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    30 september

    era x l'eutanasia ma ha cambiato idea

    Germana Lancia, 44 anni, vive su una sedia a rotelle. Sette
    anni fa scrisse a Ciampi di aiutarla a morire. Oggi,
    nonostante la gravità della sua situazione, è tornata a
    sorridere alla vita E in una nuova lettera incoraggia Webly
    a non mollare: «La vita può ancora darle tanto»

    Da Pescara Piergiorgio Greco

    Più che una rumorosa rivendicazione di un presunto "diritto
    all'eutanasia", quella lettera all' allora presidente Carlo
    Azelio Ciampi voleva essere soprattutto uno sfogo.
    Lo sfogo di chi, dall'età di dodici anni alle prese con una
    terribile artrite reumatoide che poi per ben diciotto anni
    l'ha tenuta inchiodata ad un letto, avvertiva come ostile la
    società che la circondava.
    Lo sfogo di chi, quindi, chiedeva l'intervento del capo
    dello Stato per ottenere una sola cosa: un aiuto concreto
    per poter scegliere, se la sua condizione un domani fosse
    peggiorata, come e quando farla finita.

    Oggi Germana Lancia, 44 anni di Roma ma originaria di
    Canistro (Aq), vive su una sedia a rotelle, lavora alla
    Sapienza, dove ha ideato uno sportello disabili divenuto un
    modello in Italia e, soprattutto, ha cambiato idea su quella
    sua richiesta a Ciampi datata 1999: «La vita merita sempre
    di essere vissuta», scrive in una nuova lettera, questa
    volta inviata a Piergiorgio Welby che, proprio come lei
    sette anni fa, ha chiesto al presidente della Repubblica di
    fare qualcosa affinché la "dolce morte" possa trasformarsi
    presto in un diritto per tutti.

    «Signor Welby con il tempo ho rivisto le mie posizioni
    sull'eutanasia», inizia il messaggio con il quale Germana
    racconta che, a farla tornare ad amare la vita, sono stati
    il confronto anche duro con gli altri, la convinzione che
    nessun dolore è inutile e che, in definitiva, tutto accade
    per un motivo: «Le sembreranno luoghi comuni - scrive - ma a
    volte viviamo dolori di cui faremmo volentieri a meno per
    poi accorgerci che quel dolore è stato causa di una gioia
    immensa».

    Tutti "luoghi comuni" che, in realtà, emergevano anche nella
    lettera a Ciampi, al punto che l'ex presidente, nella sua
    risposta - in forma privata - non esitò a rimarcare che
    nell'intervento di Germana Lancia «trovo molto di più, e di
    diverso, dalla rivendicazione del diritto di morire: tutta
    la tua esistenza, che è una lotta per affermare la tua
    voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla vita, smentisce
    le tue parole e rinnega quella che tu stessa, riaffermando
    la tua fede in Dio, definisci una richiesta "mostruosa"».

    «Se nel 1999 ci fosse stata una legge a regolare
    l'eutanasia - prosegue il messaggio a Welby - avrei arrecato
    molto dolore a chi mi ama, mi sarei preclusa molte gioie e
    soddisfazioni, avrei rinunciato ai miei sogni e ai miei
    desideri, alle mie speranze che hanno un comune
    denominatore: la libertà e la dignità delle persone
    disabili. Sarei un'ipocrita se le dicessi che la sua
    condizione è semplice, ma le dico che la vita può ancora
    darle tanto e lei può offrirle molto di più per cui la
    invito a pensare alle conseguenze della sua richiesta
    soprattutto per chi non è in grado di scegliere».

    (C) Avvenire, Mercoledi 27/09/2006
    29 september

    euranasia (conclusioni e note) notare la data dell'articolo

    Conclusione: il progresso umano in crisi

    Il disegno di perseguire il progresso umano trascurando la
    sua dimensione religiosa si fonda su di un'illusione perché
    priva individui e comunità di un riferimento comune e
    superiore al quale possano riferirsi per conciliare i loro
    interessi divergenti; espone il raggiungimento del progresso
    umano ad una grave crisi.
    L'affermazione di cui sopra potrà sorprendere più di una
    persona.
    Ma non si vedono forse i progressi della tecnologia
    sconvolgere le condizioni di vita materiali e l'ambito dei
    valori così come quello della loro gerarchia?
    Le comunicazioni fra gli uomini si moltiplicano; i mezzi di
    apprendimento, di conoscenza, di dominio della natura
    sembrano infiniti. Le esperienze riuscite di clonazione non
    mostrano forse che l'uomo acquisisce un dominio della vita
    che gli permette di sperare di dominare la morte?
    Le Cassandre non sono mai ben accolte quando avvertono dei
    pericoli di una strada che sembra aprirsi sull'infinito; e
    tuttavia colui che riflette sulla trasformazione della
    condizione umana che è in atto in Occidente non può non
    interrogarsi.
    I progressi tecnici così come quelli nell'organizzazione
    democratica delle società sono stati dovuti ad un desiderio
    di promuovere simultaneamente sviluppo materiale e progresso
    spirituale.
    Una politica di sviluppo che fosse privata di una relazione
    con la Trascendenza non potrebbe che perdere energia e
    bloccare quell'impegno di miglioramento morale che ha dato
    il suo slancio alla crescita dell'umanità.
    Le comunità cristiane si trovano oggi davanti ad una sfida
    imponente perché sono investite dall'ateismo dell'ambiente
    che mette in discussione il carattere assoluto della vita.
    Di fatto esse sono consapevoli che non è sufficiente
    richiamare i fondamenti dottrinali dell'antropologia
    cristiana pur sapendo che questo insegnamento è
    indispensabile.
    I cristiani devono imparare a sottolineare la loro
    specificità nei grandi dibattiti della società.
    L'educazione cristiana deve qui essere ripensata: essa deve
    abituare a discernere nel quotidiano dell'esistenza ciò che
    è contrario alla vita per respingerlo quasi istintivamente
    ed a scegliere ciò che favorisce il suo sviluppo a tutti i
    livelli tanto biologico che intellettuale e religioso.
    In un'epoca che ha preso coscienza dell'unità del genere
    umano e della necessità di tendere verso un'organizzazione
    della società mondiale che sia garante di pace, due vie si
    offrono agli uomini del XXI secolo, due vie fra le quali
    oggi la scelta è loro offerta nei dibattiti sull'eutanasia:
    l'una, che fu quella aperta dai teologi e dagli umanisti
    come Vives o Erasmo nel Rinascimento, pone come esigenza
    prima il rispetto assoluto della vita e dell'uguaglianza che
    implica tra tutti gli esseri umani in nome della loro
    dignità costitutiva.
    L'altra, che non vedendo in ogni vita umana un assoluto che
    debba esser rispettato in ogni circostanza, permette di
    escludere dal suo seno gli individui e i gruppi la cui
    razza, il sesso o la religione sono considerati come un
    disturbo per la società.
    Escludendo la Trascendenza, essa priva gli attori sociali
    dell'esigenza morale interiore che permetterebbe loro di
    controbilanciare la loro inclinazione al dominio dei più
    deboli.
    Questo è il bivio davanti al quale l'uomo del 21° secolo è
    posto dalle questioni dell'eutanasia e della bioetica. Egli
    non può eludere la sua responsabilità di promuovere la
    dignità dell'uomo nella verità.


    Note:
    1) G. Fessard, France prends garde de perdre ton âme, Primo
    quaderno clandestino di Témoignage chrétien 1941, p. 17.
    2) G. Fessard, France, prends garde de perdre ta liberté!
    ed. Témoignage chrétien, Paris 1945, p. 151; cfr anche
    l'Allocuzione di Pio XI in occasione dell'esposizione sulla
    stampa cattolica mondiale il 12 maggio 1936, che indicava il
    comunismo come l'«avversario principale che occorre
    combattere».
    3) G. Fessard, Eglise de France, prends garde de perdre la
    foi!, Julliard Paris 1979, p. 250.
    4) S. Courtois, Le livre noir du communisme. Crimes,
    terreur, répression, Laffont Paris 1997, p. 848.
    5) Gaudium et spes § 43.2; Centesimus annus § 59.
    6) Liu Xaobo, The inspiration of New York: meditations of an
    iconoclast in Problems of communism (Washington) Jan.-Apr.
    1991, pp. 113-118; G. BARME, Confusion, Redemption and
    death: Liu Xaobo and the protest movement of 1989 in G.
    HICKS, The broken Mirror. China after Tienanmen, Longman UK
    1990, pp. 52-99.
    7) Populorum progressio 20.
    8) J. Joblin, Actualité du Christianisme dans le processus
    de mondialisation in Communio 2000/1, pp. 57-69.
    9) M. Sales, Introduction in G. Fessard, Le Mystère de la
    société, Culture et vérité, Bruxelles 1997, p. 78.
    10) A. Jeanniere, Lire Platon, Aubier Paris 1990, pp. 43-45.
    11) A. Lizotte, Y a-t-il un droit au suicide? in Liberté
    politique 1999/8, pp. 53-72.
    12) Cfr Pio XII, Radiomessaggio natalizio del 1956 (AAS, 49
    [1957], pp. 5-22), in cui rimprovera all'uomo moderno di
    comportarsi come un ingegnere che tratti l'essere vivente
    come la materia inerte.
    13) Mit brennender Sorge § 37 (AAS 29 [1937] pp. 145-167),
    cfr specialmente pp. 159- 160.
    14) Questa espressione si trova in una risoluzione adottata
    per iniziativa del Dott. Schwartzenberg dalla commissione
    dell'ambiente, della sanità e della protezione del
    consumatore durante una sessione della Assemblea nazionale
    francese il 25 aprile 1991 (cfr Le Monde 3 maggio 1991,
    p.10).

    © L'OSSERVATORE ROMANO Mercoledì 10 Maggio 2000

    eutanasia (parte seconda)

    II. Cosa scegliere?

    L'uomo non può sfuggire ad una scelta, quella di concepire
    lo sviluppo umano come dipendente o meno dalla dimensione
    religiosa dell'esistenza.
    La sua decisione determinerà i suoi comportamenti. I
    sostenitori dell'una o dell'altra posizione non hanno
    mancato di avanzare argomentazioni: esse si rispondono le
    une alle altre.
    Sono certamente utili ed anche indispensabili; ma l'opzione
    finale non ha luogo al livello della ragione ma della
    coscienza.
    La fonte di moralità per la quale essa si determinerà
    trascinerà l'intelligenza verso l'adozione di questa o di
    quella interpretazione dell'esistenza dell'uomo e del mondo.

    L'alternativa

    La visione religiosa dello sviluppo umano è combattuta in
    nome di due affermazioni: a) la vita umana non ha una sua
    specificità; b) compete dunque alla società di determinare
    le norme che assicurino il rispetto della sua dignità.
    Una corrente di pensiero opposta a quella che si è formata
    sotto l'influenza del cristianesimo si è sviluppata in
    Occidente a partire dal Rinascimento; all'inizio fu
    l'appannaggio di qualche spirito anticonformista (Jacques
    Vallée des Barreaux, Cyrano de Bergerac e altri),
    progressivamente si è diffuso nelle masse durante il 19° ed
    il 20° secolo, prima di manifestarsi in forme estreme.
    Si potrebbero citare dei testi di Charles Richer o d'Alexis
    Carrel che spiegano come la vita non avrebbe valore se non
    per colui che è cosciente.
    La conseguenza è che occorre avere pietà di coloro che sono
    ridotti ad un'esistenza vegetativa o si sono squalificati
    come membri della comunità umana; occorre disporre di loro
    in «modo umano ed economico».
    La risposta a questa argomentazione si è sempre collocata a
    due livelli: da una parte la vita umana è diversa dalla vita
    animale, dall'altra la dignità dell'uomo, e quindi la sua
    inviolabilità, si fonda sulla sua natura e non deriva da un
    riconoscimento che gli verrebbe dall'esterno.

    Specificità della vita umana

    Che la vita umana sia diversa qualitativamente da quella di
    tutti gli altri esseri viventi emerge come un'evidenza del
    senso comune.
    Solo l'essere umano è capace di riflettere, di orientare le
    sue azioni in modo libero, di dare un'impronta al mondo che
    lo circonda.
    Il primo capitolo della Genesi affidandogli la gestione del
    creato non fa che confermare l'esperienza quotidiana. L'uomo
    domina la creazione.
    L'esperienza mostra che una relazione vitale esiste fra
    l'essere umano che non è ancora nato o ha perduto conoscenza
    e l'ambiente che li circonda.
    Il bambino nel seno materno soffre e la sua psicologia
    futura sarà influenzata dai sentimenti che sua madre avrà
    nutrito nei suoi confronti durante il periodo della
    gestazione; quanto agli esseri umani già nati ma afflitti da
    una diminuzione delle loro facoltà, anche se questa sembra
    totale, sono sempre sensibili alle relazioni che si hanno
    con loro, anche se non possono esprimersi.
    Un problema è stato sollevato, quello di sapere se il
    detentore dell'esistenza può rinunciarvi (11). Egli è
    costituito da essa; volerne disporre con il suicidio o con
    l'eutanasia programmata, è in qualche modo distaccarsi dalla
    sua identità; è costituirsi come un altro io che viene a
    giudicare quello che effettivamente è il mio.
    L'atto di colui che mette fine ai suoi giorni con il
    pretesto che ha vissuto abbastanza conferma il valore
    assoluto della vita; egli afferma il suo potere di esistere
    sopprimendosi.
    La pretesa dell'uomo contemporaneo di comportarsi come se
    fosse il padrone assoluto del creato e di trattarlo come un
    insieme di dati di cui potrebbe disporre a suo piacimento è
    inammissibile per il cristiano e per ogni uomo che sa di
    abitare un mondo di cui non è l'autore (12).

    La dignità dell'uomo

    Le discussioni sul fondamento della dignità umana sono al
    centro del dibattito fra il Cristianesimo e la civiltà
    contemporanea; possono essere riassunte in un'alternativa,
    quella di decidere se la posizione eminente che occupa
    l'uomo nel mondo provenga dal fatto che egli è il detentore
    di una dignità innata ovvero se questa sia dovuta a
    circostanze particolari di cui è giudice la società. In
    altri termini, la dignità dell'uomo deriva dal fatto che
    egli è stato costituito come un essere libero e responsabile
    e che un giudizio sarà effettuato sul modo con cui avrà
    fatto uso della sua responsabilità ovvero lo si deve
    rispettare solamente finché le facoltà che ha a partire
    dalla sua intelligenza restano in lui percettibili?
    Nel primo caso, si afferma che l'essere umano è costituito -
    è stato creato, dicono i cristiani - come una persona
    responsabile; in questo caso la sua dignità gli è allora
    costitutiva; appartenendo ad ogni essere umano in quanto
    persona, essa non dipende dalla libera volontà degli altri;
    non solo, ma si impone ad essi e limita la loro libertà
    d'azione; la sua protezione fa parte dell'ordine pubblico
    come afferma la Dichiarazione del 1789 nel suo Preambolo.
    La dignità dell'uomo è un dato oggettivo che si impone ad
    ogni uomo come ad ogni legislatore; questa verità è stata
    fermamente richiamata da Pio XI di fronte ai totalitarismi
    (13).
    Le regole adottate da numerose civiltà e le posizioni prese
    dalla Chiesa sui problemi della società si ispirano a questa
    idea che ogni uomo ha un valore in sé.
    Fondandola sulla rivelazione, la Chiesa gli dà una forza ed
    un'autorità che non possono essere trasgredite.
    Il secondo caso è quello in cui l'uomo riceve la sua dignità
    da un riconoscimento della società. Ma se la dignità di un
    essere umano dipende dal fatto che è riconosciuta dal suo
    ambiente, diviene legittimo non rispettarla quando questo
    riconoscimento manca.
    Non è così che i regimi totalitari hanno agito ogni volta
    che hanno proceduto a stermini di massa di categorie sociali
    dichiarate indegne di vivere a causa del loro sesso, della
    loro religione, del loro colore, della loro razza?
    La verità di una tesi si giudica non solo dalla coerenza del
    suo contenuto ma anche dalle conseguenze logiche che
    derivano dalla sua asserzione; queste conseguenze sono in
    essa fin dal principio e bastano alcune circostanze speciali
    perché esse sviluppino i loro effetti.
    Un consenso esiste nell'umanità che riconosce la qualità
    specifica dell'essere umano; ma il fondamento di questa
    resta troppo spesso velato; non è stato veramente
    approfondito se non dalla rivelazione biblica che ha sempre
    insegnato l'inviolabilità della vita umana e dal
    Cristianesimo che, inequivocabilmente, ha dichiarato che
    l'uomo è capace di una vita soprannaturale e gravida della
    promessa di una vita anche dopo la morte.
    Di fatto, laddove il cristianesimo si affievolisce, si vede
    mettere in dubbio la dignità innata dell'uomo ed il
    carattere inviolabile della vita. Le due cose infatti sono
    collegate.
    Non si può dunque non interrogarsi sulle conseguenze della
    nuova cultura che si sviluppa nei paesi occidentali e che
    Giovanni Paolo II ha chiamato una «cultura di morte».
    Gli effetti che già constatiamo non sono forse in
    contraddizione totale con le esigenze di uno sviluppo
    spirituale dell'umanità?
    La nozione di dignità umana è al centro delle attuali
    discussioni della società.
    Senza dubbio esse sarebbero più illuminate se si
    distinguesse più chiaramente il suo fondamento e la
    percezione che ne ha la società. Ogni essere umano ha la
    «capacità» di agire come persona responsabile.
    Al di là di questo zoccolo duro che sfugge al dominio
    dell'uomo vi è lo sviluppo della dignità; questo si ottiene
    per mezzo dei contatti che sono stabiliti con gli altri
    uomini. L'uomo è un animale sociale; cioè non raggiunge la
    sua piena statura se non nella sua relazione con gli altri,
    una relazione fatta di sentimenti di uguaglianza e di
    affetto.
    Medici e personale infermiere riconoscono volentieri di aver
    fatto l'esperienza di quanto l'assistenza umana testimoniata
    ad un malato in fase terminale e che apparentemente ha
    perduto conoscenza può ridargli come gioia ed energia.
    Il fatto di partecipare ad un progetto comune e di entrare
    in una rete di relazioni permette di sviluppare il senso che
    un essere umano ha della sua dignità e di accrescere le
    ragioni di riconoscergliela, ma non può esserne la causa
    perché allora perderebbe il suo carattere assoluto che
    protegge ogni individuo contro l'arbitrio degli altri e
    dello Stato.
    Due umanesimi si contrappongono: quello dei cristiani, e di
    tutti coloro che affermano la realtà del soggetto, e quello
    dei pensatori contemporanei che denunciano la tradizione
    giudeo-cristiana per il ruolo preminente che riconosce
    all'uomo nella creazione.
    La loro antropologia elimina la Storia e considera
    l'individuo come se vivesse una successione di istanti.
    Ci si trova di fatto in presenza di una rottura nella
    tradizione.
    Mentre i codici di etica medica condannano l'eutanasia, oggi
    si argomenta a partire dal fatto che «la dignità è ciò che
    definisce la vita umana» (14), posizione che permette gli
    attentati alla vita quando la società non riconosce più
    questa dignità.

    28 september

    eutanasia (Prima parte)

    inizia di qui una serie di interventi su un tema assolutamente attuale fatto in più parti a causa della lunghezza dell'articolo.
     
     
    L'Occidente saprà sfuggire oggi al fascino degli avvocati
    della secolarizzazione di cui la crescente indifferenza
    davanti alla diffusione dell'aborto e dell'eutanasia non è
    che una manifestazione? Dopo le grandi battaglie contro
    l'aborto, ora è contro l'eutanasia che occorre riprendere la
    lotta.

    di JOSEPH JOBLIN

    «Francia, fai attenzione...»: questo era l'avvertimento
    contenuto in tre manifesti che un teologo francese rivolse
    alla popolazione di quel paese per metterla in guardia
    innanzitutto contro l'infiltrazione nazista (1), quindi
    contro quella del comunismo per mezzo del progressismo (2)
    e, infine, contro una secolarizzazione che anestetizzava la
    fede (3).
    Il totalitarismo bruno appartiene ora ad un momento della
    storia passata dell'Europa e quello imposto dai Soviet alla
    metà di questo continente, avendo mostrato oggi il suo vero
    volto (4), non riesce più a mobilitare se non qualche
    nostalgico del sogno che esso ha suscitato; resta la terza
    minaccia.
    Se il cristianesimo ha potuto non soccombere davanti ai due
    primi malgrado lo scetticismo che accolse le encicliche di
    Pio XI Mit brennender Sorge e Divini Redemptoris nel 1937,
    resta il problema di sapere se l'Occidente saprà sfuggire
    oggi al fascino degli avvocati della secolarizzazione di cui
    la crescente indifferenza davanti alla diffusione
    dell'aborto e dell'eutanasia non è che una manifestazione.
    In realtà, se le grandi battaglie contro la legislazione
    dell'aborto hanno avuto luogo nella maggioranza dei paesi
    occidentali venti o venticinque anni fa, è ora contro
    l'eutanasia che occorrerebbe riprendere la lotta, ma
    troveremo noi abbastanza energia per farlo?

    L'opinione pubblica viene qui in primo piano; è da essa che
    dipende se le società europee di domani adotteranno questa o
    quell'altra linea di condotta perché tutto può accadere se
    essa prende coscienza della sua forza; ma deve comprendere
    bene la posta in gioco della scelta alla quale non si può
    sottrarre: deve decidersi fra due tipi di sviluppo delle
    società: da una parte quella che, come i regimi totalitari,
    dà ad alcuni il diritto di uccidere degli innocenti, e
    dall'altra, quella che vuol rispettare fino in fondo la
    persona e non riconosce a nessuno questo diritto, per nessun
    pretesto.
    I capi dei regimi totalitari avevano ragione quando dicevano
    di voler creare un uomo nuovo; si trattava di fatto per loro
    di produrre un essere i cui punti di riferimento morali non
    avessero più niente a vedere con quelli del mondo modellato
    con e per mezzo del Cristianesimo; ed è per questo che esso
    si è opposto ad essi con tutte le sue forze spirituali.
    La lotta che è iniziata ora contro l'eutanasia è della
    stessa natura.
    L'ideologia soggiacente alle società europee alla svolta del
    millennio non riconosce più gli individui come orientati ad
    una trascendenza e come invitati ad uscire da se stessi ed a
    tradurre la Paternità universale di Dio nella realtà
    sociale.

    I. La posta in gioco

    Una certa concezione dell'uomo ha prevalso in Occidente per
    più di un millennio; è stata attiva e si è approfondita
    progressivamente.
    Dopo che san Tommaso e gli scolastici ebbero messo in
    evidenza la nozione di persona ed il suo valore, si è
    cercato di comprendere meglio il suo ruolo nella società; è
    allora che si è insistito sulla sua responsabilità perché
    essa ha la capacità, di sua natura, di decidersi.
    Come avrebbe detto Il Concilio Vaticano II, la persona ha la
    responsabilità di scoprire il piano di Dio sullo sviluppo
    del mondo e di iscriverlo o meno nella realtà (5).
    Così l'essere umano appare come un essere essenzialmente
    morale, di una moralità intesa come ciò che lo colloca
    libero di fronte ad un'altra libertà da cui dipende, Dio.
    Un filosofo contemporaneo della Cina continentale ha
    giustamente osservato che il fatto di esser libero di
    ratificare o meno, nella vita di tutti i giorni, il proprio
    rapporto con Dio ha costituito la molla del progresso
    dell'Occidente (6); a suo parere, infatti, il senso della
    loro responsabilità ha spinto i credenti all'introspezione
    per chiedersi se avevano ben corrisposto ai loro doveri nei
    confronti di Dio.
    L'uomo della civiltà occidentale fu spinto a superare se
    stesso per condurre il mondo più avanti, verso forme «più
    umane» (7) di vita sociale.
    L'umanità ha sempre riconosciuto in certe strutture sociali
    gli elementi costitutivi di ogni società, e cioè che ogni
    individuo è un essere morale capace di bene o di male, che
    la famiglia è l'ambiente naturale grazie al quale egli si
    sviluppa, che il gruppo (tribù o nazione) è l'ambito di vita
    indispensabile alla sua sopravvivenza materiale ed al suo
    sviluppo umano, che certe regole non possono essere infrante
    senza danni; ma allo stesso tempo essa vede la difficoltà di
    rispettarle.
    Per il cristiano, lo sviluppo delle società umane è
    sottoposto a leggi iscritte nella natura del mondo (8) e
    questa storia temporale può essere scoperta dalla ragione;
    ma, allo stesso tempo, essa è integrata in un'altra di
    ordine soprannaturale che gli permette di risolvere la
    contraddizione nella quale si trovano gli individui e le
    società.
    Egli sa che la natura dell'uomo è stata rovinata dal peccato
    e che essa è stata mirabilmente restaurata da Cristo. Egli
    vede in Lui il Salvatore del mondo perché gli offre una
    possibilità di redenzione personale e per il fatto che
    insegna agli uomini divisi la via della riconciliazione (9).
    Questa visione è agli antipodi di quella che si va
    diffondendo in Occidente.
    Essa la contraddice su due punti essenziali; la vita umana è
    qualcosa di specifico; la dignità dell'essere umano è un
    dato oggettivo che si impone al riconoscimento da parte di
    tutti.
    Una nuova visione dell'uomo si è andata affermando a partire
    dal Rinascimento; essa si è generalizzata nel corso dei due
    ultimi secoli. Respinta all'inizio con orrore, essa è
    nondimeno penetrata nell'opinione comune come lo testimonia
    la messa in discussione di regole che generazioni intere
    avevano giudicato intangibili.
    Se i primi dibattiti furono sul divorzio e poi sull'aborto,
    riguardano ora l'ammissibilità dell'eutanasia. Si estendono
    poco a poco alla legittimità delle madri in affitto,
    dell'omosessualità, della libertà sessuale, della
    limitazione del diritto dei genitori sui loro figli in nome
    della libertà di questi ultimi, dell'inseminazione
    artificiale, della possibilità di utilizzare embrioni detti
    sovrannumerari per esperimenti o per ottenere tessuti,
    ecc...

    Occorre rendersi ben conto che tutto questo procede da una
    sola e identica logica.
    Lo sviluppo delle società che è attuato sotto i nostri occhi
    fa riferimento ad una nuova scala di valori ed implica una
    nuova antropologia.
    La ragione è considerata come capace di raggiungere da sola
    la verità sull'uomo; Dio è rimasto in fondo una semplice
    ipotesi che si poteva adottare o meno.
    La via delle certezze razionali ed immediate è stata
    contrapposta a quella dei suoi comandamenti. L'uomo riprende
    così il sogno dei pensatori greci, che, per mezzo dei miti
    di Prometeo e di Tantalo, rivendicavano il diritto di
    orientare essi stessi il loro destino (10).

    Il mondo attuale in Occidente è secolarizzato. I tabù della
    procreazione come quelli della morte subita e vissuta nella
    dignità non valgono più.
    Mentre una volta ognuno era invitato a reagire in modo
    cosciente e responsabile davanti ad un fatto di natura che
    era il segno della sua condizione, il libero accesso
    all'aborto, all'eutanasia - che ora si diffonde, e anche la
    libera utilizzazione dei progressi della bioetica sono
    percepiti come il segno della dignità poiché sembrano
    rendere l'uomo capace di divenire arbitro del suo sviluppo.

    Questo stato di cose si trova alla conclusione logica di
    un'evoluzione che, dopo aver fatto della Trascendenza
    un'ipotesi intellettuale ha affidato alla sola ragione di
    «occuparsi degli affari umani» (Grotius).
    Così la molla morale che era stata all'origine del dinamismo
    della civiltà dell'Occidente si è trovata infranta.
    Una contestazione radicale del Cristianesimo è quindi oggi
    in atto nel mondo occidentale; essa concerne il ruolo
    dell'uomo nell'universo; si tratta di sapere se il suo ruolo
    storico quale definito dal Cristianesimo e dalla civiltà
    greco-latina è ora terminato; se la civiltà nata nel bacino
    mediterraneo deve scomparire per far posto ad un'altra che
    sarebbe quella di una nuova umanità.

    Senato rifiuta solidarietà al Papa

    Il Senato non esprime la solidarietà al Papa. Per un solo voto, fra
    cui quello decisivo del senatore Andreotti, Palazzo Madama ha
    bocciato la proposta di mettere all'ordine del giorno della prossima
    seduta la discussione della mozione di solidarietà.

    La Cdl accusa l'Unione di non difendere il Pontefice. Oggi comunque
    Benedetto XVI tornerà a parlare di Islam e ricorderà la lezione di
    Ratisbona. Ieri a sorpresa il presidente iraniano Ahmadinejad ha
    detto di rispettare il Pontefice. Una posizione presa «dopo averlo
    sentito dire che le sue parole sono state mal interpretate.
    Indubbiamente c'è chi diffonde informazioni scorrette». Ora solo i
    gruppi estremisti cavalcano la protesta.

    Schifani: «Grave che Prodi non difenda il Santo padre».
    Mantovano: «Dove sono finiti i cattolici dell'Unione?»
    Nessuna solidarietà a Ratzinger Il Senato la blocca per un voto.

    La minaccia di Al Qaida contro Roma e San Pietro, l'effigie del
    Santo Padre bruciata a Bassora in Irak, le vignette che ritraggono
    Papa Ratzinger in veste di Dracula, la folla dei credenti musulmani
    che ha invaso le piazze e le strade in Turchia, in Egitto, in
    Marocco. Che altro? Ma Romano Prodi non se ne è accorto e se se ne è
    accorto non gli ha dato troppa importanza.
    Anche tutto il centrosinistra, compresa la Margherita, non sembra
    preoccupato per la sorte del Santo Padre. Tanto che ieri l'assemblea
    di Palazzo Madama ha bocciato per un voto (153 contro 152) la
    proposta di mettere all'ordine del giorno della prossima seduta la
    discussione sulla mozione di solidarietà a Benedetto XVI. La
    proposta era del presidente dei senatori della Lega, Roberto
    Castelli, che dopo la vittoria dei no sottolinea come tra i voti
    contrari ci sia quello del senatore a vita Giulio Andreotti.

    Dunque è ancora polemica aspra tra la maggioranza e la Casa delle
    libertà che accusa il centrosinistra di indifferenza nei confronti
    delle minacce ricevute da Papa Ratzinger dopo il suo discorso di
    Ratisbona.
    Interpellato dai giornalisti a New York (dove si trova per
    partecipare all'Assemblea generale dell'Onu) Prodi risponde che «non
    c'è nessun elemento» che comporti l'elevazione del livello di
    rischio nel nostro Paese dopo le minacce di Al Qaida contro il
    Pontefice e la Santa Sede.
    E se Prodi in sostanza si limita ad ignorare le ripetute minacce al
    Papa e al mondo cattolico nella sua maggioranza c'è anche chi
    attacca direttamente Ratzinger. Per l'europarlamentare Lilli
    Gruber «il Pontefice ha messo benzina sul fuoco». La Gruber emette
    la sua sentenza di condanna osservando che non si deve «dipingere il
    mondo islamico e la sua religione come fonte di ogni male».

    L'indifferenza del premier viene stigmatizzata dal capogruppo di
    Forza Italia al Senato, Renato Schifani. «Prodi non ha difeso il
    Santo Padre dai violenti attacchi dell'Islam integralista - dice
    Schifani -. È gravissimo. Come sempre il professore si nasconde
    dietro colpevoli silenzi e pericolose ambiguità».

    Durissimo il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. «Se Prodi
    dichiara di non avere alcun elemento di allarme per le minacce di Al
    Qaida allora è meglio che resti in Cina e rassegni le dimissioni da
    presidente del Consiglio - dice Calderoli -. Il Paese non sa cosa
    farsene di un premier che flirta con gli integralisti islamici e che
    non difende il Santo Padre e il proprio territorio da questi
    pericoli».

    Marco Taradash, Riformatori liberali, attacca il premier
    che, «continua a non spendere una parola sull'intimidazione costante
    che pende sulla libertà di espressione, ogni qualvolta venga
    pronunciata una frase sgradita al fondamentalismo religioso
    islamico».
    Anche la Gruber non si salva dalle critiche del Polo. «Le parole
    della Gruber dimostrano quante connivenze esistano tra estremismo
    islamico e alcuni esponenti della sinistra italiana - dice il
    capogruppo Udc Luca Volontè -. La giornalista evidentemente antepone
    il suo odio anticattolico alla difesa della laicità e dell'identità
    cristiana».

    Il senatore Alfredo Mantovano invece punta il dito contro «i
    sedicenti cattolici della Margherita» che, dice, «al mattino
    sfoggiano appiccicose dichiarazioni di incondizionata fedeltà al
    magistero della Chiesa e alla sera nella medesima giornata votano
    contro, ancora una volta in maniera determinante, la semplice
    possibilità di discutere della negazione della libertà religiosa nel
    mondo».

    Il Giornale 20 settembre 2006
    27 september

    Obsession: un film da proiettare in tutte le scuole

    Obsession: Radical Islam's War Against the West, scritto e
    diretto da Wayne Kopping è un film che non sarà mai
    trasmesso in una scuola italiana.

    Intanto, non è un racconto, ma un insieme di cose vere:
    immagini, interviste e discorsi ufficiali, in buona parte
    non conosciuti; quindi, per il suo realismo, potrebbe
    turbare la sensibilità del corpo docente.
    Non tratta di mafia, d'imbrogli delle multinazionali o di
    resistenza al fascismo; quindi, che c'entra con la scuola
    italiana? In più, rischia di trasmettere ai giovani e ai
    meno giovani un'idea dell'islam differente da quella che è
    obbligatorio avere; dunque, è bene che finora non abbia
    trovato un distributore, benché sia stato proiettato con
    successo al Worldfest di Houston, al Newport Beach Festival
    e abbia vinto il premio di miglior film al Liberty Festival
    del 2005.

    Ho avuto occasione di visionarlo alla summer school
    organizzata pochi giorni fa a Frascati per iniziativa della
    Fondazione Magna Carta, in compagnia dei 50 giovani
    selezionati, del presidente della Fondazione, il senatore
    Gaetano Quagliariello e della giornalista Fiamma Nirenstein.
    Non ci sono forzature nel film; parlano da sé le bandiere d'Israele
    e degli Stati Uniti bruciate, i ragazzi palestinesi che l'Undici
    Settembre inneggiavano alla caduta delle Twin Towers, le
    bambine che vivono nelle zone controllate da Hamas e che,
    per familiarizzare con la pratica dello shaid, giocano con
    bambole imbrattate di sangue.
    Sono eloquenti le parole del leader di Hezbollah, Sayyed
    Hassan Nasrallah, quando guida la folla a urlare "morte all'America",
    dopo aver affermato che "il modo più onorevole di morire è
    quando si sta uccidendo in nome di Allah".
    È suggestiva la sovrapposizione delle vignette che 70 anni
    fa adoperava il nazionalsocialismo per disprezzare gli ebrei
    e quelle che s'incrociano oggi su quotidiani e sui giornali
    arabo-islamici.

    Obsession potrebbe essere un'adeguata appendice d'immagini e
    di documentazione al recente e contestatissimo discorso di
    Papa Benedetto XVI sul jihad.
    Per denunciare la schizofrenia, però: a un presidente dell'Iran,
    a un capo di Hezbollah e a più leader, al tempo stesso
    religiosi e/o politici, di fede islamica è lecito infatti
    porre come obiettivo la distruzione d'Israele, e l'applicazione
    letterale e rigorosa della sharia, e procedere a un riarmo,
    anche nucleare, onde perseguire tale obiettivo, senza per
    questo incontrare alcun tipo di resistenza sostanziale.
    Ma quando invece il Pontefice ricorda che la fede non s'impone
    con la spada, neanche in nome di versetti del Corano, questo
    diventa scandalo e motivo di nuove persecuzioni per i
    cristiani in tutto il mondo.

    Vedere Obsession può indurre a convincersi che il Santo
    Padre non ha esagerato; che l'Occidente non può continuare a
    macerarsi nella ricerca delle armi di distruzione di massa
    (sperando tanto di non trovarle), quando qualcuno ne
    rivendica la realizzazione, e soprattutto quando le masse
    vengono quotidianamente e in modo esplicito incitate alla
    distruzione; che donne e uomini liberi hanno il dovere di
    conoscere, e di agire di conseguenza; che la consapevolezza
    potrebbe essere favorita, come meritoriamente ha fatto Magna
    Carta, già dal momento della formazione dei giovani.

    Alfredo Mantovano
    Il Domenicale N. 38 23 settembre 2006
    26 september

    socci pensiero

    MA COSA STIAMO VIVENDO???

    Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici. Dove il papa, per aver condannato la violenza religiosa, doveva umiliarsi davanti al regime turco che ha perpetrato il genocidio dei cristiani armeni (un milione e mezzo di vittime). Un mondo dove la scrittrice turca Elif Shafak, rea di aver accennato nel romanzo “La bastarda di Istanbul” al genocidio degli armeni, viene processata dal regime turco il quale però viene elogiato da media e politici occidentali e accolto a braccia spalancate dall’Europa. Un mondo dove il pontefice doveva scusarsi davanti a organizzazioni terroristiche perché ha detto che non si può imporre la religione con la violenza. Dove, all’indomani della macellazione islamica in Somalia, per vendetta contro il Papa, di una suora che aveva dedicato la vita ai poveri, lo stesso papa ha dovuto ancora scusarsi con i bravissimi musulmani per evitare che altri missionari (come suor Leonella o don Andrea Santoro) venissero immolati per ritorsione. Un mondo dove i rispettabilissimi islamici – che coprono il Papa di insulti, vignette volgari e minacce – fanno gli offesi per una colta e rispettosa lezione accademica di Ratzinger e i grandi media occidentali solidarizzano non con il papa, ma con costoro. Un mondo dove veniva chiamato “moderato” e “alleato dell’Occidente” un paese come l’Arabia Saudita nel quale si è arrestati perfino se si porta un crocifisso al collo o se si prega Gesù Cristo nel chiuso della propria abitazione. Un mondo dove i grandi media occidentali fanno squadra (e compasso) sempre e solo contro la Chiesa. Dove il New York Times accusa il Papa di “fomentare la discordia” fra cristiani e musulmani per aver detto che non si può imporre la religione con la violenza e lo accusa di aver già fatto in precedenza il “fomentatore” quando, da cardinale, espresse dubbi sulla Turchia nella Ue (tale opinione non è permessa, secondo il NYT). Mentre l’altro tempietto della laicità, il Financial Times, accusa il pontefice di aver “insultato” i musulmani con “parole provocatorie”. Un mondo dove i musulmani, per dimostrare che erano ingiustamente accusati di violenza, hanno massacrato una suora (una delle tante vittime), hanno incendiato chiese e hanno emesso minacce di morte contro il pontefice (mentre in Indonesia hanno appena perpetrato l’infame esecuzione capitale di tre contadini cristiani rei di essersi difesi dalle violenze fondamentaliste).

    Un sogno allucinante dove i grandi media laici occidentali, che avevano eretto un monumento a Salman Rushdie, invece di pronunciarsi in difesa della libertà di coscienza e della libertà di parola, hanno condannato il Papa teorizzando che tale libertà non vale se a parlare è lui o se si parla dell’Islam. Un mondo dove suor Leonella che muore perdonando i suoi carnefici non provoca riflessioni né merita un approfondimento giornalistico in tv, mentre i morti di “fama” dell’Isola dei famosi e degli altri stomachevoli reality occupano per ore e settimane il video. What a wonderful world !

    Un mondo dove il Comune di Firenze nega l’intitolazione di una via a Oriana Fallaci mentre abbiamo centinaia di “via Togliatti” in onore del compagno di merende di Stalin. E dove l’Unità (20 settembre) dedicava in prima pagina questo titolo celebrativo a Cossutta: “Io comunista non mi pento di niente” (in effetti rivendica le posizioni del Pci perfino sull’invasione d’Ungheria). Un mondo dove solo i cattolici – vittime di tutti i totalitarismi e le ideologie – devono chiedere scusa a tutti, specie a coloro che li hanno perseguitati e continuano a farlo. Un mondo dove né le organizzazioni cattoliche né i vescovi hanno sentito il bisogno di promuovere grandi veglie di preghiera per il Papa condannato a morte e per i cristiani perseguitati e in pericolo di vita. Un mondo dove perfino il neo Segretario di Stato vaticano cardinal Bertone (Corriere della sera 18 settembre) deve definire Maometto “il Profeta” (sic!!!) e dove il cardinal Martini bacchetta il Papa che è stato condannato a morte e coperto di insulti, mentre lo stesso cuor-di-leone Martini non ha una parola di denuncia per la violenza sistematica del mondo islamico contro i cristiani (La Stampa, 20 settembre 2006).

    Un mondo di progressisti e di cattolici progressisti che ha linciato per anni Pio XII perché avrebbe parlato troppo poco contro la violenza nazista, ma che ha sempre applaudito Giovanni XXIII il quale, accordandosi col Cremlino, garantì che il Concilio non avrebbe pronunciato una sola parola di condanna del comunismo (che aveva macellato e stava macellando il più gran numero di cristiani della storia della Chiesa). Lo stesso mondo catto-progressista che oggi (vedi Pietro Scoppola) critica Benedetto XVI perché ha parlato da professore e non da papa. Un mondo dove il governo del “cattolico adulto” Prodi si mostra indifferente alle minacce al Papa quando addirittura il laicista Zapatero gli ha espresso “piena comprensione e sostegno”. Un mondo dove il Senato italiano – col voto decisivo del cattolico Andreotti – ha bocciato la proposta di mozione di solidarietà per il Papa. Naturalmente per le nobili ragioni del “dialogo”. Un mondo dove il “cattolico adulto” Prodi, presidente del Consiglio italiano, dice che alla sicurezza del Papa “ci pensino le sue guardie”. Quasi che il papa avesse le sue divisioni corazzate come ironizzava Stalin.

    Fortuna che tutto questo è solo un brutto sogno. Fortuna che nella realtà – sebbene il mondo cattolico sembri sprofondato nelle catacombe dell’insignificanza – le “divisioni corazzate” del Papa esistono davvero. Invisibili come suor Leonella. Come i tanti che con l’offerta silenziosa di sé e la preghiera salvano il mondo e attirano a Cristo (cosicché pure tantissimi musulmani si stanno convertendo, segretamente, al Dio dell’amore sia in Occidente sia nei loro Paesi). E’ vero quanto ha scritto il convertito francese Olivier Clément: “Perseverare! Oggi tutto ciò che è essenziale sembra sotterraneo come la grotta della Natività, come le grotte del cuore. Bisogna che Dio si incontri con l’uomo nel punto più segreto delle sue angosce e del suo desiderio”.

    (Antonio Socci, da “Libero” del 22 settembre 2006)
    25 september

    Veronesi : la pazzia di screditare l'uomo

    Perché un medico come Umberto Veronesi si impegna a
    diffondere il darwinismo attraverso un grande convegno?
    Perché se gli esseri umani non sono altro che scimmie più
    evolute tutto diventa accettabile: ricerca sugli embrioni,
    eutanasia, aborto...
    di Francesco Agnoli



    C'è qualcosa di terribilmente ideologico nella continua
    lotta intrapresa da Umberto Veronesi per la consacrazione
    del darwinismo.
    Altrimenti non si capirebbe come questo apprezzato oncologo,
    che da anni si batte per aborto, fecondazione artificiale,
    eutanasia, droga libera, ecc., abbia accompagnato da tempo
    questo suo impegno, per così dire mortifero, con analogo
    sforzo di promozione della visione darwiniana della vita (al
    punto di promuovere un bimestrale, Darwin, diretto da un
    filo-radicale come Gilberto Corbellini).

    Da alcuni anni infatti cova nella mente di Veronesi il
    grande convegno sul naturalista inglese, che avrà luogo a
    Venezia, con sponsor non risibili, dal 20 al 23 settembre, e
    che ha lo scopo di diffondere l'idea che la coscienza, il
    pensiero, il linguaggio, la creatività umana sarebbero
    semplici prodotti della casuale evoluzione animale.
    Perché tanto amore per Darwin, in uno scienziato che non si
    occupa specificamente di studi biologici?
    Non è difficile da capire.

    Il darwinismo, infatti, pur non potendo assolutamente negare
    un Dio Creatore, né empiricamente né filosoficamente,
    contribuisce in buona parte a "screditarlo".
    E scredita, nello stesso tempo, l'uomo: non più a immagine
    di Dio, ma delle grandi scimmie. In questo senso il
    darwinismo è a fondamento di tanti errori e orrori della
    modernità: del concetto di lotta per la vita (che diviene
    nazionalismo e superomismo), dell'eugenetica, del liberismo
    selvaggio, dell'animalismo.

    Tutta la questione dei diritti umani, a ben vedere, decade,
    di fronte all'equiparazione tra uomini e animali.
    Infatti, se veramente fossimo solo scimmie evolute, non solo
    la sperimentazione sugli uomini (embrioni) diverrebbe
    lecita, allo stesso modo di quella sugli animali, ma, ad
    essere coerenti, si dovrebbe finire per giustificare anche
    il cannibalismo (un altro modo, semplicemente, di mangiare
    carne..).

    In realtà però, ripassando la storia, ci si accorge che il
    verbo "darwiniano", che troverà ampia eco in laguna nei
    prossimi giorni, è assai antico: ben prima di Darwin stesso,
    qualcun altro aveva parlato di discendenza degli uomini
    dalle scimmie.
    Chi, precisamente?

    In particolare, a sostenere questa aberrante teoria, erano
    stati alcuni libertini, vicini a posizioni scettiche,
    materialiste-atee o deiste.
    Costoro avevano ereditato la teoria pagana ed
    antiscientifica della generazione spontanea, per affermare
    che in realtà la vita si genera da sé, senza bisogno di
    nessun Creatore.
    Giulio Cesare Vanini, per fare un esempio, riteneva che il
    mondo fosse eterno, cioè che fosse dio; d'altro canto negava
    la creazione e l'immortalità dell'anima umana, sostenendo
    altresì l'eternità della materia. Perché allora concedere
    una particolare dignità all'uomo, rispetto alle altre bestie
    e cose, una volta esclusa la sua somiglianza con Dio?
    Vanini aveva sostenuto prima la generazione spontanea degli
    uomini dalla terra, e poi, tramite Cardano, un mago del
    Cinquecento, la nascita dell'uomo da «animali affini
    all'uomo come le bertucce, i macachi, e le scimmie in
    genere».
    Siamo alla fine del Cinquecento, centinaia d'anni prima di
    Darwin.
    Lo stesso Voltaire, nel suo «Trattato sulla metafisica»,
    avrebbe dimostrato di dar fede all'idea che intere razze,
    come quella dei neri, sono nate da esseri bestiali.

    Ma tutti questi filosofi dove volevano arrivare?
    A negare valore all'uomo stesso, all'idea secolare (e
    cristiana) di persona. Infatti, come lo stesso Voltaire,
    finirono per giustificare la differenza "naturale" tra gli
    uomini, la loro disuguaglianza, e quindi, se coerenti, il
    colonialismo e lo schiavismo (avversato, invece, dalla
    visione biblica, secondo cui gli uomini, creati direttamente
    da Dio, sono tutti fratelli).

    Ma allora, cos'è, oggi, l'idea di poter uccidere embrioni
    umani, o di clonare delle creature, se non una forma nuova
    di schiavismo?
    Sono gli orrori che nascono nel momento in cui si nega a Dio
    il suo ruolo di Creatore, o, quantomeno, all'uomo la sua
    dignità di creatura spirituale e razionale.
    È appena il caso di ricordare, ancora una volta, per
    ricollegarci all'inizio del discorso, da quale antropologia
    provenga la legittimazione, ad esempio dell'eutanasia, da
    parte di Umberto Veronesi: «Considero la morte nient'altro
    che un evento biologico. È la rigenerazione, il lasciar
    spazio agli altri, come fanno quegli animali che da vecchi
    si staccano dal branco per andare a morire soli» (Umberto
    Veronesi, «L'ombra e la luce», La biblioteca di Repubblica).
    E ancora, parlando sempre di eutanasia, e confondendo le
    acque: «È un dovere affrontare la morte serenamente, come
    gli elefanti, che si ritirano per morire, o gli alberi che
    cadono perché hanno concluso il loro ciclo vitale. Se non ci
    fosse la morte, già noi non saremmo vivi, lo siamo perché
    altri prima di noi se ne sono andati, come le piante, come
    gli animali».

    Queste ultime, "intelligentissime", affermazioni, in cui
    l'uomo è equiparato ad animali e piante, sono tratte da uno
    dei tanti libri-interviste di questi anni, «Scienza e futuro
    dell'uomo» (Passigli), scritti da Umberto Veronesi al
    principale scopo di sostenere, come sempre, aborto,
    eutanasia, liberalizzazione delle droghe, clonazione...
    Ma prima, come presupposto, come fondamento del discorso?
    Come sempre, Veronesi esordisce con un "leggero" attacco
    alla Chiesa, che sarebbe, a rigor di logica, immotivato,
    fuori luogo: «La Chiesa fonda se stessa sulla negazione
    dell'uso della ragione. Per definizione, "fede" significa
    credere ciecamente senza esercitare potere critico...».
    E il suo intervistatore, di rimando. «Se per la Chiesa la
    conoscenza è un peccato talmente grave da meritare il
    castigo più severo, Lei, professor Veronesi, vive nel
    peccato...».

    Anche nel suo ultimo intervento, sull'Espresso del 14
    settembre, Veronesi travalica dalla scienza alla filosofia,
    con la leggerezza di un elefante: «La vita nasce dal caso e
    dalla necessità. Mi rendo conto che questo non lascia molto
    spazio a interpretazioni metafisiche dell'esistenza
    umana..».
    Cosa è il caso, e cosa è la necessità?
    Antiche divinità greche di ritorno?
    E perché il darwinismo negherebbe, di per sé, la metafisica?
    Ma soprattutto: come si fa a divinizzare il caso,
    trasformandolo in forza intelligente, creatrice e
    ordinatrice, e a scrivere, qualche riga più avanti, che «una
    forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula»,
    al punto che «se la isoliamo e tentiamo di toglierle la
    vita, la vediamo reagire, difendersi, attivare l'istinto di
    conservazione del suo Dna, un codice della vita che ha due
    compiti...».
    L'"intelligenza", il "Dna", e cioè un programma completo e
    meraviglioso, ordinato e finalizzato, i "compiti" da
    svolgere, con uno scopo... cosa c'entra tutto questo col
    caso, cioè col disordine, l'assenza di significato, di
    intelligenza, di compito?

    Avvenire 14 settembre 2006
    24 september

    spunti di riflessione (parte IV)

    MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=29692&url=dettaglioRassegna.jsp
    Povera giustizia. Perfino l'incesto non è più reato
    La filosofia che sta sotto è espressa dall'avvocato Michela
    Barin. "Possiamo solo dire di essere felici che la giustizia
    abbia riconosciuto questa situazione: pretendere di limitare
    la tutela delle relazioni di fatto soltanto a quelle che
    sarebbero suscettibili di formalizzazione sul piano
    giuridico mediante un'unione di diritto, significa fornire
    del dato giuridico una lettura anacronistica, legata a una
    visione eticizzante dello Stato". Dopo di che, tutto risulta
    lecito non soltanto nel giudizio delle coscienze, ma anche
    nella valutazione compiuta dalla società civile. Povero
    Grillini, il presidente ad honorem dei gay e sostenitore dei
    pacs: credeva di essere arrivato al capolinea nelle
    depravazioni del comportamento sessuale. Ce n'è ancora di
    strada da percorrere, a ritroso. Pure se la fantasia morbosa
    di persone influenti sui rapporti sociali dovrà pure
    ammettere di non possedere un'inventiva illimitata. C'è un
    fondo anche nel male.

    11) DIFENDERE LA VITA:
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Creazione e procreazione
    Sotto l'effetto della corrente illuminista, la concezione di
    Dio che tende a prevalere oggi in taluni ambienti non ha
    nulla di un Dio che è Padre e Provvidenza per i suoi figli,
    che si preoccupa del mondo e mantiene nell' esistenza ogni
    cosa creata. Il dio dei Lumi non si preoccupa né degli
    uomini né dell'insieme delle creature. Gli uni e gli altri
    obbediscono a leggi puramente immanenti. In questa visione,
    oggi tanto diffusa, sussiste solo un'etica residua che si
    riassume in un determinismo che consacra, alla fine dei
    conti, l'emergere dei più forti.

    12) PER UNA POLITICA DEI VALORI
    http://www.totustuus.biz/users/pvalori/soc_dot.html
    RIVOLUZIONE GNOSTICA. IL CASO PURITANO
    "L'analisi delle esperienze gnostiche ci ha portati
    all'individuazione di un concetto della modernità che sembra
    in contrasto con il significato convenzionale del termine.
    Convenzionalmente, la storia occidentale viene divisa in
    periodi separati tra loro da una cesura formale, collocata
    intorno al 1500, e il periodo che si apre a partire da tale
    data è considerato la fase moderna della società
    occidentale. Se però la modernità viene definita come
    sviluppo dello gnosticismo, che ha inizio forse già nel
    secolo nono, essa diventa, in seno alla società occidentale,
    un processo che penetra in profondità nel suo periodo
    medievale".

    13) "RINO CAMMILLERI"
    http://www.rinocammilleri.it/
    Trapianti
    Sulla rivista scientifica Anaesthesia due anestesisti
    inglesi, Basil Matta e Peter Young dell'ospedale Addenbrooke
    di Cambridge, in un editoriale chiedono che ai donatori di
    organi venga somministrata l'anestesia prima e durante l'espianto.
    Ma -ci si chiederà- non sono morti? Risposta: "La morte non
    è un evento ma un processo e la nostra limitata comprensione
    di questo processo dovrebbe imporci cautela prima di
    decidere che l'anestesia non è necessaria". Ah. Limitata
    comprensione. Beh, speriamo che dal 2000 ad ora la
    comprensione dei medici si sia approfondita, almeno quanto
    basta a tranquilizzarci sul fatto che, mentre ci cavano il
    cuore o il fegato, siamo davvero cadaveri. In attesa di
    chiarimenti, comunque, il sottoscritto, per sicurezza,
    soprassiede.
    23 september

    ma la Spagna è ancora uno stato cattolico? direi di no

    SPAGNA: DAL 2007 STOP A SUSSIDI DI STATO ALLA CHIESA
    (AGI) - Madrid, 22 set. - A partire dall'anno prossimo la chiesa cattolica spagnola non potra' piu' contare sui sussidi di stato (circa 30 milioni di euro l'anno) per finanziare le sue attivita'. In compenso sara' aumentata la quota delle imposte (il corrispettivo dell'"8 per mille") che i contribuenti potranno destinare alla chiesa: passera' dallo 0,52% allo 0,7%. Contestualmente, come richiesto dall'Unione europea, sara' abolita l'esenzione dal pagamento dell'Imposta sul valore aggiunto (Iva) nelle transazioni immobiliari. I provvedimenti sono contenuti in un accordo raggiunto con la conferenza episcopale. L'abolizione dei finanziamenti statali alla chiesa cattolica e' uno degli obiettivi del programma dell'esecutivo socialista guidato primo ministro Jose Luiz Rodriguez Zapatero, che ha gia' proceduto a sopprimere l'ora di religione e ha preso un'altra decisione che ha molto irritato le autorita' e i fedeli cattolici, e cioe' l'autorizzazione dei matrimonio tra omosessuali.
       -
    222035 SET 06

    Ratzinger e l'isalm tra 60 anni

    Sarebbe bello poter esserci fra cinquanta o sessant'anni,
    quando e se certe anime candide se la piglieranno con
    Benedetto XVI per non aver alzato la voce contro l'islam e
    non averlo, magari, condannato a tutte lettere con
    un'enciclica apposita.
    La situazione odierna ricorda le ancora calde polemiche
    contro i presunti silenzi di Pio XII sul nazismo.
    Vent'anni dopo che il nazismo era morto, sepolto e
    debitamente demonizzato si aprì la stagione venatoria su
    papa Pacelli con l'opera teatrale Il vicario del tedesco
    Rolf Hochhut.
    Dalla prosa teatrale si fece presto a passare a quella
    saggistica con una serie di violenti attacchi a quel papa
    che «tacque» sugli orrori nazisti per paura o, peggio, per
    anticomunismo viscerale.

    Non sono servite a molto le testimonianze, i documenti
    esibiti e le voci a difesa: imperterriti, i critici di Pio
    XII sono praticamente riusciti a bloccarne la
    beatificazione.
    La storia dice che Pio XII preferì soprassedere sulle
    condanne altisonanti e procedere, con prudenza, per vie di
    fatto, salvando così la vita a centinaia di migliaia di
    ebrei.
    Un documento dell'episcopato olandese sulle deportazioni
    hitleriane aveva avuto il solo effetto di provocare un giro
    di vite che era costato la vita di suore come le sorelle
    Edith e Rose Stein (carmelitane ma di razza ebraica).
    Pio XII, visto che con le parole si metteva a repentaglio la
    vita di tanti innocenti, preferì tacere e passare alle vie
    di fatto, rischiando per questo l'arresto e la deportazione.

    Oggi la storia sembra ripetersi con Benedetto XVI, costretto
    a umiliarsi e a scusarsi con i musulmani duri e puri.

    Già una suora italiana a Mogadiscio ha pagato per un pur
    prudentissimo discorso del Papa, e decine di chiese sono
    state attaccate nei Paesi islamici.
    La tivù del Qatar, Al-Jazeera, ha trasmesso vignette
    «sataniche» che prendono pesantemente in giro il pontefice e
    diversi imam, mufti, ulema e ayatollah fanno sapere che le
    scuse non sono ancora sufficienti.
    Il terrorismo islamico, dal canto suo, si sente invitato a
    nozze e c'è lugubremente da aspettarsi qualche altro
    incolpevole morto ammazzato.
    Cristiano, naturalmente.

    Ebbene, è ovvio che Benedetto XVI starà d'ora in poi
    attentissimo nel parlare.
    Anzi, è probabile che, per sicurezza, nemmeno tocchi più
    l'argomento «islam». Sarà interessante, dicevamo, prendere
    la macchina del tempo e vedere, tra qualche decina d'anni,
    quanti saranno quelli che accuseranno questo papa di
    «silenzio» sull'islam dalla mano pesante.
    Certo, quando non si rischierà più nulla, coloro che per
    mestiere fanno gli sciacalli insulta-morti e il tiro a segno
    su chi non si può difendere avranno di che pascersi: è
    sicurissimo che Benedetto XVI, finché campa, non scriverà
    alcuna enciclica sull'islam.
    Né lo farà il suo successore, se le cose restano come sono.
    O se si metteranno al peggio.

    Se, al contrario, miglioreranno e l'islam cosiddetto
    moderato prevarrà diffondendo ragionevolezza, allora non ci
    sarà lo stesso alcuna enciclica che lo riguardi per il
    semplice motivo che non ce ne sarà più bisogno.

    Salvare vite umane innocenti col silenzio, ecco cosa ha
    fatto Pio XII e cosa dovrà fare Benedetto XVI, il quale sa
    benissimo che nessuna «missione di pace» a mano armata
    partirà dall'Occidente, né - figurarsi - dall'Onu, per
    andare a salvare o a difendere i cristiani perseguitati in
    Africa e in Oriente, Medio o Estremo che sia.
    Certe cose le fa, lodevolmente, solo Israele (ricordiamoci
    dell'«operazione Mosè», il gigantesco ponte aereo con cui i
    falasha, etiopici ma di religione ebraica, furono portati in
    salvo alla caduta di Menghistu).

    Rino Cammilleri
    http://www.rinocammilleri.it/
    (C) Il Giornale, 20-09-2006
    22 september

    x loro nessuna raccolta firme o marcia per richiedere la clemenza

    INDONESIA: GIUSTIZIATI I TRE CATTOLICI
    (AGI) - Palu (Indonesia), 21 set. - Sono stati giustiziati i tre cristiani indonesiani condannati a morte perche' ritenuti responsabili di un massacro di musulmani avvenuto a Poso nel 2000. Lo ha riferito il loro legale. Sono stati vani gli appelli per salvare Fabianus Tibo, Dominguus da Silva e Marianus Riwbu. Ad agosto Papa Benedetto XVI aveva chiesto al presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono un atto di clemenza ma era riuscito a ottenere solo un rinvio della sentenza fissata per il 12 del mese scorso. Da New York dove si trova per l'Assemblea generale dell'Onu il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, aveva "rivolto un forte appello" al collega indonesiano Hassan Wirajuda affinche' le autorita' di Giacarta bloccassero l'esecuzione dei tre cristiani. Anche la Comunita' di Sant'Egidio aveva chiesto la sospensione dell'esecuzione e la riapertura del processo mentre i tre uomini che si erano rivolti due volte al presidente Yudhoyono, si erano visti respongere la rixchiesta di clemenza. I tre cristiani hanno sempre negato l'accusa di aver c apeggiato la rivolta antislamica scoppiata nella provincia centrale del Sulawesi nel 1998 e durata fino al 2001 in cui morirono 2.000 prima che entrasse in vigore un accordo di pace.
       -
    212143 SET 06

    Cattocomunisti e Santi Pontefici

    Il cattocomunismo
    che mette in croce un Pontefice Santo 
     
    di Rino Cammilleri
    (C) Il Giornale, 25-08-2006

    Che San Pio X non piacesse ai cattolici progressisti
    era cosa nota. Ma non può non sconcertare l'apprendere
    che il livore contro quel Papa morto nel 1914 è ancora
    intatto, cosa che dimostra una volta di più la diretta
    filiazione del progressismo cattolico da quel
    modernismo che proprio San Pio X definì «sintesi di
    tutte le eresie».

    Talis pater talis filius, verrebbe da dire, anche se i
    tempi mutati non hanno prodotto analoga, secca e
    ufficiale condanna per il progressismo.  Che viene
    chiamato anche «cattocomunismo» per le sue esplicite
    simpatie. Ai tempi di suo padre, il modernismo, i
    comunisti non c'erano, ma il vizio di abbracciare
    l'ideologia mondana considerata più «moderna» e
    contestare dall'interno la Chiesa perché non fa
    altrettanto, era presente allora come oggi. Oggi,
    però, la simpatia per il marxismo fa solo ridere,
    perché solamente qualche attardato nostalgico potrebbe
    definirlo «ideologia moderna». Il fatto è che, in
    tempi come gli attuali, di «morte delle ideologie»,
    il marxismo è semplicemente l'ultima di esse: nessuno
    ancora ha inventato qualcos'altro, altrimenti si può
    star certi che il progressismo gli avrebbe marciato al
    fianco. Il filosofo cattolico Jean Guitton
    profetizzava che quando al comunismo non avrebbe
    creduto più nessuno «i preti» avrebbero cominciato a
    sposarlo, dovendosi ciò al classico ritardo ideologico
    di certo clero.

    La differenza coi tempi di San Pio X sta nel fatto che
    il progressismo sembra diventato il pensiero egemone
    nel cattolicesimo.
    In realtà è, oggi come allora, minoritario ed
    elitario. Tutto intellettuale e cattedratico, ha dalla
    sua solo la visibilità, e l'assenza di condanne
    esplicite lo ha fatto ritenere il pensiero
    politicamente corretto nel cattolicesimo. Per questo
    oggi missionari in borghese, suorine senza velo e
    preti «di strada» sfilano a braccetto di Bertinotti
    nei cortei. Il fatto è che la «destra» cattolica non
    ha spazio sulla stampa che conta, mentre, per esempio,
    la cosiddetta «scuola bolognese» da cui è uscito un
    Prodi vi campeggia per via del suo intellettualismo.
    Quale tradizionalista cattolico potrebbe pubblicare
    uno sfegatato elogio di San Pio X sul Corriere della
    Sera? Invece, è ritenuto del tutto normale che un
    esponente della anzidetta «scuola bolognese», Alberto
    Melloni, si produca, su quelle colonne, in una
    demonizzazione a tutto tondo dell'unico Papa
    canonizzato degli ultimi secoli. Nel suo elzeviro del
    23 agosto si parla di «affrettata canonizzazione»,
    come se la Chiesa fabbricasse santi a suo ludibrio e
    non in base ai miracoli. La «feroce» e «forsennata»
    campagna antimodernista di quel Papa avrebbe «causato
    danni»,  tra cui spicca «la involontaria preparazione
    di quella reazionaria sprovvedutezza cattolica che
    tanto ha giocato nella storia italiana».

    Proprio frasi del genere denunciano l'intellettualismo
    elitario di cui si diceva: Melloni si rivolge ai suoi
    sodali, ma lo fa sul quotidiano più diffuso, come se
    quel che ha sparato fosse un dato acquisito anche al
    liceo. Segue elenco di accuse a San Pio X: «La
    desertificazione di ampie zone della cultura
    ecclesiastica, il credito concesso a circoli
    integralisti di delatori e calunniatori», la «violenza
    istituzionale» di cui Pio X sarebbe stato «parte
    cosciente e attiva» (invece condannò l'Action
    Française, che non era certo di sinistra). E poi, tra
    le tante altre cose, «il progetto di un codice di
    diritto canonico che rovesciava secoli di tradizione»
    (accusa contraddittoria in bocca a un progressista).

    Si rimproverano a Pio X le «procedure affrettate,
    umorali, brutali». Giudizi pesantissimi su «l'unico
    Papa Santo del XX secolo». Dunque sull'intera Chiesa
    che, secondo un pensiero giacobino,  è infallibile
    solo quando la sua azione coincide con le simpatie di
    certuni.

    http://www.rinocammilleri.it/
    21 september

    contro il Papa l'indifferenza dell'Occidente

    Partendo dalla citazione di un imperatore bizantino da lui stesso
    definita a Regensburg «sorprendentemente brusca» e «pesante» - così
    che la precisazione secondo cui citando queste antiche parole il
    Papa non intendeva farle sue esplicita l'ovvio, e non configura
    affatto una richiesta di scuse ai musulmani - Benedetto XVI ha rotto
    un tacito patto fra gli uomini politici dell'Occidente e l'islam,
    scattato dopo l'11 settembre.

    Si poteva e si doveva condannare il terrorismo.  Ci si poteva
    spingere fino a parlare male del fondamentalismo. Ma si doveva
    rimanere sul terreno dell'ordine pubblico, senza mai parlare delle
    radici teologiche profonde del nesso fra islam e violenza. Questo
    nesso non sta in una deviazione dal Corano ma in alcune sure del
    Corano stesso; non in un fraintendimento del Profeta Muhammad ma in
    insegnamenti precisi della seconda fase del suo magistero; non in
    un'idea di Dio inventata da Bin Laden ma nella nozione stessa della
    Divinità che è storicamente prevalsa nel percorso della teologia
    islamica.  Questo il Papa ha detto a Regensburg, e non ha certo
    rinnegato in seguito.

    Senza escludere - e anzi auspicando - che la pianticella, per ora
    piccola e gracile, di un islam diverso e davvero moderato possa
    svilupparsi, e quindi continuando a cercare il dialogo con chi lo
    rappresenta, il Papa ha rotto il patto per cui si doveva parlare
    sempre di polizia e mai di teologia. Gli stessi Bush e Blair avevano
    proclamato l'islam una «religione di pace», coltivando la finzione -
    che fa prevalere la ragion politica sulla ragione storica - per cui
    la fragile minoranza moderata sarebbe l'unica titolata a
    rappresentare il «vero» islam.
     
    A cinque anni dall'11 settembre, dopo le folli dichiarazioni di
    Ahmadinejad, il rinnovato terrorismo di Hamas e degli Hezbollah, il
    continuo reclutamento anche in Occidente di terroristi suicidi di Al
    Qaida, il Papa ha deciso che non è più tempo di reticenza ma di
    chiarezza.
    Calmata la prima tempesta, nel mondo islamico si sono levate voci di
    buon senso disponibili ad ammettere che molto di quanto il Papa ha
    detto merita almeno una seria riflessione. Molto, molto peggio è
    andata in Occidente. 
    Abbiamo visto tre tipi di critici non solo non difendere il Papa, ma
    attaccarlo.

    I primi sono gli ignoranti, che sanno poco di islam, nulla di storia
    delle religioni e semplicemente non hanno le categorie per capire un
    discorso difficile come quello di Regensburg. Un Di Pietro che, tra
    uno sforzo e l'altro di azzeccare i congiuntivi, cerca di dare
    lezioni di teologia al Papa fa semplicemente ridere, e perde
    l'ennesima occasione di stare zitto.

    I secondi - si vedano l'editoriale del New York Times,  ma anche i
    giri di parole di D'Alema e Prodi - sono i sostenitori del patto
    tacito secondo cui alcune autorità islamiche condannano il
    terrorismo e l'Occidente in cambio rinuncia a indagare sulle sue
    radici teologiche. Anziché stracciarsi le vesti per le semplici
    verità che Benedetto XVI ha detto sull'islam, farebbero meglio ad
    ammettere che il patto non ha funzionato, visto che il terrorismo
    continua, e che dove ha fallito la polizia è giusto che torni alla
    ribalta la teologia.

    I terzi sono i laicisti, che avversano il Papa in quanto Papa, e per
    cui ogni occasione per attaccare Benedetto XVI è buona. In ogni
    caso, nell'attuale scontro di civiltà, il Papa è stato l'unico che
    ha avuto il coraggio di rinunciare al politicamente corretto e
    schierasi senza reticenze per l'Occidente e per i suoi valori: per
    tutto ringraziamento, l'Occidente lo ha in sostanza lasciato solo.


    Massimo Introvigne
    (C) Il Giornale del 19-09-2006
     

    20 september

    una domanda per i mussulmani

    visto che voi volete le scuse del Santo Padre (parlo a coloro che non si sono accontentati delle attuali spiegazioni) per le dchiarazioni di Ratisbona, voi...
     
     

    spunti di riflessione (parte III)

    http://primopiano.totustuus.info/
    Card. Caffarra: l'educazione, emergenza dell'Occidente
    Chi ha responsabilità pubbliche ha il dovere di sostenervi,
    secondo quel principio di sussidiarietà che è la struttura
    portante di una società bene architettata. Ovviamente non
    rientra nella competenza del Vescovo elaborare progetti
    politici che devono essere da altri elaborati. Ciò che mi
    preme sottolineare è che fa parte di un disegno politico
    sapiente non sostituirsi, ma offrire aiuto a quei soggetti
    che nella società civile si impegnano come voi nell'ambito
    dell'educazione professionale. Ed inoltre non è rispettoso
    della singolarità e della dignità delle persone umane
    imporre percorsi istruttivi ed educativi uguali per tutti
     
    LOBBYING ETICO
    http://www.fattisentire.net/
    Ai vescovi, pastori e difesa d'Italia, per la famiglia
    Eccellenza, da più parti si manifesta l'intenzione di
    parificare la famiglia fondata sul matrimonio con le
    cosiddette "unioni di fatto". Ella, unitamente alla
    Conferenza Episcopale, non ha mancato di impegnare la
    propria autorità e prestigio in difesa della famiglia
    italiana tradizionale. La supplico, ora, in quanto pastore e
    difesa della nostra comunità, di levare forte la sua voce
    nei confronti dei massmedia, rappresentanti istituzionali ed
    amministratori locali.

    9) DIFENDERE LA VITA:
    http://difenderelavita.totustuus.it/
    Aspetti sociali del servizio alla famiglia
    Il punto di partenza per un rapporto corretto e costruttivo
    tra la famiglia e la società è il riconoscimento della
    soggettività e della priorità sociale della famiglia. Questo
    intimo rapporto tra le due 'impone anche che la società non
    lasci di compiere il suo dovere fondamentale di rispettare e
    promuovere la famiglia' (GIOVANNI Paolo II, Lettera alle
    famiglie Gratissimam sane, 17). La società e, in
    particolare, le istituzioni statali - nel rispetto della
    priorità e 'antecedenza' della famiglia - sono chiamate a
    garantire e a favorire la genuina identità della vita
    familiare.

    10) E' TUTTA UN'ALTRA STORIA
    http://www.totustuus.biz/users/altrastoria/lutero.htm
    Un'epopea cattolica: l'assedio di Czestochowa
    "Quando Iddio l'Altissimo decise di castigare i polacchi,
    nella sua infinita bontà inviò dapprima vari segnali
    preannunciando la catastrofe. Così, permise che la alta
    torre di legno del Santuario di Czestochowa fosse colpita da
    un fulmine e consumata dall'incendio il 10 febbraio 1654;
    alcuni mesi dopo, inoltre, avvenne un miracolo alla presenza
    di molta gente: davanti al sole apparve una croce che poi si
    trasformò in un cuore trapassato da una spada,
    contemporaneamente si vide una mano che brandiva una mazza
    la quale si divise in quattro parti e si trasformò in un
    flagello. L'ANNO SEGUENTE PARTIVA DAL NORD IL FLAGELLO DI
    DIO CONTRO I POLACCHI: CARLO GUSTAVO, RE DEGLI SVEDESI
     
    VITTORIO MESSORI
    http://www.et-et.it/articoli2006/a06touring.htm
    "L'Italia prima dell'Italia": Roma e lo Stato Pontificio
    L'Ottocento risorgimentale diffamò i Borboni delle Due
    Sicilie, combatté gli Austriaci del Lombardo Veneto,
    ridicolizzò come operettistici i Ducati; ma , soprattutto,
    raccolse dal passato rinascimentale e poi illuminista l'odio
    e la volontà di distruzione del "governo dei preti". In
    nessun'altra città della Penisola se non Roma gli "Italiani"
    dovettero entrare a cannonate mentre il popolo, malgrado
    sforzi e soldi per provocare anche solo una simbolica
    insurrezione, se ne stava chiuso in casa, aspettando tra
    l'indifferente
    e il beffardo . Strano modo per darsi una capitale. E modo
    disastroso -anche se, forse, storicamente obbligato- per
    completare un processo di unificazione nazionale che si
    accanì proprio con quel collante cattolico che era il solo
    che tenesse insieme un mosaico, che sembrava inconciliabile,
    di etnie, tradizioni, linguaggi, economie.
    19 september

    E tu da che parte stai? Io...

    www.et-et.it/stoconilpapa.swf

    Il Papa e i cristiani in pericolo di vita

    Questo articolo è stato scritto sabato scorso: prevedevo che presto sarebbe stato sparso sangue cristiano. E così è stato: domenica in Somalia hanno macellato una missionaria italiana, suor Leonella, che aveva donato la vita ai poveri… Il solito capro espiatorio.
    Vorrei fare appello a tutti perché in questi giorni preghiamo ardentemente per il Papa e per i cristiani che vivono nei paesi isalmici.
    Il Papa è caduto in una trappola (vedremo quale, con certi inediti retroscena ecclesiastici) e ora la vita di Benedetto XVI è in pericolo. Ci sono già le minacce. A questo punto bisogna augurarsi che la Santa Sede annulli il viaggio in Turchia previsto per fine novembre. Soprattutto dopo la vergognosa dichiarazione di ieri del premier turco Erdogan il quale pretende che il Papa, per aver detto che non si può imporre una religione con la violenza, si inginocchi davanti ai muezzin. Del resto c’è una logica: loro, i turchi, hanno iniziato il Novecento col genocidio degli armeni cristiani (un milione e mezzo di vittime, due milioni di deportati, migliaia di convertiti a forza) e tuttora non hanno chiesto scusa a nessuno, anzi negano il crimine e perseguono chi ne parla. Adesso pretendono addirittura le scuse dal Papa.

    E’ quella Turchia sul cui ingresso in Europa l’allora cardinale Ratzinger (giustamente!) aveva espresso i suoi dubbi, dunque c’è della ruggine antica contro il Papa e mi chiedo se non sia il caso di lasciare questi signori fuori dalla porta della Ue visto il disprezzo che mostrano per la libertà di espressione e le condizioni tragicomiche in cui lasciano tuttora la libertà religiosa. Se invece di essere elemento di moderazione del mondo musulmano, la Turchia diventa la quintacolonna del fanatismo islamista fra noi è da suicidi spalancarle le porte. La piazza islamica ormai sobillata a dovere dai media suoi e da quelli occidentali si sta scatenando per il discorso del Papa a Ratisbona ed è chiaro che sta scoppiando una tempesta più grave di quella delle “vignette danesi”. Perché qua il “nemico” contro cui scagliarsi non è un giornale qualsiasi, ma nientemeno il Capo della Chiesa Cattolica. Già le prime notizie di violenze su chiese del Medio Oriente fanno prevedere che vi saranno ritorsioni sanguinose sulle comunità cristiane di quelle terre: perfino dopo le vignette danesi i fondamentalisti sfogarono la loro ira sui cristiani che non c’entravano nulla, con molti atti di violenza, figuriamoci adesso che è il Papa ad essere accusato.

    Anche l’assassinio di don Andrea Santoro aveva questo movente: vendicarsi sui cristiani. Poco importava, a questi fanatici, che la Chiesa avesse deplorato quelle vignette e avesse condannato il disprezzo delle religioni altrui. E che don Andrea fosse un uomo di pace. Lo massacrarono come un indifeso agnello sacrificale. Da sempre i cristiani dei paesi musulmani sono i capri espiatori inermi, pagano il conto dell’intolleranza islamica e degli errori dell’Occidente.
    v E va ricordato con maggiore preoccupazione che l’assassinio di don Andrea è avvenuto in Turchia, proprio la Turchia che il papa dovrebbe visitare. La Turchia che ha fatto di tutto per insabbiare l’inchiesta su quell’omicidio con la favoletta del “pazzo isolato”. La Turchia da cui è venuto un altro “pazzo isolato” – tal Alì Agca – che per un pelo non riuscì ad accoppare il predecessore di papa Ratzinger, riducendolo comunque in fin di vita. La Turchia il cui premier ieri ha intimato al Papa di scusarsi per aver fatto una dotta lezione universitaria che certamente né Erdogan né gli altri seminatori di odio, né i fanatici delle piazze arabe hanno mai letto. Se l’avessero letta si sarebbero accorti che la parte sull’Islam occupa il 10 per cento della lezione, 373 parole su 3565 totali e consiste in una citazione del Corano e in un brano di Manuele Paleologo che il Papa non fa suo, ma anzi definisce “sorprendentemente brusco”.
    Il Papa invece, di suo, svolge una rispettosa dissertazione sulla “ragione” che propone a tutti come solido terreno di dialogo, anche ai laici occidentali e ai cristiani (che hanno essi pure, secondo il papa, le loro forme di fanatismo e integralismo, contrari alla ragione e alla libertà).

    Ma il mondo arabo non sente il bisogno di leggere il discorso del Papa per lanciarsi all’attacco. Anzi, non leggono proprio nulla. Affondano da secoli nell’ignoranza. E’ noto che la Spagna da sola – per dire - pubblica ogni anno più libri di quanti ne abbia pubblicati tutto il mondo arabo dal IX secolo ad oggi. Si abbeverano soltanto alla tv, a quella fonte di odio ideologico che è al-Jazeera.

    Del resto l’integralismo musulmano ha trovato un saldo alleato nel suo avversario, cioè gli occidentali, neocon e teocon compresi, i quali – infischiandosene anche loro di ciò che il Papa ha veramente detto - da giorni vanno scrivendo che Ratzinger la pensa come Bush, anzi è perfino più radicale di lui nella critica ideologica all’Islam. Dagli amici mi guardi Iddio. L’apice della vergogna è quella però del “New York Times” che invece di informare sul vero contenuto del discorso del Papa e invece di difendere la libertà di espressione contro l’intolleranza e la violenza, si schiera con i fanatici e giustifica di fatto la loro folle reazione.

    Ciò dimostra che il problema non è solo il mondo islamico, ma anche il nostro. Questo infatti è il classico “caso” montato dal circo dei media che estrapolano una frase e scatenano odi e scontri. Aver estrapolato la frase del Paleologo dal discorso del Papa come se quelle parole fossero state da lui condivise e rivendicate è come sostenere che nella Bibbia c’è scritto “Dio non esiste”. E’ vero che nella Sacra Scrittura si trova questa frase. E’ nel libro della Sapienza. Ma subito dopo quell’affermazione si legge: “così dice lo stolto”.

    C’è un interesse contrapposto di fanatici islamici e lobby di Occidente a trascinare il Papa e la Chiesa nello scontro e nella guerra. Entrambi pretendono di trasformare Benedetto XVI in “cappellano militare” dell’Occidente. Infischiandosene delle autentiche posizioni del Papa e della Chiesa che adesso deve seriamente preoccuparsi perché è davvero a rischio la vita di milioni di cristiani che vivono nei Paesi islamici.

    È chiaro che il Santo Padre è caduto in una trappola: non conoscendo il malizioso funzionamento dei media, non poteva immaginare che si sarebbe estrapolata una citazione molto critica con Maometto attribuendola di fatto a lui. Non poteva immaginare che venisse completamente stravolto il suo discorso e il suo pensiero. Sapeva – e lo aveva dichiarato nella messa di insediamento – che i cristiani sono agnelli in mezzo ai lupi. In quel solenne inizio di pontificato arrivò a pregare pubblicamente di essere protetto dai “lupi”. E ci sono “lupi grigi” e di molti altri colori.

    Forse Benedetto XVI paga anche la fase di transizione in cui è capitato il viaggio in Germania, mentre la guida della Segreteria di Stato era di fatto vacante. Lo scontro fra vecchi e nuovi si è evidenziato anche l’altroieri nella cerimonia di passaggio delle consegne. Quando l’ex Segretario di Stato Sodano ha citato “il motto dei santi: il bene non fa rumore e il rumore non fa bene”, non pochi vi hanno colto una sciabolata al suo successore, il cardinal Bertone, noto per le sue comparse televisive e per un’esuberante loquacità considerata poco adatta alla guida della diplomazia vaticana.

    Forse nel vuoto di potere in cui è caduto il viaggio, gli apparati vaticani non hanno aiutato il pontefice a cogliere eventuali spunti dei discorsi che potevano prestarsi a stravolgimenti e strumentalizzazioni. Così un bellissimo discorso, tutto teso al dialogo, a proporre “la ragione” come via d’incontro per occidentali e musulmani, per credenti e agnostici, ha finito per essere usato come benzina per alimentare l’incendio. E il mite e sapiente papa Ratzinger ora appare davvero come un agnello in mezzo ai lupi.

    © “Libero” 17 settembre 2006
    18 september

    gravi affermazioni di Prodi

    (AGI) - Pechino, 18 set. - "Da parte dell'Italia c'e' la ferma adesione alla politica di una sola Cina". Lo ha detto il prsidente del consiglio, Romano Prodi, durante la conferenza stampa al termine del colloquio con il premier cinese Wen jabao nella sede dell'Assemblea del popolo a Pechino. (AGI)
    180910 SET 06

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    Questo implica un fatto grave, il mancato riconoscimento di leggittima esistenza di Taiwan....

     

    (AGI) - Pechino, 18 set. - Il governo italiano e' favorevole a togliere l'embargo di armi alla Cina. L'Italia, ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi nel corso di una conferenza stampa congiunta con il premier cinese Wen Jabao, propende affinche' l'embargo alla vendita di armi sia tolto "il piu' presto possibile poiche' non possiamo piu' aspettare".
       L'Unione Europea scelse la strada dell'embargo dopo i fatti di Tienanmen quando la repressione del governo cinese colpi' centinaia di studenti che protestavano sulla piazza di Pechino.
       (AGI) -
    180911 SET 06

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    Questo ci ricorda che l'Italia è uno dei maggiori produttori di armi.  Come spiegherà ai suoi "compagni" questo via libera alle lobby guerrafondaie che tanto vengono criticate quando riguardano Bush? Meno male che era Berlusconi ad avere interessi da tutelare!!!

    Prodi ci sta facendo capire che c'è conflitto d'interessi non solo se si tutelano quelli delle proprie aziende, ma anche quando si tutelano quelli dei propri cumparielli.... 

     

     
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