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andrea annunziata

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Ad augusta per angusta
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Deliawrote:
TI AUGURO UN BUON NATALE E UNO SPUMEGGIANTE 2009.....
Dec. 25
Pieu's Chatwrote:
Ciao!! Complimenti x il tuo space!! XD
Se t avanza tempo vieni a visitare il nostro!! ^^
Nov. 26
(L)(*)†«.¸¸.¤°´¯`*SuPeRsTaR82*´¯ wrote:
Nov. 12
(L)(*)†«.¸¸.¤°´¯`*Luca*´¯`°¤.¸¸. wrote:
Nov. 4
per ora ho dato una lettura veloce ma mi sono ripromessa di leggerti con calma, ciao complimenti nenè
Oct. 5

Nunziocrociato on the net

In hoc segno vinces
Photo 1 of 108
November 23

Per Caterina e per noi

Da oggi 18 novembre inizia la novena per la festa della Medaglia miracolosa (27 novembre) che ricorda le meravigliose apparizioni (avvenute a Rue du bac, Parigi) della Santa Vergine a Caterina Labouré, suora di 24 anni oggi proclamata santa.

Caterina in particolare ha raccontato questo significativo colloquio:

“Ad un tratto, le dita della SS. Vergine si riempirono di anelli ricchi di pietre preziose bellissime che scintillavano come raggi lucenti. La luce che ne usciva avvolgeva la Santa Vergine in modo che non si vedevano più né l’ultimo lembo della veste, né i piedi, Le gemme erano di varia grossezza e i fasci di luce che ne uscivano più o meno splendenti. … E la voce dolcissima aggiunse: <<Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io spando sulle persone che me le domandano>>.

E poiché la veggente si meravigliava del fatto che alcune di queste pietre preziose non rilucevano, le fu risposto: <<Sono le grazie che non mi vengono domandate>>.

 

Noi vogliamo invece approfittare di questo straordinario soccorso della Madre di Dio, nostra tenera Madre. Vi propongo dunque di fare insieme questa novena a partire da oggi.

Io l’ho già iniziata per Caterina e insieme possiamo farla per tutti i vostri malati e per la nostra conversione.

 

 

NOVENA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

   O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta parte prendi alle nostre pene e quanto di adoperi per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le sue grazie, muoviti a pietà della presente nostra necessità; consola la nostra afflizione e concedici la grazia che ti domandiamo.

Recitare il Salve Regina

Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

   O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, quale rimedio a tanti mali spirituali che ci affliggono, ci hai portato la tua Medaglia, affinché fosse difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

Recitare il Salve Regina

Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

   O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, tu hai promesso che grandi sarebbero state le grazie per i devoti della tua Medaglia che ti avessero invocata con la giaculatoria da te insegnata; ebbene, o Madre, ecco che noi, pieni di fiducia nella tua parola, ricorriamo a te e ti domandiamo, per la tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

Recitare il Salve Regina

Ripetere: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

                              

Per sapere di più su Rue du bac vedi il sito del santuario:

http://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/ -

La novena significa che questa preghiera va ripetuta per nove giorni. Al termine, il 27 novembre, faremo insieme la Supplica all’ora desiderata dalla Madonna.

Se qualcuno non crede che la preghiera sia un’arma formidabile legga le parole di Gesù stesso:

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,1-8.
Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
«C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno,
poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

Sono parole di Gesù stesso! Parole che non passano! Parole certissime in eterno! Ma i nostri santi ci hanno ripetuto per secoli tutto questo.

Sentite il Santo Curato d’Ars che il Papa ha indicato come esempio in questo anno sacerdotale:

“c’è un uomo più potente di Dio. E’l’uomo che prega”.

“La preghiera è onnipotente presso Dio. Dio si conquista facilmente con la preghiera. E’ impossibile che Egli possa rifiutarci ciò che li chiediamo nella preghiera”

 

Dunque forza amici carissimi!!!! Con tutto il cuore, con tutti noi stessi, offrendo noi stessi alla costruzione del Suo Regno, facciamo sì che le nostre preghiere struggano il Cuore di Dio, nostro tenerissimo Padre!!!!

November 22

L'Inquisizione medioevale

L'Inquisizione nasce verso la fine del Medioevo propriamente detto, non a fronte di eretici immaginari ma come reazione agli eccessi reali di movimenti come i catari, portatori di un "totalitarismo della morte" apologista del suicidio e dell'omicidio degli oppositori, e -più tardi- come i dolciniani, impegnati a mettere a ferro e a fuoco i villaggi in nome di un'utopia comunistica.

Non è un caso che lo scrittore protestante Henry Charles Lea, autore di una Storia dell'Inquisizione poco benevola nei confronti di questo organismo, abbia scritto che in quei tempi "la causa dell'ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso" (Bocca Editori, Torino 1910, p. 118).

Fino al secolo XII le eresie erano state contrastate solo con mezzi spirituali, perché propugnavano deviazioni di contenuto esclusivamente teologico, ma le cose cambiano con la nascita di eresie a carattere popolare, in cui dal dissenso sulla dottrina si passava alla critica eversiva dell'assetto istituzionale.

Poiché la fede dava forma a tutta la società medievale, chi attentava all'integrità della fede insidiava mortalmente la società civile; per questo motivo le eresie suscitavano spesso riprovazioni più violente tra i laici che tra i religiosi.

La Chiesa dunque è costretta a intervenire per controllare e frenare una reazione nata dal popolo e gestita, non sempre con il necessario discernimento, dalle autorità civili. Nel 1231, Papa Gregorio IX nomina i primi inquisitori permanenti, chiamando a svolgere questo ruolo i Domenicani e, poco dopo, anche i Francescani.

Gli inquisitori sono, in genere, persone dotte, oneste, di costumi irreprensibili, zelanti della fede. Essi devono essere esperti di teologia, condurre una vita virtuosa e avere almeno quarant'anni di età. L'immagine dell'inquisitore ignorante è dunque falsa. Bernard Gui, protagonista del libro di Umberto Eco, Il nome della rosa, era procuratore generale dell'ordine domenicano: "per la sua vasta produzione, specialmente storica, la ricca e minuta informazione e lo studio dell'esattezza, il G(ui) è considerato uno dei più notevoli storici del Trecento, come pure il migliore storico domenicano del medioevo" (Enciclopedia Cattolica, voce Gui, Bernard).

L'inquisitore era competente a giudicare solo i battezzati; pertanto, gli ebrei e i musulmani non ricadevano sotto la sua giurisdizione.

Giunto sul luogo designato alla sua azione, egli concede il perdono a tutti gli eretici che entro un certo termine, denominato "tempo di grazia", si presentano spontaneamente e abiurano l'errore. Alla scadenza, i sospettati di eresia sono citati a comparire davanti all'inquisitore e interrogati a piede libero.

Una novità per l'epoca è costituita dalla presenza del notaio, che ha l'obbligo di mettere per iscritto tutte le fasi del procedimento. L'inquisito poteva avvalersi dell'opera di un avvocato, che doveva consigliarlo nell'impiego dei mezzi procedurali.

Per quanto riguarda la tortura, è falsa l'affermazione secondo cui se ne faceva un uso generalizzato e indiscriminato. Le disposizioni erano molto dettagliate: non doveva provocare spargimento di sangue o mutilazioni, né porre l'imputato in pericolo di morte; doveva essere dosata secondo la gravità del crimine e non poteva durare più di un quarto d'ora.

L'impressione popolare che la camera di tortura inquisitoriale fosse teatro di raffinatissime scene di crudeltà, di modi ingegnosi di infliggere l'agonia e di una insistenza criminale nell'estorcere le confessioni, è l'esito della propaganda degli scrittori a sensazione, che hanno sfruttato la credulità di molti. Questa immagine persiste ancora oggi, soprattutto perché si eseguono confronti molto superficiali tra le tecniche adottate dall'Inquisizione e le atrocità proprie degli Stati totalitari moderni.

E' falsa anche l'affermazione secondo cui l'inquisitore decide in poche ore e senza appello sulla sorte dell'imputato. Infatti, proprio l'Inquisizione inventa la giuria, composta da un numero indeterminato di probi viri, che si pronunciavano sulla questione e, eventualmente, sulla pena da infliggere.

Poiché il sistema penitenziario dell'Inquisizione è dominato dal principio fondamentale dell'espiazione del peccato mediante il pentimento e la penitenza, le sanzioni irrogate avevano una finalità medicinale.

Quanti confessavano e abiuravano il proprio errore, mettendosi in regola con Dio e con gli uomini, erano soggetti solo a lievi penitenze, quali elemosine, digiuni, pellegrinaggi.

La condanna al carcere poteva comportare una breve detenzione oppure la prigionia "perpetua e irremissibile". In realtà, la detenzione definita "perpetua" non durava più di cinque anni, se il detenuto si pentiva, e quella "irremissibile" circa otto; condanne come quella "al carcere perpetuo per anni uno" sono di ordinaria amministrazione nei dispositivi inquisitoriali. La pena dell'ergastolo, che nell'ancien régime non era prevista, sarà una "invenzione" del Settecento illuminista.

Invece, molti istituti in favore del condannato risalgono all'Inquisizione: il trasferimento dei detenuti anziani o ammalati in casa o in convento, la semi-libertà, la licenza per buona condotta o per attendere al lavoro nei campi.

Nei casi più gravi il colpevole è consegnato al braccio secolare per l'applicazione delle pene stabilite dalle leggi civili contro gli eretici.

Gli ordinamenti laici riservavano all'eretico impenitente o recidivo la pena capitale, sconosciuta alla legislazione ecclesiastica. Per questo motivo gli inquisitori si limitavano ad accertare l'esistenza dell'eresia e rimettevano l'esecuzione della condanna al giudice laico. Tuttavia, la sentenza era spesso modificata, in netto contrasto con l'immancabile esecuzione del colpevole da parte dei tribunali secolari e con la crudeltà degli organismi inquisitoriali nei Paesi protestanti.

Dall'esame degli archivi risulta che nella seconda metà del secolo XIII gli inquisitori di Tolosa pronunciarono condanne a morte nella misura dell'uno per cento delle sentenze emesse. Inoltre, gli studiosi hanno completato lo spoglio dei processi inquisitoriali di Bernard Gui, il domenicano calunniato nel film di Jean-Jacques Annaud, constatando che su 930 imputati soltanto 42 furono rimessi al braccio secolare, mentre 139 vennero assolti e gli altri condannati a pene minori, spesso di straordinaria mitezza.

Raggiunti i suoi scopi con la distruzione dell'eresia, l'Inquisizione medievale inizia ovunque un lento declino e, sottoposta sempre più al controllo del potere secolare, scompare da sola, in epoche diverse.

La svolta più significativa è compiuta dalla monarchia francese, che sottrae gradualmente agli inquisitori la competenza in materia di eresia e la affida ai tribunali reali e al Parlamento; durante il grande scisma d'Occidente, anche la facoltà teologica dell'università di Parigi rivendica l'esame e il giudizio sui delitti di eresia.

L'Inquisizione in Francia diventa dunque una sigla di cui si appropria il potere politico e su cui la Chiesa non ha più potestà. I tribunali che processano i Templari e Giovanna d'Arco non rappresentano più la vera Inquisizione, ma sono manifestazione del nuovo potere "laico".

tratto da: (sintesi di Alleanza Cattolica).
Qui lo potete trovare on-line: http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/inquisizione/articolo.php?id=250&titolo=L%27Inquisizione%20medioevale
November 20

giordano bruno

Giordano Bruno era un monaco domenicano dichiaratamente eretico. Gettò il suo accusatore nel Tevere e fuggì dall'Italia.
Più che un filosofo era un mago, e si inimicò tutti i posti nei quali andò peregrinando. Fu scomunicato perfino dai protestanti.
Si rifugiò in Inghilterra, dove venne accolto da Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Lui, in cambio, le denunciava i cattolici (la persecuzione anglicana nei confronti dei cattolici inglesi fece più di settantamila vittime). Ma dovette fuggire anche da lì.
Se ne andò a Venezia, la quale, per dispetto al Papa proteggeva gli eretici. Qui si installò in casa del nobile Mocenigo; questi lo manteneva in cambio della promessa di imparare la millantata "arte della memoria" che Bruno sosteneva di possedere.
Quando il Mocenigo trovò Bruno a letto con sua moglie lo denunciò alle autorità, le quali furono ben felici di sbarazzarsene consegnandolo all'Inquisizione romana. Bruno, che -lo ricordiamo- era un frate, abiurò ma poi tornò sulle sue decisioni, in un balletto continuo che durò anni. Alla fine venne abbandonato al braccio secolare come mago, eretico e sovversivo.

Autore: Rino Cammilleri
Tratto da: Fregati dalla Scuola, Effedieffe, Milano 1999.

Per approndire ad esempio vedere i due seguenti link:
http://www.storialibera.it/epoca_moderna/giordano_bruno/articolo.php?id=342&titolo=Una%20spia%20a%20corte.%20Giordano%20Bruno%20a%20Londra
http://www.storialibera.it/epoca_moderna/giordano_bruno/articolo.php?id=339&titolo=Giordano%20Bruno%20%ABsantino%BB%20dei%20liberi%20pensatori
November 19

L’amicizia? Antidoto al vuoto d’affetto e d’ascolto

Alcune settimane fa un mio carissimo amico ha festeggiato il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Ho avuto la gioia di partecipare alla celebrazione della S. Messa nella sua parrocchia; in modo semplice e caldo, con la preghiera, i doni, i canti, i “grazie”, la gente gli ha detto che gli voleva bene. Anche noi “amici preti” ci siamo permessi di regalargli un paio di sci per esprimere il nostro affetto; lo sci è una passione comune che diventa occasione di fraternità. E’ bello avere dei veri amici; ringrazio il Signore perché fra i miei confratelli sento di averne; l’amicizia vera è un dono grande e, purtroppo, è una rarità. Alcuni anni fa stavo per partire con un bel numero di giovani per un campo diocesano quando mi capitò un gravissimo problema familiare. Istintivamente pensai di chiedere aiuto al viceparroco della mia parrocchia di origine, dove ancora abita mia mamma; mi rivolsi a lui, un prete molto in gamba, per chiedergli se poteva sostituirmi; immediatamente mi disse di sì, senza pensarci, anche se quell’estate aveva già fatto molti campi; non dimenticherò mai questo gesto di amicizia sacerdotale!
Nella sua recente enciclica, “Caritas in Veritate”, il Santo Padre parla di fraternità applicandola allo sviluppo umano, economico e politico. Essere fratelli è ancora di più che essere amici veri; l’espressione “in veritate” è interessante; cosa significa amare davvero, essere amici nella verità; non è semplice capire quando si è sulla strada giusta e vera.
Il mio padre spirituale è parroco in una grande parrocchia di città. Con lui parlo della mia vita interiore, del mio rapporto con Gesù e della mia vita pastorale di prete con la gente; in fondo questi due aspetti vanno a braccetto, anzi sono praticamente la stessa cosa. Ultimamente mi raccontava, ed anche io raccontavo, delle sofferenze tremende di tante persone, giovani e adulti, collegate a situazioni affettive non chiare, appiattite sulla corporeità, su comportamenti sessuali non veri, che alla fine lasciano l’amaro in bocca.
Tutti abbiamo un vuoto affettivo da riempire, che spesso urla in modo terribile; talvolta tentiamo di riempirlo con le cose da fare; molti lo fanno con il cibo o le bevande, con altre sostanze, con immagini, con gesti o con cose da toccare o da possedere; capiamo che un vuoto spirituale va colmato con ingredienti spirituali, non materiali, ma non ci riusciamo..
Più amicizia vera renderebbe meno necessari riempitivi disordinati che alla fine lasciano un retrogusto triste, come una bevanda inizialmente dolce ma alla fine velenosa. In un recente incontro una ragazza di 15 anni ha detto con lucidità che “l’amicizia di Gesù riempie il cuore ed è sempre disponibile”. Gesù è un amico vero; che riempie il cuore. Il responsabile del Servizio di pastorale giovanile di una diocesi mi ha detto che inizierà l’Avvento con una grande Liturgia penitenziale e con la possibilità di accostarsi al Sacramento del Perdono, della Misericordia, dell’Amore di Dio.
L’amicizia ha bisogno di tempo, di fatti, di rispetto, di ascolto, di sofferenza, di dono, di castità, di attesa, di ricerca, di umiltà , di povertà, di preghiera, di obbedienza alla voce dello Spirito Santo. 

don Nicolò Anselmi

November 18

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AL SIGNOR JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELLA F.A.O

Al Signor Jacques Diouf
Direttore Generale
della F.A.O.

Se la celebrazione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione richiama la fondazione della Fao e la sua azione per combattere la fame e la malnutrizione, essa sottolinea soprattutto l'urgenza e la necessità degli interventi a favore di tutti coloro che sono privi del pane quotidiano in tanti Paesi, per mancanza di condizioni di sicurezza alimentare adeguate.

La crisi attuale, che colpisce senza distinzione l'insieme dei settori dell'economia, investe particolarmente e con durezza il mondo agricolo, dove la situazione diventa drammatica. Questa crisi chiede ai Governi e alle diverse componenti della Comunità internazionale di operare scelte determinanti ed efficaci.

Garantire alle persone e ai popoli la possibilità di sconfiggere il flagello della fame significa assicurare loro un accesso concreto a un'adeguata e sana alimentazione. Si tratta, in effetti, di una concreta manifestazione del diritto alla vita, che, pur solennemente proclamato, resta troppo spesso lontano da una piena attuazione.

Il tema scelto quest'anno dalla Fao per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione è "Raggiungere la sicurezza alimentare in tempi di crisi". Esso invita a considerare il lavoro agricolo come elemento fondamentale della sicurezza alimentare e, quindi, come una componente a pieno titolo dell'attività economica. Per tale motivo, l'agricoltura deve poter disporre di investimenti e di risorse sufficienti. Questo tema interpella e fa comprendere che i beni della creazione sono limitati per loro natura: essi richiedono, dunque, atteggiamenti responsabili e capaci di favorire la sicurezza che si ricerca, pensando anche a quella delle generazioni future. Una profonda solidarietà e una lungimirante fraternità sono dunque necessarie.

Il conseguimento di questi obiettivi richiede una necessaria modificazione degli stili di vita e dei modi di pensare. Obbliga la Comunità internazionale e le sue Istituzioni a intervenire in maniera più adeguata e forte. Auspico che tale intervento possa favorire una cooperazione che protegga i metodi di coltivazione propri di ogni regione ed eviti un uso sconsiderato delle risorse naturali. Auspico, inoltre, che tale cooperazione salvaguardi i valori propri del mondo rurale e i fondamentali diritti di quanti lavorano la terra. Mettendo da parte privilegi, profitti e comodità, questi obiettivi potranno allora essere realizzati a vantaggio di uomini, donne, bambini, famiglie e comunità, che vivono nelle regioni più povere del pianeta e sono, dunque, più vulnerabili. L'esperienza dimostra che le soluzioni tecniche, anche avanzate, mancano di efficacia se non si riferiscono innanzitutto alla persona, che viene per prima e che, nella sua dimensione spirituale e materiale, è all'origine e al termine di ogni attività.

L'accesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà e una sicurezza, se sarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni. In particolare, il dramma della fame potrà essere superato solo "eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale" (Caritas in veritate, n. 27).

La Chiesa cattolica, fedele alla sua vocazione a essere vicina ai più indifesi, promuove, sostiene e partecipa agli sforzi realizzati per permettere a ogni popolo e comunità di disporre dei mezzi necessari a garantire un adeguato livello di sicurezza alimentare.

Con questi voti, Le rinnovo, Signor Direttore Generale, le espressioni della mia alta considerazione, ed invoco sulla Fao, i suoi Stati membri e il personale tutto abbondanti benedizioni divine.


Dal Vaticano, 16 ottobre 2009
November 17

pensiero commovente

Guardate il Mondo, mirate l’Universo! Quanto è grande tutto questo e quanto è complesso! Neanche oggi, A.D. 2009, la scienza è riesce a spiegare come funziona il tutto se non in (forse) infima parte. Tutto questo è stato Creato dal Signore. Tutto questo è stato Creato dal Signore che ha anche creato me e te.

“Come è bello il mondo. Com´è grande Dio!” (Madre di mons. Giussani.)

E non solo Lui ci ha creati, ma Lui pensa a me e te dall’Infinito; da sempre! E nonostante il fatto che io e te continuiamo in questa vita terrena a tradirLo in continuazione Lui ci vuole infinitamente bene ugualmente e ci vuole con Lui, Santi, in Paradiso; per sempre. Per questo è venuto sulla terra a morire su una Croce.

[1] Al maestro di coro. Sul canto: "I Torchi...".
Salmo. Di Davide.

[2] O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

[3] Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

[4] Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,

[5] che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

[6] Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:

[7] gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

[8] tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;

[9] Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.

[10] O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

(Salmo 8.)
November 16

Tra felicità e tristezza la decisione di «dare la vita»

Circa tre anni fa una mia carissima alunna con la quale ho diviso tante avventure indimenticabili fra cui la GMG di Colonia, ha vissuto un'esperienza gigantesca nel suo significato; uso questo aggettivo "gigantesco" perché è stata una cosa enorme per me e quindi posso immaginare quanto lo sia stata per lei; quando le ho chiesto di poter raccontare questo fatto mi disse che era felice.
Il fatto di cui sto parlando è la morte del papà di questa mia alunna; la ragazza stava per cadere da un muro; il padre, nel disperato tentativo di salvarla, è caduto insieme a lei ed è morto; il suo corpo si è comportato come una sorta di cuscino sul quale si è adagiato il corpo della figlia che si è salvata; fortuitamente o consapevolmente, non lo sapremo mai, le ha donato la propria vita.
Un missionario mio amico, un giorno mi raccontò un fatto che gli era successo e che lui narrò ad un famoso scrittore; l’ho ritrovato descritto su un suo libro; una poverissima donna indù che lui aiutava, un giorno fu ricoverata all'ospedale di Dakka, in Bangladesh; era sola ed aveva due figli. La donna, malgrado i medici avessero individuato con precisione la malattia, non guariva; dimagriva giorno dopo giorno. Dopo alcuni giorni la donna morì; dopo la sua morte scoprirono che, preoccupata per i suoi bambini, non mangiava e dirottava il cibo dell'ospedale verso i suoi piccoli; ha dato la vita per i suoi figli.
Ho raccontato di un papà e di una mamma perché sono certo che molti, forse tutti, i genitori darebbero la vita per i propri figli.
Talvolta mi chiedo se qualcuno sarebbe disposto a dare la vita per me e soprattutto se io sarei disposto a dare la vita per un'altra persona; credo e spero di sì.
Tutti, probabilmente, conosciamo persone che donano la vita quotidianamente; ho in mente una mia professoressa delle medie, entusiasta: ha donato la vita per i suoi alunni; non era sposata; è morta anziana, felice.
Donare la vita per amore la strada per la felicità. Tutti sappiamo che c'è più gioia nel dare che nel ricevere; lo abbiamo sperimentato.
Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Quando un ragazzo o una ragazza mi chiedono un suggerimento per scoprire se il proprio fidanzato o fidanzata lo ama davvero, in genere rispondo che uno degli indicatori è, secondo me, la disponibilità a soffrire, a dare la vita.
Giorno dopo giorno capisco che pensare solo a se stessi alla lunga genera noia.
Tutti abbiamo qualcosa da donare agli altri.
Questo è un grande insegnamento per i giovani, è una grande pista educativa per tutti, è la strada per la felicità.
Gesù di Nazareth ha dato la vita come la mamma indù, come il papà della mia alunna, come la mia professoressa, come tanti altri; non ha avuto paura di difendere un’adultera, di elogiare uno straniero samaritano, di frequentare i lebbrosi, di entrare in contrasto con i potenti, i dottori della legge, gli scribi, i sacerdoti che tradivano la loro missione.
Gesù è un vero uomo vero, maturo, un vero adulto, un modello, un esempio per i nostri giovani e per noi.
Per me e per alcune centinaia di milioni di persone, non per tutti, quell’uomo inchiodato alla croce è un vero uomo ma anche il vero Dio…ma non è di questo che volevo parlare; volevo solo ricordare un uomo vero, maturo, adulto, storicamente vissuto 2000 anni fa, Gesù figlio di Maria e di Giuseppe. Guardarlo può far bene a chiunque, uomo o donna, ateo o credente, cristiano o indù.

don Nicolò Anselmi

November 13

Quei muri appesi ai Crocefissi…

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).

Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.

Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.

I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?

Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”

Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?

Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?

La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?

E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.

Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).

Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?

Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

Scriveva:

“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

La Ginzburg proseguiva:

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

 

Antonio Socci

Da Libero, 4 novembre 2009

November 12

La caduta del muro di Berlino. Come la Madonna e Giovanni Paolo II hanno fatto finire il comunismo

Si è parlato tanto della caduta del muro di Berlino di cui in questi giorni ricorre il 20mo anniversario ma si è parlato poco però di due figure che certamente sono stati fondamentali nella caduta di questo muro e nella caduta del Comunismo: la Madonna e Giovanni Paolo II.

Giovanni Paolo II appunto consacra il mondo al Cuore Immacolato di Maria il 25 marzo 1984 e suor Lucia (la veggente di Fatima) dichiara che: la Consacrazione del 1984 ha evitato la guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985.

E difatti come non ricordare ad esempio che l'USSR all'inizio degli anni '80 stava considerando molto seriamente di fare un attacco nucleare ma che venne distrutto un arsenale strategico. Si tratta dell'arsenale di Severomorsk la cui distruzione avvenne il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima (e dell‘attentato a Papa Giovanni Paolo II). Questo arsenale era appunto fondamentale; l‘Urss non ha più quindi alcuna possibilità di prevalere sul teatro euro-atlantico, ed è da questo momento che i russi abbandonano l’idea di un attacco nucleare.

Continuiamo con le date: 8 dicembre 1991(festa dell’Immacolata Concezione) si stabilisce la fine dell’impero sovietico.
25 dicembre 1991 firmano le carte e la bandiera rossa viene ammainata dalla piazza rossa: il 25 dicembre è Natale.

Da leggere per approfondire, a mio avviso:
http://medjugorje.altervista.org/doc/antoniosocci/fatima.html

http://www.zenit.org/article-20270?l=italian

Discussione a proposito: http://www.facebook.com/topic.php?topic=12255&uid=2397004314
November 11

Lavoro e Natura

Alcune settimane fa, uscendo da una chiesa, dopo un incontro di preghiera, ho visto una ragazza seduta su uno dei due scalini che distinguevano il livello del piazzale da quello del sagrato; era seduta con la schiena rivolta verso la facciata della chiesa da cui ero appena uscito. Decisi di fermarmi e di sedermi vicino a lei. Mi presentai e le chiesi come si chiamava; mi rispose, sorridendo. Aveva 22 anni; le chiesi cosa stesse facendo nella vita; questa domanda, rivolta ad un giovane, oggi, risulta essere quasi imbarazzante; ho imparato a rivolgermi ai giovani chiedendo: studi, lavori o… cerchi lavoro? Di colpo la ragazza divenne triste e mi raccontò che non trovava lavoro e che faceva la baby sitter. La carenza di lavoro è un fatto pesante per i giovani; il Signore chiama tutti alla santità e la santità si può realizzare anche nel lavoro.
Lavorare dona dignità; è triste per un giovane pensare che la società, magari dopo averlo fatto studiare tanto tempo, non abbia bisogno di lui; donare lavoro è un gesto di carità ancora più grande che donare un vestito o un piatto di minestra!
Dopo aver salutato la giovane sono salito in macchina per ritornare a Roma. Ho attraversato campagne coltivate, prati incolti, colline boschive e costeggiato il mare. La natura, piante e animali – dice la Bibbia – fu creata da Dio e donata all’uomo perché la usasse, la lavorasse. Gli animali, le galline, i conigli, i pesci, crescono tutto sommato, con poco intervento da parte dell’uomo; così pure gli alberi da frutto, i cereali, le verdure maturano con relativa facilità. Talvolta mi sembra che la natura sia come un regalo che abbiamo ricevuto e che non utilizziamo; un dono abbandonato in un angolo. Sono convinto che in un futuro non molto lontano, ci riavvicineremo tutti alla terra ed all’acqua, ai fiumi, ai laghi, al mare. Continuare a trascurare la natura mi sembra un errore teologico, una sorta di rifiuto dell’amore di Dio. Ho letto in uno studio di settore che sono molti i giovani che si stanno riavvicinando all’allevamento ed all’agricoltura, riscoprendo la dignità del lavoro agricolo, in una dimensione quasi religiosa. Molti riscoprono la bellezza di avere un piccolo orto, insalata, pomodori…un piccolo pollaio. Fra pochi giorni, l’8 novembre sarà la Giornata del Ringraziamento; si tratta della celebrazione della gratitudine a Dio per i doni ricevuti dalla terra. Ho sentito più volte la testimonianza di alcuni giovani che raccontavano che il vescovo aveva loro affidato alcuni terreni di proprietà di enti diocesani e poco curati; in molti casi sono stati recuperati ettari di uliveto. Dicono gli Atti degli Apostoli al capitolo 4 che “nessuno (!!!!!!niente poveri!!!!!) tra loro era bisognoso” perché mettevano in comune i loro beni. Donaci Signore il coraggio di offrire ai giovani la possibilità di lavorare, di utilizzare i beni e le risorse naturali che tu ci hai donato e che talvolta trascuriamo.

don Nicolò Anselmi