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30 september era x l'eutanasia ma ha cambiato ideaGermana Lancia, 44 anni, vive su una sedia a rotelle. Sette anni fa scrisse a Ciampi di aiutarla a morire. Oggi, nonostante la gravità della sua situazione, è tornata a sorridere alla vita E in una nuova lettera incoraggia Webly a non mollare: «La vita può ancora darle tanto» Da Pescara Piergiorgio Greco Più che una rumorosa rivendicazione di un presunto "diritto all'eutanasia", quella lettera all' allora presidente Carlo Azelio Ciampi voleva essere soprattutto uno sfogo. Lo sfogo di chi, dall'età di dodici anni alle prese con una terribile artrite reumatoide che poi per ben diciotto anni l'ha tenuta inchiodata ad un letto, avvertiva come ostile la società che la circondava. Lo sfogo di chi, quindi, chiedeva l'intervento del capo dello Stato per ottenere una sola cosa: un aiuto concreto per poter scegliere, se la sua condizione un domani fosse peggiorata, come e quando farla finita. Oggi Germana Lancia, 44 anni di Roma ma originaria di Canistro (Aq), vive su una sedia a rotelle, lavora alla Sapienza, dove ha ideato uno sportello disabili divenuto un modello in Italia e, soprattutto, ha cambiato idea su quella sua richiesta a Ciampi datata 1999: «La vita merita sempre di essere vissuta», scrive in una nuova lettera, questa volta inviata a Piergiorgio Welby che, proprio come lei sette anni fa, ha chiesto al presidente della Repubblica di fare qualcosa affinché la "dolce morte" possa trasformarsi presto in un diritto per tutti. «Signor Welby con il tempo ho rivisto le mie posizioni sull'eutanasia», inizia il messaggio con il quale Germana racconta che, a farla tornare ad amare la vita, sono stati il confronto anche duro con gli altri, la convinzione che nessun dolore è inutile e che, in definitiva, tutto accade per un motivo: «Le sembreranno luoghi comuni - scrive - ma a volte viviamo dolori di cui faremmo volentieri a meno per poi accorgerci che quel dolore è stato causa di una gioia immensa». Tutti "luoghi comuni" che, in realtà, emergevano anche nella lettera a Ciampi, al punto che l'ex presidente, nella sua risposta - in forma privata - non esitò a rimarcare che nell'intervento di Germana Lancia «trovo molto di più, e di diverso, dalla rivendicazione del diritto di morire: tutta la tua esistenza, che è una lotta per affermare la tua voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla vita, smentisce le tue parole e rinnega quella che tu stessa, riaffermando la tua fede in Dio, definisci una richiesta "mostruosa"». «Se nel 1999 ci fosse stata una legge a regolare l'eutanasia - prosegue il messaggio a Welby - avrei arrecato molto dolore a chi mi ama, mi sarei preclusa molte gioie e soddisfazioni, avrei rinunciato ai miei sogni e ai miei desideri, alle mie speranze che hanno un comune denominatore: la libertà e la dignità delle persone disabili. Sarei un'ipocrita se le dicessi che la sua condizione è semplice, ma le dico che la vita può ancora darle tanto e lei può offrirle molto di più per cui la invito a pensare alle conseguenze della sua richiesta soprattutto per chi non è in grado di scegliere». (C) Avvenire, Mercoledi 27/09/2006 29 september euranasia (conclusioni e note) notare la data dell'articoloConclusione: il progresso umano in crisi Il disegno di perseguire il progresso umano trascurando la sua dimensione religiosa si fonda su di un'illusione perché priva individui e comunità di un riferimento comune e superiore al quale possano riferirsi per conciliare i loro interessi divergenti; espone il raggiungimento del progresso umano ad una grave crisi. L'affermazione di cui sopra potrà sorprendere più di una persona. Ma non si vedono forse i progressi della tecnologia sconvolgere le condizioni di vita materiali e l'ambito dei valori così come quello della loro gerarchia? Le comunicazioni fra gli uomini si moltiplicano; i mezzi di apprendimento, di conoscenza, di dominio della natura sembrano infiniti. Le esperienze riuscite di clonazione non mostrano forse che l'uomo acquisisce un dominio della vita che gli permette di sperare di dominare la morte? Le Cassandre non sono mai ben accolte quando avvertono dei pericoli di una strada che sembra aprirsi sull'infinito; e tuttavia colui che riflette sulla trasformazione della condizione umana che è in atto in Occidente non può non interrogarsi. I progressi tecnici così come quelli nell'organizzazione democratica delle società sono stati dovuti ad un desiderio di promuovere simultaneamente sviluppo materiale e progresso spirituale. Una politica di sviluppo che fosse privata di una relazione con la Trascendenza non potrebbe che perdere energia e bloccare quell'impegno di miglioramento morale che ha dato il suo slancio alla crescita dell'umanità. Le comunità cristiane si trovano oggi davanti ad una sfida imponente perché sono investite dall'ateismo dell'ambiente che mette in discussione il carattere assoluto della vita. Di fatto esse sono consapevoli che non è sufficiente richiamare i fondamenti dottrinali dell'antropologia cristiana pur sapendo che questo insegnamento è indispensabile. I cristiani devono imparare a sottolineare la loro specificità nei grandi dibattiti della società. L'educazione cristiana deve qui essere ripensata: essa deve abituare a discernere nel quotidiano dell'esistenza ciò che è contrario alla vita per respingerlo quasi istintivamente ed a scegliere ciò che favorisce il suo sviluppo a tutti i livelli tanto biologico che intellettuale e religioso. In un'epoca che ha preso coscienza dell'unità del genere umano e della necessità di tendere verso un'organizzazione della società mondiale che sia garante di pace, due vie si offrono agli uomini del XXI secolo, due vie fra le quali oggi la scelta è loro offerta nei dibattiti sull'eutanasia: l'una, che fu quella aperta dai teologi e dagli umanisti come Vives o Erasmo nel Rinascimento, pone come esigenza prima il rispetto assoluto della vita e dell'uguaglianza che implica tra tutti gli esseri umani in nome della loro dignità costitutiva. L'altra, che non vedendo in ogni vita umana un assoluto che debba esser rispettato in ogni circostanza, permette di escludere dal suo seno gli individui e i gruppi la cui razza, il sesso o la religione sono considerati come un disturbo per la società. Escludendo la Trascendenza, essa priva gli attori sociali dell'esigenza morale interiore che permetterebbe loro di controbilanciare la loro inclinazione al dominio dei più deboli. Questo è il bivio davanti al quale l'uomo del 21° secolo è posto dalle questioni dell'eutanasia e della bioetica. Egli non può eludere la sua responsabilità di promuovere la dignità dell'uomo nella verità. Note: 1) G. Fessard, France prends garde de perdre ton âme, Primo quaderno clandestino di Témoignage chrétien 1941, p. 17. 2) G. Fessard, France, prends garde de perdre ta liberté! ed. Témoignage chrétien, Paris 1945, p. 151; cfr anche l'Allocuzione di Pio XI in occasione dell'esposizione sulla stampa cattolica mondiale il 12 maggio 1936, che indicava il comunismo come l'«avversario principale che occorre combattere». 3) G. Fessard, Eglise de France, prends garde de perdre la foi!, Julliard Paris 1979, p. 250. 4) S. Courtois, Le livre noir du communisme. Crimes, terreur, répression, Laffont Paris 1997, p. 848. 5) Gaudium et spes § 43.2; Centesimus annus § 59. 6) Liu Xaobo, The inspiration of New York: meditations of an iconoclast in Problems of communism (Washington) Jan.-Apr. 1991, pp. 113-118; G. BARME, Confusion, Redemption and death: Liu Xaobo and the protest movement of 1989 in G. HICKS, The broken Mirror. China after Tienanmen, Longman UK 1990, pp. 52-99. 7) Populorum progressio 20. 8) J. Joblin, Actualité du Christianisme dans le processus de mondialisation in Communio 2000/1, pp. 57-69. 9) M. Sales, Introduction in G. Fessard, Le Mystère de la société, Culture et vérité, Bruxelles 1997, p. 78. 10) A. Jeanniere, Lire Platon, Aubier Paris 1990, pp. 43-45. 11) A. Lizotte, Y a-t-il un droit au suicide? in Liberté politique 1999/8, pp. 53-72. 12) Cfr Pio XII, Radiomessaggio natalizio del 1956 (AAS, 49 [1957], pp. 5-22), in cui rimprovera all'uomo moderno di comportarsi come un ingegnere che tratti l'essere vivente come la materia inerte. 13) Mit brennender Sorge § 37 (AAS 29 [1937] pp. 145-167), cfr specialmente pp. 159- 160. 14) Questa espressione si trova in una risoluzione adottata per iniziativa del Dott. Schwartzenberg dalla commissione dell'ambiente, della sanità e della protezione del consumatore durante una sessione della Assemblea nazionale francese il 25 aprile 1991 (cfr Le Monde 3 maggio 1991, p.10). © L'OSSERVATORE ROMANO Mercoledì 10 Maggio 2000 eutanasia (parte seconda)II. Cosa scegliere? L'uomo non può sfuggire ad una scelta, quella di concepire lo sviluppo umano come dipendente o meno dalla dimensione religiosa dell'esistenza. La sua decisione determinerà i suoi comportamenti. I sostenitori dell'una o dell'altra posizione non hanno mancato di avanzare argomentazioni: esse si rispondono le une alle altre. Sono certamente utili ed anche indispensabili; ma l'opzione finale non ha luogo al livello della ragione ma della coscienza. La fonte di moralità per la quale essa si determinerà trascinerà l'intelligenza verso l'adozione di questa o di quella interpretazione dell'esistenza dell'uomo e del mondo. L'alternativa La visione religiosa dello sviluppo umano è combattuta in nome di due affermazioni: a) la vita umana non ha una sua specificità; b) compete dunque alla società di determinare le norme che assicurino il rispetto della sua dignità. Una corrente di pensiero opposta a quella che si è formata sotto l'influenza del cristianesimo si è sviluppata in Occidente a partire dal Rinascimento; all'inizio fu l'appannaggio di qualche spirito anticonformista (Jacques Vallée des Barreaux, Cyrano de Bergerac e altri), progressivamente si è diffuso nelle masse durante il 19° ed il 20° secolo, prima di manifestarsi in forme estreme. Si potrebbero citare dei testi di Charles Richer o d'Alexis Carrel che spiegano come la vita non avrebbe valore se non per colui che è cosciente. La conseguenza è che occorre avere pietà di coloro che sono ridotti ad un'esistenza vegetativa o si sono squalificati come membri della comunità umana; occorre disporre di loro in «modo umano ed economico». La risposta a questa argomentazione si è sempre collocata a due livelli: da una parte la vita umana è diversa dalla vita animale, dall'altra la dignità dell'uomo, e quindi la sua inviolabilità, si fonda sulla sua natura e non deriva da un riconoscimento che gli verrebbe dall'esterno. Specificità della vita umana Che la vita umana sia diversa qualitativamente da quella di tutti gli altri esseri viventi emerge come un'evidenza del senso comune. Solo l'essere umano è capace di riflettere, di orientare le sue azioni in modo libero, di dare un'impronta al mondo che lo circonda. Il primo capitolo della Genesi affidandogli la gestione del creato non fa che confermare l'esperienza quotidiana. L'uomo domina la creazione. L'esperienza mostra che una relazione vitale esiste fra l'essere umano che non è ancora nato o ha perduto conoscenza e l'ambiente che li circonda. Il bambino nel seno materno soffre e la sua psicologia futura sarà influenzata dai sentimenti che sua madre avrà nutrito nei suoi confronti durante il periodo della gestazione; quanto agli esseri umani già nati ma afflitti da una diminuzione delle loro facoltà, anche se questa sembra totale, sono sempre sensibili alle relazioni che si hanno con loro, anche se non possono esprimersi. Un problema è stato sollevato, quello di sapere se il detentore dell'esistenza può rinunciarvi (11). Egli è costituito da essa; volerne disporre con il suicidio o con l'eutanasia programmata, è in qualche modo distaccarsi dalla sua identità; è costituirsi come un altro io che viene a giudicare quello che effettivamente è il mio. L'atto di colui che mette fine ai suoi giorni con il pretesto che ha vissuto abbastanza conferma il valore assoluto della vita; egli afferma il suo potere di esistere sopprimendosi. La pretesa dell'uomo contemporaneo di comportarsi come se fosse il padrone assoluto del creato e di trattarlo come un insieme di dati di cui potrebbe disporre a suo piacimento è inammissibile per il cristiano e per ogni uomo che sa di abitare un mondo di cui non è l'autore (12). La dignità dell'uomo Le discussioni sul fondamento della dignità umana sono al centro del dibattito fra il Cristianesimo e la civiltà contemporanea; possono essere riassunte in un'alternativa, quella di decidere se la posizione eminente che occupa l'uomo nel mondo provenga dal fatto che egli è il detentore di una dignità innata ovvero se questa sia dovuta a circostanze particolari di cui è giudice la società. In altri termini, la dignità dell'uomo deriva dal fatto che egli è stato costituito come un essere libero e responsabile e che un giudizio sarà effettuato sul modo con cui avrà fatto uso della sua responsabilità ovvero lo si deve rispettare solamente finché le facoltà che ha a partire dalla sua intelligenza restano in lui percettibili? Nel primo caso, si afferma che l'essere umano è costituito - è stato creato, dicono i cristiani - come una persona responsabile; in questo caso la sua dignità gli è allora costitutiva; appartenendo ad ogni essere umano in quanto persona, essa non dipende dalla libera volontà degli altri; non solo, ma si impone ad essi e limita la loro libertà d'azione; la sua protezione fa parte dell'ordine pubblico come afferma la Dichiarazione del 1789 nel suo Preambolo. La dignità dell'uomo è un dato oggettivo che si impone ad ogni uomo come ad ogni legislatore; questa verità è stata fermamente richiamata da Pio XI di fronte ai totalitarismi (13). Le regole adottate da numerose civiltà e le posizioni prese dalla Chiesa sui problemi della società si ispirano a questa idea che ogni uomo ha un valore in sé. Fondandola sulla rivelazione, la Chiesa gli dà una forza ed un'autorità che non possono essere trasgredite. Il secondo caso è quello in cui l'uomo riceve la sua dignità da un riconoscimento della società. Ma se la dignità di un essere umano dipende dal fatto che è riconosciuta dal suo ambiente, diviene legittimo non rispettarla quando questo riconoscimento manca. Non è così che i regimi totalitari hanno agito ogni volta che hanno proceduto a stermini di massa di categorie sociali dichiarate indegne di vivere a causa del loro sesso, della loro religione, del loro colore, della loro razza? La verità di una tesi si giudica non solo dalla coerenza del suo contenuto ma anche dalle conseguenze logiche che derivano dalla sua asserzione; queste conseguenze sono in essa fin dal principio e bastano alcune circostanze speciali perché esse sviluppino i loro effetti. Un consenso esiste nell'umanità che riconosce la qualità specifica dell'essere umano; ma il fondamento di questa resta troppo spesso velato; non è stato veramente approfondito se non dalla rivelazione biblica che ha sempre insegnato l'inviolabilità della vita umana e dal Cristianesimo che, inequivocabilmente, ha dichiarato che l'uomo è capace di una vita soprannaturale e gravida della promessa di una vita anche dopo la morte. Di fatto, laddove il cristianesimo si affievolisce, si vede mettere in dubbio la dignità innata dell'uomo ed il carattere inviolabile della vita. Le due cose infatti sono collegate. Non si può dunque non interrogarsi sulle conseguenze della nuova cultura che si sviluppa nei paesi occidentali e che Giovanni Paolo II ha chiamato una «cultura di morte». Gli effetti che già constatiamo non sono forse in contraddizione totale con le esigenze di uno sviluppo spirituale dell'umanità? La nozione di dignità umana è al centro delle attuali discussioni della società. Senza dubbio esse sarebbero più illuminate se si distinguesse più chiaramente il suo fondamento e la percezione che ne ha la società. Ogni essere umano ha la «capacità» di agire come persona responsabile. Al di là di questo zoccolo duro che sfugge al dominio dell'uomo vi è lo sviluppo della dignità; questo si ottiene per mezzo dei contatti che sono stabiliti con gli altri uomini. L'uomo è un animale sociale; cioè non raggiunge la sua piena statura se non nella sua relazione con gli altri, una relazione fatta di sentimenti di uguaglianza e di affetto. Medici e personale infermiere riconoscono volentieri di aver fatto l'esperienza di quanto l'assistenza umana testimoniata ad un malato in fase terminale e che apparentemente ha perduto conoscenza può ridargli come gioia ed energia. Il fatto di partecipare ad un progetto comune e di entrare in una rete di relazioni permette di sviluppare il senso che un essere umano ha della sua dignità e di accrescere le ragioni di riconoscergliela, ma non può esserne la causa perché allora perderebbe il suo carattere assoluto che protegge ogni individuo contro l'arbitrio degli altri e dello Stato. Due umanesimi si contrappongono: quello dei cristiani, e di tutti coloro che affermano la realtà del soggetto, e quello dei pensatori contemporanei che denunciano la tradizione giudeo-cristiana per il ruolo preminente che riconosce all'uomo nella creazione. La loro antropologia elimina la Storia e considera l'individuo come se vivesse una successione di istanti. Ci si trova di fatto in presenza di una rottura nella tradizione. Mentre i codici di etica medica condannano l'eutanasia, oggi si argomenta a partire dal fatto che «la dignità è ciò che definisce la vita umana» (14), posizione che permette gli attentati alla vita quando la società non riconosce più questa dignità. 28 september eutanasia (Prima parte)inizia di qui una serie di interventi su un tema assolutamente attuale fatto in più parti a causa della lunghezza dell'articolo.
L'Occidente saprà sfuggire oggi al fascino degli avvocati della secolarizzazione di cui la crescente indifferenza davanti alla diffusione dell'aborto e dell'eutanasia non è che una manifestazione? Dopo le grandi battaglie contro l'aborto, ora è contro l'eutanasia che occorre riprendere la lotta. di JOSEPH JOBLIN «Francia, fai attenzione...»: questo era l'avvertimento contenuto in tre manifesti che un teologo francese rivolse alla popolazione di quel paese per metterla in guardia innanzitutto contro l'infiltrazione nazista (1), quindi contro quella del comunismo per mezzo del progressismo (2) e, infine, contro una secolarizzazione che anestetizzava la fede (3). Il totalitarismo bruno appartiene ora ad un momento della storia passata dell'Europa e quello imposto dai Soviet alla metà di questo continente, avendo mostrato oggi il suo vero volto (4), non riesce più a mobilitare se non qualche nostalgico del sogno che esso ha suscitato; resta la terza minaccia. Se il cristianesimo ha potuto non soccombere davanti ai due primi malgrado lo scetticismo che accolse le encicliche di Pio XI Mit brennender Sorge e Divini Redemptoris nel 1937, resta il problema di sapere se l'Occidente saprà sfuggire oggi al fascino degli avvocati della secolarizzazione di cui la crescente indifferenza davanti alla diffusione dell'aborto e dell'eutanasia non è che una manifestazione. In realtà, se le grandi battaglie contro la legislazione dell'aborto hanno avuto luogo nella maggioranza dei paesi occidentali venti o venticinque anni fa, è ora contro l'eutanasia che occorrerebbe riprendere la lotta, ma troveremo noi abbastanza energia per farlo? L'opinione pubblica viene qui in primo piano; è da essa che dipende se le società europee di domani adotteranno questa o quell'altra linea di condotta perché tutto può accadere se essa prende coscienza della sua forza; ma deve comprendere bene la posta in gioco della scelta alla quale non si può sottrarre: deve decidersi fra due tipi di sviluppo delle società: da una parte quella che, come i regimi totalitari, dà ad alcuni il diritto di uccidere degli innocenti, e dall'altra, quella che vuol rispettare fino in fondo la persona e non riconosce a nessuno questo diritto, per nessun pretesto. I capi dei regimi totalitari avevano ragione quando dicevano di voler creare un uomo nuovo; si trattava di fatto per loro di produrre un essere i cui punti di riferimento morali non avessero più niente a vedere con quelli del mondo modellato con e per mezzo del Cristianesimo; ed è per questo che esso si è opposto ad essi con tutte le sue forze spirituali. La lotta che è iniziata ora contro l'eutanasia è della stessa natura. L'ideologia soggiacente alle società europee alla svolta del millennio non riconosce più gli individui come orientati ad una trascendenza e come invitati ad uscire da se stessi ed a tradurre la Paternità universale di Dio nella realtà sociale. I. La posta in gioco Una certa concezione dell'uomo ha prevalso in Occidente per più di un millennio; è stata attiva e si è approfondita progressivamente. Dopo che san Tommaso e gli scolastici ebbero messo in evidenza la nozione di persona ed il suo valore, si è cercato di comprendere meglio il suo ruolo nella società; è allora che si è insistito sulla sua responsabilità perché essa ha la capacità, di sua natura, di decidersi. Come avrebbe detto Il Concilio Vaticano II, la persona ha la responsabilità di scoprire il piano di Dio sullo sviluppo del mondo e di iscriverlo o meno nella realtà (5). Così l'essere umano appare come un essere essenzialmente morale, di una moralità intesa come ciò che lo colloca libero di fronte ad un'altra libertà da cui dipende, Dio. Un filosofo contemporaneo della Cina continentale ha giustamente osservato che il fatto di esser libero di ratificare o meno, nella vita di tutti i giorni, il proprio rapporto con Dio ha costituito la molla del progresso dell'Occidente (6); a suo parere, infatti, il senso della loro responsabilità ha spinto i credenti all'introspezione per chiedersi se avevano ben corrisposto ai loro doveri nei confronti di Dio. L'uomo della civiltà occidentale fu spinto a superare se stesso per condurre il mondo più avanti, verso forme «più umane» (7) di vita sociale. L'umanità ha sempre riconosciuto in certe strutture sociali gli elementi costitutivi di ogni società, e cioè che ogni individuo è un essere morale capace di bene o di male, che la famiglia è l'ambiente naturale grazie al quale egli si sviluppa, che il gruppo (tribù o nazione) è l'ambito di vita indispensabile alla sua sopravvivenza materiale ed al suo sviluppo umano, che certe regole non possono essere infrante senza danni; ma allo stesso tempo essa vede la difficoltà di rispettarle. Per il cristiano, lo sviluppo delle società umane è sottoposto a leggi iscritte nella natura del mondo (8) e questa storia temporale può essere scoperta dalla ragione; ma, allo stesso tempo, essa è integrata in un'altra di ordine soprannaturale che gli permette di risolvere la contraddizione nella quale si trovano gli individui e le società. Egli sa che la natura dell'uomo è stata rovinata dal peccato e che essa è stata mirabilmente restaurata da Cristo. Egli vede in Lui il Salvatore del mondo perché gli offre una possibilità di redenzione personale e per il fatto che insegna agli uomini divisi la via della riconciliazione (9). Questa visione è agli antipodi di quella che si va diffondendo in Occidente. Essa la contraddice su due punti essenziali; la vita umana è qualcosa di specifico; la dignità dell'essere umano è un dato oggettivo che si impone al riconoscimento da parte di tutti. Una nuova visione dell'uomo si è andata affermando a partire dal Rinascimento; essa si è generalizzata nel corso dei due ultimi secoli. Respinta all'inizio con orrore, essa è nondimeno penetrata nell'opinione comune come lo testimonia la messa in discussione di regole che generazioni intere avevano giudicato intangibili. Se i primi dibattiti furono sul divorzio e poi sull'aborto, riguardano ora l'ammissibilità dell'eutanasia. Si estendono poco a poco alla legittimità delle madri in affitto, dell'omosessualità, della libertà sessuale, della limitazione del diritto dei genitori sui loro figli in nome della libertà di questi ultimi, dell'inseminazione artificiale, della possibilità di utilizzare embrioni detti sovrannumerari per esperimenti o per ottenere tessuti, ecc... Occorre rendersi ben conto che tutto questo procede da una sola e identica logica. Lo sviluppo delle società che è attuato sotto i nostri occhi fa riferimento ad una nuova scala di valori ed implica una nuova antropologia. La ragione è considerata come capace di raggiungere da sola la verità sull'uomo; Dio è rimasto in fondo una semplice ipotesi che si poteva adottare o meno. La via delle certezze razionali ed immediate è stata contrapposta a quella dei suoi comandamenti. L'uomo riprende così il sogno dei pensatori greci, che, per mezzo dei miti di Prometeo e di Tantalo, rivendicavano il diritto di orientare essi stessi il loro destino (10). Il mondo attuale in Occidente è secolarizzato. I tabù della procreazione come quelli della morte subita e vissuta nella dignità non valgono più. Mentre una volta ognuno era invitato a reagire in modo cosciente e responsabile davanti ad un fatto di natura che era il segno della sua condizione, il libero accesso all'aborto, all'eutanasia - che ora si diffonde, e anche la libera utilizzazione dei progressi della bioetica sono percepiti come il segno della dignità poiché sembrano rendere l'uomo capace di divenire arbitro del suo sviluppo. Questo stato di cose si trova alla conclusione logica di un'evoluzione che, dopo aver fatto della Trascendenza un'ipotesi intellettuale ha affidato alla sola ragione di «occuparsi degli affari umani» (Grotius). Così la molla morale che era stata all'origine del dinamismo della civiltà dell'Occidente si è trovata infranta. Una contestazione radicale del Cristianesimo è quindi oggi in atto nel mondo occidentale; essa concerne il ruolo dell'uomo nell'universo; si tratta di sapere se il suo ruolo storico quale definito dal Cristianesimo e dalla civiltà greco-latina è ora terminato; se la civiltà nata nel bacino mediterraneo deve scomparire per far posto ad un'altra che sarebbe quella di una nuova umanità. Senato rifiuta solidarietà al PapaIl Senato non esprime la solidarietà al Papa. Per un solo voto, fra cui quello decisivo del senatore Andreotti, Palazzo Madama ha bocciato la proposta di mettere all'ordine del giorno della prossima seduta la discussione della mozione di solidarietà. La Cdl accusa l'Unione di non difendere il Pontefice. Oggi comunque Benedetto XVI tornerà a parlare di Islam e ricorderà la lezione di Ratisbona. Ieri a sorpresa il presidente iraniano Ahmadinejad ha detto di rispettare il Pontefice. Una posizione presa «dopo averlo sentito dire che le sue parole sono state mal interpretate. Indubbiamente c'è chi diffonde informazioni scorrette». Ora solo i gruppi estremisti cavalcano la protesta. Schifani: «Grave che Prodi non difenda il Santo padre». Mantovano: «Dove sono finiti i cattolici dell'Unione?» Nessuna solidarietà a Ratzinger Il Senato la blocca per un voto. La minaccia di Al Qaida contro Roma e San Pietro, l'effigie del Santo Padre bruciata a Bassora in Irak, le vignette che ritraggono Papa Ratzinger in veste di Dracula, la folla dei credenti musulmani che ha invaso le piazze e le strade in Turchia, in Egitto, in Marocco. Che altro? Ma Romano Prodi non se ne è accorto e se se ne è accorto non gli ha dato troppa importanza. Anche tutto il centrosinistra, compresa la Margherita, non sembra preoccupato per la sorte del Santo Padre. Tanto che ieri l'assemblea di Palazzo Madama ha bocciato per un voto (153 contro 152) la proposta di mettere all'ordine del giorno della prossima seduta la discussione sulla mozione di solidarietà a Benedetto XVI. La proposta era del presidente dei senatori della Lega, Roberto Castelli, che dopo la vittoria dei no sottolinea come tra i voti contrari ci sia quello del senatore a vita Giulio Andreotti. Dunque è ancora polemica aspra tra la maggioranza e la Casa delle libertà che accusa il centrosinistra di indifferenza nei confronti delle minacce ricevute da Papa Ratzinger dopo il suo discorso di Ratisbona. Interpellato dai giornalisti a New York (dove si trova per partecipare all'Assemblea generale dell'Onu) Prodi risponde che «non c'è nessun elemento» che comporti l'elevazione del livello di rischio nel nostro Paese dopo le minacce di Al Qaida contro il Pontefice e la Santa Sede. E se Prodi in sostanza si limita ad ignorare le ripetute minacce al Papa e al mondo cattolico nella sua maggioranza c'è anche chi attacca direttamente Ratzinger. Per l'europarlamentare Lilli Gruber «il Pontefice ha messo benzina sul fuoco». La Gruber emette la sua sentenza di condanna osservando che non si deve «dipingere il mondo islamico e la sua religione come fonte di ogni male». L'indifferenza del premier viene stigmatizzata dal capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani. «Prodi non ha difeso il Santo Padre dai violenti attacchi dell'Islam integralista - dice Schifani -. È gravissimo. Come sempre il professore si nasconde dietro colpevoli silenzi e pericolose ambiguità». Durissimo il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. «Se Prodi dichiara di non avere alcun elemento di allarme per le minacce di Al Qaida allora è meglio che resti in Cina e rassegni le dimissioni da presidente del Consiglio - dice Calderoli -. Il Paese non sa cosa farsene di un premier che flirta con gli integralisti islamici e che non difende il Santo Padre e il proprio territorio da questi pericoli». Marco Taradash, Riformatori liberali, attacca il premier che, «continua a non spendere una parola sull'intimidazione costante che pende sulla libertà di espressione, ogni qualvolta venga pronunciata una frase sgradita al fondamentalismo religioso islamico». Anche la Gruber non si salva dalle critiche del Polo. «Le parole della Gruber dimostrano quante connivenze esistano tra estremismo islamico e alcuni esponenti della sinistra italiana - dice il capogruppo Udc Luca Volontè -. La giornalista evidentemente antepone il suo odio anticattolico alla difesa della laicità e dell'identità cristiana». Il senatore Alfredo Mantovano invece punta il dito contro «i sedicenti cattolici della Margherita» che, dice, «al mattino sfoggiano appiccicose dichiarazioni di incondizionata fedeltà al magistero della Chiesa e alla sera nella medesima giornata votano contro, ancora una volta in maniera determinante, la semplice possibilità di discutere della negazione della libertà religiosa nel mondo». Il Giornale 20 settembre 2006 27 september Obsession: un film da proiettare in tutte le scuoleObsession: Radical Islam's War Against the West, scritto e diretto da Wayne Kopping è un film che non sarà mai trasmesso in una scuola italiana. Intanto, non è un racconto, ma un insieme di cose vere: immagini, interviste e discorsi ufficiali, in buona parte non conosciuti; quindi, per il suo realismo, potrebbe turbare la sensibilità del corpo docente. Non tratta di mafia, d'imbrogli delle multinazionali o di resistenza al fascismo; quindi, che c'entra con la scuola italiana? In più, rischia di trasmettere ai giovani e ai meno giovani un'idea dell'islam differente da quella che è obbligatorio avere; dunque, è bene che finora non abbia trovato un distributore, benché sia stato proiettato con successo al Worldfest di Houston, al Newport Beach Festival e abbia vinto il premio di miglior film al Liberty Festival del 2005. Ho avuto occasione di visionarlo alla summer school organizzata pochi giorni fa a Frascati per iniziativa della Fondazione Magna Carta, in compagnia dei 50 giovani selezionati, del presidente della Fondazione, il senatore Gaetano Quagliariello e della giornalista Fiamma Nirenstein. Non ci sono forzature nel film; parlano da sé le bandiere d'Israele e degli Stati Uniti bruciate, i ragazzi palestinesi che l'Undici Settembre inneggiavano alla caduta delle Twin Towers, le bambine che vivono nelle zone controllate da Hamas e che, per familiarizzare con la pratica dello shaid, giocano con bambole imbrattate di sangue. Sono eloquenti le parole del leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, quando guida la folla a urlare "morte all'America", dopo aver affermato che "il modo più onorevole di morire è quando si sta uccidendo in nome di Allah". È suggestiva la sovrapposizione delle vignette che 70 anni fa adoperava il nazionalsocialismo per disprezzare gli ebrei e quelle che s'incrociano oggi su quotidiani e sui giornali arabo-islamici. Obsession potrebbe essere un'adeguata appendice d'immagini e di documentazione al recente e contestatissimo discorso di Papa Benedetto XVI sul jihad. Per denunciare la schizofrenia, però: a un presidente dell'Iran, a un capo di Hezbollah e a più leader, al tempo stesso religiosi e/o politici, di fede islamica è lecito infatti porre come obiettivo la distruzione d'Israele, e l'applicazione letterale e rigorosa della sharia, e procedere a un riarmo, anche nucleare, onde perseguire tale obiettivo, senza per questo incontrare alcun tipo di resistenza sostanziale. Ma quando invece il Pontefice ricorda che la fede non s'impone con la spada, neanche in nome di versetti del Corano, questo diventa scandalo e motivo di nuove persecuzioni per i cristiani in tutto il mondo. Vedere Obsession può indurre a convincersi che il Santo Padre non ha esagerato; che l'Occidente non può continuare a macerarsi nella ricerca delle armi di distruzione di massa (sperando tanto di non trovarle), quando qualcuno ne rivendica la realizzazione, e soprattutto quando le masse vengono quotidianamente e in modo esplicito incitate alla distruzione; che donne e uomini liberi hanno il dovere di conoscere, e di agire di conseguenza; che la consapevolezza potrebbe essere favorita, come meritoriamente ha fatto Magna Carta, già dal momento della formazione dei giovani. Alfredo Mantovano Il Domenicale N. 38 23 settembre 2006 26 september socci pensieroMA COSA STIAMO VIVENDO??? Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici. Dove il papa, per aver condannato la violenza religiosa, doveva umiliarsi davanti al regime turco che ha perpetrato il genocidio dei cristiani armeni (un milione e mezzo di vittime). Un mondo dove la scrittrice turca Elif Shafak, rea di aver accennato nel romanzo “La bastarda di Istanbul” al genocidio degli armeni, viene processata dal regime turco il quale però viene elogiato da media e politici occidentali e accolto a braccia spalancate dall’Europa. Un mondo dove il pontefice doveva scusarsi davanti a organizzazioni terroristiche perché ha detto che non si può imporre la religione con la violenza. Dove, all’indomani della macellazione islamica in Somalia, per vendetta contro il Papa, di una suora che aveva dedicato la vita ai poveri, lo stesso papa ha dovuto ancora scusarsi con i bravissimi musulmani per evitare che altri missionari (come suor Leonella o don Andrea Santoro) venissero immolati per ritorsione. Un mondo dove i rispettabilissimi islamici – che coprono il Papa di insulti, vignette volgari e minacce – fanno gli offesi per una colta e rispettosa lezione accademica di Ratzinger e i grandi media occidentali solidarizzano non con il papa, ma con costoro. Un mondo dove veniva chiamato “moderato” e “alleato dell’Occidente” un paese come l’Arabia Saudita nel quale si è arrestati perfino se si porta un crocifisso al collo o se si prega Gesù Cristo nel chiuso della propria abitazione. Un mondo dove i grandi media occidentali fanno squadra (e compasso) sempre e solo contro la Chiesa. Dove il New York Times accusa il Papa di “fomentare la discordia” fra cristiani e musulmani per aver detto che non si può imporre la religione con la violenza e lo accusa di aver già fatto in precedenza il “fomentatore” quando, da cardinale, espresse dubbi sulla Turchia nella Ue (tale opinione non è permessa, secondo il NYT). Mentre l’altro tempietto della laicità, il Financial Times, accusa il pontefice di aver “insultato” i musulmani con “parole provocatorie”. Un mondo dove i musulmani, per dimostrare che erano ingiustamente accusati di violenza, hanno massacrato una suora (una delle tante vittime), hanno incendiato chiese e hanno emesso minacce di morte contro il pontefice (mentre in Indonesia hanno appena perpetrato l’infame esecuzione capitale di tre contadini cristiani rei di essersi difesi dalle violenze fondamentaliste). Un sogno allucinante dove i grandi media laici occidentali, che avevano eretto un monumento a Salman Rushdie, invece di pronunciarsi in difesa della libertà di coscienza e della libertà di parola, hanno condannato il Papa teorizzando che tale libertà non vale se a parlare è lui o se si parla dell’Islam. Un mondo dove suor Leonella che muore perdonando i suoi carnefici non provoca riflessioni né merita un approfondimento giornalistico in tv, mentre i morti di “fama” dell’Isola dei famosi e degli altri stomachevoli reality occupano per ore e settimane il video. What a wonderful world ! Un mondo dove il Comune di Firenze nega l’intitolazione di una via a Oriana Fallaci mentre abbiamo centinaia di “via Togliatti” in onore del compagno di merende di Stalin. E dove l’Unità (20 settembre) dedicava in prima pagina questo titolo celebrativo a Cossutta: “Io comunista non mi pento di niente” (in effetti rivendica le posizioni del Pci perfino sull’invasione d’Ungheria). Un mondo dove solo i cattolici – vittime di tutti i totalitarismi e le ideologie – devono chiedere scusa a tutti, specie a coloro che li hanno perseguitati e continuano a farlo. Un mondo dove né le organizzazioni cattoliche né i vescovi hanno sentito il bisogno di promuovere grandi veglie di preghiera per il Papa condannato a morte e per i cristiani perseguitati e in pericolo di vita. Un mondo dove perfino il neo Segretario di Stato vaticano cardinal Bertone (Corriere della sera 18 settembre) deve definire Maometto “il Profeta” (sic!!!) e dove il cardinal Martini bacchetta il Papa che è stato condannato a morte e coperto di insulti, mentre lo stesso cuor-di-leone Martini non ha una parola di denuncia per la violenza sistematica del mondo islamico contro i cristiani (La Stampa, 20 settembre 2006). Un mondo di progressisti e di cattolici progressisti che ha linciato per anni Pio XII perché avrebbe parlato troppo poco contro la violenza nazista, ma che ha sempre applaudito Giovanni XXIII il quale, accordandosi col Cremlino, garantì che il Concilio non avrebbe pronunciato una sola parola di condanna del comunismo (che aveva macellato e stava macellando il più gran numero di cristiani della storia della Chiesa). Lo stesso mondo catto-progressista che oggi (vedi Pietro Scoppola) critica Benedetto XVI perché ha parlato da professore e non da papa. Un mondo dove il governo del “cattolico adulto” Prodi si mostra indifferente alle minacce al Papa quando addirittura il laicista Zapatero gli ha espresso “piena comprensione e sostegno”. Un mondo dove il Senato italiano – col voto decisivo del cattolico Andreotti – ha bocciato la proposta di mozione di solidarietà per il Papa. Naturalmente per le nobili ragioni del “dialogo”. Un mondo dove il “cattolico adulto” Prodi, presidente del Consiglio italiano, dice che alla sicurezza del Papa “ci pensino le sue guardie”. Quasi che il papa avesse le sue divisioni corazzate come ironizzava Stalin. Fortuna che tutto questo è solo un brutto sogno. Fortuna che nella realtà – sebbene il mondo cattolico sembri sprofondato nelle catacombe dell’insignificanza – le “divisioni corazzate” del Papa esistono davvero. Invisibili come suor Leonella. Come i tanti che con l’offerta silenziosa di sé e la preghiera salvano il mondo e attirano a Cristo (cosicché pure tantissimi musulmani si stanno convertendo, segretamente, al Dio dell’amore sia in Occidente sia nei loro Paesi). E’ vero quanto ha scritto il convertito francese Olivier Clément: “Perseverare! Oggi tutto ciò che è essenziale sembra sotterraneo come la grotta della Natività, come le grotte del cuore. Bisogna che Dio si incontri con l’uomo nel punto più segreto delle sue angosce e del suo desiderio”. (Antonio Socci, da “Libero” del 22 settembre 2006) 25 september Veronesi : la pazzia di screditare l'uomoPerché un medico come Umberto Veronesi si impegna a diffondere il darwinismo attraverso un grande convegno? Perché se gli esseri umani non sono altro che scimmie più evolute tutto diventa accettabile: ricerca sugli embrioni, eutanasia, aborto... di Francesco Agnoli C'è qualcosa di terribilmente ideologico nella continua lotta intrapresa da Umberto Veronesi per la consacrazione del darwinismo. Altrimenti non si capirebbe come questo apprezzato oncologo, che da anni si batte per aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, droga libera, ecc., abbia accompagnato da tempo questo suo impegno, per così dire mortifero, con analogo sforzo di promozione della visione darwiniana della vita (al punto di promuovere un bimestrale, Darwin, diretto da un filo-radicale come Gilberto Corbellini). Da alcuni anni infatti cova nella mente di Veronesi il grande convegno sul naturalista inglese, che avrà luogo a Venezia, con sponsor non risibili, dal 20 al 23 settembre, e che ha lo scopo di diffondere l'idea che la coscienza, il pensiero, il linguaggio, la creatività umana sarebbero semplici prodotti della casuale evoluzione animale. Perché tanto amore per Darwin, in uno scienziato che non si occupa specificamente di studi biologici? Non è difficile da capire. Il darwinismo, infatti, pur non potendo assolutamente negare un Dio Creatore, né empiricamente né filosoficamente, contribuisce in buona parte a "screditarlo". E scredita, nello stesso tempo, l'uomo: non più a immagine di Dio, ma delle grandi scimmie. In questo senso il darwinismo è a fondamento di tanti errori e orrori della modernità: del concetto di lotta per la vita (che diviene nazionalismo e superomismo), dell'eugenetica, del liberismo selvaggio, dell'animalismo. Tutta la questione dei diritti umani, a ben vedere, decade, di fronte all'equiparazione tra uomini e animali. Infatti, se veramente fossimo solo scimmie evolute, non solo la sperimentazione sugli uomini (embrioni) diverrebbe lecita, allo stesso modo di quella sugli animali, ma, ad essere coerenti, si dovrebbe finire per giustificare anche il cannibalismo (un altro modo, semplicemente, di mangiare carne..). In realtà però, ripassando la storia, ci si accorge che il verbo "darwiniano", che troverà ampia eco in laguna nei prossimi giorni, è assai antico: ben prima di Darwin stesso, qualcun altro aveva parlato di discendenza degli uomini dalle scimmie. Chi, precisamente? In particolare, a sostenere questa aberrante teoria, erano stati alcuni libertini, vicini a posizioni scettiche, materialiste-atee o deiste. Costoro avevano ereditato la teoria pagana ed antiscientifica della generazione spontanea, per affermare che in realtà la vita si genera da sé, senza bisogno di nessun Creatore. Giulio Cesare Vanini, per fare un esempio, riteneva che il mondo fosse eterno, cioè che fosse dio; d'altro canto negava la creazione e l'immortalità dell'anima umana, sostenendo altresì l'eternità della materia. Perché allora concedere una particolare dignità all'uomo, rispetto alle altre bestie e cose, una volta esclusa la sua somiglianza con Dio? Vanini aveva sostenuto prima la generazione spontanea degli uomini dalla terra, e poi, tramite Cardano, un mago del Cinquecento, la nascita dell'uomo da «animali affini all'uomo come le bertucce, i macachi, e le scimmie in genere». Siamo alla fine del Cinquecento, centinaia d'anni prima di Darwin. Lo stesso Voltaire, nel suo «Trattato sulla metafisica», avrebbe dimostrato di dar fede all'idea che intere razze, come quella dei neri, sono nate da esseri bestiali. Ma tutti questi filosofi dove volevano arrivare? A negare valore all'uomo stesso, all'idea secolare (e cristiana) di persona. Infatti, come lo stesso Voltaire, finirono per giustificare la differenza "naturale" tra gli uomini, la loro disuguaglianza, e quindi, se coerenti, il colonialismo e lo schiavismo (avversato, invece, dalla visione biblica, secondo cui gli uomini, creati direttamente da Dio, sono tutti fratelli). Ma allora, cos'è, oggi, l'idea di poter uccidere embrioni umani, o di clonare delle creature, se non una forma nuova di schiavismo? Sono gli orrori che nascono nel momento in cui si nega a Dio il suo ruolo di Creatore, o, quantomeno, all'uomo la sua dignità di creatura spirituale e razionale. È appena il caso di ricordare, ancora una volta, per ricollegarci all'inizio del discorso, da quale antropologia provenga la legittimazione, ad esempio dell'eutanasia, da parte di Umberto Veronesi: «Considero la morte nient'altro che un evento biologico. È la rigenerazione, il lasciar spazio agli altri, come fanno quegli animali che da vecchi si staccano dal branco per andare a morire soli» (Umberto Veronesi, «L'ombra e la luce», La biblioteca di Repubblica). E ancora, parlando sempre di eutanasia, e confondendo le acque: «È un dovere affrontare la morte serenamente, come gli elefanti, che si ritirano per morire, o gli alberi che cadono perché hanno concluso il loro ciclo vitale. Se non ci fosse la morte, già noi non saremmo vivi, lo siamo perché altri prima di noi se ne sono andati, come le piante, come gli animali». Queste ultime, "intelligentissime", affermazioni, in cui l'uomo è equiparato ad animali e piante, sono tratte da uno dei tanti libri-interviste di questi anni, «Scienza e futuro dell'uomo» (Passigli), scritti da Umberto Veronesi al principale scopo di sostenere, come sempre, aborto, eutanasia, liberalizzazione delle droghe, clonazione... Ma prima, come presupposto, come fondamento del discorso? Come sempre, Veronesi esordisce con un "leggero" attacco alla Chiesa, che sarebbe, a rigor di logica, immotivato, fuori luogo: «La Chiesa fonda se stessa sulla negazione dell'uso della ragione. Per definizione, "fede" significa credere ciecamente senza esercitare potere critico...». E il suo intervistatore, di rimando. «Se per la Chiesa la conoscenza è un peccato talmente grave da meritare il castigo più severo, Lei, professor Veronesi, vive nel peccato...». Anche nel suo ultimo intervento, sull'Espresso del 14 settembre, Veronesi travalica dalla scienza alla filosofia, con la leggerezza di un elefante: «La vita nasce dal caso e dalla necessità. Mi rendo conto che questo non lascia molto spazio a interpretazioni metafisiche dell'esistenza umana..». Cosa è il caso, e cosa è la necessità? Antiche divinità greche di ritorno? E perché il darwinismo negherebbe, di per sé, la metafisica? Ma soprattutto: come si fa a divinizzare il caso, trasformandolo in forza intelligente, creatrice e ordinatrice, e a scrivere, qualche riga più avanti, che «una forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula», al punto che «se la isoliamo e tentiamo di toglierle la vita, la vediamo reagire, difendersi, attivare l'istinto di conservazione del suo Dna, un codice della vita che ha due compiti...». L'"intelligenza", il "Dna", e cioè un programma completo e meraviglioso, ordinato e finalizzato, i "compiti" da svolgere, con uno scopo... cosa c'entra tutto questo col caso, cioè col disordine, l'assenza di significato, di intelligenza, di compito? Avvenire 14 settembre 2006 24 september spunti di riflessione (parte IV)MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese ntation.DettaglioInfo?idInfo=29692&url=dettaglioRassegna.jsp Povera giustizia. Perfino l'incesto non è più reato La filosofia che sta sotto è espressa dall'avvocato Michela Barin. "Possiamo solo dire di essere felici che la giustizia abbia riconosciuto questa situazione: pretendere di limitare la tutela delle relazioni di fatto soltanto a quelle che sarebbero suscettibili di formalizzazione sul piano giuridico mediante un'unione di diritto, significa fornire del dato giuridico una lettura anacronistica, legata a una visione eticizzante dello Stato". Dopo di che, tutto risulta lecito non soltanto nel giudizio delle coscienze, ma anche nella valutazione compiuta dalla società civile. Povero Grillini, il presidente ad honorem dei gay e sostenitore dei pacs: credeva di essere arrivato al capolinea nelle depravazioni del comportamento sessuale. Ce n'è ancora di strada da percorrere, a ritroso. Pure se la fantasia morbosa di persone influenti sui rapporti sociali dovrà pure ammettere di non possedere un'inventiva illimitata. C'è un fondo anche nel male. 11) DIFENDERE LA VITA: http://difenderelavita.totustuus.it/ Creazione e procreazione Sotto l'effetto della corrente illuminista, la concezione di Dio che tende a prevalere oggi in taluni ambienti non ha nulla di un Dio che è Padre e Provvidenza per i suoi figli, che si preoccupa del mondo e mantiene nell' esistenza ogni cosa creata. Il dio dei Lumi non si preoccupa né degli uomini né dell'insieme delle creature. Gli uni e gli altri obbediscono a leggi puramente immanenti. In questa visione, oggi tanto diffusa, sussiste solo un'etica residua che si riassume in un determinismo che consacra, alla fine dei conti, l'emergere dei più forti. 12) PER UNA POLITICA DEI VALORI http://www.totustuus.biz/users/pvalori/soc_dot.html RIVOLUZIONE GNOSTICA. IL CASO PURITANO "L'analisi delle esperienze gnostiche ci ha portati all'individuazione di un concetto della modernità che sembra in contrasto con il significato convenzionale del termine. Convenzionalmente, la storia occidentale viene divisa in periodi separati tra loro da una cesura formale, collocata intorno al 1500, e il periodo che si apre a partire da tale data è considerato la fase moderna della società occidentale. Se però la modernità viene definita come sviluppo dello gnosticismo, che ha inizio forse già nel secolo nono, essa diventa, in seno alla società occidentale, un processo che penetra in profondità nel suo periodo medievale". 13) "RINO CAMMILLERI" http://www.rinocammilleri.it/ Trapianti Sulla rivista scientifica Anaesthesia due anestesisti inglesi, Basil Matta e Peter Young dell'ospedale Addenbrooke di Cambridge, in un editoriale chiedono che ai donatori di organi venga somministrata l'anestesia prima e durante l'espianto. Ma -ci si chiederà- non sono morti? Risposta: "La morte non è un evento ma un processo e la nostra limitata comprensione di questo processo dovrebbe imporci cautela prima di decidere che l'anestesia non è necessaria". Ah. Limitata comprensione. Beh, speriamo che dal 2000 ad ora la comprensione dei medici si sia approfondita, almeno quanto basta a tranquilizzarci sul fatto che, mentre ci cavano il cuore o il fegato, siamo davvero cadaveri. In attesa di chiarimenti, comunque, il sottoscritto, per sicurezza, soprassiede. ma la Spagna è ancora uno stato cattolico? direi di noSPAGNA: DAL 2007 STOP A SUSSIDI DI STATO ALLA CHIESA (AGI) - Madrid, 22 set. - A partire dall'anno prossimo la chiesa cattolica spagnola non potra' piu' contare sui sussidi di stato (circa 30 milioni di euro l'anno) per finanziare le sue attivita'. In compenso sara' aumentata la quota delle imposte (il corrispettivo dell'"8 per mille") che i contribuenti potranno destinare alla chiesa: passera' dallo 0,52% allo 0,7%. Contestualmente, come richiesto dall'Unione europea, sara' abolita l'esenzione dal pagamento dell'Imposta sul valore aggiunto (Iva) nelle transazioni immobiliari. I provvedimenti sono contenuti in un accordo raggiunto con la conferenza episcopale. L'abolizione dei finanziamenti statali alla chiesa cattolica e' uno degli obiettivi del programma dell'esecutivo socialista guidato primo ministro Jose Luiz Rodriguez Zapatero, che ha gia' proceduto a sopprimere l'ora di religione e ha preso un'altra decisione che ha molto irritato le autorita' e i fedeli cattolici, e cioe' l'autorizzazione dei matrimonio tra omosessuali.- 222035 SET 06 Ratzinger e l'isalm tra 60 anniSarebbe bello poter esserci fra cinquanta o sessant'anni, quando e se certe anime candide se la piglieranno con Benedetto XVI per non aver alzato la voce contro l'islam e non averlo, magari, condannato a tutte lettere con un'enciclica apposita. La situazione odierna ricorda le ancora calde polemiche contro i presunti silenzi di Pio XII sul nazismo. Vent'anni dopo che il nazismo era morto, sepolto e debitamente demonizzato si aprì la stagione venatoria su papa Pacelli con l'opera teatrale Il vicario del tedesco Rolf Hochhut. Dalla prosa teatrale si fece presto a passare a quella saggistica con una serie di violenti attacchi a quel papa che «tacque» sugli orrori nazisti per paura o, peggio, per anticomunismo viscerale. Non sono servite a molto le testimonianze, i documenti esibiti e le voci a difesa: imperterriti, i critici di Pio XII sono praticamente riusciti a bloccarne la beatificazione. La storia dice che Pio XII preferì soprassedere sulle condanne altisonanti e procedere, con prudenza, per vie di fatto, salvando così la vita a centinaia di migliaia di ebrei. Un documento dell'episcopato olandese sulle deportazioni hitleriane aveva avuto il solo effetto di provocare un giro di vite che era costato la vita di suore come le sorelle Edith e Rose Stein (carmelitane ma di razza ebraica). Pio XII, visto che con le parole si metteva a repentaglio la vita di tanti innocenti, preferì tacere e passare alle vie di fatto, rischiando per questo l'arresto e la deportazione. Oggi la storia sembra ripetersi con Benedetto XVI, costretto a umiliarsi e a scusarsi con i musulmani duri e puri. Già una suora italiana a Mogadiscio ha pagato per un pur prudentissimo discorso del Papa, e decine di chiese sono state attaccate nei Paesi islamici. La tivù del Qatar, Al-Jazeera, ha trasmesso vignette «sataniche» che prendono pesantemente in giro il pontefice e diversi imam, mufti, ulema e ayatollah fanno sapere che le scuse non sono ancora sufficienti. Il terrorismo islamico, dal canto suo, si sente invitato a nozze e c'è lugubremente da aspettarsi qualche altro incolpevole morto ammazzato. Cristiano, naturalmente. Ebbene, è ovvio che Benedetto XVI starà d'ora in poi attentissimo nel parlare. Anzi, è probabile che, per sicurezza, nemmeno tocchi più l'argomento «islam». Sarà interessante, dicevamo, prendere la macchina del tempo e vedere, tra qualche decina d'anni, quanti saranno quelli che accuseranno questo papa di «silenzio» sull'islam dalla mano pesante. Certo, quando non si rischierà più nulla, coloro che per mestiere fanno gli sciacalli insulta-morti e il tiro a segno su chi non si può difendere avranno di che pascersi: è sicurissimo che Benedetto XVI, finché campa, non scriverà alcuna enciclica sull'islam. Né lo farà il suo successore, se le cose restano come sono. O se si metteranno al peggio. Se, al contrario, miglioreranno e l'islam cosiddetto moderato prevarrà diffondendo ragionevolezza, allora non ci sarà lo stesso alcuna enciclica che lo riguardi per il semplice motivo che non ce ne sarà più bisogno. Salvare vite umane innocenti col silenzio, ecco cosa ha fatto Pio XII e cosa dovrà fare Benedetto XVI, il quale sa benissimo che nessuna «missione di pace» a mano armata partirà dall'Occidente, né - figurarsi - dall'Onu, per andare a salvare o a difendere i cristiani perseguitati in Africa e in Oriente, Medio o Estremo che sia. Certe cose le fa, lodevolmente, solo Israele (ricordiamoci dell'«operazione Mosè», il gigantesco ponte aereo con cui i falasha, etiopici ma di religione ebraica, furono portati in salvo alla caduta di Menghistu). Rino Cammilleri http://www.rinocammilleri.it/ (C) Il Giornale, 20-09-2006 22 september x loro nessuna raccolta firme o marcia per richiedere la clemenzaINDONESIA: GIUSTIZIATI I TRE CATTOLICI (AGI) - Palu (Indonesia), 21 set. - Sono stati giustiziati i tre cristiani indonesiani condannati a morte perche' ritenuti responsabili di un massacro di musulmani avvenuto a Poso nel 2000. Lo ha riferito il loro legale. Sono stati vani gli appelli per salvare Fabianus Tibo, Dominguus da Silva e Marianus Riwbu. Ad agosto Papa Benedetto XVI aveva chiesto al presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono un atto di clemenza ma era riuscito a ottenere solo un rinvio della sentenza fissata per il 12 del mese scorso. Da New York dove si trova per l'Assemblea generale dell'Onu il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, aveva "rivolto un forte appello" al collega indonesiano Hassan Wirajuda affinche' le autorita' di Giacarta bloccassero l'esecuzione dei tre cristiani. Anche la Comunita' di Sant'Egidio aveva chiesto la sospensione dell'esecuzione e la riapertura del processo mentre i tre uomini che si erano rivolti due volte al presidente Yudhoyono, si erano visti respongere la rixchiesta di clemenza. I tre cristiani hanno sempre negato l'accusa di aver c apeggiato la rivolta antislamica scoppiata nella provincia centrale del Sulawesi nel 1998 e durata fino al 2001 in cui morirono 2.000 prima che entrasse in vigore un accordo di pace.- 212143 SET 06 Cattocomunisti e Santi PonteficiIl cattocomunismo che mette in croce un Pontefice Santo di Rino Cammilleri (C) Il Giornale, 25-08-2006 Che San Pio X non piacesse ai cattolici progressisti era cosa nota. Ma non può non sconcertare l'apprendere che il livore contro quel Papa morto nel 1914 è ancora intatto, cosa che dimostra una volta di più la diretta filiazione del progressismo cattolico da quel modernismo che proprio San Pio X definì «sintesi di tutte le eresie». Talis pater talis filius, verrebbe da dire, anche se i tempi mutati non hanno prodotto analoga, secca e ufficiale condanna per il progressismo. Che viene chiamato anche «cattocomunismo» per le sue esplicite simpatie. Ai tempi di suo padre, il modernismo, i comunisti non c'erano, ma il vizio di abbracciare l'ideologia mondana considerata più «moderna» e contestare dall'interno la Chiesa perché non fa altrettanto, era presente allora come oggi. Oggi, però, la simpatia per il marxismo fa solo ridere, perché solamente qualche attardato nostalgico potrebbe definirlo «ideologia moderna». Il fatto è che, in tempi come gli attuali, di «morte delle ideologie», il marxismo è semplicemente l'ultima di esse: nessuno ancora ha inventato qualcos'altro, altrimenti si può star certi che il progressismo gli avrebbe marciato al fianco. Il filosofo cattolico Jean Guitton profetizzava che quando al comunismo non avrebbe creduto più nessuno «i preti» avrebbero cominciato a sposarlo, dovendosi ciò al classico ritardo ideologico di certo clero. La differenza coi tempi di San Pio X sta nel fatto che il progressismo sembra diventato il pensiero egemone nel cattolicesimo. In realtà è, oggi come allora, minoritario ed elitario. Tutto intellettuale e cattedratico, ha dalla sua solo la visibilità, e l'assenza di condanne esplicite lo ha fatto ritenere il pensiero politicamente corretto nel cattolicesimo. Per questo oggi missionari in borghese, suorine senza velo e preti «di strada» sfilano a braccetto di Bertinotti nei cortei. Il fatto è che la «destra» cattolica non ha spazio sulla stampa che conta, mentre, per esempio, la cosiddetta «scuola bolognese» da cui è uscito un Prodi vi campeggia per via del suo intellettualismo. Quale tradizionalista cattolico potrebbe pubblicare uno sfegatato elogio di San Pio X sul Corriere della Sera? Invece, è ritenuto del tutto normale che un esponente della anzidetta «scuola bolognese», Alberto Melloni, si produca, su quelle colonne, in una demonizzazione a tutto tondo dell'unico Papa canonizzato degli ultimi secoli. Nel suo elzeviro del 23 agosto si parla di «affrettata canonizzazione», come se la Chiesa fabbricasse santi a suo ludibrio e non in base ai miracoli. La «feroce» e «forsennata» campagna antimodernista di quel Papa avrebbe «causato danni», tra cui spicca «la involontaria preparazione di quella reazionaria sprovvedutezza cattolica che tanto ha giocato nella storia italiana». Proprio frasi del genere denunciano l'intellettualismo elitario di cui si diceva: Melloni si rivolge ai suoi sodali, ma lo fa sul quotidiano più diffuso, come se quel che ha sparato fosse un dato acquisito anche al liceo. Segue elenco di accuse a San Pio X: «La desertificazione di ampie zone della cultura ecclesiastica, il credito concesso a circoli integralisti di delatori e calunniatori», la «violenza istituzionale» di cui Pio X sarebbe stato «parte cosciente e attiva» (invece condannò l'Action Française, che non era certo di sinistra). E poi, tra le tante altre cose, «il progetto di un codice di diritto canonico che rovesciava secoli di tradizione» (accusa contraddittoria in bocca a un progressista). Si rimproverano a Pio X le «procedure affrettate, umorali, brutali». Giudizi pesantissimi su «l'unico Papa Santo del XX secolo». Dunque sull'intera Chiesa che, secondo un pensiero giacobino, è infallibile solo quando la sua azione coincide con le simpatie di certuni. http://www.rinocammilleri.it/ 21 september contro il Papa l'indifferenza dell'OccidentePartendo dalla citazione di un imperatore bizantino da lui stesso
definita a Regensburg «sorprendentemente brusca» e «pesante» - così che la precisazione secondo cui citando queste antiche parole il Papa non intendeva farle sue esplicita l'ovvio, e non configura affatto una richiesta di scuse ai musulmani - Benedetto XVI ha rotto un tacito patto fra gli uomini politici dell'Occidente e l'islam, scattato dopo l'11 settembre. Si poteva e si doveva condannare il terrorismo. Ci si poteva spingere fino a parlare male del fondamentalismo. Ma si doveva rimanere sul terreno dell'ordine pubblico, senza mai parlare delle radici teologiche profonde del nesso fra islam e violenza. Questo nesso non sta in una deviazione dal Corano ma in alcune sure del Corano stesso; non in un fraintendimento del Profeta Muhammad ma in insegnamenti precisi della seconda fase del suo magistero; non in un'idea di Dio inventata da Bin Laden ma nella nozione stessa della Divinità che è storicamente prevalsa nel percorso della teologia islamica. Questo il Papa ha detto a Regensburg, e non ha certo rinnegato in seguito. Senza escludere - e anzi auspicando - che la pianticella, per ora piccola e gracile, di un islam diverso e davvero moderato possa svilupparsi, e quindi continuando a cercare il dialogo con chi lo rappresenta, il Papa ha rotto il patto per cui si doveva parlare sempre di polizia e mai di teologia. Gli stessi Bush e Blair avevano proclamato l'islam una «religione di pace», coltivando la finzione - che fa prevalere la ragion politica sulla ragione storica - per cui la fragile minoranza moderata sarebbe l'unica titolata a rappresentare il «vero» islam. A cinque anni dall'11 settembre, dopo le folli dichiarazioni di Ahmadinejad, il rinnovato terrorismo di Hamas e degli Hezbollah, il continuo reclutamento anche in Occidente di terroristi suicidi di Al Qaida, il Papa ha deciso che non è più tempo di reticenza ma di chiarezza. Calmata la prima tempesta, nel mondo islamico si sono levate voci di buon senso disponibili ad ammettere che molto di quanto il Papa ha detto merita almeno una seria riflessione. Molto, molto peggio è andata in Occidente. Abbiamo visto tre tipi di critici non solo non difendere il Papa, ma attaccarlo. I primi sono gli ignoranti, che sanno poco di islam, nulla di storia delle religioni e semplicemente non hanno le categorie per capire un discorso difficile come quello di Regensburg. Un Di Pietro che, tra uno sforzo e l'altro di azzeccare i congiuntivi, cerca di dare lezioni di teologia al Papa fa semplicemente ridere, e perde l'ennesima occasione di stare zitto. I secondi - si vedano l'editoriale del New York Times, ma anche i giri di parole di D'Alema e Prodi - sono i sostenitori del patto tacito secondo cui alcune autorità islamiche condannano il terrorismo e l'Occidente in cambio rinuncia a indagare sulle sue radici teologiche. Anziché stracciarsi le vesti per le semplici verità che Benedetto XVI ha detto sull'islam, farebbero meglio ad ammettere che il patto non ha funzionato, visto che il terrorismo continua, e che dove ha fallito la polizia è giusto che torni alla ribalta la teologia. I terzi sono i laicisti, che avversano il Papa in quanto Papa, e per cui ogni occasione per attaccare Benedetto XVI è buona. In ogni caso, nell'attuale scontro di civiltà, il Papa è stato l'unico che ha avuto il coraggio di rinunciare al politicamente corretto e schierasi senza reticenze per l'Occidente e per i suoi valori: per tutto ringraziamento, l'Occidente lo ha in sostanza lasciato solo. Massimo Introvigne (C) Il Giornale del 19-09-2006 20 september una domanda per i mussulmanivisto che voi volete le scuse del Santo Padre (parlo a coloro che non si sono accontentati delle attuali spiegazioni) per le dchiarazioni di Ratisbona, voi...
spunti di riflessione (parte III)http://primopiano.totustuus.info/
Card. Caffarra: l'educazione, emergenza dell'Occidente Chi ha responsabilità pubbliche ha il dovere di sostenervi, secondo quel principio di sussidiarietà che è la struttura portante di una società bene architettata. Ovviamente non rientra nella competenza del Vescovo elaborare progetti politici che devono essere da altri elaborati. Ciò che mi preme sottolineare è che fa parte di un disegno politico sapiente non sostituirsi, ma offrire aiuto a quei soggetti che nella società civile si impegnano come voi nell'ambito dell'educazione professionale. Ed inoltre non è rispettoso della singolarità e della dignità delle persone umane imporre percorsi istruttivi ed educativi uguali per tutti LOBBYING ETICO
http://www.fattisentire.net/ Ai vescovi, pastori e difesa d'Italia, per la famiglia Eccellenza, da più parti si manifesta l'intenzione di parificare la famiglia fondata sul matrimonio con le cosiddette "unioni di fatto". Ella, unitamente alla Conferenza Episcopale, non ha mancato di impegnare la propria autorità e prestigio in difesa della famiglia italiana tradizionale. La supplico, ora, in quanto pastore e difesa della nostra comunità, di levare forte la sua voce nei confronti dei massmedia, rappresentanti istituzionali ed amministratori locali. 9) DIFENDERE LA VITA: http://difenderelavita.totustuus.it/ Aspetti sociali del servizio alla famiglia Il punto di partenza per un rapporto corretto e costruttivo tra la famiglia e la società è il riconoscimento della soggettività e della priorità sociale della famiglia. Questo intimo rapporto tra le due 'impone anche che la società non lasci di compiere il suo dovere fondamentale di rispettare e promuovere la famiglia' (GIOVANNI Paolo II, Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 17). La società e, in particolare, le istituzioni statali - nel rispetto della priorità e 'antecedenza' della famiglia - sono chiamate a garantire e a favorire la genuina identità della vita familiare. 10) E' TUTTA UN'ALTRA STORIA http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/lutero.htm Un'epopea cattolica: l'assedio di Czestochowa "Quando Iddio l'Altissimo decise di castigare i polacchi, nella sua infinita bontà inviò dapprima vari segnali preannunciando la catastrofe. Così, permise che la alta torre di legno del Santuario di Czestochowa fosse colpita da un fulmine e consumata dall'incendio il 10 febbraio 1654; alcuni mesi dopo, inoltre, avvenne un miracolo alla presenza di molta gente: davanti al sole apparve una croce che poi si trasformò in un cuore trapassato da una spada, contemporaneamente si vide una mano che brandiva una mazza la quale si divise in quattro parti e si trasformò in un flagello. L'ANNO SEGUENTE PARTIVA DAL NORD IL FLAGELLO DI DIO CONTRO I POLACCHI: CARLO GUSTAVO, RE DEGLI SVEDESI VITTORIO MESSORI http://www.et-et.it/articoli2006/a06touring.htm "L'Italia prima dell'Italia": Roma e lo Stato Pontificio L'Ottocento risorgimentale diffamò i Borboni delle Due Sicilie, combatté gli Austriaci del Lombardo Veneto, ridicolizzò come operettistici i Ducati; ma , soprattutto, raccolse dal passato rinascimentale e poi illuminista l'odio e la volontà di distruzione del "governo dei preti". In nessun'altra città della Penisola se non Roma gli "Italiani" dovettero entrare a cannonate mentre il popolo, malgrado sforzi e soldi per provocare anche solo una simbolica insurrezione, se ne stava chiuso in casa, aspettando tra l'indifferente e il beffardo . Strano modo per darsi una capitale. E modo disastroso -anche se, forse, storicamente obbligato- per completare un processo di unificazione nazionale che si accanì proprio con quel collante cattolico che era il solo che tenesse insieme un mosaico, che sembrava inconciliabile, di etnie, tradizioni, linguaggi, economie. Il Papa e i cristiani in pericolo di vita
18 september gravi affermazioni di Prodi(AGI) - Pechino, 18 set. - "Da parte dell'Italia c'e' la ferma adesione alla politica di una sola Cina". Lo ha detto il prsidente del consiglio, Romano Prodi, durante la conferenza stampa al termine del colloquio con il premier cinese Wen jabao nella sede dell'Assemblea del popolo a Pechino. (AGI) 180910 SET 06
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