni Nervo, ex direttore della Caritas italiana, se la
    prendeva con il governo sul periodico dehoniano «Settimana», e
    nessuno si scandalizzava. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito
    di Ivrea, diceva testualmente: «Più che sulla dottrina sociale della
    Chiesa, la politica dell'attuale governo si è modellata sul
    programma della loggia massonica P2», e nessuno si scandalizzava.

    Qui, non si vuole entrare nel merito dei giudizi. Qui si vuole
    evidenziare che dal "professore Rusconi" in giù, fino all'ultimo dei
    Capezzoni e delle Rosebindi, in questi casi nessuno eccepisce.
    Perché, dicono, queste sono voci isolate. Ma mentono, perché queste
    sono voci vezzeggiate, coccolate, irretite. E, purtroppo, durano più
    a lungo di una prolusione del cardinale Ruini.

    Sul numero 19 dell'«Europeo» del 1974, per esempio, padre Turoldo
    spiegava perché avrebbe votato "No" al referendum per abrogare il
    divorzio, in barba all'insegnamento della Chiesa: «Io scelgo di
    votare contro il referendum e dico di "no" proprio per rispetto
    della fede e della Chiesa. […] Le ragioni del mio "No" scaturiscono
    […] dal primato dell'amore sulla legge».
    Questa elogio della prassi anticattolica celebrato da un sacerdote è
    stato usato sul sito dell'Associazione Luca Coscioni per sostenere
    le ragioni degli anticristiani al referendum sulla procreazione
    assistita del 2005: trentun anni dopo. Non è uso politico della
    religione, allora e oggi?

    E vogliamo parlare di don Giuseppe Dossetti? L'inventore del
    dossettismo ha diviso la sua vita in due parti eguali e simmetriche:
    durante la prima ha manipolato la vita della Chiesa facendo il
    politico, durante la seconda ha manipolato la vita politica facendo
    l'ecclesiastico. Anche questo è niente?

    Dossetti e Turoldo, due esempi fra i troppi, non sono scartine e
    anche i laicisti e i cattoprogressisti sono obbligati ad ammettere
    la loro influenza. Ma qui sfoderano il colpo di genio linguistico:
    se a parlare della politica è la gerarchia ecclesiastica si tratta
    di "ingerenza", se a fare esplicitamente politica sono i santoni
    teoprogressisti si tratta di "profezia".
    Giù il cappello.
    Quando l'allora arcivescovo di Milano cardinal Martini consegnò a
    padre Turoldo il Premio Lazzati sentenziò contrito che «la Chiesa
    riconosce la profezia troppo tardi».

    Il Dizionario di Teologia della pace, edito dai Dehoniani, parlando
    del pensiero e della prassi politica di monsignor Tonino Bello, di
    Pax Christi, dice: «Molti gesti che hanno accompagnato la vita di
    questo vescovo hanno le caratteristiche della profezia».

    Per ultimo, un "profeta" dei giorni nostri. Quel don Andrea Gallo
    che dà del pastore tedesco a Papa Benedetto XVI, predica il
    matrimonio tra omosessuali, definisce Vasco Rossi un evangelista,
    porta i transessuali a farsi operare e scrive nella sua
    autobiografia: «È vero: sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia
    e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx».

    Tutto ciò per dare almeno una fionda al povero cattolico bersagliato
    dal fuoco di fila di giornali, colleghi e conoscenti: questo genere
    di "profezia", uno dei tanti frutti maturati dalla primavera del
    Vaticano II, punta gli occhi in terra e non parla in nome di Dio, ma
    del Partito.

    Prima di concludere, bisogna tornare al "professore Rusconi", che
    merita una risposta autorevole.
    Se nel frattempo qualche profetica commissione teologica non l'ha
    cassata, ecco due passi dell'Enciclica Sulla Regalità di Cristo, la
    Quas Primas, di Papa Pio XI: «Né v'è differenza fra gli individui e
    il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in
    società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo
    siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e
    pubblica. […] Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di
    prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza
    all'impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono con
    l'incolumità del loro potere, l'incremento e il progresso della
    patria».
    Con questa Enciclica, il Pontefice istituiva la festa di Cristo Re.
    Si celebra l'ultima domenica dell'anno liturgico, prima dell'inizio
    dell'Avvento: manteniamola viva, è un'idea.

    Tratto da: Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro - Contro il logorio del
    laicismo moderno - Piemme - 2006 - pp. 208 - € 11,50 -
    http://www.theseuslibri.it/open2b/preview/product.asp?Id=759
     
    16 augustus

    Augurandovi buone ferie....

    «Sudditanza al laicismo, ora basta»

    Articoli su articoli, dissertazioni sullo spinosissimo tema della
    pedofilia, balbettii autocritici da parte di autorevoli tonache.
    Il caso Gelmini sembra mostrare il lato debole della Chiesa italiana
    e ripropone un quesito ricorrente: c'è in Italia una cultura laicista
    che sfrutta tutte le occasioni per mettere in difficoltà il già
    fragile popolo di Dio?

    Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più noto al mondo, non fa
    sconti a nessuno: «Noi abbiamo importato dagli Usa l'ossessione per
    la pedofilia. La Chiesa americana, quella politicamente più corretta,
    più all'avanguardia, più liberal, ha aperto a tutto: dal sacerdozio
    delle donne ai preti gay. Risultato: il conformarsi alla logica del
    mondo ha portato nei seminari tanti omosessuali, che da sempre
    cercano ambienti maschili come i seminari e le caserme, con relativa,
    inevitabile esplosione degli scandali. D'altra parte laggiù l'attacco
    alla Chiesa è diventato un business a colpo sicuro. Molti avvocati
    invitano i fedeli a denunciare preventivamente i preti, che a
    differenza dei pastori protestanti hanno alle spalle diocesi ricche:
    le diocesi, spaventate, pagano anche quando si sa che i sacedoti sono
    innocenti».

    Un meccanismo perverso, a sentire l'autore di Ipotesi su Gesù, che è
    costato al clero americano cifre stratosferiche.
    «Da noi - riprende Messori - il caso don Gelmini dà ovviamente voce
    ai tanti moralisti laici e laicisti su piazza che colgono l'occasione
    per puntare il dito contro la Chiesa cattolica. Ma questo credo sia
    normale».
    Nessun complotto, dunque.
    «Piuttosto, - riprende Messori - come mai la pedofilia emerge con
    percentuali uguali nelle chiese protestanti dove tutto è permesso?
    Invece, qua da noi si parla di don Gelmini e dello scandalo dei preti
    di Torino per dire che è tutta colpa della Chiesa retriva e
    conservatrice che impone il celibato. Purtroppo il matrimonio fra i
    preti non risolve il problema, perché l'ottanta per cento dei casi
    riguarda pratiche omosessuali».

    Forse, il tema di fondo è un altro: la Chiesa deve tornare ad
    annunciare Cristo, senza se e senza ma come si dice oggi? E forse,
    quando lo fa, rischia l'emarginazione?
    Ruota intorno a questi quesiti la riflessione di don Luigi Negri,
    vescovo di San Marino: «Io noto che don Gelmini è uno che ci crede.
    Nel senso che porta la fede fino alle estreme conseguenze sociali e
    culturali. Per lui la fede non è un fatto privato, personale, ma un
    modo di affrontare la vita. Questo obiettivamente dà fastidio ad una
    mentalità laicista che mal digerisce un cristianesimo integrale».
    Ma c'è di più; per il vescovo di San Marino c'è un'ala nella Chiesa
    che si presta a questo gioco distruttivo: «Un conto è il popolo di
    Dio che ha ben saldi i suoi riferimenti, altra cosa è
    l'ecclesiasticità che talvolta va in ordine sparso. Tante vicende,
    anche questa di don Gelmini, dimostrano, al di là delle eventuali
    responsabilità di don Pierino di cui non so nulla, una subalternità,
    consapevole o no, di parte dell'ecclesiasticità al pensiero
    dominante, un desiderio sconfortante di compiacere la cultura laica».

    Monsignor Negri non fa nomi, ma certo il retropalco del caso è stato
    affollato in questi giorni da personalità del mondo ecclesiastico: il
    cardinal Francesco Marchisano ha invitato don Pierino a farsi da
    parte in attesa di un chiarimento, don Ciotti si è detto equidistante
    dal sacerdote e dalle sue presunte vittime, don Mazzi è stato
    addirittura convocato dalla Procura di Terni come teste dell'accusa.
    La vicenda ha provocato contraccolpi anche all'interno del mondo
    cattolico, anche se in superficie è più difficile leggere i segni di
    questo conflitto. E allora affiora il disagio, la speranza che tutto
    finisca in fretta senza altri danni. Come dice Salvatore Nummari,
    arcivescovo di Cosenza: «Da amico invito don Pierino ad avere fiducia
    nella magistratura. Senza troppe esternazioni».

    di Stefano Zurlo
    (C) Il Giornale, lunedì 13 agosto 2007 
    12 augustus

    riflessioni ferragostane

    IN PRIMO PIANO
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=32
    Card. Caffarra: La liberazione dei nuovi schiavi
    Quale schiavitù è quella in cui la persona umana ontologicamente
    degradata cade? Nella schiavitù dello spontaneismo. Il frutto
    della de-gradazione ontologica è la de-gradazione morale: la
    libertà ridotta a movimento spontaneo della persona verso il
    proprio bene individuale, ed incapace di muoversi verso il bene
    come tale, il bene in sé e per sé... il grande compito è lottare
    contro quei germi di disfattismo presenti oggi in Occidente.

     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&p=5086
    Il libro rosso dei martiri cinesi
    Incuriosito lessi la prefazione. D un fiato. E da lì, pagina dopo
    pagina, capitolo dopo capitolo, ti ritrovi a divorare questo
    libro sempre più velocemente, con incredula avidità e inesplorato
    orrore. Ciò che hai tra le mani è la storia di un incubo, il
    racconto di una follia, ma anche la grande poesia della fede.
    Leggi e inorridisci. Leggi e quasi non ci credi. Leggi e ripensi
    a quelli - ne hai conosciuti, mica solo ragazzi, perfino
    professori, per non dire dei colleghi - che ti parlavano, e
    convinti, di Mao Tze Tung come il "Grande Timoniere". Ma anche
    del maoismo come il migliore dei sistemi possibili e di quella
    Cina come un Paradiso in terra. Vorresti farle leggere a loro,
    adesso, queste pagine. E scrutarne sui volti le reazioni. Un
    numero spaventoso di vittime, tale da porre Mao, il "Sole rosso",
    in concorrenza con l altro mostro del XX secolo, Stalin: per Mao
    si contano infatti 80 milioni di morti solo nel periodo del
    "Grande balzo in avanti", dal 58 al 61.

    Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.it/
    Ingerenza
    L antico vizio dei politici "laici", siano atei, agnostici o
    "cattolici adulti" è il volere che la religione sia solo un
    instrumentum regni, buona cioè a forgiare sudditi obbedienti e
    sottomessi. Alla tentazione non è riuscito a sottrarsi neanche
    Prodi, il quale, com è noto, vorrebbe che nelle omelie si
    denunciasse l evasione fiscale come peccato gravissimo e si
    sferzassero i fedeli con parole di fuoco circa l obbligo
    "religioso" di pagare, zitti e bravi, le tasse. Citando
    opportun(istic)amente san Paolo (che, in realtà, invitava i
    cristiani al lealismo verso l autorità costituita e mai parlò di
    fisco), ecco l invito a usare la mezz ora di predica domenicale
    per ricordare i doveri del buon cittadino. Forse che gli stessi
    vescovi, di tanto in tanto, non emanano decaloghi del buon
    guidatore? Già: è questa la Chiesa che piace, quella che non fa
    gridare all "ingerenza" e non fa sperare alle Bindi che sia
    finita l "era di Ruini". Qualche parroco, però, ha fatto capire
    che, al contrario, preferirebbe dedicare omelie al buon uso da
    parte del governo delle tasse percepite. Ma la voracità di questo
    governo meriterebbe ben altro che omelie: magari qualche invito
    all insurrezione o, almeno, all obiezione di coscienza. Sono
    vecchi cavalli di battaglia della sinistra lo statalismo e la
    demonizzazione dell evasore. Ricordate i manifesti per le strade
    e gli spot governativi ai tempi del duo Craxi-De Michelis? Lo
    slogan era: "Io pago le tasse, e tu?". E giù giri di vite sui
    commercianti e le (solite) categorie incise sulla Colonna Infame.
    La risposta corretta alla domanda socialista sarebbe stata: "E
    tu, governo insaziabile, cosa ne fai del sangue che ci succhi?".
    Poi venne Mani Pulite e ci fu spiegato dove finivano i nostri
    soldi. Ora, con gli statalisti coalizzati al potere, ritorna l
    ossessione: lotta continua agli evasori. Tacendo che si spende di
    più nel recupero di tasse evase che nell introito effettivo (l 1%
    scarso).

    Andrea Tornielli
    http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/08/08/messe-show-facciamo-un-
    catalogo/
    Messe show, facciamo un catalogo?
    Leggendo alcuni dei vostri commenti ai post dedicati al Motu
    proprio di Benedetto XVI che liberalizza il messale antico, mi è
    tornato in mente un vecchio progetto, per il quale vorrei
    chiedere il vostro aiuto. Mi piacerebbe "censire" in qualche
    modo, con dovizia di documentazione (e un pizzico di ironia) gli
    abusi liturgici che vengono compiuti nelle nostre chiese. Una
    panoramica dettagliata - potrebbe essere un libro - credo
    aiuterebbe a capire perché ci sono persone che riscoprono l
    antica liturgia. Allego una foto, che riprende un illusionista
    intento a fare un gioco (la sospensione della partner) quale
    "offertorio" durante una messa. Vi va di aiutarmi?

    CORRISPONDENZA ROMANA
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    Card. Castillo Lara: "Hugo Chavez è un un dittatore paranoico"
    "Anche io in passato è stato offeso da Chavez: mi ha accusato di
    essere un bandito, un ipocrita. Non ho mai reagito, del resto che
    si potrebbe rispondere? È come se uno entrasse in un manicomio e
    venisse insultato dai matti. Si tira dritto e basta. Chavez non è
    una specie di fotocopia del Lider Maximo, è peggio. La paranoia
    gli fa perdere il senso della realtà. Vede solo quello che gli
    interessa. Parla del socialismo del XXI secolo ma nella sua testa
    è una specie di comunismo nella fase peggiore, concentrato di
    populismo e autoritarismo".

    Fides - Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli
    http://www.fides.org/ita/documents/dossier_pakistan_080807.doc
    Scheda: la Repubblica Islamica del Pakistan"
    Oggi il Parlamento, chiamato "Majlis-e-Shoora", conta 100 membri
    eletti nelle assemblee provinciali e territoriali che
    rappresentano le quattro province e un territorio autonomo dello
    Stato. L assemblea nazionale è composta di 342 membri: 272 eletti
    dal popolo, 60 riservati alle donne e 10 per i non-musulmani. Ma
    dietro un sistema elettorale e democratico si nascondono gli
    interessi delle grande famiglie, dei gruppi etnici, della classe
    militare e dei commercianti.

    LA TUNICA STRACCIATA Scritti di Tito Casini
    http://www.latunicastracciata.net/dicebamus_heri/06_DH.html
    DICEBAMUS HERI - la "Tunica stracciata" alla sbarra cap 6 - Cose
    del Texas
    Al di là di ogni limite. È possibile che certe periferie "texane"
    esistano in seno al popolo di Dio? - È possibile che si
    raccolgano dossiers per "far fuori" un membro del Collegio
    Apostolico? La virulenza dell'attacco" eccetera eccetera...
    Parlar di "Texas" e di "far fuori", per uno ch'è "al di là d'ogni
    limite", ossia un fuori-legge, vuol dir parlare di briganti, con
    taglia addosso, vuol dire ricordar Kennedy, che sarebbe il
    cardinale Lercaro, e Oswald, che sarei io, io in associazione a
    delinquere con altri texani, i partigiani del latino.

    11 augustus

    Chavez paranoico

    «Hugo Chavez è un paranoico. Per la precisione un dittatore
    paranoico». Lo afferma il cardinale Josè Castillo Lara da Caracas
    nella sua intervista apparsa su "Il Messaggero" di domenica 29
    luglio 2007 a cura di Franca Giansoldati.

    Quando l'intervistatrice gli chiede di spiegare perché i rapporti
    tra l'episcopato e Chavez sono così pessimi, risponde:

    «S'è fissato di essere il liberatore dell'America Latina dagli Usa,
    dall'Impero come lo chiama lui. Idea peraltro non troppo originale,
    copiata pari pari da Fidel Castro».

    «Anche lei in passato è stato offeso da Chavez».

    «Si, mi ha accusato di essere un bandito, un ipocrita. Non ho mai
    reagito, del resto che si potrebbe rispondere? È come se uno
    entrasse in un manicomio e venisse insultato dai matti. Si tira
    dritto e basta».

    «Chavez, una specie di fotocopia del Lider Maximo?»

    «Peggio. La paranoia gli fa perdere il senso della realtà. Vede solo
    quello che gli interessa. Parla del socialismo del XXI secolo ma
    nella sua testa è una specie di comunismo nella fase peggiore,
    concentrato di populismo e autoritarismo. E ora vuole pure
    modificare la Costituzione, come se non gli bastasse il potere che
    ha. Io sono molto preccupato per il mio Paese».

    «È davvero così grave la situazione?»

    «Chavez è al lavoro per eliminare la proprietà privata. Vuole
    sopprimerla e lasciare solo la proprietà collettiva. Ha già fatto
    fallire e chiudere due terzi delle imprese in Venezuela. È una cosa
    terribile. I vescovi hanno garbatamente denunciato questa deriva.
    Lui reagisce in modo violento».

    «Lei lo ha definito un dittatore. Ma non era stato eletto?»

    «E come no. Solo che ha tutti i poteri in mano. Quello giudiziario:
    non vengono emesse le sentenze sgradite. Quello legislativo:
    controlla l'Assemblea eletta solo con il 9 per cento degli elettori.
    C'è stata una astensione completa, circa l'80 per cento. Alle
    elezioni non sono state rispettate le regole, è mancato il registro
    elettorale, si sono verificati problemi. Si procede a colpi di
    decreti e in un anno e mezzo è maturata, guarda un po' l'idea di
    cambiare la Costituzione. Se non è una dittatura questa, cos'è?»

    «Eppure Chavez si dice cristiano...»

    «È un pagliaccio, nel senso che è quello che gli conviene. Se
    incontra Gheddafi si presenta musulmano. Di sè dice di essere
    cristiano e si fa vedere con un crocifisso in mano ma la gente non
    gli crede».

    «Perchè ce l'ha così tanto con la Chiesa?»

    «La ragione della sua rabbia sta nel fatto che la Chiesa in
    Venezuela gode di credibilità. È al primo posto nei sondaggi e i
    vescovi non tacciono i rischi di questa deriva populista e di tante
    ingiustizie».

    «E il Papa?»

    «Si sono incontrati in Vaticano l'anno scorso. Benedetto XVI gli ha
    consegnato una lettera nella quale implorava anche di rilasciare i
    prigionieri politici. Delle cinque cose chieste finora solo una: la
    restituzione di una università cattolica».

    (CR1004/05 del 11 agosto 2007)
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php

    __._,_.___  
    10 augustus

    Maggiolini: verita vale + della democrazia

    Mons. Alessandro Maggiolini,
    Vescovo emerito di Como

    Le osservazioni che pongo in questo intervento possono sembrare
    elementari, perfino semplicistiche. Eppure stanno alla base di una
    valutazione della democrazia come metodo per giungere alla verità.
    Dire democrazia significa parlare di un metodo per stabilire la
    verità: un metodo dove la verità è fissata dalla maggioranza dei
    pareri delle persone che compongono una società.

    Se cento cittadini concorrono a esprimere il loro parere su una
    questione, non è necessario che tutti concordino nella loro
    espressione di opinione: basta la maggioranza; basta, cioè, che 51
    manifestino una medesima posizione su un problema, per affermare che
    quella soluzione deve essere considerata quella giusta.
    Non servono tanto le ragioni che si portano per giustificare il
    proprio parere: basta che si manifesti il proprio parere.
    Né ha molta attinenza con la verità dell'opinione espressa il fatto
    che coloro che la pensano diversamente siano tanti o pochi.
    Il metodo democratico può sembrare sbrigativo, ma un solo voto può
    decidere un problema anche di grave portata.
    Ciò non significa che la consistenza di un'opinione si misuri con il
    pallottoliere: la quantità delle opinioni non misura la verità delle
    opinioni stesse.
    Se in uno Stato si decidesse che la pena di morte è legittima almeno
    in alcuni casi, o che debbano essere legalizzati l'omicidio, la
    rapina o la soppressione della vita nel caso di una malformazione
    fisica, questa decisione, anche se assunta a pieni voti, non
    dovrebbe avere nessun valore.

    La verità prevale sulla libertà dei singoli.
    Per impedire che una maggioranza di persone - magari stragrande -
    eserciti il potere in maniera indiscriminata, si deve ammettere che
    esistono alcune verità le quali - ci si esprima con le parole di
    Benedetto XVI - sono «indisponibili», vale a dire non possono essere
    messe ai voti, non dipendono dalla maggioranza dei pareri che le
    appoggiano.
    Ciò fa capire che deve esistere una verità più forte del voto della
    maggioranza: una verità in base alle quale, per esempio, far morire
    un uomo innocente, anche se malato gravemente, è un orribile
    ingiustizia.

    Può sembrare macchinosa questa procedura democratica contemporanea;
    eppure essa si propone come l'alternativa più valida o semplicemente
    valida, nel caso in cui la verità sia considerata meno importante
    della volontà della maggioranza.
    La democrazia post-moderna si apre così gradatamente - quasi
    insensibilmente - al relativismo e allo scetticismo.
    Finché nella società vigevano ancora i valori e i principi morali e
    religiosi intangibili, tali valori e principi si ponevano come
    limite invalicabile alla iniziativa umana: alla libertà non normata
    da verità incontrovertibili.

    I fondatori dello Stato democratico moderno non avrebbero potuto
    stendere alcuna Dichiarazione di Indipendenza e di Tutela dei
    Diritti umani, se al fondo non avessero affermato la «verità
    dell'uomo»: una verità non arbitraria, ma riconosciuta grazie
    all'esistenza della legge naturale completata dalla legge rivelata:
    la verità, in altri termini, è più solida e fondante di una libertà
    senza norme.
    Se non si è più che attenti la democrazia si orienta a diventare
    la «dittatura del relativismo», come si esprime Papa Ratzinger: la
    democrazia è la forma moderna della Torre di Babele, il simbolo
    della umanità che si sgancia dal riferimento all'autorità che
    proviene da Dio, per affermare che «il potere appartiene al popolo».

    Queste considerazioni possono apparire ostiche a coloro che cedono a
    una sorta di sub-pensiero contemporaneo: la democrazia - comunque la
    si intenda - sarebbe da interpretare come un bene assoluto messo
    nelle mani degli uomini.
    E, anche nel nome di una laicità fortemente intrisa di
    anticattolicesimo e di odio per la religione, si avvia a diventare
    l'unico elemento «assoluto» - «divino» si direbbe - della cultura
    contemporanea.

    Per cui, si profila per il secolo che inizia uno scontro di civiltà
    che schiera da un lato la Chiesa e tutti i cattolici che riconoscono
    la necessità di ancorare il metodo democratico a una verità
    intangibile dell'uomo; dall'altro, le democrazie relativistiche e
    nichilistiche, per esempio dell'Unione Europea, che predicano e
    diffondono il verbo dello scetticismo.
    Si pensi ai problemi della bioetica.

    Si pensi alla potenza pseudo-democratica che possono avere gli
    strumenti di comunicazione di massa che formano (in chiave vagamente
    gramsciana) la mentalità corrente. L'impegno per gli uomini di buona
    volontà si profila chiaro.

    Il Giornale n. 186 del 2007-08-08 
    09 augustus

    immigrati vogliono diventare italiani?

    Qualche giorno fa un quotidiano ha pubblicato un'approfondita
    indagine sull'immigrazione in Italia, sulle condizioni di vita
    dei nuovi venuti e sulle loro aspettative e, parallelamente,
    sulla percezione che gli italiani hanno del fenomeno migratorio
    nel nostro Paese.

    E' emerso che un immigrato su due non è interessato a diventare
    italiano: la cittadinanza è per gli immigrati solo un «traguardo
    funzionale», il modo per ottenere beni come il welfare o la
    possibilità di acquisti rateali, tanto più che non hanno nessuna
    aspirazione a poter votare.

    Secondo la ricerca solo un immigrato su due chiede di diventare
    cittadino italiano e lo fa dopo aver vissuto oltre dieci anni nel
    nostro Paese; la domanda si rileva inoltre maggiormente per i
    gruppi latinoamericani piuttosto che per le etnie nordafricane,
    asiatiche e dell'est europeo.

    Gli extracomunitari si trovano da noi per motivi per lo più
    contingenti: il lavoro, condizioni di vita migliori, la presenza
    di altri connazionali.

    Ultimo rilievo sorprendente: la maggior parte degli italiani non
    ha idea di quanti siano gli immigrati nel nostro Paese, vive la
    loro presenza essenzialmente come forza lavoro ed è genericamente
    preoccupata del repentino incremento del fenomeno immigratorio
    che accrescerebbe episodi di piccola delinquenza e di sostanziale
    disordine a livello sociale.

    L'indagine dà ragione alle ricerche condotte dall'amministrazione
    comunale bolognese precedente all'attuale, a quattro anni di
    confronto serio e approfondito sul tema dell'immigrazione che
    hanno portato alla definizione di un documento unico nel suo
    genere (non solo in Italia, ma anche in Europa): la Carta dei
    diritti e dei doveri per una civile convivenza, il primo atto che
    una istituzione pubblica abbia creato con il proposito di
    regolare e volgere al meglio rapporti di convivenza con persone
    immigrate, culturalmente diverse da noi.

    Credo che tutti converranno che l'immigrazione è comunque un
    fenomeno che va gestito nella sua complessità e nella sua
    concretezza, che il rapporto con gli immigrati non può essere
    vissuto soltanto nelle contingenze che richiamano a problemi di
    ordine pubblico, ma deve coinvolgerci in riflessioni e
    conseguenti determinazioni che hanno origini più profonde; e sono
    convito che compito primario di una Amministrazione Comunale
    attenta e ben radicata nel territorio è ricondurre a una sintesi
    positiva tutte le varie e nuove risorse umane che popolano
    appunto la città.
    Ma fare una sintesi positiva delle risorse umane che popolano una
    città non comporta arrivare a scontri ideologici o culturali, non
    significa individuare «denominatori comuni» tra differenti storie
    millenarie, tra tradizioni per molti versi inconciliabili, non
    prevede di pianificare a tavolino improbabili convergenze tra
    valori fondanti l'anima dei popoli.

    Il fatto che un immigrato su due non sia interessato a diventare
    italiano e la cittadinanza sia per gli immigrati solo un
    «traguardo funzionale» è ovvio; altrettanto ovvio è che gli
    extracomunitari più interessati ad ottenerla siano i
    latinoamericani, cioè coloro che sono culturalmente più affini a
    noi.

    L'integrazione non è la risposta con cui fronteggiare il fenomeno
    dell'immigrazione; ma se non posso obbligare un uomo ad avere la
    mia stessa religione e a nutrirsi senza tabù alimentari, posso
    invece metterlo nelle condizioni di conoscere le regole vigenti
    nel mio Paese, in modo tale che anche lui, come me, le rispetti
    proprio per da favorire il suo inserimento pacifico nella nostra
    società.

    L'integrazione, o è una scelta personale, oppure è l'esito di
    processi storici di lunga durata che in larga misura superano la
    decisione e la coscienza dei singoli.

    L'integrazione è un fenomeno essenzialmente culturale il cui
    esito è determinato più da elementi di natura culturale che da
    prescrizioni di natura politica.

    Ecco il senso vero della Carta: essa è un patto attraverso il
    quale la convivenza è non solo possibile ma anche feconda; un
    patto che sottende la consapevolezza che la comunità ospitante ha
    una sua identità che è stata costruita lungo secoli di storia e
    che l'immigrato deve perciò rispettare.
    Un patto che prevede contestualmente il rispetto di tutto
    quell'insieme
    di tradizioni, di cultura, di regole - in breve di ciò che
    chiamiamo 'identità' - che costituisce la fisionomia e il
    patrimonio storico dell'immigrato.

    D'altronde qualsiasi convivenza umana non può che fondarsi sul
    riconoscimento reciproco consapevole, sulla garanzia di mantenere
    la propria identità e di riconoscere quella dell'altro nel
    rispetto di quel minimo di regole essenziali che fondano il
    vivere civile.

    Alla luce di questo modo di vedere realisticamente e
    concretamente il nostro futuro e dei nostri figli, appare del
    tutto fuorviante, contraddittorio e pericoloso l'atteggiamento
    falso-progressista di voler fare moschee e coprire immagini,
    antiche opere d'arte, per compiacere senza avere prima condiviso
    le regole del convivere.

    Giovanni Salizzoni
    (C) Avvenire Bo7, 25-7-2007

     
    08 augustus

    Cina: come risponde al Papa

    Arresti e isolamento di sacerdoti:
    la risposta dei governi locali alla Lettera del Papa

    Gli arresti e i controlli hanno bloccato tutte le attività estive
    delle comunità sotterranee. Ai familiari è proibito visitare i
    prigionieri. Il disegno sembra essere quello di ridurre
    "all'obbedienza" all'Associazione Patriottica tutti i fedeli delle
    comunità non ufficiali...

    Roma (AsiaNews) – Almeno 11 sacerdoti della chiesa sotterranea sono
    in arresto in diverse regioni della Cina. Fonti di AsiaNews affermano
    che dal maggio scorso le loro condizioni si sono aggravate a causa
    della Lettera del Papa ai fedeli cinesi.

    Nell'Hebei, Zhejiang e Mongolia Interna tutte le attività della
    chiesa sotterranea, non riconosciuta dal governo, sono state
    bloccate. Durante l'estate i sacerdoti dedicano tempo a raduni e
    catechesi di ragazzi e adulti, ma il controllo della polizia e gli
    arresti di diversi sacerdoti, hanno reso impossibile gli incontri.
    Gli ultimi arresti sono avvenuti lo scorso 24 luglio, nella regione
    di Ximeng (Mongolia Interna): tre sacerdoti dell'Hebei sono stati
    arrestati dalle forze di sicurezza. Si tratta di p. Liang Aijun, 35
    anni; Wang Zhong, 41 anni; Gao Jinbao, 34 anni. Secondo fonti di
    AsiaNews, i tre si trovavano in Mongolia per missione.
    Nell'Hebei, il p. Liu Tai, 50 anni, è stato arrestato nella contea di
    Zhoulu.

    Fonti locali di AsiaNews affermano che questa serie di arresti è "una
    risposta dei governi locali alla Lettera del papa". Le fonti notano
    infatti un indurimento della polizia e dell'Associazione Patriottica
    proprio in corrispondenza dell'uscita della Lettera, fissata per la
    Pentecoste del 27 maggio (e poi distribuita il 30 giugno).

    Settimane prima della Pentecoste, la polizia ha decretato
    l'isolamento di diversi sacerdoti dell'Hebei che sono ai lavori
    forzati proibendo ai parenti di poterli visitare. Secondo tali fonti,
    nell'Hebei vi sono 6 sacerdoti che stanno scontando pene da uno a 3
    anni per attività religiose illegali. Fino allo scorso maggio i
    parenti potevano andare a trovarli portando cibo e biancheria.
    Un indurimento è registrato anche nel Zhejiang. Il sacerdote Jiang
    Sunian, cancelliere della diocesi di Wenzhou, a cui era stato
    promesso una liberazione anticipata per motivi di salute, dovrà
    rimanere in prigione fino alla scadenza della pena, cioè fino alla
    fine di agosto 2007. P. Jiang era stato arrestato nell'agosto scorso
    per aver falsificato il suo passaporto e poter andare in
    pellegrinaggio a Roma.

    Secondo alcuni sacerdoti locali, le violenze contro la Chiesa
    sotterranea mostrano il disprezzo delle autorità cinesi verso le
    aperture amichevoli e coraggiose di Benedetto XVI al governo cinese.
    Essi ricordano che anche nel '99, in occasione di alcuni dialoghi fra
    Cina e Vaticano su possibili rapporti diplomatici, vi sono stati
    arresti e indurimenti. Un documento segreto del Partito comunista,
    del 17 agosto 1999, decretava che "qualunque sia il futuro delle
    relazioni sino-vaticane" occorreva ridurre all'obbedienza la Chiesa
    sotterranea, attraverso una rieducazione a cura dell'Associazione
    Patriottica. Il documento affermava che a chi rifiuta la
    rieducazione "verrà negato ogni diritto di svolgere attività come
    prete". I responsabili di sommosse o azioni illegali [come celebrare
    la messa in luoghi non registrati, o nelle case; fare processioni
    senza permesso, ecc.] "saranno trattati severamente dall'autorità
    poliziesca".

    AsiaNews 02/08/2007  
    07 augustus

    E SE DON GEORG RICORDA RATISBONA…

    Ha fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: “I tentativi di islamizzare l’Occidente non vanno taciuti. Ed il pericolo connesso per l’identità dell’Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del rispetto”. Il prelato ha sottolineato che “la parte cattolica vede molto chiaramente (tale pericolo) e lo dice anche”. Il discorso del Papa a Ratisbona del settembre scorso – ha affermato – “dovrebbe servire a contrastare una certa ingenuità”. E’ un allarme esagerato? Può apparire tale solo alle “anime belle” che ignorano la storia. Che ci viene ricordata da due storici (peraltro non cattolici). “Per quasi mille anni” ha scritto Bernard Lewis “dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l’Europa è stata sotto la costante minaccia dell’Islam”. Samuel Huntington ha ricordato inoltre che “l’Islam è l’unica civiltà ad aver messo in serio pericolo e per ben due volte, la sopravvivenza dell’Occidente”.

    Il Papa conosce molto bene la storia. E anche l’attuale situazione. Fece impressione, al sinodo dei vescovi del 1999, monsignor Giuseppe Bernardini, arcivescovo di Smirne, in Turchia, il quale riferì che, durante un incontro ufficiale di dialogo islamo-cristiano, un’autorevole personalità musulmana si rivolse ai cristiani con queste parole dure e calme: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. Dunque in Vaticano si torna a ricordare quanto il Papa disse a Ratisbona anche se quel discorso scatenò le violente reazioni del mondo islamico. Finora non era mai stato rievocato, perché, paradossalmente, fu proprio il papa, insultato e minacciato, a doversi quasi scusare con gli intolleranti e i violenti. In quel clima di grave tensione il Vaticano fu indotto a dare il suo “sì” all’ingresso della Turchia nella Ue, contraddicendo quanto Ratzinger aveva sempre sostenuto da cardinale. Anche nei giorni scorsi il Segretario di Stato ha ribadito questa nuova, disastrosa posizione. Il fatto che in Vaticano oggi si torni a citare il discorso di Ratisbona – che, sottolinea La Repubblica, “piacque molto” fra gli addetti ai lavori, come l’ex segretario di stato americano Kissinger - può significare che il Papa tornerà a far prevalere la cautela sulla questione turca?

    L’allora cardinal Ratzinger, nell’ottobre 2004, mi diceva che era molto preoccupato per l’ingresso in Europa di un Paese di 70 milioni di musulmani: “l’amicizia e il rispetto sono necessari verso tutti i Paesi, ma inserire la Turchia in Europa mi sembra contraddittorio. Sono proprio la storia, la cultura e la religione ad aver disegnato il confine dell’Europa con la Turchia. Non si possono ignorare tutte queste cose”.

    Se è vero, com’è vero, che incombe su di noi una minaccia di islamizzazione, non si vede perché mai si dovrebbe spalancare la porta dell’Europa a un Paese che non è mai stato europeo e che all’apice della sua potenza, in passato, ha ferocemente tentato di invaderci (l’Europa moderna è nata letteralmente opponendosi all’invasione turca). Un Paese, la Turchia, la cui democraticità è molto discussa, che oggi è governato da un partito islamico, che ancora reprime chi parla del genocidio armeno (il primo del Novecento: un milione e mezzo di cristiani armeni massacrati dai turchi). Con l’ingresso della Turchia nella UE ci troveremo 70 milioni di islamici in casa. Più islamizzazione di così…
    Ma in queste ore un’altra voce si è fatta sentire, quella del nuovo capo della polizia Antonio Manganelli il quale, alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha affermato che il terrorismo internazionale “preoccupa perché l’Italia è oggetto di invettive”. La stessa cosa, giorni fa, aveva detto, nella stessa sede, il capo dei Carabinieri, generale Siazzu.

    Manganelli indica – come fatto che deve allarmare – l’operazione che ha sbaragliato una presunta cellula che si muoveva attorno alla moschea di Ponte Felcino, a Perugia. “Il modo di operare dell’imam di Perugia” ha affermato il capo della Polizia “è simile a quello riscontrato nei progetti degli attentati di Londra del 21 luglio 2005, dove non sono stati usati tritolo o dinamite, ma una miscela di prodotti chimici legali, come fertilizzanti ed altro, acquistabili anche al supermarket”.

    Il “caso Ponte Felcino” è molto istruttivo. Il paese, alla periferia di Perugia, ha 7 mila abitanti e gli immigrati sono circa il 10 per cento della popolazione. Una percentuale abnorme. E’ in miniatura l’esempio della società multiculturale che la Sinistra invoca per il nostro futuro. Qua gli immigrati hanno trovato le porte spalancate che la Sinistra indica come antidoto alla “guerra di civiltà”. Ma proprio qua, guarda caso, pochi giorni fa è stato arrestato, fra gli altri, l’imam della locale moschea per le imputazioni di cui hanno parlato tutti i giornali.

    Il Gip giustamente ricorda che poi il giudizio spetterà alla magistratura. Ed è giusto essere garantisti con tutti. Va però sottolineato che questo imam, in pubblico, non si presentava affatto come un estremista. Il periodico “Quattrocolonne” (della Scuola di giornalismo che ha sede proprio lì), in un suo numero recente si era occupato proprio dell’immigrazione a Ponte Felcino. Si riportavano le dichiarazioni degli immigrati che chiedevano agli italiani di mostrarsi “aperti”. E le risposte delle istituzioni che si fanno in quattro per “integrare”, per favorire l’incontro, per “fare largo all’interculturalità”. Secondo l’idea del “dialogo” cara alla Sinistra che governa l’Umbria e a qualche gruppo cattolico, gli stranieri “sono una risorsa e non un problema”.

    Su “Quattrocolonne” si parlava anche dell’imam di Ponte Felcino come uno impegnato a favorire l’avvicinamento tra comunità musulmana e quella italiana. L’imam dichiarava che, con la Circoscrizione, “stiamo organizzando per aprile una manifestazione per pulire le sponde del Tevere che vedrà impegnati, fianco a fianco, immigrati e italiani. C’è un muro di sfiducia” denunciava ancora l’imam “nei confronti dei musulmani e questa barriera va abbattuta. La gente ha paura perché pensa che siamo venuti qui per rubare il lavoro. Si tratta di una falsità. Conto molto sull’opera dei musulmani italiani che frequentano la moschea. Il loro aiuto potrebbe essere determinante nel percorso di integrazione di noi musulmani stranieri nella vostra società”. Parole che acquisteranno un significato opposto se la magistratura accerterà la fondatezza delle accuse o la loro infondatezza. In ogni caso il problema immigrazione resta colossale anche a prescindere dal fenomeno terroristico. Il Gip di Perugia, Nicla Flavia Restivo, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, ha pronunciato parole su cui riflettere seriamente: “A Ponte Felcino il controllo dello Stato è stato latitante per anni. Un intero quartiere di Perugia, che ufficialmente era territorio italiano, nella pratica era ed è un’isola”.

    L’immigrazione può essere il “cavallo di Troia” dell’islamismo terrorista e anche dell’islamizzazione (due fenomeni da non confondere). Ma è pure un problema drammatico in sé quando è governato male. Secondo le rilevazioni dell’istituto americano Pew Research Center, condotto in 47 stati, il 64 per cento degli italiani ritengono l’immigrazione un enorme problema nazionale. E’ un primato mondiale. Ma la nostra classe di governo pensa l’esatto opposto e impone agli italiani la sua ideologia “immigratoria”. Originata da cosa? Dal disprezzo della nostra storia e della nostra identità? Da un (miope) calcolo elettorale? Da ideologia terzomondista? Forse da tutto questo condito dall’ “ingenuità” irresponsabile denunciata da don Georg.

    Da “Libero” del 28 luglio 2007 

     
    06 augustus

    Papa inascoltato

    Benedetto XVI è una voce che grida nel deserto? E’ stupefacente che sia stato così snobbato l’Angelus del Papa di domenica 22 luglio, dove, molto realisticamente, si lanciava l’allarme sulla guerra, evocando anche l’opera nefasta del Maligno nel mondo. Del resto sono passati inosservati anche due importanti articoli della Civiltà Cattolica che – con dovizia di dati – illustravano l’allucinante corsa al riarmo che è in corso dal 2001 e soprattutto il colossale rischio di “guerra nucleare” che oggi si è fatta addirittura incombente e paradossalmente innanzitutto per la difficoltà di controllare questi ordigni.
    Perché il Papa, come i profeti biblici, non viene ascoltato? “Anche al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano…..”, dice la Scrittura. Se ne infischiavano di chi li ammoniva di tornare a Dio…
    “Quando ero bambino” ha scritto Jean Guitton “nessun destino dei personaggi della Storia Santa mi appariva così misero quanto quello di Noè, per il diluvio che lo tenne rinchiuso nell’Arca per quaranta giorni. Più tardi, fui spesso ammalato e per lunghi giorni costretto anche io a restare nell’Arca. Capii che mai Noè poté vedere così bene il mondo come dall’Arca, malgrado essa fosse chiusa e facesse notte sulla terra”.
     
    04 augustus

    politicanti ke rifiutano il test

    Droga: Tutti negativi i 122 parlamentari che hanno fatto i test

    Controllate più sotto se il vostro parlamentari si droga.

    Il partito centrista rende noti i risultati dello screeening
    effettuato a Montecitorio per evidenziare il consumo di stupefacenti
    Sono risultati negativi i test antidroga a cui si sono sottoposti
    volontariamente i 122 parlamentari, fra deputati e senatori
    Test proposto e organizzato ieri dall'Udc davanti alla Camera dei
    deputati in Piazza Montecitorio con un presidio medico del Centro
    diagnostico Spa di Roma.
    Gli esami tossicologici sono stati eseguiti su parlamentari
    identificati attraverso tessera parlamentare o documento valido di
    riconoscimento. Nel dettaglio: 114 screening sulla sola saliva, 5
    screening sulle sole urine, 3 screening sia sulla saliva che sulle
    urine.
    Come rilevato dal Centro diagnostico Spa di Roma tutti i test sono
    risultati negativi al set di sostanze d'abuso, e loro metaboliti,
    oggetto dello screening di primo livello (anfetamina, cocaina,
    marijuana, metamfetamina, oppiacei e fenciclidina).
    Tutti gli screening di primo livello forniscono quindi dei risultati
    indicativi, che necessitano di conferme con metodologie più accurate.
    A tal proposito - informa la nota - lo stesso esame tricologico non è
    considerato un esame definitivo. Infatti, nonostante i capelli
    conservino nella loro matrice tracce della droga per un più lungo
    periodo, la loro validità è inficiata dalla complessità della
    metodologia d'analisi.
    ADNKRONOS, 2 agosto 2007

    DROGA: ECCO I PARLAMENTARI CHE HANNO ACCETTATO IL TEST ANTIDROGA

    Roma, 1 ago. (Adnkronos) - Sono stati 120 i parlamentari, fra
    deputati e senatori, che oggi si sono sottoposti volontariamente al
    test antidroga proposto e organizzato dall'Udc davanti alla Camera
    dei Deputati in Piazza Montecitorio con un presidio medico del Centro
    Diagnostico SPA di Roma. A sottoporsi al test, secondo l'elenco
    diffuso dall'Udc: Gino Trematerra (UDC), Angelo Compagnon (UDC),
    Giorgio Oppi (UDC), Michele Tucci (UDC), Salvatore Ruggeri (UDC),
    Michele Pisacane (UDC), Maurizio Ronconi (UDC), Sandra Monacelli
    (UDC), Graziano Maffioli (UDC), Luigi Maninetti (UDC) , Giorgio
    Bornacin (AN), Tomaso Zanoletti (UDC), Lorenzo Nedo Poli (UDC), Ida
    D'Ippolito (FI), Giuseppe Ruvolo (UDC), Pier Ferdinando Casini (UDC),
    Lorenzo Cesa (UDC), Pietro Marcazzan (UDC), Lucio Barani (Lega),
    Pietro Franzoso (Forza Italia), Andrea Angelo Gibelli (Lega), Davide
    Caparini (Lega), Roberto Cota (Lega), Armando Dionisi (UDC), Paolo
    Francesco Lucchese (UDC), Giuseppe Drago (UDC), Osvaldo Napoli (Forza
    Italia), Antonio Mereu (UDC), Maurizio Fugatti (Lega), Mario Tassone
    (UDC), Fiorella Ceccacci (FI), Alessandro Forlani (UDC), Alberto
    Filippi (Lega), Ciro Alfano (UDC), Luciano Ciocchetti (UDC), Domenico
    Zinzi (UDC), Massimo Garavaglia (Lega), Antonio Razzi (IDV), Giuseppe
    Naro (UDC), Mauro Libe' (UDC), Gianpiero D'Alia (UDC), Emerenzio
    Barbieri (UDC), Riccardo Pedrizzi (AN), Francesco Pionati (UDC),
    Manlio Contento (AN), Carlo Giovanardi (UDC), Anna Teresa Formisano
    (UDC), Rodolfo De Laurentis (UDC), Ignazio La Russa (AN), Michele
    Vietti (UDC), Giorgia Meloni (AN), Oskar Peterlini (Aut), Manfred
    Pinzger (Aut), Gianpaolo Dozzo (Lega), Luigi Bobba (Ulivo), Gabriella
    Carlucci (FI), Francesco Saverio Romano (UDC), Stefano Morselli (AN),
    Antonio de Poli (UDC), Luca Marconi (UDC), Salvatore Greco (UDC),
    Maurizio Gasparri (Alleanza Nazionale), Leonardo Martinello (UDC),
    Simone Di Cagno Abbrescia (FI), Ettore Peretti (UDC), Gianluca
    Galletti (UDC),Teresio Delfino (UDC), Egidio Pedrini (IDV), Domenico
    Di Virgilio ( FI), Battista Caligiuri (FI), Luigi Fedele (FI),Pier
    Francesco Gamba (AN), Michaela Biancofiore (FI), Luisa Capitanio
    (UDC), Elisabetta Gardini (FI), Adolfo Urso (An),Rocco Pignataro
    (POPOLARI-UDEUR),Roberto Giortoli, Luca Volonte', Rocco Buttiglione
    (UDC),Luca Bellotti(AN),Vittorio Adolfo(UDC), Nicola Bono(AN),Massimo
    Fantola(UDC), Giulio Marini(FI), Michele Forte(UDC), Vito Li Causi
    (POPOLARI-UDEUR), Amedeo Ciccanti(UDC), Marco Airaghi(AN),Tommaso Foti
    (AN),Lucio Malan(FI), Francesco Casoli(FI),Giuseppe Galati(UDC),
    Pietro Rao(Misto),Sergio Divina (LNP),Calogero Mannino(UDC),Dorina
    Bianchi(ULIVO), Paolo Ugge'(FI), Roberto Menia(AN), Riccardo Migliori
    (AN),Filippo Ascierto(AN), Franco Bruno(ULIVO), Filippo Misuraca(FI),
    Gianpiero Cantoni(FI), Maurizio Eufemi(UDC), Angelo Santori(FI),
    Euprepio Curto(AN), Cesare Campa(FI), Enzo Ghigo(FI), Claudio Azzolini
    (FI),Pierantonio Zanettin(FI), Carlo Costantini(IDV),Francesco
    D'Onofrio(UDC),Basilio Germana'(FI),Guido Crosetto(FI), Giorgio
    Holzmann(AN)Gianni Mancuso(AN)Antonio Rotondo(sinistra democratica
    per il socialismo europeo),Vito Bonsignore(UDC).

    __._,_.___  
    03 augustus

    turchia: vittoria islamica

    Il risultato delle elezioni legislative svoltesi in Turchia il 22
    luglio 2007 è un evento geopolitico di tale portata da segnare
    una svolta, per non dire una rivoluzione, nella vita politica
    turca dall'epoca della creazione della Repubblica kemalista del
    1923 ad opera del laicissimo Atatürk (soprannominato "Kémal", il
    perfetto).

    Si può affermare, senza esagerare, che i nemici più o meno
    dichiarati del kemalismo hanno per la seconda volta sotterrato il
    "Padre dei Turchi", Mustapha Kémal, poiché ad aver vinto sono
    proprio i nemici storici di quest'ultimo, i deputati del Partito
    della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), eredi del movimento
    islamista radicale Milli Görüs.

    La Turchia di Atatürk, moderna e laica (caso unico in terra
    musulmana), non è più la stessa dal 2002. In quell'anno, il
    partito AKP e il Primo Ministro "islamico-conservatore" R.T.
    Erdogan hanno preso il potere per la prima volta dopo aver
    leggermente "ritoccato" ed edulcorato il vecchio partito islamico
    che era stato interdet-to e per il quale Erdogan era finito in
    prigione.
    Erdogan ha tratto le conseguenze di quell'infelice esperienza e
    ha messo a profitto gli insegnamenti dei Fratelli musulmani e
    delle confraternite islamiche "moderate" che lottano contro la
    laicità dell'Occidente sovvertendo i suoi valori piuttosto che
    attaccandoli frontalmente. Maestro nella manipolazione e nella
    retorica sovversiva vittoriosa, Erdogan si propone di
    "smantellare" per tappe successive la laicità turca e le
    istituzioni kemaliste per poi islamizzare progressivamente la
    società attraverso la conquista dei posti chiave e dei bastioni
    laici della Repubblica turca.

    È a partire dalla grande manifestazione anti-islamista del 14
    aprile 2007 che i difensori della laicità turca sono preoccupati.
    Essi denunciano la strategia del Governo dell'AKP che tende a
    strumentalizzare i criteri democratici europei come nel caso
    della richiesta di Bruxelles della fine del ruolo dell'esercito.
    Il Governo e la maggior parte dei comuni sono già sotto controllo
    dell'AKP, i mass-media sono diventati "islamicamente corretti" e
    le confraternite religiose islamiche, proibite da Atatürk, hanno
    riacquistato potere, mentre le minoranze cristiane, giudaiche e
    alevi (sufi laici) sono sempre più minacciate. E, soprattutto, la
    Presidenza della Repubblica, bastione della Repubblica laica,
    rischia di venir accaparrata dall'AKP, grazie alla vittoria di
    domenica 22 lu-glio, tappa preliminare per l'elezione
    presidenziale a suffragio diretto prevista alla fine dell'estate
    e data per acquisita dall'AKP.

    Il timore dei kemalisti turchi si fonda su una logica
    constatazione: l'UE rappresenta la libertà religiosa e il
    pluralismo, dunque un regresso della laicità e, soprattutto, la
    limitazione del potere dei militari. Accedendo alla Presidenza
    della Repubblica, bastione kemalista che ha permesso fino ad oggi
    di invalidare le leggi troppo "islamiche", il partito di Erdogan
    potrà presto nominare giudici, rettori e altri funzionari
    islamisti.

    L'attuale Presidente della Repubblica, Ahmet Sezer, laico vicino
    all'esercito, ha fino ad oggi rifiutato le nomine di islamisti a
    capo di istituzioni chiave. Ma sarà ben presto rimpiazzato da un
    islamista eletto a suffragio universale in seguito alla riforma
    costituzionale votata dal Parlamento grazie alla vittoria dell'AKP
    del 22 luglio.

    L'esercito turco diventerà dunque l'unico contro-potere degli
    islamisti e da qui nasce il rischio di un colpo di Stato militare
    (ultima carta che l'esercito può giocare e prevista dal Capo di
    Stato maggiore, Yasar Buyukanit, profondamente anti-islamista)
    che provocherebbe un allontanamento dalla prospettiva di
    integrazione della Turchia in Europa.

    Ankara ha iniziato le negoziazioni per l'adesione all'UE nell'ottobre
    2005 ma persiste nel rifiutare uno dei 27 membri dell'Unione, la
    Repubblica di Cipro, che occupa militarmente e colonizza dal
    1974. Per questa ragione, nel dicembre 2006, i 27 Paesi hanno
    congelato 8 dei 35 capitoli delle negoziazioni di adesione in
    seguito al rifiuto di Ankara di allargare ai Greco-ciprioti l'accordo
    europeo di Unione doganale.

    A costo di deludere a medio termine la Turchia, ma per poter
    conservare con essa delle buone relazioni a lungo termine, non
    sarebbe meglio offrirle un "partenariato privilegiato" e un posto
    all'interno dell'Unione mediterranea piuttosto che deluderla
    ancora di più tra dieci o quindici anni quando uno dei 27 Paesi
    bloccherà la sua adesione con un veto, come Cipro che brandisce
    questa minaccia se Ankara persiste nell'occupazione dell'isola e
    continua a non riconoscerla, o come la Francia che ha inserito
    nella sua Costituzione il referendum per qualsiasi futura
    adesione di un nuovo Paese all'UE.

    (CR1003/01 del 4 agosto 2007)
    (C) www.corrispondenzaromana.it

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    02 augustus

    Cattolici bocciano patito democratico

    I cattolici annullano l'unione di fatto tra Ds e Margherita

    Non è ancora nato, eppure il Partito democratico già non piace ai
    cattolici. Con buona pace di chi vede nella nuova formazione
    politica l'incarnazione del verbo "cattocomunista".
    Il dato è emerso da un sondaggio commissionato dalla Margherita
    all'Ipsos e lascia poco spazio a dubbi: i numeri sanciscono che i
    cattolici praticanti stanno abbandonando il centrosinistra a
    vantaggio del centrodestra. Le intenzioni di voto sono crollate dal
    44 per cento del febbraio del 2005 al 26 per cento del giugno di
    quest'anno. Nello stesso periodo i cattolici che scelgono il
    centrodestra sono passati dal 36 al 52 per cento.

    Se non una debacle, quanto meno un campanello d'allarme per la
    formazione politica in via di costituzione, visto che il potenziale
    elettorato è per la gran parte credente.
    Vero, l'indagine è stata svolta quando ancora mancavano le
    candidature margheritine per il Partito Democratico (Rosy Bindi e
    Enrico Letta), che più di altre potrebbero intercettare i voti del
    popolo della Chiesa, ma dal sondaggio esce chiara la richiesta di
    discontinuità rispetto alle scelte del governo in carica. Il 52 per
    cento dei cattolici praticanti di entrambi gli schieramenti chiede
    una politica "chiaramente alternativa" rispetto a quella
    dell'esecutivo Prodi. A salvarsi, a sinistra, è solo Walter
    Veltroni. La candidatura a leader del Pd del sindaco di Roma è vista
    positivamente dal 54 per cento dei praticanti, impegnati nella vita
    parrocchiale.

    Nelle opinioni dei credenti non sembra avere molto peso
    l'orientamento del Vaticano: pur condividendo per l'iniziativa del
    Family day (solo il 7 per cento dei praticanti lo ritiene un segno
    di chiusura), i cattolici non sono per la linea dura contro le
    coppie di conviventi.
    Eppure il dato fa riflettere. E discutere, soprattutto gli esponenti
    Dl, eredi del Ppi. Dall'emorragia del voto cattolico, secondo Luigi
    Bobba, il Pd deve trarre una lezione e un nuovo corso: "Per risalire
    la china nel consenso tra i credenti non si può non tenere conto
    delle due intuizioni contenute nel Manifesto Rutelli: cambio di
    rotta nella linea del governo e alleanze di nuovo conio". Mentre per
    il prodiano doc Franco Monaco, l'indagine Ipsos è "Curiosa. O meglio
    curiosa la sua interpretazione tirata per i capelli: i cattolici,
    disamorati dal governo, entrati in sofferenza verso il
    centrosinistra con la fecondazione assistita e il family day e
    preoccupati per l'egemonia della sinistra laica, tiferebbero per
    Veltroni e invocherebbero alleanze di nuovo conio".
    Conclusione: "Indovinello: chi ha commissionato l'indagine? Che
    preluda a una lista Teodem per Walter?".

    di Matteo Durante
    (C) Panorama, Mercoledì 1 Agosto 2007 alle 12:39  
    01 augustus

    eutanasia: legiferare dai casi estremi?

    A proposito di recenti dichiarazioni sul testamento biologico
    A partire dai casi estremi non è saggio legiferare

    di Francesco D'Agostino

    Potrei anche dichiararmi del tutto d'accordo con l'intervista che
    Giorgio Lambertenghi - presidente dell'Associazione dei Medici
    Cattolici di Milano - ha rilasciato a Simona Ravizza sul Corriere
    della Sera del 25 luglio, a commento della morte di Giovanni
    Nuvoli, se nell'intervista stessa e nel titolo che le è stato
    dato non apparissero espressioni come: «Bisogna avere il coraggio
    di fare morire in modo dignitoso i malati senza false ipocrisie».
    "Far" morire? E chi dovrebbe avere questo "coraggio"? Chi è che
    assume atteggiamenti "ipocriti"?
    Smettiamola di usare parole forti, che finiscono per dividere le
    persone, che spesso si trovano davanti a dilemmi insolubili, in
    "buone" (quelle che "fanno" morire?) e "cattive", e soprattutto
    lasciamo cadere il riferimento, del tutto fuor di luogo,
    all'ipocrisia.

    Vediamo piuttosto qual è la sostanza del problema. Riassumerei le
    istanze di Lambertenghi - sia pure in modo molto sintetico e
    quindi approssimativo - nel modo seguente:
    a) il medico deve astenersi dall'accanimento;
    b) è doveroso lasciar morire senza dolore ed evitare quindi una
    morte tremenda a chi l'abbia espressamente richiesto;
    c) cattolici e laici devono affrontare la questione del
    testamento biologico senza preconcetti per arrivare ad una
    soluzione etica bipartisan;
    d) è necessario introdurre in Italia regole chiare che
    riconoscano una volta per tutte il principio di
    autodeterminazione del paziente.

    Sui primi tre punti sembra che Lambertenghi sfondi porte aperte:
    a) il no dei bioeticisti all'accanimento è, da decenni, unanime;
    b) sul fatto che esista un dovere stringente di ogni medico di
    alleviare le sofferenze dei malati terminali non credo ci sia da
    insistere; e infine
    c) mi limito a ricordare che sul testamento biologico, e sulle
    numerose questioni casistiche che esso suscita - quando il malato
    non sia competente - il Comitato nazionale di Bioetica, nelle sue
    componenti cattoliche e laiche, ha da tempo individuato una
    soluzione condivisa: la domanda da fa re è perché il Parlamento
    insista a non volerla assumere come base di partenza per una
    nuova, possibile legge, al posto delle diverse ambigue proposte
    che si contendono il campo.
    Ripeto: su questi primi tre punti concordo perfettamente con
    Lambertenghi, a condizione, naturalmente, di assumerli per quello
    che esplicitamente dicono e non per quello che da parte di alcuni
    si vorrebbe che dicessero (stravolgendone la valenza).
    Così, il no all'accanimento non deve diventare pretesto (esso sì,
    ipocrita) per l'abbandono dei pazienti terminali; non si può far
    passare per terapia del dolore la soppressione eutanasica del
    malato; attraverso un testamento biologico non si possono
    avallare surrettiziamente richieste di eutanasia.

    Veniamo quindi al punto decisivo, che avevo intenzionalmente
    lasciato per ultimo: è vero o non è vero che mancano in Italia
    norme che garantiscano la libertà di scelta del paziente?
    In senso proprio, sembra di no: non c'è bisogno di ricordare che
    a livello giuridico abbiamo l'art. 32 (secondo comma) della
    Costituzione, che garantisce ciascuno contro ogni pratica medica
    coercitiva, articolo che è ribadito, come se non bastasse, dalla
    Convenzione di Oviedo e dal Codice di deontologia medica.
    Il punto è che queste norme, che - come tutte le norme - si
    applicano senza difficoltà ai casi ordinari, divengono di
    difficilissima applicazione in quei casi estremi, in cui gli
    esseri umani divengono estremamente fragili, fisicamente e
    soprattutto psicologicamente, quando cioè si ha a che fare con
    individui estremamente anziani, con pazienti terminali, con
    persone incapaci, in stato di confusione mentale o colpite da
    patologie degenerative gravemente invalidanti.

    Lo scenario che si apre in queste circostanze è inquietante.
    Invocare nuove norme o ribadire che bisogna comunque rispettare
    la libertà di scelta delle persone non centra l'essenza della
    questione.
    In merito, due sono le linee che si contrappongono nel dibattito
    bioetico.
    La prima è quella di chi pensa che rilevare la volontà di malati
    in stato di estrema fragilità e dar poi esecuzione a tale volontà
    non crei particolari problemi e che, per garantire comunque
    l'autodeterminazione del malato, quando la sua capacità sia
    venuta meno, ci si possa riferire a quella di un fiduciario,
    legalmente riconosciuto.
    Ma chi potrà e come si potrà controllare che la volontà del
    fiduciario corrisponda al miglior interesse del malato?

    L'altra via è quella di chi ritiene che non si debba trasformare
    in vuoto feticcio il principio (pur sacrosanto)
    dell'autodeterminazione.
    Ne segue che quello stesso medico, che ha il preciso dovere di
    rispettare la volontà di rinuncia alle terapie formulata da un
    malato pienamente competente, è destinatario di un dovere ancor
    più stringente:
    a) non deve presumere frettolosamente, e in particolare in casi
    palesemente controversi, l'esistenza di questa capacità e
    b) deve sempre presumere - quando il malato non sia competente -
    la sua volontà di essere curato, ovviamente senza attivare
    pratiche inaccettabili di accanimento.

    È sul confronto tra queste due linee di pensiero che va portata
    l'attenzione dell'opinione pubblica, oggi distratta dalle
    tragiche cronache di casi che sono sì reali, ma ben poco
    esemplari per una serena riflessione bioetica.
    Come dicono gli inglesi, hard cases make bad laws: dai casi
    complicati e estremi non possono che scaturire leggi cattive.

    Editoriale di Avvenire, Martedi 31 luglio 2007

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