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August 31 Dalle tenebre di satana alla luce di DioInnanzitutto volevo ringraziarla per l'egregio lavoro che svolge per la vigna del Signore; ho letto con molto interesse il suo libro Storie di esorcismi e trovo che sia veramente utile che le persone vengano a conoscenza di tali realtà. Le racconto brevemente il mio percorso spirituale sperando di non annoiarla. Ho trascorso i primi trent'anni della mia vita nel buio spirituale; non che non fossi credente, ma ero tra la categoria dei cosiddetti tiepidi e comunque vivevo in continuo peccato mortale, soprattutto con il mio fidanzato. Un giorno, (avevamo il mio fidanzato ed io entrambi trent'anni per l'appunto) abbiamo letto una testimonianza riguardante un dannato dell'inferno. Siamo rimasti scioccati e abbiamo iniziato ad avere paura. Sì, lo ammetto, la nostra conversione è iniziata con la paura; dopo tale fatto, abbiamo taciuto per un paio di giorni, poi il mio fidanzato Alessandro mi ha detto: "Elena, dobbiamo cambiare vita, quello che stiamo facendo è tutto sbagliato! A queste parole, da una parte ero felice, perché ho sentito come se una nuova forza stesse scuotendo le nostre vite disordinate, e allo stesso tempo ero spaventata perché sapevo che avrei dovuto cambiare radicalmente vita.. Insomma, da quel giorno abbiamo deciso di cambiare rotta, di interessarci alla volontà del Signore, abbiamo iniziato ad accostarci seriamente ai Sacramenti, alla preghiera (soprattutto alla recita del Santo Rosario) alla Sacra Scrittura e naturalmente abbiamo iniziato a lavorare su noi stessi, a rivedere il nostro rapporto con Dio e con il nostro prossimo..Da ciò posso dirle che nonostante il cammino sia stato faticoso, Il Signore assieme a Sua Madre Maria Santissima ci hanno aiutati tantissimo, e ora, anche se siamo consci di essere dei servi inutili e peccatori, siamo felicissimi, innanzitutto perché ora non abbiamo più quella paura iniziale che ci ha scosso, in quanto si è trasformata in tanto amore per Nostro Signore, e poi perché adesso solo Lui ci dà la vera gioia, la vera pace e la sentiamo veramente! Ci siamo sposati un anno e mezzo fa ed ora con immensa gioia aspettiamo un figlio! Nel nostro piccolo, cerchiamo di vivere e proclamare il Vangelo a chi non lo conosce, di dire senza paura che Satana esiste e che sta facendo di tutto per distruggere noi e la terra che Dio ha creato per noi, di dire quelle verità scomode che nessuno vuole sentire. Quanta fatica, quanta ribellione nelle persone, ma finché avremo fiato non ci stancheremo di ripeterle, come facevano a loro volta pazientemente alcune persone con noi quando noi stessi eravamo sulla strada sbagliata. Voglio dirle un'ultima cosa, l'altro giorno ho parlato con i miei capi al lavoro (che sono donne), sanno che sono in dolce attesa (ormai evidente) e quindi non rinnoveranno il mio contratto precario che tra poco scadrà. Mi hanno detto che dopo aver partorito, se decido di tornare al lavoro, dovrò farlo venendo al lavoro tutti i giorni per tutto il giorno (cosa che il contratto non obbliga a fare) e che il lavoro dovrà venire al primo posto. Ciò implica che io abbandoni il mio bambino dalla mattina alla sera (essendo io peraltro pendolare con 4 ore di viaggio al giorno per recarmi al lavoro) in mano ad altre persone e che lo veda soltanto la sera prima di andare a dormire, che congeli il mio latte materno e che altri glielo diano nel biberon. Bene, le dico che rinuncio volentieri allo stipendio, che si vivrà in maggiore ristrettezza economica, ma preferisco fare la mamma, non ho nessuna intenzione di congelare il mio latte semmai ne avrò, non ho nessuna intenzione di affidare perpetuamente mio figlio a cure altrui ed assoggettarmi a questa forma di lavoro selvaggio, di chiaro stampo massonico che vuole annientare la figura materna e non consente forme di lavoro più umane, più vicine alle esigenze della mamma e del suo bambino. Confido nella Provvidenza ineffabile di Dio che di tutti ha cura e personalmente non mi ha mai lasciata a mani vuote. Il demonio in questo momento è piuttosto rinvigorito, ma purtroppo per lui ha i giorni contati, le assicuro che aspetto con trepidazione il giorno in cui Nostro Signore con la potenza della Sua gloria tornerà e lo rinchiuderà per sempre nell'abisso. Nel contempo, spero veramente di poter ricongiungermi con Gesù per l'eternità! E' l'unica cosa a cui tocca pensare e sperare mentre si è su questa terra, non le pare? Cordiali saluti, che il Signore la benedica e la Vergine Maria, nostra dolce e cara mamma, la protegga con il suo manto dal maligno. E. Fonte: http://www.genitoricattolici.org/testimonianza%20fidanzati.htm August 30 CAMBIA STRATEGIA (Racconto)Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore". Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete. Poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase. Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto. Il pubblicitario rispose "Niente che non fosse vero. Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via. Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'è scritto: "Oggi è primavera... ed io non la posso vedere." Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio. Abbi fede: ogni cambiamento che Dio fa per la nostra vita è il meglio per noi...Dio vuole il nostro bene August 29 Nuovo Miracolo a LourdesCammina dopo Lourdes I medici: «Non è spiegabile» «Con i mezzi di cui scientificamente dispongo non è possibile alcuna spiegazione dell’accaduto». Il professor Adriano Chiò, neurologo dell’Ospedale Molinette di Torino, commenta così la repentina scomparsa dei sintomi della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il netto miglioramento delle condizioni di Antonietta Raco, 50 anni, di Francavilla in Sinni (in provincia di Potenza e in diocesi di Tursi-Lagonegro), costretta su una sedie a rotelle dal 2005 e che ha ripreso a camminare dopo un pellegrinaggio a Lourdes. La donna da quattro anni è in cura nel centro Sla del nosocomio torinese e le sue condizioni, da allora, sono andate peggiorando. «La diagnosi era inequivocabile – dicono al Centro alle Molinette –: la signora aveva una forma di Sla a lenta evoluzione, con nessuna probabilità di guarigione». Ieri mattina, accompagnata dal marito, Antonietta è tornata dal professor Chiò per una visita programmata da tempo ma anticipata, visti gli eventi. «Sono entrata in ospedale per la prima volta camminando sulle mie gambe – racconta Antonietta ad <+corsivo>Avvenire<+tondo> –; non vedevo l’ora di incontrare i medici, speravo che qualcuno mi dicesse che non ho più niente. Quando mi hanno visitato ho letto lo stupore degli specialisti. Il professor Chiò ha voluto che raccontassi tutto quello che mi è successo, senza omettere nulla. Era sbigottito, mi ha detto: "Non ho parole". Mi ha rimandato a nuovi esami, ma mi ha chiesto di sospendere le cure che stavo facendo. Poi, senza aggiungere altro, mi ha abbracciata. E ci siamo commossi. Lo ricorderò sempre nelle mie preghiere, sperando che presto si scopra una cura per la Sla». Antonietta Raco ha ripreso a camminare il 5 agosto, di ritorno dal viaggio nella città pirenaica organizzato dall’Unitalsi di Basilicata e guidato dal vescovo di Tursi-Lagonegro, Francescantonio Nolè. Racconta la sua vicenda timidamente, quasi scusandosi per aver attirato l’attenzione di tanta gente: «A Lourdes non ho chiesto nessun miracolo. Ho pregato la Madonna perché mi desse la forza di vivere con dignità ogni istante che mi restava. Le vicende di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro mi hanno colpita: a queste persone hanno interrotto i sostegni vitali. Ho pregato perché non mi accadesse mai nulla del genere. La vita va vissuta sempre e comunque, fino alla fine. Ho anche pregato per una bambina del mio paese, anche lei affetta da Sla». Subito dopo l’immersione nelle piscine del santuario francese, Antonietta è stata destinataria, dunque, di un "segno" che non ha chiesto. «Entrando in acqua sono stata aiutata da tre "dame"; due di loro si sono poi allontanate, una ha continuato ad assistermi, ma mentre lei era occupata ho avvertito la presenza di qualcun altro che mi sorreggeva il collo, ho provato a voltarmi e non c’era nessuno; ho accusato un grande dolore alle gambe, quindi un sollievo; è stato in quell’istante che ho avvertito da sinistra una voce femminile bellissima: era soave, tenera, leggera. Non ho mai udito niente di simile, solo a sentirla dava sollievo al mio fisico. Mi diceva: "Non avere paura, non avere paura". Ma io tremavo, di paura ne ho avuta tanta, anche perché quella voce la sentivo solo io». Antonietta non ha confidato a nessuno quello che le è successo. Tornata a casa, in Basilicata, la sera del 5 agosto quella voce è tornata: «Ero seduta sul divano, a pochi metri da me c’era mio marito, quando ho udito molto chiaramente la stessa voce di Lourdes: "Chiamalo, diglielo, chiamalo". Io tra me e me rispondevo: ma cosa devo dirgli? E ancora: "Chiama tuo marito, diglielo". Allora ho chiamato mio marito Antonio e mi sono alzata sulle mie gambe, ho fatto dei passi, poi dei giri su me stessa; lui non credeva ai suoi occhi. E gli ho detto tutto». C’è un desiderio che Antonietta coltiva da quel 5 agosto: «Ho tanta voglia di tornare a Lourdes, ma come volontaria per assistere i malati proprio come gli altri hanno assistito me». Vito Salinaro Fonte: http://www.avvenire.it/Cronaca/antonietta+raco_200908251656132970000.htm August 28 Intervista a Massimo Introvigne. Di Irene BertoglioMassimo Introvigne, Lei è reggente nazionale vicario, cioè vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica. In Italia ci sono innumerevoli associazioni cattoliche. La domanda sorge spontanea: perché una in più? A che cosa serve specificamente Alleanza Cattolica? Lei ha ragione: i modi in cui la Chiesa, continuando la missione del Signore Gesù Cristo, si rende incontrabile nella storia sono innumerevoli. A partire dal XIX secolo (non senza prodromi nel XVII e nel XVIII), l’avanzata della modernità cui si accompagna il secolarismo (il quale, a differenza della secolarizzazione – che è un mero dato di fatto – è il processo sospinto dall’ideologia che tende a escludere la religione da ogni ambito della vita) ha quasi «chiuso» un numero sempre maggiore di ambienti alla missione che la Chiesa esercita tramite il clero, la vita parrocchiale e la liturgia. Certamente fin dalle sue origini la Chiesa si è affermata tramite la missione, che è collegata alla natura stessa del monoteismo cristiano come monoteismo universale, non destinato a un solo popolo. E fin dal primo secolo, secondo l’analisi delle origini cristiane di un grande sociologo – e, per me, caro amico – come Rodney Stark, «il reale successo della missione dipendeva dai missionari laici», che erano capaci in ogni condizione di penetrare in ambienti dove il clero più difficilmente riusciva a farsi ascoltare. Con l’avvento della modernità, la missionarietà dei laici diventa ancora più decisiva. I movimenti sono modi di vivere la missionarietà della Chiesa nei vastissimi campi in cui opera, e di organizzare la vita dei loro membri in vista della santificazione. Le agenzie come Alleanza Cattolica non sono movimenti (dunque, tra l’altro, non sono in concorrenza con i movimenti). Alleanza Cattolica, non si occupa – pur avendo il massimo rispetto per queste opere di carità e per chi le compie – di dar da mangiare agli affamati o di visitare i carcerati (anche se in Italia, per motivi piuttosto noti, è forse ormai più facile che siano i carcerati a visitare noi). In quanto agenzia, non cerca semplici ascoltatori o persone disponibili a partecipare a momenti di vita comune, ma «trasmettitori», cioè militanti che s’impegnino a trasmettere quanto hanno ricevuto attraverso varie forme di apostolato culturale, dunque – ancora – disponibili a passare per quegli impegnativi «percorsi, basati su seri tirocini di vita ecclesiale, in particolare sullo studio della dottrina sociale» di cui parla Giovanni Paolo II nella sua Esortazione apostolica post-sinodale del 2003 Ecclesia in Europa (n. 41). La vocazione specifica di un’agenzia così orientata consiste anzitutto nello studio e nella divulgazione del magistero pontificio, con speciale attenzione ai giudizi che questo magistero ha portato sulla storia, e in particolare sulla storia dell’Europa e dell’Occidente. In secondo luogo, si articola nell’applicare i principi desunti dal magistero ai problemi sociali, culturali e politici del nostro tempo. Le due attività sono collegate ma distinte. Trasmettendo ad altri il magistero pontificio, lo scopo è quello di essere il meno originali possibile, riportando fedelmente l’essenziale di quanto i Papi hanno voluto insegnare. Applicando i principi che si ricavano dal magistero ai problemi dell’attualità, il laico fa invece qualche cosa che non è certamente vietato dal magistero – al contrario, è proprio questo a essere costantemente indicato come compito specifico dei laici –, ma la fa sotto la sua responsabilità e senza impegnare la gerarchia. In teoria, studiare e applicare ai problemi dell’ora presente il Magistero pontificio è compito di tutti i cattolici. In pratica un semplice sguardo al panorama attuale ci conferma che sono in pochi ad assumersi questo compito in modo tematico. Tra i problemi di Alleanza Cattolica non c’è certamente quello di avere troppi concorrenti… In che senso Alleanza Cattolica, nello studio, diffusione e applicazione del magistero privilegia la dottrina sociale? Con l’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ci ha opportunamente ricordato due cose. Primo: la dottrina sociale della Chiesa, che altro non è che teologia morale sociale, non nasce con Papa Leone XIII (1810-1903) e con la moderna «questione sociale» ma con il Vangelo e la stessa «tradizione apostolica». È antica quanto la Chiesa. Secondo: la dottrina sociale della Chiesa non si occupa solo dei problemi del lavoro, dei lavoratori e delle fabbriche – come vuole la stessa illusione ottica che la fa nascere, erroneamente, con Leone XIII – ma di tutti i problemi della società. La Caritas in veritate rivendica giustamente i problemi della bioetica – l’aborto, l’eutanasia – al campo proprio della dottrina sociale della Chiesa, che è socio-politica e non solo socio-economica. Ma della dottrina sociale fa parte anche un giudizio sulla storia. Anche se il magistero si è occupato praticamente di tutti i continenti e di tutti i Paesi – senza risalire al corpus di Leone XIII (1810-1903), come dimenticare la ricchissima mole di testi di Giovanni Paolo II (1930-2005)? – un’attenzione particolare è stata dedicata a un’interpretazione della storia dell’Europa. Dal momento che l’Europa – sia diventando «Occidente», Magna Europa, attraverso l’insediamento di europei in Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, le nazioni ibero-americane, sia attraverso la sua dominante influenza – ha esercitato nel mondo un’egemonia culturale che solo negli ultimi decenni è messa in discussione, la sua storia ha avuto e mantiene un rilievo mondiale. Per molti versi, la sua crisi è la crisi dell’intera umanità. L’Europa è stata una civiltà cristiana fino a quando è riuscita a mantenere quell’equilibrio, su cui il Magistero insiste, tra fede e ragione, cui corrisponde anche un equilibrio fra persona e comunità. Questo equilibrio è stato costruito in modo molto faticoso, e il messaggio evangelico è riuscito ad armonizzare quanto vi era di meglio tra la fede d’Israele e la filosofia greca, fra il diritto romano con il suo senso acuto della persona e gli apporti germanici che insistevano sulla comunità di vita e di tradizione, la gemeinschaft (distinta dalla gesellschaft, che è la «società» in senso giuridico). In particolare, come insegna l’enciclica Fides et ratio del 1998 di Giovanni Paolo II, «l’incontro del cristianesimo con la filosofia […] non fu immediato né facile» (n. 38), ma – attraverso un secolare processo – arrivò a costruire quell’«armonia fondamentale della conoscenza filosofica e della conoscenza di fede» (n. 42) che per molti versi culmina in san Tommaso d’Aquino (1224-1274), il quale per questo «è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero» (n. 43). Un pensiero, si può aggiungere, ancora vivo e vivace per chi lo accosti direttamente, e cui non rendono pienamente giustizia le compilazioni della tarda Scolastica e della cosiddetta neo-scolastica. Alleanza Cattolica si definisce un’associazione «contro-rivoluzionaria». Può precisare questa espressione? Vorrei partire dall’istruzione del 1990 Donum veritatis della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ma sottoscritta anche da Papa Giovanni Paolo II e dunque a tutti gli effetti magistero pontificio. In questo documento si spiega che nella teologia coesistono legittimamente diverse opinioni e diverse scuole, le quali si servono – tra l’altro – della filosofia, delle scienze storiche e delle scienze umane per elaborare «proposte», «offerte fatte a tutta la Chiesa», momenti d’inizio di un dialogo che di solito comporta «molte correzioni e ampliamenti» prima che quello che è proprio di una scuola diventi patrimonio della Chiesa intera (n. 11). Ma questo non significa che ogni scuola debba rinunciare ad avanzare le sue proposte: al contrario la «libertà di ricerca» è «uno dei beni più preziosi» (n. 12), purché sia chiara una cosa – che alla fine è il Magistero a giudicare quanto delle proposte della scuola può essere accolto, e non viceversa. Se la dottrina sociale della Chiesa è teologia morale – più precisamente, teologia morale sociale – è evidente che quanto la Donum veritatis afferma per la teologia in genere vale anche per la dottrina sociale. Anche qui ci sono varie scuole, che legittimamente coesistono e che hanno il diritto – anzi il compito prezioso – di avanzare le loro proposte, purché sia chiaro che alla fine sarà il Magistero a giudicare quanto di queste proposte «conviene» a tutta la Chiesa, non saranno le scuole ad arrogarsi il diritto di usare selettivamente il Magistero. Alleanza Cattolica privilegia, fin dalle sue origini, la scuola detta contro-rivoluzionaria. Questa scuola ha mosso i suoi primi passi studiando e criticando la Rivoluzione francese, ma nel corso del suo sviluppo storico sempre più ha letto tale Rivoluzione come parte di un processo che aggredisce la Cristianità a partire almeno dal Rinascimento e dall’Umanesimo, passando per la rottura dell’unità cristiana dell’Europa con la Riforma, quindi per l’Illuminismo, per il comunismo e in genere per le ideologie anticristiane e totalitarie che si affermano nel secolo XX, infine sfociando nel nichilismo e nella rivoluzione culturale che hanno il loro momento emblematico nei fatti del 1968 e nell’attacco a quelli che Benedetto XVI chiama «valori non negoziabili». Lo stesso Benedetto XVI, nel discorso tenuto a Ratisbona il 12 settembre 2006 e nell’enciclica Spe salvi del 2007 — testi entrambi che Alleanza Cattolica considera particolarmente importanti per il suo apostolato, insieme all’esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II Reconciliatio et paenitentia, del 1984, che indica le condizioni e le tappe di una possibile ricomposizione di quanto è stato spezzato e frammentato — ha descritto questo processo come la progressiva rottura della sintesi fra eredità greca e cristiana, e fra fede e ragione. Le tappe principali di questo itinerario, insegna ancora Benedetto XVI, sono rappresentate dal fideismo di Martin Lutero (1483-1546), dal razionalismo e dallo scientismo che culminano in quella forma d’Illuminismo che dà alla Rivoluzione francese i suoi caratteri anticristiani, dalle ideologie dei secoli XIX e XX e dal marxismo, e infine dal nichilismo disperato e disperante della rivoluzione culturale contemporanea. Considerato nel suo insieme, il processo è designato dalla scuola contro-rivoluzionaria con il nome di Rivoluzione. Rispondendo alla propria vocazione di lotta contro tale Rivoluzione che ha sovvertito e sovverte l’armonia fra fede e ragione, le radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente, e l’ordine naturale e cristiano, Alleanza Cattolica mette in particolare risalto quei valori, come la tradizione, la vita, la famiglia e la proprietà privata (quest’ultima, beninteso, così come l’analizza e la definisce il Magistero sociale della Chiesa), che sono in diametrale contrasto con le ideologie rivoluzionarie. Ma dunque Alleanza Cattolica «fa politica»? Certamente Alleanza Cattolica non è un partito politico, la cui ragione di essere, nel vigente regime di democrazia parlamentare, sia la rappresentatività inorganica dell’elettorato, ma vuole essere un organismo di propaganda di tesi e di testimonianza dottrinale nella varietà articolata del corpo sociale. Alleanza Cattolica, peraltro, è disponibile alla collaborazione, mantenendo la sua identità e la sua natura, con i partiti politici, nella misura in cui questi siano disposti a loro volta a operare o almeno lasciar operare anzitutto per la difesa dei «valori non negoziabili», i quali segnano — come insegna il Magistero, in particolare con Benedetto XVI — il limite invalicabile di ogni possibile collaborazione. Alleanza Cattolica non ha come scopo diretto la preparazione di persone che si assumano impegni pubblici attraverso l’assunzione di cariche elettive. L’impegno di soci di Alleanza Cattolica in questo campo — che, concordato con gli organi direttivi dell’associazione, ha portato a esiti particolarmente visibili negli ultimi anni — è stato ed è certamente lodevole, ma da una parte mantiene un carattere di eccezione, dall’altra non deve essere inteso come costitutivo di legami particolari o privilegiati di Alleanza Cattolica con singoli partiti e movimenti politici. Una domanda obbligata: Alleanza Cattolica, il Vaticano II, la liturgia tradizionale, monsignor Marcel Lefebvre... Qual è la vostra posizione? Negli anni successivi al Concilio Ecumenico Vaticano II Alleanza Cattolica ha vissuto l’angoscia comune a molti cattolici di fronte alle conseguenze disastrose di quella che Paolo Vi chiamava «una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa preconciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto». Una situazione che così descriveva nel 1981 Giovanni Paolo II: «Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia». Di fronte a questi problemi Alleanza Cattolica nel corso degli anni 1970 ha seguito con interesse l’attività di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) e le domande che il vescovo francese poneva in tema dogmatico, morale e liturgico, intrattenendo relazioni a diverso titolo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X da lui fondata. Nel 1981 Alleanza Cattolica constatava che nel tempo l’atteggiamento di mons. Lefebvre era gradualmente cambiato, e che il presule e i suoi collaboratori non si limitavano più a porre legittime domande, ma fornivano anche le risposte, scivolando a poco a poco verso comportamenti gravidi di rischi di tipo scismatico. In quell’anno (1981) — dunque sette anni prima della scomunica comminata al vescovo francese nel 1988 dopo la consacrazione da parte sua di quattro vescovi — Alleanza Cattolica decideva quindi d’interrompere ogni forma di collaborazione con monsignor Lefebvre e con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, invitando anche i sacerdoti e seminaristi italiani amici di Alleanza Cattolica che facevano parte della Fraternità, o con essa collaboravano, a comportarsi di conseguenza. Da allora Alleanza Cattolica ha pregato — e, quando possibile, operato — prima perché i rischi di tipo scismatico non giungessero alle loro estreme conseguenze, poi perché maturassero le condizioni di un ritorno della Fraternità Sacerdotale San Pio X alla piena comunione con il Romano Pontefice, nel contempo sottolineando in ogni occasione il diverso accostamento ai problemi del cosiddetto postconcilio. Alleanza Cattolica studia, fa studiare e diffonde i documenti del Concilio Vaticano II, leggendoli cum Petro e sub Petro alla luce sia del Magistero nel suo insieme sia delle risposte che alle domande su questioni difficili il Magistero ha puntualmente fornito (così, per esempio, la dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del Concilio Ecumenico Vaticano II è letta non solo nel contesto di tutto il Magistero sul tema, ma anche — s’intende, da quando questi documenti esistono — alla luce della dichiarazione Dominus Iesus, del 2000, e delle Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, del 2007, della Congregazione per la Dottrina della Fede). Dai documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II — da cui apprende e diffonde anzitutto la lezione di una presentazione non statica o difensiva ma missionaria della fede in un mondo postcristiano — Alleanza Cattolica distingue sia l’interpretazione secondo una «ermeneutica della discontinuità e della rottura» (Benedetto XVI) rispetto a tutto il Magistero precedente, interpretazione che sulla scia del Magistero stesso critica e rifiuta, sia il Concilio come evento storico e mediatico, sulle cui conseguenze, presentazione ed effetti non solo considera legittimo interrogarsi avvalendosi anche degli strumenti offerti dalle scienze umane, ma su cui nota come rilievi che testimoniano notevoli perplessità sono stati mossi da membri autorevolissimi della gerarchia della Chiesa, per esempio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nella sua intervista al giornalista Vittorio Messori Rapporto sulla fede del 1985. Come, ancora, lo stesso cardinale Ratzinger ebbe più volte a rilevare, nella Chiesa Cattolica esiste, dopo la riforma postconciliare che l’ha interessata, una questione relativa alla liturgia. Associazione di laici, Alleanza Cattolica non ha titolo per pronunciare giudizi tranchant su questioni teologiche che attengono alla liturgia, né — a differenza di altre associazioni — fa della liturgia l’oggetto centrale della sua attività. Segue tuttavia il dibattito sul tema — che è evidentemente decisivo per la vita della Chiesa — con l’attenzione di cui è capace. In stretta obbedienza alle norme e prescrizioni delle autorità della Chiesa — dopo il 2007, in particolare, al Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che ha accolto con gioia e gratitudine —, e in quanto queste prescrizioni e norme lo consentano, Alleanza Cattolica si sforza di trasmettere ai propri soci e amici l’amore per il grande patrimonio di fede e di cultura veicolato dalla lingua latina e dalla liturgia nella forma straordinaria del Rito romano, che propone nei suoi incontri quando questo appaia possibile e opportuno, in via peraltro non esclusiva. Che cosa direbbe a una persona che, nel XXI secolo e con tutte le difficoltà che questa scelta comporta, pensa a impegnarsi in Alleanza Cattolica? Che – come dicevano i primi cattolici contro-rivoluzionari francesi (l’espressione si è poi diffusa soprattutto nel Québec) – ci sono «tre cose bianche», les trois blancheurs, seguendo le quali il cattolico non sbaglia: l’Eucarestia, la Madonna e il Papa. Stare vicini al Papa e al suo Magistero è il nostro modo di amare anche l’Eucarestia e la Madonna. Nel XXI secolo questo è difficile. Siamo agenzia, ma per riuscire a essere agenzia dobbiamo essere – di fronte alla pressione di un mondo segnato dalla «dittatura del relativismo» evocata da Benedetto XVI – anche ambiente: di qui l’importanza, per esempio, delle feste per le famiglie, delle iniziative per i bambini e per i ragazzi e molto di più della vita spirituale e degli Esercizi Spirituali (dove da sempre privilegiamo il metodo ignaziano). Ma questo essere agenzia e ambiente non è solo doveroso. Vissuto in letizia, è la più bella e gioiosa avventura che il mondo contemporaneo permette ancora di sperimentare. È la più bella avventura del mondo. August 27 bastigliaBastiglia Vittorio Messori Quattro falsificatori di moneta che se la diedero subito a gambe. Due pazzi pericolosi che, scambiati per «filosofi» e, dunque acclamati sulle prime come «vittime della repressione», furono rinchiusi, chiarito l'equivoco, in un manicomio. Un maniaco sessuale: un giovane depravato allievo del marchese de Sade, messo dietro le sbarre per richiesta della sua stessa famiglia. Sette detenuti che sarebbe difficile definire «politici». Sette «perseguitati» assai improbabili. Eppure, è sulle loro miserevoli spalle che, da due secoli, grava il mito della presa della Bastiglia da parte del popolo parigino, con conseguente liberazione di prigionieri che sarebbero stati tragico simbolo dell'assolutismo monarchico. In realtà, i quattro falsari, i due matti e il depravato erano i soli ospiti della fortezza-prigione quando fu assalita, nella tarda mattinata del 14 luglio 1789. La storiografia da manuale scolastico data ancora da quel giorno l'inizio del "mondo nuovo". A duecento anni di distanza un grandioso corteo, con rappresentanze di tutto il mondo, sfila a Parigi, per ricordare il giorno glorioso, davanti a François Mitterrand (che della "Grande Révolution" si considera figlio diretto e legittimo). Sarà dunque bene vaccinarsi, una volta per tutte, con quei vigorosi antidoti alla retorica che sono ironia e senso critico, del tutto legittimi davanti al mix di ridicolo e di orrore che fu la vera «presa della Bastiglia». Si sa che ogni rivoluzione ha bisogno vitale di un «mito di fondazione» che, di solito, viene identificato in una «presa»: la «presa della Bastiglia», ma anche la «presa» di Roma per il Risorgimento, la «presa del Palazzo d'inverno» per il regime marx-leninista in Russia. Quanto alla Pietroburgo del 1917, chi un poco frequenti la storia sa bene che non ci fu alcuna «presa» e che la residenza della corte, abbandonata da mesi dallo Zar, fu occupata da un piccolo gruppo di bolscevichi praticamente senza colpo ferire. Realtà, naturalmente, ben diversa dai manifesti, dai film, dalle cronache magniloquenti dei successivi settant'anni. Quanto a Roma nel settembre del 1870, è noto che, ai suoi meno che quindicimila uomini, Pio IX aveva dato l'ordine di «sottrarsi al contatto con l'invasore, concentrandosi nella capitale». Così il papa al suo comandante, generale Kanzler. Quando, a partire dal 18 settembre, Roma fu assediata, l'ordine pontificio fu: «Il minimo di resistenza, possibilmente senza alcuno spargimento di sangue, solo per significare al mondo che si cede alla violenza. Appena aperta la breccia, alzare bandiera bianca e inviare una delegazione per la resa». In effetti, in due giorni e due notti di "assedio" non fu sparata che qualche fucilata casuale, con due morti e qualche ferito. Aperta a Porta Pia la breccia, il 34° reggimento bersaglieri si arrampicò sulle macerie. Vi fu un solo morto, il maggiore Pagliari che era alla testa, per un colpo partito a un franco tiratore che aveva disobbedito agli ordini, mentre i battaglioni pontifici si concentravano, con le armi al piede, in piazza San Pietro. In dieci giorni di "guerra", i 60.000 soldati italiani di Raffaele Cadorna avevano perduto 32 uomini, morti per incidenti vari compresi: una percentuale di 0,5 caduti ogni mille soldati. Si sa che, in un qualunque week-end di oggi, i deceduti per incidenti stradali sono proporzionalmente assai di più. La «presa» della Bastiglia, al ridicolo aggiunse anche la crudeltà che, purtroppo, in futuro avrebbe dato il suo frutto avvelenato. Ridicolo, il fatto che in quel «simbolo dell'oppressione» non ci fossero che prigionieri che elencavamo. Ma, ridicolo, anche il fatto che l'Assemblea Nazionale rivoluzionaria manifestasse il suo solenne sdegno, quando le furono mostrate «le orribili e sconosciute macchine da tortura» trovate all'interno della fortezza. Fu esibito quello che il relatore, Dussault, presentò come «un corsetto di ferro per stritolare le articolazioni». Nessuno osò dire che si trattava di un'armatura medievale conservata nel museo di armi antiche che proprio alla Bastiglia aveva sede. Si esibì anche «una macchina non meno infernale e distruttiva», ma così segreta che non si riuscì a spiegare in che modo torturasse. Saltò poi fuori che era una pressa sequestrata tre anni prima a un tipografo che stampava pubblicazioni oscene. Si proposero allo sdegno del popolo anche «le ossa degli sventurati, giustiziati in segreto nelle celle». Pure qui, solo anni dopo qualcuno ebbe il coraggio di ricordare che gli scheletri erano quelli dei suicidi parigini che, non potendo essere sepolti in terra consacrata, erano deposti in un cortiletto interno della fortezza. Fu infine compilata una lista ufficiale dei "vincitori della Bastiglia": risultarono 954 nomi che, oltre a una pensione vitalizia, ricevettero il diritto di portare una divisa con l'insegna di una corona di gloria. Solo molto dopo un'inchiesta rigorosa stabilì che, poiché agli eroi era stato permesso di testimoniare l'uno per l'altro, senza alcun'altra prova, più della metà dei valorosi non aveva partecipato al fatto. Il ridicolo, certo: ma anche l'orrore per il seme di sangue che fu deposto quel giorno e che dovrebbe rendere ancora più perplessi sull'opportunità delle celebrazioni. Il governatore della Bastiglia de Launay, invitati a pranzo i capi degli assalitori (e anche questo invito a mensa dà il clima dell'"epica giornata"...), aveva ricevuto da essi la parola d'onore che, arrendendosi senza difesa, avrebbe salvato la vita sua e degli "invalidi", i vecchi soldati ai suoi ordini. Fu, invece, massacrato a tradimento. Si chiese l'intervento di un garzone di macellaio (perché, dicono le fonti, «sapeva lavorare le carni») per staccarne la testa dal busto e portarla in processione infilzata su una picca. Altra macabra picca per la testa di Flesselles, sindaco di Parigi, che era sopraggiunto per invitare alla calma. Massacrati anche gli altri ufficiali della guarnigione, due invalidi impiccati alle sbarre delle celle; altri torturati in vari modi tra cui il taglio delle mani. Così, proprio in quel 14 luglio dell'anno primo della Rivoluzione, si apriva la diga degli orrori inenarrabili che sarebbero seguiti. Fu il primo sangue dell'onda che avrebbe travolto la Francia e poi l'Europa. Al mondo d'oggi che non tralascia occasione per gridare la sua avversione a ogni violenza, per proclamare la necessità della pacifica tolleranza, c'è da chiedere se è davvero il caso di fare così solenne festa per l'anniversario dell'inizio di ciò che avrebbe portato al Terrore e al genocidio vandeano e poi all'Europa spopolata dal "fils de la Révolution" per eccellenza, il Bonaparte. Fonte: Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana, Paoline, Milano 1992, p. 310-313. August 26 SYLLABUSVittorio Messori La storia in generale -e quella della Chiesa in particolare- è ricca di opere, di fatti, di frasi, di personaggi che vengono citati da un autore all'altro, senza che qualcuno si prenda la briga di controllare, di andare alle fonti, di leggere finalmente nell'originale quanto è citato di ennesima mano. Talvolta, qui, ci siamo divertiti a metter al vaglio cose date per scontate dai manuali storici, per scoprire che di "storico" avevano poco o nulla. Facciamo, questa volta, un rapido "carotaggio" riguardante il Sillabo, cioè (per dirla con la dizione ufficiale) l'«elenco comprendente i principali errori dell'età nostra», messo da Pio IX come appendice all'enciclica "Quanta cura". Quel documento è del 1864 ma, ancor oggi, è citato con imbarazzo da non pochi cattolici e con sarcasmo se non orrore dai laici di ogni obbedienza, come esempio massimo della cecità oscurantista raggiunto dalla Chiesa dell'Ottocento. Ma quelle ottanta proposizioni condannate dal Sillabo, quanti le hanno davvero lette? Ad esempio, mentre il comunismo si arrende, si vergogna della sua storia, recita il mea culpa, è singolare riprendersi in mano quel Syllabus citato senza conoscerlo e vedere come il quarto paragrafo condanni le seguenti cose: Socialismus, Communismus, Societates Secretae, Societates Biblicae, Societates Clerico-Liberales. Condanne come quella delle "Società Bibliche" vanno viste sullo sfondo dello sforzo compiuto in quegli anni sia dal governo di Torino che dalle potenze protestanti -Gran Bretagna e Germania in primis, ma anche Stati Uniti- per sradicare il cattolicesimo e far passare l'Italia alla Riforma, creandovi una Chiesa Nazionale di Stato: e le "Società Bibliche" erano il braccio organizzativo e propagandistico di questo sforzo. Ma ciò che interessa è il fatto che -già in quel 1864- Socialismus et Communismus sono definiti «pestilenze dell'umanità». Sino alla fine degli Anni Ottanta del nostro secolo, una simile definizione suscitava lo sdegno dei cattolici "aperti": quelli che, ancora nel 1985, coprirono di contumelie il cardinale Ratzinger perché, nel suo documento sulla Teologia della Liberazione, aveva definito il comunismo come «vergogna del nostro tempo». In pochissimi anni il vento è cambiato. Ecco divenuta di colpo profetica una condanna del 1864, ben 135 anni prima che i popoli prigionieri di quella "pestilenza" riuscissero a liberarsi dalle catene. Ma, continuando nella lettura di quel Syllabus rimosso e demonizzato, quante lacrime e sangue sarebbero stati risparmiati a intere generazioni successive, se si fosse presa sul serio la proposizione condannata al numero 39: «Lo Stato, come origine e fonte di tutti i diritti, gode di un diritto tale che non ammette confini»? Qui c'è già la premonizione, davvero profetica, del totalitarismo statuale fascista, nazista, leninista. Qui c'è il mettere in guardia contro quello "Stato etico" moderno che diverrà il terribile Grande Fratello. Peschiamo ancora qua e là tra le ottanta proposizioni. Vediamo, ad esempio, quella condannata al numero 64. Dice: «Tanto la violazione di qualsiasi santissimo giuramento, quanto qualunque scellerata e criminosa azione ripugnante alla legge eterna, non solamente non è da condannare, ma sibbene torna lecita del tutto, e degna di essere celebrata con somme lodi, quando lo si faccia per l'amore di patria». Tutto l'Ottocento e poi, ancor più sanguinosamente, il Novecento, saranno devastati da un patriottismo che, degenerando in nazionalismo, è all'origine di entrambe le guerre mondiali. Qui, tra l'altro, ad «amor di patria» basta sostituire «amor di classe» o di «partito», o di bandiera ideologica quale essa sia, per vedere quanto fosse acuta la vista di una Chiesa considerata tagliata fuori ormai dalla storia. È in nome di quegli "amori" sanguinosi che si dipana la tragedia contemporanea, dalle guerre europee sino alle pistole dei terroristi, passando attraverso gli orrori delle ideologie per cui il trionfo della "causa" giustifica ogni mezzo. Fonte: Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Ed. Paoline, Milano 1992, p. 532s. August 24 Gesù il trentenneDIO ERA UN RAGAZZO DI TRENT'ANNI Adriano Stagnaro - 6 novembre 2008 C’è chi crede che Gesù fosse un asceta, uno che amava la sofferenza. C’è chi lo immagina come un vecchio barbogio che non vedeva l’ora di caricare l’umanità di nuovi fardelli. C’è chi pensa che gli piacesse il dolore, che lo considerasse un toccasana. Ci fu persino chi lo accusò: “Cruciato martire tu cruci gli uomini, tu di tristizia l’aer contamini” (G.Carducci, In una chiesa gotica – Odi barbare). E chi lo definì “Il Galileo che schiaccia la gioia umana, i cui templi escludono il sole”, “Il nemico della gioia dalle mani esangui” (E.Ibsen). Ma era davvero così? Apro il Vangelo, e non devo fare nemmeno tanta fatica. Nessun ragionamento dotto, nessuna arguta deduzione. Non devo cercare Gesù, è lui che mi viene incontro. Vedo un ragazzo di circa trent’anni, un tipo simpatico, che ama profondamente la vita. Gli piace mangiare, gli piace bere vino, e i maligni, per questo, lo accusano di essere un mangione e un beone. I discepoli dei farisei e di Giovanni il Battista si mortificano con digiuni. Lui non ne ha la minima intenzione: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora digiuneranno”. Ama stare in compagnia, ma non disdegna di ritagliarsi dei momenti di solitudine, per pregare. Non si fa problemi, non si cura di quello che la gente può pensare di lui. Farisei e scribi schifano pubblicani e peccatori? Lui ci va a pranzo insieme, perché “non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. La folla inferocita vuole linciare un’adultera? Lui prende le sue difese. Non dice di non applicare la Legge di Mosè, ma pone una condizione agli aspiranti carnefici: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Gli zelanti fautori dell’ordine morale si ritirano uno dopo l’altro. Il bravo Giudeo odia i Samaritani e trova inopportuno intrattenersi con donne sconosciute. Gesù ha sete, è stanco del viaggio per tornare in Galilea e si siede vicino al pozzo di Sicar. Arriva una samaritana e lui che fa? Attacca bottone e le chiede da bere. Gesù s’incazza, eccome se s’incazza. La prima volta che va a Gerusalemme dopo l’inizio della sua vita pubblica, trova un mercato nel cortile sacro del Tempio, si incazza e spacca tutto. Non solo rovescia i banchi dei cambiavalute e minaccia i venditori di colombe, ma si costruisce una sferza di cordicelle per scacciare a scudisciate pecore, buoi e mandriani. E ai dotti del tempo, scribi e farisei? Li insulta senza pietà: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro son pieni di ossa di morti e di ogni putridume”. A Gesù piace scherzare. Anche quando insegna, usa immagini ironiche, divertenti, volutamente esagerate: “O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?” Si diverte a dare soprannomi ai suoi amici. Simone, la roccia sulla quale edificherà la sua Chiesa, non può essere che Pietro. I fratelli Giacomo e Giovanni, gli impetuosi figli di Zebedeo che gli chiedono il permesso di implorare Dio che faccia scendere un fuoco dal Cielo per distruggere il villaggio di samaritani che non ha voluto ospitarli, diventano i Boanerghés, i Figli del Tuono. Ama la terra dove è cresciuto, celebra la bellezza della Natura senza adorarla come tale, ma solo come riflesso della luce divina: “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. Si potrebbe pensare che da bambino fosse una specie di mummia, tutto perfettino, mai un problema ai genitori. Invece, la prima volta che i suoi lo portano a Gerusalemme per la festa di Pasqua, lui se ne va per conto suo e, mentre i suoi tornano verso Nazaret, resta nel Tempio a disputare con i dottori della Legge. Quando i poveri Maria e Giuseppe, dopo tre giorni di ricerche, finalmente lo trovano, sono talmente disperati che non riescono nemmeno a sgridarlo: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. E lui, per nulla intimorito, con sconcertante semplicità: “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Gesù conosce il dolore, conosce la paura. Non li cerca, sono essi che vanno a cercare lui. Chi non teme affatto è il Maligno. Nel deserto, per quaranta giorni, il diavolo le tenta tutte. Alla fine deve rassegnarsi e desistere: questo Gesù è troppo tosto. Gli altri demoni che incontra hanno una paura pazzesca di lui: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto prima del tempo a tormentarci?” strillano terrorizzati gli spiriti immondi che baldanzosamente si fanno chiamare Legione. Gesù non è un insensibile, conosce il cuore dell’uomo. Insegna a combattere il dolore, a trasformarlo in un’arma contro il male, insegna a non lasciarsi dominare da esso. Ma, nel contempo, guarisce tutti quelli che gli capitano a tiro con abbastanza fede da supportare la sua potenza taumaturgica. Non dice : “Pregate e arrangiatevi”, lui va e opera. Malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici, non fa distinzione: Gesù aiuta tutti. Gesù piange, come un uomo qualunque. Ma non piange dinanzi al proprio dolore, piange dinanzi al dolore degli altri. Come a Betania, quando scoppia a piangere dinanzi al dolore di Maria, sorella di Lazzaro, nonostante all’altra sorella Marta abbia appena promesso “Tuo fratello resusciterà”. O come a Nain, quando dinanzi al dolore della madre vedova per la perdita dell’unico figlio, si commuove e glielo restituisce vivo. Gesù è un duro, ma dal cuore tenero. Sul Monte degli Ulivi incontra la disperazione, l’angoscia, e invece di sguazzarvici dentro prega il Padre che la allontani, che se la porti via, che quel momento passi: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”. Questo ragazzo innamorato della vita, quando arriva il momento, prende la sua Croce, se la carica sulle spalle e la trascina fino in cima al Golgota. Qualcuno crede che gli sia piaciuto essere flagellato, sputazzato, schiaffeggiato e inchiodato nel legno? Qualcuno crede che gli abbia fatto piacere vedere il muto dolore di sua Madre, straziata nel profondo, finalmente consapevole di cosa fosse quella spada che le avrebbe trafitto l’anima, profetizzata da Simeone dinanzi al neonato? Qualcuno è disposto a credere che Gesù avrebbe davvero affrontato tutto questo dolore, se non fosse stato proprio necessario per la Salvezza dell’umanità intera? Non credo proprio. Il dolore è un male. Gesù lo ha trasfigurato in strumento di salvezza, ma resta sempre un male. Per risorgere, bisogna prima morire. Questo Dio ragazzo, questo tipo allegro che avrebbe potuto essere un mio amico, ha scelto di morire per poter risorgere. E per portarci tutti con lui, nella casa del Padre, dove finalmente saremo come angeli nei cieli, secondo la nostra natura più profonda, perché l’uomo è stato fatto per l’immortalità. Alla faccia dei farisei di ogni epoca. Fonte: http://www.animefiammeggianti.it/Dio%20era%20un%20ragazzo.htm August 03 RIFLESSIONI X LE VACANZECard. Caffarra: La crisi dell'etica in Occidente http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2791 Tutto il discorso etico, pur continuando a svolgersi ed articolandosi usando lo stesso vocabolario [libertà, bene, male, coscienza,legge morale], ha cambiato totalmente senso. Sono gli stessi segni sul rigo musicale, ma è cambiata la chiave di lettura: la musica è un'altra. È l'etica dell'autonomia radicale, intesa come mera affermazione del proprio desiderio, dal quale è assente qualsiasi ragionevolezza che rimandi ad un "passo oltre se stesso". IN LIBRERIA: http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2790 Un anno fa lo Stato Moderno ha cominciato ad uccidere Eluana Un anno fa, il 9 luglio 2008, la prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano firmava un decreto, ahimè, storico: introduceva in qualche modo in Italia il principio dell'eutanasia. Quel decreto ha consentito di staccare il sondino che dava da mangiare e da bere ad Eluana Englaro (una gravissima disabile, non una malata terminale: aveva bisogno di cibo e acqua, non di medicine). "LOBBYING ETICO" http://www.fattisentire.org/ Renault, auto divorzista? Le automobili Renault hanno deciso di proporsi al nostro paese tramite la pubblicità di un uomo sposatosi tre volte e che ha un quinto figlio da un rapporto occasionale. Se desiderate protestare contro questa pubblicità, vi invitiamo a scrivere ai responsabili della Renault attraverso il nostro sistema portalettere. 17) Rino Cammilleri http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4851 Il crocifisso del samurai Un romanzo straordinario, il racconto di un fatto vero che ha segnato la storia di un paese e della comunità cristiana, un evento epico e commovente, una vicenda che narra l'eroismo di samurai e contadini, che pur di avere la libertà religiosa morirono tutti martiri … Quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. 19) Antonio Socci Avviso importante dopo alcuni anni dobbiamo fare un passo, dovuto alla crescita del nostro sito e della vostra compagnia che è diventata davvero vasta. Dobbiamo farlo anche per risolvere una serie di problemi tecnici che tanti di voi mi hanno segnalato: da oggi il mio nuovo sito sarà www.antoniosocci.com (in sostituzione del precedente che era www.antoniosocci.it). 22) Radici cristiane http://tinyurl.com/m7yzj2 Numerosi gruppi civici respingono la vendita della "pillola del giorno dopo" In merito all'età dei consumatori, ha affermato che «essendo una medicina che può vendersi liberamente senza ricetta, non entra nella regolamentazione sull'età». Inoltre ha considerato che «non ci sarà nessun tipo di problema con l'ordine dei farmacisti» al momento di distribuirla nelle farmacie, annunciando che «una volta che il Governo ne autorizza la diffusione, esiste l'obbligo di averla» nelle farmacie. Allo stesso tempo ha ribadito che «non esiste qui nessuna questione legata all'obiezione di coscienza». 23) Luci sull'Est http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=4953 COREA: bambini disabili cavie per testare armi chimiche e biologiche Lo riferisce un ex ufficiale dell'esercito nord-coreano, rifugiato in Corea del Sud. Per il governo "è il miglior contributo" che i portatori di handicap possono dare alla società. egli lancia l'allarme: la comunità internazionale pensa al programma nucleare, ma il pericolo delle armi chimiche è molto più concreto. 27) Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/ La Turchia in Europa. Beneficio o catastrofe? Video della conferenza di presentazione dell'omonimo volume. Si trova in basso a destra, nella home page del sito. 29) Per la libertà di educazione http://www.totustuus.biz/users/educazione/Attualita.html La scuola di Stato ha smesso di insegnare. Anche i giornali laicisti e massoni riconoscono il fallimento della scuola statale. la scuola di stato, nata al solo scopo di "fare gli italiani" fallisce nel progetto di omologazione culturale dei giovani ma anche, e a 360 gradi, nel fornire i rudimenti dell'abc. 31) Contro la leggenda nera Pio XII e il regime nazista. Note dagli archivi tedeschi di Robert A. Graham S.I. http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=2010 La vera natura della politica vaticana nei confronti del regime nazista. La Santa Sede non ebbe mai una simpatia latente per il nazismo, ideologicamente orientato in senso anticattolico, né lo considerò come alleato o «baluardo» di una crociata contro il bolscevismo. 33) Segnalazione http://tinyurl.com/lf6tzc Su Facebook: Matrimonio = Unioni di fatto? NO! Vi invitiamo ad aderire a una nuova campagna di sensibilizzazione che ha come tema LA DIFESA DEL MATRIMONIO DALL'ATTACCO DELL'OMOSESSUALISMO. La trovate qua su FaceBook http://www.facebook.com/pages/Milano-Italy/Matrimonio-Unioni-di-fatto-NO/126715701473 . Ricordate di dare la vostra adesione ("Diventa fan") e di invitare anche tutti i vostri amici attraverso la funzione "Suggerisci agli amici" che si trova in alto a sinistra sotto le due fedi nuziali. |
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