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    September 30

    roma papalina

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    A proposito delle recenti polemiche sul 20 settembre e sulle multe alle prostitute…
    Ieri Paolo Franchi, sul Corriere della sera, metteva in guardia dal tentare qualsiasi “revisionismo storico” sul Risorgimento per non cadere nel “ridicolo” e non mettere in pericolo lo stesso stato nazionale. In pratica Franchi scomunica il cosiddetto “uso pubblico della storia”.

    Gli consiglierei di leggersi qualche libro di Paolo Mieli, storico anticonformista nonché direttore del Corriere della sera su cui lui scrive. Mieli infatti si spinge da anni, con intelligenza, proprio verso quei “lidi fino a qualche tempo fa inimmaginabili” che paventa Franchi. L’attuale direttore del Corriere è arrivato a sottoporre ad analisi critica – per usare le parole di Franchi - proprio i “miti fondativi della storia nazionale”. Anche perché è davvero stravagante che chi fa professione di laicità voglia imporre il bigottismo dei miti, che diventano dogmi storiografici intoccabili.

    Nel volume intitolato “Storia e politica. Risorgimento, fascismo e comunismo”, Mieli inizia proprio così: “Ma perché la Sinistra italiana (diciamo meglio: parte della Sinistra) si accanisce a tal punto contro il cosiddetto uso pubblico della storia spingendosi a dar la caccia agli untori anche nel proprio campo? Davvero pensa che esista qualcuno che abbia ordito una congiura per mandare all’aria lo Stato democratico e repubblicano, rivisitando criticamente il Risorgimento, il fascismo e il comunismo?”. Poi dimostra che da 2.500 anni “politica e storia sono sempre andate assieme”, aggiunge che da 2.500 anni “il mestiere dello storico” è sempre stato di “revisionare criticamente” ciò che è stato tramandato. E conclude – Mieli – che i problemi di oggi derivano proprio “da quel che è rimasto in ombra nella discussione su come è nata l’Italia”. Per esempio: “il dibattito storiografico sul Risorgimento fu quasi del tutto sordo alle ragioni dei vinti”.

    Infine Mieli, nel volume “Le Storie. La storia” cita un convinto risorgimentale come Alfonso Scirocco che scriveva: “Gli interrogativi sulle scelte operate nel 1861 e confermate nei decenni successivi sono legittimi. Nascono da un’esigenza attuale, quella di trarre dall’indagine intorno alle radici dell’Italia odierna risposte convincenti sulla debolezza del nesso nazione-società-Stato, che sembra non avere avuto fin dall’inizio la saldezza desiderata”. Anzi, il suddetto direttore del Corriere concludeva uno di questi suoi saggi affermando che “le divisioni sono benefiche” e auspicava che, anche sul Risorgimento, “ci si possa sanamente dividere e contrapporre senza avvertire il pericolo che vada a morire l’intera dialettica democratica”.

    Esattamente il contrario dell’editoriale di Franchi che si chiudeva proprio evocando il rischio della “morte” (di che?) a causa del “revisionismo storico”. Un’ultima puntura polemica a Franchi. Sia l’editorialista, sia altri storici, in questi giorni hanno fatto di tutta l’erba un fascio, accomunando gli sconfitti del 20 settembre 1870 a Porta Pia, agli sconfitti del 1945. Mi sembra ingiusto e assurdo. Non tutti i vinti hanno torto. I nazisti erano un esercito occupante che, fra l’altro, in Italia, si macchiò di stragi orrende. Mentre lo Stato Pontificio era uno stato sovrano, più antico e anche più italiano di quello piemontese (nel quali i Savoia parlavano addirittura francese). Quindi nel 1870 vinsero gli occupanti e gli aggressori. Nel 1945 vinsero i liberatori. C’è una bella differenza. Non confondiamo storie diverse. E mi pare giusto che dopo 130 anni il Comune di Roma possa ricordare anche i romani che difesero lo stato pontificio (peraltro Pio IX aveva dato ordine di resa per evitare inutili spargimenti di sangue).

    Personalmente non ho nessuna nostalgia del “Papa re”. Non solo perché un certo Ettore Socci combatté a Mentana fra i garibaldini. Ma soprattutto perché ritengo – come disse Paolo VI – che sia stata provvidenziale la fine del potere temporale dei papi, che già Pio IX sentiva come una zavorra equivoca per la missione spirituale e universale della Chiesa (come si vede Dio scrive diritto anche su righe storte). Questo però non significa tacere sul fatto che: 1) quello stato pontificio era del tutto legittimo (come e più degli altri stati italiani: il Regno delle due Sicilie, quello piemontese e il Granducato di Toscana); 2) il potere temporale dei papi nascendo fu la salvezza dell’Italia: lo ha dimostrato uno storico anticlericale come Edward Gibbon; 3) l’invasione dello stato pontificio da parte dello stato piemontese, con la confisca di una quantità immensa di beni appartenenti alla Chiesa (e la persecuzione dei religiosi, cacciati dai conventi) è una clamorosa ingiustizia e non ha alcun fondamento giuridico e morale; 4) i Patti Lateranensi sono stati solo un parziale risarcimento; 5) la conquista militare piemontese degli altri stati italiani è stato il peggior modo di fare l’unità d’Italia. Perché l’hanno fatta contro gli italiani. Così ci è stato inflitto uno stato centralista e burocratico, che ha defraudato il Meridione (e non si è più ripreso), che si è fondato sul debito pubblico, e ha dato inizio a una industrializzazione assistita che ha viziato fin dalla nascita la nostra economia. E’ infine lo “Stato etico” ed elitario del Risorgimento (dove votava una piccolissima minoranza) che ci ha portato all’immane tragedia della Grande Guerra e al fascismo.

    Tragedie dovute al fatto che la casta risorgimentale al potere in sostanza tenne fuori dallo Stato gran parte della nazione che era contadina e cattolica. “L’Italia” ha scritto Ernesto Galli della Loggia “è l’unico Paese d’Europa (e non solo dell’area cattolica) la cui unità nazionale (…) sia avvenuta in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa nazionale”. Così, cito ancora Mieli, “tra il 1861 e il 1915, il popolo anziché essere una riserva di consenso, costituì un problema per le élites liberali che fecero l’Italia. Con conseguenze drammatiche nella definizione dei modi di fare e di intendere la politica”. Com’è noto a tutti – eccetto ai faziosi – Pio IX era un convinto patriota italiano e il suo progetto di Italia federale era di gran lunga il più realistico e pacifico. Attraverso il Rosmini tentò di mettere d’accordo i vari stati italiani, fra estate 1847 e autunno 1948, sul modello dello Zollverein tedesco (che poi è la via che è stata praticata dalla comunità europea).

    Quel progetto, che era realizzabilissimo, avrebbe risparmiato alla nostra nazione una gran quantità di vite umane e una enorme dissipazione di denaro pubblico. Inoltre ci avrebbe evitato tutti i problemi – a partire dalla questione meridionale – che ci portiamo dietro da due secoli. E avrebbe valorizzato le diverse identità culturali locali, di cui l’Italia è ricca. Il progetto d’Italia federale di Pio IX fallì per colpa del no del Piemonte che coltivava il suo progetto di espansione dinastica grazie all’appoggio di forze e potenze internazionali che avevano interesse a spazzar via il papato e ad avere un’Italietta succube e sottomessa alla loro politica estera. Oggi che si torna a parlare di federalismo si può riconoscere una certa lungimiranza a Pio IX ? Anche perché il federalismo di quel momento storico innescava una dinamica unitaria fra i diversi regni italiani, quello di oggi rischia di innescare spinte centrifughe. Perciò, paradossalmente, va realizzato con il sentimento nazionale da cui era animato Pio IX, che può essere il punto di incontro ispirativo sia dei federalisti, sia di chi ha a cuore l’unità nazionale.

    Certo l’episodio del 20 settembre scorso, col vicesindaco Cutrufo, può essersi prestato ad equivoci. Ma sarebbe intelligente se proprio dal Comune di Roma venisse la spinta culturale e politica a superare antiche faziosità e a coniugare il federalismo col sentimento nazionale, le identità con l’unità. Questa sarebbe grande politica.

    Antonio Socci

    (da Libero 23.9.2008)
    September 29

    aborto

    Oggetto: Un modo concreto per salvare una vita

    Un modo concreto per salvare una vita
    Adotti la mamma e salvi una vita


    Sono 15 mila le donne tentate di ricorrere all’aborto che, grazie al “Progetto Gemma”, invece hanno portato alla luce il figlio. Con 160 euro al mese
    si può contribuire a far nascere altri bambini.
    L’invito rivolto a parrocchie e gruppi familiari
    25/09/2008

    di Luisa BOVE

    “Adotta una mamma. Aiuti il suo bambino” è lo slogan che da anni accompagna il “Progetto Gemma” voluto da «un gruppo di persone del Movimento per la vita che hanno messo insieme le necessità dei Cav e l’esperienza delle adozioni a distanza», spiega l’attuale responsabile Enrica Vitale.

    Gli oltre 300 Centro di aiuto alla vita già svolgono un compito importante nei confronti delle donne, offrendo servizi sempre più qualificati per rispondere alle diverse necessità. Il “Progetto Gemma” invece interviene con piccoli contributi per «salvare» quei bambini che altrimenti non vedrebbero la luce solo perché le madri vivono in ristrettezze economiche. «Il sostegno richiesto è di 160 euro al mese - dice Vitale -, che fino a oggi hanno permesso di risolvere ben 15 mila casi di donne tentate di ricorrere all’aborto e che invece hanno fatto nascere il loro bambino».

    Il progetto consiste nell’attivare un’adozione prenatale a distanza che parte 6 mesi prima della nascita del bambino e arriva al compimento di un anno del piccolo. La segreteria di Milano fa da centro di smistamento tra «l’offerta delle persone che generosamente si fanno carico di questi casi difficilissimi e il bisogno che ci viene segnalato dai Centri di aiuto alla vita».

    «Rispetto al 1994 (anno di avvio del progetto, ndr) è aumentato il numero delle straniere assistite - dice ancora la responsabile - arrivano al 50% e sono soprattutto sudamericane e rumene». Forse perché «nella cultura delle peruviane o delle equadoregne c’è la difesa della vita e quando queste donne vengono aiutate accettano di tenere il bambino». Tra le assistite ci sono anche africane del Senegal e del Burkina Faso. Ma l’aspetto più evidente è l’età delle italiane che si abbassa sempre di più fino ad avere «14 anni lei e a 14 anni il compagno di scuola».

    Èdi qualche giorno fa la notizia che una quindicenne, sostenuta attraverso il Progetto Gemma, «ha perso spontaneamente il bambino (per il distacco della placenta) e adesso è disperata», racconta Vitale. Quando infatti le donne, grazie all’aiuto economico delle adozioni a distanza, accettano di tenere il figlio, di fronte a un imprevisto o a un aborto spontaneo «entrano in crisi». Ieri invece è arrivata una buona notizia: «Un “nostro” bambino, che quando è nato pesava 600 grammi, è tornato a casa dall’ospedale con la sua mamma, ha infatti superato i 2 chili e 200 grammi».

    Tra i sostenitori del Progetto Gemma ci sono tante persone, anche della diocesi di Milano, si va dai singoli ai gruppi familiari, dalle comunità parrocchiali a nuclei di amici. Certo nel corso del nuovo anno pastorale dedicato al tema della famiglia può essere significativo aderire all’iniziativa, magari mettendosi insieme tra giovani coppie, gruppi familiari o altre realtà ecclesiali per fare una o più adozioni a distanza (per informazioni: tel. 02.48702890, oppure progettogemma@mpv.org).

    In diocesi il primato per il maggior numero di adottanti spetta a Busto Arsizio, dove i promotori del Progetto Gemma svolgono un bel lavoro di sensibilizzazione. «Di solito nelle parrocchie si individua una persona come responsabile del progetto - spiega Vitale -, poi trovare 16 famiglie o singoli che offrono 10 euro al mese è semplice, tutto sta nel lanciare l’idea».

    «Due settimane fa - continua la coordinatrice - è arrivata l’adozione di una signora che compiva 100 anni e si è regalata il Progetto Gemma, un’apertura meravigliosa alla vita». Un’altra donna invece per i 40 anni del marito ha organizzato una festa a sorpresa invitando amici e colleghi poi ha lanciato il Progetto. «Voleva iniziare raccogliendo mille euro e ci aveva assicurato che avrebbe “coperto” lei il resto dell’adozione a distanza, invece sono arrivati più di 3 mila euro, quindi più di un intero progetto. È bello pensare che quella cifra sarebbe andata in cravatte o bottiglie di liquore pregiato e invece aiuterà una mamma (e mezzo)».

    Un altro esempio di generosità viene anche da tanti giovani sposi che rinunciano alle bomboniere e convertono la spesa in adozione. Dal 1° gennaio a oggi il Progetto Gemma ha accolto 839 adozioni a distanza, mentre l’anno scorso nello stesso periodo erano 777. «Noi garantiamo la massima riservatezza - assicura Vitale -, ma alla scadenza dei 18 mesi di adozione, quindi quando il bambino compie un anno, non abbiamo più responsabilità».

    Adottante e mamma adottata quindi non si conoscono e spesso non vivono neppure nella stessa provincia, ma può capitare che entrambe esprimano il desiderio di incontrarsi. In questi casi devono scrivere al Centro di aiuto alla vita che ha gestito l’adozione a distanza e chiedere questa possibilità. «Una parrocchia per esempio, che aveva sostenuto una mamma con il suo bambino, ha poi invitato la donna con i due figli, offrendo viaggio e ospitalità a tutti perché abitavano a Siracusa».


    www.chiesadimilano.it
    September 28

    prostituzione

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    LO SGUARDO DI SONJA…

    Prostitute a Roma. Il tema non riguarda appena la cronaca e le multe di questi giorni, ma la storia. I millenni. Qualcuno aveva insinuato che addirittura la mitica “lupa” di Romolo e Remo esercitasse in realtà il mestiere più antico del mondo. Nell’urbe tale “professione” sempre prosperò. I lupanari della Roma imperiale diventarono infine un luogo di martirio quando – durante le persecuzioni - vi furono trascinate delle ragazze cristiane che, prima di essere massacrate, dovevano subire pure lo stupro. Diventata la città santa, cuore della cristianità, la città dei martiri Pietro e Paolo, la città dei Papi “onde Cristo è romano”, curiosamente Roma non ha mai conosciuto il furore moralistico della Ginevra calvinista o dell’America puritana contro le prostitute. La Chiesa ha tutt’altro rapporto coi peccatori. Non ne ha affatto paura. Anzi, è alla loro ricerca continua come il padre del figliol prodigo. Ritiene più pericolosi i farisei, ricordando il fiammeggiante ammonimento che rivolse loro Gesù: “le prostitute e i pubblicani vi precedono nel regno di Dio”.

    Naturalmente non era un avallo al peccato. Ma Gesù constatava quanto era seguito, venerato e ascoltato da quelli che erano feriti dal peccato, che si sentivano dei poveracci, che non si reputavano qualcuno. Gesù commuove sempre i peccatori. Nella storia medievale si trovano diversi episodi dove emerge questa fede, come quando le “filles de joie” parigine, nel 1200, vollero pagare e offrire a Notre Dame una grande vetrata.

    Gli eretici spesso se ne mostrarono scandalizzati. I catari ad esempio facevano fuoco e fiamme contro i francescani e i domenicani perché i frati cercavano di salvare queste “marie maddalene” e queste andavano in processione e facevano le loro elemosine. Del resto la stessa genealogia di Gesù riportata dai vangeli era definita da Péguy “spaventosa”. Un nome per tutti: Raab, prostituta di Gerico. La “Lettera agli ebrei” la menziona addirittura come esempio di fede. E’ nella genealogia del Salvatore: infatti è la bisnonna di Davide. Dio si è incarnato in questa umanità, prendendone su di sé tutto il peso e la condanna.

    Il cristianesimo è un Dio che si abbassa fino al fango, per salvare, non per condannare. Per questo ha accettato di essere ucciso col supplizio dei criminali e dei maledetti. Del resto a Lourdes la Madonna appare nella grotta di Massabielle che fino ad allora era stata usata come rifugio per i maiali. E nell’apparizione delle Tre Fontane a Roma il luogo scelto dalla Madre di Cristo è simile. Sono due perfette metafore della storia. E’ in questa porcilaia che è la storia umana che irrompe la purezza, la potenza della misericordia. Cosicché dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia.

    Infatti Gesù era accusato da scribi e farisei di essere “amico dei peccatori”. La sua Chiesa fa lo stesso. Non è amica del peccato, anzi ne denuncia l’orrore, la degradazione, la disperazione. Ma sente i peccatori come figli suoi. E qual è la madre che non ha pietà dei suoi figli? La Chiesa sa che il suo compito è perdonare. Conosce la natura umana, così nelle pagine dei padri della Chiesa si parla della prostituzione sempre come un vizio degradante, ma inestirpabile. La Roma dei Papi non ha mai preteso di sradicare il vizio sapendo che il mondo è il regno dell’imperfetto e la zizzania quaggiù cresce col grano. Si deve tollerare il male minore spesso per evitare mali peggiori. I Papi cercarono di limitare la prostituzione, di relegarla in certe zone marginali, di evitare che sconvolgesse la vita civile della gente comune. Ma con realismo. Bisognerebbe riflettere sulla millenaria saggezza della Chiesa oggi che – giustamente – si cerca di metter fine al mercato degli schiavi sulle strade delle città: è questione di diritti umani elementari, come voleva far capire don Oreste Benzi.

    La Chiesa per secoli ha cercato di aiutare queste povere ragazze a riscattarsi. Molte per esempio erano costrette a prostituirsi dalla loro povertà. E fu vedendo questa triste situazione che un famoso cardinale del Quattrocento, Juan de Torquemada, attingendo ai suoi fondi e coinvolgendo un altro illustre cardinale, il Carafa, grande umanista, convinse il papa Paolo II a istituire una specie di dote per le fanciulle povere che permettesse loro di sfuggire al triste destino della prostituzione e sposare i loro innamorati, costruendo una famiglia.

    Il rito della consegna di queste doti, che iniziò nel 1465, veniva celebrato nella chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma, il 14 febbraio, nella cappella dell’Annunziata, ed è da lì che quel giorno è poi diventato la “festa degli innamorati”. Perché, come spiega lo storico De Maio, i beneficiari “non erano soltanto delle coppie giuridiche o dei soggetti sacramentari, erano innamorati”. A Roma fiorirono tante opere di carità che si prendevano cura delle fanciulle povere. Papa Innocenzo III stabilì perfino la “remissione dei peccati” per coloro che avessero sposato delle ragazze di strada. Definendo come un grande atto di carità “sottrarle ai lupanari”. Come si vede il film “Pretty woman” non era neanche stato immaginato quando accadevano queste storie d’amore e la Chiesa caldeggiava vivamente il lieto fine, anche con i suoi regali soprannaturali, ben sapendo che tutte le creature (e specialmente le donne) sono fatte per amare ed essere amate dal loro uomo e non per vendere il loro corpo ai passanti.

    A volte le misure per ridurre la prostituzione avevano una storia strana. Per esempio a Sisteron, in Francia, le meretrici che arrivavano in città per “esercitare” dovevano pagare una tassa, la quale era devoluta al convento delle clarisse, che erano suore molto povere. E queste suore allora, per gratitudine, pregavano Santa Chiara, la Madre di Dio e il Salvatore per quelle ragazze che facevano tutt’altra vita, ma che sentivano certamente come sorelle.

    “Molte meretrici” scrive Stefania Falasca su 30 Giorni alcune notizie storiche, “per mezzo di queste opere di convertivano o trovavano lavori onesti. E durante il basso medioevo sono sempre più numerosi i conventi formati da ex prostitute che adottano la regola di Citeaux. Mai come nel medioevo il culto di Maria Maddalena è stato tanto diffuso”.

    Del resto non sono piccoli i casi di santi che, prima della conversione, hanno vissuto nel vizio. Leggendo uno dei più grandi scrittori cristiani, Dostoevskij, si fa una scoperta curiosa, che don Divo Barsotti sottolineava: “la creazione più alta in cui si incarna, nei romanzi di Dostoevskij, la santità è paradossalmente una prostituta. Nemmeno Zosima (il monaco staretz dei ‘Fratelli Karamazov’, ndr) vive una viva comunione con Dio personale come Sonja in ‘Delitto e castigo’… La religione di Sonja è adesione di tutto il suo essere a Cristo. Essa crede in Dio, nel Dio vivente e vive un rapporto con Dio di umile e confidente abbandono”. E questa è la voce del padre, depravato ubriacone, su Sonja: “Colui che ebbe pietà di tutti gli uomini, colui che comprese tutto, avrà certamente pietà di noi. E’ l’unico giudice che esista. Egli verrà nell’ultimo giorno e domanderà: ‘Dov’è la figliola che si è immolata per una matrigna astiosa e tisica e per dei bambini che non sono i suoi fratelli? Dov’è la figliola che ebbe pietà del suo padre terrestre e non respinse con orrore quell’ignobile beone?’. Ed Egli dirà: ‘Vieni, ti ho già perdonato una volta e ancora ti perdono tutti i tuoi peccati, perché hai molto amato’. Così Egli perdonerà la mia Sonja, le perdonerà, io lo so, so bene che la perdonerà… (…) E tutti giudicherà e perdonerà… E quando avrà finito con tutti, allora apostroferà anche noi: ‘Uscite’ dirà ‘voi pure, uscite voi viziosi!’. E noi usciremo tutti, senza vergognarci e staremo dinanzi a lui. Ed egli ci dirà: “Porci siete! Con l’aspetto degli animali e con il loro stampo; però venite anche voi!’. E obietteranno i saggi, obietteranno le persone ricche di buon senso: ‘Signore, perché accogli costoro?’. Ed Egli risponderà: ‘Io li accolgo, o savi e intelligenti, perché nessuno di loro si credette degno di questo favore’, e ci tenderà le braccia e noi ci precipiteremo sul suo seno e piangeremo dirottamente e capiremo tutto. Allora tutto sarà compreso da tutti e anche Katerina Ivanovna comprenderà, anche lei. O Signore, venga il Tuo Regno’ ”.

    Antonio Socci

    Da “Libero” 21.9.2008
    September 27

    Taro Aso

    Scritto da Pino Cazzaniga   
    venerdì 26 settembre 2008
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    Taro Aso
    Il nuovo primo ministro, cattolico, ha avuto il 70% dei voti del suo partito ed è in testa dell’indice di popolarità tra la popolazione. Fondamento del suo programma, far emergere “l’energia” dei giapponesi.
    Tokyo (AsiaNews) – E’ vista come l’inizio di un nuovo corso politico la decisione, presa ieri dalla Dieta (parlamento) giapponese, di eleggere come premier l’ex ministro degli esteri Taro Aso, membro del Partito liberal democratico (LDP). Succede nella carica a Yasuo Fukuda, dimessosi all’inizio di settembre a meno di un anno dalla sua elezione. La personalità del nuovo premier motiva le attese degli analisti.
     
    In realtà, l’elezione che ha avuto peso e ha rivelato il significato dell’avvenimento è stata compiuta due giorni prima, il 22 settembre, da parte dei parlamentari dell’LDP e dei rappresentanti delle sezioni provinciali del partito. Tra i cinque che si sono candidati, Aso ha ottenuto una maggioranza del 70% (357 voti su 527). Il fatto che gli elettori sono stati solo i membri dell’LDP non ne diminuisce il peso. I media hanno rivelato che tutta la nazione ha seguito la vicenda con molto interesse, esprimendo le proprie simpatie, che vanno a favore del nuovo premier. In una recente inchiesta sulle personalità politiche Aso è risultato al vertice nell’indice di popolarità (40%), superando anche quella ottenuta da Ichiro Ozawa, presidente del maggior partito di opposizione.
     
    Il nuovo primo ministro, parlando di sé, usa spesso la terza persona. Di fronte ai parlamentari del suo partito nel discorso di accettazione della carica ha detto: “Io credo che è il destino di Taro Aso il fatto che oggi sono qui”. La sua biografia dà peso all’affermazione. Aso, cattolico, è nato 68 anni fa in una cittadina vicino a Fukuoka, nel sud del Giappone Sua madre era figlia di Shigeru Yoshida, pure cattolico, il primo ministro al quale il Giappone è debitore della sua ripresa nell’immediato dopoguerra. Yoshida è stato per il Giappone quello che Adenauer è stato per la Germania e De Gasperi nell’Italia. Quest’anno, come Aso ha ricordato, ricorre il 130mo anniversario della sua nascita. Suo bisnonno, Tochimichi Okubo, è stata una delle tre personalità alle quali si deve la riforma del Meiji, nella seconda metà del secolo XIX, che ha aperto il Giappone all’occidente. Sua moglie è figlia dell’ex primo ministro Zenko Suzuki e sua sorella, Nobuko, ha sposato il principe Tomohito Mikasa, primo cugino dell’imperatore Akihito.
     
    Tale contesto genealogico l’ha formato a vivere la politica come una missione. Alla presidenza del partito si era candidato già tre volte. Probabilmente l’opposizione delle maggiori correnti del partito l’hanno bloccato. Ma non si è rassegnato e appena Fukuda di punto in bianco ha annunciato la decisione di dimettersi, Aso non ha perso tempo a presentare la sua candidatura e ha stravinto. Nei comizi “elettorali” non si è attardato a indicare programmi concreti perché aveva capito che il popolo desiderava un leader deciso a capo di un partito che avesse la vitalità per governare. Intuizione giusta al momento giusto. “Ricordo chiaramente, diceva, che mio nonno che si è impegnato in prima linea per la ricostruzione del Paese nel dopoguerra, usava dire: ‘L’energia dei giapponesi è enorme. I giapponesi hanno un potere latente”. Far emergere questo “potere latente” è il fondamento del suo programma politico.
     
    Lo hanno capito anche i membri di importanti fazioni dell’LDP che sono saltati sul suo carro. È probabile che le anche le repentine dimissioni di Fukuda, denunciate da molti come atto di irresponsabilità, siano state motivate dalla medesima intuizione. Gli ha preparato la strada.
     
    Aso, poi, come non-conformista impegnato, usa un linguaggio non sfumato che a volte lo fa cadere in gaffe. Ma, osserva Hideo Otake, docente di scienze politiche, “la tendenza a esprimersi direttamente, a rischio di creare sensazioni sgradevoli non lo rendono necessariamente impopolare... . Probabilmente, invece, il difetto gli attira le simpatie del popolo che diffida dei politici che non mostrano il loro vero colore”.
     
    Contrariamente alle aspettative la promozione a primo ministro del “nazionalista” Aso, non ha suscitato serie reazioni negative nei due grandi vicini, Cina e Corea del sud. “Le buone relazioni tra Cina e Giappone sono nell’interesse delle due nazioni e dei due popoli” ha detto il portavoce del ministro degli esteri cinese. “Noi speriamo di unire i nostri sforzi con quelli della parte giapponese per sviluppare rapporti strategici e di mutuo interesse in maniera profonda”. E a Seoul un portavoce del governo ha sottolineato che Aso “ è stato un ministro degli esteri con stile pragmatico che sottolinea i vicendevoli interessi”.
     
    Ma i problemi più gravi che Aso deve affrontare sono quelli di politica interna. Per risolverli pare che non ci sia altra via se non lo scioglimento della camera dei deputati e elezioni anticipate “Il mio destino, ha detto ai membri del partito, sarà realizzato quando avremo vinto le elezioni generali. Combatterò la battaglia al timone del partito”. La sfida non sarà facile.

    Da: www.asianews.it
    September 26

    lavoro e provvidenza

    Nelle ultime settimane mi è capitato di offrire un po’ di tempo, di preghiere e qualche digiuno, per alcuni giovani che erano di fronte a scelte faticose nell’ambito del lavoro o dello studio.
    Lorenzo (i nomi non sono ovviamente quelli reali) ha frequentato per un anno una super mega università che, nell’immaginario collettivo, dà la certezza di diventare uno“special one”; ha trovato arrivismo, invidia, spirito di competizione spesso alimentato dai professori stessi, talvolta mediocrità nell’insegnamento, solitudine, unitamente alla difficoltà di studiare in un’altra città; ha rischiato la depressione; ora ha deciso, con grande sofferenza, di continuare a studiare ma di tornare a casa.
    Lucia due anni fa aveva accettato di trasferirsi a lavorare in Svezia, convinta da uno stipendio quasi doppio ed un profilo professionale più interessante; aveva lasciato amicizie, famiglia, impegno di servizio con gli adolescenti; aveva dovuto fare anche scelte affettive dolorose. Ora è delusa, svuotata; ha deciso di tornare indietro.
    Francesco e Giovanna si sono sposati; lavorano in due città diverse; lui con fatica sta decidendo di chiedere un trasferimento anche con minori prospettive future.
    Elena è disperata; ha tentato per la seconda volta il test di ingresso alla facoltà di medicina è non è riuscita ad entrare; piange, non sa cosa fare, vuole mollare lo studio.
    Marco e Sofia hanno deciso di vivere con un solo stipendio; lui ha un buon lavoro, lei preferisce seguire le sue due bambine. Anche Marcello ha cambiato lavoro: non ne poteva più di continuare a girare per l’Italia, guadagnare un sacco di soldi ma vivere in un perenne stato di tensione con Anna e i loro due figli, le persone a cui ha donato la vita.
    Mi vengono in mente le parole che il santo Padre ha rivolto alcune settimane fa ai giovani di Cagliari: non lasciatevi attrarre dagli idoli del successo e del denaro: non è quella la strada verso la felicità; il lavoro, l’economia, la politica hanno bisogno del Vangelo.
    Sono discorsi difficili, me ne rendo conto. Accompagnare i fratelli e le sorelle in queste scelte, pregare e soffrire con loro, cercare con loro la presenza di Gesù in questi momenti mi ha fatto sentire ministro dell’Amore di Dio. E’ bello rendersi disponibili con i giovani e i meno giovani per invocare lo Spirito Santo e scoprire insieme la volontà di Dio; è questo, in fondo, lo stile di Gesù che si è calato nella nostra vita, si è incarnato nei nostri problemi, ha camminato con noi; la sua Provvidenza non fa mai sciopero, non fa preferenze, non licenzia mai, è fedele.
    Sono preoccupato per Umberto che in modo eccessivamente entusiasta mi ha detto che, dopo la laurea breve, gli è stato proposto un master, molto costoso, di due anni in cui starà 6 mesi negli Stati Uniti, 6 mesi in Nuova Zelanda, 6 a Cape Town e 6 a Londra. E’ fragile, lo conosco bene. Vi chiedo una preghiera per lui e per tanti giovani che rischiano di essere ingannati dagli idoli.

    don Nicolò Anselmi

    September 25

    prete accoltellato

    Oggetto: Accoltellato Prete.

    Ciao a tutti,

    Credo sia una notizia che è passata in secondo piano. Un Prete è stato accoltellato da un pazzo (definiamolo cosi...), che si definiva l'antiCristo e che in casa aveva molti riferimenti al "codice da vinci" (non vi dispiace, spero, se lo scrivo in minuscolo il titolo di quel libraccio). Il film di quel brutto libro tra l'altro è stato trasmesso qualche giorno addietro. Ci sarà un collegamento? Boh, fate voi.. Evidentemente i nefasti effetti di quella robaccia sono comunque tutt'altro che trascurabili.

    Sul gruppo ho aperto un thread a proposito e se ne può discutere.

    Ciao,

    A.

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    terrore all'interno della chiesa di Santa Marcella, nel quartiere San Saba a Roma

    Irruzione in chiesa, prete accoltellato
    L'aggressore: «Ho sentito le voci»

    Uno studente 25enne riduce in fin di vita il parroco e ferisce altre 3 persone. In casa aveva scritti sull'anticristo

    ROMA - Un gesto folle, ispirato, con ogni probabilità, a «Il Codice da Vinci», film trasmesso martedì sera in tv (tratto dal romanzo di Dan Brown) e da vari scritti ritrovati nella casa dell'aggressore tra cui uno sull'anticristo. È in questo contesto psicologico che, secondo gli agenti della Squadra mobile della Questura di Roma, ha agito Marco Luzi, 25 anni, il giovane che ha accoltellato il parroco della chiesa di Santa Marcella e ferito altre tre persone, prima di essere arrestato.

    «IO L'ANTICRISTO» - Nelle tasche del giovane gli agenti hanno trovato tre biglietti con la scritta «questo è solo l'inizio 666» e alcuni fogli con i numeri dei centralini di alcuni quotidiani tra cui il numero di telefono dell'Osservatore Romano. In casa di Luzi, studente di medicina, sono stati trovati non pochi riferimenti a «Il Codice Da Vinci», il film trasmesso martedì sera in tv e tratto dal romanzo di Dan Brown. Ogni oggetto particolare ritrovato in casa del giovane (tra gli altri due chiavi «del sesto e settimo sigillo», pesi rubati da una palestra, due stampe che riproducono «L'ultima cena») era accompagnato da messaggi dattiloscritti tutti riferiti ad un documento, anche questo ritrovato nell'abitazione dove il 25enne vive con la madre, diviso per capitoli: «Le verità nascoste», «Io l'anticristo», «Predizioni», «L'apocalisse». «Sono confuso. Le voci mi hanno detto di agire così» ha detto Luzi agli agenti che lo hanno arrestato.

    LA DINAMICA - In mattinata il 25enne stava parlando con Don Canio, il parroco della chiesa di Santa Marcella di Roma, nel quartiere San Saba, quando ha estratto un coltello di tasca, in preda a un raptus di follia, colpendolo con diversi colpi e ferendolo gravemente alla testa e al torace. Fuggendo ha anche ferito un altro parrocchiano che si trovava in chiesa e una donna, incrociata durante la fuga. Il giovane è stato poi bloccato in via dei Cerchi, non prima di aver ferito lievemente anche un agente.

    PARROCO FERITO IN MODO GRAVE - Don Canio, 68 anni, è stato colpito con il coltello all'altezza della base del collo. Anche l'altro uomo, un ex prefetto in pensione di 77 anni, è stato ricoverato con un codice rosso. L'uomo che si trovava in chiesa ha tentato di difendere don Canio ma è stato ferito anche lui al collo. Non grave, invece, la donna peruviana di 37 anni, che è stata ferita di striscio mentre il giovane aggressore tentava di fuggire. È durato circa sei ore l'intervento cui è stato sottoposto il parroco della chiesa di Santa Marcella. L'equipe chirurgica dell'ospedale Cto ha dovuto effettuare la sutura delle profonde ferite al collo e al ventre causate dai colpi inferti dall'aggressione. In totale gli sono stati applicati oltre duecento punti di sutura. Don Canio, inoltre, è stato sottoposto a numerose trasfusioni di sangue per evitare che il quadro clinico peggiorasse ulteriormente. L'uomo si trova attualmente ricoverato nel reparto di rianimazione in stato di
    coma farmacologico.

    «GRIDAVA E VOLEVA LE CHIAVI DI UNA MACCHINA» - «È entrato gridando "datemi le chiavi della macchina", poi li ha aggrediti con un coltello». È questa la ricostruzione di quanto accaduto all'interno della chiesa fatta da una testimone che lavora in parrocchia e che ha escluso un tentativo di rapina: «Si è trattato di un raptus di follia» ha detto. «Quel ragazzo, - ha continuato la donna - un italiano che non avevo mai visto prima, sembrava non essere in sé. Al momento dell'aggressione io ero al piano di sopra, sono stata richiamata dalle grida di don Canio». Altri abitanti della zona raccontano invece di conoscere il giovane che questa mattina ha aggredito i due «un ragazzo del quartiere, abita qui da una vita». Chi è accorso sul luogo dell'aggressione racconta che sembrava una «mattanza» e che c'erano «pozze di sangue ovunque».

    Fonte: http://www.facebook.com/l.php?u=http://www.corriere.it%2Fcronache%2F08_settembre_23%2Faccoltella_parroco_roma_33eee49e-8956-11dd-8235-00144f02aabc.shtml
    September 24

    la bufala degli orsi bianchi nell'artico

    inserito il: 19-9-2008
    IL WWF ITALIA INCIAMPA SULLA BUFALA DEGLI ORSI
    di Maurizio Morabito

    La pubblicazione dell'articolo di SVIPOP su "La bufala degli orsi" ha spinto un lettore a chiedere spiegazioni al presidente onorario del WWF Italia Fulco Pratesi, il quale ha risposto rimandando al comunicato stampa del WWF Italia datato 10 settembre, che smentisce trattarsi di una bufala. Un comunicato in cui si ripete la solita litania sul riscaldamento globale ma che clamorosamente smentisce ciò che il WWF Internazionale aveva pubblicato sulla questione. Inoltre curiosamente sul sito del WWF Italia di questo comunicato non c'è traccia. Allora ne pubblichiamo noi il testo, seguito dalla risposta dell'autore del precedente articolo su SVIPOP:

    WWF: NESSUNA BUFALA SUGLI ORSI POLARI
    "Nessuna bufala sugli orsi polari: il WWF Internazionale ha rappresentato il problema dei cambiamenti climatici e del repentino fenomeno dello scioglimento dei ghiacci, mostrando come alcune specie animali – in questo caso 9 orsi polari che nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo, un caso eclatante rispetto ai pochi osservati negli anni precedenti – siano oggi più che mai esposti a tali fenomeni e come le loro abitudini di caccia e la loro ricerca di cibo in un momento importante del ciclo biologico siano sempre di più influenzati da quanto sta radicalmente avvenendo nel loro ambiente naturale.

    Sia a livello di comunità scientifica, sia a livello politico presso tutti i Paesi del G8, USA compresi, è ormai riconosciuto che i cambiamenti climatici sono reali e comportano grossi rischi per molte specie animali e per le popolazioni umane. Tanto più che agosto è stato il mese record per lo scioglimento dei ghiacci in Artico.

    Qualsiasi intervento a favore dei 9 orsi, da noi auspicato, si è dimostrato di enorme difficoltà soprattutto per le condizioni meteorologiche dell'area Artica. Nonostante ciò il WWF continua a sperare che quegli orsi ce l'abbiano fatta. Ma allo stesso tempo sottolinea la sua preoccupazione per il resto della popolazione che dovrà affrontare un futuro sempre meno roseo, circa 25.000 esemplari in tutto il mondo divisi in 19 popolazioni di cui 5 sono già in declino (sulle 10 seguite e monitorate, mentre delle altre non si hanno dati sufficienti per fare una valutazione).

    E' una situazione che stimola il WWF ad aumentare gli sforzi per contrastare tali futuri eventi - anche attraverso tecniche di monitoraggio satellitare più efficaci che consentano di seguire gli orsi polari fino in mare aperto - e a spingere chi deve a promuovere quelle modifiche nelle politiche economiche e di sviluppo necessarie a frenare e contenere il fenomeno dei cambiamenti climatici. Ci auguriamo che le istituzioni sappiano accettare la sfida senza nascondere la testa sotto la sabbia".


    IL WWF ITALIA SALVA GLI ORSI E MANGIA LA BUFALA
    Maurizio Morabito

     
    E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.
     
    Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati...del WWF internazionale!
     
    Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.
     
    Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e' proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.
     
    Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo".
     
    Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.
    Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.
     
    Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.
    (Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )
     
    Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?
     
    Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?
     
    Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?
     
    Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.
     
    E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.
     

    September 23

    carta x i diritti dei mussulmani d'europa: ma a che serve??

    Scritto da Maurizio De Santis   
    lunedì 22 settembre 2008
    Image
    ...
    Il 10 gennaio 2008 viene presentata in pompa magna la “Carta dei musulmani d’Europa”. Voci ricorrenti garantiscono che siano stati necessari qualcosa come otto anni per redigerla, coinvolgendo saggi, dotti, medici e sapienti chiamati a raccolta dalla FOIE (Federazione delle Organizzazioni Islamiche d’Europa).

    Eppure basta analizzarla  per poco più di un quarto d'ora per constatare che probabilmente questa fatica non condurrà a nulla di buono. Né per l'Europa, ed ancor meno per i musulmani.
    L'architettura della Carta appare fragile, piena di contraddizioni fra esigenze religiose e laicità dello Stato, zeppa di omissioni tali che diventa francamente arduo non supporre malafede, più che incompetenza dei redattori. Abbondano i contorsionismi intellettuali mentre le elusioni su questioni essenziali si moltiplicano geometricamente fra un paragrafo e l’altro.

    L’opera è composta da due parti: i primi tredici paragrafi dedicati alla comprensione dell’islam appaiono dedicati più ai non musulmani, i secondi tredici sulla presenza islamica nella società sono invece chiaramente indirizzati “pro domo islam”, cioè agli osservanti musulmani.

    Il preambolo è una dichiarazione permeato di buone intenzioni, sufficientemente vago per sollecitare un generico consenso. Ma appena si entra nel vivo dell'argomento, sotto il titolo “della comprensione dell'islam”, ecco riemergere contraddizioni plurisecolari.

    Già il par. 3 ci ricorda che: “Le regole del comportamento islamico che riguardano il culto, il modo con cui il musulmano deve rapportarsi con Dio e con le persone, nei differenti ambiti della vita corrente”. Poi specifica: “un unico obiettivo che consiste nel ricercare e favorire tutto ciò che è utile e positivo e nel respingere tutto ciò che è nocivo e dannoso, nell’interesse dell’individuo e della collettività”.
    La cosa lascia di stucco, se non altro perché le relazioni tra persone nella società europea dovrebbero essere normate dal codice civile. Che in Italia, per esempio, sarebbe quel tomo con 2.969 e passa articoli. E non dal Corano.

    A partire dal par. 5, la carta inizia a trattare temi che interessano il volgo (credente e non). Si afferma che “l'islam onora l'uomo” e, soprattutto che “Questa dignità è riconosciuta a tutti gli esseri umani, uomini o donne essi siano, senza distinzione alcuna”.

    Per sovrappiù, nel 7° paragrafo: “L’islam invita alla perfetta uguaglianza tra uomo e donna in quanto esseri umani, nel reciproco rispetto. Considera che la vita equilibrata si basa sulla complementarità e l’armonia tra l’uomo e la donna. Rinnega ogni idea o comportamento che sottovaluta la donna o che la priva dei suoi diritti, anche se purtroppo abitudini errate sono presenti in certi ambienti musulmani. L’islam rifiuta ogni forma di sfruttamento della donna o che sia trattata come oggetto di piacere”.
    Invito il lettore a prestare di nuovo molta attenzione alla costruzione dell’articolo. E’ oggettivamente difficile percepire questi enunciati come realmente vissuti nella realtà delle società islamiche contemporanee. Eppure, si ha la sgradevole percezione che la poligamia sia un problema squisitamente occidentale, che il diritto di percuotere la moglie (reiterato in numerosissime fatwa, non nel giornaletto parrocchiale) e di ripudiarla senza dover nemmeno transitare dinanzi ad un giudice, una mera stortura del diritto romano.
    Già che c’erano, i fini redattori di questa Carta avrebbero potuto supportare la loro tesi ricordando che il profeta Maometto, interprete per eccellenza dell’uguaglianza tra uomo e donne, “onorò” ben undici mogli. Evitando accuratamente di sfiorare una di esse (Asmā’ bt. al-Nu‘mān malata di lebbra) e ripudiandone un’altra (Amra bt. Yazīd).
    E’ vero che secondo l'Islam non è possibile avere più di quattro mogli (meglio essere frugali), ma il Profeta Maometto all’epoca sostenne che, in virtù d'una rivelazione divina, gli era stato consentito di superare questo limite. Ebbe anche sedici concubine e lasciò ben nove vedove interdette a nuovo matrimonio. Le fortunate vennero poi elevate dal Corano all’invidiabile status di “madri dei credenti”.
    Con il crescente festival di veli e burqa che abbiamo sotto gli occhi, occorre francamente una robusta immaginazione per vedere applicati i paragrafi 5 e 7. Una certa sinistra “dialogante” li sta “sdoganando” come segni “identitari”. Non per quello che sono.

    Con il par. 9 si entra nel campo specifico dei diritti umani: “L'islam rispetta i diritti dell'uomo e chiama all'uguaglianza tra gli esseri umani”. Mirabile! Chiedo venia. Non m’ero mai avveduto del fatto che l'islam proclamasse l'uguaglianza tra fedeli e miscredenti!!!  E’ noto che in terra d’islam un non musulmano possa professare liberamente una fede alternativa od il proprio ateismo. E come no. E’ soprattutto noto che gli stessi non musulmani possano annunciare le rispettive convinzioni sull’esistenza o meno di un Dio alternativo. Il paragrafo si chiude con “Partendo da questo presupposto, l’islam rifiuta e condanna fermamente ogni forma di violenza e di terrorismo”. E ci mancherebbe…

    La seconda parte appare meno coinvolgente. Forse perché, in quanto indirizzata ai credenti, viene ritenuta meno vincolante per le nostre fondamenta democratiche. A torto.

    Par. 14 – “I musulmani d’Europa rispettano le leggi e le autorità dei rispettivi Stati.
    Per quanto riguarda le divergenze che possono sorgere tra alcune leggi e certi aspetti  particolari legati alla religione, i musulmani possono rivolgersi alle autorità competenti per trovare delle soluzioni che prendano in considerazione le loro necessità”.
    Attenzione: “possono”, non “devono”. Pesate le parole. Il verbo è discrezionale. In Gran Bretagna, con quest’andazzo, sono comparse le Corti islamiche (ma non stavano in Somalia?). Cinque tribunali - a Londra, Birmingham, Bradford e Manchester - già si occupano di cause civili secondo le regole della sharia. Altri stanno per nascere a Edimburgo e Glasgow.

    Par. 15 – “I musulmani d’Europa rispettano il principio della laicità che si fonda sulla neutralità dello Stato rispetto alle religioni. Partendo da questo presupposto, i musulmani d’Europa, come comunità religiosa, hanno il diritto di costruire le loro moschee, di creare le loro associazioni religiose, educative e sociali, di praticare il loro culto e i loro riti religiosi, e di rispettare le prescrizioni della loro religione nella loro vita quotidiana, sia per quanto riguarda la loro alimentazione, l’abbigliamento o altro”. Uno spettacolare esempio di inversione dell’onere della prova!
    I musulmani rispettano il principio laico. E quindi “chiedono”. Se non venisse loro concesso, verrebbe meno la neutralità dello Stato e dunque il presupposto per il rispetto da loro dovuto. Ritengo lo si possa considerare un articolo “aperto”, nel quale con il tempo verranno immancabilmente cumulate altre rivendicazioni.

    Par. 16 – “I musulmani d’Europa (….) Sono altresì convinti che così come è loro dovere impegnarsi e spendersi per compiere i loro doveri di cittadini, è loro dovere rivendicare i propri diritti”.
    Certo, i redattori della Carta, fini umanisti, hanno ben chiaro il concetto di diritto accordato alle minoranze. Basterebbe farsi un giretto in Mauritania, Algeria, Egitto, Sudan, Somalia, nell’intera penisola arabica, passando poi per le Maldive (tanto care ai nostri italioti) ed arrivando in Pakistan. Tutti paesi tolleranti dove son ben declamati i doveri di chi non è musulmano. Per i diritti cercasi Gesù.

    Ma la vera “perla” dell’intero manufatto è il Par. 17 – “Ogni integrazione che nega ai musulmani il diritto di salvaguardare la loro identità religiosa non serve né gli interessi dei musulmani né quelli delle società europee alle quali appartengono”. Capito?

    Laddove lo Stato laico non dovesse soddisfare le aspettative del clero islamico, allora esso non dovrebbe aspettarsi nemmeno uno sforzo della comunità islamica per l’integrazione. E’ la cripto-declamazione del primato della Umma sullo Stato come tale. Il primato del diritto religioso su quello laico. E così facendo facciamo rientrare dalla finestra quanto faticosamente spedito fuori dalla porta con l’affrancamento dalla Chiesa cattolica.

    Cosa resta della tanto declamata Carta? Il concetto: “l'Europa ci deve tutto”! I musulmani europei non sono certo giunti fin qui per avere una cittadinanza che esiga cambiamenti e sforzi!
    Nella Carta, in definitiva, si ravvisa un’impressionante lista di diritti dei musulmani. Pur con tutta la buona volontà non si “raccapezza” un solo dovere che non sia fra quelli tributati all'islam. I doveri verso lo Stato sono “condizionati” non indiscussi.

    Tutto sommato, questa Carta ci fa ben comprendere come la Federazione delle Organizzazioni Islamiche d’Europa si adopera, di fatto, a fare qualcosa di molto grave e disaggregante. Chiudere milioni di musulmani e musulmane in ghetti minuziosi: dalla culinaria all’abbigliamento, dalla scuola al camposanto. In ogni piega della vita sociale viene sistematicamente perseguita la differenziazione sociale. Reclamare spazi “solo” musulmani è un tipico metodo.

    La percezione reale è che queste organizzazioni federate hanno davanti una sfida etica che non hanno mai saputo e, soprattutto, voluto affrontare per mancanza di argomenti e, spesso, di buona fede (attenzione, non si può dire, pena l’accusa di razzismo ed islamofobìa). Nessun'etica ha potuto essere realmente sviluppata in terra d'islam sui temi delle libertà per l'individuo e d'uguaglianza tra gli esseri come individui e non soltanto come massa informe costituita da clan, tribù o comunità diverse. E così una "morale" coercitiva, fatta di restrizioni e di divieti, ha esercitato il ruolo d'etica, mai spontanea, sempre necessitata dal mezzo costrittivo per ottenerne se non il consenso, l’osservanza.

    Ma cosa dovrà mai l’Islam all'Europa? Nulla, s’intende. Gli ultimi quattro paragrafi, raccolti sotto il titolo “il contributo dell'islam all'Europa”, non considerano mai le relazioni con l'Europa dal punto di vista dello scambio proficuo a due sensi, né quello della reciprocità. Gli autori di questa carta si guardano bene dal considerare la riconoscenza di un eventuale debito dei musulmani verso l'Europa, dalla Grecia fino ad oggi.
    Forse i redattori non hanno mai veramente digerito la rivoluzione copernicana ed il modo in cui Galilei seppellì, al prezzo di un duro scontro con l’altra teocrazia dell’epoca, quella papale, la fisica geocentrica di Aristotele. La filosofia si ferma ad Averroè. Prima di lui il caos. Il resto fu merito dei lumi islamici dell’epoca. L’intera conoscenza islamica ha favorito il futuro del mondo: Galilei? Un geometra.
    Soltanto che occorre capirli. Erano loro gli esperti, tanto in astronomia che nella geometria.
    La medicina ebbe o no un incontestabile sviluppo rispetto al buio medioevo nostrano?
    Non erano forse loro che ci portarono i numeri? Certo, ha poca importanza che li abbiano mutuati da altri. Che noi li chiamiamo numeri arabi, e loro stessi li definiscono numeri indiani.
    Forse, per questi signori, dovremmo restare ancora senza fiato dinanzi agli astrolabi arabi del decimo secolo e magari versare un tributo alla Umma per averci permesso di spedire il Challenger in orbita.
    Poco importa che ci sia voluto un europeo, Champollion, per decifrare la storia che li riguardava e che essi stessi non erano in grado di leggere.

    Probabilmente lo stesso Einstein avrà scopiazzato da loro la relatività temporale, visto che sono stati capaci di dichiarare come primo musulmano Abramo, comparso ad occhio e croce (scusatemi la croce) tremila anni prima del Profeta Maometto.
    Ma come si può avere la pretesa di condividere la cultura planetaria (par. 23) quando ci si appropria in tutti i modi dei personaggi e delle virtù dell’umanità? Basterà una Carta del genere per coprirci gli occhi?

    Da: www.giustiziagiusta.info

    September 22

    Padre Pio

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    PERCHE’ PADRE PIO PER NOI ? 20.09.2008
    Una rivelazione su ciò che Gesù gli disse quel 20 settembre….
    Il 20 settembre è il 90° anniversario della stimmatizzazione di padre Pio e il 23 settembre è il 40° della morte. Proprio alla vigilia di entrambi sta per uscire un libro di don Francesco Castelli che contiene documenti inediti, eccezionali, sull’episodio delle stimmate e sulla loro origine. In uno di essi “il cappuccino svela – non lo farà mai più durante la sua vita – il toccante dialogo fra lui e il misterioso personaggio, autore delle stimmate” e le parole che spiegano il motivo di quelle stimmate.

    Il grande evento avvenne il 20 settembre 1918 e forse la data non è casuale: era stato il giorno della presa di Roma da parte dei piemontesi, fine del potere temporale e inizio della persecuzione al papa, ma anche di una purificazione della Chiesa. Il fenomeno delle stimmate impose all’attenzione del mondo quello sconosciuto e umile francescano e ne fece una luce che attrasse e ancora attrae milioni e milioni di persone.

    Padre Pio divenne così una straordinaria risposta del Cielo all’apostasia del secolo XX. Un giorno di aprile dell’anno 30 d.C., all’apostolo Tommaso, che non credeva che i suoi compagni avessero davvero visto e parlato con Gesù, dopo la sua morte, risorto nella carne e vivo, Gesù andò incontro e disse “Tommaso metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente!”.

    Così, all’incredulità del secolo delle ideologie, pochi mesi dopo la Rivoluzione d’ottobre, Gesù ha risposto mostrando quelle stesse piaghe, del crocifisso risorto, sul corpo di uno dei suoi più grandi amici, padre Pio: crocifisso per 50 anni davanti al mondo e alla stessa scienza la quale più volte ha studiato e analizzato le sue stimmate ritenendone inspiegabili sia la formazione, sia il perdurare contro ogni legge naturale, sia la sparizione alla vigilia della morte senza lasciar traccia alcuna, di nuovo contro le leggi della biologia.

    Francesco d’Assisi fu il primo stimmatizzato e padre Pio è stato il primo e unico sacerdote stimmatizzato della storia della Chiesa. Un fatto che assume un significato particolarmente importante alla luce delle rivelazioni di don Castelli. Storico e docente di Storia della Chiesa, don Francesco Castelli lavora anche nella Postulazione per la causa di beatificazione di Karol Wojtyla. E’ autore di alcuni lavori su padre Pio di cui abbiamo dato notizia anche da queste colonne.

    Dunque in questo libro “Padre Pio sotto inchiesta. L’ ‘autobiografia’ segreta” (Ares), di cui parlerà anche il settimanale “Oggi”, pubblica un documento eccezionale: la relazione scritta nel gennaio 1922 da monsignor Raffaello Carlo Rossi, vescovo di Volterra, inquisitore per conto del S. Uffizio a San Giovanni Rotondo nel maggio 1921. Che contiene, fra l’altro, il verbale dei sei “interrogatori” di padre Pio, resi sotto giuramento, dove è contenuta la “bomba”.

    Questo dossier era stato secretato e quindi nessuno ha potuto consultarlo. Solo dal giugno 2006 Benedetto XVI ha consentito l’apertura degli archivi del S.Uffizio per i documenti del pontificato di Pio XI (quindi dal 1921 al 1939). Il primo a poterli vedere è stato lo storico Sergio Luzzatto che ha pubblicato di recente un libro dove manifesta molto interesse alla politica e alle ideologie (e anche ai pettegolezzi di paese su padre Pio), ma non altrettanto ai documenti e alla sostanza, né alla materia religiosa (su cui non pare preparato). Forse per una conoscenza sommaria della vicenda di padre Pio, Luzzatto sembra non si sia accorto (nel suo libro non ne dà notizia) dell’esplosiva rivelazione fatta dal giovane frate in quel maggio 1921 al vescovo Rossi.
    v Finora, sull’episodio cruciale della stimmatizzazione, si sapeva solo quel poco che padre Pio aveva rivelato per lettera, il 22 ottobre 1918, al suo direttore spirituale. Era la mattina del 20 settembre. Padre Pio aveva appena celebrato la messa, era rimasto solo in chiesa e come di consueto stava nel coro per fare il ringraziamento. “E mentre tutto questo si andava operando”, scrive in quella lettera, “mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue”.

    Questa finora era l’unica versione del fatto decisivo della vita di padre Pio e c’erano tanti punti interrogativi: chi era il misterioso personaggio? Costui disse qualcosa? Fra i due si svolse un dialogo? Per quale scopo le stimmate sul corpo di padre Pio? Sono domande di enorme importanza.

    Adesso, dal libro in uscita, apprendiamo che nel 1921 padre Pio, rispondendo alla richiesta di monsignor Rossi, aveva rivelato i particolari decisivi dell’avvenimento, chiarendo, di fatto, tutti quei punti interrogativi. Ecco le sue precise (e inedite) parole: “Il 20 settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa, trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’a un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi Nostro Signore in atteggiamento di chi sta in croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che Lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua Passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: ‘Ti associo alla mia Passione’. E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo”.

    Da questo documento straordinario - sottolinea don Castelli – si apprende anzitutto che padre Pio conosceva bene l’identità di chi gli è apparso e soprattutto che “la stimmatizzazione non fu il risultato di una sua richiesta personale”. Altro che autosuggestione e psicosi. Il Padre chiese solo cosa poteva fare per confortare Gesù. Fu Gesù che lo invitò ad aiutarlo a portare il peso dei peccati del mondo, dell’ingratitudine e della mancanza di amore (specialmente dei consacrati).

    Il libro contiene anche un altro documento eccezionale e inedito: l’esame accurato delle stimmate fatto dal vescovo. E’ strano che Luzzatto non lo abbia citato. E’ vero che esso confuta totalmente le sue tesi, ma ha un valore storico enorme. Questa è infatti l’unica vera inchiesta del S. Uffizio sulle stimmate. E l’ “inquisitore”, che confessa di essere arrivato “con una personale prevenzione in contrario”, dopo un’ispezione a tutto campo, accuratissima, senza sconti, pure con eccessi di rigore, riconosce infine: “non son potuto rimanere nella personale prevenzione contraria”. Ma anzi, dà voto favorevole. E – ben valutate tutte le altre ipotesi - deve riconoscere che quelle stimmate si spiegano solo con un’origine divina.

    Il prelato testimonia pure di aver constatato personalmente il “profumo” (specialmente) del sangue di padre Pio e documenta fenomeni come la temperatura corporea a 48° (quando il padre pensa a Gesù) e la bilocazione. Ora, dopo queste ultime rivelazioni del libro di Castelli, è più chiaro il senso di quelle stimmate. Kierkegaard dice che Gesù ci fa letteralmente scudo col suo corpo santo. Ebbene, padre Pio è lì con lui a fare scudo a ciascuno di noi, (come fece padre Kolbe per quel padre di famiglia). E a milioni si riparano dietro di lui.

    Antonio Socci
    Da “Libero” 10 settembre 2008
    September 21

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=31
    Benedetto XVI: la Scrittura ha bisogno dell'interpretazione
    La Scrittura ha bisogno dell'interpretazione, e ha bisogno della
    comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta... il
    cristianesimo non è semplicemente una religione del libro… Il
    cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che
    estende il suo mistero attraverso tale molteplicità e la realtà di
    una storia umana… La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai
    presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla
    occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si
    lascia guidare dal movimento interiore dell'insieme e perciò deve
    diventare anche un processo di vita.


    6) IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    LA FABBRICA DEI DIVORZI - Il diritto contro la famiglia
    Possiamo dire con certezza che la teoria del divorzio come male
    minore, nella maggior parte dei casi, rappresenta solo un falso
    pregiudizio per offrire un alibi alla coscienza di chi quel divorzio
    lo vuole, così come delle altre persone che vengono coinvolte. Però è
    proprio quel pregiudizio che attira milioni di persone e i loro figli
    nel tritacarne divorzista. Il più delle volte, senza che alcuno di
    essi riesca mai a incontrare, dall'inizio della crisi fino ai suoi
    esiti più rovinosi, qualcuno che sia in grado di offrire in modo
    credibile un'alternativa.

     Mons. Alessandro Maggiolini
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=47129&url=dettaglioRassegna.jsp
    L'ieri prepara il domani
    Quasi non c'è volta che uomini di spicco in politica, in cultura, in
    teologia e altro, prendano la parola rivolgendosi al pubblico, senza
    tener conto particolarmente, quasi esclusivamente, dei giovani. Vi
    sono ormai dei refrains che vengono scanditi quasi come dei tic
    nervosi: i giovani sono il domani che canta; i giovani la novità del
    futuro; i giovani sono la profezia di un mondo nuovo; i giovani sono
    portatori di valori mai conosciuti e mai assimilati, ecc.

    14) Mons. Luigi Negri
    http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/template/detailNews.asp?
    IDFolder=204&IDSezione=&IDOggetto=2486
    Il Vescovo sulla provocazione del vicesindaco di Ravenna
    Pio IX è stato un papa realmente grande per le responsabilità che si
    è preso e per i compiti che ha avu­to. Assolutizzare il Risorgimento
    italiano, letto poi secondo gli occhi della retorica più bolsa, per
    giudi­care un intero pontificato, è intel­lettualmente sbagliato. Forse
    che Pio IX avrebbe dovuto usare le armi nei confronti dell'Austria,
    una delle più grandi potenze cattoliche del XIX secolo? Ci vorrebbe
    un po' più di conoscenza diretta degli avvenimenti che si giudicano,
    e un po' più di senso dell'ampiezza delle questioni storiche, senza
    ridurre tutto fra Ravenna e Piangipane.

    15) Vittorio Messori
    http://www.et-et.it/
    Perchè Credo
    Eppure, Messori non è nato cattolico. Anzi. L'educazione familiare e
    la formazione scolastica ne avevano fatto un anticlericale e un
    razionalista della dura scuola torinese. Poi, nell'estate del 1964,
    nei giorni dei funerali di Togliatti, accade Qualcosa di imprevisto e
    di imprevedibile. Il laureando in Scienze Politiche che stava alla
    larga dalle chiese, l'allievo di famosi Maestri sprezzante verso
    la "sub-cultura cattolica" , non si converte ma, come a forza, "è
    convertito". Si scontra , inaspettatamente, con quel Gesù di Nazaret
    alla cui figura dedicherà gli studi di una vita. Una storia insolita
    e in fondo drammatica, che Messori descrive per la prima volta in
    questo dialogo con il collega Andrea Tornielli, svelando molti
    particolari fino ad ora taciuti. Una svolta radicale, tale da
    rovesciare la sua vita e da cambiare quella di molti che, grazie ai
    suoi libri, hanno scoperto o riscoperto la fede.
     Il Timone
    http://www.iltimone.org/
    Ai tg piacciono più gli orsi dei cristiani
    Quanti, seguendo i TG serali, si sono preoccupati nei giorni scorsi
    per la sorte di nove orsi polari farà sicuramente bene sapere che si
    trattava della ormai solita bufala ecologista. L'ha smascherata il
    sito SVIPOP con una ricostruzione puntuale dei fatti. Ma la cosa
    interessante è che negli stessi giorni gli stessi TG hanno censurato
    la notizia delle persecuzioni anti-cristiane in India. Ormai anche
    nell'informazione, la fiction ha preso il sopravvento sulla realtà...


    18) Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=1991
    12 settembre, il santo nome di Maria
    Così dopo la festa della Natività della Santissima Vergine, la Chiesa
    consacra un giorno ad onorare il santo nome di Maria per insegnarci
    attraverso la Liturgia e l'insegnamento dei santi, tutto quello che
    questo nome contiene per noi di ricchezze spirituali, perché, come
    quello di Gesù, lo abbiamo sulle labbra e nel cuore. La festa del
    santo nome di Maria fu concessa da Roma, nel 1513, ad una diocesi
    della Spagna, Cuenca. Soppressa da san Pio V, fu ripristinata da
    Sisto V e poi estesa nel 1671 al Regno di Napoli e a Milano. Il 12
    settembre 1683, avendo Giovanni Sobieski coi suoi Polacchi vinto i
    Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità,
    sant'Innocenzo XI, in rendimento di grazie, estese la festa alla
    Chiesa universale e la fissò alla domenica fra l'Ottava della
    Natività. Il santo Papa Pio X la riportò al 12 settembre.

    19) Corrispondenza Romana
    http://www.corrispondenzaromana.it/letternew.php
    Considerazioni sulla "morte cerebrale" dopo l'articolo
    dell'"Osservatore Romano"
    L'intolleranza mediatica contro l'editoriale di Lucetta Scaraffia, I
    segni della morte, sull'"Osservatore Romano" del 3 settembre 2008,
    suggerisce alcune considerazioni sul tema delicato e cruciale della
    morte cerebrale. Tutti possono consentire sulla definizione, in
    negativo, della morte come "fine della vita". Ma che cos'è la vita?
    La biologia attribuisce la qualifica di vivente ad un organismo che
    ha in sé stesso un principio unitario e integratore che ne coordina
    le parti e ne dirige l'attività. Gli organismi viventi sono
    tradizionalmente distinti in vegetali, animali ed umani. La vita
    della pianta, dell'animale e dell'uomo, pur di natura diversa,
    presuppone, in ogni caso, un sistema integrato, animato da un
    principio attivo e unificatore.

    20) Contro la leggenda nera
    http://www.kattoliko.it/leggendanera
    Ideologia nazi-comunista nella seconda guerra mondiale
    di Robert A. Graham S.I.
    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?
    name=News&file=article&sid=1970
    Nazismo e comunismo: due ideologie anticristiane. La seconda guerra
    mondiale come conflitto ideologico e guerra di religione nell'analisi
    di un grande storico gesuita.

    21) Sviluppo e popolazione
    http://www.svipop.org/
    La mega-bufala degli orsi polari: ecco le prove
    E' il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono
    stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki. E' la notizia
    che dà il via alla grande truffa mediatica dell'estate, con giornali
    inglesi e italiani che ingigantiscono la storia con particolari
    totalmente inventati e ipotesi romanzate. In questo articolo la prova
    che si tratta della solita mega-bufala. E la cronistoria dettagliata
    di questo ennesimo scandalo ecologista, con alcune considerazioni
    finali su certo giornalismo pseudo-scientifico.


    September 19

    preghiera pura

    Preghiera Pura. 
    Quest’estate ho avuto la fortuna di fare una breve vacanza con 12 giovani in Rwanda, nella Diocesi di Kabgay, a circa 40 km da Kigali.
    L’ostello diocesano che ci ospitava, il Centre S.Andrè, ha una cappella arredata con legno e stoffe.
    Tutte le sere, prima di celebrare la Santa Messa, stavo un po’ di tempo in cappella a pregare.
    La seconda sera, come spesso accade in Africa, è andata via la luce, probabilmente per un sovraccarico.
    La cappella è caduta nel buio più totale.
    L’unica fonte di luce è rimasto un crocifisso di plastica fluorescente, appoggiato sull’altare e rivolto verso di me.
    Anche la croce era invisibile: né breviario, né immagini, né vangelo, né carta né penna, solo io e l’immagine di Gesù.
    Sono rimasto in quella situazione una ventina di minuti a parlare con Lui; venti minuti di preghiera “pura”.
    A Sydney durante la veglia con il Papa, ad un certo punto, è stato proposto ai giovani un momento di Adorazione Eucaristica “pura”: solo Gesù nell’ostia consacrata, né canti né musica, né lettura; solo silenzio, o meglio, dialogo silenzioso per chi ne era capace.
    La preghiera “pura” è sempre possibile, è il segno distintivo del credente, è vita.
    Vivere con Gesù, parlargli dei propri problemi, sapere di non essere soli, certi del Suo amore misericordioso, è ciò che di più grande possiamo avere.
    Alcuni intellettuali oggi si affannano a cercare di convincere le persone che Gesù non è Risorto; questa affermazione equivale a dire che gli evangelisti erano dei bugiardi, che i primi cristiani erano dei pazzi squilibrati perché si sono fatti tagliare la testa e mangiare vivi dai leoni per una bufala; secondo queste persone anche noi ed i nostri padri, alcuni miliardi di credenti, che, in 2000 anni di storia, abbiamo celebrato l’Eucarestia, costruito cattedrali, percorso migliaia di Km in pellegrinaggi penitenziali, ci siamo fatti ammazzare e torturare per diffondere il Vangelo, abbiamo dato tutto ai poveri perché abbiamo sentito la presenza del Risorto dentro di noi, siamo in fondo una tribù di visionari.
    Quelli che parlano con un’immagine di plastica o con un disco di pane azzimo ed in conseguenza di ciò tentano ogni giorno di vivere nell’amore sono davvero tutti matti? Agostino, Dante, Michelangelo, Galileo, Luther King, Madre Teresa ed altri milioni di illustri geni dell’umanità sono tutti dei malati psichiatrici?
    Capisco che non è facile credere; è giusto essere in ricerca, ma teorizzare che Gesù non è risorto è un po’come affermare che l’Australia non esiste solo per il fatto che io non ci sono stato e non mi fido della testimonianza degli altri.
    Vi chiedo una preghiera perché non vorrei che un giorno, lassù in cielo, qualcuno mi dicesse “Siamo stati tanto tempo insieme, abbiamo giocato, cenato, parlato, scherzato e non mi ha mai parlato di Gesù risorto e vivo, non mi ha mai insegnato a parlargli, a pregarlo, non mi hai mai detto che dovevo studiare per conoscere, e che si ama solo ciò che si conosce e si conosce solo ciò che si ama.”

    don Nicolò Anselmi
    don.nico@libero.it

    September 18

    barack obama e l'aborto

    Ciao,

    Mi scuso perché l'articolo che vi invio è in inglese. Però l'ho ritenuto troppo interessante per non inviarvelo.. Sostanzialmente chi scrive si chiama "Gianna Jessen" ed è nata 31 anni fa dopo un infaticidio fallito (o aborto fallito).. In queste righe ci spiega che lei ha delle serie perplessità (per usare un eufemismo) al riguardo del fatto che Obama ha votato contro le protezioni per i bambini dei quali l'aborto è fallito. Precisamente Obama ha votato contro ben 3 volte la Born-Alive Infants Protection Act (Baipa). Spiega inoltre che se questo fosse stato cosi quando è toccato a lei, lei oggi non ci sarebbe stata.

    Giovanni Paolo II "L'aborto procurato è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita".

    San Padre Pio "Basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni."

    Beata Madre Teresa di Calcutta «"[...] Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. [...]"» (da "Nobel lectures", "Peace" 1971-1980, 11 dicembre 1979)
    "Noi combattiamo l'aborto con l'adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo".

    Mahatma Gandhi: "Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine"

    Pier Paolo Pasolini "Sono traumatizzato della legalizzazion dell'aborto perchè la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio."

    McCain ovviamente non è il candidato ideale, e non ci si deve illudere che con lui questa cultura della morte sparisca di colpo, ma ha sicuramente posizioni al riguardo del tema della vita molto più rassicuranti. Anche Sarah Palin credo condivida queste posizioni. Se non erro anche Bush ha cercato di combattere l'aborto e sempre in merito alla difesa della vita, l'attuale presidente americano è stato molto impegnato anche nella battaglia contro l'Aids.
    Il vice di Obama, pur definendosi "Cattolico" (purtroppo oggigiorno definiscono "Cattolico" un po tutto), ha delle posizioni al riguardo dell'infanticidio legalizzato molto più preoccupanti.

    Questo articolo ve lo invio, e magari voi lo potrete inviare a persone che vedono Obama con simpatia. Purtroppo in Europa questa "obamamania" è molto diffusa e anche guardando i nostri tg pare che Obama abbia già vinto.
    Fortunatamente qui non votiamo per queste elezioni.

    Sul gruppo possiamo commentare la notizia.

    Ciao,

    A.

    "If Barack Obama had his way I would not be here."

    Can you imagine not giving babies their basic human rights, no matter how they entered our world? My name is Gianna Jessen, born 31 years ago after a failed abortion. I'm a survivor, as are many others…but if Barack Obama had his way, I wouldn't be here.

    Unfortunately, Barack Obama voted four times against affording these babies their most basic human right. I have serious concerns about Senator Obama's record and views on this issue, given he voted against these protections four times as a state Senator. Just as abuse victims share their stories to educate the public, fight for the common good and hope that as a result politicians do what's right, I felt it was important to come forward and give these new born babies a voice.

    I am living proof these babies have a right to live, and I invite you to learn more about Senator Obama's record on this important issue.

    -Abortion Survivor Gianna Jessen
    September 17

    i giovani e gli adulti

    Scritto da Davide Giacalone   
    martedì 16 settembre 2008
    Image
    ...
    Ho sognato che i giovani, diversi e migliori dei loro padri. Per questo ho pensato che il loro ritorno a scuola potrebbe coincidere con il nascere di un agguerrito movimento di protesta, che li mobiliti contro un’istruzione pubblica incapace di offrire loro le condizioni per eccellere e contro un mercato del lavoro che, per proteggere lavori e lavoratori fuori mercato, li destina alla marginalità ed alla lentezza esasperante del progredire. Siamo privi di mobilità sociale, non classisti, ma con ceti pietrificati. Ci sono professioni ereditarie, come nel corporativismo medioevale, mentre il merito e la preparazione, quando ci sono, contano poco e niente. Il meridione scivola verso il sottosviluppo culturale, ma pare sia caritatevole non trattenerlo. I giovani ne ricaveranno povertà, non solo economica.
    Siamo un Paese in cui molti aspettano la fine. La fine dell’età lavorativa, per accedere ad una pensione che i giovani non avranno mai. La fine d’aziende bollite, il cui peso economico e sindacale sia tale da destare l’attenzione della politica e dei media, talché possano esserci i tempi supplementari e s’allunghi la vita apparente. La fine di protezionismi che ci servono a tutelare ex monopolisti di Stato, nel frattempo cercando di sistemare le proprie cose e fuggire al crollo con l’ultima scialuppa. E c’è tutto un mondo economico che sulle fasi terminali conta di far gli ultimi profitti, che, se la cosa non avesse un risvolto penale, potrebbero anche chiamarsi rapine. Ma loro, i giovani, non possono accettare che il futuro sia cancellato. La loro attesa sarà troppo lunga, e quando s’affacceranno al tavolo del banchetto ci saranno solo scarti.
    Per questo li penso in piazza, arrabbiati, ad urlare: tenetevi il vostro egualitarismo della miseria, tenetevi i vostri pezzi di carta senza cultura, toglietevi di mezzo, profittatori dell’immobilismo e lucratori della stagnazione, noi vogliamo rivoltare le vostre acque, creare un mondo meritocratico che di voi faccia gli ultimi, avere il dinamismo che ci prometta ricchezza in cambio di capacità e volontà, levatevi dal groppone perché a noi tocca correre nel mondo. Ho sognato il loro diritto alla ribellione. Se, invece, protestano per il sette in condotta, vuol dire che dai padri hanno preso il peggio. E non era facile.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    Pubblicato da Libero
    September 16

    Sempre su Sofri

    La spocchia aggressiva con cui Adriano Sofri ha voluto togliere al commissario Calabresi l’aureola del martire, e ai suoi assassini la qualifica di terroristi, è sconvolgente. Sofri è fatto così, e Michele Brambilla ne ha descritto ieri, con straordinaria penetrazione, i cupi contorsionismi logici. Ma certi silenzi seguiti al proclama con cui l’ex leader di Lotta Continua ha rivendicato, in nome dell’idea, la nobiltà e l’ineluttabilità del sacrificio d’un innocente, sono peggio che sconvolgenti. Sono ripugnanti. Sono silenzi che attestano il doppiopesismo, l’ipocrisia, il conformismo pavido d’un ceto politico capace solo d’indignazioni a comando.
    Non un vero scatto di reazione morale di fronte alla provocazione di Sofri. Nel palazzo si sono sentite alte e forti - ma prevedibili nel tono e nella sostanza - le voci di esponenti del centrodestra, Maurizio Gasparri e Paolo Romani. Gli altri zitti, o capaci soltanto di borbottii vaghi. Zitti gli strenui difensori della magistratura, che danno istericamente addosso al centrodestra se critica un giudice, ma sono di una calma marmorea se viene tacciata d’iniquità una sentenza definitiva. Dov’è finita la sensibilità esasperata di quanti, apostoli della Costituzione, dell’antifascismo e di chissà quant’altro, sono saltati addosso a Gianni Alemanno e a Ignazio La Russa per le loro frasi sul ventennio e su Salò? Fossero o no opportune, esse riguardavano una problematica storica e avvenimenti del passato remoto. Sofri s’è occupato invece di se stesso, dei suoi compagni d’un tempo, e della loro (e sua) vittima: polemizzando oltretutto con il figlio di quella vittima diventato giornalista.
    Ma per Alemanno e La Russa s’è scatenato il finimondo, il Capo dello Stato ha avvertito l’esigenza di un suo intervento. Confesso che avrei gradito una parola dal Quirinale anche per riaffermare che gli uccisori del commissario Calabresi erano terroristi, che il commissario non era un repressore crudele, che non è lecito invocare la tragedia di piazza Fontana e la morte dell’anarchico galantuomo Pinelli per attribuire un alibi etico, se non giudiziario, ai fanatici “rossi”. Osservo per inciso che Sofri, addebitando a Calabresi d’essere stato un attore di primo piano nella “ostinata premeditazione” contro gli anarchici, ripropone una vecchia tesi secondo cui la Questura di Milano, subito dopo la strage di piazza Fontana, volle dolosamente deviare le indagini. Non intendo sollevare dubbi sulle conclusioni raggiunte successivamente. Osservo peraltro - essendo stato anche cronista di quell’evento spaventoso - che Valpreda aveva fondato un circolo il cui motto era “bombe sangue ed anarchia”, e che l’interessarsi a quel circolo e al suo creatore dopo che una bomba era scoppiata non aveva nulla di stravagante.
    Tra i silenzi che mi hanno assordato - secondo un detto ormai in voga - debbo registrare anche quello del quotidiano Repubblica, dove è uscito l’articolo di Mario Calabresi contestato da Sofri, e dove scrive lo stesso Sofri. Non una riga di notizia o di commento. Eppure per Repubblica, il cui fondatore Eugenio Scalfari fu tra i firmatari d’un manifesto che definiva Calabresi “commissario torturatore” questa vicenda dovrebbe essere interessante. Invece niente. Non ha taciuto invece un ex di Lotta Continua, Gad Lerner. Il quale, dopo aver ritualmente espresso profondo rispetto per Mario Calabresi e la sua famiglia, ha aggiunto: «Questo non può togliere ad un uomo già privato della sua libertà (non da un regime poliziesco ma da giudici indipendenti ndr ) il diritto alle sue opinioni». Si può anche convenire. Diritto alle opinioni per Sofri come per Alemanno. Ma la differenza sta nelle reazioni. L’assunto è che i ragazzi ventenni arruolati dalla Repubblica di Salò fossero malvagi, e non lo fossero invece i giustizieri della P 38, Sofri dixit. A sinistra espressioni imbarazzate («uscita fuori luogo») o, lo ripeto, un silenzio di tomba. Come quella che ormai da 36 anni custodisce i resti di Luigi Calabresi.
    Mario Cervi
    September 15

    Sofri, non si può giustificare quel delitto (di Arrigo Levi)

    calabresi-corriereinfo

     

    ARRIGO LEVI
    Gli ex terroristi, e i loro sostenitori o simpatizzanti degli anni di piombo, non si stancano di rivendicare con misurato orgoglio quello che allora pensavano e facevano. Lo fanno sull’onda di una dilagante moda revisionista, che sembra essersi impadronita di un’Italia malmostosa, insoddisfatta di quello che è.

    Siamo un Paese democratico, creativo come lo è stato in tutta la sua storia, fra i più ricchi al mondo, che è stato e rimane uno dei pilastri di quell’Europa unita che è la più vasta area di pace fra le nazioni che oggi esista. Dovremmo compiacerci di un mezzo secolo di progresso civile e materiale. Invece è di moda rivendicare le presunte ragioni di tutti coloro - a partire dallo squadrismo e dalla dittatura fascista, fino alle Brigate Rosse - che cercarono con la violenza di costruire l’opposto esatto di quello che siamo.

    E’ come se la storia d’Italia e d’Europa fosse una tela bianca, sulla quale ognuno può ridisegnare una sua storia di fantasia, nella quale, ovviamente, il suo personale passato viene adeguatamente elogiato. Si può essere intelligenti e colti, come è un Adriano Sofri. Ma quello che rode dentro non dà pace. Accade così che lo stesso Sofri, articolista stimato di un grande giornale, trovi intollerabile che ci sia stato un incontro, organizzato dall’Onu, per celebrare le vittime del terrorismo, con partecipanti venuti da ogni parte del mondo; e che fra questi ci sia stato anche Mario Calabresi, figlio del Commissario Calabresi, assassinato a Milano da un commando di tre militanti di Lotta Continua. Per questo omicidio Sofri è stato condannato come mandante. Ha sempre negato di esserlo stato. Ma allora, perché rivendicare ancora oggi le ragioni degli assassini?

    Ha spiegato Sofri che, anche se allora «non c’era una guerra, molti di noi erano in guerra con qualcuno». Con chi erano in guerra? E in guerra per costruire che tipo di Paese? Noi non lo abbiamo dimenticato. Erano dichiaratamente in guerra contro lo Stato, contro quello che Carlo Casalegno definiva «il nostro Stato», lo Stato democratico costruito grazie all’antifascismo e alla Resistenza. E che società volevano costruire? Nella loro felice ignoranza della storia europea, giudicando come un tradimento degli ideali rivoluzionari anche il «comunismo diverso» di Togliatti, Longo e Berlinguer, chi altro avevano in mente come modello, se non Lenin, il colpo di Stato dell’Ottobre e il terrore leninista, con tutto quello che seguì?

    Per Sofri, l’assassinio di Calabresi non fu un atto di terrorismo contro chi difendeva, con gli strumenti delle leggi ordinarie, gli ordinamenti della Repubblica, ma «l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca». Intendi, per «violenza torbida e cieca», l’azione doverosa della magistratura e delle forze dell’ordine. E intendi per «sentimento proprio» (che espressione delicata: finalmente sappiamo perché furono ammazzati Casalegno, Calabresi, Moro e tanti altri: per «sentimento»), la convinzione che la violenza terroristica avrebbe scatenato una grande sollevazione popolare che avrebbe abbattuto la Repubblica democratica. Sragionavano. Ma tale fu la giustificazione dell’assassinio del Commissario Calabresi, anche se questi nulla aveva avuto a che fare con la morte dell’anarchico Pinelli, che ancora oggi, secondo Sofri, era ragionevole voler «vendicare» con un omicidio, dal momento che non ci si fidava «della giustizia pubblica». Quando è in giuoco l’immagine che si ha di se stessi, e si vuole giustificare il proprio passato, la ragione davvero vacilla.

    Così, c’è chi, a commento e giustificazione delle opinioni di Sofri, giudica «corretto sotto il profilo storico, politico e morale richiamare il contesto in cui maturò quel delitto». E chi ritiene valido il diritto alle sue opinioni di Sofri, «un uomo già privato delle sue libertà... nel suo bisogno di ricostruire la verità storica». In quanto «la storia di quegli anni non è fatta di bianco o nero, di torti o ragioni scolpite nel marmo». Non fu scolpita nel marmo. Fu intrisa del sangue delle vittime della violenza scatenata contro lo Stato democratico da terroristi stupidi, mossi dai loro «sentimenti» e dai loro sogni, o incubi rivoluzionari. Fu questo «il contesto» in cui «maturò quel delitto». A noi non occorre «richiamarlo». Ce lo ricordiamo bene.

    Non erano mossi da un «sentimento» molto diverso gli squadristi fascisti che, bastonando e massacrando quelli dei nostri padri che a loro si opponevano, aprirono la strada al colpo di Stato e alla dittatura fascista, benedetti da un monarca piccolo e pavido. Chi di quel passato aveva memoria non esitò a definire il movimento terrorista (come fece Berlinguer), «un nuovo fascismo». Chi difende gli assassini di Calabresi sembra avere smarrito il ricordo del linguaggio farneticante dei «comunicati» delle Br. Noi no.

    E chi altro dobbiamo ringraziare dello scampato pericolo, se non le vittime dei terroristi, coloro che, denunciando con i loro articoli di giornale, o perseguendo con le loro inchieste giudiziarie il terrorismo, ben sapendo il rischio mortale che correvano, isolarono e sconfissero le bande terroriste?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=

    Sottoscrivo le parole di Levi, la tesi di Sofri è vergognosa e inaccettabile. Interessante anche Mario Cervi sul Giornale, sullo stesso argomento.

    September 12

    le 2 torri crollate e i pregiudizi anti-USA

    Interessante botta e risposta su "LAStampa" di oggi sulle teorie complottiste sull'11settembre
     
    Nel 7° anniversario del disastro delle Torri Gemelle, vorrei ricordare come non sia stata ancora data una spiegazione credibile del crollo. Esaminando i dati tecnici e guardando attentamente i filmati, tutto sembra far propendere per una demolizione controllata e non per un incendio che scioglie i palazzi. Anche la spiegazione di cosa abbia colpito il Pentagono non è credibile: il foro di entrata (diametro 4-5 metri) è incompatibile con le dimensioni di un Boeing 757 dirottato contro l’edificio sede del ministero della Difesa. Per avere più informazioni su tutte le omissioni della versione ufficiale su quanto accaduto a New York l’11 Settembre 2001, invito a visitare il sito http://www.luogocomune.net/site/modules/911/.
    RICCARDO CIARLO, TORINO

    Lei già saprà che sono fra quanti non credono che gli americani si siano fatti da soli gli attacchi dell’11 settembre. Tuttavia so che molti lo credono, per cui segnalo la sua lettera. Il complotto si fonda, a mio parere, su dei pregiudizi anti Usa, come si capisce dalle risposte che date, nel sito indicato, ai dubbi degli scettici. Un esempio: la risposta alla domanda 4, che riproduco: «Domanda 4: In un Paese dove la libertà di espressione è sacrosanta, e dove si trovano probabilmente più televisioni e giornali indipendenti che in tutto il resto del mondo, come è possibile che non ci sia una sola voce che si levi chiara e forte a denunciare queste "verità alternative?"». Vostra risposta: «Probabilmente di giornali - o meglio, di giornalisti - che vorrebbero farsi sentire ce ne sono tanti, ma questo non significa che possano automaticamente riuscirci. Quella che si può scambiare per molteplicità di voci, sparse e frammentate su tutto il territorio nazionale, è soltanto la replica infinita di uno stesso schema ben preciso, che risponde ovunque alle stesse regole di mercato dettate dalla competizione più sfrenata... Chi comanda quindi sono gli inserzionisti pubblicitari, che impongono ai direttori una linea politica il più neutra possibile, per puntare sistematicamente verso "il centro" del target popolare. Dove di certo argomenti come questo non trovano un’accoglienza delle più festose. A sua volta, nel Paese che ha inventato le grandi corporations, sono in realtà solo quattro i gruppi finanziari/di potere che detengono la proprietà ultima di quel complesso sistema di informazione - radio, TV e giornali - che visto dal basso ci appare così variopinto e frastagliato. Mai come nel caso dei media americani, quantità non significa affatto molteplicità, ma caso mai replicazione infinita di una soffocante uniformità». La mia controdomanda: ma se le prove ci fossero (come lei dice) pensa che i democratici, pur di vincere le Presidenza, non troverebbero giornali disposti a incastrare su tale scandalo l’amministrazione Bush?
     
    a margine segnalo il documetario BBC "11 settembre il giorno che ha cambiato il mondo" nel quale sono da segnalare le registrazioni radio dell'Ing. DiMartino che segnalava via radio cedimenti nella struttura degli ascensori a causa del calore, in quanto mentre gli altri fuggivano lui e altri 2 colleghi controllavano la struttura portante. E' possibile che tali persone non si accorgessero delle famigerate cariche? Se si pensa di additarli come potenziali installatori di dinamite mi si spieghi perchè hanno salvato 60 persone....
    Altro punto da segnalare la testimonianza del capitano dei pompieri della squadra 6 che trovatosi al 4° piano della torre nord rimase sotto le macerie ma vivo insieme ai suoi, ebbene egli afferma di aver udito un rumore che non era una esplosione ma come "qualcosa che si spezzava e che si avvicinava sempre di più".
    Insomma chi era dentro le torri non vide e non senti nulla simile all'esplosioni e non parliamo di manager ma di tecnici e persone che con il wtc e le esplosioni hanno a che fare spesso.

    ho sognato...

    Ho sognato che palestinesi, israeliani, siriani, giordani, libanesi ed egiziani camminavano e pregavano insieme, che bosniaci, servi e kosovari cantavano e danzavano sotto lo stesso tetto... Mi sveglio e tutto questo è vero, sono in una grande piazza, l'Agorà dei Giovani del Mediterraneo.
    In un mondo in cui tutti pensano all'io, a ricercare il proprio interesse, noi giovani, di 28 paesi dell'Europa e del Mediterraneo, siamo stati invitati, dalle nostre Conferenze Episcopali, al Centro Giovanni Paolo II, per una settimana di dialogo, confronto, preghiera e testimonianza.
    “Beati quelli che diffondono la pace: perché Dio li accoglierà come suoi figli” (Mt 5,8), é la beatitudine che ha interrogato la nostra vita personale. Più che ricercare un'occasione per incontrarci, abbiamo risposto all'invito perché desiderosi di ricercare nuove vie per essere messaggeri di pace!
    Contrariamente a quanto vi vogliono far pensare, noi giovani siamo stanchi di stare zitti e guardar un mondo di oppressione, di promesse fatte e mai realizzate. Non possiamo scambiarci un gesto di pace durante l'eucarestia e poi non siamo capaci di essere note gioiose per il canto del mondo nuovo. Un mondo dove giustizia e pace si baceranno, dove misericordia e verità si incontreranno.
    Vogliomo essere profeti di pace! Siamo consapevoli che non è facile e sappiamo che la pace è un dono di Dio ma, siamo certi, che Egli ha bisogno di noi giovani e, allora, non ci lascerà soli!
    Come possiamo realizzare questo sogno?
    Dobbiamo iniziare da noi stessi, esser capaci di gesti di perdono e di riconciliazione con le nostre famiglie, le nostre città. Siamo chiamati ad affermare che il bene vince sempre il male, soprattutto se viviamo in situazioni di conflitto e di odio.
    Vogliamo dimostrarlo al mondo, anche donando la nostra vita. Non tutti saremo chiamati a morire per il Vangelo, ma tutti, come cristiani, dobbiamo donare il nostro tempo, le nostre energie, la nostra intelligenza perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
    E allora dobbiamo chiederci, a cosa sono orientati i nostri studi? Quale il nostro rapporto con l'acqua, il cibo, il denaro? Siamo chiamati a compiere gesti concreti per affermare che mettersi dalla parte della pace vuol dire mettersi dalla parte dell'altro. Perché se è vero che pace è assenza di guerra è anche vero che pace è scendere da cavallo lungo la via che da Gerusalemme porta a Gerico per accogliere il forestiero, visitare il carcerato..., per annunciare sempre e ovunque il Regno di Dio.
    Se faremo esperienza dell'amore di Dio, se faremo della nostra vita una preghiera continua che, non può creare distanze dall'impegno e dalla responsabilità, solo se ci abbandoneremo al soffio dello Spirito come docili vele, saremo capaci di trasformare questi sogni di pace in segni evangelici realmente incarnati per costruire, insieme, un futuro di speranza per l'umanità.

    Rocco Negri
    September 11

    x non dimenticare

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    Bellevue

    September 10

    riflessioni

    IN PRIMO PIANO:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=30
    Card. Caffarra: guardando l'atteggiamento di Maria
    A Nazareth, guardando l'atteggiamento di Maria, siamo invitati a
    guarire da una delle più gravi malattie spirituali di oggi: la
    malattia del consumo frettoloso di tutto, anche della comunicazione
    della divina parola. La fretta è la morte della vita spirituale. È
    necessario reimparare a "conservare nel cuore" quanto la parola di
    Dio ci va dicendo. Niente e nessuno può sostituire la meditazione, la
    riflessione.

     Mons. Alessandro Maggiolini
    http://www.alessandromaggiolini.it/bin/servlet/mediabox.servlets.prese
    ntation.DettaglioInfo?idInfo=47044&url=dettaglioRassegna.jsp
    Lettera ai docenti
    Caro/a professore/ressa,per l'ennesima o la prima volta varchi la
    soglia d'ingresso della scuola in cui insegni. Ho insegnato anch'io,
    più di cinquant'anni. A 52 anni mi hanno sbattuto su un_altra
    cattedra, episcopale, questa. Posso cavare di tasca il bloc notes e
    confidarvi lo schema di una quasi lezione che mi è stata chiesta?
    Sinteticissimamente.

    7) Mons. Luigi Negri
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2398
    Sulla parità scolastica
    ...l'omologazione di carattere ideologico che per decenni ha impedito
    al popolo di riscoprire la sua identità culturale, che nel nostro
    paese è maggioritariamente cattolica… La scuola statale è ancora
    erede delle stagioni ideologiche. Prima quella del laicismo
    risorgimentale, poi quella del fascismo, poi quella del nozionismo
    neutrale, una stagione per la quale i cattolici hanno una grande
    responsabilità in quanto hanno accettato che i problemi ideali
    fossero esclusi dalla scuola. Infine è arrivata la scuola
    progressista e marxista, soprattutto nei testi e nei professori.


     IN LIBRERIA:
    http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewforum&f=24
    Dom Prosper Gueranger, LA SANTA MESSA
    Immenso può essere il bene che viene a tutta la Chiesa da una
    corretta e vera concezione della Santa Messa; la conoscenza della
    Verità è l'inizio ed il fondamento di ogni bene... Si può così
    facilmente capire quanto sia delicato e carico di conseguenze toccare
    il Rito della Messa e di tutta la Divina Liturgia, e quanto sia
    stolto e distruttivo celebrare senza il dovuto rispetto alle sapienti
    regole liturgiche.

    Luci sull'Est
    http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=3975
    INDIA: P. Edward, scampato al rogo in Orissa: I radicali indù sono
    terroristi
    P. Edward Sequeira è fra le vittime delle violenze dei
    fondamentalisti nell'Orissa. Solo per miracolo si è salvato dal rogo
    del suo orfanotrofio, dove è morta carbonizzata la sua
    collaboratrice, Rajni Majhi. Ricoverato ora a Mumbai, in cura
    intensiva, ha accettato di parlare con AsiaNews. Per il sacerdote,
    occorre una condanna internazionale contro il mancato rispetto dei
    diritti umani e della libertà religiosa che domina nell'India rurale.

    14) "LOBBYING ETICO"
    http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail4
    BoyKott Famiglia cristiana
    Il 14-8-2008 la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso un comunicato
    in cui si afferma che il noto settimanale "Famiglia cristiana" "non
    ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della
    Conferenza episcopale italiana" (Cfr.
    www.radiovaticana.org/radiogiornale/ore14/2008/agosto/08_08_14.htm).
    Confermando ciò, il direttore don Sciortino ha aggiunto che FC può,
    altresì, godere di una sua "autonomia di intervento nel dibattito
    politico generale". Criteri dunque che non paiono compatibili con la
    distribuzione largamente praticata nelle parrocchie, in occasione
    delle Sante Messe di precetto.

    September 09

    PERFINO IL GUSTO DEL PARMIGIANO, DEL PROSCIUTTO E DELLO CHAMPAGNE VIENE DAL CATTOLICESIMO

    Con una modesta proposta per la scuola, il nostro Paese potrebbe tornare ad avere un futuro. Quale proposta? Scoprire Gesù Cristo. Sarebbe la Rivoluzione. Che significa……
    Elena Donazzan. Ricordatevi questo nome. Potrebbe diventare la nostra Sarah Palin. Non arriva dal bianco Alaska, ma dal Veneto bianco. Oggi è assessore regionale e chi la conosce sa che stoffa, che preparazione e che piglio ha. Pure l’aspetto, alquanto piacevole, e la giovane età ne fanno un personaggio. Rodato in quel vivaio di passioni politiche che è Alleanza Nazionale. Dunque la Donazzan è entrata nell’occhio del ciclone per questa sua proposta: rendere obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole della sua Regione. Dovrebbe essere un’ovvietà se non fossimo un Paese sciocco e smarrito.

    Fortini, Cacciari e Benigni

    Franco Fortini, critico letterario e poeta di estrema sinistra fu il mio professore (più amato) all’università. Un giorno di febbraio arriva in aula e comincia a leggere ad alta voce un magnifico poema. Alla fine chiese se qualcuno sapeva cosa aveva letto. Era il “Mercoledì delle Ceneri” di T.S.Eliot. In effetti quel giorno si celebrava tale ricorrenza liturgica. Fortini ne chiese il significato. La gran parte non lo sapeva. Lui cominciò una filippica. In sintesi disse: “voi siete in una facoltà di lettere a studiare l’arte, la letteratura, la filosofia, la storia e domani probabilmente andrete nelle scuole a insegnare. Ebbene, non potrete capire mai niente di tutto questo e neanche del paese dove vivete e di questa città (Siena), senza conoscere perfettamente il contenuto della fede cattolica e quello che ha significato”.

    Parola di un grande professore ebreo e marxista. Più o meno le stesse cose mi “gridò”, qualche anno dopo, in una intervista per “Il Sabato”, Massimo Cacciari, indignato dalla crassa ignoranza del cattolicesimo che aveva riscontrato, anche lui, nei suoi studenti. E’ prevedibile che contro la Donazzan ora l’intellighentsia progressista alzerà gli scudi: è la stessa intellighentsia che nei mesi scorsi si è spellata le mani, nelle piazze d’Italia, per applaudire le letture dantesche di Roberto Benigni. Ebbene la Divina Commedia è un compendio perfetto di teologia cattolica e non si capisce neanche una terzina senza conoscere il cattolicesimo.

    Il cielo stellato del Gius

    Sostanzialmente eliminata dagli studi scolastici dagli anni Settanta in poi, la Commedia oggi è stata riscoperta da coloro che l’avevano abolita. Meglio tardi che mai. Ma intanto abbiamo derubato i giovani della Bellezza (quella che contiene il Vero e il Bene) e dobbiamo correre ai ripari almeno da questa generazione in poi. I giovani soprattutto hanno bisogno della Bellezza come del pane, la poesia è la loro casa. Noi li abbiamo derubati e sfrattati dalla nostra storia. E ora si trovano stranieri in questa terra italiana ed europea. Apolidi della vita, erranti nel deserto che avanza. E spesso si vendicano del Nulla in cui li fanno vivere con la violenza.

    Il più grande educatore del nostro tempo, don Luigi Giussani iniziò le sue “lezioni di religione” al liceo Berchet di Milano, nel 1954, leggendo Leopardi. Pensate un po’: il poeta “ateo e materialista” era indicato da Giussani come colui che più e meglio di chiunque coglie l’essenziale della vita, la nostra natura desiderante, le domande struggenti che vibrano nelle vene dei giovani e letteralmente ci fanno uomini: chi siamo, che senso ha la vita, perché “tutto passa e quasi orma non lascia”, che senso ha il cielo stellato, dov’è la Bellezza le cui scintille si riflettono sul volto di ogni donna…Gesù Cristo è venuto e ha detto di essere lui la risposta a queste domande.

    Giussani non faceva “propaganda cattolica”. No: insegnava a ragionare, a decifrare la condizione umana e a valutare le risposte. Come sa bene chi lo ebbe come professore, lui letteralmente insegnava la libertà, cioè l’uso della ragione che è la cosa più preziosa. Ma è quello che il cattolicesimo ha fatto per secoli con i popoli europei. Tanto è vero che proprio da questi popoli è sbocciata quella straordinaria capacità di indagine e di conoscenza dell’universo che – tradottasi in scienza e tecnologia – ha letteralmente civilizzato il mondo.

    La rivoluzione

    Lo spiega benissimo il sociologo americano Rodney Stark nel libro “La vittoria della Ragione”. Sottotitolo: “Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza” (Lindau). E anche Thomas E. Woods in “Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale” (Cantagalli). Dobbiamo ai monaci medievali tutto: perfino il parmigiano, il prosciutto e lo champagne. “Educatori economici” dell’Europa li definì lo storico (laico) Henri Pirenne. E i diritti dell’uomo e il diritto internazionale non sono nati nella teologica “Scuola di Salamanca” ? Perfino Bertrand Russel, nel suo libro più anticristiano, riconosce: “La libertà che vige nei paesi in cui la civiltà ha origine europea (cioè la sola libertà esistente nel mondo, nda) si può storicamente far risalire al conflitto fra Chiesa e Stato nel medioevo”.

    Infatti, si può capire la Costituzione italiana senza le nozioni cattolicissime di “persona”, corpi intermedi e sussidiarietà? Il comunista (cattolico) Franco Rodano spiegò che perfino la bellezza della campagna umbra (e toscana) si deve al cattolicesimo e specialmente alla Riforma tridentina. Evitiamo – per favore – il solito piagnisteo laico su questa proposta veneta. Perché la Donazzan ha dalla sua anche il meglio della cultura laica. Innanzitutto Kant in quale era convinto che “il Vangelo fosse la fonte da cui è scaturita la nostra cultura”. Poi il “papa laico” Benedetto Croce: “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo”.

    Laici cioè cristiani

    Un altro grande intellettuale laico, Federico Chabod, nella “Storia dell’idea d’Europa”, scrive: “Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli Antichi, fra il nostro modo di sentire la vita e quello di un contemporaneo di Pericle e di Augusto, è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’, anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.

    Il simbolo del laicismo italiano, Gaetano Salvemini raccontò un giorno di essersi trovato in una stagione della vita come “sperduto nel buio” e dice di aver trovato una “guida e mi sono trovato bene a lasciarmene guidare. E questa guida è stato Gesù Cristo che ha lasciato il più perfetto codice morale che l’umanità abbia mai conosciuto. Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio”.

    Guardate un bambino

    Infine, per guardare all’estero, Richard Rorty (simbolo del neopragmatismo americano): “se si guarda a un bambino come a un essere umano, nonostante la mancanza di elementari relazioni sociali e culturali, questo è dovuto soltanto all’influenza della tradizione ebraico-cristiana e alla sua specifica concezione di persona umana”.

    E Karl Loewith: “Il mondo storico in cui si è potuto formare il ‘pregiudizio’ che chiunque abbia un volto umano possieda come tale la ‘dignità’ e il ‘destino’ di essere uomo, non è originariamente il mondo, oggi in riflusso, della semplice umanità, avente le sue origini nell’ ‘uomo universale’ e anche ‘terribile’ del Rinascimento, ma il mondo del Cristianesimo, in cui l’uomo ha ritrovato attraverso l’Uomo-Dio, Cristo, la sua posizione di fronte a sé e al prossimo”.

    Elena Donazzan ha colto nel segno. E non va lasciata sola: una nuova scuola produce un’Italia nuova.

    Antonio Socci

    Da “Libero” 7 settembre 2008
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