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8月26日

SYLLABUS

Vittorio Messori

La storia in generale -e quella della Chiesa in particolare- è ricca di opere, di fatti, di frasi, di personaggi che vengono citati da un autore all'altro, senza che qualcuno si prenda la briga di controllare, di andare alle fonti, di leggere finalmente nell'originale quanto è citato di ennesima mano. Talvolta, qui, ci siamo divertiti a metter al vaglio cose date per scontate dai manuali storici, per scoprire che di "storico" avevano poco o nulla. Facciamo, questa volta, un rapido "carotaggio" riguardante il Sillabo, cioè (per dirla con la dizione ufficiale) l'«elenco comprendente i principali errori dell'età nostra», messo da Pio IX come appendice all'enciclica "Quanta cura". Quel documento è del 1864 ma, ancor oggi, è citato con imbarazzo da non pochi cattolici e con sarcasmo se non orrore dai laici di ogni obbedienza, come esempio massimo della cecità oscurantista raggiunto dalla Chiesa dell'Ottocento.

Ma quelle ottanta proposizioni condannate dal Sillabo, quanti le hanno davvero lette?

Ad esempio, mentre il comunismo si arrende, si vergogna della sua storia, recita il mea culpa, è singolare riprendersi in mano quel Syllabus citato senza conoscerlo e vedere come il quarto paragrafo condanni le seguenti cose: Socialismus, Communismus, Societates Secretae, Societates Biblicae, Societates Clerico-Liberales.

Condanne come quella delle "Società Bibliche" vanno viste sullo sfondo dello sforzo compiuto in quegli anni sia dal governo di Torino che dalle potenze protestanti -Gran Bretagna e Germania in primis, ma anche Stati Uniti- per sradicare il cattolicesimo e far passare l'Italia alla Riforma, creandovi una Chiesa Nazionale di Stato: e le "Società Bibliche" erano il braccio organizzativo e propagandistico di questo sforzo.

Ma ciò che interessa è il fatto che -già in quel 1864- Socialismus et Communismus sono definiti «pestilenze dell'umanità». Sino alla fine degli Anni Ottanta del nostro secolo, una simile definizione suscitava lo sdegno dei cattolici "aperti": quelli che, ancora nel 1985, coprirono di contumelie il cardinale Ratzinger perché, nel suo documento sulla Teologia della Liberazione, aveva definito il comunismo come «vergogna del nostro tempo». In pochissimi anni il vento è cambiato. Ecco divenuta di colpo profetica una condanna del 1864, ben 135 anni prima che i popoli prigionieri di quella "pestilenza" riuscissero a liberarsi dalle catene.

Ma, continuando nella lettura di quel Syllabus rimosso e demonizzato, quante lacrime e sangue sarebbero stati risparmiati a intere generazioni successive, se si fosse presa sul serio la proposizione condannata al numero 39: «Lo Stato, come origine e fonte di tutti i diritti, gode di un diritto tale che non ammette confini»? Qui c'è già la premonizione, davvero profetica, del totalitarismo statuale fascista, nazista, leninista. Qui c'è il mettere in guardia contro quello "Stato etico" moderno che diverrà il terribile Grande Fratello.

Peschiamo ancora qua e là tra le ottanta proposizioni. Vediamo, ad esempio, quella condannata al numero 64. Dice: «Tanto la violazione di qualsiasi santissimo giuramento, quanto qualunque scellerata e criminosa azione ripugnante alla legge eterna, non solamente non è da condannare, ma sibbene torna lecita del tutto, e degna di essere celebrata con somme lodi, quando lo si faccia per l'amore di patria».

Tutto l'Ottocento e poi, ancor più sanguinosamente, il Novecento, saranno devastati da un patriottismo che, degenerando in nazionalismo, è all'origine di entrambe le guerre mondiali. Qui, tra l'altro, ad «amor di patria» basta sostituire «amor di classe» o di «partito», o di bandiera ideologica quale essa sia, per vedere quanto fosse acuta la vista di una Chiesa considerata tagliata fuori ormai dalla storia. È in nome di quegli "amori" sanguinosi che si dipana la tragedia contemporanea, dalle guerre europee sino alle pistole dei terroristi, passando attraverso gli orrori delle ideologie per cui il trionfo della "causa" giustifica ogni mezzo.

Fonte: Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Ed. Paoline, Milano 1992, p. 532s.

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